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venerdì 23 luglio 2021

Recensione: "Arrivederci tra le stelle" di Jack Cheng (a cura di Melz)

Buongiorno, lettori! ^^
Oggi Melz ci parla di un libro tenero e toccante, "Arrivederci tra le stelle" di Jack Cheng. Se cercate una storia che sappia emozionarvi, questa lo è di certo. Vi lascio alle parole di Melz, fateci sapere poi se conoscete il romanzo e cosa ne pensate. A presto! ;)

Arrivederci tra le stelle
di Jack Cheng

Prezzo: 8,99 € (eBook) 15,00 € (cop. flessibile)
Pagine: 256
Genere: narrativa contemporanea
Editore: Bompiani
Data di pubblicazione: 28 Giugno 2017

Alex Petroski ha undici anni, ama lo spazio e i razzi, sua madre, suo fratello Ronnie e il suo cane, Carl Sagan - chiamato così in onore dell'astronomo suo grande eroe. Alex ha costruito un razzo e desidera con tutte le forze lanciarlo per poter inviare nello spazio il suo Golden iPod, proprio come Carl Sagan (lo scienziato, non il cane) aveva fatto nel 1977 con il Golden Record: il disco d'oro che porta le voci e i suoni più belli del nostro pianeta agli alieni. Dal Colorado al New Mexico, da Las Vegas a Los Angeles, Alex registra tutto quello che gli accade lungo la strada per mostrare agli extraterrestri com'è la vita sulla Terra, la sua Terra. Ma la destinazione continua a cambiare. E i bizzarri, scombinati personaggi che incontra lungo la strada possono prepararlo solo in parte ai segreti che sta per scoprire: dalla verità sul padre perduto molti anni prima al fatto che la sua famiglia è più grande di quanto crede.

Alex Petroski ha undici anni, una famiglia disfunzionale e un sogno: raggiungere le stelle. No, Alex non vuole diventare astronauta, vuole solo che il suo Golden iPod ricco di registrazioni umane raggiunga lo spazio tramite il razzo che ha costruito, proprio come il suo idolo Carl Sagan (il cui nome è stato assegnato anche al cane più fifone del mondo) fece nel 1977 con il Golden Record.

“Il Dott. Carl Sagat, uno dei più grandi astronomi del nostro tempo. Quando le sonde Voyager 1 e 2 sono state lanciate nel sistema solare esterno, il suo aiuto è stato indispensabile, e a bordo il dottor Carl Sagat ha messo un Golder Record, un disco tutto d'oro con tantissimi suoni del nostro pianeta, come il canto delle balene e i saluti di noi terrestri in cinquantacinque lingue diverse, e la risata di un neonato e le onde cerebrali di una donna innamorata e la musica più bella dell'umanità, tipo Bach e Beethoven e Chuck Berry. Non è che l'aveste ascoltato?”

Alex sa tante cose, ma non sa che il suo viaggio sarà molto più di quel che crede. È il viaggio di un piccolo eroe con il quale la vita non è stata clemente, di un bambino solo che sa cavarsela molte volte meglio di un adulto. Alex ha una madre schizofrenica che è costretto ad accudire, un fratello che fa i salti mortali per mantenerli e sa che suo padre è morto quando aveva tre anni. I suoi comportamenti sono studiati nel minimo dettaglio ogni giorno e vederlo durante il romanzo in situazioni impreviste e affrontarle con tanta maturità è un grande insegnamento per noi più grandi.

Anche se a primo impatto può non sembrare, Arrivederci tra le Stelle non è un romanzo sullo spazio, ma sulla famiglia e sulla ricerca della verità. Appare come una storia sulle stelle, sul sogno di Alex, ma già a pagina 70 capiamo che è molto di più. Quando scopre che a Las Vegas si trova qualcuno con lo stesso nome di suo padre e la stessa data di nascita, diventa qualcosa di più grande.

Tutti i protagonisti della storia, da Alex, a Carl Sagan, alla comunità di nerd che conoscerà lungo il cammino sono teneramente bizzarri: c’è Zed, col suo voto di silenzio che nelle registrazioni è solo risate e colpi di gessetto sulla lavagnetta; c’è Steve che litiga sempre con la sua ragazza e sembra burbero, ma alla fine acconsente sempre alle richieste di Zed e Alex, e un mucchio di altra gente che riconoscerà in Alex il bambino sveglio che è.

Il linguaggio è semplicissimo, la voce narrante è quella di Alex, ci porta con sé tramite le registrazioni destinate agli extraterrestri, per questo entrare in sintonia con i personaggi è facile. Si entra in empatia con essi tramite sensazioni di tenerezza e delicatezza. L’innocenza di questo bambino è palpabile, la sua voglia di conoscere tutta la verità fa voltare le pagine con una velocità disarmante. Arrivederci tra le stelle si legge in un pomeriggio.

In definitiva devo riconoscere la grande originalità del romanzo a Cheng che è riuscito tramite gli occhi e le parole di un bambino ad affrontare temi importantissimi e pesanti. Penso questa fosse una grande sfida, siamo abituati a grandi parole e capriole di pensiero per parlare di solitudine, abbandono e dolore, come se per esprimere sentimenti negativi si abbia bisogno di un certo tipo di linguaggio. Ma, purtroppo, sensazioni come quelle possono essere comuni anche a un bambino come Alex che quella proprietà di linguaggio non la ha ancora e capirle, quando sono contornate di ingenuità e sogni, non è semplice. Lui c’è riuscito.

Consiglio Arrivererci tra le stelle a chi ha bisogno di un romanzo tenero e intelligente allo stesso tempo; a chi ama le storie ricche di emozione e a chi vuole scoprire di nuovo il mondo come se avesse di nuovo undici anni.


Melz

Foto crediti: @sonomelz

giovedì 22 luglio 2021

Recensione: "Candy Candy" di Keiko Nagita (a cura di Anna)

Buongiorno, lettori! ^^
Oggi torniamo tutti bambini con la nuova recensione di Anna che ci parla di "Candy Candy", di Keiko Nagita. Quanti di voi lo conoscono? Sicuramente avrete visto il cartone animato, che è per tanti un ricordo indelebile dell'infanzia, ma come sarà il romanzo? Vi lascio alla recensione di Anna per scoprirlo. 
A presto!

CANDY CANDY
 di Keiko Nagita 

Prezzo: 15,00 € (cop. flessibile)
Pagine: 259
Genere: narrativa per bambini/ragazzi
Editore: Kappalab
Data di pubblicazione: 29 Gennaio 2015

America, inizio del Novecento. Mentre trascorre la sua infanzia presso la Casa di Pony, Candice "Candy" White teme di essere diventata ormai troppo grande per essere adottata. Il giorno in cui anche la sua migliore amica Annie se ne va con i nuovi genitori acquisiti, Candy incontra un giovane abbigliato con l'abito tradizionale scozzese che si esercita con la cornamusa sulla collina nei pressi dell'orfanotrofio, e che le dà un consiglio che l'accompagnerà per tutto il resto della vita: sorridere sempre, anche quando tutto sembra andare male. Da quel giorno, il "Principe della Collina" è sempre nei suoi pensieri, ma non lo rincontrerà mai più. Finalmente Candy viene adottata da una ricca famiglia. La aspetta però una brutta sorpresa: il suo ruolo tra le pareti domestiche è quello di compagna di giochi per i pestiferi figli dei padroni di casa. La cattiveria dei due, che odiano il carattere solare di Candy, la sua gentilezza e la sua predisposizione a essere ben accetta da chiunque, si spinge fino a renderle la vita impossibile, ma rincontro casuale con tre meravigliosi ragazzi, i più giovani esponenti di una nobile famiglia di origine scozzese, le permette di dare una svolta imprevista alla sua esistenza. Uno di loro, inoltre, assomiglia incredibilmente al Principe della Collina incontrato anni prima, benché la sua giovane età renda chiaro che non possa assolutamente trattarsi della stessa persona... Da quel momento in poi, le vicende costringeranno Candy a prendere importanti decisioni...

Candy Candy
… solo pronunciare il suo dolce nome mi catapulta indietro nel tempo, all’infanzia spensierata e contemporaneamente all’inizio del ‘900, epoca in cui è ambientata la sua storia, in una America e una Europa di inizio secolo, in un mondo che presto sarà sconvolto, nella sua stabilità e nella sua quotidianità, dalla Prima Guerra Mondiale. Chi non ha amato la bionda Ragazza Tutta Lentiggini, sempre allegra e sorridente nonostante i problemi, una indomita maschiaccio in grado di lanciare il lazo, arrampicarsi sugli alberi, occuparsi dei cavalli, vagare sola di notte per le strade di Londra, rispondere a tono anche alle autorità e sempre pronta a difendere le proprie idee, i propri sentimenti e gli amici in difficoltà? Chi non ha amato la sua dolce amica Annie, compagna di orfanotrofio, il meraviglioso e sensibile Anthony, Principe delle Rose, l’elegante e raffinato Archie e suo fratello il frizzante inventore Stair? E ancora il misterioso e prepotente Terence, il solitario Albert, le direttrici della Casa di Pony, Miss Pony e Suor Lane, i perfidi fratelli Lagan e la terribile Suor Gray? In uno splendido affresco della società Americano-Scozzese di inizio secolo, l’autrice trasporta il lettore nella vita quotidiana di una ragazzina orfana adottata da una famiglia aristocratica per ragioni tutt’altro che umanitarie… Candy sarà costretta a servire i giovani crudeli e viziati fratelli Lagan, Eliza e Neil, rampolli di una ricca famiglia, parenti corollari della potente dinastia Ardlay. Presso la loro dimora Candy diventerà serva e oggetto di angherie di ogni tipo. Ma la vita di Candy, il cui vero nome Candice White che rappresenta metaforicamente la sua purezza di cuore, è destinata ad un futuro ben diverso…

I tre giovani Ardlay, Anthony, Alastair e Archibald, nipoti del signor William Ardlay, capostipite della casata e illuminato benefattore che nessuno in realtà conosce né ha mai visto, tutti e tre innamorati di Candy, riusciranno a convincere il facoltoso zio ad adottarla legalmente. Inizia per la solare e buffa Ragazza Tutta Lentiggini una nuova vita in Europa e una grande storia romantica...

Il personaggio di Candy Candy compare per la prima volta sulla rivista giapponese Nakayoshi nel 1975 come fumetto, scritto da Keiko Nagita, con lo pseudonimo Kyoko Mizuki, e illustrato da Yumiko Igarashi. La pubblicazione seriale dura 4 anni. Ne consegue un successo mondiale che porta alla ideazione di una versione animata dalla diffusione planetaria. Nel corso di quegli anni l'autrice, secondo le sue stesse parole, raccoglie così tante idee e appunti sull’evoluzione della storia di Candy da poter scrivere almeno dieci romanzi sulla sua vita. Il primo romanzo viene pubblicato nel 1978 in Giappone e riproposto in Italia nel 2014 e narra le vicende di Candy dalla sua infanzia all’orfanotrofio in Nord America, La Casa Di Pony, fino agli anni di studio nel severo Istituto Saint Paul a Londra. Se la versione manga e la versione cartone animato erano destinate ad un pubblico principalmente di ragazzine molto giovani, i romanzi hanno permesso alla scrittrice finalmente di riscattare il personaggio di Candy come una protagonista a 360 gradi nella sua evoluzione emozionale, sentimentale e femminile e di rendere quello che da molti è considerato soltanto un fumetto, un vero e proprio Romanzo di Costume all’interno del filone della narrativa per ragazzi e una vera Soap Opera per lettori Young Adults. A Keiko Nagita va il merito di avere fatto conoscere il genere shojo in Occidente. Il genere shojo è rivolto a un pubblico giovane e femminile in cui si narra la storia di ragazzine di circa tredici anni, dalla loro preadolescenza alla età adulta, in cui le illustrazioni sono caratterizzate da ricchezza di particolari decorativi come fiori, fiocchi e scintille, vestiti curati nei minimi dettagli e volti in cui gli occhi sono molto grandi e le pupille illuminate da riflessi stellati. Autrice e illustratrice hanno guardato oltre il sol Levante, verso l’Occidente, per l’ideazione dei personaggi, l’ambientazione e la vita quotidiana di Candy Candy, per esempio Candy è stata ispirata dalla attrice Hayley Mills, il volto di Pollyanna della Walt Disney.

L’occidentalizzazione della trama nella serie tv ha sfornato una serie di incongruenze temporali che ancora oggi però ricordo come forse le più caratterizzanti della storia e quindi assolutamente perdonabili. Per esempio le auto sportive guidate da Stair, che sono anni ’20 e non anni ’10, l’abbigliamento di Albert che lo rende una icona Hippie in modo totalmente anacronistico, l’abbigliamento di Candy che riflette la moda anni ’50 e il look di Terence, neoromantico anni ’70…

CANDY CANDY edito da Kappalab è al momento l’unico modo per riavvicinarsi a questa famosissima storia che ha scolpito indelebilmente il cuore e la mente di noi bambine dei primi anni ‘80. 
Infatti a causa di una disputa legale l’autrice e la scrittrice hanno ottenuto equamente il 50% dei diritti d’autore ma, non trovando un accordo per lo sfruttamento commerciale dell’opera, è vietata ogni riproduzione del fumetto, del cartone animato e di ogni altro media visivo legato. Si possono forse scovare rare copie della rivista e dei libri illustrati editi da Fabbri nei mercatini, ma chi, come me, ha conservato l’originale dell’anno 1 – n. 1 del giugno 1980... non se ne separerà mai!

Ebbene sì, anche in CANDY CANDY si possono trovare PASSAPORTE con altri romanzi e opere, dei sottili o espliciti punti in comune che uniscono in un unico mondo di fantasia i nostri libri del cuore.

Molte sono le Passaporte con la favola di Cenerentola: prima fra tutte il rapporto tra Candy e i fratellastri nella famiglia adottiva, che ricalca quello di Cenerentola e le sorellastra e la matrigna, in cui viene relegata a serva di casa. Il ballo tra Candy e Anthony descritto come fuori dal tempo e dallo spazio, romantico e da sogno, ricorda il ballo al castello del Principe dolce. E ancora: Candy è intenta a riordinare i meravigliosi abiti che Eliza intende indossare per la festa da ballo quando osa avvicinarne uno a sé e guardarsi allo specchio. È in quel momento che la ragazza le grida contro: “Pensi di poterli toccare senza permesso? Non indosserai mai qualcosa del genere in tutta la tua vita!”. Parole simili escono anche dalla bocca delle perfide sorellastre di Cenerentola.

Candy e Terence litigano e si punzecchiano come Elisabeth e Darcy in “Orgoglio e Pregiudizio” di Jane Austen.

Le cattiverie che Candy subisce a casa dei Lagan ricordano quelle riservate a Jane Eyre nella casa in cui si trasferisce dopo essere rimasta orfana in “Jane Eyre” di Charlotte Bronte.

Lo stato di servetta orfana in casa Lagan ricorda anche tantissimo la difficile situazione di Sara, protagonista di “La Piccola Principessa” di F.H. Burnett, vittima della crudeltà di Lavinia, ricca allieva dell’Istituto diretto da Miss Minchin.

CANDY CANDY anche in versione romanzo rimane adatto a un pubblico femminile, conserva i valori tradizionali degli anni in cui è ambientato sebbene faccia un timido ingresso nella storia un acerbo femminismo. Non sarà un capolavoro della letteratura ma il suo successo globale lo rende un romanzo da leggere assolutamente! Che tu sia una giovane quarantenne o una giovane adolescente.

Ti aspetto nella prossima recensione con CANDY CANDY - LE LETTERE, la conclusione della storia.



Anna


Foto credit: @anna_bookfantasy

mercoledì 21 luglio 2021

Recensione: "The coldest girl in Coldtown" di Holly Black (a cura di Eleonora)

Buongiorno, lettori! ^^ 
Oggi Eleonora ci parla di un titolo di qualche anno fa, "The coldest girl in Coldtown", di Holly Black. Nonostante sia un titolo che ho sempre voluto leggere, mi ritrovo a doverlo ancora fare. Ecco perché questa recensione mi incuriosisce tanto e poi è sempre bello sentir parlare anche di titoli meno recenti, non trovate? Fateci sapere nei commenti se avete letto il libro e cosa ne pensate. A presto! ;)

The coldest girl in Coldtown
di Holly Black

Titolo edizione italiana: I segreti di Coldtown (ed. Mondadori, 17,00 €)
Prezzo: 18,55 € (cop.rigida)
Pagine: 419
Genere: fantasy, urban-fantasy
Editore: Little Brown
Data di pubblicazione: 3 Settembre 2013

Ti svegli la mattina dopo una festa: sei stesa in una vasca da bagno, la tenda tirata, intorno un profondo silenzio. Gli altri staranno ancora dormendo? Quando ti alzi e giri di stanza in stanza, scopri che durante la notte è successo qualcosa di tremendo. Legato a una sedia, trovi un misterioso ragazzo dagli occhi rossi. Vicino a lui, vivo e ammanettato, c'è Aidan, il tuo ex: appena provi a liberarlo, ti assale in preda a una fame atavica. Tutto questo non è normale, neppure se ti chiami Tana e sei nata in un mondo molto simile al nostro, un mondo in cui le persone si trasformano in mostri assetati di sangue e vivono confinati nelle Coldtown. Li chiami vampiri, ma potrebbero avere anche altri nomi. Molti di loro sono celebrità, li trovi ogni sera in televisione: tutti i canali trasmettono in diretta le loro feste più trasgressive. Ora non puoi più evitarli, e hai solo ottantotto giorni per salvarti: ma a quanto sei disposta a rinunciare per tenere in vita ciò che non vuoi perdere?

Non è semplice fare una recensione di “The coldest girl in Coldtown”, non tanto perché non mi sia piaciuto anzi, il problema è che pensando a questo libro, alla storia e alla sua protagonista mi vengono in mente a casaccio solo parole e frasi come sorprendente, razionale, ipoteticamente verosimile, l’apoteosi del “maiunagioia” , mai titolo fu più azzeccato e ultima ma non per importanza l’iconica frase del cappello parlante di Harry Potter “ difficile molto difficile, coraggio da vendere vedo e anche un cervello niente male ecc. …” (cosa non darei per avere un cappello parlante!!!!), ma non frasi coerenti che possano formare una recensione come si deve. Proviamo però a procedere con calma e vediamo se riesco a mettere in ordine le idee in maniera logica.
Tana è una ragazza di diciassette anni che si ritrova ad essere l’unica sopravvissuta ad un massacro ad opera dei non-morti, insieme al suo ex (in qualsiasi altro caso sarebbe stato imbarazzante ma non qui) infettato dal virus del vampirismo e lasciato incatenato ad un letto come “offerta per il vampiro” e al suddetto vampiro, Gavriel, inseguito e perseguitato da altri della sua specie; è una protagonista che decisamente non delude, è tosta e riesce ad affrontare le situazioni con raziocinio e a mente quanto più possibile fredda (comprensibile, povera ragazza); Tana impara a conoscersi durante la storia rimanendo comunque fedele a se stessa dall’inizio alla fine e proprio per queste sue caratteristiche (e anche altre che non diciamo sennò è spoiler) rispecchia in pieno il titolo (inglese) scelto dall’autrice.
Gavriel, il co-protagonista e anima tormentata della situazione, è decisamente un bel po’ più complicato da inquadrare, normalmente si è divisi tra un’estrema tenerezza nei suoi confronti, essendo stato rinchiuso e torturato per un decennio pare che non sia del tutto se stesso, anche se fa di tutto per rimanere sempre cosciente della realtà che lo circonda, e tra un deciso sconcerto misto ad orrore proprio per lo stesso motivo; se dovessi descriverlo con un immagine sarebbe sicuramente un luna park, bello di giorno e inquietante di notte.
Dopo il salvataggio in extremis da parte di Tana di Gavriel ed Aidan (l’ex infetto) comincia la “serie di sfortunati eventi” che porterà i tre fuggiaschi alla Coldtown (una città in cui vivono/sono rinchiusi i vampiri) più vicina; durante il loro viaggio i tre incontreranno una coppia di gemelli Winter e Midnight il cui motto è “mai più compleanni” che avranno un ruolo di non poca importanza dal momento del loro ingresso in scena fino alla fine (loro o della storia??? Mah) e le vite dei vari personaggi , in particolare quelle di Tana e Gavriel, si intrecceranno fino al punto in cui ogni decisione presa influenzerà le sorti di tutti.
All’inizio di questa recensione ho descritto il libro come razionale e ipoteticamente verosimile ed effettivamente questi sono due degli aspetti che mi sono piaciuti di più del libro, ho trovato il modo in cui l’umanità viene a patti con l’esistenza dei vampiri estremamente verosimile, se per assurdo si dovesse trovare ad avere a che fare con loro. Gli esseri umani infatti da una parte venerano i non-morti come celebrità (con tanto di fan club e blog dedicati) e dall’altra li temono (come ci si aspetta normalmente), in più il fatto che siano state create delle città isolate e monitorate dall’esterno con la speranza (improbabile) di poter controllare i vampiri, appena creati e non, è un comportamento tipico che si è visto assumere dagli uomini, realmente, in molte situazioni critiche ed è interessante osservare la descrizione della continua contrapposizione tra morbosa curiosità e paura viscerale provata dagli umani. L’apoteosi del “maiunagioia” non credo abbia bisogno di troppe spiegazioni, vista trama e personaggi, anche se ogni tanto qualche momento c’è, ad esempio come interagiscono Tana e Gavriel, come il loro rapporto cresce durante il viaggio (potremmo definirlo uno slow slow burn) e la comparsa di alcuni personaggi che si rivelano una ventata di bontà in un mondo che troppo buono non è.
Per descrivere questo libro la famosa frase del cappello parlante di Hogwarts è perfetta: “difficile molto difficile” mettere in ordine tutte le idee, “coraggio da vendere, e un cervello niente male” definizione sintetica e precisa di Tana; senza dubbio questa creazione firmata Holly Black si è rivelata sorprendente, non tanto per la presenza di colpi di scena inaspettati, al contrario gli eventi si sviluppano tranquillamente e quasi in maniera prevedibile ma nonostante questo si ha solo voglia di andare avanti fino alla fine del romanzo senza voler mettere giù il libro; la storia non è perfetta però offre abbastanza spunti di riflessione, aiutata sicuramente da tutta una serie di personaggi grigi (a partire da Tana), in cui non è difficile riconoscersi sotto alcuni aspetti e questo è quello che ho effettivamente più apprezzato. Ah, ho anche trovato parecchio astuto il doppio significato del titolo dove “cold” può essere interpretato alla lettera come freddo (bassa temperatura, ha moolto senso e non solo per i vampiri puri e semplici) ma anche come freddo nel senso di lucido, a mente fredda, caratteristiche proprie appunto di Tana, la ragazza più fredda della città fredda.
Consiglierei questo libro? Si, però credo che sia una lettura del tipo o la ami o la odi, che o dice molto o rimane completamente muta… Ai lettori l’ardua sentenza.


Eleonora


Foto credit: @eleonoranicoletto

martedì 20 luglio 2021

Segnalazione Made in Italy: "Una zebra a pois. L'amore ai tempi della crisi" di Giulia Barucco

 
Buon pomeriggio, lettori!
Oggi vi segnalo uno chick-lit uscito giusto ieri per Words Edizioni. Si tratta di "Una zebra a pois. L'amore ai tempi della crisi", di Giulia Barucco. Se siete amanti degli office romance allora non potete perdere questa bella novità ;) Di seguito trovate tutte le info e anche un piccolo estrattino per stuzzicare la vostra curiosità. Del romanzo ci parlerà molto presto Eleonora in occasione del Review Party. Intanto, andate ad aggiungere il titolo alla vostra wishlist o ad acquistarlo su Amazon QUI!

Una zebra a pois. L'amore ai tempi della crisi
di Giulia Barucco

Prezzo: 2,99 € (eBook) 15,90 € (cop. flessibile)
Genere: Chick-lit (office romance/Hate to Love)
Editore: Word Edizioni
Data di pubblicazione: 19 Luglio 2021

Rebecca, Sagittario, copy squattrinata. Credente e praticante della filosofia “se il mondo ti regala limoni, fatti una limonata”, si barcamena tra il lavoro in un’agenzia di comunicazione e una convivenza a quattro molto particolare. Quando la crisi la costringe ad accettare un secondo lavoro discutibile e il capo della sua agenzia, a causa di un infarto, viene sostituito dall’insopportabile figlio Andrea, le cose peggiorano in maniera drastica. Incastrata nel ruolo di assistente dell’odiato nuovo capo (di giorno) e di maldestra spogliarellista (di notte), Rebecca si trova a gestire una doppia vita con l’aiuto di abbondanti dosi di vodka russa e la sagacia dei suoi coinquilini. Guai come se piovesse.

Estratto

Non potevo sapere cosa sentisse lui, ma beveva e mi guardava bere, come io guardavo lui. Sguardi che erano sintomo di una ridicola e adorabile connessione fisica. Salii sul piedistallo, sedendomi poi sulla base e dondolando le gambe come su un’altalena. Mordicchiai la cannuccia e aspettai che si accomodasse. Andrea si sedette e appoggiò il proprio bicchiere accanto al mio, a un palmo dalle mie gambe nude.
Volevo che mi toccasse.
E mi vergognavo profondamente per questo.
Barcollavo sgraziata da uno stato di strafottenza a uno di pudica riluttanza, e lui sembrava leggermelo in faccia. Fu seguendo la voce della strafottenza che mi sollevai e leccai lentamente il palo. E quando non riuscii a controllare la smorfia di estremo disgusto, perdita di aplomb per cui mi fanculizzai da sola, lo vidi scoppiare a ridere come un matto. Una risata in cui ricci, occhi e bocca si muovevano all’unisono e che sapevo risuonare di beatitudine, nonostante non potessi sentire nulla che non fosse il baccano da bordello.

L'autrice

Scegliendo di intraprendere gli studi umanistici, Giulia Barucco ha deluso il nonno che la voleva ostetrica. Le ostetriche invece ringraziano. Dopo la laurea in Scienze e Tecnologie di Arte e Spettacolo (Cattolica di Brescia) e la specialistica in Cinema, Tv e Produzione multimediale (I.U.L.M. di Milano), lavora per alcune produzioni Mediaset e Rai fino a quando, diventando moglie e mamma, inizia a lavorare come copy per alcune agenzie di comunicazione. Non essendo sufficientemente molesta nei confronti di amici e parenti, a maggio 2019 inaugura il blog GrrrPower con alcune sue amiche e colleghe e obbliga tutti a leggere i suoi articoli. Dal 2019 ha molti meno amici, ma tanta voglia di scrivere, leggere libri, incatenarsi al divano per guardare serie tv e molestare intellettualmente il prossimo.

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A presto!
xoxo

Recensione: "La Regina delle Sirene" di Alexandra Christo (a cura di Giulia)

Buongiorno, lettori! ^^
Una delle uscite più interessanti degli ultimi tempi è sicuramente "La Regina delle Sirene" di Alexandra Christo, edito da Fanucci. Lo ha letto Giulia che ce ne parla nella recensione di oggi. L'avrà convinta questo romanzo a tema sirene? Scopritelo voi stessi ;)

La Regina delle Sirene
di Alexandra Christo

Titolo originale: To kill a kingdom
Prezzo: 7,99 € (eBook) 14,90 € (cop. rigida)
Pagine: 300
Genere: dark fantasy
Editore: Fanucci
Data di pubblicazione: 27 Maggio 2021

La principessa Lira è una sirena regale e la più letale di tutte; con il cuore di diciassette principi nella sua collezione, è venerata in tutto il mare. Fino a quando uno scherzo del destino la costringe a uccidere uno della sua razza. Per punire sua figlia, la regina del mare trasforma Lira nell'unica cosa che detesta di più: un essere umano. Derubata del suo canto, Lira ha tempo fino al solstizio d'inverno per consegnare il cuore del principe Elian a sua madre o rimarrà un'umana per sempre. L'oceano è l'unico posto che il principe Elian chiama casa, anche se è l'erede del regno più potente del mondo. La caccia alle sirene è più di un hobby per lui: è la sua unica passione. Quando salva una donna che sta annegando nell'oceano, lei in cambio promette di aiutarlo a trovare la chiave per eliminare per sempre tutta la specie delle sirene. Ma può fidarsi di lei? E quanti accordi dovrà negoziare Elian per annientare il più grande nemico dell'umanità? Un fantasy romance e dark, la storia di una sirena con il gusto del sangue reale e di un principe che ha giurato di distruggerla. Per sempre.

Eccomi ritornata con una nuova recensione. Come penso abbiate letto dal titolo, oggi parleremo di un nuovo fantasy targato Fanucci, ovvero “La regina delle sirene” di Alexandra Christo, che ho scoperto essere un retelling della Sirenetta a metà libro perché ci sono dei particolari identici (sono una frana). L’inizio di questo libro è contorto e macabro, troviamo la nostra protagonista Lira che conta i cuori che ha strappato agli umani, esattamente 17, un cuore per ogni anno della sua vita, ma una principessa può mai prendere i cuori a dei semplici marinai? Certo che no, Lira non si accontenta di dei cuori normali, lei vuole i cuori dei principi umani e per questo motivo è conosciuto come il Flagello dei principi. La storia vera e propria comincia quando decide di rubare il suo diciottesimo cuore qualche settimana prima del suo compleanno, e voi direte cosa c’è di male?Beh secondo una tradizione di Keto (la città delle sirene), si possono rubare cuori soltanto il giorno del proprio compleanno così da definire l’età di una sirena. Sì, strano, vabbè, sta di fatto che appena la regina dei mari, cioè la madre di Lira, lo viene a sapere si arrabbia un sacco e in un certo senso decide di mortificare Lira davanti a tutto il popolo facendole prendere il cuore di un marinaio qualunque, da qui ha inizio la nostra storia perché Lira non può mica accettare di essere sminuita davanti a tutto il popolo, certo che no, ed è qui che entra in azione uno dei personaggi principali di questo libro, il principe di Midas, Elian, nonché il più grande pirata assassino di sirene di tutti i mari. Lo so cosa state pensando, perché l’ho pensato pure io e a quanto pare pure Lira, la regina dei mari ha detto un marinaio non ha specificato quale marinaio e allora perché non cimentarsi in un'impresa suicida cercando di rubare il cuore all’assassino per eccellenza di sirene nonché principe di Midas? Let’s go, partiamo all'avventura!!

Devo dire che la prima parte del libro l’ho trovata un po' noiosa, almeno finché non spunta quel particolare che di conseguenza lo fa diventare il retelling della Sirenetta, poi dal quel momento in poi si può dire che il ritmo della narrazione si fa più incalzante anche perché i nostri protagonisti si conoscono e iniziano un po' a collaborare, ma teniamo sempre in mente che Lira è lì per prendere il cuore di Elian, però, chissà cosa accadrà al suo, di cuore, nel frattempo.

Il mondo creato dalla scrittrice è pieno di sfaccettature, pieno di dettagli e niente lasciato al caso e penso proprio che sia questo il punto forte del libro, tutta l’ambientazione che circonda i personaggi è davvero particolare e magica, vabbè che per il 70% del libro ci troviamo in mare e non sulla terraferma, però l’atmosfera che circonda sempre i personaggi è davvero molto originale.

Il protagonista indiscusso del libro è il mare, la vita di entrambi i protagonisti gira intorno ad esso, chi per un motivo chi per un altro, però li accomuna questa cosa, sono persone che considerano il mare casa, e quando sono lontani dalla loro vera casa sono scostanti, sempre stanchi e avviliti da tutto, soprattutto Elian, il principe di Midas, che quando fa ritorno a palazzo e al suo paese d’origine, non vede l’ora di ritornare a salpare i mari con la sua Saad e la sua ciurma, che ha dei personaggi che spiccano. Troviamo Kye, migliore amico e pseudo-guardia del corpo di Elian, un ragazzo con uno spiccato senso del dovere verso Elian, il suo braccio destro e la persona più intelligente all’interno della nave, nonché il più malfidente. Poi troviamo la sua fidanzata Madrid, una schiava che si è comprata la sua libertà uccidendo persone a destra e manca, nonché la tiratrice più brava all’interno della ciurma, una ragazza un po' schiva e testarda ma che perdoniamo conoscendo anche il suo passato. E poi ultimo, ma non per importanza, abbiamo Torik, il primo ufficiale un po' tarchiato e con dei baffi bianchissimi, l’uomo che vede sempre del buono in tutti, perfino nelle spietate sirene.

Elian e Lira hanno poche cose in comune quando si incontrano per la prima volta, una missione, l’amore per l’oceano ed entrambi sono cocciuti come dei muli, se Lira deve uccidere Elian, il bel principe deve trovare l’ultimo occhio di Keto che gli permetterà una volta per tutte di sconfiggere la regina dei mari e porre fine al suo regno del terrore, ma perché vi starete chiedendo Elian accoglie nella sua nave il Flagello dei principi? Eh ma certo, vi ricordate il particolare di cui vi parlavo a inizio recensione? Ebbene, la regina dei mari ha trasformato Lira in un’umana, con gambe e 0 poteri, figo no?

Elian pensavo fosse il solito principe scemo e tontolone, ecco è anche credulone e si fida di ogni essere vivente che respiri, si presenta come il duro di turno, assassino di sirene ma poi ha un cuoricino anche lui e nonostante gli costi ammetterlo, non gli piace togliere la vita ad un essere vivente anche se si parla di mostri come sirene. Lira dal suo canto è quello che più Elian dovrebbe temere ma trasformata in un’umana non è nient’altro che appunto un’umana, senza super forza e super velocità. Una ragazza che sa quali sono i suoi doveri ma che ci mette poco ad infrangere le regole, testarda come un mulo, scema come un’aragosta e isterica come un chihuahua (nessun animale è stato maltrattato per questi paragoni), penso sia una delle protagoniste più odiose di cui io abbia mai letto, il senso delle sue parole e delle sue azioni lo sto ancora cercando.

Tolta la protagonista senza un minimo di carattere e il principino credulone, la storia in sé è carina e gradevole, ci sono alcune scene un po' crude però tutto sommato non c’è nulla di pauroso. Nel finale l’autrice penso volesse andare a prende la medaglia d’oro nei 100 metri dalla velocità in cui ha affrettato tutto, un po' deludente, sinceramente mi aspettavo di più ma comunque merita per l’ambientazione e la ricostruzione della storia.

Giulia

Fonte immagini: @bxromance
Foto: @_gbooklover_

lunedì 19 luglio 2021

Recensione: "Radicalized. Quattro storie dal futuro" di Cory Doctorow (a cura di Ms Rosewater)

Buongiorno, lettori! ^^
Questa nuova settimana la inaugura Ms Rosewater con una fantastica recensione di un libro uscito per Oscar Mondadori non molto tempo fa. Si tratta di Radicalized. Quattro storie dal futuro. Continuate a leggere per scoprire la sua opinione a riguardo e lasciate un commento, se vi va ;)

Radicalized. Quattro storie dal futuro
di Cory Doctorow

Prezzo: 7,99 € (eBook), 15,00 € (cop. flessibile)
Pagine: 324
Genere: sci-fi, distopia
Editore: Mondadori (collana Oscar Fantastica)
Data di pubblicazione: 16 Febbraio 2021

Spietati e pieni di compassione, i quattro racconti che compongono "Radicalized" gettano uno sguardo implacabile sulle contraddizioni laceranti di quella stessa umanità che, nonostante tutto, potrebbe ancora salvarci. Per esempio. Insegnare ai figli dei vicini come hackerare i loro elettrodomestici andati in blocco dopo il fallimento della casa produttrice può farti rischiare decine di anni di carcere. Oppure. L'American Eagle, il supereroe campione di verità e giustizia, si è accorto che la polizia ha l'abitudine di commettere abusi su persone innocenti, nascondere le prove e mentire al riguardo. E ancora. L'assicurazione sanitaria della moglie di Joe si rifiuta di pagarle nuove terapie. Joe comincia a passare sempre più tempo su un forum online e poco dopo iniziano gli attentati. Infine. Una fortezza nel deserto, attrezzata con cibo, armi e antibiotici. Trenta eletti che sopravvivranno al grande crollo e ne usciranno pronti a ricostruire. Perché loro sono quelli intelligenti. E niente può andare storto.

Nell'800 e nel primissimo 900, con la rivoluzione industriale e lo sviluppo della tecnologia, il futuro sembrava lontano, informe, tutto da scoprire e da plasmare grazie ai nuovi poteri (spesso incontrollabili) che la scienza forniva all'uomo. Prima di questo momento la visione del tempo a venire aveva una portata limitata nella fantasia letteraria, ora si estendeva molto al di là dell'esistenza di un singolo individuo o di una società: si immaginavano nuovi ordini sociali, stili di vita stravolti, le dimensioni temporali e territoriali si allargavano potenzialmente all'infinito. Gli scrittori colsero con sfumature diverse l'inquietudine che generava quella nuova forza, totalmente diversa dalle energie naturali che fino a quel momento avevano dominato l'uomo. Come sarebbe stato il domani? Strabiliante come nei romanzi di Verne, inquietante e fuori controllo come nei racconti di Bulgakov, livido come in “1984” di Orwell? Oppure, ormai a metà del secolo scorso, definitivamente consegnato alle macchine di Asimov?
Trainato da progressi scientifici via via più rapidi, il futuro appariva sempre più leggibile e i limiti dell'immaginazione si erodevano; con la digitalizzazione è ormai diventato presente, anzi, quasi passato. Allo stesso tempo la funzione divinatoria (nonché quella propagandistica degli anni 50) della fantascienza si è attenuata, rafforzando la sua vocazione filosofica e di critica sociale. Sulla lettura del tempo che viviamo Cory Doctorow, noto blogger, giornalista specializzato in diritti digitali e scrittore, ha costruito quattro racconti lunghi che si muovono sul confine tra un adesso paradossale, ma del tutto credibile, e un tra poco surreale.
Se quest'introduzione rischia di essere troppo seria e di scoraggiarvi dal prendere in mano il volume in questione, rassicuratevi, una delle doti di Doctorow è la piacevolezza dello stile, scorrevole, semplice e diretto, capace di cogliere i movimenti fulminei delle vicende che si svolgono intorno a noi, isolandole, esaltandone i contorni comici, rallentando solo per un attimo il flusso, giusto il tempo di permetterci di osservarle.

In ognuna delle storie di questo volume trovate un pezzo della realtà nella quale ci troviamo ora, un invito ad andare oltre la superficie delle cose quotidiane per capirle a fondo ed essere in grado di prendere una posizione, consapevoli che (elemento che sta svanendo dal pensiero comune) ci sono sempre delle conseguenze.
In “Pane non autorizzato” una giovane cresciuta in un campo profughi è alla ricerca di un suo posto nella società occidentale e si scontra con gli elettrodomestici di casa sua, programmati per spillare occultamente denaro attraverso un sistema di copyright agli abitanti meno abbienti di un grande complesso edilizio esclusivo. Il principio di mercato regola tutti i rapporti, la competenza tecnologica diventa indispensabile per accedere ai propri diritti, ma anche la disponibilità della conoscenza e della tecnologia stessa è ineguale e viziata da disuguaglianze che generano ceti e classi sociali (se avete provato a fare lo SPID avete un'idea di cosa intendo).
Ancora più potente è il richiamo a questioni recenti di “Minoranza modello” che si ispira ai giorni della presidenza Trump e delle violenze implicitamente (a volte anche esplicitamente) autorizzate nei confronti dei cittadini di colore. Non so se l'autore abbia scritto il racconto dopo la vicenda di George Floyd e gli accadimenti successivi, ma la critica al sistema americano è tagliente, la situazione delle persone di colore vittime della violenza della polizia e del sistema giudiziario è resa perfettamente nel suo essere così paradossale.
Doctorow archivia definitivamente la filosofia del super eroe che viene in aiuto dell'umanità, un essere super partes che agisce secondo ideali di giustizia e che sembra incarnare gli Stati Uniti stessi (a partire dal nome, American Eagle): non abbiamo bisogno di delegare a esseri sovrumani le battaglie contro le ingiustizie che possiamo combattere e vincere insieme.
Radicalized” è forse il racconto che tocca i temi più delicati, immediatamente riconoscibili anche per noi europei, legati alla sanità privata, al sistema delle assicurazioni che negli Stati Uniti, letteralmente, decide della vita delle persone. La rabbia, la frustrazione di chi ha vissuto esperienze mostruose come quelle descritte, persone appartenenti alla middle class (chiunque può essere colpito) vengono rese in una storia che non lascia indifferenti, e che restituisce il senso della tragedia della perdita di una persona cara e il senso d'impotenza di fronte a sofferenze a cui non è possibile porre rimedio.
L'ultimo racconto “La maschera della morte rossa” è un remix del racconto di Poe (che a sua volta era un remix del “Decameron” di Boccaccio, almeno nella cornice), animato da altrettanto crudele umorismo. Martin, il protagonista, è uno spietato operatore finanziario, convinto di appartenere a una varietà superiore e vincente di essere umano, e si auto-designa a rifondare la società dopo “il grande crollo”, una terribile epidemia alla quale tenta di sfuggire isolandosi in una fortezza insieme a 30 prescelti. Nonostante l'attenta pianificazione, il suo egoistico tentativo di appartarsi dalla società fallisce, se avete letto il racconto originale conoscete la sua sorte. Anche in questo caso è facile individuare l'elemento di stretta attualità, ed è chiara l'idea di un sistema in crisi da cui emergeranno vincitori, grazie alla solidarietà e alla condivisione della conoscenza, coloro che oggi sono emarginati.

L'ottimismo in apparenza ingenuo e la speranza nella capacità di unirsi per sconfiggere le ingiustizie espressi da Doctorow sono bilanciati dalla consapevolezza di quanto sia spietato il potere che sottende a quelle ingiustizie e quanto pervasivo, quasi ineludibile, il sistema che detta le regole delle nostre esistenze, una rete invisibile nella quale siamo imprigionati ma di cui possiamo imparare a servirci. La tecnologia, che sta in apparenza estremizzando l'isolamento e l'individualismo, può in realtà diventare (come nei sogni degli hacker della prima ora, oggi più concretamente) mezzo per l'aggregazione ideale e l'azione sociale.
La scrittura di Cory Doctorow non è neutra ma, come tutti quelli bravi, quando scrive innanzitutto racconta, così che prima di ogni cosa il lettore è preso dalle storie e solo dopo si trova a pensare che è proprio vero, è proprio quello che sta succedendo.

Quindi leggetelo, perché prima di tutto è bello e poi perché è intelligente.

4 tazzine: La fantascienza è viva e, letteralmente, lotta insieme a noi.



Ms Rosewater


domenica 18 luglio 2021

Review Party: "La Casa sul Mare Celeste" di TJ Klune

 
Buongiorno, lettori, e buona domenica! ^^
Oggi tocca a me parlarvi del nuovo romanzo di TJ Klune arrivato in Italia, “La Casa sul Mare Celeste”, edito Oscar Mondadori, per la nuova collana Fabula. Si conclude con questa mia recensione anche il Review Party organizzato da Valeria di This Lady of the Books, ma vi consiglio di passare a leggere tutte le recensioni precedenti, se ve ne siete persa qualcuna, perché sono splendide. Ringrazio la casa editrice per la copia digitale omaggio, in cambio di un'onesta opinione.

La Casa sul Mare Celeste
di TJ Klune

Titolo originale: The House in the Cerulean Sea
Prezzo: 9,99 € (eBook) 18,00 € (cop. rigida)
Pagine: 348
Genere: fantasy, LGBT+
Editore: Mondadori (collana Oscar Fabula)
Data di pubblicazione: 13 Luglio 2021

Linus Baker è un assistente sociale impiegato al Dipartimento della Magia Minorile. Il compito che esegue con scrupolosa professionalità è assicurarsi che i bambini dotati di poteri magici, cresciuti in appositi istituti in modo da proteggere quelli "normali", siano ben accuditi. La vita di Linus è decisamente tranquilla, per non dire monotona: vive in una casetta solitaria in compagnia di una gatta schiva e dei suoi amati dischi in vinile. Tutto cambia quando, inaspettatamente, viene convocato nell'ufficio della Suprema Dirigenza. È stato scelto per un compito inconsueto e top secret: dovrà recarsi su un'isola remota, Marsyas, e stabilire se l'orfanotrofio diretto da un certo Arthur Parnassus abbia i requisiti per rimanere aperto. Appena mette piede sull'isola, Linus si rende conto che i sei bambini ospitati nella struttura sono molto diversi da tutti quelli di cui ha dovuto occuparsi in passato. Il più enigmatico tra gli abitanti di Marsyas è però Arthur Parnassus, che dietro ai modi affabili nasconde un terribile segreto. Un'incantevole storia d'amore ambientata in una realtà fantastica, meravigliosamente narrata, su cosa significhi accorgersi che, a volte, si può scegliere la vita che si vuole. E, se si è abbastanza fortunati, magari quella vita ci sceglie a sua volta.

<<Molto spesso le cose che temiamo di più sono quelle che dovremmo temere di meno. È irrazionale, ma è ciò che ci rende umani. E una volta che siamo in grado di combattere quelle paure, non c'è nulla che non possiamo fare>>.

TJ Klune è davvero un autore eccezionale. Avevo avuto modo di conoscerlo con la serie Wolfsong edita Triskell Edizioni e me ne ero innamorata immediatamente. Ha uno stile poetico e toccante, una sensibilità per determinati argomenti che pochi altri hanno. Riesce a farti entrare completamente nel suo mondo, a rapirti con le sue parole così tanto che poi uscirne è una vera impresa. Mi era successo con Wolfsong e mi è successo anche con questo nuovo libro, La Casa sul Mare Celeste. Ve lo dirò subito, perché è inutile girarci intorno, il romanzo mi è piaciuto molto ma dei difettucci li ha e non lo negherò. Resta però il fatto che si fa amare, Klune ci regala un romanzo che è una sorta di fiaba in cui si riflette sulla diversità, sull’importanza di essere se stessi, di perseguire le proprie aspirazioni, come anche la felicità. È di una dolcezza disarmante, questo romanzo, in modo semplice e schietto riesce a toccare tutte le corde del cuore e, forse, alla fine, ne uscirete anche un pochino cambiati perché vi farà vedere il mondo e gli altri in modo totalmente differente.
Il protagonista e voce narrante è Linus Baker, un uomo sulla quarantina che fa l’assistente sociale per il DIMAM, un Dipartimento di Magia Minorile che si occupa di tutelare bambini con capacità particolari. Linus ha il compito di visitare gli orfanotrofi del dipartimento e compilare poi dei resoconti in cui spiega se è tutto a norma e se i bambini sono salvaguardati a dovere, se non costituiscono pericolo per se stessi e per gli altri. È un uomo goffo, solitario, ma fa il suo lavoro da anni e lo fa molto bene. Ecco perché un giorno viene scelto dalla Suprema Dirigenza per visitare un orfanotrofio singolare, quello di Marsyas. Dovrà restare un mese sull’isola e dovrà stilare un resoconto il più dettagliato possibile. I casi che si troverà davanti saranno unici nel loro genere ma tutti contano sulla discrezione dell’efficiente Linus Baker, un uomo che tiene così tanto a quel mestiere da andare in giro con il manuale delle regole sempre in tasca, citandolo in continuazione. Sarà un viaggio inaspettato quello per l’isola di Marsyas. Abbandonerà il suo piccolo porto sicuro che era la sua casa, dove la routine - e la sua gatta Calliope - ormai costituivano il meglio delle sue giornate, per approdare in un luogo che sembra fuori dal tempo e appartenere più a un sogno, un luogo talmente bello, magico, colorato, profumato che non ci vorrà poi molto prima che riesca a conquistare il suo imperturbabile cuore. Un cielo di sfumature mai viste e l’oceano infinito al di sotto, quell’oceano che ha sempre voluto vedere ma per il troppo lavoro non è mai riuscito a visitare, lo faranno pian piano innamorare di Marsyas. Certo è, però, che non dimentica il motivo per cui è stato spedito in quel luogo e dovrà fare del suo meglio per non deludere i suoi dirigenti e per non perdere il posto di lavoro. L’orfanotrofio di Marsyas, si renderà conto, è davvero speciale. I sei bambini che vi abitano, sotto la tutela del signor Arthur Parnassus, un uomo misterioso quanto stravagante, sono casi assai peculiari e Linus si ritroverà a mettere in discussione tutto ciò che sa, tutto ciò che gli è stato inculcato in anni di lavoro, di fronte alla dimostrazione che non tutto può essere spiegato e non tutto bisogna necessariamente essere etichettato. La simpatica gnoma Talia, che ama tanto il suo giardino, lo spirito della foresta Phee, bambina con un grande potere, il timido Sal, mutaforma di poche parole (finché non le scrive); e, ancora, lo strano Chauncey, che vuole fare l’albergatore, il dolce Theodore, piccola e rara viverna che colleziona monete (ma se sono bottoni va bene uguale), e l’inquietante Lucy, che poi di inquietante ha ben poco, anzi è a dir poco adorabile (anche se fa battute macabre), tutti loro - insieme pure alla protettiva Zoe Chapelwhite, spirito dell'isola - riusciranno a lasciare in Linus, chi in un modo, chi in un altro, qualcosa che nessun altro era mai riuscito a lasciare. Un segno indelebile nel cuore. Riusciranno a rivoluzionare il suo modo di vedere le cose. A fargli capire che la libertà di essere se stessi, di fare ciò che più si ama, è la cosa più bella al mondo e nessuno può portartela via. E, beh, lo farà anche Arthur, che colpirà Linus in maniera inspiegabile, provocandogli dei sentimenti contrastanti.
Lo stile di questo romanzo è suggestivo: parole, musica, colori, odori, tutto si amalgama per dare al lettore un senso di appartenenza e familiarità, facendoci sentire più presenti e vicini che mai ai bambini di Marsyas, alla calorosa atmosfera della casa in cui vivono, la casa sul mare celeste. Klune ci permette di entrare in una realtà fatta di magia, ma anche di pregiudizi e ci dà, con le sue parole, la chiave per superarli tutti. Ci fa aprire il cuore, lo riempie di emozioni e dolcezza e buoni sentimenti, per poi lasciarci tutto dentro. E quando chiuderemo il libro ci sentiremo esplodere d'amore. Così come accade dopo la lettura di ogni suo libro. Vi parlavo anche di difetti, all’inizio, lo so. Ebbene, ho riscontrato una certa perseveranza nell’utilizzo di frasi fatte, o ad effetto, incisive e volte proprio a suscitare commozione in questo romanzo. Quello che un po’ mi ha dato fastidio è come più di un personaggio ne facesse uso. A lungo andare qualcuna mi ha fatto, purtroppo, sbuffare. Diciamo che l'autore ha davvero calcato la mano sui messaggi che voleva trasmettere con questa lettura, e non nego che abbia fatto male, anzi di sicuro restano impressi, però anche con meno enfasi poteva ottenere lo stesso risultato, anzi sarebbe stato tutto molto più istintivo e naturale per il lettore, che quando si approccia a un romanzo di Klune sa già che andrà a leggere qualcosa di bello e toccante, in cui si affrontano tematiche sensibili e a lui care. Inserire di continuo frasi che sembrano uscite dai Baci Perugina non è che impressioni sempre, quando sono troppe può anche risultare ridondante. Ciò non toglie che La casa sul mare celeste sia proprio un bel libro. I momenti emozionanti non mancano davvero e ci si diverte anche tanto, ecco perché questo romanzo è la lettura perfetta sia per grandi che per piccini. Molto probabilmente, tra qualche anno, lo leggerò a mio figlio perché voglio che impari che non sempre ciò che non conosciamo deve far paura, che essere diversi non è necessariamente un male, che pure la normalità ha i suoi aspetti positivi, che esistono tante forme d’amore e che la vita può essere bella solo se te la godi fino in fondo, se sei disposto a lasciarti preconcetti e rigori alle spalle, a tirarti i bottoni della camicia per regalarli a chi li apprezza, a mettere via le scarpe per sentire la sabbia sotto le dita dei piedi, a farti coinvolgere in attività che mai avresti pensato di fare, e molto, molto altro. La Casa sul Mare Celeste è un libro che ha tanto da insegnare e da dare. Leggetelo con cuore predisposto e fatevi rapire dalla splendida casa sull'isola di Marsyas, dai suoi teneri abitanti e dalla splendida magia che la circonda. Ve ne innamorerete.
Voto: 4,5 tazzine di caffè super zuccherato per questo romanzo dolce e speciale.


A presto!
xoxo
Fonte immagini: Pinterest

sabato 17 luglio 2021

Recensioni: "5 libri da attesa per viaggiare in Giappone" (a cura di Elena)

Buongiorno, lettori! ^^
Oggi spazio ad Elena - una delle nuove collaboratrici - che ci porta in Giappone! In questo articolo/recensione ci parla di 5 piccoli libricini, che lei definisce "da attesa" (nel post scoprirete perché), e ci fa davvero emozionare. Per chi non conosce la letteratura giapponese, ma ne è affascinato e vorrebbe iniziare a leggerla, beh, perché non partire  proprio dai libri che vi consiglia lei?
Buona lettura! ^^


5 LIBRI DA ATTESA PER VIAGGIARE IN GIAPPONE

Quanto possono lasciare dei libricini con meno di 160 pagine?

In coda sotto il sole, in macchina con il rumore della pioggia di sottofondo, alla fermata dell’autobus, seduti tra mille sedie prima del vostro turno, sul treno mentre il paesaggio scorre… Vi è mai capitato di trovarvi improvvisamente bloccati in un luogo semi sconosciuto, lontano da casa e in un tempo che sembra prolungarsi senza fine? L’unica salvezza per me è armarmi di un “libro da attesa”, sempre presente nella mia immensa borsa, un romanzo breve o una serie di racconti, che mi tenga compagnia e, quasi per magia come in una sequenza che sfuma, trasformi quel luogo e quel tempo d’attesa in un’avventura, grazie alle parole che mi scorrono davanti agli occhi.

Oggi queste parole ci porteranno in Giappone e vi consiglio cinque (con bonus!) romanzi brevi, tra le 100 e le 160 pagine, di autrici ed autori giapponesi natii, di origine o di seconda generazione. Romanzi che consiglio anche a chi vuole approcciarsi alla letteratura giapponese contemporanea, con stili, generi e tematiche per tutti i gusti.

Pronti? Partiamo!

Azami, Hōzuki, Suisen di Aki Shimazaki

Azami, Hozuki, Suisen sono i primi tre romanzi brevi che compongono la pentalogia de L’ombra del cardo ad oggi in corso di pubblicazione (il quarto dovrebbe uscire ad ottobre mentre il quinto a febbraio dell’anno prossimo): possono essere letti separatamente, in ordine sparso e/o in modo autonomo ma la lettura integrale della serie arricchirà la storia, scorgendo dettagli e svelando intrecci inattesi. Le note delle ninne nanne e i significati dei fiori sono le chiavi che uniscono e aprono all’altro, ai segreti e ai passaggi da una storia all’altra.

“Traccio mentalmente una catena e ogni maglia porta un nome. […] Sono tutti legati tra loro, in modo diretto o indiretto. L’inizio e la fine sono uniti senza conoscersi.”

In poche pagine e con il suo stile asciutto, la scrittrice gioca con noi, ci inganna e ci svela piccoli indizi, ci permette di percorrere i fili della vita dei protagonisti e delle protagoniste, di scoprire i legami, le parole e le azioni, ma allo stesso tempo ci sgrida, ci ricorda che non ci riguarda.

“Anche stasera il tuo cuscino è bagnato di lacrime.

Chi sogni? Vieni, vieni a me.

Mi chiamo Azami. Sono il fiore che culla la notte.

Piangi, piangi fra le mie braccia. L’alba è ancora lontana.”

Iniziamo con Azami, romanzo di 135 pagine, che ho apprezzato per lo stravolgimento dei pregiudizi e per il racconto della quotidianità. Facciamo la conoscenza di Mitsuo, un uomo che si divide tra il lavoro che inizia a sentire stretto, la sua famiglia e una relazione intima con una donna che emerge dal suo passato e che chiamava “azami”, come il fiore bellissimo e pericoloso del cardo, un fiore che non si regala mai per le sue spine, un fiore che nasconde dei misteri. Ci immergiamo in uno scorrere di coincidenze, giochi di parole, menzogne, presente e passato che si intrecciano tra ricordi, speranze e un finto equilibrio. Una rinascita e una svolta che lascia con una chiusura e qualcosa di incompiuto: in effetti, come anticipato, tra salti temporali, la storia fa parte di una pentalogia, una struttura narrativa a spirale, che la scrittrice predilige, come si può leggere nelle raccolte complete già uscite “Il peso dei segreti” e “Nel cuore di Yamato”. Sono dei romanzi che racchiudono in sé cinque romanzi brevi, le cui storie sono profondamente legate tra loro, come un filo rosso, trovando un significato nelle vite e nei gesti dei singoli personaggi. Sono come delle isole a cui manca la visione d’insieme del suo arcipelago: occorre insieme un’osservazione da vicino per l’indagine psicologica dei personaggi ma anche una visione distante per il ripercuotersi delle scelte, ma il tutto perfettamente equilibrato per una lettura autoconclusiva.

“Hōzuki, hōzuki, l’amore in gabbia.

Arancio come il giglio tigrato.

Splendente come il sole.

Che gioia! Sei la mia luce!”

Passiamo a Hōzuki, romanzo di 138 pagine. Qui troviamo una libreria che conserva dietro alla carta e l’inchiostro la storia di una donna determinata, coraggiosa e misteriosa. Incontriamo Mitsuki che vive la sua vita e sistema libri, finché il passato ritorna, si presenta con interrogativi e visite inaspettate tramite una donna che entra semplicemente alla sua porta. La protagonista, così, si ritrova a snocciolare ricordi, ad affrontare i fili del suo passato, a capirlo. Tra accenni di conversazioni quotidiane, sulla filosofia e sulla religione, sulla vita e sulla morte, sulla disabilità e la “normalità”, ci ritroviamo coinvolti nella ricerca della verità, semplice e pura, senza pregiudizi né giudizi. La risposta a tutto questo è un’entità superiore, “il mondo è proprio piccolo” oppure si tratta di casualità o si cela dietro qualcosa? C’è una catena che lega le persone che si sfiorano per caso? Ogni anello un nome, un’azione, una parola che ci lega in modo diretto o indiretto. Non siamo isole. Nulla è ciò che appare, bisogna sempre girare le pagine, svelare, risvelare. E l’hozuki, con la sua forma a lanterna, simbolo di luce, speranza e salvezza, ci guiderà in questa ricerca.

“Nel campo di suisen, balli cullandomi.

Tra le tue braccia amorevoli, guardo il tuo dolce sorriso.

Il tuo volto è come il sole.

Mamma, non lasciarmi mai!”

Infine Suisen, romanzo di 160 pagine, in cui conosciamo Gorō, un degno rappresentante del moderno mito greco di Narciso, il giovane innamoratosi di se stesso che finisce per morire specchiandosi per ammirare la sua immagine riflessa. Gorō è egocentrico, opportunista, individualista, egoista, arrogante, ipocrita, maschilista. Tutti aggettivi che gli accostiamo durante la lettura degli episodi e delle vicende e ne traiamo un disegno lucido e preciso di un’analisi quasi clinica e psicologica, che proviene dai pensieri e dai ricordi dello stesso protagonista. Un protagonista camaleonte che irrita ma che la scrittrice, con la sua scrittura oggettiva, essenziale e precisa, a tratti cruda, non giudica mai ma narra così come è: descrive comportamenti ed azioni, la discesa di un uomo, e nel sottotesto lancia messaggi e denunce molto importanti nel contesto sociale in cui viviamo oggi, come la violenza psicologica e domestica. Non troviamo una redenzione ma uno spaccato, un momento di caduta, un insieme di fatti che hanno portato alla solitudine, ma allo stesso tempo esploriamo e cerchiamo di capire senza mai giustificare o perdonare. Non posso che ammettere che Gorō mi abbia fatta arrabbiare ed indignare ma allo stesso tempo volevo capire questo uomo ferito e che ferisce, un uomo che fa pietà e che forse ha una speranza e un nuovo inizio di consapevolezza.

L’anulare di Yoko Ogawa

“<Allora a cosa servono?>

<Difficile generalizzare. Le persone che vengono qui a chiedere un esemplare sono spinte da motivazioni che variano per ciascuno di esse. Si tratta sempre di questioni personali, che non hanno nulla a che vedere con la politica o l’economia, né con la scienza o l’arte. Con la preparazione degli esemplari rispondiamo esclusivamente a esigenze private. Capisce?>”

Il più piccino di questa selezione, con le sue 103 pagine, è L’anulare di Yoko Ogawa che lascia con il fiato sospeso, il desiderio di conoscere ma con l’ansia di scorrere le parole, le pagine fino alla fine. È una storia destabilizzante, ai confini della realtà, sospesa ma ancorata sulla riflessione e sulla ricerca di più di un significato, sulla realtà stessa delle cose: cosa sono gli esemplari, come si preparano e si conservano, perché? Separarsi e rinchiudere i ricordi per sempre, senza far loro più visita? Dimenticati, custoditi con nostalgia, paura, ansia o con sollievo? Una storia narrata con calma, finta rassicurazione e comprensione ma incalzante e fluida. Una storia che parte quasi come un percorso terapeutico di riscoperta e di accettazione ma che si trasforma in qualcosa di disturbante. Troviamo una protagonista senza nome, pochi ed importanti personaggi, una relazione morbosa. Descrizioni funzionali. Oggetti che sono più che composizioni di materiali. Un racconto scorrevole e claustrofobico che lascia sconvolti, inquieti e desiderosi di rileggerlo per svelare ancora i misteri. Si fonda, infatti, tutto sul mistero: non sappiamo l’anno, il luogo, la vita dei personaggi che entrano e scompaiono. Tutto ruota sull’inspiegato, sulla libertà di interpretazione, come ad esempio il legame tra ricordo, memoria ed ossessione. La trama fa da sfondo, le emozioni, le vostre emozioni, governeranno questa lettura!

Il gatto venuto dal cielo di Hiraide Takashi

“Quella casa attraversata da gradevoli correnti d’aria rasserenava i nostri animi come una camera ottica che proietti solo l’indispensabile.”

Il gatto venuto dal cielo di Hiraide Takashi è un romanzo di 132 pagine, nato come articoli/romanzo a puntate. È tra un racconto-resoconto, quasi una telecronaca, e un flusso di coscienza della vita del narratore, della moglie e anche di una gattina. Perfetto per le e gli amanti degli animali a quattro zampe sfuggenti e miagolanti. Questo diario ci presenta una coppia che vive i suoi incontri in un quartiere di periferia: le circostanze temporali sono molto precise, vanno dal 1987 al 1989, e rievocano un tempo vissuto e rielaborato con nostalgia e malinconia. Precise sono anche le indicazioni geografiche, dal macro al micro, con le strade, la stazione, gli alberi e le foglie e i suoi punti di riferimento, che sono descritti con uno stile molto realistico e particolareggiato, con un tocco di poesia da cui emergono come dei fermi immagine la fotografia della luna di notte o di una libellula in volo. Suggestive ed immaginifiche sono, infatti, le descrizioni della natura che fanno vivere a chi legge il trascorrere del tempo, delle stagioni e degli anni. I tempi verbali sono al passato, in quanto la voce narrante rievoca qualcosa che è successo, inserendo delle affermazioni e riflessioni sempre valide, presenti con richiami sorprendenti alla letteratura occidentale e in particolare anche a quella italiana. Il filo conduttore della storia è la comparsa quasi aliena di una gatta, che diventa una frequentatrice abituale fino a far parte della famiglia. L’incontro è qualcosa dettato dalla fortuna, intesa come virtù, qualcosa che con il tempo arricchisce e dona. Anche la casa, in cui sembra a chi legge di trovarsi ad esplorarne le stanze, diviene un’essenza viva, non solo elemento architettonico, ma un’entità che accoglie e aiuta nei momenti di crisi. Le relazioni con Ia gatta e la casa superano i confini della proprietà, senza rispettare i limiti: per l’autore lo stesso significato è anche attribuibile alla scrittura nel momento in cui essa viene condivisa e diventa qualcosa di vivo, che insegna e si insinua. Si può ritrovare, così, una ricerca di senso della vita nel ripetersi nei movimenti di ogni giorno che generano un flusso, connesso da qualche parte con un grande fiume. Esso contiene svariati temi, che potrebbero risultare sconnessi tra di loro ma fanno parte della vita di ogni essere umano: il legame, l’affetto, come affrontare una perdita e ripartire da essa, costruire qualcosa di nuovo, con quel tocco di realismo magico tipico della letteratura giapponese. Alla fine il diario ritorna in un’atmosfera sospesa, che potrebbe far pensare ad una chiusura fiabesca alla “c’era una volta”, che si può ritrovare grazie alle descrizioni accurate della strada e della casa, ma queste non saranno mai quelle ricordate. Il quartiere, le foglie e le persone non ci sono più, tutto scorre e cambia.

Venivamo tutte per mare di Julie Otsuka

“Sii umile. Sii gentile. Mostrati desiderosa di accontentarli. Di’ solo <Sissignore> o <Nossignore>, e fai quello che ti ordinano. Meglio ancora, non dire niente del tutto. Adesso appartieni al mondo invisibile.”

Venivamo tutte per mare
di Julie Otsuka è un libro denuncia di 140 pagine, il libro più crudo di questa selezione. Narra, come ci riporta nei ringraziamenti la scrittrice, ritagli di vita delle biografie delle e degli immigrati giapponesi che arrivarono in America agli inizi del Novecento. In generale tratta della condizione migrante e in particolare della condizione delle donne, attuale ancora oggi: nel susseguirsi dei capitoli non è specificata una data perché potrebbe rappresentare qualunque epoca e luogo, come denota la scelta della scrittrice di usare la prima persona plurale, la potenza del “noi”. Non c’è una voce narrante, c’è un coro, un gruppo d’appartenenza che interpella un “voi” spesso cieco ed ipocrita. Nonostante la persona atipica, la struttura delle frasi è breve, semplice e scorrevole ma allo stesso tempo incisiva e diretta. Ho vissuto queste storie e questa narrazione in prima persona plurale al punto da diventare voce e testimone, come succede quando si ascolta uno spaccato di storia spesso nascosto. Tante esperienze e vicende diverse ma unificate dalle sensazioni ed emozioni provate e condivise. Così si presenta un gruppo di ragazze giapponesi, che attraversa l’Oceano Pacifico per arrivare nella costa ovest degli Stati Uniti, esattamente in California. Queste giovani, ricche e povere provengono da diverse zone e realtà del Giappone, dalla città alla campagna. Lasciano la loro casa, proprio per volere delle famiglie con l’illusione di trovare un marito. Iniziano un lungo viaggio tra le onde dell’Oceano, mosso e tranquillo, che culla sogni ed incubi. Una nave che trasporta giovani donne e dondola speranze di un buon matrimonio, una vita migliore e paure di un nuovo mondo. Nonostante le differenze di classe, provenienza, origine, sono accomunate dalla melanconia e dalla felicità di allontanarsi dal disagio. Con loro bauli grandi e piccini, pieni di ricordi e pezzi di cuore ed anima, kimoni, specchietti e porta fortuna. Con il viaggio ognuna deve fare delle scelte e scontrarsi con le bugie, i dolori e una realtà molto più dura e difficile da accettare fatta di soprusi, crimini ed ingiustizie.

“La lingua era dieci volte più difficile della nostra e le usanze erano imperscrutabili. I libri si leggevano dalla fine al principio e la gente si insaponava dentro la vasca […] Il contrario di bianco non era rosso, ma nero. Che ne sarà di noi, ci chiedevamo, in una terra così estranea?”

Le domande implicano risposte sottointese. Lo sguardo dei “bianchi” nei confronti di queste persone venute dal mare è un occhio dall’alto al basso, discriminante, giudicante, escludente. Molto difficile il confronto e l’integrazione. L’unica soluzione è imparare ad estraniarsi, a diventare invisibili. Anche i figli e le figlie sono discriminati e le donne vedono il ripetersi nei loro confronti di comportamenti ed azioni che le hanno tenute lontane dalla società. Le madri vedono questa nuova generazione diversa, che vive sospesa nel mezzo di due culture, che pratica l’arte dell’acrobata, in bilico tra due culture che non la accetta mai del tutto. I figli e le figlie costruiscono una terza cultura, lontana dai miti, dalle tradizioni, dalle parole, dal modo di camminare e dal cibo della colazione. Le madri invidiano la facilità di far propria una lingua che per loro rimarrà per sempre sconosciuta, innescando nuovo dolore e nuovi shock culturali. E poi un giorno diventano il nemico, le e i traditori di un paese che non conoscono e da cui sono stati sfruttati. Ai vecchi pregiudizi e agli atti di razzismo si aggiunge l’odio e la paura, gli arresti e le deportazioni (argomento trattato ed approfondito dalla scrittrice in Quando l’Imperatore era un dio, un altro perfetto titolo da attesa). Una nuova vita di ansia e privazioni dettate dalle leggi, solo per essere nate e nati in un paese diverso e colpevoli di venire dal mare. Julie Otsuka sposta il faro su un altro “noi” e pone domande e costringe alla riflessione. Dà voce e ridà dignità a donne, uomini, bambine e bambini: storie e voci che non saranno più scomparse tra i flutti del mare e tra la polvere del deserto, non più figure evanescenti, ma reali con nomi e cognomi, non più fantasmi ma esseri umani.

Ed eccoci qui alla fine del nostro viaggio tra storie quotidiane, misteriose e di denuncia; dolci, ansiogene e profonde; inventate e storiche; lontane e vicine. Storie che diventano compagne di vita.

Non mi resta che augurarvi buon viaggio e buone letture,



Elena

Foto: @tsundoku_bookstyle

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