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lunedì 24 gennaio 2022

In viaggio verso Seoul con la trilogia She's my, di Angela Contini (a cura di Elena)

Buongiorno, lettor*!
Oggi la nostra Elena ci porta a Seoul, in Corea del Sud, per parlarci della trilogia di Angela Contini, di cui oggi esce il terzo volume, "She's my crazy girl". La sua recensione è generica e comprende tutti i volumi della serie, non ci sono spoiler, perciò godetevela tranquillamente. Vi lascio alle sue parole e faccio un grosso in bocca al lupo ad Angela per il Release di oggi. Non perdete questa serie!
**I dati della scheda che segue riguardano l'uscita di oggi, She's my crazy girl**

(She's my drama - She's my song)
She's my crazy girl
di Angela Contini

Prezzo: 2,99 € (eBook) 14,99 (cop. flessibile) 
Genere: contemporary romance
Editore: self-publishing
Data di pubblicazione: 24 gennaio 2022

Un’incresciosa situazione ha messo a dura prova l’esistenza di Hyesun negli ultimi tempi, per questo lascia New York e si rifugia in Corea, a Seoul, dove suo padre, presidente di un’agenzia di entertainment, le offre la possibilità di diventare il manager dei Cosmo, il più famoso gruppo Kpop nel panorama musicale mondiale. L’incontro, o per meglio dire lo scontro con Kenji, uno dei membri della band, rende la loro collaborazione un susseguirsi di conflitti di varia natura. Kenji è un tipo che non lascia correre e si diverte a stuzzicare la giovane manager nei modi più disparati, ma la convivenza con Hyesun suscita in lui il desiderio di essere amato per l'uomo che è, non solo per l'immagine che dà di se stesso. Lei, sebbene restia, non può fare a meno di sentirsi attratta dall’imprevedibile Kenji e a un certo punto nessuno dei due sarà capace di tirarsi indietro davanti all’impeto dei sentimenti che li travolge, almeno finché non viene svelato uno scomodo segreto che riguarda proprio l’idol. Una verità che costringe Kenji ad affrontare la gogna mediatica, giornaliste livorose, e la vendetta dei suoi stessi famigliari. Kenji non percorrerà questa nuova strada da solo. Hyesun rimarrà nell’occhio del ciclone con lui, ma quanto sarà disposta ad avvicinarsi all’idol? Quanto gli concederà di se stessa? Quanto sarà pronta a sacrificare? Quello che costruiranno nel frattempo resisterà alla tempesta in cui entrambi finiranno? Li terrà uniti o li separerà per sempre? Forse, ciò che li unisce, va oltre quello che loro stessi credevano di poter provare l’uno per l’altra.

Oggi partiamo da una domanda molto semplice: cosa vi appassiona? C’è qualcosa che vi aiuta ad evadere dalla routine quotidiana, che non vedete l’ora di abbracciare appena tornat* a casa? Una domanda che, ultimamente, mi fa scaturire sorrisi, gridolini e saltelli. Una domanda che coinvolge le vostre passioni, che richiamano quelle abitudini o quelle ricerche che vi travolgono, che da semplici curiosità spesso diventano ossessioni. Che siano semplici gesti, come tuffarsi in un libro, prendere un album da disegno, impugnare una penna o premere il pulsante play, sono quelle ossessioni positive, solitarie o tutte da condividere agli orari del giorno e della notte più assurdi, che riscaldano il cuore e fanno stare bene. Quelle passioni che ci portano ad allacciare le scarpe per esplorare nuovi mondi, mettere le cuffie alle orecchie e perdersi in nuovi paesaggi, ritmi e lingue. La mia nuova ossessione mi ha trascinata in una cultura, in una società fatta di linguaggi e note musicali contemporaneamente vicine e lontane dalla nostra. E questa mia nuova ossessione, fatta di kpop e kdrama (e tanto, tanto altro), la condivido con le protagoniste dei libri di cui vorrei raccontarvi oggi, proprio in occasione dell’uscita del terzo volume della serie. Quindi eccomi qui a condividere le storie scaturite dall’inchiostro della penna della scrittrice italiana Angela Contini: la trilogia ambientata in Corea del Sud, composta da tre romanzi, She’s my drama, She’s my song e She’s my crazy girl e da future attesissime novelle.

“È strano, terribilmente strano ed eccitante. Sono io la straniera qui, con il mio taglio di occhi straniero, la mia lingua straniera, il mio accento straniero.”

Una trilogia, che cattura dalla prima all’ultima parola, grazie ad uno stile semplice e frizzante, caratterizzato da dialoghi che strappano più di un sorriso o che fanno riflette. Una trilogia che, come in una perfetta sinfonia, armonizza due culture diverse ma similari tra loro, che si attraggono e si incuriosiscono, quella occidentale e quella orientale. Una trilogia che ci fa volare da Napoli a Seoul, dall’Italia alla Corea, dagli Stati Uniti per ritornare in Corea, per vivere storie d’amore per tutti i gusti. Storie divertenti e travagliate, ironiche e sofferte, ma soprattutto storie che regalano diversi giri sulle montagne russe delle emozioni: risate, commozione ed empatia. Non sono solo romanzi che narrano semplici storie d’amore ambientate ai nostri giorni, ma che raccontano anche la Storia e le tradizioni, un’industria del cinema e della musica e una società che spesso vengono idealizzate come le fiabe o le mode, ma che nascondono lati oscuri, questioni e tematiche sociali che distruggono e fanno soffrire. La scrittrice descrive di una cultura e di una società spesso stereotipata, mostrandola nella sua verità, senza illusioni o perfezionismi. Sacrifici, paure, responsabilità, obblighi, normalità, libertà di scelta. Diritti mancati e costrizioni. Qua e là lancia messaggi sociali molto chiari e denuncia le brutture, esponendo i fatti con chiarezza e facendo riflettere sulle azioni compiute. La scrittrice, tra siparietti e fraintendimenti, dà spazio e demolisce tutti i pregiudizi e i cliché, regalando avventure, emozioni e personaggi verosimili, se non veri. E sono proprio Cassie, Joon-Jae, Min-Ji, Raeon, Marika, Yeol, Hyesun e Kenji a rendere le storie vere, perché sono personaggi reali, di cui impariamo a conoscere tutti i colori e le sfumature dei loro mondi interiori, empatizzando ed identificandoci.

“… è difficile per qualcuno che cresce con una visione piuttosto stereotipata di questo Paese e dei suoi abitanti venire a patti con la realtà. Questo Paese non è peggiore o migliore di tanti altri, e quelli che lo abitano hanno gli stessi pregi e gli stessi difetti di chiunque. Forse abbiamo solo una diversa cultura e un modo di approcciarsi differente ma i pensieri sono gli stessi. Cerca di liberarti degli stereotipi e ci apprezzerai per quello che siamo: persone.”

Sono donne e uomini con origini, caratteri e storie diverse, ma che si ritrovano ancorati alla quotidianità e alla routine, accumunati da un infelicità compresa o nascosta, che indossano maschere e confusione, che si trovano davanti ad un bivio che non potranno più fingere di non vedere. Si accontenteranno del percorso che altr* hanno disegnato per loro o che pensano di aver scelto razionalmente? Riusciranno a trovare quel qualcosa che li sorprenderà? Ma prima di tutto riusciranno a sorprendere se stessi? Con curiosità, forza, lealtà e con coraggio, ognun* con il carattere che l* contraddistingue e con i propri tempi, combatteranno insicurezze ed incertezze, dubbi e orgoglio, il passato e i falsi desideri imposti. Riusciranno a liberarsi di tutte quelle catene, che siano derivate dallo status, dalla fama, dalla paura, dalla famiglia, per scoprire chi sono davvero.

“Ho speso ventisette anni della mia vita ad apparire per compiacere mia madre, ma finalmente posso scegliere di essere.”

Ed è così che le e i protagonisti di queste storie saltano nei loro drama e drammi personali! Questa costellazione di personaggi è composta da voci diverse: una schietta, l’altra semplice, un’altra ancora poetica, romantica, impulsiva, profonda, timida. Ma soprattutto sono unite da amicizia, fiducia, rispetto e lealtà. Queste voci così umane, diverse ma simili, trovano la giusta collocazione nella trama, come le note di una canzone su uno spartito. Voci distinguibili e che insieme formano una melodia di cui ci si innamora, che si vuole ascoltare, scoprire ed accompagnare (spesso anche con qualche scappellotto!).

“Vorrei che fosse tutto così semplice come per quel fiume. Lui sa dove deve scorrere, non cambia il suo corso, non è come lo stupido cuore delle persone che se ne va un po' dove pare a lui.”

Il pratico viaggio verso la Corea, fatto di valigie e biglietti, diventa metaforico, “l’anticamera” di una nuova vita: non solo una meta, ma un percorso che sarà anche iniziato a causa di strani casi, episodi, frazioni di secondo, ma che stravolgono e rendono più interessanti le storie. Un’anticamera che permetterà di raggiungere obiettivi e sogni, ma soprattutto che insegnerà a vivere le emozioni all’interno di un percorso fatto di alti e bassi, come le vite di ogni uomo e donna. Il desiderio di normalità e tranquillità, di equilibrio e condivisione, troverà la giusta strada grazie all’incontro di più cuori che non aspettano altro di battere all’unisono.

“La musica. Ogni situazione particolare della vita si meriterebbe la musica giusta. La colonna sonora che l’accompagna le azioni, le parole, gli sguardi.”

E proprio come nella tradizione dei drama, la trilogia ha una colonna sonora, che non fa semplicemente da contorno o da sfondo, ma è una vera e propria protagonista: ogni capitolo è caratterizzato dal titolo di una canzone che con le note, i ritmi, le parole sono poesie, dichiarazioni, inni, che arricchiscono ed accompagnano le avventure, i pensieri e le azioni delle e dei personaggi e di chi legge, facendoci addentrare sempre di più in questo pazzo affascinante mondo.

In conclusione non posso che consigliare questi romanzi, sia a coloro che amano i romance contemporanei, sia a coloro che amano la cultura orientale, sia a coloro, che come me, l’hanno scoperta da poco e che vorrebbero una sorta di guida e mini enciclopedia (grazie anche alle utilissime note e alle traduzione dei termini di uso comune, ai consigli sui drama e le canzoni!) ad un mondo e ad una cultura che non vedono l’ora di gustare sempre di più.

Non posso che ringraziare la scrittrice per averci regato la possibilità di viaggiare in Corea in compagnia di Cassie, Joon-Jae, Min-Ji, Marika, Hyesun e i dei Cosmo, e di avermi dato l’opportunità di leggere in anteprima l’attesissimo terzo volume!

Non mi resta che augurarvi buone letture e buon ascolto,


Elena


Fonte immagini: Pinterest

martedì 12 ottobre 2021

Rubrica: Coffee&Ciak - Serie tv più o meno paurose adatte ad Halloween

 
Buon pomeriggio! Eccoci ad un nuovo appuntamento con Coffee&Ciak. La scorsa settimana abbiamo pensato di consigliarvi alcuni dei nostri film horror preferiti (non tutti necessariamente paurosi) perfetti da guardare in queste serate di autunno o per prepararsi ad Halloween (trovate l'articolo QUI). Oggi restiamo sullo stesso tema, ma vi consigliamo delle serie TV. Anche qui sono tantissimi i titoli che potrebbero fare al caso vostro e tra i nostri consigli troverete una bella varietà, dalla commedia ironica, al paranormale, al k-drama dalle tinte oscure. Insomma, vedete un po' voi quale vi ispira di più e fateci sapere nei commenti quali sono le vostre preferite.

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L'INCUBO DI HILL HOUSE (FRANCI)
L’incubo di Hill House
è una serie tv che fa parte di una duologia, The Haunting, creata e diretta da Mike Flanagan. Ogni serie è ispirata a un romanzo differente. La prima all’omonimo “L’incubo di Hill House, di Shirley Jackson, mentre la seconda, “The Haunting of the Bly Manor”, a “Il Giro di Vite” di Henry James. Si tratta di due serie horror/paranormali. Solitamente non guardo l’horror, ma come vi ho già detto, ci sono elementi a cui non so resistere, primo tra tutti le case stregate.
In L’incubo di Hill House conosciamo una famiglia, la famiglia Crain, che va a vivere per un periodo nella vecchia e fatiscente Hill House, per ristrutturarla e poi rivenderla. Ma quel periodo è costellato di esperienze inspiegabili che segnano tutti i ragazzi e persino i genitori. Con il tempo e reduci dagli orrori vissuti a Hill House, la famiglia va disgregandosi, salvo poi ritrovarsi a causa di un nuovo lutto riconducibile alla Casa. Dovranno così fare i conti con i fantasmi del passato e con tutti quei problemi che non hanno mai davvero affrontato o voluto vedere.
L’incubo di Hill House è una storia capace di tenere col fiato sospeso, merito di una trama intricata e affascinante che si svela a poco a poco e di un’ambientazione inquietante e suggestiva come poche. Non mancano le scene macabre, che fanno accapponare la pelle, quelle che sei costrett* a guardare con un occhio semiaperto e uno chiuso, ma non potrei fare a meno di consigliarla per la bellezza intrinseca della storia, per i personaggi ben costruiti e per lo splendido set capace di intrigare anche chi non è amante del genere horror. Terrificante e, allo stesso tempo, irresistibile.

HOTEL DE LUNA (MARIKA)
Oggi per questo nuovo appuntamento legato agli sceneggiati televisivi, ho deciso di parlarvi di Hotel del Luna, un drama (parola usata per indicare le serie tv asiatiche) coreano del 2019 che potrete trovare su Netflix e su Viki Rakuten (piattaforma famosissima con tantissimi sceneggiati coreani sottotitolati in italiano. Alcuni sono bloccati perché serve il pass per vederli, quindi una sorta di abbonamento, altri come il drama di cui mi accingo a parlarvi, sono gratuiti e disponibili per tutti). Alla luce del fatto che il fenomeno “korean world addicted” sta prendendo sempre più piede anche grazie al recente Squid Game (disponibile su Netflix), perché non introdurvi qualcosa di diverso dello stesso mondo? Hotel del Luna è uno sceneggiato dark fantasy, perfetto per questo periodo. Tutto è ambientato in questo enorme edificio non visibile ai comuni mortali e attivo soprattutto di notte e solo per umani particolari: ovvero fantasmi, e anime appena decedute che sono ancora legate alla Terra per qualche motivo. Qui, tutti sono in cerca della redenzione e del famoso passaggio all’aldilà per sperare in una reincarnazione, tranne il direttore dell’hotel, Jang Man-wol, una giovane donna elegantissima, geniale e apparentemente gelida. Quest’ultima ha una vita particolarissima alle spalle, ed è un essere di circa mille anni la cui storia comincia nell’epoca Goryeo (per intenderci pieno periodo Longobardi in Italia, impero bizantino ad Oriente) quando viene accusata di aver ucciso tantissime persone e condannata a gestire un Hotel delle anime per un millennio. Man-Wol attraversa così diversi secoli, differenti guerre e sofferenze, facendosi carico di tutti i fantasmi lasciati indietro per aver subito ingiustizie durante la vita. Si dedica completamente alla missione fino a quando un giorno, durante gli anni 90’, incontra il padre del protagonista con cui stringe un patto: in cambio di denaro e salute, Gu Chan-sung da adulto dovrà lavorare per lei. Il ragazzo cresce e si trasforma in un uomo intelligente e sensibile capace di interagire con i fantasmi e di trattarli con rispetto e gentilezza. Così le vite di Man- wol e Chan-sung si ritrovano intrecciate non solo dal patto che li lega, ma anche da sentimenti che vanno oltre un legame imposto. Personalmente lo trovo un drama fantastico che racchiude anche diverse tematiche, quali: il rancore per le persone che ci hanno ferito in passato, le morti ingiuste, e le situazioni irrisolte che tormentano la coscienza umana. Per quanto riguarda i protagonisti invece, sono due figure che imparerete ad amare episodio dopo episodio grazie ai loro caratteri particolari. A prescindere dalla tematica molto Halloween mood, vi consiglio di dargli una possibilità!

LA FAMIGLIA ADDAMS (MS ROSEWATER)
Dalle divertenti vignette di Charles Addams pubblicate sul New Yorker negli anni 30, fu tratta questa serie (purtroppo di due sole stagioni) in rigoroso bianco e nero, che ha ispirato Tim Burton per i suoi film: nell'America ottimista e perbenista delle candide villette e dei prati falciati perfettamente, gli Addams coltivano con amore rose che decapitano per tenere le spine e si beano delle ragnatele che pendono copiose da muri e finestre, si preoccupano se le porte non scricchiolano abbastanza e se i figli sono troppo coloriti. Per loro Halloween è come Natale e il Natale è agghiacciante, con i canti e la spaventosa bontà che pervade le strade come un orribile morbo.
Gli Addams capovolgono il concetto di ciò che è bene, ciò che è bello e buono, svelando l'ipocrisia della cultura americana intrisa di buonismo zuccheroso e mostrando che non c'è un solo modo giusto di essere e che c'è spazio per tutti. Fenomenali tutti i personaggi, da Gomez e Morticia, sposi eternamente innamorati, ai piccoli Pugsley e Mercoledì bambini sanguinari (tra di loro), al maggiordomo Lurch e Nonna Addams, fino ai bizzarrissimi Cugino It e zio Fester (interpretato dal grande Jackie Coogan), nonché l'incredibile Mano (forse la creazione più geniale di Charles Addams).
Una serie ormai classica, ma sempre valida, da recuperare in dvd o nei servizi di streaming.

AMERICAN HORROR STORY (MELZ)
Avete presente la famosa maglietta nera con la scritta “Normal People Scare Me” che andava tanto di moda qualche anno fa? Ha tutto inizio così, dallo strambo Tate nella prima stagione. American Horror Story è uno dei prodotti della mente di Ryan Murphy, una serie antologica che va avanti da tempo e affronta i terrori della mente umana. In ogni stagione gli stessi attori interpretano personaggi diversi (a volte anche più di uno nelle stesse puntate), ma, per quanto questo possa sembrare confusionario, è invece un espediente geniale per farci ammirare la bravura di queste persone e farci affezionare a loro ulteriormente. Murder House, il primo capitolo, affronta il tema dei fantasmi; Asylum (stagione acclamata da tutti), oltre al tema del manicomio e perciò di quanto anche una malattia mentale possa fare paura (in maniera del tutto ingiustificata), offre uno spunto sull’omofobia e di come essa veniva trattata un tempo. La terza, Coven, è un classico sulle streghe, mentre Freak Show torna ai nostri demoni interiori – quelli più reali di tutti – raccontando aneddoti sulla diversità in un circo in cui persone diverse vengono trattate come fenomeni da baraccone, appunto. La quinta stagione, Hotel, affronta il vampirismo in termini poco convenzionali e la sesta, Roanoke, utilizza l’escamotage del reality show per raccontare strani avvenimenti che hanno segnato una famiglia, tornando sul tema dei fantasmi. Ma è Cult, la settima, che è, se possibile, la più terrificante di tutti: ambientata in America in un tempo molto vicino al nostro 2021, due fazioni di estremisti in due diverse fazioni politiche. Ally Mayfair-Richards, una ristoratrice che vive in Michigan e ha una relazione con una donna di nome Ivy, ha un crollo emotivo quando apprende che Donald Trump ha vinto le elezioni. Mentre lei comincia a vedere clown ovunque e si rivolge al suo terapista, il Dott. Rudy Vincent, Kai Anderson, un tipo con i capelli blu le cui idee razziste si basano sull'impiego della paura per controllare la gente, ne è entusiasta. Una visione attuale e terrificante di qualcosa che non potrebbe accadere, ma accade già. Bastano queste, accanto alle altre tre, a spiegare l’essenza di questa serie TV che si impegna a terrorizzare mischiando tratti paranormali a tratti dannatamente reali. All Monsters are Human, si dice, ed è proprio così.

SABRINA. VITA DA STREGA (ELEONORA)
Per quanto riguarda serie tv horror e simili ahimè sono piuttosto carente (molto più che per i film) ma se avete voglia di un bel rewatch ottobrino stile anni novanta, molto soft e con decise sfumature da commedia adolescenziale c’è “Sabrina, vita da strega”. Si basa sull’omonima serie di fumetti Sabrina: the Teenage Witch e si compone di sette stagioni (di cui le prime sono decisamente le migliori). Tutta la storia ruota attorno a Sabrina, mezza strega e mezza umana che vive con le zie streghe, Hilda e Zelda, e con Salem, il gatto nero parlante. Una volta venuta a conoscenza del suo retaggio, Sabrina deve imparare a gestire i suoi poteri per diventare una vera strega e nel frattempo destreggiarsi con la vita da adolescente comune alle prese con tutti i “problemi” del caso. Perché (ri)guardarlo? Detto con il cuore, il motivo migliore è Salem il gatto e le due zie un po’ fuori di testa, loro tre insieme sono quelli che danno il maggiore contributo per aggrovigliare ulteriormente situazioni già complicate in partenza dall’inesperienza di Sabrina e Salem da solo è fonte di meravigliosi suggerimenti caustici e a volte un po' cattivelli, ma d’altronde cosa ci si può aspettare di diverso da un ex stregone che voleva conquistare il mondo? Sabrina è simpatica e pasticciona come si conviene ad una giovane strega alle prime armi nella formulazione di incantesimi però a volte è veramente insopportabile. Come ho detto all’inizio le prime quattro stagioni sono quelle riuscite meglio, poi tutto si fa troppo tendente all’assurdo e i vari episodi più di qualche volta fanno storcere il naso, in pratica per me viene un po’ perso il focus sulla parte stregonesca e le stagioni rimanenti diventano troppo simili ad una normale sitcom, non che non lo fossero già, ma poi si esagera. Per chi vuole una versione più horror della faccenda su Netflix si trova la serie “Le Terrificanti avventure di Sabrina”, liberamente ispirato a questa serie (MOLTO liberamente) e reboot della serie della Archie Comics, è ambientata nell’universo di Riverdale.

A presto!
xoxo
Fonte immagini: Google immagini


venerdì 14 febbraio 2020

Pensieri di Dramanti: "My Holo Love"

Buongiorno, cari lettori caffeinomani! ^^
Oggi è un giorno particolarmente felice perché ritorna una rubrica tanto amata, ovvero Pensieri di Dramanti. Era mia intenzione riprenderla il prima possibile, perché noi dramanti non abbiamo mai smesso di guardare drama coreani e di amarli, nonostante i vari impegni. Ringrazio le mie care, dolcissime amiche dramanti, con cui si continua a sclerale quotidianamente e che hanno voluto volentieri tornare a condividere le loro opinioni su Coffee&Books. Oggi si (ri)comincia con la recensione di Angie, "My Holo Love", che in tante aspettavano. Buona lettura e buona visione a chi si accingerà a guardare questo splendido drama, incuriosito dalla recensione della nostra Angie <3

My Holo Love
recensione a cura di Angela Contini


Sono passati appena due giorni dalla visione del drama My Holo Love e sono ancora nella fase “occhi a cuore”. Quando ho cominciato a vederlo, lo ammetto, non mi aspettavo granché, anche se la trama prometteva bene, forse troppo bene per convincermi che avrebbero potuto fare un buon lavoro in soli dodici episodi.
Ma partiamo dal principio e in poche righe cerco di dipingervi al meglio la trama. 
Holo è un ologramma, il risultato di un’Intelligenza Artificiale, nato dal progetto di una donna che lo crea per il figlio Nan-Do che, una volta cresciuto, lo perfezionerà a tal punto da farlo apparire tale e quale a lui. Un’intelligenza artificiale che si manifesta attraverso dei particolari occhiali e in grado di rispondere alle esigenze di tutti i suoi utenti. Han So-Yeon è, a sua insaputa e per una serie di circostanze avverse, la beta tester designata per provare Holo prima del lancio del prodotto. Ma qualcuno trama per impossessarsi della preziosa IA, mettendo in pericolo la vita di Han So Yeon e dello stesso Nan-Do.
Come ho già detto, sono solo dodici episodi, pochini rispetto ai soliti sedici o venti di un qualunque drama, ma questi dodici episodi contengono una scrittura del soggetto e una struttura del drama talmente mirata che neanche con il massimo impegno si riescono a trovare dei buchi narrativi. Almeno io non ne ho percepiti. Tutto è al posto giusto, al momento giusto. 
My Holo Love non annoia e, forse, la sua forza sta proprio nei dodici episodi. Non ci sono puntate in più che allungano il brodo come accade spesso in altri drama.
Parliamo dei personaggi: Holo l’IA, Nan-Do, Han So Yeon. Tre personaggi strettamente legati fra loro con delle peculiarità particolari. Holo non è un semplice ologramma. È, in parte, un’estensione della personalità del suo creatore Nan Do, la parte migliore di lui, quella in grado di provare emozioni, quella che non le ha rinchiuse in uno stretto angolo del cuore per evitare di soffrire ancora dopo la morte dell’amata madre, avvenuta in circostanze oscure. Holo è un amico, un fratello; per Han So Yeon, che non è in grado di riconoscere i volti di nessuno a causa di un disturbo psicologico, conosciuto come prosopagnosia, frutto di un trauma infantile, è diventato molto di più. Ma quanto di quello che prova è suscitato da Holo e quanto dal suo creatore. Sono o non sono entrambi le due parti della stessa medaglia? Da parte sua Nan-Do non si farà scivolare addosso i sentimenti di Han So Yeon: lui stesso prova qualcosa per lei, tanto che riesce a essere geloso di Holo che, grazie agli occhiali che la ragazza indossa, è sempre con lei. Il loro sarà un sentimento combattuto che si manifesterà a colpi di battute al vetriolo, teneri sentimenti, imbarazzi e un grande senso del sacrificio. Una bellissima storia d’amore che, fino alla fine, vi lascerà un senso di piacevole serenità. Un drama che va visto. Nel modo più assoluto. Uno di quelli che consiglierei non solo alle K-Drama addicted, ma anche a chi addicted non lo è ancora, perché dopo questo, lo sarà di sicuro.
Da questa dramante è tutto. Alla prossima. 
P.s. My Holo Love è disponibile su Netflix.

***Angie***

venerdì 16 novembre 2018

Pensieri di Dramanti: "Devilish Joy"

Buongiorno, cari lettori! ^^
Per chi ha creduto che mi fossi dimenticata dei drama si è sbagliato di grosso. Io e le k-dramanti siamo al lavoro per voi, ci siamo solo dovute riorganizzare. Oggi riprende questa bella rubrichetta dedicata alle recensioni di kdrama, che diventerà mensile e pubblicherò, su per giù, intorno alla metà di ogni mese. Si comincia con una fantastica recensione della cara Patty, che ha visto il drama "Devilish Joy" e lo ha adorato! Se non lo conoscete o volete saperne di più, leggete la sua opinione ;) A presto!

Devilish Joy

Episodi: 16
Cast principale: Choi Jin-Hyuk, Song Ha-Yoon
Anno: 2018
Genere: romantico
Regia: Kim Ga-Ram
Network: MBN, Dramax
Paese d'origine: Sud Corea

Come cominciare la recensione? Non è facile per me, perché le emozioni che questo drama, inaspettatamente, mi ha regalato, mi fanno accavallare le parole e i pensieri e rendono complicato poterne parlare con obiettività, questo perché l'ho davvero adorato. Lo trovo perfetto sotto ogni punto di vista. Quando un drama riesce a toccare la corda più profonda del tuo animo, allora è amore, un amore profondo per la storia, i personaggi, le ambientazioni, e quel drama diventa speciale, anche se magari per qualcun altro non lo è, ma l'alchimia che si crea con il tuo cuore va al di là del ragionevole e così ti ritrovi completamente persa e felice. Devilish Joy è un gioiello di drama, una commedia di quelle che piacciono a me, dove il romanticismo, i sentimenti più nobili e l'amore più elevato vincono su tutto e contro tutti; neppure il destino avverso è capace di distruggere quello che lega i due protagonisti della storia. Insieme riescono a vincere il premio più ambito: il loro happy ending. Troviamo nei sedici episodi alcuni dei cliché tanto amati dai coreani: scene magnifiche sotto la pioggia; un capo famiglia di sesso femminile crudele e insopportabile; la perdita di memoria; il ricco ceo che però ha un cuore grande e una profonda sofferenza dell'animo; la ragazza acqua e sapone, quella della porta accanto, capace di amare con tutta se stessa. Allora direte, cosa rende Devilish speciale?
Il fatto che tutti gli ingredienti citati e altri sono dosati sapientemente per creare qualcosa di speciale, di emozionante, di toccante, ma anche di divertente. Potrei azzardare a dire che Devilish Joy rientra nel filone di un Fated to love you, dove romanticismo, dramma e divertimento si compensano in un equilibrio a dir poco ottimale. Si piange, si ride, si sogna a occhi aperti un amore con la A maiuscola, si soffre, ma si arriva al sospirato lieto fine con un immenso sorriso stampato sulle labbra. Ci si appassiona sul serio alla storia e questo soprattutto grazie agli attori che sono stati scelti per le rispettive parti, una coppia che buca lo schermo, che si sa far apprezzare e che fa credere davvero nell'amore di cui si parla, come se fosse reale e non recitato. Tra loro c'è la vera magia, quella sintonia unica fatta di sguardi che parlano. Una delle coppie meglio assortite che abbia mai visto in un drama e di sicuro una delle mie preferite. Ma partiamo dalla trama. Gong Ma-Sung (Choi Jin-Hyuk) è un dottore, ma è anche il rampollo di una ricca e facoltosa famiglia. Ha perso i genitori in tenera età ed è stato cresciuto dalla zia, Gong Ji-Yang (Jeon Su-Kyeong), che non lo ha mai sopportato e a cui non è mai stata in grado di dare affetto. In compenso Ma-Sung lo ha ricevuto dal cugino, come un fratello per lui, Sung Ji-Joon, un ragazzo simpatico, allegro e con il pallino di diventare un attore famoso di drama, contro la volontà ovviamente della madre. Ma-Sung ha un grande sogno, quello di realizzare una casa di cura per chi non è in grado di vivere serenamente la patologia che lo affligge, creando un ambiente sereno che possa aiutarlo il più possibile. Ma in questo viene appunto osteggiato dalla zia. Il compito le è facilitato dal fatto che, dopo essere stato investito da un camion tre anni prima, Ma-Sung ha iniziato a soffrire di amnesie a breve termine che gli rendono complicato gestire la ditta di famiglia. Ecco perché il ragazzo ha preso l'abitudine di scrivere tutto in un diario, in modo da non dimenticare il giorno dopo gli eventi del giorno prima e andare avanti con la propria vita. Inoltre tende a fotografare i luoghi che per lui significano qualcosa e a disegnarli.
Un giorno, per caso, incontra una ragazza, una ex-attrice di drama caduta in disgrazia per uno scandalo di cui è stata vittima, la deliziosa Joo Gi-Bbeum, che si ingegna come può per aiutare la sua famiglia composta dalla sorella minore, il fratello e il padre che fin troppo spesso si ubriaca, un uomo buono che soffre per l'abbandono della moglie e che non si è più ripreso. Ma-Sung non sa però che quella ragazza era già entrata nella sua vita proprio il giorno del suo incidente tre anni prima, un incidente che gli aveva impedito di recarsi a un appuntamento con lei. Dopo una giornata passata sempre insieme a conoscersi e a parlare, stava nascendo qualcosa di molto forte e potente tra loro. Gi-Bbeum ci rimane malissimo nello scoprire che Ma-Sung non la ricorda, ma ovviamente non sa il motivo né del suo dimenticare, né del perché lui non si è mai presentato all'appuntamento, facendola soffrire profondamente. Ma qualcosa cambia in Ma-Sung, nonostante non ricordi mai gli eventi del giorno prima, continua a ricordare Gi-Bbeum e tutti gli incontri avuti con lei da quel momento in poi. Da qui si dipana la storia, i tentativi di Ma-Sung di ricostruire il proprio passato, di vivere il proprio presente di amore con Gi-Bbeum, di aiutarla a mondare la sua reputazione. Vuole trovare la strada per una vita insieme più felice. Ma per il ragazzo i guai non sono finiti, perché più si addentrerà in quel passato doloroso, più distruggerà il suo presente in fragile equilibrio. Non aggiungo altro perché ci sono colpi di scena, intrecci e tanto amore. La coppia vive il proprio sentimento in un crescendo che davvero coinvolge lo spettatore e ci sono dei baci indimenticabili, così romantici e speciali da rimanere impressi nella memoria
In tal senso bellissime le riprese di questo drama e le location scelte, evocative per certe scene. Una menzione speciale va proprio al personaggio di Sung Ji-Joon, un ragazzo che cresce moltissimo nella storia, che parte come un viziato in cerca di gloria, e finisce per diventare più consapevole di chi è e di cosa vuole, di quanto è importante il suo ruolo nella famiglia, nel bene e nel male. Carinissima la sua storia d'amore con l'attrice di drama Lee Ha-Im (Lee Joo-Yeon), che dapprima appare come una donna altezzosa, arrivista e arrogante, ma che con il passare delle puntate scopriamo essere molto diversa da quella che sembra. Lei e Ji-Joon ci regalano dei bei momenti e un secondo happy ending. Ci sono anche altri personaggi interessanti in questo drama, ma li lascio scoprire a voi. Vi dico solo di guardare Devilish Joy, nella speranza che la pensiate come me. È un drama fatto per chi è romantico, per chi crede nell'amore assoluto, per chi ama le forti emozioni ma che pretende il lieto fine. E ora passo a un paio di considerazioni personali. La prima riguarda Choi Jin-Hyuk, che avevo già avuto modo di apprezzare in Heirs, anche se in una parte minore e sicuramente meno simpatica ma non per questo meno interessante, e in Fated to love you nella bellissima parte di Daniel Pitt, il second lead, un second lead però con una forte connotazione caratteriale, simpatia, appeal. La sua dichiarazione d'amore era degna di un first in un drama tutto suo. Indimenticabile! 
Pur avendo in lista anche Tunnel e Emergency couple con lui, finalmente ho potuto gustarmelo nella parte del first lead e devo dire che è stato proprio un gran guardare. Ha un'eleganza innata, charme, stile, un sorriso che uccide (lo definisco un'arma di distruzione di massa). La sua recitazione è gentile, lieve, intensa e misurata e quando piange piangi con lui. Che dire, se già mi piaceva prima, ora sono innamorata come una fangirl. Mi raccomando, attenzione al brano che canta nel drama e accompagna molte delle scene più belle, assolutamente meraviglioso: Love to forget. La seconda considerazione riguarda Song Ha-Yoon, che avevo già apprezzato in Ghost, in un ruolo minore, e in Fight for my way, ma che qui ho adorato. Simpatica, buffa, dolce, sensibile, è stata bravissima a rendere tutte questi aspetti in un personaggio sfaccettato, da amare. In coppia con Choi Jin-Hyuk è stata perfetta. Vi consiglio di dare un'occhiata su youtube ai behind scene di Devilish Joy e capirete che molto dell'affiatamento tra i due personaggi è dovuto all'affiatamento degli attori dietro le quinte.
Intanto vi saluto e alla prossima. Fighting!

***Patty***

lunedì 4 giugno 2018

Pensieri di Dramanti: "Pretty Noona Who Buys Me Food"

Buongiorno cari lettori e buon inizio settimana! ^^
Questo lunedì torna la rubrica dedicata ai drama e scopriremo oggi una storia molto carina, "Pretty Noona Who Buys Me Food", anche noto come "Something in the Rain" (titolo da poco aggiunto su Netflix). A darci la sua opinione su questo adorabile drama è Gina Laddaga. Vi lascio alla recensione, a presto!

Pretty Noona Who Buys Me Food


Episodi: 16
Cast principale: Son Ye-Jin, Jung Hae-In, Jang So-Yeon
Anno: 2018
Genere: commedia romantica
Regia: An Pan-Seok
Network: JTBS
Paese d'origine: Sud Corea
Disponibile su: Netflix


Ciao drama lovers, sono proprio felice di potervi parlare di questo drama. Penso che lo inserirò direttamente nella mia lista di kdrama preferiti perchè racchiude tutto ciò che un drama romantico secondo me dovrebbe avere. Se volete sapere cos’ha di speciale “Pretty noona who buys me food”, conosciuto anche con il titolo di “Something in the rain”, continuate a leggere. Questo è un drama fresco-fresco; la prima puntata è andata in onda lo scorso 30 marzo 2018 sulla rete coreana JTBC. I protagonisti sono Jung Hae In, già visto e amato nel meraviglioso drama “Goblin” e in “While you were sleeping”, e Son Ye-jin, partner di Lee Min-Ho nel drama "Personal Preference”. Yoon Jin Ah è una donna di trent’anni che non sa cosa ancora vuol dire essere veramente amata. E’ prigioniera di una relazione apatica con un uomo che la tradisce, eppure agli occhi della famiglia lui è un buon partito quindi lei continua a frequentarlo. Dovrebbero sposarsi presto, ma una sera inaspettatamente lui la lascia durante una cena, una cena che avrebbe dovuto essere quella di fidanzamento: la definisce insipida e per lui non è minimamente attraente come donna. Non vuole più stare insieme a lei.
Jin Ah, rendendosi conto che lui non è mai stato sincero e men che meno fedele, incassa il colpo e torna alla sua triste vita, vivendo ancora a casa con i genitori, facendo finta che la sua relazione vada bene, e lavorando in un’azienda di caffè, dove purtroppo le impiegate donna sono continuamente prese di mira e molestate dai colleghi uomini. Sarà proprio Jin Ah a diventare portavoce delle colleghe, aiutando a portare allo scoperto i comportamenti aggressivi e persecutori dei colleghi. Proprio allora, Seo Joon-hee tornerà in città e incontrerà la nostra protagonista, mentre lui è in bici e lei passeggia stancamente verso casa. Joon Hee è il fratello minore della migliore amica di Jin Ah, quindi si conoscono da molti anni. Appena lo incontra, lui è come una boccata d’aria fresca per la nostra protagonista. Lo ricordava come un ragazzino, ma comprenderà a poco a poco che è cresciuto, diventando un uomo maturo e molto affascinante. Joo-hee ha sempre avuto un debole per Jin Ah, ma non si è mai dichiarato a causa della differenza d’età. Nonostante ciò inizieranno a frequentarsi - con la scusa che lei deve offrirgli il pranzo, essendo la sua “noona” - e quella che sembrerà essere una semplice amicizia, si trasformerà lentamente in un sentimento forte e genuino, e la loro differenza d’età passerà in secondo piano. Purtroppo entrambi sanno che una loro relazione sentimentale non potrebbe essere da tutti accettata: la famiglia di Jin Ah ha visto crescere il ragazzo e la sorella maggiore (hanno perso la madre molto presto e il padre ha deciso di abbandonarli trasferendosi in Canada), quindi non approverebbero; come non lo farebbero i rispettivi fratelli. Decidono, così, di tenere segreta la loro storia, ma non hanno calcolato l’ex di Jin Ah il quale, capendo l’errore che ha fatto (o forse perchè essendo un individuo viscido non riesce a trovare una ragazza avvenente che lo sopporti?), ritornerà all’attacco e farà di tutto per riprendersi Jin Ah, arrivando anche ad aggredirla fisicamente nella caffetteria dove la ragazza lavora momentaneamente come supervisore.
La gelosia di Seo Joon-hee diventerà insostenibile e finirà per picchiare l’ex della sua amata, portando allo scoperto la loro relazione. Il primo a scoprire tutto sarà il fratello di Yoon Jin Ah - nonché migliore amico del nostro protagonista - e, nonostante non sarà d’accordo, deciderà di approvare la loro relazione sopratutto perchè riconoscerà che la sorella, per una volta nella vita, è davvero felice e amata. Quando, invece, lo scoprirà la sorella di Seo Joon-hee - per colpa (o merito) di un disegno lasciato da lui nel suo appartamento dove ritrae Jin Ah mentre dorme - inizialmente non andrà bene; la ragazza si sentirà tradita dall’amica, ma anche delusa dal fratello perchè se la relazione dovesse andare male lei dovrebbe scegliere il fratellino, perdendo così la sua migliore amica. I due continueranno la relazione, ma l’osso duro da affrontare sarà la madre di Jin Ah; appena scoprirà la storia tra i due non terrà segreta la propria disapprovazione, anzi arriverà anche a offendere Seo Joon-hee e la sorella i quali, fino a poco prima, erano da lei considerati parte della famiglia, quasi dei figli. Eppure Jin Ah, sicura dell’amore che prova per Seo Joon-hee, deciderà di andare contro la madre e di rimanere con il suo amato… ma la vita è incasinata e porterà i due a dover scegliere tra la libertà e il loro amore. 
Non vado avanti perchè potrei spoilerarvi il finale, quindi mi fermo qui. Ho adorato questo drama che, nonostante qualche scena un po’ lenta, mi ha fatto battere il cuore e il più delle volte sorridere: la dolcezza di Seo Joon-hee vi spezzerà il cuore (nel senso buono del termine) e la determinazione di Jin Ah vi renderà fiere del genere femminile. I due protagonisti sono entrambi dei bellissimi personaggi che ho apprezzato in ogni scena. Ho adorato anche la colonna sonora, composta da poche canzoni ma che ti rimangono in testa: partendo da “Stand by your man” di Tammy Wynette cantata qui da Carla Bruni alla versione di “Save the last dance with me” di Bruce Willis, sino a “La la la” di Rachel Yagamata. Eppure la mia preferita è stata la canzone kpop “I am the best” delle 2NE1 che ha accompagnato un ballo serale della nostra protagonista, nel suo ufficio, mentre il nostro lui la guardava divertito… e li capirete, come lo capirà lui, che non potrà non amare Jin Ah. Questo drama non parla solo di amore, ma anche di determinazione, di fedeltà e celebra la forza delle donne, perchè noi non siamo più il gentil sesso, ma siamo molto di più <3
Alla prossima recensione!


***Gina***


lunedì 21 maggio 2018

Pensieri di Dramanti: "My Princess"

Buongiorno, cari lettori e buon lunedì! ^^
Eccoci ad un nuovo appuntamento con la rubrica dedicata agli amatissimi drama! Dato che in questi giorni l'argomento principale sono stati i reali e il matrimonio tra Harry e Meghan, quale miglior occasione per parlare di "My Princess" e restare in argomento "royal"? :P La recensione di oggi è a cura della fantastica Angela, il drama è davvero da non perdere!

My Princess

Episodi: 16
Cast principale: Song Seung-Heon, Kim Tae-Hee
Anno: 2011
Genere: commedia romantica
Regia: Kwon Seok-Jang, Kang Dae-Sun
Network: MBC
Paese d'Origine: Sud Corea
Disponibile su: Viki


My princess si presenta come una commedia romantica con un tocco principesco, perché di principesse parla. Ha qualcosa di My Fair Lady, con Audrey Hepburn, anche se meglio non fare paragoni azzardati. Nel suo genere e per il mondo Korean drama, è davvero una commedia godibilissima. A me personalmente è piaciuta un fottio. La protagonista femminile è Lee Seol, interpretata da Kim Tae Hee, una studentessa di archeologia che scopre ben presto di essere l’erede dell’ultimo imperatore, quindi una principessa. EPIC WIN! E invece EPIC FAIL, perché la poverina dovrà faticare un bel po’ per riuscire a raggiungere lo status di principessa e dovrà lottare con un acerrimo nemico della monarchia. Hae Young, interpretato dal bellissimo Song Seung Heon, erede dell’impero industriale Dahean, proprietà del nonno di lui, fedele servo della corona, vuole impedire che la monarchia venga restaurata proprio per volere del nonno, perché questo significherebbe perdere tutta la sua eredità, che il vecchio userebbe come indennizzo per ripagare un vecchio debito contratto in modo poco ortodosso, con la corona. Hae Young non accetta Lee Seol, e invece che come una principessa, la tratta alla stregua di una qualunque. Non che lei si senta principessa; affatto. È una ragazza semplice, che non ha la benché minima idea di cosa voglia dire essere principessa o in che modo debba comportarsi una con tale titolo.
Compie uno sbaglio dopo l’altro, complice anche una second lead che proprio simpatica non è, diciamolo. Hae Young, quale diplomatico e detentore di buone maniere, viene costretto a occuparsi di lei, a istruirla al ruolo e a insegnarle il bon ton. Sarà un’ardua impresa, perché Lee Seol è de coccio! Ma fra uno screzio e l’altro, fra equivoci di vario genere, fra insulti di ogni tipo, fra i due scatta qualcosa (OVVIO, anche perché lui è Song Seung Heon. Mica pizza e fichi). Hae Young sente che sta succedendo qualcosa nel suo cuore e che questa ragazza, con la sua semplicità e gentilezza, lo sta conquistando piano piano. Arriverà a rinunciare al suo piano di rendere un fallimento la nuova ascesa della monarchia ai danni della principessa che ha imparato ad amare? Non ve lo dico, ovviamente. Guardatevi il drama. Vi dico solo che qui le dichiarazioni d’amore sono per vere romantiche. Toccano l’anima e fanno palpitare i cuoricini. Il drama è molto ben fatto, ricco di eventi. Va in una direzione per tre quarti circa, l’ultimo quarto è dedicato a una sorta di epilogo. Devo dire che ho molto apprezzato questo espediente, perché ha mostrato un dopo che ero curiosa di conoscere. Anche questo drama entra di diritto fra i miei preferiti. Dove c’è ammmore, ci sto io. E poi, voglio dire… c’è Song Seung Heun. Basterebbe guardarlo solo per lui. Buon drama a tutti, dramanti, dalla vostra Min Ji.


***Angy***

lunedì 7 maggio 2018

Pensieri di Dramanti: "Cain and Abel"

Buon lunedì, cari lettori! ^^
Si comincia la settimana con un nuovo appuntamento dramoso! Oggi la nostra cara Patty ci parlerà di "Cain and Abel" col bravissimo So Ji Sub. Se siete curiosi di saperne di più su questo bel dramino un po' datato ma assolutamente imperdibile, leggete la sua opinione e correte a recuperare il drama ;) A presto!

Cain and Abel


Episodi: 20
Cast principale: So Ji-Sub, Shin Hyun-Joon, Chae Jung-An, Han Ji-Min
Anno: 2009
Genere: drammatico
Regia: Kim Hyeong-Sik
Network: SBS
Paese d'Origine: Sud Corea

Ciao a tutti, oggi vi presento un drama che mi ha totalmente sorpresa e rapita. Non mi aspettavo certo di innamorarmene così, avevo scelto di guardarlo perché c'era So Ji-sub (il suo personaggio Lee Cho-in è uno dei suoi cavalli di battaglia) e quello che mi sono ritrovata davanti è stato un signor drama, una trama solida, piena di colpi di scena, angst e sentimenti che ti spaccano il cuore. Ha scalato la mia classifica personale, entrando di diritto nel mio olimpo dei kdrama.  Si tratta di un vero e proprio melodramma, (e in piccola parte di un medical drama, se non altro perché fa da sfondo alle vicende l'ospedale dove i nostri "Caino e Abele" sono medici e dirigenti); una storia drammatica di rinascita, vendetta, e amore. L'amore perso, l'amore conquistato, l'amore sacrificato, l'amore generoso, l'amore fraterno, l'amore negato. I sentimenti viaggiano potenti snodandosi tra le pagine di una sceneggiatura esemplare, ricca di eventi, momenti e situazioni che rimangono impresse nella memoria, indelebili. Le interpretazioni degli attori sono fantastiche e strappano in più di una occasione la lacrima, grazie a scene emotivamente forti e toccanti. 
Come si intuisce dal titolo, i protagonisti principali sono due fratelli: il generoso, gentile e sorridente Lee Cho-in, impersonato da un magnifico So Ji-sub, e l'ombroso e sicuro di sé Lee Seon-woon, interpretato dall'altrettanto bravo Shin Hyun-joon. Pur essendo molto legati fin da piccoli, le loro vite hanno preso direzioni diverse. Lee Cho-in è stato adottato dal primario dell'ospedale, appena nato in quanto i genitori sono morti in un incidente di macchina. Amato dal padre, è sempre stato invece rinnegato e bistrattato dalla madre adottiva, la madre di Lee Seon-woon. Anche se apparentemente il giovane è cresciuto positivo e pieno di entusiasmo, ha portato sempre nel cuore la mancanza dell'amore materno, a cui ha aspirato, ma che non è mai riuscito a conquistare. Il fratello maggiore è il suo eroe, la persona che ama di più al mondo e che stima immensamente: un esempio. È diventato dottore e si occupa principalmente del pronto soccorso, è votato a salvare le persone con generosità e passione, è una persona buona e altruista. Lee Seon-woon ha avuto una vita complicata, si è ammalato di un tumore al cervello e per curarsi ha lasciato Seoul per sette anni, abbandonando la donna che amava, Kim Seo-yeon, impersonata dalla bella Chae Jung-an, amica dei fratelli fin da quando erano bambini. Dopo essere guarito, torna con un bagaglio di esperienze che lo rendono un luminare degli interventi neurologici. L'incontro tra i due fratelli è qualcosa di toccante, una scena bellissima da cui si vede che si vogliono bene. Ma ben presto le cose cambiano. I risentimenti sopiti da parte di Seon-woon hanno il sopravvento. La sua ragazza ora è la fidanzata di Cho-in, il padre ha donato un terreno a Cho-in per costruire un nuovo reparto di pronto soccorso a discapito del reparto di neurologia che lui vuole creare e dirigere.
Cho-in sembra possedere tutto, mentre lui deve conquistare ogni singola cosa: la salute, l'amore del padre, la donna che era sua. Complice un ritorno del tumore, l'uomo comincia a coltivare sentimenti di odio che sfociano in scelte drammatiche senza via di ritorno, senza possibilità di riscatto. Non posso raccontare di più della trama perché i colpi di scena sono tanti, i twist narrativi inaspettati, i personaggi coinvolti molti, i cattivi davvero cattivi, e non voglio rovinarvi la sorpresa di godervi le venti puntate che vi aspettano. Sappiate che la vita di Lee Cho-in verrà distrutta, passerà l'inferno sulla terra e questo in parte lo cambierà, lo renderà un uomo più forte, risoluto e determinato. Nel buio che dovrà attraversare per arrivare al finale della storia, ci sarà una luce, una mano che lo aiuterà a non cadere, che sarà la sua forza e la sua rivincita, il suo futuro e la famiglia che ora sa di non avere mai avuto. Si tratta di Oh Young-ji, interpretata dalla bravissima e deliziosa Han Ji-min, una giovane nord coreana che vive in Cina e che Cho-in conosce perché gli fa da guida turistica durante un viaggio. Il legame tra i due è immediato, ma non ha possibilità di continuare perché il destino li separa. Si rivedranno molti mesi dopo a Seoul e da quel momento diventeranno sempre più uniti, praticamente inseparabili, anche se i segreti tra loro rischieranno di allontanarli e anche qui non posso aggiungere altro. Questa coppia mi ha toccato il cuore in mille modi diversi. La dolcezza di lei, la sua ingenuità, rompono il muro di diffidenza che Cho-in ha costruito, finalmente l'uomo può lasciarsi andare, fidarsi ancora e forse amare, ma in silenzio, un silenzio di sentimenti inespressi, sguardi rubati, sorrisi e mani che si intrecciano e si cercano, abbracci che confortano, nella speranza di un domani migliore.
Questi due personaggi ci regalano scene tenere, toccanti, emozionanti che ti lasciano addosso la sensazione di assistere a un grande amore puro, senza filtri, l'incontro di due anime spezzate che si ricompongono, di due anime che si riconoscono in mezzo al deserto, due anime che si sorreggono e si cercano nonostante tutto intorno a loro sia difficile. Cho-in tornerà in parte quello di un tempo proprio grazie a lei, a questa ragazza schietta e un po' maschiaccio che gli resta accanto a costo di sacrificarsi. Non ci sono gesti plateali, non aspettatevi mille baci che vi mozzino il fiato, il fiato sarà mozzato dalla loro dolcezza, dagli sguardi umidi di lacrime che si lanciano, dalla necessità di aversi sempre vicino, per poter stare bene, per respirare. Rivedrei in continuazione le loro scene, solo per ritrovare quel romanticismo a me tanto caro, quei sentimenti immensi che vanno al di là delle parole. Sono vibrazioni pure che percepisci dentro. Una delle coppie più belle che abbia mai visto in tv, di sicuro una delle mie preferite nei drama. Mi hanno davvero regalato emozioni grandissime, che difficilmente scorderò. Da contraltare a questa storia d'amore, che cresce piano piano e conquista lo spettatore, abbiamo anche quella di Lee Seon-woon e di Kim Seo-yeon. Quest'ultima, per una serie di motivi, si riavvicinerà al suo primo amore mai dimenticato, anzi, sempre conservato nel cuore. Lee Cho-in ha saputo starle vicino in momenti complicati e lei gli vuole davvero bene, ma è Seon-woon il suo grande amore. Ovvio che la loro relazione sarà sofferta, minata dalle scelte terribili che compierà l'uomo. Nonostante questo lei gli resterà accanto e lo aiuterà a ritrovare parte della persona che era. Sto letteralmente facendo lo slalom tra le cose che posso dirvi e quelle che invece devo tacere per non svelare troppo della trama, non è facile, lo ammetto.
Oltre ai personaggi che vi ho citato, ce ne sono molti altri che saranno fondamentali all'evolversi della storia e che si schiereranno a favore di un fratello o dell'altro, in una lotta di potere e di rivalsa all'interno dell'ospedale, complicando le vicende che si snodano per l'arco delle venti puntate, puntate che si divorano e spingono ad andare sempre avanti. La prima puntata parte con il botto, ti lascia la bocca spalancata, i primi minuti sono una vera sorpresa visiva e di sceneggiatura che ti catapulta dentro la storia e ti coinvolge immediatamente. A supporto di tutto poi troviamo una colonna sonora splendida, con brani memorabili tra cui il tema principale Foolish Love, cantato anche da So Ji-sub, in patria noto per essere un rapper, oltre che attore e modello. Non so se sono riuscita a convincervi a guardare questo drama. È il più datato che ho visto, risale al 2009, ma mi sento di consigliarvelo con tutto il cuore. Tante scene mi tornano tuttora in mente, e vorrei raccontarvele. Vi dico solo di stare attenti a un particolare regalo di compleanno, con passeggiata notturna e una torta tra le braccia di So Ji-sub, forse il momento che mi ha colpito di più per il romanticismo indimenticabile. Su su, state ancora qui? Di corsa a vedere Cain and Abel! Un abbraccio e alla prossima.
Fighting!!!


***Patty***

lunedì 30 aprile 2018

Pensieri di Dramanti: "Cinderella and Four Knights"

Buon pomeriggio, cari lettori! ^^
Nell'appuntamento di oggi della nostra rubrica dramosa conoscerete il pensiero della cara Angela su Cinderella and Four Knights, un drama irresistibile e romantico che sicuramente amerete in molte. Se non lo conoscete ancora, leggete la recensione! Se lo avete visto e volete lasciare un commento, saremo felicissime di sapere cosa ne pensate ;) A presto!

Cinderella and Four Knights


Episodi: 16
Anno:  2016
Cast principale: Jung Il-Woo, Park So-Dam,  Ahn Jae-Hyeon, Lee Jung-Shin, So Na-Eun, Choi Min
Genere: commedia romantica 
Regia: Kwon Hyuk-Chan
Network: tvN
Paese d'origine: Sud Corea


Cinderella and Four Knights è una commedia romantica che ricorda un po’ un manga (in senso generale, non uno nello specifico) o un anime. Ha pressoché le stesse caratteristiche. La storia, all’apparenza banale, viene sviluppata in modo abbastanza originale con continui plot twist che tengono lo spettatore incollato al drama fino alla fine. Racconta di una ragazza, orfana di madre, con un padre sempre via per lavoro, che per sopravvivere sbarca il lunario facendo mille lavori part time. Come se non bastasse, le tocca dormire su una veranda coperta, vessata tutto il giorno da un’orrenda matrigna e un ancora più orrenda sorellastra. Vi ricorda qualcuno? Cenerentola, appunto. Il drama è liberamente ispirato alla fiaba, in effetti. Quando, per un caso piuttosto comico, si ritrova a essere assunta da un ricco imprenditore che le dà il compito di rieducare i suoi tre nipoti, cugini fra loro, al senso della famiglia, le cose cominceranno a farsi interessanti, perché Eun Ha Won (Park So Dam) dovrà trasferirsi nell’incantevole magione dove vivono i tre ragazzi. (Ancheioancheio!!!)
Cominciamo a districarci in questa vicenda parlando dei suoi personaggi uno per uno, perché sono tanti e tutti delineati in modo diverso come caratterizzazione. Partiamo proprio con la protagonista, Eun Ha Won. È una tipa tosta. Ha un carattere molto forte, considerato quello che è costretta a sopportare. Non si arrende facilmente davanti alle difficoltà, tira dritta come un rullo compressore. È ironica, divertente e ha sempre un sorriso per tutti. La odieresti se non si facesse amare tanto. Kang Hyun Min, (Ahn Jae Hyun), il maggiore dei cugini Kang, donnaiolo per modo di dire, perché nel corso del drama rivelerà tutt’altra personalità, perditempo, almeno fino a quando le cose per il gruppo Kang non si metteranno male, e allora verrà fuori la sua tempra di capo. È innamorato pazzo della sua migliore amica di infanzia, ma piuttosto che ammetterlo si farebbe impiccare. Kang Ji Woon (Jung Il Woo), il cugino di mezzo, il vero protagonista della storia, colui che conquisterà il cuore di Cinderella. Il principe in pratica che, però, del principe ha ben poco. Ji Woon è un ragazzo cresciuto senza madre e senza padre, in balia di se stesso che, fino a un anno prima, lavorava come meccanico. Improvvisamente, quando il nonno lo ritrova, viene costretto ad acquisire un cognome diverso, quello del padre defunto, e a convivere con due cugini di cui ignorava l’esistenza e che odia. La cosa positiva è che si ritrova anche con le tasche piene di soldi, ma a lui non sembra importare. (Però li spende eh? Oh, se li spende!) Il suo antagonista è Kang Hyun Min con cui si contende le attenzioni di Eun Ha Won, solo per fargli dispetto. All’inizio.
Kang Seo Woo (Lee Jung Shin), è il terzo cugino, musicista esordiente, con una caterva di fan al seguito. Lui è il più tranquillo dei tre, anche il più gentile e il meno rompipalle con la povera Eun Ha Won. Insomma, quello che le rende le cose meno difficili. Il quarto cavaliere è il segretario generale Lee Yoon Sung (Choi Min), quasi una sorta di maggiordomo che vigila su tutto e tutti. La sua figura non sembra importante ai fini della storia, ma alla fine lo diventa. La second lead, Park Hye Ji (Son Na Eun) destinata a uno dei cavalieri (non vi dico quale ma lo avrete sicuramente capito), a tratti ha conquistato la mia stima, a tratti ha conquistato il mio veleno, soprattutto quando, per vendicarsi del rifiuto del suo grande amore Hyun Min, (che ha pure ragione, eh? Ma c’è modo e modo) si mette a tampinare Ji Woon proprio quando lui si sta innamorando di Ha Won (eddai non si fa!). Il drama mi è piaciuto molto, nonostante alcune scelte discutibili da parte degli sceneggiatori. Per esempio il nonno che prima accoglie Ha Won come una figlia e quando scopre che se la fa con uno dei suoi nipoti la tratta a pesci in faccia e la caccia. (WTF! Neanche la liquidazione?). Un altro aspetto che ho criticato è il fatto di aver voluto allungare un pochetto il brodo alla fine con circostanze avverse di cui si sarebbe potuto fare a meno. Nonostante ciò, ho dato a questo drama un volto altissimo: 9,5. Il ritmo con cui è stato narrato, la caratterizzazione dei personaggi, l’assenza di buchi narrativi nella storia e una colonna sonora da urlo, mi hanno fatto dimenticare quei piccoli difetti di cui vi parlavo.
Perciò sì, vi consiglio assolutamente di vederlo.
Buona visione, dramanti, dalla vostra Min Ji.


***Angela***

lunedì 23 aprile 2018

Pensieri di Dramanti: "Radio Romance"

Buon pomeriggio, carissimi lettori! ^^
Eccoci ad un nuovo appuntamento con l'adorata rubrica dedicata ai drama. Oggi si parla di un drama freschissimo, uscito davvero da poco. Lo ha visto e recensito per noi la bravissima Marika. Si tratta di Radio Romance, che sono sicura avrà incuriosito molte drama-addicted di recente. Siete curiose di saperne di più su questo bel drama? Leggete, allora, la recensione e non esitate a lasciare un vostro parere ;) A presto!

Radio Romance

Episodi: 16
Anno: 2018 
Cast principale: Kim So-Hyun, Yoon Park, Yoon Doo
Joon. 
Genere: romantico, commedia
Regia: Kim Shin-Il
Network: KBS2
Paese d'Origine: Sud Corea
Disponibile su: Viki


Ci sono cose che da sempre accompagnano la nostra esistenza quotidianamente: che sia la musica, un buon libro, un caffè, una tisana, o la radio, sono tutti elementi essenziali che ci fanno stare bene, ci calmano, ci consolano. Sono lì, presenti e costanti, quasi fossero un’ancora di salvezza pronta a salvarci dal mondo e da noi stessi. Ed è quello che pensa anche Song Geu-Rim (Kim So-Hyun), una ragazza gentile, caparbia, ma a tratti troppo buona per un mondo fatto di competizione e ambizione. La sua vita è stata scossa sin dall’adolescenza, quando sua madre a causa di una malattia è diventata cieca. Da allora, pur di restare accanto alla mamma, facilitarle la vita, e cercare di immedesimarsi nel suo universo apparentemente buio, ha spento la tv per accendere la radio e guardare il mondo non con gli occhi, ma con il cuore e la mente. Negli anni, il suo amore per la radio cresce a dismisura fino a spingerla a lavorare presso una stazione radiofonica come sceneggiatrice, anche se inizialmente non ha un talento spiccato per la scrittura. Le sue giornate trascorrono tra DJ impazziti e permalosi, capi austeri e arroganti, ramanzine esasperanti e corse per ingaggiare ospiti nei programmi radiofonici.
E proprio a causa di un Dj poco serio che abbandona la radio improvvisamente, Geu-Rim, viene licenziata e si ritrova senza lavoro. Ma fortuna vuole che dopo un lungo viaggio in India, ritorni in Corea Lee Gang (Yoon Park), un produttore dalle strane maniere, ma geniale nel suo lavoro. Quest’ultimo, conscio delle potenzialità non ancora sbocciate di Song Geu-Rim, le propone un accordo: farla diventare prima sceneggiatrice del suo programma radiofonico, in caso riesca ad ingaggiare come DJ, Ji Soo-Ho (Yoon Doo-Joon), un attore pluripremiato, bello e con una famiglia apparentemente perfetta e felice. La nostra protagonista accetta la scommessa ad occhi chiusi e cerca in tutti i modi di convincere l’attore a lavorare per il programma. Ji Soo- Ho però, è un uomo difficile, diffidente e con un passato alle spalle che continua a tormentarlo nel presente. Un passato fatto di rimorso, speranze, segreti e un amore celato per una giovane ragazza, incontrata per caso durante la sua permanenza in ospedale, dovuta in seguito ad una forte depressione. Come se non bastasse, la sua famiglia è ben lontana dall’essere quell’emblema di perfezione che tanto pubblicizzano i genitori: il padre è un famoso attore, marito infedele e figura genitoriale disinteressata; sua madre, una donna affranta e ferita che si nasconde dietro l’arroganza e le minacce.
Tutto questo è solo fonte di stress per Ji Soo-Ho che non riesce a dormire bene, né ad esternare le sue reali emozioni, camuffando ogni cosa con sorrisi finti di circostanza e un’apatia perenne. “Solo perché non stai piangendo, non significa che non sei triste. Così come, sorridere non significa che sei felice.” Ma Song Geu-Rim è una ragazza tenace e quando Ji Soo-Ho la incontra, non potrà non capitombolare difronte al suo entusiasmo e alla sua genuinità. Comincia così - tra alti e bassi - l’avventura alla radio, e giorno dopo giorno entrambi i protagonisti impareranno a conoscersi, riconoscersi, apprezzarne i pregi e i difetti, a sostenersi, a consolarsi ed infine ad amarsi. “Siamo stati tutti il primo amore di qualcuno. Durante quel tempo eravamo tutti ragazzi e ragazze innamorati, e potremmo davvero essere stati il primo amore di qualcuno.” E proprio quel sentimento forte, reale e sentito con il cuore e con la mente, darà forza a Ji Soo- Ho di reagire, combattere e liberarsi dalla sua prigione di finzione, apparenze, rabbia repressa, rimpianti, e sensi di colpa. “Senza che tu mi dica niente, io so cosa c’è nel tuo cuore.” Personalmente, ho trovato questo drama davvero ben fatto e con una storia fantastica. I protagonisti, non sono un qualcosa di già visto, al contrario, nonostante lavorino nel mondo dello spettacolo, sono persone umane, con background irrisolti, famiglie problematiche ed una quotidianità esasperante e asfissiante.
Da un lato abbiamo Song Geu- Rim, che a dispetto delle batoste ricevute dalla vita, mantiene un sorriso smagliante ed una positività eccezionale. Non si abbatte, non si arrende, e non cessa di perseguire gli obiettivi prefissati. Il suo personaggio ci dimostra che la vita va affrontata, e che i sogni, nonostante possano subire degli scossoni e delle critiche negative, non vanno abbandonati, ma rincorsi, conquistati e alimentati. Ji Soo-Ho invece, si rivela un personaggio complicato e meraviglioso che vuole dimostrare al pubblico come una persona famosa, non sia sempre da invidiare o guardare con disprezzo pensando alla ricchezza, alla fortuna e alla fama che ha ottenuto. Dietro ogni attore, cantante, idol, o comunque figura legata allo spettacolo, ci sono persone umane con sentimenti, storie alle spalle, famiglie, desideri, sogni e che, anche il più piccolo degli insulti, delle macchinazioni e delle alterazioni della realtà, possono ferirli e sgretolare i loro sacrifici. Un altro personaggio che si lascia amare senza problemi, è il produttore Lee Gang, un uomo pazzo e irruento, ma geniale, carismatico e premuroso. Una figura sicuramente particolare e davvero affascinante. Inoltre, non posso non citare le ost spettacolari e dalle sfumature delicate, in linea con l’intero mood dello sceneggiato. Uno sceneggiato tra l’altro che, non esita a mettere a nudo l’animo umano, i tormenti, i sogni, i sacrifici, e i sentimenti teneri sbocciati per caso e quasi timidamente. In conclusione è un drama che vuole insegnarci a non denigrare le passioni altrui, a non additarle e criticarle negativamente, perché ciò che per noi potrebbe essere strano, antiquato, obsoleto o semplicemente non conforme ai nostri gusti, potrebbe invece essere l’ancora di salvezza di qualcun altro che sta combattendo la sua personale battaglia in silenzio.



***Marika***


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