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martedì 1 dicembre 2020

Review Party: "Alice, Dorothy e Wendy" - Il Meraviglioso Mago di Oz

Miei cari lettori,
per un evento che inizia, un altro finisce. Si conclude, infatti, oggi, l’evento dedicato ad “Alice, Dorothy e Wendy”. Nei giorni scorsi avete potuto leggere vari approfondimenti riguardo i romanzi di Carroll, Baum e Barrie e, a seguire, anche le recensioni dei libri inclusi nella raccolta. Io ho scelto di leggere, tra tutti, Il Meraviglioso Mago di Oz, essendo l’unico che non conoscevo affatto. Vi lascio il mio pensiero a seguire e vi ricordo di passare dalle mie colleghe e leggere i loro post perché sono state tutte fantastiche. Un ringraziamento speciale alla casa editrice per avermi concesso di organizzare questo evento e per le copie eBook forniteci.

Alice, Dorothy e Wendy
di L.Carroll, L.F. Baum, J.M. Barrie


Prezzo: 25,00 euro (cartaceo), 12,99 euro (eBook)
Pagine: 540
Genere: fantastico, ragazzi, classici
Editore: Mondadori (collana Oscar Draghi)
Data di pubblicazione: 17 Novembre 2020

Alice e le sue avventure nel favoloso Paese delle Meraviglie, di là e di qua dallo specchio. Wendy, l'amica di Peter Pan che per molti lettori è la vera eroina dei romanzi con il bambino che non vuole crescere. Infine Dorothy, la piccola protagonista portata da un tornado nel fantastico mondo di Oz. Tre ragazzine curiose e audaci, al centro di tre grandi classici che, ciascuno a suo modo, hanno saputo celare sotto le spoglie del racconto di fantasia messaggi e metafore della vita. Questo libro è l'occasione per rileggere i tre romanzi - "Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie", "Peter Pan" e "Il Mago di Oz" -, cogliendone la grande modernità.

<<Non importa quanto grigia e squallida sia la nostra casa, noi gente di carne e ossa preferiamo abitare lì che in qualsiasi altro luogo, per bello che possa essere. Non c’è niente come la propria casa>>.
  
Quando ti approcci per la prima volta ad una storia per bambini e ragazzi e lo fai da grande, c’è sempre il timore di essere fuori tempo massimo per apprezzare quella lettura, soprattutto se si tratta di un classico molto amato, che è stato anche d’ispirazione per film, musical e altri romanzi. Non avevo mai letto Il Meraviglioso Mago di Oz, non ne avevo mai avuto l’occasione, ma, erroneamente, credevo anche fosse fuori dalle mie corde e che potesse annoiarmi. Ho avuto modo, finalmente, di ricredermi, grazie a questa opportunità che ho deciso di cogliere al volo. Conoscevo già abbastanza bene le (dis)avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie, così come quelle di Wendy sull’Isola che non c’è, anche per aver visto diverse trasposizioni cinematografiche su di loro, ma non sapevo nulla di Dorothy, la bambina orfana che viveva in Kansas con gli zii e che, un bel giorno, viene trascinata via da un ciclone insieme alla sua casa e al suo cagnolino Toto, finendo in un mondo alquanto strano e curioso. Decisamente non mi sono annoiata con questa lettura, anzi confermo quello che ho sempre pensato, ovvero che non c’è un’età prescritta per leggere una storia o meno, puoi scoprirla a dieci anni oppure a trenta, ma qualunque cosa quella storia abbia in serbo per il lettore, sta sicuro che ti arriverà lo stesso. La storia di Dorothy e del Mago di Oz, a detta di Baum, è semplicemente stata scritta per divertire e intrattenere, senza alcuno scopo morale o pedagogico e, devo ammettere, che è riuscita nel suo intento. Mi ha divertita parecchio, l’ho trovata spensierata e piacevole. Alcuni elementi sono un po’ sopra le righe, ma penso che sia una cosa in comune che hanno tutti i romanzi raccolti in questo volume della Oscar Mondadori, un filo conduttore che unisce le nostre tre eroine, la stravaganza dei loro viaggi e dei loro incontri.
Dorothy, dopo essere stata trasportata a Oz dal ciclone, fa la conoscenza degli abitanti di lì, i Munchkin, e scopre di trovarsi in un paese molto lontano e non civilizzato, in cui vi abitano ancora streghe e maghi. Una l’ha appena uccisa, atterrandoci sopra con la sua casa, e le sono tutti riconoscenti perché era la Malvagia Strega dell’Est e uccidendola ha liberato i Munchkin dalla schiavitù. La Strega Buona del Nord, colei che governa in quel Paese, la ringrazia e le offre le Scarpette d’Argento della strega dell’Est che ha ucciso, scarpette magiche che nascondono un misterioso incantesimo. Poi le dona un bacio, che porterà come un marchio di protezione e che le darà fortuna. Nessuno potrà farle del male se è stata baciata dalla Strega Buona del Nord. Il suo viaggio, però, deve proseguire. Dorothy vuole tornare in Kansas e l’unico che può aiutarla sembra essere il Mago di Oz, il più potente fra tutti i maghi, che vive nella splendida Città di Smeraldo. Per raggiungere questa città, dovrà seguire un sentiero lastricato di mattoni gialli. Durante il suo viaggio, Dorothy farà degli incontri interessanti. Per primo incontrerà uno Spaventapasseri, che deciderà di unirsi a lei e di trovare il Mago di Oz per chiedergli se può dargli un cervello. Si sente davvero stupido senza, incapace perfino di fare i ragionamenti più semplici. Poi incontreranno un Boscaiolo di Latta, che tutto ciò che più desidera al mondo è un cuore, così anche lui si unirà a loro per trovare il famigerato Mago. Infine, si imbatteranno in un Leone, che tenterà di mordere il piccolo Toto e per questo considerato vigliacco. Il Leone ammette di esserlo e spera che il Mago possa aiutare anche lui e fargli dono del coraggio che gli manca. 
La strada per arrivare alla Città di Smeraldo sarà lunga e impervia e, quando finalmente vi giungeranno, resteranno abbagliati dalla sua  bellezza, rifulgente di verde e pietre preziose. Prima di accedere però alla Reggia del Mago, dovranno indossare degli speciali occhiali e allora la Città di Smeraldo apparirà loro in tutto il suo magnifico splendore. Il Mago di Oz si mostrerà a ognuno di loro con sembianze diverse e quando gli verranno rivolte le richieste lui accetterà di aiutarli solo se potrà avere qualcosa in cambio. Desidera che venga uccisa la Malvagia Strega dell’Ovest. Solo allora esaudirà i desideri di ognuno. Così la compagnia riparte e va alla ricerca della Strega, affrontando ogni sorta di pericolo prima di sconfiggerla. E quando si ripresenteranno al cospetto del Mago per chiedere quanto ha promesso loro, scopriranno di essere stati ingannati. Eppure lui, in qualche modo, riuscirà lo stesso a farli contenti, dando allo Spaventapasseri un cervello fatto di crusca e chiodi, al Boscaiolo di Latta un cuore di morbida seta e facendo bere al Leone Vigliacco un liquido che lo renderà coraggioso. Con questi trucchetti riuscirà a far credere di aver esaudito i loro desideri. Ho trovato molto interessante questa parte del racconto perché, seppure Baum abbiamo espressamente dichiarato di non aver dato una morale alla sua storia, in realtà qui sembra che voglia dire che talvolta ciò che crediamo di non possedere è invece insito dentro di noi. Amore, intelligenza, coraggio o qualsiasi altro valore non va cercato chissà quanto lontano, in fondo. 

«Tu hai molto coraggio, ne sono certo» rispose Oz. «Ti manca solo la fiducia in te stesso. Non esiste creatura vivente che non abbia paura quando si trova davanti al pericolo. Il vero coraggio consiste nell’af- frontare il pericolo quando si ha paura, e di questo tipo di coraggio tu ne hai in abbondanza.» 

La storia di Dorothy è comunque una storia a lieto fine perché, se anche il Mago non riuscirà a farla tornare in Kansas, sarà la Strega Buona del Sud a indirizzare Dorothy, suggerendole che il potere di tornare lo ha sempre avuto a disposizione, grazie alle Scarpette d’Argento che indossa. Eppure, se fosse tornata subito nel Kansas non avrebbe conosciuto i tre nuovi amici, non li avrebbe aiutati ad ottenere ciò che desideravano, non avrebbe vissuto le meravigliose avventure che ha vissuto. Il meraviglioso mago di Oz è una storia ricca di elementi fantastici, impossibile non restarne colpiti e affascinati, e Dorothy è una protagonista generosa e coraggiosa, disposta ad affrontare qualunque sfida pur di tornare a casa. Il desiderio di casa è sempre forte in lei, nonostante si trovi in un mondo meraviglioso popolato da creature singolari e maghi e streghe. Il suo pensiero è sempre rivolto a casa, perché nessun posto è come casa. Il suo Kansas sarà anche un posto grigio e arido, come lo descrive lei, ma è il luogo al quale appartiene, l’unico che riesce a sentire davvero suo. Dalla sua avventura impariamo anche quanto sia importante il potere dell’amicizia, perché durante il suo percorso Dorothy non è mai da sola, ma ha al suo fianco tre validi amici sui quali contare. Infine, questa storia, intenzionalmente o no, ci fa capire l’importanza di credere in noi stessi e di lottare per ciò in cui crediamo. I nostri eroi affronteranno di tutto pur di realizzare i loro desideri, noi siamo sempre disposti a fare altrettanto o ci arrendiamo di fronte al primo ostacolo? Credo che la storia del Mago di Oz non sia solo una storia per bambini, ma anche per adulti. È una storia che fa divertire, magica e spensierata, ma che racchiude in sé anche qualcosa di più profondo, che va colto tra le righe e che, inevitabilmente, ti colpisce. Mi è piaciuta tantissimo questa storia e non so se, leggendola da piccola, l’avrei apprezzata quanto adesso da adulta, ma consiglio a chi non l’ha ancora letta di recuperarla. 
Questo splendido drago della Oscar Mondadori potrebbe essere l’occasione ideale, perché avrete modo di scoprire, o riscoprire, delle storie che hanno avuto un grande impatto nel tempo, oltre che nell’immaginario comune. Alice, Dorothy e Wendy sono tre ragazzine che hanno vissuto avventure incredibili e hanno fatto sognare generazioni di lettori. Con questa splendida edizione Oscar Mondadori torniamo a sognare, grazie all’attenta cura dei dettagli e alla presenza delle illustrazioni originali che accompagnano tutti i romanzi presenti. Il volume ne raccoglie ben cinque: Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie, Attraverso lo specchio e quello che Alice vi trovò, Il Meraviglioso Mago di Oz, Peter Pan nei giardini di Kensington e Peter e Wendy. Ho adorato il motivo con i fiori che accompagna l’inizio di ogni capitolo e mi è anche piaciuta la traduzione, più moderna e precisa rispetto altre di classici del genere. In conclusione, questo volume è assolutamente imperdibile, non solo perché credo che esteticamente sia da togliere il fiato, ma anche perché ritrovare in un unico volume le storie che ci hanno accompagnato maggiormente durante l’infanzia lo rende ancora più speciale. 
Voto: 5 tazzine per un libro che è un piccolo, grande tesoro.

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Non dimenticate di passare a leggere anche le recensioni della mie colleghe, che sono state davvero bravissime, e recuperate tutte le tappe del blogtour, se ve le siete perse. Vi lascio il calendario qui sotto.


A presto!
xoxo

Blogtour: "The Gentleman Bastard" di Scott Lynch - Locke Lamora e la figura dell'antieroe

Buongiorno, lettori! ^^
Benvenuti alla prima tappa del blogtour dedicato alla serie di Locke Lamora di Scott Lynch, in uscita oggi per Oscar Mondadori. Si tratta di un fantasy storico ricco e avventuroso, i primi due volumi erano stati pubblicati dalla casa editrice Nord diversi anni fa, ma poi la serie venne interrotta. Un vero peccato, perché trovo che sia una delle più affascinanti serie fantasy mai scritte e, nonostante i pareri discordanti su questa serie (c'è chi la ama e chi la odia), io decisamente la amo. Oggi parleremo del protagonista della serie, ma anche di altri personaggi che come lui rappresentano degli antieroi nel mondo del fantasy. Prima, però, vi lascio la scheda del primo romanzo della serie, ma vi ricordo che oggi escono, in contemporanea, tutti e tre i volumi, ovvero Gli Inganni di Locke Lamora, I Pirati dell'Oceano Rosso e La Repubblica dei Ladri. Sono volumi abbastanza consistenti, ma sono certa che una volta che vi addentrerete nel mondo di Locke Lamora e dei Bastardi Galantuomini, non vorrete più uscirne. È un mondo affascinante, intrigante, ricco di mistero, inganni, tradimenti, avventure. Vi divertirete con i protagonisti di questa serie, protagonisti talmente unici che non potrete fare a meno di amare. Per me è stato così, non vedo l'ora di conoscere anche il vostro parere.

Gli inganni di Locke Lamora
di Scott Lynch


Prezzo: 18.00 euro (cartaceo), 
Pagine: 612
Genere: fantasy storico
Editore: Mondarori (collana Oscar Fantastica)
Data di pubblicazione: 1 Dicembre 2020

Nella misteriosa città di Camorr un orfano ha vita dura, e spesso breve. Ma il giovane Locke Lamora riesce a eludere la morte e a non farsi catturare come schiavo, fino a diventare un furfante provetto sotto la tutela del Forgialadri, un talentuoso artista della truffa. A capo della banda di fratelli dalle dita leste, noti come Bastardi Galantuomini, Locke diventa presto celebre, e si fa beffe persino del più temuto re della malavita. Ma tra le ombre si annida qualcuno di ancora più ambizioso e micidiale. Di fronte a un sanguinoso colpo di stato che minaccia di distruggere qualunque persona o cosa che abbia un senso nella sua esistenza, Locke giura di sconfiggere il nemico al suo stesso gioco crudele. Costi quel che costi.

Nella tappa di oggi si parla del nostro protagonista, Locke Lamora e, in generale, della figura dell’antieroe, una figura che non troviamo spesso nei romanzi ma che, invece, è molto apprezzata. I lettori forti del genere fantasy sono lettori abituati a ogni genere di sfida e non sempre si accontentano di protagonisti belli e bravi in tutto, quelli che diciamo spopolano maggiormente nel target young adult. Ogni tanto bisogna osare e osare significa anche spingersi oltre creando personaggi imperfetti e anticonvenzionali, multisfaccettati e pieni di difetti. Sinceramente, è proprio questo il tipo di protagonista che mi attrae di più, non l’eroe di turno, ma appunto l’antieroe. Locke Lamora è un personaggio che, lo si capisce da subito, può rientrare perfettamente in questa categoria. Ne Gli Inganni di Locke Lamora, Lynch ci permette di conoscere la sua storia tramite due filoni temporali, passato e presente. Il Locke bambino, quello che si ritrova sotto la tutela del Forgialadri, a vivere nel Cimitero di Colle Ombre, insieme a tanti altri bambini che verranno addestrati a diventare astuti ladri, e il Locke adulto, leader di una banda di ladri, ambizioso come pochi e talvolta anche incosciente, ma sempre furbo e pronto a tutto. Locke Lamora è un maestro della provocazione e penso che sia uno dei motivi per cui può piacere tanto questo personaggio, ma anche perché è assolutamente imperfetto. Innanzitutto, fisicamente non corrisponde a dei canoni fisici tradizionali, è piuttosto basso di statura e magrolino, con una faccia <<né bella né memorabile>>, uno che diciamo passa facilmente inosservato. Forse soltanto lo sguardo acceso può essere un segno distintivo. Sin da piccolo, Locke si dimostra incapace di essere adeguatamente circospetto, molto propenso alla teatralità nel suo svolgere i compiti che gli vengono affidati, ed ecco perché spesso e volentieri si metterà nei guai, costringendo il Forgialadri a venderlo a Padre Catena (ve ne parlerò, presto, in maniera più approfondita, nella recensione). Ma anche con il passare degli anni, Locke manterrà questo aspetto del suo carattere, sebbene a tirarlo fuori dai guai ci penserà, il più delle volte, il fido Jean Tannen, sua spalla destra e membro dei Bastardi Galantuomini. I piani di Lamora per derubare i nobili di Camorr senza intaccare il patto segreto tra ladri e nobiltà saranno sempre brillanti, ma ad alto rischio, e spesso si ritroverà ad incappare in numerosi imprevisti, nonché in intrighi e trappole di ogni tipo, eppure troverà ogni volta il modo di cavarsela, grazie al suo intuito, alla sua genialità, alle sue idee stravaganti. Insomma, sicuramente un personaggio fuori da ogni canone che, insieme agli altri Bastardi, ha come motto quello di essere più furbo e ricco degli altri. Infatti, potrebbe dirsi che lui è un po’ il contrario di Robin Hood, perché non si cura di far star meglio i meno fortunati, ma guarda i suoi interessi e quelli della sua banda. 

<<La regola pratica di Locke Lamora era questa: per una buona truffa occorrevano tre mesi di programmazione, tre settimane di prove e tre secondi per conquistare o perdere per sempre la fiducia della vittima. In quell’occasione, aveva programmato di trascorrere quei tre secondi facendosi strangolare.>>

Paragonabile a questa figura di antieroe potrebbe ritenersi un altro leader di una banda di criminali, ovvero Kaz Brekker, protagonista della duologia Sei di Corvi di Leigh Bardugo. Kaz Brekker, esattamente come Locke Lamora, è un personaggio per nulla stereotipato e pieno di sfumature che lo rendono imperfetto al punto da essere molto amato dal lettore. Anche Kaz ha un passato sfortunato e impronta tutta la sua vita sulla rivincita e sulla vendetta. È un uomo freddo, calcolatore, forse meno propenso agli errori di Locke Lamora, ma anche lui dovrà vedersela con una marea di intoppi e usare la sua mente geniale per volgere tutto a suo favore. Può contare su una squadra fantastica, gli Scarti, una banda di criminali della peggior specie, ognuno con un ruolo ben preciso all’interno dei piani di Kaz. Tutti insieme funzionano come una macchina da guerra, devo dire, e aggiungerei che tutti gli Scarti potrebbero essere considerati degli antieroi, oltre, appunto, il leader Kaz, perché la Bardugo li ha resi tutti un po’ imperfetti, dando loro uno spessore e delle caratteristiche che esulano dai soliti stereotipi. Se non li avete ancora conosciuti, vi consiglio di rimediare, perché si tratta di una serie bellissima che, volente o nolente, vi entrerà nel cuore.

E parlando di personaggi anticonvenzionali, un altro che mi viene in mente di citare è Loki, il dio dell’inganno cui Mackenzie Lee ha dedicato un romanzo (uscito in Italia sempre per Oscar Mondadori). Ho sempre amato Loki, sin dalla prima apparizione in uno dei film Marvel, capace persino di eclissare, col suo fascino, la figura dell’eroe per eccellenza Thor. Anche nel romanzo della Lee conosciamo un Loki affascinante, maestro degli inganni e artista delle menzogne. Il figlio scomodo e inetto di Odino che per punizione viene mandato sulla Terra a occuparsi di misfatti che stanno mettendo in subbuglio la città di Londra e dietro i quali potrebbe esserci lo zampino di un asgardiano. Il Loki della Lee è un personaggio profondamente complesso, sia per quanto riguarda il suo rapporto con il padre e il fratello (che, devo ammettere, è stato ben rappresentato in questo romanzo), sia per quanto riguarda ciò che ha dentro il cuore, che lo porta a riflettere sul suo destino e su chi sia veramente. È davvero il cattivo che tutti pensano o c'è dell'altro? Oltre tutto ciò, l’autrice dà spazio a tematiche importanti come la pansessualità e il gender-fluid, rendendo il suo protagonista originale, fuori dagli schemi ed estremamente interessante da scoprire. 

Altri personaggi che potrebbero essere citati sono Elric di Melniboné, di Michael Moorcock, ma non ne so abbastanza su di lui, purtroppo, per discuterne a dovere (prometto di rifarmi presto, vorrei infatti riuscire a mettere le mani sul drago della Oscar Mondadori, perché la serie di Moorcock è una di quelle che mi ispira di più al mondo e sono sicura che Elric sia un personaggio che valga la pena di conoscere), ma anche un altro principe, ovvero Laurent della corte di Vere, uno dei due protagonisti della serie de Il Principe Prigioniero di C.S. Pacat (edita Triskell Edizioni). Se mi conoscete, sapete bene quanto ami questa serie, la sua trama intricata e tutte le macchinazioni della corte di Vere, ma ciò che amo di più è proprio il personaggio di Laurent, un ragazzo freddo e scaltro come pochi, capace di rivelarsi la sorpresa migliore di tutte, colui che dietro il suo aspetto raffinato e imperturbabile, nasconde crepe di ogni genere, crepe che ha imparato a riparare facendosi scudo con la spietatezza e il distacco da ogni sorta di emozione. E se vogliamo ritornare in casa Oscar Mondadori, potremmo anche tirare in ballo Mia Corvere della saga Nevernight, di Jay Kristoff, un’assassina implacabile e controversa, ma con tante sfumature personali che l’hanno resa un personaggio molto amato da lettori e lettrici. Oppure, la più recente Gideon di Gideon La Nona, di Tamsyn Muir, un’altra protagonista stravagante e per nulla ordinaria, che fa divertire con le sue battutacce sboccate, che ama le riviste zozze, che combatte come un uomo ma che è attratta dalle donne, che è un bel po’ fuori di testa ma che, allo stesso tempo, è irresistibile.

Insomma, gli antieroi ci piacciono, ci piacciono davvero. Ma perché ci piacciono così tanto? Forse perché un po’ ci rivediamo in loro, perché anche noi abbiamo i nostri difetti, perché la perfezione dopo un po’ stanca (io personalmente la trovo snervante) o, addirittura, non esiste. È molto più appagante fare il tifo per l’antieroe, quello che, sia esso un assassino, un ladro, un criminale della peggior specie, un emarginato, la feccia della società, è molto più vero di quanto possa esserlo un personaggio avvenente e abile in tutto, ed è anche più interessante da leggere, se l’autore riesce a caratterizzarlo bene. E volete mettere la soddisfazione di vedere questi personaggi raggiungere i loro scopi, dopo aver affrontato innumerevoli sfide e per nulla facilitati da abilità straordinarie? Li amiamo questi personaggi imperfetti, personaggi come Kaz, Mia, Locke, Gideon, Loki. Gli antieroi sono decisamente più intriganti da scoprire, considerando che spesso, dietro le loro armature fatte di freddezza, sarcasmo, difetti di ogni genere, vi sono storie tormentate, traumi, patimenti, tutta roba che hanno imparato a metabolizzare per concentrarsi su nuovi, ambiziosi obiettivi, puntare alto per non cadere ancora più in basso, rinascere dalle proprie ceneri per dimostrare di valere qualcosa, di non essere da meno ai classici eroi. Personaggi eccentrici o reietti, sì, ma, fondamentalmente, autentici. 

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Spero questa prima tappa vi sia piaciuta. Seguite il blogtour e scoprite gli altri approfondimenti riguardanti la serie dei Bastardi Galantuomini e molto altro. Vi lascio il calendario con tutte le tappe e i blog sui quali trovarle. 

A presto!
xoxo

Fonte immagini: Google e Pinterest
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giovedì 26 novembre 2020

Review Party: "La vita invisibile di Addie LaRue" di V.E. Schwab

Buongiorno, miei cari lettori! ^^
Oggi ho l’immenso piacere di parlarvi di un romanzo che ho amato moltissimo, La vita invisibile di Addie LaRue, di V.E. Schwab, uscito il 24 Novembre per Mondadori. Questo romanzo è stato quasi una sorpresa, per me, perché i pareri a riguardo erano molto contrastanti e avevo un po’ di timore a leggerlo. Ma conosco la Schwab, è una delle autrici che preferisco e, devo dire, che con la storia di Addie si è davvero superata e ci ha regalato qualcosa di meraviglioso, una delle letture migliori dell’anno. Ringrazio Ambra di ParanormalBooksLover per avermi inclusa in questo evento e la casa editrice per la copia eBook omaggio.

La vita invisibile di Addie LaRue
di V.E. Schwab


Prezzo: 24,00 euro (cartaceo), 10, 99 euro (eBook)
Pagine: 492
Genere: fantasy
Editore: Mondadori (collana Oscar Fantastica)
Data di pubblicazione: 24 Novembre 2020

E se potessi vivere per sempre, ma della tua vita non rimanesse traccia perché nessuna delle persone che incontri può ricordarsi di te? Nel 1714, Adeline LaRue incontra uno sconosciuto e commette un terribile errore: sceglie l'immortalità senza rendersi conto che si sta condannando alla solitudine eterna. Tre secoli di storia, di storie, di amore, di arte, di guerra, di dolore, della solennità dei grandi momenti e della magia di quelli piccoli. Tre secoli per scegliere, anno dopo anno, di tenersi stretta la propria anima. Fino a quando, in una piccola libreria, Addie trova qualcuno che ricorda il suo nome.

<<Certo, dimenticare è così triste. Ma essere dimenticati, quello sì che ti fa sentire sola>>.

Siamo quasi agli sgoccioli di questo 2020 e di letture belle ne ho fatte diverse, ma La vita invisibile di Addie LaRue è uno di quei romanzi che lascia il segno, uno di quelli che non si dimenticano. Mi sono approcciata quasi con timore a questa lettura, sbagliando di grosso, perché della Schwab ci si può solo fidare. Ha pensato e lavorato per anni a questa storia, è stata la sua ossessione e credo che adesso sarà quella di molti lettori, perché La vita invisibile di Addie LaRue è un piccolo capolavoro, un romanzo intriso di mille emozioni e sfaccettature che non percepirle è quasi impossibile. Da ogni parola di questa storia scaturisce qualcosa di forte che arriva dritto al cuore. La storia si snoda su due archi temporali, passato e presente. Nel 1714, in Francia, quando cui tutto ha inizio, e nel 2014, a New York, a distanza di tre secoli. Adeline LaRue - che più avanti sceglierà di farsi chiamare Addie - è una ragazzina curiosa e piena di vita. Le piace affiancare il padre mentre lavora il legno nella propria bottega, le piace accompagnarlo al mercato e uscire dai confini di Villons, il piccolo villaggio in cui abita, che sembra starle troppo stretto. Adeline vuole conoscere il mondo al di fuori di Villon, vuole conoscere la vita vera, assaporarne ogni attimo, ma si ritrova intrappolata in un'esistenza che non le calza come vorrebbe, che non sente davvero sua. Si sente soffocare dalle apparenze che deve mantenere, dagli atteggiamenti che deve avere, da ciò che deve essere per accontentare gli altri, mentre vorrebbe solo sentirsi libera di essere ciò che desidera. C’è una donna anziana nel suo villaggio, Estele, che ha sempre attratto la curiosità di Adeline. Questa donna venera gli antichi dei e molti la considerano pazza, ma Adeline la interroga spesso su di loro, vorrebbe sapere se accolgono le preghiere meglio del Dio che prega lei. Estele le racconta che sono molti ma che ci sono delle regole per invocarli, che bisogna chiedere con umiltà, ma essere anche pronti a pagare un caro prezzo. Infine, la regola più importante di tutte, mai invocare gli dei in ascolto dopo il tramonto. Per anni Adeline pregherà il Dio nuovo e gli antichi dei, senza mai riuscire a ottenere risposta, fin quando, messa alle strette da una situazione che vuole evitare a tutti i costi, disperata come non mai, si ritrova a pregare di sera, in un bosco e ad essere pronta a donare ciò che ha di più caro al mondo. La sua preghiera viene, quindi, ascoltata. La sua anima è venduta.

<<Tu hai scelto le parole. Io le regole. Non si può tornare indietro>>

Un essere oscuro si palesa a lei, con le fattezze del ragazzo dei suoi sogni, un volto familiare ma sconosciuto, che Adeline ha solo raffigurato in segreto. L’oscuro le donerà l’immortalità, quel tempo che Adeline tanto agogna ma che vede sfuggirle via senza scampo, e potrà farne ciò che più le pare, ma sigillerà il patto privandola di qualcosa di molto importante. Chiunque negli anni la incontrerà si dimenticherà di lei subito dopo. Adeline avrà tutto il tempo del mondo, finché non si stancherà della vita, ma sarà destinata a non essere ricordata. La nostra protagonista capirà subito che imprudenza ha compiuto rivolgendosi a quel demonio e lo capirà sempre di più giorno dopo giorno, quando si ritroverà a dover affrontare le fatiche di sopravvivere in un mondo che non la ricorda. Il bello di questo personaggio, però, è che è molto tenace. Addie si convince che può e deve farcela. Ha a disposizione la libertà che ha sempre desiderato e ha il tempo che, piano piano, imparerà a sfruttare al meglio. Non sarà facile all’inizio; diventare di colpo un’estranea per le persone che più ama, doversi allontanare da loro, dover provvedere a se stessa da sola, trovare il modo di non morire di fame e stenti. Eppure, Addie ce la farà. Imparerà a cavarsela, imparerà a fare della sua maledizione un dono. A reinventarsi continuamente. Vivrà la vita che ha sempre voluto vivere, alla scoperta di tutto ciò che può donarle. Si abbevererà di essa in ogni modo possibile. E dopo secoli, ancora quella vita non l’ha stancata. C’è sempre qualcosa di nuovo da vedere, qualcosa di nuovo da scoprire, nuove emozioni da provare. Con il passare del tempo, Addie assisterà all’evoluzione del mondo, ai suoi cambiamenti e si dedicherà ad ogni tipo di arte, ciò che più ama della vita, scoprendo in qualche mondo di poter lasciare almeno un’impronta negli altri, un’idea, essere d’ispirazione per qualcuno.

<<Non le è concesso lasciare un segno tutto suo, però, stando attenta, potrà cederlo a qualcun altro. Nulla di concreto, certo, ma l'ispirazione non lo è quasi mai>>.

Il rammarico, però, di non essere ricordata sarà sempre un peso nel suo cuore, così come lo sarà quella presenza costante al suo fianco dell’oscuro, che lei chiamerà Luc, sempre pronto a privarla di quella vita che, però, non l’ha ancora stancata. Ci vorranno tre secoli prima che Adeline assista a un piccolo miracolo. In una libreria conoscerà un ragazzo, Henry, che stranamente sembra ricordarsi di lei. (<<Io mi ricordo>>. Tre parole, un numero sufficiente per spedire il mondo gambe all'aria. "Io mi ricordo">>). Adeline non sa come sia possibile, chi sia davvero quel ragazzo, ma ha intenzione di viversi anche quel momento a pieno e di scoprire la verità. Non voglio dirvi troppo sulla trama perché a questo punto entra in gioco l’effetto sorpresa della Schwab e qualunque cosa dica potrebbe essere uno spoiler, ma vi assicuro che arrivati a quest’ultima parte del romanzo farete una fatica immensa a metterlo giù, vorrete solo leggere e sapere. Il romanzo è costituito da circa 500 pagine, ma si lasciano divorare come se nulla fosse. Certo, forse ci sono alcune parti che potevano anche essere tagliate per snellire un po’ il romanzo e dargli un ritmo più concitato, ma, vi dirò, io non cambierei nulla di questa storia, perché ogni incontro, ogni dettaglio, ogni cosa che la Schwab ha messo dentro, è servita a farci conoscere la protagonista più a fondo, a farci sentire fin sotto la pelle ogni sua emozione. Il dolore, l'angoscia, la solitudine, la passione, il senso profondo di libertà. Scopriamo con lei la bellezza delle cose, quella bellezza insita anche nelle cose più semplici e insignificanti, scopriamo fino a che punto si può amare la vita e quanto sia indispensabile approfittare di ogni momento, di ogni istante a disposizione. 

<<Ma in fin dei conti è così che si cammina fino alla fine del mondo.
È così che si vive in eterno.
Oggi è un giorno, domani un altro, poi ne verrà un altro ancora, e bisogna fare tesoro di quel che arriva, godersi ogni istante rubato, tenersi stretto ciascun momento finché non c'è più>>.

Addie LaRue è un’eroina capace di aprire gli occhi al lettore e mostrargli quanto il mondo ha da offrire, anche quando tutto sembra andare per il verso sbagliato, insegnandogli che c’è sempre un modo per risollevarsi. Qualunque scelta facciamo, anche se sbagliata, può portare a qualcosa di bello, se sappiamo guardare le cose dal verso giusto. Ho amato immensamente questa protagonista. Addie è una che non si arrende, che lotta per ciò in cui crede, che non si abbatte nemmeno di fronte all’ostacolo più insormontabile. Sempre alla ricerca della sua strada, di una libertà che la faccia sentire viva e padrona di sé stessa (<<Non voglio appartenere a nessuno, ma solo a me stessa. Voglio essere libera. Libera di vivere e trovare la mia strada, di amare o restare sola, purché la decisione sia mia>>). Ma ho amato anche Henry, la controparte maschile di questo romanzo, un ragazzo dolce, romantico e sensibile che, al momento opportuno, si rivelerà più sorprendente di quanto possa sembrare all’inizio. Di Luc c’è da dire che è un bel personaggio, non nego di aver agognato costantemente la sua presenza. È una figura molto intrigante e la Schwab gli ha dato la giusta aura misteriosa che meritava un personaggio del genere, senza renderlo mai banale o scontato. La vita invisibile di Addie LaRue è il romanzo che non sapevo di stare cercando, quello di cui avevo bisogno per convincermi sempre di più che la letteratura fantastica ha davvero tanto da offrire. La Schwab ha fatto un ottimo lavoro, il suo stile è poetico, raffinato, superbo e la storia di Addie, impostata su archi temporali diversi, funziona benissimo e ci permette di conoscere nel dettaglio tutto ciò che la protagonista ha vissuto. Non so se sia il romanzo migliore dell’anno, ma è senza dubbio un romanzo indimenticabile. Non posso che dare il massimo dei voti a questa storia che mi ha immersa in un mondo fatto di storie, magia, arte, amore, oscurità, dolore, vita, peccato, speranza, morte, rinascita e che sono certa mi porterò per sempre nel cuore come una delle più belle che abbia mai letto.

<<Ma le idee sono molto più indomite dei ricordi e mettono radici assai più in fretta>>.
Voto: 5 tazzine straripanti di caffè per una storia intensa e bellissima.



A presto!
xoxo
Fonte immagini: Pinterest
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mercoledì 25 novembre 2020

Blogtour: "Alice, Dorothy & Wendy" - Luoghi e ambientazioni fantastiche

Buongiorno, lettori! ^^
Oggi tocca a me entrare nel mondo di Alice, Dorothy e Wendy con una nuova tappa del blogtour dedicata ai luoghi fantastici dei tre romanzi Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie, Il Mago di Oz e Peter e Wendy. Se ancora non avete letto le tappe delle mie colleghe, vi consiglio di rimediare, perché sono state tutte bravissime. Sono molto felice di aver potuto organizzare questo evento e ringrazio la casa editrice per la fiducia accordatami e per la copia eBook omaggio.

Alice, Dorothy & Wendy
di L. Carroll, L.F. Baum, J.M. Barrie


Prezzo: 25,00 euro (cartaceo), 12,99 euro (eBook)
Pagine: 540
Genere: ragazzi, classici, fantasy
Editore: Mondadori (collana Oscar Draghi)
Data di pubblicazione: 17 Novembre 2020

Alice e le sue avventure nel favoloso Paese delle Meraviglie, di là e di qua dallo specchio. Wendy, l'amica di Peter Pan che per molti lettori è la vera eroina dei romanzi con il bambino che non vuole crescere. Infine Dorothy, la piccola protagonista portata da un tornado nel fantastico mondo di Oz. Tre ragazzine curiose e audaci, al centro di tre grandi classici che, ciascuno a suo modo, hanno saputo celare sotto le spoglie del racconto di fantasia messaggi e metafore della vita. Questo libro è l'occasione per rileggere i tre romanzi - "Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie", "Peter Pan" e "Il Mago di Oz" -, cogliendone la grande modernità.

Il nuovo drago della Oscar Mondadori, “Alice, Dorothy e Wendy” è probabilmente tra i più belli che siano stati pubblicati. Oltre alla raffinatezza dell’edizione, che come sempre è solo da elogiare, ha il pregio di raccogliere i romanzi più importanti e significativi della letteratura per l’infanzia, sicuramente i più conosciuti. Queste tre ragazzine ci hanno fatto sognare quando eravamo piccoli e, in primis, erano loro stesse delle sognatrici. Insieme a loro abbiamo viaggiato in mondi che mai avremmo potuto immaginare, mondi fantastici, pieni di meraviglie e avventure, ma anche pericoli. Loro sono state in grado di cavarsela egregiamente, affrontando ogni situazione con molto coraggio e diventando ai nostri occhi delle adorate eroine e ancora oggi, nei nostri cuori, portiamo il ricordo indelebile di quei viaggi così surreali, impervi e immaginifici. Ripercorriamo, in breve, questi viaggi nella tappa di oggi.
Alice
, per seguire un Coniglio Bianco frettoloso con un orologio da taschino in mano, precipita in un pozzo molto profondo e si ritrova a doversela vedere con tutta una serie di stranezze e paradossi che fanno parte di un mondo fatato, il fantomatico Paese delle Meraviglie, un mondo sotterraneo in cui nulla sembra avere un senso. Le sue disavventure sono quelle che più sono rimaste impresse nella nostra immaginazione e il Paese delle Meraviglie, con i suoi stravaganti e originali personaggi, ha riempito e colorato le nostre menti, talvolta anche in maniera inquietante. Come non ricordare il sorriso ambiguo del Gatto del Cheshire o l’aggressiva Regina di Cuori e il suo motto “Tagliatele la testa!”, ma abbiamo anche vagheggiato di poter crescere e rimpicciolirci a nostro piacimento o di partecipare a un folle e divertente party per il tè insieme alla Lepre Marzolina e al Cappellaio Matto, di conoscere almeno uno dei tanti personaggi che popolano questo mondo fantastico che, alla fine, sembra essere nient’altro che il frutto di un sogno molto vivido. 
Con Dorothy abbiamo, invece, conosciuto il Magico Mondo di Oz, dopo che lei viene trasportata lì, insieme alla sua casa, da un fortissimo tornado. In questa terra si ritroverà a fare amicizia con diversi personaggi, lo Spaventapasseri, il Boscaiolo di Latta e il Leone Vigliacco, ma per quanto questo luogo sia fantastico, magico e pieno di vita e colore, Dorothy sentirà sempre il bisogno di tornare a casa sua, nel Kansas, perché non c’è nessun posto come la propria casa. Anche nella Terra di Oz sono stravaganti e molteplici le figure che Dorothy incontra e affronta, ma anche i luoghi che conosce. Il primo di tutti è il Paese dei Ghiottoni (Munchkin), abitato da curiosi individui vestiti interamente di blu e dal buffo cappello a punta. Qui vi abita la Strega Buona del Nord che spiega a Dorothy che il Paese di Oz è popolato da ben quattro streghe, due buone e due malvagie e le dirà anche che Oz è il nome del più grande mago di quella terra, l’unico i cui poteri potrebbero aiutarla a trovare il modo di tornare a casa. Per arrivare alla Città di Smeraldo, il luogo in cui vive il Mago, dovrà seguire una strada lastricata di mattoni gialli. Tante avventure e pericoli la aspetteranno durante il suo lunghissimo viaggio, ma anche importanti incontri. Alla Città di Smeraldo avrà, finalmente, modo di parlare con Oz, ma ancora le sue avventure non sono finite e il suo ritorno in Kansas dovrà attendere, perché le verrà affidato il compito di uccidere la Malvagia Strega dell’Ovest, che regna sul Paese dei Gialloni (Winkie), se vorrà realizzato il suo desiderio. Alla fine, sarà Glinda, la Strega Buona del Sud, che regna sul Paese dei Grassoni (Quadling), a dare a Dorothy l’indicazione giusta per poter far ritorno a casa, insieme al suo fidato amico Totò, il cagnolino che è stato trasportato dal tornando, insieme a lei, in quello straordinario mondo. 
Infine, abbiamo Wendy, una ragazza di buona famiglia, educata e gentile, con un grande cuore e un forte istinto materno. Anche in sua compagnia ci immergiamo in un viaggio straordinario e ricco di magia e pericoli, alla volta dell’Isola che non c’è, seguendo la seconda stella a destra e poi sempre dritto fino al mattino. Un indirizzo buffo, come tante altre cose che riguardano l’Isola che non c’è. Per raggiungerlo, la nostra eroina si ritroverà a volare, insieme ai fratelli, al seguito di Peter Pan, un ragazzino che non vuol proprio saperne di crescere, e si avventurerà in una realtà fatta di pirati, sirene, bimbi sperduti, pellerossa, fate e coccodrilli! Sicuramente una bella differenza con la Londra a cui Wendy è abituata e, soprattutto, con il suo stile di vita e le sue abitudini, ma come resistere alle tante attrattive di un'isola magica, come non se ne sono mai viste e nemmeno lette?
E, adesso, ripercorriamo insieme alcuni dei luoghi principali dei tre romanzi, ve li riporto a seguire insieme a delle citazioni. Fatemi sapere quale preferite! ;)

******
LE AVVENTURE DI ALICE NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE

Alice precipita nella tana del Bianconiglio e finisce nel Paese delle Meraviglie
Il favoloso viaggio di Alice inizia con un Coniglio Bianco in panciotto che si rimprovera di essere in ritardo e si precipita in un pozzo. Alice, senza neanche pensare a quanto sia strano ciò che ha visto, si lancia al suo inseguimento, infilandosi nella sua tana e precipitando a lungo e molto lentamente.

<<Un attimo dopo Alice si era infilata dietro a lui, senza minimamente riflettere su come avrebbe poi fatto per uscire. 
Per un po’ la tana si prolungava come una galleria, ma a un certo punto sprofondava all’improvviso, tanto all’improvviso che Alice non ebbe neanche un momento per pensare a fermarsi; e si trovò a precipitare giù per quello che pareva un pozzo assai profondo. >>

<<Alice aprì la porticina e trovò che dava su un corridoietto non molto più ampio di una tana di topo; s’inginocchiò e guardò lungo il corridoio, e vide che in fondo c’era il più bel giardino che avesse mai visto. >>

La casa della Lepre Marzolina 

<<Non aveva camminato molto quando giunse in vista della casa della Lepre Marzolina: pensò che la casa doveva essere quella, perché i comignoli avevano la forma di orecchie e il tetto era coperto di pelo. Era una casa così grande che non osò avvicinarsi prima di avere mordicchiato un altro po’ del pezzetto di fungo della mano sinistra, ed aver quindi raggiunto un metro e quaranta centimetri di statura: anche così si accostò con fare alquanto timido, dicendosi: “E se fosse pazza furiosa, dopotutto? Quasi quasi vorrei essere andata a trovare il Cappellaio!”>>

Un folle party del tè
Quando Alice giunge alla casa della Lepre Marzolina, si sta tenendo un tè proprio lì davanti. Al tavolo vi trova la Lapre Marzolina, uno strano Cappellaio e un Ghiro. È davvero uno dei momenti più folli della sua esperienza, tra indovinelli e comportamenti bizzarri, per Alice non sarà facile trovare le risposte che cerca, anche perché il Cappellaio sembra non riuscire a portare un discorso a compimento. 

<<C’era un tavolo apparecchiato sotto un albero davanti alla casa, e la Lepre Marzolina e il Cappellaio vi prendevano il tè: fra loro c’era un Ghiro profondamente addormentato, e i due se ne servivano come di un cuscino, appoggiandoci i gomiti e parlando sopra il suo capo. “Molto scomodo per il Ghiro,” pensò Alice “però, visto che tanto dorme, forse non gli dà fastidio.” 
Il tavolo era grande, ma i tre stavano pigiati in un angolo. «Non c’è posto! Non c’è posto!» si misero a gridare quando videro Alice farsi avanti. «Ce n’è moltissimo, invece!» disse Alice indignata, e si sedette in una grande poltrona a capotavola. >>

Il giardino della Regina
Tra i luoghi in cui Alice si ritrova, anche il giardino della Regina, personaggio tra i più stravaganti del Paese delle Meraviglie, visto con timore da tutti gli abitanti, che la trattano con rispetto solo per non incappare nella sua terribile furia. Nel suo giardino, Alice vede dei soldati, con il corpo fatto di carte, che dipingono di rosso le rose che per sbaglio sono state piantate bianche (giusto per capire quanto sia stravagante e pretenziosa). Arriva poi il corteo della Regina e Alice verrà invitata a giocare con lei a croquet, ma anche questa sarà un'esperienza delle più strane.

<<Accanto all’ingresso del giardino fioriva un grande rosaio: le rose erano bianche, ma c’erano tre giardinieri indaffarati a dipingerle di rosso. Alice trovò la cosa molto strana, e si avvicinò a guardarli; proprio mentre sopraggiungeva, ne sentì uno che diceva: «Ehi, Cinque, sta’ un po’ attento! Mi schizzi tutto il colore addosso!». 
«Non è colpa mia» disse Cinque imbronciato. «Sette mi ha urtato il gomito.» 
Al che Sette alzò il capo e disse: «Bravo Cinque! Sempre a dare la colpa agli altri!». 
«Tu è meglio che non parli!» disse Cinque. «Proprio ieri ho sentito la Regina che diceva che meriteresti che ti tagliassero la testa.» 


IL MAGO DI OZ

Il Paese dei Munchkin 
Il Paese dei Ghiottoni - o come vengono chiamati in questa traduzione Munchkin - è il Paese in cui Dorothy capita per prima, in seguito al tornado che solleva la sua casa, allontanandola dal grigio Kansas. È un luogo molto particolare, ma ancora più singolari sono i suoi abitanti. Dorothy resterà molto colpita da tutto ciò che la circonda, ma il suo cuore è sempre rivolto al Kansas, la sua casa.

<<La bambina emise un grido di stupore e si guardò intorno con occhi sempre più grandi alla vista di uno spettacolo meraviglioso. 
Il ciclone aveva deposto la casa – con molta delicatezza da parte di un ciclone – in mezzo a una campagna di bellezza straordinaria. Tutto intorno c’erano bellissime chiazze di verde, con maestosi alberi carichi di frutta succulenta e matura. Dappertutto c’erano aiole di fiori sgargianti, e uccelli dalle piume rare e colorate cantavano e svolazzavano sugli alberi e sui cespugli. Poco lontano scorreva un ruscelletto che rimbalzava lucente fra due sponde verdi, sussurrando con una voce molto piacevole per una bambina che aveva passato tanto tempo nelle aride e grigie praterie.>>

<<Si erano ormai lasciati alle spalle la foresta buia, che avevano attraversato senza danni, malgrado i non pochi momenti di sconforto; e davanti a loro si apriva un paesaggio incantevole, assolato, che sembrava invitarli alla Città di Smeraldo. >>

Il campo dei papaveri velenosi
Prima che Dorothy e i suoi compagni di viaggio arrivino alla Città di Smeraldo dovranno attraversare un letale campo di papaveri, il cui odore induce in un sonno profondo ed eterno. Sarà un difficile ostacolo da superare se vogliono far presto e raggiungere la loro meta.

<<Camminarono ascoltando il canto degli uccelli dai colori vivaci e guardando i bei fiori che adesso si
facevano tanto fitti da formare come un tappeto sul terreno. C’erano grandi boccioli gialli, bianchi, azzurri e purpurei, oltre a gran ciuffi di papaveri scarlatti, dal colore tanto brillante che quasi abbagliavano la bambina.
>>

<<Adesso incontravano un numero sempre maggiore di grossi papaveri scarlatti, mentre gli altri fiori si facevano sempre più rari; e ben presto si trovarono in mezzo a un gran campo di papaveri. Ora è noto che quando molti di questi fiori si trovano tutti insieme, il loro odore è così potente che chiunque lo aspiri si addormenta, e se il dormiente non viene trasportato lontano da quel profumo, continua a dormire in eterno. Ma Dorothy non lo sapeva, né del resto avrebbe potuto allontanarsi dai vivaci fiori rossi che la circondavano da ogni lato; perciò ben presto le si appesantirono le palpebre e sentì il bisogno di mettersi a sedere per riposarsi e schiacciare un pisolino.>>

La Città di Smeraldo
Il viaggio verso la Città di Smeraldo è molto lungo e impervio, ma trovarsela davanti ripagherà quasi di tutti i sacrifici e i pericoli affrontati. Oz sarà davvero il potente mago di cui si osanna? Riuscirà ad aiutare Dorothy a tornare a casa e i suoi amici ad ottenere ciò che desiderano?

<<La mattina dopo, appena levato il sole, ripresero il cammino, e ben presto si videro davanti una stupenda luce verde che riempiva il cielo. 
«Dev’essere la Città di Smeraldo» disse Dorothy. 
Via via che si avvicinavano la luce verde si faceva sempre più intensa, e sembrava che finalmente stessero per giungere alla fine delle loro peregrinazioni. Però solo nel pomeriggio arrivarono al grande muro che circondava la città. Era alto e spesso, e di un vivace color verde. 
Davanti a loro, e alla fine della strada di mattoni gialli, c’era una grande porta tutta tempestata di smeraldi, che brillava al sole in modo tale da abbacinare perfino gli occhi dipinti dello Spaventapasseri. 
Accanto alla porta c’era un campanello, e Dorothy premette il bottone e sentì un tintinnio argentino proveniente dall’interno. Poi il grosso battente si aprì piano piano, e tutti quanti entrarono e si trovarono in una stanza dall’alta volta arcuata, e dalle pareti luccicanti di innumerevoli smeraldi. >>

<<Anche con gli occhi protetti dagli occhiali verdi, Dorothy e i suoi amici sulle prime restarono abbagliati dallo splendore della meravigliosa Città. Lungo le strade c’erano file di belle case tutte di marmo verde e tempestate dappertutto di smeraldi luccicanti. Avanzarono su di un marciapiede dello stesso marmo verde, e fra un blocco e l’altro c’erano file di smeraldi allineati a brillare nello splendore del sole. Le finestre avevano vetri verdi; perfino il cielo sulla Città aveva una tinta verde, e verdi erano i raggi del sole. 
In giro c’era molta gente, uomini, donne e bambini; erano tutti vestiti di verde e avevano l’incarnato verdastro anche loro.>>

Il grazioso Paese di Porcellana
Il fragile Paese di Porcellana è tra tutti quello che forse ha stuzzicato di più la mia curiosità, quello che più di tutti mi incanta, con tutte le figure che lo popolano e le piccole casette, nonché gli allegri colori degli abitanti. Dorothy e i suoi amici dovranno attraversarlo con cautela per non arrecare troppi danni o rischiare di rompere gli animaletti o qualcuno degli abitanti.

<<Davanti a loro c’era una gran distesa di terreno liscio, bianco e luccicante come il fondo di un enorme piatto. Sparpagliate qua e là c’erano molte case fatte totalmente di porcellana, e colorate a tinte vivacissime. Queste case erano molto piccole, le più grandi non sarebbero arrivate all’altezza della cintura di Dorothy. C’erano anche graziose fattorie circondate da steccati di porcellana, e molte mucche, pecore, cavalli, maiali e polli, tutti di porcellana, in tanti gruppi. 
Ma la cosa più strana di tutte era il popolo che abitava quel bizzarro Paese. C’erano lattaie e pastorelle dal busto a colori allegri e gonne tutte picchiettate d’oro; e principesse dalle vesti sgargianti, d’argento, d’oro e di porpora; e pastori in pantaloni a strisce rosa, gialle e azzurre, e scarpe dalle fibbie d’oro; e principi con in capo corone ingemmate, e addosso manti di ermellino e giustacuori di raso; e buffi pagliacci dalle vesti sgualcite, con macchie rotonde di rosso sulle guance e alti cappelli a punta. E la cosa più strana era che tutta questa gente era fatta di porcellana, vestiti compresi, e così piccola che nemmeno i più alti avrebbero superato il ginocchio di Dorothy. >>

Il Paese dei Quadling


<<Il Paese dei Quadling sembrava ricco e felice. Si vedevano a perdita d’occhio campi di grano maturo, separati da strade ben pavimentate e da graziosi ruscelli serpeggianti, attraversati da ponti robusti. Recinti, case e ponti erano tutti dipinti di un rosso acceso, così com’erano gialli nel Paese dei Winkie e azzurri in quello dei Munchkin. I Quadling, che erano bassi e corpulenti, e dall’aria rubiconda e bonaria, erano tutti vestiti di rosso, il che creava un forte contrasto con il verde dell’erba e il giallo del grano. >>

PETER E WENDY

L'Isolachenoncè
Chi non ha mai desiderato di volare su un'isola segreta e conoscere fate e sirene, combattere contro i pirati e fare amicizia con i pellerossa? Beh, l'Isolachenoncè ha popolato a lungo i miei sogni e questo resta in assoluto uno dei miei luoghi fantastici preferiti di sempre. Ho sempre amato la descrizione che ne fa Barrie quando scrive che l'isola si risveglia all'arrivo di Peter Pan, la trovo davvero suggestiva.

<<Di tutte le isole meravigliose, l’Isolachenoncè è la più comoda e la più solida: non è né troppo grande, né troppo articolata, non ha noiosi distacchi tra un’avventura e l’altra, anzi è graziosamente compatta. Quando voi ci giocate, di giorno, dopo averla costruita con le sedie e una tovaglia, non c’è nulla che metta paura ma, nei due minuti prima di addormentarvi, diventa reale davvero. Per questo ci sono i lumini da notte. >>

<<Non appena aveva sentito Peter rientrare, l’Isolachenoncè si destò di nuovo alla vita.Veramente dovremmo usare il trapassato prossimo e dire “si era destata”, ma “si destò” è meglio perché era il tempo usato sempre da Peter. 
In sua assenza, tutto è quieto e normale nell’isola, le fate si concedono un’ora in più di sonno, le belve badano ai loro piccoli, i pellerossa mangiano a sazietà per sei giorni e sei notti filati, e quando i pirati e i Bimbi Sperduti si incontrano, si accontentano di mordersi i pollici, in atto di reciproca sfida. 
Con l’arrivo di Peter, che detesta l’inerzia, tutti riprendono la loro frenetica attività. 
Se voi appoggiaste l’orecchio al suolo, sentireste fremere in tutta l’isola il risveglio e la vita. >>

La Laguna delle Sirene
Un altro bellissimo luogo dell'Isolachenoncè è la Laguna delle Sirene. In fondo, non c'è isola magica che si rispetti senza delle splendide sirene a rendere il luogo ancora più incantevole. Anche se già la presenza delle fate è un motivo per guardarla o immaginarla con occhi sognanti. 

<<Se chiudete gli occhi e avete fortuna, prima o poi vi capiterà di vedere sospesa nell’oscurità una macchia informe e confusa, graziosamente colorata di un pallido azzurro. Serrate più forte le palpebre e la bolla comincerà a prendere forma e il colore diventerà così vivido che, stringendo gli occhi di più, lo vedrete farsi di fuoco. Proprio un attimo prima di vedere il fuoco, apparirà la Laguna. Questo sulla Terra è il modo migliore per avere un’idea precisa della Laguna. È proprio un momento paradisiaco. L’altro momento, se potessimo averne un secondo, vedreste le onde spumeggiare e sentireste cantare le Sirene.>>

******
Si conclude qui la tappa di oggi, spero vi sia piaciuta ;) Non ho potuto mettere ogni singolo luogo o dettaglio dei romanzi, anche perché sarebbe venuto un post chilometrico e probabilmente noioso, ma abbiamo fatto un bel viaggio nei mondi fantastici creati da Carroll, Baum e Barrie e credo saremo tutti d'accordo nel dire che questi mondi hanno davvero qualcosa di speciale e per noi lettori resteranno sempre indimenticabili. Qual è il vostro preferito? ^^

A presto!
xoxo
Fonte immagini: Google immagini
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giovedì 19 novembre 2020

Review Party: "Gideon. La Nona" di Tamsyn Muir


Buongiorno, miei cari lettori caffeinomani! ^^
Oggi parliamo di una delle ultime uscite Oscar Mondadori, ovvero “Gideon. La Nona” di Tamsyn Muir. Vi dico da subito che all’inizio non ero convintissima di leggerlo, ma per fortuna ho dato ascolto a una vocina che mi sussurrava con insistenza di farlo perché mi sarebbe piaciuto. Aveva ragione. Il review party a cui partecipo è organizzato da Erika di Spill the Book e la ringrazio immensamente per avermi inclusa. Ringrazio anche la casa editrice per la copia eBook fornitami in cambio di un’onesta opinione. Vi lascio alla recensione ;)

Gideon La Nona
di Tamsyn Muir


Prezzo: 22 euro (cartaceo), 10,99 euro (eBook)
Pagine: 559
Genere: fantasy, sci-fi, horror
Editore: Mondadori (collana Oscar Fantastica)
Data di pubblicazione: 17 novembre 2020

Gideon la Nona di Tamsyn Muir ci svela una galassia di duelli a fil di spada, spietati giochi di potere e necromanti lesbiche. I suoi personaggi saltano fuori dalla pagina, magistralmente animati come arcani redivivi. Allevata da ostili monache calcificate, valletti vetusti e un'infinità di scheletri, Gideon è pronta ad abbandonare una vita di schiavitù - nell'aldiquà - e una da cadavere rianimato - nell'aldilà. Prenderà la sua spada, le sue scarpe e le sue riviste zozze e si preparerà a un'audace fuga. Ma la nemesi della sua infanzia non la lascerà di certo andare senza chiederle qualcosa in cambio. Harrowhark Nonagesimus, Reverenda Figlia della Nona Casa e prodigio della magia ossea, è stata convocata. L'Imperatore ha invitato tutti gli eredi delle sue fedeli Case a prendere parte a un torneo all'ultimo sangue fatto di astuzia e abilità. Se Harrowhark avrà successo, diventerà un'onnipotente servitrice immortale della Resurrezione; ma nessun necromante può ambire all'ascensione senza un paladino. Senza la spada di Gideon, Harrow fallirà e la Nona Casa morirà. Chiaro, ci sono sempre cose che è meglio se restano defunte.

Per approcciarsi a Gideon La Nona il primo consiglio che mi sento di darvi è di dimenticarvi qualunque altra lettura abbiate fatto, qualunque libro pensiate possa assomigliare a Gideon, qualunque paragone abbiate in mente. Gideon La Nona non è libro che si possa paragonare ad altri, è una lettura talmente originale e unica che pensare, anche solo lontanamente, di inquadrarlo da subito potrebbe rivelarsi la scelta più sbagliata che abbiate mai preso. Non lasciatevi scoraggiare dai primi capitoli, parecchio confusionari, perché la Muir ci butta subito nel mondo di Gideon senza darci il libretto di istruzioni e lascia che il lettore se la cavi da solo, in mezzo a pianeti sconosciuti, squinternate che si pitturano la faccia e scheletri animati. È un mondo assolutamente folle, sappiatelo, e più cercherete di trovare risposta a tutto o di capirci qualcosa e più fallirete. Questa lettura va presa per quello che è, un romanzo fuori da ogni canone o classificazione di genere, che saprà rivelare i suoi veri punti forti solo superato lo scoglio iniziale, quando la storia entra davvero nel vivo e, allora, non riuscirete più a metterlo giù. La Muir ha sperimentato qualcosa di nuovo, mettendo insieme fantasy, horror/gothic e sci-fi e ne è venuto fuori un bel minestrone che, in un primo momento, potrebbe far storcere un po’ di nasi o destabilizzarvi, ma che, a conti fatti, è un esperimento davvero interessante e anche abbastanza funzionante, direi. Forse alcune caratteristiche del worldbuilding restano un po’ troppo confuse, sfocate, appena abbozzate, ma ciò che c’è da capire, ciò che è utile al fine della storia, si comprende e si porta a casa. Della serie, accontentiamoci di quello che ci viene dato perché da una storia che si preannuncia come la più pazza lettura che farete mai non potete aspettarvi diversamente. 
La nostra protagonista, Gideon, è un'orfana, una monaca legata al Santo Sepolcro e facente parte della Nona Casa
. È una combattente, addestrata per anni a maneggiare un grosso spadone e il suo sogno è quello di arruolarsi nell’esercito della Coorte imperiale, essere in prima fila durante le invasioni più importanti su qualche altro pianeta (<<La prima linea della Coorte era una via preferenziale per la gloria>>). I suoi sogni di gloria, però vengono presto messi in discussione dalla Sovrana della Nona Casa, la necromante Harrowark Nonagesimus, che ha ben altri progetti per lei. Se Gideon vuole ottenere la libertà ed essere svincolata dalla sua casa, dovrà diventare la sua Paladina durante una missione molto importante. Harrow, infatti, è stata convocata dall'Imperatore per diventare littrice, una sorta di consigliera, la cui posizione le donerebbe poteri illimitati e una vita lunghissima. La cosa potrebbe anche andare bene a Gideon, che pur di combattere e avere la possibilità di ottenere la libertà che desidera sarebbe disposta a tutto. Peccato che lei e Harrow si detestino profondamente e non facciano altro che insultarsi e darsi addosso ad ogni occasione. Da nemiche e nemesi a complici il passo è infinito. Ne dovranno passare tante prima che il loro rapporto evolva in maniera appena percettibile, ma questa piccolissima evoluzione sarà veramente gradevole da leggere e infinitamente appagante. Non è facile parlare di queste due protagoniste, perché sono talmente particolari e uniche e fuori di melone che trovare le parole giuste mi sembra un’impresa quasi titanica, eppure meritano il riconoscimento di essere dei personaggi fuori dagli schemi, così fuori che irrimediabilmente vi conquisteranno. Gideon è una vera forza e il suo punto di vista, quello che seguiamo nella narrazione, non è mai noioso o banale. Il suo sarcasmo è pungente, le sue battute sono un capolavoro, la sua scurrilità è di uno spasso unico, però se a voi potrebbe dare fastidio un linguaggio particolarmente sboccato vi avviso, qui ce n’è in dose abbondante e magari dovreste pensarci un attimo prima di approcciarvi a questa lettura. Se, invece, siete pronti a tutto, allora buttatevi a capofitto perché vi divertirete da morire. Di Harrow cosa dire? Beh, lei è piena di sorprese e già questo deve bastarvi per farvela amare, perché sono sicura che in più di un’occasione, dopo averla conosciuta, vorrete batterle le mani o tirarle qualcosa addosso. Ha un carattere completamente diverso da Gideon, è molto più fredda e controllata, silenziosa, impassibile, ma, come vi ho detto, si farà amare. I battibecchi tra lei e Gideon credo siano la parte migliore di tutto il romanzo, li ho trovati sempre spassosi e incisivi. Per quanto riguarda gli altri personaggi, quelli secondari, ce ne sono davvero tanti perché quando Harrow dovrà presentarsi sul pianeta che ospita la Prima Casa per partecipare all’esame per diventare littrice, anche gli eredi delle altre case, con i rispettivi Paladini, dovranno farlo e lì avremo modo di conoscerli tutti, chi più, chi meno. In cosa consiste questo esame tanto importante? 
Nessuno lo sa con esattezza, nemmeno il Maestro che li accoglie sul pianeta e nella Casa di Canaan. Nessuno sa in cosa consistono le prove, ma tutti gli eredi dovranno affrontarle e aspettarsi di tutto. DI. TUTTO. Persino la morte, viene detto loro. Quello che mi ha affascinata di più è stata l’atmosfera di decadenza e rovina in cui riversa il mastodontico edificio in cui si ritroveranno. Un luogo oscuro, spettrale, pericoloso, una sorta di labirinto che tra le sue mura nasconde orrori di ogni sorta, mostri, fantasmi, brutalità. Questa accesa venatura dark e a tratti splatter - ma non poi così tanto quanto si possa pensare - mi ha colpito parecchio ed è stata capace di incutermi la giusta dose di brividi e di tenermi incollata alle pagine. Va detto anche che la violenza in questo romanzo non manca, ma se siete lettori impavidi allora non fatevi scoraggiare. Se, invece, pensate di non poter sopportare sangue, scheletri, mostri e morti strane, pensateci bene. La traduzione l’ho trovata notevole. Sicuramente la Muir ha uno stile molto particolare e non deve essere stato facile avvicinarsi a un testo del genere, ma la Crescentini è stata molto brava e ogni battuta, ogni termine particolare, ogni doppio senso, ogni riferimento è reso in maniera convincente, quindi ottimo lavoro anche da questo punto di vista. In conclusione, Gideon La Nona è un romanzo anticonvezionale, sfrontato e crudo, troverete delle protagoniste che sono antieroine per eccellenza, ma che si faranno amare. Il caos regnerà sovrano per gran parte della lettura, ma, allo stesso tempo, la vostra curiosità sarà ai massimi livelli perché la Muir ha saputo impreziosire la sua storia di tanti elementi interessanti, anche se, talvolta, buttati dentro un po’ a casaccio. Non cercate di trovare un senso a tutto, ma godetevi il viaggio, un viaggio nello spazio, tra necromanti, scheletri e magia di ogni sorta, colorato da un sarcasmo irresistibile, da un linguaggio sporco ma mai esageratamente volgare, da scene forti e macabre, combattimenti violenti, ma anche siparietti divertenti e tante sorprese. Insomma, date una chance a Gideon perché, secondo me, vale la pena. Il vostro viaggio avrà un sapore diverso se lascerete che vi stupisca, come ha stupito me. Buona lettura, buon viaggio e non dimenticate le riviste zozze :P
4 tazzine di caffè per un romanzo figo, crudo, macabro e spassoso. Tanta roba!

A presto!
xoxo
Fonte immagini: Pinterest
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