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lunedì 24 gennaio 2022

In viaggio verso Seoul con la trilogia She's my, di Angela Contini (a cura di Elena)

Buongiorno, lettor*!
Oggi la nostra Elena ci porta a Seoul, in Corea del Sud, per parlarci della trilogia di Angela Contini, di cui oggi esce il terzo volume, "She's my crazy girl". La sua recensione è generica e comprende tutti i volumi della serie, non ci sono spoiler, perciò godetevela tranquillamente. Vi lascio alle sue parole e faccio un grosso in bocca al lupo ad Angela per il Release di oggi. Non perdete questa serie!
**I dati della scheda che segue riguardano l'uscita di oggi, She's my crazy girl**

(She's my drama - She's my song)
She's my crazy girl
di Angela Contini

Prezzo: 2,99 € (eBook) 14,99 (cop. flessibile) 
Genere: contemporary romance
Editore: self-publishing
Data di pubblicazione: 24 gennaio 2022

Un’incresciosa situazione ha messo a dura prova l’esistenza di Hyesun negli ultimi tempi, per questo lascia New York e si rifugia in Corea, a Seoul, dove suo padre, presidente di un’agenzia di entertainment, le offre la possibilità di diventare il manager dei Cosmo, il più famoso gruppo Kpop nel panorama musicale mondiale. L’incontro, o per meglio dire lo scontro con Kenji, uno dei membri della band, rende la loro collaborazione un susseguirsi di conflitti di varia natura. Kenji è un tipo che non lascia correre e si diverte a stuzzicare la giovane manager nei modi più disparati, ma la convivenza con Hyesun suscita in lui il desiderio di essere amato per l'uomo che è, non solo per l'immagine che dà di se stesso. Lei, sebbene restia, non può fare a meno di sentirsi attratta dall’imprevedibile Kenji e a un certo punto nessuno dei due sarà capace di tirarsi indietro davanti all’impeto dei sentimenti che li travolge, almeno finché non viene svelato uno scomodo segreto che riguarda proprio l’idol. Una verità che costringe Kenji ad affrontare la gogna mediatica, giornaliste livorose, e la vendetta dei suoi stessi famigliari. Kenji non percorrerà questa nuova strada da solo. Hyesun rimarrà nell’occhio del ciclone con lui, ma quanto sarà disposta ad avvicinarsi all’idol? Quanto gli concederà di se stessa? Quanto sarà pronta a sacrificare? Quello che costruiranno nel frattempo resisterà alla tempesta in cui entrambi finiranno? Li terrà uniti o li separerà per sempre? Forse, ciò che li unisce, va oltre quello che loro stessi credevano di poter provare l’uno per l’altra.

Oggi partiamo da una domanda molto semplice: cosa vi appassiona? C’è qualcosa che vi aiuta ad evadere dalla routine quotidiana, che non vedete l’ora di abbracciare appena tornat* a casa? Una domanda che, ultimamente, mi fa scaturire sorrisi, gridolini e saltelli. Una domanda che coinvolge le vostre passioni, che richiamano quelle abitudini o quelle ricerche che vi travolgono, che da semplici curiosità spesso diventano ossessioni. Che siano semplici gesti, come tuffarsi in un libro, prendere un album da disegno, impugnare una penna o premere il pulsante play, sono quelle ossessioni positive, solitarie o tutte da condividere agli orari del giorno e della notte più assurdi, che riscaldano il cuore e fanno stare bene. Quelle passioni che ci portano ad allacciare le scarpe per esplorare nuovi mondi, mettere le cuffie alle orecchie e perdersi in nuovi paesaggi, ritmi e lingue. La mia nuova ossessione mi ha trascinata in una cultura, in una società fatta di linguaggi e note musicali contemporaneamente vicine e lontane dalla nostra. E questa mia nuova ossessione, fatta di kpop e kdrama (e tanto, tanto altro), la condivido con le protagoniste dei libri di cui vorrei raccontarvi oggi, proprio in occasione dell’uscita del terzo volume della serie. Quindi eccomi qui a condividere le storie scaturite dall’inchiostro della penna della scrittrice italiana Angela Contini: la trilogia ambientata in Corea del Sud, composta da tre romanzi, She’s my drama, She’s my song e She’s my crazy girl e da future attesissime novelle.

“È strano, terribilmente strano ed eccitante. Sono io la straniera qui, con il mio taglio di occhi straniero, la mia lingua straniera, il mio accento straniero.”

Una trilogia, che cattura dalla prima all’ultima parola, grazie ad uno stile semplice e frizzante, caratterizzato da dialoghi che strappano più di un sorriso o che fanno riflette. Una trilogia che, come in una perfetta sinfonia, armonizza due culture diverse ma similari tra loro, che si attraggono e si incuriosiscono, quella occidentale e quella orientale. Una trilogia che ci fa volare da Napoli a Seoul, dall’Italia alla Corea, dagli Stati Uniti per ritornare in Corea, per vivere storie d’amore per tutti i gusti. Storie divertenti e travagliate, ironiche e sofferte, ma soprattutto storie che regalano diversi giri sulle montagne russe delle emozioni: risate, commozione ed empatia. Non sono solo romanzi che narrano semplici storie d’amore ambientate ai nostri giorni, ma che raccontano anche la Storia e le tradizioni, un’industria del cinema e della musica e una società che spesso vengono idealizzate come le fiabe o le mode, ma che nascondono lati oscuri, questioni e tematiche sociali che distruggono e fanno soffrire. La scrittrice descrive di una cultura e di una società spesso stereotipata, mostrandola nella sua verità, senza illusioni o perfezionismi. Sacrifici, paure, responsabilità, obblighi, normalità, libertà di scelta. Diritti mancati e costrizioni. Qua e là lancia messaggi sociali molto chiari e denuncia le brutture, esponendo i fatti con chiarezza e facendo riflettere sulle azioni compiute. La scrittrice, tra siparietti e fraintendimenti, dà spazio e demolisce tutti i pregiudizi e i cliché, regalando avventure, emozioni e personaggi verosimili, se non veri. E sono proprio Cassie, Joon-Jae, Min-Ji, Raeon, Marika, Yeol, Hyesun e Kenji a rendere le storie vere, perché sono personaggi reali, di cui impariamo a conoscere tutti i colori e le sfumature dei loro mondi interiori, empatizzando ed identificandoci.

“… è difficile per qualcuno che cresce con una visione piuttosto stereotipata di questo Paese e dei suoi abitanti venire a patti con la realtà. Questo Paese non è peggiore o migliore di tanti altri, e quelli che lo abitano hanno gli stessi pregi e gli stessi difetti di chiunque. Forse abbiamo solo una diversa cultura e un modo di approcciarsi differente ma i pensieri sono gli stessi. Cerca di liberarti degli stereotipi e ci apprezzerai per quello che siamo: persone.”

Sono donne e uomini con origini, caratteri e storie diverse, ma che si ritrovano ancorati alla quotidianità e alla routine, accumunati da un infelicità compresa o nascosta, che indossano maschere e confusione, che si trovano davanti ad un bivio che non potranno più fingere di non vedere. Si accontenteranno del percorso che altr* hanno disegnato per loro o che pensano di aver scelto razionalmente? Riusciranno a trovare quel qualcosa che li sorprenderà? Ma prima di tutto riusciranno a sorprendere se stessi? Con curiosità, forza, lealtà e con coraggio, ognun* con il carattere che l* contraddistingue e con i propri tempi, combatteranno insicurezze ed incertezze, dubbi e orgoglio, il passato e i falsi desideri imposti. Riusciranno a liberarsi di tutte quelle catene, che siano derivate dallo status, dalla fama, dalla paura, dalla famiglia, per scoprire chi sono davvero.

“Ho speso ventisette anni della mia vita ad apparire per compiacere mia madre, ma finalmente posso scegliere di essere.”

Ed è così che le e i protagonisti di queste storie saltano nei loro drama e drammi personali! Questa costellazione di personaggi è composta da voci diverse: una schietta, l’altra semplice, un’altra ancora poetica, romantica, impulsiva, profonda, timida. Ma soprattutto sono unite da amicizia, fiducia, rispetto e lealtà. Queste voci così umane, diverse ma simili, trovano la giusta collocazione nella trama, come le note di una canzone su uno spartito. Voci distinguibili e che insieme formano una melodia di cui ci si innamora, che si vuole ascoltare, scoprire ed accompagnare (spesso anche con qualche scappellotto!).

“Vorrei che fosse tutto così semplice come per quel fiume. Lui sa dove deve scorrere, non cambia il suo corso, non è come lo stupido cuore delle persone che se ne va un po' dove pare a lui.”

Il pratico viaggio verso la Corea, fatto di valigie e biglietti, diventa metaforico, “l’anticamera” di una nuova vita: non solo una meta, ma un percorso che sarà anche iniziato a causa di strani casi, episodi, frazioni di secondo, ma che stravolgono e rendono più interessanti le storie. Un’anticamera che permetterà di raggiungere obiettivi e sogni, ma soprattutto che insegnerà a vivere le emozioni all’interno di un percorso fatto di alti e bassi, come le vite di ogni uomo e donna. Il desiderio di normalità e tranquillità, di equilibrio e condivisione, troverà la giusta strada grazie all’incontro di più cuori che non aspettano altro di battere all’unisono.

“La musica. Ogni situazione particolare della vita si meriterebbe la musica giusta. La colonna sonora che l’accompagna le azioni, le parole, gli sguardi.”

E proprio come nella tradizione dei drama, la trilogia ha una colonna sonora, che non fa semplicemente da contorno o da sfondo, ma è una vera e propria protagonista: ogni capitolo è caratterizzato dal titolo di una canzone che con le note, i ritmi, le parole sono poesie, dichiarazioni, inni, che arricchiscono ed accompagnano le avventure, i pensieri e le azioni delle e dei personaggi e di chi legge, facendoci addentrare sempre di più in questo pazzo affascinante mondo.

In conclusione non posso che consigliare questi romanzi, sia a coloro che amano i romance contemporanei, sia a coloro che amano la cultura orientale, sia a coloro, che come me, l’hanno scoperta da poco e che vorrebbero una sorta di guida e mini enciclopedia (grazie anche alle utilissime note e alle traduzione dei termini di uso comune, ai consigli sui drama e le canzoni!) ad un mondo e ad una cultura che non vedono l’ora di gustare sempre di più.

Non posso che ringraziare la scrittrice per averci regato la possibilità di viaggiare in Corea in compagnia di Cassie, Joon-Jae, Min-Ji, Marika, Hyesun e i dei Cosmo, e di avermi dato l’opportunità di leggere in anteprima l’attesissimo terzo volume!

Non mi resta che augurarvi buone letture e buon ascolto,


Elena


Fonte immagini: Pinterest

domenica 23 gennaio 2022

Recensione: "The Witcher. Il guardiano degli innocenti" di Andrzej Sapkowki

Buongiorno, lettor*!
Oggi vi parlo di “The Witcher. Il guardiano degli innocenti”, di Andrzej Sapkowski, un libro che volevo leggere da un po’ di tempo e che mi ha piacevolmente intrattenuta. Questo è stato uno dei rari casi in cui ho guardato prima la serie tv e poi mi sono approcciata al libro, perché solitamente preferisco fare il contrario. Ad ogni modo, ho molto apprezzato entrambi, la figura di Geralt di Rivia la trovo di grande fascino e non vedo l’ora di leggere i prossimi romanzi su di lui e proseguire con la serie tv. Fatemi sapere se conoscete i romanzi di Sapkowki e quale preferite ;) A presto!

The Witcher. Il guardiano degli innocenti
di Andrzej Sapkowski

Prezzo: 3,99 € (eBook) 14,90 € (cop. flessibile)
Pagine: 372
Genere: dark fantasy, fantasy
Editore: Nord
Data di pubblicazione: 24 ottobre 2019

Geralt è uno 'strigo', un individuo più forte e resistente di qualsiasi essere umano, che si guadagna da vivere uccidendo quelle creature che sgomentano anche i più audaci: demoni, orchi, elfi malvagi... Strappato alla sua famiglia quand'era soltanto un bambino, Geralt è stato sottoposto a un durissimo addestramento, durante il quale gli sono state somministrate erbe e pozioni che lo hanno mutato profondamente. Non esiste guerriero capace di batterlo e le stesse persone che lo assoldano hanno paura di lui. Lo considerano un male necessario, un mercenario da pagare per i suoi servigi e di cui sbarazzarsi il più in fretta possibile. Anche Geralt, però, ha imparato a non fidarsi degli uomini: molti di loro nascondono decisioni spietate sotto la menzogna del bene comune o diffondono ignobili superstizioni per giustificare i loro misfatti. Spesso si rivelano peggiori dei mostri ai quali lui dà la caccia. Proprio come i cavalieri che adesso sono sulle sue tracce: hanno scoperto che Geralt è gravemente ferito e non vogliono perdere l'occasione di eliminarlo una volta per tutte. Per questo lui ha chiesto asilo a Nenneke, sacerdotessa del tempio della dea Melitele e guaritrice eccezionale, nonché l'unica persona che può aiutarlo a ritrovare Yennefer, la bellissima e misteriosa maga che gli ha rubato il cuore...

Il guardiano degli innocenti è l’ultimo libro che ho letto nel 2021, grazie anche alla compagnia della mia fantastica amica di letture Francesca de La biblioteca di Zosma. Era da un po’ di tempo che stazionava in libreria e, finalmente, mi sono decisa a iniziarlo e, che dire? Avrei voluto farlo prima! Il guardiano degli innocenti, come già saprete, è una raccolta di racconti, non un romanzo vero e proprio, con capo e coda, ma una serie di avventure, narrate dal protagonista, che si trova ferito presso il tempio di un’amica sacerdotessa e rievoca alcune delle vicende del suo passato. Allo stesso tempo, però, vediamo svilupparsi questi intermezzi al presente e, dunque le due linee temporali si alternano. Potrebbe creare un po’ di confusione, in un primo momento, ma io confesso di non averne avuta alcuna, anzi, ho trovato più confusionaria la serie tv che il libro. La prima edizione del romanzo uscì nel 1993 in Polonia, qui in Italia arrivò soltanto nel 2010, tradotto direttamente dalla lingua madre così come l’autore ha sempre preteso, senza l’intermediazione di altre lingue, per non perdere particolarità del suo stile. Parlando proprio del suo stile, devo dire che mi ha sorpreso. Mi aspettavo fosse più complesso e articolato, invece l’ho trovato gradevolmente scorrevole e per nulla complicato. Questo ha reso la mia lettura più fluente, sebbene l’abbia anche alternata all’ascolto dell’audiolibro. In generale, tutti i racconti mi sono piaciuti. Un elemento che ho apprezzato molto e che ho notato accomuna gran parte dei racconti di questo primo volume è l’elemento fiabesco. Troviamo infatti personaggi che richiamano quelli di fiabe molto conosciute, tipiche della cultura popolare, ma rivisitati in chiave decisamente più dark. Una Biancaneve costretta a uccidere per non essere uccisa, una Bella Addormentata con sembianze mostruose che uccide chiunque le si avvicini, La Bella e La Bestia in un’inversione di ruoli, con una Bella decisamente più paurosa della Bestia. E poi creature di ogni genere: elfi, troll, jinn, bruxe, kikimore e molti altri che si rifanno al folklore europeo e non solo. Non mancano maghe e stregoni, incantesimi di ogni tipo, tutto a creare un mondo davvero variopinto e interessante.
 L’ambientazione è medievaleggiante, anche se vi è una scarsità di descrizioni sul worldbuilding, su tutto ciò che rappresenta la cornice del libro. Probabilmente perché questo è soltanto il primo della saga e per di più si tratta di racconti, però ammetto che non mi sarebbe dispiaciuto un contesto più approfondito e presente. Mi auguro di trovarlo nei prossimi volumi. Per quanto riguarda i personaggi, molti sono soltanto di passaggio, qualcuno lo ritroviamo più volte, però nessuno sembra avere abbastanza spessore, non quanto Geralt, ecco. Giusto qualcuno come Yennefer, la regina Calanthe o il menestrello Ranuncolo si distinguono e restano impressi, ma la maggior parte funge più che altro da comparsa, considerando il poco spazio che gli è stato concesso. Il pov è concentrato su Geralt e ne esploriamo le sue vicende, impariamo a conoscerlo, poco a poco, a capire chi è e perché si comporta in un certo modo, sebbene il suo passato resti un mistero. Come è diventato uno Strigo? Chi era la sua famiglia? Perché si ha l’impressione che qualcosa del suo passato lo tormenti? In cosa consiste quel poco di magia che esercita attraverso i Segni? Abbiamo qualche indicazione sommaria, ma non dubito che questo aspetto verrà ripreso più avanti. Ad ogni modo, come vi dicevo nell’introduzione, Geralt di Rivia mi ha davvero affascinata. È un personaggio che definirei grigio, non un buono, sicuramente, ma nemmeno cattivo. È stato addestrato a uccidere i mostri ed è quello che sa fare meglio, è uno dei migliori in questo. Dicono che non abbia sentimenti, ma delle emozioni talvolta le vediamo trapelare. Non si fa scrupoli a uccidere mostri feroci, ma ha delle remore a uccidere quelli che per lui non sono offensivi, questo lo rende un personaggio con una coscienza e non un semplice sterminatore di mostri senz'anima. Ecco perché, alla fine, ci si affeziona anche un po’ a lui. È meticoloso, molto furbo e intelligente, sa quando dar retta alla voce della ragione, sebbene talvolta sia più complicato del previsto.
  Spesso si ritrova vittima di pregiudizi per via del suo aspetto, della sua natura non del tutto umana e questo lo avvicina ancora di più al lettore, che si immedesima nella sua solitudine e nella diversità che sfoggia con placida disinvoltura. La completa focalizzazione su di lui può essere un vantaggio ma anche uno svantaggio; per chi è abituato a fantasy di più ampio respiro, il primo libro dedicato allo Strigo potrebbe risultare noioso. Per me non lo è stato, non l’ho trovato monotematico, mi ha fatta divertire e trascorrere delle ore piacevoli, ma non posso negare che dei difetti siano evidenti. È comunque una saga che ha visto la luce quasi trent’anni fa e, sebbene i suoi anni non pesino così tanto, in alcuni dettagli si fanno sentire. In definitiva, posso dire che il primo volume della saga The Witcher mi ha appassionata a dovere, mi ha talvolta sorpresa, anche incantata, senza ombra di dubbio. Geralt si è rivelato un protagonista interessante e che merita di essere scoperto ancora di più. Spero i prossimi volumi facciano emergere altri lati della sua personalità, ma facciano più luce su quello che è il mondo in cui si muove, approfondendo anche altri personaggi che sicuramente meritano più spazio (non vedo l’ora di leggere di più di Yennefer, per esempio). Un volume introduttivo, antologico, con piacevoli e oscuri richiami alle fiabe e al folklore popolare, non indimenticabile ma nemmeno deludente. Alcuni passaggi sono molto belli e degni di nota, così come la preminenza della tematica sulla diversità, incarnata non solo dal protagonista ma anche da alcuni personaggi da lui incontrati nei suoi viaggi. Il guardiano degli innocenti ha i suoi punti forza, ha anche i suoi difetti, ma uno stile scorrevole, qualche nota ironica a stemperare, di tanto in tanto, i tratti più cupi e una serie di vicende molto coinvolgenti riescono a far guadagnare punti al libro e all’autore e a lasciare con la voglia di proseguire la serie.
A presto!
xoxo

Fonte immagini: Pinterest

venerdì 21 gennaio 2022

Milk, Cookies&Books: libri a merenda - "Il colore della magia" di Terry Pratchett

Buon pomeriggio! ^^
Oggi sono qui a parlarvi di un romanzo fantasy per ragazzi che ha qualche annetto, ma che è stato ristampato da Salani nel 2016 e che trovate disponibile nell’edizione che vi mostro sotto. L’autore è Terry Pratchett, uno dei più brillanti autori inglesi mai esistiti. Conoscevo Pratchett solo per la collaborazione con Neil Gaiman per Buona apocalisse a tutti! ma non avevo mai letto nulla di solo suo. Ho avuto il piacere di farlo grazie alla mia amica Francesca de La biblioteca di Zosma, che ha creato un gruppo ristretto di lettura dedicato proprio a Pratchett. E così ho scoperto quanto meraviglioso possa essere Mondo Disco, quanto infinita sia la fantasia di Pratchett, quanto ci si possa divertire con un suo romanzo tra le mani. Vi lascio alla recensione e vi aspetto nei commenti, fatemi sapere se conoscete Terry Pratchett e cosa avete letto di suo ;)

Il colore della magia
di Terry Pratchett

Prezzo: 6,99 € (eBook) 14,90 € (cop. rigida)
Pagine: 176
Genere: fantasy umoristico, ragazzi
Editore: Salani
Data di pubblicazione: 30 giugno 2016

In un mondo sorretto da quattro elefanti magici che poggiano sul guscio di una tartaruga gigante, comincia la più stramba, scatenata ed esplosiva delle avventure: il primo libro della saga di Mondo Disco, dove tutto ha inizio.

Il colore della magia
è il primo volume di Terry Pratchett dedicato a Mondo Disco, un universo fantastico creato da un autore dal talento inimmaginabile. Si parla davvero poco di Pratchett in Italia, molti dei suoi libri sono fuori catalogo, altri, purtroppo, inediti. Con non poca fatica, l’anno scorso ne ho recuperato alcuni e quest’anno mi ci dedicherò, soprattutto dopo aver scoperto quanto questo autore sia nelle mie corde e mi faccia divertire. Se c’è una cosa che si può dire sull’autore è che non si prende sul serio, il suo fantasy è spesso surreale e sopra le righe, ma allo stesso tempo innegabilmente geniale.

Mondo Disco è un mondo sorretto da quattro giganteschi elefanti, a loro volta sostenuti da A ‘Tuin, la Grande Tartaruga, che nuota lenta nel golfo interstellare. Personaggi di ogni tipo popolano questo mondo, qualunque possiate trovate di solito nei fantasy, solo che le loro caratteristiche sono alquanto fuori del comune. Abbiamo un mago da strapazzo che conosce un solo incantesimo e non lo usa, troll, elfi, driadi, mostri spaventosi, draghi semitrasparenti, eroi barbari, valige con i piedi e chi più ne ha più ne metta. Ad osservarli da lontano e a giocare con le loro vite - letteralmente! - vi sono gli dèi, Morte, Fato, Signora, Zefiro e diversi altri, che si sfidano a colpi di dadi e pedine su una scacchiera, creando per i loro eroi opportunità e imprevisti. La prima parte può sembrare alquanto confusionaria, lo ammetto, molte scene sembrano non avere senso, ma vi assicuro che un filo logico c’è e che, una volta preso confidenza con il Mondo Disco, i suoi personaggi e le loro stravaganze, vi affezionerete a ogni cosa e vi farete anche un bel po’ di risate. Non è un fantasy classico quello di Pratchett, è un fantasy umoristico che gioca tutto sul sarcasmo e l’ironia, uno che sembra quasi farsi beffa dei fantasy più seri ed invogliare piuttosto alla leggerezza e al divertimento

Ad impersonare uno dei protagonisti principali di questo curioso mondo è Scuotivento, l’improbabile mago di cui vi parlavo poco sopra, che si ritrova a star dietro ad uno strambo personaggio, giunto nella città di Ankh-Morpork per fare esperienze nuove ed eccitanti, esperienze che purtroppo, nella sua vita di assicuratore, ha solo potuto sognare. Duefiori, questo il nome del “turista” di Mondo Disco, è attratto da tutto ciò di cui ha solo sentito parlare, eroi, battaglie, creature fantastiche, magia, risse da pub; ecco perché si ritrova spesso e volentieri ad attirarsi dietro un sacco di guai, oltre a persone che vorrebbero ucciderlo e impossessarsi del Bagaglio che si porta dietro, ricco di monete d’oro puro. Peccato che quel baule è anche capace di mordere, se lo vuole, e di scappare, con tutte quelle gambette che si ritrova. Anche Scuotivento è inizialmente attirato dal baule, più per il tipo di materiale con cui è costruito, che per il denaro che contiene, poco gli importa invece dell’idiota del suo padrone. Eppure alla fine, tra un’avventura e l’altra insieme a Duefiori, tra qualche bevuta e qualche fuga, arriverà a trovarlo persino simpatico e non si tirerà indietro di fronte alle sfide del Destino o al compito affidatogli dal Patrizio della città che vuole faccia del suo meglio per proteggerlo. Compito arduo, considerando la sua innata capacità a cacciarsi sempre in situazioni pericolose, senza mai rendersi conto di quanto lo siano (anzi lui non fa che trovarle esaltanti e ogni momento è buono per tirar fuori la sua scatoletta che ferma le immagini - una macchina fotografica - e salvare tutto per quando tornerà nella sua città a raccontare cosa ha visto) e, nel frattempo, tentare di sfuggire a Morte, che lo insegue ovunque vada, con la sua fidata falce in spalla e l’aria di chi ha tutto il tempo del mondo.

Questo romanzo è diviso in quattro grandi capitoli, ognuno dei quali ci fa vivere una diversa avventura dei nostri simpatici eroi, presentandoci, allo stesso tempo, le caratteristiche generali del worldbuilding, tutto ciò che è il Mondo Disco e ciò che lo compone. Potreste in alcuni momenti sentirvi spaesati, un po’ persi in questo vasto universo creato da Pratchett, ma sono sicura che alla fine lo troverete assolutamente meraviglioso e intrigante. Non mancano inseguimenti, situazioni paradossali, voli su draghi e molte altre creature fantastiche, nessuna che però risponda ai canoni tipici del genere. Nulla è scontato in questo romanzo e non mancherà di sorprendervi in più modi. Terry Pratchett e il suo primo romanzo dedicato a Mondo Disco mi ha davvero colpito, mi auguro di trovare anche gli altri volumi così piacevoli e spero si parli dell’autore un po’ di più perché merita tantissimo. Ironia, grande fantasia e genialità sono solo alcuni dei suoi punti forza, capaci di rendere questo romanzo adatto a lettori di tutte le età. Ve lo consiglio assolutamente!
A presto!
xoxo
Fonte immagini: Pinterest

giovedì 20 gennaio 2022

Recensione: "Sing me forgotten" di Jessica S. Olson (a cura di Eleonora)

Buongiorno, caffeinomani! ^^
Oggi arriva una nuova recensione per voi. Si tratta di Sing me forgotten, di Jessica S. Olson, un retelling del Fantasma dell'Opera, letto dalla nostra Eleonora. Non conoscevo questo romanzo e sono felice che Eleonora alimenti la mia ossessione per Eric e Leroux con tutti questi retelling che va a scovare, perché anche lei, come me, adora Il Fantasma dell'Opera. Piace anche a voi? Amate i retelling? Conoscete Sing me forgotten? Vi lascio alla recensione e non dimenticate di commentare ;) A presto!

Sing me forgotten
di Jessica S. Olson

Prezzo: 23,54 € (cop. rigida)
Pagine: 336
Genere: fantasy, retelling
Editore: Inkyard Press
Data di pubblicazione: 9 marzo 2021
INEDITO IN ITALIA

Cast into a well at birth for being one of the magical few who can manipulate memories when people sing, she was saved by Cyril, the opera house’s owner. Since that day, he has given her sanctuary from the murderous world outside. All he asks in return is that she use her power to keep ticket sales high—and that she stay out of sight. For if anyone discovers she survived, Isda and Cyril would pay with their lives. But Isda breaks Cyril’s cardinal rule when she meets Emeric Rodin, a charming boy who throws her quiet, solitary life out of balance. His voice is unlike any she’s ever heard, but the real shock comes when she finds in his memories hints of a way to finally break free of her gilded prison. Haunted by this possibility, Isda spends more and more time with Emeric, searching for answers in his music and his past. But the price of freedom is steeper than Isda could ever know. For even as she struggles with her growing feelings for Emeric, she learns that in order to take charge of her own destiny, she must become the monster the world tried to drown in the first place.

Per la serie “non mi è ancora passata la fissa per Il Fantasma dell’Opera”, ecco qui la recensione di un altro retelling del romanzo di Leroux. Questa volta però a differenza di Roseblood e Phantom Heart l’autrice ha deciso di stravolgere completamente i ruoli dei personaggi: il “fantasma” è una ragazza orfana dalla nascita e pseudo-adottata dal proprietario del Teatro dell’Opera, di nome Isda, mentre la controparte di Christine è Emeric Rodin, un giovane lavapavimenti, inizialmente, con una missione nascosta, oltre al sogno di diventare un cantante d’opera lirica. Mi ha convinta come rivisitazione? Non del tutto. Mi è piaciuto? Non del tutto. Per capire qualcosa di più però è meglio partire dalla trama. Isda è una ragazza che da sempre vive e alberga tra stanze del teatro dell’opera di cui il suo tutore/padre adottivo è proprietario; non vista e non conosciuta da nessuno fin da appena nata, è immersa tra arie liriche e balletti senza però poter far parte di quel mondo e, una volta cresciuta, aiuta il suo mentore a portare la fama del teatro alle stelle modificando i ricordi che hanno gli spettatori delle esibizioni, in modo tale che dimentichino eventuali errori o imprecisioni nelle performance a cui hanno assistito. Da questa capacità di Isda sorge il sospetto che proprio normale non sia, infatti lei è una Gravoir, un “essere” in grado di manipolare le menti delle persone comuni, con un potenziale magico enorme, persino più pericoloso di quello dei fendoirs. Chi sono i fendoirs? Sono i cugini magici dei gravoirs, con come uniche differenze la minor potenza e pericolosità dei poteri, l’aspetto fisico, e la possibilità di vivere; già, perché nel mondo e nella città di Isda, i gravoirs, per i loro poteri e per il passato sanguinoso che ha visto tre di loro protagoniste, devono essere uccisi alla nascita. Fendoirs e Gravoirs infatti si nasce e non si diventa, e Isda ha avuto la sfortuna di nascere dalla parte sbagliata della barricata.

Tornando a noi, nello svolgere il proprio compito, la nostra protagonista accede ai ricordi delle persone, che nella sua testa scorrono come una sorta di film in bianco e nero, fino a quando non si imbatte in quelli di Emeric, che le paiono come un fiume in piena di vividi e vibranti colori e sensazioni, a confronto con i quali tutti gli altri sbiadiscono fino a diventare quasi rumori di fondo. Emeric si rivela pieno di sorprese e misteri e per saziare la sua curiosità Isda decide di scavare più a fondo spacciandosi per maestra di musica e addestrando il ragazzo nel canto lirico. Mentre gli fa da insegnante, la ragazza viene a conoscenza di nuovi aspetti riguardanti se stessa, la sua natura e quella delle persone che la circondano, non sempre positivi, ma che le permettono di capire che la situazione al di fuori della sua stanza nelle catacombe della città si fa sempre più vorticosa e che, per lei, assume tinte fosche e inquietanti, fino a quando tutto non sfocia nel caos e nella violenza.

Cosa non mi ha convinto in questo romanzo? Innanzitutto l’inizio e in generale la prima metà del romanzo mi sono sembrati abbastanza lenti rispetto alla seconda parte dove tutti i cataclismi, le scoperte e le rivelazioni si succedono ad una velocità da capogiro; avrei preferito inoltre una maggior attenzione e cura dei dettagli, non tanto a livello descrittivo, ma più riguardo ad un approfondimento delle figure dei gravoirs, dei fendoirs e dei loro poteri, capisco la scelta di far brancolare nel buio la protagonista ma la questione magica è abbastanza complessa e durante e a fine lettura mi è sembrato che mancasse quel pezzetto in più per capire fino in fondo cosa era successo e perché si era arrivati a quel punto. La personalità di Isda è parecchio intrigante e piena di dualismo tra bene e male, tra voglia di vivere apertamente e il risentimento, di essere utile a chi le sta vicino e la “sete di vendetta” per quello a cui è costretta a rinunciare solo per rimanere in vita e per la sorte toccata a migliaia di bambini innocenti nati gravoirs; però non mi ha fatto ripensare alla figura del Fantasma dell’Opera originale, così come un po’ tutta la storia infatti l’ho sentita abbastanza lontana dall’opera principale, più come se l’autrice avesse solo preso ispirazione da Leroux piuttosto che aver fatto un retelling del racconto, mi è mancata quell’allure che caratterizza il romanzo originale nonostante il contesto dell’opera ci sia, così come quello della musica, che svolge un ruolo fondamentale in entrambi i romanzi.

Penso che parte della mia “delusione” derivi proprio da questa connessione che ho percepito molto lasca tra i due libri, se avessi considerato dall’inizio questo romanzo come totalmente “innovativo” e non legato all’originale penso che il mio parere a riguardo sarebbe un po’ diverso.

Almeno possiamo rifarci gli occhi con la copertina e con l’impaginazione interna che, ammettiamolo pure, sono decisamente d’effetto.

Vi lascio con una domanda: anche se Isda girovaga abitualmente per i corridoi bui del teatro come un fantasma, se nessuno sa della sua esistenza, nessuno la sospetta e non ci sono dicerie che possano essere a lei collegate, si può dire che lei sia il Fantasma dell’Opera e definirla tale oppure no?
Eleonora


Photo credit: @eleonoranicoletto

mercoledì 19 gennaio 2022

Recensione in anteprima: “She's my crazy girl" di Angela Contini

 
Ben ritornati, carissimi Coffeeaholics adorati!
Come state in queste giornate invernali? Io cerco di barcamenarmi tra più cose e soprattutto di dare spazio alle letture che più mi piacciono. Non a caso ritorno su questi schermi per parlarvi del terzo volume della serie ambientata in Corea, nata dalla penna di Angela Contini, ovvero She's my crazy girl. Quest'ultimo romanzo, diverso totalmente dai due precedenti (She's my drama, She's my song), ha  dei toni più seri e affronta nuove questioni legate alla società in cui è ambientato. Come sempre, la Contini pur parlando di luoghi lontani dalla nostra Italia, rende queste storie aperte a tutti i lettori, che siano appassionati di cultura orientale o semplicemente desiderosi di leggere di vite non tanto diverse dalle nostre. 

She's my crazy girl
di Angela Contini

Prezzo: 2,99 € (eBook) 14,99 € (cop. flessibile)
Genere: contemporary romance
Editore: self-publishing
Data di pubblicazione: 24 gennaio 2022

Un’incresciosa situazione ha messo a dura prova l’esistenza di Hyesun negli ultimi tempi, per questo lascia New York e si rifugia in Corea, a Seoul, dove suo padre, presidente di un’agenzia di entertainment, le offre la possibilità di diventare il manager dei Cosmo, il più famoso gruppo Kpop nel panorama musicale mondiale. L’incontro, o per meglio dire lo scontro con Kenji, uno dei membri della band, rende la loro collaborazione un susseguirsi di conflitti di varia natura. Kenji è un tipo che non lascia correre e si diverte a stuzzicare la giovane manager nei modi più disparati, ma la convivenza con Hyesun suscita in lui il desiderio di essere amato per l'uomo che è, non solo per l'immagine che dà di se stesso. Lei, sebbene restia, non può fare a meno di sentirsi attratta dall’imprevedibile Kenji e a un certo punto nessuno dei due sarà capace di tirarsi indietro davanti all’impeto dei sentimenti che li travolge, almeno finché non viene svelato uno scomodo segreto che riguarda proprio l’idol. Una verità che costringe Kenji ad affrontare la gogna mediatica, giornaliste livorose, e la vendetta dei suoi stessi famigliari. Kenji non percorrerà questa nuova strada da solo. Hyesun rimarrà nell’occhio del ciclone con lui, ma quanto sarà disposta ad avvicinarsi all’idol? Quanto gli concederà di se stessa? Quanto sarà pronta a sacrificare? Quello che costruiranno nel frattempo resisterà alla tempesta in cui entrambi finiranno? Li terrà uniti o li separerà per sempre? Forse, ciò che li unisce, va oltre quello che loro stessi credevano di poter provare l’uno per l’altra.

Hyesun
è abituata a cavarsela da sola e a non dipendere da nessuno, visto che non ha molta fiducia negli esseri umani, e in generale nel mondo dell'entertainment in cui si trova. Una diffidenza che conferma quando la sua vita e il suo lavoro nel mondo manageriale musicale vengono scossi da un evento che definisce più una scocciatura che un imbarazzo, ma che le crea non pochi grattacapi e che la costringe a partire e a rifugiarsi a Seoul, da suo padre, presidente di una delle più famose agenzie locali. E proprio quest'ultimo le trova quello che pensa possa essere l'impiego perfetto per sua figlia: diventare la manager dei Cosmo, un gruppo kpop famoso, sempre al centro dell'attenzione mediatica e difficile da gestire. Infatti Hyesun capisce sin da subito che la sua vita verrà resa difficile dai tre componenti, e in particolar modo da Kenji, con cui si scontra ancora prima di presentarsi. Kim Hae-Jin, in arte Kenji, se per il pubblico è un tipo sorridente, dall'aria strafottente, nella realtà è ben altro e non sopporta di non avere l'ultima parola in qualsiasi questione, soprattutto se suddette questioni sono sollevate dal nuovo manager a cui rende la vita difficile un giorno sì e l'altro pure litigandoci ora per i compagni di band che ama come se fossero suoi fratelli, ora per le sue presunte amicizie con donne dello spettacolo. Il culmine lo raggiungono quando Hyesun a causa degli eventi particolari che gravitano intorno alla vita di Yeol, decide di forzare la convivenza al dormitorio trascinando in poco spazio vitale diverse personalità esplosive, tra cui Kenji. Nessuno si sognerebbe mai che questa cosa possa portare a dei risvolti positivi, e la stessa manager fatica a far sì che nessuno crei problemi, ma complice il tempo passato insieme, coscette di pollo galeotte, e la curiosità che Hyesun instilla in Kenji con il suo carattere deciso e fermo, il rapporto tra i due comincia a prendere una piega diversa. Così quella che era una relazione conflittuale legata al lavoro, si trasforma dapprima in reciproca fiducia; poi con il passare dei giorni, e dei loro animi desiderosi di riconoscersi e ritrovarsi, la fiducia diventa qualcosa in più, qualcosa che non può essere diverso dall'amarsi e proteggersi a vicenda. E sarà proprio la vita privata di Kenji, ingarbugliata, complicata, per niente semplice e costellata di scandali, a spingere Hyesun a voler rimanere accanto a lui, un uomo che sin da bambino ha stretto pugni e denti per superare un'esistenza fatta di poco affetto, colpe non sue e una famiglia apparentemente ricca, ma deleteria e asfissiante. Famiglia che non esita ad allearsi con dubbie personalità pur di trascinarlo nel baratro ancora una volta per rovinarlo. 

L'autrice con la sua firma letteraria, ovvero uno stile diretto e personaggi realistici che prescindono le righe e le parole divenendo concreti, ci riporta a Seoul, la città che non dorme mai. La metropoli della vita frenetica, della musica che conquista cuori in tutto il mondo e degli sceneggiati che diventano iconici. E proprio qui, in un posto in cui vivono tantissime anime, troviamo la storia di Hyesun, una ragazza come tante che pur essendo la figlia di un presidente d'azienda coreano, ha una vita fatta di alti e bassi come qualsiasi persona comune; e di Kenji, un artista coreano, un idol che ha una vita patinata di oro, ma che nasconde un profondo abisso di cocenti delusioni, e di eventi passati che lo hanno ferito e segnato più di quanto ammetta. She's my crazy girl è un romanzo dai toni più grigi e più introspettivi come anticipa la splendida copertina del romanzo, poiché si rifà alla storia dei protagonisti che partendo da un rapporto conflittuale e scettico, affronteranno diverse fasi di una relazione che sarà minata non dalle loro personalità, quanto piuttosto da eventi esterni che metteranno a dura prova un legame che ha più radici di quanto sembri. In questo terzo volume, Kenji sveste i panni dell'idol famoso, rivelando lati caratteriali tipici solo di Hae-Jin, non l'artista, non il volto da copertine di tabloid, bensì l'uomo dietro ogni cosa. L'uomo che mostrerà a Hyesun il suo essere malinconico, ma determinato a liberarsi del peso che gli angoscia la vita; il ragazzo che nonostante tutte le soddisfazioni ricevute e il successo che lo ha portato a calcare i migliori palcoscenici, ha sempre percepito un vuoto nella sua anima, dettato dal desiderio di essere apprezzato e amato non per lo scintillio della sua carriera, o forzatamente per legami familiari, quanto piuttosto per la sua vera natura.

Ed è così che farete la conoscenza di un protagonista che rimarrà fedele a se stesso, ai suoi pensieri, e ai suoi sentimenti, senza mai mettere in discussione il filo delle emozioni che lo lega a Hyesun. Quest'ultima invece, si presenta come una ragazza con un carattere pronto a esplodere in ogni frangente mettendo in riga chiunque si trovi sul suo cammino. Ha inizialmente una diffidenza di base che la spinge a creare barriere tra lei e le persone, venendo spesso fraintesa come distaccata e fredda. Al contrario, scoprirete che la nostra protagonista ha una determinazione spaventosa e un pizzico di pazzia che la spingerà a buttarsi a capofitto e senza paracadute al centro di un uragano mediatico, pur di restare ancorata al fianco dell'uomo che impara ad apprezzare. Ma Hyesun però, non è solo corazza e attacco, è molto di più. Quel più che si traduce in un animo gentile, sensibile e dolce. Non mancheranno le scene di profonda sorpresa, o personaggi nuovi che compariranno per la prima volta e che sicuramente attireranno l'attenzione del lettore, dominando cuori, intenti e scene. Personalmente ho amato leggere e rileggere questo romanzo perché la Contini ci porta nei retroscena delle vite luminose degli artisti spesso visti come meri personaggi pubblici e come burattini da tenere sotto i riflettori a proprio piacimento. In questo nuovo romanzo, l'autrice ci narra di una Corea non stereotipata e di come gli scandali distruggano la vita delle persone; di come idol o artisti vengano aggrediti violentemente e cancellati dalla cultura di massa; delle etichette che adottano la via più semplice del tipico "hiatus"(pausa senza durata precisa dalle carriere) per risolvere incresciose faccende ritenute oltraggiose per la sensibilità del pubblico; e di come le famiglie e il loro retaggio spesso influenzino l'opinione sociale verso un individuo

In conclusione, She's my crazy girl, è un romanzo straordinario in cui scene davvero profonde si alternano a scene di empatia, a dialoghi comici e a una bromance con i fiocchi. Perché vi consiglio questa storia? Semplice: sarete rapiti - senza scampo - da ogni singola scena, parola, o interazione tra i personaggi.
Voto: 5 tazzine di caffelatte notturno con biscotti.
Fonte immagini: Pinterest

martedì 18 gennaio 2022

Rubrica: Coffee&Ciak - Viaggio nel mondo di The Witcher 2

Ben tornati miei carissimi Coffeeaholics adorati!
Oggi mi dedico a Coffee&Ciak, per parlarvi di una delle serie tv più famose degli ultimi tempi di cui a dicembre è uscita la seconda stagione: The Witcher. Tratto dagli omonimi libri scritti da Andrzej Sapkowski, è uno sceneggiato che attira il pubblico di qualsiasi età, unendo generazioni diverse e opinioni sia positive che negative. Prodotta da Netflix, conta milioni di fan in tutto il mondo, rimanendo una delle serie tv più viste della piattaforma. 

The Witcher. Seconda Stagione

A dicembre 2021, è stata rilasciata la seconda stagione di The Witcher, esattamente a distanza di due anni dalla prima, uscita a dicembre 2019 che con sé portava un intero bagaglio di informazioni e personaggi da introdurre, per non parlare di una linea temporale particolare in cui si sovrapponevano passato, presente e futuro, finendo a volte per confondere un pubblico nuovo, che si approcciava per la prima volta alla storia. I personaggi dal canto loro, venivano presentati come figure importanti per una storia che si sarebbe delineata soltanto verso la fine. E proprio dal finale della prima stagione si apre The Witcher 2, con Geralt che dopo aver salvato la principessa Cirilla, decide di proteggerla e addestrarla a Kaer Morhen, dimora e roccaforte dei Witcher. Qui, Ciri farà la conoscenza di un nuovo e importante personaggio, ovvero Vesemir mentore di Geralt e colui che ha addestrato qualsiasi strigo presente nel castello. La giovane così perde le fattezze di una principessa dedita ai balli, fragile e in pericolo, per trasformarsi in una guerriera capace di combattere e sopportare le difficoltà della vita. Nel frattempo invece, Yennefer, la strega che nella prima serie ha avuto un vero e proprio percorso psicologico evolutivo passando dall'essere una mezza elfa reietta della società, a una delle più potenti figure del presente, nella seconda stagione la ritroviamo alla ricerca dei poteri perduti nella battaglia di Sodden. Tutti coloro che le sembravano amici si sono rivelati dei traditori, e non può fare altro che viaggiare attraverso i regni per riconquistare qualcosa che le appartiene di diritto. 

In otto episodi, assistiamo ad una crescita diversa dei protagonisti che prendono coscienza della loro veste e della loro funzione in relazione a Ciri, colei intorno alla quale girano tutte le vicende. Geralt, da uomo tutto d'un pezzo, senza responsabilità alcuna, si ritrova a diventare padre di una ragazzina che nasconde segreti e un potere più grande del previsto; Yennefer invece, cosciente del potere che ha, e della determinazione che la contraddistingue, capirà ben presto che Ciri potrebbe essere la chiave per la sua felicità
. Personalmente, ho amato in particolar modo questa seconda stagione per diversi motivi: da un lato per una scenografia da paura e ambientazioni di un mondo tra il decadente e l'oscuro; dall'altro per il cambiamento introspettivo dei personaggi che accettano il loro destino da mentori e genitori adottivi. La vera perla però, resta Cirilla, una ragazzina che perde il suo lato infantile e la sua spensieratezza per affrontare a testa alta un futuro che va ben oltre l'immaginabile

In conclusione The Witcher 2 si conferma una serie assolutamente fantastica, in cui nonostante gli eventi raccontati siano pochi, il risultato ha comunque dell'epico. 
Fonte immagini: Google immagini.

Recensione: "A/metà" di Jasmin B. Frelih (a cura di Ms Rosewater)

Buongiorno, lettor*!
Oggi una nuova recensione per voi! La nostra Ms Rosewater ci parla del libro "A/metà" di Jasmin B. Frelih, uscito per Safarà Editore, una storia molto particolare, dallo stile ricercato, che le ha dato un po' di filo da torcere ma che l'ha anche colpita. Vi lascio alla sua recensione e, come sempre, non dimenticate di lasciare un segno del vostro passaggio se apprezzate le nostre recensioni ;) A presto!

A/metà
di Jasmin B. Frelih

Prezzo: 21,00 € (cop. flessibile)
Pagine: 364
Genere: distopico, fantascienza
Editore: Safarà Editore
Data di pubblicazione: 26 agosto 2021

È il 2036, venticinque anni dopo l’avvento della Grande Cacofonia che ha distrutto la rete di comunicazioni globale inaugurando l’era post-Internet. In un mondo incerto sulla soglia del tempo che ospita le vestigia di passato, presente e futuro – dove in rigogliosi boschi sloveni ci si imbatte nei corpi di soldati austroungarici mentre a Edo conturbanti cyborg vengono assunti come agenti teatrali – tre vecchi amici, Zoja, celebre poetessa trapiantata a Brooklyn, Evan, geniale regista teatrale allo sbando, e Kras, ex ministro della Guerra, saranno destinati a incontrarsi riannodando i fili interrotti delle loro esistenze in una narrazione esilarante e gioiosamente anarchica capace di evocare con occhio profetico una possibilità del nostro più imminente futuro.

Prima di tutto, cara Safarà Editore:
NON E' STATA COLPA MIA!


Avevo tanti libri da finire, il gatto miagolava, il lavoro mi assillava, dovevo dare un esame, il treno era sempre in ritardo, avevo finito la benzina, c'è stato il terremoto, LE CAVALLETTE! Non è stata colpa mia se ci ho messo tipo tre mesi a leggere il libro!

Detto questo, passiamo alla recensione...

A/metà” fu pubblicato per la prima volta in Slovenia nel 2013, vinse il Premio per la Letteratura della Comunità Europea e solo nel 2021 (8 anni dopo!) è arrivato nelle librerie italiane. Jasmin Frelih scrisse questo libro quando aveva solo 27 anni, particolare che si deve tenere presente affrontando queste pagine.

La trama dichiarata dai risvolti di copertina narra di un futuro non troppo lontano (2036) in cui il Grande Taglio ha posto fine all'era di internet, distruggendo la rete di comunicazioni globale; tuttavia, questi eventi - pur richiamati all'interno del libro - sono come un ponteggio edilizio nella nebbia, cioè non sembrano influenzare né le azioni dei personaggi né i luoghi dove si trovano. Anzi, i protagonisti citano il Grande Taglio (viene descritto lo shock di un poveraccio che non riesce più a prelevare dal bancomat), ma nessuno sembra ricordare il mondo prima o avere nostalgia della connessione, dei social network e del resto. In un mondo non più connesso, i vari angoli della Terra vanno avanti ognuno per conto suo, e così i tre protagonisti affrontano ognuno un presente privato e delirante: Evan, regista teatrale al lavoro su un'assurda piéce a Edo in Giappone, vagabonda alla vigilia del debutto in preda al senso di colpa per qualcosa commesso in passato e alla ricerca di una dose di una droga chiamata mAK; Zoja, poetessa anarchica, probabilmente esule politica, a New York è attesa a un reading da un pubblico febbricitante e decadente; infine Kras, ex ministro della guerra, affronta un'allucinante riunione di famiglia che neanche la cena dei francesi in “Apocalypse Now”, i cui sviluppi lo porteranno a scoprire la propria fragile posizione politica e il destino del figlio Mitja.

Il libro procede alternando i capitoli dedicati ai singoli protagonisti, quasi tutti narrati al presente; i primi due paesaggi (Edo e New York) sono facilmente riconducibili a un immaginario che mescola cyberpunk, film horror degli anni 80, la fantascienza apocalittica e l'opera di Jodorowsky (specialmente alcuni episodi della vicenda di Evan), mentre il terzo pare calato in un tetro mondo montanaro che non sarebbe dispiaciuto al Luchino Visconti più livido.

Il flusso di coscienza inonda il lettore disorientandolo, permettendogli di carpire solo poche informazioni: letteralmente sommersi da immagini, pensieri e considerazioni filosofiche, non si ha mai, fino alla fine, la sensazione di aver compreso davvero l'evolversi della storia, talvolta la stessa identità di alcuni caratteri. La prepotenza dello stile impone la massima attenzione, Frelih è abile e col crudele entusiasmo e sarcasmo dei giovani scrittori sperimenta un linguaggio che mette alla prova i lettori, decide cosa rendere comprensibile della storia e cosa mantenere nel regno delle ipotesi e dell'interpretazione, lascia filtrare solo ciò che ritiene necessario. Tutto il resto è vibrazione, un rumore bianco che pervade l'intero libro, capitolo per capitolo. La lettura richiede totale concentrazione, tempo e si arriva alla fine stremati e piuttosto confusi (quando non si decide semplicemente di abbandonare la lettura). Nonostante abbia letto romanzi contorti come quelli di Philip Dick e la prosa libera de “I sotterranei”di Kerouac, sono stata tentata più volte di alzare bandiera bianca.

Nel marasma di scene bizzarre, vischiose riflessioni, descrizioni di situazioni surreali, non mancano alcuni dettagli divertenti, come la sponsor di Evan, Koito (!), che lo trascina senza pietà ai numerosi impegni che rimarrebbero altrimenti disattesi o le stesse prove della rappresentazione, che sembrano dileggiare certa vuota cultura intellettuale. Mentre alcuni di questi episodi sono riusciti (il pranzo di Evan a casa di una famiglia giapponese durante il quale colleziona un figuraccia dietro l'altra, è uno dei migliori), altri sembrano uno sfoggio di arguzia e fanno cortocircuito con la stessa ironia diretta agli intellettuali.

L'ultimo capitolo, citato in molte recensioni perché totalmente diverso dal resto del libro, è una sorta di coupe de teatre, sorprende sì, per la prosa decisamente più comprensibile, ma non chiarisce nulla. L'abilità di Frelih è ancora una volta evidente nel crescendo delirante che porta al finale (l'apparizione di Zoja, la sua trasformazione sono passaggi molto ben scritti) e che continua a nascondere, piuttosto che rivelare.

Qualche giorno dopo aver concluso la lettura emergono immagini, scene, quello che realmente ho capito e conservato nella memoria, ora che ho preso un minimo di distanza e la vibrazione di cui parlavo sopra è sopita. Ho comunque la sensazione di aver colto dei brandelli, di avere pochi pezzi di un quadro forse troppo complesso.

“A/metà” è un'opera prima e mostra la sua natura acerba, arrogante e talentuosa, i virtuosismi letterari barocchi che possono rendere un libro importante o (se prendono la mano) insopportabile. Mentre terminavo questo libro mi è venuto in mente il Jep Gambardella de “La grande bellezza”: lui voleva non solo partecipare alle feste ma “avere il potere di farle fallire”, così ho il sospetto che Frelih abbia desiderato non solo di scrivere libri, ma di avere il potere di farli diventare indigesti.

L'esagerazione, il disequilibrio creativo sono certamente parte della strada di un artista, soprattutto così giovane e intelligente, tuttavia anche per l'autore sperimentale arriva il momento in cui decidere se scrivere (oltre che per sé stesso) per un pubblico abbastanza vasto, per la critica intellettuale o per entrambi. Per questo sono curiosa di leggere qualcosa di più recente e vedere come lo stile di Frelih si è evoluto, quale forma ha preso il suo talento, se gioca ancora con la lingua, se si è rivolto a schemi letterari più consueti o prosegue in una ricerca estrema.

Ringrazio ancora Safarà per il libro e vorrei sottolineare la qualità della grafica e la bellezza della copertina, che richiama l'opera di artisti come Rotchenko, sicuramente un elemento di attrazione verso il volume.

Ms Rosewater


Photo credit: @lisapavesi

lunedì 17 gennaio 2022

Recensione: "Carry On" di Rainbow Rowell (a cura di Giulia)

Buongiorno, cari lettor*, buon inizio settimana! ^^
Oggi pare che sia il Blue Monday, voi lo state vivendo come il giorno più triste dell'anno? Consiglio di non pensarci e non farsi suggestionare e dedicarsi a belle letture! A proposito di belle letture, la nostra Giulia oggi ci parla di "Carry On" di Rainbow Rowell, lo conoscete? Scoprite cosa ne pensa e lasciateci anche il vostro parere, se vi va ;) A presto! 

Carry On
di Rainbow Rowell

Prezzo: 6,99 € (eBook) 11,90 € (cop. flessibile)
Pagine: 456
Genere: young adult, fantasy
Editore: Piemme
Data di pubblicazione: 21 marzo 2017

Simon Snow è il peggior prescelto di sempre. Questo è ciò che sostiene Baz, il suo compagno di stanza. Baz potrà anche essere un vampiro e un nemico, ma ha probabilmente ragione. Per la maggior parte del tempo infatti Simon non sa far funzionare la sua bacchetta, oppure non sa controllare il suo inestinguibile potere mandando tutto a fuoco. Il suo mentore lo evita, la sua ragazza lo ha lasciato, e un mostro con la sua faccia si aggira per Watford, la scuola di magia in cui frequentano l'ultimo anno. Allora perché Baz non riesce a fare a meno di stargli sempre intorno?

Sul gruppo con la mia booksquad, un giorno ho detto di voler leggere questo libro. Lì, è avvenuto il delirio. Due pareri molto contrastanti, spiccavano fra tutti. Martina mi diceva che è stata una lettura bellissima, piena di magia, d’amore e di leggerezza, mentre Federica, con prontezza, rispondeva che per lei questo libro è una fanfiction di Harry Potter e che non è all’altezza dell'originale. Mi sono trovata un attimo destabilizzata da queste loro affermazioni. Più leggevo la trama, più questo libro mi incuriosiva. Più sentivo Martina parlarne, più mi innamoravo della storia di Simon. Così mi sono decisa, ed eccomi qui, a raccontarvi di questo libro.

Questa è la storia di un ragazzo, Simon il prescelto, che come ogni anno, sta tornando a Watford dopo un’estate passata in uno dei tanti orfanotrofi in cui è mandato dall’Arcimago, ovvero il preside della scuola. L’adolescenza di Simon, non è stata facile e non è facile tutt’ora. Essere un ragazzo umano, con poteri straordinari in grado di sconfiggere un cattivo che nemmeno tutto l’ordine dei maghi è riuscito a battere, non è facile da accettare, né da se stessi, né da tutti gli altri maghi che frequentano Watford. Ci addentriamo in questa scuola, e seguiamo passo passo tutte le vicende che coinvolgono Simon. Incontriamo Penelope, la migliore amica del protagonista. Una ragazza con la pelle olivastra e i capelli rossi. Una maga straordinaria, nonostante la giovane età, in grado di fare incantesimi di qualsiasi portata. Incontriamo Agatha, che in teoria dovrebbe essere la sua fidanzata, ma che lo ha mollato ad inizio anno, quindi di lei potremmo anche non parlare. Agatha all’interno della storia, non ha un ruolo fondamentale, di solito è quella che non si trova mai d’accordo con nessuno, quella che facilmente rovina tutti i piani quando ormai è tutto deciso.

E infine, facciamo la conoscenza, attraverso i pensieri di Simon, anche perché di lui nella scuola per ora non c’è traccia, del suo compagno di stanza, nonché acerrimo nemico, colui che ha tentato di ucciderlo più di una volta, Baz. Non saprei proprio come definire Baz, lui è sempre arrabbiato con il mondo, testardo, uno dei migliori maghi all’interno della scuola ed è anche molto studioso.

“Per restare sano di mente, mi aggrappavo all’unico punto fermo che ho…
Occhi blu. Riccioli color bronzo.
Al fatto che Simon Snow è il mago più potente tutt’ora in vita.
E che io sono perdutamente innamorato di lui”

Il libro è suddiviso in tre archi narrativi, nel primo arco avviene la presentazione dei personaggi, nel secondo arco viene presentata la minaccia ed infine nella terza parte un intreccio inaspettato conduce verso un finale aperto. Nella narrazione troviamo vari punti di vista, quello di Penelope, di Agatha, ma principalmente quello di Simon e di Baz. Avere più versioni della storia ti permette di conoscere tutti i fatti al 100% e quindi di esprimere i tuoi giudizi appieno.

Tutti i personaggi devono affrontare una minaccia più grande di loro, il Tedio Insidioso. Un nemico ostile, un’entità maligna che ha seminato terrore per troppo tempo, ed è compito di Simon sconfiggerla. Simon da solo però non riesce nemmeno a controllare i suoi poteri; ogni qualvolta ci prova, scatena attorno a sé un incendio. Però lui non è mai stato da solo, ha Penelope, ma sopra ogni cosa ha il suo arci-nemico, colui che riesce a calmare il fuoco che divampa dentro Simon ogni volta che la magia riesce prendere il sopravvento.

La storia gira sull’evoluzione dei sentimenti di Simon e Baz. I due ragazzi sono quasi cresciuti insieme e questo odio che provano l’un l’altro non è soltanto frutto dell’odio della famiglia di Baz nei confronti dell’Arcimago e quindi indirettamente nei confronti di Simon, visto che in un certo senso è il suo erede. Il loro odio nasce da un continuo bisogno di cercarsi, di sapere che l’altro è al sicuro, questi sentimenti non vengono accettati da nessuno dei due protagonisti e quindi si trasformano in odio verso l’altro, ma si sa, il confine tra odio e amore è minimo.

“Hai sempre detto che ti saresti assicurato di avere un pubblico, il giorno in cui mi avresti fatto secco.” Lo tiro di nuovo. “Vieni via”
“Vattene, Snow”
“Non sei un mostro, mi sono sbagliato. Sei un bullo. Uno snob. E uno stronzo totale. Ma non sei uno di loro”
“Ė questo ciò che mi merito” mi dice.
“Bè, non è quello che merito io, però”
“Allora vattene.”
“No. Non ti ho mai girato le spalle. E non comincerò certo adesso.”

Questo libro è proprio una fanfiction di Harry Potter, credo però che la Rowell nonostante tutte le somiglianze sia riuscita a creare una storia completamente diversa, coinvolgente e valida. Con la sua scrittura semplice e fluida, la Rowell riesce a trasportarti in questo mondo magico e ti fa innamorare della sua storia.
Giulia


Photo credit: @_gbooklover_


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