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giovedì 2 novembre 2023

Recensione: "Heaven" di Mieko Kawakami (a cura di Ms Rosewater)

Buongiorno, lettor*! ^^
Eccoci con la prima recensione del mese di novembre. Oggi la nostra Ms Rosewater ci parla di un libro che ha avuto un gran successo, Heaven, di Mieko Kawakami, una storia sconvolgente e dolorosa che parla di bullismo, ma anche amicizia, amore e molto altro. Scopritela qui sotto e fateci sapere se avete letto anche voi il romanzo e cosa ne pensate. A presto!

Heaven 
di Mieko Kawakami 
Prezzo: 11,99 € (eBook) 17,00 € (cop. flessibile)
Pagine: 252
Genere: narrativa contemporanea
Editore: Edizioni e/o
Data di pubblicazione: 25 agosto 2021
Acquista su: IBS, laFeltrinelli (link aff.)

"Heaven" indaga l'esperienza e il significato della violenza e il conforto dell'amicizia. Bullizzato per il suo strabismo, il protagonista del romanzo soffre in silenzio. La sua unica tregua è l'amicizia con una ragazza, Kojima, anche lei continuamente vittima dei dispetti delle coetanee per via della trasandatezza con cui si presenta a scuola. Kojima invita il ragazzino protagonista a un fitto scambio epistolare innocente e pieno di sogni, dove non c'è posto per l'angoscia del bullismo. Le lettere si susseguono a gran ritmo, riempiendo fino all'estremo la custodia del dizionario dove il ragazzino le nasconde, nonché diventando l'unico motivo di gioia delle giornate dei due ragazzi, che a scuola tendono a eclissarsi, anche agli occhi l'uno dell'altra. Ci sono molti segreti, cose che secondo la piccola e intelligente Kojima, non potranno mai essere comprese dai compagni di classe, i quali non sanno fare altro che sfogare le loro debolezze su di lei e sul suo amico. Ma qual è la vera natura della loro amicizia se è il terrore ad alimentare il loro legame?

Sarebbe riduttivo definire Heaven una storia di bullismo. L'amicizia tra l'adolescente del quale conosciamo solo il crudele nomignolo affibiatogli dai compagni di scuola a causa del suo strabismo e la coetanea Kojimauna lunga riflessione sulla società contemporanea e sui rapporti di forza tra vittima e carnefice, il senso della sofferenza e della “resilienza” (un tratto che ricorrente nella cultura giapponese). I due giovani condividono la quotidiana, sistematica tortura da parte degli altri studenti che sembra diventare tanto più crudele quanto minore è la reazione delle vittime. Non denunciano le violenze subite agli insegnanti né ai genitori, troppo occupati o insensibili per accorgersi di quanto accade; il ragazzo, di famiglia modesta, studente senza particolare successo, viene tormentato da una banda di bulli capitanati dal ricco e vincente Ninomiya, studente modello, praticamente inattaccabile. Il motivo sembra essere la sua condizione fisica e l'andamento dei soprusi e il percorso psicologico della vittima sono quelli di qualsiasi ragazzo che subisca bullismo, arrivando al pensiero del suicidio come unica via d'uscita dalla situazione.

In questa dinamica classica Kojima irrompe con la sua consapevolezza e il suo pensiero che ribalta gli equilibri. Figlia adottiva di un uomo ricco, potrebbe vestirsi elegantemente e seguire l'esempio materno, ma lo rifiuta e per mantenere il ricordo del padre, povero, mantiene un aspetto trascurato, non si lava e indossa abiti sporchi, attirandosi le attenzioni maligne delle compagne. Essere vittima è per lei una scelta meditata e volontaria, la sofferenza inflittale non è solo il prodotto della superficialità degli altri, ma acquisisce un significato profondo, metafisico, forse perfino uno scopo.

L'amicizia tra i due giovani è un rifugio dove sentirsi accettati e compresi per quello che si è al di là delle apparenze e del successo sociale richiesto dalla società e dalla comunità scolastica, è ciò che li salva e gli permette di sopravvivere alle terribili giornate in classe. Kojima si rivela una ragazza dolce e sensibile, in grado di trascinare il timido e spaventato compagno, di sorprenderlo, di farlo riflettere sulla sua solitudine. Tuttavia, per quanto in apparenza le loro situazioni possano somigliarsi (“Io e te siamo uguali” scrive Kojima nel suo primo messaggio al compagno) i due giovani vanno in direzioni opposte. Lui, che non ha scelto di essere strabico, vuole vivere in pace e cancellare il dolore; lei - al contrario - vede nella propria situazione una prova da superare, nella propria vulnerabilità una forza e si avvita in ragionamenti che vedono la giusta reazione alla violenza nella completa inazione, se non nell'accettazione della violenza stessa. Kojima diventa quasi una mistica, ma in bocca a una ragazzina adolescente i suoi ragionamenti sono inquietanti e a tratti non si comprende se siano espressione di una straordinaria profondità di pensiero o una reazione allo sconforto generato dall'incapacità di reagire.

Kawakami analizza la ferocia della società e dei modelli che impone
, la sofferenza che genera il non aderire a queste aspettative più o meno consapevolmente, evidenzia l'elemento di classe legato all'emarginazione e contrappone le diverse spiegazioni, l'assenza di reali motivazioni (come intende Momose nel suo monologo auto-assolutorio e nichilista), le sue conseguenze più immediate e quelle più profonde, e insiste sulla mancata reazione delle vittime, paralizzate dalla vergogna, dalla paura e da un potere innominabile generato dalla stessa prevaricazione, tanto forte da impedire di denunciare anche quando se ne ha la possibilità.

La scrittura limpida, priva di giudizio o compiacimento, riesce a non far desistere dalla lettura per quanto doloroso possa diventare “assistere” alle torture inflitte ai protagonisti, di cui nulla viene omesso: i lettori provano lo stesso loro terrore al pensiero di entrare in classe e incontrare nuovamente i bulli e lo stesso sollievo nel loro scambio epistolare e nelle loro conversazioni. Kawakami esplora le profondità della sofferenza e dell'amicizia con un'audacia sconvolgente e consolante, quasi con dolcezza, nonostante tutto. L'epilogo non offre una rivincita, ma una volta superata la prova (come sostiene Kojima), si arriva alla luce, si arriva al paradiso.

Ms Rosewater


Fonte immagini: Pinterest

mercoledì 5 ottobre 2022

Recensione: "Il ballo delle pazze" di Victoria Mas (a cura di Melz)

Buongiorno, lettor*! ^^
Oggi torna la nostra Melz a parlarci di un romanzo ambientato a Parigi, città che ha nel cuore e di cui non si stanca mai di leggere. Questa volta ha scelto Il ballo delle pazze, di Victoria Mas, storia che l'ha colpita tantissimo e dalle tematiche scottanti. Scoprite la sua opinione e fateci sapere che ne pensate ;) A presto!

Il ballo delle pazze
di Victoria Mas

Prezzo: 11,99 € (eBook) 16,50 € (cop. flessibile)
Pagine: 181
Genere: narrativa storica 
Editore: E/O
Data di pubblicazione: 10 febbraio 2021

Parigi, 1885. A fine Ottocento l'ospedale della Salpêtrière è né più né meno che un manicomio femminile. Certo, le internate non sono più tenute in catene come nel Seicento, vengono chiamate "isteriche" e curate con l'ipnosi dall'illustre dottor Charcot, ma sono comunque strettamente sorvegliate, tagliate fuori da ogni contatto con l'esterno e sottoposte a esperimenti azzardati e impietosi. Alla Salpêtrière si entra e non si esce. In realtà buona parte delle cosiddette alienate sono donne scomode, rifiutate, che le loro famiglie abbandonano in ospedale per sbarazzarsene. Alla Salpêtrière si incontrano: Louise, adolescente figlia del popolo, finita lì in seguito a terribili vicissitudini che hanno sconvolto la sua giovane vita; Eugénie, signorina di buona famiglia allontanata dai suoi perché troppo bizzarra e anticonformista; Geneviève, la capoinfermiera rigida e severa, convinta della superiorità della scienza su tutto. E poi c'è Thérèse, la decana delle internate, molto più saggia che pazza, una specie di madre per le più giovani. Benché molto diverse, tutte hanno chiara una cosa: la loro sorte è stata decisa dagli uomini, dallo strapotere che gli uomini hanno sulle donne. A sconvolgere e trasformare la loro vita sarà il "ballo delle pazze", ossia il ballo mascherato che si tiene ogni anno alla Salpêtrière e a cui viene invitata la crème di Parigi. In quell'occasione, mascherarsi farà cadere le maschere...

Poco tempo fa, parlando di I Lupi Dorati, ho accennato al mio amore incondizionato per la Francia, gli scrittori francesi e i libri ambientati in quella meraviglia. Capirete bene che non potevo lasciare questo libro sullo scaffale. Avevo già sentito parlare da CamiHawke e Giulia Valentina di Il ballo delle pazze, di Victoria Mas, nel loro Book Club, e già da lì la mia curiosità era salita alle stelle.

“Le donne della Salpetrière non erano più appestate di cui si cercava di nascondere l’esistenza, ma soggetti di svago che venivano esibiti in piena luce e senza rimorsi.”

A Parigi nel 1885, i corridoi della Salpetrière pullulano di donne. Pazze, isteriche. È così che vengono definite, è così che in quel posto si chiamano lo stress post-traumatico, gli attacchi di panico, il dolore di aver subito un abuso o una perdita. Il famoso dottor Charcot cerca di curarle con l’ipnosi, pratica innovativa che tutte aspirano a provare per uscire da quel posto infernale.

Victoria Mas ci racconta la storia di donne diverse, nuda e cruda come uno schiaffo in pieno volto. Ci presenta Eugènie, ribelle e sfrontata, il cui unico errore è confidare il suo segreto alla burbera famiglia, ritrovandosi nel manicomio sotto le cure della fredda Geneviève. Ci racconta di Louise, giovane sognatrice, e di Therese, la cui saggezza supera di gran lunga la pazzia che i medici credono abbia.

Il punto focale della storia non è il manicomio, ingiusta condanna per la maggior parte di loro, ma la vita delle donne che lo abitano. Si sentono chiaramente le loro urla interiori che rimbombano tre le parole, vittime di una società ottusa e bigotta. Eugénie è stata fatta internare dalla sua stessa famiglia per terrore e desiderio di buon costume, nessuno ha chiesto cosa provasse, nessuno si è interessato se fosse vero o meno. Lei non può decidere, in un mondo di uomini è suo padre a decidere per lei.

Devo essere onesta, però. Per quanto la storia di Eugènie mi abbia affascinata, trovo quella di Geneviève imbattibile. Una donna di scienza che si sente fortunata ad avere un lavoro del genere, essendo donna, accanto a uno degli scienziati più acclamati dell’epoca, tanto da sacrificare ogni cosa per il suo lavoro. Geneviève è dura, razionale, incredibilmente severa, involucro di un dolore immenso dopo la perdita di sua sorella. Non ha intenzione di perdere altro, così non cerca nulla: né amiche, né una compagnia sentimentale, e si aggrappa al lavoro con tutte le sue forze. Vedere la sua trasformazione, dopo l’incontro con Eugènie, mi ha fatta sciogliere, come le sue convinzioni.

"Mi sembra chiarissimo da quando sono dall’altra parte, da quando dormo in quei letti che prima mi facevano orrore. Non mi sento vicina alle donne che stanno qui, ma ormai le vedo come sono. Non so se andrò via di qui presto o non ne uscirò mai. Dubito che la libertà sia là fuori. Ho trascorso fuori da queste mura la maggior parte della mia vita, e non mi sono sentita libera.”

La scrittura della Mas è priva di fronzoli, dritta al punto, dritta al cuore. Si percepisce la dolcezza ingenua di Louise, la saggia rassegnazione di Thérèse, il dolore sordo di Geneviève e la voglia di sapere, crescere e scoprire della rivoluzionaria Eugènie.

Su Prime Video è disponibile anche la trasposizione filmica del romanzo, ma purtroppo non mi ha convinta per nulla, da alcune scelte attoriali alla modifica della trama, ma non vi dirò nulla per non rovinarvi l’eventuale sorpresa. Vi basta sapere che ho amato il libro.

Mi sbilancio: 5 tazzine colme colme.

Melz


Photo credit: @themarvelousmrsmelz

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