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lunedì 16 marzo 2026

Recensione: "Il Regno scritto col fuoco" di John e Kristen Confalor

Buongiorno, lettor*! ^^
Ritorno oggi con la recensione di Il Regno scritto col fuoco, un fantasy che mi ha sorpresa parecchio e di cui vi avevo già parlato su Dracones. È stata una lettura che mi ha conquistata poco a poco, con parecchie idee originali e uno stile secco ma tagliente. Un esordio che vi consiglio, se cercate una storia avventurosa e divertente. Spero John e Kristen Confalor ci regalino presto qualche altra storia o il seguito di questa, perché sarei curiosissima di leggerli.

Il Regno scritto col fuoco
di John e Kristen Confalor

Prezzo: 19,80 € (cop. flessibile)
Pagine: 336
Genere: fantasy, dark-fantasy, epic-fantasy
Editore: Youcanprint
Data di pubblicazione: 18 febbraio 2025

In un regno sul filo della distruzione in cui draghi e umbrat disseminano il terrore, la religione che salvaguarda l'umanità è messa in dubbio da ribelli fou, eretici seguaci del dio dei racconti. Una ragazza segnata dall'artiglio di un drago, diventerà una delle Sacrem, un gruppo di elette prescelte dal culto per frequentare la scuola che le preparerà ad Ascendere e salvare tutti dalla distruzione. Ma le cose non sono sempre come sembrano. Tra il fragore delle armi e sacri rituali, il dubbio si insinuerà, corrodendo dall'interno l'impalcatura su cui si fonda il sacro regno di Columnae. In questa enigmatica realtà dove nulla è come sembra i fratelli John & Kristen daranno voce a tematiche mai come ora attuali: la ricerca di sé stessi ed una via di fuga in un mondo che incatena l'individuo a schemi preimposti. Ma la vera chiave di lettura la si lascia al lettore, che attraverso l'ascolto guidato che il duo ha appositamente selezionato, potrà lasciarsi trasportare e vivere intimamente questa meravigliosa avventura.

C’erano una volta (e ci sono ancora)... un fratello e una sorella, appassionati di mondi fantasy, che hanno deciso di dar vita a una storia tutta loro, partendo da una canzone. Wheightless dei Washed Out è il brano che li ha stregati e da cui tutto ha avuto inizio, come ci tengono a far sapere nei ringraziamenti del loro romanzo d’esordio, Il Regno scritto col fuoco. Una canzone che, effettivamente, riesce a trasmettere forti emozioni all’ascolto e che per John e Kristen Confalor ha rappresentato un punto di partenza. La musica, infatti, non è solo al centro del romanzo come moltissimi altri elementi, ma ne è la colonna portante, poiché i due autori hanno stilato una vera e propria playlist a corredo della lettura, con tanto di QRcode per accedervi. Un accompagnamento importante e onnipresente che riesce a dare risalto alle scene più epiche o ad accordarsi ad altre ugualmente potenti.

Non è la prima volta che resto sorpresa da autor* italian* che scrivono fantasy degni di nota e anche questa volta ho avuto l’occasione di ritrovarmi tra le mani un romanzo che mi ha stupita. John e Kristen Confalor hanno creato un mondo stupefacente, riuscendo a dargli un tocco di originalità che non mi era ancora capitato di leggere. Ci troviamo in un regno popolato da draghi, un regno in rovina che puntualmente si ritrova a sacrificare una Regina affinché venga protetto dalla Dea. Il culto della Dea è molto diffuso a Columnae e tutte coloro che vengono “toccate” dall’artiglio del drago sono destinate a diventare delle Sacrem e avere l’onore, un giorno, di divenire Regine e di “ascendere” per salvare il proprio regno. 

"Il tocco del drago non strappa la mia vita ma la cristallizza nel tempo, come punizione infinita. E, così, sono io a dover espiare la sua colpa… Ma il mio sacrificio non sarà vano. Sarò la fiamma che caccia le ombre, speranza eterna come solida pietra e allora il male sarà sconfitto e il mio popolo sarà salvo."

L’Ascensione è qualcosa che Eve non conosce così bene, ne sente parlare alla madre, come una storiella che si tramanda di generazione in generazione, ma lei è ancora una bambina e certi argomenti non attirano la sua attenzione. Fin quando, un giorno, non si ritrova a perdere ogni cosa. Tutto il suo mondo crolla davanti ai suoi occhi e Eve è costretta a rivalutare la propria vita, il proprio futuro, e ad accogliere quelle tradizioni che mai avrebbe creduto le sarebbe toccato conoscere così da vicino. Un drago terribile devasta il suo villaggio e solo grazie all’intervento di alcuni valorosi cacciatori di draghi riesce a salvarsi. Ma Eve non è più la stessa, adesso è marchiata dall’artiglio del drago. Inizia così un viaggio impervio, insieme a quei cacciatori che l’hanno protetta una volta e che sembrano disposti a farlo ancora per chissà quale motivo. Lei è destinata a diventare una Sacrem e, forse un domani, a diventare Regina e ascendere, ma questo cosa significa per lei? Ed è davvero l’unica scelta che il destino può riservarle?

"Certe scelte non sono né giuste né sbagliate ma solo… necessarie. E possono cambiare il cuore degli uomini."

Eve non vuole ancora pensarci, finché è solo una bambina, ma sembra che la sua storia sia stata scritta e che, inevitabilmente, sappia già che risvolti di trama imboccare…

Ed eccoci all'elemento più originale del libro, ovvero a un tipo di culto che si affianca a quello della Dea e che vede alcuni esseri umani, definiti “Fou” (folli), che credono esista un dio Narratore, uno scrittore che gioca a muovere le fila dei destini dei protagonisti del regno. Un espediente narrativo molto affascinante, questo, che, confesso, mi ha tenuta incollata alle pagine, legandomi alle vicissitudini di tutti i personaggi.

"Loro credevano che esistesse un Dio dei Racconti. Egli era il guardiano e creatore dell’esistenza di ogni cosa, perché era con la sua penna e il calamaio che scriveva ciò che sarebbe dovuto accadere. Uno scrittore con il compito di dare forma e destino ad ogni cosa. Uno scrittore col peso di dover filare una trama credibile e coerente, uno scrittore con delle regole da seguire che spesso lo mandavano in crisi, creando sconvolgimenti nel mondo… uno scrittore in cerca del finale perfetto, proprio come tutti gli scrittori."

Nel corso della lettura, ognuno di loro ha avuto modo di affrontare un proprio percorso di formazione, soprattutto Eve che, da bambina impaurita e triggerata dalla vita, è riuscita a tirar fuori un coraggio inaspettato, ad opporsi a un destino già segnato, a cercare una soluzione che potesse salvare se stessa e il regno senza più inutili sacrifici umani. Una ricerca non facile, che richiede tempo e che giunge a qualcosa di concreto solo quando è il momento giusto, al trascorrere dei capitoli necessari affinché si compia ciò che il Narratore ha in serbo per lei. Dovrà prima fare la conoscenza di Soren e Avraham, all’interno della scuola per Sacrem, due personaggi che risulteranno indispensabili per portare a compimento il suo destino e quello dell’intero regno. Soren, la sua fidata spalla destra, la sua spada, colei che è pronta a difenderla anche a costo della propria vita, l’amica che mai avrebbe creduto di poter avere, i cui sentimenti per lei sono così potenti e cristallini che volerle bene le viene fin troppo naturale. E poi c’è Avraham, un Verbant con una luce negli occhi che, sin dal primo istante, è capace di farla sentire al sicuro e amata. Due amici che mai l’abbandoneranno e grazie ai quali riuscirà a portare a termine una missione apparentemente impossibile, quella di capovolgere le loro sorti e dar vita a qualcosa di nuovo.

"[…] avrebbero fatto tutto il possibile per proteggere ciò che amavano, a costo di perdere tutto."

Ogni cosa in questo romanzo riesce a far vibrare l'immaginazione de* lettor* e a mantenerla sempre accesa. Escludendo alcuni refusi, purtroppo presenti, e un po’ di ripetitività, il testo risulta avere una sua forma ben definita e, a differenza di molti romanzi scritti a quattro mani, non si percepisce alcun cambio di stile o discontinuità, come si trattasse di un'unica voce narrante. La trama è abbastanza complessa ma non tanto da non riuscire a comprenderla appieno. Con degli escamotage di tutto rispetto, che mai appesantiscono la storia, i Confalor hanno saputo inserire spiegazioni valide e plausibili sul funzionamento del regno, sulle sue leggi basate su un credo che governa ogni cosa e sull’affiancamento di un altro culto, meno praticato - più che altro sussurrato e ritenuto prerogativa di gente alienata - che potrebbe esistere come anche no. Il bello del romanzo è proprio la sua capacità di metterti di fronte a queste due realtà, ben distinte, che però sembrano far parte l’una dell’altra. Una realtà dentro una realtà, una sorta di metaracconto, che si apre come un fantasy classico per poi evolvere in qualcosa di totalmente diverso, lasciando l* lettor* al varco di una nuova storia, di un nuovo regno, un nuovo mondo pronto a sorprendere.

Il Regno scritto col fuoco regala momenti di puro divertimento, avventura e azione che comprendono battaglie contro draghi letali, incontri con creature leggendarie, ponti di arcobaleni, viaggi attraverso foreste angosciose in cui affrontare i propri demoni interiori e molto, molto altro. Ma ci sarà spazio anche per dei legami che riusciranno a tenere con il fiato sospeso, come quello tra Eve, Soren e Avraham, il cui sentimento reciproco è qualcosa che fa sicuramente scalpitare di più il cuore. Non si parla di romance vero e proprio ma di qualcosa a metà tra amicizia e amore che i Confalor hanno gestito molto bene senza mai scadere nel banale. Non mancheranno i colpi di scena, concentrati soprattutto nella parte finale del romanzo, con persino un plot twist così sconvolgente che servirà qualche minuto buono per riprendersi.

Altro punto a favore del romanzo, la presenza delle illustrazioni di Cinzia Capurso all’interno del volume, che sottolineano passaggi e momenti decisivi e accompagnano, insieme alla playlist delle canzoni - sempre presente nelle note a piè di pagina - lungo un viaggio che non è soltanto quello dei protagonisti, ma anche di chi legge. Vi sentirete davvero parte di questa storia, avvinti da tematiche anche molto attuali. La ribellione a un sistema politico che ti impone cosa accettare e cosa credere, un destino già scritto al quale sottrarsi, un'identità sessuale libera e senza pregiudizi. Il tutto condito da una buona dose di magia, creature inquietanti e sanguinarie, riti sacri, battaglie epiche, morti devastanti.

Il Regno scritto col fuoco ha tutte le carte in regola per imporsi nel mondo del fantasy italiano e restare impresso grazie a elementi innovativi e intriganti. Consiglio assolutamente di dargli un’opportunità, mentre per quanto mi riguarda, resterò in attesa del prossimo volume, augurandomi ancora più emozioni e sorprese.
Fonte immagini: Pinterest

martedì 10 marzo 2026

Recensione: "La Voce di Balavat" di Francesca Zuccato

Buongiorno, lettor*! 
Come state? Io ancora in piedi, nonostante vari malanni (miei e di mio figlio). Sono state giornate un po' pesanti e devo dire che mi è mancato un sacco il mio angolino libroso, non avrei voluto starci lontano così a lungo, ma per dei giorni non ho avuto la forza di fare nulla, credetemi. Per fortuna mi sono ripresa e torno con tanto entusiasmo a parlarvi delle mie amate letture.
Oggi vi porto qui sul blog una recensione uscita per Dracones. Per chi non lo sapesse, scrivo recensioni anche per il magazine di questa bellissima associazione dedicata al fantasy italiano (se non la conoscete ancora, andate subito a dare un'occhiata!). Vi ho parlato proprio lì del primo volume della serie military fantasy di Francesca Zuccato, La Voce di Balavat. Per chi si fosse perso quella recensione, ve la ripropongo anche qui. Intanto il 13 marzo uscirà, finalmente, il secondo, attesissimo volume, Il falco di Balavat, perciò #staytuned, perché vi parlerò anche di lui *-*

La Voce di Balavat
di Francesca Zuccato

Prezzo: 4,99 € (eBook) 15,90 € (cop. flessibile)
Pagine: 350
Genere: fantasy politico, military-fantasy, fantasy
Editore: Triskell Edizioni
Data di pubblicazione: 13 dicembre 2024

Remmy è una Vendifumo, grazie alla sua voce, riesce ad alterare i pensieri delle persone. Non ricorda il suo passato, forse è l’ultima della sua gente, quelli come lei sono stati sterminati dall’esercito del generale Ivanov. Scaltra e svelta, vive alla giornata, sempre in fuga da una città all’altra per far perdere le sue tracce. Complice un attimo di distrazione, Remmy cade nelle mani di Yoel Braun e Albios Crane, due soldati appartenenti all’ordine dei Quietatori, i nemici giurati di tutti i Vendifumo. Remmy teme di avere le ore contate, ma i due uomini le rivelano che non la vogliono uccidere. Anzi, hanno bisogno del suo aiuto per una missione segreta da cui dipende la sicurezza di tutta la Nazione. Ha inizio un viaggio durante il quale il confine tra realtà e menzogna si fa labile. Remmy si ritrova a mettere in discussione tutto ciò in cui ha sempre creduto, persino se stessa.

"Se le tue bugie potessero salvare delle persone, molte, moltissime persone, non meriterebbero di essere raccontate?"

Tra i libri più interessanti usciti di recente in Italia vi è senza dubbio La Voce di Balavat, military fantasy scritto da Francesca Zuccato e pubblicato da Triskell Edizioni. La voce di Balavat si impone sin da subito come una storia potente, il cui punto forte è l’elemento politico, che l’autrice sviluppa non senza una certa abilità e stando sempre attenta a non appesantire la storia nonostante la materia ostica da gestire. Riuscire a far immergere i* lettor* nel mondo da lei creato e nelle sue dinamiche dal primo istante, senza sconfinare nell’eccessivo “telling”, fa guadagnare a Zuccato dei punti e rende il romanzo più scorrevole del previsto, con un ritmo narrativo costante, senza incagli di alcun genere. Il multipov, gestito altrettanto bene, è un altro fiore all’occhiello di questo romanzo. Se nella prima parte della storia impariamo a conoscere due dei personaggi principali, Remmy e Yoel, e a entrare in sintonia con loro, soltanto nell’ultima parte avremo modo di esplorare il punto di vista di Albios, personaggio emblematico, trincerato per quasi tutto il tempo nei suoi segreti e misteri. Lo scorcio di vissuto che l’autrice ci mostrerà di lui, ci darà modo di comprendere quanto dietro la sua scorza dura e impenetrabile vi sia un uomo con un cuore spezzato, che si porta addosso ferite del passato non ancora rimarginate (e se voleste approfondire ancora di più la sua storia, vi basterà leggere la novella Una causa persa, disponibile per gli iscritti alla newsletter dell’autrice).

I personaggi creati da Zuccato esulano dai soliti cliché. Non abbiamo i tipici eroi fantasy impavidi e pronti a tutto, ma personaggi con fragilità e caratteristiche rare da trovare. Albios, detto il Falco, è un uomo che apparentemente sembra non temere niente e nessuno, disposto a qualunque sacrificio per Balavat e la pace. Bravo a soffocare desideri ed emozioni, si lascia guidare soltanto dal dovere. Eppure, come scopriremo, sotto sotto non è sempre stato così e forse, ancora, c’è nascosto quel lato in lui che non è solo quello che mostra. Albios si presenta come un uomo dalla prestanza fisica notevole, alto e abile spadaccino. Si distingue per il colore chiaro dei suoi capelli. Il suo essere albino non lo rende meno affascinante o meno temibile agli occhi di chi lo incontra, piuttosto il contrario. E in più, vedremo come i suoi interessi amorosi non siano quelli canonici (un aspetto di lui che ne mette in risalto debolezze e umanità, a discapito della solida corazza dietro cui si trincera). 

Stessa cosa vale per Remmy, che non fa segreto della sua bisessualità – che coincide con una ricerca d'affetto costante, lì dove non ne ha mai ricevuto - e dotata di un potere tanto grande quanto pericoloso. Lei è l’ultima Vendifumo, con la sua voce può modificare la verità, può far credere alla gente qualsiasi cosa, può fare del bene ma allo stesso tempo del male. Con un potere simile è facile pensare che possa diventare un bersaglio, anzi, sarebbe meglio dire, una preda. Dopo che tutta la sua famiglia e il resto della stirpe di Vendifumo è stata sterminata, a lei non resta altro che nascondersi. Ma qualcuno è a conoscenza della sua esistenza e in nessun luogo sarà mai completamente al sicuro. Forse soltanto al seguito del Falco e del Corvo di Balavat. Insieme a loro intraprenderà un cammino che la porterà lontano, che la aiuterà a conoscere quella verità che da troppo tempo le viene celata e scoprirà di essere molto più di una semplice Vendifumo. Un nuovo e imprevedibile scopo la trasformerà in un’arma a doppio taglio e davanti ai suoi desideri dovrà mettere il sacrificio.

Ci sarà anche spazio per le emozioni in questo romanzo, emozioni dalle sfumature più disparate, che faranno capolino in più momenti, ma restando sempre un passo indietro rispetto ad altre tematiche. È da apprezzare come l’autrice abbia saputo dosare bene ogni elemento a sua disposizione, creando una storia dal potenziale enorme. Questo primo libro non è che un preambolo di ciò che la serie può regalare a* lettor*, contenuti complessi e talvolta oscuri, personaggi tutti da scoprire, avventura, misteri e in ultimo, ma non per importanza, riflessioni sulla verità. Quella verità a cui ognuno, all’interno della storia, si aggrappa come a qualcosa di sacro. Una verità che, però, per il bene comune, viene spesso celata, a favore di bugie capaci di creare l’illusione di un mondo più giusto e perfetto.

"Le bugie erano fondamentali per sopravvivere in un mondo duro, ma, per me, il valore della verità era superiore a ogni altra cosa."

Non troverete in questo libro molti personaggi, anzi si può dire che quasi tutto il romanzo ruoti intorno ai tre già menzionati. L’autrice ne sviscera qualità e difetti, portandoci a esplorarne ogni sfumatura grigia. Non ci risparmia nemmeno i colpi di scena, perché nel finale troverà il modo di lasciarci a bocca aperta e desideros* di avere già il seguito tra le mani.

Remmy è senza dubbio colei che più di tutti riesce a fare un percorso importante all’interno della storia, senza mai perdere la propria identità o dignità. È una ragazza che per forza di cose si vede costretta ad agire in una determinata maniera, conosce i suoi errori ma non i suoi limiti e questi dovrà metterli alla prova durante il suo viaggio. È una ragazza che sa bene cosa vuole e che sa imporre il proprio pensiero, ma ha anche paura di essere fino in fondo se stessa. Di ingannare, tradire, occultare la verità. Sa quanto sia pericoloso, ma soprattutto quanto possa esserlo lei, se solo accettasse di cambiare il passato per salvare Balavat.

Io sono una donna libera, non sono un soldato. Mentirò per voi solo se lo vorrò.

A fare da contraltare a Remmy, il personaggio di Yoel, un soldato ligio al dovere e fin troppo fiducioso riguardo il suo ruolo. Tramite Yoel, l’autrice approfondisce un tema molto delicato, ovvero quello di farsi plasmare l’esistenza da qualcun altro, un genitore, ad esempio. Yoel non ha mai potuto scegliere per sé, accontentandosi di far felice la madre lasciandole decidere tutto, fidandosi di lei, senza riuscire a far valere i suoi desideri. È diventato il soldato che lei voleva diventasse, sebbene, poi, ogni suo successo sia stato solo frutto della propria dedizione e dei propri sacrifici.

Non ho mai avuto il tempo o il coraggio di vivere per me stesso.

Yoel è un personaggio sensibile e questa sua sensibilità fa quasi a pugni con ciò che rappresenta all’interno della storia
, soprattutto con lo scopo per cui nasce il Corvo di Balavat. Ma la sua propensione a riprendere in mano il proprio destino, a fare le scelte più giuste dinanzi al futuro che lo aspetta, a sacrificarsi pur sapendo quanto perderà, lo rende uno dei personaggi più intriganti di sempre.

La voce di Balavat è una lettura che metterà a dura prova i vostri neuroni, chiedendovi cosa fareste voi al posto dei protagonisti. Entrare in empatia con loro, una volta conosciuti bene, sarà facile, ma non lo sarà altrettanto comprendere le dure scelte che si troveranno ad affrontare. Il loro è un destino fatto di menzogne, sotterfugi e segreti e “a volte, dimenticare è l’unico modo per continuare a vivere”. La guerra li porterà a compiere cose terribili, le loro spade “strumento nelle mani di un folle”. Ma anche di fronte al destino più avverso, avranno sempre la possibilità di cambiare ogni cosa, di ribaltare la situazione, non accettando ciò che viene loro imposto.

L’autrice è capace di tenere sulle spine grazie alla costruzione sapiente di una ragnatela di inganni. Fino all’ultimo non saprete di chi fidarvi, se chi avete davanti sia sincero o nasconda qualche segreto o doppio fine. È tutta una catena di conseguenze che porterà a un finale pazzesco, a scelte inaspettate, tanto da non riuscire a immaginare cosa possa inventarsi Zuccato per rimettere le cose in ordine nel volume successivo.

Se cercate una storia appassionante e intensa, personaggi grigi ai quali affezionarvi, tematiche lgbt+, inclusione, family found, momenti di riflessione, La voce di Balavat è il fantasy che fa per voi.
Fonte immagini: Pinterest

lunedì 17 novembre 2025

Recensione: "L'ultima ora tra i mondi" di Melissa Caruso

Buongiorno, lettor*! Come state? ^^
 Rieccoci, finalmente, con una nuova recensione. L’avevo pronta da un po’, ma tra una cosa e l’altra non ero ancora riuscita a mettermi al pc e programmare il post. Ho letto L’ultima ora tra i mondi qualche mese fa, iniziando prima ad ascoltare l’audiolibro e completando poi la lettura sul cartaceo. Questo volume mi è stato caldamente consigliato dalla mia cara amica Francesca (che mi ha anche regalato la bellissima edizione da collezione di Illumicrate *-*) e non potrei che esserle più grata perché l’ho adorato. L’ultima ora tra i mondi, di Melissa Caruso, pubblicato da Fazi Editore, è stata un’avventura incredibile. Non mi aspettavo assolutamente un fantasy con un worldbuilding tanto elaborato e affascinante, di certo è qualcosa che si distingue nel panorama attuale traboccante di Romantasy con worldbuilding quasi piatti o inesistenti. Dimenticate i soliti cliché e lasciatevi trasportare da una lettura a dir poco adrenalinica.

"Ciò che è più antico della morte non può morire."

L'ultima ora tra i mondi 
di Melissa Caruso

Prezzo: 8,49 € (eBook) 19,00 € (cop. flessibile)
Pagine: 471
Genere: mystery fantasy
Editore: Fazi Editore
Data di pubblicazione: 19 novembre 2024
Acquista su: IBS, LaFeltrinelli (link aff.)

È la vigilia del nuovo anno e, dopo settimane passate in casa con la figlia appena nata, Kembral Thorne, membro in congedo della gilda dei Segugi, si prende una serata libera per andare a uno sfarzoso ballo, a cui parteciperanno tutte le personalità più in vista della città di Acantis. Nonostante la stanchezza per le notti insonni, Kem tenta di godersi la festa e di ignorare la presenza di Rika, attraente spia dagli occhi grigi e penetranti e sua acerrima nemica. Quando però gli invitati iniziano a morire e i rintocchi di un antico orologio a pendolo fanno precipitare la realtà Alfa in una serie di dimensioni parallele sconosciute e pericolose, Kem sarà costretta a prendere in mano la situazione. E per salvare la città dall’imminente catastrofe e sconfiggere lo spaventoso cavaliere dagli occhi d’argento dovrà contare proprio sull’aiuto di Rika. Con il ritmo incalzante di una spy story, in L’ultima ora tra i mondi Melissa Caruso ci trascina tra inquietanti mondi paralleli e sontuosi balli dalle atmosfere vittoriane, costruendo un meccanismo diabolico e misterioso che terrà il lettore incollato fino all’ultima pagina.

"Forse ero morta anch'io. Forse eravamo morti tutti insieme."

Melissa Caruso sa davvero il fatto suo e non nego che il suo romanzo d’esordio, L’ultima ora tra i mondi, sia volato in alto nelle mie classifiche personali di libri preferiti, perché è riuscito a stupirmi come pochi. La storia mescola indagini e realtà parallele e, come è possibile immaginare, tiene incollat* alle pagine con la dannata voglia di scoprire di più. Il mondo creato dall’autrice è artificioso e, allo stesso tempo, intrigante. Per gran parte del tempo vi ritroverete a pensare “ma cosa cavolo sto leggendo?”, eppure non sarete in grado di staccare gli occhi. Sembra tutto assurdo e sopra le righe ma non manca mai di avere un suo fondamento, e si può dire che non vi farà mai annoiare. L’autrice, infatti, mantiene sempre alta l’attenzione, grazie a dei costanti cambiamenti all’interno del worldbuilding, che si ha voglia di scoprire mano a mano che si procede con la lettura. 

La storia si apre su uno spettacolare e sontuosissimo ballo, in una realtà definita Alfa. Qui Kembral, la nostra protagonista, è un Segugio in congedo materno che ha deciso, per una sera, di concedersi una pausa dalla sua frenetica e impegnativa quotidianità, fatta di allattamenti, cambi pannolini e notti insonni. Vi dico sin da subito che, per forza di cose, ho molto empatizzato con la protagonista. Non capita tutti i giorni di trovare in un fantasy una madre che viene descritta con tutti i sacrosanti problemi di una madre. La sua caratterizzazione è così ben fatta e veritiera che ho proprio pensato l’autrice parlasse quasi di me. Il suo desiderio di staccare da una realtà che sente di amare ma allo stesso tempo le pesa fortemente addosso, è qualcosa che ho provato spesso anche io (e che, molto probabilmente, prova ogni madre al mondo). Kembral, va detto, è anche una madre single e le responsabilità che si porta dietro non fanno che renderla un personaggio ancora più coinvolgente. 

"Non dovevo a Emmi niente di meno che il mio vero io."

Alla festa succederà qualcosa che richiederà il suo immediato intervento, perché lei è l’unica capace di eseguire alcune tecniche di trasporto tra una dimensione e l’altra e forse solo grazie al suo coraggio si potrà evitare una catastrofe. Divisa tra il dovere di Segugio e il desiderio di mollare tutto e correre tra le braccia della figlia, Kembral cederà al suo istinto più recondito, lasciandosi trascinare in un gioco pericoloso e pieno di incognite, ma restando sempre ancorata alla sua realtà. L’adrenalina che ha sempre contraddistinto il suo lavoro le farà ricordare quanto le piaccia essere un Segugio e quanto le manchi lavorare, eppure neanche per un secondo dimentica che adesso è responsabile di una piccola vita e quel pensiero le ronza continuamente nella testa, portandola a fare le scelte più assennate possibili. Kembral è una protagonista, sì, coraggiosa, ma anche saggia, scaltra e attenta. Una protagonista matura, che ci pensa due volte prima di lanciarsi in qualcosa di azzardato, che ci rinuncia, se deve, o che lo affronta con la giusta prudenza, se c'è in gioco la vita di molte persone, la sua, quella della sua piccola Emmi, dei suoi amici o quella di Rika.

Rika appartiene a una fazione diversa rispetto a Kembral, ovvero ai Gatti. I Gatti sono furtivi, ammalianti, misteriosi e sanno agire di soppiatto. Con Kembral, si intuisce da subito, ci sono questioni in sospeso. Le due si conoscono da tempo, ma l’ultima volta che hanno avuto dei contatti non è finita molto bene. Non si può negare però che tra le due scorra una tensione sottile, quasi elettrica, che le fa stare in guardia per un po’, fino a un anelato confronto che cambierà le carte in tavola. Di Rika ho apprezzato che, proprio come un gatto, riesce ad avere sempre un atteggiamento guardingo ed enigmatico ma, a dispetto di quanto si possa pensare, è una persona leale e protettiva. Che nasconda dei segreti è ben chiaro da subito, ma lo è altrettanto il suo affetto per Kembral, sebbene lo sappia celare dietro un'aria burbera e delle battute concise. Non vi aspettate una storia d’amore spicy da far ribollire gli ormoni. In questo libro è presente un po' di romance ma non è preponderante ed è ben amalgamato a tutto il resto, senza mai diventare smielato, malizioso o inverosimile. L’autrice, infatti, tiene sempre conto delle situazioni di vita delle protagoniste, mettendole nel piatto insieme agli altri ingredienti. Non mi ha mai dato l'impressione che le snaturasse per rendere la storia d’amore più eccitante, o che forzasse le cose tra di loro per attenersi a determinati cliché. Qui a padroneggiare sono i piccoli gesti, un tocco di dita, uno sguardo, una mezza parola, un ricordo condiviso. Sicuramente è lo slow burn che meritavo e sono contenta di averlo trovato, perché è uno dei trope che mi fa più piacere leggere. 

"C'era così tanto dolore ancora irrisolto tra noi."

In tutto ciò, mettiamoci pure che c’è un gioco in corso tra potenti creature che vogliono stravolgere le sorti del loro mondo. Mettiamo pure che a ogni rintocco della mezzanotte qualcuno muore e si precipita tutti in una realtà parallela, detta Eco. E, infine, mettiamo che più Eco si attraversano e più pericoloso diventa lo scenario intorno a te. Ad ogni Eco in cui si scende, il mondo sembra sempre sgretolarsi un po’ di più. E qui l’autrice, vi garantisco, ha lasciato andare a briglia sciolta la sua fantasia, inventandosi di tutto ed è stato talmente bello scoprire cosa si fosse inventata per l’Eco successiva che, ahimè, non pensavo affatto che tutti quei viaggi interdimensionali dovessero prima o poi terminare. Era troppo eccitante! Sebbene il luogo in cui è ambientata la storia sia fondamentalmente lo stesso, Caruso è riuscita a dargli sempre una linfa nuova e diversa, fino a diventare via via più inquietante e macabro, della serie che… Shining, scansate proprio :D Non voglio rivelare troppo, anche perché, come già detto, è tutto un susseguirsi di scenari che si alterano e di sorprese, ma posso dirvi che difficilmente riuscirete a mettere via il libro, perché avrete solo voglia di proseguire con la lettura e scoprire cos’altro abbia in serbo per voi e come tutto finirà.

"Se si scendeva di una sola: be' era quasi come Alfa, il nostro strato della realtà- A due, la situazione si faceva strana, tre era già surreale e tutto ciò che andava oltre precipitava rapidamente tra l'inquietante e il pericoloso, fino all'incubo puro."

Nel caos generale degli eventi, Kembral e Rika avranno a che fare con molti altri personaggi. Qualcuno è riuscito a restarmi più impresso, altri un po’ meno. Penso l’autrice si sia concentrata fin troppo sul pazzesco worldbuiding e un po’ meno sui personaggi secondari, ma del resto la storia funziona benissimo anche così. Scorre bene, fa emozionare, ti elettrizza. Lo stile è elegante e ben definito, il ritmo fortemente incalzante. Nonostante la fatica iniziale nel capire cosa stia succedendo e perché, presto si riesce a mettere insieme i pezzi del puzzle e a comprendere tutto o quasi tutto. La storia ha le fattezze di un mystery in piena regola e, insieme a Kembral e Rika, si cercherà di scoprire cosa si cela dietro lo scompiglio della festa, dietro le morti misteriose e dietro gli intenti degli Echi, che usano gli esseri umani come pedine su una scacchiera di morte

"Echi potenti, che non potevano farsi del male a vicenda, affrontavano i loro conflitti tramite sfortunati intermediari umani, in una qualche assurda gara."

Ho semplicemente adorato questa storia, che ha il sapore di una lettura innovativa e tratta tematiche che forse neanche ti aspetteresti in un fantasy di questo tipo. L’ultima ora tra i mondi è un romanzo che merita molta più attenzione di quanta ne abbia ricevuta, una storia entusiasmante, con una protagonista diversa dal solito e, per una volta, realmente matura e credibile. Una storia magica, avvincente, imprevedibile, che si è lasciata divorare e si è guadagnata un posto d’onore tra le letture migliori che abbia fatto quest'anno. Leggete questo libro!
Fonte immagini: Pinterest

venerdì 12 settembre 2025

Recensione: "Lady Macbeth" di Ava Reid

Buon pomeriggio, lettor*! ^^
Oggi vorrei parlarvi dell’ultima lettura che mi ha fatta innamorare, una lettura a 5 stelle pienissime che ho avuto modo di fare sul finire di agosto, complice l'avvicinarsi della nuova stagione e il desiderio di letture un po' meno leggere e frivole. Lady Macbeth mi chiamava da tempo e non so perché non ero ancora riuscita a iniziarlo. Avevo letto una recensione non proprio positiva in giro e mi ero dissuasa troppo presto. Mai errore fu più grande! Ava Reid ha colpito nuovamente nel segno, per me è stata un'ulteriore conferma del suo enorme talento e non posso che consigliarvi di non lasciarvi intimidire, ma di gettarvi a capofitto in una lettura che non dimenticherete. 

Lady Macbeth
di Ava Reid

Prezzo: 10,99 € (eBook) 17,60 € (cop. flessibile)
Pagine: 288
Genere: dark fantasy, retelling
Editore: Ne/oN
Data di pubblicazione: 5 marzo 2025
Acquista su: IBS, LaFeltrinelli (link aff.)

Lady Macbeth sa bene che raccontano storie su di lei: dicono che i suoi occhi inducano la follia negli uomini. Lady Macbeth sa di essere destinata a sposare quel bruto scozzese, che non mette da parte i suoi modi bruschi e violenti da guerriero neanche quando si avvicina al letto nuziale. Lady Macbeth sa che la sua corte le è ostile, e dovrà giocare di strategia – e sa che questo gioco richiederà tutta la sua astuzia e i poteri magici che nasconde: è una questione di sopravvivenza. Ma Lady Macbeth non sa che anche il marito ha dei segreti occulti. Non sa nulla della profezia che lo cinge come un'armatura. E soprattutto non sa di essere lei stessa una minaccia all'ordine del mondo. O meglio, non lo sa ancora. Ma presto lo saprà.

"È questo che significa davvero essere lady Macbeth? Strega, assassina, un pugnale nella mano del marito? O forse è ciò che lei è sempre stata."

Lady Macbeth
è una storia che intreccia destini, abnegazione e dolore, sacrifici, ambizione e vendetta, sortilegi, sangue e profezie, inganni, amore e guerra. 
È una storia potente come non ne leggevo da tanto, che prende spunto da un classico shakespeariano per approdare verso qualcosa di totalmente inaspettato. Ava Reid non manca di legare questo romanzo alle sue storie precedenti, in modo trasversale e lampante. Per chi ha già letto A study in drowning e Juniper & Thorn, non potrà non notare i richiami e le analogie, ma di questo ne parleremo tra poco. Vorrei iniziare intanto parlando della protagonista, la nostra lady Roscille, una giovane di diciassette anni che all’inizio del romanzo vediamo approdare a Glammis, in una terra a lei sconosciuta, dopo aver abbandonato la sua casa. Il padre l’ha data in sposa a Macbeth, guerriero scozzese di notevole fama, dopo aver ordito delle macchinazioni per attirare proprio l’attenzione dell’uomo sulla figlia e garantirsi così un’alleanza preziosa. Roscille, la lady che col suo sguardo è capace di piegare ogni uomo al proprio volere e condurlo alla pazzia, viene considerata dai più una strega o, peggio ancora, si pensa che sia stata marchiata da una strega. Ecco perché è costretta a nascondere il suo volto dietro un velo praticamente in ogni occasione, nessun uomo può poggiare gli occhi su di lei. Macbeth la accoglie nella sua casa con orgoglio, la esibisce come un trofeo e Roscille sa bene quale sia il suo dovere, come deve comportarsi dinanzi a lui e alla sua corte di soli uomini. Sa esattamente cosa dire, o non dire, e cosa fare, o non fare. 

"Una moglie è intelligente solo quanto il marito le permette di esserlo."

Ma quello che invece Macbeth né nessun altro sa, è che Roscille non è una semplice sposa sottomessa. Roscille da tempo ha iniziato a prepararsi a quel momento, studiando tutto il possibile sul marito e i suoi amici e nemici e tessendo segretamente un piano che la porterà a ottenere più potere di quanto si possa immaginare, perché sarà solo col potere che lei potrà liberarsi dalle catene alle quali è stata costretta. Con queste premesse inizia la storia di lady Macbeth, che nella prima parte non è che una ragazza disarmata, munita solo della propria bellezza e del proprio segreto intelletto, ma che mano a mano prenderà sempre più consapevolezza del proprio “potere” e arriverà a generare caos, tormento, sciagura. Ava Reid ci porta nel cuore di una giovane donna che rappresenta un po’ tutte le donne del mondo e usa la sua storia per parlare di abuso, stupro e qualsiasi altro sopruso il genere femminile è costretto a subire da sempre e ogni giorno. Quello che si legge tra queste pagine non è solo il retelling di una tragedia del più famoso drammaturgo inglese di tutti i tempi, non andatelo a leggere se cercate accuratezza storica o riferimenti pedissequi al testo classico. Per l’autrice si tratta per lo più di un espediente, è andata a scomodare un personaggio femminile tra i più affascinanti e misteriosi di sempre per parlare della condizione femminile e della violenza sulle donne. Questa storia è un inno al femminismo in tutto e per tutto. La voce di Reid è forte e chiara, non troverete giri di parole o significati nascosti sotto le righe. Il suo è un grido esplicito, una denuncia vera e propria al patriarcato, alla discriminazione di genere e all'oppressione femminile, e non ha paura di usare parole dure e condannanti verso l’uomo, quell’uomo che vede la donna esclusivamente come oggetto, come sua proprietà, come persona che deve stargli al fianco ma sempre un passo indietro. Quell’uomo che prende senza dare e senza chiedere, senza curarsi di ferire, quell’uomo che pur di primeggiare è disposto a tutto, anche piegare la propria moglie, spezzarla, annientarla, così come annienta un nemico in battaglia. 

"[...] il mondo partorirà sempre altri uomini, e altre donne che loro si affretteranno a rivendicare. Servirebbe un potere che vada ben oltre quello che un qualunque essere umano possa dominare per modificare l'ordine naturale del mondo."

Reid non fa sconti a nessuno in questo romanzo, e non è una casualità che in mezzo a tanti uomini avidi di potere e di sangue, ce ne sia soltanto uno a salvarsi. Un solo uomo gentile in mezzo a un branco di lupi. Roscille è attratta da quell’uomo come una falena dalla luce perché è praticamente una meteora, una baluardo di speranza in uno scenario di brutalità. Ma anche perché, in fondo, è stanca di lottare per la sopravvivenza, di usare ogni fibra del suo corpo per tenersi al sicuro, avvalendosi di un potere che non vorrebbe usare ma che è costretta a usare. Da lui si sente capita, accettata, rispettata per ciò che è, nonostante la forma che la confina.

 Quella di lady Macbeth è una storia di ascesa, ma un’ascesa fatta di alti e bassi, di tentennamenti e sofferenze, di torture e sopportazione ("più in alto sale una persona, più rovinosa sarà poi la caduta"). Roscille si muove nell’ombra, dietro le quinte, perché è soltanto lì che può tessere le sue macchinazioni; il velo suo fedele alleato, fin quando non diventa il nemico più grande, qualcosa di cui sbarazzarsi per lasciar venir fuori il suo vero io, ciò che ha sempre tenuto nascosto per timore di fare del male agli altri. E tra presagi oscuri, paure, tormenti, bugie, imprevisti, la nostra lady Macbeth scoprirà quanto è facile essere la creatura che il padre ha forgiato ("Tu sei qualunque creatura io voglio che tu sia"), o il pugnale nelle mani del marito. Ma lei non è un’assassina, è soltanto una creatura che è insieme ogni donna abusata da un uomo, ogni donna che è stata messa a tacere con la violenza, ogni donna più intelligente del consentito. È un mare in tempesta, allo stesso modo del mare che in questo libro imperversa sotto il castello di Macbeth, che si muove incessante e fa sentire la sua presenza oscura e terrificante in ogni momento, che smorza il silenzio cupo che aleggia tra le mura di quel luogo freddo e arido ("il mare è sempre presente, sempre inquieto, sempre affamato"). Questo mare che richiama lo stesso che abbiamo visto in A study in drowning e che qui è simbolo di catarsi, soprattutto nel finale, quando Roscille ne uscirà pronta a ottenere il suo riscatto e la sua vendetta, forte della solidarietà di altre donne ferite come lei (altra splendida cosa questa solidarietà femminile, a indicare come solo unendo le forze si riesca davvero a scuotere il mondo).

 Ma non soltanto il mare tra i richiami, anche il colore verde, che spesso abbiamo ritrovato negli altri romanzi dell’autrice e che ancora una volta si ritrova ad adoperare per comunicarci qualcosa. Il verde, simbolicamente, rappresenta speranza, natura, rinascita. E non credo sia un caso se Reid ha scelto di associarlo a Lisander, quell’unico uomo gentile che catturerà il cuore di Roscille. E qui mi viene anche da fare un’altra considerazione, ovvero come l’autrice abbia voluto accentuare una mostruosità che gli appartiene per natura ma che non ha nulla a che vedere con la mostruosità dell’uomo, una mostruosità che fa decisamente più paura. Un po’ come la storia dell’orso e dell’uomo nel bosco. Chi scegliereste voi, l’orso o l’uomo? Stesso discorso inserito in questo contesto e, a mio parere, molto azzeccato e molto complesso per parlarne in una semplice recensione, ma devo dire che se saprete coglierne ogni sfumatura non potrà che darvi i brividi, come li ha dati a me. E poi come si può non apprezzare tutti i paragoni che Reid fa con i cani? Loro "non mordono senza motivo. Sono creature con pensieri e sentimenti". Era una cosa che volevo assolutamente citare perché potrebbe passare inosservata, ma anche questa denota la sensibilità dell'autrice sull'argomento trattato e l'esigenza di far notare quanto spesso stonino i pensieri di Macbeth, privi di qualsiasi empatia, rispetto a quelli di Roscille.

"Gli uomini diventano più crudeli quando sono disperati. Quando non avvertono il terreno solido sotto i piedi".

Ho amato questa storia, mi ha preso da subito e non sono più riuscita a mollarla. Ho fatto le ore piccole per leggerla, anche quando ero molto stanca, ma ne è valsa la pena. Ogni pagina è un pugno allo stomaco e vi avviso che dovrete essere pront* a tutto, perché ci sono anche scene piuttosto forti da digerire (leggete attentamente tutti i trigger warning prima, mi raccomando). Ne emerge una protagonista multisfaccetatta, mai scontata, che ci regala profondità ed emozioni. Palpabili tutte le sue incertezze, i suoi dubbi, le sue angosce, le sue contraddizioni, ma altrettanto tangibile quella forza che brucia dentro di lei, che corrode ogni cosa, che muove gli ingranaggi nella sua testa e nel suo cuore. Lady Macbeth è un personaggio che da sempre incanta per la sua ambiguità, e anche qui vi incanterà. Ava Reid ne ha fatto un ritratto portentoso, ci ha regalato ogni sfumatura possibile e non potrete far altro che amarlo. Sicuramente il romanzo ha anche qualche difetto, ma sinceramente messo di fronte a tutto il resto perde un po' di consistenza e passa in secondo piano. Volessimo per esempio parlarne, si potrebbe dire che è un po' ripetitivo (ma la ripetitività è qualcosa che riscontro sempre nei romanzi di Ava Reid, come lei volesse rimarcare determinati concetti affinché restino impressi ne* lettor*) e anche che il modo in cui l’autrice rappresenta gli scozzesi non fa loro molto onore. Barbari incapaci di provare sentimenti, dai modi villani e troppo presi dalla guerra e dalla conquista. Eppure io l’ho vista come una metafora: se lady Macbeth rappresenta la donna in tutte le sue forme e sfaccettature, il popolo scozzese è l’uomo, non ogni uomo, ma quello cresciuto e abituato in una certa maniera, l’uomo che non conosce regole, l’uomo che non conosce amore, l’uomo che ha solo imparato a fare la guerra e non conosce altro che quella, non conosce che la violenza.

"È così che funziona il mondo, lo muove la violenza."

L’atmosfera che si respira è cupa, tormentosa, ma allo stesso tempo ammaliante
. Lo stile dell’autrice è ancora una volta una garanzia, suggestivo, ipnotico, ogni pagina pura poesia da cui emergono parole capaci di toccarti nel profondo, di smuovere la coscienza e far riflettere. Reid ti sbatte la realtà davanti agli occhi e lo fa in modo brutale, senza convenevoli. Questa non è una fiaba dark, come poteva esserlo magari Juniper&Thorn. Questa è una storia che parla della nostra attualità, di ciò che ogni giorno ci troviamo a vedere nei telegiornali, i crimini che molte donne subiscono, il trattamento che siamo costrette spesso a sopportare, che da sempre, in ogni epoca e luogo, ogni donna sopporta ("il mondo non pende mai a favore di una donna"). Ma lady Macbeth alla fine si stanca di sopportare e soccombere e deciderà di prendere in mano la sua vita, di fare ciò che è giusto fare per evitare che tutto degeneri. Per evitare di annegare.

E in mezzo a un mondo così buio e dilaniato, ci sarà spazio anche per l'amore. Chi ha letto il libro potrebbe lamentare che l'amore sbocci troppo velocemente e sì, probabilmente è così, ma considerando anche il numero di pagine e ciò che quell'amore rappresenta, non mi sento di criticare la scelta dell'autrice. Si tratta di un amore che chiaramente va a creare contrasto con gli abusi, si tratta di un amore pulito, puro, consenziente. E la scena di sesso tra i due è tra le più belle che abbia letto, con la protagonista che sceglie in che modo usare il proprio corpo, che tipo di dolore invitare, che sceglie spontaneamente a chi donarsi, quando e come. Sarà anche affrettato il tutto, ma io l'ho trovato emblematico.

Lasciatevi trascinare da questa storia intensa e potente come poche, che persino con il suo inaspettato lato fantasy fatto di streghe, draghi e maledizioni, riuscirà a lasciare un segno indelebile. Non penso sia facile trovare storie simili, Ava Reid ha scritto Lady Macbeth mettendoci tanto coraggio e schiettezza e questa cosa va apprezzata. Un ringraziamento a Ne/oN per averla portata in Italia e tradotta (peccato per i tanti refusi trovati nel testo :/ )
Fonte immagini: Pinterest

lunedì 1 settembre 2025

Recensione: "Come una maledizione" di Elle McNicoll (a cura di Ms Rosewater)

Buon lunedì, lettor*! ^^
Primo giorno della prima settimana di un nuovissimo mese, quant* come me emozionat* per le vibes autunnali che iniziano a sentirsi nell'aria? Io appena termina agosto sono già in modalità zucche e zucchette e letture dark academia :P Ma vediamo oggi cosa ha letto la nostra Ms Rosewater, che come sempre ci regala una delle sue accurate recensioni. Elle McNicoll è un'autrice di cui ha parlato spesso qui sul blog e della quale penso abbia letto tutto. Come una maledizione è il suo ultimo romanzo, nonché il seguito di Come un incantesimo. L'avrà conquistata come i precedenti? Vi lascio alla sua opinione e, se vi va, ricordatevi di lasciarci un commentino, ci fa sempre tanto piacere leggerli :) A presto!

Come una maledizione
di Elle McNicoll

Prezzo: 16,50 € (cop. flessibile)
Pagine: 272
Genere: libri per ragazzi, fantasy
Editore: uovonero
Data di pubblicazione: 28 marzo 2025

Dopo le magiche avventure narrate in Come un incantesimo, è in arrivo l'atteso secondo volume di una dilogia fantasy con protagonista una coraggiosa ragazzina neurodivergente. Edimburgo è una città piena di creature magiche. Nessuno può vederle... tranne Ramya Knox. Bloccata a Loch Ness mentre Edimburgo cade sotto il controllo di una sirena terribilmente potente, Ramya Knox è frustrata. Dovrebbe imparare la magia da sua zia Opal, ma non sta andando tutto liscio come sperava. Mentre cerca di salvare i suoi amici del Popolo Nascosto in città, segreti a lungo sepolti vengono alla luce e le leggende prendono vita. Ramya sa di essere diversa, sa di essere una strega. Ma ora deve imparare il vero significato dei suoi poteri... prima che tutto ciò che ama vada perduto.

Elle McNicoll
ha probabilmente cercato attraverso i suoi precedenti (ottimi) romanzi un carattere al quale affidare più avventure e lo ha giustamente individuato in Ramya, la giovane strega neurodivergente, disprassica, stilosa e dal carattere impulsivo che avevamo conosciuto qualche mese fa in Come un incantesimo: Ramya viene da una famiglia di streghe e riesce a vedere oltre il Glamour, ovvero il travestimento che le creature magiche assumono per non essere viste dagli umani.

Il volume precedente si chiudeva con una rivelazione per la bambina e la scoperta del proprio potenziale nonché lo scioglimento di un segreto a lungo tenuto in famiglia. Questo si apre in un luogo isolato, lontano dalla città, Loch Ness. È evidente che a Edimburgo è successo qualcosa di inquietante e pericoloso e Ramya col cugino Marley si trovano a casa della nonna, mentre le tre sorelle (Cassandra, la madre di Ramya e le due zie Leanna e Opal) e la nonna preparano in gran segreto una contromossa. Opal, anche lei neurodivergente e per questo molto vicina alla protagonista, dà alla nipote lezioni di magia e di vita che però Ramya comprende solo in parte, ansiosa com'è di mettersi alla prova come strega e dimostrare quanto è speciale.

È bello ritrovare i personaggi di Come un incantesimo (sia buoni che cattivi), anche se l'atmosfera è decisamente diversa, più cupa: sfruttando una location misteriosa e magica per antonomasia (Loch Ness, appunto), l'autrice aumenta la gradazione fantasy ripassando l'intero repertorio, unicorni esclusi. Ecco allora Ramya volare a cavallo di un drago, lanciare incantesimi che ricordano alcune battaglie magiche dei cartoni animati giapponesi, e arrivare addirittura all'interno di un vulcano spento dove si dice avesse sede la Tavola Rotonda di Re Artù. Mancano solo i templari. Scherzi a parte, è il mio gusto, ma a volte c'è un po' di sovraccarico da fantasy.

Ramya ha una personalità complessa, a volte perfino un po' irritante, ma poter trovare un difetto in un personaggio positivo e viceversa un lato amabile in uno negativo è, non solo ciò che distingue un carattere da una funzione, ma ciò che (scoprirà la stessa Ramya) permette di mettersi nei panni dell'altro. In lei si riconoscono atteggiamenti che chi lavora con la disabilità osserva spesso, ad esempio la ricerca di scorciatoie e un impegno altalenante anche verso obiettivi che la attraggono; stremata dalle logiche della scuola che la costringono a inseguire il gruppo facendo inutili e ripetitivi esercizi piuttosto che imparando con i suoi tempi e sfruttando le proprie capacità, Ramya non ha energie residue neanche per sviluppare il proprio talento di strega e spera di farcela senza fare troppa fatica.

Ma questa volta abbiamo anche l'occasione di conoscere meglio Marley, il cugino conforme e studente modello che un po' soffre di non essere incluso nel circolo della magia di famiglia, ma darà il suo contributo, supportando la cugina e dandole talvolta dei limiti razionali. Compaiono poi nuovi amici, come Alona, una driade affine al mondo vegetale, e nuovi nemici, ad esempio il druido o la geniale increspatura, una creazione che smuove le emozioni più profonde e rappresenta quasi un concetto filosofico.

Protagoniste assolute, nel bene e nel male, sono comunque le donne, che siano streghe o sirene, bambine, ragazze o adulte, a loro l'autrice affida le forze della Natura, l'acqua, il fuoco, la flora, la voce. Sono il nucleo della famiglia a cui appartiene anche Ramya, le custodi della magia e le protettrici del Popolo Nascosto e del mondo. Alla maggiore consapevolezza della protagonista corrisponde una nuova complessità psicologica e morale delle situazioni e dei livelli di lettura; le tematiche di Come un incantesimo, alcune trasversali a tutta la produzione di McNicoll, vengono ulteriormente sviluppate e Ramya impara a comprendere meglio i sentimenti delle persone che la circondano (primo tra tutti Marley), spostando progressivamente la propria attenzione dal solo sé a includere gli altri.

La partenza è lenta, per rielaborare gli eventi del romanzo precedente e introdurre la nuova situazione, costruendo una storia che non è un semplice un proseguimento né tanto meno una copia, il ritmo e l'intensità del racconto aumentano col procedere della vicenda, diventando sempre più appassionanti (le ultime 50 pagine le ho lette in una sola sessione).

Se amate quest'autrice ancora una volta non sarete delusi, e se non la conoscete riuscirete a perdonarle anche il sovraccarico fantasy.

Mrs Rosewater



Photo credit: @lisapavesi

Copia omaggiata dalla casa editrice Uovonero, che ringraziamo di cuore.

venerdì 27 dicembre 2024

Recensione: "Cour des Chaînes" di Amanda Fall (a cura di Eleonora)


Buongiorno, lettor*! ^^
Come state? Spero abbiate trascorso un buon Natale! Queste feste ci serviranno a ricaricare un po' le batterie, a rilassarci e stare serenamente in famiglia, ma anche per leggere tanto e parlarvi di nuovi e interessanti libri. Oggi la nostra Eleonora recensisce Cour des Chaînes, secondo volume della serie Holland Academy, di Amanda Fall. Se il primo volume l'aveva conquistata, questo l'ha un po' delusa, ma leggete la sua opinione completa qui sotto per saperne di più e fateci sapere cosa ne pensate voi. 
Ringraziamo la casa editrice per la copia digitale in omaggio in cambio di un'onesta opinione.

Cour des Chaînes. Holland Academy II
di Amanda Fall

Prezzo: 3,99 € (eBook)
Pagine: 492
Genere: fantasy, paranormal romance, romantasy
Editore: Words Edizioni
Data di pubblicazione: 27 novembre 2024

Elios Turner era l'incarnazione della purezza in un mondo dominato dal sangue, dalla vendetta e dalla morte. Fino a quando Lena Blake non scopre la verità sul suo passato. Ora, braccata dal desiderio di vendetta, è pronta a distruggerlo. E mentre l'ingresso alla Cour des Revenants è stato finalmente individuato, Lena sa che impugnare la spada è l'unica via per guarire il cuore spezzato da un gioco di luci e ombre. Ma proprio quando il cammino sembra tracciato, nuovi segreti emergono, nascosti tra le mura della Holland Academy. Cosa sta celando il misterioso Prevosto Corvinus? Perché gli interessi degli Hunter e dei vampiri, guidati dal principe Artois, si intrecciano in un intrigo mortale? Lena si trova a un crocevia: lottare per l'amore e rischiare di perdere tutto, oppure sacrificare ciò che le resta del suo cuore in nome del dovere. Tra battaglie cruente e orrori sepolti nel tempo, in una Londra gotica avvolta nel mistero, le maschere cadranno, e i cuori si frantumeranno.

Cour des Chaînes
è il secondo capitolo della saga della Holland Academy di Amanda Fall e devo dire che rispetto al primo volume (QUI la recensione) in questo caso sono stata un po’ delusa, ho avuto difficoltà nel leggere il libro e la storia in diversi punti mi è sembrata eccessivamente intricata e a volte nemmeno troppo studiata, mi ha dato l’impressione di un libro scritto di getto, riletto in velocità e preso per buono.

Cour des Chaînes inizia proprio nel punto in cui eravamo rimasti con Cour des Revenants, dopo l’epico scontro tra Lena Blake e il principe Nikolas che aveva rivelato al mondo l’introvabile entrata della corte dei vampiri e aveva lasciato entrambi sull’orlo del tracollo fisico ed emotivo, ma non solo, tutti gli equilibri sono stati spezzati e tutte le verità date per assodate cominciano a essere messe in dubbio. Il trio di Echo formato per indagare sulla corte e composto da Lena, Caroline Corvinus, la figlia del Prevosto, ed Eva Stark, una cacciatrice a dir poco turbolenta, decide, dopo essere stato allontanato dalle indagini iniziate nel primo libro, di prendere la situazione in mano propria e cercare di risolvere tutte le matasse che non tornano; facendolo, però, danno il via a una serie di rivelazioni sconcertanti e alcune pure macabre che non faranno altro che contribuire alla quantità industriale di dubbi che sorgono e di risposte da cercare.

In tutto ciò a parte il trio centrale e la controparte a due vampirica, composta dal principe Nikolas e da suo fratello di sangue Ignis, i personaggi secondari, e mi riferisco a Spyro e Vi, la cosiddetta famiglia di Lena, sono risultati delle comparse quasi del tutto ininfluenti al fine della storia, i loro momenti sul palcoscenico sono sembrati decontestualizzati e privi di fondamento, per non parlare dei loro dialoghi, pathos eccessivo e discorsi al limite del copione da tragedia greca, dichiarazioni d’amore eterno e imperituro come se tutto il mondo fosse contro di loro anime pure, innocenti e condannate alla miseria, nella realtà dei fatti se la sono fatta e se la sono goduta per i fatti loro.

Il rapporto tra Nikolas e Lena invece ha avuto un'evoluzione coerente con i personaggi che sono, devono passare da acerrimi nemici ad amanti e superare tutti i preconcetti che hanno sempre avuto, non è facile, però anche loro si impegnano e ci mettono la loro buona dose di battute al limite dello sdolcinato ma allo stesso tempo un po’ cringe. Possiamo dire, in generale, che la descrizione delle scene di intimità non è molto congeniale alla scrittrice.

L’unico personaggio che mi ha veramente convinta è Caroline che nel suo percorso evolutivo ha tirato finalmente fuori il carattere e la grinta, iniziando a mettere in mostra tutto quello che è il suo potenziale di personaggio cardine della storia, anche Eva Stark ha un’evoluzione interessante e decisamente inaspettata, l’unica nota dolente è che pure lei a una certa mi cade nell’eccessivamente drammatico, si riprende subito fortunatamente e ritorna a essere l’Echo cazzuta che abbiamo imparato a conoscere seppure un pochino ammorbidita.

In generale, in questo secondo volume viene messa molta carne al fuoco e le scene di lotta sia fisica che politica non mancano però mi sembrano tutte molto affrettate e confusionarie, l’impressione è che si volesse dare un ritmo veloce e frenetico al tutto ma ottenendo piuttosto una rocambolesca serie di scene e situazioni di cui non sempre capiamo appieno i come e i perché.

Il finale lascia sicuramente intendere che ci sarà ancora parecchia strada da fare per i nostri personaggi, che dal nulla decidono di fare cose a caso sorprendendo sia i loro compagni di avventura che noi lettori, ci sono questioni lasciate in sospeso, altre appena accennate, altre ancora che vorremmo veder chiuse, tanto non è che importino un granché, ma sappiamo benissimo che sono ben lungi dall’esserlo ma soprattutto io personalmente vorrei vedere e capire qualcosina di più che a fine lettura mi sembra di essere stata su un ottovolante senza sapere come ci sono finita sopra e che giro ha fatto.

Mi aspettavo di più vista la partenza con il primo volume, ma la sensazione è che si sia voluto strafare e nel farlo sia stata persa un attimo di vista la storia nel suo insieme.
Eleonora


Fonte immagini: Pinterest

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