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lunedì 10 ottobre 2022

Recensione: "Il nostro giorno verrà" di Edith Joyce (a cura di Melz)

 
Buongiorno, lettor*! ^^
Oggi la nostra Melz inaugura questa nuova settimana di letture e recensioni con la sua opinione di Il nostro giorno verrà, di Edith Joyce, un romanzo che le ha preso il cuore e che sicuramente merita di essere conosciuto di più. Leggete la recensione che segue e fateci sapere se il romanzo vi incuriosisce. Vi aspettiamo nei commenti ;) A presto!

Il nostro giorno verrà
di Edith Joyce

Prezzo: 8,99 € (eBook) 16,00 € (cop. flessibile)
Pagine: 223
Genere: narrativa
Editore: Red Star Press
Data di pubblicazione: 29 giugno 2022

Erin e Seán hanno occhi profondi come il mare e un sogno rivoluzionario: quello di un’Irlanda unita e libera dalla dominazione inglese. L’Isola di Smeraldo conosce la furia delle rivolte di Pasqua nel 1916, ma da tempo immemore vive una condizione per cui non c’è passione che possa accendersi senza intrecciare l’amore con il terreno della lotta politica. E se imbracciare un fucile può essere più facile che scoprire il proprio posto nella lotta, trovare il coraggio di dichiarare ciò che si prova veramente può rivelarsi un’impresa ancora più difficile. Eppure, mentre l’iniziativa rivoluzionaria è costretta a soccombere sotto il ferro e il fuoco della Corona, Erin e Seán riceveranno dalla sorte un dono prezioso, nascosto tra le parole che, in gaelico, continuano a ripetere generazione dopo generazione: Il nostro giorno verrà…

“Il mio nome è Erin O’Brien, ma mio padre mi ha sempre chiamato Vittoria.”

Ho voluto leggere questo libro da quando Edith è approdata su TikTok annunciando che era stato scelto dalla REDSTARpress per essere pubblicato. Io di Irlanda non so nulla, se non che voglio visitarla un giorno, ma l’amore che l’autrice prova per questa terra trapela dalle sue parole, dal verde che predomina il suo feed di Instagram e dal modo in cui parla della sua prima storia stampata su carta.

Mi accingo a scrivere la recensione dopo un salotto letterario in cui è stata intervistata e subito dopo aver letto le ultime parole, con annesso piantino d’addio. Solitamente non scrivo parole su un libro subito dopo averlo finito perché le emozioni sono troppo forti per permettermi di trasferire sul documento word parole sensate, ma in questo caso sapevo già cosa scrivere durante la lettura delle pagine. Erin O’Brien mi ha presa per mano e accompagnata nella storia della sua vita, dall’infanzia all’età adulta.

Erin è figlia di due fazioni: un padre devoto alla causa inglese che crede nella supremazia di quest’ultima e una madre irlandese di cuore e sangue. Ha due fratelli, Stephen e James, che seguiranno le due strade opposte e per i quali Erin proverà per tutta la storia sentimenti contrastanti. Infine, ma non meno importante, c’è l’amore per la sua terra e le sue leggende fatate.

“Non fidarti mai delle fate e, allo stesso tempo, non far loro un torto.”

Forse per questo continuo citare il folklore irlandese qualcuno, prima di leggerlo, ha pensato fosse un fantasy. Anche su TikTok l’ho visto un paio di volte catalogato in questo modo, ma vi sciolgo subito il dubbio: Il nostro giorno verrà non è un fantasy, è un libro di narrativa ambientato in Irlanda attorno al 1916, che accompagna il lettore nelle poco conosciute Rivolte di Pasqua. Ha un’impronta storica, ma anche romantica, quel romanticismo dolce e sottile che mi piace tanto. Parla di una terra legata alle sue leggende sul piccolo popolo (ieri nel salotto letterario al Firenze Book Festival, Edith ha raccontato che gli Irlandesi lo sono ancora oggi), ma non è un romanzo fantastico.

Io non sono solita leggere libri che abbiano un forte contesto storico al loro interno molto rilevante nelle vicende dei personaggi, ma in questo caso i temi sono così vicini al mio modo di pensare che la cosa non solo non mi ha disturbata, bensì mi è anche piaciuta parecchio. Erin ci parla di donne che abitano un popolo ancora “maschilista”, che vogliono un'Irlanda diversa, “una dove le donne non vengano mai dimenticate”.

I personaggi sono vividi, caratterizzati dalla prima mossa che fanno e dalla prima parola che pronunciano. Erin è testarda e tremendamente impulsiva; Stephen è coraggioso con ideali saldi, ma allo stesso tempo dolce e protettivo; James è più debole, ma in un certo senso vittima di un sistema; Sean è un misto tra una Erin più mansueta e uno Stephen più sognatore. Ogni personaggio ha la rilevanza che si merita: il padre, ad esempio, è praticamente assente nelle scene perché assente dalla vita di sua figlia (cosa che ha spiegato la stessa Edith nell’intervista) e queste piccole accortezze danno quel “wow”, quel senso logico. Anche Sean non è uno dei personaggi più presenti seppur uno dei più importanti, essendo l’interesse amoroso della protagonista, ma doveva essere così: il percorso di Erin è un percorso soprattutto individuale che non dipende da un uomo o da nessun altro. Erin agisce come agisce perché è lei che crede in un’Irlanda libera e non riesce a fare diversamente. È la rivoluzione dell’Irlanda, è vero, ma anche la sua.

“Dispiace anche a me” mi rispose, togliendosi il berretto. “Di cosa?”
“Di non essere stato in grado di prendermi cura della tua ferita”. “Ero l’unica in grado di poterla guarire”.

Quindi è questo, il fulcro della storia. Perciò, mi spiace, ma devo andare contro anche a chi ha ritenuto questo libro poco romantico. In primo luogo perché non credo sia vero: di romanticismo ce n’è tantissimo, a partire dalla storia d’amore più bella, quella tra Stephen e Siobhán. In secondo luogo perché, anche se non ci fosse stato per nulla, a me non sarebbe dispiaciuto: è la sua storia, la storia d’Irlanda, di crescita individuale e di un paese che vuole essere indipendente. Un altro tema molto rilevante è la violenza, dal personaggio del padre a quella di un altro di cui non farò il nome. Importante perché ci fa capire che nessuno (e questo dovremmo saperlo tutti, ma a volte si fa fatica a vederlo) deve stare con chi vuole far del male o toglierci la parola.

“Quando a un popolo hai tolto la parola, hai tolto tutto.”

Ho trovato la scrittura di Edith molto dritta al punto, come piace a me. Non mancano i momenti in cui ci si prende del tempo in descrizioni, fondamentali per capire gli irlandesi e il loro attaccamento a determinate cose. In più, i capitoli brevi aiutano a rendere la lettura leggera. Ho amato come il folklore si intrecci alla religione e come Erin riesca a credere nelle fate e in Dio allo stesso tempo, come tutti gli Irlandesi (ieri ha parlato anche di questo e lo trovo davvero unico). Mi sarebbe piaciuto se fosse stato più lungo? Sì, ma non c’era la necessità di farlo, questa sono solo io che fatico a dire addio a questa storia. Non vedo davvero l’ora di avere tra le mani il prossimo che, spoiler, sarà ambientato nuovamente in Irlanda.

Consiglio questo libro a chi ama la narrativa, a chi vuole scoprire un paese di tradizioni uniche e splendide, a chi crede nelle fate e a chi, come Erin, sogna un mondo di uguali libertà per tutti, affinché nessuno venga mai dimenticato.

Punti piantino: 3/5
Punti romanticismo: 3.5/5
Punti scrittura: 5/5
Punti trama: 5/5
Difficoltà a dire addio alla storia: 5/5 Personaggio preferito: Stephen O’Brien
Ovviamente... 5 tazzine

Melz


Photo credit: @themarvelousmrsmelz

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