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domenica 24 dicembre 2023

Recensione: "In treno con l'assassino" di Alexandra Benedict (a cura di Melz)

Buongiorno e buona vigilia, lettor*!^^
Oggi arriva per voi un'altra fantastica recensione a tema Natale, ma cambiamo genere perché quello che ha letto la nostra Melz è un giallo in piena regola, sulla riga di Agatha Christie. Si tratta di In treno con l'assassino, uno dei libri più regalati, secondo Amazon, in questo periodo festivo. Volete saperne di più? Leggete la recensione e scoprite se fa al caso vostro ;)
Buon Natale da parte di tutto lo staff di Coffee&Books <3 A presto!

In treno con l'assassino
di Alexandra Benedict

Prezzo: 5,99 € (eBook) 9,90 € (cop. flessibile)
Pagine: 322
Genere: thriller
Editore: Newton Compton Editori
Data di pubblicazione: 3 ottobre 2023
Acquista su: IBS, laFeltrinelli (link aff.)

È la vigilia di Natale, e un treno diretto da Londra alle Highlands, tra le impervie montagne scozzesi dal paesaggio mozzafiato, deraglia all'improvviso poco dopo Edimburgo, rovinando i piani per le feste delle persone a bordo. Con il convoglio bloccato da una terribile tempesta di neve nel bel mezzo del nulla, un assassino si aggira indisturbato per le carrozze: il mattino seguente uno dei passeggeri viene ritrovato senza vita. A bordo c'è la detective in pensione Roz Parker: è in viaggio per andare a trovare sua figlia che sta per partorire, ma non può resistere alla tentazione di condurre un'ultima indagine. Certo, il caso si presenta decisamente complesso da risolvere, persino per l'investigatore più esperto. Mentre le accuse reciproche iniziano a essere sempre più difficili da gestire, tra i sopravvissuti si formano alleanze inaspettate. Riuscirà Roz a trovare il colpevole prima del prossimo omicidio?

Ci tenevo, prima di iniziare questa recensione, a ringraziare Franci per avermi regalato questo libro e ad augurare a tutti voi delle splendide vacanze.

Avevo già letto lo scorso anno il thriller d’esordio della stessa autrice - A cena con l’assassino - e mi era piaciuto molto, mi aveva ricordato le atmosfere dei romanzi di Agatha Christie e il film che ho amato, Cena con delitto. Ma se la scorsa volta si trattava di un romanzo familiare, questa volta i protagonisti sono apparentemente scollegati da loro, accomunati da un’unica variabile: un viaggio in treno. Vi ricorda qualcosa? In treno con l’assassino è un chiaro omaggio ad Assassinio sull’Orient Express e ci riesce molto bene.

A differenza dello scorso romanzo, in questo caso non abbiamo un unico punto di vista, ma più di uno, per immergerci nella vita degli sconosciuti che si ritrovano a percorrere la tratta notturna. Abbiamo Roz, che ha deciso di abbandonare la carriera di investigatrice, nonostante non sia in età da pensione, che si ritroverà a indagare sull’omicidio. Poi c’è Meg, una influencer in viaggio col suo ragazzo, quattro giovani appassionati di quiz, una esuberante famiglia, una mamma in viaggio con suo figlio e il loro gatto, il procuratore della Corona e un misterioso imbucato senza biglietto.

Il romanzo si apre con la scena clou dell’assassinio per poi ripercorrere la vicenda dall’inizio del viaggio, sfogliando piano le vite dei protagonisti non così slegate come si credeva inizialmente.

Questo libro è coinvolgente, è quasi impossibile smettere di leggere una volta preso in mano. Ma non è solo per il mistero, anzi... non è quella la parte più centrale. Si esplorano temi fondamentali come la relazione tossica, la gravidanza e altro che non sto qui a spoilerare. Si entra nell’universo dei protagonisti e ci si appassiona alla loro vita, soprattutto quella di Roz, fin dalle prime pagine.

La scrittura di Alexandra è molto semplice. Non ci sono fronzoli, anche perché nei suoi romanzi c’è sempre molto da dire per perdersi in descrizioni inutili, ma devo dire che dal primo romanzo ho trovato un netto miglioramento. Mi ero lamentata di inutili dettagli che qui non sono presenti. Un altro problema che avevo riscontrato, che non dipende dall’autrice, furono dei refusi di traduzione, ma anche qui il lavoro che è stato fatto è nettamente migliore.

Ho amato la delicatezza con cui sono stati affrontati i vari argomenti e l’ansia che ho provato durante l’indagine. Sono davvero pochi i libri che sono riusciti a farmi questo effetto tra cui proprio Assassinio sull’Orient Express e Dieci Piccoli Indiani.

Consiglio questo romanzo agli appassionati di Agatha Christie, agli appassionati di misteri e true crime e, ovviamente, a chi è piaciuto A Cena con l’assassino. Ora vado perché mi aspetta un viaggio in treno fino in Calabria e che dire? Speriamo nessun assassino all’orizzonte :P
Buon Natale, Melz


Photo credit: @mindofmelz_

sabato 29 aprile 2023

Review Tour: "Le indagini del Marlow Murder Club" di Robert Thorogood (a cura di Eleonora)

Buongiorno, lettor*! ^^
Oggi Coffee&Books partecipa al Review Tour (organizzato da Rosa Gli occhi del lupo) di Le indagini del Marlow Murder Club, un giallo con protagoniste delle simpatiche vecchiette nei panni di investigatrici. Lo ha letto la nostra Eleonora, appassionata di un'altra serie dello stesso autore, e ce ne parla nella sua recensione. 

Grazie a Rosa per averci incluse nell'evento e alla casa editrice per la copia omaggio in cambio di un'onesta opinione. 

Vi aspettiamo nei commenti! ;)

Le indagini del Marlow Murder Club
di Robert Thorogood

Prezzo: 17,00 € (cop. rigida)
Pagine: 304
Genere: giallo
Editore: Time Crime
Data di pubblicazione: 12 maggio 2023

Judith Potts ha settantasette anni ed è beatamente felice. Vive da sola in una villa un po’ dimessa appena fuori Marlow, non c’è nessun uomo nella sua vita che le dica cosa fare o quanto whisky bere, e per tenersi occupata crea i cruciverba per i giornali nazionali. Una sera, mentre nuota nel Tamigi, è testimone di un brutale omicidio. La polizia locale non crede alla sua storia, così decide di investigare da sé, e ben presto a questa missione si uniscono Suzie, una dog-sitter dal cuore puro, e Becks, la sobria e composta moglie del parroco. Insieme sono il Marlow Murder Club. Quando un altro cadavere viene ritrovato, si rendono conto di avere per le mani un vero e proprio serial killer. E l’enigma che volevano risolvere diventa una trappola da cui potrebbero non trovare via d’uscita...

Prima che mi dimentichi partiamo subito con i ringraziamenti alla Fanucci Editore per avermi dato la possibilità di leggere il libro in anteprima, soprattutto perché una volta scoperto che Robert Thorogood è l’autore di una delle mie serie TV preferite, Delitti in Paradiso, ero ancora più curiosa di leggere questo suo nuovo lavoro. 

Partiamo dicendo che se siete dei fan di Miss Marple probabilmente questo romanzo fa per voi, infatti la protagonista indiscussa di questo è Judith Pots, un’arzilla settantasettenne che per lavoro crea cruciverba, è affezionatissima ad una cappa/mantella multiuso e che prima di andare a dormire la sera si beve sempre un paio di dita di Scotch, il suo personale toccasana e rimedio contro i malanni.

La storia è ambientata a Marlow, un piccolo paesino che sorge sulle rive di un fiume, uno di quei posti piccini e caratteristici in cui tutti sanno tutto di tutti e dove il fulcro cittadino sono le prove del coro della chiesa, tutti i giovedì sera dalle 7 alle 9. In questo pittoresco insieme, Judith è l’eccentrica del villaggio, è colei che si vive la sua vita da libera vecchietta che sfrutta al massimo l’aver superato ormai l’età e la mentalità per fare qualcosa di diverso da quello che le va indipendentemente da ciò che possono pensare gli altri, nello specifico vivere sola soletta in una antica villa che incuriosisce ogni abitante di Marlow e fare qualche nuotata notturna nel fiume vestita solo della sua pelle. 

È proprio durante una di queste nuotate che una sera sente dapprima una discussione e poi il rumore di uno sparo, entrambi provenienti dalla casa del suo vicino. Preoccupata per la sorte del buon uomo con cui ogni tanto si scambia un saluto decide di andare a controllare la situazione e notando alcuni elementi che non tornano allerta la polizia locale denunciando un possibile omicidio. Gli investigatori, dopo una breve ricognizione, liquidano lei e le sue idee come teorie senza fondamento di una qualunque impressionabile vecchietta, la quale però non riuscendo a darsi pace e, convinta dell’incompetenza delle forze dell’ordine, decide di prendere in mano la situazione e di indagare per conto proprio.

Durante le sue ricerche fa conoscenza e pian piano amicizia con altre due donne del paese: Becks, la (insoddisfatta) moglie del pastore, calata a fondo in un ruolo che le sta decisamente stretto, anche se non lo vuole ammettere, e Suzie, un’altra signora che per passare le sue giornate fa la dog-sitter dopo essere rimasta sola a seguito del trasferimento delle figlie. Inizialmente il particolare trio assomiglia di più a tre persone prese a caso che continuano a incontrarsi involontariamente e che sono forzatamente costrette a passare del tempo insieme. Pian piano però le tre signore diventano sempre più affiatate fino a formare una piccola combriccola di ficcanaso in incognito, assolutamente adorabili.

Torniamo alla parte “gialla” della faccenda; questa si fa sempre più complessa. Da uno, gli omicidi diventano due e poi tre, tutti accomunati dalla stessa arma del delitto e da altri elementi inconsueti che permettono di collegarli senza ombra di dubbio. In città c’è un serial killer, ma chi potrebbe essere? Marlow è una cittadina in cui il massimo evento è una lite per organizzare il rinfresco dopo la messa della domenica, tutti si conoscono fin dalla più tenera età e sembra che sia impossibile nascondere qualcosa perché è pieno di “vicini curiosi” in ogni dove. Eppure... eppure le prove non mentono anche se a quanto pare in questo caso non ce ne sono abbastanza e quelle che ci sono conducono a un vicolo cieco. Ma è davvero un vicolo cieco? Le nostre tre signore, armate solo di cocciutaggine, insolenza e inventiva non ci credono e pian piano da spine nel fianco della polizia diventano a tutti gli effetti delle consulenti esterne che ovviamente finiscono per risolvere il caso facendo così il lavoro dei poliziotti.

L’espediente poliziesco che l’autore ha deciso di usare non è per lui qualcosa di nuovo, infatti se qualcuno lo conosce già dalla serie di Delitti in Paradiso probabilmente una volta giunti alla risoluzione se lo ricorderà, in generale l’intero sviluppo delle indagini e la raccolta degli indizi rispecchia abbastanza la sua impostazione classica per lo sviluppo della storia; quello che dà veramente quel qualcosa in più al romanzo sono proprio i personaggi. Robert Thorogood ha la capacità di amplificare e rendere peculiare la normalità dei suoi personaggi, di fare dei loro “difetti” dei punti di forza e allo stesso tempo costruirli a più livelli, che pian piano svela o ci fa capire nel corso del libro e probabilmente non è neanche sbagliato dire che è stato proprio il Murder Club il mio elemento preferito del libro, ancora più che l’intero processo di crime solving, comunque molto particolare; sono stata in grado di capire qualcosa, ma ad altre parti non ci sarei mai arrivata. L’autore, infatti, come al suo solito, ha girato intorno alla soluzione, offrendo uno spunto per poi tirarlo indietro, avanti e indietro, avanti e indietro in modo da farti capire qualcosa ma non tutto, solo al momento della spiegazione finale tutti i tasselli trovano un senso.

Penso di preferire come suo lavoro la serie di Delitti in Paradiso ma devo dire che le vecchiette (e non) di Marlow se la sono ad ogni modo cavata egregiamente.
Eleonora



Photo credit: @eleonoranicoletto

lunedì 27 marzo 2023

Recensione: "Rendevouz" di Amanda Quick (a cura di Eleonora)

Buongiorno e buon inizio settimana, car* lettor*! ^^
Oggi Eleonora, che come sapete è la nostra lettrice più accanita di romance storici, ci parla di Rendevouz, un romanzo di recente pubblicazione dell'autrice Amanda Quick. Non pare sia stata una lettura particolarmente apprezzata, scoprite il perché nella recensione e fateci sapere il vostro parere. 
A presto!

Rendevouz
di Amanda Quick

Prezzo: 7,99 € (eBook) 14,90 € (cop. flessibile)
Pagine: 336
Genere: romance storico
Editore: Leggereditore
Data di pubblicazione: 3 marzo 2023
Acquista su: IBS, laFeltrinelli

Augusta Ballinger era certa che si trattasse di un terribile errore. Il borioso e inquietante conte di Graystone non poteva certo desiderare di sposarla. Si diceva che la sposa prescelta dovesse essere un vero e proprio modello di virtù ed era risaputo che Augusta era una donna a cui non interessava sottostare alle regole imposte dalla società. Per questo motivo, aveva pianificato un incontro di mezzanotte per mettere in guardia il conte e convincerlo che sarebbe stata una pessima moglie. Ma intrufolandosi nel suo studio attraverso la finestra, Augusta non fece altro che rafforzare il proposito di Harry: baciare quella bocca impertinente e insegnarle come avrebbe dovuto comportarsi una vera lady! E il conte come poteva sapere che sarebbe stato proprio lui a ricevere una bella lezione dalla sua sfacciata fidanzata intenta a conquistare il suo cuore? E come affrontare un vecchio nemico giunto a minacciare il loro amore, l’onore e le loro stesse vite?

Che peccato quando una storia pare raffazzonata in qualche giorno con l’impressione che sia stata messa insieme solo per scrivere qualcosa senza una vera conoscenza della materia di cui si scrive, impressione che salta all’occhio soprattutto in un romance ambientato in epoca storica. Questo purtroppo è il caso di Rendevouz, di Amanda Quick, un romanzo con tutte le carte in regola per essere una lettura regency stimolante e piacevole ma che si è rivelata solo carina, ingenua e superficiale.

Come al solito partiamo dalla trama e già qua cominciano i problemi, dato che sono riuscita a capirla solo dopo aver finito di leggere il libro e da quello che ho capito l’intento dell'autrice era quello di mescolare giallo e spionaggio con il classico romance a sfondo storico. Ci troviamo nell’Inghilterra post guerre napoleoniche e dunque in piena epoca della Reggenza; il protagonista maschile è l’ormai ex capo dei servizi segreti britannici, altresì conosciuto come Nemesi, mentre la protagonista femminile è la classica ragazza scapigliata senza famiglia e senza dote, che non punta a sposarsi ma che ugualmente grazie al suo fascino anticonformista, frizzantino e decisamente avanti con i tempi per la mentalità dell’epoca, conquista in quattro e quattr’otto il cuore della controparte maschile. A fare da sfondo e a offrire l’elemento mystery nella vicenda troviamo la morte del fratello di Augusta, la protagonista, avvenuta per un incidente, o forse no, e la costante presenza inosservata dell’arcinemico del Regno e di Harry Fleming, conte di Graystone, noto come il Ragno.

Ora come veniamo introdotti alla storia? E’ finita la guerra e al nostro conte, che cela la sua vera identità dietro la barbosa facciata di storico dei classici greci e latini, rigoroso e perfezionista fino all’eccesso, serve una moglie per portare avanti il nome della casata. Da bravo metodico qual è, stila una lista con i nomi delle varie candidate selezionate in base a specifiche caratteristiche e in cima alla lista, ovviamente, c’è proprio Augusta Ballinger, del ramo di famiglia dei Northumberland, ossia la parte più sanguigna e ribelle della famiglia, ma anche la più leale e devota nei legami di sangue. L’attrazione tra i due si sente sin dall’inizio, peccato che i loro due temperamenti proprio d’amore e d’accordo non ci vadano; preciso e rigoroso lui, scapestrata e impulsiva lei, i due ogni volta che si incontrano fanno scintille. E dopo una situazione rocambolesca di troppo, convolano a nozze senza troppi indugi. A gettare ombre sul matrimonio però ci pensano appunto i fantasmi del passato che non sono per nulla intenzionati a lasciare in pace la novella coppia che si ritrova dunque coinvolta in una vorticosa spirale di indagini, omicidi e inseguimenti a poco tempo dalle nozze. Ovviamente, tutto è bene quel che finisce bene e, dopo qualche peripezia, Augusta e Harry si possono finalmente godere gli agi della contea e della pace.

Ora perché non mi ha convinto fino in fondo questo romanzo? Per tutta una serie di motivi, primo tra i quali appunto la trama non ben definita. Potrei poi aggiungere che non ho apprezzato il costante ribadire da parte della famiglia della protagonista, da lei stessa e da chiunque la conoscesse “io sono/lei è una Ballinger del Northumberland e quindi si comporta per forza in tal modo” oppure “che ti aspettavi è una Ballinger del Northumberland” e altre mille mila variazioni sul tema, a pagina dieci ormai era estremamente chiaro a che ramo della famiglia appartenesse la giovane; come se poi potesse essere sensato definire le azioni e i comportamenti di una persona solo in base al ramo famigliare cui appartiene, bah. Non mi è piaciuta nemmeno la fretta che l’autrice ha avuto nel “concludere l’affare”, a nemmeno un terzo del libro era già tutto concluso, non un corteggiamento, non qualche approfondimento di conoscenza, nulla, Harry ha deciso e Harry ha fatto, punto. Di nuovo bah, soprattutto considerando che Augusta è la co-fondatrice di un club esclusivo per sole donne che ricalca e ridicolizza in qualche maniera quelli per soli uomini, tipici dell’epoca, in cui si può discutere di qualunque argomento senza limiti di tematica o di genere, un concetto dunque estremamente moderno per il tempo (fin troppo a volte) che rispecchia appieno il suo modo di pensare. Altra cosa estremamente “moderna” e poco precisa per l’ambientazione storica è proprio il lessico e il gergo utilizzato dall’autrice, troppo confidenziale da subito, troppi pochi formalismi e in generale una parlata troppo simile a quella dei giorni nostri. E ancora, l’ambientazione non è pervenuta, non ci sono particolari e dettagli che si connettano maggiormente all’epoca riguardanti la moda, le convenzioni, eccetera, o quanto meno ne ho trovati molto pochi.

Dopo tutte queste polemiche qualcuno potrebbe dunque pensare che la lettura non sia stata piacevole e invece no, tutto sommato lo stile è scorrevole e chiaro e la storia si fa leggere volentieri, senza affaticare il cervello stanco da una lunga giornata. È un vero peccato che l’impressione generale sia di un lavoro raffazzonato senza alcuna base, se non quelle di tipo generale, o senza una conoscenza approfondita del periodo storico, perché qualche dettaglio in più o più curato lo avrebbe reso un libro notevolmente migliore.
Voto: 3 tazzine di caffè the decisamente annacquato


Eleonora



Fonte immagini: Pinterest

mercoledì 1 marzo 2023

Recensione: "Il lusso della giovinezza" di Gaetano Savatteri (a cura di Ms Rosewater)

Buongiorno! ^^
Oggi la nostra Ms Rosewater torna a parlarci di Gaetano Savatteri e del suo Saverio Lamanna. Scoprite cosa pensa di questo giallo e dei personaggi ai quali è già un po' affezionata. Conoscete la Saga di Makàri? Fatecelo sapere nei commenti ;)

Il lusso della giovinezza
di Gaetano Savatteri

Prezzo: 9,99 € (eBook) 14,00 € (cop. flessibile)
Pagine: 152
Genere: narrativa gialla
Editore: Sellerio Editore Palermo (collana La memoria)
Data di pubblicazione: 5 novembre 2020
Acquista su: IBS, laFeltrinelli

Ritornano con una nuova avventura i due investigatori involontari, Saverio Lamanna, giornalista senza lavoro, sarcastico e realista, e Peppe Piccionello, sua spalla, confidente e mentore. Nati e cresciuti al livello del mare, si trovano in trasferta sulle alte Madonie in soccorso di Suleima, sconfortata per la morte del suo ultimo datore di lavoro. Un incidente di montagna che però presto si rivela molto più che una tragica fatalità. Senza tradire la sua cifra ironica e sarcastica, Savatteri racconta il dramma quotidiano del rapporto con il futuro, dello scontro tra generazioni che ha sancito la rottura del patto tra padri e figli.

I libri di Saverio Lamanna mi capitano in mano per caso: li trovo nella catasta di volumi in attesa sul comodino e li leggo senza chiedermi a che punto si trovino della Saga di Makàri; sono leggeri - anzi leggerissimi - e divertenti, il loro fascino risiede essenzialmente nei dialoghi fulminanti e veloci e nella caratterizzazione rapida ed efficace di alcuni personaggi, come Piccionello (compare di Saverio), ma anche in alcune esilaranti descrizioni di situazioni legate alla vita in Sicilia (come il tour gastronomico di “La regola dello svantaggio”). Lamanna inciampa nelle indagini senza un vero perché, utilizza molto più l'intuito e il senso comune della razionalità, capovolgendo le regole dettate dalla letteratura di genere anglosassone, finendo per indovinare il colpevole come si fa a casa guardando un telefilm dell'Ispettore Barnaby.

Pubblicato alla fine del 2020 (quindi il più recente della serie), questo romanzo è costruito sul rapporto tra generazioni, la vecchia e vecchissima Sicilia e quella emergente, del futuro: Suleima, compagna di Lamanna, ed Emma, nipote di Piccionello, sono nelle Madonie e collaborano a un progetto economico rivoluzionario messo in piedi da un americano, Steve; quando quest'ultimo viene ritrovato morto in fondo a un crepaccio, Lamanna e Piccionello accorrono a consolare le due giovani. Tuttavia, il gruppo di trentenni mal sopporta la presenza di due over 40, percepiti come intrusi, e mentre Saverio fa ipotesi sul possibile assassino e combina qualche guaio, riceve una visita di papà, amici e zii e minaccia un pezzo grosso del posto, Suleima e i compagni del progetto, delusi e traditi dal vecchio mondo, si mettono a litigare con i loro ospiti e con il resto della comunità.

Più ancora che nei racconti di “Quattro indagini a Makàri” la trama poliziesca è un pretesto per raccontare un'altra storia, a volte legata alla mafia, qui il conflitto generazionale in atto, montato ad arte per coprire ben altre responsabilità. Forse a causa della data di pubblicazione, credo che lo scrittore abbia voluto materializzare non solo i pensieri di chiunque abbia raggiunto l'età adulta e matura e si confronti con le nuove generazioni, ma anche le angosce vissute nei mesi del lockdown, durante i quali non solo la popolazione anziana, dei padri e dei nonni, veniva falcidiata dalla malattia, ma era considerata sacrificabile. In un certo senso in queste pagine si consuma la fine dell'innocenza della spensierata compagnia di Makàri, anche per Saverio arriva il momento della consapevolezza di non essere destinato a un'eterna gioventù, di cominciare a passare dalla parte del passato, e non è un caso che Suleima inizi a parlare di bambini e di famiglia.

Il paese immobile di cui la Sicilia è un'epitome, non è però ostaggio dei vecchi (“I vecchi non esistono!” dice Lamanna senior), ma degli interessi di coloro che cercano di mettere le mani su tutto, creando e sfruttando divisioni per mantenere una posizione di potere. I ventenni e trentenni seguaci di Steve sono arrabbiati, vogliono una possibilità che la loro terra non è stata in grado di dargli, si sentono accerchiati. Scopriranno che il nemico non dipende dalla connotazione anagrafica. Savatteri manda avanti la compagnia dei suoi personaggi per dare corpo a riflessioni amare, pessimiste, a tratti davvero cupe, cui il finale solare, che ci riporta al mare, con (ahimé scontate) prospettive di un futuro famigliare per Lamanna, e Piccionello che bussa alla porta col gateau di patate, pone solo parziale rimedio, lasciando una certa inquietudine, come se l'autore non fosse riuscito a scrollarsi realmente di dosso l'angoscia.

Qualche punto debole c'è, la mancanza di caratterizzazione di Steve, non molto più di un nome che echeggia da una pagina all'altra ma che non ha una faccia, un carattere, una vera storia; i frequenti incontri amorosi della coppia Saverio-Suleima che fungono da chiusura di scene e capitoli e alla fine diventano prevedibili e ripetitivi, il monologo finale del protagonista che suona banalotto nel suo hanno tutti ragione.

Il libro scorre comunque piacevole e non mancano, per chi li sa trovare, giochi di citazioni di film e alcune scene particolarmente gustose in cui si riconosce lo spirito dei primi racconti, su tutte la cena di Saverio con il padre, gli zii, Mimì e un'ospite d'onore e la notte in pronto soccorso di Piccionello ed Emma. 

Ms Rosewater

lunedì 26 dicembre 2022

Recensione: "A cena con l'assassino" di Alexandra Benedict (a cura di Melz)

Buongiorno, lettor*! ^^
Oggi concludiamo la settimana dedicata alle recensioni natalizie qui sul blog. La nostra Melz ha letto A cena con l'assassino, un giallo in perfetto stile Agatha Christie, con atmosfere davvero azzeccate. Scopritelo nella recensione che segue e fateci sapere cosa ne pensate. A presto! ;)

A cena con l'assassino
di Alexandra Benedict

Prezzo: 5,99 € (eBook) 9,90 € (cop. flessibile)
Pagine: 288
Genere: giallo
Editore: Newton Compton Editori
Data di pubblicazione: 31 ottobre 2022

Lily Armitage ha deciso che non metterà mai più piede a Endgame House, la grande dimora di famiglia in cui sua madre è morta ventuno anni prima. I suoi propositi, però, vacillano quando riceve una lettera dalla zia, che la invita alla sfida tradizionale che si tiene ogni anno: il Gioco di Natale. In cosa consiste? I partecipanti dovranno trovare dodici chiavi con i dodici indizi a disposizione. Quest'anno c'è un premio speciale: l'atto di proprietà di Endgame House. A Lily non interessa nulla della casa, ma nel biglietto c'è un dettaglio che basta da solo a convincerla: durante i giochi verranno rivelati gli indizi per scoprire finalmente la verità sulla morte di sua madre. Ma è davvero così o si tratta di uno scherzo di pessimo gusto? Per scoprirlo, Lily deve trascorrere dodici giorni nella grande casa insieme ai cugini, risolvendo enigmi e indovinelli per rivelare, uno a uno, i segreti più oscuri della famiglia Armitage. Quando una tempesta di neve isola la casa da ogni contatto con l'esterno, tutto può succedere...

Prima di iniziare la recensione, colgo l’occasione per fare a tutti gli auguri di Buone Feste (sebbene il Natale sia ormai passato). Il mio augurio è che chiunque possa trovare uno scorcio di serenità in un anno in cui l’atmosfera festiva si sente ancor meno. Ma chi meglio dei libri a tenerci compagnia e farci viaggiare in posti in cui il Natale esiste ancora? Il libro di cui vi parlerò questo Natale ha vibes che non vorrei rivivere sulla mia pelle, ma ha la neve e già quello basta a sentire di più l’aria di Natale *risata isterica*.

E’ un Newton Compton e purtroppo io con questa casa editrice ho avuto esperienze più negative che positive, per questo motivo anche se copertina e trama mi attiravano tantissimo esitavo a comprarlo. Immaginate che bella sorpresa quando ho visto che Franci me ne aveva regalato una copia per Natale (grazie ancora Franci <3). Non farò nessun tipo di spoiler: parlare di un giallo inserendo dei dettagli precisi lo è automaticamente quindi mi limiterò a parlarvi dei suoi punti forti e di quelli deboli. Una cosa, però, posso anticiparvela: mi è piaciuto veramente tanto.

A inizio libro ci sono due giochi per il lettore e questo per me è stata una po’ la parte negativa, ma per puro gusto personale. Non mi piace leggere e scoprire anagrammi, voglio rilassarmi e godermi la suspense, indizio dopo indizio. Capisco però che possa essere un punto vincente per lettori meno pigri di me. Alexandra Benedict voleva mettere alla prova il lettore, ma diciamo che per quanto mi riguarda un thriller può anche limitarsi a mettere i bastoni tra le ruote al protagonista e basta; la mia sfida è già quella di scoprire il finale.

Le ambientazioni invece, come vi dicevo prima, hanno quello stile inquietante, ma natalizio e sono la mia parte preferita del romanzo. Ti fanno sentire a casa e, allo stesso tempo, incredibilmente estranea. Vengono descritte tramite sensazioni, un pizzico di nostalgia (molto poca) e paura di scoprire la verità. Mi sono piaciute quasi tutte le descrizioni, a parte quelle sull’abbigliamento delle persone. La protagonista è una stilista e per tale motivo usa espressioni come “vestita Stella McCartney” e questo, certo, mi dice che è molto ricca, ma non sapendo chi sia questa persona non riesco a figurarmela.

Il labirinto è enorme, uno dei più grandi del Regno Unito... Le curve e i vicoli ciechi sono ricoperti dalla neve. La parte superiore delle grandi siepi è bianca, i sentieri si sviluppano nell’ombra, ma non sono evidenti come un tempo perché non è stata effettuata una potatura precisa. I suoi occhi, però, riescono ancora a seguire la strada fino alla zona nascosta in cui mamma venne ritrovata.

Tutto il romanzo si basa sul presunto omicidio della madre di Lily (fatto passare per suicidio) e il ritmo è adatto a un romanzo del genere. Nonostante i primi capitoli un po’ lenti, diventa poi sempre più incalzante e non cala mai. La casa in questione si chiama Endgame House e non mi sarei aspettata niente di meno che una serie di difficoltà da risolvere con l’astuzia, di questo non ne sono stata affatto delusa. Altro punto a favore la caratterizzazione dei personaggi, tramite dialoghi brillanti si riesce a capire subito chi è l’artefice della battuta velenosa di turno. Impeccabile.

“A cena con l’assassino” è un libro adatto sicuramente agli amanti del genere, ricorda molto le antiche atmosfere dei romanzi di Agatha Cristie, ma anche a chi vuole leggere un libro natalizio fuori dagli schemi, un libro da leggere tutto d’un fiato. Questa volta la Newton Compton ha fatto centro.

Melz

Fonte immagini: Pinterest

venerdì 30 settembre 2022

Review Party: "Chi ha ucciso Mr. Wickham?" di Claudia Gray

Buongiorno, lettor*! ^^
Oggi tocca a me parlarvi di Chi ha ucciso Mr. Wickham?, di Claudia Gray, un giallo storico ambientato nel 1820 che ho davvero adorato! Sono una grande amante dei romanzi di Jane Austen e non mi sarei mai aspettata di ritrovare in un unico libro tutti i protagonisti dei suoi romanzi più famosi. Beh, Claudia Gray ci regala questo e un bell’omicidio…
Continuate a leggere per saperne di più!

Chi ha ucciso Mr. Wickham?
di Claudia Gray

Prezzo: 9,99 € (eBook) 19,90 € (cop. flessibile)
Pagine: 412
Genere: giallo, storico
Editore: Piemme
Data di pubblicazione: 20 settembre 2022

Il mondo regency si tinge di giallo. Il romanzo che sarebbe stato scritto se Jane Austen e Agatha Christie avessero preso un tè insieme. E se i più famosi e amati personaggi di Jane Austen si scoprissero detective... o magari assassini? È un'estate molto calda a Donwell Abbey, residenza di Emma Knightley e marito, che, ormai sposati da sedici anni, si godono la meritata felicità, su cui nessuno avrebbe scommesso. Nonostante il caldo, però, i doveri della vita sociale non si fermano: Mrs e Mr Knightley stanno organizzando un summer party, i cui invitati, ivi compresi Elizabeth Bennet e il marito, Mr Darcy, sono pronti a godersi chiacchiere e socialità, conditi naturalmente di tè e buone maniere. Ma c'è qualcuno che non è affatto bene accetto: Mr Wickham, il personaggio più cattivo di Orgoglio e pregiudizio, l'odioso amico di Darcy, che gli altri ospiti, in barba al bon ton, sarebbero ben felici di vedere morto. Eppure restano tutti a bocca aperta quando si ritrovano davanti nientedimeno che il suo cadavere. Adesso che ci è scappato il morto, gli invitati sono tutti nella lista dei sospettati, e tutti sono ugualmente prigionieri della splendida casa di campagna dei signori Knightley, consapevoli che tra loro c'è un assassino. Tra Emma, L'abbazia di Northanger, Ragione e sentimento e naturalmente l'intramontabile Orgoglio e pregiudizio, un irresistibile giallo regency che è anche un gioco letterario in cui figurano tutti, ma proprio tutti, i personaggi più amati di Jane Austen.

Penso fosse uno dei miei desideri più reconditi leggere un romanzo come Chi ha ucciso Mr. Wickham?, perché mi sono ritrovata a esaltarmi come una ragazzina mentre lo leggevo e mi sono resa conto che Claudia Gray ha realizzato praticamente il sogno di ogni Janeite: quello di vedere riuniti in un unico libro tutti i personaggi più famosi dei romanzi di Jane Austen. Come se non bastasse, si tratta anche di un giallo in piena regola e questo ha portato il mio interesse alle stelle. Se già apprezzavo Claudia Gray per alcuni suoi precedenti lavori, dopo questo libro posso dire di amarla davvero. Parlo da fan di Jane Austen e di tutte le sue opere, il mio giudizio è probabilmente troppo di parte, ma mi sono davvero divertita a leggere questo libro, ho adorato il modo in cui l’autrice l’ha impostato, ciò che è stata capace di creare. Con uno stile elegante e perfetto ha ricostruito l’epoca regency dei romanzi più amati di Jane Austen - sebbene si sia presa qualche licenza temporale, si vede che c’è stato un grandissimo e minuzioso lavoro dietro - e ci ha restituito i suoi personaggi senza alterarne lo spirito. Certo, alcuni sono cresciuti, si sono evoluti e portano addosso le tracce del loro nuovo percorso, le normali conseguenze delle vite matrimoniali e non solo, ma l’autrice è riuscita ad arricchire i personaggi, a immaginare e creare futuri plausibili per loro con una naturalezza disarmante. Probabilmente la cara zia Jane avrebbe approvato tutto di questo libro. Anche l’assassinio di Wickham :P Ma, a proposito di Wickham, come si arriva alla sua morte? Claudia Gray ha immaginato una fantastica reunion, come la chiameremmo oggi, a Donwell Abbey, la dimora dei Kinghtley (Emma). Ognuno ha invitato qualche conoscente per motivi disparati e alla fine la coppia si ritrova con più invitati del previsto. Ma non è il caso di allarmarsi, sarà un’occasione come un’altra per socializzare, divertirsi, intrattenersi nella splendida campagna del Surrey. E così, presto varcheranno le porte di Donwell Abbey i coniugi Darcy (Orgoglio e Pregiudizio) con il giovane figlio Jonathan Darcy al seguito, i Brandon (Ragione e Sentimento), i Bertram (Mansfield Park), i Wentworth (Persuasione) e Juliet Tilney, figlia di Catherine Morland e Henry Tilney (L’Abbazia di Northanger). Non tutti si conoscono tra di loro ma il ritrovo darà occasione di farlo. Cene, letture, chiacchiere, thè, giochi e passeggiate sono quanto prevede il programma, ma un terribile temporale guasta i loro piani e soprattutto l’arrivo di un ospite indesiderato: il signor Wickham. Wickham non è cambiato per niente, nonostante tutto quello che ha fatto in passato e i guai che ha procurato, continua a essere il solito manipolatore e arrogante, le sue maniere sono eleganti ma viscide e i suoi intenti sempre sporchi. Adesso è entrato nell’ambito finanziario, trovando il modo di truffare un altro bel po’ di gente, tra cui alcuni dei presenti a Donwell Abbey. Wickham è lì per riscuotere ciò che gli si deve, ma le cose andranno in un altro modo per lui. Costretto a restare alla dimora dei Knightley per via del cattivo tempo, Wickham ne approfitterà per insinuarsi tra gli ospiti e riuscire a ingannare qualcun altro. Ma i suoi perfidi giochi finiscono quando viene ritrovato morto da Juliet Tilney e tutti vengono dichiarati sospettati. A quel punto, a nessuno di loro è concesso allontanarsi dalla dimora fin quando le indagini - condotte da Frank Churchill (e qui abbiamo un altro cameo, da Emma) - non avrà scoperto chi ha commesso l’omicidio. Ma le sue indagini non sembrano seguire la pista giusta ed ecco perché i due giovani della compagnia, Jonathan Darcy e Juliet Tilney, decidono di indagare parallelamente e con metodi non sempre convenzionali.

Ogni persona a Donwell Abbey aveva un motivo per voler morto Wickham e, come nel più classico dei gialli alla Agatha Christie, si iniziano a mettere insieme i pezzi e a carpire gli indizi lasciati qui e lì dall’autrice. Devo dire di non aver intuito fino alla fine chi potesse essere stato e questo dimostra quanto Claudia Gray sia stata davvero brava, non solo nel ricostruire un’epoca tanto lontana e particolareggiata, ma anche nel tirare su un gran bel giallo. Può risultare un po’ lungo in certi punti, lo ammetto, sono più di 400 pagine e quando si legge un giallo si ama anche arrivare presto alla risoluzione del caso, senza troppe digressioni, ma è anche vero che i personaggi sono tanti e l’autrice non ha voluto lasciare nulla al caso. Li ha approfonditi tutti, ha dato a ognuno un movente e ha creato collegamenti credibili che non potevano essere trattati con superficialità o il romanzo sarebbe risultato una buffonata. Anche la società e il contesto sono perfettamente eretti. Mi è piaciuto tantissimo perché ho percepito davvero l’intento di rendere omaggio alla Austen rispettando il suo mondo e i suoi personaggi nella loro precisa essenza e cercando di non alterarli troppo. C’è voluto sicuramente tanto impegno per riuscire in questo. Oltre il lato giallo che, come già detto, ho trovato ben trattato, non potevo non innamorarmi della coppia improvvisata di detective, Jonathan e Juliet, personaggi del tutto nuovi, creati dalla Gray, che ho trovato davvero straordinari (unione prevista da Emma, se avevate qualche dubbio a riguardo :P). Jonathan è così legato alle regole e all’etichetta da fare quasi tenerezza, un suo modo per sentirsi al sicuro, vista la sua indole non proprio socievole (come quella del padre, si potrebbe dire :P). Juliet ha invece il carattere vivace della madre, ha una mente brillante e non è sempre attenta all’etichetta come si converrebbe per una giovane della sua età, ma le si perdona tutto. Dà quel pizzico di modernità e freschezza di cui la storia necessita e compensa benissimo la sua controparte maschile, che tra l’altro è più coinvolto emotivamente, dal momento che anche i suoi amati genitori rientrano tra i sospettati. Non manca la sottile ironia tipica dei romanzi della Austen, non manca il mistero e nemmeno qualche guizzo di romanticismo. È tutto ben equilibrato, a mio parere. Se proprio devo trovare un difetto direi che il cambio repentino dei punti di vista è in alcuni momenti un po’ fastidioso. Capisco che ci sono tanti personaggi e che bisogna dare a ognuno il suo spazio ma la gestione dei pov è stata talvolta destabilizzante. Ciò comunque non toglie fascino al romanzo che è riuscito a conquistarmi con tutto ciò che è stato capace di offrire. È stata una lettura piacevolissima, divertente, intrigante e inaspettata. Spero che Claudia Gray scriva ancora qualche storia del genere ;)
Fonte immagini: Pinterest


Un ringraziamento alla casa editrice per la collaborazione nell'organizzare l'evento e per avermi inviato una copia del romanzo in cambio di un'onesta opinione.

venerdì 19 agosto 2022

Milk, Cookies&Books: libri a merenda - "Palazzo di sangue" di June Hur

Buon pomeriggio! ^^
Oggi per la rubrica “Milk, Cookies&Books: libri a merenda” vi parlo di una lettura un po’ diversa da quelle che ci trovate di solito. Ho letto Palazzo di sangue, di June Hur, un romanzo storico mystery ambientato nella Corea del 1700. È un romanzo per ragazzi (o, forse, sarebbe più indicato come young adult), la trama ruota intorno a degli omicidi, ma non ha descrizioni cruente, la prosa è semplice e alla fine del libro è presente anche un piccolo glossario che chiarisce i termini in coreano usati, per chi non ne avesse dimestichezza (alcuni devo dire che io già li conoscevo grazie ai k-drama che guardo - gli storici poi sono i miei preferiti). Una lettura affascinante con anche una bella storia d'amore slow-burn. Scopritela qui sotto e fatemi sapere se il libro vi ispira! ;)
Ringrazio la casa editrice per la copia inviatami in cambio di una recensione onesta.

Palazzo di sangue
di June Hur

Titolo originale: The Red Palace
Prezzo: 7,99 € (eBook) 15,90 € (cop. flessibile)
Pagine: 319
Genere: romanzo storico, ragazzi, young adult, giallo, mystery
Editore: De Agostini
Data di pubblicazione: 17 maggio 2022

Essere figlia illegittima nella Corea del 1700 significa non avere futuro. E infatti nessuno scommetterebbe su Hyeon, diciotto anni e una passione per la medicina. Neanche chi l'ha messa al mondo. Eppure, la sua determinazione la porta fino al palazzo del principe, dove trova lavoro come infermiera di corte. Non diventerà mai medico, certo, perché è solo una donna, ma se non farà troppo rumore forse riuscirà a ottenere almeno il rispetto di suo padre. Nel palazzo, però, niente è come sembra. Jeongsu, la sua mentore, la mette in guardia fin da subito: i pettegolezzi possono essere pericolosi. Possono esplodere… In una sola notte vengono assassinate quattro donne, i loro corpi sono rinvenuti nell'ambulatorio di Jeongsu. Nessuno ha visto nulla, ma per la polizia trovare un capro espiatorio tra le donne non è difficile. È Jeongsu la colpevole. E merita la morte. Hyeon è certa che la sua amica non abbia commesso quegli omicidi ed è intenzionata a provarlo. Anche se per farlo potrebbe attirare su di sé il biasimo di tutti. Ricostruire i fatti che hanno portato al massacro, però, è più pericoloso del previsto e nemmeno la strana alleanza che Hyeon stringe con Eojin, giovane ispettore dai modi autoritari e lo sguardo intenso, può proteggere la ragazza dalla rovina. Soprattutto perché… la scia di sangue non accenna ad arrestarsi. June Hur dà vita a un romanzo basato su fatti storici reali, l'inquietante storia di un Jack lo Squartatore coreano.

Da grande amante di drama storici coreani, non potevo lasciarmi sfuggire questo libro. Palazzo di sangue si è rivelata una lettura parecchio piacevole, mi ha intrattenuta bene, ho trovato il testo molto scorrevole e l’indagine costruita in maniera intrigante. Siamo nella Corea del 1700, in epoca Joseon. Hyeon è un’infermiera che ha appena ottenuto un posto al palazzo del principe. Ma la stessa notte in cui lei si trova a dover medicare un uomo che finge di essere il principe, nell’ambulatorio della sua mentore, l’infermiera Jeongsu, avviene un massacro. Quattro donne vengono trovate morte e pare proprio che la prima sospettata sia l’infermiera Jeongsu. Ma Hyeon conosce bene l’infermiera, per lei è stata come una sorella maggiore e mai sarebbe stata capace di compiere degli omicidi simili. Decisa a scagionarla, inizia a darsi da fare per scoprire cosa possa essere successo davvero, ritrovandosi in poco tempo invischiata nell’indagine del massacro, grazie anche alla complicità del giovane ispettore Seo Eojin, che vede in lei una valida alleata. Hyeon è intelligente, una ragazza che ha sempre cercato di fare del suo meglio per realizzarsi. Nata fuori dal matrimonio, quindi figlia illegittima, e femmina, a dispetto del desiderio di chi l’ha messa al mondo, Hyeon è intenzionata a non compiere altri errori. Vuole essere degna del rispetto di suo padre, degna di considerazione ed è disposta a lavorare duro per riuscirci. Ma per quanti sforzi faccia, sembra sempre che lui non riesca a esserne fiero. Così Hyeon si lascia coinvolgere in un’avventura più grande di lei, sperando possa portare un cambiamento positivo nella sua vita, ma soprattutto per cercare di salvare da condanna certa una persona innocente come la sua mentore. Ho apprezzato molto la determinazione di Hyeon, che nell’epoca in cui è nata e nella sua condizione, ha sicuramente avuto vita non facile ma è stata in grado di cavarsela. Il suo acume la porterà lontano, le permetterà di stare al passo con un’indagine complicata, di collaborare con la polizia e allo stesso tempo muoversi a palazzo come una spia, per scoprire nuovi dettagli che possano aiutarla a far luce sulla faccenda. Il suo desiderio di essere amata, di essere apprezzata per ciò che è, il suo buon cuore, la rendono una protagonista davvero speciale, con cui è facile empatizzare.

Diversi i personaggi che incontriamo nel romanzo, tutti delineati abbastanza bene. Si potrebbe solo rischiare di confondersi, soprattutto per via dei tanti nomi non facili da ricordare, ma facendo la giusta attenzione si può scampare questo pericolo. Ho amato molto i due protagonisti, Hyeon per il suo essere tanto ribelle in un’epoca in cui poche libertà sono concesse, soprattutto alle donne, e Eojin per la sua integrità e il suo senso di giustizia, che pare non possiedano tutti nella polizia, specialmente se si tratta di indagare a corte. La vicenda del massacro, infatti, si intreccerà con il sospetto che possa essere stato il principe ereditario a commettere gli omicidi e, se così fosse, bisognerebbe considerare che tutto il futuro della dinastia sarebbe a rischio. Ecco perché i due giovani dovranno essere cauti e ponderare bene ogni indizio, senza giungere a conclusioni affrettate. Le indagini li porteranno anche ad avvicinarsi l’uno all’altra, sarà un avvicinamento graduale, tipico di questo genere di storie (esattamente come nei k-drama), fatto di piccoli gesti e sguardi imbarazzati, che però porterà a un bell’epilogo. Il finale è abbastanza scontato, mentre per quanto riguarda il colpevole degli omicidi, penso di aver intuito a metà libro chi fosse ma ho comunque seguito con interesse l’andamento delle indagini, che mai un momento ho trovato noioso o mal gestito. L’ambientazione è la parte migliore del romanzo, mi è sembrata molto accurata ed è uno dei motivi che mi ha tenuta così avvinghiata al libro. Se amate anche voi la cultura coreana, qui la troverete davvero ben trattata, del resto l’autrice è nata in Sud Corea, quindi sa il fatto suo. Probabilmente, tra i romanzi con ambientazione orientale letti fino a ora, è uno dei più validi. Nonostante l’argomento trattato, il romanzo può essere letto da una fascia di lettor* più giovani; non troverete descrizioni macabre, anzi è tutto molto sobrio e non particolarmente cruento, penso però sia più adatto indicarlo come uno young adult. I fatti sono ispirati a una storia vera, come viene rivelato nelle note dell’autrice a fine libro, e alla vita e alla morte del principe ereditario Jangheon, noto come “Sado”, figura che l’ha sempre affascinata. Sebbene venga fatto anche un confronto con Jack lo Squartatore, posso assicurarvi che il paragone non è realmente calzante. Vi consiglio Palazzo di Sangue se amate i gialli e i misteri da risolvere, se amate le storie con ambientazioni uniche e culture diverse dalla nostra, se vi piacciono le storie d’amore tenere e appena accennate. Vi terrà buona compagnia, soprattutto se volete ritrovare il mondo dei k-drama storici anche in un libro. Una lettura piacevole, appassionante, scritta bene, non nego che mi piacerebbe leggere ancora storie simili. Di sicuro terrò d'occhio l'autrice ;)
Fonte immagini: Pinterest

lunedì 6 giugno 2022

Recensione: "Il caso Alaska Sanders" di Joël Dicker (a cura di Melz)

Buongiorno, lettor*! Come avete trascorso il weekend? ^^
Oggi è Melz a inaugurare la nuova settimana con la recensione di Il caso Alaska Sanders, di Joël Dicker, attesissimo seguito del bestseller La verità sul caso Harry Quebert. Più di 600 pagine di indagini che ha divorato. Scoprite la sua opinione e fateci sapere se anche voi amate i libri di Dicker quanto lei ;) A presto!

Il caso Alaska Sanders
di Joël Dicker

Prezzo: 11,99 € (eBook) 22,00 € (cop. flessibile)
Pagine: 630
Genere: giallo, poliziesco
Editore: La nave di Teseo
Data di pubblicazione: 23 maggio 2022

Aprile 1999, Mount Pleasant, New Hampshire. Il corpo di una giovane donna, Alaska Sanders, viene ritrovato in riva a un lago. L’inchiesta viene rapidamente chiusa, la polizia ottiene le confessioni del colpevole, che si uccide subito dopo, e del suo complice. Undici anni più tardi, però, il caso si ripresenta. Il sergente Perry Gahalowood, che all’epoca si era occupato delle indagini, riceve una inquietante lettera anonima. E se avesse seguito una falsa pista? L’aiuto del suo amico scrittore Marcus Goldman, che ha appena ottenuto un enorme successo con La verità sul caso Harry Quebert, ispirato dalla loro comune esperienza, sarà ancora una volta fondamentale per scoprire la verità. Ma c’è un mistero nel mistero: la scomparsa di Harry Quebert. I fantasmi del passato ritornano e, fra di essi, quello di Harry Quebert.

Un caso non è mai veramente chiuso, e questo Marcus Goldman lo sa bene da La Verità sul caso Harry Quebert, che lo vede come investigatore di un caso di omicidio, nonostante lui sia uno scrittore in blocco e non un poliziotto. Ah, Joël, quanto ci hai fatto attendere per questo nuovo libro, era dal 2020 che non avevo notizie di uno, ormai, dei miei scrittori preferiti. Ma, devo proprio ammetterlo, sei tornato alla grande!

Il caso Alaska Sanders, precisamente il sesto libro dello scrittore svizzero Joël Dicker, è niente poco di meno che il seguito del suo più grande successo: La verità sul caso Harry Quebert che lo ha consacrato come scrittore acclamato a tutti gli effetti ed è il terzo romanzo che vede come protagonista quel simpaticone ficcanaso di Marcus Goldman. Ma è necessario aver letto gli altri due? L’opinione si divide. Di certo serve aver letto il primo, ma del terzo, Il libro dei Baltimore (il mio preferito, per giunta), non tutti la pensano allo stesso modo. Dal canto mio, direi di sì, per cogliere appieno ogni storia e sfumatura, anche se l’ordine cronologico direbbe il contrario:

Ordine cronologico dei racconti
La verità sul caso Harry Quebert (raccontato da Marcus Goldman nel 2008)
Il caso Alaska Sanders (raccontato da Marcus Goldman nel 2010)
Il libro dei Baltimore (un racconto che risale a prima degli altri due, ma che Marcus Goldman decide di narrare solo dopo il 2010)

Ordine di uscita dei libri di Joël Dicker
La verità sul caso Harry Quebert (2013) 
Il libro dei Baltimore (2018)
Il caso Alaska Sanders (2022)

Perché consiglio l’ordine di uscita? Semplicemente perché Joël, lo scrittore vero e non fittizio (Marcus), sa benissimo che noi fan abbiamo già letto Il libro dei Baltimore e ha inserito precisi elementi che io ho amato e mi hanno fatto scendere una lacrimuccia al pensiero. Perciò, in definitiva, leggere La verità sul caso Harry Quebert è strettamente necessario (nonostante Marcus racconti qualcosa, sarebbe davvero lento sorbirsi alcune parti del libro e anche frustrante non capirle per bene); Il libro dei Bartimore è una vostra scelta per comprendere Marcus e, credetemi, ne vale davvero la pena. Senza contare che, se non lo avete letto prima, lo fareste comunque subito dopo perché c’è parecchia auto-promozione all’interno del libro stesso, sarà impossibile non fiondarsi sulla storia di Woody e Hillel.

“Questo libro non ha lo scopo di raccontare dei Goldman di Baltimore, e se ne parlo qui è perché oggi mi rendo conto che probabilmente fu quella notte, ad Harbour Island, che germogliò nel mio cervello di scrittore l’idea di dedicare loro un libro che alla fine avrei scritto due anni dopo: il Libro dei Baltimore”.

Il caso Alaska Sanders, come quello di Nola Kellergan, torna a galla anni dopo la morte della vittima proprio quando Marcus ha di nuovo perso la strada della sua vita. È un caso strano, risolto troppo in fretta e con un mucchio di lacune perché intriso di sangue e tragedie anche durante l’indagine. Ma, la cosa bella e sorprendente di questo romanzo è che il vero protagonista non è Marcus, nonostante sia centrale, ma il poliziotto burbero dalle cravatte improponibili già conosciuto nel racconto riguardante Harry: Perry Gahalowood. Questo mi ha sorpresa e resa felice, eravamo già entrati per due libri nella confusione di Marcus, nella sua voglia di trovare la sua strada in tutto quel talento e quel successo che non gli permettono di vivere la sua vita appieno. Ma di Perry si sapeva il giusto e qui abbiamo scoperto tanto. Senza contare che se mai ne faranno una serie TV e gli attori fossero gli stessi della serie madre, sarebbe Damon Wayans Jr. a interpretarlo di nuovo (l’amatissimo Coach di New Girl).

“Non mi piacciono i ricordi, scrittore. Perché ispirano nostalgia. E sa quanta poca considerazione abbia della nostalgia. Lei non è l’unico a dover fare i conti con dei fantasmi.”

Ovviamente non posso dire una parola sulla risoluzione del caso di Alaska, farei degli spoiler assurdi. Quello che posso dire è che Joël è l’unico scrittore di gialli polizieschi che riesce a farmela ogni santa volta: a poco sono serviti i post-it dove segnavo ogni mia teoria o tutti gli appunti presi. Lo scrittore anticipa le cose senza dire il soggetto, lascia indizi sparsi così lontani tra loro che è difficilissimo coglierli anche segnandoli. Se qualcuno di voi ha mai risolto un suo libro prima della fine, mi inchino umilmente.

Alaska è una ragazza bellissima, apparentemente perfetta, che vuole diventare un’attrice. Vive una vita normalissima a Salem (le streghe non c’entrano nulla, tranquilli) e vince un prestigioso concorso di bellezza. Di punto in bianco, dopo una lite con suo padre per il fumo illegale di marjuana, decide di andare a vivere con il suo nuovo ragazzo, Walter, rinunciando ai suoi sogni e iniziando a lavorare in un autogrill. La mattina del 2 aprile 1999 Alaska viene trovata senza vita. Ma chi l’ha uccisa? Chi mai avrebbe potuto volerla morta? E perché è andata via da Salem per una piccola lite, rinunciando a tutto?

È un romanzo misto: indagine, segreti scomodi e tanta, tanta umanità. Sì, perché le oltre 600 pagine di libro narrano di vita, di relazioni umane, di amicizie vere, di personalità disparate e di lutti sconvolgenti. Ogni personaggio nei libri di Joël, e ovviamente questo non fa eccezione, potrebbe essere il colpevole, anche quello più marginale, perché sono veri, vibranti, ognuno di loro ha del dolore interno che potrebbe portarlo a compiere un atto del genere per motivi ben precisi: vendetta? Delusione? Chi può saperlo. Sono così ben caratterizzati che a un certo punto inizi a renderti conto chi possa aver fatto davvero alcune mosse. Ad esempio, Walter è impulsivo e ad alcune accuse storcevo il naso, ma non perché Joël si sia limitato a scrivere “è impulsivo”, ma perché questo trapelava da ogni gesto, ogni parola, ogni sua emozione. Questo scrittore ha un dono incredibile e spero che molti altri decidano di leggere questi libri meravigliosi fatti di persone vere e moventi troppo reali (per quanto mi riguarda, solo l’Enigma della stanza 622 fu un po’ forzata come storia, poi nient’altro).

“La grande debolezza della morte è che può vincere solo la materia. Non può nulla contro i ricordi e i sentimenti. Al contrario, li ravviva, li radica in noi per sempre, come se volesse farsi perdonare dicendoci: è vero vi sto togliendo molto, ma guardate tutto quello che vi lascio.”

Le parti che riguardano Harry sono in assoluto tra le mie preferite del libro. In qualche strano, assurdo modo, riusciamo ancora di più a entrare nella singolare amicizia che lo lega a Marcus. Ebbene sì, c’era ancora altro da mostrare dopo La verità sul caso Harry Quebert! Inutile girarci intorno, Harry non è affatto una persona esemplare, è semplicemente umano come tutti e ha commesso errori più o meno gravi, e l’amicizia che lo lega a Marcus (suo allievo, quindi molto più piccolo) è sempre sembrata un po’ controversa. E lo è. Harry ha di sicuro tra le battute più belle dei libri di questo scrittore, e qui non fa eccezione, spiegando il perché di parecchie sue mosse nei confronti del giovane amico. Nonostante tutto, però, sa quanto Marcus valga e ora, dopo aver vissuto la sua vita e aver trovato un po’ di sollievo, vuole spingerlo ad avere tutto quello che lui non è riuscito a ottenere. Harry mi ha nuovamente commossa.

“In tutti noi c’è un gabbiano, la tentazione di cedere a facile poltroneria. Ricordati di combatterla sempre, Marcus. La maggior parte dell’umanità è gregaria, ma tu sei diverso. Perché sei uno scrittore. E gli scrittori sono esseri a parte. Non dimenticarlo mai.”

Insomma, io non ho davvero nulla da dire a questo romanzo. È scorrevole, scritto magnificamente, ogni pezzo sparso del puzzle torna al suo posto pagina dopo pagina dopo inaspettati colpi di scena. L’unica cosa è che il cognome di un personaggio è Donovan. Si sa, quando c’è di mezzo un Donovan c’è sempre un mai-una-gioia e ho pensato per tutto il tempo a lui, l’unico rimasto sempre umano in quel di Mystic Falls:

Ciao Matt, insegna a tutti come sopravvivere ai vampiri

Chi lo sa, magari potrebbe essere proprio lui a interpretare Eric Donovan in un’eventuale serie TV, io ce lo vedo, e voi?

Caro Amazon, ho bisogno di vedere la trasposizione seriale di questo libro, ok? Ho bisogno di vedere con i miei occhi di nuovo Marcus e Perry, e se ci infili di nuovo Patrick Dempsey come Harry ecco... non mi offendo mica! Se avete letto La verità sul caso Harry Quebert dovete fare due cose: guardare la serie TV disponibile su Prime Video (una delle trasposizioni meglio riuscite che abbia mai avuto l’onore di guardare) e leggere gli altri. Se non l’avete letto beh... che state aspettando?

Ho un altro argomento per convincervi: Joël Dicker è uno gnocco classe ’85, leggendo i suoi romanzi avrete modo di trovare un argomento per conquistarlo *occhiolino*  
Il libro dei Baltimore è il mio 5 stelle per eccellenza di questo genere e di questo autore, perciò darò a questo lo stesso voto di La Verità sul caso Harry Quebert: 4 tazzine e mezzo.

Melz

Photo credit: @sonomelz
Fonte immagini: Hallofseries, magialibri.com, thetvdb.com

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