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venerdì 20 settembre 2024

Recensione: "Il Regno delle Ceneri" di Tasha Suri

Buongiorno, lettor*! ^^
Oggi torno da voi con una nuova recensione. Il libro di cui vi parlo l’ho letto insieme alla mia adorata Francesca di La biblioteca di Zosma, perché entrambe avevamo anche letto il primo volume e l’avevamo apprezzato. Il Regno delle Ceneri, di Tasha Suri, conclude una suggestiva dilogia che si ispira alla cultura indiana e ci trasporta in terre magiche e affascinanti. Questo volume non è sicuramente all’altezza del primo (QUI per la recensione), anzi presenta parecchi difetti, ma lo stile dell’autrice è sempre sublime e ho adorato ritrovarlo.
Ringrazio Fanucci per la copia omaggio in cambio di un’onesta opinione.

Il Regno delle Ceneri
di Tasha Suri

Prezzo: 9,99 € (eBook) 25,00 € (cop. rigida)
Pagine: 408
Genere: fantasy
Editore: Fanucci
Data di pubblicazione: 21 giugno 2024
Acquista su: IBS, laFeltrinelli (link aff.)

L’Impero di Ambha si sta sgretolando. Una terribile guerra di successione si profila all’orizzonte. L’unica speranza di pace risiede nel misterioso regno delle ceneri, dove i mortali possono trovare ciò che cercano negli echi dei sogni dei loro antenati. Il prezzo per arrivarci è altissimo, ma Arwa è determinata a compiere il viaggio. Rimasta vedova in seguito a un brutale massacro, ha giurato di servire la famiglia imperiale fino alla fine. Non si sarebbe mai aspettata di essere affiancata da Zahir, il principe illegittimo e caduto in disgrazia che si è rivolto alla magia proibita nel tentativo disperato di salvare coloro che ama. Insieme, percorreranno il sanguinoso cammino del loro passato. E metteranno in discussione tutto ciò in cui hanno sempre creduto, compreso se valga o meno la pena di combattere per salvare l’Impero.

È trascorso un po’ di tempo da quando ho terminato Il Regno delle Ceneri, poi con l’estate di mezzo non sono riuscita a recensirlo perché la pausa si è prolungata fino a giornate più fresche in cui non fosse una fatica immane stare davanti al computer. Nonostante tutto, ho ancora un ricordo abbastanza vivido del romanzo, l’ho atteso con impazienza e letto con parsimonia. La protagonista della storia non è più Mehr, ma stavolta la sorella Arwa. Nel primo libro non abbiamo avuto modo di conoscerla bene, era anche più piccola, mentre adesso la ritroviamo adulta e vedova. Arwa ha perso il marito in un terribile massacro e lei ne è ancora turbata. Non vuole pensare a ciò che è successo, le fa male rendersi conto di essere l’unica sopravvissuta. Mehr sa cosa la aspetta adesso, ciò che aspetta a qualsiasi vedova: l’Eremo. È quello il suo destino, e lei ha intenzione di sottostare alle regole senza ribellarsi. Di prendersi il tempo che le serve per raccogliersi nel suo dolore e affrontare il lutto che l’ha colpita tanto ferocemente. Ma Arwa, in realtà, per quanto si sforzi di mantenere un profilo basso - più di quanto abbia fatto la sorella in passato - non riesce del tutto a nascondere quel lato del suo carattere più curioso e ostinato, e anche se troverà altre vedove a impartirle lezioni e metodi, compresa Gulshera che vuole imporle una disciplina che Arwa dimostra di non avere, la ragazza piano piano uscirà dal suo guscio, comprendendo di aver sempre avuto una percezione sbagliata su tutto. Arwa si metterà al servizio dell’Impero, nella speranza di poter approfondire alcuni sospetti che iniziano a sorgere in lei, ma anche perché le viene richiesto collaborazione dalla principessa in persona, quando il segreto che si porta dietro non sarà più un segreto, ovvero il potere del suo sangue per metà Amrithi. Se nel primo volume Mehr andava fiera di quella parte di sé e onorava la  cultura che apparteneva alla madre, Arwa non è mai riuscita a farlo. Lei è stata plasmata come una perfetta donna Ambhan, e tutto ciò che di Amrithi c’era in lei è stata costretta a nasconderlo, a non rivelarlo mai, perché troppo pericoloso. Ma quando le persone intorno a lei muoiono o rischiano di farlo, Arwa non ha altra scelta che diventare un’arma… e abbracciare quella parte di sé che ha sempre negato.

Il Regno delle Ceneri è partito con ottime premesse e con una protagonista diversa dalle solite, rispetto a quelle che troviamo in questo genere di romanzi. Arwa è infatti una donna sposata ma anche una vedova (e ditemi voi in quanti romanzi fantasy adult o young adult ne avete trovate). Il mio entusiasmo iniziale è però calato mano a mano che procedevo con la lettura perché, nonostante le ottime idee di base, qualcosa alla fine sembra essere andato storto. La prima parte era sicuramente interessante, con l’ambientazione nell’Eremo e Arwa alle prese con l’elaborazione del proprio lutto. Peccato che questa elaborazione non ci sia mai stata, ad Arwa non è stata concessa la libertà di piangere il marito prima che un altro uomo le fosse messo a fianco. Arwa infatti, quando arriva a palazzo, dovrà collaborare in segreto con Zahirprincipe “non principe”, un figlio illegittimo dell’Imperatore, che si dedica in una cripta alle arti occulte e viaggia nel sogno per ritrovare defunti e avere risposte per salvare il proprio regno, che ormai si sta sgretolando, dopo la morte del Maha (una sorta di guida spirituale del regno) e la lotta di successione al trono tra i figli legittimi dell’imperatore. È da subito un incontro interessante il loro, i due si soppesano e si studiano, si ritrovano più simili di quanto immaginano e così diversi da come in realtà si mostrano. Avrei voluto che questo loro rapporto fosse più lento e profondo, invece si percepisce un’attrazione dal primo istante e questa cosa va a stonare con le premesse del romanzo che riguardano il personaggio di Arwa. Probabilmente avrei preferito non nascesse nulla tra i due, alla fine, anche perché non c’è mai una vera e propria chimica, quel qualcosa che ti fa pensare che i due siano assolutamente fatti per stare insieme. È un po’ come se l’autrice avesse dovuto inserire una storia d’amore per forza di cose, ma secondo me sarebbe stato uguale se Arwa e Zahir avessero semplicemente collaborato senza necessariamente innamorarsi. Ho apprezzato il rapporto che si viene a creare e alcuni momenti che condividono sono anche teneri, ma resta per me una forzatura la loro storia. 

Nella seconda parte del romanzo le cose si fanno leggermente più movimentate, rispetto a una prima parte più statica, ma non abbastanza da convincermi fino in fondo. La trama si complica e in alcuni momenti si ha la sensazione di non capire bene cosa stia succedendo e perché, come se mancassero dei pezzi. Più volte ho avuto il presentimento che a questo romanzo siano state tagliate delle parti, probabilmente non sostanziali, ma comunque importanti per seguire meglio il percorso della protagonista e le varie vicende che si trova ad affrontare. C’è un po’ di confusione generale nell’ultima parte, come se si volesse arrivare di corsa a chiudere dopo aver tergiversato fin troppo, mentre avrei preferito un ritmo più costante e meno altalenante. Questi in sostanza i difetti che più mi hanno infastidita e che nel primo romanzo non ho riscontrato. C’è da dire, però, che Tasha Suri ha sempre il pregio di sapere rendere suggestivo ogni luogo di cui narra e di saper dare alle sue storie un’impronta talmente incantevole che è impossibile non restarne ammaliat*. C’è sempre un velo magico sottile e affascinante che accompagna l* lettor* tra le pagine, regalando sensazioni positive e ampliando l’immaginazione. L’aspetto legato alla cultura e alla religione del regno di Ambha è stato trattato molto bene, era già stato sviluppato ottimamente nel primo volume e anche stavolta ritroviamo un mondo regolato da tradizioni, magia e potere in cui tutto è approfondito a dovere. Ritroviamo anche tematiche di accettazione di sé, e riguardanti la diversità e l'emarginazione. Viene qui approfondita la questione dei daiva e comprendiamo meglio alcuni argomenti accennati nel primo libro, sebbene non si possa dire lo stesso per altri.

 Ho amato i viaggi occulti che Arwa e Zahir compiono nel Regno delle Ceneri, un po' mi hanno ricordato gli incontri onirici tra Lazlo e Sarai in Il Sognatore di Laini Taylor. Forse la coppia protagonista non sarà tra le migliori di cui ho letto, ma ho apprezzato il legame che creano, i loro dialoghi intensi - che a volte non necessitano neanche di molte parole ma solo di sguardi e piccoli gesti - e anche il loro essere così lontani da come ci si aspetterebbe. Il Regno delle Ceneri è un romanzo che ha sicuramente dei difetti, con qualche accorgimento in più poteva rendere meglio, ma è stata ugualmente una lettura gradevole, anche se non indimenticabile.
Fonte immagini: Pinterest

martedì 16 maggio 2023

Review Party: "The Jasmine Throne. Il Trono di Gelsomino" di Tasha Suri

Buongiorno, lettor*! ^^
Oggi anche io vi parlo di The Jasmine Throne. Il Trono di Gelsomino, di Tasha Suri, romanzo fantasy edito Fanucci Editore, vincitore nella categoria “Best Novel” del The World Fantasy Award 2022. Di Tasha Suri avevo già letto, lo scorso anno, L’Impero di sabbia e me ne ero innamorata, ecco perché mi sono rivolta fiduciosa a questo suo nuovo romanzo pubblicato in Italia, primo di una trilogia.
Ringrazio la casa editrice per la copia omaggio in cambio di un’onesta opinione.

The Jasmine Throne. Il Trono di Gelsomino
di Tasha Suri

Prezzo: 9,99 € (eBook) 25,00 € (cop. rigida)
Pagine: 528
Genere: fantasy 
Editore: Fanucci Editore
Traduzione: Francesco Vitellini
Data di pubblicazione: 25 aprile 2023
Acquista su: IBS, laFeltrinelli

Esiliata dal dispotico fratello, la principessa Malini passa le giornate tra le mura di un tempio in cui è tenuta prigioniera, sognando la sua vendetta. La giovane Priya, invece, tiene nascosta la sua identità e lavora come serva nella dimora dell’odiato reggente. Ma quando Priya viene assegnata alle stanze di Malini e quando quest’ultima scopre la vera natura dell’altra, i loro destini si intrecciano irrimediabilmente. Una principessa che vuole rubare il trono al fratello e una serva in possesso di una magia proibita che cerca disperatamente di salvare la propria famiglia. Insieme, metteranno a ferro e fuoco l’impero. The Jasmine Throne – Il trono di gelsomino dà inizio a una trilogia fantasy ambientata in un mondo ispirato alla storia e alle leggende indiane, in cui una principessa spietata e una potente sacerdotessa diventano delle improbabili alleate “in questo racconto ferocemente e sfacciatamente femminista” (S.A. Chakraborty).

Il Trono di Gelsomino è, come L’Impero di sabbia, ispirato alla storia e a leggende indiane. Senz’altro in questo dettaglio sta la più grande originalità del romanzo, ma è soprattutto verso la complessità del worldbuilding che ho trovato maggiore interesse. Tasha Suri ha uno stile affascinante come poch* e riesce a dar vita a un mondo completamente nuovo e credibile. Si avvale di una struttura ricca, in cui sistema politico, religioso e magico si combinano magnificamente e in cui due protagoniste femminili forti e coraggiose riescono a sovvertire l’impero diventando alleate. Non è facile parlare del romanzo visto quante cose ci sono da dire e considerata la sua complessità, ma sappiate che la storia mi ha presa da subito e non sono riuscita a staccarmi un secondo. La prima parte è sicuramente molto lenta, ma sapevo già cosa aspettarmi dall’autrice, perché è quasi una sua impronta, anche L’impero di sabbia ha rodato lentamente. Questa lentezza non fa che permettere a chi legge di entrare meglio nella storia, di adattarsi al contesto, di prendere confidenza con ogni dettaglio, di sentirsi parte della storia. Ed è proprio l’effetto che ha fatto a me, mi sono sentita trasportare in un mondo pericoloso e terrificante, ma anche presa per mano, in un certo senso, da Priya e Malini. Il cambio di pov non è stato sempre piacevole in certi momenti, ammetto che alcuni hanno quasi spezzato il ritmo o la magia della storia, soprattutto considerando che qualcuno non era poi così utile, ma li ho trovati comunque interessanti da esplorare, nonostante io non sia una fan dei romanzi con multipov. Ho sentito il dolore di Malini, nel dover essere esiliata per non aver voluto bruciare e ascendere come suo fratello, l’imperatore, desiderava. Un’usanza che viene considerata sacra ma che trovo più che altro barbara, sopratutto perché rivolta alle donne che in qualche modo, col fuoco, si vogliono purificare. Una maniera per renderle utili (?) o piuttosto la visione misogina di un uomo crudele e sadico? Il regno di Chandra è un regno di paura e sono in molti a desiderare il ritorno dell’Era dei Fiori. Ma bisogna agire in segreto. 

Priya è una serva che di segreti ne ha molti, ma non è disposta a rivelarli, non è disposta a rinunciare alla sua protezione se non per un fine davvero meritevole. Ecco perché esegue i compiti che le vengono assegnati senza lamentarsi, disposta persino a servire sull’Hirana la principessa prigioniera. Ma quando i destini delle due donne si incrociano, non potranno più pensare ognuna alla propria salvezza, troveranno piuttosto il modo di collaborare, di salvarsi insieme e di liberare l’impero dal crudele gioco di Chandra. Certo non sarà impresa facile e dovranno anche fare i conti con i ribelli di Ahiranya che pensano di cambiare le cose con maschere e sotterfugi. In tutto questo metteteci anche un terribile morbo che prende sempre più piede, giorno dopo giorno e per il quale non pare esserci soluzione, e avrete la ricetta per un romanzo avvincente e suggestivo come pochi.

La seconda parte del romanzo è quella che mi ha inchiodata di più, in cui succede davvero di tutto, ed è anche dedicata al rafforzamento del rapporto tra le due protagoniste. Bisognose l’una dell’altra, in un modo che solo loro riescono a percepire, diventeranno subito complici, poi amiche e infine qualcosa di più. E l’autrice riesce a rendere i loro momenti particolarmente toccanti, sottolineando come ciò che provano non sia una mostruosità ma qualcosa di naturale e vero, qualcosa di sincero che non può e non deve far paura. Non mi ha presa in maniera particolare il loro rapporto, ma l’ho comunque ammirato e letto con piacere, nell’attesa di scoprire dove avrebbe condotto. Ovviamente non tutto arriva a una conclusione definitiva, essendo questo il primo volume di una trilogia c’è ancora tantissimo in ballo e la mia curiosità resta alta per i prossimi volumi. 

Il Trono di Gelsomino è davvero un fantasy epico, in cui si intrecciano destini, sofferenze, culti, doveri, sangue, vendetta. È una storia che prende poco alla volta, che carbura lentamente, come la storia d’amore tra Malini e Priya, ma se amate questo tipo di espediente, allora vi troverete bene. Forse L’Impero di sabbia mi aveva fatto un effetto diverso, questo libro ha un’impronta più opprimente, il suo impatto è meno folgorante, ma Tasha Suri ha un potenziale enorme e, nonostante qui cada in qualche difetto, la trovo ugualmente un’autrice da non sottovalutare. Il worldbuilding cui ha dato vita mi ha stupita e appassionata, diciamo proprio che è stato una manna dal cielo dopo alcuni romanzi privi di un elemento così importante. La sua cura si denota in ogni dettaglio di questa storia, che narra di un mondo dominato con pugno di ferro e malignità, di una Natura che elargisce vita e poteri, di un femminismo volto a creare una differenza epocale. È una storia che probabilmente non riuscirà a farsi apprezzare da tutt*, ma che sa essere portatrice di tante tematiche interessanti e catturare anche lettor* di fantasy più esigenti. Provate a darle un’occasione ;)


Fonte immagini: Pinterest

giovedì 14 luglio 2022

Review Tour: "L'impero di sabbia" di Tasha Suri

Buongiorno, lettor*! ^^
Oggi è il mio turno per parlarvi di un romanzo che ho davvero adorato, L’impero di sabbia, di Tasha Suri, un inaspettato colpo di fulmine. Sono rimasta sorpresa mi abbia presa così tanto, si è rivelata una gran bella lettura, una delle migliori dell’anno, addirittura. Ultima tappa per questo Review Tour, ringrazio i blog che hanno affiancato il mio in questa avventura e vi invito a leggere le loro recensioni, e un ringraziamento speciale alla casa editrice per la copia omaggio in cambio di un’onesta opinione.

L'impero di sabbia
di Tasha Suri

Prezzo: 9,99 € (ebook) 18,00 € (cop. rigida)
Pagine: 372
Genere: fantasy
Editore: Fanucci
Data di pubblicazione: 1 giugno 2022

Gli Amrithi sono stati emarginati; nomadi discendenti dagli spiriti del deserto, sono ambiti ma anche perseguitati in tutto l’Impero per il potere del loro sangue. Mehr è la figlia illegittima di un governatore imperiale e di una esiliata Amrithi che lei riesce a malapena a ricordare ma da cui ha ereditato il volto e la magia. A sua insaputa, può manipolare i sogni degli dèi per alterare il destino del mondo. Quando il potere di Mehr attira l’attenzione dei mistici più temuti dell’Imperatore, viene costretta a sottostare al loro servizio: sono determinati a sfruttare la sua magia per la gloria dell’Impero. Sarà costretta a usare ogni grammo di volontà, di cuore e d’intelligenza per resistere alla crudeltà dei mistici e salvare il suo popolo da una sicura estinzione. Se dovesse fallire, gli dèi stessi potrebbero risvegliarsi in cerca di vendetta...

Quando si parla di cultura orientale ho notato che si tende sempre a fare un po’ di confusione o a inglobarne di diverse solo per un certo tipo di atmosfera similare. In questo romanzo abbiamo senza dubbio un’ambientazione desertica e suggestiva che può richiamare alla mente libri come L’Impero di Ottone, The Midnight Sea, Rebel, ma che fondamentalmente non hanno nulla a che vedere con esso, se non appunto soltanto il deserto. A lettura ultimata, posso dire di aver letto un romanzo che sì, celebra il mondo orientale e il suo fascino ma lo fa in modo del tutto originale rispetto ad altri già pubblicati. Non mi era mai capitato di leggere un libro che fosse ispirato alla cultura indiana, che è quella che ritroviamo ne L’impero di sabbia, e ne sono rimasta talmente incantata da essermi lasciata rapire, senza indugi, dalla penna dell’autrice. Tasha Suri ci fa immergere completamente nel suo mondo fatto di tradizioni, riti, religione, credenze popolari e molto altro e lo fa nella maniera migliore possibile. Il suo racconto è intenso, appassionato e accurato e mai per un secondo si riesce a distogliere gli occhi, tanto sono catalizzati dalla suprema bellezza di ciò che scorre loro sotto. Si potrebbe imputare una certa lentezza al romanzo, soprattutto nella prima parte, ma io vi giuro che non l’ho mai percepita, per me tutto è sembrato avere il ritmo adeguato per far prendere confidenza con il mondo narrato, con i protagonisti, con la storia. Non è uno di quei romanzi in cui il worldbuilding resta sullo sfondo o viene liquidato con qualche descrizione qui e là, ma uno in cui la cornice cammina di pari passo con la trama, senza abbandonare mai il lettore. Ti accompagna dall’inizio alla fine permettendoti di sentirti sempre parte di ciò che si sta narrando, totalmente sprofondato nel mondo descritto. Tasha Suri mi ha deliziata con L’impero di sabbia in un modo che non avrei mai creduto. E non è stato solo il worldbuilding a conquistarmi ma ogni singola cosa. Ogni dettaglio. Anche pensando ai protagonisti ritengo di non aver mai incontrato dei protagonisti come loro, con un carattere così diverso da quello a cui sono abituata a imbattermi nei romanzi fantasy che leggo. E non potrei che esserne più felice, perché davvero ogni tanto ho bisogno di respirare novità, originalità o rischio di avere l’impressione di leggere sempre le stesse cose e stancarmi.

La storia di Tasha Suri ha inizio a Irinah, un luogo immerso nel deserto dove sorge il palazzo in cui vive Mehr. Mehr è figlia illegittima del Governatore di Irinah e ha sangue misto. Da parte di padre è Ambhan e da parte di madre naturale è Amrithi. Ma il sangue della madre è la parte di sé che deve tenere nascosta perché l’Imperatore ha fatto perseguitare gli Amrithi, discendenti dei daiva, e così lei e la sorella sono tenute al sicuro all’interno del palazzo. A Mehr è vietato mostrare quella parte di sé ritenuta selvaggia e pericolosa, non può usare il potere che serba dentro, non può concedersi i riti del suo clan, non può mostrarsi a nessuno a volto scoperto mentre danza durante la tempesta. Mehr non può essere fino in fondo se stessa e questa cosa la tortura. Lei è molto legata alle tradizioni della madre e non vuole rinunciarci, ma per il bene della sorella e della sua famiglia accetta di essere cauta e fa quel che può per non mettere in pericolo nessuno. Anche la matrigna non fa che redarguirla e ricordarle qual è il suo posto, lei che sembra odiarla così tanto ma che allo stesso tempo tiene alla sorella Arwa ed è più che decisa a plasmarla a proprio piacimento, come non le è stato possibile fare con lei. Quando una sera, durante la tempesta del fuoco dei sogni, Mehr non resiste e cede alla danza del rito Amrithi, un rito che aveva promesso di celebrare in onore della madre - esiliata dal Governatore e mai più tornata a Irinah - ma anche per rintracciare l’amica Lalita in pericolo, Mehr attira attenzioni che non avrebbe dovuto attirare e si ritrova, dopo poco, a doversi unire ai mistici di Maha e a sposare un perfetto sconosciuto. Divisa sempre tra dovere e desiderio di affermazione della propria identità, Mehr deciderà di fare ciò che è meglio per la sua famiglia, senza perdere mai l’intenzione di ribellarsi agli obblighi cui è costretta e provando a fare una sorta di doppio gioco nei riguardi dell’Impero e del Maha, con la complicità di Amun, suo sposo e nuovo, inaspettato alleato.

Ho molto apprezzato il rapporto che si è creato tra i due. Dopo la diffidenza iniziale, riescono pian piano a fidarsi l’uno dell’altra, a comprendersi, soprattutto perché molto simili e uniti da scopi comuni. Nessuno dei due vuole quel matrimonio ma riescono a trovare un punto di incontro e a deformare la verità per ingannare e sopravvivere. La loro è una storia d’amore a fuoco lento, oserei dire, e aggiungerei anche finalmente, perché sono quelle che preferisco. Amun si è rivelato un gran bel personaggio, che potrebbe sembrare un po’ freddo inizialmente ma a tutto c’è una ragione. Amun porta addosso i segni di giuramenti fatti a Maha, giuramenti ai quali è legato in maniera indissolubile. Ha imparato a gestire quella sorta di schiavitù e ne insegnerà a Mehr i trucchi e i segreti. Questa sua onestà, questo suo modo di essere presente e sincero l’ho trovato meraviglioso. Mi ha davvero destabilizzata Amur, un personaggio che, come Mehr, trova il modo di opporsi al crudele giogo di Maha ma con avvedutezza.  Ho amato moltissimo anche il personaggio di Mehr, che è remissivo solo apparentemente; Mehr è in realtà una ragazza combattiva e intelligente, ha il fuoco dentro ed è un fuoco che tiene a bada solo per il bene delle persone che ama. È rispettosa, prudente e saggia e quando commette un errore la sua costernazione è profonda e la porta a non ripetere gli stessi sbagli ma a imparare da essi e trovare rimedio. Mehr sa giudicare ciò che è giusto da cosa è sbagliato, ha una capacità di discernimento molto interessante, come è interessante il modo in cui apprezza ciò che è senza averne timore.

<<Dipingono ciò che credono io voglia far vedere al resto del mondo>> disse Mehr. Una donna che apparisse bella agli occhi dell’Impero. Una donna Ambhan pura. <<Ma nel mio caso si sbaglierebbero. Io mi piaccio così come sono>>.

Mehr è felice di essere sia Ambhan che Amrithi, non prova fastidio per il colore della sua pelle, più scura rispetto quella degli Ambhan e considerata dai più meno attraente, non teme nemmeno le sue origini, sebbene non le conosca a fondo e abbia ancora da approfondirle. Mehr è se stessa in tutto e per tutto ed è una caratteristica che me l’ha fatta apprezzare come pochi altri personaggi al mondo. Seguirete le sue vicende con trepidazione, perché l’autrice riesce a tenere sempre vivo il livello di coinvolgimento e ad aggiungere mano a mano dettagli sempre più intriganti alla sua storia. L'impero di sabbia mi ha fatta innamorare. Mi sono innamorata del deserto, come Mehr, mi sono innamorata dei riti danzati e del modo in cui la cultura e le tradizioni indiane sono avviluppate alla storia, mi sono innamorata dell’autrice e della sobria bellezza della sua prosa, del mondo incantevole che ha creato, in cui non mancano creature magiche, misteri, inganni, segreti, intrighi politici e legami profondi. Ne ho apprezzato le tematiche con spunti di riflessione sulla persecuzione, sulla diversità, sull'identità, i personaggi e le loro evoluzioni, la complessità della storia dietro l’apparente semplicità. L’impero di sabbia è stata una lettura che mi ha soddisfatta pienamente e non vedo l’ora di proseguire e scoprire il secondo libro che, se non erro, è dedicato ad Arwa. Davvero una bella scoperta Tasha Suri e una ventata d’aria fresca questo suo mondo magico e suggestivo. Consiglio assolutamente la lettura!

Fonte immagini: Pinterest

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