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giovedì 30 luglio 2026

Recensione + Intervista: "Forbidden Fruit. Vol.1 e 2" di Michela Cacciatore

Buongiorno, lettor*! ^^
Oggi un post un po' diverso, perché la recensione che vi porto è quella di una splendida graphic novel in due volumi. Si tratta di Forbidden Fruit, della bravissima Michela Cacciatore, artista che ho avuto modo di apprezzare anche per altri lavori e che ho piacevolmente ritrovato. In più, Cacciatore mi ha concesso l'opportunità di intervistarla, ho potuto togliermi alcune curiosità sul suo lavoro e scoprire qualche retroscena. Se siete curios*, non vi resta che godervi la lettura del post che segue. Io ne approfitto per ringraziare Michela della sua pazienza e disponibilità, nonché per le copie digitali dei due volumi in cambio di un'onesta opinione. Vi aspetto tutt* nei commenti, ovviamente, e vi consiglio di recuperare Forbidden Fruit, se anche voi amate le storie gotiche e tormentate.

Forbidden Fruit. Vol.1 e 2
di Michela Cacciatore


Prezzo: 14,90 € (cop. flessibile)
Genere: graphic novel, gothic romance, gotico

John non è abbastanza. Non abbastanza da essere amato. Ma John ama. Lui desidera. E desidera di essere abbastanza. Un viaggio tra un amore non corrisposto, e i vampiri letterari. John vuole rendere orgogliosa la propria severa sorella, quindi è entusiasta quando ottiene il lavoro come medico personale per l’affascinante Lord Byron. I due partono per un viaggio in Svizzera e John comprende presto che il suo cuore desidera troppo e troppo intensamente, mentre nelle sue notti questo desiderio prende la forma del suo compagno di viaggio. Fino a che Mary Shelley, Percy Shelly e Claire Clairmont arrivano a scuotere il già precario equilibrio del giovane medico.

La storia di Lord Byron e Polidori diventa tormento e ossessione nella nuova opera di Michela Cacciatore, una graphic novel suddivisa in due volumi, in cui l’artista riversa tutto il suo talento.

Un salto indietro nel tempo ci porta a una seduta spiritica, nel 1865, e all’intervento di uno spirito che vuole rivelare che ad ucciderlo è stato l’amore. È lo spirito di John Polidori. Da qui, si va ancora più indietro e ritroviamo un giovane Polidori che trova lavoro come medico personale del famoso Lord Byron, artista per cui chiunque ha un debole. Non appena Polidori lo conosce, ne comprende anche il motivo. Lord Byron è di una bellezza sconvolgente e catalizzante.

“In quel momento il mio cuore perse un battito.
Avevo davanti un angelo, ma con il sorriso di un diavolo.
Non avevo alcuna speranza, ero già totalmente e indissolubilmente vinto.”

Ma non è soltanto quella a colpirlo. È l’aura che lo circonda, i suoi modi di fare, quel fascino che Polidori riesce ad accostare soltanto a un vampiro. Ed è proprio la figura del vampiro che l’autrice evoca più e più volte, quello stesso vampiro che, come sappiamo, renderà celebre Polidori più avanti. Cacciatore immagina che ad ispirarlo sia stato proprio Byron, di cui lui si era invaghito (e come riportano anche molte fonti). 

Byron che, come un serpente tentatore, riconosce nel giovane medico il desiderio e offre lui la mela della tentazione, ma John non è il tipo da cogliere il frutto proibito. Ecco che quindi tra loro nasce questo gioco di seduzione, fatto di sospiri, parole non dette, vicinanze cariche di tensione, notti inquiete, sguardi furtivi. John è un giovane ingenuo ed entusiasta, Byron invece un uomo navigato, arrogante ma soprattutto imprevedibile. Inoltre, gli piace essere desiderato. Questo gioco lo esalta, lo rinvigorisce, ma per John è un continuo tormento. Perché un desiderio non realizzato… cresce. E consuma. E lui sembra volersi fare consumare del tutto, non ancora pronto a lasciarsi alle spalle il mondo che conosce e a cedere alla tentazione.

“Cosa vuoi da me?
Tutto.”

Arriviamo poi al 1826 e alla celebre Villa Diodati. Sarà qui che John Polidori inizierà a sperimentare un’ardente gelosia, a non sentirsi abbastanza all’altezza degli ospiti illustri di Byron. Il poeta sembra volerlo sminuire e umiliare, e nonostante tutto, il desiderio che John prova continua a insinuarsi come uno spettro nei suoi pensieri e nei suoi sogni, a tormentarlo senza sosta.

“Non ci si può nascondere da se stessi e dal proprio cuore, ma non sapevo come smettere di provarci”

Byron ama la sua libertà e non è disposto a rinunciarci, ignora qualunque voce su di lui, preso com’è a vivere la propria vita nel modo che più preferisce. John vorrebbe riuscire ad essere più audace, solo per essere visto. Vorrebbe liberarsi della sua corazza e finalmente lasciarsi andare. Diventare preda di quella creatura che si nutre di desiderio e che gli dà il tormento giorno e notte, ma per lui non è altrettanto facile mettere da parte la propria moralità.

L’autrice riesce a trasmettere perfettamente i sentimenti contrastanti di John, nonché la natura ammaliatrice di Byron. È tutto perfettamente palpabile nei loro sguardi, nelle loro espressioni così curate ed eloquenti.

Sono due personaggi emblematici, che prendono nuova vita dal talento artistico di Cacciatore, bucando le pagine e arrivando direttamente a* lettor*. Sorprendente il gioco di luci e dettagli color oro creato da Cacciatore per illuminare i volti, risaltandone i tratti e la bellezza eterea. Ogni tavola rivela le doti dell’artista e ne conferma la bravura ed esperienza. I frame spezzati sul cambiamento del tempo, poi, sono qualcosa di favoloso, li ho davvero adorati. Una cornica perfettamente curata, con dei personaggi che la calcano senza incertezza e la riempiono di dettagli, espressività e vigore.

Il secondo volume si presenta con una copertina dai colori più caldi e intensi, con una predominanza di rosso a esprimere ancora di più il desiderio e la tentazione, elementi al centro della narrazione. Meravigliosi, anche in questo volume, i contrasti di colore, nonché le prospettive, oserei dire, cinematografiche, come un’inquadratura dall’alto, sotto la pioggia che verrebbe voglia di fissare all’infinito. Ancora una volta, Cacciatore si dimostra maestra della rappresentazione e ci regala immagini indimenticabili.

In questo libro si approfondisce la conoscenza di alcuni ospiti di Byron, ovvero Claire Clairmont, Mary e Percy Shelley, con i quali nascerà la famosa sfida di scrittura che ci ha dispensato dei capolavori incommensurabili, ancora oggi di grande importanza nel mondo letterario.

John e Claire sono molto diversi tra loro e in un primo momento neanche si piacciono, ma si può dire siano afflitti dallo stesso tormento e dunque non sono altro che due facce della stessa medaglia. L’audacità di John si farà più prorompente, procedendo nel racconto, e, come una falena, si avvicinerà alla sua fiamma, sentirà finalmente quel calore tanto bramato, otterrà ciò che più desidera, senza però riuscire ancora a sentirsi abbastanza. Perché forse mai nessuno sarà abbastanza per Lord Byron, fin troppo preso da se stesso per preoccuparsi dei bisogni altrui.

Sarà con Mary Shelley che si creerà un rapporto ben più profondo, lei animo sensibile che riesce a pieno a percepire il tormento di John. Mary vorrebbe essere più se stessa e non vivere costantemente nell’ombra del proprio uomo. Ma la società condanna e giudica - soprattutto quella di quel tempo - e lo stesso farebbe con John, innamorato di un altro uomo. Ecco perché i due si capiscono alla perfezione e le loro confessioni sono tra le parti più belle di questo volume. Alla fine, però, una falena che si avvicina troppo alla fiamma, non riesce a fare a meno di scottarsi. Di ferirsi. E, lentamente, morire.

“Lo bramavo e lo temevo”.

John durante la sfida a Villa Diodati darà vita a una figura che è diventata un mito immortale e che, nel tempo, ha ispirato artisti e influito su tantissime opere future. Il suo Vampiro può essere nato dalla sua esperienza personale oppure no. Molte fonti lo confermano, e Michela Cacciatore ci dà la sua interpretazione, tanto affascinante quanto verosimile. Una storia fatta di luci e ombre, di passione e desiderio, tormenti e paure, sogni e incubi, in una cornice ottocentesca di grande fascino che lascerà chi legge senza parole.

Romance storico dalle leggere vibes fantasy, Forbidden Fruit è un’opera che parla di tormento interiore, di libertà represse, di sogni infranti, il tutto condito da disegni di sublime bellezza che sarà impossibile non apprezzare. Un progetto dal sapore gotico, in cui la figura del vampiro è più che altro onirica e vagheggiata, ma che ben si inserisce all’interno della storia e nella rappresentazione che ne fa Michela Cacciatore. Sicuramente da non perdere, se amate gli amori proibiti, la tensione tra i protagonisti e vampiri letterari e illustri. E se amate i lavori di Cacciatore, ritroverete in questi volumi il suo stile inconfondibile, nonché tematiche a lei care. Per approfondire ancora di più, vi lascio adesso all'intervista che l'autrice mi ha concesso.
Photo credits:
Forbidden Fruit. Ediz. variant (vol.1), Amazon.it


INTERVISTA A MICHELA CACCIATORE, AUTRICE DI "FORBIDDEN FRUIT".

Ciao Michela e benvenuta sul mio blog. È davvero un immenso onore averti qui! Ho letto Forbidden Fruit e ne sono rimasta affascinata. Come è nato in te il desiderio di scrivere e illustrare questa storia?

Ciao Franci, grazie per ospitarmi e un saluto a voi che leggete. 

Amo le storie gotiche e di vampiri e ne leggo spesso. Quando ho letto per la prima volta «Il vampiro» di Polidori, sono rimasta affascinata dall’elemento di desiderio nascosto che filtrava attraverso le parole. È un racconto che mi colpita profondamente. Ho capito subito che dovevo saperne di più, quindi sono andata a recuperarmi un po’ tutto quello che ho trovato sull’argomento, in particolare il diario di Polidori e le lettere scambiate con gli editori (ottimo a tal proposito è il volume Villa Diodati files). Ho scoperto un uomo dietro l’autore con una vita tragica e tormentata, sottovalutato in vita ma anche dai critici letterari contemporanei, che però aveva creato la figura del vampiro moderno e toccato così a fondo il mio cuore. Un uomo, Polidori, che è stato considerato sempre non abbastanza per essere ricordato tra i grandi autori, non abbastanza per tante ragioni anche quando era in vita, malgrado abbia creato il mito del vampiro così come lo conosciamo.

Prima o poi è capitato a tutti di sentirsi non abbastanza, è stato così facile rivedersi in questo, sentire Polidori profondamente umano e vicino. A quel punto sapevo che ne avrei voluto parlare e omaggiarlo in qualche modo.

• Qual è il vampiro, nel mondo letterario, che più ti ha influenzata o che pensi abbia lasciato maggiormente un segno?

Ah, che domanda difficile! Il mio problema è che mi innamoro spesso di personaggi letterari. Ovviamente Lord Ruthven da «Il vampiro», ma soprattutto il Dracula di Bram Stocker. Ma sono molti i vampiri letterari che amo, da quelli sbrilluccicosi della Meyer (Carlisle è un grande amore) a tutti quelli di Intervista con il Vampiro.

Quando ami così tanto qualcosa, ovviamente ti influenza, riverbera in qualche modo in quello che scrivi, anche se magari non ho una reale consapevolezza di ciò che maggiormente mi ha influenzata rispetto ad altro, penso che tutto abbia in qualche modo contribuito.

• Quale personaggio hai amato ricreare di più nel tuo fumetto, tra l’ingenuo e sognatore Polidori e l’ammaliante Lord Byron?

Questa storia nasce dall’amore per Polidori, ho amato disegnarlo, scriverlo. Anche se ho sofferto per ogni vignetta dove lui era perso e sconsolato. Questa storia è il mio inno d’amore per lui, per il modo in cui ha influito sulla me lettrice. Spero di aver trasmesso in qualche modo tutto ciò. Quindi sicuramente Polly, come lo chiamo io.

• Quanto è stato difficile narrare una storia così tormentata e intensa? Quale parte si è rivelata più complessa da affrontare?

È stata la storia più difficile che abbia scritto finora. Le tematiche sono delicate e volevo trattarle con il giusto tatto.

La parte più complicata è stata il finale, lo abbiamo riscritto con il mio editor sette volte. Ero sfinita. L’idea era di far sentire tutte le emozioni di Polidori senza indugiare in modo superficiale sul dolore.

È stato complesso a livello tecnico ma una tempesta a livello emotivo.

• Il percorso di John si può dire che sia all’inizio in salita, mentre poi vada rapidamente a scendere, fino a raggiungere un finale amaro. Avresti desiderato avesse un finale diverso questa storia?

La prima cosa che mi sono prefissata nello scrivere questa storia è stata di rispettare la vita di Polidori. In fondo racconto una storia reale, seppur romanzata. Credo che la grandezza di Polidori sia anche nella tragicità della sua vita. Sottovalutato in vita ma anche successivamente, cambia la storia della letteratura creando la figura del vampiro moderno. Ha inciso così tanto per così tanti lettor*. Così non abbastanza per tutti allora e così dirompente per per gli amanti dei vampiri.

Avrei voluto per lui dei riconoscimenti maggiori e una vita più facile, sì, ma non avrei mai stravolto la sua figura, anche se ovviamente ho pensato anche a un finale diverso, ma mi sembrava in qualche modo di tradire il John autore.

• Gli ospiti di Villa Diodati, Claire, Mary e Percy, hanno anche loro una storia da raccontare e sono emblematici all’interno della narrazione. A quale personaggio, tra questi, avresti voluto concedere più spazio?

Mary è incredibile, coraggiosa, intelligente, la bussola morale di tutta la storia. D’istinto ti direi lei ma a me piacciono le storie degli ultimi. Di Mary ne hanno parlato in tanti, con opere molto belle, quindi probabilmente sceglierei Claire che, come John, è sempre stata ai margini di tutte le narrazioni, non è mai stata la protagonista. Ma è un personaggio complesso, con tante sfumature. Probabilmente è lei che avrei approfondito maggiormente.

• L’ambientazione gotica dei due volumi è ciò che più ho amato in assoluto. Quanto è piaciuto a te raffigurarla e che tipo di ricerche hai fatto per rappresentarla così bene?

Adoro il gotico, ne ho letto tanto, tanti saggi, tanti racconti e romanzi. Ma quello che ho cercato di fare qui è stato quello di rendere le emozioni anche tramite gli spazi e i colori. Ho sacrificato spesso la veridicità storica affinchè le immagini fossero rappresentative delle emozioni dei protagonisti. Che poi è un po’ il punto fondamentale del gotico. Sono felice che ti siano piaciute.

• Spesso i tuoi libri rivelano luci e ombre di amori tragici e impossibili. Cos’è che ti attira di più di questo genere di storie? E ne hai già in cantiere altre di simili?

Nelle mie storie parlo sempre di morte, è un tema ricorrente, e di forbidden love. Sono tematiche che mi affascinano molto. Quindi saranno tematiche che torneranno. Sto lavorando alla mia prossima graphic novel, sarà un retelling mitologico su Gilgamesh, anche qui i temi di amore proibito e morte saranno centrali, ma in modo molto meno tragico. Per un po’ solo storie più positive, anche se comunque luci e ombre non mancheranno.

• Quanto tempo dedichi alla realizzazione delle tue opere e qual è la tua routine quotidiana preferita quando disegni?

Io disegno per lavoro, insomma lo faccio tutto il giorno. La parte principale della giornata ovviamente è dedicata ai lavori sotto proprierty, che sono quelli che mi permettono di pagare il mutuo, ma mi tengo sempre delle ore per lavorare ai miei progetti. Per realizzare un volume impiego circa un anno di lavoro, spesso anche con nottate. Ma amo farlo. La cosa fondamentale per riuscirci per me è darmi tante regole, dalla sveglia, alle ore di lavoro, a quante cose finire in una settimana. Insomma la routine di un marine ma con in testa universi.


È stato davvero interessante conoscere meglio Michela e il suo lavoro. Spero l'intervista vi sia piaciuta.
Ancora grazie all'autrice e grazie a voi lettor*!

Photo credit: https://www.instagram.com/michelacacciatore/

martedì 27 settembre 2022

Review Party: "Demone nel bosco" di Leigh Bardugo

Buongiorno, lettor*! ^^
Oggi il blog partecipa a un nuovo Review Party, quello dedicato a Demone nel Bosco, graphic novel di Leigh Bardugo che ha per protagonista L’Oscuro quando ancora non era il personaggio che abbiamo conosciuto leggendo la serie Tenebre e Ossa. È una sorta di prequel, le illustrazioni sono di Dani Pendergast e la traduzione di Roberta Verde. Il volume è disponibile da oggi per Mondadori, che ringrazio per la copia digitale omaggio in cambio di una recensione onesta. Un ringraziamento anche a Raggywords per aver organizzato l’evento e avermi coinvolta.

Demone nel bosco
di Leigh Bardugo

Prezzo: 9,99 € (eBook) 19,90 € (cop. rigida)
Pagine: 216
Genere: graphic novel, fantasy
Editore: Mondadori
Data di pubblicazione: 27 settembre 2022

Eryk e sua madre, Lena, hanno trascorso la loro esistenza fuggendo incessantemente da un luogo all'altro, con la convinzione che, forse, per loro non esista proprio un porto sicuro. Perché entrambi non solo sono Grisha, ma sono i più potenti e letali tra loro. Temuti da chi vorrebbe ucciderli e braccati da chi vorrebbe sfruttarne i doni, devono cercare di tenere nascoste le loro capacità ovunque vadano. Ma talvolta i segreti più pericolosi trovano comunque il modo di venire a galla... Questo graphic novel, scritto da Leigh Bardugo e illustrato da Dani Pendergast, è il prequel di "Tenebre e Ossa", tassello indispensabile del GrishaVerse che permette di gettare un po' di luce sulle origini di un destino tanto grandioso quanto sinistro, quello del temuto e potentissimo Oscuro.

L’Oscuro è sicuramente uno dei personaggi più amati della serie Tenebre e Ossa, nonostante non sia un esattamente uno dei buoni. Ha però un fanclub molto ampio, persino l’autrice ne è un’estimatrice, e alla fine ha pensato di dedicargli questa novella prequel illustrata e mostrarci, in un certo senso, come tutto ebbe inizio, da dove nacque il sogno ambizioso di uno dei personaggi più controversi della sua serie. La novella non è molto lunga, consta poco più di 200 pagine, e ci riporta alla giovinezza del personaggio, in fuga insieme alla madre dai drüskelle, da sempre alla caccia dei Grisha (o delle Streghe, come li definiscono loro). Insieme i due vagano di villaggio in villaggio in cerca di riparo in qualche campo Grisha, ma sono costretti a non rivelare mai la loro identità, e soprattutto la reale portata del loro potere. Eryk è il nome che il nostro protagonista porta in questa storia e Lena quello della madre e come una litania lo ripete e cerca di non dimenticarsene, perché troppe volte ha già dovuto cambiare identità. Teme di non ricordare più chi è alla fine, il suo vero nome, ma se vuole sopravvivere questo è il sacrificio che deve compiere. Quando giungono in un campo al confine con Fjerda, Eryk inizia a sperare di poterci restare un po’ più a lungo stavolta, ma le cose non sono facili per lui e la madre. Gli altri Grisha li guardano con sospetto e li temono. Nonostante ciò, Eryk riesce a stringere amicizia con Annika e Sylvi, due ragazze del villaggio. Sylvi è ammirata dal potere di Eryk e quando scopre cosa il ragazzo è realmente capace di fare gli si avvicinerà ancora di più. Nel frattempo, al villaggio si discute per catturare un orso, le cui ossa potrebbero essere usate come amplificatore. Sylvi è interessata a catturarlo e coinvolge Eryk nella ricerca, ma le cose prenderanno alla fine una piega inaspettata e il segreto oscuro di Eryk verrà alla luce.

Devo dire che, da amante delle graphic novel, è stato piacevole per me concedermi questa lettura, anzi avrei voluto fosse più lunga e non mi dispiacerebbe leggerne altre sempre dedicate al Grishaverse e ai suoi personaggi. Demone nel bosco ci mette davanti alla genesi di un personaggio che ha subito persecuzione, che è stato costretto a scappare più e più volte, che ha sempre dovuto nascondersi e che, infine, stanco di fuggire, rivela ciò di cui è realmente capace e inizia a sognare in grande, sogna un luogo sicuro per i Grisha, un luogo da cui non dover più fuggire, in cui ognuno è libero di essere se stesso. Certo, sappiamo bene dove la sua ambizione lo porterà, con quali mezzi riuscirà a realizzare il suo sogno e fin dove è stato disposto a spingersi, ma qui Eryk è semplicemente un ragazzo tormentato e stanco, sebbene mostri già doti da leader, si comporti da stratega e non esiti a fare del male a chi osa servirsi di lui.

La storia si interrompe sul più bello, mi sarei aspettata qualche pagina in più, ancora più approfondimento psicologico del personaggio, ma diciamo che in generale non mi è dispiaciuta. La parte migliore sono sicuramente le illustrazioni di Dani Pendergast, adoro il suo tratto e le espressioni che è riuscita a dare a tutti i personaggi, in particolare a Eryk. I colori sono spesso cupi, perfetti per rappresentare il demone delle ombre, salvo ogni tanto diventare più caldi quando disegna altri personaggi e il villaggio. L'ambientazione fredda tipica delle terre fjerdiane è resa in maniera semplice ma incornicia molto bene le azioni dei protagonisti dando a ogni scena ancora più enfasi.

Demone nel bosco è un piccolo salto indietro nel tempo, ci porta a esplorare meglio le origini dell’Oscuro e la sua esistenza prima della Faglia e tutto ciò che è venuto dopo. Non è indispensabile aver letto gli altri libri della serie della Bardugo per approcciarsi a questa graphic novel, che può essere tranquillamente una lettura indipendente, ma se siete già fan della serie e del personaggio, è di sicuro un volume immancabile per la vostra collezione ;)


venerdì 22 luglio 2022

Recensione: "Himawari House. Il mio anno giapponese" di Harmony Becker (a cura di Elena)

 
Buongiorno, lettor*!
Oggi la nostra Elena ci parla di Himawari House. Il mio anno giapponese, graphic novel uscita per De Agostini. Tre vite che si intrecciano, un viaggio non solo fisico ma anche interiore in questa storia speciale ed emozionante. Scopritela nella recensione e fateci sapere la vostra opinione. A presto!

Himawari House. Il mio anno giapponese
di Harmony Becker

Prezzo: 16,90 € (cop. flessibile)
Pagine: 374
Genere: graphic-novel
Editore: De Agostini
Data di pubblicazione: 24 maggio 2022

Nao torna in Giappone per un anno sabbatico prima del college, decisa a riscoprire le radici che ha dovuto dolorosamente abbandonare da bambina, dopo il trasferimento negli Stati Uniti. Ad accoglierla c’è Himawari House, un’abitazione tradizionale nel cuore di Tokyo, dove incontrerà Hyejung, coreana, e Tina, di Singapore, arrivate sino a lì per conquistare la libertà e trovare la propria strada. Mescolando inglese, giapponese, coreano e singlish, Nao si legherà sempre di più al piccolo gruppo, pronto alle sfide della nuova vita. A condividere le loro avventure quotidiane anche due fratelli giapponesi dai caratteri contrastanti – l’amichevole Shinichi e il taciturno e affascinante Masaki, che dopo un primo brusco incontro sembra fare di tutto per evitarla… Con lui, a sorpresa, Nao si troverà ad affrontare lo stesso spaesamento di quando ci si sente come pesci fuor d’acqua e scoprirà cosa significa tradurre da una lingua all’altra le parole ma anche i sentimenti. Tra cibi sconosciuti, serate al karaoke, giochi nella neve e lunghe confessioni sull’amore e la famiglia, ognuno di loro troverà in quel Paese straniero le motivazioni e il coraggio per vivere davvero la propria storia.

Ormai siamo in piena estate e in quel periodo dell’anno in cui volenti o nolenti dobbiamo affrontare delle scelte, che siano semplici come cercare una meta per un meritato riposo, o scelte più complesse di vita, lavorative e scolastiche. Ci ritroviamo così in una sorta di “limbo”, tra la stasi e il dinamismo, il desiderio di quiete e di avventura. E proprio in questo clima sospeso arriva a tenerci compagnia il nuovo graphic novel Himawari House. Il mio anno giapponese dell’artista completa Harmony Becker, disegnatrice e scrittrice di questo suo fumetto d’esordio, pubblicato e tradotto in italiano da DeAgostini.

“Questi sono i miei ricordi del Giappone.”

Himawari House. Il mio anno giapponese non è semplicemente la storia di un viaggio fisico verso il Giappone, ma un diario, il racconto di vite che si intrecciano e insieme percorrono la strada della scoperta e riscoperta di sé, del potenziale assopito, in attesa di essere portato alla luce. La storia inizia con una scelta: la decisione della protagonista di prendersi una pausa, preparare le valigie e ritornare nella terra natia. Una scelta dettata e composta da ricordi: piccoli oggetti, profumi e colori. Ricordi sfumati ma pieni di emozioni vivide. Ricordi che sono come ritagli di carta fragili e in procinto di rompersi, sparsi alla rinfusa di anni e momenti passati, che insieme illuminano e formano la memoria di un periodo lontano, ma che ancora rivestono le pareti dei sogni futuri.

“È vero sono diversa. Questa non è casa mia. Casa mia è lontana. E allora, anch’io mi sono divisa.”

È così che tre anime smarrite si incontrano, si scontrano e si ritrovano a vivere insieme: Hyejung, una ragazza coreana, e Tina, una ragazza di Singapore, socchiudono per poi spalancare la porta a Nao, una ragazza nata in Giappone ma cresciuta negli Stati Uniti. E qui, queste tre protagoniste tanto diverse, approdate nel Paese del Sol Levante, si ritrovano a provare a vivere in un’altra città, per rivivere i ricordi, per costruire una nuova via e ritrovare la strada di casa.

“Così ho fatto due cose. Mi sono adattata, smettendo di parlare giapponese a casa e di portare il bento a scuola. [...] Dentro di me, invece, volavo via. Nel posto dove non c’era niente da spiegare...”

Himawari House è costellata di personaggi con bagagli e storie simili ma contemporaneamente diverse e così, con la naturalezza che caratterizza il genere umano, la storia riesce ad affrontare e portare con sé tante tematiche. Tra le predominanti, che fa da filo rosso, c’è il vivere “in between”, la capacità di vivere in mezzo a due culture, vivere emozioni contrastanti di rabbia, nostalgia, rammarico, che lacerano e squarciano la quotidianità: il vivere le proprie radici come un peso da dimenticare, da affrontare ogni giorno per adattarsi. L’arte di abbandonarsi, tra frustrazioni e sogni, senza dimenticare, ma creando qualcosa di nuovo e inclusivo, non senza sacrifici e paure. Nao vuole ritrovare le proprie radici, Hyejung sradica le proprie radici, mentre Tina è alla ricerca delle proprie radici. L’aspetto interessante è come le tre protagoniste, ed anche altri personaggi, affrontino la tematica del vivere “tra”, creando un’amicizia che all’inizio traballa ma che, come un’altalena che trova il suo ritmo, vola tra alti e bassi, tra passioni condivise, una cultura comune ma formata da tanti pezzettini di culture diverse, quotidianità, studi ma soprattutto di momenti di sconforto e sostegno, piccoli gesti e amore.

“Mi chiedo quanto sarei stata diversa, se fossi rimasta qui. Essere parte del tutto... e non solo una spettatrice. È come se piangessi una gemella persa da piccola. Una gemella mai cresciuta... ma che ha sempre... sempre... aspettato il mio ritorno.”

La sensazione del “in between” è amplificata dalla scelta della scrittrice di inserire i caratteri, le parole e le frasi a volte tradotte, altre volutamente lasciate in lingua e altre ancora incluse in spazi bianchi e sfumati o con scarabocchi, per sottolineare proprio lo spaesamento, la lontananza. Non è importante la singola parola che si pronuncia, ma la sensazione di non comprendere, non capire, la sensazione di poter annegare nel presente a causa di una lingua nemica, quando nei ricordi dell’infanzia la lingua era fluida, madre e protettrice. Così anche le lettrici e i lettori si ritrovano a vivere il senso di inadeguatezza delle e dei protagonisti, ma insieme ci si sforza di comprendere dal contesto, più che dalla lingua straniera. In questo modo le lingue parlate non sono più straniere e trovano uno spazio proprio, dove le e i personaggi, senza timori, possono parlare con i propri accenti, possono sperimentare e provare, inciampando sulla grammatica e coniando un linguaggio nuovo. Così, nonostante la brevità con cui restiamo in compagnia delle e dei personaggi, la scrittrice ha creato ragazze e ragazzi tridimensionali, profondi e con caratteri differenti con una lingua e una cultura d’appartenenza di cui andare orgogliosi.
Queste storie narrate con poeticità e questa esperienza linguistica immersiva sono inoltre amplificate e accompagnate dai disegni in bianco e nero, con sfumature grigie, dai tratti tondeggianti, che abbracciano con i loro chiari e scuri.

“Vetrine e insegne, che prima erano anonimi stranieri... adesso mi accolgono come nuovi amici. Ogni nuova parola che imparo dirada un po' di nebbia intorno... ridando colori e forme del mondo che mi circonda.”

Il viaggio fisico e la scelta del Giappone, meta che si può identificare con qualunque paese che si ama o che si è lasciato, si trasforma in un viaggio interiore, alla ricerca dei ricordi e di una passione non dettata dalle logiche e pressioni sociali. Scoprire chi si è, al di là della nazionalità, della lingua e delle costruzioni sociali, al di là del senso di colpa verso il successo mancato e le aspettative sociali e familiari. Un viaggio fuga che diventa casa, vite che si intrecciano senza preconcetti né giudizi. E proprio contro questi, tra i dialoghi la scrittrice denuncia e deride le rappresentazioni, spesso offensive e unidimensionali, comiche ed esotiche, che i media occidentali a lungo hanno perpetuato delle popolazioni asiatiche. E inoltre sottolinea le gabbie sociali e la mentalità che ancora oggi spesso limitano le scelte di vita. Nonostante viviamo i personaggi per uno spaccato di tempo limitato, impariamo a conoscere protagoniste e protagonisti umani e in cui ci si immedesima facilmente. Proprio come himawari, i girasoli, il nome della casa comune, le e i protagonisti risplendono e scovano i punti deboli per trovare la luce che è sempre stata dentro di loro, il coraggio, la forza e l’amore di affrontarli insieme.

“Cosa rende reali le cose? [...] È reale solo... se dura per sempre? Forse non importa.”

Le pagine e il tempo scorrono, tra momenti di quotidianità e scorci di vita universitaria, lavorativa, momenti intimi e personali di fiducia e sconforto. Vite piene e occupate, vissute giorno dopo giorno, e nei momenti bui ecco l’amore e l’amicizia che pian piano si radica nei cuori, che sono meteore con tempo limitato, con una scadenza che fa paura ma che ha insegnato molto. Il cerchio si chiude: i ricordi che alimentano ed accolgono nuovi ricordi.

Non posso che consigliare questo romanzo grafico per le molte emozioni suscitate e consiglio la lettura a tutti e a tutte coloro che amano le storie di viaggio fisico e interiore, sia romanzi, come Mangia prega ama di Elizabeth Gilbert, sia fumetti, come la duologia F***ing sakura di Giulio Macaione, o che amano le storie che raccontano degli shock culturali e linguistici, come Autostop con Buddha. Viaggio attraverso il Giappone di Will Fergunson.

Ringrazio la casa editrice DeAgostini per la copia e per la lettura di Himawari House in cambio di un’onesta opinione.

Non mi resta che augurarvi buoni viaggi

Elena


Photo credit: @tsundoku_bookstyle

mercoledì 20 luglio 2022

Recensione: "Primo amore" di Kevin Panetta e Savanna Ganucheau

Buongiorno, lettor*!
Oggi vi propongo la recensione di “Primo amore”, di Kevin Panetta e Savanna Ganucheau, una graphic novel con tematica LGBT+ uscita per Il Castoro. L’ho trovata deliziosa per molti aspetti e mi è piaciuto che sia colorata con questa sfumatura di blu che fa tanto estate e la rende dolcemente malinconica. Scoprite di cosa parla nella recensione che segue e fatemi sapere se la leggerete ;)

Primo amore
di Kevin Panetta e Savanna Ganucheau

Titolo originale: Bloom
Prezzo: 18,00 € (cop. flessibile)
Pagine: 368
Genere: graphic-novel, LGBT+
Editore: Il Castoro
Data di pubblicazione: 14 giugno 2022

L'amore sboccia piano! Ora che il liceo è finito, Ari non vede l'ora di trasferirsi nella grande città con la sua band e vivere di musica. Deve solo riuscire a convincere suo padre, che invece vorrebbe che continuasse a lavorare con lui nella pasticceria di famiglia. Ari da bambino amava aiutare il padre, ma adesso non riesce a immaginare una vita sprecata tra lievito e impasti. Decide allora di trovare un sostituto e, tra i tanti assurdi candidati che si presentano, incontra Hector, un ragazzo che ama cucinare tanto quanto Ari vuole scappare. Fianco a fianco in cucina i due si avvicinano e si conoscono meglio, e l'amore è pronto a sbocciare... sempre che Ari non rovini tutto!

Ari
è un ragazzo con dei sogni che non corrispondono alle aspettative che la sua famiglia ripone in lui. Suona in una band e desidera lasciare il posto in cui vive e trasferirsi in città con gli amici. Il padre ha una panetteria che, purtroppo, riversa in una situazione economica difficile. Ecco perché non incoraggia i sogni del figlio, ha troppo bisogno del suo aiuto per dargli la sua benedizione a partire. Così Ari decide di trovare qualcuno che prenda il suo posto, che lo sostituisca al forno e aiuti i suoi genitori. Si presenta alla loro porta un sacco di gente strana, nessuno della quale realmente interessata al lavoro. Poi, un giorno, si ritrova davanti un ragazzo che dice di aver finito il primo anno all’Accademia di Cucina e che quel lavoro è in pratica il suo sogno. Ari decide di metterlo subito alla prova e si rende conto di quanto Hector sia davvero appassionato e ami cucinare. La cosa in qualche modo lo conforta, perché così potrà trasferirsi senza sensi di colpa e fare musica come ha sempre desiderato, ma poi si ritrova a star dietro a Hector, a desiderare di aiutarlo o anche solo guardarlo mentre prepara il pane, i cupcake e altre prelibatezze. Con Hector Ari si sente subito a suo agio e nasce presto una bella amicizia, ma giorno dopo giorno smette di capire cosa vuole davvero, che futuro desidera per sé. È davvero convinto di voler lasciar casa e famiglia per vivere altrove con i suoi amici? Cos’è che lo rende davvero felice?

Sicuramente di Ari emerge molto questo suo senso di inquietudine interiore, sembra si senta spesso inadeguato, non all’altezza, insicuro. Hector è, invece, il polo opposto. Sorridente, alla mano, appassionato, bravo nel rimettere a posto le cose, forse anche troppo. Pare che a volte la gente se ne approfitti, soprattutto il suo ex ragazzo. La storia si svolge in un’estate, i mesi si susseguono mostrandoci un mare calmo e poi, via via, più agitato e scuro, come gli animi dei protagonisti che, da amici, subiscono verso la fine una brutta frattura nel loro rapporto. Ma basterà guardare le cose da un’altra prospettiva per ritrovare la voglia di riprendere in mano la propria vita, cercando la felicità in quella delle persone che si amano. Basterà cambiare le cose e aprirsi alla verità del proprio cuore e scoprire così che il futuro desiderato è sempre stato a portata di mano, nei sogni di un bambino affascinato dal mestiere del padre, in quelli di un ragazzo innamorato della dedizione alla cucina di un altro. Cucina e musica sono due elementi fondamentali di questa storia. Ho adorato soprattutto le scene in cui si prepara il pane o altre ricette tradizionali, mostrando con quanto amore lo si faccia. I genitori di Ari sono persone vere e umili, persone che amano ciò che fanno e che vorrebbero trasmettere quell’amore al proprio figlio. È facile immedesimarsi in loro, nella loro storia, così come è facile immedesimarsi in Ari, combattuto tra sogni e doveri

L’amore in questo volume non è solo quello tra i protagonisti che, sì, arriva, ma in modo graduale, bensì amore per le cose semplici, amore per la famiglia, per gli amici, per la casa, per il luogo in cui si vive, per le proprie tradizioni e origini. Se Ari sembra avere tutto ciò che di fondamentale serve a star bene, anche se non se ne rende conto, Hector è invece un ragazzo solo, lontano da casa e dagli amici; ha perso la nonna da poco e si sente triste sebbene non lo dia a vedere. Cucinare è per lui un modo per esorcizzare la nostalgia che lo attanaglia, e non solo. Vorrebbe avere ciò che ha Ari ma che lui sembra non apprezzare. Sono due ragazzi fondamentalmente diversi, eppure la cucina riesce ad avvicinare i loro due mondi distanti. Ho apprezzato la semplicità di questa storia, la sua delicatezza e le tematiche che ne emergono. I colori usati rendono questo volume molto caratteristico e vi consiglio di dargli un’opportunità se necessitate di un po’ di slow burn, se vi sentite orfani di Heartstopper e se amate più di ogni altra cosa cucinare. Primo amore vi regalerà dolci ispirazioni e alcuni momenti teneri e indimenticabili. Qualche pecca ammetto di averla riscontrata, soprattutto nella caratterizzazione dei personaggi secondari, dei quali emerge quasi poco e niente e che non potrebbero mai eguagliare quelli di Hearstopper, con delle vere e proprie storie a se stanti. Questa cosa un po' mi è mancata, perché comunque sono spesso presenti ma qualcuno rimane più in ombra di altri. Avrei anche voluto più scene tra Ari e Hector dopo che nasce l'amore, perché quando succede non si ha il tempo di goderne che il libro finisce, ma ho visto su Goodreads che è in previsione per il 2023 una seconda parte di Bloom, quindi probabilmente a questo si potrà trovare presto rimedio. 

In definitiva, non siamo ai livelli emotivi di Hearstopper (cito sempre questa graphic-novel perché anche come disegni me la ricorda moltissimo) ma devo dire che Primo amore si difende abbastanza bene. I disegni sono deliziosi e la storia di fondo è molto tenera. Hector è un personaggio bellissimo, avrei voluto abbracciarlo tutto il tempo, è un personaggio ottimista e positivo e mi è molto piaciuto; Ari è un adolescente insicuro come la gran parte degli adolescenti e in cui è facile rispecchiarsi, commette degli errori ma è anche capace di chiedere scusa. Mi sarei aspettata qualcosina di più a livello di storia, in generale, ma non sono delusa e spero i piccoli difetti che ha di non ritrovarli nel seguito. Se Il Castoro farà uscire anche la seconda parte la leggerò sicuramente!
Photo credit: @francikarou @coffeeandbooks

lunedì 28 febbraio 2022

Review Party: "La morte è solo l'inizio" di Isaak Friedl e Gloria Goderecci

Buongiorno e buon inizio settimana, caffeinomani! ^^
Oggi partecipo al Review Party di una graphic novel edita Tunuè, “La morte è solo l’inizio”, di Isaak Friedl e Gloria Goderecci. Ammetto di essere stata subito attirata dalla cover, dal titolo e dalle premesse, però, poi, nell’esecuzione, il libro non si è rivelato quello che mi aspettavo. Ringrazio la casa editrice per la copia inviatami in cambio di un’onesta opinione e le mie compagne d’avventura con cui abbiamo discertato parecchio sul libro. Passate a leggere anche le loro opinioni! ;)

La morte è solo l'inizio
di Isaak Friedl e Gloria Goderecci

Prezzo: 17,50 € (cop. flessibile)
Pagine: 208
Genere: horror, fumetti, graphic novel
Editore: Tunuè
Data di pubblicazione: 3 gennaio 2022

Un patto scellerato che travolge le vite e trascina negli abissi più profondi. Demoni, orge, donne sexy, armi da fuoco, scheletri, moto da cross e tanto altro ancora fanno da sfondo ad unviaggio ben più difficile. Un viaggio che va, in continuazione, dalla morte alla ricerca della vita. I protagonisti, così diversi tra loro, ci trascinano in una storia senza scrupoli...

Solitamente, quando mi imbatto in qualche titolo fortemente dark, vengo subito attratta e desidero leggerlo. È successo così per “La morte è solo l’inizio”, la cui cover mostra il protagonista che sembra uscire direttamente dall’inferno, con le fiamme alle sue spalle, e un grosso portone con scheletri intagliati ai lati. La curiosità è volata alle stelle e così mi sono gettata in questo evento, convinta di leggere una storia che mi sarebbe piaciuta moltissimo. Purtroppo, non è stato così perché il libro si è rivelato più cruento e spietato di quello che mi aspettassi, con fin troppa violenza gratuita e scene, a mio parere, senza senso. Non sono una che si scandalizza o si impressiona facilmente, però questo tipo di violenza mi fa accapponare la pelle.

La storia inizia con un ragazzo che sta affogando, Aaron Bauer, che finisce in una sorta di limbo, un’intercapedine tra due mondi. Si ritrova lì perché è nato alle sei, sei minuti e sei secondi e questo gli concede una possibilità che non tutti hanno, una scelta importante. Può proseguire verso la fine di tutto, dunque morire in maniera definitiva, oppure può tornare in vita, ma una volta fatto dovrà dedicare la sua esistenza alla morte e alla sofferenza. Aaron si ritrova così a firmare un contratto quasi senza pensarci su, convinto si tratti solo di un brutto sogno. Ma una volta firmato, viene tirato fuori dall’acqua e torna effettivamente in vita. Il tempo passa e ci ritroviamo a quarant’anni da questo evento. Adesso abbiamo come protagonisti due ragazzi che vengono attratti da due ragazze su un treno e decidono di seguirle quando le sentono parlare di una festa mitica. Peccato che chi si ritroveranno davanti, a un certo punto, è il signor Aaron Bauer che cercava proprio uno dei due ragazzi, Pete, perché come lui nato alle 6 e 6 minuti e 6 secondi. Aaron gli affida la missione di andare in quel mondo infernale da cui lui è uscito, procurarsi la lista di tutte le persone nate alle 6 e 6 minuti e 6 secondi e portargliela. Dovrà morire per arrivare in quel luogo, poi rubare all’uomo che lo accoglierà la lista con i nomi, e infine firmare il contratto che gli permetterà di tornare in vita e uscire da quell’inferno. Ma le cose si complicheranno una volta giunto lì e Pete si ritroverà ad affrontare un esercito di scheletri viventi, demoni di varia natura, un terribile Squartatore e chi più ne ha più ne metta. E tutto per cosa? Beh, lo scoprirà solo quando sarà riuscito a tirarsi fuori di lì e a tornare in vita. Quello che lo aspetta non è decisamente meglio dell’inferno in cui era finito.

Le premesse di questa graphic novel sono a mio parere interessanti, però si perdono, come vi dicevo sopra, nell’esecuzione. È vero che parliamo di inferno, demoni, anime corrotte e quant’altro, ma è tutto un susseguirsi di violenza e macabro e morte e squartamenti e sbudellamenti e questo mi ha lasciata molto perplessa. I colori delle tavole mi sono piaciuti molto e mi è piaciuto anche di come in quella sorta di inferno in cui finiscono i protagonisti vi siano vari luoghi o dimensioni, abitati da creature e anime diverse. Le anime cercano di sopravvivere come possono, i demoni si danno ai peggior vizi e soprusi. La parte peggiore è quella legata allo Squartatore, un demone che ha il solo scopo di uccidere e distruggere e lascia dopo il suo passaggio solo sangue e resti di anime. Mi ha sorpreso trovare in uno dei luoghi che il protagonista attraverserà anche un drago, come a dire che ci si può imbattere davvero in qualsiasi cosa all’inferno, tutto ciò che di mostruoso possa esserci. La fantasia degli autori ha creato una storia brutale, una di quella per stomaci forti, è proprio il caso di dirlo. Se l’orrore e le morti violente non vi spaventano, allora questa graphic novel può fare al caso vostro e intrattenervi; se, invece, siete facilmente impressionabili non fatevi tentare. 


A presto!
xoxo

Photo credit: @francikarou

lunedì 11 ottobre 2021

Review Party: "Bianco Intorno" di Wilfrid Lupano e Stéphane Fert

 
Buongiorno, lettor*!
Oggi tocca a me parlarvi della splendida graphic novel Bianco Intorno, illustrata da Stéphane Fert, con testi di Wilfrid Lupano. Ho già letto due graphic novel illustrate da Fert e pubblicate da Tunué, adoro il suo stile, lo trovo davvero suggestivo. Ecco perché non potevo farmi sfuggire l’occasione di scoprire anche Bianco Intorno, che si è rivelata una lettura unica ed emozionante. Ringrazio Valeria di This Lady of the Books per aver organizzato questo splendido evento e la casa editrice per la copia omaggio in cambio di una recensione onesta.

Bianco Intorno
di Wilfrid Lupano e Stéphane Fert

Prezzo: 19,90 € (cop. rigida)
Pagine: 144
Genere: graphic novel, narrativa a fumetti, ragazzi
Editore: Tunué
Data di pubblicazione: 26 agosto 2021

"Bianco intorno, la vera storia di Prudence Crandall e Sarah Harris" è il nuovo graphic novel di Wilfrid Lupano e Stéphane Fert. Siamo in Connecticut, trent'anni prima dell'abolizione della schiavitù, una giovane insegnante apre le porte della sua scuola alla prima alunna afroamericana: Sarah Harris. Per reagire al malcontento locale, in un gesto insieme di rivolta e volontà, Prudence Crandall apre la sua scuola a tutte le giovani donne afroamericane della città. La storia della piccola scuola femminile diventa un pretesto per parlare, ancora una volta, dei principi di eguaglianza e fratellanza su cui dovrebbe basarsi la società. Un graphic novel che ci spinge ad interrogarci su temi ancora attuali e sulla responsabilità di scelta del singolo nei confronti di comunità spesso sorde ad ogni cambiamento. L'opera si regge su due assiomi fondamentali: il rifiuto di ogni discriminazione razziale ed il riconoscimento del diritto all'istruzione. Le piccole allieve della giovane istitutrice del Connecticut diventano simbolo di tutte quelle minoranze che, negli anni passati e presenti, pagano a prezzo spropositato un'eguaglianza che dovrebbe essere garantita. La storia della giovane istitutrice porta l'attenzione sul ruolo chiave che l'istruzione ricopre nella scoperta, lotta e ripresa dei propri diritti. La battaglia al diritto di istruzione si fa scontro contro ogni forma di discriminazione e razzismo.

Nelle precedenti graphic novel illustrate da Fert che ho letto, una cosa che mi ha sempre colpita sono state le tematiche trattate. Non solo splendide illustrazioni, ma anche argomenti che, nonostante l’ambientazione fantastica, si adattavano benissimo ai tempi attuali. In Bianco Intorno non abbiamo, però, una storia di fantasia, bensì una ispirata a fatti realmente accaduti. Siamo nel 1832 a Canterbury, nel Connecticut, una parte degli Stati Uniti dove la schiavitù è già stata abolita. I neri sono “liberi” ma in realtà non hanno diritto di cittadinanza. Un anno prima, a Sud degli Stati Uniti, era avvenuta una rivolta di schiavi neri, capeggiata da Nat Turner, uno schiavo ribelle e predicatore che sapeva leggere e scrivere. In seguito al massacro di questi verso schiavisti bianchi e proprietari terrieri, furono presi provvedimenti preventivi e punitivi per evitare che si ripetessero episodi simili. La storia che ci viene raccontata in Bianco Intorno è lontana da quella di Nat Turner eppure in qualche modo è collegata a essa e ha inizio in un collegio femminile gestito dalla giovane signorina Crandall, che decide di accogliere nella sua scuola una ragazza di colore. La decisione creerà scandalo e scompiglio in città. Da persona rispettata, la Crandall inizierà a subire insulti e intimidazioni, persino denunce quando sceglierà di impartire lezioni a più ragazze di colore, portando le sue allieve bianche a ritirarsi dalla scuola. Assistiamo a commenti che lasciano alquanto a desiderare, uomini e donne bianchi che pensano sia pericoloso istruire i neri perché chissà cosa potrebbero diventare con un’istruzione, potrebbero pensare di valere quanto le persone bianche e diventare arroganti. Donne che pensano non serva a nulla insegnare alle femmine perché in che modo dovrebbero aiutarle con le faccende domestiche? Insomma, roba da far accapponare la pelle. Una delle allieve, molto curiosa, si pone una giusta domanda in relazione al fenomeno della rifrazione, che la fa riflettere su come la percezione cambi. Come è possibile che ci sia differenza tra un ignobile massacro e un’eroica conquista? Perché dei rivoltosi neri che si ribellano in nome dei propri diritti e della propria libertà devono essere considerati dei mostri mentre, per esempio, degli antichi conquistatori meritano la gloria eterna? “Perché lo sguardo cambia? Perché l’ignominia si trasforma in gloria?”
In Bianco Intorno c’è spazio anche per ulteriori riflessioni legate ad altre forme di discriminazione e pregiudizio, non soltanto verso gente dalla pelle di colore diverso, ma anche verso chi è diverso in generale, verso chi non si uniforma e vive la propria vita a modo suo, lontano dalle regole imposte dalla società. Ne è un esempio, il piccolo Selvaggio che vive nella foresta - spina nel fianco per molti ma che, in fondo, non fa nulla di male, simbolo dell'innocenza che viene cancellata in nome di ideologie sbagliate e a causa dell'ignoranza altrui - ma anche la vecchia dai capelli bianchi, considerata una strega, solo perché vuole vivere diversamente e perché nell’aspetto si distingue dalle donne della sua epoca. Ho apprezzato veramente tanto questo racconto, soprattutto perché insegna a non arrendersi di fronte agli impedimenti e alle difficoltà ma a portare avanti i propri ideali, a lottare per essi quando si tratta di cause giuste. Insegna a guardare le cose da un’angolazione diversa, a riflettere sulle diverse percezioni, soprattutto sulla condizione dei neri in un’epoca lontana ma che ancora oggi ha le sue ripercussioni. Insegna a credere in un mondo migliore, un mondo più giusto ed egualitario, in cui non ci siano distinzioni di razza, ceto o altro, in cui l’istruzione possa essere diritto di tutti, senza differenza alcuna. Bianco Intorno è rappresentato da disegni bellissimi, con colori naturali che richiamano la terra, emozionano e rendono il racconto ancora più vibrante e intenso. È senza dubbio una storia da leggere, una di quelle che lasciano un’impronta dentro e che difficilmente si può dimenticare. Lugano e Fert hanno fatto un lavoro davvero meraviglioso e ho apprezzato anche la postfazione scritta da Joanie DiMartino, direttrice del museo Prudence Crandall, che ci ha fatto sapere di più sulle allieve della scuola Crandall e su ciò che il futuro ha riservato loro, un futuro nel quale hanno continuato a lottare per ciò in cui credevano e che talvolta ha permesso loro di riscattarsi.


A presto!
xoxo

Fonte immagini: Google immagini
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martedì 24 agosto 2021

Recensione: "Saga" di Brian K. Vaughan (a cura di Elena)

Buongiorno, lettori! ^^
Oggi Elena ci porta nello spazio con la sua recensione della serie di graphic novel Saga, di Brian K. Vaughan, un'opera bellissima e di grande successo pubblicata da Bao Publishing. La conoscete? Se siete curiosi di saperne di più, non perdetevi l'articolo. Buona lettura! ;)

******

“AVVENTURE IPERGALATTICHE IN FAMIGLIA”

“Ecco come un’idea diventa reale. Ma le idee sono cose fragili. Molte non sopravvivono, fuori dall’etere dal quale sono state estratte, scalcinanti ed urlanti. Ecco perché le persone le creano con qualcun altro.”

A metà dei volumi e della sua storia (composta in totale da 18 volumi), oggi viaggiamo tra le stelle e gli universi con la serie fumettistica pluripremiata e di successo internazionale Saga scritta da Brian K. Vaughan ed illustrata da Fiona Staples, edita da Bao Publishing che l’ha tradotta e pubblicata in due formati: nove singoli volumi o tre raccolte Deluxe che raggruppano tre numeri l’uno, con contenuti extra finali sul processo creativo e di lavorazione (in futuro verrà pubblicato anche un volume unico dei primi nove volumi!). Un fumetto fantastico-fantascientifico americano, attualmente in corso dal 2012.

Saga è vita. Contiene mondi, promemoria, massime, insegnamenti, colori, colpi di scena ma soprattutto sogni. Non è una semplice narrazione alla “Romeo e Giulietta” ma piuttosto una “Mille e una notte” in versione galattica, che si incontra ed incrocia con Star Wars e Doctor Who: racchiude, infatti, infinite storie, dentro ad altre storie, intrecci, linee intricate e curve spezzate. Tra avventure, misteri, spionaggi e quotidianità seguiamo la narrazione della protagonista, Hazel, fin dalla sua movimentata nascita. Come in un rewind, Hazel ci racconta la sua storia e di tutte e tutti coloro che la circondano. Meteore di passaggio che regalano doni o distruzione. Una costellazione di personaggi (baby-sitter evanescenti, umanoidi creativi, alieni strani, animali parlanti, robot indimenticabili, mercenari e mercenarie grottesche) da amare e/o odiare: Izabel, Principe Robot IV, Il Volere, Gatto Bugia e tante e tanti altri. Personaggi ver*, profond*, tridimensionali, buon* e cattiv*, ma soprattutto misterios* e sfocat* dalla morale barcollante ed in evoluzione, da scoprire e da approfondire pagina dopo pagina. Conosciamo innanzitutto i genitori di Hazel, Alana e Marko. Per nascita in contrasto ed in guerra, ma per la vita uniti. Lei intelligente, realista, ironica, forte e coraggiosa. Lui sicuro, sognatore, protettivo, obiettore di coscienza ed umile. Accusati di tradimento e diserzione si ritrovano intere galassie contro, tutto a causa di un semplice libro. Inizia con una storia d’amore, uno di quegli “stupidi romanzetti, che le casalinghe comprano al supermercato”. Un libro che si rivelerà molto di più di quel che sembra. Infatti la storia continuerà come un “libro sovversivo” che narra i “pericoli della creazione”. La creazione di un pensiero, un’idea, un essere umano, una famiglia. Una creazione che metterà in pericolo lo stato attuale dell’intero universo. Il pianeta Landafall e la sua luna satellite Wreath si odiano da sempre e combattono una guerra che ha avvelenato ogni angolo della galassia, ogni mondo e specie anche lontana. L’universo è diviso in due fazioni che creano accuse, steccati ed incomprensioni di cui, però, non si ricordano più le origini. Così iniziano incontri, scontri ed avventure e “tutto andrà storto”!

La storia è composta da salti nel tempo: lo scorrere degli anni e la crescita della protagonista è lineare, ma il presente del racconto è intervallato da flashback, con una voce narrante adulta ed onnisciente proveniente dal futuro che focalizza diversi punti di vista e percorre tanti temi. Dai più semplici e di tutti i giorni ai più ostici, nascosti ed oscuri. Temi di cui si parla e temi tabù: le cause dimenticate e le conseguenze segrete della guerra, la famiglia, la maternità, la paternità, il razzismo, le discriminazioni e le segregazioni, i segreti, l’amore, la morte e il lutto, la prostituzione, le dipendenze, la non violenza, la libertà di scelta e d’espressione, la malattia, l’aborto, la religione, i mezzi di comunicazione, il futuro… Non si tratta di un semplice elenco o di un’accozzaglia di argomenti, ma ognuno ha il suo spazio, valore e il suo arco narrativo: si approfondiscono tematiche spesso idealizzate o romanzate andando a fondo nelle diverse sfaccettature, mostrando anche i lati negativi o più difficili. La stessa struttura della storia con i viaggi e il trascorrere degli anni, dall’infanzia alla pre-adolescenza (per ora), permette la confluenza di più temi da trattare come macro argomenti inseriti nella trama verticale nei singoli episodi all’interno di una trama più ampia, complessa ed orizzontale da scoprire più avanti. Così una storia ipergalattica di finzione si trasforma e diviene emozione vera, reale, inclusiva ed attuale. Dai temi romantici classici, l’autore e l’artista attuano un ribaltamento degli stereotipi e degli stili con innovazione, allegria ed ironia, che colpisce il loro stesso lavoro, iniziando già dal titolo che gioca sull’opera come progetto editoriale e sull’impresa che caratterizza l’intera trama. Niente è più “norma” né normale, ma viene messo in discussione con domande e rispetto, ma anche con la curiosità e l’invadenza di una bambina che vuole conoscere e comprendere il mondo in cui vive. Non è una storia per tutti e tutte, spesso cruda, aggressiva e molto esplicita sia nelle rappresentazioni (vi sono scene di sesso e di violenza grafica) sia nel linguaggio. È un viaggio per lettrici e lettori maturi, ma adatto sia per coloro che cercano uno svago sia per chi vuole approfondire tematiche con quel tocco di attualità che fa riflettere, lascia il segno e fa rimanere incastrati tra risate e pianti, grazie ai dialoghi e alle parole provocatorie e a tratti anche poetiche.

Le voci si affiancano alle tavole, che non fanno semplicemente da sfondo, ma sono parte integrante del viaggio e dei temi trattati. Già da un’immagine si può intuire quale argomento si andrà a trattare e con quale tono affrontarne la lettura, che coinvolge ed avvolge, immerge ed ingloba. I disegni, i colori e le linee parlano quanto le parole pronunciate. Le parole diventano e lasciano spazio al disegno grafico di taglio cinematografico, pulito ed espressivo, chiaro e conciso. Le tavole non sono troppo cariche di parole e dialoghi, presentano la giusta armonia dei diversi linguaggi espressivi rendendo la lettura semplice e scorrevole, piena di colpi di scena e suspense. Il disegno, infatti, è un altro pregio della storia, che cattura con la sua particolare cura nei colori accesi e nella scelta dei font e dei balloon. In conclusione, riassumendo, Saga non può essere catalogata semplicemente come una serie fantascientifica a puntate, perché racchiude al suo interno più generi e sottogeneri letterari: dal fantasy al romanzo d’avventura per la magia e per i viaggi; dal romance alla critica sociale; dalla fantascienza per l’ambientazione spaziale e futuristica (per esempio per le tecnologie e i mezzi di trasporto) e anche simbolica ed ancorata all’oggi per i temi, al romanzo di formazione per la crescita o la decrescita delle e dei personaggi. Non troveremo eroi o supereroine classiche ma emozioni, comportamenti umani, paure e desideri, traumi e speranze. Individui che pianificano, scappano, si mettono alla prova, sbagliano e riprovano o soccombono. Ambientazioni, personaggi e temi sono una grande ragnatela sospesa ed in equilibrio nel caos della storia che racconta Hazel.

L’unica nota che potrebbe risultare poco gradita è la pausa di qualche anno dei creatori della serie, di cui ancora non si hanno notizie riguardo alla ripresa della pubblicazione. Motivo per cui sospendo il giudizio sull’intera serie, curiosa di come i creatori di Saga intrecceranno le varie linee al centro della ragnatela, ma comunque convinta che intraprendere il viaggio valga il carburante! Saga è una vera e propria epopea da leggere, vedere, sentire e provare: un viaggio alla ricerca di un porto sicuro nell’oscurità con piccole luci stellari di speranza.

“Non so, Alana. Mi sa di un po'… noioso.” “Esatto! Credo che il senso sia quello. Comunque, devi leggerlo assolutamente.”

Non mi resta che dirvi allacciate le cinture ed augurarvi buone letture.


 Elena


Photo credit: @tsundoku_bookstyle

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