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giovedì 16 luglio 2026

Recensione: "Il velo dipinto" di W. Somerset Maugham (a cura di Ms Rosewater)

Buon pomeriggio, lettor*! 
Come state affrontando le giornate di caldo afoso di questo mese? Chi desidera (come me) che arrivi subito l'autunno? Meno male che, nonostante tutto, abbiamo i nostri amici libri a consolarci sempre. Farà anche caldo, ma leggere non ci stanca mai. Oggi vi lascio con la recensione di Ms Rosewater che, dopo aver visto Il velo dipinto, ha intrapreso anche la lettura del libro. Avrà riprovato le stesse emozioni? Cosa accomuna la versione cinematografica al testo di Maugham? Scopritelo leggendo la sua attenta analisi, vi aspettiamo nei commenti! ;)

Il velo dipinto
di W. Somerset Maugham

Prezzo: 5,99 € (eBook) 10,00 € (cop. flessibile)
Pagine: 240
Genere: narrativa
Editore: Adelphi
Data di pubblicazione: 1 aprile 2011
Acquista su: IBS, laFeltrinelli

Che ragione poteva avere l’incantevole Kitty – occhi splendenti, capelli alla garçonne – per sposare il gelido e inamabile dottor Fane – batteriologo alle dipendenze del governo inglese – se non il puro panico? Panico, soprattutto, di fronte alla prospettiva di deludere la madre, implacabile tessitrice di brillanti matrimoni. Non meraviglia allora che Kitty cada subito vittima del sorriso ammaliatore dell’uomo più popolare di Hong Kong, Charlie Townsend, a sua volta regolarmente sposato. Ma nei romanzi di Maugham la beffarda complessità della vita scompiglia a ogni pagina le carte e rimette in gioco i destini, spiazzando il lettore. E spiazzata, e sgomenta, è Kitty allorché il marito, che ha scoperto tutto, le propone di seguirlo in una città dell’interno, Mei-tan-fu, devastata dal colera. Che cosa cela la flemma disumana del dottor Fane? Un sinistro disegno di morte? O una perversa, demiurgica macchinazione? Più semplicemente, la possibilità di un nuovo destino, che si dischiuderà alla frivola Kitty a poco a poco, come un oscuro segreto, nella putrescente Mei-tan-fu, dove il colera miete uomini, convenzioni e certezze – e dove mai si sarebbe aspettata di incontrarlo.

Nel 2006 la trasposizione cinematografica di questo romanzo mi aveva colpita, i paesaggi bellissimi, Edward Norton bellissimo, una storia di breve felicità tra una parentesi di egoismo e una di dolore. M'illudevo di ritrovare nel libro (pubblicato per la prima volta nel 1924) la stessa atmosfera e rinnovare le emozioni provate, ma così non è stato, non tanto perché la vicenda si svolge in modo molto dissimile dal film, ma perché nel secondo si tenta di ricondurre a un piano più convenzionale e accettabile, in qualche modo positivo, la durezza e il pessimismo del primo. Somerset Maugham è noto per il trattamento spietato che riserva ai suoi personaggi, pur accompagnato talvolta da un atteggiamento quasi comprensivo, ed è impossibile non cogliere il sarcasmo nei confronti dei protagonisti, colpevoli di superficialità, timidezza, vigliaccheria, vanità, santità.

Con una mossa sorprendente, Maugham inizia il racconto dal momento chiave della vicenda, quello che cambia, costruendo con un gioco di presenza e assenza i profili dei due protagonisti. Kitty Garstin, moglie del batteriologo Walter Fane, di stanza nella colonia inglese di Hong Kong, mentre è nella sua camera insieme a Charlie Townsend, affascinante viceconsole, si accorge che la maniglia della porta chiusa a chiave si muove. Sarà stata scoperta dal marito? Si preoccupa, ripercorre con la mente la scena più e più volte, passa dalla disperazione alla determinazione al pensiero di affrontare il marito, si fa rassicurare dall'amante. Una situazione abbastanza consueta in letteratura, dalla quale lo scrittore trae una storia che avvince immediatamente: Kitty, costretta dal marito a lasciare Hong Kong, lo seguirà a Mei Tan Fu, in un piccolo villaggio schiacciato da un'epidemia di colera, e sarà qui che si compirà il suo destino e che si trasformerà in una persona nuova.

Il velo dipinto si sviluppa come la cronaca di un'emancipazione femminile, man mano che la viziata, superficiale e dipendente Kitty si trova ad affrontare prove emotive e fisiche che non aveva mai immaginato di dover superare e ne esce consapevole di poter sopravvivere alle bugie e ai tradimenti, al dolore e alla delusione. Diventerà capace di badare a sé stessa e a chi la circonda, superando lo stato infantile in cui la società e sua madre l'hanno mantenuta per tutta la vita. Negli anni in cui Maugham scriveva questo romanzo le Suffragette in Inghilterra si avvicinavano alla conquista del diritto di voto e Kitty è, in questo senso, una donna del suo tempo.

Il colonialismo britannico, epitome di tutti i colonialismi, non solo fornisce i personaggi, le situazioni e i luoghi che permettono lo sviluppo della vicenda, forgia la mentalità, i pensieri, le sensazioni dei protagonisti; auto segregati in una bolla replicano le abitudini della madre patria, giudicano il mondo che li circonda senza conoscerlo a fondo e provano il disprezzo dell'oppressore nei confronti dell'oppresso, sentimenti e atteggiamenti verso gli abitanti e i loro costumi che oggi verrebbero giustamente censurati.

L'apparentemente cinico Waddington, impiegato della dogana, e Walter Fane sono forse gli unici a non appartenere a questa mentalità. Il primo, da molto tempo lontano dall'Inghilterra, ha imparato a comprendere il luogo in cui vive attraverso l'esperienza, è un arguto e implacabile giudice di tutti i bianchi che arrivano a Mei Tan Fu e un buon amico per l'immatura Kitty.

Quanto al secondo, impegnato nella ricerca di una cura per il colera, è amato e ammirato da tutti, tranne che da chi ama davvero. Walter è quasi un Cristo, tradito ma fedele a sé stesso, che si guadagna il perdono per chi domina impropriamente il paese. Anche se nemmeno lui sfugge all'ironia di Waddington (forse l'alter ego dello scrittore), è l'unico vero sconfitto, un personaggio che lascia il segno solo nel lettore, anche se di lui non sapremo mai nulla - a parte quanto vede Kitty - ed è sufficiente a farci intravedere una persona dal carattere chiuso ma estremamente sensibile, incapace, forse, nonostante l'impenetrabilità e la freddezza esteriore, di superare il dolore personale per la propria infelicità coniugale.

Nonostante le critiche mosse dai contemporanei, lo stile di Maughan è coinvolgente, in grado di reggere un racconto quasi esclusivamente incentrato sulla descrizione degli stati d'animo della protagonista, tecnica che porta con sé il rischio di appesantire la narrazione. Kitty è un personaggio in continua evoluzione, capace di essere insopportabile e crudele, autoironica e intelligente, suscita sdegno e compassione, ma poca simpatia, e diventa più interessante man mano che procede la lettura. La brutale e ironica sincerità dell'autore rende Il velo dipinto più che mai contemporaneo, con le argute osservazioni e lo sviluppo non scontato di una trama che mette in gioco elementi consueti e riesce a combinarli in modo non banale.
Da leggere indifferentemente prima o dopo aver visto il film. 

Ms Rosewater

Fonte immagini: Pinterest

giovedì 9 ottobre 2025

Recensione: "Il vasto territorio" di Simón López Trujillo (a cura di Ms Rosewater)

Buongiorno lettor*, come state? ^^
Siete pront* a una nuova recensione? La nostra Ms Rosewater riesce a puntare titoli sempre più interessanti, e stavolta è incappata in un'uscita Mercurio Books molto particolare. Si tratta di Il vasto territorio, di Simón López Trujillo, una storia ambientata in Cile che ha come protagonista un fungo parassita che devasta il mondo. Scoprite tutto nella recensione che segue e non dimenticate di lasciare un commento e farci sapere cosa ne pensate del libro. Buona lettura! ^^

Il vasto territorio 
di Simón López Trujillo

Prezzo: 9,99 € (eBook) 15,00 € (cop. flessibile)
Pagine: 136
Genere: narrativa contemporanea
Editore: Mercurio Books
Data di pubblicazione: 31 gennaio 2025

A Curanilahue, in Cile, la vita silente del sottosuolo sta lentamente trasformando tutto ciò che tocca. Da sotto il terreno filamenti bianchi, come cavalieri della fame e della morte, salgono e si inerpicano su alberi, uomini, animali. Un odore acre succhia tutta l’aria. Intanto, Pedro Marambio lavora in un’azienda forestale; da quando è morta sua moglie a lui sono rimasti solo i figli: Patricio, con i suoi sudoku, e Catalina, con le sue collane di fiori di eucalipto. Dall’altra parte del mondo, Giovanna, dottoranda impegnata in ricerche di Micologia a Manchester, viene richiamata in Cile per studiare un fungo dal comportamento anomalo. Tutte queste vite si toccheranno quando Pedro inalerà le spore esalate dalle viscere della terra e, al risveglio da un coma profondo e sognante, una setta religiosa riconoscerà in lui il nuovo messia. Tutto questo, però, è solo un riflesso, un’eco che risuona sopra il terreno. Sotto, i funghi si estendono per chilometri, comunicano, scambiano segnali elettrici e proteici, tanto da bucare il suolo e infestare la vita, da bucare la pagina e parlare con voce fantasmatica ai personaggi e al lettore. Ne "Il vasto territorio", Simón López Trujillo si muove tra ecologia e realismo sociale, inscena un’apocalisse per interrogarsi sul disboscamento, sui suoi effetti e sulle risposte dell’uomo alla crisi ambientale. E lo fa con un’immaginazione di rara potenza, annunciando inedite forme di convivenza tra le specie.

Forse non saranno le guerre ad azzerare l'umanità, forse - e dopo il Covid ne sono ancora più convinta - sarà qualcosa molto piccolo, innocuo, ad esempio una pianta, una muffa o un fungo, acquattato nel sottobosco e pronto al salto di specie.

Il protagonista di questo romanzo breve è in effetti il Cryptococcus Neoformans, un fungo parassita che infesta uomini e animali: come il micidiale Cordyceps nel videogioco e relativa serie The Last of Us prende possesso di un corpo e lo colonizza, portandolo quasi sempre alla morte. L'operaio forestale Pedro Marambio inala le spore del Cryptococcus mentre taglia grandi piante di eucalipto, il suo organismo ha una violenta reazione e l'uomo cade in coma. Miracolosamente, sopravvive agli effetti immediati della contaminazione, ma questa prosegue, silenziosa, inarrestabile.

Nella visione evocata da Simón López Trujillo il nostro presente, e ancora di più il futuro che ci attende a breve, sono apocalittici, causati dalla macchina apparentemente inarrestabile del capitalismo, divoratrice dell'ambiente e generatrice di profitti destinati a pochi, e dalla distruzione delle foreste millenarie (qui siamo in Cile ma potrebbe essere il Brasile o qualsiasi lembo di terra non ancora costruito) attuata da operai locali. Colpevoli incolpevoli, privi di alternative economiche, tagliando gli alti eucalipti recidono il proprio legame con la Terra impoverendo la loro stessa comunità, inghiottita dallo sfruttamento e dalle merci.

Il temibile fungo che vive sopra e nel profondo di quel terreno è simbolo ambivalente, dell'ultra capitalismo che svuota l'umanità dall'interno, e della vendetta di una Natura continuamente amputata e umiliata dall'uomo.

Anche la religione ha il suo posto in questa rappresentazione: corrotta dallo stesso male del profitto, è pronta a fare degli eventi uno strumento al proprio servizio. Il sopravvissuto diviene oggetto di un culto neo-messianico, senonché le sue parole non sono dettate da un'estasi mistica, ma dal collasso del suo corpo invaso dal fungo.

La malattia di Pedro porta alla deriva la sua famiglia, già traumatizzata dalla perdita della moglie: i figli, un adolescente e una bambina, sono abbandonati a loro stessi, rappresentazione di un'umanità futura (e presente) allo sbando, inselvatichita e indolente. Chiusi in una casa sudicia e cadente, smettono progressivamente di preoccuparsi e si adattano al lento ma inesorabile disfacimento del proprio mondo e di ogni cura di sé.

L'atmosfera ribolle di presagi spaventosi, i segni sono visibili e sempre più frequenti. Man mano che la replicazione del fungo procede il racconto sembra disfarsi, cadere a pezzi, la lingua si frammenta in note e corsivi, si affolla delle voci di vivi e di morti, dall'uno alla moltitudine, in una progressiva accelerazione che culmina in un finale forse prevedibile ma ugualmente spaventoso. Trujillo avrebbe potuto facilmente risolvere il romanzo in chiave Sci-Fi, rinunciando all'elemento profetico, ha invece optato per immagini organiche, affini all'estetica mutante di alcuni manga (Akira, Kenshiro, Tetsuo), forti, capaci di veicolare visivamente la storia e colpire la fantasia dei lettori.

In un numero fin troppo esiguo di pagine (136 appena) sono concentrati gli incubi di questo tempo che ci toglie il sonno e forse non sorprende scoprire che la stesura del romanzo iniziò durante la pandemia di Covid, quando il sentire comune era di continuo pericolo, ossessione del contagio, terrore del contatto di inalare un virus che poteva crescerci dentro e impossessarsi del nostro corpo. E soprattutto, quando abbiamo avuto l'occasione di vedere come sarebbe il mondo senza di noi, libero dalla pressione e dallo sfruttamento continuo e mortale che ne facciamo.

In un momento in cui l'arte sembra aver perso la capacità di connettersi al presente imponendo questioni e provocando dibattito, Il Vasto Territorio rappresenta un'eccezione, i suoi molteplici piani narrativi rivelano altrettante chiavi di lettura sociologiche, filosofiche, politiche.

Vi consiglio di tenere d'occhio la casa editrice Mercurio, oltre a questo libro propone diversi titoli interessanti e bizzarri.
4 tazzine (perché poteva anche essere più lungo).


Ms Rosewater


Photo credit: @lisapavesi

martedì 8 luglio 2025

Recensione: "Parlarne tra amici" di Sally Rooney (a cura di Ms Rosewater)

Buongiorno, lettor*! ^^
Come state sopravvivendo al terribile caldo di questi giorni? Io purtroppo sono bloccata in casa col bimbo malato, ma mi auguro di poter andare presto al mare e rilassarmi con qualche bella lettura. E a proposito di belle letture, oggi la nostra Ms Rosewater ci parla di un libro che le è piaciuto tantissimo e l'ha emozionata. Si tratta di Parlarne tra amici, di Sally Rooney, che lei ha letto nell'edizione originale. Sally Rooney è un'autrice molto amata, avete già letto questo libro? Fateci sapere la vostra opinione con un commento ;) A presto!

Parlarne tra amici
di Sally Rooney

Prezzo: 8,99 € (eBook) 13,00 € (cop. flessibile)
Pagine: 290
Genere: narrativa
Editore: Einaudi
Data di pubblicazione: 25 giugno 2019

Frances è troppo intelligente per innamorarsi di un uomo sposato. O almeno cosí pensava prima di incontrare Nick. Bobbi, la sua ex amante, e Melissa, la moglie di Nick, sono troppo moderne e consapevoli per essere gelose. O almeno così pensavano. "Parlarne tra amici" si può leggere come una commedia romantica o un manifesto femminista. Si può leggere come un libro sul tradimento ai tempi di WhatsApp o su ciò che nei rapporti di coppia non cambia mai. Ma in qualsiasi modo si decida di leggerlo, "Parlarne tra amici" è un romanzo universale sui complicati capricci dell'amore.

L'abilità dei grandi chef è riuscire a creare, a partire dagli stessi 3 o 4 ingredienti, infinite varianti, cambiando cotture, aggiungendo una spezia, esaltando con la pratica le caratteristiche del cibo che stanno cucinando fino ad arrivare alla sua essenza.
Questo primo romanzo di Sally Rooney è proprio così: ingredienti conosciuti, situazioni - in parte - prevedibili, una tecnica notevole e una certa dose di audacia che li trasformano in un'opera potente e inaspettata. Raccontare della conoscenza tra due ragazze ventenni ex fidanzate e una coppia di artisti trentenni potrebbe equivalere a cercarsi dei guai letterari, infilando uno stereotipo dietro l'altro, ma mettere in scena quello che il lettore si aspetta per la scrittrice è solo il punto di partenza di uno scavo continuo, profondo e inarrestabile nelle dinamiche e nei sentimenti delle relazioni umane.

Frances è la voce narrante, una giovane poetessa e studentessa universitaria dotata di un certo cinico senso dell'umorismo, che sembra voler fendere il presente, passare attraverso tutto con indifferenza. Il rapporto con Bobbi, la sua ex, la fotografa Melissa e suo marito Nick è descritto dai primi incontri, poi, man mano che la conoscenza si approfondisce, nascono interessi, supposizioni e infine è proprio lei a cambiare i termini delle relazioni nel gruppo e a vivere continuamente la paura di mostrarsi vulnerabile e la difficoltà di comprendere e farsi comprendere.

Non solo Frances, ma anche Nick e Melissa (forse possiamo escludere Bobbi, troppo sincera e diretta per essere fraintesa) proiettano un'immagine che non gli corrisponde, si feriscono involontariamente a vicenda e pur amando qualcuno riescono invariabilmente a farlo soffrire con le proprie parole. In un altro romanzo avremmo potuto trovare una semplice constatazione dell'impossibilità di comunicare e finirla lì, ma a Sally Rooney non può bastare, spinge il racconto superando pagine che fanno trattenere il respiro - e che a volte non si vorrebbero nemmeno leggere ma non si può smettere - non ci si può fermare fino a quando si arriva in fondo e non c'è davvero altro che i protagonisti possano dire.

Tratteggiati senza simpatia o avversione, tutti i personaggi suscitano sentimenti contrastanti, ambigui: sono l'immagine di un'infanzia traumatizzata senza distinzioni di classe, abbandonata dagli adulti, che affronta il mondo con fatica e senza scoprire il fianco. Non sono costruiti per instaurare un rapporto affettivo con il lettore anche se quello che fanno c'interessa e friggiamo in attesa della loro prossima mossa. Privi quasi completamente di descrizione fisica, Frances e Bobbi, Melissa e Nick talvolta meritano approvazione e a volte sono irritanti, e proprio per questa impossibilità di classificarli sono caratteri credibili, tridimensionali.

Manipolando le aspettative legate ai cliché del genere, la scrittrice ha realizzato un esordio che ha una forza che altri autori raggiungono al terzo, quarto romanzo o anche mai. È una sfida, uno sfoggio di incredibile bravura celata, come i segreti di Frances, sotto un'apparenza di scarna semplicità che rinuncia a tutto, perfino alla distinzione della narrazione dai dialoghi, e lascia che siano i quattro protagonisti a dare forma e a far progredire la storia, mentre Rooney si ritira rinunciando a qualsiasi intervento.

Sembra di dire una banalità oggi che Sally Rooney è un'autrice acclamata in tutto il mondo, tuttavia scoprire la sua scrittura è emozionante. Leggetela.

10 tazzine
Ms Rosewater


Fonte immagini: Pinterest

mercoledì 31 maggio 2023

Recensione: "La Meridiana" di Shirley Jackson (a cura di Ms Rosewater)

Buongiorno, lettor*!
Oggi la nostra Ms Rosewater ci regala il suo parere su uno degli ultimi romanzi pubblicati da Adelphi di Shirley Jackson, La Meridiana. È stata per lei una lettura complessa ma molto stimolante. Scoprite tutto nella recensione e lasciateci un commento, se vi va. A presto! ;)

La Meridiana
di Shirley Jackson

Prezzo: 9,99 € (eBook) 19,00 € (cop. flessibile)
Pagine: 251
Genere: narrativa contemporanea, gotico
Editore: Adelphi
Data di pubblicazione: 28 ottobre 2021
Acquista su: IBS, laFeltrinelli

Una famiglia che pullula di svitati, un codazzo di parenti e amici e servitori, una villa monumentale in mezzo a un parco. Sono gli ingredienti di questo romanzo di Shirley Jackson, che si apre con i protagonisti – di tutte le età e affetti da ogni forma di mania – di ritorno dal funerale del figlio di Mrs. Halloran, che, dice serafica la piccola Fancy, la nonna ha buttato giù dalle scale: per tenersi stretta la villa. Come se non bastasse, poco dopo zia Fanny riferisce di aver avuto un incontro in giardino con il padre, defunto da tempo, il quale le ha annunciato che la fine del mondo è imminente e che loro saranno gli unici a salvarsi. E non è finita: qualcuno va a riferire la notizia in città, ed ecco presentarsi la delegazione locale dei Veri Credenti, i quali non possono che condividere la logica apocalittica, ma, siccome sono convinti che a salvarli ci penseranno gli alieni, sono venuti a chiedere di farli atterrare nel parco. E noi lettori, ormai completamente in balìa di una Jackson in stato di grazia, che dispensa a piene mani uno humour che si potrebbe definire vitreo, ci lasceremo trascinare da un crescendo di follie e sorprese – sino, letteralmente, alla fine (del mondo?).

Per una volta, io e lo zio Renato non concordiamo: a lui La Meridiana non è piaciuto e ha smesso di leggerlo dopo circa 100 pagine, lo ha trovato troppo contorto, con troppi personaggi che finiscono per confonderlo. In parte gli do ragione, soprattutto all'inizio, si è disorientati di fronte alla famiglia allargata degli Halloran, i cui componenti hanno collocazioni incerte o equivoche, sono privi di descrizioni significative, lasciati all'immaginazione del lettore e immersi, a partire dalla prima pagina, in un'atmosfera gotica che farebbe pensare, se non fosse per la successiva comparsa di automobili e radio, di trovarsi nel 1800. Ci vuole forse più tempo per entrare nel ritmo di questo lavoro rispetto ad altri di Shirley Jackson, ma una volta riusciti sarà difficile posare il libro.

Tre temi fondamentali della letteratura di quest’autrice, la famiglia, la casa e la società, si dispongono come cerchi nell'acqua, ognuno sprigiona dal precedente e vi torna continuamente, intimamente collegati in una rete dalla quale sembra non esserci scampo.

Al centro il gruppo degli Halloran, comandato da Orianna, moglie del più vecchio e malato Richard Halloran, evidentemente sposato per interesse, e - viene immediatamente dichiarato dalla nipotina Fancy - assassina del suo stesso figlio, Lionel Halloran. Intorno a lei la Giovane Mrs Halloran, nuora e madre di Fancy, bambina che ha ereditato il cinismo e la spietatezza della nonna e come lei desidera il possesso della grande Villa; Essex, giovane di bell'aspetto assunto per un lavoro nella biblioteca ma evidentemente legato a Orianna da altri motivi; zia Fanny (Frances Halloran), cognata di Orianna, chiusa nel mondo spaventoso della sua infanzia e della gloria della famiglia; e Miss Ogilvie, istitutrice di Fancy.

Se rileggete l'elenco noterete quante volte viene ripetuto il cognome Halloran, un mantra che accompagna quasi costantemente la lettura, soprattutto nei primi capitoli, creando in effetti una sensazione di sovraffollamento e confusione, una ripetizione ossessiva che ribadisce la separazione tra chi appartiene a quel nome e chi no. E' un nome che fagocita coloro che lo portano, trasforma Orianna, e perfino la nuora, rendendole parte di una tribù nella quale il loro passato, la nascita in una classe popolare diventa motivo di disapprovazione e va cancellato e sostituito da una posizione in linea ereditaria.

Halloran è simbolo di status sociale, potere, denaro, dominio sulla di per sé inquietante comunità del paese vicino, iponimo della società americana, bigotta e perbenista, ma disponibile a dimenticare (comunque non perdonare) le prepotenze subite accettando denaro e regalie e sorridendo al ricco prepotente.

L'orgoglio di questo nome e del suo patrimonio sono le fondamenta su cui è stata edificata la Villa, una casa appartata, maestosa e ricca, piena di stanze inesplorate (viene in mente l'Overlook Hotel di Shining) che nelle intenzioni del suo costruttore doveva esprimere la superiorità di coloro che l'abitavano: è la rappresentazione concreta della distanza che separa gli Halloran dal resto del mondo, del male che prende forma nel desiderio di possesso di Orianna e contemporaneamente nella malinconia e la fragilità di Fanny; è Arca di Noè e allo stesso tempo prigione dalla quale è impossibile fuggire, il suo potere si estende ben oltre il cancello d'ingresso. Si tratta dell'immagine più potente del libro, che rivela continuamente nuovi aspetti, un luogo che col procedere della storia diventa quasi un claustrofobico Stato a sé con bizzarre leggi proprie via via più scollegate dal reale, in cui solo alcuni esterni saranno ammessi per non potersene più andare. Coloro che sono accettati al suo interno (o vi entrano scavalcando il muro di cinta) diventano una sua proprietà.

La trama, incentrata sulle visioni di Fanny di una prossima, vicina fine del mondo, si apre attraverso dialoghi tesi che rivelano la natura cinica e rapace di tutti i personaggi. Jackson è riuscita a manipolare magistralmente il sogno (attenzione alla citazione di Hansel e Gretel) e la visione delirante, le apparizioni di cui è testimone Fanny ricordano il Giro di vite di James, intrise non solo di elementi apocalittici, ma di un orrore domestico legato alla memoria, alla famiglia come insieme di legami prevaricatori e crudeli che riproducono la meschinità della società al di là dal muro.
L'atmosfera, già inquietante, si carica sempre più di tensione, i protagonisti sembrano assumere caratteri archetipici e scivolare lentamente in uno stato di follia che ricorda L'Angelo Sterminatore e Il fascino discreto della Borghesia di Bunuel, mentre la Villa, il suo labirinto che porta un nome di donna e la stessa meridiana diventano emblemi dell'Apocalisse in arrivo.

Shirley Jackson ha creato un romanzo dalla potenza compressa che inizia come un horror, si sviluppa con acida ironia fino a diventare grottesco e ritornare al tema iniziale senza svelare il segreto della fine del mondo. Profondamente pessimista nei confronti della società e dell'umanità, destinate a sparire, è difficile non leggervi, volendo andare al di là del già ricchissimo racconto narrativo, un'allegoria politica della lotta di classe, che richiama addirittura la nascita del Capitalismo con le famigerate Enclosures, e una visione di subalternità e separazione tra detentori del capitale e proletari. Il finale poteva seguire la logica della teoria Marxista, ma anche quello sarebbe stato un ottimismo che l’autrice non poteva permettersi.

Niente potrà prepararvi a superare indenni questa lettura. 7 tazzine

Ms Rosewater



Photo credit: @lisapavesi

mercoledì 1 marzo 2023

Recensione: "Il lusso della giovinezza" di Gaetano Savatteri (a cura di Ms Rosewater)

Buongiorno! ^^
Oggi la nostra Ms Rosewater torna a parlarci di Gaetano Savatteri e del suo Saverio Lamanna. Scoprite cosa pensa di questo giallo e dei personaggi ai quali è già un po' affezionata. Conoscete la Saga di Makàri? Fatecelo sapere nei commenti ;)

Il lusso della giovinezza
di Gaetano Savatteri

Prezzo: 9,99 € (eBook) 14,00 € (cop. flessibile)
Pagine: 152
Genere: narrativa gialla
Editore: Sellerio Editore Palermo (collana La memoria)
Data di pubblicazione: 5 novembre 2020
Acquista su: IBS, laFeltrinelli

Ritornano con una nuova avventura i due investigatori involontari, Saverio Lamanna, giornalista senza lavoro, sarcastico e realista, e Peppe Piccionello, sua spalla, confidente e mentore. Nati e cresciuti al livello del mare, si trovano in trasferta sulle alte Madonie in soccorso di Suleima, sconfortata per la morte del suo ultimo datore di lavoro. Un incidente di montagna che però presto si rivela molto più che una tragica fatalità. Senza tradire la sua cifra ironica e sarcastica, Savatteri racconta il dramma quotidiano del rapporto con il futuro, dello scontro tra generazioni che ha sancito la rottura del patto tra padri e figli.

I libri di Saverio Lamanna mi capitano in mano per caso: li trovo nella catasta di volumi in attesa sul comodino e li leggo senza chiedermi a che punto si trovino della Saga di Makàri; sono leggeri - anzi leggerissimi - e divertenti, il loro fascino risiede essenzialmente nei dialoghi fulminanti e veloci e nella caratterizzazione rapida ed efficace di alcuni personaggi, come Piccionello (compare di Saverio), ma anche in alcune esilaranti descrizioni di situazioni legate alla vita in Sicilia (come il tour gastronomico di “La regola dello svantaggio”). Lamanna inciampa nelle indagini senza un vero perché, utilizza molto più l'intuito e il senso comune della razionalità, capovolgendo le regole dettate dalla letteratura di genere anglosassone, finendo per indovinare il colpevole come si fa a casa guardando un telefilm dell'Ispettore Barnaby.

Pubblicato alla fine del 2020 (quindi il più recente della serie), questo romanzo è costruito sul rapporto tra generazioni, la vecchia e vecchissima Sicilia e quella emergente, del futuro: Suleima, compagna di Lamanna, ed Emma, nipote di Piccionello, sono nelle Madonie e collaborano a un progetto economico rivoluzionario messo in piedi da un americano, Steve; quando quest'ultimo viene ritrovato morto in fondo a un crepaccio, Lamanna e Piccionello accorrono a consolare le due giovani. Tuttavia, il gruppo di trentenni mal sopporta la presenza di due over 40, percepiti come intrusi, e mentre Saverio fa ipotesi sul possibile assassino e combina qualche guaio, riceve una visita di papà, amici e zii e minaccia un pezzo grosso del posto, Suleima e i compagni del progetto, delusi e traditi dal vecchio mondo, si mettono a litigare con i loro ospiti e con il resto della comunità.

Più ancora che nei racconti di “Quattro indagini a Makàri” la trama poliziesca è un pretesto per raccontare un'altra storia, a volte legata alla mafia, qui il conflitto generazionale in atto, montato ad arte per coprire ben altre responsabilità. Forse a causa della data di pubblicazione, credo che lo scrittore abbia voluto materializzare non solo i pensieri di chiunque abbia raggiunto l'età adulta e matura e si confronti con le nuove generazioni, ma anche le angosce vissute nei mesi del lockdown, durante i quali non solo la popolazione anziana, dei padri e dei nonni, veniva falcidiata dalla malattia, ma era considerata sacrificabile. In un certo senso in queste pagine si consuma la fine dell'innocenza della spensierata compagnia di Makàri, anche per Saverio arriva il momento della consapevolezza di non essere destinato a un'eterna gioventù, di cominciare a passare dalla parte del passato, e non è un caso che Suleima inizi a parlare di bambini e di famiglia.

Il paese immobile di cui la Sicilia è un'epitome, non è però ostaggio dei vecchi (“I vecchi non esistono!” dice Lamanna senior), ma degli interessi di coloro che cercano di mettere le mani su tutto, creando e sfruttando divisioni per mantenere una posizione di potere. I ventenni e trentenni seguaci di Steve sono arrabbiati, vogliono una possibilità che la loro terra non è stata in grado di dargli, si sentono accerchiati. Scopriranno che il nemico non dipende dalla connotazione anagrafica. Savatteri manda avanti la compagnia dei suoi personaggi per dare corpo a riflessioni amare, pessimiste, a tratti davvero cupe, cui il finale solare, che ci riporta al mare, con (ahimé scontate) prospettive di un futuro famigliare per Lamanna, e Piccionello che bussa alla porta col gateau di patate, pone solo parziale rimedio, lasciando una certa inquietudine, come se l'autore non fosse riuscito a scrollarsi realmente di dosso l'angoscia.

Qualche punto debole c'è, la mancanza di caratterizzazione di Steve, non molto più di un nome che echeggia da una pagina all'altra ma che non ha una faccia, un carattere, una vera storia; i frequenti incontri amorosi della coppia Saverio-Suleima che fungono da chiusura di scene e capitoli e alla fine diventano prevedibili e ripetitivi, il monologo finale del protagonista che suona banalotto nel suo hanno tutti ragione.

Il libro scorre comunque piacevole e non mancano, per chi li sa trovare, giochi di citazioni di film e alcune scene particolarmente gustose in cui si riconosce lo spirito dei primi racconti, su tutte la cena di Saverio con il padre, gli zii, Mimì e un'ospite d'onore e la notte in pronto soccorso di Piccionello ed Emma. 

Ms Rosewater

lunedì 9 gennaio 2023

Recensione: "La Pura Vida" di Gianluca Gotto (a cura di Melz)

Buongiorno, lettor*! ^^
Oggi la settimana inizia con una recensione di Melz che ci parla di La Pura Vida, un romanzo di formazione che fa molto riflettere e può essere la lettura ideale che non vi aspettereste. Scopritelo qui sotto e lasciate un commento, se vi va. A presto! ;)

La Pura Vida
di Gianluca Gotto

Prezzo: 9,99 € (eBook) 19,00 € (cop. flessibile)
Pagine: 372
Genere: narrativa
Editore: Mondadori
Data di pubblicazione: 1 marzo 2022

Cosa succede quando ti abitui all'infelicità? Alessio non ci ha mai pensato, fino al giorno in cui Elena entra nella sua vita e gli mostra che esiste qualcosa di bello e luminoso al di là delle responsabilità sul lavoro e della routine. Ma poi Elena sparisce, così com'è arrivata. E Alessio entra in una strana crisi personale: ha 29 anni, vive a Milano e ha un lavoro che gli piace. Però manca qualcosa: qualcosa di suo e di nessun altro. I sogni di un tempo dove sono finiti? La sensazione è quella di aver accumulato già troppi rimpianti, e così Alessio decide di fare il primo colpo di testa della sua vita: prendendo come riferimento una vecchia lista di desideri mai realizzati trovata per caso (o per destino?), decide di buttarsi in un'avventura che lo aiuti a evolvere nella persona che vorrebbe essere: un viaggio in Centro America, alla riscoperta di quel "buon vivere" che sembra aver dimenticato. Ispirato dall'esperienza in Costa Rica – dove ha vissuto per alcuni mesi tra il 2020 e il 2021 – in questo romanzo Gianluca Gotto ci accompagna in uno dei paesi più felici al mondo, alla scoperta della filosofia della "pura vida". Un atteggiamento semplice ma potente che, come imparerà Alessio, è la risposta giusta alla frenesia e alla paura delle nostre vite sempre più complesse. "Avevo scoperto la "pura vida". Ed ero pronto a portare con me la sua essenza, il suo calore e la sua luce ovunque andassi".

“Di cosa hai paura?” chiese Giovanni
“Di morire”
“Non credo”
“Come...”
“Tu non hai paura di morire. Tu hai paura di non aver vissuto”.

Parlare di un libro del genere non è semplice. Recensire un romanzo, qualcosa che non è troppo reale mi viene più facile, ma questo è qualcosa di diverso. Ho conosciuto Gianluca Gotto con Le Coordinate della felicità, che era praticamente l’autobiografia degli inizi di Gianluca come nomade digitale, scrittore e persona che emana felicità e cerca di contagiarci. Non ho recensito quello perché sarebbe stato come recensire la sua vita o la sua persona e non c’è bisogno di scriverlo: Gianluca merita diecimila tazzine su cinque.

La Pura Vida è un romanzo di formazione. Alessio ha una vita normale, come quella di tutti noi. Va tutti i giorni a lavoro, cerca il modo di dichiararsi a Elena e segue una routine noiosa e banale. Elena è tutto quello che ad Alessio piacerebbe essere, una persona piena di sogni che combatte per inseguirli e realizzarli. Qualcosa, però, scatterà in lui quando il dermatologo avrà un dubbio su un suo neo. Dopo la morte di sua madre per tumore, inizia a pensare di non avere scampo, che potrebbe morire e allora che senso avrebbe dire a Elena che si è innamorato di lei? Così la perde, lei si trasferisce dall’altra parte del mondo e il neo si rivela essere un semplice neo. Ma la vicinanza alla morte, come gli fa notare Giovanni, gli fa capire che deve vivere, così con la sua lista di cose da fare prima di morire scritta al liceo intraprende il viaggio che gli cambierà la vita. Direzione: Costa Rica, un luogo dove il motto Pura Vida regna sovrano e nessuno sembra preoccuparsi di nient’altro che di vivere al massimo, tutto quello che Alessio non è riuscito a fare finora.

Le ambientazioni di questo romanzo sono da mozzare il fiato, la popolazione costaricana fa venir voglia di acquistare il primo biglietto aereo solo andata. La Pura Vida è proprio uno stato mentale, la tranquillità dell’anima, una luce che si trasmette. Alessio incontra persone a cui importa degli altri, importa di se stessi e che si fidano del prossimo. Dopo una vita di diffidenza e dolore, tutto gli sembra estraneo e meraviglioso, tanto da spuntare le voci di una lista scritta durante l’adolescenza a 30 anni. E’ un viaggio in Costa Rica, è vero, ma è soprattutto un viaggio interiore che ho sentito molto mio. Puoi anche cambiare il posto in cui ti trovi, ma se non sei tu a cambiare, è tutto inutile.

E’ vero, i libri di Gianluca possono essere ripetitivi nei concetti, ma come dicevo all’inizio è un romanzo di formazione e loro lo sono affinché riescano a far penetrare i concetti. Forse per questo motivo in alcuni punti l’ho trovato lento o troppo descrittivo. Di fatti, quelli di Gianluca sono gli unici libri di questo genere che leggo perché hanno la variante romanzesca e perché sono molto affezionata a lui come persona. Ma oltre questo non ho trovato difetti.

Lo stile è lineare e pulito, i dialoghi abbastanza reali se non il continuo ripetere dei nomi di persona nei discorsi diretti che non è troppo naturale. Sembra sempre di essere lì con Alessio in ogni luogo e con ogni personaggio che incontra. Le storie che ascolta dagli abitanti della Costa Rica sono emozionati e con una morale fortissima, e contribuiranno alla sua crescita interiore.

Se vi sentite tristi, se avete paura di aver fatto una scelta sbagliata o se semplicemente avete voglia di una smossa, questo è il romanzo che fa per voi.

Melz


Fonte immagine: istock

martedì 27 dicembre 2022

Recensione: "Baci all'inferno" di Ariana Harwicz (a cura di Ms Rosewater)

Buon pomeriggio! ^^
Oggi una nuova recensione per voi! La nostra Ms Rosewater ci parla di Baci all'inferno, di Ariana Harwicz, romanzo uscito per Ponte alle Grazie, la cui prosa è paragonata a quella di Virginia Woolf. Scopritelo nella recensione qui sotto e lasciateci un vostro pensiero nei commenti, se vi va ;) A presto!

Baci all'inferno
di Ariana Harwicz

Prezzo: 10,99 € (eBook) 16,90 € (cop. flessibile)
Pagine: 208
Genere: narrativa, racconti    
Editore: Ponte alle Grazie
Data di pubblicazione: 28 ottobre 2022

L'oggetto che vi trovate tra le mani non è un semplice romanzo: è un'esperienza di lettura tra le più perturbanti che possiate fare oggi. Ma andiamo per ordine: "Baci all'inferno" comprende due romanzi brevi, "La debole di mente" e "Precoce", legati tra loro dal tema della relazione fra madre e figli. Nel primo, l'autrice ci conduce nei meandri di un rapporto quasi animale tra una madre e una figlia. Nel flusso di coscienza che riprende una forte tradizione europea femminile (da Virginia Woolf a Nathalie Sarraute) si innesta però con violenza una vena grottesca che richiama tanta grande letteratura latino-americana. Narrato in brevi scene, "La debole di mente" è costellato di emozioni estreme e corpi violati, da un'infanzia fragile a un finale tanto straordinario quanto imprevedibile. Al centro di "Precoce" è stavolta il rapporto tra madre e figlio: entrambi diseredati, nuovi poveri europei, la loro vita in comune è un rovesciamento totale dei ruoli familiari classici, che mette in questione il significato stesso e i presunti doveri della maternità. In uno stile disincarnato, spoglio di ogni ornamento e convulso come la vita stessa, "Precoce" ci racconta di come a volte l'inferno in cui viviamo sia causato dall'eccesso di amore.

Gli strilli pubblicitari accostano la prosa di Ariana Harwicz a quella di Virginia Woolf e a Clarice Lispector, autrici che (per ora) non ho purtroppo letto (eh sì, neanche la Woolf). È comunque singolare come si tenda a paragonare una scrittrice donna a un'altra donna, quasi che sussistesse una sorta d'innatismo biologico ottocentesco che contraddistingue la letteratura femminile da quella maschile. Forse proprio perché non conosco le opere di Woolf e Lispector, quando ho iniziato a leggere la prima delle due novelle che compongono questo libro, “La debole di mente”, ho pensato a “L'urlo e il furore” di Faulkner, in cui il primo capitolo, scritto dal punto di vista di un disabile mentale, è una composizione rutilante e centrifuga di immagini, frammenti di cose realmente accadute, viste o immaginate, impressioni, che sfuggono a una logica narrativa lineare e si chiariscono, fino a un certo punto, nei capitoli successivi, quando gli stessi eventi saranno raccontati da altri personaggi.

Con le dovute differenze (la lingua di Faulkner era ricercatissima e volta a una rappresentazione fedele delle menti dei personaggi e della loro condizione sociale, mentre Ariana Harwicz non persegue uno stile realistico), così accade anche qui, il primo capitolo - riferito probabilmente all'infanzia della protagonista - è una specie di puzzle con i pezzi che non s'incastrano anche se li prendi a martellate, mentre dal secondo in poi, in cui ci troviamo nell'età adulta, nonostante la narrazione resti affidata a un flusso di coscienza fatto di immagini e sensazioni fisiche, odori, sapori, l'azione è più comprensibile.

Protagonista di entrambe le storie è la MADRE, gigantesco idolo in mezzo alle macerie del mondo, il concetto stesso di maternità messo alla prova con figli di sesso opposto. Il loro è un rapporto di amore e rifiuto, legame viscerale e ingombrante, perfino imbarazzante; la madre opprime, soprattutto la figlia, con la sua conoscenza disincantata della vita che si rivela infallibile, la madre sempre presente anche quando è lontana, chiede complicità per punire un amante che la rifiuta, e la offre, chiede lealtà assoluta e la restituisce. Continuamente in movimento, madre e figli* sono una cosa sola, una materia che si allunga e si comprime, come le loro parole che si sovrappongono in dialoghi privi di una reale separazione, una gravità che attira e ingloba tutto, luogo inespugnabile da chiunque, perfino dagli uomini desiderati, fino alla paranoia, e che rappresentano la normalità, quella convenzione e rispettabilità che restano fuori portata. Ci si può allontanare da lei ma poi le si torna sempre.

Se ne “La debole di mente” la voce narrante è quella della figlia, su cui ricade un'eredità di abbandono che sembra rinnovarsi alla nascita di ogni femmina e che alla quale cerca di sfuggire, in “Precoce” è la madre stessa a prendere la parola e raccontare l'ossessione, i pensieri, la relazione con il figlio maschio e con l'amante che si sovrappongono, coincidono, si scontrano e travolgono tutto.

Le protagoniste di Harwicz scendono nell'oscurità di sentimenti considerati inevitabilmente positivi e monodimensionali, rinunciano alla morale comune e affrontano le conseguenze estreme, indesiderabili. Sono donne oppresse dal desiderio, dalla povertà, dalla frustrazione e dall'impotenza, respinte da uomini perbene che hanno qualcosa da perdere, attratti dalla bellezza e dalla passione, ma pronti a tirarsi indietro quando devono scegliere tra certezza e rischio.

La prosa è cruda e incessante, da cui farsi trascinare come da un fiume in piena, a volte senza neanche capire tutti i riferimenti e gli eventi, riemergendo e affondando ancora fino alla conclusione inevitabile, oltrepassando i limiti della moralità e della buona educazione per infrangere i tabù e dare voce a ciò che non si vorrebbe nominare.

Ringrazio Ponte alle Grazie per avermi inviato il libro; mi permetto di suggerire di rivedere la copertina, personalmente avrei preferito qualcosa di meno allusivo e ammiccante, che rischia di dare un'impressione del libro poco aderente al reale tema e contenuto.

Ms Rosewater


Photo credit: @lisapavesi

giovedì 15 dicembre 2022

Review Party: "Fuga di Natale" di Sarah Morgan (a cura di Giulia)

Buongiorno, lettor*! ^^
Oggi la nostra Giulia ci parla di Fuga di Natale, il nuovo romanzo di Sarah Morgan, uscito per Harper Collins e ambientato in Lapponia. Ringraziamo Andrea Martina Torre di Bee Redhead per averci coinvolte nell'evento e la casa editrice per la copia inviata in cambio di un'onesta opinione.

Fuga di Natale
di Sarah Morgan

Prezzo: 6,99 € (eBook) 15,00 € (cop. flessibile)
Pagine: 384
Genere: narrativa rosa
Editore: Harper Collins
Data di pubblicazione: 8 novembre 2022

Per Christy Sullivan la Lapponia doveva essere la destinazione ideale per trascorrere le feste natalizie con la famiglia e la sua migliore amica Alix. Ma quando si trova nel bel mezzo di una crisi matrimoniale in piena regola si rende conto che ciò di cui ha un disperato bisogno è prima di tutto del tempo da trascorrere sola con il marito. E a quel punto c’è un’unica soluzione: sua figlia partirà per la Lapponia insieme ad Alix, e loro le raggiungeranno nel cottage di zia Robyn il giorno di Natale. Certo, è un grande favore da chiedere, ma altrimenti a cosa servono gli amici? In effetti Alix farebbe qualunque cosa per Christy… ma la sua richiesta le toglie il sonno. Perché l’istinto le dice che c’è qualcosa che non va anche se la sua amica non ne parla. Come se non bastasse, quando arriva in quel cottage isolato nel cuore della Lapponia, Alix si ritrova di fronte nientemeno che Zac, la sua nemesi del passato. E nemmeno le gelide temperature artiche riescono a raffreddare le sensazioni inopportune che quell’uomo affascinante suscita in lei. Mentre sotto l’aurora boreale emergono segreti e nascono nuove storie d’amore, Christy e Alix troveranno il coraggio di lottare per ottenere l’amore che desiderano e al tempo stesso salvare la loro preziosa amicizia?

Buongiorno a tutti e a tutte! Per la prima volta ho visto la neve a Torino e quale miglior modo per iniziare il Natale se non con un frizzante ed emozionante libro ambientato in Lapponia? Non avevo mai letto nulla di Sarah Morgan, però posso dire che è stata una piacevole scoperta. Questo libro natalizio mi ha accompagnata in queste giornate un po' cupe e piene di neve. Fuga di Natale è ambientato tra Londra, un cottage in campagna e la favolosa Lapponia, contornata dalla splendida aurora boreale. Mentirei se dicessi che passare il Natale in Lapponia, con i suoi fantastici panorami, non è uno dei miei sogni, ma credo sia un po' il sogno di tutti, come anche per la nostra protagonista, o forse dovrei dire una delle nostre protagoniste. Christy e Alix sono migliori amiche da quando avevano ben cinque anni, da che ricordano hanno sempre passato il Natale insieme, e sicuramente quest’anno non sarebbe diverso, soltanto che qualcosa fra di loro si è rotto, lo sentono entrambe, eppure nessuna delle due fa nulla per ricucire il loro rapporto, fanno finta di niente, nascondono le loro vere emozioni con una facciata di perfezione inscalfibile, però prima o poi queste emozioni, questa delusione, usciranno fuori e non sarà un bene per nessuna delle due.

La vita di Christy, è stata sempre costituita da liste, schemi e perfezione, colpa della madre che l’ha abituata in questo modo. Tra i suoi tanti schemi rientrava il fatto di avere una famiglia perfetta, con un marito da amare, una figlia che è più della sua vita e un bellissimo cottage in mezzo al bosco dove fare un sacco di passeggiate, ma dopo cinque anni, e dopo aver ottenuto tutto ciò che desiderava, sente che c’è qualcosa che non va. Ha sposato Seb, dopo poco che si erano conosciuti, è rimasta incinta troppo presto, ha strappato Seb alla sua vecchia vita per esaudire i suoi desideri non pensando a quello che suo marito volesse, e ora che finalmente sta per realizzare un altro dei suoi sogni di bambina, suo marito le dice che non potrà esserci subito, ma arriverà in Lapponia il giorno di Natale a causa di una riunione di lavoro.

Nel frattempo, letteralmente dall’altra parte del mondo, Robyn che altro non è che la zia di Christy, è presa dal panico, perché finalmente potrà conoscere la sua famiglia, dopo che la sorella le aveva urlato di non farsi più vedere e di sparire dalla sua vita. Robyn per qualche motivo si sente in colpa, la sorella le mancava molto, ora è morta e lei non potrà mai più rivederla, però grazie a sua nipote Christy forse potrà di nuovo riavere una famiglia. Lì in Lapponia lei si è costruita la sua vita, ora ha un uomo che la ama, è circondata dalla natura, dalla neve e da un luogo magico che può immortalare grazie alle sue abilità da fotografa. Ha un lavoro che le piace un sacco, che in realtà non è poi tanto un lavoro per lei, aiuta le persone a immortalare l’aurora boreale, impresa non facile nemmeno per degli esperti.

In questo libro abbiamo ben tre punti di vista, il terzo è quello che mi è piaciuto in assoluto di più. Alix, sente che la sua migliore amica non gli sta raccontando tutto ciò che la turba e questo non la fa stare bene, soprattutto quando se ne esce con una richiesta assurda: dovrebbe portare Holly, la bimba di Christy di ben quattro anni, in Lapponia per qualche giorno da sola finchè lei e suo marito non arriveranno, e in tutto questo l’accompagnerà il migliore amico di Seb, Zac, che non vede da ben cinque anni, dal matrimonio della sua migliore amica, dopo l’accesissima discussione che hanno avuto proprio il giorno prima del matrimonio. Alix non può deludere la sua migliore amica e la piccola Holly, che per lei è una nipote. Alix è una ragazza dedita al lavoro, che pensa di aver realizzato tutti i suoi sogni nel cassetto, ha un lavoro che non la fa lavorare nemmeno un giorno, viaggia per il mondo, però c’è qualcosa che le manca, lo sa, e quando Christy le chiede se è davvero felice, lei comincia ad avere qualche dubbio. Di tutti i personaggi, lei è sicuramente quella più interessante, è una ragazza che non ha realmente avuto dei genitori, si sente un errore, una cosa capitata, i suoi genitori li sente una volta l’anno e questo, nonostante riesca benissimo a nasconderlo sotto la sua corazza impenetrabile, le fa male, la fa soffrire. Nessuno è mai riuscito a capirla, tranne lui, Zac, e lei per risparmiarsi qualsiasi problema, l’ha evitato come la peste, perché non è una ragazza da relazioni.

Ho apprezzato molto il fatto di non concentrare l’intero libro su una storia d’amore tra fidanzati, ma tra l’amore di due amiche che morirebbero l’una per l’altra. Il rapporto che scopriamo tra le due è proprio speciale, l’autrice crea un’atmosfera magica tra le due protagoniste, analizza il loro rapporto fino ad arrivare al punto di rottura tra le due. Il tema fondamentale è la fiducia, che piano piano però tra le due viene a mancare per cose non dette, proprio perché a un certo punto non riescono più a fidarsi l’una dell’altra come facevano una volta. Christy si sente tradita dall’amica perché è come se non avesse mai accettato il suo matrimonio con Seb e, nonostante Alix non faccia nulla per ricordarle le parole di quel giorno, a Christy non viene mai da raccontarle se qualcosa va male o si sente triste, perché ha paura che Alix in realtà quelle parole gliele rinfaccerà. Il racconto della loro amicizia viene risolto in maniera un po' troppo rapida e questo non mi ha convinta del tutto. Un altro tema, che secondo me, però, è stato inserito un po' a caso, è quello dell’alcolismo. L’autrice racconta la storia di Robyn in modo molto superficiale, sembra prendere alla leggera questa dipendenza, come se non volesse in un certo senso appesantire il racconto, risultando, ancora una volta, molto sbrigativo.

Fuga di Natale è una lettura sicuramente indicata per un Natale magico, la scrittura dell’autrice è scorrevole, l'ambientazione è meravigliosa e, cosa importantissima, i dialoghi non sono affatto banali ma sembrano dei veri dialoghi. Unica cosa che non mi ha convinta, come vi dicevo, è che sembra l'autrice abbia avuto fretta di finirlo, ho trovato l’ultima parte e alcune spiegazioni un po' frettolose, avrei preferito davvero qualche approfondimento in più, però resta comunque un bel libro natalizio, che consiglierei.




Giulia


Photo credit: @_gbooklover_

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