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giovedì 30 luglio 2026

Recensione + Intervista: "Forbidden Fruit. Vol.1 e 2" di Michela Cacciatore

Buongiorno, lettor*! ^^
Oggi un post un po' diverso, perché la recensione che vi porto è quella di una splendida graphic novel in due volumi. Si tratta di Forbidden Fruit, della bravissima Michela Cacciatore, artista che ho avuto modo di apprezzare anche per altri lavori e che ho piacevolmente ritrovato. In più, Cacciatore mi ha concesso l'opportunità di intervistarla, ho potuto togliermi alcune curiosità sul suo lavoro e scoprire qualche retroscena. Se siete curios*, non vi resta che godervi la lettura del post che segue. Io ne approfitto per ringraziare Michela della sua pazienza e disponibilità, nonché per le copie digitali dei due volumi in cambio di un'onesta opinione. Vi aspetto tutt* nei commenti, ovviamente, e vi consiglio di recuperare Forbidden Fruit, se anche voi amate le storie gotiche e tormentate.

Forbidden Fruit. Vol.1 e 2
di Michela Cacciatore


Prezzo: 14,90 € (cop. flessibile)
Genere: graphic novel, gothic romance, gotico

John non è abbastanza. Non abbastanza da essere amato. Ma John ama. Lui desidera. E desidera di essere abbastanza. Un viaggio tra un amore non corrisposto, e i vampiri letterari. John vuole rendere orgogliosa la propria severa sorella, quindi è entusiasta quando ottiene il lavoro come medico personale per l’affascinante Lord Byron. I due partono per un viaggio in Svizzera e John comprende presto che il suo cuore desidera troppo e troppo intensamente, mentre nelle sue notti questo desiderio prende la forma del suo compagno di viaggio. Fino a che Mary Shelley, Percy Shelly e Claire Clairmont arrivano a scuotere il già precario equilibrio del giovane medico.

La storia di Lord Byron e Polidori diventa tormento e ossessione nella nuova opera di Michela Cacciatore, una graphic novel suddivisa in due volumi, in cui l’artista riversa tutto il suo talento.

Un salto indietro nel tempo ci porta a una seduta spiritica, nel 1865, e all’intervento di uno spirito che vuole rivelare che ad ucciderlo è stato l’amore. È lo spirito di John Polidori. Da qui, si va ancora più indietro e ritroviamo un giovane Polidori che trova lavoro come medico personale del famoso Lord Byron, artista per cui chiunque ha un debole. Non appena Polidori lo conosce, ne comprende anche il motivo. Lord Byron è di una bellezza sconvolgente e catalizzante.

“In quel momento il mio cuore perse un battito.
Avevo davanti un angelo, ma con il sorriso di un diavolo.
Non avevo alcuna speranza, ero già totalmente e indissolubilmente vinto.”

Ma non è soltanto quella a colpirlo. È l’aura che lo circonda, i suoi modi di fare, quel fascino che Polidori riesce ad accostare soltanto a un vampiro. Ed è proprio la figura del vampiro che l’autrice evoca più e più volte, quello stesso vampiro che, come sappiamo, renderà celebre Polidori più avanti. Cacciatore immagina che ad ispirarlo sia stato proprio Byron, di cui lui si era invaghito (e come riportano anche molte fonti). 

Byron che, come un serpente tentatore, riconosce nel giovane medico il desiderio e offre lui la mela della tentazione, ma John non è il tipo da cogliere il frutto proibito. Ecco che quindi tra loro nasce questo gioco di seduzione, fatto di sospiri, parole non dette, vicinanze cariche di tensione, notti inquiete, sguardi furtivi. John è un giovane ingenuo ed entusiasta, Byron invece un uomo navigato, arrogante ma soprattutto imprevedibile. Inoltre, gli piace essere desiderato. Questo gioco lo esalta, lo rinvigorisce, ma per John è un continuo tormento. Perché un desiderio non realizzato… cresce. E consuma. E lui sembra volersi fare consumare del tutto, non ancora pronto a lasciarsi alle spalle il mondo che conosce e a cedere alla tentazione.

“Cosa vuoi da me?
Tutto.”

Arriviamo poi al 1826 e alla celebre Villa Diodati. Sarà qui che John Polidori inizierà a sperimentare un’ardente gelosia, a non sentirsi abbastanza all’altezza degli ospiti illustri di Byron. Il poeta sembra volerlo sminuire e umiliare, e nonostante tutto, il desiderio che John prova continua a insinuarsi come uno spettro nei suoi pensieri e nei suoi sogni, a tormentarlo senza sosta.

“Non ci si può nascondere da se stessi e dal proprio cuore, ma non sapevo come smettere di provarci”

Byron ama la sua libertà e non è disposto a rinunciarci, ignora qualunque voce su di lui, preso com’è a vivere la propria vita nel modo che più preferisce. John vorrebbe riuscire ad essere più audace, solo per essere visto. Vorrebbe liberarsi della sua corazza e finalmente lasciarsi andare. Diventare preda di quella creatura che si nutre di desiderio e che gli dà il tormento giorno e notte, ma per lui non è altrettanto facile mettere da parte la propria moralità.

L’autrice riesce a trasmettere perfettamente i sentimenti contrastanti di John, nonché la natura ammaliatrice di Byron. È tutto perfettamente palpabile nei loro sguardi, nelle loro espressioni così curate ed eloquenti.

Sono due personaggi emblematici, che prendono nuova vita dal talento artistico di Cacciatore, bucando le pagine e arrivando direttamente a* lettor*. Sorprendente il gioco di luci e dettagli color oro creato da Cacciatore per illuminare i volti, risaltandone i tratti e la bellezza eterea. Ogni tavola rivela le doti dell’artista e ne conferma la bravura ed esperienza. I frame spezzati sul cambiamento del tempo, poi, sono qualcosa di favoloso, li ho davvero adorati. Una cornica perfettamente curata, con dei personaggi che la calcano senza incertezza e la riempiono di dettagli, espressività e vigore.

Il secondo volume si presenta con una copertina dai colori più caldi e intensi, con una predominanza di rosso a esprimere ancora di più il desiderio e la tentazione, elementi al centro della narrazione. Meravigliosi, anche in questo volume, i contrasti di colore, nonché le prospettive, oserei dire, cinematografiche, come un’inquadratura dall’alto, sotto la pioggia che verrebbe voglia di fissare all’infinito. Ancora una volta, Cacciatore si dimostra maestra della rappresentazione e ci regala immagini indimenticabili.

In questo libro si approfondisce la conoscenza di alcuni ospiti di Byron, ovvero Claire Clairmont, Mary e Percy Shelley, con i quali nascerà la famosa sfida di scrittura che ci ha dispensato dei capolavori incommensurabili, ancora oggi di grande importanza nel mondo letterario.

John e Claire sono molto diversi tra loro e in un primo momento neanche si piacciono, ma si può dire siano afflitti dallo stesso tormento e dunque non sono altro che due facce della stessa medaglia. L’audacità di John si farà più prorompente, procedendo nel racconto, e, come una falena, si avvicinerà alla sua fiamma, sentirà finalmente quel calore tanto bramato, otterrà ciò che più desidera, senza però riuscire ancora a sentirsi abbastanza. Perché forse mai nessuno sarà abbastanza per Lord Byron, fin troppo preso da se stesso per preoccuparsi dei bisogni altrui.

Sarà con Mary Shelley che si creerà un rapporto ben più profondo, lei animo sensibile che riesce a pieno a percepire il tormento di John. Mary vorrebbe essere più se stessa e non vivere costantemente nell’ombra del proprio uomo. Ma la società condanna e giudica - soprattutto quella di quel tempo - e lo stesso farebbe con John, innamorato di un altro uomo. Ecco perché i due si capiscono alla perfezione e le loro confessioni sono tra le parti più belle di questo volume. Alla fine, però, una falena che si avvicina troppo alla fiamma, non riesce a fare a meno di scottarsi. Di ferirsi. E, lentamente, morire.

“Lo bramavo e lo temevo”.

John durante la sfida a Villa Diodati darà vita a una figura che è diventata un mito immortale e che, nel tempo, ha ispirato artisti e influito su tantissime opere future. Il suo Vampiro può essere nato dalla sua esperienza personale oppure no. Molte fonti lo confermano, e Michela Cacciatore ci dà la sua interpretazione, tanto affascinante quanto verosimile. Una storia fatta di luci e ombre, di passione e desiderio, tormenti e paure, sogni e incubi, in una cornice ottocentesca di grande fascino che lascerà chi legge senza parole.

Romance storico dalle leggere vibes fantasy, Forbidden Fruit è un’opera che parla di tormento interiore, di libertà represse, di sogni infranti, il tutto condito da disegni di sublime bellezza che sarà impossibile non apprezzare. Un progetto dal sapore gotico, in cui la figura del vampiro è più che altro onirica e vagheggiata, ma che ben si inserisce all’interno della storia e nella rappresentazione che ne fa Michela Cacciatore. Sicuramente da non perdere, se amate gli amori proibiti, la tensione tra i protagonisti e vampiri letterari e illustri. E se amate i lavori di Cacciatore, ritroverete in questi volumi il suo stile inconfondibile, nonché tematiche a lei care. Per approfondire ancora di più, vi lascio adesso all'intervista che l'autrice mi ha concesso.
Photo credits:
Forbidden Fruit. Ediz. variant (vol.1), Amazon.it


INTERVISTA A MICHELA CACCIATORE, AUTRICE DI "FORBIDDEN FRUIT".

Ciao Michela e benvenuta sul mio blog. È davvero un immenso onore averti qui! Ho letto Forbidden Fruit e ne sono rimasta affascinata. Come è nato in te il desiderio di scrivere e illustrare questa storia?

Ciao Franci, grazie per ospitarmi e un saluto a voi che leggete. 

Amo le storie gotiche e di vampiri e ne leggo spesso. Quando ho letto per la prima volta «Il vampiro» di Polidori, sono rimasta affascinata dall’elemento di desiderio nascosto che filtrava attraverso le parole. È un racconto che mi colpita profondamente. Ho capito subito che dovevo saperne di più, quindi sono andata a recuperarmi un po’ tutto quello che ho trovato sull’argomento, in particolare il diario di Polidori e le lettere scambiate con gli editori (ottimo a tal proposito è il volume Villa Diodati files). Ho scoperto un uomo dietro l’autore con una vita tragica e tormentata, sottovalutato in vita ma anche dai critici letterari contemporanei, che però aveva creato la figura del vampiro moderno e toccato così a fondo il mio cuore. Un uomo, Polidori, che è stato considerato sempre non abbastanza per essere ricordato tra i grandi autori, non abbastanza per tante ragioni anche quando era in vita, malgrado abbia creato il mito del vampiro così come lo conosciamo.

Prima o poi è capitato a tutti di sentirsi non abbastanza, è stato così facile rivedersi in questo, sentire Polidori profondamente umano e vicino. A quel punto sapevo che ne avrei voluto parlare e omaggiarlo in qualche modo.

• Qual è il vampiro, nel mondo letterario, che più ti ha influenzata o che pensi abbia lasciato maggiormente un segno?

Ah, che domanda difficile! Il mio problema è che mi innamoro spesso di personaggi letterari. Ovviamente Lord Ruthven da «Il vampiro», ma soprattutto il Dracula di Bram Stocker. Ma sono molti i vampiri letterari che amo, da quelli sbrilluccicosi della Meyer (Carlisle è un grande amore) a tutti quelli di Intervista con il Vampiro.

Quando ami così tanto qualcosa, ovviamente ti influenza, riverbera in qualche modo in quello che scrivi, anche se magari non ho una reale consapevolezza di ciò che maggiormente mi ha influenzata rispetto ad altro, penso che tutto abbia in qualche modo contribuito.

• Quale personaggio hai amato ricreare di più nel tuo fumetto, tra l’ingenuo e sognatore Polidori e l’ammaliante Lord Byron?

Questa storia nasce dall’amore per Polidori, ho amato disegnarlo, scriverlo. Anche se ho sofferto per ogni vignetta dove lui era perso e sconsolato. Questa storia è il mio inno d’amore per lui, per il modo in cui ha influito sulla me lettrice. Spero di aver trasmesso in qualche modo tutto ciò. Quindi sicuramente Polly, come lo chiamo io.

• Quanto è stato difficile narrare una storia così tormentata e intensa? Quale parte si è rivelata più complessa da affrontare?

È stata la storia più difficile che abbia scritto finora. Le tematiche sono delicate e volevo trattarle con il giusto tatto.

La parte più complicata è stata il finale, lo abbiamo riscritto con il mio editor sette volte. Ero sfinita. L’idea era di far sentire tutte le emozioni di Polidori senza indugiare in modo superficiale sul dolore.

È stato complesso a livello tecnico ma una tempesta a livello emotivo.

• Il percorso di John si può dire che sia all’inizio in salita, mentre poi vada rapidamente a scendere, fino a raggiungere un finale amaro. Avresti desiderato avesse un finale diverso questa storia?

La prima cosa che mi sono prefissata nello scrivere questa storia è stata di rispettare la vita di Polidori. In fondo racconto una storia reale, seppur romanzata. Credo che la grandezza di Polidori sia anche nella tragicità della sua vita. Sottovalutato in vita ma anche successivamente, cambia la storia della letteratura creando la figura del vampiro moderno. Ha inciso così tanto per così tanti lettor*. Così non abbastanza per tutti allora e così dirompente per per gli amanti dei vampiri.

Avrei voluto per lui dei riconoscimenti maggiori e una vita più facile, sì, ma non avrei mai stravolto la sua figura, anche se ovviamente ho pensato anche a un finale diverso, ma mi sembrava in qualche modo di tradire il John autore.

• Gli ospiti di Villa Diodati, Claire, Mary e Percy, hanno anche loro una storia da raccontare e sono emblematici all’interno della narrazione. A quale personaggio, tra questi, avresti voluto concedere più spazio?

Mary è incredibile, coraggiosa, intelligente, la bussola morale di tutta la storia. D’istinto ti direi lei ma a me piacciono le storie degli ultimi. Di Mary ne hanno parlato in tanti, con opere molto belle, quindi probabilmente sceglierei Claire che, come John, è sempre stata ai margini di tutte le narrazioni, non è mai stata la protagonista. Ma è un personaggio complesso, con tante sfumature. Probabilmente è lei che avrei approfondito maggiormente.

• L’ambientazione gotica dei due volumi è ciò che più ho amato in assoluto. Quanto è piaciuto a te raffigurarla e che tipo di ricerche hai fatto per rappresentarla così bene?

Adoro il gotico, ne ho letto tanto, tanti saggi, tanti racconti e romanzi. Ma quello che ho cercato di fare qui è stato quello di rendere le emozioni anche tramite gli spazi e i colori. Ho sacrificato spesso la veridicità storica affinchè le immagini fossero rappresentative delle emozioni dei protagonisti. Che poi è un po’ il punto fondamentale del gotico. Sono felice che ti siano piaciute.

• Spesso i tuoi libri rivelano luci e ombre di amori tragici e impossibili. Cos’è che ti attira di più di questo genere di storie? E ne hai già in cantiere altre di simili?

Nelle mie storie parlo sempre di morte, è un tema ricorrente, e di forbidden love. Sono tematiche che mi affascinano molto. Quindi saranno tematiche che torneranno. Sto lavorando alla mia prossima graphic novel, sarà un retelling mitologico su Gilgamesh, anche qui i temi di amore proibito e morte saranno centrali, ma in modo molto meno tragico. Per un po’ solo storie più positive, anche se comunque luci e ombre non mancheranno.

• Quanto tempo dedichi alla realizzazione delle tue opere e qual è la tua routine quotidiana preferita quando disegni?

Io disegno per lavoro, insomma lo faccio tutto il giorno. La parte principale della giornata ovviamente è dedicata ai lavori sotto proprierty, che sono quelli che mi permettono di pagare il mutuo, ma mi tengo sempre delle ore per lavorare ai miei progetti. Per realizzare un volume impiego circa un anno di lavoro, spesso anche con nottate. Ma amo farlo. La cosa fondamentale per riuscirci per me è darmi tante regole, dalla sveglia, alle ore di lavoro, a quante cose finire in una settimana. Insomma la routine di un marine ma con in testa universi.


È stato davvero interessante conoscere meglio Michela e il suo lavoro. Spero l'intervista vi sia piaciuta.
Ancora grazie all'autrice e grazie a voi lettor*!

Photo credit: https://www.instagram.com/michelacacciatore/

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