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martedì 24 agosto 2021

Coffee&Ciak: i medical-drama più popolari e apprezzati (a cura di Melz, Giulia, Ms Rosewater)

Buon pomeriggio, lettori! ^^
Eccoci arrivati al terzo appuntamento con Coffee&Ciak, la rubrica dedicata a film e serie tv. Oggi ci spostiamo nel mondo dei medical-drama e vi parliamo delle serie più popolari e apprezzate. Melz, Giulia e Ms Rosewater hanno stilato per voi una breve lista dei medical-drama più amati, fateci sapere se quelle elencate sono anche le vostre serie preferite o se ne avreste inserite altre ;) A presto!

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GREY'S ANATOMY

Alla sua nascita, Grey’s Anatomy non sa che sarà uno dei Medical Drama più longevi di sempre, e non solo. Prodotta da Shonda Rhimes, la regina di ABC (tanto da avere una sera a settimana dedicata interamente alle sue serie), insieme a Betsy Beers, Mark Gordon, Krista Vernoff, Rob Corn, Mark Wilding e Allan Heinberg, narra le vicende mediche e sentimentali della dottoressa Meredith Grey e dei suoi colleghi. Anche se sarebbe semplice pensare che il titolo si riferisca solo alla bella dottoressa, è in realtà un gioco di parole sul suo cognome e quello di Hanry Gray, autore del manuale di chirurgia Gray’s Anatomy. Con la A. Il telefilm è celebre anche per vedere più morti tra i dottori che tra i pazienti (si scherza). Shonda e produttori hanno un modo tutto loro per far uscire di scena i personaggi, la maggior parte delle volte facendo finire il tutto in tragedia. Tra atroci incidenti aerei, uragani, bombe da disinnescare, l’immaginario ospedale ne ha viste di tutti i colori. Ma è anche una serie che non annoia mai e riesce a farti arrivare alla diciottesima stagione (quella che stiamo aspettando con ansia e ci chiediamo se sarà l’ultima) anche con un bingewatch! È una delle serie mediche più attendibili a livello chirurgico? No, ma non è per questo che nasce. È un medical drama che è drama per l’80%. I rapporti umani sono alla base della serie ed è impossibile non affezionarsi a tutti i personaggi, ognuno con le proprie caratteristiche, con i propri pregi e difetti, con le proprie fragilità e paure. Ed è questa la forza dello show, quello che l’ha reso così popolare. Da Grey’s Anatomy nasce uno spin-off, meno longevo, ma davvero carino: Private Practice.

PRIVATE PRACTICE

Private Practice non ha le stesse pretese di Grey’s Anatomy e, seppur nella sua complessità, risulta molto più leggero. Questa volta il focus è sulla dottoressa Addison Montgomery che, dopo aver perso la corsa per diventare primario (e anche Derek per sempre), si trasferisce a Los Angeles e accetta una proposta di lavoro da parte di colleghi di università in una, appunto, clinica privata. L’atmosfera che si respira in questa serie tv è diversa, sa di spensieratezza (anche se i casi clinici non sono di certo meno importanti o più banali di quelli di Grey’s Anatomy), ma Addison ha questo modo così leggero e sarcastico di gestire la vita che non si può far a meno di amarla. È uno di quei personaggi che odi quando entra in scena e finisci per innamorartene quando di scena esce. Credo sia per questo che Private Practice abbia avuto successo: per Addison. Una volta capito che non è la cattiva, quando va via da Seattle vuoi seguirla e vedere dove la porterà la sua vita, come si riprenderà e come rimetterà radici. Personalmente mi sono divertita molto con questa serie tv.

SCRUBS

Scrubs – Medici ai primi ferri
è la serie medica più irriverente e divertente che io abbia mai visto. Il titolo è un gioco di parole molto carino: “scrubs” non è altro che la divisa indossata dai medici e “to scrub” il verbo usato per il lavaggio accurato delle mani prima dell’operazione, ma indica anche una persona di poco conto, un principiante, cioè quello che sono i protagonisti. La serie è stata prodotta da Bill Lawrence ed è andata in onda per ben nove anni, dal 2001 al 2010. John Michael Doria, conosciuto semplicemente come J.D. e il suo migliore amico Tuck sono i nuovi specializzandi all’Ospedale Sacro cuore, circondati da personaggi estremamente bizzarri. C’è l’inserviente di cui non si conosce il nome che, per qualche oscura ragione, sembra voler soltanto mettere i bastoni tra le ruote a J.D., c’è Kelso che sembra avere più a cuore i soldi che i pazienti ed Elliot che ha una vena di pazzia di cui J.D. si innamora Le vibes di Scrubs sono quelle delle sitcom americane, con avvenimenti decisamente fuori dall’ordinario. Sai che i comportamenti di Scrubs fanno ridere, ma sai anche che sono sbagliati. Sarebbe denunciabile un medico che con un calcio sulla sedia a rotelle rimanda in stanza il paziente. Eppure, a dispetto di questo, pare sia abbastanza attendibile a livello medico. Scrubs è un connubio perfetto.

NEW AMSTERDAM

Basata sul libro Twelve Patients: Life and Death at Bellevue Hospital di Eric Manheime, New Amsterdam è una delle serie più nuove della lista. Ideata da David Shulner, arriva sulla NBC nel 2018. Narra di Max Goodwin, nuovo primario di uno degli Ospedali più antichi di New York, il New Amsterdam. Il suo intento è quello di migliorare le cose, stravolgendole dal primo giorno in cui ci mette piede. Sua sorella Luna, morta in quell’ospedale per un’infezione medica totalmente evitabile, è la sua spinta per cambiare le cose. Questa serie tv ha tanto cuore. Può ricordare Grey’s Anatomy, ma con meno dramma personale e più dramma medico. Il dottor Max e la sua famosa domanda “come posso aiutare?” entra direttamente nell’anima di chi guarda la serie. Lui non pensa al guadagno, ma solo a come può rendersi utile, a quante persone riesce a curare anche a costo della sua stessa salute. New Asterdam fa riflettere sul sistema sanitario americano, sul fare la cosa giusta. È questo che l'ha resa popolare: riuscire a bussare alla porta di cuore e mente. Apprezzatissima la presenza di Freema Agyeman (Amanita di Sense8) che trovo un’attrice davvero di talento.

DOTT. HOUSE

Quando è stato proposto di parlare delle serie medical-drama più popolari, non potevo non parlarvi della serie che mi ha accompagnato per tutta l’adolescenza. Ebbene sì, Gregory House è stato il mentore migliore di sempre, con la sua spiccata ironia e il suo modo di fare che conquista tutti, più o meno tutti, lol. Interpretato in maniera davvero straordinaria da Hugh Laurie, Dr. House è entrato nelle nostre case non solo per farci staccare un po’ la spina dalla vita reale ma per darci anche molti spunti di riflessione. Chi è Gregory House? È chiaramente il personaggio su cui girano tutte le vicende, è un primario specializzato in nefrologia e infettivologia. È una persona cinica e burbera, a tratti intrattabile, e si comporta con tutti così, nessuna eccezione. House tende a giustificare questo suo comportamento con il dolore che prova alla gamba destra, ma capirete quando comincerete a conoscerlo meglio che il dolore alla gamba è solo una scusa, è vero che ogni giorno gli causa un dolore atroce ma è anche vero che House è apatico, gli importa solo di alimentare il suo ego, consapevole della sua genialità. Questo è House, genio indiscusso della medicina. Di cosa parla Dr. House? Parla del mitico dottor Gregory House, un medico molto diverso dagli schemi tradizionali, ma provvisto di una genialità strabiliante e di un’esperienza fuori dal normale che lo porterà a risolvere tantissimi casi che per molti dottori sono impossibili. House e il suo team di medicina diagnostica, non vi accompagneranno soltanto nella vita all’interno dell’ospedale ma ci apriranno i loro cuori e andremo a scoprire i problemi delle loro vite private. Dr. House è una serie incentrata sul dolore perché come piace ricordare al nostro medico preferito tutta la vita è sofferenza, e secondo me è proprio questo che fa di Dr. House la serie più bella di sempre, ti mette davanti a delle problematiche che nella vita reale tu probabilmente sarai costretto ad affrontare. Un altro tema molto importante che House ci pone davanti sono le menzogne, lui sostiene che l’uomo mente per natura, e proprio questo è alla base di tutte le sue analisi, ed è proprio arrivando a capo della verità che si possono risolvere gli enigmi. Una visione un po’ cruda della vita, ma anche giusta perché porta a riflettere a prescindere da tutto, una serie deve fare anche questo.

E.R. MEDICI IN PRIMA LINEA

Di serie dedicate ai medici ce n'erano state altre in passato (“Marcus Welby”, medico condotto negli anni 50-60, “Mash” sui medici militari in Vietnam, ad esempio), ma “E.R., Medici in prima linea” in onda dal 1994 al 2009, inaugurò la mai conclusa stagione dei medical drama che mescolano professione e vita personale di medici, infermieri e ovviamente pazienti. L'ambientazione, una delle carte vincenti, è quella del pronto soccorso di un ospedale di Chicago, dove arrivano persone di ogni tipo con ferite, bruciature, malanni assortiti, dove si lavora sempre in emergenza e un minuto può fare la differenza per la sopravvivenza del malcapitato. Inutile dire che basta questo a mantenere il livello di adrenalina sempre abbastanza elevato, con tagli, incisioni, cuori che hanno bisogno di defibrillazione (“Libera!”) che si susseguono a velocità incalzante. Se poi aggiungiamo la fitta rete di relazioni sentimentali che si sviluppano tra una visita oculistica e la prescrizione per un antibiotico, l'attenzione del pubblico è garantita per tutte le 15 stagioni di trasmissione. Centro d'interesse primario da questo punto di vista è la storia tra il dottor Dough Ross, bel pediatra donnaiolo interpretato da George Clooney - uno sciupa femmine dal passato doloroso con un lato oscuro che lo porta a compiere azioni anche abbastanza crudeli, ma come medico è compassionevole e coraggioso - e Carol Hathaway (Julianna Marguiles, oggi più nota come la rigida “Good Wife”), infermiera dalla vita difficile che nell'episodio pilota tenta addirittura il suicidio. La loro storia ha alti e bassi, si prendono, si lasciano, si riprendono, vi tengono agganciati puntata su puntata, fanno sospirare. Alla fine (SPOILER!) lei avrà due gemelli da lui, precognizzando il futuro di Clooney nella vita reale. Ciò che però distingue “E.R.” da qualsiasi altro medical drama è la qualità eccelsa delle sceneggiature di Michael Crichton e della produzione Amblin Television (di Steven Spielberg), che ne fanno un prodotto ancora oggi molto valido e appassionante, equilibrato - a differenza di altre serie mediche che esagerano con lo splatter, senza improbabili truculente malattie esotiche o intrallazzi amorosi veramente biechi, al limite del gossip. I personaggi sono multidimensionali, evolvono durante la serie e lasciarli al loro destino (come succede per il mio preferito, il dottor Mark Greene) ci fa soffrire. Se non avete mai visto un medical drama, meglio iniziare da qui.

THE GOOD DOCTOR

Vi siete chiesti che fine ha fatto il ragazzino protagonista de “La fabbrica di cioccolato” di Tim Burton? Ecco, Freddie Highmore è cresciuto, è ora il dottor Shaun Murphy, giovane specializzando in chirurgia, reduce da un'infanzia drammatica dalla quale è stato salvato dal dottor Aaron Glassmann, neurochirurgo e inizialmente presidente dell'ospedale dove lavora. Shaun è autistico, ha enormi difficoltà relazionali (aggravate dal suo passato) e tuttavia è la sua condizione a renderlo così brillante nel suo lavoro e a permettergli di superare i limiti del pensiero tradizionale che talvolta bloccano i colleghi “normodotati” in circoli viziosi da cui sembra impossibile trarre la giusta diagnosi. L'autismo, il pensiero autistico e la fatica di gestire il sistema di comunicazione delle emozioni sono gli elementi attorno ai quali è costruito il personaggio di Shaun e la serie intera, e sono resi molto bene, soprattutto nella prima stagione. Ad esempio, le visualizzazioni di Shaun quando fa una diagnosi, sono le stesse di cui parla Temple Grandin, famosa ingegnere, docente e divulgatrice autistica, quando progetta un'attrezzatura per il bestiame, riconosciamo anche la caparbietà, la necessità di prevedibilità tipiche di questa condizione.
Shaun affronta il lavoro e soprattutto cerca di crearsi una sua vita, incoraggiato e supportato dal dottor Glassmann, che gli viene in soccorso quando nei rapporti con gli altri si verifica un evento che il giovane medico proprio non riesce a capire. Attorno a lui i colleghi intessono relazioni, si tirano colpi bassi, entrano in crisi e affrontano i loro drammi personali, senza instaurare una relazione significativa con lui che - a parte Carly, la primaria di patologia - rimarrà sempre principalmente legato a Glassmann e alla ragazza di cui è innamorato, che non lavora in ospedale. D'altro canto è evidente che quando gli sceneggiatori allargano gli spazi di questi personaggi di contorno e della vita ospedaliera, l'attenzione cala, ed è un po' questo il difetto della seconda stagione, recuperato con la terza.
“The Good Doctor” merita certamente di essere vista, non solo per l'ottima interpretazione di Highmore e per la storia, ma anche perché non assume mai toni pietistici o motivazionali nei confronti dell'autismo, che viene raccontato come una condizione, senza giudizi.

Alla prossima!

Melz, Giulia, Ms Rosewater


Fonte immagini: Google

1 commento:

  1. The Good Doctor e New Amsterdam sono due delle mie serie preferite! Qualche anno fa ho inoltre fatto una maratona delle prime 8 stagioni di Grey's Anatomy, ma non ho avuto la forza di andare oltre 😅

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