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lunedì 12 maggio 2025

Recensione: "Tutto questo fuoco" di Ángeles Caso (a cura di Ms Rosewater)

Buongiorno, lettor* e buon lunedì! ^^
Inizia una nuova settimana e oggi per voi abbiamo anche una nuova recensione. La nostra Ms Rosewater ha letto Tutto questo fuoco, di Ángeles Caso, una biografia romanzata delle sorelle Brontë. Inutile dirvi quanto sia interessante *-* Scopritela qui sotto e lasciateci un commentino. Ci siete mancat* e non vediamo l'ora di scoprire i vostri pareri e confrontarci con voi. Buona lettura! 

Tutto questo fuoco
di Ángeles Caso

Prezzo: 9,99 € (eBook) 18,00 € (cop. flessibile)
Pagine: 256
Genere: biografia romanzata
Editore: Marcos y Marcos
Data di pubblicazione: 28 febbraio 2024

Crescono isolate, senza madre, in una canonica ai margini della brughiera. Soprattutto sono donne, e nell’Inghilterra vittoriana le donne devono solo sposarsi e fare figli. Sottomissione e bellezza, possibilmente un degno patrimonio, servono a conquistarsi un buon partito. Charlotte, Emily e Anne Brontë non sono certo ricche, la loro bellezza non rispetta i canoni dell’epoca; di sottomettersi a un uomo, poi, neanche a parlarne. Nutrono, per di più, una strana passione. Fin da bambine, ogni pomeriggio nella piccola sala da pranzo della canonica, tirano fuori gli scrittoi, affilano le penne e scrivono. Non si fermano qui; le tre sorelle Brontë, senza nessuna protezione, contro tutto, riescono a pubblicare. E quando pubblicano, sfondano. Non è un successo passeggero: Jane Eyre e Cime tempestose restano tra i romanzi fondamentali della letteratura mondiale. La signora di Wildfell Hall è un romanzo scandalosamente femminista, sempre più apprezzato. Come hanno fatto, le sorelle Brontë? Da dove viene, tutto questo fuoco?

Ancora oggi esiste un pregiudizio verso la letteratura femminile, tuttora troppo spesso associata alla letteratura rosa, di scarso valore. Alcuni editori nutrono questa falsa credenza inondando le librerie di racconti di amori adolescenziali (scritti magari da un uomo con uno pseudonimo femminile) e infilando sempre un elemento romance (come si dice oggi) anche in storie in cui si potrebbe evitarlo. Per quanto geniale e moderna fosse Jane Austen, in termini di stile e critica della società, nell'immaginario di molti continua a essere una scrittrice per donne di romanzi romantici, così come capita per le sorelle Brontë e, ci scommetterei, anche per Elena Ferrante, nonostante il successo planetario e le trasposizioni televisive.

Ma se è vero che l'amore era ampiamente rappresentato nella letteratura femminile del passato, per capirne il motivo bisogna calarsi nel periodo e nella condizione delle donne, escluse in gran parte dalla vita pubblica, considerate inadatte allo studio e prive di diritti fondamentali come quello di voto. Non avevano, soprattutto se povere, molto spazio di manovra, il loro era un mondo ristretto e confinato, ne scrivevano dilatando uno spazio estremamente angusto.

Così fu anche per Anne, Charlotte ed Emily Brontë, figlie di un povero pastore protestante, orfane di madre, nate e vissute per quasi tutta la loro esistenza nelle brughiere dello Yorkshire, per niente ospitali, battute dal vento e dalla pioggia, ma incredibilmente affascinanti. Nonostante la libertà di leggere, esplorare e la grande cultura che possedevano (elementi non comuni in quel periodo), le tre sorelle erano comunque figlie di un tempo in cui l'orizzonte sentimentale era il più rappresentativo per il loro genere, e ne fecero uno specchio non solo delle proprie vite, ma della stessa società che formava il genere femminile a ragionare in termini matrimoniali, a trovarsi un consorte per amore o convenienza, in mancanza del quale avrebbero dovuto dedicarsi a lavori umili come l'istitutrice togliendo tempo e vita alla loro reale inclinazione.

Ángeles Caso racconta la vita delle tre sorelle concentrandosi sul periodo in cui decisero di pubblicare le loro poesie e successivamente i loro romanzi. Lo sguardo è in realtà molto più ampio e va continuamente dal presente al passato e viceversa, delineando non solo il momento, ma anche la storia familiare e le vicissitudini personali di ognuna. I ritratti delle Brontë sono tracciati parallelamente alla definizione dei loro stili narrativi: Anne più mite e delicata, ma - vedremo - capace come le sorelle di essere rivoluzionaria; Charlotte, che secondo Caso fu la vera ispiratrice dell'impresa di pubblicare, era la più pratica e ambiziosa, preoccupata di liberarle dall'incubo di tornare a fare le istitutrici, si prese la responsabilità di pensare al futuro di tutte loro; Emily, spirituale, legata alla natura, scabra come la brughiera in cui abitavano e decisa a difendere la purezza del proprio lavoro, a rappresentare la vita così com'è, senza preoccuparsi di essere sgradevole a qualcuno.
La loro scrittura aveva le radici nel loro legame e i loro lavori sono frutto della comunione dei pomeriggi passati a comporre ognuna i propri versi e le proprie storie, ma insieme, unite, consapevoli della presenza rassicurante e incoraggiante delle altre.

La storia di queste autrici è straordinaria per l'innovazione del loro lavoro letterario, attraverso i loro personaggi hanno rappresentato la condizione femminile in un modo per l'epoca mai visto. Il carattere schietto e fiero di Jane Eyre, il coraggio di Helen Graham di lasciare il marito violento, il divorante sentimento di Catherine Earnshaw sono in netto contrasto con i modelli del tempo che riservavano alle donne un ruolo decorativo e sottomesso che le tre scrittrici hanno sempre intimamente rifiutato.

Gli eventi vengono raccontati in massima parte da un narratore esterno, con dialoghi piuttosto rari, una scelta che ha i suoi vantaggi, perché rende certamente più interessante la lettura rispetto alla freddezza di una biografia classica, ma può diventare pesante, specialmente quando l'autrice va troppo a fondo nella descrizione degli stati d'animo delle protagoniste, lasciando poco all'intuizione del lettore. Più semplice sarebbe stato puntare maggiormente sui dialoghi, che alleggerendo la lettura avrebbero comunque fatto progredire la storia e delineato con maggiore immediatezza i caratteri delle sorelle. D'altronde, romanzare una biografia dovrebbe essere proprio questo, dare voce ai protagonisti come se fossero personaggi.

Lo stile è buono, a volte ridondante, mentre è notevole il controllo di una struttura narrativa piuttosto complessa che non perde mai coerenza.

Da queste pagine traspare una grande ammirazione per Anne, Charlotte ed Emily Brontë, ed è questa a spingere il lettore magari più abituato alla sintesi della letteratura anglosassone a continuare la lettura nonostante qualche caduta di ritmo.

Tutto questo fuoco è un ottimo libro per avvicinarsi al mondo raccolto e passionale delle sorelle Brontë e conoscere il mondo in cui hanno vissuto e gli ostacoli che hanno dovuto superare per poter pubblicare i loro libri. L'autrice ci accompagna nella brughiera e nella loro casa, nella loro quotidianità e nell'intimità di quei meravigliosi pomeriggi di scrittura corale.

Ms Rosewater


Photo credit: @lisapavesi

venerdì 5 aprile 2024

Recensione: "I fratelli Vonnegut" di Ginger Strand (a cura di Ms Rosewater)

Buongiorno, lettor*! ^^
Oggi la nostra Ms Rosewater ci parla di una biografia, quella dei fratelli Vonnegut. Essendo lei grande fan dell'autore Kurt Vonnegut, era curiosissima di scoprire questo volume e saperne di più su di lui e sul rapporto col fratello scienziato. Il libro avrà soddisfatto le sue aspettative? Se siete curiosi, leggete la sua accurata opinione ;) A presto!

I fratelli Vonnegut
di Ginger Strand

Prezzo: 9,99 € (eBook) 27,00 € (cop. flessibile)
Pagine: 408
Genere: biografia
Editore: Treccani
Data di pubblicazione: 27 ottobre 2023
Acquista su: IBS, laFeltrinelli (link aff.)

A metà degli anni Cinquanta Kurt Vonnegut accetta un incarico di redattore nell’ufficio pubblicitario della General Electric a Schenectady, dove suo fratello maggiore Bernard, lavora come scienziato nel suo laboratorio di ricerca, la “Casa della magia”. Mentre il primo scrive brevi comunicati stampa ma ambisce a diventare romanziere, attingendo a piene mani spunti e temi dall’ambiente aziendale, il secondo si cimenta in soluzioni all’avanguardia di controllo del clima destinate a far fiorire i deserti, costruendo generatori a ioduro d’argento e ideando tecniche per “sparare” ghiaccio secco nelle nuvole. I suoi esperimenti attirano l’attenzione del governo: le condizioni meteorologiche si erano rivelate un fattore decisivo nella Seconda guerra mondiale, e se i militari fossero stati in grado di controllarle avrebbero potuto programmare più missioni di bombardamento. Ma quando l’esercito prende in carico il “Project Cirrus”, Bernard inizia a nutrire dubbi sugli effetti nell’atmosfera e sulle applicazioni dannose delle sue invenzioni. Ginger Strand racconta l’intreccio delle vite dei due fratelli in un momento in cui le possibilità della scienza sembravano infinite. Restituisce così tutta la complessità dei loro dilemmi, le loro frustrazioni e disillusioni di fronte alle inquietanti questioni etiche del loro tempo, mostrando come i reali progetti di intervento dell’uomo per modificare il mondo naturale abbiano influenzato uno dei romanzieri più inventivi del Novecento.

Kurt Vonnegut è il mio scrittore preferito, ho letto gran parte dei suoi libri, ma ammetto di conoscere della sua vita solo quanto ha raccontato in discorsi, articoli e parte dei suoi romanzi. Quale migliore occasione allora, di saperne di più scoprendo il rapporto col fratello scienziato Bernard e indagando contemporaneamente il fenomeno storico che ha visto arti e scienza allontanarsi sempre più fino a contrapporsi e arrivando al presente modello scientifico ultraspecializzato? È quanto promette di fare Ginger Strand in queste pagine.

Negli Stati Uniti, all'indomani della fine della Seconda Guerra Mondiale, regnava un'atmosfera di grande euforia, sia per la vittoria sul nazifascismo, sia per le prospettive tecnologiche ed economiche che si aprivano davanti ai vincitori. Quest'ottimismo diffuso in ogni strato della società aveva però un lato oscuro: il lancio della prima bomba atomica, con le sue conseguenze non aveva lasciato indifferenti le coscienze, mentre i giovani reduci portavano a casa i traumi del conflitto e delle cose terribili a cui avevano dovuto assistere. Tra loro c'era Kurt, tornato dopo la prigionia in Germania e dopo essere sopravvissuto al bombardamento di Dresda (evento che lo segnò per tutta la vita), era ancora sotto shock. La voglia di ricominciare e sfruttare le scoperte scientifiche conviveva con un forte sentimento pacifista e il timore della minaccia per la pace rappresentata dallo sviluppo delle armi nucleari e dalla Guerra Fredda con l'Unione Sovietica.

In quel periodo, Bernard Vonnegut lavorava alla General Electric, faceva parte di un team di scienziati che sviluppava nuove idee da impiegare per la creazione di nuovi prodotti, ma anche, nelle intenzioni di GE, nelle strategie militari. Era un ambiente estremamente stimolante, in cui ogni ricercatore poteva sostanzialmente dedicarsi a qualsiasi tipo di esperimento rispondesse a una curiosità o interesse personale. Fu in quei laboratori che si cominciò a studiare la possibilità d'influenzare il tempo atmosferico e fu proprio Bernard, insieme al premio Nobel Irving Langmuir e a Vincent Schaefer a studiare la pratica di “inseminare” gli ammassi nuvolosi provocando piogge e altri effetti atmosferici. L'autrice ripercorre la storia di questi esperimenti, le trasformazioni dell'America degli anni '50 e le vite dei due fratelli, che scorrono parallelamente e s'intrecciarono per qualche anno negli uffici della General Electric, dove Kurt lavorava come addetto stampa, avendo modo di saggiare la politica aziendale e capire che quello non era un posto adatto a lui.

La vicenda del Project Cirrus (così era stato ribattezzato lo studio sulla modificazione del clima) segue quasi miracolosamente gli stilemi classici del capitalismo: dalla ricerca civile alle ingerenze delle forze armate, dallo sfruttamento economico da parte di maghi della pioggia improvvisati alle commissioni governative per stabilire il reale valore della ricerca stessa.

Il processo sperimentale di Bernard e dei suoi colleghi è analizzato con grande rigore e un'accuratezza assoluta, Strand ha fatto molte interviste, ha avuto accesso agli archivi della famiglia Vonnegut e il libro restituisce un'immagine fedele delle trasformazioni della scienza, del sentire dell'opinione pubblica, del sistema aziendale statunitense che richiede una cieca e totale fedeltà, della struttura sociale borghese che si basa sulla frequentazione di determinati circoli e occasioni mondane per entrare nei giri “giusti”.

Se il valore storico è certo, chi desidera conoscere la vita di Kurt Vonnegut e il rapporto tra i due fratelli, potrebbe però rimanere deluso, perché in realtà ha ben poco spazio in queste 385 pagine. Soprattutto nella prima parte del libro leggiamo poche righe su Kurt per poi sorbirci capitoli interi di esperimenti sull'inseminazione delle nuvole, considerazioni politiche, manovre degli scienziati per farsi prendere sul serio dal Weather Bureau americano; poi un paragrafo sullo scrittore e via di nuovo ai laboratori della General Electric per pagine e pagine. Se non avete un interesse specifico per la meteorologia, la lettura potrebbe diventare noiosa. Lo stile della scrittrice è corretto, preciso, ma, visti i protagonisti coinvolti e talune situazioni, a volte davvero bizzarre, mi sarei aspettata qualcosa di più coinvolgente e brillante, mentre sembra prevalere un certo freddo pragmatismo.

Il fratello scrittore si prende più spazio verso la fine del libro, tuttavia si tratta di una cronologia di eventi che non approfondisce la sua figura, e d'altronde (mi ripeto) si sente la mancanza proprio del racconto della relazione tra Bernard e Kurt: i due Vonnegut sembrano vivere in ambiti totalmente separati e non avere notizie l'uno dell'altro se non attraverso i comunicati stampa GE che Kurt scriveva o quando s'incontravano a qualche cena o riunione di famiglia. Eppure, vivendo nella stessa città, lavorando nella stessa azienda, a rigor di logica si sarebbero dovuti sentire spesso e confidarsi, scambiarsi esperienze e impressioni. Le loro mogli, entrambe a casa a prendersi cura della prole, sembrano non avere avuto mai contatti significativi se non in presenza dei mariti e perfino la dolorosissima vicenda della sorella Alice Vonnegut viene solamente accennata, lasciando a chi ama questo scrittore, la sua intelligenza e il suo esilarante e tragico umorismo, una certa delusione. Pure se viene rivelata la genesi dei primi racconti e romanzi di Vonnegut (“Ghiaccio 9”, “Piano meccanico”) e vengono forniti elementi che aiutano a interpretarli e inserirli in una prospettiva storica, alla fine è proprio l'elemento umanistico a soffrire in questo volume che voleva ricongiungerlo con quello scientifico.

Consigliato agli appassionati di storia della scienza contemporanea. 

Ms Rosewater


Photo credit: @lisapavesi

lunedì 5 dicembre 2022

Recensione: "Il Mago di Riga" di Giorgio Fontata (a cura di Ms Rosewater)

 
Buongiorno! ^^
Oggi la nostra Ms Rosewater ci parla di un romanzo biografico uscito per Sellerio, Il Mago di Riga, di Giorgio Fontana. Dopo essersi appassionata al mondo degli scacchi, grazie a La Regina degli Scacchi, non ha resistito al richiamo di questo libro. Le sarà piaciuto? Scopritelo nella recensione!

Il Mago di Riga
di Giorgio Fontana

Prezzo: 8,99 € (eBook) 13,00 € (cop. flessibile)
Pagine: 136
Genere: narrativa contemporanea, biografia
Editore: Sellerio Editore Palermo
Data di pubblicazione: 21 aprile 2022

«Questo miraggio delle partite o delle vite senza sbagli: no, Miša si teneva volentieri il fallimento. Si teneva la vulnerabilità e lo scompiglio. Tanto valeva ubriacarsi o combinare pasticci, ma rispettare sempre la dignità del singolo essere umano. Meglio giocare, giocare per la pura festa di giocare, fino a che giorno e notte non perdano di senso: giocare con la devozione e la letizia dei ragazzini che strillano e non vogliono tornare a casa a fare i compiti o lavarsi - le stupide incombenze del mondo reale». Michail «Miša» Tal' (1936-1992), che prima di Kasparov fu il più giovane Campione del mondo della storia, sconvolse l'universo degli scacchi incarnando il gioco come arte, invenzione, complicazione. Lo chiamavano il Mago di Riga per la capacità di «evocare tutte le forze oscure che ogni posizione celava dentro di sé»: bramava il disordine e il sacrificio dei pezzi (atti che per lui racchiudevano anche un significato esistenziale), opposti ai prevalenti distillati di razionalità e pragmatismo. Il 5 maggio del 1992 disputò la sua ultima partita di torneo (sarebbe morto il mese dopo) contro un giovane Grande maestro - lui che a soli ventitré anni aveva battuto Botvinnik, il «Patriarca» della scuola sovietica, che «affermava di non giocare mai per puro piacere». Tra una mossa e l'altra, Miša ricapitola a lampi di memoria la sua movimentata e anarchica esistenza. Cinquantacinque anni segnati dal genio precoce e da costanti malattie, ma vibranti di un gioioso, fraterno e dissipato desiderio di vivere. Le tenerezze dell'infanzia, gli anni d'oro, il declino e le rinascite; le partite che erano sempre per lui «la paziente tessitura di un altrove»; l'umorismo straripante e l'empatia verso chiunque (una sfida al bar con un avventore, una ragazza che piange dopo la partita); e naturalmente i tornei, i molti amori, le sbornie, le beffe al KGB, la costante sete di libertà. Tutto rinasce, come in punto di morte. E mentre cresce la suspense del duello in corso, nella mente del Mago di Riga fioriscono i «momenti fatali» che risvegliano in lui l'essenza, poetica e caotica, della vita. In questo romanzo Giorgio Fontana racconta l'epica di un uomo straordinario che raggiunge la vetta profondendo in ogni mossa l'amore per il rischio, lontano da qualunque cinismo, e dimostrando a un mondo incredulo che talora le storie sono più forti della realtà - che due più due, come Miša amava dire, può fare cinque.

A tutti, soprattutto a chi scrive, disegna, dipinge o si dedica ad altre forme d'arte, è capitato di amare tanto un personaggio, così tanto da decidere di dedicargli una creazione: ricordo che quand'ero ragazzina ho disegnato tutte le canzoni di uno dei miei album preferiti dei TalkTalk (“The Colour of Spring”) e inventato fumetti bizzarri con i miei eroi musicali. Ma che dire delle tante opere che ha ispirato Bob Dylan tra cui libri a fumetti, film e un divertente cameo nel libro di A.M.Homes “Questo libro ti salverà la vita”, oppure Glen Gould, a cui Thomas Bernhard ha dedicato l'ossessivo “Il soccombente”, tanto per citarne un paio? Questi omaggi, per quanto rischiosi, permettono di sentirsi vicini a qualcuno che ammiriamo davvero, rendergli onore e magari carpire un po' della loro magia.

Per Giorgio Fontana la tentazione ha preso le sembianze di Mihail 'Tal, soprannominato “Il mago di Riga”, scacchista dal talento artistico, più giovane campione del mondo della storia, personalità molto diversa dai classici giocatori severi e rigidi oppure fissati e paranoici che troviamo descritti anche ne “La regina degli scacchi”. 'Tal era divertente, esagerato, indisciplinato, una rockstar degli scacchi ribelle e anticonformista, un genio tormentato da una salute fragile, un personaggio a cui era veramente difficile resistere.

Lo scrittore si cala nell'ultima partita di torneo giocata da 'Tal contro il più giovane Akopian: lunghi flash-back della vita del geniale campione che ci fanno conoscere la sua infanzia, i suoi amori e le sue intemperanze - sgradite eppur tollerate dal governo dell'Unione Sovietica - si alternano al presente con il confronto tra il Maestro e lo sfidante, lo studio delle mosse possibili, le riflessioni di un vecchio campione, facendo emergere non solo l'eccezionale carattere di 'Tal, ma anche il suo stile di gioco, basato sui pedoni e reso inconfondibile dai sacrifici di pezzi importanti.

Fontana trasforma il racconto in una lunga meditazione filosofica sull'esistenza, gli scacchi, il destino, il talento accoppiato a un potenziale handicap, la parabola del successo e l'inesauribile fame di vita di 'Tal, una riflessione che sembra più volte prendere il sopravvento sulla storia, diventando quasi didattica e finendo per annichilire l'interesse del lettore. E' così impegnato a seguire le proprie elucubrazioni che non si rende conto che il racconto perde ritmo, procede quasi a strappi, diventando a volte leggermente confuso.

Se in “La Regina degli Scacchi” (recensito su questo blog qualche mese fa, QUI) il dialogo interiore, la descrizione degli stati d'animo e della simbologia sono praticamente assenti e sta al lettore ricostruirli attraverso il comportamento (per altro talvolta ambiguo) dei personaggi, qui ci troviamo all'estremo opposto, quasi che il pubblico non fosse in grado di leggere il significato simbolico di ciò che viene raccontato, lo scrittore sfoggia insistentemente il suo arsenale linguistico di tutto rispetto, ma, purtroppo, non riesce a trasmettere alcuna emozione.

Si potrebbe obiettare che anche il già citato “Il soccombente” muove da una storia per poi perdersi in centinaia di pensieri, descrizioni ed elucubrazioni che si avvitano senza fine; tuttavia, Bernard lo ha scritto con la tecnica del flusso di coscienza, una narrazione interna, coinvolgente e che fa proprio delle considerazioni e delle riflessioni parte strutturale della narrazione, materia viva ben diversa dalla torrenziale divagazione filosofica che appesantisce la lettura e interrompe il flusso narrativo.

Peccato, le premesse erano molto interessanti. Sarà per la prossima volta. 

Ms Rosewater

martedì 12 luglio 2022

Rubrica: Coffee&Ciak - "Miss Marx" (a cura di Ms Rosewater)

Buon pomeriggio! ^^
Oggi un nuovo appuntamento con la rubrica Coffee&Ciak! La nostra Ms Rosewater ha visto Miss Marx, film con Romola Garai di produzione italo-belga. La storia della figlia del famoso Karl Marx, personaggio che ho lottato per i diritti dei lavoratori, dei bambini e delle donne. Scopritela nella recensione che segue e fateci sapere la vostra opinione ;) A presto!

Miss Marx
di Susanna Nicchiarelli, con Romola Garai

Uno dei complimenti migliori che si possano fare a un buon film italiano è che non sembra un film italiano, manca cioè di quella patina provinciale, melensa e buonista che rende spesso i prodotti cinematografici nostrani indigeribili a un pubblico appena più esigente della media (con qualche significativa eccezione). Miss Marx, tra le altre cose, ha questo pregio, non solo grazie al volto della protagonista, Romola Garai (Emma nell'omonimo sceneggiato della BBC ispirato al libro di Jane Austen) e al tema, di recente abbastanza inconsueto: Susanna Nicchiarelli affronta la biografia di Eleanor Marx, terzogenita del filosofo Karl, schivando abilmente le trappole che facilmente trasformano una storia con protagonista una donna, meglio se tragica, in una colata di buoni sentimenti ed esaltazione dello stoicismo femminile (!) evitando anche la celebrazione a senso unico di una “barricadera” priva di debolezze, che sarebbe facile bollare come un'opera puramente politica e militante. Invece, è sia la storia di un personaggio pubblico che ha lottato per i diritti dei lavoratori, dei bambini e per la parità femminile, sia di una donna dalla difficile vita privata, cresciuta con un padre che le fu di grande ispirazione e influenzò le sue scelte future, circondata da una famiglia allargata della quale si prese cura per anni, e fedele a una relazione con un uomo molto poco affidabile. 

La cifra prevalente è quella di una narrazione intensa ma priva dei climax ai quali ci ha abituato il cinema americano, in cui il piano personale e quello pubblico sono costantemente mescolati, senza che uno dei due prevalga: ci si rende conto che coloro che facevano parte del gruppo di intellettuali con cui Karl Marx e poi la stessa Eleanor lavorarono, erano anche i loro amici più stretti e gli affetti più forti. E' un flusso in cui il quotidiano e la Storia si intrecciano, la rivoluzione industriale con il degrado sociale che generò resa attraverso una serie di foto dell'epoca e poche scene significative che vedono Eleanor mentre ispeziona fabbriche e raccoglie le testimonianze dei lavoratori, le vicende delle tre sorelle Marx e la difficile unione con Edward Aveling, un commediografo impegnato nel partito socialista che Eleanor, pur consapevole dei suoi comportamenti scorretti e della sua infedeltà, non fu mai in grado di troncare.

La ricostruzione è corretta, credibile, realistica e priva di eccessiva enfasi
, al limite con lo stile documentaristico; talvolta va oltre, interviene il sogno o l'incubo, sono questi i momenti in cui la verità più cruda, sia esteriore che interiore, è data quasi con distacco, per sottolinearla senza diventare didascalici, un pudore mantenuto anche nell'ellissi del finale.

Romola Garai incarna perfettamente lo spirito di Eleanor, con la sua bellezza così particolare e gentile, quasi infantile, la sua recitazione entusiasta e vera, mai affettata. Alla forza di questo film contribuisce anche la colonna sonora punk di Gatto Ciliegia contro il Grande Freddo e dei Downtown Boys, una distopia visionaria che interpreta perfettamente la modernità di un personaggio straordinario per il suo lavoro e la sua vita, soprattutto in tempi (la fine del1800, nell'Inghilterra vittoriana) in cui le donne erano destinate a un ruolo ornamentale, praticamente segregate, oppure sfruttate nelle fabbriche, come cameriere o prostitute, sottomesse a una morale punitiva. Eleanor Marx lavorò tutta la vita per portare più giustizia e uguaglianza, e quello che resta è la sensazione di una grande fiducia nel futuro, nonostante la grandezza delle ingiustizie contro cui si trovò a combattere.

Ms Rosewater


Fonte immagini: Viennale, Flicks.com

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