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martedì 8 luglio 2025

Recensione: "Parlarne tra amici" di Sally Rooney (a cura di Ms Rosewater)

Buongiorno, lettor*! ^^
Come state sopravvivendo al terribile caldo di questi giorni? Io purtroppo sono bloccata in casa col bimbo malato, ma mi auguro di poter andare presto al mare e rilassarmi con qualche bella lettura. E a proposito di belle letture, oggi la nostra Ms Rosewater ci parla di un libro che le è piaciuto tantissimo e l'ha emozionata. Si tratta di Parlarne tra amici, di Sally Rooney, che lei ha letto nell'edizione originale. Sally Rooney è un'autrice molto amata, avete già letto questo libro? Fateci sapere la vostra opinione con un commento ;) A presto!

Parlarne tra amici
di Sally Rooney

Prezzo: 8,99 € (eBook) 13,00 € (cop. flessibile)
Pagine: 290
Genere: narrativa
Editore: Einaudi
Data di pubblicazione: 25 giugno 2019

Frances è troppo intelligente per innamorarsi di un uomo sposato. O almeno cosí pensava prima di incontrare Nick. Bobbi, la sua ex amante, e Melissa, la moglie di Nick, sono troppo moderne e consapevoli per essere gelose. O almeno così pensavano. "Parlarne tra amici" si può leggere come una commedia romantica o un manifesto femminista. Si può leggere come un libro sul tradimento ai tempi di WhatsApp o su ciò che nei rapporti di coppia non cambia mai. Ma in qualsiasi modo si decida di leggerlo, "Parlarne tra amici" è un romanzo universale sui complicati capricci dell'amore.

L'abilità dei grandi chef è riuscire a creare, a partire dagli stessi 3 o 4 ingredienti, infinite varianti, cambiando cotture, aggiungendo una spezia, esaltando con la pratica le caratteristiche del cibo che stanno cucinando fino ad arrivare alla sua essenza.
Questo primo romanzo di Sally Rooney è proprio così: ingredienti conosciuti, situazioni - in parte - prevedibili, una tecnica notevole e una certa dose di audacia che li trasformano in un'opera potente e inaspettata. Raccontare della conoscenza tra due ragazze ventenni ex fidanzate e una coppia di artisti trentenni potrebbe equivalere a cercarsi dei guai letterari, infilando uno stereotipo dietro l'altro, ma mettere in scena quello che il lettore si aspetta per la scrittrice è solo il punto di partenza di uno scavo continuo, profondo e inarrestabile nelle dinamiche e nei sentimenti delle relazioni umane.

Frances è la voce narrante, una giovane poetessa e studentessa universitaria dotata di un certo cinico senso dell'umorismo, che sembra voler fendere il presente, passare attraverso tutto con indifferenza. Il rapporto con Bobbi, la sua ex, la fotografa Melissa e suo marito Nick è descritto dai primi incontri, poi, man mano che la conoscenza si approfondisce, nascono interessi, supposizioni e infine è proprio lei a cambiare i termini delle relazioni nel gruppo e a vivere continuamente la paura di mostrarsi vulnerabile e la difficoltà di comprendere e farsi comprendere.

Non solo Frances, ma anche Nick e Melissa (forse possiamo escludere Bobbi, troppo sincera e diretta per essere fraintesa) proiettano un'immagine che non gli corrisponde, si feriscono involontariamente a vicenda e pur amando qualcuno riescono invariabilmente a farlo soffrire con le proprie parole. In un altro romanzo avremmo potuto trovare una semplice constatazione dell'impossibilità di comunicare e finirla lì, ma a Sally Rooney non può bastare, spinge il racconto superando pagine che fanno trattenere il respiro - e che a volte non si vorrebbero nemmeno leggere ma non si può smettere - non ci si può fermare fino a quando si arriva in fondo e non c'è davvero altro che i protagonisti possano dire.

Tratteggiati senza simpatia o avversione, tutti i personaggi suscitano sentimenti contrastanti, ambigui: sono l'immagine di un'infanzia traumatizzata senza distinzioni di classe, abbandonata dagli adulti, che affronta il mondo con fatica e senza scoprire il fianco. Non sono costruiti per instaurare un rapporto affettivo con il lettore anche se quello che fanno c'interessa e friggiamo in attesa della loro prossima mossa. Privi quasi completamente di descrizione fisica, Frances e Bobbi, Melissa e Nick talvolta meritano approvazione e a volte sono irritanti, e proprio per questa impossibilità di classificarli sono caratteri credibili, tridimensionali.

Manipolando le aspettative legate ai cliché del genere, la scrittrice ha realizzato un esordio che ha una forza che altri autori raggiungono al terzo, quarto romanzo o anche mai. È una sfida, uno sfoggio di incredibile bravura celata, come i segreti di Frances, sotto un'apparenza di scarna semplicità che rinuncia a tutto, perfino alla distinzione della narrazione dai dialoghi, e lascia che siano i quattro protagonisti a dare forma e a far progredire la storia, mentre Rooney si ritira rinunciando a qualsiasi intervento.

Sembra di dire una banalità oggi che Sally Rooney è un'autrice acclamata in tutto il mondo, tuttavia scoprire la sua scrittura è emozionante. Leggetela.

10 tazzine
Ms Rosewater


Fonte immagini: Pinterest

mercoledì 23 marzo 2022

Recensione: "Dove sei, mondo bello" di Sally Rooney (a cura di Melz)

Buongiorno, lettor*! ^^
Oggi ritorna Melz con una nuova recensione dedicata alla sua amata Sally Rooney e il suo ultimo libro, "Dove sei, mondo bello", uscito per Einaudi. Una storia che parla un po' di tutti noi, assolutamente da conoscere. Scopritela nella recensione! ;)

Dove sei, mondo bello
di Sally Rooney

Prezzo: 10,99 € (eBook) 20,00 € (cop. rigida)
Pagine: 312
Genere: narrativa contemporanea
Editore: Einaudi
Data di pubblicazione: 8 marzo 2022

Alice ha scritto due romanzi di enorme successo, ma per trovare compagnia deve andare su Tinder. Eileen lavora per una rivista letteraria, però non ci paga l’affitto. Simon ama da sempre la stessa donna, ma da sempre ne frequenta altre. Felix passa in birreria il tempo libero dal lavoro di magazziniere, ma la sua è una fuga. Alice, Eileen, Simon e Felix si parlano, si fraintendono, si deludono e si amano e, mentre attraversano il cerchio di fuoco dei trent’anni, si chiedono se esista davvero, al di là, ancora, un mondo bello in cui sperare. In un bar di un paesino irlandese sulle coste dell’Atlantico una giovane donna aspetta un uomo che ancora non conosce. Lei si chiama Alice e di mestiere scrive romanzi. «E ci fai dei soldi, giusto?» le chiede lui, il suo Tinder date, poco più tardi. Si chiama Felix e con la letteratura non ha niente a che fare; per vivere sposta merci in un magazzino gelido. Il loro primo incontro è un completo flop, eppure Alice, reduce da un crollo psicologico, lo invita ad accompagnarla nel suo prossimo tour promozionale a Roma. Dei soldi Felix non dovrà preoccuparsi, ci penserà lei, con i proventi di un lavoro che giudica «moralmente e politicamente inutile», il solo che voglia fare. Frattanto a Dublino la sua amica Eileen, come lei ventinovenne, per pochi spiccioli sistema la punteggiatura di articoli non suoi per una rivista letteraria su cui un tempo ha pubblicato un unico pezzo degno di nota, e per il resto scorre le pagine social dell’uomo che l’ha lasciata e cerca di rimettere insieme i cocci di ambizioni e speranze dimezzate mentre, ai margini del suo scontento, Simon, un consulente politico bellissimo e cristianamente promiscuo, chiede di essere guardato. Con Alice Eileen condivide la sensazione che «ci troviamo nell’ultima stanza illuminata prima delle tenebre, testimoni di qualcosa». Le vivide mail che le due donne si scambiano affrontano i temi della contemporaneità minacciata, dal contrasto fra la società dei consumi e la miseria della moltitudine al crollo della civiltà nella tarda Età del bronzo, dalla perdita del senso del bello con l’avvento della plastica agli effetti corrosivi della fama sulla cultura. Ma, mescolato all’armamentario pubblico dell’impianto intellettuale millennial, si fa strada proditoriamente, quasi felicemente, l’urgenza del privato desiderio. «Ecco che nel bel mezzo di tutto, con il mondo messo com’è, l’umanità sull’orlo dell’estinzione, io mi ritrovo qui a scriverti un’altra mail a proposito di sesso e amicizia. C’è altro per cui valga la pena vivere?» domanda Alice. Ci sono i corpi, in questa dimensione, ci sono il dissacrante, anti-cliché Felix, e l’accogliente, inarrivabile Simon, c’è perfino l’illusione di una comunione vivifica che sappia sciogliere i solipsismi. «E di cosa parlano, i tuoi libri?» vuole sapere Felix da Alice al loro primo incontro. «Oh, non so, disse lei. Delle persone».

Non un colpo di fulmine, quello tra me e Sally Rooney, ma che incredibile storia d'amore. Nonostante il suo primo libro non mi sia piaciuto, fui spinta a leggerlo da una forte curiosità, strana (a dir poco) per un autore che non conoscevo; poi ci furono Connel e Marianne e "Persone Normali" è diventato uno dei miei libri preferiti. Da un lato, quando uscì il nuovo libro, ebbi paura: sarebbe stato un ritorno alle origini, mi avrebbe delusa o l'amore sarebbe continuato? Complici le parole sul New York Times: "il libro più bello di Sally Rooney finora", ho deciso di scoprirlo...

"Dove sei, mondo bello", traduzione letterale dell'originale titolo inglese (sapete quanto odi quando stravolgono le cose senza bisogno), è un evoluzione di Persone Normali e parla proprio di questo. È la storia di Alice e del suo esaurimento dopo il raggiungimento del successo; è la storia di Felix e la sensazione di essere un fallito che lo porta ad avercela con chi ha fortuna; è la storia di Eileen e della sua costante paura di perdere chi ama; ed è la storia di Simon che brilla più del sole, ma è l’unico a non accorgersene. Sally ci porta ancora una volta nel mondo di persone caratterialmente distanti, un mondo esattamente come il nostro fatto di appuntamenti su Tinder, chiamate perse, conti in rosso, affitti così costosi che portano a condividere case con coinquilini a ventotto anni, lavori che preferiremmo non fare, ma che siamo costretti a fare perché le bollette non si pagano da sole. Vi è forse nuovo, almeno uno di questi argomenti? Il segreto del successo di queste storie è tutto qui: parlano di noi.

Alice ed Eileen si conoscono da tempo, da quando condividevano un appartamento ai tempi dell’Università, Simon conosce Eileen da quando era una bambina e Felix è un infelice appuntamento di Alice dopo essersi trasferita lontano da Dublino. Quattro storie di vita che si intrecciano in un nodo difficile da sciogliere. Vediamo per 3⁄4 del libro scambi di mail tra le due donne, intende a raccontarsi la vita e scambiarsi opinioni e idee. Già da qui la loro essenza si delinea, Alice è dura, Eileen più dolce, la loro amicizia sembra strana, particolare. Ma essere amici non è per forza tutto cuore, divertimento e affetto; forse l’amicizia è più profonda, complessa, e questo la Rooney lo sa, lo ripropone in ogni libro scritto da Frances e Bobby, a Connell e Marianne, pur essendo situazioni lontanissime tra loro. Quello che le lega è un legame così ben radicato nel loro cuore che non c’è bisogno di frivolezze, loro sono amiche, lo saranno sempre e ne sono a conoscenza. Tanto basta. Le controparti maschili sono, a loro volta, due poli opposti della bussola. Simon ha una salda morale e prega Dio, Felix si sfonda di erba ed è già tanto se crede di esistere egli stesso. Pur rimanendo estranei per quasi l’intero racconto, le loro interazioni sono singolari e piacevoli.

Punto cardine anche di questo romanzo, come in Persone Normali, è la non comunicazione. E leggendo è così facile pensare: “perché non glielo dici?” o “perché non sei più chiaro, come fa a capire cosa cerchi da lui/lei?”, ma noi lo facciamo? Siamo sempre davvero così trasparenti? Non credo. Quello che i quattro fanno (forse Felix meno degli altri, e dovrebbe farlo di più) è non parlare per non ferire (nel caso di Simon), lamentarsi di qualcosa per avere delle conferme (nel caso di Eileen) o non parlare per orgoglio (più nel caso di Alice che degli altri). Atteggiamenti, questi, che l’animo umano assume parecchie volte. Eileen è insicura, crede e afferma di non essere amata perché vuole (inconsciamente) farsi dire che lo è, per esempio. Molte persone lo fanno davvero. A volte, l’ho fatto anch’io, posso quindi biasimarla? I personaggi letterari della Rooney sono così veri che possono dare ai nervi, forse perché sappiamo che, leggendo, in quelle persone ci siamo anche noi e questo non ci sta bene. Sally non racconta una storia qualsiasi, ma la nostra storia. Se con Persone Normali lo aveva fatto con dei ragazzi durante il passaggio dell’adolescenza all’età adulta, ora ha fatto la stessa cosa con neo trentenni alla ricerca di una stabilità di qualche tipo. Questo a far comprendere che ad ogni età quello che cerchiamo è semplicemente essere sereni.

Eileen è il personaggio in cui più di tutti ho rivisto me stessa più volte ed è l’esempio lampante del fatto che siamo noi gli unici in grado di accendere la nostra stessa fiamma. Se non siamo noi, i primi a credere in noi stessi, non andremo da nessuna parte. Finiremmo per fare sempre le stesse cose e non osare mai. Questo riguarda anche Felix, ma lui lo fa in modo più sfacciato e antipatico (passatemi il termine). Eileen ha creduto di non poter scrivere un libro e non ce l’ha fatta, non ci ha nemmeno provato. Questo è un messaggio fondamentale.

“...più mi convincevo che anche solo cercare di scrivere un libro da parte mia sarebbe stato un gesto davvero penoso e spericolato, perché sono del tutto priva di spessore intellettuale e non ho idee originali; e poi per quale motivo l’avrei fatto? Solo per dire che lo avevo fatto? [...] se ci avessi provato sono sicura che avrei fallito, per questo non ci ho mai provato”.

Eileen, in generale, è una persona simil-cherofobica, spaventata dalla felicità e convinta che dietro ogni avvenimento felice ce ne sarà uno devastante dietro l’angolo, quando in realtà la felicità è l’unica cosa che desidera davvero.

Per quanto riguarda l’amore, ancora una volta si comprende che il campo sentimentale è una continua sorpresa, ma soprattutto è accettazione incondizionata dell’altro pur non condividendone idee e credenze. Simon non vuole per forza che chi lo ama lo accompagni a messa e questo è solo un misero esempio.

“se Dio volesse che rinunciassi a te, non mi avrebbe fatto quello che sono”

Sono convinta che tutte le lettrici di “Dove sei, mondo bello” saranno innamorate di Simon come lo sono io. Lui non è perfetto, ma ha un cuore immenso e una pazienza infinita (lasciatemelo dire). Simon è coraggioso, in un certo senso testardo, ma una persona buona ed è di questo che dovremmo innamorarci, della bontà, della gentilezza, di Simon. Sembra effettivamente che Alice e Felix mi siano piaciuti meno. In realtà, nonostante mi sia sembrato così per buona parte del libro per via delle loro uscite discutibili, alla fine ho capito. Felix ed Alice sono difficili, due casi psichiatrici (davvero), pieni di dolore, rancore, tristezza. Felix era ciò che serviva ad aprire Alice, e viceversa. Senza la spocchiosità di Alice lui non avrebbe ammesso niente, senza le domande fuori luogo di Felix, Alice non avrebbe ragionato quando tutto sembrava star cadendo a pezzi.

“Ti dico io cos’è: a tratti fai veramente la spocchiosa. Ma conosco altra gente che può essere così, e con loro non mi tange come con te. Se proprio devo dire, in realtà penso che è più perché mi piaci. Per cui quando ti comporti così mi dai sui nervi”.

Un elogio poi (come se finora non ne avessi fatti) va alla Rooney perché non ha paura di parlare di sessualità, impulsi sessuali femminili (perché sì, li abbiamo anche noi) e poi per aver parlato della ricerca del bello. Eileen dice che per un periodo della sua vita ha scritto su un taccuino ogni giorno un dettaglio sulla giornata trascorsa che le aveva fatto pensare che il mondo fosse ancora bello e finché lo faceva sempre più dettagli saltavano ai suoi occhi, quando smise, lentamente, niente sembrava più bello. Il punto è proprio questo: il mondo bello c’è, ma siamo noi che dobbiamo essere in grado di vederlo. Lui non si farà avanti da solo.

Consiglio questo libro? Se la scrittura della Rooney vi piace, sì, assolutamente. L’assenza di virgolette nei discorsi diretti e l’abuso, sempre in questo caso, delle virgole può risultare fastidioso e a volte si fa fatica a capire chi parla se non si presta la massima attenzione. In questo caso, evitate. Ma se questo non vi blocca, fatevi un favore e leggete questo libro.

Diedi a Persone Normali 5/5 e resta il mio libro preferito della Rooney, ma non posso dare a questo meno di 5 tazzine. Facciamo che all’altro do la lode? Grata a Sally per averlo scritto, grata a me per aver scelto di leggerlo.
Melz


Photo credit: @sonomelz


mercoledì 7 luglio 2021

Recensioni: "Normal People" - libro e serie TV (a cura di Melz)

Buongiorno, lettori! ^^
Oggi Melz, nuova collaboratrice del blog, vi parla di Normal People, dopo aver letto il libro e visto la serie TV. Devo ammettere che anch'io sono incuriosita da entrambi e, dopo questa doppia recensione, penso proprio che gli darò una chance. Voi cosa ne pensate di Normal People? Lasciate pure un commento con la vostra opinione ;)

Persone Normali
di Sally Rooney

Titolo originale: Normal People
Prezzo: 9,99 € (eBook) 19,50 euro € (cop. rigida) 11,00 € (cop. flessibile)
Pagine: 240
Genere: narrativa contemporanea
Editore: Einaudi
Data di pubblicazione: 21 Maggio 2019

Connell e Marianne frequentano la stessa scuola di Carricklea, un piccolo centro dell'Irlanda rurale appena fuori Sligo. A parte questo, non hanno niente in comune. Lei appartiene a una famiglia agiata e guasta che non le fa mancare nulla tranne i fondamenti dell'amore e del rispetto. Lui è il figlio di una donna pratica e premurosa che per mantenerlo fa la domestica in casa d'altri (quella della madre di Marianne). Nell'inventario di vantaggi e svantaggi, l'inferiorità economica di Connell è bilanciata sul piano sociale. Lui è il bel centravanti della squadra di calcio della scuola e fra i compagni è molto amato, mentre Marianne, che nella pausa pranzo legge da sola Proust davanti agli armadietti, è quella strana ed evitata da tutti. Se la loro fosse una battaglia, o anche solo una sequenza di scaramucce amorose, si potrebbe dire che le frecce al loro arco si equivalgono. Ma Connell e Marianne sono <<come due pianticelle che condividono lo stesso pezzo di terra, crescendo l'una vicino all'altra, contorcendosi per farsi spazio, assumendo posizioni improbabili>>: nella loro crescita, si appoggiano e si scavalcano, si fanno molto male ma anche molto bene, e la sofferenza che si procurano non è che boicottaggio di sé. Certo, la ferocia informa tutti i rapporti di potere che vigono fra i personaggi, nella piccola scuola di provincia come nel prestigioso Trinity College cui entrambi i ragazzi accedono, nelle dinamiche di genere come negli equilibri famigliari. Perfino in quelle dicotomie sommarie che tanto Connell quanto Marianne subiscono, e in cui essi stessi indulgono: quelle fra persone gentili e persone crudeli, fra brave persone e persone cattive, corrotte, sbagliate, fra persone strane e persone normali. In un modo o nell'altro entrambi aspirano alla normalità, Connell per un'innata benché riprovevole pulsione di conformità, Marianne forse per sfuggire a quella cruda e pervasiva sensibilità che tanto dolore le causa e che facilmente vira all'autodistruttività. C'è Jane Austen in queste pagine, la forza del suo dialogo, la violenza sotterranea delle sue relazioni, e l'omonimia di Marianne con l'eroina del suo romanzo più celebre ne è un indizio. Per anni Marianne e Connell si ruotano intorno <<come pattinatori di figura>>, rischiando la vita e salvandosela, chiedendosi, promettendosi, negandosi, dimostrandosi che quella che li lega è una storia d'amore.

Il romanzo

Connell e Marianne sono due poli opposti della bussola. Lei fredda, apparentemente arrogante, senza amici e una famiglia disfunzionale. Lui caldo, apparentemente perfetto, tra i più popolari della scuola e una madre, Lorraine, che lo ama più di ogni altra cosa al mondo. Lorraine fa le pulizie a casa di Marianne due volte a settimana e Connell va a prenderla con la sua auto così, a volte, lui e Marianne si ritrovano a parlare, ma nessuno ne è a conoscenza. Sono due parole di Marianne, “mi piaci”, ad accendere la scintilla e a dar vita a un amore travagliato, intenso e doloroso.

Sally Rooney racconta una storia che va avanti per anni. Salti temporali di settimane, addirittura mesi, per snocciolare le personalità dei protagonisti, contorte come solo l’animo umano sa essere. Dal liceo, all’università, con la vita che cambia, a volte si capovolge del tutto. Entrare in empatia con i protagonisti è semplice perché non ci sono fronzoli, non sono esistenze romanzate: Connell e Marianne sono quello che dice il titolo, due persone normali. Tutti, chi più e chi meno, siamo stati Connell, o Marianne, o un mix tra i due. Le parole tra loro non sono irreali, le scene di sesso non sono ritoccate con la bacchetta magica per renderle troppo dolci o troppo irruente. È crudo, che sia in positivo o in negativo. Il fatto di essere due persone scomode, ricchi di pregi e pieni di difetti, li rende vicini ad ognuno di noi.

I pensieri si confondono con i dialoghi, l’assenza di punteggiatura in essi, quella che mi fece quasi odiare Parlarne tra Amici (l’altro romanzo della scrittrice irlandese) in questo caso ha qualcosa di poetico, ma anche un’assurda verità. Si fa fatica a distinguere ciò che dicono da ciò che pensano soltanto. In un’età così complicata come l’adolescenza, o in un lasso temporale ancora più difficile come l’affacciarsi all’imminente età adulta, non è sempre detto ciò che vorremmo dire e non è sempre pensato ciò che effettivamente si dice. Molte volte non si sa neanche chi si è.

“Ultimamente è tormentato dall’idea di essere due persone diverse, e che presto dovrà scegliere quale delle due essere a tempo pieno, lasciandosi l’altra alle spalle.”

La confusione regna sovrana e l’escamotage delle virgolette è molto apprezzato, anche se difficile da capire. Forse non dà fastidio proprio perché, in fin dei conti, è la cosa meno faticosa del romanzo. Ebbene sì, leggere Normal People non è semplice. O almeno non lo è se si entra nella lettura, se si riesce ad andare oltre le parole. Sono solo lettere su carta, ma fanno male come un coltello. Questo perché, a differenza di Parlarne tra Amici, in questo romanzo si va oltre e non si lascia nulla al caso (chi ha letto, sa di cosa parlo probabilmente). Si esplorano con una delicatezza disarmante temi fondamentali e soltanto attraverso i pensieri dei protagonisti: la depressione, la violenza e l’amore, quello sincero e vero che non ha bisogno di apparire, ma soltanto di essere.

“Ti amo. Non lo dico per dire, ti amo davvero. A lei tornano a riempirsi gli occhi di lacrime e li chiude. Questo momento le sembrerà di un’intensità insopportabile anche nei ricordi, ma ne è già consapevole fin d’ora, mentre sta accadendo. Non si è mai considerata degna di essere amata da qualcuno. Adesso però ha una nuova vita, di cui questo è il primo istante, e anche dopo tanti anni penserà ancora: Sì, proprio così, quello è stato l’inizio della mia vita”.

(fonte immagine: Serial Minds)

La serie TV

La serie TV “Normal People”, tratta dall’omonimo romanzo e prodotta da BBC e Hulu, prende luce in Italia sulla piattaforma Starzplay il 16 luglio 2020. Protagonisti Paul Mescal nei panni di Connell e Daisy Edgar-Jones in quelli di Marianne, due delle prove recitative meglio riuscite di quell’anno. L’interpretazione di Connell, frutterà a Paul ben cinque candidature come miglior attore in una serie televisiva e la vittoria ai BAFTA Television Awards del 2021 per la medesima categoria. Niente male per il suo primo ruolo in televisione, no?

La serie ci catapulta nel mondo di Connell e Marianne, in Irlanda, ma soprattutto nelle loro vite in una riproduzione quasi identica all’idea originale. I dialoghi sono la maggior parte delle volte identici a quelli del libro, tanto da poterlo seguire come fosse uno script. Originariamente Lenny Abrahmson (celebre per il film Room) e Hettie Mcdonald, erano intenzionati a seguire il romanzo pedissequamente, ma i continui flashback e salti temporali ne avrebbero appesantito la narrazione su schermo, anche se sul romanzo funziona benissimo. Con l’aiuto della stessa Sally, hanno poi deciso di definire la narrazione secondo il più comune ordine cronologico.

Anche se, come ho già detto, la serie si presenta quasi identica, c’è qualche piccola differenza che proverò a descrivere senza spoiler.

Nel libro Marianne viene detto essere considerata da molti la più bruttina della scuola, tant’è che nemmeno Connell (che sappiamo essere parecchio influenzato dal giudizio altrui) riesce a vederla così bella, nonostante gli piaccia parecchio. Nella serie le dice di essere “molto carina” già dalla prima volta in cui fanno l’amore e poi… nessuno potrebbe mai vedere come “la più bruttina della scuola” Daisy, anche se molto irritante come Marianne sa essere. (Per colpa di Daisy ho ancora voglia di farmi la frangia!); Le interazioni tra i due nella serie TV sono più numerose, seppur si tratti di semplici sguardi e il “mi piaci” di Marianne, arriva leggermente dopo rispetto al libro, dove lo troviamo subito.

La rappresentazione della violenza nella serie TV è più mite. La stessa madre di Marianne, nel libro descritta come molto dura, appare più mite e lo spessore morale inesistente di suo fratello Alan è fatto presente per lo più verbalmente. Questo è un aspetto fondamentale della vita di Marianne che, dopo continui abusi, non riesce a ben comprendere quanto alcuni tipi di relazione siano malati e a pensare di meritare solo questo tipo di amore, o di non meritarlo affatto.

Il personaggio di Connell e i suoi crolli emotivi nella serie TV sono ben rappresentati e la sua figura – nel libro quasi complementare a quella della protagonista femminile – sembra, a tratti, emergere. A differenza di Marianne lui riesce a capire il valore di una relazione sana, ma soprattutto ad esplorare il suo animo. Credo sia stato proprio questo che ha conferito a Paul Mescal tutte le sue candidature, la capacità di rendere Connell così tanto umano da far male. Si parla spesso di figure femminili forti, è più raro trovare figure maschili descritte in un modo così delicato, senza timore di farli apparire meno forti di quello che vorremmo.

In definitiva, consiglio la visione di Normal People a chiunque voglia imbattersi in una storia d’amore diversa, a chi vuole affrontare temi pesanti, ma comuni all’età dei protagonisti, e a chi non prova noia durante un adattamento lento. Sarò onesta, questa serie TV è piuttosto lenta, ma lo è di proposito. È ricca dei non-detti di Connell e Marianne, avrei voluto urlare più volte allo schermo “che aspetti, diglielo!” ma se, come me, non avete apprezzato la Rooney, le darete una seconda chance.

Ho ponderato tanto la mia decisione, ma della lettura di Normal People non me ne sono pentita affatto.




Un abbraccio,
Melz :)

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