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lunedì 30 ottobre 2023

Recensione: "Zombirentola" di Joseph Coelho e Freya Hartas

Buongiorno, lettor*! ^^
Oggi per voi una nuova recensione a tema Halloween! Era da un po’ che avevo acquistato Zombirentola, di Joseph Coelho, ma lo stavo conservando per leggerlo in questo periodo. Devo dire che è stata una lettura inaspettata e divertente, assolutamente fuori dagli schemi, e spero che la casa editrice Il Castoro decida di portare in Italia anche gli altri volumi della serie Fiabe andate a male.

Zombirentola
di Joseph Coelho

Prezzo: 13,50 € (cop. flessibile)
Pagine: 192
Genere: fiabe per bambini, ragazzi, horror, retelling dark
Illustrazioni: Freya Hartas
Editore: Il Castoro
Data di pubblicazione: 11 ottobre 2022
Acquista su: IBS, laFeltrinelli (link aff.)

La versione dark, irriverente e deliziosamente splatter di una delle fiabe più amate di sempre. Proprio all’inizio della storia Cenerentola scivola dalla cima delle scale... e muore. Ma non per molto. La Morta Madrina arriva per ridarle la vita e, solo per tre notti, Cenerentola ritorna come Zombierentola. Con la pelle fredda come il ghiaccio e al suo fianco Zuccolo, il fedele cavallo d’ossa, Zombirentola dovrà vendicarsi delle tre crudeli NONsorelle e cercare il suo finale felice e contento, in questa nuova versione della fiaba, tanto paurosa quanto divertente! Età di lettura: da 9 anni.

Avevo tantissimi libri tra cui scegliere quest’anno per la lettura di Halloween, ma purtroppo il tempo a disposizione non è stato molto e così ho ripiegato su un libro per ragazzi, letto in pochissimo, che però, devo ammettere, mi ha sorpreso. Avevo adocchiato Zombirentola già da un po’ in libreria, con la sua splendida copertina e il suo titolo accattivante, domandandomi cosa nascondesse. Si tratta di una rivisitazione dark di una fiaba classica molto amata, quella di Cenerentola. La novità innanzitutto sta nel tipo di narrazione dell’autore, che ha scelto versi sciolti per raccontare la storia della nostra protagonista. Molti dei canoni della fiaba classica sono stati ribaltati in questa rivisitazione in chiave horror, rendendo la fiaba davvero originale e divertente.

Innanzitutto nel prologo conosciamo Il Bibliotecario, un uomo che un giorno, lavorando in biblioteca, si imbatte in una sezione nascosta. Qui vi trova libri marci, imputriditi, storie di fiabe putrefatte. I libri sono incatenati, ma lui ha la chiave per liberare quelle storie e così scopre che nessuna delle fiabe che conosceva è la stessa, ma si tratta di fiabe… andate a male. Proprio così. La storia che decide di raccontarci in questo libro è quella di Zombirentola.

In un piccolo villaggio, chiamato Borgo Gramo, vive Cenerentola, una ragazza senza più madre né padre. Il suo unico conforto è il cavallo Zuccolo, che tutti i giorni la accompagna fino al cimitero, nonostante la lunga strada e la sua età avanzata. Ma è l’ultima cavalcata per il povero Zuccolo, che alla fine muore di vecchiaia, costringendo Cenerentola a seppellirlo. Nel frattempo al villaggio giunge una strana carovana, che sembra dirigersi verso il castello sulla collina. Cavalli alti e magnifici trainano… beh, non sono di certo carrozze quelle, sono bare! Si tratta di un principe, un bellissimo principe sta per soggiornare in quel tetro castello e ha anche indetto un ballo che durerà tre giorni, l’ultimo dei quali sceglierà una sposa. 

È una notizia magnifica, che mette in fibrillazione l’intero villaggio, soprattutto la finta famiglia di Cenerentola, una NONmadre dalla bellezza di porcellana e le sue tre NONsorelle, ragazze belle, dal vitino di vespa, ma cattive come non mai. Cenerentola è costretta ai lavori più umili in casa, ma anche lei vorrebbe andare al ballo, non tanto per conoscere il principe quanto per scoprire il mondo al di fuori della sua casa-prigione. Prima di partire, le tre arpie lasciano mille compiti da fare a Cenerentola, così che non le venga in mente di presentarsi sul serio al ballo e così la ragazza si ritrova a dover smoccolare tende, de-zuccherare il sale, rimettere in ordine le stanze e pulire cacca sulle scale. Peccato che proprio quest’ultima fatica sarà quella che segnerà la sua fine. O no? 

Cenerentola mette il piede sulla cacca e precipita per le scale, arrivando giù tutta scomposta e… morta. Ma è in quel momento che un’ombra si materializza nella stanza. È la Morte Madrina, che ha pietà della ragazza, per tutte le sventure già sofferte in vita, e le offre una seconda possibilità. Lei tornerà in vita per tre giorni e andrà al ballo, sarà la favorita del principe e ballerà con lui, sarà l’invidia di ogni ragazza, ma allo scoccare della mezzanotte tutto svanirà e lei sarà di nuovo morta. Ha l’occasione di mettere da parte ogni pensiero negativo, ogni astio, ogni intenzione di vendetta per vivere l’esperienza che tanto desiderava. Vivere, amare, essere amata.

 La Morte Madrina trasforma un fungo in un cocchio, riporta in vita il cane e il gatto morti di Cenerentola che le faranno da cocchieri, persino il suo Zuccolo viene disseppellito, ora non è che un mucchietto d’ossa dallo sguardo vispo. I suoi stracci diventano uno splendido abito di foglie d’autunno, la sua pelle ha un colorito cadaverico ma fine e i suoi occhi sono scuri e tenebrosi. Al collo l’affezionata collana a forma di teschio in cui conserva le ceneri della madre e che le è valso il nome di Cenerentola da parte della sua finta famiglia. Adesso è pronta: il castello, il principe e uno splendido ballo l’aspettano. Per tre giorni Cenerentola diverrà Zombirentola, una creatura bella e seducente come l’oblio, fredda come il ghiaccio. La sua bellezza catturerà da subito l’attenzione del principe, un principe dal suo stesso pallore terreo, anche lui NON-morto, il principe vampiro, che dimenticherà grazie a lei la sete di sangue e piano piano inizierà a sentirsi... diverso. Volete sapere come questa storia andrà a finire? Beh, dovrete leggerla per scoprirlo.

Zombirentola è una storia adatta a bambini non troppo piccoli, per via di contenuti un po’ splatter, ma è decisamente una storia perfetta per questo periodo, la sua atmosfera decadente e tetra la rende la lettura ideale per Halloween. Troverete morti bizzarre, personaggi stravaganti e scene davvero singolari, ma vi divertirete un sacco. Il punto forte sono senza dubbio le illustrazioni di Freya Hartas, che accompagnano i versi pagina dopo pagina in ogni raccapricciante dettaglio. Ho amato il look del ballo di Zombirentola, ho amato la Morte Madrina con la sua falce, ma soprattutto ho trovato adorabili (e inquietanti allo stesso tempo) il cane, il gatto e il cavallo della ragazza, con i quali mantiene uno stretto rapporto nonostante la loro dipartita. Anche il finale mi è piaciuto, sebbene me lo aspettassi più tetro, ma fa comprendere che neanche la morte può nulla contro l’amore. L’amore vince su tutto.

<<La vita cento dardi infligge a un cuore,
mille afflizioni, e la più grama sorte!
Nondimeno la vita germoglia dall'amore,
e chi lo trova vince la Morte.>>

Una storia inaspettata, graziosamente orripilante, una lettura adatta alla spooky season, la rivisitazione di una fiaba molto amata come non l’avete mai letta. Fateci un pensierino ;)

Photo credit: @francikarou

venerdì 27 ottobre 2023

Milk, Cookies&Books: libri a merenda - "Lo Strampalatissimo Diario di Dracula il Vampiro" di Luisa Carretti (a cura di Ms Rosewater)

Buon pomeriggio, lettor*! ^^
Oggi la rubrica dedicata a bambini e ragazzi si veste di nero e abbraccia il tema di questi ultimi giorni di ottobre. La nostra Ms Rosewater vi consiglia una lettura simpaticissima e perfetta per Halloween, ironica e strampalata. Scoprite Lo Strampalatissimo Diario di Dracula il Vampiro, primo volume di una collana divertente pubblicata da Storybox.

Lo Strampalatissimo Diario di Dracula il Vampiro
di Luisa Carretti

Prezzo: 8,90 € (eBook) 15,90 € (cop. rigida)
Pagine: 168
Genere: libri illustrati, libri per bambini
Illustrazioni: Chiara di Vivona
Editore: Storybox
Data di pubblicazione: 11 settembre 2023
Acquista su: IBS, laFeltrinelli (link aff.)

Cosa succederebbe se un giorno il conte Dracula scoprisse che la sua licenza di vampiro è scaduta e che per rinnovarla è costretto a frequentare Tenebria, un’improbabile accademia in cui insegnano ad essere un vampiro al passo con i tempi? Tra lezioni di bat-yoga e di immagine vampiresca, dieta salsaliana, gioielli a forma di paletto di frassino, compagni finti vampiri e un inaspettato complotto, il Conte Dracula racconta le sue (dis)avventure nel suo esilarante e strampalatissimo diario.

Cosa si può raccontare ancora sul Conte Dracula? Le sue gesta sono state ormai riproposte in tutte le salse (attenzione alle salse) e sono innumerevoli i vampiri e vampiretti a lui ispirati che popolano libri, fumetti e film. Ma il vero, unico Dracula il vampiro è uno solo e anche a lui, dopo secoli di onorata attività, può capitare di tornare... a scuola!

Infatti, la sua licenza di vampiro è scaduta, e per continuare la sua attività è costretto a fare un corso di aggiornamento niente meno che all'Accademia Tenebrìa, da lui stesso fondata diverse centinaia di anni fa. Dracula non prende troppo bene questo ritorno in classe, si scontra da subito con i giovani, bizzarri compagni, che lo prendono in giro per il suo stile classico e al sangue preferiscono la salsa di pomodoro, mentre gli insegnanti cercano di convincerlo che tutto quello che ha fatto nella sua vita (e oltre) è sbagliato e, oggi, del tutto fuori moda. Ma sarà davvero così?

Se siete curiosi, questo primo volume della collana Gli strampalatissimi vi svelerà come sono andate le cose, almeno dal punto di vista del celebre vampiro. Potrebbe sembrare una versione vampiresca de Il diario di una schiappa, ma il Conte Dracula schiappa non lo è affatto, anzi: nonostante si trovi immerso in una realtà completamente diversa da quella che conosce, dominata dalla tecnologia, dagli influencer e dalla moda, e si debba confrontare con giovani aspiranti vampiri che si ritengono più in gamba di lui che lo prendono in giro, mantiene sempre il suo orgoglio e il suo piglio di nobile.

Lo strampalatissimo diario di Dracula il vampiro è una lettura di Halloween perfetta per bambini dagli 8 anni circa che conoscano un po' di caratteristiche dei vampiri. Diviso in brevi capitoli resi ancora più piacevoli dalle divertenti illustrazioni della brava Chiara di Vivona, che danno un volto al Conte e ai suoi compagni. Partendo da uno spunto abbastanza comune, la trama ha uno svolgimento originale, dal quale emerge il carattere del protagonista, per nulla accomodante e buono, sempre molto orgoglioso, un personaggio che va fiero del suo essere vampiro e non cade mai in sentimentalismi (come purtroppo succede in tanti libri per bambini), che sicuramente si conquisterà la simpatia dei giovani lettori. Allo stesso modo anche il finale mi ha piacevolmente sorpresa: pur nell'inevitabile positività evita slanci mielosi quanto improbabili.

Altro elemento degno di nota è il font ad alta leggibilità.
Non resta che aspettare il prossimo strampalatissimo diario, chissà di chi sarà.

Ringrazio la casa editrice Storibox per avermi inviato il libro.

Ms Rosewater


Fonte immagine: Amazon.it

mercoledì 25 ottobre 2023

Recensione: "Una dote di sangue" di S.T. Gibson (a cura di Eleonora)

Buongiorno, lettor*! ^^
Si avvicina sempre di più la fine di ottobre e come ogni anno riserviamo questi ultimi giorni, in prossimità di Halloween, a recensioni a tema. Vibes gotiche, racconti dell'orrore e chi più ne ha più ne metta, le letture di questo mese devono essere inquietanti e paurose. La nostra Eleonora ha letto Una dote di sangue, di S.T. Gibson, una storia che si ispira a Dracula e che riserva dinamiche particolari. Se non lo conoscete ancora, scopritelo nella recensione che segue e lasciateci il vostro parere nei commenti ;) 

Una dote di sangue
di S.T. Gibson

Prezzo: 9,99 € (eBook) 18,00 € (cop. rigida)
Pagine: 336
Genere: dark fantasy, horror, gothic-fantasy, lgbt+
Editore: Mondadori (collana Oscar Fantastica)
Data di pubblicazione: 1 novembre 2022
Acquista su: IBS, laFeltrinelli (link aff.)

Gli uomini che hanno ucciso la sua famiglia e bruciato la sua casa l'hanno lasciata a terra agonizzante, vittima di una guerra che nessuno ricorda più. Ma un misterioso straniero riccamente vestito la trova, la salva a un soffio dalla morte e le dona una nuova vita e un nuovo nome: Constanta, colei che è determinata a vivere. È così che la figlia del fabbro di un villaggio della Romania medievale diventa la sposa perfetta per un re immortale. Insieme attraversano i secoli e i paesi, da Vienna alla Spagna, da Pietrogrado a Parigi. Quando però lui coinvolge nella sua rete di passioni e inganni anche una machiavellica gentildonna e un attore squattrinato, Constanta inizia a capire che il suo amato è capace di atti orribili. E dopo essersi alleata con i suoi consorti di sangue – la bellissima Magdalena, il brillante Alexi – inizia a svelare gli oscuri segreti del marito. Constanta si ritrova a scegliere tra libertà e amore. Ma i legami costruiti con il sangue possono essere spezzati solo dalla morte.

Come lettura a tema per Halloween quest’anno ho deciso di buttarmi su qualcosa di più “tradizionale”, in cui a fare da protagonisti fossero delle creature tipiche della tradizione ma anche del fantasy e la mia scelta è ricaduta su Una Dote di Sangue, di S. T. Gibson, un romanzo ispirato al celeberrimo Dracula di Bram Stoker, ma con una trama e uno svolgimento decisamente diverso e particolare. La figura principale di questa storia è Costanta, una ex figlia di contadini del quattordicesimo secolo circa che ha vissuto in un villaggetto rurale nei territori della Romania. Quando dico ex non mi riferisco a un avvenuto cambio di condizione sociale che l’ha elevata nei ranghi della società del tempo, quanto piuttosto a una modificazione nel suo stato di vivente; infatti una notte in cui il suo villaggio è stato razziato, depredato e distrutto, tutta la sua famiglia torturata e uccisa, negli ultimi momenti che le restavano di vita, Costanta è stata trovata agonizzante da colui che poi è diventato il suo salvatore, marito e aguzzino. Questo essere, all’apparenza umano come lei, la tenta e la convince con una promessa di vita e soprattutto di vendetta contro coloro che hanno stravolto la sua vita. Animata da una rabbia feroce e da un profondo desiderio di far soffrire i responsabili della morte dei suoi cari, la protagonista accetta l’offerta del misterioso individuo e immediatamente lui la trasforma in una creatura dai sanguinari istinti, con percezioni e sensi notevolmente più forti di quelli di un normale essere umano: un vampiro. Sin da subito lei si appoggia al suo signore come un cucciolo smarrito bisognoso di qualcuno che lo guidi e gli insegni come stare al mondo e tra loro si crea una sorta di vincolo matrimoniale, nel quale lei pian piano va a ricoprire il ruolo di moglie e signora del maniero, rimanendo però sempre nell’ombra e nello sfondo, mentre lui assume sempre di più il ruolo di marito e padrone. Con il passare del tempo e lo svolgersi della storia, in tutti i sensi, i due si spostano di città in città, entrano in una sorta di routine in cui Costanta diventa di volta in volta più sottomessa e dipendente dalla presenza di lui, l’unica cosa in cui mantiene un minimo di indipendenza sono le prede che caccia per nutrirsi; in questo caso, infatti, a differenza del suo signore, per lei si tratta sempre di individui malvagi che ha fatto voto di estirpare in una sorta di prosecuzione del suo tentativo di raddrizzare le male sorti dei deboli e indifesi.

Il rapporto che c’è tra i due, comunque, non è equilibrato ed è notevolmente sbilanciato a favore di lui che tiene la protagonista nel pugno tramite la devozione di lei, i segreti e la sottile manipolazione. Costanta si rende conto di questo fatto per la prima volta quando al loro equilibrio lui decide di aggiungere una terza persona, una donna, di fatto imponendola e facendogliela accettare “di forza” facendo leva sui suoi punti deboli che lui ben conosce. Come il signore aveva previsto, tra le due donne Costanta e Magdalena si crea subito un rapporto molto profondo di amicizia e amore reciproco, complice anche il fatto che molti punti di forza del carattere di Magdalena combaciano con quelli del loro “marito” comune. Inizialmente pare tutto rose e fiori, le cose vanno bene e i tre sembrano vivere una costante “luna di miele” spostandosi nelle capitali d’Europa e nei secoli, indugiando in qualsiasi attrazione e piacere che gli passi per la mente e sorvolando su difetti e limitazioni poste dal “capofamiglia” fino a quando, però, passata la prima fase di vista annacquata, le regole e i limiti cominciano a stringersi sempre più attorno alle due donne soffocandone l’essenza, la voglia di vivere e di reagire. Nella speranza di far tornare la situazione sotto controllo, il signore introduce un quarto elemento nella famiglia, Alexi, un giovane uomo, poco più che ragazzo, attorucolo e modello per pittori nella Russia dell’epoca moderna. Il giovane porta letteralmente una ventata di aria fresca nella combriccola, in Costanta si risveglia un istinto materno mai sperimentato prima e Magdalena ritrova la sua energia e la sua voglia di vivere, ma anche in questo caso la fase felice non dura per sempre; stavolta il carattere di Alexi contribuisce a rendere la situazione sempre più vicina al punto di rottura. Finché quel punto non arriva... e allora la situazione precipita sempre più in un tunnel senza ritorno, e arrivati a tanto ai nostri protagonisti rimane solo un’unica scelta possibile.

Quell’unica scelta che hanno a disposizione Alexei, Madga e Costanta di fatto costituisce l’avvio e il pretesto per Una Dote di Sangue
, che come ci dice Costanta già nelle prime righe è un libro strutturato in modo da sembrare una sorta di lettera/confessione che serve alla protagonista per chiudere definitivamente con il proprio passato. L’intera storia è permeata da una costante malinconia e tristezza che accompagna il lettore fino alle ultime battute del finale, che però, pur avendo un tono dolce-amaro, rimane lieto. Lo stile di scrittura lo definirei intimo, ci sono delle parti più crude ma mai volgari, l’impressione della lettera a se stessa/al marito come un dialogo tra i due che avviene a porte chiuse si avverte palesemente da subito; miste alla malinconia, durante il racconto, si avvertono tutta una serie di emozioni che vanno dal rimpianto, alla rassegnazione, l’accettazione di qualcosa proprio malgrado e tutte le emozioni di Costanta che emergono limpide come se scorressero davanti agli occhi realmente. La scrittrice in questo caso ha una penna estremamente delicata ma al contempo decisa e incisiva; nell’arco del romanzo infatti la manipolazione e la sottomissione al signore sono aspetti che ricorrono spesso e volentieri, mi spingo anche a dire che sono il motore principale dell’intero libro ma gli effetti e le “risposte” dei personaggi a esse risultano estremamente verosimili, quello che ho apprezzato maggiormente è come vengono affrontate, come un qualcosa che può anche partire da un sentimento “positivo” ma che si trasforma in una coperta soffocante e per chi le esercita non c’è possibilità di redenzione, specie se lo fa di proposito. Mi è piaciuto molto il percorso fatto da Costanta verso la libertà, sua e degli altri, di vivere l’eterna vita senza vincoli e senza restrizioni, vivendo al massimo delle loro potenzialità e dei loro sogni (visto che possono farlo), così come lo svisceramento palese e non del personaggio del vampiro trasformatore senza che in tutto il libro venisse mai fatto il suo nome nemmeno una volta; noi lettori riusciamo infatti ad avere un'immagine completa e inequivocabile sulla sua persona e sui suoi comportamenti in modo da comprendere ancora più a fondo le scelte e le reazioni di Costanta.
In sostanza Una dote di Sangue si rivela una lettura inaspettata ma molto bella, scorrevole e semplice nonostante tutto.
Eleonora


Fonte immagini: Pinterest

domenica 31 ottobre 2021

Speciale Halloween: gli spettri nella cultura asiatica e Storie di fantasmi del Giappone di L. Hearn e B. Lacombe.

Ben ritornati adorati Coffeeaholics!
Cosa state organizzando per il tanto atteso Halloween? Vi piace come festività? Io l'adoro e apprezzo il mood festoso e i preparativi con zucche e simili. A questo si aggiunge che da sempre sono un'appassionata di folklore, leggende e miti di ogni nazione, dietro i quali si nascondono spesso figure dell'immaginario fantastico ed orrorifico. Perciò, oggi in occasione della settimana tenebrosa che Coffee&Books dedica al "mostruoso e allo spaventoso", io vi parlerò dei fantasmi nella letteratura asiatica e in particolar modo in quella coreana e giapponese.

Storie di fantasmi del Giappone
di Lafcadio Hearn, a cura di Ottavio Fatica

Prezzo: 25,00 € (cop. rigida)
Pagine: 208
Genere: letteratura giapponese, mitologia, racconti
Illustrazioni: Benjamine Lacombe
Editore: L'ippocampo
Data di pubblicazione: 9 aprile 2021

Illustrando il celebre compendio del folklore giapponese, Benjamin Lacombe offre un tributo al lavoro di Lafcadio Hearn. All’inizio del Novecento, lo scrittore irlandese fu uno dei primi occidentali a ottenere la cittadinanza giapponese: l’amore per la cultura della sua nuova patria lo portò a percorrere le varie province del Paese, al fine di trascrivere le storie di fantasmi e le leggende tramandate di generazione in generazione. In "Storie di fantasmi del Giappone" Benjamin Lacombe sceglie lo stile adatto a ogni racconto, reinterpretando l’ampia gamma del bestiario tradizionale con la sua inimitabile arte. In appendice al volume, alcuni giochi ispirati a quelli tradizionali permettono d’inventare la propria leggenda di yokai. La presente edizione, a cura di Ottavio Fatica, riprende parte dei testi da lui tradotti per Adelphi nella raccolta Ombre giapponesi, completandola con altri, qui proposti per la prima volta al pubblico italiano.

I fantasmi nell'immaginario fantastico occidentale, sono sempre stati pensati come qualcosa di spaventoso, da evitare. Qualcosa collegato alla morte e al fatto che fossero spiriti negativi ritornati o rimasti sulla Terra per tormentare i viventi. Nel mondo orientale invece, la figura del fantasma ha una connotazione diversa e possiamo suddividerla in due parti: una più vicina ad una visione malinconica, triste e di rimpianti; l'altra più tragica, esasperante, vendicativa che può spesso infestare oggetti e luoghi. Sia nel caso della cultura coreana, sia in quella nipponica, i fantasmi spesso sono legati alla natura o a posti particolari, strettamente connessi con la loro morte. E proprio a proposito della cultura orientale, oggi vi parlo di un libro spettacolare contenente storie scritte da Lafcadio Hearn e illustrato nientepopodimeno che da Benjamin Lacombe: sto parlando di Storie di fantasmi del Giappone, volume rifinito nei più piccoli dettagli e pregno di folklore nipponico, frutto degli studi dell'autore vissuto nell'Ottocento. Diverse sono le storie che compongono la raccolta e che ci trasportano in un mondo al limite tra il paranormale e il quotidiano, e diversi sono i personaggi che sotto forma di fantasmi si presentano in scenari a volte onirici, e a volte realistici. 
Personalmente, tra i racconti, quelli che mi hanno colpito in particolar modo sono: Il ragazzo che dipingeva i gatti, dove un ragazzo dipinge gatti su un paravento di un tempio abbandonato e questi ultimi, prendono magicamente vita animati da spiriti buoni; e La storia di Ito Norisuke, narrante le vicende di una donna deceduta in tempi antichi che, in un presente irrealistico, diventa moglie di un vivente samurai che si innamorerà di lei. Ciò che colpisce realmente di questo libro sono le magnifiche illustrazioni di Lacombe che come sempre, con un tratto che richiama ora un mood surreale, ora un mood tipico di Tim Burton, rappresenta egregiamente tutti i fantasmi nella loro malinconia. Sentimento che, nonostante siamo abituati a vedere nelle sue opere e come firma delle sue illustrazioni, in questo frangente viene accentuato dalle atmosfere cupe e da colori che spaziano nella scala dei grigi e dei blu. Inoltre, l'artista rende omaggio alla patria del Sol Levante e dei samurai con uno stile che richiama i disegni del famoso maestro Miyazaki dello Studio Ghibli e degli antichi dipinti giapponesi. 
In conclusione è un libro che oserei definire una piccola opera d'arte che trasporta il lettore, attraverso parole e immagini, in un mondo che assomiglia ad un Grand Guignol tenebroso popolato da fantasmi di ogni risma. 
Voto: 5 tazzine di black camo latte. 
Fonte immagini: Google.

venerdì 29 ottobre 2021

Milk, Cookies&Books: libri a merenda - Barbablù (a cura di Anna)

 
Buon pomeriggio! ^^
Oggi nuovo appuntamento con Milk, Cookies and Books: libri a merenda, la nostra rubrica dedicata a bambini e ragazzi. Anche questa si tinge oggi di oscurità, con la recensione di una fiaba che forse non tutti conoscono così bene e che un po' di paura, a pensarci, fa. Si tratta di "Barbablù" e ce ne parla Anna, dimostrandoci quanto sia spaventosamente attuale. Fateci sapere se la conoscevate e se anche secondo voi è adatta al clima di Halloween.

Barbablù 
di Charles Perrault (1697)


Alcune favole fanno paura.
Almeno nelle loro versioni originali, prima di essere state rese più decorose e adatte al pubblico di corte, prima di essere state romanzate per rivolgersi ai bambini, prima di essere state semplificate in colorati e romantici musical per il grande cinema.

I lupi sbranano brutalmente le nonne, le streghe avvelenano le fanciulle o le addormentano per sempre, le matrigne schiavizzano le ragazze segregandole, le piccole fiammiferaie muoiono di fame e freddo, i genitori abbandonano i figlioletti nei boschi, vecchiette apparentemente innocue rapiscono i bambini per divorarseli…

Le favole hanno sempre fatto paura.

Oggi si tende a puntare il dito contro i loro aspetti più macabri e horror. Si teme che i bambini possano rimanere traumatizzati dagli aspetti truci e dark delle fiabe, dagli argomenti scomodi e tabù o dalle somiglianze ben più orribili con le storie reali che vengono raccontate in TV. La maggior parte degli psicoterapisti invece sostiene che la paura sia una emozione naturale e sana e che, se accompagnata da un adulto in lettura condivisa, rappresenti per i bambini un eccellente percorso di formazione controllato e mediato. La favola è un mezzo da utilizzare per aprire dialoghi su paure, emozioni e inquietudini che altrimenti i bambini non riuscirebbero a esprimere. Un modo per imparare a gestire, insieme a degli adulti di riferimento, l’avventura di crescere in ogni suo aspetto, sereno o tragico, perché la paura fa parte della vita di tutti, anche dei più piccoli e per un bambino è importante saperla affrontare perché crescendo, accadrà di trovarsi in situazioni in cui dovrà cavarsela da solo. E poi, diciamocelo, i punti di “emozionante terrore” nelle favole, quelli più raccapriccianti, hanno sempre avuto molta presa sui bambini, abili esploratori e scopritori del mondo fantastico che c’è dietro le storie. Detto ciò, in questa settimana di Halloween, quale è la favola più terribile da raccontare per la buona notte?

Non ho dubbi: sicuramente BARBABLU’.

Barbablù fu trascritta da Charles Perrault nel XVII secolo nella raccolta Histories ou contes du temps passe’ precedentemente narrata nella versione manoscritta “I racconti di Mamma Oca” nel 1697.

C’era una volta un uomo tanto ricco quanto oscuro. Possedeva immense fortune ma aveva un carattere ombroso e dispotico e una inquietante barba blu che gli dava un aspetto spaventoso. Molte fanciulle che aveva chiesto in sposa lo avevano rifiutato. Si vociferava che fosse già stato sposato altre volte e che le mogli fossero misteriosamente scomparse. La più giovane di tre bellissime sorelle, oggetto del corteggiamento dell’uomo, dopo aver valutato i meravigliosi regali ricevuti e lo sfavillante futuro che si sarebbe affacciato all’orizzonte grazie ad un matrimonio così favorevole, concluse che dopotutto quella barba non era poi così blu e accettò la proposta. Le nozze furono celebrate con grande sfarzo tra eleganti feste da ballo, battute di caccia, banchetti sontuosi e inviti a palazzo di amici e parenti. Un giorno Barbablu’ annunciò a sua moglie che si sarebbe assentato da casa per affari. Le permise di invitare le sue amiche per non rimanere sola e le affidò le chiavi di ogni portone, forziere e sala del palazzo. Le intimo’ però categoricamente di non aprire, per nessun motivo, la porta dello stanzino nei sotterranei, altrimenti se ne sarebbe pentita amaramente. Mossa dal desiderio di esplorare la sua nuova ricca dimora e scoprirne le ingenti ricchezze, la fanciulla utilizzò tutte le chiavi del mazzo trovando in ogni sala meravigliosi gioielli, pregiato vasellame, sontuose stoffe e beni e preziosi da sogno. A notte fonda, quando le sorelle ospiti a palazzo dopo i festeggiamenti si ritirarono nelle loro stanze, la fanciulla rimase sola con i suoi pensieri e la sua curiosità: perché le era stato vietato di entrare nello stanzino? Quale segreto vi era nascosto? Non potendo resistere decise di aprirlo in gran segreto. Percorse silenziosamente le anguste scale che portavano ai sotterranei bui e sinistri e non appena fece scattare la serratura per magia la piccola chiave dorata si impregno’ di indelebile, orribile sangue. Quello che vide fu orrore… un grosso ceppo insanguinato, una scure affilata e numerosi corpi di donne decapitate. Terrorizzata la sposina pensò di fuggire ma proprio in quel momento il marito fece ritorno smascherandola. “Hai disubbidito e ti taglierò la testa, come alle altre donne che furono curiose come te.” A nulla valsero le lacrime e le promesse di non parlarne mai con nessuno, solo la morte avrebbe garantito il suo silenzio. Le concesse qualche minuto di solitudine e raccoglimento per una ultima preghiera prima dell’esecuzione. La giovane si affrettò a svegliare la sorella ancora ospite a palazzo per chiedere aiuto, con la speranza che i fratelli, che avevano promesso sarebbero venuti a trovarla a palazzo l’indomani, arrivassero in tempo per salvarla. Proprio quando Barbablù rabbioso tornò per vendicarsi, quando ormai tutto sembrava perduto, arrivarono i due cavalieri che lo uccisero. E la fanciulla fu salva.

Tremenda questa favola, non trovate anche voi?

Un matrimonio di convenienza senza amore né rispetto, segreti indicibili tra le mura domestiche, proibizioni e minacce tra coniugi, l’orrore di una verità da brivido, il terrore della prigionia e della imminente esecuzione. Molto è già stato detto sulla identificazione del reale personaggio celato dietro all’aspetto del signorotto arricchito di Barbablù, in molti hanno visto in lui il re inglese Enrico VIII che cambiò effettivamente sei mogli, alcune delle quali condannate a morte. Altri hanno paragonato Barbablù al francese Barone di Rais, detto appunto “Barbablù”, un ricchissimo proprietario terriero, di tenute e castelli, condannato per la tortura, lo stupro e l’assassinio di un grande numero di bambini. Il motivo dell’amante assassino, seduttore e predatore, possessore di oggetti magici, che attira giovani e belle ragazze per poi ucciderle brutalmente è già presente nella più antica tradizione folkloristica da cui le favole traggono spunto. L’elemento più terrificante di questa favola però non risiede nelle sue radici che affondano nel passato di una umanità rozza e animalesca, quanto piuttosto nella sua sconvolgente attualità, nell’essere una ignobile costante nella nostra società, lontana anni luce dal poter essere definita giusta ed evoluta. La trama di Barbablu’ somiglia moltissimo a quella delle innumerevoli serie tv di genere criminale - psicopatologico che ogni giorno affollano le nostre reti e che guardiamo ormai senza nemmeno più spaventarci, stupendoci poi del fatto che qualche persona “normale”, nel mondo “normale”, abbia avuto la follia di emulare gesta macabre e terribili così minuziosamente descritte.

La ferocia di questa favola risiede nel suo essere tremendamente presente ogni giorno intorno a noi, nei fatti di cronaca nera, nascosta non più a palazzo ma nella villetta dei vicini di casa, non più in un uomo arrogante e dall’aspetto brutale, ma spesso nel volto acqua e sapone del un bravo ragazzo della porta accanto. E se quando ero piccola questa storia non faceva poi più paura di quella di Biancaneve e i Sette Nani o di Cappuccetto Rosso era soltanto perché noi bambini eravamo ancora abituati a giocare al parco anche in inverno, frequentare gli amici e stare in compagnia, andare all’oratorio, dedicarci ad attività creative ai giochi di ruolo, a organizzare spettacoli e praticare sport e la TV non era il centro del nostro mondo, permettendoci di vivere un po’ più serenamente lontani dalle notizie tremende che oggi affollano qualunque canale di informazione accessibile ai bambini. E quindi Barbablù era per noi pericoloso quanto La Bestia, o Lupo Ezechiele o la Malvagia Strega dell’Ovest, lontano dalla realtà, rinchiuso tra le pagine del libro da cui non avrebbe potuto uscire se non attraverso la nostra immaginazione. Ma oggi è diverso, oggi siamo tutti a contatto quotidiano con incubi ben peggiori di queste favole e i bambini sanno cosa può succedere loro… ecco perché la favola di Barbablù è davvero tra le più terribili.

Le favole hanno sempre fatto paura.
Ma alcune fanno più paura di altre.
Barbablù è una di quelle.


Anna

Photo credit: @anna_bookfantasy

martedì 19 ottobre 2021

Rubrica: Coffee&Ciak - I film horror che ci hanno terrorizzato di più e perché.

Buon pomeriggio, eccoci ad un nuovo appuntamento con la rubrica Coffee&Ciak, dedicata a film e serie tv. Per questo mese di ottobre, come già sapete, ci stiamo concentrando su film e serie di genere horror. Oggi vediamo insieme alcuni dei film che ci hanno fatto più paura e perché. Quali sono i film horror che vi hanno terrorizzato di più, quelli il cui trauma vi portate dietro ancora oggi? Fatecelo sapere nei commenti. A presto! ;)

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L’ESORCISTA (MS ROSEWATER)
E' forse il film horror più famoso, tanto famoso da generare, oltre agli immancabili sequel, una serie di parodie cui ha pure partecipato la protagonista del film originale, Linda Blair. La figlia dell'attrice Chris MacNeil inizia a soffrire di misteriosi disturbi, che la madre pensa siano di origine fisica o psicologica. In realtà la bambina è posseduta da un demone.
Pur avendolo guardato per la prima volta quando ero già grandicella, sono rimasta traumatizzata da questo film, e sono passati decenni prima che avessi il coraggio di guardarlo di nuovo. La cosa terrorizzante di questa storia non sono gli effetti speciali (molto pubblicizzati ai tempi dell'uscita nei cinema), i mobili che si muovono o l'aspetto della bambina posseduta e la sua testa che gira a 360 gradi, ma l'agghiacciante trafila di analisi mediche a cui viene sottoposta alla ricerca della malattia che l'affligge, la disperazione della madre e la dimensione quotidiana dilaniata da eventi spaventosi e inspiegabili. Ma c'è ancora una cosa che fa più paura di tutto. Quale? Non ve lo dico, sarebbe uno spoiler...

THE WITCH (MELZ)
Non so voi, ma io non sono facilmente impressionabile. Quando decido di guardare un horror, lo faccio consapevolmente. Quando però sono convinta di guardare un film leggero e mi ritrovo davanti all’inquietudine, il mio animo trema. Mi accadde per la prima volta con “Il labirinto del Fauno” che, ingenuamente, pensai fosse più simile a una fiaba per il titolo così fantastico e musicale e l’ultima volta con “The Witch”, film di Robert Eggers del 2016 con una giovane Anya Taylor-Joy. L’ambientazione degli anni ’30, dai colori cupi e freddi, regala già inizialmente un’atmosfera horror; l’estremismo religioso porta piano a capire di cosa stiamo parlando; il ritmo lento fa battere il cuore come un martello in attesa del dopo. Quando William (Ralph Ineson) viene ostracizzato dalla comunità di puritani, si allontana dalla comunità con sua moglie Katherine (Kate Dickie) e i suoi cinque figli ed è lì che il più piccolo, a cui Thomasin stava badando, scompare misteriosamente. Il mistero, in verità, è solo per tutti gli altri, lo spettatore viene messo davanti alla Stregoneria fin da subito a capire che fine abbia fatto davvero. The Witch non nasconde, ma mostra. Mostra i misteri, ma anche l’animo umano. Mostra la via della perdizione di Thomasin piano piano e, nel finale, si rimane terrorizzati e incantati allo stesso tempo. Questo film mi ha terrorizzata perché mostra quanto siamo fragili, pur sforzandoci di essere forti fino alla fine e che, molte volte, giusto e sbagliato non sono altro che parole, la verità è grigia.

THE OTHERS (ANNA)
Inghilterra, isola di Jersey, 1945. Dopo la partenza del marito per la guerra Grace Stewart e i figli Anne e Nicholas vivono soli in una grande e antica casa isolata e immersa nella brughiera nebbiosa. I bambini soffrono di una rara malattia che impedisce loro di esporsi alla luce del giorno, così tutte le persiane devono essere sigillate, le tende tirate, le porte chiuse. Vivono nella solitudine, nel silenzio e nel buio. Ma dopo l'arrivo di una governante, un giardiniere e una cameriera iniziano ad accadere strane cose. Si avvertono delle presenze nella casa, si sentono rumori sinistri, le porte vengono inspiegabilmente aperte. In preda alla paura e alla inquietudine Grace inizia a cercare gli intrusi finché trova un “libro dei morti”, un album di fotografie del diciannovesimo secolo che ritrae persone decedute abbigliate e in posa come se fossero ancora vive. Si convince così che la casa sia infestata dai fantasmi… Ma chi sono i veri fantasmi?
Ragazzi questo film thriller/horror fa rimanere incollati allo schermo senza respirare! L’ambientazione è già spaventosa… una casa abbandonata, l’autunno freddo, la nebbia, la solitudine, la malattia, la follia, il dubbio a cui si aggiungono una oscura sovrapposizione spazio-temporale e una Nicole Kidman perfetta nel ruolo di austera madre di ghiaccio e una dose di tensione che è un crescendo di suspense fino all’iperbole finale. Una rivelazione, una trama originale e geniale, un film misterioso che lascia il finale in sospeso fino all’ultimo. Che ovviamente non intendo spoilerare. Guardatelo perché non vi deluderà.

SPLIT (ELEONORA)
Dovete sapere che una cosa che mi affascina molto sia nei film che nei libri è l’aspetto psicologico delle persone, capire cosa le muove, come e perché fanno determinate scelte e hanno determinati comportamenti, per cui quando ho visto un breve spezzone di Split, per questo motivo e perché l’attore principale è James McAvoy, ho deciso di dargli una possibilità. Ora direte, sei facilmente impressionabile e ti guardi un film che è considerato un mezzo horror? A mia discolpa pensavo fosse un thriller, genere comunque non tenero e tranquillizzante ma che mi piace. Sbagliato in parte, ha elementi da Thriller ma per me può essere tranquillamente considerato un horror psicologico. Quello che mi ha maggiormente impressionata, tanto da avere difficoltà a dormire la notte, in primis è il fatto che tutto il film è liberamente ispirato ad una storia vera, il regista infatti ha “riscritto” la vicenda che vede come protagonista Billy Milligan, un criminale che per la prima volta ha posto il tribunale davanti ad una sentenza di infermità mentale. Infatti questo personaggio all’epoca del processo soffriva di un gravissimo disturbo della personalità multipla e nel suo cervello convivevano 10 personalità totalmente distinte, che in seguito sarebbero diventate poi 24. Sono state proprio le varie personalità che vengono messe in evidenza nel film, vedere che collaborano tra loro e addirittura lottano per prendere il controllo, insieme alla differenza dei comportamenti e atteggiamenti a rendere la visione (interrotta ad un certo punto) del film agghiacciante, oltre ovviamente alle varie scene connesse ai crimini commessi dal personaggio di McAvoy. Questo film fa parte di una trilogia, anche se ogni film può essere guardato singolarmente, diretta dal regista M. Night Shyamalan, in cui ritornano come attori ricorrenti James McAvoy, Anya Taylor-Joy e Bruce Willis (negli altri due film). Volendo è stato scritto un romanzo “Una stanza piena di gente” che racconta la storia vera di Billy Milligan, scritto grazie alla collaborazione di una delle sue personalità.

IT (FRANCI)
Io solitamente non guardo film horror, o se li guardo sono più che altro di genere paranormale, perché case infestate e fantasmi sono l’unica cosa che riesco a tollerare. Però da piccola ero molto curiosa e ogni volta che mia madre mi vietava di vedere un film, era più forte di me, io quel film dovevo guardarlo. Ricordo che facevano spesso, alla TV, in questo periodo, il famoso IT, tratto dal romanzo di Stephen King. Non avevo assolutamente idea di cosa parlasse ma per il solo fatto che mi venisse vietato, mi attirava tantissimo. Così una sera in cui lo mandarono in tv, finsi di andare a dormire per poi accendere la tv in camera e dare un’occhiata al film. Beh, posso dirvi che bastò veramente poco per procurarmi gli incubi per anni e anni e anni. Quel pagliaccio nascosto nelle fogne o sotto il letto che attirava bambini con palloncini e voce inquietante non me lo sono più scordata (ogni sera, prima di andare a dormire, controllavo sotto il letto che non ci fosse nessun pagliaccio con i denti appuntiti) e da allora IT è rimasto per me un film traumatizzante. So che King è molto amato e che questa storia è una delle più apprezzate dello scrittore, ma non guarderò mai e poi mai IT per intero, neanche ora da grande. Non vi ho parlato nemmeno della trama perché non la conosco e non voglio conoscerla, per me IT è e resterà per sempre un brutto incubo.


A presto!
xoxo

martedì 12 ottobre 2021

Rubrica: Coffee&Ciak - Serie tv più o meno paurose adatte ad Halloween

 
Buon pomeriggio! Eccoci ad un nuovo appuntamento con Coffee&Ciak. La scorsa settimana abbiamo pensato di consigliarvi alcuni dei nostri film horror preferiti (non tutti necessariamente paurosi) perfetti da guardare in queste serate di autunno o per prepararsi ad Halloween (trovate l'articolo QUI). Oggi restiamo sullo stesso tema, ma vi consigliamo delle serie TV. Anche qui sono tantissimi i titoli che potrebbero fare al caso vostro e tra i nostri consigli troverete una bella varietà, dalla commedia ironica, al paranormale, al k-drama dalle tinte oscure. Insomma, vedete un po' voi quale vi ispira di più e fateci sapere nei commenti quali sono le vostre preferite.

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L'INCUBO DI HILL HOUSE (FRANCI)
L’incubo di Hill House
è una serie tv che fa parte di una duologia, The Haunting, creata e diretta da Mike Flanagan. Ogni serie è ispirata a un romanzo differente. La prima all’omonimo “L’incubo di Hill House, di Shirley Jackson, mentre la seconda, “The Haunting of the Bly Manor”, a “Il Giro di Vite” di Henry James. Si tratta di due serie horror/paranormali. Solitamente non guardo l’horror, ma come vi ho già detto, ci sono elementi a cui non so resistere, primo tra tutti le case stregate.
In L’incubo di Hill House conosciamo una famiglia, la famiglia Crain, che va a vivere per un periodo nella vecchia e fatiscente Hill House, per ristrutturarla e poi rivenderla. Ma quel periodo è costellato di esperienze inspiegabili che segnano tutti i ragazzi e persino i genitori. Con il tempo e reduci dagli orrori vissuti a Hill House, la famiglia va disgregandosi, salvo poi ritrovarsi a causa di un nuovo lutto riconducibile alla Casa. Dovranno così fare i conti con i fantasmi del passato e con tutti quei problemi che non hanno mai davvero affrontato o voluto vedere.
L’incubo di Hill House è una storia capace di tenere col fiato sospeso, merito di una trama intricata e affascinante che si svela a poco a poco e di un’ambientazione inquietante e suggestiva come poche. Non mancano le scene macabre, che fanno accapponare la pelle, quelle che sei costrett* a guardare con un occhio semiaperto e uno chiuso, ma non potrei fare a meno di consigliarla per la bellezza intrinseca della storia, per i personaggi ben costruiti e per lo splendido set capace di intrigare anche chi non è amante del genere horror. Terrificante e, allo stesso tempo, irresistibile.

HOTEL DE LUNA (MARIKA)
Oggi per questo nuovo appuntamento legato agli sceneggiati televisivi, ho deciso di parlarvi di Hotel del Luna, un drama (parola usata per indicare le serie tv asiatiche) coreano del 2019 che potrete trovare su Netflix e su Viki Rakuten (piattaforma famosissima con tantissimi sceneggiati coreani sottotitolati in italiano. Alcuni sono bloccati perché serve il pass per vederli, quindi una sorta di abbonamento, altri come il drama di cui mi accingo a parlarvi, sono gratuiti e disponibili per tutti). Alla luce del fatto che il fenomeno “korean world addicted” sta prendendo sempre più piede anche grazie al recente Squid Game (disponibile su Netflix), perché non introdurvi qualcosa di diverso dello stesso mondo? Hotel del Luna è uno sceneggiato dark fantasy, perfetto per questo periodo. Tutto è ambientato in questo enorme edificio non visibile ai comuni mortali e attivo soprattutto di notte e solo per umani particolari: ovvero fantasmi, e anime appena decedute che sono ancora legate alla Terra per qualche motivo. Qui, tutti sono in cerca della redenzione e del famoso passaggio all’aldilà per sperare in una reincarnazione, tranne il direttore dell’hotel, Jang Man-wol, una giovane donna elegantissima, geniale e apparentemente gelida. Quest’ultima ha una vita particolarissima alle spalle, ed è un essere di circa mille anni la cui storia comincia nell’epoca Goryeo (per intenderci pieno periodo Longobardi in Italia, impero bizantino ad Oriente) quando viene accusata di aver ucciso tantissime persone e condannata a gestire un Hotel delle anime per un millennio. Man-Wol attraversa così diversi secoli, differenti guerre e sofferenze, facendosi carico di tutti i fantasmi lasciati indietro per aver subito ingiustizie durante la vita. Si dedica completamente alla missione fino a quando un giorno, durante gli anni 90’, incontra il padre del protagonista con cui stringe un patto: in cambio di denaro e salute, Gu Chan-sung da adulto dovrà lavorare per lei. Il ragazzo cresce e si trasforma in un uomo intelligente e sensibile capace di interagire con i fantasmi e di trattarli con rispetto e gentilezza. Così le vite di Man- wol e Chan-sung si ritrovano intrecciate non solo dal patto che li lega, ma anche da sentimenti che vanno oltre un legame imposto. Personalmente lo trovo un drama fantastico che racchiude anche diverse tematiche, quali: il rancore per le persone che ci hanno ferito in passato, le morti ingiuste, e le situazioni irrisolte che tormentano la coscienza umana. Per quanto riguarda i protagonisti invece, sono due figure che imparerete ad amare episodio dopo episodio grazie ai loro caratteri particolari. A prescindere dalla tematica molto Halloween mood, vi consiglio di dargli una possibilità!

LA FAMIGLIA ADDAMS (MS ROSEWATER)
Dalle divertenti vignette di Charles Addams pubblicate sul New Yorker negli anni 30, fu tratta questa serie (purtroppo di due sole stagioni) in rigoroso bianco e nero, che ha ispirato Tim Burton per i suoi film: nell'America ottimista e perbenista delle candide villette e dei prati falciati perfettamente, gli Addams coltivano con amore rose che decapitano per tenere le spine e si beano delle ragnatele che pendono copiose da muri e finestre, si preoccupano se le porte non scricchiolano abbastanza e se i figli sono troppo coloriti. Per loro Halloween è come Natale e il Natale è agghiacciante, con i canti e la spaventosa bontà che pervade le strade come un orribile morbo.
Gli Addams capovolgono il concetto di ciò che è bene, ciò che è bello e buono, svelando l'ipocrisia della cultura americana intrisa di buonismo zuccheroso e mostrando che non c'è un solo modo giusto di essere e che c'è spazio per tutti. Fenomenali tutti i personaggi, da Gomez e Morticia, sposi eternamente innamorati, ai piccoli Pugsley e Mercoledì bambini sanguinari (tra di loro), al maggiordomo Lurch e Nonna Addams, fino ai bizzarrissimi Cugino It e zio Fester (interpretato dal grande Jackie Coogan), nonché l'incredibile Mano (forse la creazione più geniale di Charles Addams).
Una serie ormai classica, ma sempre valida, da recuperare in dvd o nei servizi di streaming.

AMERICAN HORROR STORY (MELZ)
Avete presente la famosa maglietta nera con la scritta “Normal People Scare Me” che andava tanto di moda qualche anno fa? Ha tutto inizio così, dallo strambo Tate nella prima stagione. American Horror Story è uno dei prodotti della mente di Ryan Murphy, una serie antologica che va avanti da tempo e affronta i terrori della mente umana. In ogni stagione gli stessi attori interpretano personaggi diversi (a volte anche più di uno nelle stesse puntate), ma, per quanto questo possa sembrare confusionario, è invece un espediente geniale per farci ammirare la bravura di queste persone e farci affezionare a loro ulteriormente. Murder House, il primo capitolo, affronta il tema dei fantasmi; Asylum (stagione acclamata da tutti), oltre al tema del manicomio e perciò di quanto anche una malattia mentale possa fare paura (in maniera del tutto ingiustificata), offre uno spunto sull’omofobia e di come essa veniva trattata un tempo. La terza, Coven, è un classico sulle streghe, mentre Freak Show torna ai nostri demoni interiori – quelli più reali di tutti – raccontando aneddoti sulla diversità in un circo in cui persone diverse vengono trattate come fenomeni da baraccone, appunto. La quinta stagione, Hotel, affronta il vampirismo in termini poco convenzionali e la sesta, Roanoke, utilizza l’escamotage del reality show per raccontare strani avvenimenti che hanno segnato una famiglia, tornando sul tema dei fantasmi. Ma è Cult, la settima, che è, se possibile, la più terrificante di tutti: ambientata in America in un tempo molto vicino al nostro 2021, due fazioni di estremisti in due diverse fazioni politiche. Ally Mayfair-Richards, una ristoratrice che vive in Michigan e ha una relazione con una donna di nome Ivy, ha un crollo emotivo quando apprende che Donald Trump ha vinto le elezioni. Mentre lei comincia a vedere clown ovunque e si rivolge al suo terapista, il Dott. Rudy Vincent, Kai Anderson, un tipo con i capelli blu le cui idee razziste si basano sull'impiego della paura per controllare la gente, ne è entusiasta. Una visione attuale e terrificante di qualcosa che non potrebbe accadere, ma accade già. Bastano queste, accanto alle altre tre, a spiegare l’essenza di questa serie TV che si impegna a terrorizzare mischiando tratti paranormali a tratti dannatamente reali. All Monsters are Human, si dice, ed è proprio così.

SABRINA. VITA DA STREGA (ELEONORA)
Per quanto riguarda serie tv horror e simili ahimè sono piuttosto carente (molto più che per i film) ma se avete voglia di un bel rewatch ottobrino stile anni novanta, molto soft e con decise sfumature da commedia adolescenziale c’è “Sabrina, vita da strega”. Si basa sull’omonima serie di fumetti Sabrina: the Teenage Witch e si compone di sette stagioni (di cui le prime sono decisamente le migliori). Tutta la storia ruota attorno a Sabrina, mezza strega e mezza umana che vive con le zie streghe, Hilda e Zelda, e con Salem, il gatto nero parlante. Una volta venuta a conoscenza del suo retaggio, Sabrina deve imparare a gestire i suoi poteri per diventare una vera strega e nel frattempo destreggiarsi con la vita da adolescente comune alle prese con tutti i “problemi” del caso. Perché (ri)guardarlo? Detto con il cuore, il motivo migliore è Salem il gatto e le due zie un po’ fuori di testa, loro tre insieme sono quelli che danno il maggiore contributo per aggrovigliare ulteriormente situazioni già complicate in partenza dall’inesperienza di Sabrina e Salem da solo è fonte di meravigliosi suggerimenti caustici e a volte un po' cattivelli, ma d’altronde cosa ci si può aspettare di diverso da un ex stregone che voleva conquistare il mondo? Sabrina è simpatica e pasticciona come si conviene ad una giovane strega alle prime armi nella formulazione di incantesimi però a volte è veramente insopportabile. Come ho detto all’inizio le prime quattro stagioni sono quelle riuscite meglio, poi tutto si fa troppo tendente all’assurdo e i vari episodi più di qualche volta fanno storcere il naso, in pratica per me viene un po’ perso il focus sulla parte stregonesca e le stagioni rimanenti diventano troppo simili ad una normale sitcom, non che non lo fossero già, ma poi si esagera. Per chi vuole una versione più horror della faccenda su Netflix si trova la serie “Le Terrificanti avventure di Sabrina”, liberamente ispirato a questa serie (MOLTO liberamente) e reboot della serie della Archie Comics, è ambientata nell’universo di Riverdale.

A presto!
xoxo
Fonte immagini: Google immagini


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