Buongiorno lettor*! ^^
Oggi non parliamo di libri, bensì di film. La nostra Ms Rosewater ha recuperato un titolo un po' datato e sicuramente particolare ma lo ha trovato strepitoso e non vedeva l'ora di consigliarvelo. Ecco quindi che abbiamo riesumato una rubrichetta molto amata, Coffee&Ciak, dedicata a film e serie tv. Dogs don't wear pants è disponibile su Mubi ed è perfetto per chi ha amato Secretary. Scoprite tutto nella sua recensione ;) A presto!
Dogs don't wear pants
di Yukka Pekka Valkepaa (2019)
Disponibile su piattaforma Mubi
Adatto a un pubblico adulto.
Trama: Juha ha perso la moglie in un incidente di annegamento. Anni dopo si sente ancora insensibile e incapace di entrare in contatto con altre persone. L'incontro con Mona, una dominatrice, cambia tutto (Fonte: IMDb)
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Uno dei miei film preferiti degli anni 90 s'intitola Secretary, una produzione indipendente con Maggie Gwyllenal e James Spader nel quale si racconta la storia di una ragazza autolesionista che scopre il piacere masochista attraverso la relazione con il suo sadico datore di lavoro.
Dogs don't wear pants è una nuova, aggiornata incursione nel mondo del BDSM ad opera del regista finlandese Jukka Pekka Valkepaa: siamo lontani dalle atmosfere surreali e bizzarre, un po' fiabesche di Secretary, ma anche qui il protagonista, il chirurgo Juha, trova casualmente (accompagnando la figlia a farsi un piercing) un insperato sollievo dalla propria sofferenza personale nelle pratiche esercitate da una dominatrix che si fa chiamare Mona.
Juha inizia a incontrare Mona, torna ancora e ancora da lei chiedendole di spingersi ogni volta più in là fino a violare i limiti della propria incolumità e finendo per spaventarla. Da qui inizia un inseguimento che li porterà a una conclusione imprevedibile.
Come Secretary, anche Dogs don't wear pants affronta il dolore e il lutto con una prospettiva inaspettata. L'elemento BDSM non è una scenografia né uno specchietto per attirare un pubblico pruriginoso, ma viene sviluppato appieno generando situazioni ora comiche ora inquietanti, mostrando senza giudizio e lasciando allo spettatore l'interpretazione delle azioni dei protagonisti. Il corpo, in senso quanto mai ampio, si trova centro del racconto, Juha, è medico, Mona, una fisioterapista, conoscono bene il corpo, le sue reazioni, i suoi segreti: la parte più visibile di loro si dedica alla cura, ad alleviare la sofferenza, a raggiungere il benessere. Il dolore, fisico e morale, (come la malattia) è il lato oscuro che molti vorrebbero eludere ma esiste comunque. Invece di sfuggirlo Juha e Mona lo affrontano facendo della propria carne lo strumento di esplorazione dell'ignoto e di svelamento, attraverso il quale rinunciano al controllo, si offrono incuranti delle conseguenze, accettano di superare i limiti delle convenzioni e di ciò che è riconosciuto come normale.
Nel solco del low profile di Kaurismaki, Jukka Pekka Valkepaa maneggia con cura materiali estremi, evitando spettacolarizzazione, giudizio, battute facili, anzi, battute in generale, limitando i dialoghi e abolendo le ellissi nelle scene degli intensi incontri tra Juha e Mona. Alcune di queste sono oggettivamente forti, ma non c'è reale violenza, non c'è crudeltà né compiacimento.
Questo tono quasi dimesso riesce a dare luce a due caratteri tormentati rinunciando suscitare facile empatia nei loro confronti, con uno stile originale, pulito.
I protagonisti Krista Kosonen (Mona) e Pekka Strang (Juha), affrontano i propri personaggi con bravura e grazia, facendoli davvero loro.
Quindi, non vi spaventate e cercate questo film, lo amerete.
5 tazzine
Ms Rosewater
Fonte immagine: IMDb




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