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venerdì 20 settembre 2024

Recensione: "Il Regno delle Ceneri" di Tasha Suri

Buongiorno, lettor*! ^^
Oggi torno da voi con una nuova recensione. Il libro di cui vi parlo l’ho letto insieme alla mia adorata Francesca di La biblioteca di Zosma, perché entrambe avevamo anche letto il primo volume e l’avevamo apprezzato. Il Regno delle Ceneri, di Tasha Suri, conclude una suggestiva dilogia che si ispira alla cultura indiana e ci trasporta in terre magiche e affascinanti. Questo volume non è sicuramente all’altezza del primo (QUI per la recensione), anzi presenta parecchi difetti, ma lo stile dell’autrice è sempre sublime e ho adorato ritrovarlo.
Ringrazio Fanucci per la copia omaggio in cambio di un’onesta opinione.

Il Regno delle Ceneri
di Tasha Suri

Prezzo: 9,99 € (eBook) 25,00 € (cop. rigida)
Pagine: 408
Genere: fantasy
Editore: Fanucci
Data di pubblicazione: 21 giugno 2024
Acquista su: IBS, laFeltrinelli (link aff.)

L’Impero di Ambha si sta sgretolando. Una terribile guerra di successione si profila all’orizzonte. L’unica speranza di pace risiede nel misterioso regno delle ceneri, dove i mortali possono trovare ciò che cercano negli echi dei sogni dei loro antenati. Il prezzo per arrivarci è altissimo, ma Arwa è determinata a compiere il viaggio. Rimasta vedova in seguito a un brutale massacro, ha giurato di servire la famiglia imperiale fino alla fine. Non si sarebbe mai aspettata di essere affiancata da Zahir, il principe illegittimo e caduto in disgrazia che si è rivolto alla magia proibita nel tentativo disperato di salvare coloro che ama. Insieme, percorreranno il sanguinoso cammino del loro passato. E metteranno in discussione tutto ciò in cui hanno sempre creduto, compreso se valga o meno la pena di combattere per salvare l’Impero.

È trascorso un po’ di tempo da quando ho terminato Il Regno delle Ceneri, poi con l’estate di mezzo non sono riuscita a recensirlo perché la pausa si è prolungata fino a giornate più fresche in cui non fosse una fatica immane stare davanti al computer. Nonostante tutto, ho ancora un ricordo abbastanza vivido del romanzo, l’ho atteso con impazienza e letto con parsimonia. La protagonista della storia non è più Mehr, ma stavolta la sorella Arwa. Nel primo libro non abbiamo avuto modo di conoscerla bene, era anche più piccola, mentre adesso la ritroviamo adulta e vedova. Arwa ha perso il marito in un terribile massacro e lei ne è ancora turbata. Non vuole pensare a ciò che è successo, le fa male rendersi conto di essere l’unica sopravvissuta. Mehr sa cosa la aspetta adesso, ciò che aspetta a qualsiasi vedova: l’Eremo. È quello il suo destino, e lei ha intenzione di sottostare alle regole senza ribellarsi. Di prendersi il tempo che le serve per raccogliersi nel suo dolore e affrontare il lutto che l’ha colpita tanto ferocemente. Ma Arwa, in realtà, per quanto si sforzi di mantenere un profilo basso - più di quanto abbia fatto la sorella in passato - non riesce del tutto a nascondere quel lato del suo carattere più curioso e ostinato, e anche se troverà altre vedove a impartirle lezioni e metodi, compresa Gulshera che vuole imporle una disciplina che Arwa dimostra di non avere, la ragazza piano piano uscirà dal suo guscio, comprendendo di aver sempre avuto una percezione sbagliata su tutto. Arwa si metterà al servizio dell’Impero, nella speranza di poter approfondire alcuni sospetti che iniziano a sorgere in lei, ma anche perché le viene richiesto collaborazione dalla principessa in persona, quando il segreto che si porta dietro non sarà più un segreto, ovvero il potere del suo sangue per metà Amrithi. Se nel primo volume Mehr andava fiera di quella parte di sé e onorava la  cultura che apparteneva alla madre, Arwa non è mai riuscita a farlo. Lei è stata plasmata come una perfetta donna Ambhan, e tutto ciò che di Amrithi c’era in lei è stata costretta a nasconderlo, a non rivelarlo mai, perché troppo pericoloso. Ma quando le persone intorno a lei muoiono o rischiano di farlo, Arwa non ha altra scelta che diventare un’arma… e abbracciare quella parte di sé che ha sempre negato.

Il Regno delle Ceneri è partito con ottime premesse e con una protagonista diversa dalle solite, rispetto a quelle che troviamo in questo genere di romanzi. Arwa è infatti una donna sposata ma anche una vedova (e ditemi voi in quanti romanzi fantasy adult o young adult ne avete trovate). Il mio entusiasmo iniziale è però calato mano a mano che procedevo con la lettura perché, nonostante le ottime idee di base, qualcosa alla fine sembra essere andato storto. La prima parte era sicuramente interessante, con l’ambientazione nell’Eremo e Arwa alle prese con l’elaborazione del proprio lutto. Peccato che questa elaborazione non ci sia mai stata, ad Arwa non è stata concessa la libertà di piangere il marito prima che un altro uomo le fosse messo a fianco. Arwa infatti, quando arriva a palazzo, dovrà collaborare in segreto con Zahirprincipe “non principe”, un figlio illegittimo dell’Imperatore, che si dedica in una cripta alle arti occulte e viaggia nel sogno per ritrovare defunti e avere risposte per salvare il proprio regno, che ormai si sta sgretolando, dopo la morte del Maha (una sorta di guida spirituale del regno) e la lotta di successione al trono tra i figli legittimi dell’imperatore. È da subito un incontro interessante il loro, i due si soppesano e si studiano, si ritrovano più simili di quanto immaginano e così diversi da come in realtà si mostrano. Avrei voluto che questo loro rapporto fosse più lento e profondo, invece si percepisce un’attrazione dal primo istante e questa cosa va a stonare con le premesse del romanzo che riguardano il personaggio di Arwa. Probabilmente avrei preferito non nascesse nulla tra i due, alla fine, anche perché non c’è mai una vera e propria chimica, quel qualcosa che ti fa pensare che i due siano assolutamente fatti per stare insieme. È un po’ come se l’autrice avesse dovuto inserire una storia d’amore per forza di cose, ma secondo me sarebbe stato uguale se Arwa e Zahir avessero semplicemente collaborato senza necessariamente innamorarsi. Ho apprezzato il rapporto che si viene a creare e alcuni momenti che condividono sono anche teneri, ma resta per me una forzatura la loro storia. 

Nella seconda parte del romanzo le cose si fanno leggermente più movimentate, rispetto a una prima parte più statica, ma non abbastanza da convincermi fino in fondo. La trama si complica e in alcuni momenti si ha la sensazione di non capire bene cosa stia succedendo e perché, come se mancassero dei pezzi. Più volte ho avuto il presentimento che a questo romanzo siano state tagliate delle parti, probabilmente non sostanziali, ma comunque importanti per seguire meglio il percorso della protagonista e le varie vicende che si trova ad affrontare. C’è un po’ di confusione generale nell’ultima parte, come se si volesse arrivare di corsa a chiudere dopo aver tergiversato fin troppo, mentre avrei preferito un ritmo più costante e meno altalenante. Questi in sostanza i difetti che più mi hanno infastidita e che nel primo romanzo non ho riscontrato. C’è da dire, però, che Tasha Suri ha sempre il pregio di sapere rendere suggestivo ogni luogo di cui narra e di saper dare alle sue storie un’impronta talmente incantevole che è impossibile non restarne ammaliat*. C’è sempre un velo magico sottile e affascinante che accompagna l* lettor* tra le pagine, regalando sensazioni positive e ampliando l’immaginazione. L’aspetto legato alla cultura e alla religione del regno di Ambha è stato trattato molto bene, era già stato sviluppato ottimamente nel primo volume e anche stavolta ritroviamo un mondo regolato da tradizioni, magia e potere in cui tutto è approfondito a dovere. Ritroviamo anche tematiche di accettazione di sé, e riguardanti la diversità e l'emarginazione. Viene qui approfondita la questione dei daiva e comprendiamo meglio alcuni argomenti accennati nel primo libro, sebbene non si possa dire lo stesso per altri.

 Ho amato i viaggi occulti che Arwa e Zahir compiono nel Regno delle Ceneri, un po' mi hanno ricordato gli incontri onirici tra Lazlo e Sarai in Il Sognatore di Laini Taylor. Forse la coppia protagonista non sarà tra le migliori di cui ho letto, ma ho apprezzato il legame che creano, i loro dialoghi intensi - che a volte non necessitano neanche di molte parole ma solo di sguardi e piccoli gesti - e anche il loro essere così lontani da come ci si aspetterebbe. Il Regno delle Ceneri è un romanzo che ha sicuramente dei difetti, con qualche accorgimento in più poteva rendere meglio, ma è stata ugualmente una lettura gradevole, anche se non indimenticabile.
Fonte immagini: Pinterest

mercoledì 27 settembre 2023

Recensione: "These Infinite Threads" di Tahereh Mafi (a cura di Eleonora)

Buongiorno, lettor*! ^^
Oggi la nostra Eleonora ci parla di These Infinite Threads, seguito di This Woven Kingdom, di Tahereh Mafi (che aveva già recensito QUI). Il romanzo uscirà presto anche in italiano, grazie a Fanucci, ma se volete scoprire in anteprima cosa vi aspetta, leggete la recensione ;) Anche voi siete fan di Mafi e delle sue storie? Fatecelo sapere nei commenti ;)
ATTENZIONE: POSSIBILI SPOILER DEL FINALE DEL PRIMO LIBRO.

These Infinite Threads
di Tahereh Mafi

Prezzo: 10,29 € (eBook) 18,47 € (cop. rigida) 14,95 € (cop. flessibile)
Pagine: 416
Genere: fantasy romance
Editore: Farshore
Data di pubblicazione: 2 febbraio 2023
Acquista su: IBS, laFeltrinelli (link aff.)

With the heat of a kiss, the walls between Alizeh, the long-lost heir to an ancient Jinn kingdom, and Kamran, the crown prince of the Ardunian empire, have crumbled. And so have both of their lives. Alizeh, the heir to the Jinn throne, is destined to free her people from the half-lives they’ve been forced to live under human rule. When Kamran, the heir to the human throne, falls in love with her, he’s forced to question everything he’s been taught about Jinn. Kamran’s grandfather lays dead at the hand of Cyrus, ruler of the neighboring kingdom of Tulan. Cyrus has stolen Alizeh away to his homeland and plans to marry her there, giving her everything she needs to become the Jinn queen—and when she assumes the throne he will have fulfilled his own bargain with the devil. Alizeh wants nothing to do with Cyrus’s deal or the devil. But without a way to escape Tulan, and with the fulfillment of her own destiny tantalizingly close, she’ll have to decide whether she can set aside her emotions to become the queen her people need. Kamran, meanwhile, is picking up the pieces in Ardunia. Facing betrayal at every turn, all he knows is that he must go to Tulan to avenge his grandfather. He can only hope that Alizeh will be waiting for him there—and that she hasn’t yet become the queen of Tulan.

Dopo tanto penare ho finalmente finito These Infinite Threads della mitica Tahereh Mafi, secondo capitolo della sua nuova serie fantasy iniziata con This Woven Kingdom. Non so nemmeno io perché ci ho messo tanto, forse per i mille mila impegni avuti e che richiedevano delle letture più leggere per il mio cervello affaticato, fatto sta che ora che l’ho terminato posso dire in assoluta certezza che questa nuova serie è un crescendo continuo, che non vedo l’ora di leggere il terzo e che, se vi mancano i personaggi di Shatter Me, qui trovate pane per i vostri denti.

In questo secondo libro, come da consuetudine dell’autrice, ripartiamo esattamente da dove eravamo rimasti con This Woven Kingodom. Cyrus, il re di Tulan, ha rapito Alizeh, portandola via niente meno che dal palazzo reale di Ardunia mentre era in corso un'importante festa, lasciando dietro di sé una scia di devastazione e incertezza che ha inizio con la morte di re Zaal, il nonno di Kamran (love interest della protagonista e principe ereditario di Ardunia). Durante tutto questo enorme casino che si è scatenato al palazzo reale di Ardunia è stata anche rivelata la vera identità di Alizeh, elemento che ha contribuito a gettare scompiglio nelle persone ma soprattutto nel cuore di Kamran, che dopo essere passato da un trauma dopo all’altro nell’arco di pochi minuti, ora ha un po’ perso la bussola della sanità mentale ed è convinto, nonostante quello che suggeriscono fatti e testimoni, che quello che c’è stato con la giovane sia stata tutta una messinscena volta a distruggere lui e il suo regno; come se non fosse abbastanza, ora che è rimasto solo e isolato, la classe nobile ha deciso di spodestarlo e prendere il potere; la povera creatura non ha proprio un attimo di tregua.

In tutto questo putiferio non dobbiamo scordarci di Alizeh, anche lei non ha avuto molta libertà nel decidere le sorti del suo destino; anche lei infatti è stata vittima di un raggiro da parte del re di Tulan, il quale è più che mai intenzionato a farne la sua sposa per onorare, letteralmente, un patto con il diavolo. Così dopo essere stata catturata e resa inerme, la giovane regina si trova a sorvolare a bordo di drago l’impero del suo (in teoria) promesso sposo ma, contrariamente a quello che si aspetta, non trova altro che stupore e meraviglia, territori ricchi, rigogliosi e sconfinati che disegnano un paesaggio quasi da fiaba. Il problema è che nel regno in cui per il momento è confinata, così come tra le mura del castello del re, molte cose non sono chiare, sembrano essere quello che non sono o sono addirittura delle contraddizioni continue. La nostra regina perduta quindi è perennemente confusa su chi possano essere i suoi alleati e chi i suoi nemici, continua a preoccuparsi per la sorte di Kamran ma allo stesso tempo non riesce a fare a meno di sentire un qualcosa che la spinge inesorabilmente verso quell’agglomerato di misteri e segreti che è il re di Tulan che, nonostante le sue molto poco sagge decisioni passate, nonostante l’essere 24/7 al limite del sarcastico e dell’insopportabile, nasconde dentro di sé una fragilità e una tragica disperazione che non fanno che attrarre le simpatie di Alizeh, la quale, seppur in maniera molto diversa per quello che sappiamo noi, ha conosciuto entrambe le sensazioni. Immersa dunque in tutto quello che non si sarebbe mai aspettata, pian piano la nostra protagonista inizia a capire che forse l’essere rapita da Cyrus può essere per lei un’occasione per conoscere meglio se stessa, per avere la possibilità effettiva di diventare la regina e la guida di cui il suo popolo ha bisogno ma anche, giacché può, un’occasione per conoscere meglio e più da vicino quello che in effetti è il suo popolo oggi al di fuori del regno di Ardunia, perché, sorpresa delle sorprese, nella capitale di Tulan i jin convivono in pace e serenamente con gli abitanti del regno e tutti ugualmente amano e ammirano il loro sovrano. Evidentemente qualcosa non quadra, cosa però, ahinoi, lo potremo sapere solo nel prossimo volume della serie in uscita a Febbraio; chi è impaziente alzi la mano.

A livello di storia e di costruzione dei personaggi possiamo tranquillamente dire che Tahereh Mafi ormai ha trovato la sua comfort zone e, sinceramente, noi siamo molto contenti così. Spiegandomi meglio, quando dico comfort zone intendo che i vari personaggi che ritroviamo in questa nuova saga per certi versi ricordano molto i nostri beniamini di Shatter Me, non starò a specificare i vari accoppiamenti che si sono manifestati nella mia testa durante la lettura del libro, per non fare spoiler, ma mi limito a dire che per me sono stati parecchio lampanti, così come anche delle scene/situazioni che mi sono proprio risultate familiari. Un punto di differenza tra le due serie è sicuramente il lasso temporale in cui si svolge la narrazione, a differenza di Shatter Me infatti gli eventi si dipanano nell’arco di pochi giorni e non settimane o addirittura mesi come eravamo abituati; più nello specifico These Infinite Threads si svolge in tre giorni, quattro al massimo. Differentemente dal primo libro della saga, questo secondo volume presenta un doppio POV che si alterna tra i vari capitoli della storia, simultaneamente infatti sono le voci sia di Alizeh che di Kamran che raccontano la faccenda dal loro particolare punto di vista e punto geografico. La scrittura dell’autrice è molto più matura rispetto alla sua prima trilogia e senza ombra di dubbio è molto più vicina alla sua seconda anche se comunque l’ho trovata nuovamente evoluta, nonostante ciò mantiene sempre e comunque quello che è il suo tratto distintivo, quella sorta di lirismo o di linguaggio fiabesco/evocativo che addotta quando si tratta di descrivere luoghi, oggetti, pensieri ed emozioni profonde dei personaggi.

In questa serie comunque il crescendo della storia è palesemente percepibile di libro in libro e io sono estremamente curiosa e impaziente di scoprire fin dove Tahereh Mafi arriverà questa volta, la strada è libera e tutta in discesa verso un nuovo fantastico prodotto e io non vedo l’ora che arrivi Febbraio 2024, anche perché sinceramente finire un libro con quel cliffhanger non dovrebbe essere legale.
Eleonora


Photo credit: @eleonoranicoletto

martedì 13 giugno 2023

Review Party: "This Woven Kingdom. Le trame del regno" di Tahereh Mafi

  
Buongiorno! ^^
Oggi finalmente torno a recensire, dopo qualche giorno di stop forzato causa malattia. Mi sto piano piano riprendendo, anche se ancora mi sembra di essere in modalità risparmio energetico. 
In questo post vi parlo di This Woven Kingdom. Le trame del regno, di Tahereh Mafi.
Ringrazio la casa editrice per l’opportunità di organizzare l’evento e per la copia omaggio in cambio di un’onesta opinione.

This Woven Kingdom. Le trame del regno
di Tahereh Mafi

Prezzo: 9,99 € (eBook) 16,90 € (cop. rigida)
Pagine: 372
Genere: fantasy romance
Editore: Fanucci
Data di pubblicazione: 2 maggio 2023
Acquista su: IBS, laFeltrinelli

Per il resto del mondo, Alizeh non è altro che un’umile serva, e non l’erede scomparsa dell’antico regno Jinn costretta a nascondere la sua identità. Il principe ereditario Kamran conosce le profezie che annunciano la morte del re, ma non può immaginare che la serva dagli occhi misteriosi, la ragazza che non riesce a togliersi dalla testa, sconvolgerà il suo regno e il mondo intero. E mentre gli animi si infiammano e la guerra divampa oltre le mura del palazzo, la posta in gioco diventa sempre più alta... "This Woven Kingdom - Le trame del regno" è il primo capitolo di un’epica e romantica serie fantasy ispirata alla mitologia persiana dell’autrice Tahereh Mafi.

Ho voluto disperatamente leggere questo libro perché era da tantissimo che non leggevo qualcosa di Tahereh Mafi ed ero anche curiosa di scoprirla alle prese con un fantasy, dopo la serie dispotica di successo Shatter me. Poi mettiamoci pure l’ispirazione persiana del romanzo e il mio hype è schizzato alle stelle. Il primo impatto con questo romanzo non è stato immediatamente positivo; il libro parte molto lentamente e alcuni dettagli su cui si sofferma l’autrice non sembrano così interessanti e spesso sono anche ripetitivi. Ma più andavo avanti più mi rendevo conto di quanto la storia, nonostante il suo incedere più cauto, mi stesse prendendo molto. Lo stile di Tahereh Mafi mi ha sempre ammaliata, lo trovo poetico e raffinato come pochi. Anche qui l’autrice non manca di lasciare il suo segno distintivo, di incantarci con descrizioni suggestive e sognanti, ma, ancora di più, non manca di regalarci tanto romanticismo. Sinceramente non mi aspettavo un’impronta romance così preponderante e non dirò che mi ha infastidito perché sarebbe una bugia. Questo libro è proprio ciò che io intendo per fantasy romance e già questo dovrebbe farvi capire quanto mi sia piaciuto. Poi ho anche un debole per le storie con i jinn, quindi direi proprio che Mafi mi ha accalappiata per bene.

Alizeh è una serva presso una nobile casa in Ardunia, uno dei regni più grandi della terra. È costretta ai lavori più umili, le sue mani sono consumate e ferite, ma ad Alizeh non dispiace quel lavoro, è l’opportunità migliore che ha per nascondersi. Come tutti i servitori, deve portare anche lei una snoda, un copricapo con un pezzo di stoffa che le copre metà volto, lasciando libera solo la bocca. Questo è quanto di meglio potesse sperare, considerando che non può mostrare in giro il suo viso, soprattutto i suoi occhi riconoscibilissimi. Lei è una jinn, ma non una jinn qualsiasi. Ha il ghiaccio nel sangue. Questa condizione è visibile anche attraverso i suoi occhi, che di tanto in tanto assumono un colore così chiaro che sarebbe impossibile reputarla umana. E dato che c’è chi la cerca, chi darebbe qualsiasi cosa per catturarla, deve essere accorta e rendersi invisibile. Ma Alizeh a stento riesce a controllare il suo spirito e un occhio attento noterebbe subito che c’è qualcosa di diverso in lei. Per esempio l’occhio di Kamran. Lui è il principe ereditario del regno. Dopo la morte del padre, quando era soltanto un bambino, grandi aspettative si sono concentrate su di lui. Ha dovuto mostrarsi forte, nonostante avesse solo voluto piangere quella morte, tenace davanti al dolore e alla paura. L’unico sentimento che gli è stato permesso di provare è la rabbia

Kamran viene descritto infatti come un ragazzo pieno di risentimento, alimentato costantemente da furia e collera che a stento riesce a controllare. Riesce a dare il suo meglio come soldato, a eseguire gli ordini, ma non riesce a starsene con le mani in mano. Ecco perché tornare ad Ardunia, dopo aver combattuto al confine, è per lui molto frustrante, ma è stato il re in persona, suo nonno, a richiamarlo e sicuramente ha dei piani ben precisi per lui. È appena rientrato quando si imbatte in Alizeh, o meglio in una serva che, minacciata da un ragazzino affamato per strada, mostra delle doti che lo mettono sull’attenti. Riesce infatti a difendersi dall’attacco, a mettere in ginocchio il ragazzo e a comunicare con lui nonostante provenga da molto lontano e parli un’altra lingua. Come può una serva, presumibilmente analfabeta, essere in grado di fare ciò? Chi è in realtà quella donna? Forse una spia del regno nemico? È così che Kamran inizierà a essere ossessionato dalla ragazza, a cercare indizi su di lei, sempre più sconvolto da quello che piano piano scoprirà e quando la verità verrà a galla sarà disposto a mettere da parte il regno per un sentimento che sembra farsi sempre più opprimente dentro di lui? Alizeh, dal canto suo, fa fatica a fidarsi di quel ragazzo, un volto mostratole dal diavolo stesso e che potrebbe portare solo guai nella sua vita; allo stesso tempo, non riesce a smettere di pensare a lui, ma ha anche bisogno di pensare alla propria sopravvivenza, che potrebbe essere messa a rischio se solo lui, o chiunque altro, scoprisse chi è veramente.

Oltre tutta questa parte romantica, l’autrice non manca di regalarci un buon worldbuilding, anche se meriterebbe di essere approfondito ancora meglio (in particolare i riferimenti d'ispirazione persiana), ma essendo questo solo il primo libro della serie mi aspetto tanto altro dai prossimi volumi. L’aspetto politico è ben curato, talvolta troviamo le cose spiegate tipo lezioncina, cosa che un po’ detesto, ma devo ammettere che alla fine è stata una lettura rilassante e mi ha un po’ ricordato fantasy di anni fa che ho amato molto. Questo sembra seguire quelle impronte. Ci sono tanti elementi interessanti, soprattutto quello legato alle origini dei jinn e al loro declino, il legame con il diavolo, e la creazione dell’umanità capace di soverchiare una razza potente come quella dei jinn. C’è una storia d’amore che nasce un po’ troppo velocemente, già dopo un paio di capitoli abbiamo il primo momento tra i due, sfuggente ma intenso, che darà il tormento a entrambi, soprattutto a Kamran. Ci sono intrighi di corte e alleanze, una guerra alle porte e varie ribellioni; c’è un’ambientazione fredda e ostile ma molto scenografica, c'e magia e c’è lo stile inconfondibile di Tahereh Mafi su ogni pagina di questo libro. Per me è promosso assolutamente, avrà anche qualche difetto ma è stata una lettura capace di coinvolgermi e farmi provare spesso del batticuore. Certo, un po’ estremizzati i caratteri dei protagonisti (Kamran con la sua rabbia riusciva a fare provare rabbia anche a me, che avrei voluto gridargli di darsi una calmata :P) e non abbastanza marcati quelli di altri personaggi, eppure, a suo modo, questo nuovo mondo creato dall’autrice mi ha affascinata. Do intanto 4, ma mi aspetto faville e ancora più azione, intrigo e coinvolgimento nei prossimi volumi.



Fonte immagini: Pinterest
grafica: @dolcicarloni

lunedì 22 maggio 2023

Review Party: "Il Reietto" di Anthony Ryan

Buongiorno, lettor*! ^^
Oggi inizia una nuova settimana, dopo un weekend non proprio fantastico, ma per fortuna mi ha tenuto compagnia un'ottima lettura: Il Reietto, di Anthony Ryan. Scoprite cosa penso di questo fantasy grimdark davvero sorprendente e passate a leggere anche le altre recensioni del Review Party.
Un ringraziamento alla casa editrice per la copia omaggio in cambio di un'onesta opinione.

Il Reietto
di Anthony Ryan

Prezzo: 14,99 € (eBook) 25,00 € (cop. rigida)
Pagine: 612
Genere: fantasy, grimdark
Editore: Fanucci 
Data di pubblicazione: 31 marzo 2023
Acquista su: IBS, laFeltrinelli

Nato nel travagliato regno dell’Albermaine, Alwyn lo Scrivano è cresciuto come un fuorilegge. Sveglio e abile con la spada, Alwyn è soddisfatto della libertà di cui gode nella foresta e del cameratismo con i suoi compagni ladri. Ma un atto di tradimento gli fa intraprendere un nuovo cammino, fatto di sangue e vendetta, che lo condurrà a diventare un soldato nell’esercito del re. Sotto il comando di lady Evadine Courlain, una nobildonna assalita dalle visioni di un’apocalisse demoniaca, Alwyn deve sopravvivere alla guerra e ai mortali intrighi di corte se vuole reclamare la sua vendetta. Ma quando forze oscure, sia umane che arcane, si riuniscono per opporsi all’ascesa di Evadine, Alwyn dovrà fare una scelta: essere un guerriero o rimanere per sempre un fuorilegge? Il reietto è il primo volume della serie fantasy epica "L’Alleanza d’acciaio".

Il Reietto
è il primo romanzo che leggo di Anthony Ryan. Nonostante questo autore sia in wishlist da una vita, non ho mai avuto modo di recuperare i suoi romanzi, ma stavolta non volevo farmi sfuggire l’occasione. Il Reietto è l’ultima fatica dell’autore scozzese, primo di una nuovissima serie dedicata ad Alwyn Lo Scrivano. Il libro consta all’incirca 600 pagine e pensavo sarebbe stata una bella fatica questa lettura, invece lo stile di Ryan si è rivelato inaspettatamente piacevole e più scorrevole del previsto. Sono rimasta molto colpita da questa lettura, dal modo in cui mi ha coinvolta, dall’effetto che il libro mi ha fatto una volta concluso. È stato un lungo viaggio, un viaggio intenso ma anche epico, in compagnia di moltissimi personaggi, ma principalmente di Alwyn, un ragazzo che, nato e cresciuto in un bordello, si ritrova poi a far parte di una banda di fuorilegge. Ma questo non sarà che l’inizio della sua avventura, della sua vita travagliata, perché lo aspettano tantissime sfide e lui metterà in pratica tutti gli insegnamenti ricevuti per affrontarle nel migliore dei modi. Sicuramente la prima parte del romanzo è quella che mi ha colpita maggiormente, con le sue vibes alla Robin Hood a renderla tanto intrigante. Non ho potuto fare a meno di ravvisare anche un po' di trope found-family (vagamente distorto, perché sono più i membri che Alwyn vorrebbe far fuori piuttosto che quelli che si terrebbe stretti :P) che mi ha galvanizzata parecchio.

  Il personaggio di Alwyn, in questo romanzo, si racconta. È dalla sua stessa voce, che si rivolge direttamente a chi legge, che noi ascoltiamo la sua storia, espediente che non trovo spesso in fantasy del genere ma che mi ha divertita moltissimo. Il passato e l’infanzia di Alwyn non sono degni di essere ricordati, ma è da quando il ragazzo viene salvato nella foresta da Deckin e la sua compagna Lorine che Alwyn considera essere iniziata la sua storia. Il Re dei Fuorilegge e la più astuta maestra di travestimenti che lo salvano dalla furia del suo tenutario per offrirgli riparo e cibo per qualche giorno. Quei giorni diventano poi settimane, mesi, infine anni e Alwyn si ritrova a diventare parte integrante della banda. Deckin lo tiene in grande considerazione, colpito dalla sua incredibile capacità di notare dettagli che altri non notano. In effetti, il ragazzo sembra essere molto acuto, sveglio, intelligente, a dispetto di tutto, ed è sicuramente grazie a queste sue qualità che riuscirà, nel tempo, a salvarsi la pelle. Riesce a leggere cose negli altri che lo aiutano a capire bene chi ha davanti, se quella persona sta mentendo o meno. È intuitivo in maniera sbalorditiva. Ma nonostante il suo intuito, non riesce a prevedere un terribile tradimento che porta la sua banda a subire un attacco a sorpresa che scombussolerà i piani di Deckin e, di conseguenza, anche i suoi. E questo rammarico diventerà motivo di vendetta, la ragione che lo spingerà a indagare in ogni momento per cercare di capire chi vi sia dietro il massacro e per rendere giustizia a chi ha pagato con la vita.

Il grandissimo pregio di questo romanzo è quello di essere totalmente inaspettato. Se infatti la prima parte ci tiene immers* nella verde e rocciosa Foresta di Shevine a complottare con Deckin e a conoscere i vari membri della sua banda, Ryan nella seconda cambia registro e ci trasporta in tutt’altro scenario, quello delle Miniere. Lascio a voi scoprire in che modo Alwyn si ritroverà a dover affrontare questa nuova, pericolosa sfida e in che modo ne uscirà; lascio a voi scoprire cosa lo porterà a unirsi alla Compagnia dell’Alleanza, capitanata da Evadine Courlain e quanto altro aspetta il nostro ardito antieroe, armato di un’astuzia sopraffina, di rancore che ribolle, di piani improvvisati e sgangherati, ma anche di una lealtà impensabile. Il Reietto è una storia di crescita, di tradimento, di vendetta, di sangue, di battaglie, di fughe, di ossessioni e devozioni. Ryan ci regala un affresco nero e cupo di un giovane che deve adattarsi alle più svariate esperienze della vita pur di sopravvivere, che deve sfruttare conoscenze e intuito per andare avanti, imparando a capire di chi può fidarsi e di chi meno, contando solo su se stesso, alla fine.

Il worldbuilding è un po’ soffocato dalla complessità del protagonista e di altri personaggi che gli ruotano intorno, il livello di azione però è altissimo, non ci si annoia mai, non ci sono momenti troppo statici, anche se a volte alcuni dialoghi sono eccessivi, di una lunghezza inverosimile. Notevoli le scene di scontri, combattimenti, battaglie, Ryan dimostra molta maestria in questo ambito ed è stato per me una piacevole scoperta, che mi porta tra l’altro a inquadrare il romanzo non solo come epic-fantasy ma anche come grimdark, vista l'enfasi nel descrivere certi episodi. I dettagli, tra l'altro, non sono elementi su cui l'autore lesina, anzi si può dire che ci sia quasi una cura maniacale nel rappresentare determinati aspetti del suo mondo e dei suoi personaggi. C’è davvero tantissimo da dire su questo libro, in cui si esplorano vari aspetti dell’animo umano, soprattutto i più ombrosi, ma capace anche di rivelarsi imprevedibile pagina dopo pagina, in un crescendo di emozioni sempre più diversificate. Un cammino impervio e per lo più ostacolato, quello che Alwyn dovrà percorrere e noi, insieme a lui, vivremo ogni vicenda sulla nostra pelle, grazie a una narrazione vivida e appassionante. Come primo approccio a un autore del calibro di Ryan direi che posso ritenermi soddisfatta. Ho apprezzato Il Reietto, la sua corposità (non l'avrei mai detto), la sua epicità e anche le sue imperfezioni, che esattamente come quelle di un antieroe, contribuiscono a fartelo amare di più. Sono curiosa di leggere il secondo volume, scoprire cos’altro succederà, approfondire alcuni elementi che, secondo me, sono rimasti un po’ sul vago, come quello magico e in parte quello religioso. Sono sicura che Ryan non deluderà. Vi consiglio questa lettura? Decisamente sì. Questo libro saprà conquistarvi, per un motivo o per un altro, è sicuro!
A presto!
xoxo
Fonte immagini: Pinterest

martedì 16 maggio 2023

Review Party: "The Jasmine Throne. Il Trono di Gelsomino" di Tasha Suri

Buongiorno, lettor*! ^^
Oggi anche io vi parlo di The Jasmine Throne. Il Trono di Gelsomino, di Tasha Suri, romanzo fantasy edito Fanucci Editore, vincitore nella categoria “Best Novel” del The World Fantasy Award 2022. Di Tasha Suri avevo già letto, lo scorso anno, L’Impero di sabbia e me ne ero innamorata, ecco perché mi sono rivolta fiduciosa a questo suo nuovo romanzo pubblicato in Italia, primo di una trilogia.
Ringrazio la casa editrice per la copia omaggio in cambio di un’onesta opinione.

The Jasmine Throne. Il Trono di Gelsomino
di Tasha Suri

Prezzo: 9,99 € (eBook) 25,00 € (cop. rigida)
Pagine: 528
Genere: fantasy 
Editore: Fanucci Editore
Traduzione: Francesco Vitellini
Data di pubblicazione: 25 aprile 2023
Acquista su: IBS, laFeltrinelli

Esiliata dal dispotico fratello, la principessa Malini passa le giornate tra le mura di un tempio in cui è tenuta prigioniera, sognando la sua vendetta. La giovane Priya, invece, tiene nascosta la sua identità e lavora come serva nella dimora dell’odiato reggente. Ma quando Priya viene assegnata alle stanze di Malini e quando quest’ultima scopre la vera natura dell’altra, i loro destini si intrecciano irrimediabilmente. Una principessa che vuole rubare il trono al fratello e una serva in possesso di una magia proibita che cerca disperatamente di salvare la propria famiglia. Insieme, metteranno a ferro e fuoco l’impero. The Jasmine Throne – Il trono di gelsomino dà inizio a una trilogia fantasy ambientata in un mondo ispirato alla storia e alle leggende indiane, in cui una principessa spietata e una potente sacerdotessa diventano delle improbabili alleate “in questo racconto ferocemente e sfacciatamente femminista” (S.A. Chakraborty).

Il Trono di Gelsomino è, come L’Impero di sabbia, ispirato alla storia e a leggende indiane. Senz’altro in questo dettaglio sta la più grande originalità del romanzo, ma è soprattutto verso la complessità del worldbuilding che ho trovato maggiore interesse. Tasha Suri ha uno stile affascinante come poch* e riesce a dar vita a un mondo completamente nuovo e credibile. Si avvale di una struttura ricca, in cui sistema politico, religioso e magico si combinano magnificamente e in cui due protagoniste femminili forti e coraggiose riescono a sovvertire l’impero diventando alleate. Non è facile parlare del romanzo visto quante cose ci sono da dire e considerata la sua complessità, ma sappiate che la storia mi ha presa da subito e non sono riuscita a staccarmi un secondo. La prima parte è sicuramente molto lenta, ma sapevo già cosa aspettarmi dall’autrice, perché è quasi una sua impronta, anche L’impero di sabbia ha rodato lentamente. Questa lentezza non fa che permettere a chi legge di entrare meglio nella storia, di adattarsi al contesto, di prendere confidenza con ogni dettaglio, di sentirsi parte della storia. Ed è proprio l’effetto che ha fatto a me, mi sono sentita trasportare in un mondo pericoloso e terrificante, ma anche presa per mano, in un certo senso, da Priya e Malini. Il cambio di pov non è stato sempre piacevole in certi momenti, ammetto che alcuni hanno quasi spezzato il ritmo o la magia della storia, soprattutto considerando che qualcuno non era poi così utile, ma li ho trovati comunque interessanti da esplorare, nonostante io non sia una fan dei romanzi con multipov. Ho sentito il dolore di Malini, nel dover essere esiliata per non aver voluto bruciare e ascendere come suo fratello, l’imperatore, desiderava. Un’usanza che viene considerata sacra ma che trovo più che altro barbara, sopratutto perché rivolta alle donne che in qualche modo, col fuoco, si vogliono purificare. Una maniera per renderle utili (?) o piuttosto la visione misogina di un uomo crudele e sadico? Il regno di Chandra è un regno di paura e sono in molti a desiderare il ritorno dell’Era dei Fiori. Ma bisogna agire in segreto. 

Priya è una serva che di segreti ne ha molti, ma non è disposta a rivelarli, non è disposta a rinunciare alla sua protezione se non per un fine davvero meritevole. Ecco perché esegue i compiti che le vengono assegnati senza lamentarsi, disposta persino a servire sull’Hirana la principessa prigioniera. Ma quando i destini delle due donne si incrociano, non potranno più pensare ognuna alla propria salvezza, troveranno piuttosto il modo di collaborare, di salvarsi insieme e di liberare l’impero dal crudele gioco di Chandra. Certo non sarà impresa facile e dovranno anche fare i conti con i ribelli di Ahiranya che pensano di cambiare le cose con maschere e sotterfugi. In tutto questo metteteci anche un terribile morbo che prende sempre più piede, giorno dopo giorno e per il quale non pare esserci soluzione, e avrete la ricetta per un romanzo avvincente e suggestivo come pochi.

La seconda parte del romanzo è quella che mi ha inchiodata di più, in cui succede davvero di tutto, ed è anche dedicata al rafforzamento del rapporto tra le due protagoniste. Bisognose l’una dell’altra, in un modo che solo loro riescono a percepire, diventeranno subito complici, poi amiche e infine qualcosa di più. E l’autrice riesce a rendere i loro momenti particolarmente toccanti, sottolineando come ciò che provano non sia una mostruosità ma qualcosa di naturale e vero, qualcosa di sincero che non può e non deve far paura. Non mi ha presa in maniera particolare il loro rapporto, ma l’ho comunque ammirato e letto con piacere, nell’attesa di scoprire dove avrebbe condotto. Ovviamente non tutto arriva a una conclusione definitiva, essendo questo il primo volume di una trilogia c’è ancora tantissimo in ballo e la mia curiosità resta alta per i prossimi volumi. 

Il Trono di Gelsomino è davvero un fantasy epico, in cui si intrecciano destini, sofferenze, culti, doveri, sangue, vendetta. È una storia che prende poco alla volta, che carbura lentamente, come la storia d’amore tra Malini e Priya, ma se amate questo tipo di espediente, allora vi troverete bene. Forse L’Impero di sabbia mi aveva fatto un effetto diverso, questo libro ha un’impronta più opprimente, il suo impatto è meno folgorante, ma Tasha Suri ha un potenziale enorme e, nonostante qui cada in qualche difetto, la trovo ugualmente un’autrice da non sottovalutare. Il worldbuilding cui ha dato vita mi ha stupita e appassionata, diciamo proprio che è stato una manna dal cielo dopo alcuni romanzi privi di un elemento così importante. La sua cura si denota in ogni dettaglio di questa storia, che narra di un mondo dominato con pugno di ferro e malignità, di una Natura che elargisce vita e poteri, di un femminismo volto a creare una differenza epocale. È una storia che probabilmente non riuscirà a farsi apprezzare da tutt*, ma che sa essere portatrice di tante tematiche interessanti e catturare anche lettor* di fantasy più esigenti. Provate a darle un’occasione ;)


Fonte immagini: Pinterest

venerdì 5 maggio 2023

Review Party: "Lady Smoke" di Laura Sebastian (a cura di Giulia)

Buongiorno, lettor*! ^^
Oggi la nostra Giulia partecipa al Review Party di Lady Smoke, seguito di La principessa delle Ceneri. Si tratta di un fantasy young adult edito Fanucci, di cui presto arriverà anche il terzo e conclusivo volume. Ma scopriamo adesso cosa Giulia pensa di questo libro: sarà stato all'altezza del primo? Fateci sapere anche il vostro parere lasciando un commento ;)

Un immenso grazie a Francesca di La biblioteca di Zosma per aver organizzato questo evento e alla casa editrice per la copia omaggio in cambio di una recensione onesta.

Lady Smoke
di Laura Sebastian

Prezzo: 9,99 € (eBook) 16,90 € (cop. rigida)
Pagine: 408
Genere: fantasy
Editore: Fanucci
Data di pubblicazione: 31 marzo 2023
Acquista su: IBS, laFeltrinelli

Il kaiser uccise la madre di Theodosia, la Regina del Fuoco, quando lei aveva solo sei anni. Conquistò il suo Paese e la tenne prigioniera per un decennio, incoronandola Principessa delle Ceneri. Ora non più. Il kaiser pensava che la sua prigioniera fosse debole e indifesa; non aveva intuito che una mente acuta è l’arma più letale. Theo non indossa più una corona di cenere, si è ripresa il titolo che le spetta e ha in ostaggio il principe Søren. Ma il suo popolo rimane schiavo sotto il dominio del kaiser e lei si trova a migliaia di chilometri dai suoi sudditi e dal suo trono. Per riconquistarli avrà bisogno di un esercito e l’unico modo per ottenerlo secondo sua zia, la pirata Dragonsbane, è prendere marito, cosa che una regina astreana non ha mai fatto prima d’ora. Theo sa che la libertà ha un prezzo, ma è determinata a trovare il modo per salvare il suo Paese senza rinunciare a sé stessa. Una storia d’amore, di vendetta, potere e tradimenti, Lady Smoke è il sequel di "La Principessa delle Ceneri".

Buongiorno a tutti e a tutte! Eccomi ritornata qui con una recensione di un libro fresco fresco di stampa. Vi avevo già parlato qualche tempo fa del primo volume della serie (QUI la recensione), che nonostante l’acerba scrittura dell’autrice aveva lasciato dentro di me una speranza di miglioramento, anche perché la storia mi aveva presa abbastanza, molto originale e molto avvincente, mi ero appassionata alla storia di Theo, alla sua voglia di rivalsa e di vendetta, e per questo ho deciso di partecipare all’evento per il secondo volume organizzato da Francesca di La biblioteca di Zosma.

Posso letteralmente dire di aver divorato le quattrocento pagine che costituiscono Lady Smoke in poco più di otto ore, è un libro che si legge davvero con naturale scorrevolezza, ma nonostante questo non ho potuto osservare dei miglioramenti concreti, né a livello di scrittura né a livello della struttura della storia, ma veniamo più nei dettagli.

Ci eravamo lasciati con la nostra regina, Theodosia, in partenza sulla nave del famigerato pirata Dragonsbane, che altro non è che la sorella gemella della madre (poco intrecciata questa storia, mi dicono). Theo e le sue Ombre, con prigioniero Soren, sono partiti alla volta di nuovi alleati per Astrea. Vedremo come nel corso del suo soggiorno sulla Smoke (la nave della zia), Theo venga trattata con un rispetto di sufficienza, se le guardie si inchinano al suo cospetto con rispetto, lo stesso non fa il capitano della nave, che la considera poco più di una ragazzina, la regina di una città che è stata rasa al suolo e di cui non rimane altro che cenere. Devo dire che, se in un certo qual modo nel primo libro, mi era piaciuta molto la protagonista per la sua spavalderia, per il suo coraggio e per la sua intraprendenza, in questo secondo libro, dimostra tutta l’età che ha, affronta quasi tutte le situazioni con un orgoglio e con un egoismo che non si era fatto vivo nel primo libro, la sua intenzione è quella di salvare la sua città e il suo popolo, e se nella sua testa lei sacrificherebbe pure se stessa per farlo, alla luce dei fatti non è disposta a rinunciare a niente e nessuno per adempiere all’obiettivo che si è prefissata. Quindi posso dirvi che sotto un punto di vista caratteriale, non è cresciuta per nulla, e se lei pensa di essere una regina degna di quel nome con le sue azioni, agli occhi del lettore risulta ancora poco matura e superficiale. Nonostante questo, posso dirvi che non tutte le decisioni che prende sono il male assoluto, una percentuale portano anche benefici alla sua causa, per questo non mi sento di bocciarla di netto, posso soltanto dirvi che voglio aspettare l’ultimo volume della serie per tratte tutte le mie conclusioni in merito.

Nel corso delle avventure che affronterà in questo libro, Theodosia verrà messa davanti a delle decisioni difficili e per questo, in un certo senso, non la biasimo del tutto, verrà costretta a scegliere un marito che le garantirà un esercito, per il bene del suo paese, ma non tutto filerà per il verso giusto; infatti, il kaiser ha messo su di lei e su Soren una taglia, per chi li porta a corte vivi o morti. Al cospetto di una nuova città che si presentava del tutto sicura, Theo, sarà costretta a stare in allarme costantemente, anche durante la notte non trova la serenità che spera di trovare, perché durante il sonno, una persona che un tempo considerava amica, la viene a trovare sotto forma di incubo. Theo si trova ad affrontare, secondo me, una situazione fuori dalle sue corde, una situazione che non sa e non può gestire, tanto che il suo consiglio più fidato, composto da Blaise, Heron, Artemisia e Soren, la sosterranno e consiglieranno in ogni decisione.

Una delle cose più belle di questo libro è proprio la fedeltà che gli amici hanno verso Theo, quando lei non sa proprio più che pesci pigliare, eccoli spuntare per aiutarla in qualsiasi modo possibile, a costo anche di sacrificare la propria vita per il bene della causa. Quando vi ho parlato del primo libro, avevo già espresso il mio apprezzamento verso quei ragazzi, e ora che ho finito questo secondo volume non posso che confermare quello che già pensavo. Se la protagonista non è del tutto centrata, Blaise, Heron e Artemisia lo sono al 100%, sono i personaggi che più mi sono piaciuti in assoluto, non solo per la loro fedeltà nei confronti di Theo, ma anche e soprattutto per la loro abilità nell’aiutare e prendere decisioni, quando tutto ormai sembrerebbe perduto, nessuno di loro si perde mai d’animo.

Non posso assolutamente dire che il libro in sé non mi sia piaciuto anche perché è molto scorrevole, si legge facilmente e ci sono anche delle parti che ho apprezzato particolarmente, ma che avrei preferito fossero state scritte più ampiamente e in modo più dettagliato. Una scena che mi è piaciuta molto è stata la battaglia finale, un concentrato di coraggio, abilità e soprattutto intraprendenza, che però ho trovato fin troppo breve e poco esaustiva per colmare la mia curiosità.

Nel complesso non posso sconsigliarvi questo libro, perché comunque l’ho apprezzato ed è stata una lettura piacevole, però posso solo sperare che in qualche modo la storia si concretizzi nel migliore dei modi e che la nostra regina di una terra ormai ridotta in cenere e governata da una mente spietata come quella del kaiser, possa un giorno diventare la regina di un’Astrea risorta dalle ceneri.

“Sono morta come Regina della Pace e la pace è morta con me. Ma tu sei la Regina della Fiamma e della Furia, Theodosia, e incendierai il mondo.”

Giulia



Photo credit: @_gbooklover_

sabato 29 aprile 2023

Review Tour: "Le indagini del Marlow Murder Club" di Robert Thorogood (a cura di Eleonora)

Buongiorno, lettor*! ^^
Oggi Coffee&Books partecipa al Review Tour (organizzato da Rosa Gli occhi del lupo) di Le indagini del Marlow Murder Club, un giallo con protagoniste delle simpatiche vecchiette nei panni di investigatrici. Lo ha letto la nostra Eleonora, appassionata di un'altra serie dello stesso autore, e ce ne parla nella sua recensione. 

Grazie a Rosa per averci incluse nell'evento e alla casa editrice per la copia omaggio in cambio di un'onesta opinione. 

Vi aspettiamo nei commenti! ;)

Le indagini del Marlow Murder Club
di Robert Thorogood

Prezzo: 17,00 € (cop. rigida)
Pagine: 304
Genere: giallo
Editore: Time Crime
Data di pubblicazione: 12 maggio 2023

Judith Potts ha settantasette anni ed è beatamente felice. Vive da sola in una villa un po’ dimessa appena fuori Marlow, non c’è nessun uomo nella sua vita che le dica cosa fare o quanto whisky bere, e per tenersi occupata crea i cruciverba per i giornali nazionali. Una sera, mentre nuota nel Tamigi, è testimone di un brutale omicidio. La polizia locale non crede alla sua storia, così decide di investigare da sé, e ben presto a questa missione si uniscono Suzie, una dog-sitter dal cuore puro, e Becks, la sobria e composta moglie del parroco. Insieme sono il Marlow Murder Club. Quando un altro cadavere viene ritrovato, si rendono conto di avere per le mani un vero e proprio serial killer. E l’enigma che volevano risolvere diventa una trappola da cui potrebbero non trovare via d’uscita...

Prima che mi dimentichi partiamo subito con i ringraziamenti alla Fanucci Editore per avermi dato la possibilità di leggere il libro in anteprima, soprattutto perché una volta scoperto che Robert Thorogood è l’autore di una delle mie serie TV preferite, Delitti in Paradiso, ero ancora più curiosa di leggere questo suo nuovo lavoro. 

Partiamo dicendo che se siete dei fan di Miss Marple probabilmente questo romanzo fa per voi, infatti la protagonista indiscussa di questo è Judith Pots, un’arzilla settantasettenne che per lavoro crea cruciverba, è affezionatissima ad una cappa/mantella multiuso e che prima di andare a dormire la sera si beve sempre un paio di dita di Scotch, il suo personale toccasana e rimedio contro i malanni.

La storia è ambientata a Marlow, un piccolo paesino che sorge sulle rive di un fiume, uno di quei posti piccini e caratteristici in cui tutti sanno tutto di tutti e dove il fulcro cittadino sono le prove del coro della chiesa, tutti i giovedì sera dalle 7 alle 9. In questo pittoresco insieme, Judith è l’eccentrica del villaggio, è colei che si vive la sua vita da libera vecchietta che sfrutta al massimo l’aver superato ormai l’età e la mentalità per fare qualcosa di diverso da quello che le va indipendentemente da ciò che possono pensare gli altri, nello specifico vivere sola soletta in una antica villa che incuriosisce ogni abitante di Marlow e fare qualche nuotata notturna nel fiume vestita solo della sua pelle. 

È proprio durante una di queste nuotate che una sera sente dapprima una discussione e poi il rumore di uno sparo, entrambi provenienti dalla casa del suo vicino. Preoccupata per la sorte del buon uomo con cui ogni tanto si scambia un saluto decide di andare a controllare la situazione e notando alcuni elementi che non tornano allerta la polizia locale denunciando un possibile omicidio. Gli investigatori, dopo una breve ricognizione, liquidano lei e le sue idee come teorie senza fondamento di una qualunque impressionabile vecchietta, la quale però non riuscendo a darsi pace e, convinta dell’incompetenza delle forze dell’ordine, decide di prendere in mano la situazione e di indagare per conto proprio.

Durante le sue ricerche fa conoscenza e pian piano amicizia con altre due donne del paese: Becks, la (insoddisfatta) moglie del pastore, calata a fondo in un ruolo che le sta decisamente stretto, anche se non lo vuole ammettere, e Suzie, un’altra signora che per passare le sue giornate fa la dog-sitter dopo essere rimasta sola a seguito del trasferimento delle figlie. Inizialmente il particolare trio assomiglia di più a tre persone prese a caso che continuano a incontrarsi involontariamente e che sono forzatamente costrette a passare del tempo insieme. Pian piano però le tre signore diventano sempre più affiatate fino a formare una piccola combriccola di ficcanaso in incognito, assolutamente adorabili.

Torniamo alla parte “gialla” della faccenda; questa si fa sempre più complessa. Da uno, gli omicidi diventano due e poi tre, tutti accomunati dalla stessa arma del delitto e da altri elementi inconsueti che permettono di collegarli senza ombra di dubbio. In città c’è un serial killer, ma chi potrebbe essere? Marlow è una cittadina in cui il massimo evento è una lite per organizzare il rinfresco dopo la messa della domenica, tutti si conoscono fin dalla più tenera età e sembra che sia impossibile nascondere qualcosa perché è pieno di “vicini curiosi” in ogni dove. Eppure... eppure le prove non mentono anche se a quanto pare in questo caso non ce ne sono abbastanza e quelle che ci sono conducono a un vicolo cieco. Ma è davvero un vicolo cieco? Le nostre tre signore, armate solo di cocciutaggine, insolenza e inventiva non ci credono e pian piano da spine nel fianco della polizia diventano a tutti gli effetti delle consulenti esterne che ovviamente finiscono per risolvere il caso facendo così il lavoro dei poliziotti.

L’espediente poliziesco che l’autore ha deciso di usare non è per lui qualcosa di nuovo, infatti se qualcuno lo conosce già dalla serie di Delitti in Paradiso probabilmente una volta giunti alla risoluzione se lo ricorderà, in generale l’intero sviluppo delle indagini e la raccolta degli indizi rispecchia abbastanza la sua impostazione classica per lo sviluppo della storia; quello che dà veramente quel qualcosa in più al romanzo sono proprio i personaggiRobert Thorogood ha la capacità di amplificare e rendere peculiare la normalità dei suoi personaggi, di fare dei loro “difetti” dei punti di forza e allo stesso tempo costruirli a più livelli, che pian piano svela o ci fa capire nel corso del libro e probabilmente non è neanche sbagliato dire che è stato proprio il Murder Club il mio elemento preferito del libro, ancora più che l’intero processo di crime solving, comunque molto particolare; sono stata in grado di capire qualcosa, ma ad altre parti non ci sarei mai arrivata. L’autore, infatti, come al suo solito, ha girato intorno alla soluzione, offrendo uno spunto per poi tirarlo indietro, avanti e indietro, avanti e indietro in modo da farti capire qualcosa ma non tutto, solo al momento della spiegazione finale tutti i tasselli trovano un senso.

Penso di preferire come suo lavoro la serie di Delitti in Paradiso ma devo dire che le vecchiette (e non) di Marlow se la sono ad ogni modo cavata egregiamente.
Eleonora



Photo credit: @eleonoranicoletto

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