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lunedì 10 luglio 2023

Recensione: "Una ragazza adorabile" di Georgette Heyer (a cura di Eleonora)

Buongiorno, lettor*! ^^
Oggi inauguriamo la settimana con la recensione di Eleonora a uno dei romanzi di Georgette Heyer,  Una ragazza adorabile, un romanzo regency con due giovani protagonisti. Scoprite questa storia frizzante e ricca di peripezie e fateci sapere il vostro parere. A presto! ;)

Una ragazza adorabile
di Georgette Heyer

Prezzo: 9,99 € (eBook) 19,00 € (cop. flessibile)
Pagine: 416
Genere: romance storico, regency
Editore: Astoria
Data di pubblicazione: 14 aprile 2023 (2° ediz.)
Acquista su: IBS, laFeltrinelli (link aff.)

Essere stato respinto dalla fascinosa Isabella Milborne è una vera sciagura per il giovane lord Sheringham: rimanere scapolo, infatti, non gli permette di entrare in possesso di una consistente eredità. Impulsivo come sempre, Sherry decide allora di fare un matrimonio di convenienza… e la prima donna che incontra è la dolce e ingenua Hero Wantage, una ragazza adorabile che lo ama sin dall'infanzia. Hero quasi non crede alla sua buona sorte e si getta – innamorata e riconoscente – tra le braccia di Sherry. Ma nessuno è pronto ad affrontare la lealtà e il candore di Hero. Di certo non lo è Sherry, troppo cieco per accorgersi di quanto la giovane moglie sia buona e generosa. Ma soprattutto non lo è quel Bel Mondo londinese in cui è permesso ogni intrigo purché lo si ammanti di discrezione e obbedisca alle regole non scritte dell'etichetta. Così, fra tavoli da gioco e salotti esclusivi, si sviluppa ben presto un'irresistibile commedia degli equivoci, con Sherry che cerca di porre rimedio alle gaffe della moglie (senza riuscirci), con Hero che sconcerta tutti con la sua schiettezza (senza accorgersene) e gli scapestrati amici di Sherry a fare da coro (e da sostegno a Hero). Ma la sorpresa più grande deve ancora arrivare: cosa succede infatti quando un matrimonio di convenienza si trasforma in un'appassionata storia d'amore?

E’ possibile trasformare un romanzo regency in uno young adult regency? A quanto pare, se è Georgette Heyer a scriverlo, si può. Anche se, parlando di categorie da libreria, non verrà mai identificato in tale maniera, Una ragazza adorabile per me rientra a pieno titolo nella categoria, di fatto “creandola” praticamente da zero. I protagonisti di questo ultimo romanzo sono Hero Wantage, una ragazzetta dolce e parecchio ingenua di sedici anni, e Sherry o meglio Lord Sheringham, un giovane impulsivo e inquieto che è solo alle soglie della maturità legale e che pieno di tutto l’ardore della gioventù, come solo un ventenne può essere (beato lui), pensa che il mondo sia suo e che ogni circostanza che incontra sulla sua strada si possa trasformare in un'avventura degna dei migliori eroi romantici. In questo suo moto perpetuo, Sherry si prende quella che tutti chiameremmo una colossale cotta per la debuttante più bella della stagione londinese e, con sfacciataggine e sicurezza, si presenta prontamente a profferire le sue offerte di imperituro amore e di matrimonio; quest’ultima proposta, se accettata, gli permetterebbe finalmente di sfuggire alle grinfie dei suoi tutori, i quali attualmente controllano il suo patrimonio fino al raggiungimento della maturità legale, ossia i ventun anni, molto conveniente dunque. Ahilui, la debuttante in questione ha delle mire un po’ più alte che un semplice visconte e senza troppe cerimonie rifiuta le sue offerte. Preso da un moto di stizza, che diciamolo ha più a che fare con l’impossibilità di veder svincolata la sua eredità che non con l’essere stato rifiutato, Sherry decide che se non può sposare la Bellezza della stagione sposerà la prima donna che incontrerà sul suo percorso. Destino vuole che la fortunata donzella in questione sia Hero Wantage, una sua amica d’infanzia, orfana, di buona famiglia ma attualmente in una situazione molto simile a quella di Cenerentola; sin da bambina Hero aveva una predilezione per il discolo Sherry e, complice questa e una immensa riconoscenza per il possibile cambio di vita che la aspetta, accetta la frettolosa proposta di matrimonio. Come due birbanti i due fuggono per convolare a nozze il prima possibile, prima che qualcuno abbia qualcosa da ridire o renda impossibile proseguire con il piano, visto che nessuno dei tutori dei due ne è a conoscenza e dunque ha dato il benestare, e tornano a Londra solo a cose fatte. C’è da dire che essendo entrambi giovani e ingenui il loro matrimonio fin da subito sembra più uno giocare a “Mamma-casetta”, in cui gli sposini pensano solo a divertirsi il più possibile, che non un vero inizio di vita coniugale. C’è solo un problema: Hero non ha la minima idea di come comportarsi in società e per capirlo può fare affidamento solo sul suo reticente compagno e sulla sua banda di amici. Sherry si renderà presto conto che il matrimonio non tutto è rose e fiori come aveva pensato, soprattutto quando la sua graziosissima e inesperta moglie conquista le attenzioni, auspicabili e non, del Bel Mondo. Per sua fortuna Hero non ha occhi che per una e una sola persona, anche se in questo caso molto cieca, lui stesso, tutti se ne rendono conto, in particolare i suoi amici che, dopo un atteggiamento fuori luogo di troppo di Lord Sheringham, decidono di prendere in mano la situazione e aiutare i giovani a far chiarezza nel loro matrimonio con un improbabile ma quanto mai utile stratagemma: convincono lei ad andare a Bath per un periodo presso la vecchia zia di uno di loro, persona più che qualificata per aiutarla a destreggiarsi negli ambienti mondani, facendo intanto credere a lui che la sua giovane moglie sia scappata senza dire niente a nessuno. Ovviamente dopo qualche peripezia e incomprensione tutto si risolve con il più classico dei lieto fine.

Una ragazza adorabile è un libro ben diverso dai soliti di Georgette Heyer anche se comunque lo stile frizzantino e ironico dell’autrice c’è e rimane il suo marchio di fabbrica, così come l’accuratezza storica. Quello che differenzia questo lavoro dagli altri è in primis l’età dei personaggi, più giovani e inesperti rispetto a quello a cui siamo abituati di solito e questa caratteristica condiziona e distingue la storia da tutti gli altri scritti dell’autrice. Solitamente Georgette Heyer si diverte a costruire intere situazioni basate su battibecchi, schermaglie e fraintendimenti giocati da personaggi già adulti che sanno benissimo quello che stanno facendo e che devono dimostrare l’uno all’altra “chi comanda”, basti pensare per esempio a Il tavolo da Faraone, a Frederica o a Sophy la Grande, finendo poi sempre con il riconoscere che in realtà sono entrambi alla pari e innamorati l’uno dell’altra. In questo caso abbiamo a che vedere con un processo di maturazione dei personaggi che solo come step finale ha il riconoscimento dei sentimenti, e che non presenta la volontà di primeggiare l’uno sull’altra. Sherry vuole e pensa di comandare in casa solo perché così è abituato e così sa che si fa, non per altri motivi. Ce la fa? A stento e con enormi sforzi. In 400 pagine infatti possiamo assistere alla trasformazione di Hero da giovincella sprovveduta di campagna a ragazza più sicura di sé e di ciò che la circonda, capace di essere indipendente dalla guida del marito in tutto e per tutto, assistiamo anche però al cambiamento di Sherry, da impudente testa calda ad effettivo visconte di Sheringham in grado di prendersi le sue responsabilità di capo del casato e marito, pur mantenendo comunque un’aria scanzonata che ben si accoppia con la vivacità della moglie. Anche l’evoluzione sentimentale in questo caso si differenzia dal solito, invece che una negazione dei sentimenti fino allo stremo per poi soccombere ad essi, abbiamo una trasformazione da cotta stile cagnolino a effettivo innamoramento per quanto riguarda Hero, e una lenta, molto lenta, progressione dall’affetto giocoso tipico dell’infanzia e un po’ condiscendente fino all’amore nel caso di Sherry. I due protagonisti in questo romanzo, anche qui a differenza di molti altri che ha scritto l’autrice, fanno grande affidamento sugli amici di cui sono circondati per crescere e destreggiarsi nella mondanità, così come nel matrimonio e possiamo tranquillamente dire che senza la presenza di questi personaggi secondari ma fondamentali la storia non sarebbe stata la stessa.
Per quanto riguarda stile, scrittura, personaggi della Heyer c’è molto poco o nulla da aggiungere rispetto al solito se non che come sempre ogni suo romanzo è una continua conferma della sua abilità di scrittrice e della sua modernità pur scrivendo di un'epoca lontana a noi lettori, un suo tratto che mi piace molto. Infatti è proprio la sua abilità di valicare i confini temporali delle sue storie e renderle, soprattutto grazie ai personaggi che costruisce, perfettamente apprezzabile e godibili anche adesso senza percepire troppo lo stacco temporale, sia in termini di scrittura che di contenuti.
Voto: 4.5 ( ma solo perché preferisco le storie con personaggi un po’ più adulti)

Eleonora

Photo credit: @eleonoranicoletto

venerdì 11 marzo 2022

Recensione: "L'erede misterioso" di Georgette Heyer (a cura di Eleonora)

Buongiorno, lettor*!
Oggi la nostra Eleonora ci parla dell'ultimo romanzo di Georgette Heyer pubblicato da Astoria, ovvero "L'erede misterioso". Cosa ci riserverà questa nuova storia di una delle autrici di romance storici più amate? Scopritelo nella recensione. A presto!

L'erede misterioso
di Georgette Heyer

Prezzo: 9,99 € (eBook) 19,00 € (cop. flessibile)
Pagine: 368
Genere: romance storico
Editore: Astoria
Data di pubblicazione: 17 febbraio 2022

C'è fermento a Darracott Place, antica ma decaduta magione nel Sud dell'Inghilterra. È in arrivo Hugo, il nuovo erede di titolo e beni del tirannico lord Darracott, il cui carattere è divenuto ancor più irascibile dopo la morte del primogenito Granville e di suo figlio Oliver, annegati al largo della Cornovaglia durante una sfortunata spedizione navale. Hugo, militare di carriera, è sconosciuto a tutti gli altri Darracott. È figlio, infatti, del secondogenito del dispotico capofamiglia, ripudiato da quest'ultimo per aver sposato una tessitrice. Il suo arrivo, quindi, è visto con grande avversione sia da chi pensava di ereditare il titolo, sia semplicemente da chi dà per scontato che Hugo sia uno zotico; anche la ribelle Anthea, sua cugina e promessa sposa per volere del nonno – che vuole rialzare il tasso di sangue blu in famiglia – teme di fare un pessimo matrimonio. Hugo in effetti appare fin da subito piuttosto avulso dal contesto in cui dovrà inserirsi: non ha un cameriere personale, non viaggia in carrozza e parla nel rustico dialetto dello Yorkshire. Ma è davvero un “borghesuccio” come tutti temono o in realtà si diverte a prendersi gioco dei suoi nobili parenti?

Georgette Heyer colpisce ancora! In questo ultimo romanzo pubblicato da Astoria Edizioni il genio dell’autrice è ancora migliore rispetto ai precedenti, confermando il suo primato nella scrittura di romanzi regency. In questo romanzo la sua tipica verve è messa totalmente al servizio di un personaggio alquanto fuori dagli schemi, acuto, carismatico e un bel po’ subdolo (in senso buono, ovviamente), che si diverte a prendere per il naso i suoi parenti prevenuti. Adorabile!

In un antico e, ormai in decadimento, palazzo signorile nel sud dell’Inghilterra, la situazione è febbrile; all’improvviso, infatti, sono venuti a mancare i due diretti eredi al titolo di Lord Darracott, il vecchio e dispotico capofamiglia e, a quanto sembra, il nuovo futuro erede è nientemeno che il figlio del secondogenito di Lord Darracott e di una, a quanto se ne sa, tessitrice. Sicuramente è un borghesuccio senza alcun savoir faire adatto alla sua futura eredità, un parvenu che si darà grandi arie appena saputa la sua nuova sorte e metterà in imbarazzo una delle più antiche famiglie inglesi, orrore degli orrori!! Tutta la famiglia è allibita dalla piega che hanno preso gli eventi e tutti, a modo loro, cercano di carpire più dettagli possibili al vecchio Lord, l’unico che sapeva dell’esistenza dell’inaspettato parente da sempre, riguardo questa enigmatica, e fino ad allora sconosciuta, figura che presto invaderà la loro casa e che,
prima o poi, assumerà la guida del casato.

Hugo, il nuovo erede, dal canto suo, sa già che probabilmente verrà accolto in accordo con i pregiudizi che la nobiltà della vecchia Inghilterra ha nei confronti della nuova classe media e non ci mette molto a decidere di cogliere l’occasione, mentre famigliarizza con la tenuta e con i suoi futuri compiti, per divertirsi un po’ alle spalle dei ritrovati parenti sfruttando proprio i luoghi comuni che sa che gli verranno affibbiati, la sua nascita borghese, il suo accento e il luogo d’origine non del tutto cittadino. Ignaro dei progetti del nipote, il vecchio Lord non perde tempo nelle macchinazioni, volte a fare di quell’arricchito un vero e proprio Darracott di Darracott Place; convoca quell’inetto di suo figlio minore e i due nipoti, suoi figli, e decide di delegare al più damerino dei due l’educazione dei Hugo. Neanche l’unica nipote, Anthea, sfugge ai progetti del nonno e con sua sorpresa e malcelato fastidio viene destinata al matrimonio con lo sconosciuto cugino; per niente priva di spirito e carattere la giovane però decide di fare tutto quanto in suo potere per mandare all’aria i progetti nuziali, partendo proprio dallo scoraggiare le eventuali mire del nuovo parente, ovviamente senza molto successo. Hugo però sarà davvero solo un grande e grosso bonaccione, un po’ grezzo e apparentemente con poco cervello? A volte, non tutto è come sembra, così come non sono quello che sembrano le storie di fantasmi che circolano nella famiglia. Ben presto infatti i Darracott saranno costretti a ricredersi nelle loro opinioni, a identificare nell’insospettabile cugino una nuova forza nel contrastare il vecchio capofamiglia e una preziosa risorsa per tenere a bada e in riga il temperamento, ed i guai causati da esso, del più giovane fra i nipoti del Lord, Richmond che, zitto zitto quatto quatto, con aria da innocente agnellino si dileggia in imprese a dir poco rocambolesche e poco limpide in barba alla madre, alla sorella e soprattutto al nonno che lo credono un giovane virgulto troppo tenero per affrontare l’oscuro mondo al di fuori della dimora di famiglia. Ah quanto si sbagliano!

Con la sua caratteristica penna, Georgette Heyer in questo romanzo ha dato vita a dei personaggi particolarmente caratteristici e memorabili, a partire da Hugo che, divertendosi a mescolare le carte in tavola e a far passare per scemi i cugini e gli zii, a mio parere è uno dei personaggi meglio riusciti dell’autrice, al tirannico Lord Darracott il quale, dispotico e temibile, non fa altro che strillare ordini a destra e a manca, risultando talvolta talmente tanto esagerato da non riuscire a prenderlo sul serio, fino ai due valletti rivali dei figli di Matthew, il figlio minore del Lord, che tra rimbeccate e mute gare a chi svolge meglio il proprio compito e a chi lucida meglio gli stivali, alle volte sembrano più un duo comico che altro.

In questo romanzo la storia d’amore è più delicata e defilata rispetto ad altri libri dell’autrice, a volte passa quasi in secondo piano, tra ordini imperativi, lezioni di moda, briganti e contrabbando, ma non rimane priva di brio aggiungendo comunque quel tocco di “situazione imbarazzante” e di punzecchiamenti in più che non guastano mai.

Eleonora


Photo credit: @eleonoranicoletto

sabato 16 ottobre 2021

Recensione: "La Fattoria delle Magre Consolazioni" di Stella Gibbons (a cura di Eleonora)

Buongiorno e buon weekend, caffeinomani! ^^
Oggi una nuova recensioni di Eleonora che ci parla di un altro titolo della casa editrice Astoria, "La Fattoria delle Magre Consolazioni", di Stella Gibbons, un classico della letteratura del Novecento, divertente, ironico ma anche intelligente. Scoprite cosa ne pensa e fateci sapere se avete mai letto questo titolo o se vi piacerebbe ;) A presto!

La Fattoria delle Magre Consolazioni
di Stella Gibbons

Prezzo: 8,99 € (eBook) 18,00 € (cop. flessibile)
Pagine: 241
Genere: classici
Editore: Astoria
Data di pubblicazione: 5 luglio 2011

Flora Poste è stata educata in modo eccellente a fare tutto tranne che a guadagnarsi da vivere. Rimasta orfana a vent'anni e dotata di una rendita esigua, va a vivere presso dei lontani parenti alla Fattoria delle Magre Consolazioni nel Sussex. Il suo arrivo alla fattoria coincide con l'inizio di uno dei romanzi più divertenti mai scritti. I parenti sono a dir poco eccentrici e la fattoria è sgangherata e in rovina: i piatti vengono lavati con rametti di biancospino e le mucche hanno nomi come Rozza e Senzascopo. La vecchia matriarca, che non c'è più stata con la testa da quando ha visto "qualcosa di orribile nella legnaia" settant'anni prima, tiene in scacco l'intera famiglia. Come Alice di Lewis Carroll, Flora non si fa intimidire da chi dice cose senza senso, e si rifiuta di essere trascinata in un mondo di matti. Non si può rovinare la vita propria e altrui invocando disgrazie infantili, né sottostare alle follie degli altri, bisogna ribellarsi... e in pochi mesi le cose alle Magre Consolazioni cambiano in modo radicale.

La fattoria delle Magre Consolazioni
a primo impatto può apparire un libro assurdo e sconclusionato, un libro in cui sembra che l’autrice per prima non riesca bene a raccapezzarsi tra quello che ha scritto; niente di più errato! Una buona fetta della prima parte del libro effettivamente fa costantemente pensare “ma cosa sto leggendo, ha un senso quello che sto leggendo, capisco quello che sto leggendo????” Eppure pian piano i reconditi e oscuri misteri della prosa di Stella Gibbons cominciano a dipanarsi, noi confusi lettori possiamo finalmente vedere la luce in fondo al tunnel e ci rendiamo conto che tutto ha un senso logico ed è perfettamente voluto così com’è, insomma l’autrice all’inizio del libro probabilmente non era preda di uno stato confusionario e un po’ delirante ma ha usato la sua scrittura come specchio dell’evolversi della storia. Per farvi capire un po’ cosa ci si può aspettare da questo libro immaginate di mettere in una ciotola letteraria le atmosfere della “Antologia di Spoon River” di Edgar Lee Masters, la signorina Emma dell’omonimo romanzo di Jane Austen e una ventata dei ruggenti anni venti a fare da sfondo e dei personaggi stile “Mago di Oz”, mischiate il tutto e il risultato che verrà fuori è proprio questo libro. La storia ruota tutta intorno alla figura di Flora Poste, una ragazza ventenne, di buona e inutile educazione, rimasta improvvisamente orfana. Per far fronte al suo nuovo status di giovane donna sprovvista di una abitazione e con una rendita di sole cento sterline annue Flora decide, dopo un breve periodo di assestamento a casa della sua amica Mary Smiling, che è giunto il momento che siano i parenti che le rimangono ad ospitarla e a farsi carico del suo mantenimento, in cambio lei metterà a disposizione la piccola somma di cui è beneficiaria e risolverà i problemi dell’inconsapevole famiglia ospitante. Con risoluzione, dunque, esclude qualsivoglia proposito di indipendenza e di ricerca di un lavoro, come suggeritole da Mrs. Smiling, e di buona lena scrive quattro lettere di presentazione/informazione per i parenti. Una volta giunte le risposte opta per un soggiorno alla Fattoria delle Magre Consolazioni, proprietà della famiglia Desoladder da varie generazioni, nel paese di Lamentum, nel Sussex (già i nomi sono tutto un programma).

Al suo arrivo Flora conoscerà i bizzarri abitanti della Fattoria, dalla cugina Judith Desoladder, al “pastore” quasi novantenne Adam Belagnello, alle vacche, che rispondono a nomi come Senzascopo e Superflua, fino alla capo famiglia zia Ada Funesta che tiene sotto scacco chiunque abiti o lavori alla fattoria, si dice sia pazza ma pazza proprio non è. Subito la protagonista, resasi conto delle varie incombenze da risolvere, come una moderna Emma, armata della sua fidata copia di “Sublime Buonsenso” (libro di saggi consigli, ottimi per affrontare ogni possibile situazione), dimostra a tutti, in particolare a zia Ada Funesta, di che pasta è fatta e dispensa qua e là suggerimenti (o per meglio dire malcelate ma garbate imposizioni) per portare i vari Desoladder verso una condizione di vita ideale per loro stabilita da lei. C’è da dire che a differenza dell’eroina di Jane Austen ci riesce egregiamente bene e con grande soddisfazione di tutti.

Leggere questo libro non è una passeggiata, specialmente all’inizio quando tutto è caotico e balordo, però vale la pena fare quel passetto in più che permette, da circa un quarto della storia, di apprezzarlo fino in fondo. Si percepisce per tutto il racconto una sottile ironia del tutto in stile inglese ed una sorta di sarcastica benevolenza nei confronti dei personaggi, come se aleggiasse lo spettro dell’autrice che dall’alto con un mezzo sorrisetto pensasse tra sé “Ma guardali! Sono senza speranze ma tanto carini, tranquilli che adesso ci penso io a voi!” Ed è quello che effettivamente fa Flora.

Un premio andrebbe dato poi solo per la scelta dei nomi di luoghi, persone e animali che rendono ancora più palesi le peculiarità dei vari attori che compaiono nel romanzo; ad esempio che nome si potrebbe mai dare ad uno stallone bizzoso, ostinato e difficile da domare? Vipera, ovviamente.

Ah, quasi dimenticavo, anche l’introduzione del libro può essere considerata parte del romanzo in quanto fornisce qualche piccola delucidazione su quello che si troverà nelle pagine a seguire.
Eleonora


Photo credit: @eleonoranicoletto


venerdì 24 settembre 2021

Recensione: "La vita inusuale di T. Tembarom" di Frances H. Burnett (a cura di Eleonora)

Buongiornoooo!
Oggi il blog riapre i battenti, dopo una piccola pausa di dieci giorni per ricaricare le batterie. Abbiamo avuto un'estate pienissima e avevamo davvero bisogno di staccare qualche giorno la spina dopo il lavoro intenso degli ultimi mesi. Da oggi si riprende col ritmo di sempre. Troverete post giornalieri qui sul blog e anche sui social e non vi nascondo che ci saranno anche delle piccole novità a cui abbiamo pensato (vi diremo di più al momento giusto). Ci auguriamo continuiate a seguirci come prima e ad apprezzare il nostro lavoro ;) Adesso veniamo alla recensione di oggi. Eleonora ha letto La vita inusuale di T. Tembarom, romanzo della stessa autrice de Il giardino segreto. Le è piaciuto tantissimo, leggete la sua opinione per saperne di più ;)

La vita inusuale di T. Tembarom
di Frances H. Burnett 

Prezzo: 9,99 € (eBook) 20,00 € (cop. flessibile)
Pagine: 485
Genere: classici, narrativa
Editore: Astoria
Data di pubblicazione: 24 agosto 2017

Rimasto orfano giovanissimo, T. Tembarom, il cui vero nome è Temple Temple Barholm, dopo anni trascorsi in alloggi di fortuna e aver svolto umili lavori a New York viene assunto in un settimanale. Il suo carattere gioviale lo rende benvoluto da tutti, in particolare da Ann, ragazza piena di risorse ospite della pensione in cui Tembarom affitta una stanza. Tutto sembra seguire il normale corso delle cose, finché nella pensione arriva un avvocato londinese, che svela a Tembarom di essere l’erede di una delle più grandi proprietà d’Inghilterra. Ci ha impiegato due anni, l’avvocato, a trovarlo. Il discendente diretto dell’ultimo signore di Temple Barholm era morto in circostanze strane e il padre di Tembarom risultava l’ultimo, distante parente rintracciabile. Da qui in poi si assiste allo sviluppo dell’insolito destino di Tembarom, che deve trasferirsi in Inghilterra e abituarsi a usi e costumi che a un giovane americano appaiono perlomeno bizzarri. Questo romanzo del 1913 ripercorre alcuni dei temi cari a Burnett: la differenza tra Vecchio e Nuovo Continente, l’indipendenza intellettuale delle donne e la loro incontestabile abilità nel gestire con sapienza la vita materiale e sentimentale.

La vita inusuale di T.Tembarom
, romanzo di narrativa firmato da Frances Hodgson Burnett, autrice conosciuta per “Il giardino segreto” e “Il piccolo lord Fauntleroy”, può essere annoverato tra quei romanzi rilassanti che fanno bene e pacificano lo spirito. In questa storia noi lettori faremo conoscenza con quello strambo, ma neanche troppo, e meraviglioso personaggio che è Temple Temple Barholm, nome abbreviato in T. Tembarom per facilità di pronuncia e perché quel doppio Temple al nostro protagonista proprio non piace. All’inizio di tutta l’inusuale faccenda, Tembarom è uno squattrinato ragazzo di New York che tenta di sbarcare il lunario e di “sfondare”, dopo un principio da strillone, lavorando inizialmente come stenografo e poi come cronista per il giornale locale “Sunday Earth”. Nel frattempo vive in una piccola pensioncina a basso costo, dove si alternano sulla scena pittoreschi personaggi che, nel loro piccolo, vivono della luce riflessa del nostro infaticabile giovanotto. Tembarom è uno di quei personaggi che quando ne leggi viene subito da pensare “perché al mondo non esistono più persone come lui?”. Ha uno spirito semplice e allegro per natura e proprio questo lo porta ad essere ben voluto da tutti coloro che hanno modo di parlare ed entrare in confidenza con lui, è onesto, instancabile e risoluto nel perseguire i suoi obbiettivi senza però perdere un'oncia di umiltà e di buonumore, sempre pronto a farsi aiutare, aiuta a sua volta come può chi capita sulla sua strada. Proprio grazie a queste sue ultime caratteristiche possono venire introdotti due personaggi che saranno, per motivi diversi, il fulcro delle sue avventure; la prima è una giovane donna chiamata da tutti “piccola Ann” per la sua costituzione minuta e quell’aria da bambina che ha quando fissa qualcuno con i suoi occhi grandi e azzurri, al contrario dell’aria da bambina però il suo atteggiamento è per la maggior parte del libro quello della madre premurosa che silenziosamente si prende cura di chiunque le capiti sottomano, in primis del padre, uomo molto impulsivo un po’ lunatico più che disposto però a lasciarsi guidare dalla sua figliola che tanto gli ricorda la defunta e riverita moglie; verità universalmente nota a chi conosce la piccola Ann è che la giovane è una roccia di mite e dolce buon senso, sa sempre dare ottimi consigli e si dimostra un caposaldo in situazioni che necessitano di un faro guida, anche se sotto sotto nasconde un piglio deciso e risoluto che una volta presa una decisione si dimostra inalterabile; questo particolare mix fin da subito attira il giovane cronista verso questa figurina che diventerà ben presto il fine ultimo a cui guardare. 

Il secondo personaggio intorno a cui ruotano, seppur in sordina, le avventure e le azioni di Tembarom è il misterioso Mr. Strangeways, un uomo di cui non si sa nulla se non che ha perso completamente la memoria di sé e del suo passato. T.T. lo trova una sera di rientro dal giornale che vaga per le strade senza meta, senza memoria e bisognoso di aiuto, da quel momento decide di aiutarlo, portandolo a casa con sé e tentando di fargli recuperare la memoria con ogni mezzo possibile. Da questo momento la vita di Tembarom verrà stravolta, si ritroverà improvvisamente a dover partire per l’Inghilterra, patria dei suoi avi, erede di un’inaspettata fortuna; è diventato infatti unico beneficiario della proprietà di Temple Barholm, una residenza di campagna con annessa una rendita che, per usare il gergo di Temple, lo rende ricco come un nababbo. Non avvezzo alla sua nuova situazione economica e sociale il nostro giovane protagonista fa fatica ad adattarsi alla società inglese così diversa e così statica rispetto a quella americana, che lui sente come sua, tutti lo guardano con aperta curiosità se non con malcelato disprezzo in quanto lo considerano un grezzo provincialotto del tutto inadeguato a far parte dell’elite nobile della vecchia Inghilterra. Ben presto, però, anche se a fatica, grazie al suo carattere aperto, ingenuamente ottimista ma non sciocco, riesce a stringere legami importanti che gli saranno anche di aiuto per sbrogliare il rompicapo presentato dal passato oscuro di Mr. Strangeways che potrebbe nascondere dei risvolti imprevisti, ma che in un certo modo per Tembarom si riveleranno quasi rassicuranti per il suo futuro.

Oltre ad una storia deliziosa questo romanzo offre al lettore anche diversi spunti di riflessione, alcuni che rimangono ancorati all’epoca del romanzo altri che possono essere trasferiti agevolmente ai giorni nostri. In primo piano troviamo il concetto del rimanere sempre fedele a se stesso, per il protagonista è un punto cruciale non perdersi e per non perdere a sua volta la piccola Ann, è inoltre ben consapevole di se stesso e delle persone che lo circondano e ben intenzionato a dimostrare loro che tipo di persona è prendendo tutti in contropiede con i suoi modi semplici, non artefatti e sempre gioviali con tutti senza distinzioni di ceto. Possiamo vedere inoltre come la nuova condizione economica, per quanto comoda per T.T., non è quello che realmente vuole né quello che realmente lo rende felice, seppur comunque gli offre la possibilità e i mezzi di rendere felici quanti sono a lui vicini e, per sua fortuna, di riportare tutto come sarebbe sempre dovuto essere, segno che per lui, a differenza della maggior parte delle persone che lo circondano, non conta tanto la ricchezza materiale di cui dispone, ma come ne può disporre. Per gran parte del romanzo è sempre presente la contrapposizione tra America e Inghilterra, la prima presentata come terra di stramberie e modi rozzi conditi con un linguaggio di difficile interpretazione secondo la visione degli isolani inglesi, ma come terra di opportunità, di novità e di possibilità di migliorare la propria condizione con il lavoro, dove anche un giovane strillone può fare carriera fino a diventare giornalista e titolare di una rubrica editoriale, per gli americani; la seconda ci viene presentata invece come antica focalizzata su dei costrutti sociali antiquati e poco aperti alle innovazioni, dove tutto è ancora fermo al secolo precedente e si basa sulle mere apparenze e dove nonostante tutto gli inglesi sono orgogliosi di essere come sono, anche se ormai un nobile è tale solo per il titolo e non per possedimenti che ha (che spesso sono alquanto scarsi) e sono in atto dei cambiamenti sociali che ad un certo punto dovranno per forza essere riconosciuti.

Parlando dei personaggi, a partire dal nostro ex-strillone, per la maggior parte sono tutti così deliziosamente adorabili che non si può far a meno di apprezzarli, Tembarom è un esempio di giovialità, onestà e acume, la piccola Ann, anche se a volte potrebbe dare un po’ fastidio in alcuni suoi preconcetti acquisiti dalla madre, spicca per il suo buonsenso, per la sua sottigliezza e alla fine dimostra veramente la portata della sua “spina dorsale”, miss Alicia è talmente tenera che non può far altro che ispirare senso di protezione nel lettore; anche i personaggi “secondari” e “meno buoni” alla fine si rivelano ricchi di sfaccettature, a volte è proprio Tembarom a rivelarcele, e per questo sono pure loro apprezzabili, anche perché alla fine tutti i nodi vengono al pettine e ogni cosa si sistema nel modo migliore (alla faccia loro). Lo stile della Burnett è scorrevole, delicato ed efficace allo stesso tempo e rende un romanzo, da alcuni descritto come di avventura ma per me più che altro di formazione, che rivendica i temi cari all’autrice come appunto da differenza tra Vecchio e Nuovo Continente, l’indipendenza intellettuale delle donne che spesso si dimostrano la vera guida e il motore dell’azione (vedi Ann), una lettura piacevole e per nulla pesante che trova modo per rimanere e sedimentare nella mente del lettore anche dopo che il libro viene chiuso.

Eleonora



Photo credit: @eleonoranicoletto

lunedì 12 luglio 2021

Recensione: "La vedova riluttante" di Georgette Heyer (a cura di Eleonora)

Buongiorno e buon inizio settimana, lettori! ^^
La recensione di oggi è a cura di Eleonora che ci parla dell'ultimo romanzo di Georgette Heyer pubblicato dalla casa editrice Astoria. Se amate i romance storici pieni di intrighi e avvincenti, non perdetevi questa uscita! Vi lascio all'opinione di Eleonora, a presto! ;)

La vedova riluttante
di Georgette Heyer

Prezzo: 9,99 € (eBook) 18,00 € (cop. flessibile)
Pagine: 288
Genere: romance storico
Editore: Astoria
Data di pubblicazione: 3 Giugno 2021

Convinta di prendere servizio come governante, la giovane Elinor Rochdale deve fronteggiare un’incredibile vicenda: al termine di un lungo viaggio che dovrebbe condurla nella dimora della temibile signora Macclesfield, si trova invece in una casa signorile ma decadente, al cospetto di un elegante gentiluomo, lord Carlyon, che le chiede di sposare il cugino Eustace. Elinor capisce presto di essere arrivata nella casa sbagliata e teme di essere in presenza di un pazzo. Ma così non è. Grazie all’irresistibile fascino e alla lucida logica di lord Carlyon e alla sventatezza del suo giovane fratello Nicholas, Elinor si sorprende a diventare sposa e vedova nel breve corso di una notte e a trovarsi al centro di una singolarissima vicenda di documenti segreti, agenti inglesi al servizio di Napoleone, spie e assassini. Una rocambolesca trama gialla e gli immancabili colpi di fulmine ci regalano una Heyer al suo meglio.

“La vedova riluttante” è l’ultimo libro di Georgette Heyer pubblicato da Astoria edizioni. In questo romanzo, ambientato nell’epoca della Reggenza, la giovane protagonista Elinor Rochdale, convinta di prendere servizio come governante presso la famiglia della signora Macclesfield, a causa di un involontario scambio di persona o meglio di carrozza, si ritroverà coinvolta suo malgrado in una situazione ai limiti dell’assurdo. Quando giungerà a destinazione infatti un distinto gentiluomo che risponde al nome di Lord Carlyon, con l’aiuto di una lucida logica e del suo non disdegnabile fascino, riuscirà a convincere una decisamente riluttante Miss Rochdale a sposare suo cugino Eustace. Elinor, per sua fortuna o sfortuna a seconda dei punti di vista, diventerà sposa e vedova in una sola notte e con questo avranno ufficialmente inizio le sue tribolazioni. In un continuo susseguirsi di battibecchi, frecciatine e inattaccabili logici ragionamenti l’autrice ci conduce in un susseguirsi di eventi da un sapore spiccatamente tragicomico in cui il romanzo giallo e il romanzo rosa regency si mescolano per dare un racconto frizzante, divertente e dal ritmo serrato con una risoluzione del mistero per alcuni forse prevedibile ma comunque molto calzante.
Elinor, la protagonista, è una giovane donna intelligente, irriverente e moderna che, pur nei limiti delle convenzioni del periodo e del carattere del suo “aguzzino”(vedere il suddetto Lord Carlyon), riesce a far valere la sua opinione e a tenere testa ad un trio di fratelli abituati ad avere il comando e il controllo della situazione. Sotto certi aspetti in lei possiamo ritrovare alcuni dei tratti tipici delle protagoniste dei romanzi di Jane Austen a cui spesso Georgette Heyer, per la sua precisione nei dettagli che caratterizzano l’epoca di cui scrive e per i suoi personaggi, è più volte paragonata. La controparte maschile nel romanzo è composta dalla triade di fratelli più impetuosi e allo stesso tempo più rispettati della contea: a capo della famiglia c’è Lord Carlyon, il gentiluomo responsabile delle disavventure della povera Miss Rochdale che, purtroppo per lei, è l’uomo a cui tutti danno retta e verso cui nutrono una cieca fiducia tale da rasentare l’idolatria, noto per la sua intelligenza spiccata e per la sua disdicevole tendenza a notare dettagli che spesso si spera sfuggano; troviamo poi il signor Carlyon, fratello “di mezzo”, che rappresenta il lato più serio, responsabile e ponderato della faccenda, anche detto guastafeste o colui che dispensa le ramanzine al povero, si fa per dire, Nicholas (Nicky per tutti), il minore dei tre e un autentico combinaguai, è infatti a lui che si devono le scene più rocambolesche, le molte visite del dottore e anche alcuni dei dialoghi e delle scene più divertenti e spiazzanti in cui traspaiono tutta l’esuberanza e l’incontenibilità dovute alla sua giovane età. Tutti questi elementi contribuiscono a fare de “La vedova riluttante” un piccolo gioiello, un romanzo leggero ma entusiasmante con una narrazione scorrevole ed efficace che pur non scendendo nei particolari fa immergere il lettore nell’atmosfera dell’epoca e con dei personaggi che sembrano balzare fuori dalle pagine del libro per prendere vita davanti agli occhi di chi legge con le loro battute sagaci, i dialoghi pungenti e ovviamente con la sottile attrazione tra i due personaggi principali che (con mia grande soddisfazione) porta ad una meritata fine.




Eleonora

Foto: @eleonoranicoletto

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