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mercoledì 25 agosto 2021

Recensione: “Il regno di rame" di S.A. Chakraborty

Salve miei amati coffeeaholics!
Ritorno oggi per parlarvi del secondo volume della trilogia di Daevabad scritta da S. A. Chakraborty e intitolato Il regno di rame. Come sempre, ci ritroviamo di fronte ad un libro bello corposo che racchiude non solo le vicende dei protagonisti, ma anche tematiche importanti, culture di ogni genere, e un invito diretto a trattare tutte le popolazioni con uguaglianza e dignità. 
Se nel primo romanzo, La città di ottone, l'autrice presentava il mondo in cui i protagonisti avrebbero vissuto, in questo secondo romanzo, stravolge tutte le sicurezze sorprendendo il lettore sia con ambientazioni che con colpi di scena.

Il Regno di Rame
di S.A. Chakraborty

Titolo originale: The Kingdom Copper 
Serie: Tha Daevabad Trilogy #2
Prezzo: 11,99 € (eBook) 24,00 (cop. flessibile)
Pagine: 648
Genere: fantasy
Editore: Mondadori (collana Oscar Fantastica)
Data di pubblicazione: 2 marzo 2021

La vita di Nahri è cambiata per sempre nel momento in cui ha accidentalmente evocato Dara, un misterioso jinn. Fuggita dalla sua casa al Cairo, si è ritrovata nell'abbagliante corte reale di Daevabad, immersa nelle cupe conseguenze di una battaglia devastante, e lì ha scoperto di aver bisogno di tutto il suo istinto truffaldino per sopravvivere. Anche se accetta il suo ruolo ereditario, sa di essere intrappolata in una gabbia dorata, controllata da un sovrano che governa dal trono che una volta apparteneva alla sua famiglia: basterà un passo falso per far condannare la sua tribù. Nel frattempo, Ali è stato esiliato per aver osato sfidare suo padre. Braccato dagli assassini, è costretto a fare affidamento sui poteri spaventosi che gli hanno donato i marid. Così facendo, però, minaccia di portare alla luce un terribile segreto che la sua famiglia ha tenuto nascosto a lungo. Intanto, nel desolato nord, si sta sviluppando una minaccia invisibile. È una forza capace di portare una tempesta di fuoco proprio alle porte della città. Un potere che richiede l'intervento di un guerriero combattuto tra un feroce dovere a cui non potrà mai sottrarsi e una pace che teme di non meritare mai.

Il regno di rame
si apre cinque anni dopo la fine de La città di ottone. Tutti i personaggi sono cresciuti, diversi, con vite che non avrebbero mai immaginato. Nahri ormai ha accettato il suo ruolo di Banu Nahida, ovvero l'ultima rimasta dell'antica stirpe dei guaritori di Daevabad e gestisce l'ospedale del regno. Ma per sopravvivere nella città governata dal sultano Ghassan, e alla sua morsa fatta di minacce e tirannia, ha dovuto accettare diversi compromessi di cui avrebbe volentieri fatto a meno, tra cui il suo matrimonio con Munthadir, emiro e successore al trono. Le cose tra i due sembrano andare per il verso giusto e la loro vita matrimoniale pare aver raggiunto un equilibrio dettato anche dal fatto che a Daevabad non ci sono più né Dara, l'antico guerriero, né Alizayd il principe giusto e intransigente mandato in esilio dal padre dopo essere stato trasformato dai Marid. Dal canto suo Nahri inizialmente aveva sofferto di solitudine, lasciandosi andare alla malinconia e alla tristezza per l'abbandono, ma poi negli anni capisce che l'unico modo per andare avanti è quello di comportarsi da perfetta Nahid ed evitare gli occhi di Ghassan e della corte. Nel frattempo Alizayd è cambiato e lontano dalla patria, dagli affetti a da quella ragazza egiziana tutta fuoco e determinazione, ha imparato a gestire i nuovi poteri e a fortificare il corpo e le sue doti di guerriero; mentre Dara, in qualche parte sperduta dei lontani deserti fa i conti con la sua natura di jinn ormai millenario con poteri fuori dal normale. Ma le loro vite vengono scombussolate quando per motivi diversi sono riportati a Daevabad, l'eterna città dalle mura di ottone che rischia di essere distrutta da un nemico potente e una forza che attinge dal fuoco.
L'autrice con questo secondo volume a mio avviso ha espresso gran parte del potenziale dei personaggi che nel primo romanzo sembravano non dinamici e in cerca di qualcosa che rappresentasse la loro grandezza. Nahri, mentre prima era determinata, ma estranea a dinamiche politiche, a intrighi di corte e a diversi modi per tenere testa al sultano, ora si presenta come una giovane donna conscia del proprio ruolo e della sua discendenza che le hanno infuso coraggio e dignità nel diventare una delle figure più temute e rispettate del regno. Troviamo poi Alizayd, che si trasforma da giovane a volte troppo serio e inflessibile con momenti di ingenuità dettata da purezza d'animo, a uomo scaltro, ferreo e fermamente convinto ad opporsi ai soprusi di potere di suo padre. Ed infine Dara, il personaggio che diventa più riflessivo, meno istintivo e forse più consapevole dei sentimenti romantici che lo legano a Daevabad.  Personalmente, ho apprezzato questo romanzo per la volontà dell'autrice di collegare ad ognuno dei protagonisti delle tematiche importanti, valide sia nel XVIII secolo che oggigiorno: abbiamo Nahri  che si batte per i pazienti poveri e per tutte quelle persone non facenti parte dei ceti abbienti affinché le cure e le medicine siano accessibili anche a loro. Tutto per dimostrare che la vita o la morte non hanno distinzione sociale. Alizayd invece, si fa portavoce dei popoli vessati, di quelli sottomessi e distrutti da guerre, tirannia e schiavismo, battendosi come tutti quegli uomini e quelle donne che oggi si schierano in prima linea; e Dara, che grazie al suo passato e alle sue esperienze mette in luce tutte le atrocità e la negatività che le guerre per il potere possono scatenare. Si fa rappresentante senza rimostranze di tutta la distruzione fisica e morale delle battaglie inutili cercate dall'umanità.
Per quante riguarda le ambientazioni, Daevabad rimane il fulcro principale anche del secondo volume, insieme a tutte le divisioni culturali dei quartieri rappresentate attraverso credenze diverse e tradizioni radicate. Non mancano paesaggi desertici formati da villaggi rurali, tende nomadi e ambascerie provenienti da diverse parti del regno. In conclusione, Il regno di rame è un romanzo che nel complesso parte con una spinta propulsiva e si conclude con sconvolgimenti narrativi che troveranno sicuramente risposta nel terzo ed ultimo volume. 
Voto: 5 tazzine di caffè alla turca, forte e con un retrogusto amaro.
Fonte immagini: Pinterest.

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