coffee_books

mercoledì 6 luglio 2022

Recensione: "Il talento di Mr. Ripley" di Patricia Highsmith (a cura di Ms Rosewater)

Buongiorno, lettor*! ^^
Oggi la nostra Ms Rosewater ci parla di un romanzo da cui è stato tratto un film di successo e che sicuramente conoscerete: Il talento di Mr. Ripley, di Patricia Highsmith. Curios* di scoprire la sua opinione a riguardo? Vi lascio alla recensione e, se vi va, lasciateci dopo un commento. 
A presto!

Il talento di Mr. Ripley
di Patricia Highsmith

Prezzo: 7,99 € (eBook) 9,90 € (cop. flessibile)
Pagine: 273
Genere: thriller, thriller-psicologico, mystery
Editore: La Nave di Teseo
Data di pubblicazione: 26 luglio 2017

Napoli, anni cinquanta. Il giovane e spiantato Tom Ripley sbarca da New York in missione per conto del ricco Mr. Greenleaf. Deve convincere il figlio di lui, Dickie, a ritornare in America. Ma l’incontro con Dickie, un ragazzo bellissimo che dalla vita ha avuto tutto, fa nascere un’idea nella mente di Tom: non potrebbe sostituirsi a lui e vivere una vita senza problemi? È l’inizio di un’avventura insieme terribile e coinvolgente, in cui Patricia Highsmith conduce per mano il lettore nei percorsi mentali di un assassino senza scrupoli, e forse proprio per questo irresistibile. Torna finalmente in una nuova edizione rivista il capolavoro di Patricia Highsmith, il romanzo che ha scolpito per sempre nella storia della letteratura un personaggio indimenticabile: Tom Ripley.

1955: nell'anno della nascita dei ristoranti McDonald e delle prime proteste contro la segregazione razziale, Patricia Highsmith diede vita a un personaggio in apparente controtendenza, un giovane orfano, un solitario e senza prospettive, cresciuto da un'arcigna zia, che si arrabatta in piccole truffe, lavoretti noiosi e scrocca ospitalità agli amici. Tom Ripley non è interessato alla politica, ai movimenti civili, a quell'onda di cui forse ancora non s'intuisce la portata, ma che si sta alzando e travolgerà in pochi anni la società americana; preferisce farsi invitare a feste e cocktails dove cerca di rendersi attraente sfruttando la propria parlantina e immaginazione, cerca di frequentare persone interessanti, meglio se ricche e, nonostante l'apparente immobilità della propria condizione, ambisce ad accedere a una posizione migliore, per sé solo. E' uno che scappa, sempre e da sempre, fin da che iniziasse il libro. I suoi sensi sono perennemente all'erta, e mentre si nasconde (da un debito, un padrone di casa, un amante) valuta ogni mossa possibile e ogni occasione di trarre un vantaggio.

L'uomo che sta seguendo Ripley da un bar all'altro quando inizia il libro è in realtà il padre di un suo conoscente, il giovane e ricco Dickie Greenleaf, che lo vuole assumere per convincere il figlio a fare ritorno dal suo soggiorno in Italia per occuparsi della ditta di famiglia. Inizialmente prudente, Tom coglie con entusiasmo l'opportunità per lasciare la sua squallida esistenza newyorkese e tuffarsi in una serie di fantasticherie sui possibili gloriosi sviluppi della sua missione che gli porteranno denaro, considerazione e forse amore. Parte dunque, abbandona senza rimpianto i compagni e le poche amicizie, nonché qualche affare sospeso, ma le cose non vanno proprio come si era immaginato e, arrivato a Mondello, in Sicilia, fatica a conquistarsi la fiducia di Dickie. Da queste difficoltà emergerà inaspettatamente il vero talento del modesto, dimesso Tom Ripley.

Avvolgente e ossessivo, il romanzo si sviluppa in modo claustrofobico, inchiodando il lettore al punto di vista del protagonista: viene descritto ogni pensiero, ogni mutamento dell'umore e come influenza il più banale cambiamento d'espressione, che ha l'obiettivo di manipolare il giudizio, le reazioni dell'interlocutore. Perennemente in bilico tra il delirio di onnipotenza e la più cupa disperazione e paranoia degne di Richard Nixon, Tom Ripley incarna degnamente Jago e Riccardo III e, come loro, affascina e repelle. Mentre si sprofonda nella sua mente, s'impara a ragionare come lui e a prevedere i momenti di vittoria e di sconforto, fino a che il lettore stesso diventa Tom Ripley. La prospettiva si ribalta e - pur consapevoli dei suoi crimini - si vive la stessa paura di venire presi, si cerca di capire quanto sia vicina la possibile cattura, si vaglia attentamente la possibile fuga. Ripley entra nella pelle delle sue vittime e noi nella sua, è questa l'abilità sconvolgente di Patricia Highsmith, che porta i lettori ad abbandonare una facile moralità per diventare la sua creatura più terribile e affascinante, un processo che in certi momenti diventa snervante e costringe a fare una pausa nella lettura per allentare la tensione. Non so se qualcuno si ricorda il film “Being John Malkovich”, ma l'impressione è proprio quella di entrare nella testa del protagonista e ritrovarsi nei suoi panni.

Sotto la superficie del thriller psicologico si celano elementi ironici e dirompenti, di critica alla società americana che non sono parte del carattere di Tom, impegnato com'è a inseguire il desiderio di una vita agiata e priva di pensieri. Eppure è evidente il sentimento ambivalente che prova per i ricchi: li ammira, vuole essere come loro e contemporaneamente lì detesta, adagiati nella mollezza e nel lusso, impegnati in vacanze europee, viziati ragazzini per i quali un giovane dal passato difficile e di bassa estrazione prova disprezzo. Il suo gran tour è una caricatura acida dei loro soggiorni dorati, dei loro pregiudizi e del malriposto senso di superiorità dei turisti americani in viaggio in Europa. Infine, la sua omosessualità (esplicita, forse non completamente accettata e mai consumata nelle pagine di questo romanzo) è un altro elemento di detonazione della morale repressiva che caratterizzava gli anni 50 (e purtroppo sembra tornare di moda). Tom Ripley s'impossessa abilmente del ruolo di protagonista del sogno americano e lo mette in ridicolo, lo svuota del suo mito mostrandone il lato oscuro, l'inganno costruito per confondere e illudere.

Non è sorprendente che un personaggio del genere sia stato sviluppato attraverso più libri, e mi sono già procurata altri due dei quattro romanzi a lui dedicati. Se voleste approfondire i dettagli della creazione di questo personaggio tanto potente, vi consiglio la lettura di “Come si scrive un giallo” (Minimum Fax), scritto dalla stessa Patricia Highsmith.
Ms Rosewater



Photo credit: @lisapavesi

lunedì 4 luglio 2022

Recensione: "Zainab conquista New York" di Ayesha Harruna Attah (a cura di Eleonora)

Buongiorno caffeinomani! ^^
Oggi la settimana inizia con una recensione di Eleonora che ci parla di Zainab conquista New York, un romanzo che ha attirato la sua attenzione in libreria e che ha reclamato di essere letto. Le sarà piaciuto? Scoprite il suo parere! A presto ;)

Zainab conquista New York
di Ayesha Harruna Attah

Prezzo: 11,99 € (eBook) 18,00 € (cop. flessibile)
Pagine: 367
Genere: narrativa contemporanea
Editore: Marcos Y Marcos
Data di pubblicazione: 2 marzo 2022

Quante tentazioni, New York: impossibile resistere. Zainab finalmente si trasferisce nella città dei suoi sogni. Vuole diventare illustratrice, bersi tutta Manhattan e per la prima volta fare l'amore. Ma, come sempre capita, le cose girano come credono loro: trovare un posto abbordabile, che non puzzi di gatto o senza cuginetti appiccicati dove vivere è un'impresa, l'amica di sempre se la tira da gran banchiera, lo stage alla Altogether inizia con una pila infinita di scansioni: la via per diventare una celebre graphic novelist sembra molto, molto in salita. Per di più, ci si mettono di mezzo strane, stranissime voci di antenate dall'Africa che la frenano a ogni passo.

Il romanzo di oggi esce dalla mia comfort zone abituale ma c’era qualcosa che mi attirava sin dall’inizio, vuoi perché è la storia di una ragazza che lascia la sua città trasferendosi in un altro posto nella speranza di capire cosa vuole fare e diventare nella vita, vuoi per la presenza di tre spiriti di antenate a farle da guida, un po’ alla Mulan, fatto sta che quando l’ho visto in libreria l’ho preso.

Zainab è una ragazza di ventun anni che dal Ghana si trasferisce a New York per inseguire il suo desiderio di diventare una illustratrice/disegnatrice/fumettista e per fare un tirocinio in un’azienda del settore. Quando arriva in città si scontra immediatamente con i problemi del “fuorisede” a partire da come raggiungere l’alloggio, carica di valigie, fino a trovare un posto dove vivere che non sia quello affittato alla cieca e che si rivela un tugurio. Fortunatamente a New York, Zainab può contare sull’appoggio di alcuni parenti che abitano lì da anni e che non ci pensano due volte a ospitarla in caso di emergenza; peccato che la convivenza non vada liscia come la protagonista sperava e condividere la casa con i familiari si rivela decisamente una scelta poco consigliabile. Caso vuole che il tragitto per arrivare al primo tugurio sia stato fatto in compagnia di una ragazza che ha una stanza libera in casa ed è disposta ad affittargliela. La terza e ultima convivenza va finalmente a buon fine; meno un problema. Ora Zainab può concentrarsi sullo stage che l’ha portata nella Grande Mela, insieme a un master ottenuto in un’importante scuola per illustratori, presso un’agenzia giornalistica dove viene impiegata per fare un lavoro d’ufficio ripetitivo e noiosetto. La nuova vita a New York non è proprio come se l’era immaginata però nel bene e nel male le riserva delle sorprese inaspettate, il re-incontro con il suo migliore amico d’infanzia e la “conoscenza” con tre improbabili consigliere e supporters che la aiuteranno a districarsi nel marasma della città, della vita e delle sue emozioni molto incasinate. Le tre in questione sono le sue antenate, da parte di madre che, nella forma di voci che parlano direttamente ai pensieri della ragazza, forniscono desiderate e indesiderate perle di saggezza, giudizi e ammonimenti sul comportamento dei giovani del “giorno d’oggi”, nipote compresa. Sono assolutamente adorabili!

Comunque, il punto di questo libro e del trasferimento di Zainab, sostanzialmente, è il trovare la propria dimensione, emotiva, lavorativa e semplicemente un posto in cui sentirsi “a casa”. Infatti New York per la protagonista rappresenta proprio questo, il sentirsi centrata e nel posto giusto dove realizzare i suoi sogni e dove realizzarsi come persona, pur rimanendo comunque ancorata alle sue radici grazie alla comunità ghanese che spesso fa capolino tra le pagine del libro e nelle giornate della ragazza, con colori, termini e tradizioni che ne esaltano veramente la cultura.

Ma, c’è un ma. Nonostante tutti gli aspetti positivi e caratteristici di questo libro, ho fatto un po’ fatica a godermelo fino in fondo, a mio parere manca un po’ di sprint alla storia e alla narrazione. Zainab vuole cominciare a costruire il suo futuro e la sua vita ma pare che per tre quarti del libro si preoccupi di più della sua situazione sentimentale che altro, per poi avere o improvvisi colpi di genio che la riportano sulla retta via, o “aiuti da casa” che la riportano anch’essi con i piedi per terra. Per essere una ragazza che deve fare un master nell’illustrazione con una passione per il disegno mi sarei aspettata una maggiore presenza di questo suo sogno/passione che invece viene nominato solo occasionalmente quando c’è da andare a visitare un museo, un workshop o ci sono degli schizzi preparatori che sbucano da pile di scartoffie; del master poi ci si dimentica in tre secondi netti. Capisco che il trasferimento in una nuova città rappresenti un salto nel vuoto, richieda degli adattamenti e, perché no, un’esplorazione dei nuovi dintorni, ma qui mi è parso proprio che si perdesse di vista l’obbiettivo principale e che si procedesse a zig zag tra potenziali fidanzati e serate fuori a fare cose.

Mi sono piaciuti molto i continui riferimenti alla cultura ghanese e la descrizione dei rapporti di Zainab con la famiglia e gli amici, così come ho adorato la presenza delle tre voci-nonnine battibeccanti e sempre pronte a dare la loro opinione, ma avrei preferito meno “giri a vuoto” e più mete da raggiungere o anche solo da decidere.

Eleonora


Photo credit: @eleonoranicoletto

sabato 2 luglio 2022

Recensione: "Death is not the worst. Resonance" di Julia Sienna

Buon pomeriggio, lettor*!
Oggi vi parlo di un volume che ho praticamente divorato e che mi ha estasiata. Si tratta di Death is not the worst. Resonance, di Julia Sienna, seguito di DINTW Inheritance, di cui vi ho già parlato QUI. Urban-fantasy con protagonisti Predatori e Cacciatori alle prese con una guerra antica senza esclusione di colpi. Vi lascio alla mia opinione, che ha richiesto tante ore di lavoro e concentrazione ma mi sembrava il minimo per una storia tanto complessa e potente. Buona lettura!

Death is not the worst. Resonance
di Julia Sienna

Serie: Death is not the worst 2
Prezzo: 4,99 € (eBook) 20,00 € (cop. flessibile)
Pagine: 736
Genere: urban-fantasy, azione
Editore: Gainsworth Publishing
Data di pubblicazione: 13 giugno 2022

L'anno nuovo è iniziato. Dopo aver gettato la famiglia Averhart nelle tenebre di un incubo senza apparente via di uscita, William è pronto a fare altrettanto con l'intero mondo dei Cacciatori. Il suo Metodo funziona, la cura per sopire i suoi demoni pure; serve solo un ultimo colpo di lima per rendere tutto perfetto. Intanto, tra le mura di Willow Creek, comincia la lotta per sottrarre Catherine alla crudeltà di leggi troppo antiche e cieche per accettare la sua nuova natura. Riusciranno gli Averhart, aiutati dalla Consigliera Yoshimoto, a salvare il loro Clan e fermare la Fratellanza? E chi è lo spietato Generale che William ha voluto in testa al suo esercito? Indagini, riti sciamanici, fiamme e pallottole si susseguono in una corsa contro il tempo che coinvolgerà presto tutti gli Stati Uniti. La guerra è arrivata. Bisogna solo scegliere da che parte stare. La saga di Death is not the Worst continua con un secondo capitolo pieno d'azione, zanne e artigli, dove il confine tra Amore e Vendetta si fa sempre più labile e intriso di sangue.

Death is not the worst
, come ormai saprete se avete letto la mia recensione del primo volume, nasce, in un primo momento, come un romanzo a quattro mani. Dopo qualche anno Julia Sienna riesce a riavere i diritti sulla sua opera e a ridarle, stavolta da sola, nuova vita. Ed ecco che la Gainsworth Publishing ci regala quest’opera in una veste rimaneggiata e più curata e assolutamente all’altezza del suo potenziale. Julia Sienna aveva già fatto un ottimo lavoro con il primo volume e con la rilettura mi aveva conquistata e fatta innamorare, ma con questo secondo libro penso si sia davvero superata. Innanzitutto, è evidente il livello di qualità di quest’opera, ancora maggiore rispetto al primo volume, quindi chapeau a Julia Sienna che continua a migliorarsi e a regalare a chi la legge sempre qualcosa di straordinario e indimenticabile. E poi i miei complimenti per essere riuscita non solo a perfezionare lo stile ma anche a dar spazio a tutti i personaggi e approfondirli a dovere. Ormai posso dirmi affezionata al Clan degli Averhart e, se nel primo volume mi era mancato sapere di più riguardo ad alcuni di loro, stavolta non posso che dirmi soddisfatta. DINTW Resonance riparte da dove terminava il precedente volume. Cercherò di fare il minor numero di spoiler possibile, ma penso che alcune cose non potrò proprio evitare di dirle. Dopo i fatti di Capodanno che hanno portato a una svolta eclatante, Catherine viene portata in salvo con la speranza che non tutto sia perduto. William, il terribile Predatore e nemico giurato degli Averhart, non si è risparmiato e ha lasciato su Cat un ricordo indelebile della sua brutalità e delle sue ombre. Ma Cat è forte e, anche se l’esperienza l’ha segnata e turbata, forse non tutto è perduto. Forse c’è ancora una speranza per lei e per i Cacciatori. Nel frattempo, Xander, il Capocaccia, e Julius, lo Sciamano, vengono alla scoperta di alcune novità riguardanti il loro nemico. In qualche modo riesce ad aggirare le barriere nelle case dei Cacciatori e fare irruzione senza lasciare traccia. Bisogna scoprire in che modo ci riesca e fermarlo, perché di questo passo riuscirà ad avere un vantaggio enorme e metterli alle strette o farli fuori tutti. E se la Fratellanza si è unita per dare manforte ai piani malvagi di William, anche ai Clan dei Cacciatori non resta che unire le forze, dar vita a una Resistenza, perché è più chiaro che mai che sono in guerra e che per battere un nemico astuto come William c’è bisogno di fare squadra.

Adesso capisco perché l’autrice continuava a pubblicare fiamme quando pubblicizzava l’uscita del romanzo e parlava di fuoco. In questo libro esplode letteralmente tutto. È il caos. Ed è proprio William a procurarlo (<<Creare caos era una sua specialità, lo era sempre stata, così come rendere inafferrabili i suoi reali intenti>>). Sin dalle prime pagine veniamo catapultati in una storia ben avviata che non ha bisogno di preamboli o spiegazioni (il bello dello stile di Sienna è anche il suo buon uso dello show don't tell). Entriamo subito nel vivo dell’azione, con una scrittura dinamica ed esaltante che non permette a chi legge di abbassare la concentrazione. Ma il vero cardiopalma arriverà verso la metà del romanzo, quando l’autrice ci regalerà ancora più azione, ancora più concitazione, tenendoci con il fiato sospeso, come se stessimo guardando un film carico di adrenalina. Ammetto che da questo punto in poi non sono più riuscita a mettere giù il romanzo, nemmeno per andare a dormire. Affascinata dal modo in cui Julia Sienna è stata capace di intrecciare i fili della trama, ma anche dal suo stile sempre sicuro in cui tutto è ponderato alla perfezione - ogni parola, ogni scena - ho lasciato che il mio amore per questa storia crescesse insieme alla tensione che si veniva a creare, dimenticandomi di tutto il resto. E quando un romanzo ti fa questo effetto direi che è decisamente buon romanzo. Questo, in realtà, è molto più che buono, perché di urban-fantasy ne ho letti parecchi ma mai così complessi e ben articolati. C’è un lavoro dietro questa serie che ha dell’incredibile e leggendo questo secondo volume ne ho avuto l'assoluta certezza. Un po’ mi è dispiaciuto che le vicende di Cat e Tris siano state accantonate stavolta per dare maggior spazio ad altro, ma è stata la soluzione migliore. Hanno avuto modo di emergere così anche gli altri personaggi e vi giuro che Xander e Akane non vi faranno rimpiangere la storia d'amore tra Cat e Tris, anzi si dimostreranno all’altezza di quella, con la loro bella dose di maledizioni dietro e l’ingrediente angst che io adoro tanto.

Superata la metà si corre verso un finale che lascia le porte aperte per il seguito. Ancora una volta abbiamo tanta azione - inserita in una Las Vegas che fa da scenario a nuovi combattimenti ed esplosioni - e qualche colpo di scena capace di privarti di più di un battito del cuore, ma ci saranno delle soddisfazioni e la speranza è che possiamo ritrovarle anche nel volume finale (Julia, ti prego, regalaci una gioia, non chiediamo altro). Non so davvero come andrà a finire, cos’abbia ancora in serbo Julia Sienna e quanto ancora ci farà penare, ma se mi aspetta un altro volume simile voglio già averlo tra le mani. La resa dei conti è più vicina che mai! Oltre elogiare l’autrice in questa recensione, voglio farlo anche con i suoi personaggi. Che fossero dei gran bei personaggi avevo avuto modo di appurarlo leggendo il volume precedente, ma qui ne abbiamo la conferma. Nessuno di loro è lasciato al caso, tutti hanno una loro chiara connotazione all’interno della storia e mettono a disposizione le proprie abilità per il bene comune. Tutti si renderanno utili, alla fine, nessuno verrà lasciato in disparte e questo lavoro di squadra è stata una delle cose che ho apprezzato di più. Oltre la suspense, le sparatorie, gli agguati e i piani strategici, oltre il sangue, i ricordi dolorosi e gli addestramenti, c’è anche una piccola dose di leggerezza che non guasta mai e che contribuisce a renderci ancora più cari e vicini i protagonisti. Non è comunque molta perché questo libro è decisamente più tosto del primo, ma è bastata a farmi rendere conto di quanto l’autrice sia stata brava a dosare ogni ingrediente nella giusta quantità. Passando alla controparte, se William, nel primo libro, era sembrato uno dei peggiori Predatori che i nostri Cacciatori avessero mai conosciuto (e uno dei peggiori incubi per noi lettor*), qui ne avremo un altro altrettanto inquietante, che ha un conto in sospeso con uno di loro. Scopriremo come ogni mossa del nemico sia studiata nel dettaglio, per essere sempre un passo avanti, ma i Cacciatori non saranno da meno, non si faranno intimorire e tireranno fuori tutte le loro armi migliori e ogni residuo di coraggio per stare al passo e non farsi sopraffare. Gli Averhart sono uniti più che mai in questa nuova avventura, leali l’un l’altro e pronti a lottare insieme, come una vera famiglia. Li ho amati tutti, nessuno escluso, ma ammetto di aver goduto parecchio nell’avere molte più scene con Xander e Akane (i miei preferiti :P). Non mi resta, a questo punto, che consigliarvi (se ancora non l’aveste capito) di recuperare questa serie e lasciarvi condurre nei meandri di una guerra senza tempo, tra Predatori senza scrupoli e Cacciatori pronti a tutto, una guerra in cui vi sentirete coinvolt* al 100% come se anche voi foste membri del clan degli Averhart. Non vedo l’ora di leggere il capitolo finale, sono sicura che sarà un altro capolavoro e mi farà entusiasmare parecchio. Complimenti a Julia, di tutto cuore.
Fonte immagini: Pinterest

venerdì 1 luglio 2022

Milk, Cookies&Books: "Il Grande albero" di Susanna Tamaro (a cura di Anna)

Buon pomeriggio! ^^
Nuovo appuntamento con la rubrica "Milk, Cookies&Books: libri a merenda" dedicata a bambini e ragazzi. Oggi la nostra Anna ci parla di un piccolo classico dell'autrice Susanna Tamaro, Il Grande Albero, una storia che parla della Natura, dei suoi miracoli, della sua bellezza, ma che contiene anche una metafora importante. Scopritela nella sua riflessione.
(L'edizione che ha letto Anna è quella più vecchia della Salani, ormai fuori commercio. La nuova edizione è quella edita Giunti, vi metto perciò dati e cover di quest'ultima).

Il Grande Albero
di Susanna Tamaro

Prezzo: 4,99 € (eBook) 9,90 € (cop. rigida)
Pagine: 144
Genere: narrativa bambini, ragazzi
Editore: Giunti
Data di pubblicazione: 17 ottobre 2012

La storia di un abete e della sua lunga vita, dei suoi incontri con personaggi illustri come l'imperatore d'Austria e la principessa Sissi, dei suoi viaggi, quando, tagliato, dovrà lasciare la radura in cui è nato per diventare l' albero di Natale di piazza San Pietro a Roma. Infine della sua amicizia con lo scoiattolo Crik che lo aiuterà a tornare a casa. Una fiaba moderna, una storia di coraggio, di amore e amicizia in cui la vita vince su tutto.

Susanna Tamaro
, pluripremiata scrittrice triestina, ci ha regalato nel 2009 una storia molto particolare, Il Grande Albero, un romanzo per bambini, e come tutti i romanzi per bambini, un libro per tutti. Un'opera che parla di Natura, un tema molto caro all'autrice, sensibile alle tematiche ambientali, che parla anche di coraggio e speranza, dando voce e magia a personaggi davvero originali, a prima vista improbabili se considerati tutti insieme in un solo racconto.  Un seme, un abete e gli alberi del bosco, uccelli e scoiattoli, l’imperatore d’Austria e la Principessa Sissi e ancora un piccione, Gesù Bambino e il Papa. Come ci entrano personaggi tanto diversi in un solo romanzo? Semplice, con una buona dose di fantasia!

La storia del Grande Albero inizia alcuni secoli fa quando un piccolo seme alato volò via dalla sua pigna, danzò nell’aria aperta e poi planò leggero proprio al centro di una grande radura.

“Il piccolo seme alato si aprì, ancorandosi con la minuscola radice nella terra e lanciando una tenera piumetta verso l’alto, alla ricerca della luce.”

Inizia qui la vita di un piccolo abete e il miracolo della Natura, il miracolo della vita, il miracolo che si avvera ogni giorno intorno a noi ma che tanti di noi, troppi, indaffarati in altre faccende ben più sciocche e inutili, non vedono più.

“Si sa, la vita degli alberi non può mai essere particolarmente eccitante. Per loro natura, sono costretti a stare fermi nello stesso posto, non possono decidere [...] di esplorare nuove terre [...]. Dove il cielo li fa nascere, lì devono rimanere per sempre.”

Niente di più sbagliato! E infatti la vita del giovane alberello si dimostra fin dai primi anni davvero meravigliosa. Sì è vero, è una vita solitaria, perché il giovane arbusto è solo in mezzo alla radura a godersi il bacio del sole in ogni momento della giornata, un onore che lo rende veloce e sano nella crescita, ma è anche una vita di isolamento durante il rigido inverno e di fronte alle intemperie e al vento che ruggenti spazzano il pianoro, un onere che lo tempra nel carattere e gli dona forza, coraggio e determinazione. È una giovane vita silenziosa la sua, e contemplativa, così lontano dal chiacchiericcio e dai pettegolezzi degli altri alberi del bosco che lo circondano, betulle, larici, faggi invidiosi e ficcanaso, che vedono il nuovo nato come uno scomodo protagonista di cui sparlare continuamente. Decenni di solitudine e pace plasmano il giovane abete. Il suo silenzio gentile durante la cova delle uova nei nidi, l’umile osservazione dello spettacolo dello scorrere delle stagioni, il sincero interesse nei confronti delle complesse interazioni sociali di uccelli, scoiattoli, lepri e cervi lo fanno diventare grande e imponente, amato e rispettato da tutta la fauna del bosco.

“Passarono gli anni. Decine di anni. Il piccolo abete era diventato ormai un vero gigante. [...] Era talmente maestoso e unico nella sua bellezza che tutti gli uccelli, gli scoiattoli e i ghiri della regione, parlandone tra loro, usavano semplicemente il pronome. Lui.”

E per fare il nido o la tana su di Lui inizia a formarsi la lista d’attesa. Il primo scoiattolo che si innamora dello splendido panorama e dei tramonti spettacolari che il Grande Albero offre e decide di costruire la tana tra le sue fronde, è il primo di una lunga stirpe, e l’inizio di una grande amicizia. Trascorrono gli anni e i decenni, i primi cento anni passano in perfetta armonia con la Natura e poi l’abete incontra il primo essere umano, un bambino alla ricerca di ombra e refrigerio nelle ore calde del pomeriggio. Fino ad ora ha conosciuto gli uomini solo di fama: avidi e pericolosi, senza giudizio tagliano gli alberi uccidendoli o distruggendo tutto con il fuoco. Alto com'è, però, adesso può vedere campi, pascoli, fattorie e uomini... e inizia a conoscere le loro attività e i loro tanti vizi, incontra bambini allegri e canterini, adulti laboriosi e taglialegna, musicisti, imperatori, principesse e uomini comuni che attirati dalla sua fama e dalla sua bellezza si recano dal Grande Albero per ammirarlo. E con il passare dei secoli arriva anche il vento di guerra e il vento del cambiamento, il rumore dei motori dei trattori, delle automobili, degli aerei e dei televisori, del disturbo e del progresso.

“Il grande abete cominciava a sentirsi vecchio, era da tre secoli che vegliava su quella radura. [...] Non riusciva più, però, a capire il mondo degli uomini e neppure gli uomini sembravano apprezzare più la sua presenza. [...] Era stufo di stare fermo e aveva una voglia tremenda di vedere il mondo.”

Cosa riserva il futuro al grande abete? Lascio a voi la curiosità di scoprirlo, vi dirò soltanto che vi attendono personaggi strampalati, una location spettacolare come Piazza San Pietro e una messa di Natale davvero strabiliante, sotto gli occhi increduli di un intraprendente scoiattolo. Perché ci sono amicizie che sanno superare gli ostacoli dello spazio e del tempo e che sanno trovare il coraggio di non fuggire davanti al pericolo e non lasciare da solo un compagno in difficoltà.

La storia del Grande Albero è una profonda parabola della vita: come un albero, nella maestosità delle sue ricche fronde e la forza del suo fiero tronco, senza radici non è altro che un pezzo di legno, così noi esseri umani trascorriamo la nostra esistenza cercando di cambiare, esplorare, di farci crescere grandi ali per raggiungere il cielo... ma senza radici non c’è vita. Nella prima parte del libro Susanna Tamaro è riuscita a regalarci una poesia naturalista, descrivendo con semplicità e tenerezza l’incanto della vita che nasce per caso, per miracolo, e la bellezza delle piccole cose che riservano una meravigliosa sorpresa dopo l’altra, se solo si ha ancora un cuore leggero che si lascia stupire. La narrazione dell’intera prima parte ci mostra il punto di vista dell’albero ed è così delicata e gentile che sono rimasta rapita dalla vita del bosco, immemore della mia realtà di essere umano.

Sinceramente mi aspettavo che l’intero romanzo, pur nella necessaria evoluzione della trama, potesse scorrere sui sentieri del bosco e della magia della natura, invece la scrittrice ha introdotto, nella seconda parte, un capovolgimento del punto di osservazione della vicenda, trasformando l’albero in oggetto di descrizione e lo scoiattolo Crik, suo affezionato amico, nel protagonista della storia, trasferendo l’intera scena dal bosco alla città. Il romanzo si è certamente arricchito di azione e di momenti di comicità, si è vestito dei messaggi profondi e dei valori dell’amicizia e del senso della vita, ma è diventato quasi un altro libro, perdendo lo spirito poetico e lasciandomi il gusto amaro della nostalgia verso il vero protagonista della storia. Ma come si usa affermare: tutto è bene quel che finisce bene... per fortuna, direi. 

La figura del Grande Albero, amorevole, forte, centenario, pensatore e accogliente mi ha riportato alla memoria l’immagine di un altro meraviglioso albero, protagonista della recente letteratura per bambini, aprendo così una “passaporta” magica con una delle mie saghe del cuore, Fairy Oak, di Elisabetta Gnone, (recensione QUI). In Fairy Oak, Quercia, il millenario gigante buono custode del villaggio, proprio come il nostro abete del romanzo della Tamaro, è solitario perché lontano dal bosco, ma è il protagonista osservatore e testimone di tutte le vicende che si svolgono intorno a lui, felice di essere parte della vita dei suoi amici, giorno dopo giorno, anno dopo anno, secolo dopo secolo...
In Il Grande Albero, il tema conduttore è la Natura, grandiosa e potente in ogni sua sfaccettatura:

“È strano, osservò allora l’abete, ogni elemento ha due volti. Un volto che fa crescere e uno che distrugge. Uno porta la vita, l’altro la toglie. E non è forse la vita un continuo equilibrio tra questi due estremi?”

Simile considerazione in Fairy Oak:

“Di solo buio la Terra non può vivere, né di sola luce, né delle due cose insieme. Luce e Buio non possono governare insieme, solo l’alternanza assicura la vita.”

Due bellissime descrizioni della dualità della Natura, che insieme crea e distrugge, accende e spegne, perché così è da sempre e così deve essere nella eterna ciclicità.


Anna


Photo credit: @anna_bookfantasy

giovedì 30 giugno 2022

Recensione: "Rosso, bianco e sangue blu" di Casey McQuiston

Buongiorno, lettor*!
Oggi vi parlo di una delle letture che ho scelto per il mese del Pride, Rosso, bianco e Sangue blu, di Casey McQuiston. Era da un po’ che avevo a casa il libro, ma rimandavo sempre la lettura. Alla fine, data anche la notizia che dal romanzo verrà tratto un film per Prime Video, mi sono decisa a leggerlo e posso dire di averlo amato.

Rosso, bianco e sangue blu
di Casey McQuiston

Prezzo: 4,99 € (eBook) 16,90 € (cop. flessibile)
Genere: contemporary romance
Editore: Hope Edizioni
Data di pubblicazione: 18 febbraio 2021

Alex e Henry. Belli, intelligenti e carismatici. Uno è il figlio della Presidente degli Stati Uniti d’America, l’altro un Principe in linea di successione al trono del Regno Unito. Nemici giurati, da anni ormai si sfidano a colpi di popolarità dalle copertine dei giornali di tutto il mondo. Complici il matrimonio di un membro della Famiglia Reale e una torta nuziale, l’incidente diplomatico è servito. Un incidente che rischia di compromettere le relazioni internazionali tra i Paesi coinvolti. Come rimediare? Basta fingere una tregua tra i due eterni rivali o, perché no, perfino un’amicizia. Un rapporto creato a uso e consumo dei social media che tuttavia, con il passare del tempo, si trasforma in un legame autentico, ben diverso dalle previsioni di entrambi. Ma cosa accadrebbe se il figlio della Presidente degli Stati Uniti si scoprisse innamorato del Principe inglese? Nulla di buono, soprattutto se il sentimento è ricambiato e divampa in piena campagna elettorale per la rielezione presidenziale. Consapevoli dei rischi che corrono, ma determinati a frequentarsi, Alex e Henry dovranno mantenere segreta la loro relazione. Il pericolo, però, è in agguato e a volte basta una disattenzione per scombinare anche i piani più astuti. “Rosso, Bianco e Sangue blu” è una fiaba moderna che racconta di vite sotto i riflettori e di persone che, con coraggio, scelgono di non tradire se stesse, rivendicando il proprio destino. Una fiaba sul potere del vero amore, quello in grado di scardinare i limiti, le convenzioni sociali, di annullare l’odio e di unire i cuori, quell’amore in grado di lasciare un’impronta nella Storia.

Con Rosso, bianco e sangue blu non è stato amore a prima lettura. Per chi ha seguito i miei aggiornamenti su Instagram sa che il primo impatto con il tipo di narrazione scelta da McQuiston non è stato dei più piacevoli. Avevo già letto romanzi narrati al presente in terza persona singolare ma mai un romance. Ecco perché all’inizio sono rimasta un po’ stranita e ho faticato a entrare in sintonia con la storia e con i personaggi. Anche un po’ la lentezza iniziale e alcune dissertazioni politiche avevano contribuito a farmi sentire una lettrice non del tutto coinvolta, ma per fortuna superato lo scoglio iniziale, la lettura ha preso una piega migliore e ho avuto modo di ricredermi su tutto. Sicuramente la scelta del tipo di narrazione è coraggiosa, ma si può dire che dia al romanzo un tocco di originalità in più che altri romanzi del genere non hanno. La vera originalità sta però nella storia che l’autrice racconta, che si potrebbe definire una vicenda di un mondo parallelo, un mondo che oggigiorno si potrebbe solo sognare. Eppure, proprio Casey McQuiston ci invita ad avere speranza, ce la regala addirittura con questo suo romanzo. Se pensiamo che potrebbe essere così difficile che diventi Presidente degli Stati Uniti d’America una donna, un po’ meno impossibile potrebbe essere che due giovani tanto differenti si innamorino?

Alex è il figlio della Presidente degli Stati Uniti, in lizza per le rielezioni. Henry è un Principe della Famiglia Reale d’Inghilterra. Occupano entrambi due posizioni ben in vista, sono conosciuti in tutto il mondo e sono anche molto amati. Ma, fondamentalmente, loro due si odiano. Sono nemici giurati da sempre e in quelle occasioni formali che devono presenziare insieme non fanno che lanciarsi battutine al vetriolo e occhiatacce. Alex ha una vera e propria ossessione per il Principe Henry, ma non ha cercato di sabotarlo quella volta che entrambi sono finiti sulla torta nuziale a un matrimonio reale. È stato un incidente. Eppure, dopo questa bravata, Alex e Henry saranno costretti, per il bene delle apparenze, a farsi vedere più spesso insieme e a sembrare dei veri amici. Ne va della rispettabilità dei Reali inglesi e della riuscita della campagna elettorale della madre di Alex. Inizia così un periodo di vicinanza forzata che li porterà a frequentarsi più spesso di quanto vorrebbero e a conoscersi più a fondo di quanto si aspetterebbero. Quello che all’inizio è per loro un obbligo come un altro, con tanto di firma su un contratto di non divulgazione, diventa alla fine tutt’altro, una vera e propria amicizia. Alex è sorpreso nello scoprire che il Principe tutto d’un pezzo che credeva di conoscere non è in realtà così noioso come pensava. E Henry si ritrova a ricredersi, a sua volta, su Alex, che non è soltanto il ragazzo vanitoso e spocchioso che i tabloid descrivono. Entrambi si erano fatti un’opinione sbagliata l’uno dell’altro ed è stato bello vederli mettere da parte tutti i preconcetti per scoprirsi accomunati da più cose di quante immaginassero. Se la loro amicizia però è ben caldeggiata, può esserlo anche una relazione più profonda? Il mondo è pronto a vedere insieme un Principe Reale inglese e il figlio della Presidente degli Stati Uniti d’America? Perché quella piccola fiamma che Alex scopre di sentire dentro ogni volta che parla con Henry, ogni volta che lo vede, ogni volta che lo cerca al telefono nel cuore della notte è la fiamma di una passione che cresce e che brucia. E se in un primo momento pare spaventarlo e non comprenderla, alla fine si renderà conto di averla sempre avuta e di non poter più negare l’evidenza. Anzi, cercherà di scandagliarla a dovere, di capire chi è davvero, di accettare la realtà dei fatti e quel sentimento che cresce ogni giorno di più verso il Principe dei suoi sogni. Certo, dovrà andare incontro a mille ostacoli, dovrà superare tutte le barriere imposte dalla società e dagli obblighi che hanno entrambi in quanto personaggi di spicco, ma tenere il segreto sarà praticamente impossibile quando si decide di assecondare il proprio cuore e provare a cambiare il mondo e persino la Storia.

Il romanzo è narrato dal pov di Alex e ho amato molto il suo personaggio e il suo punto di vista ma non mi sarebbe dispiaciuto avere anche dei capitoli dal punto di vista del Principe, sebbene McQuiston non ci faccia mancare l’approfondimento anche del suo personaggio. Devo dire che quando i due hanno iniziato ad avvicinarsi la lettura si è fatta allo stesso tempo più avvincente, soprattutto perché è stato interessante scoprire tutti i loro sotterfugi per vedersi o le scuse per sentirsi. Poi, con l’andare avanti, Alex e Henry si aprono sempre di più e scopriamo lati che inizialmente non potevamo vedere né conoscere, lati che contribuiscono a farci affezionare a entrambi e a farceli amare. Alla fine mi sono ritrovata letteralmente persa per questa coppia. Le loro battute, le loro scene d’amore, il legame che instaurano, ogni cosa l’ho trovata deliziosa e ben scritta. Mi sono divertita parecchio con questo romance, è riuscito a sorprendermi per più di un motivo. Per il modo in cui l’autrice è riuscita a dare un approfondimento psicologico a tutti i personaggi, non solo i principali, per le tematiche toste inserite in maniera saggia che equilibrano una storia che non è solo leggerezza e divertimento, per il messaggio di speranza che infonde, per l’originalità nonostante alcuni cliché. Insomma, l’ho trovato davvero carino e sono felice di averlo letto. Quello che adesso spero è che facciano un film altrettanto carino, perché la scelta del cast è perfetta e mi auguro non rovinino le ottime premesse. Concludo dicendo che Rosso, Bianco e Sangue blu è un romance dolce, divertente ma non scontato come si può pensare. La storia è semplice, ma non potrete resistere all’enemies to lovers di questo libro e alla sua dirompente evoluzione. Stile impeccabile, personaggi ben definiti (a proposito, troppo amore per tutti i secondari, giuro, ma June e Nora sono di un altro pianeta, troppo forti, le ho adorate!) e una storia che fa sognare al pari di una fiaba. Approvato! 
Da leggere, assolutamente.

Fonte immagini: Pinterest

lunedì 27 giugno 2022

Recensione: "La promessa di Jerome Faure" di Abel Montero

Buongiorno, lettor*!
Oggi vi parlo di un romanzo nuovissimo, uscito giusto qualche giorno fa in self su Amazon. Si tratta di “La promessa di Jerome Faure”, di Abel Montero, di cui ho avuto la possibilità di leggere la copia arc in anteprima. Non avevo ancora mai letto nulla dell’autore e devo dire che, avendomi sorpresa abbastanza, gli darò sicuramente qualche altra occasione. Ma parliamo oggi del suo ultimo romanzo, che ci porta alla fine dell’Ottocento, nella suggestiva Parigi, alla scoperta di un mistero che ruota intorno al protagonista. Buona lettura! ^^

La promessa di Jerome Faure
di Abel Montero

Prezzo: 2,69 € (eBook) 19,76 € (cop. rigida) 13,99 € (cop. flessibile)
Pagine: 380
Genere: fantasy storico, mystery
Editore: self-publishing
Data di pubblicazione: 24 giugno 2022

Chi è Jerome Faure? Cosa si cela dietro le sue feste, la sua ricchezza oscena, i suoi sorrisi ammalianti? E perché sembra che tutto quello che lo circonda finisca in rovina? Dalla Londra vittoriana alla Parigi di Gauguin, tra balli in maschera e delitti misteriosi, ecco il romanzo che racconta la vita, le promesse e l'oscurità di Jerome Faure.

<<Danzo con il terrore. La pace della morte è il mio dono>>.

Le premesse di questo romanzo hanno catturato da subito la mia attenzione: Parigi, Londra, epoca vittoriana, misteri. Ogni dettaglio che l’autore rivelava in anteprima mi suggeriva che era un libro da non lasciarsi scappare. Il primo impatto è stato davvero sorprendente. Un incipit molto intrigante che introduce il lettore a una storia che ha molto da dire, partendo da un mostro. Chi sia il mostro ancora non lo sappiamo, ma piano piano lo scopriremo. Clement Turner abbandona la sua adorata Londra per accompagnare la madre malata a Parigi, perché possa trovare giovamento dal ritorno nelle sue terre natie. È anche l’occasione per Clem per ricominciare, un nuovo inizio è ciò di cui ha bisogno anche lui, lontano dalla sua vecchia e triste vita. Parigi si dimostra da subito una buona alleata e sebbene lui, giovane artista in cerca di fortuna, stia ancora tentando di trovare la propria strada, sente che la città potrà offrirgli ciò di cui ha più bisogno. L’amico di famiglia Gustave è disposto a dargli una mano e sarà anche grazie a lui che conoscerà la donna che gli cambierà letteralmente l’esistenza, Irmine Moreau. Per Clem è un vero e proprio colpo di fulmine e, nonostante le raccomandazioni di Gustave di stare alla larga dalla donna, lui non riesce proprio a farlo, ne è come stregato. Una sera, dopo un brutto litigio con la madre e uno dei soliti incubi che lo tormentano da anni, si ritrova a vagare per Parigi fino ad arrivare alla porta 51 di Rue de Montmorency, esattamente il luogo in cui abita Irmine. Sconvolto dall’esperienza appena vissuta e scosso dai tremori della febbre, Clem viene soccorso da Irmine e da suo fratello, Jerome. Al suo risveglio riconosce di essere alla casa di appuntamenti di Irmine, luogo dal quale avrebbe dovuto tenersi lontano, e di non essersi ancora ristabilito del tutto. Il periodo di convalescenza sarà l’occasione per stringere amicizia con Jerome, l’angelo biondo che lavora in quella stessa casa e che si dimostrerà per lui la migliore delle medicine. Ma i continui incubi di Jerome e una serie di strani accadimenti lo porteranno a sospettare di tutto ciò che lo circonda, persino di Jerome, l’unica persona che si sia dimostrata sempre buona con lui. Cosa si nasconde dietro la facciata? Qual è il vero segreto di Jerome e cosa significano tutti quei sogni strani che Clem continua a fare?

Questo romanzo è stato per me un autentico mistero, dall’inizio alla fine. Potrei dire che sia una cosa positiva ma non lo è del tutto, nel senso che, una volta conclusa la storia, ho ancora troppe domande che mi tormentano. La cosa che ho apprezzato maggiormente è stata di sicuro l’atmosfera nella quale è immerso per intero il romanzo, un’atmosfera cupa e decadente, che mi ha fatto pensare più di una volta a Il ritratto di Dorian Gray, anche per via delle esperienze che vive Clem, dello stile di vita che conduce. La parte fantasy è, ahimè, rilegata solo alla fine del libro e questa è forse la nota più dolente di tutte. Fosse stata distribuita meglio avrebbe avuto un effetto diverso, un migliore equilibrio, ma per circa l’80% leggiamo un romanzo storico in tutto e per tutto, senza alcuna nota fantasy; solo alla fine viene data una spiegazione ai sogni di Clem e a ciò che gli succede, costringendo il lettore ad assimilare una serie di rapide spiegazioni che, a mio parere, avevano bisogno di più spazio per essere sviluppate e comprese meglio. Il romanzo non mi è dispiaciuto affatto, anzi ho apprezzato i risvolti dark e i colpi di scena finali, ma è stata un’agonia dover attendere tanto per arrivare al vero succo della storia. Un’altra piccola nota dolente è purtroppo il contesto storico. Sebbene l’atmosfera sia stata resa in maniera degna, il worldbuilding resta troppo in secondo piano. La Parigi che fa da sfondo alle vicende è appunto soltanto uno sfondo, abbiamo troppo poco contesto per riuscire davvero a sentirci nella città nell’epoca in cui il romanzo è ambientato. Lo stile di Abel Montero è però adeguato al tipo di storia raccontata e contribuisce a tenere sempre alta l’attenzione, nonostante per metà libro succeda ben poco. Sicuramente buona parte del merito è anche della sexual tension tra Clem e Jerome, che giuro mi hanno tenuta incollata alle pagine come non mai. Una delle migliori ship di sempre, oserei dire. I vari misteri che compongono la trama sono anche molto interessanti e fino all’ultimo non sai cosa aspettarti e da chi. Ci sono alcune rivelazioni finali ben riuscite e la narrazione in terza persona risulta anche piuttosto lirica in alcuni punti, cosa che mi ha colpita parecchio.

<<Gridò. Pianse. Gridò. Pianse.
Poi, clemente, il buio>>.

Il romanzo avrà anche dei difetti, ma mi ha intrattenuta a dovere, facendomi praticamente divorare la seconda metà. I personaggi li ho trovati tutti molto accattivanti, Clem con il mistero che ruota intorno ai suoi sogni e a certe sue capacità latenti, Irmine col suo fascino calamitante, Jerome con la sua gentilezza fuori dal comune (quanto ho amato Jerome! Non so se riuscirò a perdonare l’autore per il destino che ha riservato a questo splendido personaggio). Anche Gustave aveva un buon potenziale, peccato che a un certo punto sparisca dai radar. Altro personaggio molto intrigante è Lèonor, che si conoscerà meglio nella seconda parte e che accompagnerà il nostro protagonista a conoscere tutta la verità su se stesso. In conclusione, La promessa di Jerome Faure è un buon romanzo autoconclusivo (anche se, a mio parere, ha buone potenzialità per essere sviluppato come serie) che mescola eventi inspiegabili, soprannaturale e scienza, segreti, sangue, sogni misteriosi, ma anche arte, fasto, balli in maschera, amore, amicizia, il tutto condensato da una scrittura coinvolgente e fluida. Le emozioni non mancano, ve lo garantisco. I miei complimenti a Abel Montero per questa nuova, affascinante pubblicazione e ancora grazie per avermi dato l’opportunità di scoprirla in anteprima.
Fonte immagini: Pinterest
collage: @francikarou @coffeeandbooks

venerdì 24 giugno 2022

Milk, Cookies&Books: libri a merenda - "Storia di Drago e Corvo" di Antonello Venditti e Daisy Franchetto

Buon pomeriggio! ^^
Oggi per la nostra rubrica "Milk,Cookies&Books: libri a merenda", dedicata a bambini e ragazzi, vi parlo di un libro a dir poco splendido, uscito per Dark Zone. Poche pagine eppure così ricco e unico da riempirvi il cuore. Scoprite di che libro si tratta nella recensione che segue e fatemi sapere se lo acquisterete anche voi ;) A presto!

Storia di Drago e Corvo
illustrato da Antonello Venditti, scritto da Daisy Franchetto

Prezzo: 24 € (cop. rigida)
Genere: libri illustrati, libri per ragazzi
Editore: Dark Zone

In un edificio che ha occhi e bocche al posto delle finestre e delle porte, e respira come un animale, vivono dei bambini che hanno perduto il loro nome: l’Istituto dei senza nome. Al posto del nome, i bambini hanno ricevuto un cappuccio a forma di animale che li distingue l’uno dall’altro. Tra di loro c’è Testa di Drago, che si aggira per i corridoi del grande edificio a capo chino, costeggiando i muri, urlando e correndo in preda a crisi misteriose. Ma il suo mondo non è tutto lì, ce n’è un altro sovrapposto a quello “reale”, ed è solo suo. In quel luogo lui è un eroe che combatte contro mostri e giganti. Nessuno sa cosa accada oltre il velo invisibile che separa Testa di Drago da tutto il resto, fino a quando Testa di Corvo, inseguito da una banda di bulli, non lacera il confine irrompendo nel mondo dell’altro. Storia di Drago e Corvo parla della solitudine più triste, quella dei bambini che non vengono ascoltati e capiti, e di un incontro che accorcia le distanze con il mondo.

Storia di Drago e Corvo è uno dei libri più unici che abbia mai letto. Scritto da Daisy Franchetto e illustrato da Antonello Venditti, questo piccolo volume è un gioiello che racchiude in sé dei meravigliosi messaggi. Penso di aver avuto tutto il tempo le lacrime agli occhi mentre lo leggevo, perché mi sono resa conto, sin da subito, di quanto fosse speciale la storia raccontata. Il libro è indirizzato a bambini e ragazzi, ma posso garantirvi che, in realtà, non vi è necessariamente un target di riferimento, perché anche se i protagonisti sono bambini, ciò di cui parla può riguardare chiunque. È una storia delicata, che tocca tematiche sensibili e, attraverso un racconto intenso e metaforico, riesce a sprigionare incanto ed emozioni. La narrazione è semplice, lo stile chiaro, conciso e diretto, adatto ai lettori giovani, ma allo stesso tempo capace di colpire il lettore più maturo. Parla di bambini speciali perduti in un mondo che non li comprende, che non li vede, che non sente la loro voce, così come parla di ognuno di noi perché è capitato sicuramente almeno una volta di sentirsi incompresi. Ma parla anche di amicizia, quel tipo di amicizia vera, quella per cui sfideresti qualunque ostacolo pur di non perderla, pur di salvaguardarla. Ed è proprio questa amicizia al centro del racconto, l’amicizia tra Testa di Drago e Testa di Corvo, due bambini che vivono nello stesso Istituto - un luogo parecchio inquietante con occhi e bocche al posto di porte e finestre, che ospita bambini speciali e “smarriti” - che un giorno come un altro si “vedono” e troveranno il modo di aiutarsi a vicenda. 

È un viaggio suggestivo tra realtà e fantasia, quello che ci regalano i due autori, un mondo immaginario oltre un “velo” in cui si può essere chi si vuole e fare ciò che si desidera, un posto in cui rifugiarsi quando la realtà non combacia con i nostri sogni e il nostro modo di essere. Qui Testa di Drago, ad esempio, è un forte guerriero che non teme nulla e che con coraggio difende il suo mondo. Ma non da tutti i mostri riesce a difenderlo. Ce n’è uno, in particolare, che non riesce proprio a sconfiggere. Ed è qui che entra in gioco Testa di Corvo, quel bambino che inaspettatamente ha squarciato il velo scoprendo il suo mondo (e le sue paure). Testa di Corvo è un bambino gentile, un po’ robusto, sordo e bullizzato, che come Testa di Drago non è sempre a suo agio nella realtà. Oltre il velo, scopre un mondo migliore in cui riesce a essere compreso, a esprimersi e a sentire le cose nel modo giusto, in cui riesce a essere coraggioso. E questo coraggio lo porterà a voler aiutare Testa di Drago, a non abbandonarlo davanti a quel mostro che più di tutti gli fa paura, a non lasciarlo solo. Lui sa come sconfiggerlo ed è pronto a dimostrarlo.

Io e Testa di Corvo ci siamo guardati. Era la prima volta che fissavo qualcuno negli occhi così a lungo. Nel mio mondo lo facevo, bisognava agganciare lo sguardo dei mostri per poterli sconfiggere. Ma in quello degli altri non lo facevo mai.
Non sapevo dare un nome alle emozioni, ma credo che fossimo entrambi sconvolti.
Lui ha detto indicandomi: <<Sei diverso>>.
Le parole erano uscite senza sembrare il gracchiare di un corvo.
Anche lui era diverso.

Non pensavo di imbattermi in una storia tanto toccante leggendo questo libro, eppure così è stato. Mi ha lasciata con il cuore colmo di emozione e gli occhi pieni di lacrime. Tante tematiche fanno capolino in questo piccolo volume che parla di “diversità” in maniera sorprendente. Testa di Drago è un bambino autistico, che non riesce sempre a mantenere il contatto con la realtà che lo circonda e che vive in un mondo suo in cui fatica a far entrare qualcun altro. Testa di Corvo è un bambino sordo che non riesce a farsi comprendere se non tramite versi sgraziati. E poi ci solo i bulli, quei bambini che si fanno forti di fronte alle debolezze degli altri, che le sfruttano per sentirsi migliori e che alla fine sono solo ragazzini che, come tutti gli altri, serbano paure e incomprensioni. L’Istituto è il mondo, un luogo talvolta spaventoso e crudele che non sempre riesce a far sentire tutti a proprio agio allo stesso modo, che ti guarda, ti giudica, ti fa sentire solo e piccolo e indifeso. Qui i bambini si sentono persi, hanno smarrito la via, senza nessuno che li prenda per mano, che li aiuti, che li sostenga nell’affrontare le prove quotidiane, le piccole battaglie personali. Ma tutti questi bambini, bambini speciali, riusciranno a sconfiggere i loro mostri, a ritrovare la strada perduta o a incamminarsi verso strade nuove, forti di una nuova consapevolezza: che talvolta si può condividere il proprio mondo con qualcuno, si può condividere un pezzo di strada insieme.

A commuovere, oltre la storia davvero bella, sono anche le illustrazioni del bravissimo Antonello Venditti, artista di grande calibro e cover artist per molte case editrici. Ho sempre ammirato i suoi lavori, ma penso che con questo libro abbia davvero superato se stesso. I suoi disegni sono talmente ben definiti da farci sentire parte integrante del racconto, personaggi della storia stessa. Ogni dettaglio è talmente vivido, i volti così ben ritratti, da infondere grande realismo alla storia narrata; i colori invece danno un’aura quasi fiabesca a tutto il volume, accentuando la contrapposizione tra realtà e fantasia che ne sta alla base. Storia di Drago e Corvo è un libro dedicato a tutti i bambini e i ragazzi speciali che hanno un mondo dentro di sé che non riescono facilmente a mostrare, per cui la vita è più dura che per altri. Ma non solo. Consiglio questo libro a chi ha voglia di leggere una storia splendida capace di infondere un bel messaggio, a chi ha voglia di una fiaba moderna, a tratti oscura, che però tocca da vicino ogni essere umano. A chi cerca il modo di scacciare i propri demoni e non riesce a farlo, a chi crede che da soli si può essere forti ma insieme è meglio. A chi cerca la libertà ma non sa dove trovarla e a chi combatte ogni giorno con coraggio contro mostri e mali invisibili. Storia di Drago e Corvo aiuta a comprendere, aprire gli occhi, aiuta a squarciare quel velo che nasconde la realtà e vedere altrove. È stato un viaggio splendido per me, spero possiate farlo presto anche voi.
Illustrazioni: Antonello Venditti
Photo credit: @francikarou

LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...