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venerdì 10 febbraio 2023

Intervista a Giulia Reverberi, autrice di "Zombie Friendly"

Buongiorno, lettor*! ^^
Oggi ho l'onore di ospitare sul blog la bravissima Giulia Reverberi, autrice di Zombie Friendly, romanzo di cui vi ho parlato qualche giorno fa. Si tratta di un'autrice esordiente, una di quelle da esordio col botto, perché Zombie Friendly è davvero un libro stupendo, profondo e divertente, una storia che resta impressa. Potete leggere la mia recensione QUI e, se volete approfondire ancora di più, non perdete l'intervista che segue e lasciatevi conquistare anche voi da Andy e Woodstock e dal mondo creato da Giulia. Trovate questa intervista su tutti i blog che hanno partecipato al Review Party del romanzo, ovvero La biblioteca di Zosma, La libreria di Ophelia, Sabrina nel Paese delle Meraviglie, Love Reading & More, Sfumature e Sogni d'inchiostro
Un grazie di cuore a Francesca per aver organizzato il tutto con grande professionalità e a Giulia per aver risposto alle nostre domande ed essere stata tanto carina e disponibile.

INTERVISTA A GIULIA REVERBERI


• Buongiorno, Giulia! Ti va di presentarti e di parlarci un po' di te come persona e come content creator?

Buonsalve! Questo è quel momento in cui non sai mai cosa dire, non importa quanto interessante sia la tua vita. In breve sono una persona che ama le storie, fin da bambina ho studiato scrittura, prima sotto la guida dei miei genitori e poi ho proseguito da sola con manuali di narratologia e corsi. Mi sono appassionata anche al cinema e alle serie tv e ho condiviso il mio percorso su youtube. Da lì mi si è aperto un mondo, ho iniziato a parlare di libri su instagram, di scrittura su tiktok e le live su Twitch mi hanno permesso di condividere il mio percorso nella creazione e produzione di Zombie Friendly. E alla fine eccomi qui. Attualmente lavoro sia come content creator che come scrittrice (per ora solo self, si spera in futuro di diventare ibrida) e editor. Non vedo l'ora di aiutare qualcuno con i suoi personaggi!

• Non esiste tantissima letteratura italiana dedicata agli zombie, come mai hai deciso di esordire con un libro proprio su di loro?

Gli zombie sono un argomento molto difficile. Mi sono sempre piaciuti in letteratura, sul grande schermo e nei videogiochi ma non avrei mai pensato di utilizzarli per qualcosa di mio. Sembra un clichè ma è stata la storia a venire da me mentre lavoravo in un'azienda di videogiochi. Doveva essere un'avventura giocabile ma alla fine il progetto non mi ha convinta e me ne sono andata con un protagonista ansioso in un'apocalisse zombie e ben poche idee sul suo futuro. Ho deciso di crederci e di autoprodurmi, conscia che gli zombie abbiano un mercato limitato e volendo sfruttare questa occasione per rendermi editorialmente indipendente e consapevole di come funziona il 'produrre un libro'. Sono gli zombie ad aver scelto me, in sostanza.

• Esiste una ragione per la quale hai optato per l'autopubblicazione? Hai fatto tutto da sola, inclusi i curatissimi inserti, deve essere stato faticoso!

Sì, assolutamente, ho recentemente scritto un articolo sul mio blog per spiegare quanto questo processo di produzione sia stato voluto ma anche difficile. Ho pensato che sarebbe stato interessante mettermi alla prova in tutte le fasi di produzione, un'esperienza che mi avrebbe resa più consapevole di come funziona il mercato editoriale e di come nasce un libro, dalla storia all'oggetto fisico. Non sono contraria alla pubblicazione tradizionale, anzi, spero in futuro di poter continuare entrambe le vie ma trovo che spesso, quando si parte, le condizioni che molte case editrici offrano siano svantaggiose. Partire è un problema, ti accontenti spesso di quello che ti viene concesso pur di farlo e a me questa cosa mi ha sempre messa a disagio, mi sembrava di non avere scelta. Ora con il percorso in self so come funziona il mercato e, qualora mandassi un manoscritto a una casa editrice, so che posso rifiutare una situazione che non mi sembra adatta perché ho sempre un'altra strada a disposizione.

• In Zofri si denota una certa quantità di ricerca, quanto hai dovuto studiare per scriverlo?

Molto. Solo per la storia ho dovuto fare un mese di ricerche, alcune serie come quelle scientifiche sulle epidemie e sull'ansia patologica o quelle di antropologia che mi hanno permesso di comprendere i meccanismi sociali delle piccole comunità, fino a quelle più strampalate come 'I cervi sentono gli ultrasuoni?'. Però gli studi più grandi sono stati quelli per la produzione di Zofri, dal marketing all'impaginazione o quelli per creare lo stile del protagonista, piuttosto diverso da quello che ho sempre adottato nei miei romanzi fantasy. Però sono molto contenta di averlo fatto, è stato faticoso ma mi ha aiutata molto a migliorare.

• Ci parli un po' del tuo processo di scrittura? Hai una routine quotidiana o hai un approccio istintivo?

Il mio processo di scrittura si è consolidato con Zofri, prima era molto più caotico: dedico un primo mese alle ricerche fondamentali, uno a creare una scaletta di tutti gli eventi chiave, con le loro connessioni, e poi svolgo la storia per i tre mesi successivi. Dedico un mese alla sola riscrittura e uno all'editing. Scrivo ogni giorno ma non è un pensiero fisso, se salto qualche settimana per impegni o mancanza di voglia non è un dramma; ho la fortuna di produrre almeno una decina di pagine A4 ogni volta che ho un pomeriggio (o notte) da dedicargli e non soffro del blocco dello scrittore quindi cerco di non forzarmi. Mi piace godermi il processo.

• Sei un'autrice italiana, eppure Zofri è ambientato negli Stati Uniti, è una scelta precisa o è un caso?

Sì, è stato un omaggio alle storie di zombie, in maggioranza ambientate negli USA con centri commerciali e armi da fuoco. Volevo prendere l'immaginario tradizionale e cambiare le carte in tavola, per farlo dovevo mantenerne intatti alcuni riferimenti tra cui, appunto, la geografia. Ho preferito inserire una discendenza italo-americana nel protagonista, per presentare la componente italiana. Questo mi permetteva anche di mostrare quanto multiculturale può essere anche il posto più sperduto, con immigrati di generazioni diverse. Mi piace pensare che Zofri sia una vicenda che, con piccoli cambiamenti, possa essere trapiantata in molti luoghi diversi.

• Hai intenzione di comunicare un messaggio di fondo o preferisci che ti legge prenda dal testo ciò che vuole?

Ci sono molti messaggi o spunti di riflessioni, di livelli diversi e argomenti diversi, lascio che i lettori scelgano quali cogliere e fare propri. La storia di Andy è quella di un ragazzo che vive, solo, in un mondo ostile che non riconosce più, pieno di pericoli e di situazioni traumatiche, faticando a gestire il rapporto con gli altri; è una situazione che molti di noi si trovano ad affrontare. Molti lettori mi hanno detto che si riconoscevano nei suoi limiti e nelle sue debolezze, lo hanno supportato tifando per lui e lo hanno scusato anche quando (secondo me) era in torto. Mi piacerebbe che rivolgessero questo spirito anche verso se stessi, dandosi tregua e credendo maggiormente in see stessi. Siamo tutti un po' come Andy, chi più chi meno, mi piace l'empatia e la positività che gli hanno rivolto, è questo che vorrei per ogni persona che soffre di problemi di salute mentale, comprensione e affetto.

• La tua dedica è per i cani e uno dei personaggi è proprio un bassotto. Alcune persone sono indecise se leggere il tuo romanzo per paura che gli accada qualcosa di male. Vuoi esprimerti a riguardo?

Posso capire la perplessità ma è difficile per me rispondere a questa domanda: è un'apocalisse, tutto può succedere, se dicessi che Woody starà bene qualsiasi cosa avvenga purtroppo minerei il realismo del mio testo (anche perché non avendo scritto i seguiti dovrei rispondere comunque in modo molto limitato). Non posso promettere che al cane non succederà niente, in questo testo o nei prossimi due, o che sopravviverà, posso promettervi però che sarà amato fino alla fine dei suoi giorni, che sia nel libro o fuori, e che, qualora gli succedesse qualcosa, non indugerò in dettagli di violenza esplicita e il tono della scena sarà triste, non macabro. Woody ha un suo arco di personaggio e un suo carattere, dipende tutto da lui, come per chiunque altro, diversamente perderebbe la sua tridimensionalità. Non concedo mai plot armor nei miei testi, nemmeno ai protagonisti. Quindi dipende molto da cosa preoccupa: la sofferenza di doverlo (eventualmente) salutare o la paura di rimanere traumatizzati da una scena orrida e forte. Molti lettori mi hanno detto che la mia scrittura, indipendentemente dalla situazione, è molto 'delicata e sensibile' quindi la seconda opzione non è proprio possibile. Sulla prima, invece, chi vivrà vedrà (scusate, battuta brutta).

• Grazie mille per averci coinvolte in questo viaggio nell'Apocalisse, attendiamo il sequel!

Grazie a voi, davvero, non ho parole per ringraziarvi! Il prossimo testo della saga di Zofri uscirà a Novembre, ma non sarà il secondo che è previsto invece per il 2024, prometto però che, quando lo vedrete, scuoterete la testa sorridendo e pensando 'Giulia è pazza, voglio leggerlo'.



A presto! 
xoxo

venerdì 3 febbraio 2023

Review Party: "Zombie Friendly" di Giulia Reverberi

Buongiorno, lettor*! ^^
Oggi tocca a me parlarvi di Zombie Friendly, di Giulia Reverberi, un romanzo che mi ha davvero colpita e che ho amato senza mezze misure. Si tratta, tra l’altro, di un’opera autopubblicata e non avete idea del lavoro immane e fantastico che ha fatto l’autrice con questo volume. Sono felicissima di partecipare a questo Review Party insieme ad altre splendide personcine, ma in primis ringrazio la mia sis del cuore Francesca di La biblioteca di Zosma per avermi coinvolta, dandomi la possibilità di conoscere una storia strepitosa e un’autrice davvero in gamba. Vi lascio alla mia opinione e vi aspetto nei commenti! ;)

Zombie Friendly
di Giulia Reverberi

Prezzo: 5,90 € (eBook) 20,00 € (cop. flessibile)
Pagine: 450
Genere: fantascienza, horror
Editore: self-publishing
Data di pubblicazione: 4 novembre 2022

Andrew Woodcrown ha sempre pensato che la fine del mondo sarebbe avvenuta in modo drammatico: un asteroide che colpisce il pianeta, uno tsunami che si abbatte sulle terre abitate, un olocausto nucleare che spazza via ogni cosa. E invece no. Nessun comunicato alla televisione, nessun utente social che scrive stati sarcastici su come sarebbe morto da lì a pochi secondi, nessun cielo in fiamme adatto per le foto pre-morte degli influencer. Il genere umano si è estinto nel silenzio, uno di quelli pieni di imbarazzo, che seguono una battuta brutta. Una folla di zombie ha invaso la tranquilla cittadina americana di Redwood Town, mentre Andy era solo in casa con il suo bassotto Woodstock. Da quel momento la sua vita è cambiata, il suo unico lavoro è diventato non farsi ammazzare. E quando le scorte di cibo hanno iniziato a scarseggiare, ha deciso di affrontare un viaggio alla ricerca della cosa più pericolosa mai esistita: gli esseri umani. Come sopravviverebbe una persona normale in un apocalisse? Armato di ansia, sarcasmo e cultura nerd, Andy tenta tutti i giorni di rispondere a questa domanda, conscio di avere più limiti di una funzione algebrica e meno possibilità di una relazione nata dalle app di incontri. I Maya non avevano dato una profezia ma un consiglio. Dalla penna social di Giulia Bifrost, una storia che parla di identità e coraggio, in un mondo in cui l'apocalisse non è la cosa peggiore che può capitare. Gabriella Giliberti, giornalista e content creator, nella sua prefazione delinea il percorso evolutivo che riguarda la figura dello zombie, esaminando casi illustri e tracciando un percorso volto a far arrivare il lettore alle potenzialità di questi non-morti, spesso sottovalutati. Abel Montero, con la sua postfazione, permette di dare un'occhiata al dietro le quinte dell'autoproduzione del testo, con particolare attenzione alla comunicazione che ha permesso a questa storia di trovare il suo zoccolo duro di lettori prima ancora di essere messa su carta.

Leggere Zombie Friendly è stata una delle esperienze più entusiasmanti di questo 2023. Ho già letto in passato libri sugli zombie, ma penso che mai nessuno abbia avuto l’anima di questo scritto da Giulia Reverberi. È palese quanto lavoro ci sia stato dietro, quanti sacrifici, quanta devozione. Alla fine, il risultato, non è solo una storia sugli zombie, non è solo un post-apocalittico, ma anche una sorta di diario interiore, un percorso di crescita, un romanzo di formazione. Zombie Friendly è una chiave per leggere dentro di noi ma anche per leggere il mondo, tutto ciò che ci circonda. Ci offre il modo di guardarlo con occhi diversi, occhi più attenti, di scrutarne i difetti insiti. Pregi non ce ne sono molti, nemmeno nell’umanità, quella stessa umanità che ha contribuito a distruggere il proprio mondo portandolo alla rovina. Andy, il protagonista, lo sa bene, e infatti non si fida di nessuno, neanche di se stesso. Da quando una terribile piaga si è abbattuta sul mondo, portandogli via le poche sicurezze su cui poteva fare affidamento, non gli resta che cavarsela da solo. Fortuna che del tutto solo non è, ha il suo fidato Woodstock accanto, un tenero bassottino, goloso di crackers e addestrato in maniera esemplare. Ma come possono sopravvivere a un’apocalisse zombie un ragazzo che soffre di ansia e un piccolo bassotto? Beh, vi sembrerà strano ma il modo lo troveranno. Andy è un ragazzo pieno di risorse e intelligente e, sebbene fatichi a credere in se stesso, riuscirà a tenere duro e ad adattarsi anche alle situazioni più difficili. Esatto, perché il vero segreto è proprio la capacità di adattamento, è quello che serve quando si vuol sopravvivere a tutti i costi. Come tutte le persone che soffrono di ansia, Andy teme la morte, eppure un bel giorno deciderà che è arrivato il momento di affrontarla, di lasciare il rifugio sicuro della sua casa - ormai disabitata e in stato pietoso - per avventurarsi fuori. E tutto perché ha finito il caffè. Vi sembra una ragione improbabile? Andatelo a dire a lui! È una ragione più che valida affrontare gli zombie se hai finito tutte le razioni di caffè, è ciò che si è imposto Andy, il suo input per scrollarsi di dosso ogni paura e cercare di cambiare un po’ le cose (anche se lui odia i cambiamenti), perché la solitudine e l’immobilità, alla fine, gli fanno paura al pari degli zombie. Andy vuole sapere se nel mondo è rimasto qualcun altro, oltre lui e Woodstock, e oltre il suo amico Blake con cui comunica tramite ricetrasmittente, se c’è ancora qualche speranza, in fondo, o se dovrà rassegnarsi a nascondersi per tutta la vita dagli zombie, fino a che questi non lo scoveranno e ne faranno il loro pasto principale. E così si avventura fuori casa, avendo come meta un centro commerciale di cui gli ha parlato una volta lo zio (prima di fare una brutta fine anche lui) e in cui pare vi si trovi qualcuno. Ma sarà davvero la scelta giusta? Non può saperlo finché non l’ha compiuta. Il suo viaggio lo porterà a fare esperienze che non avrebbe mai immaginato, ad affrontare pericoli, a tirar fuori un coraggio inaspettato e, quando finalmente raggiungerà la meta prefissata, non sarà poi così sicuro che quello sia meglio degli zombie o della solitudine in cui viveva prima.

La seconda parte del romanzo è dedicata alla vita di Andy e Woodstock all’interno della colonia nel centro commerciale, ma quello che apparentemente potrebbe sembrare un sogno, non è che un nuovo incubo. Le persone non sono meglio degli zombie che invadono il mondo, anche loro possono fare davvero paura. Possono far paura nel modo in cui decidono di gestire le cose, nella scelta delle loro priorità, o in quella di costruire una comunità che non tende a correggere gli errori del passato ma a perpetrarli, togliendo diritti e lasciando solo doveri. Una prigione bella e buona, un luogo fisicamente sicuro, ma non abbastanza da far abbandonare ogni preoccupazione. E, allora, Andy dovrà ricorrere ancora una volta alla sua capacità di adattamento, quella che lo ha già salvato una volta, che gli ha permesso di tener duro e arrivare fino a lì. Lo deve fare per Woodstock, al quale ha fatto una promessa solenne, e lo deve anche un po’ a se stesso, perché nonostante i suoi problemi, le sue ansie, le sue debolezze, ha saputo lottare diventando una sorte di eroe, uno Zombie Friendly capace di attraversare persino l’inferno.

Andy è un ragazzo con cui è molto facile empatizzare, un personaggio vero, pieno di difetti e timori, ma riesce ad affrontare tutto con un efficace sarcasmo, che ce lo fa apparire assolutamente irresistibile. Non so quanto ho riso leggendo le sue battute, ho apprezzato tantissimo questo aspetto del suo carattere, il riuscire a smorzare la crudeltà del mondo con il sorriso, anche se, talvolta, si tratta di un sorriso amaro. Mi ha fatto tanta tenerezza, soprattutto nel suo rapporto con Woodstock, inseparabile amico d’avventura... Chi non vorrebbe un bassotto così al proprio fianco? Per certi versi l’autrice sembra dire che gli animali sono meglio dell’uomo, ed effettivamente è così, lo sappiamo bene. Sono fedeli, sinceri, affettuosi, mentre l’uomo, anche quello che sembra la persona più fidata del mondo, può tradirti da un momento all’altro. Andy vivrà esperienze nella colonia molto contrastanti: se da un lato infatti sente la necessità, il bisogno, l’urgenza, la mancanza di contatto umano, dall’altro lato vorrebbe solo scappare a gambe levate e buttarsi nella bocca di uno zombie. Ed è così anche per noi, alla fine. Siamo animali sociali, come mi insegnava un mio docente all’università, nutriamo l’esigenza degli altri, dello stare insieme, la solitudine non ci appartiene, eppure quante volte si sta meglio da soli che in compagnia? Quante volte faremmo meglio a bastarci che andare a gettarci in rapporti che di umano non hanno nulla e che possono solo farci stare male? L’apocalisse zombie di Giulia Reverberi è una metafora del nostro mondo, della nostra esistenza e l’esperienza di Andy dovrebbe farci riflettere su tante cose. E lo fa. Questo libro è un portento per tutti i messaggi che trasmette e per come riesce ad arrivare dritto al punto senza troppi giri di parole. Lo fa con ironia, ma risulta chiaro lo stesso. Mi sono divertita tantissimo a leggerlo. Non mi aspettavo nulla di tutto ciò che vi ho trovato e sono stupita che non si parli abbastanza di questo libro in giro perché è uno degli esordi più promettenti di sempre. È acuto, beffardo, irriverente, ma anche cupo, un po’ malinconico e inaspettatamente profondo. Ho avuto modo di leggerlo nella sua versione "speciale", con gli inserti inseriti dall’autrice, ed è stata un’esperienza immersiva. Disegni, fotografie, post-it, biglietti, banconote, una fantastica mappa e all’interno anche illustrazioni. Ogni dettaglio ha contribuito a farmi amare un po’ di più questo libro. Compratelo e scopritelo anche voi, regalatevi una lettura fuori da ogni canone; tra l’altro l’autrice, da vera nerd qual è, ha inserito un sacco di citazioni fighissime, vi sfido a individuarle tutte! Zombie Friendly non è un romanzo, è un viaggio, uno splendido viaggio attraverso se stessi, un incoraggiamento a conoscersi più a fondo, a sfidare le proprie paure, a fare delle scelte, pur sbagliate che siano, ma che ci rendano felici. Ci sprona a credere di più in noi stessi, nelle nostre capacità, a fidarci delle nostre sensazioni più che di quelle degli altri. Ha davvero tanto da offrire a chiunque lo leggerà. 

Ci si vede all’inferno!

Fonte immagini: Pinterest

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