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giovedì 14 dicembre 2023

Review party: "Il palazzo del sole pallido" di Andrea Butini

Buongiorno, lettor*! ^^
Oggi vi parlo di Il palazzo del sole pallido, di Andrea Butini, secondo volume di una trilogia dark fantasy tutta italiana. Ringrazio Oscar Mondadori per la copia in omaggio e per avermi permesso di organizzare questo piccolo evento.

Il palazzo del sole pallido
di Andrea Butini

Prezzo: 9,99 € (eBook) 17,00 € (cop. flessibile)
Pagine: 480
Genere: fantasy, dark-fantasy
Editore: Mondadori (collana Oscar Fantastica)
Data di pubblicazione: 28 novembre 2023
Acquista su: IBS, laFeltrinelli (link aff.)

Dopo ciò che è successo, il villaggio di Rokthan non potrà mai tornare alla normalità. Sorin deve fare i conti con il potere che si cela nel suo sangue, ma soprattutto deve trattenere la rabbia nei confronti di coloro che gli hanno rovinato la vita. Avrà occasione di scatenare la sua furia, ma prima deve comprendere la deleomanzia; in caso contrario, il rischio di distruggersi e perdere tutto sarebbe troppo alto. Neth e Victor devono trovare un modo per aiutare i sopravvissuti mentre attendono che il Maestro si risvegli: le sue condizioni sono critiche, e neanche Mali saprebbe dire quando il vecchio potrebbe rialzarsi. Luin si mette in viaggio da solo per Vanhorn: ha capito ciò che deve fare, e infiltrarsi nel Palazzo del Sole Pallido è l'unico modo per avere successo. Shai fa ritorno dall'Alto e dalle Casate, sicura di ottenere, adesso, tutto il rispetto che merita. Ma le sue speranze e convinzioni potrebbero vacillare al cospetto dell'Alto e di suo padre. Cosa stanno tramando davvero le Casate? Chi si cela dietro la maschera bianca dell'Alto? Riuscirà Sorin a controllare la deleomanzia e ottenere la sua vendetta?

<<Stava piovendo sangue. La terra era un corpo scuoiato, una membrana di carne viva, pulsante e molle. Rossa. Ovunque.>>

L’occhio del gufo
, primo volume della Trilogia del sole pallido, uscito a ottobre, era stata una lettura davvero convincente. Sapete che io amo il fantasy italiano e non potevo proprio lasciarmi sfuggire questa novità, tra l’altro opera di un autore esordiente. Andrea Butini mi aveva sorpreso, raccontando una storia cupa, oscura, ricca di sangue, mistero e creature terrificanti. Tanti personaggi a riempire le pagine, per lo più grigi ma ben definiti, e tantissimi elementi intriganti a fare da collante per l* lettor*. Dopo l’ottima esperienza, non vedevo l’ora di scoprire cosa ci avrebbe riservato il secondo volume, anche perché il primo si concludeva in maniera a dir poco sconvolgente. Per fortuna la casa editrice non ci ha fatto attendere troppo per il secondo volume - giusto un paio di mesi (e altrettanto presto, immagino, arriverà anche quello conclusivo) - e ho potuto avere la conferma che Andrea Butini è davvero un autore validissimo e che questa serie merita assolutamente di essere letta. Il palazzo del sole pallido, sebbene per gran parte mantenga un ritmo più lento in cui accade ben poco (ci si lecca le ferite, ci si nasconde per la paura, si fanno le conte delle perdite e si prova a pensare a come reagire), concentrando tutto il meglio per l’ultima parte, mi è piaciuto anche più del primo volume. Non che io ami la narrazione più lenta, ma ho notato un approfondimento maggiore dei personaggi, uno stile ancora più ispirato e in generale una capacità di riuscire, nonostante tutto, a tenere sempre viva l’attenzione, anche nelle scene meno avvincenti, e questo mi ha fatto apprezzare tantissimo il libro.

 Ovviamente, essendo un volume di mezzo, un po’ risente anche lui, come tutti i libri di mezzo, di una stasi tipica che però, devo dire, si dissolve già dopo metà e porta a un finale che apre le porte a un terzo volume che posso solo immaginare sarà stratosferico. Butini gioca bene le sue carte, qui, dandoci modo di conoscere meglio alcuni personaggi, di andare in profondità dentro i loro animi piagati, straziati, di entrare ancora di più nell’atmosfera del romanzo, di prendere ancora più confidenza con il worldbuilding ricchissimo e stratificato. Ci ritroviamo davanti alle conseguenze di tutto ciò che è accaduto nel primo libro, ai vari personaggi che devono cercare di andare avanti, di resistere, di trovare la forza di rialzarsi per combattere e sconfiggere il male che si annida dove meno ci si aspetta. C’è chi cerca ostinatamente vendetta ma deve controllarsi e imparare a gestire il potere che ha dentro, chi invece si prende la propria rivincita dopo anni di umiliazioni, c’è chi si ritrova più coraggiosa di quanto immaginasse, strappata ormai dal suo mondo sicuro e disposta ad affrontare ciò che verrà...

<<Se il mondo ti crolla addosso, gli devi gridare contro. Non puoi stare zitta.>>

Ma tutti, a modo loro, proveranno a percorrere la propria strada, nonostante perdite, sacrifici, ferite e dolore. Nonostante la paura che opprime e le grida dei morti che ancora riecheggiano per il villaggio di Rokthan dopo l'attacco del noctus. Nonostante ricordi che fanno troppo male. Non mancheranno neanche qui colpi di scena ben assestati, devo dare atto all’autore di essere riuscito a stupirmi più di una volta in questo libro. Se il primo volume poteva anche avvicinarsi molto al grimdark, con le sue atmosfere molto dure e violente, qui viriamo anche un po’ verso l’epic-fantasy, con combattimenti, percorsi importanti e risvolti tipici di questo genere, che danno al romanzo un’aura memorabile. I personaggi evolvono, cambiano, non sono mai statici e affrontano i loro demoni personali come anche quelli che li circondano. 

Il palazzo del sole pallido è un volume che regala emozioni, ma allo stesso tempo angoscia e tormento e ansia per tutto ciò che accadrà ancora. Staremo in pena per i nostri personaggi preferiti, ma anche per quelli meno amati (Luin, mi dispiace, ma continui a non piacermi granché). Scopriremo molto altro sul mistero che aleggia intorno all’Alto e alle Casate, ma non voglio dirvi troppo a riguardo per non fare spoiler e rovinarvi la lettura. Ciò che dovete sapere è che questa serie mi sta conquistando sempre di più. Se L’occhio del gufo si era fatto apprezzare per la sua qualità, Il palazzo del sole pallido ha saputo mantenere le promesse e un livello sempre altissimo e dignitoso. L’autore ha uno stile meraviglioso e, nonostante ci regali una storia crudele, in cui si mescolano arcani misteri e paure raccapriccianti, posso assicurarvi che non mancherà di impressionarvi in positivo, al punto tale che non riuscirete più a mettere giù il libro

Sono stata davvero contenta di aver avuto la possibilità di leggere questa serie e avere la conferma che anche in Italia si sanno scrivere ottimi fantasy, che siano dark, high, grim, epic, o altro, ben vengano pubblicazioni del genere. Adesso attenderò con impazienza il volume conclusivo e so già che mi aspetterà il finimondo. Voi intanto recuperate la serie perché ne vale davvero la pena.


Fonte immagine: Pinterest
Grafica: @dolcicarloni

lunedì 29 maggio 2023

Review Party: "Fable" di Adrienne Young

Buongiorno, lettor*! ^^
Oggi ultima tappa del Review Party dedicato a Fable, di Adrienne Young. Nutrivo tante speranze verso questa lettura, ho atteso l’uscita italiana con trepidazione e finalmente ho avuto occasione di scoprire cosa si nascondeva dietro la bellissima copertina che mi aveva fatta capitolare. 
Ringrazio la casa editrice per la copia digitale omaggio in cambio di un’onesta opinione.

Fable 
di Adrienne Young

Prezzo: 11,99 € (eBook) 24,00 € (cop. rigida)
Pagine: 360
Genere: fantasy, young adult
Editore: Mondadori (collana Oscar Fantastica)
Data di pubblicazione: 23 maggio 2023
Acquista su: IBS, laFeltrinelli

Figlia del più potente trafficante dello Stretto, la giovane Fable ha conosciuto un solo luogo che possa chiamare "casa": una nave ormai colata a picco. Quattro anni prima ha visto la madre annegare durante una terribile tempesta; il giorno seguente il padre l'ha abbandonata su un'isola covo di furfanti. Per sopravvivere Fable ha dovuto imparare a badare a se stessa, senza fidarsi di nessuno e contando solo su ciò che sua madre le ha insegnato. A tenerla viva è il desiderio di lasciare l'isola, ritrovare il padre e rivendicare il proprio posto al suo fianco. Ad aiutarla nell'intento c'è West, un giovane mercante. Fable però si accorge presto che durante la sua permanenza sull'isola i nemici del padre e i rischi connessi alla sua attività si sono moltiplicati; e, come se non bastasse, West non è chi dice di essere. Ma la ragazza non ha scelta: se vuole rimanere viva, dovrà lottare insieme a lui contro pericoli ben peggiori degli uragani che flagellano lo Stretto.

Non ci girerò molto intorno: Fable non è stata il tipo di lettura che mi aspettavo. Ho avuto parecchia difficoltà con questo libro, soprattutto nella prima metà. Mi aspettavo una storia molto più avvincente, invece per gran parte del libro mi sono dovuta sorbire un sacco di termini nautici non indispensabili, facendo fatica a scorgere la trama. A lettura finita, non sono ancora sicura di averla compresa del tutto... ma partiamo dall'inizio. 

Fable è stata abbandonata su una piccola isola dal padre, dopo che la sua nave, la Lark, è naufragata. Le lascia uno squarcio sul braccio e le chiede di sopravvivere, perché quando si rincontreranno potrà ottenere ciò che le spetta. Fable è sconvolta, soffre per questo abbandono e sopravvivere su Jeval non sarà affatto facile, da sola. Eppure, nonostante tutto, riesce a tenere duro e grazie anche alle immersioni, cosa in cui è bravissima, riesce a recuperare gemme che poi rivende e a tenersi così in vita. Il suo scopo è però racimolare abbastanza denaro per lasciare l’isola e andare a cercare suo padre. L’unico suo desiderio è ricongiungersi a lui e imbarcarsi sulla sua nave, far parte del suo equipaggio. L’occasione, un giorno, le si presenta quando chiede un passaggio a West, giovane capitano della Marigold, una piccola imbarcazione con un ridotto equipaggio. West non è assolutamente d’accordo, eppure alla fine cede e le consente di salire a bordo, ma nessuno sulla Marigold le renderà le cose facili. Fable è però abituata a resistere a tutto e nemmeno le peggiori umiliazioni e i segreti più reconditi le faranno cambiare idea. Ha solo bisogno di arrivare a Ceros e potrà abbandonare la Marigold per unirsi al padre. 

Tutto questo non è ciò che accade nei primissimi capitoli ma tipo in metà romanzo, giusto per farvi capire quanto il ritmo della storia sia lento ed estenuante e quanto poco di davvero avvincente succeda. Nella seconda parte il romanzo si riprende un po’, sebbene, sia chiaro, non è sufficiente a salvarlo del tutto. Abbiamo modo di capire meglio Saint e le sue intenzioni quando ha abbandonato la figlia? Non esattamente. Non capisco proprio, poi, perché abbia dovuto ferirla per darle ciò che voleva darle ma anche perché si ostini tanto a tenerla a distanza, non ha forse sofferto abbastanza?. Il mondo che l’autrice ci mostra è un mondo che non fa sconti di nessun tipo, un mondo duro, crudele, pericoloso, in cui nulla è gratis e nulla persiste. Non c’è spazio per i sentimentalismi, non c’è spazio per l’amore. Se tieni a qualcuno devi nasconderlo perché sarebbe una debolezza troppo grande che potrebbe andare a vantaggio del tuo avversario. Eppure, Fable, nonostante conosca bene le regole, nonostante si sia adeguata al peggio, cercando con tutta se stessa di costruirsi un posto in quel tipo di mondo, sogna ben altro. Una famiglia. Un porto sicuro. Qualcuno di cui fidarsi. Troverà questo qualcuno in West e una famiglia nella Marigold, tra quei membri scostanti che inizialmente la prenderanno in giro ma che poi si affezioneranno a lei come lei a loro. Peccato che non sarà così facile ottenere certe cose e una volta mostrato il fianco qualcuno sarà pronto a colpire.

Fable
è una storia che mi ha preso solo in parte e che poteva essere decisamente migliore perché il potenziale c’era sul serio. Si perde purtroppo in una quantità spropositata di termini nautici e momenti inutili e ci regala anche una protagonista poco attendibile che non sempre fa vedere ciò che succede. Ci mette a parte di conclusioni a cui è giunta solo lei senza mostrarci effettivamente come si è arrivati a quella conclusione. La stessa storia con West è fin troppo trascurata e non emoziona per niente, eppure per Fable ci sono stati sguardi e altre cose ma che non vengono mai mostrati. Lui che le guarda le labbra e le rivolge attenzioni sono cose mai successe, nella narrazione di Fable non compaiono, eppure poi le elenca come se fossero evidenti anche per noi. Questi, due dei difetti maggiori del romanzo, ma la lista potrebbe essere parecchio lunga. Se vogliamo parlare del rapporto padre-figlia, ad esempio, direi che è completamente inesistente. Saint non ha mai voluto nemmeno essere chiamato papà da Fable, la ferisce, la abbandona, lascia che se la cavi da sola in un luogo sconosciuto e quando si ritrovano le fa dono di un’eredità che è praticamente un’impresa suicida da ottenere. C’è da ringraziarlo? Lei dice di odiarlo per ciò che le ha fatto, ma qualche capitolo dopo dice l’esatto contrario, che non lo odia, non riesce a farlo, nonostante tutto. Coerenza, questa sconosciuta. Parlando degli altri personaggi, non dico che non mi siano piaciuti, anzi ho apprezzato molto Willa e anche gli altri della Marigold, ma sono davvero poco caratterizzati. West più di tutti, che dovrebbe essere l’interesse amoroso di Fable, meritava molto più spazio. Per gran parte del romanzo sappiamo così poco di lui che diventa quasi imbarazzante, poi di colpo il personaggio, da ermetico qual è, si apre e ci racconta tutto in una volta di sé. Mmm, ok, ma stai calmo! È proprio il ritmo della storia a fare acqua da tutte le parti, c’è qualche rivelazione buttata qua e là, ma non sono di quelle che ti fanno saltare sulla sedia e sono anche rivelate male, perché Fable, guarda caso, trae sempre da sola le giuste conclusioni anche quando non ci sono chissà quali indizi.

Quello che forse ho apprezzato davvero sono le atmosfere, anche se l’autrice avrebbe potuto renderle ugualmente credibili pur con la metà dei termini nautici ostentati. Mi è piaciuto viaggiare per mare, immergermi con Fable, passare da un porto a un altro, fare affari nelle botteghe polverose dei rigattieri. Ma avrei voluto ci fosse di più… una trama più solida, dei rapporti costruiti meglio, dei personaggi più approfonditi. È tutto abbastanza privo di attrattiva, poco dirompente. Non ci sono elementi che tengano realmente avvint* chi legge ed è un vero peccato, perché bastava qualche accorgimento in più. Si fa anche riferimento a uccelli marini e qualche altra bestia dei fondali ma restano solo riferimenti. Non c'è un reale tocco magico, non c'è abbastanza avventura, non c'è una parte romance che meriti. Solo accenni di tutto che però non rendono il potenziale del romanzo. Forse la storia avrebbe funzionato meglio se fosse stata standalone, sicuramente sarebbe stata meno dispersiva in certi punti. È una storia mediocre che avrebbe potuto essere molto originale ma che si perde in un bicchier d'acqua. 



Fonte immagini: Amazon.it, Pinterest

giovedì 25 maggio 2023

Recensione: "Anatomy. Una storia d'amore" di Dana Schwartz (a cura di Eleonora)

Buon pomeriggio! ^^
Oggi vi proponiamo una nuova recensione, quella della nostra Eleonora a una delle novità più attese di questo anno per Mondadori, Anatomy. Una storia d'amore, di Dana Schwartz. La storia le è piaciuta ma con qualche riserva. Scoprite tutto nella sua recensione e fateci sapere se avete letto il libro e cosa ne pensate. A presto! ;)

Anatomy. Una storia d'amore
di Dana Schwartz

Prezzo: 9,99 € (eBook) 22,00 € (cop. rigida)
Pagine: 360
Genere: fantasy storico
Editore: Mondadori
Data di pubblicazione: 24 gennaio 2023
Acquista su: IBS, laFeltrinelli

Quando Hazel si imbatte in Jack fuori dalla Società reale degli anatomisti di Edimburgo non ne rimane particolarmente colpita. Nel momento in cui però le viene proibito di frequentare i corsi del celebre dottor Beecham in quanto donna, capisce che il suo nuovo amico potrebbe tornarle molto utile. Perché con Beecham la ragazza ha stretto un patto: se riuscirà a superare l'esame di abilitazione studiando per proprio conto, potrà proseguire la carriera medica. Ma senza poter seguire le lezioni ufficiali, a Hazel non basta prepararsi sui libri: deve esaminare cadaveri. E, scherzo del destino, ha appena conosciuto qualcuno che si guadagna da vivere trafugandoli. Ma pure Jack ha i suoi problemi: loschi individui si aggirano per i cimiteri, i suoi amici scompaiono in circostanze misteriose, e la terribile peste romana, che già due anni prima aveva ucciso migliaia di persone, sembra essere tornata. E nessuno vuole occuparsene. Tranne Hazel. Ora i due dovranno unire le forze per scoprire gli oscuri segreti nascosti non solo in quelle tombe senza nome, ma nel cuore stesso della buona società di Edimburgo.

Quando ho letto la trama di Anatomy ho trovato delle buone somiglianze con la serie di Kerri Maniscalco, Le indagini di Audrey Wadsworth, e visto che gli ingredienti di base mi avevano convito la prima volta mi sono lasciata comprare anche la seconda. Non ho trovato esattamente quello che mi aspettavo però alla fine non sono rimasta delusa, solo un po’ perplessa.

Ci troviamo a Edinburgo nei primi decenni dell’Ottocento e la protagonista Hazel Sinnet è una giovane ragazza di buona famiglia promessa in sposa, sin da quando ricorda, al cugino. Peccato che l’idea del matrimonio non sia proprio la sua massima aspirazione. Contrariamente all’educazione che ha ricevuto, infatti, Hazel vuole diventare un chirurgo, il corpo umano e i suoi meccanismi l’hanno sempre affascinata e adesso il suo obiettivo è imparare quanto più possibile per scardinare gli ideali della società, secondo la quale i chirurghi sono solo un gradino al di sopra dei criminali e dei macellai, e per realizzare il suo sogno. Nella teoria le sue conoscenze rivaleggiano con quelle del migliore chirurgo in circolazione ma purtroppo le manca la parte pratica dello studio. Ovviamente, all’epoca gli unici luoghi per studiare l’anatomia umana erano i teatri anatomici, quando venivano aperti agli aspiranti chirurghi per delle lezioni tenute da illustri personaggi, ma c’è solo un problema: le donne non possono partecipare. Con un po’ di inventiva e grazie ai vestiti del fratello maggiore morto qualche tempo prima, a causa di una malattia simile alla peste che ancora imperversa nelle città, Hazel riesce a spacciarsi per un ragazzo e a frequentare le lezioni del dottor Beecham, nipote di quello che è stato il padre delle più “attuali” tecniche chirurgiche e a sua volta il miglior chirurgo del tempo. Purtroppo viene scoperta poco tempo dopo l’inizio del corso e costretta ad abbandonarlo, la sua bravura però viene notata da Beecham che le propone un patto, se riesce a prepararsi da sola e a superare l’esame di abilitazione potrà essere la prima chirurgo donna della storia

Per nulla intenzionata a lasciarsi sfuggire l’occasione, Hazel accetta la scommessa e inizia a prepararsi, con una ostinazione e una tenacia che mi sono piaciute parecchio. Oltre alla teoria però le serve la pratica dal vero sui corpi umani ed è qui che entra in scena il nostro secondo protagonista, Jack Currer, lavorante a teatro di giorno e trafugatore di tombe la notte. Con l’aiuto del ragazzo Hazel riesce a imbastire un teatro anatomico improvvisato che pian piano verrà surclassato a favore di uno studio medico e un centro di ricovero per i malati di peste romana, la malattia responsabile del decesso del fratello. Oltre infatti a diventare un chirurgo praticante, la ragazza ha un’altra aspirazione e cioè trovare la cura a questa malattia finora incurabile; per fare ciò attinge a tutta la conoscenza possibile, teorica, pratica, culturale e popolare arrivando, se non alla cura definitiva, a un rimedio palliativo che pare ridurre l’avanzata della malattia. Il supporto di Jack però non si limita alla fornitura iniziale di cadaveri per Hazel, ma diventa un'importante spalla sia per la sua attività di medico sia per la vita della ragazza. Tra i due si sviluppa ben presto una storia d’amore importante che purtroppo sarà l’inizio della loro rovina, insieme al fatto che Jack non riesce a togliersi dalla testa il pensiero di non essere abbastanza per Hazel. Sono proprio le incaute azioni di quest’ultimo che daranno il via a una serie di eventi catastrofici responsabili della prima vera rivelazione di questo romanzo e la base ottimale per il seguito.

Venendo ai punti deboli e punti di forza, possiamo dire che l’aspetto medico dell’intero romanzo è decisamente preponderante e ben fatto tanto che sotto certi punti di vista si può pensare che la storia d’amore sia tra Hazel e la medicina più che tra Hazel e Jack. A proposito di questi due, in effetti ho qualche perplessità, in particolare per quanto riguarda l’evoluzione del loro rapporto che mi è parso un po’ frettoloso e molto poco sviluppato, nel senso che si parte da un bacio e in pochissime pagine si arriva a Hazel e Jack che pare vivano insieme a Hawthorden senza alcun approfondimento del loro rapporto. Quello che si intravede e percepisce è molto carino ma troppo trascurabile per i miei gusti, soprattutto per un libro che ha come sottotitolo “Una storia d’amore”.

La storia procede un po’ lentamente e linearmente, di sicuro non si può dire che ci siano grandi cambiamenti, momenti di tensione narrativa o grandi evoluzioni dei personaggi, così come anche lo stile è molto semplice e il lessico non troppo ricercato, se non per la nomenclatura tecnica legata alla medicina. Come si sarà già capito è su quest’ultima il vero focus, i processi di sperimentazione, studio e pratica sui pazienti, nonché tutto ciò che sta intorno alla pratica dei chirurghi, come appunto i trafugatori di tombe. Una parte non così imponente ma affascinante di questo libro ruota intorno a queste figure contrastanti, analizzandone il contesto sociale, il lavoro e il loro ruolo nella società del tempo, dando luogo a dei riferimenti che ho veramente apprezzato.

In generale comunque questo libro ha delle forti vibes cupe che trovano la loro cornice perfetta nella città di Edimburgo, dove è ambientata la storia, che è sempre collegata a quell’aura dark academia un po’ malinconica che in questo caso calza a pennello. Oltre a quello, a spiccare sono state alcune scene in particolare che mi hanno colpito: quelle degli interventi dal vivo, talmente dettagliati da risultare quasi disgustosi e una scena che vede protagonista un carillon, pietra miliare che segna definitivamente la ship tra Hazel e Jack. Un altro aspetto che non mi ha del tutto convinta è stata la parte riguardante la peste, o meglio la necessità di inserire una malattia di quella tipologia, considerando che il focus medico è di diverso orientamento, non ne ho ancora ben capito il nesso, forse solo come escamotage per spingere al massimo l’ambizione di Hazel??? Bah.

Il finale è stato alquanto inaspettato, perfetto però per lasciare libero il passo al secondo volume della serie, per il momento ancora inedito in Italia. Riuscirà Hazel a diventare finalmente il primo chirurgo? Capiremo qualcosa di più di questa fantomatica peste romana? Non si sa, quello che però è certo, a mio parere, è che questo primo volume è stato molto più simile a un preludio per quello che verrà che non un vero e proprio primo capitolo, anche se comunque molto godibile e interessante.
Eleonora


Photo credit: @eleonoranicoletto

martedì 9 maggio 2023

Review Party: "Una magia infusa di veleno" di Judy I. Lin

Buongiorno, lettor*! ^^
Oggi si conclude il Review Party dedicato a Una magia infusa di veleno, di Judy I. Lin, un fantasy di ispirazione orientale uscito da poco per Mondadori, nella collana Oscar Fantastica. Purtroppo ogni volta che vedo un fantasy di questo genere la mia curiosità è troppo forte e mi ci fiondo. Desideravo tantissimo leggere questo libro, primo volume di una duologia basata sulla magia del tè, un argomento alquanto originale che mi ha fatto subito ben sperare. Ma le aspettative saranno state ripagate? Scopritelo nella recensione e, se non le avete ancora lette, recuperate le recensioni delle mie colleghe di avventura per conoscere altri pareri ;)
Ringrazio la casa editrice per la collaborazione e la copia digitale in omaggio in cambio di un’onesta opinione.

Una magia infusa di veleno
di Judy I. Lin

Prezzo: 11,99 € (eBook) 24,00 € (cop. rigida)
Pagine: 389
Genere: fantasy orientale, young adult
Editore: Mondadori (collana Oscar Fantastica)
Data di pubblicazione: 2 maggio 2023
Acquista su: IBS, laFeltrinelli

Per Ning c'è solo una cosa più dolorosa dell'aver perduto la madre: sapere di averne causato la morte. Perché è stata lei che, inconsapevolmente, le ha preparato il tè avvelenato che l'ha uccisa, e che ora potrebbe portarle via anche la sorella Shu. Così decide di recarsi nella capitale e prendere parte alla competizione per diventare shénnóng-sh di corte, maestra nell'antica arte magica del tè. Il vincitore potrà anche chiedere alla principessa di esaudire un desiderio: per Ning potrebbe essere l'unica possibilità di salvare la sorella. Ma fra intrighi di corte, contendenti senza scrupoli e un bellissimo ragazzo che nasconde un segreto, a essere davvero in pericolo potrebbe essere proprio Ning.

Una magia infusa di veleno ha da subito attirato la mia attenzione per la sua trama e la sua splendida copertina, ma ormai sapete che ho iniziato a guardarmi dai libri che all’apparenza sono troppo belli per essere veri. Questo libro mantiene le sue promesse? È bello sia fuori che dentro? È proprio a questa domanda che volevo rispondere quando ho deciso di leggerlo e anche perché non so resistere ai romanzi che si ispirano alla cultura orientale. Questo, in particolare, si rifà alla leggenda di un dio cinese a cui appunto si attribuisce la scoperta del tè e diverse altre invenzioni nel campo dell’agricoltura. Devo dirvi la verità, il primo impatto non è stato dei più positivi, perché più leggevo più continuavo ad avere una sensazione di deja-vù che mi portava a ricordare un altro libro che ho letto lo scorso anno, Spin the dawn, di Elizabeth Lim. La prima parte e molti degli espedienti di questo libro sembrano coincidere con quelli di Spin the Dawn: una ragazza che nasconde la sua identità e finisce a corte per partecipare a una competizione al posto di un’altra persona; una gara indetta dalla principessa che promette un ambito premio a chi vincerà, nonché un posto nel Consiglio; diverse prove da affrontare, sempre più difficili, ma vuoi non essere in grado di farlo anche se hai una preparazione minima rispetto alla persona di cui hai preso il posto? Insomma, in Spin the Dawn la magia stava negli abiti e nel ricamo, qui sta nell’infusione del tè, ma essenzialmente le dinamiche sono le stesse. Non posso però dire che tutto il romanzo sia stato così, perché se in Spin the Dawn la protagonista uscirà poi da palazzo per mettersi alla ricerca di tre preziosi oggetti, qui ci muoveremo soltanto tra le mura del palazzo e la nostra protagonista, Ning, da aspirante Shennong-shi, sarà costretta a trasformarsi in una spia. Ma andiamo per gradi.

Ning è cresciuta in un luogo tranquillo, il Sù, non il più popolare dell’Impero di Dàxi. Con il padre medico e la madre shennon-shi, ha potuto fare esperienza tra medicina, tè e quant’altro, ma è sempre stata abbastanza svogliata nell’apprendimento. Eppure le sue doti naturali alla magia del tè non sono mai rimaste indifferenti alla madre, che in qualche modo l’ha sempre incoraggiata a imparare di più. Un giorno la madre muore per del veleno nel tè che le ha servito Ning e la sorella rischia la vita per lo stesso motivo. Ecco perché Ning decide di partecipare alla competizione a palazzo per diventare Shennong-shi reale, perché vuole salvare almeno la sorellina Shu e solo la principessa può aiutarla. Ma a corte troverà subito chi cercherà di ostacolarla e finirà invischiata in intrighi politici che metteranno a repentaglio l’Impero con numerosi tumulti, soprattutto dopo una scoperta sconcertante. Non le resta che lasciarsi coinvolgere, perché l’unico modo che ha per salvare Shu è scoprire chi ha avvelenato i panetti di tè e trovare l’antidoto prima che sia troppo tardi. In tutto questo trambusto, ovviamente, ci sarà chi le darà una mano, ma anche gente pericolosa che tenterà in tutti i modi di fermarla. E poi l’Ombra, qualcuno che si muove nell’oscurità e che Ning teme possa essere responsabile dei tè avvelenati. Ma sarà così o c’è qualcun altro dietro? A intrigare ancora di più, mettiamoci pure un misterioso ragazzo piombato improvvisamente davanti alla protagonista che sussurra dolci promesse ed elargisce sorrisi teneri e il gioco è fatto.

Potrei dire di essermi appassionata a questa storia, ma sarebbe vero solo in parte. Per quanto abbia trovato affascinante la magia del tè e le varie ricette legate ai diversi luoghi dell’Impero - elemento che sicuramente ha dato il tocco più originale a tutto il romanzo - non sempre sono riuscita ad apprezzarla. In primis per i motivi sopra citati di troppa somiglianza con Spin the Dawn (e andando avanti anche con La stirpe della Gru, di Joan He). In secondo luogo, la storia, da un certo punto in poi, si riprende e cammina su binari propri, ma lo stile dell’autrice non è sempre stato così impressionante. In alcuni momenti mi ritrovavo ad annoiarmi, in altri a divorare capitoli, in altri ancora a non capacitarmi di come rivelazioni importanti mi scorressero davanti agli occhi senza che venisse data loro la giusta enfasi. Insomma, un ritmo e uno stile non sempre centrati, nonostante diverse cose del romanzo siano valide e lo salvino. Una magia infusa di veleno è una storia da leggere senza troppe pretese, molto simile ad altre per certi aspetti (e quindi un po' deludente da questo punto di vista), ma le descrizioni del tè, della sua magia, degli shennong-shi e delle loro abilità le ho amate; colori, odori, sapori, è come se tutto questo si fosse amalgamato e avesse danzato davanti ai miei occhi in maniera elegante e delicata, ma poi, passando al resto, la magia fosse svanita per lasciare soltanto una storia non così speciale. Non mi sento di sconsigliare questo libro, perché ha il suo fascino, alcuni momenti e alcuni dettagli coinvolgono davvero, ma non è una di quelle letture che cambia l’esistenza. È una lettura leggera, che a tratti intrattiene bene, una lettura come molte altre di questo genere. Non troverete la novità migliore in assoluto in questo libro ma una storia a suo modo intrigante con elementi legati alla cultura cinese che senza dubbio amerete. Tutto ciò infatti che è venuto fuori tra leggende e altre curiosità legate a questo mondo è stato molto interessante da leggere ed è uno dei motivi per cui mi ostino a continuare a leggere romanzi come questo (qui troverete anche un glossario, alla fine del libro, che vi aiuterà a orientarvi meglio). Ho sperato che almeno la parte romance desse qualcosa in più, ma mi duole dirvelo, è davvero una parte irrisoria, che dà poca soddisfazione. Mi auguro qualcosa venga approfondito meglio nel secondo volume e che lo stile dell’autrice si dimostri più maturo. L’idea di fondo c’è, peccato che non tutto risulti così nuovo alla mia memoria di lettrice. Vedremo come andrà a finire, intanto il mio voto è un cauto 3,5.



Fonte immagini: Pinterest e Google Immagini
banner: @dolcicarloni

giovedì 13 aprile 2023

Review Party: "La ragazza che cadde in fondo al mare" di Axie Oh (a cura di Elena)

Buongiorno, lettor*! ^^
Oggi il blog si unisce al Review Party di La ragazza che cadde in fondo al mare, fantasy mitologico di ispirazione orientale dell'autrice Axie Oh. Lo ha letto la nostra Elena e ci regala la sua entusiastica opinione. Scopritela qui sotto e fateci sapere se avete già acquistato il libro o se vi piacerebbe farlo. A presto! <3

La ragazza che cadde in fondo al mare
di Axie Oh

Prezzo: 11,99 € (eBook) 24,00 € (cop. rigida)
Pagine: 396
Genere: fantasy orientale, mitologico
Editore: Mondadori (collana Oscar Fantastica)
Data di pubblicazione: 11 aprile 2023
Acquista su: IBS, laFeltrinelli

Tremende tempeste devastano da secoli il paese di Mina. È la furia del Dio del Mare, un tempo benigno, che si scatena, crede la gente. Per placarlo tutti gli anni una fanciulla viene gettata tra le onde. Sono in molti a pensare che la bellissima Shim Cheong, fidanzata del fratello di Mina, Joon, porrà fine a tutta quella sofferenza. Ma la notte in cui Cheong dovrebbe essere sacrificata, Joon la segue, pur sapendo che ciò significherà morte certa. Per salvarlo, Mina si getta tra i flutti al posto di Cheong. Trasportata nel Regno degli Spiriti, la ragazza si mette in cerca del Dio del Mare, ma quando lo trova scopre che è prigioniero di un sonno incantato. Con l'aiuto di un giovane uomo misterioso e di una bizzarra banda di demoni e spiriti, Mina decide che risveglierà il Dio del Mare e farà terminare una volta per tutte le tempeste assassine. Ma un essere umano non può vivere a lungo in mezzo agli spiriti. E c'è qualcuno disposto a tutto pur di non risvegliare il Dio del Mare…

Oltre agli alberi splendenti di fiori e ai profumi inebrianti, questa primavera ha portato nei nostri scaffali, grazie alla casa editrice Mondadori, nella collana Oscar Fantastica con la traduzione di Egle Costantino, il romanzo La ragazza che cadde in fondo al mare, di un'autrice nuova qui in Italia, Axie Oh. È una scrittrice americana di origini coreane di prima generazione, autrice di ampio spettro di fantasy, scifi steampunk (la duologia Rebel Seoul) e romance (XOXO), generi differenti per opere accomunate da elementi culturali della Corea del Sud e dai fugaci camei delle e dei suoi personaggi dei diversi romanzi, che spero di poter conoscere tutti!

Oggi parleremo di La ragazza che cadde in fondo al mare, un fantasy mitologico, che già a livello visivo si presenta come un piccolo gioiello, grazie alle illustrazioni delle copertine dai tratti romantici ed eleganti, intriganti e suggestivi e alla ricercatezza dei dettagli interni, dei colori pastello delle pagine e dei riflessi luccicanti delle rifiniture. Tutte caratteristiche che rispecchiano le parole che la scrittrice ha ricamato con cura per noi lettrici e lettori. Già il titolo richiama alla mente una storia lontana ed è quello che ci promette e ci regala l’autrice: un mito che si trasforma in una nuova avventura, un retelling basato sulla cultura coreana.

“Una ragazzina la cui terra natia è in pericolo, una sposa del Dio del Mare con un mistero da risolvere: è ovvio che sei qui alla ricerca di risposte.”

La nostra storia inizia in medias res, immersi e sommersi da una forte tempesta, che colpisce mettendoci subito in uno stato di allerta e pericolo: conosciamo, così, la protagonista, la quale si ritrova per scelta, su una barca tra le acque agitate e in procinto di saltare nelle profondità dell’oceano. Mina, una ragazza che si definisce crudele, rancorosa e vendicativa, è in realtà testarda, coraggiosa e diretta, impulsiva, decisa e protettiva. Una ragazza con la determinazione negli occhi: una combinazione inarrestabile di speranza e rabbia. Una ragazza che ha deciso di sfidare consapevolmente e con autoironia il destino che la vede come una donna comune, non degna di un sacrificio leggendario.

“Mi parte da dentro una rabbia insopportabile, [...]. Gli dei hanno deciso di non esaudire i nostri desideri: quelli scritti in occasione del festival delle barchette di carta, ma anche i più piccoli desideri che esprimiamo ogni giorno. Di pace, di fertilità, di amore. Gli dei ci hanno abbandonato. Il dio di tutti gli dei, il Dio del Mare, prende tutto dalla gente che lo ama – prende, prende e non dà mai indietro. Gli dei non esaudiscono i nostri desideri. Ma io voglio farlo.”

La storia e la scelta di Mina si intrecciano alle sfide che vivono Joon e Cheong, la coppia di un amore contrastato e impossibile, perché lei, a causa della sua bellezza, è condannata fin dalla nascita all’isolamento e al sacrificio in mare. Già da subito leggiamo di temi classici come la predestinazione e il sacrifico di donne di estrema bellezza, ma che non annoiano, perché l’autrice riesce a contestualizzarli tramite miti e leggende, come ad esempio la narrazione del Filo rosso del destino e le descrizioni di tradizioni e di feste, che diventano la base di avventure innovative, come se la storia iniziasse dalla fine, stravolgendo il solito topos, in un perfetto intreccio tra classico e nuovo.

“O forse lei lo considera un inizio. Sono molte le strade che il destino può prendere.”

Così Mina diviene protagonista orfana di grandi talenti e di bellezza, ma ha dalla sua il potere delle parole: l’arte del narrare storie, che accomunano e raccontano il mondo e i popoli, una coscienza collettiva, in cui tutte e tutti, in qualche modo crediamo e condividiamo più o meno consapevolmente. Le tradizioni e i racconti orali, narrati e tramandati dalle voci delle nonne, sono per Mina una guida per comprendere qualunque mondo, uno schema per scoprire come agire, una melodia che riconoscerà sempre e che la condurrà a svelare il proprio cuore e quello delle persone che incontrerà. Storie che contengono tutte le verità di cui ha bisogno per tramutare i miti, che tanto ama, in realtà. Ma potrà fidarsi delle storie? La tradiranno? Scoprirà la differenza tra credere nei miti e viverne uno come protagonista? Scoprirà le sfumature delle voci delle storie che possono ammonire e preservare, intrattenere e consolare. Ma anche storie che provengono direttamente dal cuore, create chiudendo gli occhi e con la mente libera di vagare. Storie improvvisate in base allo stato d’animo del momento, a seconda che si voglia ridere o piangere, storie d’amore e di speranza o storie di odio e di disperazione.

“Sprofondiamo giù nell’oscurità, finché il mare sopra di noi diventa il cielo e noi – il drago e io – siamo stelle cadenti.”

E così muniti del potere della cantastorie, seguiamo e veniamo risucchiati in un nuovo mondo: all’improvviso strade e costruzioni di una città fantastica, bellissima e spaventosa. Qui si mostra, ancora una volta, la bravura della penna della scrittrice. Da una parte crea parallelismi con le fiabe più conosciute in Occidente, come La Bella e la Bestia o La sirenetta, che diventano camei divertenti con cui confrontare e cogliere le somiglianze e le differenze tra elementi di tradizioni lontane geograficamente ma vicine nella narrazione. E dall’altra, l’autrice ci incanta con il suo stile evocativo, dettagliato, metaforico e immaginifico, creando descrizioni di luoghi allo stesso tempo fantastici e realistici, con ambientazioni tipicamente orientali, perché ricordano le bellissime foto delle strade di città come Seoul: i mercati pieni di vita e di profumi di cibo, bancarelle colme di gnocchi di riso o di pesce essiccati, carretti di castagne arrosto o patate dolci e cestini di bambù ripieni di ravioli al vapore. Scopriamo così un romanzo che presenta elementi, non solo legati al fantasy, come gli animali mitologici, ma nasconde anche elementi culturali a tutto tondo, come l’architettura, i vestiti tipici (hanbok), il trucco, i simboli, la storia legata alla povertà patita dai popoli, il cibo.

“Qui, nella città del Dio del Mare ci sono centinaia, migliaia di persone e tutti indossano vestiti dai colori sgargianti, come se la città fosse la grande barriera corallina e la gente il corallo stesso.
Le strade sono fiancheggiate da magnifici edifici dal tetto a pagoda quasi ammassati l’uno sull’altro a perdita d’occhio. Ai cornicioni dei palazzi sono appese lanterne scintillanti che illuminano le ombre della gente dietro le finestre di carta. Carpe gigantesche e spettrali nuotano placidamente sopra ai tetti mentre sfavillanti pesci rossi guizzano dentro e fuori dalle lanterne.”

Conosciamo nuovi personaggi appartenenti alle leggende che si incarnano in dei, spiriti e animali mitologici: il dio del mare, un ragazzo afflitto dalla solitudine e tristezza; Shin, disilluso, alto, non troppo terrificante e leale; il misterioso e silenzioso Kirin; l’esuberante e spiritoso Namgi; gli spiriti Dai, Miki e Mask. E tanti altri ancora. Un coro di personaggi a cui ci si affezionerà facilmente tra avventure e riflessioni sul proprio destino, scritto o in divenire. Un destino condiviso da scoprire e a cui aggrapparsi con tutte le proprie forze. Una storia che si intreccia ad altre storie, alla ricerca della verità e della soluzione. Un storia che si trasforma nel romanzo che teniamo tra le mani. Un romanzo dinamico, che non annoia ma forse a tratti frettoloso, che però non perde mai la propria direzione e raccoglie e tiene insieme tutti i pezzi del puzzle, creando una fiaba che nasce dalla tempesta e dalla perdita, che vola come una gazza che segue il mistero e l’amore, che incontra la solitudine ma forma una famiglia. Voci che si mischiano e cantano tra due mondi, quello degli esseri umani e quello delle leggende, tra nebbie e oscurità e spiragli di luce e speranza.

“«Qual è il significato di questa storia?» mi chiede a voce bassa. Guardo la sua schiena, il tremito delle spalle esili. «Non c’è un significato, solo una... sensazione, forse.»
«E quale sarebbe?»
«Che c’è sempre la possibilità di essere perdonati, anche se ci si spinge troppo oltre. Il perdono di chi ci ama è a portata di mano.»”

In conclusione, La ragazza che cadde in fondo al mare è un fantasy mitologico, young adult, retelling, avventuroso con un tocco di giallo e con tinte romance, autoconclusivo. Un romanzo che ha un buon equilibrio tra parti descrittive, complotti e azione, colpi di scena e flashback, ma anche riflessioni introspettive e riflessioni più filosofiche sul destino, sul rapporto con la natura e il legame con la fede e la religione. Un volume unico che però potrà essere considerato uno spin-off, o comunque si inserirà nella futura serie The Floating world, non per storie o personaggi, ma per la tipologia narrativa di base del retelling, con la rielaborazione di tradizioni e leggende coreane. Al momento la serie prevede una duologia, che racconterà di donne fatate immortali del cielo, munite di mantelli alati (mito che mi ha ricordato quello della Dea celeste e dell’hagoromo, a cui si ispira il manga Ayashi no ceres e sono già molto curiosa!). Al momento le informazioni che abbiamo sono ricavate anche dal sito della scrittrice, ma non vedo l’ora di leggere questa rivisitazione del mito coreano e in generale altre opere dell’autrice.

“Una biblioteca. Devono esserci centinaia, migliaia di racconti qui: storie vere, miti, poesie, canzoni. La memoria di dei e spiriti sarà anche offuscata, ma quella dei libri non lo è mai. Le storie sono eterne.”

Consiglio la lettura a tutti e a tutte coloro a cui piacciono sia la cultura orientale (i titoli fantasy che troviamo nelle librerie sono soprattutto di ispirazione culturale giapponese e/o cinese) sia, più in generale, i retelling, i miti e i romanzi in cui si intrecciano storie dentro le storie, come ad esempio: le duologie Spin the dawn di Elizabeth Lim, Queste gioie violente di Chloe Gong, La moglie del califfo di Renee Ahdien; le trilogie Rebel di Alwyn Hamilton, L’orso e l’usignolo di Katherine Arden e l’autoconclusivo Il silenzio dell’acqua di Lousie O’Neill. Ma la particolarità de La ragazza che cadde in fondo al mare è la base coreana, un piacevole arricchimento per le lettrici e i lettori.

Ringrazio la casa editrice Mondadori per la copia digitale e per la lettura in anteprima di La ragazza che cadde in fondo al mare, in cambio di un’onesta opinione e ringrazio la nostra Francesca per aver organizzato l’evento.

Non mi resta che augurarvi buone letture.
Elena



Photo credit: @tsundoku_bookstyle

venerdì 3 marzo 2023

Review Party: "The Witch's Heart. La leggenda di Angrboda" di Genevieve Gornichec (a cura di Marika)

Ben ritrovati carissimi Coffeeaholics adorati! 
Come state? Come stanno trascorrendo queste giornate di inizio marzo? Qui tra una corsa e l'altra e impegni su impegni cerchiamo di incastrare letture nuove e storie meravigliose. E proprio a tal proposito, oggi ritorno per parlarvi di un libro uscito il 21 febbraio per Mondadori e intitolato The Witch's Heart. La leggenda di Angrboda. E che dire se non che ho trovato questa storia spettacolare, commovente e struggente? Ma come ogni romanzo che si rispetti, occorre cominciare da zero per raccontarvi la storia di una donna che da sola è riuscita a forgiare il proprio destino.
Un ringraziamento a Eynis Paolini per averci incluse nell'evento e alla casa editrice per la copia digitale omaggio in cambio di un'onesta opinione.

The Witch's Heart. La leggenda di Angrboda
di Genevieve Gornichec

Prezzo: 7,99 € (eBook) 15,50 € (cop. flessibile)
Pagine: 373
Genere: narrativa storica
Editore: Mondadori (collana Oscar Fantastica)
Data di pubblicazione: 21 febbraio 2023
Acquista su: IBS, laFeltrinelli

La storia di Angrboda inizia come finisce la maggior parte dei racconti di streghe: con un rogo. Così Odino ha deciso di farla punire per non avergli rivelato il futuro. Da quel momento la strega Angrboda, ferita e impotente, vive raminga nella Foresta di Ferro, lontana da tutto. Qui, la trova Loki, dio dell'inganno, venuto per restituirle il cuore rimasto sulla pira; e presto l'iniziale diffidenza della donna si trasforma in una passione intramontabile, da cui nasceranno tre figli, tre creature uniche. Angrboda li cresce ai confini estremi del mondo, lontano dall'occhio onnisciente di Odino, cercando di costruire una tranquilla vita domestica. Ma una visione le mostra cose spaventose che attendono la sua famiglia, e tutti i Nove Mondi. E ora Angrboda deve scegliere: sottomettersi a un destino cui ha già assistito, o lottare per ridisegnare il futuro di coloro che ama e dell'universo intero?

Tutto ha inizio con l'arrivo di Gullveig ad Asgard, terra degli dei norreni, in cui vivono numerose personalità, non sempre facili da gestire. Personalità guidate non a caso da Odino, padre di ogni divinità che guarda Gullveig con grande interesse (visti i suoi poteri di divinazione) tanto da proporle un accordo in cui entrambi cercano di esplorare i segreti del mondo. La giovane strega, dal canto suo, conoscendo i meandri oscuri del futuro, prova a bilanciare l'equilibrio del mondo, insegnando anche ai Vanir, divinità nemiche degli Asgardiani. E questo, non è altro che l'inizio della fine di Gullveig. Infatti, la strega viene arsa viva al rogo per ben tre volte, l'ultima delle quali riesce a scappare dimenticando il suo cuore sulla pira. 

Viaggia, viaggia fino ad arrivare ai confini del mondo dove nessuna divinità potrebbe trovarla e spezzarle ancora una volta la vita. Ricomincia da zero, cambia nome in Angrboda, costruisce una casa, e tenta di vivere serena lontana dai capricci di figure eterne. Ma la sua nuova esistenza è destinata a durare poco, poiché incontra Loki, il famigerato dio dell'inganno, che ha deciso di cercarla per restituirle il cuore perduto. I due passano del tempo insieme, si comprendono e si innamorano, fino a concepire tre figli particolari: il lupo Fenrir, il serpente Jörmungandr, e la ragazza semi-morta Hel. Le loro giornate sembrano normali e assomigliano sempre di più a quelle di una famiglia quasi umana, fatta di scaramucce, di battibecchi tra Angrboda e Loki e di pensieri per il futuro. Futuro che si concretizza quando Odino, insieme alle altre divinità, decide di dare la caccia ai figli della giovane strega per vendicarsi di torti mai subiti. Ad Angrboda non resterà che salvare se stessa e la sua prole, sfidando le leggi divine e i potenti al trono.

Personalmente ho apprezzato tantissimo questa storia: da un lato perché per la prima volta viene descritta una figura poco esplorata della mitologia norrena; dall'altro, perché il romanzo, a prescindere dalla storia, è ricchissimo di tematiche sensibili e attuali. Non a caso, in testa all'elenco spiccano il coraggio e la determinazione feroce di una protagonista che non si comporta da vittima sconfitta, ma che attacca per difendere la sua famiglia e una felicità che la vita le deve da sempre; l’autrice inoltre non manca di descrivere la crudeltà inflitta alle donne, l’infanzia rubata e distrutta dei bambini, amicizie solide quasi fraterne, la brutalità degli uomini animati da inutile superiorità e maschilismo, ecc. Tutti elementi che ruotano intorno alla figura principale di Angrboda, una donna che oserei definire risoluta e ostinata nonostante le vessazioni e l’emarginazione dalla società, che non si preclude né l’amore per Loki, ovvero un sentimento che si sposa benissimo con il genere “enemies to lovers”, né quello per una donna che sarà un pilastro fondamentale nella sua nuova vita. Figura che permetterà all’autrice di rappresentare la comunità LGBTQ e i suoi pensieri a riguardo. Due rapporti estremamente importanti per la nostra strega, ma opposti e complementari allo stesso tempo. A mio avviso questo romanzo, pur avendo delle parti narrative che rallentano la lettura, ne ha altrettante strepitose e mozzafiato che sfiorano l’epicità.

In conclusione, The Witch’s Heart, rappresenta il cuore pulsante di ogni essere umano che si trova nel corso della vita ad affrontare brutture, persone estremamente tossiche e la paura di perdere la felicità conquistata.
5 tazzine di caffè Karsk per un romanzo dalle note struggenti.

Fonte immagine: Pinterest

martedì 31 gennaio 2023

Recensione: "Gilded" di Marissa Meyer

Buon pomeriggio, lettor*! ^^
Oggi si conclude il mese di Gennaio e arrivo giusto in tempo a parlarvi di Gilded, romanzo che ho letto, anzi ascoltato su Audible, per un GDL e anche per cercare di seguire la challenge dei 12 libri consigliati da 12 amici (spero quest'anno di completarla tutta). Si tratta di un retelling di Tremotino (fiaba che non conoscevo benissimo ma che ho recuperato per l’occasione) e devo dire che per alcuni elementi mi ha conquistata, ma ci sono anche pecche che non sono proprio riuscita a ignorare. Vi lascio alla mia opinione, fatemi sapere se anche voi lo avete letto e cosa ne pensate. A presto! ;)

Gilded
di Marissa Meyer

Prezzo: 12,99 € (eBook) 24,00 € (cop. rigida)
Pagine: 552
Genere: fantasy, retellling, dark fantasy
Editore: Mondadori (collana Oscar Fantastica)
Data di pubblicazione: 8 novembre 2022

C'era una volta la figlia di un mugnaio... Colpita dalla maledizione di Wyrdith, dio delle storie e della menzogna, Serilda ha sviluppato un incredibile talento per il racconto: quelle con cui incanta i bambini del villaggio sono vicende intriganti, bizzarre, e soprattutto non contengono un briciolo di verità. O almeno così credono tutti. Ma una delle sue storie attira l'attenzione del mostruoso Erlking con i suoi cacciatori non-morti. E così Serilda si ritrova prigioniera in un luogo sinistro, dove si aggirano ghoul, fantasmi e ripugnanti corvi senza occhi. Chiusa nelle segrete del castello, la ragazza è costretta a dimostrare di saper trasformare la paglia in oro - come ha affermato - o sarà uccisa per aver mentito. Disperata, Serilda ha una sola possibilità: accettare l'aiuto di un ragazzo che le è misteriosamente comparso davanti. E che vuole qualcosa in cambio. Presto Serilda si accorge che le vetuste mura del castello celano molti segreti, compreso un antico maleficio. Dovrà trovare il modo di spezzarlo se vuole riuscire a fermare il dispotico potere del re e la sua feroce Caccia una volta per tutte.

Di Marissa Meyer avevo già letto qualcosa, i primi due volumi delle Cronache Lunari, e trovo abbia un talento incredibile; ma se quei retelling, che si agganciano alla fantascienza, riescono a essere davvero originali e strepitosi, la stessa cosa non si può dire di Gilded, una storia con pochi guizzi innovativi e che, per lo più, procede in maniera lineare senza particolari colpi di scena, se non nel finale. So che è il primo volume di una duologia, mi aspetto, infatti, che il secondo libro corregga un po’ le mancanze di questo, ma purtroppo il mio giudizio su Gilded non sarà quello che avevo preventivato. Non fraintendetemi, ho amato questo libro, ma non come avrei voluto. Io adoro i retelling e tutto ciò che ha a che fare col mondo delle fiabe, ma da Marissa Meyer mi sarei aspettata qualcosa di diverso, di più epico e indimenticabile, di più caratteristico, ma ha osato davvero poco stavolta. Ringrazio di aver avuto la possibilità di ascoltare questo volume su Audible mentre sbrigavo qualche faccenda o mentre guidavo, perché l’avessi letto in cartaceo, probabilmente lo avrei abbandonato dopo qualche capitolo. Ma cos’è che non ha funzionato in Gilded? Probabilmente il fatto che succede davvero poco e niente in tutto il romanzo, non ci sono elementi realmente accattivanti, colpa anche di uno stile fin troppo fiabesco che poco si addice ai miei gusti attuali. L’elemento che mi ha sorpresa di più è stato senza dubbio la presenza del folklore appartenente alle culture del nord Europa, come il mito della Caccia Selvaggia. Probabilmente, non fosse stato per questo, la storia sarebbe stata molto più monotona e deludente. Per essere un dark fantasy, Gilded manca davvero di quel tocco di oscurità che ci si aspetta di trovare in un romanzo così catalogato, non fosse proprio per la presenza di questo elemento, che contribuisce in modo abbastanza soddisfacente a dare un’aura cupa e minacciosa. 

Le vicende di Serilda, giovane figlia di un umile mugnaio, si intrecciano con quelle del temibile Erlking,un re mostruoso alla guida della Caccia Selvaggia che avviene ogni luna piena. Serilda è una cantastorie, maledetta dal dio delle storie e delle menzogne, e non esita nemmeno un minuto a tessere una nuova bugia per l’Erlking pur di salvarsi la vita. Ma la sua bugia attira l’attenzione del perfido re che la convoca al suo castello per farle tessere la paglia in oro, così come lei ha raccontato di saper fare. Se non riuscirà a completare il lavoro verrà uccisa. In suo soccorso, accorre un misterioso giovane, Gild, che pare abbia davvero il dono di trasformare la paglia in oro. Il suo passatempo preferito è quello di creare scompiglio al castello e fare i dispetti al Re e alla sua corte, perciò aiutare Serilda non gli sembra un problema e in più è felice di conoscere un’umana, di poterle stare accanto e bearsi del suo calore. Gild è, infatti, un fantasma, un poltergeist, ma non ricorda assolutamente nulla del suo passato. Serilda è profondamente colpita dal ragazzo e anche, in qualche modo, attratta da lui e, quando verrà convocata ancora al castello a tessere sempre maggiori quantità di paglia in oro, non potrà fare a meno di evocarlo nuovamente e innamorarsene ancora un po’. Ma ogni magia richiede un pagamento e Serilda è costretta a donare a Gild quel poco che possiede in cambio del suo aiuto, fino a quando non metterà in gioco un pagamento inaspettato, cambiando le sue sorti per sempre.

Gilded ha il pregio di essere una storia dai toni suggestivi e magici. Lo stile dell’autrice è incantevole e riesce a trasportarti in un mondo a metà tra sogno e fiaba. Ci sono cose su cui indagare che tengono accesa l'attenzione - la ricerca della madre di Serilda, o informazioni su Gild o sul castello infestato in cui vive Erlking - ma è comunque poca roba in 552 pagine e il risultato è una sorta di ridondanza che alla lunga stanca un po', visto che a non tutto viene data risposta e dovremo attendere il seguito per averle. 

Vero punto debole del romanzo è probabilmente la protagonista, Serilda, che ho trovato non molto sviluppata, una ragazza con poco carattere. Mi sono piaciuti il suo ottimismo e la sua inventiva, ma fondamentalmente non è mai riuscita a lasciare il segno o a farmi empatizzare. Solo verso la fine l'ho apprezzata un po' di più, ma per il resto del romanzo mi è sembrata troppo in balia degli eventi e di quel dono/maledizione che si ritrova addosso, senza mai provare a fare realmente qualcosa per liberarsene. Diciamo che se non fosse stato per Gild, avrebbe fatto una brutta fine già dopo qualche capitolo. I tratti più crudi della storia, che riguardano uccisioni macabre e morti violente, non mi hanno fatto rabbrividire, anche se un elemento in particolare mi ha triggerata abbastanza e spero di non ritrovarlo nel secondo volume. C'è anche un tentativo di inserire l'elemento LGBT+ ma l'ho trovato davvero ridicolo e forzato. Non gli è stato dedicato abbastanza spazio e sembra buttato in mezzo solo per adeguarsi a una tendenza molto diffusa che vede queste tematiche tra le più apprezzate da autor* e lettor*. 

L’Erlking è un personaggio senza dubbio affascinante. Quello che mi ha colpito di più sono state le sue reazioni, non sapevi mai cosa aspettarti da lui, se indulgenza o contrarietà, e ammetto che ogni volta che entrava in scena un po’ stavo in allerta. Mi ha conquistata leggere della Caccia Selvaggia, anche perché mi sono ritrovata, nello stesso periodo, a leggerlo anche in un altro volume (Wild Hunt, di Azzurra Pasquali) e ho approfondito con piacere l’argomento, che conoscevo a malapena. Due versione parecchio diverse (domani vi parlerò di Wild Hunt e capirete) ma entrambe ben studiate e inserite a dovere nel contesto. Qui la Caccia Selvaggia è davvero spaventosa, segugi infernali che nelle notti di luna piena danno la caccia a creature del bosco o qualsiasi altro essere il Re voglia catturare per i propri scopi. Si dice che l’occhio umano non sia in grado di assistere a questa feroce cavalcata, che si possa impazzire, e assisteremo infatti a tutto ciò che la Caccia comporterà. Ripeto, questo è stato sicuramente, l’elemento che ho amato di più e che mi ha coinvolta maggiormente. Ma non posso non tirare in ballo anche Gild, un personaggio che, meglio di Serilda, riesce a catturare l’attenzione di chi legge. Se in un primo momento può sembrare un personaggio di poco conto, molto presto ci ritroviamo ad ammettere che così non è. Gild ha una storia, un passato, di cui non ricorda assolutamente nulla, una storia di cui nemmeno noi riusciamo a sapere - perché la narrazione segue il pov di Serilda e quindi scopriamo le cose insieme a lei - ma quando, verso la fine, verranno a galla alcune verità, Gild volerà sul podio dei personaggi più interessanti di tutto il romanzo. Sono decisamene curiosa di leggere il secondo volume solo per conoscere ancora più a fondo lui e capire come tutto si aggiusterà.

In definitiva, Gilded è un romanzo con delle qualità, ha un'atmosfera fiabesca che è difficile eguagliare, ma purtroppo non sono state tali da convincermi del tutto. Ho apprezzato il mito della Caccia Selvaggia, il cattivo Re degli Ontani Erlking e tutto ciò che ruota intorno al misterioso personaggio di Gild, soprattutto alla sua maledizione, ma avrei voluto l’autrice osasse di più, qualche tocco più originale e inaspettato non avrebbe guastato. Aspetterò comunque il secondo volume con piacere, augurandomi un tono ancora più dark, maggiori colpi di scena e uno sviluppo migliore della protagonista Serilda. Consiglio questa lettura a chi ama le fiabe e i regni incantati, a chi ama i racconti e le maledizioni antiche, a chi è alla ricerca di una storia d’amore molto tenera ma ostacolata da un malvagio antagonista, ma se vorrete affrontare questo romanzo, preferite la lettura all'ascolto dell'audiolibro, non ho granché gradito il tono allegro della lettrice in ogni passaggio della lettura, anche nei momenti più macabri o tristi.
Buona lettura! ;)


Fonte immagini: Pinterest

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