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martedì 3 gennaio 2023

Recensione: "L'ultimo Natale di Guerra" di Primo Levi (a cura di Ms Rosewater)

Buon pomeriggio, lettor*! ^^
Oggi inauguriamo l'anno nuovo con una recensione della nostra Ms Rosewater, che ci parla di L'ultimo Natale di Guerra, una raccolta di racconti che mette in chiaro la grande fantasia di Primo Levi, autore di Se questo è un uomo ma anche di molti altri lavori validi che meritano di essere conosciuti di più. Scoprite questo bel volume e fateci sapere la vostra opinione. A presto! ;)

L'ultimo Natale di Guerra
di Primo Levi

Prezzo: 6,99 € (eBook) 13,00 € (cop. flessibile)
Pagine: 141
Genere: narrativa contemporanea
Editore: Einaudi
Data di pubblicazione: 19 gennaio 2000

Raccogliere in un solo libro i racconti che Primo Levi scrisse nell'ultimo decennio della sua esistenza significa compiere una scelta importante, quella di dar forma unitaria agli scritti che, pur rappresentando l'ultima, fondamentale produzione di Levi, finora si potevano trovare soltanto in opere separate. La scelta di riunire le storie pubblicate in tali opere non solo dà compattezza agli scritti cui Primo Levi si dedicò per un intero decennio, stabilendo per la prima volta un'edizione completa, ma permette al lettore di seguire, lungo un percorso coerente, lo sviluppo narrativo e stilistico dell'ultimo Primo Levi.

Probabilmente non sono in pochi a collegare Primo Levi unicamente a Se questo è un uomo, avendolo magari letto a scuola e ritenendo che la sua avventura di scrittore fosse sostanzialmente limitata all'ambito della memoria della Shoa. Mi ci vorrebbero molte pagine per spiegare perché il libro di Levi non sia semplicemente una ricostruzione ma un'opera letteraria di estrema modernità e valore, e d'altronde il curatore di questa raccolta, Marco Belpoliti, nei suoi scritti ne ha fatto emergere il profilo di intellettuale, troppo moderno per l'epoca in cui ha vissuto, un Italo Svevo piemontese prestato alla chimica e alla scienza piuttosto che alla finanza, amico di Italo Calvino, italiano eppure letterariamente vicino agli scrittori americani e inglesi grazie a una lingua asciutta e precisa, intrisa di un sottile umorismo, a uno sguardo limpido, quasi scientifico, elementi che in Italia cominceranno a essere apprezzati con le traduzioni di Fernanda Pivano degli scrittori beat. Dal canto mio, molto più modestamente, vi confesso che leggo pochi scrittori italiani e Primo Levi è tra questi.

Questo volume raccoglie brevissimi racconti di tre, quattro pagine al massimo, scritti dal 1977 al 1987, probabilmente destinati a far parte di una corposa raccolta (Levi era uno scrittore molto prolifico), che ci rivelano la fantasia surreale dello scrittore, l'ironia, anche pungente, attraverso cui leggere i ricordi dell'infanzia, prendendosi delle piccole vendette letterarie e ricostruendo episodi singolari della vita nel Lager di Auschwitz. La vena scientifica sottende a quasi ogni narrazione, anche la più fantastica, come quella dei due innamorati appartenenti a un mondo bidimensionale o l'intervista alla regina delle formiche, la lettera di un'ammiratrice extraterrestre a un conduttore televisivo, la vicenda di un alchimista scienziato che attraversa i muri; la realtà razionale diventa materiale per raccontare fantasie, affrontare angosce profonde, come negli inquietanti Forza maggiore o In una notte, deridere i fanatismi nazionalistici che alimentano i conflitti come in Le due bandiere, guardare agli eventi più dolorosi del passato con sconvolgente onestà.

Gli animali sono sempre presenti, oggetti dell'interesse dei bambini, ingombranti comparse o protagonisti di simpatiche interviste con pubblicate a suo tempo dalla rivista Airone, formiche gabbiani e ragni, creature che dietro al racconto zoologico conservano il loro potere simbolico, la loro fascinazione magica.

Nell'ironia di Primo Levi, che pure non richiama spesso la cultura ebraica, il carattere piemontese e l'umorismoYiddish si trovano spesso a dialogare, cogliendo il particolare difficile da notare, il punto di vista nuovo che ribalta la prospettiva, facendo incontrare tanti elementi apparentemente inconciliabili, fantasia e logica, tragedia e sorriso (amaro, ma pur sempre sorriso), sogno e realtà.

L'autore di queste pagine è libero dai confini dettati dalle mode e dai critici, non deve limitare la propria fantasia, la sua scrittura ricca e leggera condensa in poche pagine completezza e compiutezza; le questioni di critica volte a decidere il suo valore di letterato a prescindere dal suo libro più noto appaiono oggi del tutto pretestuose, tipiche delle pesantezze e dell'elitarismo intellettuale italiano, qualcosa che all'estero, dove si è giudicati a partire da ciò che si scrive, probabilmente Levi non avrebbe dovuto subire.

Marco Belpoliti, nella bella postfazione accenna anche a queste vicende e approfondisce la lettura simbolica, stilistica e letteraria dei racconti, inserendoli nel contesto dell'opera dello scrittore e fornendo spunti per ulteriori letture.

L'ultimo Natale di Guerra è un piccolo libro, ricco e piacevole, una lettura che non deluderà. 
Ms Rosewater


Fonte immagini: Pinterest, Google Immagini

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