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lunedì 8 gennaio 2018

Pensieri di Dramanti: "Personal Taste"

Buon pomeriggio, cari lettori e dramanti! ^^
Oggi qui è una giornata ventosa, grigia, triste. Ma fortuna che c'è questa rubrichetta a tirar su il morale. La scorsa settimana Alessia ci ha parlato dell'action "Healer", oggi, invece, Angy ci allieta con la recensione di Personal Taste, che ha per protagonista - neanche a chiederlo - Lee Min Ho :P Se non lo conoscete, sappiate che Angy lo consiglia davvero e... leggete la sua simpaticissima recensione per scoprire tanti altri motivi per guardarlo ;)

Personal Taste

Episodi: 16
Anno: 2010
Cast Principale: Lee Min Ho, Son Ye-Jin
Genere: romantico, commedia
Regia: Son Hyeong-Seok, No Jong-Chan
Network: MBC
Paese d'origine: Corea del Sud


Inutile dirlo: quando devo recensire un drama che mi è piaciuto molto divento “leggermente” impaziente. È questo l’effetto drama. Vi consiglio di guardarne uno e provarlo se non lo avete ancora fatto.  Oggi vi parlo di Personal Taste, anche conosciuto come Personal Preference, un titolo che è tutto un programma e che, in realtà, racchiude in sé un bellissimo messaggio. Questo drama è il drama degli equivoci, piuttosto divertenti devo dire e, con le cuffie alle orecchie, facendo l’altalena tra due delle canzoni più belle della OST, Fine (pronuncia in inglese) di Tiago Iorc e Like a fool degli 2AM, vi racconto un po’ dei suoi protagonisti e delle loro storie.  Questa spassosa commedia romantica ha inizio con - forse - la protagonista di drama più sfigata della storia. Lei è Park Gae In, (Son Ye Jin), una solare “falegnama” che si occupa di disegnare mobili e costruirli con le sue deliziose manine. Tutto made in Korea, naturalmente. L’ottimismo se la porta via ‘sta ragazza. Altro che “Gino, l’ottimismo è il sale della vita”. Era Gino, vero? Gae In ripone così tanta fiducia negli altri da prenderla beatamente in quel posto una volta sì e l’altra pure, eppure non smette di sorridere o di sottoporre se stessa a incredibili prove di fede negli altri. Anche quando il suo ragazzo la molla per sposare la sua migliore amica, di lei. Una roba da prenderlo a randellate sui denti, credetemi, lui e l’amica. O peggio, da fargli rivivere sulla propria pelle “Misery non deve morire” fotogramma per fotogramma.
Cosa succede quando un tipo così incontra lui, Jeon Jin Ho (Lee Min Ho *_*), affascinante e giovane architetto freddo e calcolatore, rigido come una cassetta della posta, con manie di perfezionismo e una passione per la pulizia che potrebbe fare benissimo il nuovo Mastro Lindo (e con quell’aspetto e soprattutto i capelli, venderebbe sicuro di più)? Un nuovo Big Bang ovviamente. Jin Ho Ha in testa solo una cosa: avere successo con il suo studio e per farlo è disposto a tutto. E quando dico tutto, intendo tutto, o quasi. Il nostro bel fighetto concorre ad una gara per accaparrarsi la progettazione di una galleria d’arte per cui, sembra, ogni studio di architettura della Corea farebbe carte false. Tale progetto sembra doversi basare su una famosa casa d’epoca di Seul, progettata a suo tempo da un altro famoso architetto e in cui vive, indovinate chi? La nostra fiduciosa Park Gae In. Quando Jin Ho lo scopre, aizzato dal suo collaboratore, un tipo troppo simpatico, decide che andarci a vivere sia la soluzione migliore, e dato che la nostra Gae In ha bisogno di soldi perché si sa, la sfiga ti vuole anche economicamente in difficoltà, affitta una stanza nella sua bellissima magione in stile tradizionale. Quale occasione migliore di questa per Jin Ho? Inoltre, Gae In lo crede gay per una serie di circostanze equivoche in cui i due si sono trovati appena conosciuti, per cui, non c’è pericolo che lui possa provarci con lei, no? Noooo? Mettendo da parte l’antipatia reciproca decidono di firmare il contratto di “coabitazione”.
I due non vanno d’accordo per niente, nonostante gli sforzi. Lui è troppo maniaco dell’ordine, lei è troppo disordinata e in troppe occasione si lascia sfuggire il fatto che lui sia gay. Insomma, se lo sei, dirlo non dovrebbe dar fastidio, ma se non lo sei e fingi solo di esserlo… be’, fai un po’ fatica, no? Jin Ho lo sopporta, ma a denti stretti. Lei si impegna per non ricaderci e fra un “non dirlo più” e un “stiamo diventando migliori amici, come due piccoli pokemon”, qualcosa nel loro rapporto cambia, l’attrazione cresce (estica***! È Min Ho! Sai che fatica), ma lei lo crede sempre gay e lui non confessa perché, diamine, crede che lei lo voglia solo come migliore amico, l’unico che la capisce, l’unico che la sostiene, l’unico che tiene testa a quell’imbecille del suo ex che, a proposito, è concorrente di Jin Ho nella gara per accaparrarsi la progettazione della galleria d’arte. Ragazzi, love is in the air, altrimenti che cavolo l’ho visto a fare? Ok, per Min Ho (di suo guarderei pure uno spot sulla cartaigienica se lo facesse), ma non solo. Da questo drama mi aspettavo un grande amore e i signori coreani me lo hanno dato, come sempre. Quello di Gae In e Jin Ho diventa un grande amore, soprattutto quando entrambi giocano a carte scoperte
E come ogni grande amore che si rispetti, verrà ostacolato, dileggiato, sfruttato, colpito, quasi affondato, grazie al cielo direi, perché vedere Min Ho sotto la pioggia, in riva al lago, con le lacrime agli occhi e il faccino triste per l’amore perduto, ha smosso grandi emozioni in me, e pure frotte di ormoni. Ma non c’è commedia romantica in cui l’amore non trionfi in un modo o nell’altro, a meno che non siate dei maledetti masochisti che godono nel vedere moltitudini di spettatori dimenarsi tra atroci sofferenze per una fine grama. Ma non è questo il caso. Personal taste preme un tasto molto sensibile in una società maschilista e tradizionalista come quella coreana, il tasto delicato dell’omosessualità, e lo fa con una delicatezza che quasi commuove, senza cadere nell’ovvio, servendosi degli stereotipi per smontarli completamente. No signori, questo non è solo un drama romantico, è anche un drama di denuncia che punta il dito contro una società che non vuole riconoscere le differenze come la normalità.  Concludo dicendo che Personal Taste merita di essere guardato senza pregiudizi. Se ne avete non fa per voi. Merita perché è ironico, è delicato, romantico, e accarezza il cuore. E di questi tempi non ne abbiamo bisogno tutti?


*** Angela ***

2 commenti:

  1. Adoro! Lo metto subitissimo in lista <3

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  2. Carinissimo e molto diverso dai soliti drama.

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