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giovedì 7 maggio 2026

Recensione: "Il Giglio" di Elsa Lohengrin

Buon pomeriggio, lettor*! ^^
Oggi il blog riapre le porte a un’autrice molto apprezzata, ovvero Elsa Lohengrin, autrice della Saga degli Altavilla. Avevo già avuto modo di parlarvi della prima uscita della serie, Il Cigno, dedicata a un membro della famiglia Altavilla (una storia m/m che mi era piaciuta molto), mentre oggi, con la recensione di Il Giglio, scopriremo di più su Eleonora, la cara, dolce “Nora”.
Ringrazio l’autrice per la copia omaggio in cambio di una recensione onesta. 

Il Giglio
di Elsa Lohengrin

Prezzo: 5,99 € (ebook) 15,98 € (cop. flessibile)
Pagine: 486 ca.
Genere: narrativa contemporanea, romance psicologico, saga familiare
Editore: self-publishing
Data di pubblicazione: 1 marzo 2026

Eleonora D’Altavilla ha un sogno: laurearsi in germanistica e continuare a studiare le parole che tanto ama. Ma le sue priorità cambiano bruscamente quando incontra Daniel Roth, un dottorando della sua facoltà deciso a fare carriera a ogni costo. Markus Weiler, ricercatore presso la stessa facoltà, è invischiato in una velenosa causa di divorzio che prosciuga tutte le sue energie, spingendolo a distrarsi con ricerche che nulla hanno a che fare con la sua tesi di dottorato. Quando Eleonora si trova in difficoltà a causa di Daniel, Markus non esita a intervenire. Nessuno di loro può però immaginarsi dove poterà quella mano tesa – né dove condurranno le ricerche di Markus… Il Giglio è un romanzo autoconclusivo della Saga degli Altavilla, una serie dedicata alle vicissitudini dei membri di questa numerosa ed eclettica famiglia contemporanea. Può essere letto indipendentemente dagli altri romanzi della serie, ma contiene spoiler de Il Cigno.

Eleonora D’Altavilla
è la nuova protagonista di una delle saghe familiari più interessanti del panorama self attuale. Quella degli Altavilla è una dinastia molto affascinante e ogni membro della famiglia ha una storia unica da raccontare. Lo abbiamo visto con Killian, medico legale, l'abbiamo visto nella novella La ghirlanda, un prequel dedicato ai genitori e a come si sono conosciuti, e lo vediamo anche adesso in Il Giglio, con Nora, una studentessa di soli ventidue anni che si ritrova improvvisamente in una situazione assai critica. Nora frequenta la facoltà di Germanistica, a Berna, e desidera soltanto laurearsi e continuare il suo percorso di studi. È una ragazza molto carina, ma non è mai stata molto fortunata in amore. Ecco perché ha la tendenza ad affezionarsi troppo facilmente a chiunque le si avvicini un po’ di più e le dimostri interesse. Daniel Roth è un ricercatore della sua facoltà e Nora si sente molto fortunata a ricevere le sue attenzioni durante una festa, tanto che si lascia andare più del solito e si ritrova a passare la notte con lui. Ma quella notte avrà delle conseguenze inaspettate per la sua vita, perché dopo qualche settimana Nora si scoprirà incinta e ogni suo sogno, tutto ciò che ha sempre immaginato per il suo futuro, le si sgretolerà davanti agli occhi. Nora è giovane, ha altri progetti, non ha mai pensato di diventare mamma, o quantomeno, di diventarlo in un periodo così importante della sua vita. E soprattutto non lo ha pensato Roth, quel ragazzo che, una volta saputo della gravidanza, rifiuta lei e il bambino, non volendo compromettere la propria carriera. 

Per Nora è un duro colpo da accettare. Si rende conto di essersi illusa, di continuare a sbagliare e non vede via d’uscita. Ma per fortuna ha dalla sua una famiglia che le vuole bene e che è pronta a sostenerla qualsiasi cosa accada, in primis la cugina Iris, sua migliore amica e confidente, che sarà la prima ad aiutarla e a mettersi a disposizione per qualunque cosa lei abbia bisogno. E poi c’è Markus Weiler, anche lui ricercatore all’università, un ragazzo apparentemente riservato, che però nota Eleonora e si immedesima nella sua situazione, rendendosi disponibile da subito e dandole sostegno. Per Nora è quasi surreale che quel ragazzo si interessi a lei, una ragazza incinta e che per di più non ha fatto altro che trattarlo male dal primo momento. Ma Markus non sembra demordere, arrivando a fare cose per lei che nessuno si sarebbe mai aspettato. Dietro la sensibilità e le attenzioni di Markus c’è, in realtà, un’altra situazione non facile. Lui, infatti, sta affrontando un brutto divorzio, sta vedendo il suo mondo e le sue certezze andare in pezzi. Farsi la guerra con la moglie, lottare per l’affidamento dei figli, cercare di comprendere cosa sia andato storto e quando, non è facile per lui. Ecco perché sente di voler affiancare Nora, di non lasciarla sola. Soprattutto dopo aver saputo chi è il padre del bambino e come abbia reagito alla notizia.

Elsa Lohengrin ci catapulta, ancora una volta, in una storia intensa, fatta di emozioni vere, di situazioni reali, di personaggi pieni di spessore in cui è facile rispecchiarsi. Eleonora è una ragazza con tante insicurezze, all’inizio, bisognosa d’amore, di attenzioni, di gentilezza, perché lei è così. È una ragazza buona con tanto da dare, ma purtroppo si è sempre imbattuta nelle persone sbagliate, nei ragazzi meno adatti a lei. Questa nuova esperienza sarà, però, quella che finalmente le permetterà di cambiare, di crescere, di comprendere cosa vuole davvero, soprattutto cosa merita davvero. Per lei, ma anche per la creatura che avrà. Diventare madre è un grande cambiamento, l’evoluzione è inevitabile. Non sei più responsabile solo di te stessa ma anche di chi hai messo al mondo. E Nora, madre single, non può far altro che rimboccarsi le maniche e dimostrare al mondo che non è una ragazza sprovveduta e irresponsabile, che sa prendersi cura di una piccola vita e che sa andare avanti, nonostante le difficoltà. Continuerà a studiare, a dare esami, la vedremo maturare e diventare sempre più forte, sempre più immune agli ostacoli, la vedremo arrivare dove ha sempre voluto, anche se la strada intrapresa sarà più lunga e impervia. Darà prova del suo carattere, del sangue tipico degli Altavilla, e anche di questo si innamorerà Weiler, che le resterà al fianco durante tutto il suo percorso e sarà, anzi, per lei, un supporto importante e decisivo.

La narrazione è in prima persona, si alterna seguendo i punti di vista di entrambi i protagonisti e, così come vedremo pian piano Nora affrontare le sue sfide, seguiremo anche le vicende di Markus, invischiato in una situazione non meno problematica. Markus è un ragazzo quasi anomalo per i giorni nostri, un ragazzo d'altri tempi, diremmo, uno che ti regala i fiori, che ti incide un audio con una lettura, uno che di premure ne ha in abbondanza, esattamente il tipo di ragazzo di cui Nora ha bisogno. Si prende cura di lei in maniera spontanea, gentile, senza chiedere nulla in cambio. La loro storia si sviluppa lentamente, una dinamica che non si può che apprezzare (in mezzo a tanti amori, tra le pagine, fin troppo istantanei), che ci dà modo di indagare meglio i personaggi e i loro contesti, di assaporarne meglio le interazioni. Vengono da due mondi diversi, ma hanno molto in comune, alla fine, e riescono a crescere e migliorarsi a vicenda. La loro relazione nasce nel momento in cui entrambi riescono ad abbassare le proprie difese, decidendo di rischiare ancora una volta, di credere ancora nell'amore.

Come sempre, in questa storia, non mancano le apparizioni degli altri membri della famiglia e ogni volta che si ritrovano ti fanno desiderare di farne parte anche tu. Gli Altavilla sono una famiglia con i suoi difetti ma profondamente legata. Ci sono sempre l’uno per l’altra, si vogliono un bene dell'anima e sicuramente nel romanzo avremo modo di approfondirla ancora meglio e conoscerne nuovi aspetti. 

 Se amate le storie familiari appassionanti e moderne, se avete voglia di una storia d’amore piena di incognite, se cercate un romanzo scritto bene e che sappia emozionarvi, Il Giglio è la lettura ideale per voi. Tra l’altro, adoro il fatto che la famiglia Altavilla sia multiculturale, ecco perché dico che ogni personaggio ha davvero la sua storia da raccontare. Scopritele tutte in questa saga avvincente.
Fonte immagini: Pinterest



Booktour in collaborazione con Ultime dai libri.

giovedì 9 ottobre 2025

Recensione: "Il vasto territorio" di Simón López Trujillo (a cura di Ms Rosewater)

Buongiorno lettor*, come state? ^^
Siete pront* a una nuova recensione? La nostra Ms Rosewater riesce a puntare titoli sempre più interessanti, e stavolta è incappata in un'uscita Mercurio Books molto particolare. Si tratta di Il vasto territorio, di Simón López Trujillo, una storia ambientata in Cile che ha come protagonista un fungo parassita che devasta il mondo. Scoprite tutto nella recensione che segue e non dimenticate di lasciare un commento e farci sapere cosa ne pensate del libro. Buona lettura! ^^

Il vasto territorio 
di Simón López Trujillo

Prezzo: 9,99 € (eBook) 15,00 € (cop. flessibile)
Pagine: 136
Genere: narrativa contemporanea
Editore: Mercurio Books
Data di pubblicazione: 31 gennaio 2025

A Curanilahue, in Cile, la vita silente del sottosuolo sta lentamente trasformando tutto ciò che tocca. Da sotto il terreno filamenti bianchi, come cavalieri della fame e della morte, salgono e si inerpicano su alberi, uomini, animali. Un odore acre succhia tutta l’aria. Intanto, Pedro Marambio lavora in un’azienda forestale; da quando è morta sua moglie a lui sono rimasti solo i figli: Patricio, con i suoi sudoku, e Catalina, con le sue collane di fiori di eucalipto. Dall’altra parte del mondo, Giovanna, dottoranda impegnata in ricerche di Micologia a Manchester, viene richiamata in Cile per studiare un fungo dal comportamento anomalo. Tutte queste vite si toccheranno quando Pedro inalerà le spore esalate dalle viscere della terra e, al risveglio da un coma profondo e sognante, una setta religiosa riconoscerà in lui il nuovo messia. Tutto questo, però, è solo un riflesso, un’eco che risuona sopra il terreno. Sotto, i funghi si estendono per chilometri, comunicano, scambiano segnali elettrici e proteici, tanto da bucare il suolo e infestare la vita, da bucare la pagina e parlare con voce fantasmatica ai personaggi e al lettore. Ne "Il vasto territorio", Simón López Trujillo si muove tra ecologia e realismo sociale, inscena un’apocalisse per interrogarsi sul disboscamento, sui suoi effetti e sulle risposte dell’uomo alla crisi ambientale. E lo fa con un’immaginazione di rara potenza, annunciando inedite forme di convivenza tra le specie.

Forse non saranno le guerre ad azzerare l'umanità, forse - e dopo il Covid ne sono ancora più convinta - sarà qualcosa molto piccolo, innocuo, ad esempio una pianta, una muffa o un fungo, acquattato nel sottobosco e pronto al salto di specie.

Il protagonista di questo romanzo breve è in effetti il Cryptococcus Neoformans, un fungo parassita che infesta uomini e animali: come il micidiale Cordyceps nel videogioco e relativa serie The Last of Us prende possesso di un corpo e lo colonizza, portandolo quasi sempre alla morte. L'operaio forestale Pedro Marambio inala le spore del Cryptococcus mentre taglia grandi piante di eucalipto, il suo organismo ha una violenta reazione e l'uomo cade in coma. Miracolosamente, sopravvive agli effetti immediati della contaminazione, ma questa prosegue, silenziosa, inarrestabile.

Nella visione evocata da Simón López Trujillo il nostro presente, e ancora di più il futuro che ci attende a breve, sono apocalittici, causati dalla macchina apparentemente inarrestabile del capitalismo, divoratrice dell'ambiente e generatrice di profitti destinati a pochi, e dalla distruzione delle foreste millenarie (qui siamo in Cile ma potrebbe essere il Brasile o qualsiasi lembo di terra non ancora costruito) attuata da operai locali. Colpevoli incolpevoli, privi di alternative economiche, tagliando gli alti eucalipti recidono il proprio legame con la Terra impoverendo la loro stessa comunità, inghiottita dallo sfruttamento e dalle merci.

Il temibile fungo che vive sopra e nel profondo di quel terreno è simbolo ambivalente, dell'ultra capitalismo che svuota l'umanità dall'interno, e della vendetta di una Natura continuamente amputata e umiliata dall'uomo.

Anche la religione ha il suo posto in questa rappresentazione: corrotta dallo stesso male del profitto, è pronta a fare degli eventi uno strumento al proprio servizio. Il sopravvissuto diviene oggetto di un culto neo-messianico, senonché le sue parole non sono dettate da un'estasi mistica, ma dal collasso del suo corpo invaso dal fungo.

La malattia di Pedro porta alla deriva la sua famiglia, già traumatizzata dalla perdita della moglie: i figli, un adolescente e una bambina, sono abbandonati a loro stessi, rappresentazione di un'umanità futura (e presente) allo sbando, inselvatichita e indolente. Chiusi in una casa sudicia e cadente, smettono progressivamente di preoccuparsi e si adattano al lento ma inesorabile disfacimento del proprio mondo e di ogni cura di sé.

L'atmosfera ribolle di presagi spaventosi, i segni sono visibili e sempre più frequenti. Man mano che la replicazione del fungo procede il racconto sembra disfarsi, cadere a pezzi, la lingua si frammenta in note e corsivi, si affolla delle voci di vivi e di morti, dall'uno alla moltitudine, in una progressiva accelerazione che culmina in un finale forse prevedibile ma ugualmente spaventoso. Trujillo avrebbe potuto facilmente risolvere il romanzo in chiave Sci-Fi, rinunciando all'elemento profetico, ha invece optato per immagini organiche, affini all'estetica mutante di alcuni manga (Akira, Kenshiro, Tetsuo), forti, capaci di veicolare visivamente la storia e colpire la fantasia dei lettori.

In un numero fin troppo esiguo di pagine (136 appena) sono concentrati gli incubi di questo tempo che ci toglie il sonno e forse non sorprende scoprire che la stesura del romanzo iniziò durante la pandemia di Covid, quando il sentire comune era di continuo pericolo, ossessione del contagio, terrore del contatto di inalare un virus che poteva crescerci dentro e impossessarsi del nostro corpo. E soprattutto, quando abbiamo avuto l'occasione di vedere come sarebbe il mondo senza di noi, libero dalla pressione e dallo sfruttamento continuo e mortale che ne facciamo.

In un momento in cui l'arte sembra aver perso la capacità di connettersi al presente imponendo questioni e provocando dibattito, Il Vasto Territorio rappresenta un'eccezione, i suoi molteplici piani narrativi rivelano altrettante chiavi di lettura sociologiche, filosofiche, politiche.

Vi consiglio di tenere d'occhio la casa editrice Mercurio, oltre a questo libro propone diversi titoli interessanti e bizzarri.
4 tazzine (perché poteva anche essere più lungo).


Ms Rosewater


Photo credit: @lisapavesi

giovedì 28 agosto 2025

Recensione: "Punto omega" di Flannery O'Connor (a cura di Ms Rosewater)

Buon pomeriggio, lettor*!^^
Oggi la nostra Ms Rosewater ci regala un'altra bella recensione di un libro che ha molto gradito, Punto omega, una raccolta di racconti di Flannery O'Connor. Scopritela qui di seguito e non dimenticate di lasciare un commentino ;) A presto!

Punto Omega
di Flannery O'Connor

Prezzo: 9,99 € (eBook) 17,00 € (cop. flessibile)
Pagine: 307
Genere: narrativa contemporanea, racconti
Editore: Minimum Fax
Data di pubblicazione: 27 gennaio 2023

Una donna che fatica ad accettare l’integrazione razziale intraprende con il figlio un difficile viaggio in autobus; un toro in fuga da una fattoria si trasforma in dispensatore di morte o forse di grazia; un uomo anziano ha un rapporto contrastato con la nipotina, lacerata tra l’affetto per il nonno e la lealtà verso il padre violento; un uomo del Sud coperto di tatuaggi è impegnato a dimostrare il proprio amore per una donna che ha dedicato se stessa al Dio dell’Antico Testamento: sono solo alcuni dei personaggi che affollano i racconti di Punto Omega. La maestria e la padronanza della forma breve di Flannery O’Connor raggiungono probabilmente il loro culmine nella sua seconda e ultima raccolta di racconti, pubblicata postuma nel 1965. Giunta alla piena maturità di scrittrice, devastata dalla malattia che la porterà nel giro di pochi anni a una morte precoce, O’Connor conferma e se possibile rafforza il proprio talento di narratrice perennemente sospesa tra il grottesco e il realismo più brutale, tra lo stupore di fronte alla crudeltà del mondo e il richiamo della fede, tra l’incombere della morte e il paradosso della salvezza.

Flannery O'Connor
è un'autrice d'immenso talento conosciuta per i suoi saggi teologici, i romanzi e soprattutto per i suoi racconti. Se appartenete al club nonleggoraccontipreferiscoiromanzi, la O'Connor è la persona giusta per convincervi ad abbandonare i pregiudizi su questa forma narrativa, anche se per cominciare forse vi consiglierei la sua prima raccolta, Un brav'uomo è difficile da trovare.

Punto Omega è invece l'ultimo libro della scrittrice, morta a soli 40 anni, in cui si compie una lotta tra morte e vita, fede e disperazione. Il grottesco e la violenza sono il suo territorio elettivo, il suolo in cui radicare una critica durissima alla società e in cui scavare alla ricerca del nucleo spirituale dell'umanità, di una risposta che arriverà inaspettata e beffarda, spesso con atti meschini o addirittura brutali, talvolta accidentali. È infatti nelle azioni meno nobili che la scrittrice cerca la volontà divina, non solo come credente (è nota la sua fede cattolica) ma in senso assoluto.

Siamo di fronte a un vero regolamento di conti, ogni storia è uno scontro definitivo senza prigionieri: assistiamo a confronti tremendi, spesso tra madri (solo madri) e figli, il passato e l'allora presente della società americana. Entrambi sono in torto, le une per l'ottuso perbenismo e razzismo - che O'Connor conosceva bene essendo nata nel sud degli Stati Uniti - gli altri per l'ingenuità di credere di poter sradicare facilmente il passato, solo perché non è più di moda. L'arroganza di entrambi viene divinamente punita, talvolta con la visione di un Paradiso al quale anche coloro che occupano il gradino più basso della società bigotta e razzista saranno ammessi, oppure con la fine traumatica e improvvisa della genitrice o ancora con la guarigione da un male sconosciuto, la discesa implacabile dello Spirito Santo e la vertigine di una vita che stava per finire e inaspettatamente continuerà. Ognuno riceve la sua penitenza, amministrata dalla fortuna o da Dio, che rappresenta il punto di svolta, la soluzione della crisi, dove tutto finisce e a volte ricomincia.

Non è possibile dividere questo mondo in buoni e cattivi, i ruoli sono continuamente ribaltati costringendo il lettore a osservare i contendenti e assumere il punto di vista di tutti
; l'atto, così naturale per un pubblico, di prendere le parti di un personaggio o di un altro, non è concesso: tutti sono deplorevoli e degni di pietà, basta questo a sovvertire le leggi classiche della narrativa. Quest'inversione di polarità culmina nei finali mai superficialmente lieti, in cui il senso di questo aggettivo si rovescia e ciò che sembra salvezza diventa condanna, mentre un gesto feroce rappresenta una liberazione.

O'Connor racconta con urgenza, in pagine dense come sabbie mobili, costruendo tra i personaggi una tensione che non smette di crescere fino a raggiungere il culmine, il punto omega, l'istante del Giudizio che arriva “Come un ladro nella notte”. La scrittrice morì poco dopo aver ultimato l'ultimo racconto ed è inevitabile leggere nei personaggi e nelle trame di queste storie anche il riflesso di quanto visse nell'ultimo periodo della sua esistenza terrestre, segnato dalla malattia e da quanto una situazione estrema porta con sé. Possiamo forse riconoscere (supposizione mia) angoscia per quella salvezza che non le fu concessa, ma non rimpianto, lamento o rinuncia ai valori personali e letterari che aveva scelto. Coerente con essi rifiuta di cedere alla dolce e falsa speranza propinata da tanta letteratura e resta dura, sincera fino all'ultima pagina, allontanando la bugia dell'illusione.

Domani non è per forza un altro giorno.
Ms Rosewater



Photo credit: @lisapavesi

martedì 18 febbraio 2025

Recensione: Stupore e Tremori di Amélie Nothomb (a cura di Ms Rosewater)

Buongiorno, lettor*! Come state? 
Io ho avuto qualche imprevisto di troppo in questo periodo e non sono riuscita a riattivarmi come avrei voluto, ma forse finalmente ce l'abbiamo fatta. Il blog riapre ufficialmente i battenti e si comincia con la prima recensione dell'anno a cura della nostra Ms Rosewater, che ha letto Stupore e Tremori di Amélie Nothomb. Scoprite il suo parere e #staytuned per le prossime reviews che arriveranno prestissimo! ;)

Stupore e Tremori
di Amélie Nothomb

Prezzo: 6,99 € (eBook) 13,00 € (cop. flessibile)
Pagine: 105
Genere: narrativa contemporanea
Editore: Voland
Data di pubblicazione: 17 maggio 2017
Acquista su: IBS, laFeltrinelli (link aff.)

La giovane Amélie è riuscita a trovare impiego in un'importantissima multinazionale giapponese, realizzando il sogno di tornare a vivere nel suo paese d'origine. L'incapacità di adeguarsi allo spietato automatismo di "una delle aziende più grandi dell'universo" la porterà però a subire, in un crescendo di umiliazioni, l'esperienza di una vertiginosa discesa agli inferi. Unica luce, l'altera bellezza di Fubuki, sottile e flessuosa come un arco. Ma anche lei, nonostante il fascino, resta pur sempre un superiore che ama ostentare il proprio piccolo potere.

Amélie Nothomb
è una superstar della letteratura contemporanea, un personaggio dall'estetica bizzarra e sofisticata, tanto europea quanto orientale, che può contare su un esercito di lettori appassionati sparso per tutto il pianeta, abituato ad aspettarsi almeno una pubblicazione all'anno, e a giudicare dalla continuità con la quale arriva puntuale a questo appuntamento, dopo molti anni e molti libri, si diverte ancora molto a scrivere.

Ho in casa due suoi libri che non ho ancora letto (Metafisica dei tubi  e Una perfetta stanza d'ospedale), ma alla fine ho iniziato da questo titolo tanto affascinante e in realtà più recente di quanto pensassi (2001).
Stupore e Tremori è il racconto autobiografico del tentativo della scrittrice di tornare a vivere in Giappone, dove era nata 22 anni prima. I suoi ricordi d'infanzia erano paradisiaci, ma né il suo passato né la sua provenienza da un ambiente socialmente privilegiato e cosmopolita (il padre è un diplomatico) la potevano difendere dal durissimo impatto con la cultura giapponese e con la religione aziendalista.

Animata da incosciente ottimismo, umorismo, e una totale mancanza di ambizioni, Amélie esplora con l'ingenuità di un giovane, e più di tutto un giovane occidentale, gli uffici della ditta Yumimoto, rimanendo incantata praticamente davanti a qualsiasi cosa e commettendo un'infinita serie di errori che in qualunque altro luogo sarebbero perdonati, ma che qui le valgono tremende sgridate da parte di quasi tutta la scala gerarchica dell'ufficio; è solo l'inizio di un percorso in discesa fatto di scontri verbali, deliri e punizioni sottili, implacabili e degradanti.

È comprensibile, e sicuramente è stato un bene, che siano passati circa dieci anni tra questi avvenimenti e la pubblicazione di un libro che altrimenti avrebbe potuto essere molto drammatico e cupo. Fortunatamente il tempo e l'umorismo dell'autrice l'hanno aiutata a rendere in modo brillante e divertente un'esperienza indubbiamente traumatica (lo si intuisce in diversi momenti e lo dice lei stessa, nonostante il tono leggero e ironico del racconto). Anche se messa all'angolo, umiliata dall'affascinante superiore Fubuki, rimane ancora incantata dalla sua ineffabile bellezza e finisce per sferrarle alcune notevoli stoccate approfittando proprio della cultura locale e delle agghiaccianti aspettative riposte nel genere femminile.

Alla luce di queste pagine l'armonia e la grazia che emanano dalla cultura Giapponese appaiono uno strenuo tentativo di controllare un sistema sociale di sconvolgente violenza in cui il perpetuarsi della tradizione e il totale asservimento dei subalterni costituiscono l'impalcatura del presente. Pur modernissimo, il Giappone di Stupore e Tremori è lo stesso di 200 anni fa e gli individui vivono servendo un padrone, una volta chiamato Shogun e ora trasceso nell'entità astratta e immaginifica dell'azienda, consacrandogli letteralmente la vita, senza altro scopo che questo. Il continuo, terrificante autocontrollo che gli individui esercitano su loro stessi e le proprie emozioni li porta alla follia o (come nel caso di uno dei superiori di Amélie) alla sublimazione dei desideri e della rabbia attraverso la violenza verbale e l'umiliazione dei sottoposti.

Chiunque abbia lavorato in un ufficio riconoscerà la spietatezza dell'ambiente impiegatizio (cose simili, anche se le modalità sono diverse, accadono ovunque) con le sue dinamiche apparentemente innocue per chi non le conosca dall'interno.

L'autrice passa dall'entusiasmo alla delusione, alla disperazione, senza però perdere la propria la propria dignità, senza cedere alla crudeltà del sistema. L'esperienza alla Yumimoto è la fine dell'innocenza di Amélie Nothomb e l'inizio della sua vita adulta, la presa di coscienza di ciò che vuole essere e diventare, un vero punto di svolta.

L'ironia, la scrittura leggera e lo stile scorrevole e ironico rende difficile mollare il libro, una pagina tira l'altra, letteralmente. Se non siete ancora fan di Amélie Nothomb, potrebbe essere questa l'occasione giusta per conoscerla.

Ms Rosewater


Fonte immagini: Google Immagini

mercoledì 23 ottobre 2024

Recensione: "L'uomo che amava i bambini" di Christina Stead (a cura di Ms Rosewater)

Buongiorno, lettor*! ^^
Oggi una nuova recensione per voi ;) La nostra Ms Rosewater ha letto L'uomo che amava i bambini, di Christiana Stead, una storia controversa che ha analizzato con particolare attenzione. Vi consiglio di non perdervela. Ricordate di lasciare anche un commento, se vi va ;) A presto!

L'uomo che amava i bambini
di Christina Stead

Prezzo: 8,99 € (eBook) 16,00 € (cop. flessibile)
Pagine: 659
Genere: narrativa contemporanea
Editore: Adelphi
Data di pubblicazione: 30 settembre 2021
Acquista su: IBS, laFeltrinelli (link aff.)

Le famiglie, com'è noto, fra le altre cose generano mostri – e talvolta da mostri vengono distrutte. Forse a questa verità generale siamo preparati: molto meno alla constatazione che possano esistere mostri come Sam, in apparenza il più tenero, sorridente, affidabile dei mariti e dei padri. Per parlare con i suoi figli, e per attirarli a sé, Sam è disposto a tutto, anche a inventare una sua personalissima versione della lingua artificiale e orribilmente dolciastra con cui gli adulti spesso immaginano che i bambini amino comunicare. Eppure, in questo caso il trucco va a segno, e il lessico familiare, luccicante e perverso di Sam trascinerà inesorabilmente in un gorgo patologico e autodistruttivo prima la moglie Henny, poi i sette ragazzi nati dal matrimonio. Con un'introduzione di Jonathan Franzen e un saggio di Randall Jarrell.

Antonio Tettamanti, giornalista e sceneggiatore che ho avuto la fortuna di avere come insegnante, era una fonte inesauribile di titoli, soprattutto americani, che valeva sempre la pena di leggere. Sabba familiare di Christina Stead era il volume più oscuro e introvabile della sua bibliografia consigliata. Di lei avevo recuperato La casa vicino al ruscello (oggi introvabile pure quello), ma non ero riuscita a trovare il romanzo consigliato da Antonio. Solo dopo aver acquistato L'uomo che amava i bambini ho scoperto che si tratta proprio di quel libro che nell'edizione di Adelphi ha riacquistato il suo originale e non meno inquietante titolo. Anche se, pure Sabba Familiare calza perfettamente.

La famiglia Pollit-Collyer (ma soprattutto Pollit) è infatti sottilmente sinistra. La loro non facile vita è regolata dagli umori e dal fascino di Sam Pollit, padre di ben 7 figli che misura il mondo su di sé, cercando di piegarlo alle proprie leggi a cominciare - manco a dirlo - dalla prole, che gestisce con un autoritarismo altamente manipolatorio rivestito di zuccherosa retorica e vittimismo. Le armi per ricondurre bambine e bambini all'obbedienza sono l'ammaliante parlantina, il moralismo e la derisione, i nomignoli con cui flagella tutti, i figli, la moglie, i vicini, i parenti, le maestre dei figli. Egli esercita un (apparente) totale dominio sulle menti dei piccoli Pollit e la casa, i mobili, gli abiti e l'aria ne sono intrisi, ogni azione è commentata, ogni cosa riportata al suo implacabile metro di giudizio.

A questo soffocante colonnello Von Trapp (ha creato per ogni figlio un richiamo diverso) fa da contro altare una dolente e rancorosa Maria, incarnata da Henrietta (Henny o Piccola o Mammissima, eccetera), una donna viziata proveniente dalla ricca e influente famiglia Collyer di Baltimora, che si nutre del proprio disgusto e rancore verso la vita e soprattutto verso Sam, che mettendola continuamente incinta l'ha incastrata in un'esistenza miserabile. Burbera, acida e per niente tenera con i figli, Henny subisce in prima persona il comportamento del marito ed è l'unica, insieme all'adolescente Louise (figlia del primo matrimonio di Sam) a comprenderne appieno le funeste conseguenze presenti e future del regno di Sam. L'elaborata esibizione di ottimismo e le assurde trovate che creano continuo scompiglio nel compound Pollit altro non sono se non la dissimulazione di un uomo fallito che si rifugia in una realtà ristretta e sempre più soffocante, l'unica in cui riesce a imporre, attraverso un linguaggio che mima quello dei bambini ma che nasconde una terribile violenza, la sua visione patriarcale e la sua autorità.

Henny nella sua apparente (e talvolta reale) follia (la sua unica possibilità di non accettare il destino) strepita, picchia e invoca l'infanticidio, guarda in faccia il proprio declino mentre il marito vampirizza l'infanzia dei figli illudendosi di poterne controllare ogni mossa e ogni pensiero per sempre.

Con le loro spaventose scenate, la totale incapacità educativa e la predazione psicologica dei figli Henny e Sam sono personaggi mitologici, estremi, archetipici, destinati a rovinare totalmente la vita delle creature che dipendono da loro. L'incredibile racconto che Christina Stead modella sulla propria infanzia è una catarsi liberatoria e feroce: lo sbriciolarsi del mito della famiglia, la durissima critica del sistema americano incarnato da Sam Pollit, dal suo dispotismo, il vittimismo, la misoginia, con la continua denigrazione del genere femminile, incluse figlie (che fantastica di tenere a casa da scuole per trasformarle in serve) e moglie.

Alter ego di Stead, Louise è la prima di tutti i bambini a comprendere fino in fondo la follia delle dinamiche di famiglia, a subirne la corruzione nel proprio carattere, ma pure a ribellarsi
al padre-padrone di casa, creando un muto sodalizio con la matrigna, difendendola contro il padre, nonostante non riceva mai un riscontro.

L'immane progetto di ricreare un cosmo familiare così complesso e carico di costante tensione pronta a trovare sfogo nelle sconvolgenti scene di gruppo, coi bambini che sciamano attorno alla casa al seguito di Sam e di una sua nuova impresa passa attraverso la lingua e tutte le forme che può assumere. Non solo l'eloquio spumeggiante, logorroico e insopportabile di Sam Pollit, la sua lingua infantile, le esibizioni di suo padre Charles, le filastrocche, i drammatici monologhi shakesperiani e le canzoni di Henny, le fiabe, citazioni e opere poetiche e teatrali di Louise (altro riferimento al Bardo). Ogni personaggio discende dalla propria parlata e si costruisce attraverso ciò che dice e i mezzi coi quali si esprime, con i sussurri, le risate, le urla e i silenzi.

Anche se è molto lungo e a volte sembra che non succeda nulla per pagine e pagine, in realtà si tratta di un romanzo a modo suo trascinante, che costringe a non mollarlo e arrivare fino alla foce della vicenda dei Pollit e al mare di quello che verrà dopo. Anche stavolta il Tettamanti aveva ragione.

7 tazzine!


Ms Rosewater


Photo credit: @lisapavesi

giovedì 2 novembre 2023

Recensione: "Heaven" di Mieko Kawakami (a cura di Ms Rosewater)

Buongiorno, lettor*! ^^
Eccoci con la prima recensione del mese di novembre. Oggi la nostra Ms Rosewater ci parla di un libro che ha avuto un gran successo, Heaven, di Mieko Kawakami, una storia sconvolgente e dolorosa che parla di bullismo, ma anche amicizia, amore e molto altro. Scopritela qui sotto e fateci sapere se avete letto anche voi il romanzo e cosa ne pensate. A presto!

Heaven 
di Mieko Kawakami 
Prezzo: 11,99 € (eBook) 17,00 € (cop. flessibile)
Pagine: 252
Genere: narrativa contemporanea
Editore: Edizioni e/o
Data di pubblicazione: 25 agosto 2021
Acquista su: IBS, laFeltrinelli (link aff.)

"Heaven" indaga l'esperienza e il significato della violenza e il conforto dell'amicizia. Bullizzato per il suo strabismo, il protagonista del romanzo soffre in silenzio. La sua unica tregua è l'amicizia con una ragazza, Kojima, anche lei continuamente vittima dei dispetti delle coetanee per via della trasandatezza con cui si presenta a scuola. Kojima invita il ragazzino protagonista a un fitto scambio epistolare innocente e pieno di sogni, dove non c'è posto per l'angoscia del bullismo. Le lettere si susseguono a gran ritmo, riempiendo fino all'estremo la custodia del dizionario dove il ragazzino le nasconde, nonché diventando l'unico motivo di gioia delle giornate dei due ragazzi, che a scuola tendono a eclissarsi, anche agli occhi l'uno dell'altra. Ci sono molti segreti, cose che secondo la piccola e intelligente Kojima, non potranno mai essere comprese dai compagni di classe, i quali non sanno fare altro che sfogare le loro debolezze su di lei e sul suo amico. Ma qual è la vera natura della loro amicizia se è il terrore ad alimentare il loro legame?

Sarebbe riduttivo definire Heaven una storia di bullismo. L'amicizia tra l'adolescente del quale conosciamo solo il crudele nomignolo affibiatogli dai compagni di scuola a causa del suo strabismo e la coetanea Kojimauna lunga riflessione sulla società contemporanea e sui rapporti di forza tra vittima e carnefice, il senso della sofferenza e della “resilienza” (un tratto che ricorrente nella cultura giapponese). I due giovani condividono la quotidiana, sistematica tortura da parte degli altri studenti che sembra diventare tanto più crudele quanto minore è la reazione delle vittime. Non denunciano le violenze subite agli insegnanti né ai genitori, troppo occupati o insensibili per accorgersi di quanto accade; il ragazzo, di famiglia modesta, studente senza particolare successo, viene tormentato da una banda di bulli capitanati dal ricco e vincente Ninomiya, studente modello, praticamente inattaccabile. Il motivo sembra essere la sua condizione fisica e l'andamento dei soprusi e il percorso psicologico della vittima sono quelli di qualsiasi ragazzo che subisca bullismo, arrivando al pensiero del suicidio come unica via d'uscita dalla situazione.

In questa dinamica classica Kojima irrompe con la sua consapevolezza e il suo pensiero che ribalta gli equilibri. Figlia adottiva di un uomo ricco, potrebbe vestirsi elegantemente e seguire l'esempio materno, ma lo rifiuta e per mantenere il ricordo del padre, povero, mantiene un aspetto trascurato, non si lava e indossa abiti sporchi, attirandosi le attenzioni maligne delle compagne. Essere vittima è per lei una scelta meditata e volontaria, la sofferenza inflittale non è solo il prodotto della superficialità degli altri, ma acquisisce un significato profondo, metafisico, forse perfino uno scopo.

L'amicizia tra i due giovani è un rifugio dove sentirsi accettati e compresi per quello che si è al di là delle apparenze e del successo sociale richiesto dalla società e dalla comunità scolastica, è ciò che li salva e gli permette di sopravvivere alle terribili giornate in classe. Kojima si rivela una ragazza dolce e sensibile, in grado di trascinare il timido e spaventato compagno, di sorprenderlo, di farlo riflettere sulla sua solitudine. Tuttavia, per quanto in apparenza le loro situazioni possano somigliarsi (“Io e te siamo uguali” scrive Kojima nel suo primo messaggio al compagno) i due giovani vanno in direzioni opposte. Lui, che non ha scelto di essere strabico, vuole vivere in pace e cancellare il dolore; lei - al contrario - vede nella propria situazione una prova da superare, nella propria vulnerabilità una forza e si avvita in ragionamenti che vedono la giusta reazione alla violenza nella completa inazione, se non nell'accettazione della violenza stessa. Kojima diventa quasi una mistica, ma in bocca a una ragazzina adolescente i suoi ragionamenti sono inquietanti e a tratti non si comprende se siano espressione di una straordinaria profondità di pensiero o una reazione allo sconforto generato dall'incapacità di reagire.

Kawakami analizza la ferocia della società e dei modelli che impone
, la sofferenza che genera il non aderire a queste aspettative più o meno consapevolmente, evidenzia l'elemento di classe legato all'emarginazione e contrappone le diverse spiegazioni, l'assenza di reali motivazioni (come intende Momose nel suo monologo auto-assolutorio e nichilista), le sue conseguenze più immediate e quelle più profonde, e insiste sulla mancata reazione delle vittime, paralizzate dalla vergogna, dalla paura e da un potere innominabile generato dalla stessa prevaricazione, tanto forte da impedire di denunciare anche quando se ne ha la possibilità.

La scrittura limpida, priva di giudizio o compiacimento, riesce a non far desistere dalla lettura per quanto doloroso possa diventare “assistere” alle torture inflitte ai protagonisti, di cui nulla viene omesso: i lettori provano lo stesso loro terrore al pensiero di entrare in classe e incontrare nuovamente i bulli e lo stesso sollievo nel loro scambio epistolare e nelle loro conversazioni. Kawakami esplora le profondità della sofferenza e dell'amicizia con un'audacia sconvolgente e consolante, quasi con dolcezza, nonostante tutto. L'epilogo non offre una rivincita, ma una volta superata la prova (come sostiene Kojima), si arriva alla luce, si arriva al paradiso.

Ms Rosewater


Fonte immagini: Pinterest

martedì 17 ottobre 2023

Nuova rubrica: Inclusion Books - "Mostraci chi sei" di Elle McNicoll (a cura di Ms Rosewater)

Negli ultimi anni l'editoria ha introdotto sempre più tematiche che assumono valore sociale, a partire soprattutto dai libri per ragazzi, e tra queste la disabilità e le neurodivergenze occupano una fetta considerevole. Se in passato i libri su questi temi erano soprattutto di testimonianza (basti citare Temple Grandin e la sua opera sull'autismo), la narrativa era dominata da autori che spesso conoscevano la disabilità e la neurodivergenza solo per un interesse personale. Oggi leggiamo storie scritte da chi vive queste condizioni in prima persona (qualcuno ricorderà Una specie di scintilla recensito qualche tempo fa su questo blog) o la frequenta come operatore, studioso, talvolta genitore.
Questo cambiamento è importante perché l'espressione di disabili e neurodivergenti passa attraverso linguaggi letterari narrativi e artistici, nascono personaggi che si fanno non solo tramite di un nuovo immaginario in cui riconoscersi ma anche di un linguaggio nuovo, e ci danno una misura di come stia cambiando la visione della disabilità in generale.
Un romanzo o un racconto che parla di questi argomenti non è più interessante solo per l'opportunità che offre di avvicinarsi a questi temi, viene sottoposto anche a un'analisi letteraria (per quanto semplice).

Per tutti questi motivi ci è sembrato interessante proporre questa rubrica su letteratura e disabilità, e il recente Premio Strega (che prima o poi recensiremo) conferma il crescente interesse per questi argomenti.
Non possiamo assicurare una frequenza fissa, ma vogliamo recensire libri soprattutto di narrativa, anche se non mancheranno saggi e fumetti, e soprattutto opere di autori disabili o neurodivergenti, ma pure di scrittori che senza un coinvolgimento personale sono in grado di raccontarle.

Ms Rosewater
(assistente alla comunicazione per studenti sordi e pluridisabili)

Mostraci chi sei
di Elle McNicoll

Prezzo: 16,00 € (cop. flessibile)
Pagine: 329
Genere: narrativa ragazzi
Editore: Uovonero
Data di pubblicazione: 31 marzo 2022
Acquista su: IBS, laFeltrinelli (link aff.)

Quando Cora, ragazza neurodivergente, viene trascinata controvoglia a casa del capo di suo fratello, non si aspetta certamente di trovare un nuovo amico: Adrien, il figlio dell'intimidatorio CEO di Pomegranate Technologies. Passo dopo passo entrerà a far parte della vita del ragazzo, e verrà irresistibilmente attratta dai misteriosi progetti dell’azienda di suo padre. Pomegranate sta usando l'IA per creare degli ologrammi - i Gram -, del tutto identici alle persone reali di cui sono una copia virtuale. Una vera rivoluzione tecnologica, non priva di conseguenze controverse. Scavando più a fondo, però, Cora scoprirà segreti ancora più oscuri...

Elle McNicoll aveva di fronte la prova del nove per molti autori, scrivere il secondo romanzo (o album musicale o film...) dopo un esordio di grande successo. Avrebbe potuto semplicemente ricalcare le orme di Una specie di scintilla e rimanere in un territorio sicuro, ripetendo gli schemi e assicurandosi comunque il successo. Ha scelto, invece, di crescere e osare, scrivendo un romanzo che tratta di neurodivergenza allargando il punto di vista alla percezione dei famigliari, al loro rapporto con la condizione dei figli e toccando temi complessi come quello del lutto e di come affrontarlo con i ragazzi (tutti).

Le trame di quest'autrice non sono semplici e lineari, se il precedente libro ci aveva sorpreso per la ricchezza di immagini e l'idea d'intrecciare la caccia alle streghe dei secoli passati alla neurodivergenza e alla disabilità, in questo va a fondo di questioni spinosissime come la possibilità di eliminare (anche se virtualmente) caratteristiche (compresi ADHD e autismo) che rendono ogni persona sé stessa ma che ancora rappresentano sia una sfida alle relazioni di qualsiasi tipo (genitori e figli, amici, ecc.) sia un'eccezione alla presunta norma.

Cora è la giovanissima protagonista, autistica come Addie di Una specie di scintilla, ma con un carattere e una storia molto diversi: la sua infatti è una famiglia modesta che non sembra avere tutti gli strumenti e la risolutezza per affrontare le difficoltà che la ragazza incontra quotidianamente fuori di casa. E se pure entrambe le ragazze non parlano a casa del bullismo cui sono sottoposte a scuola, Addie era certamente meno sola di Cora, che impara a rispondere a tono alle compagne che la emarginano e la sfruttano, nonché ai docenti che la escludono da attività prestigiose ritenendola non adatta a causa della sua neuro divergenza.

La perdita della madre inoltre, ha reso la famiglia ancora più fragile e il padre e il fratello di Cora, Gregor, pur volendola proteggere, non riescono a darle il supporto che sta cercando. È proprio Gregor, programmatore presso l'Istituto Melograno, a coinvolgere la sorella in un progetto che promette di annullare il dolore della separazione e della morte di chi ci è caro, e sempre grazie a lui Cora fa la conoscenza di Adrien, figlio del fondatore del Melograno, del quale diventerà la migliore amica. Sono entrambi neurodivergenti, lei autistica e lui con ADHD, lei riflessiva, non ama la folla e detesta le occasioni sociali, lui impulsivo, brillante, interessato a nuove esperienze. Ma sono proprio le rispettive differenze ad avvicinarli.

L'autrice combina una classica storia di crescita e amicizia adolescenziale con elementi della fantascienza in un racconto dalle sfumature cupe che dà corpo alla domanda che lei stessa si è forse posta “Vorrei non essere autistica? Vorrei essere come gli altri?” e che ribalta anche sui genitori; la risposta non è univoca, come nella vita reale. Gli adulti, d'altronde, sono i primi responsabili delle fatiche dei ragazzi, nella migliore delle ipotesi sono incapaci di aiutarli e nella peggiore li sfruttano o si vergognano di loro e li vorrebbero diversi, tutti conformi a un'ipotetica normalità.

Mostraci chi sei rappresenta l'ingresso nel mondo adulto dei giovani neurodivergenti attraverso i riti di passaggio che sono di tutti: l'amicizia, la diffidenza verso il mondo adulto e, soprattutto, la perdita che non si può riparare e il dolore che resta per sempre. Questa consapevolezza fa diventare grande Cora, capace di far sentire la propria voce al mondo interpretando il desiderio dei coetanei di essere solo sé stessi e poter seguire le proprie aspirazioni senza dover subire discriminazioni.

Un romanzo per ragazzi e non solo, complesso e stimolante, del quale non mi hanno convinto solo la blanda caratterizzazione dell'ADHD di Adrian - indistinguibile da un ragazzo mediamente vivace - e l'eccessivo ottimismo nel finale, che tuttavia esprime la fiducia di McNicoll nella società civile e la speranza in un futuro che riconosca pari dignità ad ogni tipo di mente.
Ms Rosewater


Photo credit: @lisapavesi

lunedì 2 ottobre 2023

Recensione: "Il grande sonnellino" di Simon Rich (a cura di Ms Rosewater)

Buongiorno, lettor*! ^^
Inauguriamo questa prima settimana di ottobre con la recensione di Ms Rosewater a Il grande sonnellino, di Simon Rich, un libro di racconti umoristici, la lettura ideale se cercate qualcosa di leggero che vi sollazzi senza annoiarvi. Fateci sapere nei commenti cosa ne pensate. A presto! ;)

Il grande sonnellino
di Simon Rich

Prezzo: 8,99 € (eBook) 16,50 € (cop. flessibile)
Pagine: 216
Genere: racconti, narrativa contemporanea, letteratura umoristica
Editore: Nottetempo
Data di pubblicazione: 29 settembre 2022
Acquista su: IBS, laFeltrinelli (link aff.)

Due spietati pirati prendono possesso di una nave, vorrebbero seminare morte e distruzione ma trovano a bordo una bambina adorabile e sono costretti a conciliare la ricerca del tesoro con i dilemmi della genitorialità. Uno sceneggiatore di successo, vanesio ed egoista, viene risucchiato, come per contrappasso, nel vortice dell’ossessione di sua figlia per “La Bella e la Bestia”. In un’esilarante reinvenzione del racconto noir, un detective di due anni si fa commuovere da una femme fatale (la sorellina) e si mette sulle tracce di un prezioso oggetto smarrito, scoprendo così i loschi intrighi di una banda capitanata dalla Mamma. Strappandoci a ogni frase una risata, queste storie raffinate e irresistibili raccontano l’approdo alla vita adulta, i cambiamenti di sensibilità del mondo che ci circonda e le assurdità che caratterizzano ogni famiglia. Definito “lo Stephen King della scrittura umoristica”, Simon Rich compone con la sua arte comica un indimenticabile mosaico della società contemporanea.

Dopo un periodo di letture cupe avevo bisogno di un po' di divertimento, così ho recuperato questa raccolta a opera di Simon Rich, autore che ha lavorato per il leggendario Saturday Night Live e per I Simpson: gli 11 racconti che racchiude, annunciati da una copertina coloratissima e molto originale, brillano di una comicità surreale, talvolta appuntita e altre malinconica, e ruotano in gran parte attorno al rapporto tra padri e figli.

La prima storia, I ferri del mestiere, vede la formazione di una famiglia non tradizionale composta da due pirati che adottano una bambina e sviluppano le prerogative di qualsiasi famiglia, anche se, ovviamente, con peculiarità piratesche. Il grande sonnellino è una parodia di Il grande sonno di Chandler, in cui un poppante nei panni di Marlowe cerca di risolvere il mistero della scomparsa di un peluche, nonostante le ingerenze di baby-sitter e genitori che tramano alle sue spalle. E poi, nell'esilarante La Bella e la Bestia un occupatissimo sceneggiatore hollywoodiano cade sotto un incantesimo ed è costretto a giocare con la figlia di quattro anni ossessionata dalle canzoni dei film Disney, mentre in Allevata dai lupi, una giovane, cresciuta appunto da una coppia di lupi, riceve con poco entusiasmo la visita dei genitori canidi, dei quali, come tutti i figli con tutti i genitori, ormai non condivide molte abitudini.

Rich riscrive le situazioni più note e i passaggi classici della crescita mettendosi nei panni ora del genitore, ora del figlio, facendo emergere una visione abbastanza ansiosa dei giovani papà e mamme, preoccupati di sbagliare, di non fare abbastanza, di non essere in grado di proteggere i figli, presi tra la prole e i loro stessi genitori (i nonni), che formano spesso temibili alleanze. Anche quando questo elemento famigliare sembra meno evidente, è tuttavia presente, come in Rivoluzione, in cui un giovanissimo principe si trova immerso nello stile di vita del suo popolo e decide di essere un re migliore del padre; oppure nel monologo immaginario di Babe Ruth Mina vagante, che pone la questione della meritocrazia e del nepotismo o ancora in Laser Disc, in cui il passaggio delle generazioni è rappresentato dagli oggetti che nel presente simboleggiano il culmine della tecnologia, per diventare col tempo souvenir malinconici di un passato migliore.

A un livello più profondo si scopre che la matrice della genitorialità è un altro filtro con cui interpretare le paure più diffuse nella società contemporanea, americana ma non solo: quella di perdere il proprio lavoro e con esso una parte della propria identità o di non riuscire a far crescere la relazione col proprio partner e mantenere il controllo sulla propria vita. Ma anche lo scorrere del tempo, questo tempo sempre meno gentile, nel quale uomini e macchine diventano obsolescenti, pronti a essere dismessi e sostituti da modelli più recenti. Questo tempo che si popola di mostri per niente immaginari facilmente identificabili nel collasso climatico, nelle guerre, in tutto ciò che minaccia la sicurezza e si nasconde negli armadi e sotto i letti dei bambini.

Leggero, divertente e non troppo scanzonato, Il grande sonnellino tiene buona compagnia. Peccato sia un po' breve, ma ho già scoperto (sempre di Rich e sempre edito da Nottetempo) Marmocchi Viziati, quasi quasi me lo prendo.

Ms Rosewater



Photo credit: @lisapavesi

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