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martedì 7 giugno 2022

Rubrica: Coffee&Ciak - Stranger Things. Vol. 4. I (a cura di Melz)

Buon pomeriggio! ^^
Oggi un nuovo appuntamento con Coffee&Ciak. La nostra Melz ci parla dei nuovi episodi di Stranger Things, usciti da poco su Netflix. La serie si concluderà a luglio con gli ultimi due episodi, ma intanto scoprite cosa vi aspetta in questa nuova stagione. 
Attenzione: possibili SPOILER! ⚠️ 

STRANGER THINGS 
Volume 4, parte 1


Sono passati anni da quando, per la prima volta, una piccola Millie Bobby Brown fa breccia nel nostro cuore, interpretando la piccola Undici. Anni da quando abbiamo rivalutato Steve (personaggio preferito di quasi tutti i fan, me compresa), shippato Nancy e Jonathan, sognato di abbracciare Dustin e combattuto contro il Demogorgone. Nel corso di questi anni abbiamo conosciuto Max e Robin, visto crescere i protagonisti e siamo giunti alla quarta stagione dello show.

Dove eravamo rimasti? La stagione 3 di Stranger Things finiva con Joyce che si trasferiva da Hawkins, portando con sé Undici e il resto della famiglia, probabilmente per la loro sicurezza. Nel frattempo, in una sorta di prigione Russa scoprivamo che tra i prigionieri c’è un certo americano, che poi abbiamo avuto la conferma essere Hopper creduto morto, e che esiste ancora nel nostro mondo un democane.

Tralasciando lo shock nel ritrovare tutti così cresciuti e cambiati (WILL!), ci ritroviamo tempo dopo la chiusura della terza. Undi vive con Will, Jonathan, Joyce e continua la sua relazione a distanza con Mike, passandosela invece molto male a scuola dove viene bullizzata da Angela e i suoi amici. Il bullismo è un tema caro a Stranger Things, ambientato in un’epoca in cui essere nerd non faceva figo. Quella nei confronti di Undici, però, sfocia nella cattiveria e lei non riesce bene a gestire le emozioni dovute alla perdita di Hopper, dei suoi poteri e a tutta la situazione così da farla ritrovare più volte nei guai. Undi, per quanto matura è pur sempre una ragazzina e si comporta in quanto tale. Ma il tempo per fare la persona normale scade quasi subito per lei e deve tornare ad essere l’eroina di sempre per salvare Hawkins da una minaccia peggiore delle precedenti.

Questa volta vengono narrate storie apparentemente separate che convergono verso la stessa direzione nell’ultimo episodio andato in onda. Da una parte Joyce che, dopo aver ricevuto un messaggio in una bambola, cerca Hopper; dall’altro Undi che cerca di recuperare i suoi poteri in un modo scomodo e doloroso; dall’altro ancora i ragazzi di Hawkins devono vedersela con il nuovo nemico: Vecna. Quest’ultima, la storyline di Hawkins che vede come protagonisti Nancy, Steve, Robin, Max, Dustin, Lucas e il nuovo arrivato Eddie, è la più forte ed emozionante con momenti calzanti, ansiosi e spaventosi tanto da farmi rimanere incollata allo schermo e, nel mio caso, farmi venire voglia di skippare la storia di Joyce e Hopper, più debole secondo me o che comunque sarebbe potuta durare meno.

Il personaggio della stagione, dopo Vecna, è stato per me sicuramente Max. Innanzitutto, date un premio a Sadie Sink. La sua recitazione, soprattutto nella famosa 4x04 (colonna sonora eccelsa), ha reso questo personaggio completo. La sua evoluzione è una delle migliori in assoluto. Max ha dentro sé un dualismo difficile da sciogliere. Billy non era certo un fratello modello, ma gli avvenimenti della stagione scorsa l’hanno segnata e non poco. Per quanto cresciuti, stiamo parlando di ragazzini che hanno visto sventrare e saltare in aria varia gente. Max è forte, ma le tragedie sanno esserlo di più. Ed è proprio per questo che le scelte di Vecna fanno così paura. Giocare con le emozioni umane e, selettivamente, prendere la debolezza di quei ragazzi per distruggerli fa spavento perché avrebbe annientato chiunque. Ma se la sofferenza vince molte volte la forza interiore, i sentimenti possono tutto e questo è uno dei messaggi che Stranger Things ha sempre voluto dare: l’importanza dell’amicizia. L’unico modo per salvarla era conoscerla davvero.

Vecna è in assoluto il cattivo migliore di Stranger Things finora. Non è forzato, è solo, nuovamente, il frutto del Sottosopra. Vecna non fa le cose a caso e ci fa capire che l’umanità, a volte, è più cattiva della fantasia. Sicuramente Undici riuscirà a sconfiggerlo, ma penso anche che questa volta vedremo qualcuno andarsene e spero non sia Steve, ma non ci metterei la mano sul fuoco.

Stradivertente la parte della famiglia di Suzie, ma quello che ho più amato è stato veder nascere l’amicizia tra Nancy e Robin, due poli opposti della bussola che si completano. Ho amato le loro strategie, il loro unirsi e formare una stupenda squadra. Quello che proprio non mi è andato giù, invece, è stato trattare Jonathan come un soprammobile. In questa prima parte è totalmente inesistente, quasi quanto la mia simpatia per Mike. Il personaggio di Argyle poteva tranquillamente non esistere per me, mentre Eddie... sei un amore.

Arriviamo ora alla domanda che tutti ci siamo posti: Will è gay? Sicuramente è innamorato di Mike, questo è ovvio, ma è possibile ci sia qualcosa di ancora più profondo che piano piano si radica in lui. Will è il più puro, è cresciuto più tardi degli altri, ma qualcosa era già lì quando, alle soglie dell’adolescenza, preferiva giocare a D&D con i suoi amici. Non vedo l’ora di scoprire cosa rappresenti il suo disegno e no, non è Mike nudo. Forse.

Non vedo l’ora di scoprire cosa succederà negli ultimi due episodi, vi aspetto qui.
Melz

martedì 24 maggio 2022

Rubrica: "Coffee&Ciak" - How I Met Your Father (a cura di Melz)

Buon pomeriggio, lettor*!
Ritorna la rubrica Coffee&Ciak con una recensione sulla freschissima serie comedy "How I Met Your Father", disponibile su Disney+ e con protagonista la sempre splendida Hilary Duff. Volete sapere cosa ne pensa la nostra Melz che l'ha vista? Leggete il suo articolo e diteci se l'avete già vista anche voi e se vi è piaciuta ;) A presto!

How I Met Your Father


Fan di How I Met Your Mother a rapporto! Finalmente, dopo parecchio tempo dall’annuncio, la serie con protagonista Hilary Duff è su Disney+ e aspetta solo di essere vista. 10 episodi, 6 protagonisti e l’obiettivo di raccontare l’amore ai giorni nostriHow I Met Your Father, infatti, si differenzia quasi subito dalla sua controparte, con un’inquadratura, questa volta, della Sophie adulta e un primo episodio che lascia intendere molto. Se nell’avventura che vede Ted come protagonista trovavamo i suoi figli mentre ascoltano la storia di come lui ha conosciuto la loro madre, in questo caso è lei (interpretata da Kim Cattrall, la nostra Samantha di Sex & the City) che racconta le mirabolanti avventure di come ha conosciuto il padre di suo figlio, figlio di cui non vediamo mai il volto. Una scelta assolutamente voluta per lasciare un alone di mistero, molto più di quello sui figli di Ted. Un escamotage interessante per non dirci chiaramente quale sia la nazionalità dell’amore della sua vita.

Tutto nasce da un incontro su Tinder. E come, altrimenti? Nel 2022, in un mondo fatto di app per fare letteralmente qualsiasi cosa, sarebbe stato strano il contrario. Ho apprezzato tanto questa scelta di modernizzare la faccenda (ormai un “loooo conosci Ted?” sarebbe risultato forzato), mi ha fatto sentire parte integrante della loro vita perché Sophie potevo essere io qualche anno fa. E potevo anche essere tutti gli altri, con le stesse vicende, le stesse delusioni e gli stessi pensieri e paure.


“Wow, bella casa vostra!”
“Grazie, è stato un vero affare, lo abbiamo preso da una coppia che la vendeva su un gruppo di ex alunni. Ci hanno anche lasciato le spade”

Il primissimo Easter Egg ci fa capire che How I Met Your Father non è in un mondo a parte rispetto a quello di Ted, ma è esattamente lo stesso. La casa che condividono Sid e Jesse è la stessa che Marshal e Ted hanno condiviso per molto tempo, spade incluse. Ci sono altre sorprese legate alla serie madre, ma non sto qui a spoilerarvele.

La vera forza di questa serie è non portare una copia dei personaggi della serie madre. Non abbiamo un moderno Barney, o i soliti Lily e Marshall. Per quanto possano ricordare i vecchi protagonisti, questi sono diversi, evoluti, nuovi. Ellen, dopo un divorzio, inizia ad avere una vita sentimentale turbolenta, ma con una sensibilità lontana dal Barney delle prime stagioni. Sid e Hannah si amano alla follia, ma hanno una relazione a distanza, cosa che Lily e Marshall non penso sarebbero riusciti a reggere. Valentina e Charlie non mi ricordano nessuno, hanno qualcosa in comune con Robin, ma sarebbe un paragone decisamente forzato. Infine, ma non per importanza, Sophie e Jesse, gli unici che ricordano parecchio una persona: Ted. Lei perché non smette di credere che l’uomo della sua vita arriverà; lui, impacciato, dolce e tremendamente sentimentale, segnato terribilmente da una storia passata.

Eppure, per quanto i protagonisti siano diversi, la storia si ripete: la storia dei sogni di ognuno di loro a livello lavorativo, come quello di Sophie per diventare fotografa; una storia di crescita personale, come quella di Charlie, cresciuto in ricchezza e catapultato nel mondo dei sacrifici; una storia di cadute e il conseguente rialzarsi, come Ellen che deve superare il divorzio.

Tutto questo è contornato dalla solita ilarità tipica del genere comedy, devo dire però meno marcata e prorompente che in How I Met Your Mother. Questa serie prende tempo per entrare meglio nei personaggi, seppur in pochi episodi e la battuta è meno d’impatto. Se per qualcuno questo è stato un problema, a me non è dispiaciuto affatto.


“E fu quella sera che conobbi tuo padre”

La bomba è stata lanciata così, seguita da un’inquadratura di tutti e quattro gli uomini che Sophie ha incontrato quella sera, la serata della passeggiata sul ponte di Brooklyn. Allora non è più un generico “chi sarà il padre?”, ma un “quale di loro sarà il padre?”. Sarà Jesse, o è troppo semplice?

I primi dieci episodi di questa serie lanciano il sasso e nascondono la mano. Riusciamo già a intravedere le nuove coppie che potrebbero nascere e le nuove intese. Io ho parecchie teorie a riguardo, ma se le dicessi dovrei spoilerare tutto. Vi dico solo che per me è promossa. Mi ha sorpreso davvero molto vedere come hanno giocato con vecchi e nuovi elementi, ma soprattutto come hanno trascinato ai giorni nostri quelle vicende, facendo in modo risultassero ancora attuali.

Ho guardato How I Met Your Father senza occhio critico, come se fosse una serie tv nuova senza precedenti e ha funzionato. Credo vada proprio guardata così: senza far paragoni e godendosi i rimandi e le sorprese. Per quanto mi riguarda, non vedo l’ora arrivi la seconda stagione, in cui gli episodi saranno il doppio.
Voto: tre tazzine e mezzo, senza infamia e senza lode.


Melz


Fonti: TV Sorrisi e Canzoni
Leganerd.com
Glamour.com

martedì 26 aprile 2022

Rubrica: Coffee&Ciak - "Prodigal Son" (a cura di Ms Rosewater)

Buon pomeriggio! ^^
Oggi per la rubrica Coffee&Ciak, Ms Rosewater ci dà la sua opinione sui primi episodi di una serie tv thriller-poliziesca, "Prodigal Son", con Tom Payne e Michael Sheen, che pare essere molto promettente. Leggete il commento e fateci sapere cosa ne pensate! ;) 

Prodigal Son
con Tom Payne e Michael Sheen, disponibile su Premium Crime


Ultimamente, con lo scivolare in avanti degli orari della prima serata e la scarsità di pellicole interessanti trasmesse dalla tv generalista, mi sono trovata sempre più spesso a guardare i canali dedicati alle serie poliziesche, che offrono una programmazione in perenne replica (Mentalist, Colombo e soprattutto L'Ispettore Barnaby) che posso anche smettere di guardare se si fa troppo tardi, con la promessa di recuperare la puntata il giorno dopo, in un altro orario oppure tra qualche mese.

Non mancano serie recenti, anche se, purtroppo, vengono spesso relegate alla seconda serata (e non si capisce perché, dato che non sono più trucide o perverse di CSI) che si conclude a notte fonda e non vengono ritrasmesse tanto frequentemente. Fu così lo scorso anno per Strike, miniserie britannica tratta dai romanzi di Robert Galbraith (J.K. Rowling) trasmessa da Top Crime (e che non mi sarebbe dispiaciuto rivedere) e temo sarà lo stesso per Prodigal Son, appena cominciata sullo stesso canale, che promette di essere inquietante e delirante.

Mentre in Dexter il punto di vista era quello interno del serial killer, qui è quello di un'intera famiglia di cui uno dei suoi componenti è un assassino
. A scoprirlo è Malcom, figlio maggiore del dottor Martin Whitly, che quando era solo bambino ha permesso alla polizia di catturare il padre, identificato come il serial killer noto col soprannome de“il chirurgo” (un paffuto Michael Sheen con l'occhietto spiritato alla Jack Nicholson). Le conseguenze sui legami familiari sono prevedibili, ma chi subisce il colpo più duro è proprio Malcom, il quale, al contrario della sorella (molto piccola ai tempi dell'arresto del padre) e della madre (che reagisce troncando ogni contatto, provando a dimenticare) continua a far visita al padre per diversi anni, fino a quando decide di far domanda per entrare nell'FBI e troncare quel contatto ormai troppo ingombrante.

Dieci anni dopo Malcom è un agente dell'FBI che non riesce a uniformarsi agli standard, è geniale ma anche privo di freni inibitori, imprevedibile e capace di azioni estreme. Malcom dorme legato perché soffre di incubi e di una pericolosa forma di sonnambulismo, oltre che di stress post traumatico; prende abbondanti medicinali e ha memorie confuse dell'arresto del padre (particolare che credo prenderà importanza col proseguire della storia). Quando viene licenziato, la polizia di New York lo ingaggia come profiler e nel corso di questo lavoro è costretto, con disappunto della madre e della sorella, a riprendere i contatti col padre, il quale non ha mai smesso di aspettare il ritorno del figlio.

La serie promette di incentrarsi essenzialmente su questa relazione padre-figlio fatta di sensi di colpa, repulsione e attaccamento; Malcom, interpretato da un pirotecnico Tom Payne, prova orrore e sente su di sé il peso delle azioni del padre, ma non si perdona di averlo tradito consegnandolo alla polizia; la madre e la sorella sono contrarie a che continui la sua carriera di profiler (soprattutto se ciò comporta la frequentazione del dottor Whitly), quella che gli permetterebbe un riscatto dei peccati paterni, e d'altronde è proprio il padre l'unico a sostenerlo, grazie a lui e alle conoscenze che gli ha trasmesso, è diventato abilissimo e può risolvere i casi più complessi.
Questo rapporto shakesperiano è di gran lunga più interessante delle stesse investigazioni, talmente invischiate di visioni, ricordi, dei deliri di Malcom da non esserci quasi distinzione fra il reale e il sogno, il passato e il presente. All'instabilità del figlio corrisponde la monumentalità del padre, serial killer sì, ma con un'identità apparentemente definita, un luogo che lo ospita dove è sempre possibile trovarlo, una presenza certa anche quando non c'è. I casi stessi coinvolgono parenti stretti (addirittura, nel secondo episodio un'intera famiglia viene avvelenata) evidenziando ulteriormente la matrice familiare con i suoi conflitti, i segreti. Si può leggere un'influenza de Il silenzio degli innocenti e di Shining, quel rapporto che nel film con Nicholson s'interrompe qui prosegue, influenzando l'esistenza del figlio.

Il primo episodio ha un montaggio forse un po' troppo serrato, ma già nel secondo i ritmi si fanno leggermente meno rutilanti e, nonostante il tono abbastanza cupo e schizofrenico, non mancano momenti di isterica ironia, soprattutto quando seguiamo lo schizzatissimo Tom Payne nelle sue investigazioni. Michael Sheen è inquietante, ma tutto sommato nei primi episodi appare un po' sottoutilizzato, sono certa che si rifarà.
Promettente.

Ms Rosewater



Fonte immagini: Google immagini

martedì 19 aprile 2022

Rubrica: Coffee&Ciak - "Love Life" (a cura di Melz)

Buon pomeriggio! ^^
Oggi un nuovo appuntamento con la rubrica Coffee&Ciak! La nostra Melz ci parla di "Love Life", una serie disponibile su Netflix che ha come protagonista Anna Kendrick. Scoprite di seguito di cosa si tratta, se ancora non la conoscete ;)

Love Life
con Anna Kendrick

Ideatore: Sam Boyd
Genere: commedia
Episodi: 10
Durata episodi: 30 min.
Dove vederla: Netflix
Anno: 2020

Love Life, serie HBO Max, approda su Netflix. Con protagonista la splendida Anna Kendrick, famosa per il ruolo di Jessica in Twilight e per quello di Becca in Pitch Perfect, questa serie antologica racconta di ogni sfumatura dell’amore.

La protagonista della prima stagione è Darby (essendo una serie antologica, ogni stagione avrà un protagonista differente) che nelle poche puntate ci racconta le sue sette storie d’amore dall’adolescenza all’età adulta e di come esse abbiano avuto un ruolo fondamentale in ogni ambito della sua vita. Senza fronzoli, sdolcinatezze e cliché del caso, Love Life ci racconta un percorso di vita, la storia di una donna come tante alla ricerca di qualcuno da avere accanto. Come ognuno di noi, Darby penserà di aver trovato l’uomo della sua vita per poi rimanerne delusa, vivrà storie di passaggio, rifletterà su se stessa e sul suo modo di stare da sola e in coppia.

Ho trovato questa serie TV un incrocio tra Modern Love e Sex and the City. Di Modern Love prende il suo essere antologica, i toni realistici e la narrazione dolce; da Sex and the City i momenti bizzarri, le vite frenetiche e dei protagonisti che rincorrono sogni d’amore e carriera. Proprio come queste due serie TV, anche Love Life tiene incollati allo schermo puntata dopo puntata, immedesimandosi nella vita di Darby, in una routine del tutto normale con cui è facile empatizzare e non manca lo spazio per i personaggi di contorno e per tematiche importanti.

L’unica pecca che riesco a trovare è la durata degli episodi, decisamente troppo brevi per riuscire ad approfondire davvero ogni cosa, come l’ultima relazione di Darby, lasciata più che altro all’immaginazione dello spettatore.

Love Life mi ha fatto provare molte emozioni, cosa importante per una serie del genere che punta molto sull’emotività. Questo perché ce n’è per tutti i gusti, mille tipi di sfaccettature di sette relazioni diverse, è impossibile non rivederci qualcosa vissuto in prima persona. Non mancano poi amicizia, rapporti familiari più o meno difficili... un’insalata mista che lo rende accessibile a chiunque.

Consiglio Love Life a chi ha apprezzato serie come Modern Love o Soulmates, ma anche a chi ha amato Girls e Sex and the City, dai toni decisamente più eccentrici, ma con lo stesso tema di fondo. Per quanto mi riguarda, tre tazzine e mezzo sono più che sufficienti per un esperimento riuscito, ma senza esagerare.
Melz


Fonte immagini: Google immagini

martedì 22 marzo 2022

Rubrica: Coffee&Ciak - "Upload. Seconda Stagione" (a cura di Melz)

Buon pomeriggio! ^^
Ritorna la rubrica Coffee&Ciak, dedicata a film e serie tv (che, vi ricordo, non ha più cadenza fissa ma è diventata occasionale) e ritorna anche la nostra Melz, che oggi recensisce una delle serie tv più recenti di Amazon Prime Video. Si tratta di Upload, uno dei successi originali della piattaforma, di cui è uscita la seconda stagione da poco. Scoprite cosa ne pensa Melz e fateci sapere se l'avete vista e vi è piaciuta!

Upload. Seconda Stagione
disponibile su Amazon Prime Video

E se potessimo non morire mai? Se potessimo proiettare la nostra coscienza in un avatar, spedendolo in un posto pazzesco? Utopia? Nel mondo reale sì, ma non nella mente di Greg Daniels.

Sto parlando della serie TV che lo scorso anno è riuscita a fondere fantascienza e comicità in un prodotto innovativo e godibile: UPLOAD.


Dove eravamo rimasti? Alla fine della prima stagione, Nathan si staccava dalla pazza psicolabile della sua ragazza, colei che lo manteneva ai piani alti di Lake View con le sue infinite finanze, e rimaneva intrappolato nel “Due Giga”, il posto di chi non può permettersi altro. Nel frattempo, Nora, innamorata di Nathan, provava a farsi una vita nel regno dei vivi. Eppure, la curiosità e il suo senso di giustizia non le avevano permesso di dimenticare Nathan e il mistero della sua morte così finiva tra i luddisti per continuare la ricerca della verità. Ingrid, però, nonostante fosse frivola e apparentemente senza alcuno spessore morale, arrivava a Lake View, dicendo di aver lasciato tutto per amore del suo ragazzo, anche la vita terrena.

La seconda stagione non fa mistero dei suoi toni più cupi e seri fin dalla prima puntata, ma non lascia l’umanità dei personaggi che continuano a commettere errori su errori, primo su tutti Nathan che sentendosi in debito con Ingrid finisce nuovamente tra le sue grinfie dorate. Nora, dal canto suo, crea una cerchia di amicizie (con qualche sentimento di troppo) tra i luddisti, persone contro l’Upload che vogliono abbattere Lake View e tutto Freeyond.

Il cambio di tono è un male? Beh... a volte mi sembrava di non riconoscere l’impronta della serie. Le battute diventano un apostrofo sottile tra tutto il resto, il fascino della prima stagione si trasforma in semplice curiosità di conoscere ciò che sarà, ma allo stesso tempo continua a mancare ciò che era.

Cosa ha funzionato? Nathan continua ad essere una persona fantastica, nonostante la vicinanza di Ingrid. Ingenuo, certo, ma i suoi intenti sono sempre nobili. Un’altra cosa che funziona è Luke, costantemente lo stesso scemo di sempre, leggerezza nei momenti più noiosi o bui.

Cosa non ha funzionato? Ingrid è in troppe, troppe scene. Se non avete visto la stagione, smettete di leggere subito, ma che [SPOILER] Ingrid non fosse davvero morta, potevano accorgersene almeno mille volte durante tutte le puntate e il come viene fuori la verità non ha alcun peso, anzi... praticamente non importa a nessuno. E, mi dispiace tanto dirlo, ma la scena tra Nora e Nathan non mi ha dato le vibes che avrei voluto provare al loro primo, vero incontro.

Upload ha voluto giocare a ribaltare la situazione: se nella prima stagione il mistero della morte di Nathan era quasi di passaggio, in questa stagione è preponderante, oscurando tutta la simpatia. Le situazioni paradossali si riducono a poche scene (come quelle di Ingrid con l’inquietante bambino finto) e più niente. Purtroppo, mi duole dirlo, ma mi sono addormentata più sere davanti alla visione di Upload. E lungi da me dire che i misteri non siano belli, amo i thriller, ma ne avrei cercato uno se avessi voluto semplicemente indagare, ho guardato Upload perché volevo anche sorridere.

Perciò ecco... il cambio di tono non è sempre un male, ma snaturare completamente una serie ha bisogno di particolari accortezze.

L’unica punta molto seria che non guasta mai in questa serie, però, è la critica alla società. Non tutti possono andare nell’Upload: i poveri preferiscono morire, chi non riesce a pagare i piani alti di Lake View finisce tra i “Due Giga”, dove anche pensare costa caro, figurarsi sognare ad occhi aperti! E questo è chiaramente quello che accadrebbe se tutto ciò fosse reale. Lake View è la vita eterna, ma costantemente collegata alla vita terrena perché se nessuno paga da vivo, è finito anche chi è morto.

Avevo dato alla prima stagione di Upload 5/5, a questa posso dare solo 3 tazzine, sperando si riprenda con la terza che, per come è terminata la seconda, dovrà esserci per forza, la pretendo!
Un bacio,
Melz


Fonte immagini: Google immagini

martedì 15 febbraio 2022

Rubrica: Coffee&Ciak - "And Just Like That..." (a cura di Melz)

Buon pomeriggio! ^^
Oggi nuovo appuntamento con la rubrica Coffee&Ciak! <3 La nostra Melz ci parla della recente serie "And Just Like That...", nuovo capitolo di Sex and The City. L'avrà apprezzata, da grande amante della serie quale è? Scopritelo leggendo la sua opinione! A presto ;)

And Just Like That...
(Potevamo farne a meno)


Buon pomeriggio, piccol* TV series addicted. Chi come me ama le serie frizzanti e con protagoniste femminili conosce di certo le quattro donne che per anni hanno festeggiato a suon di Cosmopolitan sul piccolo schermo. Carrie, Miranda, Samantha e Charlotte sono state in grado di farci sognare in ogni modo perché, parliamoci chiaro, era impossibile non rivedersi in almeno una di loro o di immaginare di voler addirittura essere una di loro. A me succedeva con tutte. Sentivo addosso la maniacalità di Miranda, la voglia di libertà di Samantha e la timidezza di Charlotte. Allo stesso tempo, volevo avere una mia rubrica come Carrie e anche un grande uomo come lo aveva lei. E no, NON STO PARLANDO DI MR BIG. Se siete fan, sapete benissimo a chi mi riferisco.

Ciao, Aiden, CARRIE NON TI MERITA, MA NOI SÌ.

Quando ho saputo di questo revival ero emozionata e agitata allo stesso tempo. Le liti tra Sarah Jessica Parker e Kim Cattrall mi davano l’orribile sensazione che sarebbe mancato qualcosa e BOOM: Samantha non ci sarebbe stata. Non giudico mai un libro dalla copertina, ma lei era uno dei pilastri di Sex and the City, quella tra le quattro che regalava la spensieratezza necessaria per una mini serie del genere. Lei aveva la soluzione perfetta a ogni problema, riusciva a ridimensionare ogni cosa, sotto la prospettiva di Samantha i piagnistei delle altre tre prendevano la piega leggera che quella serie doveva avere. Ma CIANCIO ALLE BANDE, iniziamo la recensione.

And Just Like That… riprende le vicende anni dopo, in un mondo dove il covid non c’è più e dove Samantha, arrabbiata più di una iena con Carrie, vive a Londra. La scrittrice della rubrica sul sesso continua il suo lavoro come creativa e vive la sua storia d’amore con Mr Big, Miranda decide di intraprendere una nuova strada della sempre presente carriera legale e Charlotte è una perfetta madre di famiglia. Praticamente non sembra cambiato niente, ma proprio durante la prima puntata un tragico evento sconvolgerà le loro vite, soprattutto una.

Nella prima parte senza spoiler (vi avviso quando ce ne saranno) darò un’opinione generale. “And Just Like That…” è decisamente TROPPO. Troppi concetti messi tutti assieme, troppe cose così ben costruite per ben sei stagioni completamente buttate nel cesso. E poi hanno cinquantacinque anni circa e, mentre la metà di loro (Steve) sembra avere i problemi di un settantenne, l’altra metà si veste in maniera decisamente improponibile anche per qualcuno che di anni ne ha venti? Certo, questa è sempre stata una mia domanda, ma sicuramente sono io che di moda ne capisco quanto Sheldon Cooper. Lungi da me dire che gli argomenti trattati non siano importanti, lo sono, ma fare quest’insalata mista era decisamente evitabile.

Questo significa che il revival è brutto? No. Evitabile non significa questo. L’ho guardato con piacere, ma se non ci fosse stato beh, ecco, per me sarebbe stata esattamente la stessa cosa.

L’unica cosa che è cambiata è la mia preferenza sui personaggi. Samantha non penso abbandonerà mai il suo trono di Regina del mio cuore, a meno che in un prossimo revival intraprenda la carriera ecclesiastica, ma Charlotte che ho sempre snobbato si è fatta spazio accanto a lei, mentre Miranda è scesa a far compagnia alla protagonista.

Se volete sapere il perché, seguitemi nella parte con SPOILER quaggiù, altrimenti, ci vediamo dopo che avrete visto il revival anche voi.

Via il dente, via il dolore. Perché fare questo a Miranda e Steve? Che la sessualità di lei fosse non proprio inquadrata si capiva anche prima e va bene, ma quell’amore ne ha viste tante ed era autentico. Insieme hanno affrontato di tutto da una gravidanza inaspettata, a un tradimento, a varie turbolenze. Ci hanno messo così tanto tempo per costruirsi come famiglia che ho trovato crudele disintegrarla in questo modo. Mi è dispiaciuto così tanto per Steve che non riesco a descriverlo. Forse volevano dare a Miranda finalmente la libertà di agire secondo il proprio cuore, ma non so… c’erano altri settecento modi per farlo.

E poi, qui volano pomodori, ma il personaggio di Che Diaz, così stravagante e anticonformista l’ho trovato odioso. Non per quello che sono, non per quello che fanno, ma per come si comportano, non curanti di ciò che li circonda come se fossero sempre avvolti in una coltre di nebbia e si rendessero sempre troppo tardi conto di quello che sta succedendo. Non comprerò il biglietto per il loro spettacolo, proprio no. Torna a fare Callie Torres, grazie.

Sorpresa, invece, come dicevo prima per Charlotte! Il modo in cui affronta la confessione della figlia Rose che vuole diventare suo figlio Rock è quello che tutti i genitori dovrebbero fare. Cercare di comprendere, forse sbagliare, ma ascoltare. Nel suo modo bizzarro e scoordinato, Charlotte è stata in grado di dare il giusto sostegno alla sua splendida famiglia e a far sentire la sua voce per tutte le dieci puntate. Certo, non sono mancate le sue scene di vittimismo e pianto isterico, ma è proprio quello il bello: Charlotte ha avuto la sua evoluzione rimanendo sempre Charlotte con molto più carattere e molto, molto più botox. Chapeau!

Per quanto riguarda Samantha, ero molto curiosa di come avrebbero gestito la sua assenza. Inizialmente avevo pensato alla sua morte, durante la prima puntata ho trovato totalmente Out of Character la sua decisione, ma col passare del tempo l’ho riconosciuta nei fiori al funerale e nei messaggi con Carrie. Voglio pensare abbiano passato a Parigi la più bella delle serate. Kim e Jessica potranno non andare d’accordo, ma l’amicizia tra Carrie e Samantha era qualcosa di magico.

Alcune parole le spendo per il personaggio che ho infamato più di tutti durante la visione delle sei stagioni: Mr Big. Mi ero spoilerata la sua morte come una pivellina su instagram, ho immaginato non avrei provato chissà che dispiacere, non perché non mi dispiacesse, ma perché non mi ero mai affezionata particolarmente. Risultato? Ho pianto come una bambina. Sei stato un gran pezzo di merda, John. Un indeciso, un dubbioso, un codardo. Ma sai una cosa? Non mi piace rivangare gli errori del passato e hai trovato la tua strada anche dopo averla persa. La tua strada era Carrie e tu eri la sua. Sei stato l’anima di questa serie anche tu, in un certo senso, ci mancherai. Un po’.

Un ultimo addio a Stanford, venuto a mancare durante le riprese di questa serie, l’ultima in cui abbia recitato. Stanford è sempre stato uno dei miei super prefe.


Do a “And Just Like That” tre tazzine. Non troppo, non troppo poco.
Alla prossima,

Melz

Fonte immagini: comingsoon.it, digitalspy, youtube, DireDonna, HallofSeries, DailyRecord

martedì 1 febbraio 2022

Rubrica: Coffee&Ciak - Top e Flop, visti a Gennaio: Cobra Kai e Rebelde

Buon pomeriggio, lettor*!
Eccoci a un nuovo appuntamento con Coffee&Ciak, la nostra rubrica dedicata a film e serie tv. Oggi parliamo di due serie Netflix, ovvero Cobra Kai e Rebelde, sicuramente diversissime tra loro e alle quali ho dato anche un giudizio opposto l’uno dall’altro. Insomma, Top e Flop di Gennaio, senza dubbio. Quale sarà Top e quale sarà Flop? Scopritelo leggendo l'articolo! ;)

COBRA KAI (quarta stagione)

A Gennaio mi sono data al recupero di qualche serie tv, complice anche un po’ di umore nero che di solito mi fa perdere la voglia di fare qualsiasi cosa, tranne appunto guardare serie su Netflix. Cobra Kai lo avevo iniziato non appena erano state caricate le prime stagioni, ma poi ne avevo interrotto la visione non so nemmeno per quale motivo. Finalmente, ho potuto dedicarmici, mettendomi anche in pari con l’ultima stagione uscita il 31 Dicembre e dare l’arrivederci a una delle serie più entusiasmanti disponibili sulla piattaforma. L’ultima stagione non è che il culmine per una serie che si è dimostrata superiore a molte altre sin dall’inizio e che ha regalato un crescendo di emozioni e divertimento. Davvero il TOP, per quanto mi riguarda. Ecco perché è proprio Cobra Kai a conquistarsi il pollice in su per questo mese. Ritroviamo Johnny e Daniel alle prese con la preparazione dei propri allievi per uno degli eventi più importanti di sempre, il torneo di All-Valley, ma dopo il finale della terza stagione, sappiamo che adesso i due sensei, nonostante non vadano molto d’accordo, hanno davanti un nemico comune e sono decisi ad allearsi per batterlo definitivamente. Ecco che, ancora una volta, vediamo mescolarsi fazioni e metodi di allenamento diversi e il risultato è davvero straordinario. Ci si diverte, la tensione è sempre alle stelle e fino all’ultimo non si ha idea di cosa possa succedere, perché se c’è una cosa che si può dire su Cobra Kai è che non è mai stata una serie scontata! Anzi, con i suoi innumerevoli colpi di scena ha sempre saputo catturare lo spettatore e attirare sempre più seguaci. Impossibile non appassionarsi a una serie del genere e ai suoi personaggi. Johnny Lawrence e Daniel La Russo sono iconici, non solo per aver preso parte al film da cui tutto ebbe inizio (l’indimenticabile Karate Kid), film diventato cult e rimasto nei cuori di molti, ma anche per il percorso che compiono in queste quattro stagioni di Cobra Kai, senza comunque mai snaturarsi. Un percorso affrontato in maniera intelligente che ha portato i due a fronteggiarsi più volte, a valutarsi a vicenda, ma anche a conoscersi sempre di più. Non si può dire che alla fine diventino amici per la pelle, ma hanno dato non poca gioia ai loro fan. Molto interessanti anche le varie figure che troviamo fra gli allievi che, tra calci, pugni, risse improvvisate, rappresentano ragazzi con problemi di ogni genere. Si vanno infatti a toccare, grazie a questi giovani personaggi, tematiche attualissime, tra tutte il bullismo. E non si può dire che i “cattivi” della serie siano da meno. Anche loro sono personaggi ben caratterizzati, non mancano, infatti, gli approfondimenti (con flashback o meno) sui loro passati, un modo per poter entrare meglio nelle loro teste e capire come mai si comportino in una determinata maniera o facciano determinate scelte. In definitiva, Cobra Kai si è dimostrato un gran bel prodotto, validissimo su diversi fronti, con personaggi che riescono a maturare di episodio in episodio e che rivelano una sorpresa dietro l’altra. Lo consiglio assolutamente se siete appassionati di sport, arti marziali, se cercate una storia fresca con tematiche molto attuali e avete anche voglia di farvi qualche bella risata ;) (Ve ne farete tantissime con Johnny, ve lo assicuro :P)

REBELDE (prima stagione)

E, adesso, veniamo alla parte dolente di questo post, ovvero la serie Flop di questo mese, Rebelde. Si tratta di una serie made in Messico, che si rifà ad una soap opera argentina, inserita da poco nel catalogo Netflix (il 5 gennaio). Speravo potesse essere una bella copia di Elite (ammetto che le divise nei poster mi avevano tratto subito in inganno, ma anche la trama che alludeva a segreti e misteri), invece si è rivelata tutt’altro. È più una sorta di drama musicale, è difatti ambientato in un’accademia prestigiosa, la EWS (Elite Way School), famosa soprattutto per il suo programma musicale. Diversi i ragazzi che vogliono entrare a farne parte, ma prima dovranno affrontare un’audizione preliminare e dare prova del proprio talento. Assolutamente stereotipati i personaggi che ci vengono presentati. C’è la solita ragazza ricca, bella e fortunata che tutti amano e ammirano, c’è il ragazzo figlio di padre importante e assente e per questo viziato, c’è la ragazza straniera che risulta come un dolce agnellino in mezzo a un branco di lupi, c’è la ragazza più spregiudicata e potrebbe mai mancare il ragazzo povero e borsista che conquisterà il cuore della bella di turno? Naturalmente no. E mettiamoci anche che forse forse è pure il più talentuoso di tutti e ha una storia di abbandono alle spalle. Insomma, i cliché con questi protagonisti non mancano, perciò non aspettatevi sorprese perché le uniche che vi regaleranno saranno scelte totalmente insensate che, a mio parere, hanno solo contribuito a renderli incoerenti. Potevo magari sperare in una buona trama, ma vi dico da subito che anche lì non si raggiungono picchi di originalità. Tutto ciò che questi ragazzi faranno sarà cercare di smascherare una sorta di confraternita segreta, chiamata La Loggia, che, non si sa per quale motivo, farà di tutto per mettere i bastoni fra le ruote ai nuovi arrivati, sabotandoli in ogni maniera. I giovani dimostreranno, però, di essere ben agguerriti (e "ribelli") e non si faranno tanto facilmente screditare da questa Loggia. Nel frattempo nasceranno amori, si formeranno band e si canteranno canzoni. Tante canzoni. Probabilmente le canzoni sono l’unica cosa che salverei della serie, perché alcune sono davvero carine e orecchiabili, ma tutto il resto è un grande, grandissimo NO. Rebelde non ha la verve fascinosa e intrigante di Elite, non ha nemmeno la grinta di altre serie musicali perché, sebbene ci regali musiche interessanti, quello che non fa presa sono i personaggi, troppo scontati e noiosi, capaci di compiere scelte senza alcun senso e proprio alla fine della serie, negli ultimi dieci minuti dell’ultimo episodio, solo, probabilmente, per dare agli sceneggiatori materiale su cui lavorare per un probabile seguito. Ma, cari sceneggiatori, sappiate che non potete stravolgere personaggi solo perché vi fa comodo, è evidente la mancanza di una logica dietro certi atteggiamenti. Insomma, pollice in giù per questa serie messicana che ci ha provato ma si è rivelata solo una delusione.

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Avete visto queste serie? Vi sono piaciute? Cosa ne pensate?

A presto!
xoxo

martedì 4 gennaio 2022

Rubrica: Coffee&Ciak - Il meglio e il peggio tra film e serie tv del 2021

Buon pomeriggio, lettor*!
Eccoci ad un nuovo appuntamento con la rubrica Coffee&Ciak. Oggi abbiamo pensato a una lista del meglio e del peggio del 2021 in fatto di film e serie tv, ma anche cinema e animazione. C'è un po' di tutto in questa lista, fateci sapere se avete visto anche voi i titoli elencati e quali sono i vostri preferiti ;) Aspettiamo i vostri consigli!

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SQUID GAME (NETFLIX)
Sicuramente la serie che ha creato più scalpore e per cui ricorderemo il 2021 è Squid Game, un prodotto coreano che ha riscosso un successo immenso e inaspettato ed è stato visto praticamente da tutti. Dopo dieci anni alla ricerca di finanziamenti per questo progetto, è Netflix a puntare su Squid Game e a designarne il successo planetario. Una serie sulla sopravvivenza che è anche una metafora della società odierna e che punta l’attenzione sul dislivello tra ricchezza e povertà di molti Paesi, in primis proprio della Corea. Fin dove possono spingersi le persone per ottenere ciò che vogliono? Cosa si è disposti a fare per una cifra da capogiro che potrebbe cambiarti la vita per sempre? Si può arrivare anche a uccidere, ecco la risposta. E in questo drama composto da 9 episodi, scopriamo quanto aspra possa essere questa soluzione e fin dove porterà. Violenta ma memorabile, Squid Game è la serie dei record, in assoluto.


DON'T LOOK UP (NETFLIX)
Don’t Look Up è uno dei film migliori del 2021. Uscito da pochissimo su Netflix, anche questo ha riscosso subito grande successo e molti consensi (nonostante anche tanti detrattori). Si è fatto apprezzare per il suo cast stellare, con due punte d’eccezione come Leonardo di Caprio e Jennifer Lawrence, ma soprattutto per la trama che anche in questo caso rispecchia problemi esistenti che riguardano la nostra società e politica, sopratutto quella americana. A tratti comico, a tratti traumatico, Don’t Look Up è un film da guardare e su cui riflettere. 


IL POTERE DEL CANE (NETFLIX)
Il potere del cane è una delle novità del 2021 nel catalogo Netflix ed è la trasposizione dell’omonimo romanzo di Thomas Savage. Il film è diretto da Jane Campion, che ritorna in grande forma con una storia girata magistralmente e recitata altrettanto. Davanti alla telecamera, un encomiabile Benedict Cumberbatch in una delle sue migliori performance e un giovane ma bravissimo Kodi Smith-McPhee. Il potere del cane è una storia che si basa molto sulla tensione emotiva e sessuale, che tiene lo spettatore col cuore in gola mentre lentamente ci viene raccontata e che toglie le parole con un colpo di scena finale ad hoc. È un film che resta impresso, senza dubbio.


THE WITCHER - 2ª STAGIONE (NETFLIX)
Il 2021 è stato anche l’anno del ritorno del Witcher, ovvero lo Strigo di Sapkoswi interpretato da Henry Cavill per la serie di successo di Netflix. La seconda stagione di The Witcher era attesissima ed è uscita verso metà Dicembre. Ancora una volta ritroviamo un personaggio che abbiamo imparato ad amare nonostante i suoi tanti lati ombrosi, insieme alla dolce Ciri e alla potente Yennefer in una storia sempre più oscura, coinvolgente e dark, piena di mostri, combattimenti e colpi di scena. Ammettetelo, anche voi siete fan di questa serie, non è vero? :P


PANIC (AMAZON PRIME VIDEO)
Un'altra serie che ha segnato il 2021 è stata Panic, ispirata all’omonimo romanzo di Lauren Olivier. Una sola stagione purtroppo per questa serie, che nei suoi 10 episodi, ci fa vivere le esperienze di alcuni adolescenti alle prese con un gioco che ripetono ogni anno e che prevede di dover affrontare le proprie più profonde paure. È una vera e propria competizione, con un grosso montepremi finale capace di cambiare la vita al vincitore o alla vincitrice, ecco perché tutti sono disposti a spingersi davvero oltre, pure a rischiare la vita. Tanta tensione in questa serie che sembrava promettere bene ma che non è riuscita a conquistarsi abbastanza il pubblico per essere rinnovata per una seconda stagione.


LA RUOTA DEL TEMPO (AMAZON PRIME VIDEO)
Una delle poche che ancora non ho visto ma ho pensato meritasse di finire in questa lista. La ruota del tempo è stata decisamente una delle novità più attese del 2021. Prodotta da Amazon Studios, la serie porta finalmente sul piccolo schermo il mondo fantastico di un ciclo amatissimo e longevo di libri, scritti da Robert Jordan e, dopo la sua morte, da Brandon Sanderson. Si è molto parlato di questa serie tv che ha ricevuto parecchi consensi ma anche qualche critica. Certamente potrebbe migliorare se si andrà avanti a produrre nuove stagioni (i libri di Jordan sono 14 o 15 se non erro, quindi di materiale ce ne sarebbe a senza fine), sta di fatto che Amazon ha puntato abbastanza su questo prodotto, calamitando l'attenzione su un genere, il fantasy, che dopo The Witcher sta iniziando a ottenere sempre più successo. La Ruota del Tempo sarà all'altezza non solo dei libri, ma anche di competere con altre serie simili? A voi e ai posteri l'ardua sentenza.


LOKI (DISNEY +)
Come non inserire in questa lista anche Loki, serie tv uscita su Disney+, interamente dedicata a uno dei personaggi più acclamati dell’universo Marvel? Il villain più amato di sempre si ritrova a vivere delle nuove avventure, a viaggiare per lo spazio e il tempo in maniera imprevedibile, per aiutare un’organizzazione che monitora le linee temporali ad arrestare una pericolosa minaccia. Non mancherà di regalare battute sarcastiche tipiche del suo personaggio, di incantare lo spettatore col suo fascino (tutto merito del meraviglioso interprete che è Tom Hiddleston) e di far venire voglia subito di una seconda stagione. 


LUCA (DISNEY +)
Restiamo su Disney + e parliamo adesso di alcune uscite interessanti su questa piattaforma digitale. Nell’estate del 2021 è arrivato Luca, grazie al regista Enrico Casarosa e agli Studi Pixar. Luca è una bellissima storia di formazione e amicizia, ambientata in Italia, che riesce a farsi amare per le suggestive ambientazioni, la trama tenerissima e i suoi vividi colori. È una storia per grandi e piccini che, nonostante alcuni cliché di troppo, regala più di un sorriso.


ENCANTO (DISNEY +)
Abbiamo poi il più recente Encanto, uscito il 24 novembre nei cinema italiani e un mese dopo disponibile per gli abbonati di Disney +. Encanto è il 60° film della Disney ed è un tripudio di colori e musica. Ambientato in Colombia, questo film d’animazione parla di una famiglia davvero speciale, i Madrigal, in cui ogni membro possiede un vero e proprio talento. Tranne Mirabel. Si succederanno una serie di eventi e di equivoci che porteranno a una risoluzione finale allegra e festosa, nonostante tutto però la storia non si dimostra avventurosa ma spesso piatta e le canzoni non sono sempre all’altezza di altri migliori prodotti Disney. A voi è piaciuto?


E adesso spazio a Giulia e Elena che ci parlano degli ultimi film di questa lista, altri tre titoli che hanno segnato il 2021 e che hanno apprezzato.


RAYA E L'ULTIMO DRAGO (DISNEY +)
Il primo film Disney ambientato in un mondo fantastico con ispirazioni alle culture del sud-est asiatico. Perché credo che questo film d’animazione sia uno dei migliori del 2021? Per prima cosa per la protagonista, Raya non è una di quelle protagoniste perfette, che si rendono insopportabili per la loro perfezione alcune volte, Raya è un personaggio molto interessante, con dei difetti e delle debolezze, e che da questi farà partire il suo viaggio per migliorarsi. Incontrerà un sacco di personaggi e formerà un gruppo, e proprio questo è un altro dei punti di forza. Un’altra cosa da apprezzare molto è sicuramente l’ambientazione e tutti i luoghi all’interno del film, si va dai templi, ai santuari, alle piane desertiche, ma il punto forte secondo me è l’antagonista, che è molto approfondito e per nulla scontato.


JUSTICE LEAGUE
Dopo la morte di Superman, dopo che il Dio ha tirato l’ultimo urlo, le tre scatole madri (che si trovano nei regni delle Amazzoni, degli Atlantidei e degli umani) si son svegliate e sicuramente questo non porterà cose buone. Sicuramente la cosa più emozionante è stato leggere la dedica finale alla figlia, a me è venuta la pelle d’oca, soprattutto se si pensa alla storia che c’è dietro a questo film, non solo l’aspetto burocratico ma il punto è che lui ha perso la figlia in un momento in cui stava girando un film sul rapporto tra padri, madri e figli, è come se lui fosse riuscito a concludere il film solo per lei. Credo che questo film sia la degna conclusione di tutta la trilogia, che poi ci sia un seguito ben venga però io sono soddisfatta. Clark Kent, Kal-el, Superman, chiamatelo un po' come vi pare, qui capisce finalmente quello che deve fare e come deve farlo, questo è la fine di tutto il viaggio, un viaggio che però non lo vede da solo ma c’è sempre questo co-protagonista che è Batman, Bruce Wayne. Abbiamo attraversato il suo dolore, i suoi sbagli, la sua redenzione e ora lo vediamo percorrere il suo obiettivo ovvero riunire una squadra di semidei per sconfiggere gli stessi “dei”, perché sicuramente un uomo come lui non può farlo. Una squadra di apparenti sconosciuti, affronterà questa minaccia, non senza disgrazie e senza colpi di scena, ma la cosa che sicuramente mi è piaciuta di più è stato il percorso di tutti i vari personaggi, soprattutto del cuore del film, Cyborg, storia che nel film “corto” non ci veniva minimamente spiegata. Quindi a dispetto di tutti quelli che dicono che questo film è stato un obbrobrio, come prima cosa non hanno emozioni (per la storia che c’è dietro) e come secondo non hanno secondo me rispetto per tutto il progetto di anni del regista, fatevi un favore e guardate la versione integrale di Justice League, vi farà emozionare.


ARCANE (NETFLIX)
Per me una delle serie rivelazione dell’anno appena concluso è Arcane, una mini serie di 9 puntate (di circa 40 minuti), rilasciate da Netflix in 3 blocchi, o meglio “atti” narrativi, di tre puntate, di cui ognuno racchiude temi e un periodo di tempo ben determinati, ma che insieme creano una storia perfetta, dove le e i personaggi ci mostrano chi sono poco per volta. È una serie corale ma ben equilibrata e ben intrecciata: ad ogni fine puntata si vuole sapere di più su un* personaggi* presentat*, per poi ritrovarsi a scoprirne di nuovi e farsi coinvolgere dai nuovi avvenimenti. Arcane League of Legends è una serie animata statunitense, di genere steampunk fantasy, per adulti o comunque per un pubblico maturo, che esplora, espande e si ispira all’omonimo videogioco. È una sorta di prequel, che contestualizza il mondo videoludico, e allo stesso tempo approfondisce le origini delle e dei personaggi a 360 gradi, in tutti i loro angoli oscuri, rendendoli veri e credibili. Per questo motivo è godibile sia a chi conosce il gioco (con tantissimi riferimenti e tantissime citazioni) sia a coloro che non giocano ma a cui piace il genere. La trama di base non è originale: chi guarda e legge fantasy e fantascienza può ritrovarne i temi base, come la lotta tra bene e male, le differenze sociali, la contrapposizione tra tecnologia e magia, l’elemento magico e il suo sfruttamento. La particolarità sta nel ritmo narrativo, nella costellazione di personaggi che si muovono all’interno dell’universo fantascientifico ben strutturato ma che ha ancora molto da raccontare. Sorelle, signori del crimine, aspiranti guardie, ex criminali, maghi e consigliere alternano complotti, dialoghi, drammi, ricerca di sé, missioni, combattimenti e lotte al potere. Il tutto con un’animazione disegnata a mano e digitale, in 2d e 3d: un mix perfetto tra tradizione e moderno, da cui esplodono espressività, colori accessi ed un’attenzione per i piccoli dettagli, con una colonna sonora di sottofondo (a partire dalla sigla degli Imagin Dragons) perfetta. È anche una serie inclusiva, che abbandona i soliti stereotipi di genere per approfondire tematiche, relazioni ed emozioni universali. È attuale, vera, senza nascondere il marcio e le brutture della società. È contemporaneamente violenta e commovente, cruda e profonda. Per fortuna hanno già annunciato la seconda stagione!

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A presto!
xoxo

Fonte immagini: Google immagini

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