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lunedì 30 ottobre 2023

Recensione: "Zombirentola" di Joseph Coelho e Freya Hartas

Buongiorno, lettor*! ^^
Oggi per voi una nuova recensione a tema Halloween! Era da un po’ che avevo acquistato Zombirentola, di Joseph Coelho, ma lo stavo conservando per leggerlo in questo periodo. Devo dire che è stata una lettura inaspettata e divertente, assolutamente fuori dagli schemi, e spero che la casa editrice Il Castoro decida di portare in Italia anche gli altri volumi della serie Fiabe andate a male.

Zombirentola
di Joseph Coelho

Prezzo: 13,50 € (cop. flessibile)
Pagine: 192
Genere: fiabe per bambini, ragazzi, horror, retelling dark
Illustrazioni: Freya Hartas
Editore: Il Castoro
Data di pubblicazione: 11 ottobre 2022
Acquista su: IBS, laFeltrinelli (link aff.)

La versione dark, irriverente e deliziosamente splatter di una delle fiabe più amate di sempre. Proprio all’inizio della storia Cenerentola scivola dalla cima delle scale... e muore. Ma non per molto. La Morta Madrina arriva per ridarle la vita e, solo per tre notti, Cenerentola ritorna come Zombierentola. Con la pelle fredda come il ghiaccio e al suo fianco Zuccolo, il fedele cavallo d’ossa, Zombirentola dovrà vendicarsi delle tre crudeli NONsorelle e cercare il suo finale felice e contento, in questa nuova versione della fiaba, tanto paurosa quanto divertente! Età di lettura: da 9 anni.

Avevo tantissimi libri tra cui scegliere quest’anno per la lettura di Halloween, ma purtroppo il tempo a disposizione non è stato molto e così ho ripiegato su un libro per ragazzi, letto in pochissimo, che però, devo ammettere, mi ha sorpreso. Avevo adocchiato Zombirentola già da un po’ in libreria, con la sua splendida copertina e il suo titolo accattivante, domandandomi cosa nascondesse. Si tratta di una rivisitazione dark di una fiaba classica molto amata, quella di Cenerentola. La novità innanzitutto sta nel tipo di narrazione dell’autore, che ha scelto versi sciolti per raccontare la storia della nostra protagonista. Molti dei canoni della fiaba classica sono stati ribaltati in questa rivisitazione in chiave horror, rendendo la fiaba davvero originale e divertente.

Innanzitutto nel prologo conosciamo Il Bibliotecario, un uomo che un giorno, lavorando in biblioteca, si imbatte in una sezione nascosta. Qui vi trova libri marci, imputriditi, storie di fiabe putrefatte. I libri sono incatenati, ma lui ha la chiave per liberare quelle storie e così scopre che nessuna delle fiabe che conosceva è la stessa, ma si tratta di fiabe… andate a male. Proprio così. La storia che decide di raccontarci in questo libro è quella di Zombirentola.

In un piccolo villaggio, chiamato Borgo Gramo, vive Cenerentola, una ragazza senza più madre né padre. Il suo unico conforto è il cavallo Zuccolo, che tutti i giorni la accompagna fino al cimitero, nonostante la lunga strada e la sua età avanzata. Ma è l’ultima cavalcata per il povero Zuccolo, che alla fine muore di vecchiaia, costringendo Cenerentola a seppellirlo. Nel frattempo al villaggio giunge una strana carovana, che sembra dirigersi verso il castello sulla collina. Cavalli alti e magnifici trainano… beh, non sono di certo carrozze quelle, sono bare! Si tratta di un principe, un bellissimo principe sta per soggiornare in quel tetro castello e ha anche indetto un ballo che durerà tre giorni, l’ultimo dei quali sceglierà una sposa. 

È una notizia magnifica, che mette in fibrillazione l’intero villaggio, soprattutto la finta famiglia di Cenerentola, una NONmadre dalla bellezza di porcellana e le sue tre NONsorelle, ragazze belle, dal vitino di vespa, ma cattive come non mai. Cenerentola è costretta ai lavori più umili in casa, ma anche lei vorrebbe andare al ballo, non tanto per conoscere il principe quanto per scoprire il mondo al di fuori della sua casa-prigione. Prima di partire, le tre arpie lasciano mille compiti da fare a Cenerentola, così che non le venga in mente di presentarsi sul serio al ballo e così la ragazza si ritrova a dover smoccolare tende, de-zuccherare il sale, rimettere in ordine le stanze e pulire cacca sulle scale. Peccato che proprio quest’ultima fatica sarà quella che segnerà la sua fine. O no? 

Cenerentola mette il piede sulla cacca e precipita per le scale, arrivando giù tutta scomposta e… morta. Ma è in quel momento che un’ombra si materializza nella stanza. È la Morte Madrina, che ha pietà della ragazza, per tutte le sventure già sofferte in vita, e le offre una seconda possibilità. Lei tornerà in vita per tre giorni e andrà al ballo, sarà la favorita del principe e ballerà con lui, sarà l’invidia di ogni ragazza, ma allo scoccare della mezzanotte tutto svanirà e lei sarà di nuovo morta. Ha l’occasione di mettere da parte ogni pensiero negativo, ogni astio, ogni intenzione di vendetta per vivere l’esperienza che tanto desiderava. Vivere, amare, essere amata.

 La Morte Madrina trasforma un fungo in un cocchio, riporta in vita il cane e il gatto morti di Cenerentola che le faranno da cocchieri, persino il suo Zuccolo viene disseppellito, ora non è che un mucchietto d’ossa dallo sguardo vispo. I suoi stracci diventano uno splendido abito di foglie d’autunno, la sua pelle ha un colorito cadaverico ma fine e i suoi occhi sono scuri e tenebrosi. Al collo l’affezionata collana a forma di teschio in cui conserva le ceneri della madre e che le è valso il nome di Cenerentola da parte della sua finta famiglia. Adesso è pronta: il castello, il principe e uno splendido ballo l’aspettano. Per tre giorni Cenerentola diverrà Zombirentola, una creatura bella e seducente come l’oblio, fredda come il ghiaccio. La sua bellezza catturerà da subito l’attenzione del principe, un principe dal suo stesso pallore terreo, anche lui NON-morto, il principe vampiro, che dimenticherà grazie a lei la sete di sangue e piano piano inizierà a sentirsi... diverso. Volete sapere come questa storia andrà a finire? Beh, dovrete leggerla per scoprirlo.

Zombirentola è una storia adatta a bambini non troppo piccoli, per via di contenuti un po’ splatter, ma è decisamente una storia perfetta per questo periodo, la sua atmosfera decadente e tetra la rende la lettura ideale per Halloween. Troverete morti bizzarre, personaggi stravaganti e scene davvero singolari, ma vi divertirete un sacco. Il punto forte sono senza dubbio le illustrazioni di Freya Hartas, che accompagnano i versi pagina dopo pagina in ogni raccapricciante dettaglio. Ho amato il look del ballo di Zombirentola, ho amato la Morte Madrina con la sua falce, ma soprattutto ho trovato adorabili (e inquietanti allo stesso tempo) il cane, il gatto e il cavallo della ragazza, con i quali mantiene uno stretto rapporto nonostante la loro dipartita. Anche il finale mi è piaciuto, sebbene me lo aspettassi più tetro, ma fa comprendere che neanche la morte può nulla contro l’amore. L’amore vince su tutto.

<<La vita cento dardi infligge a un cuore,
mille afflizioni, e la più grama sorte!
Nondimeno la vita germoglia dall'amore,
e chi lo trova vince la Morte.>>

Una storia inaspettata, graziosamente orripilante, una lettura adatta alla spooky season, la rivisitazione di una fiaba molto amata come non l’avete mai letta. Fateci un pensierino ;)

Photo credit: @francikarou

venerdì 27 ottobre 2023

Milk, Cookies&Books: libri a merenda - "Lo Strampalatissimo Diario di Dracula il Vampiro" di Luisa Carretti (a cura di Ms Rosewater)

Buon pomeriggio, lettor*! ^^
Oggi la rubrica dedicata a bambini e ragazzi si veste di nero e abbraccia il tema di questi ultimi giorni di ottobre. La nostra Ms Rosewater vi consiglia una lettura simpaticissima e perfetta per Halloween, ironica e strampalata. Scoprite Lo Strampalatissimo Diario di Dracula il Vampiro, primo volume di una collana divertente pubblicata da Storybox.

Lo Strampalatissimo Diario di Dracula il Vampiro
di Luisa Carretti

Prezzo: 8,90 € (eBook) 15,90 € (cop. rigida)
Pagine: 168
Genere: libri illustrati, libri per bambini
Illustrazioni: Chiara di Vivona
Editore: Storybox
Data di pubblicazione: 11 settembre 2023
Acquista su: IBS, laFeltrinelli (link aff.)

Cosa succederebbe se un giorno il conte Dracula scoprisse che la sua licenza di vampiro è scaduta e che per rinnovarla è costretto a frequentare Tenebria, un’improbabile accademia in cui insegnano ad essere un vampiro al passo con i tempi? Tra lezioni di bat-yoga e di immagine vampiresca, dieta salsaliana, gioielli a forma di paletto di frassino, compagni finti vampiri e un inaspettato complotto, il Conte Dracula racconta le sue (dis)avventure nel suo esilarante e strampalatissimo diario.

Cosa si può raccontare ancora sul Conte Dracula? Le sue gesta sono state ormai riproposte in tutte le salse (attenzione alle salse) e sono innumerevoli i vampiri e vampiretti a lui ispirati che popolano libri, fumetti e film. Ma il vero, unico Dracula il vampiro è uno solo e anche a lui, dopo secoli di onorata attività, può capitare di tornare... a scuola!

Infatti, la sua licenza di vampiro è scaduta, e per continuare la sua attività è costretto a fare un corso di aggiornamento niente meno che all'Accademia Tenebrìa, da lui stesso fondata diverse centinaia di anni fa. Dracula non prende troppo bene questo ritorno in classe, si scontra da subito con i giovani, bizzarri compagni, che lo prendono in giro per il suo stile classico e al sangue preferiscono la salsa di pomodoro, mentre gli insegnanti cercano di convincerlo che tutto quello che ha fatto nella sua vita (e oltre) è sbagliato e, oggi, del tutto fuori moda. Ma sarà davvero così?

Se siete curiosi, questo primo volume della collana Gli strampalatissimi vi svelerà come sono andate le cose, almeno dal punto di vista del celebre vampiro. Potrebbe sembrare una versione vampiresca de Il diario di una schiappa, ma il Conte Dracula schiappa non lo è affatto, anzi: nonostante si trovi immerso in una realtà completamente diversa da quella che conosce, dominata dalla tecnologia, dagli influencer e dalla moda, e si debba confrontare con giovani aspiranti vampiri che si ritengono più in gamba di lui che lo prendono in giro, mantiene sempre il suo orgoglio e il suo piglio di nobile.

Lo strampalatissimo diario di Dracula il vampiro è una lettura di Halloween perfetta per bambini dagli 8 anni circa che conoscano un po' di caratteristiche dei vampiri. Diviso in brevi capitoli resi ancora più piacevoli dalle divertenti illustrazioni della brava Chiara di Vivona, che danno un volto al Conte e ai suoi compagni. Partendo da uno spunto abbastanza comune, la trama ha uno svolgimento originale, dal quale emerge il carattere del protagonista, per nulla accomodante e buono, sempre molto orgoglioso, un personaggio che va fiero del suo essere vampiro e non cade mai in sentimentalismi (come purtroppo succede in tanti libri per bambini), che sicuramente si conquisterà la simpatia dei giovani lettori. Allo stesso modo anche il finale mi ha piacevolmente sorpresa: pur nell'inevitabile positività evita slanci mielosi quanto improbabili.

Altro elemento degno di nota è il font ad alta leggibilità.
Non resta che aspettare il prossimo strampalatissimo diario, chissà di chi sarà.

Ringrazio la casa editrice Storibox per avermi inviato il libro.

Ms Rosewater


Fonte immagine: Amazon.it

mercoledì 25 ottobre 2023

Recensione: "Una dote di sangue" di S.T. Gibson (a cura di Eleonora)

Buongiorno, lettor*! ^^
Si avvicina sempre di più la fine di ottobre e come ogni anno riserviamo questi ultimi giorni, in prossimità di Halloween, a recensioni a tema. Vibes gotiche, racconti dell'orrore e chi più ne ha più ne metta, le letture di questo mese devono essere inquietanti e paurose. La nostra Eleonora ha letto Una dote di sangue, di S.T. Gibson, una storia che si ispira a Dracula e che riserva dinamiche particolari. Se non lo conoscete ancora, scopritelo nella recensione che segue e lasciateci il vostro parere nei commenti ;) 

Una dote di sangue
di S.T. Gibson

Prezzo: 9,99 € (eBook) 18,00 € (cop. rigida)
Pagine: 336
Genere: dark fantasy, horror, gothic-fantasy, lgbt+
Editore: Mondadori (collana Oscar Fantastica)
Data di pubblicazione: 1 novembre 2022
Acquista su: IBS, laFeltrinelli (link aff.)

Gli uomini che hanno ucciso la sua famiglia e bruciato la sua casa l'hanno lasciata a terra agonizzante, vittima di una guerra che nessuno ricorda più. Ma un misterioso straniero riccamente vestito la trova, la salva a un soffio dalla morte e le dona una nuova vita e un nuovo nome: Constanta, colei che è determinata a vivere. È così che la figlia del fabbro di un villaggio della Romania medievale diventa la sposa perfetta per un re immortale. Insieme attraversano i secoli e i paesi, da Vienna alla Spagna, da Pietrogrado a Parigi. Quando però lui coinvolge nella sua rete di passioni e inganni anche una machiavellica gentildonna e un attore squattrinato, Constanta inizia a capire che il suo amato è capace di atti orribili. E dopo essersi alleata con i suoi consorti di sangue – la bellissima Magdalena, il brillante Alexi – inizia a svelare gli oscuri segreti del marito. Constanta si ritrova a scegliere tra libertà e amore. Ma i legami costruiti con il sangue possono essere spezzati solo dalla morte.

Come lettura a tema per Halloween quest’anno ho deciso di buttarmi su qualcosa di più “tradizionale”, in cui a fare da protagonisti fossero delle creature tipiche della tradizione ma anche del fantasy e la mia scelta è ricaduta su Una Dote di Sangue, di S. T. Gibson, un romanzo ispirato al celeberrimo Dracula di Bram Stoker, ma con una trama e uno svolgimento decisamente diverso e particolare. La figura principale di questa storia è Costanta, una ex figlia di contadini del quattordicesimo secolo circa che ha vissuto in un villaggetto rurale nei territori della Romania. Quando dico ex non mi riferisco a un avvenuto cambio di condizione sociale che l’ha elevata nei ranghi della società del tempo, quanto piuttosto a una modificazione nel suo stato di vivente; infatti una notte in cui il suo villaggio è stato razziato, depredato e distrutto, tutta la sua famiglia torturata e uccisa, negli ultimi momenti che le restavano di vita, Costanta è stata trovata agonizzante da colui che poi è diventato il suo salvatore, marito e aguzzino. Questo essere, all’apparenza umano come lei, la tenta e la convince con una promessa di vita e soprattutto di vendetta contro coloro che hanno stravolto la sua vita. Animata da una rabbia feroce e da un profondo desiderio di far soffrire i responsabili della morte dei suoi cari, la protagonista accetta l’offerta del misterioso individuo e immediatamente lui la trasforma in una creatura dai sanguinari istinti, con percezioni e sensi notevolmente più forti di quelli di un normale essere umano: un vampiro. Sin da subito lei si appoggia al suo signore come un cucciolo smarrito bisognoso di qualcuno che lo guidi e gli insegni come stare al mondo e tra loro si crea una sorta di vincolo matrimoniale, nel quale lei pian piano va a ricoprire il ruolo di moglie e signora del maniero, rimanendo però sempre nell’ombra e nello sfondo, mentre lui assume sempre di più il ruolo di marito e padrone. Con il passare del tempo e lo svolgersi della storia, in tutti i sensi, i due si spostano di città in città, entrano in una sorta di routine in cui Costanta diventa di volta in volta più sottomessa e dipendente dalla presenza di lui, l’unica cosa in cui mantiene un minimo di indipendenza sono le prede che caccia per nutrirsi; in questo caso, infatti, a differenza del suo signore, per lei si tratta sempre di individui malvagi che ha fatto voto di estirpare in una sorta di prosecuzione del suo tentativo di raddrizzare le male sorti dei deboli e indifesi.

Il rapporto che c’è tra i due, comunque, non è equilibrato ed è notevolmente sbilanciato a favore di lui che tiene la protagonista nel pugno tramite la devozione di lei, i segreti e la sottile manipolazione. Costanta si rende conto di questo fatto per la prima volta quando al loro equilibrio lui decide di aggiungere una terza persona, una donna, di fatto imponendola e facendogliela accettare “di forza” facendo leva sui suoi punti deboli che lui ben conosce. Come il signore aveva previsto, tra le due donne Costanta e Magdalena si crea subito un rapporto molto profondo di amicizia e amore reciproco, complice anche il fatto che molti punti di forza del carattere di Magdalena combaciano con quelli del loro “marito” comune. Inizialmente pare tutto rose e fiori, le cose vanno bene e i tre sembrano vivere una costante “luna di miele” spostandosi nelle capitali d’Europa e nei secoli, indugiando in qualsiasi attrazione e piacere che gli passi per la mente e sorvolando su difetti e limitazioni poste dal “capofamiglia” fino a quando, però, passata la prima fase di vista annacquata, le regole e i limiti cominciano a stringersi sempre più attorno alle due donne soffocandone l’essenza, la voglia di vivere e di reagire. Nella speranza di far tornare la situazione sotto controllo, il signore introduce un quarto elemento nella famiglia, Alexi, un giovane uomo, poco più che ragazzo, attorucolo e modello per pittori nella Russia dell’epoca moderna. Il giovane porta letteralmente una ventata di aria fresca nella combriccola, in Costanta si risveglia un istinto materno mai sperimentato prima e Magdalena ritrova la sua energia e la sua voglia di vivere, ma anche in questo caso la fase felice non dura per sempre; stavolta il carattere di Alexi contribuisce a rendere la situazione sempre più vicina al punto di rottura. Finché quel punto non arriva... e allora la situazione precipita sempre più in un tunnel senza ritorno, e arrivati a tanto ai nostri protagonisti rimane solo un’unica scelta possibile.

Quell’unica scelta che hanno a disposizione Alexei, Madga e Costanta di fatto costituisce l’avvio e il pretesto per Una Dote di Sangue
, che come ci dice Costanta già nelle prime righe è un libro strutturato in modo da sembrare una sorta di lettera/confessione che serve alla protagonista per chiudere definitivamente con il proprio passato. L’intera storia è permeata da una costante malinconia e tristezza che accompagna il lettore fino alle ultime battute del finale, che però, pur avendo un tono dolce-amaro, rimane lieto. Lo stile di scrittura lo definirei intimo, ci sono delle parti più crude ma mai volgari, l’impressione della lettera a se stessa/al marito come un dialogo tra i due che avviene a porte chiuse si avverte palesemente da subito; miste alla malinconia, durante il racconto, si avvertono tutta una serie di emozioni che vanno dal rimpianto, alla rassegnazione, l’accettazione di qualcosa proprio malgrado e tutte le emozioni di Costanta che emergono limpide come se scorressero davanti agli occhi realmente. La scrittrice in questo caso ha una penna estremamente delicata ma al contempo decisa e incisiva; nell’arco del romanzo infatti la manipolazione e la sottomissione al signore sono aspetti che ricorrono spesso e volentieri, mi spingo anche a dire che sono il motore principale dell’intero libro ma gli effetti e le “risposte” dei personaggi a esse risultano estremamente verosimili, quello che ho apprezzato maggiormente è come vengono affrontate, come un qualcosa che può anche partire da un sentimento “positivo” ma che si trasforma in una coperta soffocante e per chi le esercita non c’è possibilità di redenzione, specie se lo fa di proposito. Mi è piaciuto molto il percorso fatto da Costanta verso la libertà, sua e degli altri, di vivere l’eterna vita senza vincoli e senza restrizioni, vivendo al massimo delle loro potenzialità e dei loro sogni (visto che possono farlo), così come lo svisceramento palese e non del personaggio del vampiro trasformatore senza che in tutto il libro venisse mai fatto il suo nome nemmeno una volta; noi lettori riusciamo infatti ad avere un'immagine completa e inequivocabile sulla sua persona e sui suoi comportamenti in modo da comprendere ancora più a fondo le scelte e le reazioni di Costanta.
In sostanza Una dote di Sangue si rivela una lettura inaspettata ma molto bella, scorrevole e semplice nonostante tutto.
Eleonora


Fonte immagini: Pinterest

domenica 31 ottobre 2021

Speciale Halloween: gli spettri nella cultura asiatica e Storie di fantasmi del Giappone di L. Hearn e B. Lacombe.

Ben ritornati adorati Coffeeaholics!
Cosa state organizzando per il tanto atteso Halloween? Vi piace come festività? Io l'adoro e apprezzo il mood festoso e i preparativi con zucche e simili. A questo si aggiunge che da sempre sono un'appassionata di folklore, leggende e miti di ogni nazione, dietro i quali si nascondono spesso figure dell'immaginario fantastico ed orrorifico. Perciò, oggi in occasione della settimana tenebrosa che Coffee&Books dedica al "mostruoso e allo spaventoso", io vi parlerò dei fantasmi nella letteratura asiatica e in particolar modo in quella coreana e giapponese.

Storie di fantasmi del Giappone
di Lafcadio Hearn, a cura di Ottavio Fatica

Prezzo: 25,00 € (cop. rigida)
Pagine: 208
Genere: letteratura giapponese, mitologia, racconti
Illustrazioni: Benjamine Lacombe
Editore: L'ippocampo
Data di pubblicazione: 9 aprile 2021

Illustrando il celebre compendio del folklore giapponese, Benjamin Lacombe offre un tributo al lavoro di Lafcadio Hearn. All’inizio del Novecento, lo scrittore irlandese fu uno dei primi occidentali a ottenere la cittadinanza giapponese: l’amore per la cultura della sua nuova patria lo portò a percorrere le varie province del Paese, al fine di trascrivere le storie di fantasmi e le leggende tramandate di generazione in generazione. In "Storie di fantasmi del Giappone" Benjamin Lacombe sceglie lo stile adatto a ogni racconto, reinterpretando l’ampia gamma del bestiario tradizionale con la sua inimitabile arte. In appendice al volume, alcuni giochi ispirati a quelli tradizionali permettono d’inventare la propria leggenda di yokai. La presente edizione, a cura di Ottavio Fatica, riprende parte dei testi da lui tradotti per Adelphi nella raccolta Ombre giapponesi, completandola con altri, qui proposti per la prima volta al pubblico italiano.

I fantasmi nell'immaginario fantastico occidentale, sono sempre stati pensati come qualcosa di spaventoso, da evitare. Qualcosa collegato alla morte e al fatto che fossero spiriti negativi ritornati o rimasti sulla Terra per tormentare i viventi. Nel mondo orientale invece, la figura del fantasma ha una connotazione diversa e possiamo suddividerla in due parti: una più vicina ad una visione malinconica, triste e di rimpianti; l'altra più tragica, esasperante, vendicativa che può spesso infestare oggetti e luoghi. Sia nel caso della cultura coreana, sia in quella nipponica, i fantasmi spesso sono legati alla natura o a posti particolari, strettamente connessi con la loro morte. E proprio a proposito della cultura orientale, oggi vi parlo di un libro spettacolare contenente storie scritte da Lafcadio Hearn e illustrato nientepopodimeno che da Benjamin Lacombe: sto parlando di Storie di fantasmi del Giappone, volume rifinito nei più piccoli dettagli e pregno di folklore nipponico, frutto degli studi dell'autore vissuto nell'Ottocento. Diverse sono le storie che compongono la raccolta e che ci trasportano in un mondo al limite tra il paranormale e il quotidiano, e diversi sono i personaggi che sotto forma di fantasmi si presentano in scenari a volte onirici, e a volte realistici. 
Personalmente, tra i racconti, quelli che mi hanno colpito in particolar modo sono: Il ragazzo che dipingeva i gatti, dove un ragazzo dipinge gatti su un paravento di un tempio abbandonato e questi ultimi, prendono magicamente vita animati da spiriti buoni; e La storia di Ito Norisuke, narrante le vicende di una donna deceduta in tempi antichi che, in un presente irrealistico, diventa moglie di un vivente samurai che si innamorerà di lei. Ciò che colpisce realmente di questo libro sono le magnifiche illustrazioni di Lacombe che come sempre, con un tratto che richiama ora un mood surreale, ora un mood tipico di Tim Burton, rappresenta egregiamente tutti i fantasmi nella loro malinconia. Sentimento che, nonostante siamo abituati a vedere nelle sue opere e come firma delle sue illustrazioni, in questo frangente viene accentuato dalle atmosfere cupe e da colori che spaziano nella scala dei grigi e dei blu. Inoltre, l'artista rende omaggio alla patria del Sol Levante e dei samurai con uno stile che richiama i disegni del famoso maestro Miyazaki dello Studio Ghibli e degli antichi dipinti giapponesi. 
In conclusione è un libro che oserei definire una piccola opera d'arte che trasporta il lettore, attraverso parole e immagini, in un mondo che assomiglia ad un Grand Guignol tenebroso popolato da fantasmi di ogni risma. 
Voto: 5 tazzine di black camo latte. 
Fonte immagini: Google.

sabato 30 ottobre 2021

Speciale Halloween: recensione "La città della paura indicibile" di Jean Ray (a cura di Ms Rosewater)

Buon pomeriggio, lettor*!
Oggi è Ms Rosewater a parlarci di un libro horror, in questa speciale settimana dedicata ad Halloween.
Il titolo in questione è "La città della paura indicibile" di Jean Ray, libro che non conoscevo affatto e che sono stata contenta di scoprire. E voi cosa ne pensate? Ne avete mai sentito parlare? Vi lascio alla recensione, fateci sapere se il libro vi ispira o se ne conoscete altri simili ;) A presto!

La città della paura indicibile
di Jean Ray

Prezzo: 14,00€ (cop. flessibile)
Pagine: 216
Genere: horror
Editore: Agenzia Alcatraz (collana Bizarre)
Data di pubblicazione: 29 aprile 2021

Ingersham è un placido, piccolo borgo della profonda Inghilterra, dove le giornate si impilano come posta inevasa e i cittadini passano le loro grigie esistenze regolate dallo scandire delle ore. Ma con l'arrivo del pensionato Sidney Terence Triggs, veterano della polizia londinese, questo luogo calmo e tranquillo si trasforma all'improvviso in una città dominata da una paura ancestrale. Gli abitanti iniziano a morire uno dopo l'altro, vittime di una sarabanda funebre che pare scatenata da mostri scaturiti dalle profondità infernali. Tra manichini mossi da forze demoniache e creature dalla testa di toro che errano per le lande maledette di Ingersham, sarà compito di Triggs entrare in campo per risolvere il mistero, sfiorando la follia e mettendo in gioco la propria vita. Pubblicato nel 1943, "La città della paura indicibile" è considerato, assieme a Malpertuis, il capolavoro di Jean Ray. Romanzo poliziesco o romanzo dell'orrore? Come in un ipotetico ménage tra H.P. Lovecraft e Agatha Christie, qui il maestro belga del fantastico mescola le carte e mette tutto il proprio genio al servizio di una storia retta da una scrittura brillante e carnale, ammantata di spaventoso realismo.

Il Poe belga? Il Lovecraft europeo? Così è stato definito Jean Ray, ma non mi sento di essere d'accordo fino in fondo con questi paragoni, per diversi motivi: prima di tutto, Ray è (appunto) europeo e alle fantasie allucinanti del primo e ai mondi psichedelici del secondo, preferisce l'umorismo e il disincanto con una punta di razionalità; la sua dimensione è decisamente più vicina alla concreta quotidianità, anche se Ingersham, la cittadina in cui si svolge la storia di questo libro, è un piccolo villaggio con un'aura quasi di favola; infine, la sua scrittura, non è intrisa di delirio e ossessione, ma invece consapevole dell'effetto che vuole creare, di ciò che vuol suscitare nel lettore.

Evidentemente affascinato dalla letteratura inglese gotica e di mistero di fine ottocento, Ray decide di ambientare “La città della paura indicibile” proprio nell'isola di Albione, scegliendo come protagonista un modesto impiegato della polizia londinese in pensione. Uomo pacifico e mite, senza alcun talento o passione particolare se si eccettuano l'opera di Dickens e la calligrafia, Sigma Triggs torna nel luogo dove aveva passato l'infanzia, ritrova alcuni ricordi, ma soprattutto, porta la sua razionalità di città nella piccola provincia legata ai pettegolezzi, ai misteri, alle leggende di fantasmi e alle apparizioni demoniache. E' questo il conflitto che si profila all'inizio del romanzo e che rischia di travolgere il nostro pacioso protagonista, improvvisamente coinvolto in una serie di morti misteriose attribuite a belve infernali che vagano nella brughiera, oggetti che prendono improvvisamente vita, fantasmi terrificanti. Ingersham sembra un luogo maledetto, loro possono arrivare in qualsiasi momento e portare via chiunque.

Jean Ray si diverte a dipingere la vita di provincia con i suoi personaggi a volte meschini, altre inquietanti, spesso falsi, animati da sogni di grandeur e manie, immersi in negozi polverosi dove coltivano le proprie fantasie o preda del terrore degli spettri. Ognuno di loro nasconde però un segreto, banale o sorprendente, che contribuisce ad alimentare la leggenda di terrore che aleggia sulla cittadina. La realtà, suggerisce Ray, è più semplice e prosaica di quanto appaia, e i fantasmi sono materia meno spaventosa di come si vorrebbe credere. La vicenda si svolge come una serie di episodi spaventosi molto ben congegnati, vere gemme di terrore, intervallati a momenti di convivialità e al racconto di vere storie di fantasmi, in una struttura raffinata che rivela una conoscenza della letteratura, non solo horror, profonda e articolata. Al lettore appassionato non sfuggiranno le citazioni di Poe e Conan Doyle, alcuni nomi che strizzano l'occhio ai simboli di Halloween (ad esempio le sorelle Pumpkins), luoghi e situazioni, e le atmosfere dell'horror e mistery classici che rendono estremamente piacevole la lettura.

L'introduzione dell'autore è un prologo evocativo, necessario a immergervi nel mondo che esiste al confine tra i vivi e i fantasmi, di cui il finale (per certi aspetti furbetto), che spiega definitivamente l'origine del terrore di Ingersham è un po' il riflesso capovolto, mitigato dalle ultimissime pagine.

In ultimo, merita due parole l'edizione di Alcatraz, bella e curata, con una bellissima, suggestiva illustrazione di Henri Lievens e la grafica che riprende l'edizione originale del libro, uscito per la prima volta nel 1943. Forse con la stessa intenzione filologica sono stati mantenuti nel testo alcuni termini in inglese riportati in corsivo, un vezzo al quale oggi, con la diffusione massiccia della letteratura anglosassone e delle sue traduzioni, personalmente avrei rinunciato, ma che non guasta la lettura.

Un compagno perfetto per la notte di Halloween.
Ms Rosewater


Photo credit: @lisapavesi

lunedì 25 ottobre 2021

Speciale Halloween: recensione "Coraline" di Neil Gaiman (a cura di Melz)

Buongiorno, caffeinomani! ^^
Dopo la pausa del blog vi avevamo promesso delle novità ed è proprio da oggi che troverete la sorpresa di cui parlavo. Fino a giorno 31, qui sul blog, ogni recensione e articolo sarà dedicato ad Halloween! Ognuna di noi - o almeno quasi tutte - darà il suo contributo. Speriamo la sorpresa vi piaccia e vogliate scoprire ogni giorno di cosa parleremo ;) Oggi si comincia con la recensione di Melz a uno dei classici per ragazzi più amati, Coraline, di Neil Gaiman, che con le sue atmosfere dark è una storia perfetta da recuperare per Halloween. Vi lascio alla sua opinione e vi do appuntamento a domani con un'altra recensione e la rubrica Coffee&Ciak.

Coraline
di Neil Gaiman

Prezzo: 6,99 € (eBook) 17,00 € (cop. rigida)
Pagine: 156
Genere: fantasy, narrativa per bambini, ragazzi
Editore: Mondadori
Data di pubblicazione: 15 ottobre 2019


In casa di Coraline ci sono tredici porte che permettono di entrare e uscire da stanze e corridoi, e poi ce n'è una, la quattordicesima, che dà su un muro di mattoni. Un giorno Coraline scopre che dietro la porta si apre un corridoio scuro, e alla fine del corridoio c'è una casa identica alla sua, e nella cucina della casa vive una donna uguale a sua madre. Quasi uguale, anzi, perché al posto degli occhi ha due lucidi bottoni, attaccati con ago e filo. Amorosa e attenta, l'altra madre le chiede di diventare sua figlia: in cambio avrà tutto ciò che desidera. Ma Coraline, bambina saggia e intrepida, capisce subito di essere finita in una ragnatela fatta di nebbia e tenebra, al cui centro c'è un ragno straordinariamente pericoloso. E sa che, tra incanti e spaventi, gatti parlanti e spettri bambini, topi musicisti e vecchie attrici indomabili, toccherà a lei sconfiggere il buio e liberare i prigionieri dell'altra madre...

Coraline
(non Caroline o ve lo farà notare con una certa stizza) è un racconto horror per ragazzi di Neil Gaiman del 2002. Narra l’avventura di una ragazzina di undici anni, dopo il trasferimento in una nuova casa, lontana da tutti i suoi amici. Coraline sa di essere amata dai suoi genitori, ma si sente ugualmente sola e trascurata, tanto da cadere vittima dell’Altro mondo e, così, dell’Altra Madre. Perché nella nuova abitazione esiste una porta magica, apparentemente murata, ma quando Coraline ne sente il richiamo misteriosamente il muro sparisce e al suo posto c’è una casa identica alla sua e delle persone identiche ai suoi genitori. L’unica differenza? Al posto degli occhi hanno due inquietanti bottoni neri.

Il romanzo di Gaiman era inizialmente dedicato alla sua figlia maggiore, contando sulla sua volontà di scrivere una fiaba di poche pagine. Finì, poi, per impiegare ben dieci anni per terminarne la stesura, rendendolo più adatto alla figlia minore. Egli lo definisce “il libro più strano che abbia mai scritto, ma quello di cui vado più fiero”.

Tra parallelismi con fiabe più datate, come Lo Specchio di Alice attraverso lo Specchio e quelli con racconti più moderni come Harry Potter e il suo Specchio delle Brame (chi ha letto capirà), Coraline vuole rappresentare una protagonista forte e coraggiosa, ma oltremodo reale. Ella trova un mondo parallelo in cui è possibile mangiare continuamente cibo spazzatura e in cui i genitori hanno tutto il tempo di giocare con lei, desideri normalissimi per una ragazza di quell’età che odia le verdure a tavola e si annoia continuamente perché i genitori non hanno tempo da passare con lei per gli impegni lavorativi.

Dal libro è stato tratto un adattamento cinematografico diretto da Henry Selick nel 2009, con l’aiuto di Gaiman stesso. Le differenze sono varie, ma Selick è riuscito a rendere l’atmosfera inquietante della storia fin dalla sigla, in cui mani appuntite cuciono una bambola. I due mondi visitati da Coraline, poi, sono nettamente contrapposti a partire dai semplici colori: il mondo al di là della porta è caldo e vivace, quello reale freddo e spento. La visione è quella apparente della vita di Coraline, L’Altro Mondo è affascinante e sembra perfetto, è il modo dell’Altra Madre di impossessarsi di lei e renderla senza cuore e senza occhi.

La traduzione italiana è magistrale (e consiglio anche l’audiolibro che ho ascoltato su Storytel durante un viaggio in autobus), tranne per la perdita di un dettaglio. L’Altra Madre in inglese si chiama Beldam, ovvero porta il nome di un demone. Nella versione italiana viene riportato come Megera, perdendone il significato demoniaco seppur resti un personaggio spaventoso.

Il linguaggio usato da Gaiman è sempre splendido ed evocativo. Le sue descrizioni fanno vivere la narrazione, come a vedere con i propri occhi ciò che accade, ma restando semplice (per ragazzi, appunto). Si capisce fin da subito che nella casa e in quella porta ci sia qualcosa che non vada e il lettore vuole a tutti i costi sapere cos’è. Viviamo con Coraline il dualismo, la scelta, la paura, la confusione e conosciamo bizzarri personaggi che sembrano (e forse sono) completamente folli.

Se consiglio Coraline? Assolutamente sì, a ragazzi e adulti, è una lettura perfetta per il periodo di Halloween, così come il film è una bellissima visione per la notte delle streghe. Quattro tazzine piene!
Melz


Fonte immagini: Pinterest

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