coffee_books
Visualizzazione post con etichetta classici. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta classici. Mostra tutti i post

sabato 30 dicembre 2023

Recensione: "Un Natale di sole e di tempesta" di Elizabeth Gaskell (a cura di Eleonora)

Car* lettor*,
oggi chiudiamo con le recensioni di libri natalizi, con una breve opinione della novella Un Natale di sole e di tempesta di Elizabeth Gaskell, gentilmente fornita dalla Vintage Editore (che trovate disponibile sugli store online al prezzo di 0,99 € e una prefazione di approfondimento). L'ha letta per noi Eleonora e ce ne parla qui sotto. Fateci sapere se già la conoscete e se anche voi apprezzate lo stile di Elizabeth Gaskell.

Un Natale di sole e di tempesta
di Elizabeth Gaskell

Prezzo: 0,99 € (eBook)
Pagine: 18
Genere: racconti
Editore: Vintage Editore
Data di pubblicazione: 17 dicembre 2023

Nella gelida atmosfera di un Natale vittoriano, una coppia di tipografi, Jenkins e Hogdson, dipendenti di due giornali concorrenti, insieme alle rispettive mogli, si trovano ad affrontare peripezie e vicissitudini che solo lo spirito delle feste saprà sanare. Tra gatte dispettose, antiche carole, salsicce e tortini di carne, Elizabeth Gaskell regala ai lettori una brevissima novella piena di ironia, senza dimenticare che il Natale è soprattutto amore per il prossimo.

Un Natale di sole e di tempesta di Elisabeth Gaskell è un racconto natalizio un po’ in stile dickensiano che in poche pagine, sono appena ventidue, svolge una funzione da spirito del Natale passato ponendo l’attenzione sul vero spirito delle feste.

 Il racconto si svolge in una fredda e nebbiosa cittadina inglese nella vigilia di Natale e i protagonisti sono i redattori di due giornali rivali che, per loro sfortuna, vivono anche come vicini di casa nello stesso condominio, in cui le stoccate e le frecciatine tra le due famiglie, mogli comprese, non mancano. I battibecchi sono all’ordine del giorno, vuoi per il gatto che ha mangiato un pezzo di carne di troppo, vuoi per l’infante di una delle coppie che disturba l’altra, i tentavi di apparire ed essere superiori l’uno all’altro sono ormai quello che scandisce le giornate nel condominio. 

La solita vecchia storia fatta di scambi di battutine di fiele eccetera viene interrotta come nelle migliori tradizioni dal pargolo di uno dei due redattori quando improvvisamente si ammala gettando nel panico la povera, giovane e inesperta madre che, folle di paura per la vita del figlioletto, si rivolge alla tanto detestata vicina; questa, in un impeto di magnanimità natalizia, decide di prestare il suo aiuto per cercare di guarire il bimbetto e placare le ansie della madre, fortunatamente la sua esperienza fa la differenza e migliora la situazione in breve tempo. Il provvidenziale aiuto diventa il classico ramoscello d’ulivo tra le due famiglie che quella sera stessa si ritrovano inaspettatamente a condividere la cena della vigilia in compagnia l’una dell’altra ridendo e passando piacevolmente il tempo. Si scopre dunque che alla fin fine non sempre la persona che ci sta così antipatica effettivamente lo è, se solo ci si prende la briga di conoscerla meglio.

Con il suo stile molto classico e perfettamente riconoscibile, Elisabeth Gaskell in poche righe riassume e mostra tutti i tratti tipici della sua scrittura, primo fra tutti la descrizione della classe sociale media mostrata con le sue sfumature più vere e a volte pure più assurde, protagonisti della vicenda. Lo stile ricorda molto alcuni suoi racconti gotici ma ovviamente qui lo scenario è totalmente differente, in poche pagine l’autrice ci riporta indietro nel tempo, in una scena che io mi sono immaginata illuminata dalla luce delle candele e dal calore del focolare, che sa di tradizione, di classico e di adorabile. Impostato proprio come un racconto che la Gaskell ci sta narrando, Un Natale di sole e di tempesta è una storia calda e confortevole, che riscalda gli animi e strappa qualche risata, perfetta per essere letta la notte di Natale.

Eleonora

sabato 27 maggio 2023

Recensione: "La Sirenetta" di Hans Christian Andersen e Benjamin Lacombe

Buongiorno! ^^
Oggi vi parlo di un libro bellissimo, La Sirenetta, nell’edizione unica realizzata da Benjamin Lacombe, per la collana di classici illustrati, diretta da lui stesso. Ho letto anche altri libri di questa collana e li ho sempre trovati stupefacenti. Si tratta di versioni dei classici più amati e conosciuti ma rappresentati in una chiave del tutto nuova e illustrati dai più bravi illustratori moderni, tra cui anche Lacombe.
Un ringraziamento alla casa editrice per la copia omaggio a sorpresa.

La Sirenetta
di Hans Christian Andersen e Benjamin Lacombe

Prezzo: 24,00 € (cop. rigida)
Pagine: 96
Genere: libri illustrati, classici
Editore: Rizzoli
Data di pubblicazione: 29 novembre 2022
Acquista su: IBS, laFeltrinelli

Una sirena deve aspettare di compiere quindici anni prima di poter salire in superficie e vedere da vicino gli umani. Quando finalmente arriva il suo turno, la figlia minore del re del Mare si innamora perdutamente di un principe. Per lui, la Sirenetta accetta di rinunciare alla sua coda e di perdere l'uso della voce... Un'edizione speciale, una nuova lettura della fiaba di Andersen alla luce delle lettere dello scrittore. Con le illustrazioni di Benjamin Lacombe, che firma anche una personale ed emozionante introduzione. Prefazione e postfazione di Jean-Baptiste Coursaud.

La Sirenetta
è uno di quei classici senza tempo che ormai chiunque di noi conosce. Abbiamo senza dubbio letto tantissime versioni di questa storia o visto innumerevoli trasposizioni cinematografiche, ma sicuramente quella che ci presenta Benjamin Lacombe è una versione del tutto inaspettata. Sin dalla prefazione (a cura di Jean-Baptiste Coursand) comprendiamo parte della vita di Andersen e dei retroscena di questa sua popolare opera. Cosa lo ha ispirato o, meglio, chi? Pare infatti che l’autore abbia avuto un forte legame con i figli del suo benefattore Jonas Collin. Edvard e Louise hanno giocato un ruolo fondamentale nella sua vita sentimentale, in quanto Andersen ha amato entrambi. Partendo da questo presupposto, Lacombe ci presenta la “sua” Sirenetta, giocando proprio sull’ambiguità. Se nel testo di Andersen è tutto sotteso e discreto, Lacombe con le illustrazioni che accompagnano il racconto dà quella spinta in più per sottolineare l’ambivalenza del personaggio. La Sirenetta viene infatti rappresentata priva di caratteristiche che ne definiscano chiaramente il genere, con capelli corti, petto liscio, una figura androgina per aumentare l’equivoco. Gli stessi colori utilizzati da Lacombe, il rosa, il viola, il blu, richiamano, per esempio, i colori della bandiera bisessuale; il viola della coda della sirena non è una scelta casuale, è un colore tra il rosa e il blu e simboleggia proprio l’intersessualità. L’illustratore in tanti piccoli dettagli fa riferimento alla fluidità di genere, giocando con le forme e omettendone altre.

 Una sessualità quasi esplicita rappresentata dalla sua visione (basti far caso alla copertina e alla forma assunta dai coralli che circondano la Sirenetta). Sappiamo bene come ai tempi di Andersen fosse assolutamente sconveniente provare un sentimento d’amore per qualcuno dello stesso sesso, quindi l’interpretazione di Lacombe vuole rimarcare ciò che secondo lui, e secondo le interpretazioni di numerosi studiosi, l’autore cercava di nascondere, un "grido d’amore che non avrebbe mai potuto esprimere apertamente in vita", e ci consiglia di leggere con empatia. 

La Sirenetta è già di per sé una storia malinconica. La giovane sirena rinuncia a una parte importante di sé, la più importante, quella che la definisce, per amore di qualcuno. I disegni di Lacombe accentuano questa malinconia, alla luce anche della sua interpretazione, facendoci sentire ancora di più il dolore profondo della sirena all’idea di non poter ottenere ciò per cui ha sacrificato tanto. Il rosa fluo che sta alla base di ogni tavola, smorza i blu malinconici e richiama alla vita. Non si può infatti non pensare al desiderio profondo della sirena di ottenere l’amore ma anche un’anima immortale (che sarebbe poi anche l'intento di Andersen come artista). 

In questa edizione abbiamo anche un finale aggiunto, un finale che Andersen ha cancellato, poche righe che ci fanno capire quanto per lui questo obiettivo fosse fondamentale. Arrivare nelle case di tutti, toccare i cuori, essere ricordato. La particolarità di questo libro sono sicuramente le lettere che chiudono il volume nella sezione intitolata Messaggi in bottiglia, lettere che Andersen scambiava con i fratelli Collin e in cui si denota la profondità del suo legame con loro, una in particolare mi è sembrata davvero più struggente delle altre. È stato molto interessante leggere tra le righe il sentimento di Andersen verso queste due persone che considerava come fratello e sorella, ma che forse furono per lui qualcosa di più (o avrebbe voluto lo fossero). Questo volume è di sicuro un’opera tra le più impareggiabili dedicate a La Sirenetta e ad Andersen, ci porta a vedere la storia in un modo del tutto nuovo, tramite i disegni illustri di Lacombe, che riesce sempre a rendere omaggio ai classici per ragazzi come pochi altri artisti sanno fare, e tramite anche le fonti e gli studi riportati da Jean-Baptiste Coursand, che ha curato Prefazione e Postfazione in maniera esemplare. Questa storia però non è solo per ragazzi, è una versione sicuramente più adulta e non nego che faccia anche riflettere. Se avete voglia di conoscere questa splendida edizione di La Sirenetta, non vi resta che scoprire questo libro e innamorarvi dei suoi colori, delle sue sfumature, della sua elusività. Sono certa che saprà conquistarvi.

Fonte immagini: Amazon.it

sabato 14 gennaio 2023

Recensione: "Jo & Laurie" di Margaret Stohl e Melissa de la Cruz

Buon pomeriggio, lettor*! ^^
Oggi vi parlo di Jo & Laurie, di Margaret Stohl e Melissa de la Cruz, una sorta di retelling di Piccole Donne incentrato su Josephine March e Theodore Laurence e il finale ideale che non hanno mai avuto. Non che il finale di Piccole Donne sia così brutto, però, diciamocelo onestamente, quant* di voi hanno desiderato una sorte diversa per i nostri due beniamini? Il duo di autrici ce lo regala in questo romanzo e fa davvero un ottimo lavoro. Sono rimasta particolarmente colpita da questa storia, ma ve ne parlo meglio nella recensione. Continuate a leggere e lasciatemi un commento, se vi va. A presto!
Ringrazio immensamente la casa editrice per l'eBook inviatomi in cambio di un'onesta opinione.

Jo & Laurie
di Margaret Stohl e Melissa de la Cruz

Prezzo: 6,99 € (eBook) 18,00 € (cop. flessibile)
Pagine: 312
Genere: narrativa storica, classici, retelling
Editore: Vintage Editore
Data di pubblicazione: 24 ottobre 2022

1869, Concord, Massachusetts. Dopo la pubblicazione del suo primo romanzo, Jo March è esterrefatta nel rendersi conto che la sua storia scritta tanto per guadagnare qualche soldo gode di una fama inaspettata e il suo editore e i suoi lettori chiedono a gran voce un seguito, ma non un seguito qualsiasi: il seguito giusto in cui tutte le piccole donne sono appagate, innamorate e felici. Per questo Jo è sotto pressione per scrivere il suo finale e Laurie la porta a New York per una settimana alla ricerca dell'ispirazione: musei, opere e persino una lettura pubblica di Charles Dickens in persona! Ma mentre Jo pensa a quello che sarà il destino dei suoi personaggi, Laurie ha in mente un finale ben preciso per sé e per la donna che ha scoperto di amare: una donna con un tale desiderio di indipendenza da non rendersi conto che la vera indipendenza viene da un cuore appagato.

Tutt* conoscono Piccole Donne, in un modo o nell’altro. C’è chi ha letto una delle seimila edizioni presenti in commercio, e chi ha visto almeno una delle diecimila trasposizioni cinematografiche esistenti, e tutt*, o quasi, hanno sofferto quando una delle protagoniste, Jo March, spezza il cuore al migliore amico Laurie, rifiutando il suo amore. Quello che succede dopo è una parte che non mi piace ricordare, perché, seppure ammiri Jo per la sua indipendenza e voglia di libertà, ho sempre pensato che se avesse scelto di corrispondere l’amore di Laurie sarebbe stata molto più felice. Ma può una donna vivere solo di scrittura? Può vivere la sua vita senza dover sposare per forza qualcuno. Ovvio che può. E se sei Josephine March è una scelta che ha ancora più senso. Jo è sempre stata una ribelle, un’anticonformista. Capricciosa, volubile, uno spirito libero. La scrittura per lei è sempre stata tutto il suo mondo e adesso che è cresciuta significa ancora di più. Dopo il successo del suo primo manoscritto, Piccole Donne, la pressione per un seguito si fa sempre più pesante. E Jo vuole disperatamente scriverlo, ne ha bisogno, per se stessa e per la sua famiglia. È un lavoro che gli procurerebbe del denaro e che darebbe loro modo di respirare, di vivere meglio. L’editore e le sue lettrici pretendono questo libro e non può essere un seguito qualsiasi, no, deve essere il seguito perfetto. Peccato che Jo non abbia la minima idea di come proseguire le vicende delle sue eroine, soprattutto considerando il tipo di finale che le viene richiesto, un finale romantico e non troppo fantasioso o melodrammatico. Le sue piccole donne dovranno sposarsi. Ma con chi? Come può Jo sapere con chi finiranno se lei in primis sa così poco dell’amore? Ecco, allora, che viene presa dallo sconforto, che prova a scrivere e riscrivere più volte un degno seguito ma non va mai bene. Quello che le manca è l’ispirazione, ma anche una consapevolezza che nemmeno nella vita reale possiede, troppo sfiduciata verso il futuro, incapace di immaginarlo per quanto si sforzi. E così in suo soccorso giunge Laurie, il suo caro, migliore amico Laurie, colui che la capisce meglio di chiunque altro, il solo che possa aiutarla. Laurie sta per partire per New York e porterà Jo con sé. Il cambio di scenario darà l’occasione alla giovane scrittrice di fare esperienze nuove, esperienze entusiasmanti che possano ispirarla e darle qualche idea per il nuovo libro. New York è la meta ideale, una città con così tante cose da vedere e da fare che contenere la propria gioia è impossibile. Ma nonostante le varie avventure vissute a New York, le scoperte fatte ogni giorno, Jo sembra ancora bloccata (<<Lo scriverai un giorno. Ma non oggi. Oggi sei troppo occupata a viverlo>>). 

E, come se non bastasse, al ritorno dal loro viaggio, Laurie sente di voler essere totalmente e completamente onesto con lei e le confessa il suo amore sul treno verso casa. <<Laurie era cresciuto imparando ad amarla>>, per quanto a lungo l’abbia solo amata come amico, adesso quel tipo di amore non gli basta più. Con la prospettiva di partire per Harvard e lasciare Concord, lasciare Jo per qualche anno e la paura di perderla che lo attanaglia, vuole solo avere la certezza che lei lo aspetterà e che diventerà sua moglie, una volta che sarà tornato. Ma Jo, l’incorreggibile, fantastica Jo, non può pensare di legarsi a qualcuno, di sposarsi e rinunciare ai suoi sogni. Il matrimonio non fa per lei, soprattutto non un matrimonio con il suo migliore amico Laurie, che potrebbe ambire ad avere molto più che una povera scrittrice per moglie. Laurie non è della stessa opinione, eppure non riesce a far cambiare idea alla sua testarda amica. Le cose per loro si complicheranno un po’, dopo il ritorno a Concord, e prenderanno delle strade inaspettate. Strade che li porteranno a valutare nuove possibilità, a guardare oltre i loro sogni, oltre ciò che sentono in verità nei loro cuori. E, nonostante tutto, i loro pensieri torneranno sempre lì, a quella dichiarazione, all’eventualità di una vita vissuta insieme, fianco a fianco, così come hanno sempre vissuto, ma senza niente e nessuno a separarli.

Non è facile per Jo immaginare un futuro del genere, nessun futuro in realtà che non sia quello che ha sempre immaginato per sé. Laurie l’ha presa un po’ in contropiede con la sua proposta, eppure Jo non può smettere di pensarci. Sarebbe davvero quello il finale più giusto per lei e per la sua eroina di carta? È quello il suo destino? Per molte pagine la nostra Jo, turbata e pensierosa, valuterà tutte le sue possibilità, rifiuterà ancora una volta Laurie e lo spingerà tra le braccia di un’altra donna, convinta davvero che quella sia la scelta migliore per entrambi; continuerà a scrivere, continuerà a non trovare il finale adatto, continuerà a intestardirsi sul fatto di aver fatto la scelta giusta, l’unica possibile, eppure, se davvero fosse così, perché non riesce ancora a terminare il suo libro? Dove sta sbagliando? Dal canto suo, anche Laurie si dimostrerà cocciuto e fermo sulle sue convinzioni: lui vuole Jo, nessun’altra. Esiste solo lei, dal primo giorno in cui si sono conosciuti. Ha sempre saputo che era lei quella giusta, ha sempre saputo di amarla. Il modo in cui lei lo fa sentire - come a casa - non è qualcosa che riesce a provare con altre donne e, sebbene sia consapevole di essere stato rifiutato, continua a pensare che prima o poi la sua Jo si renderà conto che loro due sono fatti l’uno per l’altra e che non esiste alternativa. 

Seguiremo le loro vicissitudini sempre col cuore in gola, in una tensione che va crescendo e che esploderà nelle ultime pagine, quando per un attimo temeremo che le cose possano non finire come ci aspettavamo. Le autrici sono state molto brave nell’approfondire i pensieri di Jo e Laurie, nel farci entrare nelle loro teste e nei loro cuori, facendoci provare nuove e inaspettate emozioni. Il loro stile è davvero perfetto e riesce a non snaturare quello di Louisa May Alcott. È curato in ogni minimo dettaglio e persino ogni personaggio sembra uscire dalle pagine della versione originale di Piccole Donne. In questo romanzo abbiamo però l’aggiunta di qualche piccola novità che ha reso il tutto più fresco, moderno e appassionante, serate magiche newyorkesi, un vestito d'argento creato su misura e l’incontro con Charles Dickens, autore molto ammirato da Jo e Laurie. Sono stata molto contenta di poter leggere questa storia che punta l’attenzione su un amore un po’ bistrattato, quello tra due migliori amici, due anime gemelle, che ho sempre pensato fossero destinate a stare insieme. Le autrici non cambieranno del tutto le carte in tavola, Jo è sempre la stessa Jo e i suoi sogni sono gli stessi che abbiamo imparato a conoscere leggendo il classico della Alcott, però ci sarà una variante, quella dell’amore, che renderà il tutto molto più coinvolgente e romantico. Ma non sarà quel tipo di amore che ti priva dell’identità o delle tue ambizioni - non sarebbe qualcosa che Jo potrebbe accettare - bensì l’amore ideale, quello che nulla toglie ma che tanto dà. Per chi ha sempre sognato un finale diverso per Jo e Laurie, per chi ha sempre desiderato vederli insieme, per chi ama follemente il trope friends-to-lovers (eccomiii!), questo libro vi darà tutto questo e molto di più. Mi sento di dire che è un po’ ripetitivo in alcune parti e l’inizio è sicuramente un pochino lento, ma dal 20% in poi inizia a essere molto più incalzante e vi ritroverete attaccat* alle pagine sognando a occhi aperti, col cuore palpitante ed emozioni fortissime a scorrervi nelle vene. Date una possibilità a questo libro, sono sicura che lo adorerete!

Fonte immagini: Pinterest

giovedì 15 settembre 2022

Recensione: "Corteggiando Jo March" di Trix Wilkins (a cura di Melz)

Buongiorno, lettor*!
Oggi per voi la recensione di Corteggiando Jo March, di Trix Wilkins, a cura di Melz. Tempo fa ve ne parlai io e adorai questa variazione, anche Melz l'ha amata e, come me, pensa che Jo e Laurie siano una coppia perfetta, destinata a stare insieme. Scoprite la sua opinione nella recensione che segue e fateci sapere la vostra. A presto! ;)

Corteggiando Jo March
di Trix Wilkins

Prezzo: 5,99 € (eBook) 16,00 € (cop. flessibile)
Pagine: 466
Genere: romance storico, classici
Editore: Vintage Editore
Data di pubblicazione: 12 luglio 2021

Jo March, scrittrice, sente di aver perso la sorella maggiore, Meg, da quando si è sposata. Lo stesso destino sembra dover toccare anche alle sorelle minori Beth e Amy, e persino al suo più caro amico, Laurie. Eppure, nonostante gli sforzi della prozia March, Jo è determinata a non rinunciare alla propria libertà per nessun essere mortale. Theodore “Laurie” Laurence, è nato con un bell'aspetto, talento e ricchezza e Jo è convinta che avrà un futuro promettente di cui lei non farà parte. Ma è testardo come la stessa Jo e la ama dal primo momento che l'ha vista. Cosa toccherà fare a una donna che non vuole sposarsi né per amore né per denaro?

Ero una bambina di sette anni, avevo imparato a leggere da poco e l’unico libro letto nella mia poca vita, in maniera altalenante e capendo poco per la maggior parte del tempo, si chiamava Berretto Blu. Fu allora che mia zia mi mise in mano il romanzo che diede il via alla mia carriera da lettrice: Piccole Donne. La storia delle sorelle March, di Laurie e dell’amore familiare incondizionato mi catturò profondamente: Jo era la ragazza che miravo a diventare, ancora oggi una delle mie eroine letterarie, e Laurie il fidanzato che volevo avere. Ma quanto sarebbe stato bello un finale un po’ diverso?

Per quanto sia un’amante di fanfiction e il mio passato oscuro da scrittrice su EFP possa confermare come storpiassi la storia di Harry Potter, non mi è mai saltato in mente di scrivere di Laurie e Jo, in modo che la loro storia fosse effettivamente una storia d’amore bilaterale o che, comunque, mostrasse più di quello che la Alcott decise di mostrare. Beh, Trix Wilkins l’ha pensata come me, ma, a differenza mia, si è cimentata in questo esperimento letterario dai tratti impossibili e riuscendoci, devo dire, anche egregiamente.

Parliamoci chiaro, scrivere di due personaggi nati da un’altra penna e rimanere perfettamente in character è un’impresa difficilissima, ma Jo resta Jo, la caparbia e testarda Jo; Laurie resta Laurie e questo mi è piaciuto immensamente. Wilkins è riuscita a raccontare una storia d’amore e amicizia, così mischiati assieme che è difficile scindere le due cose (non ci riesce Jo stessa, figuriamoci noi) in maniera perfetta. Certo, il corteggiare Jo March non è tutto rose e fiori, non lo era nella versione originale e non lo è nemmeno in questa, ma deve essere così.

Ma non sono solo Jo e Laurie a rimanere loro stessi, lo sono tutti gli altri, da Beth, a Meg, a Amy. Amy che non ho mai particolarmente apprezzato se non nella versione cinematografica di Greta Gerwig dove viene interpretata da Florence Pugh (versione dove quella storia d’amore sembra avere un minimo di senso), mi è sembrata totalmente se stessa e la Amy che io ho sempre immaginato nella mia mente non sarebbe mai stata con Laurie. Non era Amy a starmi sullo stomaco, ma quella coppia. Questa, però, è solo la mia modesta opinione.

Lo stile utilizzato dall’autrice è semplice, comprensibile, ma allo stesso tempo conserva qualcosa di antico che lo rende un quasi perfetto seguito della storia originale, se essa si fosse interrotta esattamente in quel punto. Non ci sono tempi morti, non ci sono descrizioni troppo prolisse, ma un via vai di avvenimenti che rendono la lettura veloce e curiosa. Dopotutto, i protagonisti sono così: irraggiungibili per la maggior parte del romanzo, ma mai davvero separati, proprio come in Piccole Donne.

Vogliamo usare il gergo e chiamare questo un friends to lovers? Beh, lo è in parte perché Laurie e Jo non sono mai stati né soltanto amici, né soltanto altro. Sono entrambe le cose dalla prima interazione, dal primo sguardo, dalla prima risata sguaiata. Nonostante Jo sia quello che sia e riesca a far arrabbiare chiunque (tranne Beth perché Beth è più di una santa, sempre pensato), Laurie non vorrebbe niente di diverso. Sono anime gemelle, anime affini, migliori amici. Ho sempre compreso i pensieri di Jo, e ho apprezzato anche il suo love interest finale, sono onesta, ma, allo stesso tempo, ho sempre pensato che dopo anni, dopo una crescita personale e la realizzazione dei loro sogni, loro potevano stare insieme e sono contenta che questo romanzo mi abbia dato la possibilità di leggerne.

Insomma, ho amato questo finale alternativo e l’ho letto come se facesse parte dell’opera originale. È stato bellissimo ritrovare la famiglia March e non solo leggere di Jo e Laurie, ma anche della dolce Beth che merita anche la luna.

Melz


Photo credit: @themarvelousmrsmelz
Fonte immagine: Google immagini

venerdì 13 maggio 2022

Milk, Cookies&Books: libri a merenda - "L'uomo che piantava gli alberi" di Jean Giono (a cura di Anna)


Buon pomeriggio! ^^
Eccoci a un nuovo appuntamento con la rubrica dedicata a bambini e ragazzi. Oggi Anna ci parla di un libro splendido che, in modo semplice, riesce a essere un inno alla speranza e alla rinascita: "L'uomo che piantava gli alberi", di Jean Giono. Se non lo conoscete, leggete le meravigliose parole di Anna e fateci sapere che ne pensate. A presto!

L'uomo che piantava gli alberi
di Jean Giono

Prezzo: 8,00 € (cop. flessibile)
Pagine: 64
Genere: classici per ragazzi
Editore: Salani; 9° edizione 
Data di pubblicazione30 marzo 2017

Durante una delle sue passeggiate in Provenza, Jean Giono ha incontrato una personalità indimenticabile: un pastore solitario e tranquillo, di poche parole, che provava piacere a vivere lentamente, con le pecore e il cane. Nonostante la sua semplicità e la totale solitudine nella quale viveva, quest'uomo stava compiendo una grande azione, un'impresa che avrebbe cambiato la faccia della sua terra e la vita delle generazioni future. Una parabola sul rapporto uomo-natura, una storia esemplare che racconta «come gli uomini potrebbero essere altrettanto efficaci di Dio in altri campi oltre la distruzione».

Era il 1953 quando lo scrittore francese Jean Giono scrisse questo piccolo romanzo definito “per ragazzi”. Per ragazzi... forse per la sua brevità, forse per il suo stile lineare, educato e descrittivo, forse perché, come le favole, è un racconto allegorico, o forse soltanto perché certi critici, abituati a catalogare il mondo secondo i loro banali stereotipi, hanno pensato che una vicenda di così pura e delicata semplicità non fosse sufficientemente impegnata per essere letta da un pubblico adulto.

L’uomo che piantava gli alberi è un libro per tutti. Per tutti coloro che amano la natura, le storie che parlano direttamente al cuore, i personaggi dalla personalità ingenua e insieme determinata, per tutti quelli innamorati della musica del silenzio e per chiunque creda ancora che anche un piccolo gesto possa fare la differenza per migliorare il mondo. Il successo di questo romanzo negli anni non è mai declinato. Stampato in diverse lingue e in origine distribuito gratuitamente, non fruttò nemmeno un centesimo all’autore, ma lo stesso Giono confermò sempre che era l’opera di cui andava più fiero. Lo scrittore sentiva il racconto talmente nelle sue corde che adottò l’espediente letterario dell’Io Narrante Anonimo parlando però in prima persona, come se fosse lui stesso il protagonista. Nel 1987 la trama venne adattata da Frédéric Back per la realizzazione di un cortometraggio che vinse addirittura il Premio Oscar per il miglior cortometraggio di animazione e nel 2006 il racconto fu adattato come opera teatrale. E oggi che i temi della sostenibilità ambientale, dello spreco delle risorse, dei cambiamenti climatici, della conservazione delle biodiversità, dell’inquinamento, della deforestazione sono ormai di una inquietante e drammatica attualità, questo piccolo romanzo definito “per ragazzi” diventa una parabola sul rapporto tra natura e umanità a cui guardare con speranza.

Nel 1910, durante un viaggio a piedi attraverso le terre brulle e desolate della antica regione delle Alpi che penetra in Provenza, una terra spogliata di tutto, secca, punteggiata di cespugli di lavanda selvatica, un villaggio abbandonato e scheletri da case consumate dal vento, l’anonimo narratore incontra Elzeard Bouffier, un pastore che trascorre giorno dopo giorno la sua vita in totale silenzio, in compagnia soltanto del suo cane e delle sue pecore. Si direbbe una vita noiosa e grama, ma non è così. Elzeard è un uomo estremamente curato ed educato, vive in una casa pulita e in ordine, i suoi abiti e i suoi arredi sono poveri ma dignitosi, il suo cane è affettuoso ma composto. Nessuna trascuratezza nella sua vita, nessun disordine. Ogni suo gesto è misurato e appropriato, persino il suo silenzio. Nel silenzio Elzeard trova la sua dimensione e la sua verità, il contatto autentico con la natura e con la bellezza delle piccole cose.
“[...] l’eleganza del silenzio, la delicatezza del ritirarsi, la forza del prendersi cura delle piccole cose. Rarità.” (Fabrizio Caramagna)

Nel suo silenzio l’uomo dedica la sua vita, con assoluta cura e dedizione, a piantare alberi“Aveva pensato che quel paese sarebbe morto per mancanza d’alberi. Aggiunse che, non avendo altre occupazioni più importanti, s’era risolto a rimediare a quello stato di cose”.

Trascorrono gli anni, la civiltà è scossa dalla Prima Guerra Mondiale. E trascorrono i decenni e altre guerre, e altri ignobili umani disastri mentre quel piccolo mondo, insieme a quel grande uomo, isolati da tutto, continuano sulla strada della rinascita. Giorno dopo giorno, tra miracoli e fallimenti, quella landa desolata diventa una foresta. La natura, solitaria e silenziosa come l’anima del pastore, ha fatto il suo corso: dove Elzeard ha piantato ghiande ora crescono querce, e salici, prati, giardini, giunchi, e nelle pieghe aride della terra ricominciano a scorrere ruscelli gorgoglianti e cristallini. Nelle carcasse di case di pietra tornano a giocare i bambini con le loro famiglie e il loro futuro. È una Resurrezione.

E non è più silenzio... è la melodia della natura, la sinfonia della speranza.

“Quando penso che un uomo solo, ridotto alle proprie semplici risorse fisiche e morali, è bastato a far uscire dal deserto quel paese di Canaan, trovo che, malgrado tutto, la condizione umana sia ammirevole. Ma se metto in conto quanto c’è voluto di costanza nella grandezza d’animo e d’accanimento nella generosità per ottenere questo risultato, l’anima mi si riempie d’un enorme rispetto per quel vecchio contadino senza cultura che ha saputo portare a buon fine un’opera degna di Dio.”

Con estrema delicatezza in questo racconto si apre una piccola “passaporta”. In silenzio, in punta di piedi, si apre uno spiraglio magico grazie a un'analogia tra protagonisti: due uomini che camminano soli e assetati, uno in una landa desolata e arida e uno in un deserto... due uomini che incontrano per caso e fanno amicizia con due personaggi solitari e discreti, sorprendenti nella loro semplicità, nella loro estrema cura e dedizione nei confronti di un meraviglioso obiettivo d’amore: per uno dare nuova vita alla sua terra, per l’altro proteggere la natura del proprio pianeta. Un narratore anonimo e un aviatore, un pastore e un Piccolo Principe... Il Piccolo Principe, di Antoine de Saint-Exupery, 1943.

L’uomo che piantava gli alberi è un piccolo capolavoro di semplicità, originalità e discrezione in cui le parole sono scelte con cura e si susseguono con eleganza rivelando una metafora di forza e speranza.


Anna


Photo credit: @anna_bookfantasy

venerdì 18 febbraio 2022

Milk, Cookies&Books: libri a merenda - Zanna Bianca di Jack London (a cura di Anna)

Buon pomeriggio! ^^
Nuovo appuntamento con la consueta rubrica del venerdì dedicata a bambini e ragazzi. Oggi la nostra Anna ci parla di un libro che le ha letteralmente rubato il cuore, un classico intramontabile e toccante: Zanna Bianca, di Jack London. Vi lascio alle sue parole, fateci sapere poi se lo avete letto e condividete il suo pensiero. A presto! <3

Zanna Bianca
di Jack London

Prezzo: 0,99 € (eBook) 8,90 € (cop. rigida)
Pagine: 284
Genere: classici per ragazzi, narrativa per bambini e ragazzi
Editore: Gribaudo
Data di pubblicazione: 29 novembre 2018

A partire dai ghiacci del mitico Klondike, tra cercatori d'oro, branchi di cani e lupi selvaggi, si snoda l'avventurosa storia di Zanna Bianca. Attraverso innumerevoli peripezie e difficoltà, questo lupo coraggioso imparerà a difendersi e a combattere per sopravvivere in un ambiente ostile e pieno di pericoli. Zanna Bianca dovrà affrontare cani feroci, uomini crudeli e senza scrupoli, periodi di prigionia ed esperienze molto dolorose, ma scoprirà anche il valore della fiducia, il calore dell'affetto e l'importanza di non arrendersi mai. All'interno della copertina il mandala del canto alla luna che si illumina al buio. Età di lettura: da 9 anni.

Erano così tanti anni che desideravo leggere Zanna Bianca… Ero già rimasta profondamente colpita da Il richiamo della foresta, la naturale “passaporta” con Zanna Bianca e opera dello stesso autore del 1904, che narra la storia del cane Buck, strappato alla sua vita tranquilla in una fattoria californiana e venduto a un losco trafficante per trasformarlo, con brutalità e ferocia, in un cane da slitta sulla via dei cercatori d'oro, ma non riuscivo mai a sentirmi pronta ad affrontare le profonde emozioni che ero certa questo successivo romanzo avrebbe suscitato in me. Non riuscivo a trovare il coraggio di ritornare nella gelida foresta dell'estremo Nord, tra sterminate distese di neve, fiumi ghiacciati e un assordante silenzio, rotto soltanto dall’ululare dei lupi. Ma un giorno in libreria ho trovato questa edizione bellissima della casa editrice Gribaudo e prendendo il libro dallo scaffale ho sentito di nuovo il “richiamo della foresta”, forte, impellente, impossibile da sfuggire. Sapevo che avrei pianto dalla prima all’ultima pagina, ma sentivo nel profondo dell’anima che alla fine non mi sarei pentita di avere stretto Zanna Bianca al cuore. E così è stato. Se già prima era prepotente e atavica la mia connessione personale con l’animale totemico Lupo, con il suo significato simbolico di Libertà, Istinto, Intuizione, il richiamo di questo libro, misterioso, quasi magico, ha stretto un legame indissolubile tra me e il protagonista di questa storia davvero indimenticabile.

Zanna Bianca è una delle più belle storie di avventura mai scritte sul mondo animale e naturale e un vero capolavoro stilistico. London riesce a descrivere l’incanto, lo splendore incontaminato delle foreste del gelido Nord, freddo e ostile, con una maestria davvero senza pari, le parole si susseguono come un fiume in piena aspre, violente a scuotere con forza, nel lettore, le viscere e l’anima. Il suo è uno stile diretto e concreto; London è un genio nel raccontare il reale non dal punto di vista degli uomini ma attraverso gli occhi di un lupo. La sua originalità sta nel descrivere il mondo del Wild come se lo conoscesse perfettamente, come se ne fosse parte integrante, come se quel mondo selvaggio fosse in qualche modo suo, e nel descrivere le sensazioni, le emozioni, i desideri e le paure di Zanna Bianca come se lui stesso fosse il lupo, trasformando l’essenza del lettore stesso in quella del lupo. Un espediente letterario esemplare, che già dalle prime righe ti fa dimenticare completamente di essere un “essere umano” e fa emergere dalle tue profondità più recondite tutta la tua istintiva e primitiva animalità. Leggendo Zanna Bianca non sei più un Uomo, leggendo Zanna Bianca sei il Lupo.

Nel feroce, gelido e selvaggio cuore delle terre del Nord-ovest canadese, nella regione dello Yukon, Zanna Bianca è l’unico lupacchiotto della cucciolata sopravvissuto a una tremenda carestia. Cresce sotto la guida della madre nelle cui vene scorre per metà sangue di lupo e per metà sangue di cane husky, i cui occhi splendono come carboni ardenti celando la sottile malinconia della fame, una lupa “crudele come le sue zanne e spietata come il gelo”. L’essenza di Zanna Bianca è plasmata dall'impietosa legge della sopravvivenza del più forte, dalla tragedia dell’uccidere per non essere uccisi, dal dramma della carestia, dall’eterna lotta sulla Pista della Carne, dove la battaglia è sbranare per non essere sbranati, puro istinto, ferocia ed euforia, brama e piacere.

“Stava realizzando il proprio senso nel mondo, stava facendo ciò per cui era stato creato: uccidere carne e combattere per questa. Stava giustificando la propria esistenza, la cosa più grande che la vita possa fare, perché essa raggiunge l’apice quando fa tutto ciò per cui è stata dotata.”

Un giorno il cucciolo, insieme alla lupa, si imbatte in un accampamento: gli Umani… Quello con la “divinità umana” è un incontro che sconvolgerà la vita di Zanna Bianca: costretto a lasciare la sua esistenza nella libertà del Wild, a separarsi prematuramente dalla mamma e a lottare contro l’odio del resto del branco, il lupacchiotto crescerà con la solitudine nel cuore, ridotto all’obbedienza con la legge del bastone e alla dipendenza per la fame. I tratti già taglienti dei lineamenti del lupo si coloreranno delle sfumature più spaventose, diventerà un emarginato, il lupo più astuto, scontroso, malvagio, feroce, brutale, intelligente, resistente, freddo e materialista… un demonio. Passando sotto il dominio di diversi padroni, uomini, le peggiori di tutte le bestie, Zanna Bianca arriverà a dover combattere contro altri cani per il puro divertimento di scommettitori senza scrupoli sviluppando ancora di più un’indole asociale, solitaria, arcigna, distante: “se mai era esistita una creatura nemica della propria specie, quella era Zanna Bianca…era tormentato al punto da odiare ciecamente, senza il minimo lume della ragione.” Il lupo combatte, uccide e vince sempre finché un giorno, provato e sfinito, viene ridotto in fin di vita…a salvarlo da morte certa interverrà il primo essere umano davvero umano che il destino finalmente mette sulla strada di Zanna Bianca, Weedon Scott. Dopo anni di punizioni, sevizie e crudeltà da parte degli Dei Superiori e Folli, riuscirà la gentilezza, la cura, la pazienza incondizionata del Padrone Dell’Amore a regalare al lupo il dono della felicità e a guarire le incommensurabile ferite della vita ingiusta e crudele di Zanna Bianca?

Guardate sarò sincera, io amo tutti i libri che leggo, ognuno di loro mi regala emozioni preziose, ma poche volte nella mia vita una storia mi ha colpita così profondamente nel cuore e nello stomaco. Sono passate già due settimane da quando ho terminato la lettura e ancora non sono riuscita a riporre questo romanzo in ordine, accanto a tutti gli altri, sul ripiano della libreria. È ancora lì sul comodino a tenermi compagnia, lo porto alla scrivania con la scusa di annotarmi qualche altra frase, continuo a riprenderlo in mano e aprirlo e annusarlo e sfogliarlo… credo che il suo richiamo, il suo ululato, rimarrà per sempre come un’eco profonda dentro di me.


Anna


Photo credit: @anna_bookfantasy

venerdì 28 gennaio 2022

Milk, Cookies&Books: libri a merenda - "Mary Poppins" di P.L. Travers (a cura di Anna)

Buon pomeriggio, lettor*! Come state?
Eccoci ad un nuovo appuntamento con la rubrica "Milk, Cookies&Books: libri a merenda". Oggi Anna ci parla di un personaggio molto famoso, Mary Poppins, protagonista del classico intramontabile di P.L. Travers. Avete mai letto questo libro? Sapevate che libro e film sono molto diversi? Leggete la recensione di Anna per saperne di più! A presto ;) 

Mary Poppins
di P.L. Travers

Prezzo: 12,00 € (cop. rigida)
Pagine: 190
Genere: classici, bambini, ragazzi
Editore: BUR Biblioteca Univ. Rizzoli
Data di pubblicazione: 2 novembre 2021

Vento da Est, dice l'Ammiraglio. Al Numero Diciassette del Viale dei Ciliegi bussa Mary Poppins. È scesa giù dal cielo volando con un ombrello e una grande borsa ed è pronta a far vivere ai piccoli Banks tutta la sua magia.

SUPERCALIFRAGILISTICHESPIRALIDOSO anche se a sentirlo può sembrare spaventoso, se lo dici forte avrai un successo strepitoso, supercalifragilistichespiralidoso!

Chi non ha mai intonato e ballato Supercalifragilistichesiralidoso, una delle canzoni più conosciute e canticchiate al mondo, opera dei fratelli Sherman, compositori e parolieri, nonché vincitori per la colonna sonora di un Oscar, un Golden Globe e un Grammy Award? E chi non ha mai fischiettato con allegria:

“Con un poco di zucchero la pillola va giù, la pillola va giù, pillola va giù. Basta un poco di zucchero e la pillola va giù, tutto brillerà di più”

Questi due famosissimi brani, nella nostra memoria e immaginazione, sono il simbolo di Mary Poppins, la straordinaria Tata magica creata dal genio letterario Pamela Lyndon Travers e trasposta nel musical animato da Walt Disney nel 1964, non trovate anche voi? Eppure… incredibile! Nel libro non compaiono assolutamente! Ho iniziato a leggere il romanzo con l’ingenuità della bimba che si appassionò al film da piccolissima, pensando di ritrovare i dettagli del grande schermo anche tra le pagine, invece il libro è davvero diverso! Così differente che quando l’autrice, dopo più di vent’anni di insistente opera di convincimento e corteggiamento da parte del produttore cinematografico diede finalmente il suo benestare, davanti alla proiezione del film pianse tutto il tempo: detestò il musical, trovò il personaggio di Mary Poppins completamente snaturato e contestò numerose scelte stilistiche e artistiche, compreso il finale considerato antifemminista. Polemiche a parte il film divenne immediatamente un incredibile successo, uno dei lungometraggi più fortunati della storia, un musical per famiglie che ha avuto il merito di far conoscere in tutto il mondo l'amatissima Mary Poppins.

Voi sapevate che la Travers scrisse numerosi libri sequel che non ottennero però lo stesso successo? Io noooo!!! E personalmente ho intenzione di cercarli tutti, nonostante siano rarissimi: “Mary Poppins ritorna”, “Mary Poppins apre la porta”, “Mary Poppins nel parco”, “Mary Poppins dalla A alla Z”, “Mary Poppins in cucina”, “Mary Poppins in Cherry Tree Lane” e infine “Mary Poppins e i vicini di casa”.

Londra, Viale dei Ciliegi 17, casa della famiglia Banks. Da quando la vecchia tata se ne è andata, Jane e Michael sperano nell’arrivo di una nuova bambinaia simpatica e dolce che si occupi di loro e dei gemellini John e Barbara. Il vento che soffia da Est trasporta in volo Mary Poppins facendola atterrare con un terribile botto direttamente sulla soglia, scuotendo tutta la casa. Non c’è ovviamente nessun bisogno di invito o di referenze, “che usanza antiquata, roba assolutamente fuori moda”; Mary Poppins, con garbo ed eleganza, siede sul corrimano delle scale e con grazia scivola su, pronta a disfare i suoi bagagli incantati da cui estrae di tutto, dagli abiti agli arredi e anche una magica medicina che cambia sapore a seconda di chi la assaggia. Sotto gli occhi sbalorditi e scintillanti dei piccoli Banks, la bambinaia inizia a sfoderare con nonchalance le sue magie conquistandoli immediatamente: “Mary Poppins non ci lascerai mai, vero?” e giorno dopo giorno condurrà i bambini in incredibili e bizzarre avventure, senza mai lasciare a Jane e Michael la possibilità di rendersi conto se quelle che stanno vivendo sono esperienze reali o soltanto sogni. Insieme berranno uno straordinario tè a casa dello zio Albert, galleggiando a mezz’aria e ridendo come matti, incontreranno la Mucca Rossa vagabonda e ballerina, faranno il giro del mondo grazie a una bussola magica, conosceranno una strana vecchietta fatta di zucchero e proprietaria di un emporio di biscotti al pan di zenzero, affronteranno una quanto mai bizzarra visita notturna allo zoo cittadino e infine si dedicheranno agli acquisti natalizi in compagnia di una bimba che altro non è che una Stella della costellazione delle Pleiadi.

Mary Poppins è magica e straordinaria, conosce il linguaggio del vento e del sole, insieme all’amico fiammiferaio e madonnaro Bert salta nelle illustrazioni disegnate sui marciapiedi volando per il parco sugli allegri e colorati cavalli delle giostre, conosce storie fantastiche e animali parlanti e i bambini la adorano ma, detto tra noi, non è ben chiaro il perché… Nel libro infatti la Tata magica non è affatto quella bella, simpatica e buffa bambinaia che Julie Andrews interpreta magistralmente nel film! Non canta, non sorride, non gioca, non coinvolge mai direttamente Jane, Michael, John e Barbara nelle avventure descritte, semplicemente i bambini sono con lei perché il lavoro di Mary Poppins è stare in loro compagnia, ma non traspare mai nessuna intenzione affettuosa, nessun sentimento, né tantomeno un desiderio educativo. L’autrice ha fatto davvero di tutto per rendere Mary Poppins tremendamente antipatica. Sentite qua con quali parole la definisce nel libro: una donna che arricciava sempre il naso contrariata, non si poteva guardare Mary Poppins e disubbidirle, lanciava spesso terribili occhiate ammonitrici con aria molto feroce, era severa, sicura di sé, vanitosa, brusca, dava spesso risposte secche con aria scura, era spesso silenziosa, permalosa, con una curiosa espressione la-so-piu’-lunga-io in faccia, la sua voce aveva un tono minaccioso, una aria terribile, furibonda, irritata, altezzosa, altera, distinta, con una risata sprezzante, spesso di cattivo umore, arrogante, ruvida…

Ma di chi stiamo parlando? Con una descrizione del genere mi domando come i piccoli di casa Banks potessero amare Mary Poppins e di che natura fossero le precedenti tate se Jane e Michael desideravano con tutto il cuore che questa bambinaia restasse per sempre! Devo dire che non si può che ringraziare Walt Disney per aver snaturato un pochino la protagonista e averla resa quel personaggio meraviglioso che tutti amiamo. Nel libro è totalmente assente l’affetto reciproco che si crea tra Tata e bambini e non c’è nessuna parola relativa all’evoluzione del rapporto tra i piccoli Banks e i genitori, rapporto che invece nel film è un filo conduttore all’interno della trama, il felice esito di un riavvicinamento opera della magia di Mary Poppins che culmina in una toccante scena dedicata al volo degli aquiloni al parco, con la famiglia felicemente riunita. L’autrice sarà anche stata fortemente contrariata dalla trasposizione cinematografica della sua opera, ma di certo deve il suo successo alle geniali idee di sceneggiatura dell’imprenditore americano che di Mary Poppins fu anche, e per la sola e unica volta, produttore, nonché alle strepitose musiche e canzoni degli Sherman che hanno finalmente regalato un cuore alla brusca tata di Viale dei Ciliegi 17. Il team Disney fu in grado di leggere oltre le righe un romanzo che rispettava comunque, e questo non possiamo negarlo, i canoni educativi e la realtà familiare degli anni '30, e fu in grado di vedere la magia straordinaria che nel romanzo rimane semplicemente “in potenza”, di dare la giusta forza e il valore artistico anche a una semplice comparsa come quella del fiammiferaio, trasformandola in un incredibile ed esilarante coprotagonista, il sempre presente, sorridente e positivo Spazzacamino Bert.

Spesso la critica è feroce con le trasposizioni cinematografiche rispetto ai libri da cui sono tratte, in questo caso invece il romanzo, che oggi effettivamente risulterebbe un po’ datato e spento, può rivivere nel cuore dei lettori che hanno amato il film del 1964 e che hanno la voglia e la pazienza di cercare in esso la stessa magia che è riuscito a trovare Walt Disney.

Ed ecco le “passaporte” che ho trovato tra MARY POPPINS e altre storie che amo…

Cosa hanno in comune MARY POPPINS e CENERENTOLA di Charles Perrault? Sia Cenerentola al ballo al castello sia Mary Poppins durante la sua gita all’interno del disegno sul marciapiede, sono protagoniste di uno straordinario cambio d’abito che poi scomparirà magicamente al termine dell’avventura lasciando entrambe con i propri vestiti quotidiani.

E cosa hanno in comune MARY POPPINS e FAIRY OAK IL DESTINO DI UNA FATA di Elisabetta Gnone? In entrambi i romanzi compare una splendida giostra carosello in cui i cavalli prendono vita per incanto e iniziano a cavalcare volando a mezz’aria liberi e allegri; nel caso di Mary Poppins si tratta di una delle scene del film più celebri e spettacolari.


Anna


Photo credit: @anna_bookfantasy

sabato 8 gennaio 2022

Recensione: "Il Romanzo della Foresta" di Ann Radcliffe (a cura di Eleonora)

Buongiorno, lettor*, buon weekend! ^^
Oggi la nostra Eleonora ci parla di un grande classico della letteratura gotica, "Il Romanzo della Foresta" di Ann Radcliffe, che, ahimé, non l'ha per niente conquistata. Scoprite perché il romanzo non si è dimostrato all'altezza di altri classici del gotico e fateci sapere se avete letto il libro e cosa ne pensate voi. A presto! ;)

Il Romanzo della Foresta
di Ann Radcliffe

Prezzo: 7,99 € (eBook) 19,50 € (cop. flessibile)
Pagine: 415
Genere: classico, gotico
Editore: Elliot
Data di pubblicazione: 28 novembre 2019

Una carrozza lanciata a tutta velocità nella notte termina la sua corsa tra le rovine di un’antica abbazia nel sud della Francia, nel folto di una foresta, dove un inconsueto gruppo di fuggitivi trova finalmente riparo. Pierre e Constance De la Motte, nobili decaduti, si nascondono dalla legge e dai creditori; la giovane Adeline, la loro misteriosa protetta, si è unita ai De la Motte lungo la strada, consegnata da un manipolo di banditi. Il sollievo per il nuovo rifugio dura fino al giorno in cui il proprietario di quei boschi, l’ambiguo marchese di Montalt, mette gli occhi sulla ragazza. Tra la scoperta di sinistre reliquie del passato, incubi ossessivi e l’eco di un crimine commesso tra le mura dell’abbazia, Adeline comincerà a credere che il suo protettore sia coinvolto nei piani del marchese. Il romanzo della foresta apparve con clamore nel 1791 e diventò il libro con cui tutti i grandi del XIX secolo letterario dovettero confrontarsi: fu d’ispirazione per Jane Austen, John Keats, Mary Shelley, Honoré de Balzac, E.A. Poe, Charles Dickens e Wilkie Collins. Un romanzo pioniere del genere gotico, che con la cura di Massimo Ferraris è qui proposto in una nuova traduzione, la prima integrale in italiano.

Parliamo oggi di grandi aspettative deluse; che tristezza! Nello specifico la recensione di oggi riguarderà “Il Romanzo della Foresta” di Ann Radcliffe, scrittrice del 1800, tra le più importanti autrici della narrativa horror e in particolare del racconto gotico, nota soprattutto per la sua opera “I misteri di Udolpho”. Il titolo di oggi dovrebbe rientrare a pieno titolo nella seconda categoria per alcuni suoi tratti caratteristici come ad esempio l’iniziale ambientazione della storia in una dimora abbandonata e in rovina nel mezzo della foresta, la figura della povera giovane indifesa perseguitata dal seduttore privo di principi e morale e dalle tinte fosche e delittuose che quest’ultimo compie, o è disposto a compiere, per raggiungere i suoi scopi. Ora, ammetto che come prima cosa sono stata attirata dalla copertina, un esempio magnifico di grafica libresca, poi dando una sbirciata alla trama sul retro ho visto una, oserei dire, esaltante opinione nientemeno che di Jane Austen sul romanzo e non ho potuto lasciarlo sugli scaffali della libreria. Forse però stava meglio dove l’ho trovato, magari avrebbe trovato qualcuno che lo avrebbe apprezzato maggiormente. La storia parte anche bene, per quanto un filino assurda: una coppia costretta a scappare da Parigi per evitare la prigione dei debitori, si ritrova a fare la conoscenza di due malviventi che, dopo aver fatto la voce grossa, li lasciano andare con la promessa che si occupino di una giovane ragazza abbandonata dal padre, Adeline. I tre, accompagnati da qualche membro della servitù, trovano rifugio in una dimora abbandonata nel mezzo di una foresta ma nel villaggio vicino, dove il fedele Peter va a fare provviste, parlano di una dimora infestata a causa di un delitto che si sarebbe perpetrato al suo interno, per questo motivo all’inizio sono tutti un po’ restii a stabilirvisi, ma, vista la precarietà della loro situazione, meglio un rifugio forse infestato che nessun rifugio. Dopo qualche tempo i tre fuggitivi vengono raggiunti dal figlio dei due coniugi, Lucas, preoccupato per la sorte dei genitori, e per un caso fortuito anche dal Marchese, proprietario dell’antica dimora, con il suo seguito, di cui fa parte anche Theodore, un giovane soldato, che così come il Marchese e Lucas, appena posa lo sguardo su Adeline, se ne innamora perdutamente. A questo punto inizia tutta la serie di assurdi e torbidi eventi che vede protagonista la giovane orfana ma che ovviamente condurrà ad un lieto fine, talmente lieto che è quasi troppo.

Nel caso non si fosse capito la lettura di questo libro è stata per me molto molto dilazionata e parecchio ostica. Non mi è piaciuto quasi niente a partire dall’aspetto gotico del romanzo che ho ritrovato solo in parte, letteralmente. Le tinte fosche che mi aspettavo sono presenti solo nella prima sezione del romanzo, e se devo essere sincera non sono nemmeno così fosche; avendo letto altri romanzi gotici classici, come quelli di Mary Shelley e di Bram Stoker, ho trovato che Il Romanzo della Foresta non regge per nulla il confronto con le opere di questi autori. Sì, la dimora è in rovina, e sì, è nel bel mezzo della brutta e oscura foresta, ma pare che con quattro colpi di spugna e qualche rammendo gli inquilini abusivi la riportino ai suoi antichi splendori e così la casa arroccata diventa quasi una pregevole villa di campagna con tutti gli agi e i comfort necessari ad un sereno soggiorno. Sorvoliamo sulla seconda parte del romanzo che è tutta un mancamento, un cedimento di nervi e un piagnucolio continuo; arriviamo quindi alla terza parte, un idillio campestre a confronto è quasi scialbo, tutto è talmente pervaso da un alone di grazia, bontà e virtù varie che a momenti verrebbe da chiamare il dentista; l’unico risvolto interessante l’ho trovato verso la fine del romanzo quando in sede di tribunale vengono svelati tutti i piani malvagi del caro Marchese, a cui devo dire non manca certo l’inventiva.

Altra grande pecca: i personaggi, sono tutti o super buoni o super malvagi, ogni tanto capita qualcuno di traviato nell’animo ma in realtà poi viene svelato come una povera pecorella smarrita, c’è una distinzione troppo netta tra buoni e cattivi tanto che alla fine tutto diventa quasi piatto e monotono, pure il cattivo alla fine si pente delle sue azioni e benedice tutti in un primo e ultimo slancio di benevolenza…

Adeline poi, l’ho trovata insopportabile, non un difetto fisico o morale, buona, casta e pura fino alla santità, tutte le sfortune le ha lei, tutti che si innamorano a prima vista di lei, romanticamente o platonicamente, e lei che fa più o meno tutto il tempo? Si dispera della sua sorte, pensa a colui per il quale si è presa una cotta, salvo poi ritrattare, perché sia mai, ammettere che potrebbe piacerle è troppo poco virtuoso (e non stiamo parlando di pensieri impudichi ma semplicemente di “oh quanto è carino”), oppure si diletta componendo sonetti e poesie, ispirati alla tragica sorte sua o del suo amore, e facendo lunghe passeggiate per verdi prati e rigogliose stradine di campagna pensando e rimuginando alle varie disgrazie che le ha presentato la sua esistenza. Bah, alla fine dei giochi posso dire di aver trovato il suo personaggio decisamente troppo stucchevole e lezioso (così come molti molti altri).

Una nota positiva e un po’ guizzante, dopo l’immane fatica di avere a che fare con personaggi così nobili e puri d’animo, è stato appunto il capitoletto in cui si sono decise le sorti per l’happy ending, in cui sono stati svelati tutti i complotti e gli intrighi organizzati dal mefistofelico Marchese ai danni di Adeline e della sua famiglia di origine e dove si è finalmente fatta un po’ di giustizia, di quella giudiziaria intendo.

Per quanto questo libro non mi sia piaciuto quasi per niente e sia stato veramente, veramente tortuoso arrivare fino alla fine, questa volta non darò un voto oltre al mio parere personale, perché Ann Radcliffe è un’autrice a livello di Jane Austen o delle sorelle Brontë nel suo campo di scrittura e, sinceramente, chi darebbe un voto ad opere come Orgoglio e Pregiudizio, Cime tempestose o Jane Eyre? Mi limiterò semplicemente a dire che questo libro è stato tra i più innervosenti che io abbia letto fino ad adesso.

Eleonora


Photo credit: @eleonoranicoletto

LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...