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mercoledì 5 ottobre 2022

Recensione: "Il ballo delle pazze" di Victoria Mas (a cura di Melz)

Buongiorno, lettor*! ^^
Oggi torna la nostra Melz a parlarci di un romanzo ambientato a Parigi, città che ha nel cuore e di cui non si stanca mai di leggere. Questa volta ha scelto Il ballo delle pazze, di Victoria Mas, storia che l'ha colpita tantissimo e dalle tematiche scottanti. Scoprite la sua opinione e fateci sapere che ne pensate ;) A presto!

Il ballo delle pazze
di Victoria Mas

Prezzo: 11,99 € (eBook) 16,50 € (cop. flessibile)
Pagine: 181
Genere: narrativa storica 
Editore: E/O
Data di pubblicazione: 10 febbraio 2021

Parigi, 1885. A fine Ottocento l'ospedale della Salpêtrière è né più né meno che un manicomio femminile. Certo, le internate non sono più tenute in catene come nel Seicento, vengono chiamate "isteriche" e curate con l'ipnosi dall'illustre dottor Charcot, ma sono comunque strettamente sorvegliate, tagliate fuori da ogni contatto con l'esterno e sottoposte a esperimenti azzardati e impietosi. Alla Salpêtrière si entra e non si esce. In realtà buona parte delle cosiddette alienate sono donne scomode, rifiutate, che le loro famiglie abbandonano in ospedale per sbarazzarsene. Alla Salpêtrière si incontrano: Louise, adolescente figlia del popolo, finita lì in seguito a terribili vicissitudini che hanno sconvolto la sua giovane vita; Eugénie, signorina di buona famiglia allontanata dai suoi perché troppo bizzarra e anticonformista; Geneviève, la capoinfermiera rigida e severa, convinta della superiorità della scienza su tutto. E poi c'è Thérèse, la decana delle internate, molto più saggia che pazza, una specie di madre per le più giovani. Benché molto diverse, tutte hanno chiara una cosa: la loro sorte è stata decisa dagli uomini, dallo strapotere che gli uomini hanno sulle donne. A sconvolgere e trasformare la loro vita sarà il "ballo delle pazze", ossia il ballo mascherato che si tiene ogni anno alla Salpêtrière e a cui viene invitata la crème di Parigi. In quell'occasione, mascherarsi farà cadere le maschere...

Poco tempo fa, parlando di I Lupi Dorati, ho accennato al mio amore incondizionato per la Francia, gli scrittori francesi e i libri ambientati in quella meraviglia. Capirete bene che non potevo lasciare questo libro sullo scaffale. Avevo già sentito parlare da CamiHawke e Giulia Valentina di Il ballo delle pazze, di Victoria Mas, nel loro Book Club, e già da lì la mia curiosità era salita alle stelle.

“Le donne della Salpetrière non erano più appestate di cui si cercava di nascondere l’esistenza, ma soggetti di svago che venivano esibiti in piena luce e senza rimorsi.”

A Parigi nel 1885, i corridoi della Salpetrière pullulano di donne. Pazze, isteriche. È così che vengono definite, è così che in quel posto si chiamano lo stress post-traumatico, gli attacchi di panico, il dolore di aver subito un abuso o una perdita. Il famoso dottor Charcot cerca di curarle con l’ipnosi, pratica innovativa che tutte aspirano a provare per uscire da quel posto infernale.

Victoria Mas ci racconta la storia di donne diverse, nuda e cruda come uno schiaffo in pieno volto. Ci presenta Eugènie, ribelle e sfrontata, il cui unico errore è confidare il suo segreto alla burbera famiglia, ritrovandosi nel manicomio sotto le cure della fredda Geneviève. Ci racconta di Louise, giovane sognatrice, e di Therese, la cui saggezza supera di gran lunga la pazzia che i medici credono abbia.

Il punto focale della storia non è il manicomio, ingiusta condanna per la maggior parte di loro, ma la vita delle donne che lo abitano. Si sentono chiaramente le loro urla interiori che rimbombano tre le parole, vittime di una società ottusa e bigotta. Eugénie è stata fatta internare dalla sua stessa famiglia per terrore e desiderio di buon costume, nessuno ha chiesto cosa provasse, nessuno si è interessato se fosse vero o meno. Lei non può decidere, in un mondo di uomini è suo padre a decidere per lei.

Devo essere onesta, però. Per quanto la storia di Eugènie mi abbia affascinata, trovo quella di Geneviève imbattibile. Una donna di scienza che si sente fortunata ad avere un lavoro del genere, essendo donna, accanto a uno degli scienziati più acclamati dell’epoca, tanto da sacrificare ogni cosa per il suo lavoro. Geneviève è dura, razionale, incredibilmente severa, involucro di un dolore immenso dopo la perdita di sua sorella. Non ha intenzione di perdere altro, così non cerca nulla: né amiche, né una compagnia sentimentale, e si aggrappa al lavoro con tutte le sue forze. Vedere la sua trasformazione, dopo l’incontro con Eugènie, mi ha fatta sciogliere, come le sue convinzioni.

"Mi sembra chiarissimo da quando sono dall’altra parte, da quando dormo in quei letti che prima mi facevano orrore. Non mi sento vicina alle donne che stanno qui, ma ormai le vedo come sono. Non so se andrò via di qui presto o non ne uscirò mai. Dubito che la libertà sia là fuori. Ho trascorso fuori da queste mura la maggior parte della mia vita, e non mi sono sentita libera.”

La scrittura della Mas è priva di fronzoli, dritta al punto, dritta al cuore. Si percepisce la dolcezza ingenua di Louise, la saggia rassegnazione di Thérèse, il dolore sordo di Geneviève e la voglia di sapere, crescere e scoprire della rivoluzionaria Eugènie.

Su Prime Video è disponibile anche la trasposizione filmica del romanzo, ma purtroppo non mi ha convinta per nulla, da alcune scelte attoriali alla modifica della trama, ma non vi dirò nulla per non rovinarvi l’eventuale sorpresa. Vi basta sapere che ho amato il libro.

Mi sbilancio: 5 tazzine colme colme.

Melz


Photo credit: @themarvelousmrsmelz

lunedì 3 ottobre 2022

Recensione: "Maybe someday. Forse un giorno" di Colleen Hoover (a cura di Giulia)

Buongiorno e buon inizio settimana, lettor*! ^^
Oggi la nostra Giulia ci parla di un libro che le ha fatto provare mille emozioni, del resto chi non sa quante emozioni si provano con i romanzi di Colleen Hoover? Scoprite cosa ne pensa di Maybe someday. Forse un giorno, ristampato finalmente da Leggereditore e tornato prepotentemente in voga.  Voi lo avete letto? Cosa ne pensate? Vi aspettiamo nei commenti!

Maybe someday. Forse un giorno
di Colleen Hoover

Prezzo: 4,99 € (eBook) 12,90 € (cop. flessibile)
Pagine: 354
Genere: contemporary romance
Editore: Leggereditore
Data di pubblicazione: 24 giugno 2022

Sydney Blake, ventenne aspirante musicista, ha una vita invidiabile: frequenta il college, ha un buon lavoro, è innamorata di Hunter, il suo meraviglioso ragazzo, e convive con la sua migliore amica Tori. Eppure tutto sembra andare in frantumi quando scopre che Hunter la tradisce proprio con lei. Mentre cerca di rimettere insieme i tasselli della propria esistenza, Sydney capisce di essere attratta da Ridge Lawson, il suo misterioso vicino di casa. Non può staccargli gli occhi di dosso e non può fare a meno di starsene ad ascoltarlo mentre suona la chitarra sul balcone della sua stanza. La sua musica le regala armonia e vibrazioni. E anche Ridge, malgrado il carattere schivo, non può far finta di ignorare che c’è qualcosa in Sydney: avrà finalmente trovato la sua musa? Una storia appassionata e romantica, di amicizia e amore, che vi farà vibrare il cuore come una musica ammaliante.

Negli ultimi mesi, Leggereditore ha fatto uscire le ristampe dei libri della Hoover e io di certo non potevo non approfittarne. Oggi voglio parlarvi di un libro che ho divorato in un pomeriggio, un pomeriggio in cui ho pianto, riso e mi sono disperata insieme ai protagonisti, un libro di cui sicuramente avete sentito parlare. Forse un giorno della Hoover è entrato di diritto nella top 10 dei miei libri preferiti, come se il resto non fosse occupato da tutti gli altri libri dell’autrice.

Forse un giorno credo sia la frase perfetta per tutti i libri di quest’autrice, perché forse un giorno non riusciremo a emozionarci con i suoi libri, forse un giorno non riusciremo a innamorarci dei suoi personaggi e forse un giorno probabilmente non scriverà più libri così belli, però ringraziando il cielo, riesce in tutto questo ancora oggi.

Non so mai come cominciare le recensioni dei libri che mi sono piaciuti così tanto, quindi inizierò col dirvi che si tratta di un music romance, la musica secondo me ha un ruolo fondamentale nella storia di Sydney e Ridge, perché è proprio lei che riesce a farli avvicinare. L’inizio non è dei migliori, perché Sydney, la protagonista, viene tradita dalle due persone a cui teneva di più, la sua migliore amica e il suo fidanzato che, alle sue spalle - come possiamo dire?... - si divertivano insieme. Sotto la pioggia, senza un soldo, senza una casa dove andare, Sydney è praticamente disperata, finché un angelo custode, non le offre l’aiuto che le serve.

Ho letto un pò di libri di quest’autrice e probabilmente solo questo mi ha fatto venire dei dubbi sul finale, perché sinceramente ha avuto un’evoluzione che non mi aspettavo minimamente tanto che sono arrivata al punto tale da chiedermi se la Hoover non volesse farmi morire lì sul colpo dandomi un finale che nemmeno lei si sarebbe aspettata.

I protagonisti di questo libro non potrebbero essere più diversi tra di loro, Ridge e Sydney apparentemente sono due estranei, eppure ogni sera alle 20, lui esce sul davanzale di casa sua a suonare, e lei lo ascolta dalla sua veranda, e rimangono lì, a conoscersi attraverso la musica, ad ascoltarsi reciprocamente attraverso le semplici corde di una chitarra. Quanto profondo può essere un amore che nasce da semplici sguardi e dalla sensazione di sentire ogni singola cosa grazie a quella persona? Grazie alla storia di questi due ragazzi, impareremo a scoprire che nonostante tutte le difficoltà della vita, nonostante la testa dica quanto sia sbagliata una cosa, il cuore vince sempre, perché senza l’amore riusciamo a essere solo una piccola parte di noi stessi.

“Siamo sulla stessa barca.
Sydney ed io.
Siamo due anime completamente confuse e spaventate come non mai da un indesiderato seppur cruciale addio.”

Più leggevo questo libro, più il mio cuore si spezzava e le mie lacrime scendevano. Sapete qual è la cosa più bella di questa magnifica storia? Tutti i testi delle canzoni che i due protagonisti scrivono insieme, è come se ricostruissero la loro storia attraverso delle splendide ma dolorose parole. A ogni nota cantata da Sydney, Ridge si innamorava sempre di più, e ogni volta che Ridge suonava per Sydney, lei capiva che avrebbe sofferto e non era pronta a un dolore così grande dopo il tradimento subito, eppure non riusciva con nessuna parte del suo corpo ad allontanarsi da Ridge, perché lui stava diventando il suo punto di riferimento, il suo migliore amico e il ragazzo di cui si innamorava ogni giorno di più.

È inutile dirvi che vi consiglio questo libro, ma potete anche comprare a occhi chiusi tutti i libri di quest’autrice e diffidate da tutte quelle persone che dicono che non hanno pianto con questi libri.
Photo credit: @_gbooklover_

sabato 1 ottobre 2022

Recensione in anteprima: “Trovarsi" di Francesca Fabiano (a cura di Marika)

 
Ben ritrovati su questi canali librosi, carissimi Coffeaholics!
Come state in questo inizio d'autunno con piogge e temperature che ispirano soltanto pomeriggi di ozio, letture e bevande calde? Io tutto sommato sono contenta anche perché la stagione delle foglie cadenti e rosse è il mio periodo dell'anno preferito insieme a Natale. Detto ciò, viste le premesse, quale migliore lettura- per questi giorni- se non Trovarsi di Francesca Fabiano? Un romanzo che segna l'esordio dell'autrice, presentando una storia corposa, densa e molto commovente. Inutile dire che i personaggi conquistano il cuore, scatenando una serie di emozioni contrastanti.

Trovarsi
di Francesca Fabiano

Prezzo: 1,99 € (eBook) 10,00 € (cop. flessibile) 13,70 € (cop. rigida)
Pagine: 318
Genere: military romance/ drammatico
Editore: self-publishing
Data di pubblicazione: 4 ottobre 2022

Jane è sempre stata diversa dai suoi coetanei, solitaria e taciturna, e il lutto che l'ha travolta ha esacerbato il suo modo di essere, senza lasciarle neanche un motivo per andare avanti. Dopo essersi trasferita, a Burlington in Vermont, il lavoro all'Antique Library è l'unica cosa che la collega alla realtà e, circondata dai libri che tanto ama, affronta ogni giorno meglio che può. La sua vita monotona, bloccata nel ricordo, la costringe a vivere come in una permanente apnea, ma tutto cambia con l'arrivo di Ethan Kim. Lui, militare in congedo temporaneo, vive per il suo lavoro e da questo si lascia annientare senza far avvicinare nessuno, ma Jane potrebbe essere l'eccezione. Due persone che hanno conosciuto l'ingiustizia della vita e il suo gioco crudele. Due vite apparentemente diverse, ma legate, in modo inconsapevole, da un passato che li accomuna. Due anime che cercano un appiglio per sopravvivere. Trovare il modo sarà la parte più difficile, ma l'amore è verità e speranza e un sentimento più forte del destino, forse li unisce. Sulle sponde del lago Champlain, tra non ti scordar di me, sonetti e qualche bugia, Ethan e Jane racconteranno di un amore dolce e sofferto, che prova a lottare con il peso del passato, nella speranza che questo, invece di allontanarli per sempre, li renda ancora più forti insieme.

E se tutto avesse inizio dalla morte? E se la vita di una persona cadesse in un loop senza fine per la perdita di qualcuno, e l'unica via d'uscita potrebbe essere solo la fuga? Questi sono i pensieri a cui si aggrappa Jane, protagonista della storia, nonché una giovane donna che si trasferisce a Burlington nel Vermont, per sfuggire ai giudizi di una famiglia che non comprende il suo dolore. Qui, in questa nuova realtà, lavora all'Antique Library circondata dai suoi amati volumi, unica consolazione e respiro dalle sue giornate oppresse dai ricordi e dall'unico sfogo negativo verso cui la sua mente versa. Ma la sua bolla fragile presto viene scossa dall'arrivo in città di Ethan, un soldato in congedo provvisorio apparentemente tranquillo, ma pieno di segreti, rimpianti, e fantasmi passati che lo tormentano. I due, non possono che legare e trovare consolazione l'uno nell'altra, cercando di rimanere a galla nel marasma di sconforto e buio che li attanaglia. Entrambi sentono un legame, qualcosa che li unisce più delle sofferenze condivise e che si concretizza in un passato, in persone e ricordi intrecciati indissolubilmente. Il fato però ama giocare con le vite umane e quando la verità viene a galla, Jane e Ethan attraverseranno l'ora più oscura delle loro esistenze, tanto da lasciargli segni nell'anima e nel corpo. Riusciranno i due ad accettare la felicità che si negano ingiustamente per tanto tempo? Non vi resta che leggerlo per scoprirlo, ma...

Nonostante non si possa raccontare molto della trama senza spoilerare niente (perché fatta di eventi concatenati), la prima cosa che si evince dal romanzo è lo stile poetico ed elegante che Francesca Fabiano utilizza nella sua storia, rendendo così le scene introspettive dei personaggi, quasi oniriche. E proprio a proposito di questo, le due figure cardini della storia, ovvero Jane e Ethan si rivelano due giovani che compiono un viaggio emotivo e psicologico attraverso l'intero scenario. Da un lato, troviamo la nostra female lead (protagonista), che inizialmente vive in uno stato di tristezza, delusione e oppressione dettato dalla catastrofe che si abbatte sulla sua vita. Lei è disillusa, non ha fiducia negli altri e fa fatica a perdonare se stessa e quell'esistenza che reputa vuota e inutile, fino a quando pian piano e contro ogni aspettativa comincerà ad aprirsi al mondo, e a pensare che questo non è fatto solo da vicissitudini in bianco e nero, ma magari anche con qualche sfumatura di viola non ti scordar di me. Dall'altra parte invece, come sua controparte maschile, vi è Ethan. Lui è un uomo serio e soprattutto empatico, tanto da trascinarsi sulle spalle il peso gigante di qualcosa che non gli appartiene, ma verso cui si sente responsabile e colpevole e che soltanto con lo scorrere delle pagine riuscirà ad alleviare e ad accettare. 

Personalmente, la cosa che mi ha colpito di più è il fatto che l'autrice controbilancia i bagagli emotivi dei protagonisti dando a entrambi una causa per cui tormentarsi e allo stesso tempo una chance per redimersi e lottare per la tanto agognata felicità. Tutti e due dimostrano lati fragili, difetti, pregi, e pur mantenendo un'iniziale diffidenza, finiscono per mettere a nudo le proprie anime per superare le loro paure. A mio avviso, Jane e Ethan danno voce a tutte quelle persone che in silenzio combattono i propri demoni cercando di non sprofondare e di non ferire. Inoltre, un'altra cosa che va sottolineata, sono le tematiche toccate dalla Fabiano all'interno della storia: dalla rielaborazione personale del lutto non giudicabile; alla tristezza e alla depressione che ne può derivare; alle passioni che mantengono vive le persone; ai baratri neri dei vizi in cui si può finire se non aiutati; alla separazione che genera vuoto e abbandono.

In conclusione, Trovarsi, è la storia di due anime che oltre a incontrarsi, hanno trovato loro stesse nel fondo della loro anima.
Voto: 5 tazzine di caffè ginseng per una storia poetica!
Fonte immagini: Pinterest

venerdì 30 settembre 2022

Milk, Cookies&Books: libri a merenda - "Furthermore" di Tahereh Mafi (a cura di Eleonora)

Buon pomeriggio, lettor*! ^^
Nonostante la connessione che questo pomeriggio va e viene, sono riuscita finalmente a postarvi la recensione di Eleonora, che ci parla di Furthermore, dell'apprezzatissima Tahereh Mafi, un libro fantasy per ragazzi che sembra quasi una fiaba. Scopritelo nel post che segue e fateci sapere la vostra opinione ;) A presto!

Furthermore
di Tahereh Mafi

Prezzo: 6,07 € (eBook) 11,66 € (cop. flessibile) 17,03 E (cop. rigida)
Pagine: 432
Genere: fantasy, ragazzi, middle-grade
Editore: Puffin Books
Data di pubblicazione: 14 novembre 2017
INEDITO IN ITALIA

Inspired by her childhood love of books like A Secret Garden and The Chronicles of Narnia, bestselling author Tahereh Mafi crafts a spellbinding new world where color is currency, adventure is inevitable, and friendship is found in the most unexpected places. There are only three things that matter to twelve-year-old Alice Alexis Queensmeadow: Mother, who wouldn’t miss her; magic and color, which seem to elude her; and Father, who always loved her. The day Father disappears from Ferenwood he takes nothing but a ruler with him. But it’s been almost three years since then, and Alice is determined to find him. She loves her father even more than she loves adventure, and she’s about to embark on one to find the other. But bringing Father home is no small matter. In order to find him she’ll have to travel through the mythical, dangerous land of Furthermore, where down can be up, paper is alive, and left can be both right and very, very wrong. It will take all of Alice's wits (and every limb she's got) to find Father and return home to Ferenwood in one piece. On her quest to find Father, Alice must first find herself—and hold fast to the magic of love in the face of loss.

Ormai lo abbiamo capito tutti, qualunque storia in cui Tahereh Mafi si cimenta viene bene e il primo romanzo della sua dilogia per bambini, Furthermore, non fa eccezione. La particolarità e la bellezza di questo libro è che, pur essendo un romanzo, ricorda ed è anche impostato come una favola e come ogni favola che si rispetti la nostra storia inizia con “C’era una volta...”.

C’era una volta, in un coloratissimo paesino ammantato di magia e di piccole meraviglie, una bambina molto speciale che viveva ai confini del villaggio con la mamma, i tre fratellini e il suo adorato papà. Il suo nome era Alice Alexis Queensmeadow, per tutti però solo Alice, ed era diversa da tutti gli abitanti del suo paesini perché nata priva di ogni colore. Bisogna sapere infatti che per gli abitanti di Ferenwood, questo è il nome del villaggio, più una persona è colorata e più i suoi colori sono intensi e vibranti, tanto maggiori saranno le sue capacità magiche. Per una bambina come Alice dunque nascere completamente priva di colore, a parte qualche lieve sfumatura negli occhi e sulle gote, è fonte di grande disagio. A differenza di quello che si potrebbe pensare però non è priva di magia, anzi, per una qualche burla del destino infatti Alice è un pennello vivente che con la sola volontà può cambiare a piacimento il colore delle cose e delle persone che la circondano, di tutto tranne che lei stessa. Per quanto la ragazzina adori e ami circondarsi di colore, lei è sempre esclusa dalla tavolozza e ciò la porta a rifiutare il suo dono. Quando ha nove anni, il suo amatissimo padre scompare senza lasciare traccia, portando con sé nient’altro che il suo fidato righello e da quel momento la solitudine che la ragazzina sente costantemente non fa altro che acuirsi. La sua unica speranza di trovare il suo posto nel mondo è la cerimonia dei Dodici anni, un evento annuale al villaggio in cui tutti i bambini che hanno dodici anni sono invitati ad esibire i propri talenti magici e in base al punteggio ottenuto viene loro assegnato un compito o una sfida che li porterà alla scoperta dell’avventura. Alice spera con tutta se stessa di ottenere un punteggio che le permetta di allontanarsi dal villaggio e anche dalla sua famiglia in cui, da quando è scomparso il padre, si sente di troppo e non abbastanza amata (in particolare dalla madre). 

Un altro chiodo fisso dei suoi pensieri è ritrovare il suo genitore perduto e riportarlo a casa, o quanto meno rimanere a vivere con lui. È così che, dopo una disfatta totale alla cerimonia dei dodici anni, Alice accetta la proposta del ragazzo più odioso, per lei di Ferenwood di aiutarlo nella sua impresa, che guarda caso è proprio ritrovare suo padre. I due quindi si lanciano in una temeraria, eccitante e pericolosissima avventura nel mondo di Furthermore, dove vigono regole severissime e il rischio di essere mangiati è alle stelle, un luogo in cui la logica così come la conosciamo noi non esiste e dove accanto al viaggio fisico dei due troviamo anche un percorso di crescita, di fiducia e di amicizia che li condurrà verso il raggiungimento del loro obbiettivo integri, soddisfatti e amici. L’oggetto più importante da avere sempre con sé a Furthermore è un righello, la mancanza, la perdita o la rottura di esso, come i nostri due piccoli avventurieri impareranno presto, porta a più che spiacevoli conseguenze. Pur con tutti i suoi perigli però questo mondo incantato è molto eccitante e l’avventura più sfrenata è sempre dietro l’angolo, tutto è nuovo e magico e incredibile, tanto che si scopre che persino il cielo ha una mente pensante e dei sentimenti.

A metà tra Alice nel Paese delle Meraviglie e Il Magico Mondo di Oz, questo libro è costellato di personaggi particolari, situazioni che ribaltano ogni legge naturale, oggetti magici, aiutanti e misteriosi cattivi pronti a fare la pelle (letteralmente) a ignari visitatori. Furthermore è un mondo tanto crudele quanto meraviglioso, capace di mettere a rischio la sopravvivenza un minuto prima e un minuto dopo offrire un inaspettato aiuto sotto forma di volpe di carta parlante; se si precipita si atterra lievemente e se si cade si cade per aria nel cielo e così via. Lo stile fiabesco della storia si ritrova anche nella scrittura di Tahereh Mafi che, pur mantenendo la sua caratteristica espressività che fa percepire i colori e la magia del libro come se fossero tangibili, diventa più giocoso e scanzonato e viene impostato come un dialogo tra autore e lettore, in cui la narrazione viene intervallata da interazioni dirette e domande che Tahereh Mafi pone a chi sta leggendo. Tra le righe inoltre svela che è stata Alice stessa a raccontarle la storia. Il libro oltretutto è suddiviso in diverse parti all’inizio delle quali un nastro che le collega ci mostra pensieri e considerazioni dell’autrice, che con ironia accompagnano il lettore nello snodarsi degli eventi e che rimarcano questa narrazione scanzonata che caratterizza la storia sin dalle prime battute.

Ah, come ogni favola che si rispetti ovviamente la nostra lettura si conclude con un bel lieto fine in cui tutti vissero per sempre felici e contenti.
Eleonora


Photo credit: @eleonoranicoletto

Review Party: "Chi ha ucciso Mr. Wickham?" di Claudia Gray

Buongiorno, lettor*! ^^
Oggi tocca a me parlarvi di Chi ha ucciso Mr. Wickham?, di Claudia Gray, un giallo storico ambientato nel 1820 che ho davvero adorato! Sono una grande amante dei romanzi di Jane Austen e non mi sarei mai aspettata di ritrovare in un unico libro tutti i protagonisti dei suoi romanzi più famosi. Beh, Claudia Gray ci regala questo e un bell’omicidio…
Continuate a leggere per saperne di più!

Chi ha ucciso Mr. Wickham?
di Claudia Gray

Prezzo: 9,99 € (eBook) 19,90 € (cop. flessibile)
Pagine: 412
Genere: giallo, storico
Editore: Piemme
Data di pubblicazione: 20 settembre 2022

Il mondo regency si tinge di giallo. Il romanzo che sarebbe stato scritto se Jane Austen e Agatha Christie avessero preso un tè insieme. E se i più famosi e amati personaggi di Jane Austen si scoprissero detective... o magari assassini? È un'estate molto calda a Donwell Abbey, residenza di Emma Knightley e marito, che, ormai sposati da sedici anni, si godono la meritata felicità, su cui nessuno avrebbe scommesso. Nonostante il caldo, però, i doveri della vita sociale non si fermano: Mrs e Mr Knightley stanno organizzando un summer party, i cui invitati, ivi compresi Elizabeth Bennet e il marito, Mr Darcy, sono pronti a godersi chiacchiere e socialità, conditi naturalmente di tè e buone maniere. Ma c'è qualcuno che non è affatto bene accetto: Mr Wickham, il personaggio più cattivo di Orgoglio e pregiudizio, l'odioso amico di Darcy, che gli altri ospiti, in barba al bon ton, sarebbero ben felici di vedere morto. Eppure restano tutti a bocca aperta quando si ritrovano davanti nientedimeno che il suo cadavere. Adesso che ci è scappato il morto, gli invitati sono tutti nella lista dei sospettati, e tutti sono ugualmente prigionieri della splendida casa di campagna dei signori Knightley, consapevoli che tra loro c'è un assassino. Tra Emma, L'abbazia di Northanger, Ragione e sentimento e naturalmente l'intramontabile Orgoglio e pregiudizio, un irresistibile giallo regency che è anche un gioco letterario in cui figurano tutti, ma proprio tutti, i personaggi più amati di Jane Austen.

Penso fosse uno dei miei desideri più reconditi leggere un romanzo come Chi ha ucciso Mr. Wickham?, perché mi sono ritrovata a esaltarmi come una ragazzina mentre lo leggevo e mi sono resa conto che Claudia Gray ha realizzato praticamente il sogno di ogni Janeite: quello di vedere riuniti in un unico libro tutti i personaggi più famosi dei romanzi di Jane Austen. Come se non bastasse, si tratta anche di un giallo in piena regola e questo ha portato il mio interesse alle stelle. Se già apprezzavo Claudia Gray per alcuni suoi precedenti lavori, dopo questo libro posso dire di amarla davvero. Parlo da fan di Jane Austen e di tutte le sue opere, il mio giudizio è probabilmente troppo di parte, ma mi sono davvero divertita a leggere questo libro, ho adorato il modo in cui l’autrice l’ha impostato, ciò che è stata capace di creare. Con uno stile elegante e perfetto ha ricostruito l’epoca regency dei romanzi più amati di Jane Austen - sebbene si sia presa qualche licenza temporale, si vede che c’è stato un grandissimo e minuzioso lavoro dietro - e ci ha restituito i suoi personaggi senza alterarne lo spirito. Certo, alcuni sono cresciuti, si sono evoluti e portano addosso le tracce del loro nuovo percorso, le normali conseguenze delle vite matrimoniali e non solo, ma l’autrice è riuscita ad arricchire i personaggi, a immaginare e creare futuri plausibili per loro con una naturalezza disarmante. Probabilmente la cara zia Jane avrebbe approvato tutto di questo libro. Anche l’assassinio di Wickham :P Ma, a proposito di Wickham, come si arriva alla sua morte? Claudia Gray ha immaginato una fantastica reunion, come la chiameremmo oggi, a Donwell Abbey, la dimora dei Kinghtley (Emma). Ognuno ha invitato qualche conoscente per motivi disparati e alla fine la coppia si ritrova con più invitati del previsto. Ma non è il caso di allarmarsi, sarà un’occasione come un’altra per socializzare, divertirsi, intrattenersi nella splendida campagna del Surrey. E così, presto varcheranno le porte di Donwell Abbey i coniugi Darcy (Orgoglio e Pregiudizio) con il giovane figlio Jonathan Darcy al seguito, i Brandon (Ragione e Sentimento), i Bertram (Mansfield Park), i Wentworth (Persuasione) e Juliet Tilney, figlia di Catherine Morland e Henry Tilney (L’Abbazia di Northanger). Non tutti si conoscono tra di loro ma il ritrovo darà occasione di farlo. Cene, letture, chiacchiere, thè, giochi e passeggiate sono quanto prevede il programma, ma un terribile temporale guasta i loro piani e soprattutto l’arrivo di un ospite indesiderato: il signor Wickham. Wickham non è cambiato per niente, nonostante tutto quello che ha fatto in passato e i guai che ha procurato, continua a essere il solito manipolatore e arrogante, le sue maniere sono eleganti ma viscide e i suoi intenti sempre sporchi. Adesso è entrato nell’ambito finanziario, trovando il modo di truffare un altro bel po’ di gente, tra cui alcuni dei presenti a Donwell Abbey. Wickham è lì per riscuotere ciò che gli si deve, ma le cose andranno in un altro modo per lui. Costretto a restare alla dimora dei Knightley per via del cattivo tempo, Wickham ne approfitterà per insinuarsi tra gli ospiti e riuscire a ingannare qualcun altro. Ma i suoi perfidi giochi finiscono quando viene ritrovato morto da Juliet Tilney e tutti vengono dichiarati sospettati. A quel punto, a nessuno di loro è concesso allontanarsi dalla dimora fin quando le indagini - condotte da Frank Churchill (e qui abbiamo un altro cameo, da Emma) - non avrà scoperto chi ha commesso l’omicidio. Ma le sue indagini non sembrano seguire la pista giusta ed ecco perché i due giovani della compagnia, Jonathan Darcy e Juliet Tilney, decidono di indagare parallelamente e con metodi non sempre convenzionali.

Ogni persona a Donwell Abbey aveva un motivo per voler morto Wickham e, come nel più classico dei gialli alla Agatha Christie, si iniziano a mettere insieme i pezzi e a carpire gli indizi lasciati qui e lì dall’autrice. Devo dire di non aver intuito fino alla fine chi potesse essere stato e questo dimostra quanto Claudia Gray sia stata davvero brava, non solo nel ricostruire un’epoca tanto lontana e particolareggiata, ma anche nel tirare su un gran bel giallo. Può risultare un po’ lungo in certi punti, lo ammetto, sono più di 400 pagine e quando si legge un giallo si ama anche arrivare presto alla risoluzione del caso, senza troppe digressioni, ma è anche vero che i personaggi sono tanti e l’autrice non ha voluto lasciare nulla al caso. Li ha approfonditi tutti, ha dato a ognuno un movente e ha creato collegamenti credibili che non potevano essere trattati con superficialità o il romanzo sarebbe risultato una buffonata. Anche la società e il contesto sono perfettamente eretti. Mi è piaciuto tantissimo perché ho percepito davvero l’intento di rendere omaggio alla Austen rispettando il suo mondo e i suoi personaggi nella loro precisa essenza e cercando di non alterarli troppo. C’è voluto sicuramente tanto impegno per riuscire in questo. Oltre il lato giallo che, come già detto, ho trovato ben trattato, non potevo non innamorarmi della coppia improvvisata di detective, Jonathan e Juliet, personaggi del tutto nuovi, creati dalla Gray, che ho trovato davvero straordinari (unione prevista da Emma, se avevate qualche dubbio a riguardo :P). Jonathan è così legato alle regole e all’etichetta da fare quasi tenerezza, un suo modo per sentirsi al sicuro, vista la sua indole non proprio socievole (come quella del padre, si potrebbe dire :P). Juliet ha invece il carattere vivace della madre, ha una mente brillante e non è sempre attenta all’etichetta come si converrebbe per una giovane della sua età, ma le si perdona tutto. Dà quel pizzico di modernità e freschezza di cui la storia necessita e compensa benissimo la sua controparte maschile, che tra l’altro è più coinvolto emotivamente, dal momento che anche i suoi amati genitori rientrano tra i sospettati. Non manca la sottile ironia tipica dei romanzi della Austen, non manca il mistero e nemmeno qualche guizzo di romanticismo. È tutto ben equilibrato, a mio parere. Se proprio devo trovare un difetto direi che il cambio repentino dei punti di vista è in alcuni momenti un po’ fastidioso. Capisco che ci sono tanti personaggi e che bisogna dare a ognuno il suo spazio ma la gestione dei pov è stata talvolta destabilizzante. Ciò comunque non toglie fascino al romanzo che è riuscito a conquistarmi con tutto ciò che è stato capace di offrire. È stata una lettura piacevolissima, divertente, intrigante e inaspettata. Spero che Claudia Gray scriva ancora qualche storia del genere ;)
Fonte immagini: Pinterest


Un ringraziamento alla casa editrice per la collaborazione nell'organizzare l'evento e per avermi inviato una copia del romanzo in cambio di un'onesta opinione.

martedì 27 settembre 2022

Review Party: "Demone nel bosco" di Leigh Bardugo

Buongiorno, lettor*! ^^
Oggi il blog partecipa a un nuovo Review Party, quello dedicato a Demone nel Bosco, graphic novel di Leigh Bardugo che ha per protagonista L’Oscuro quando ancora non era il personaggio che abbiamo conosciuto leggendo la serie Tenebre e Ossa. È una sorta di prequel, le illustrazioni sono di Dani Pendergast e la traduzione di Roberta Verde. Il volume è disponibile da oggi per Mondadori, che ringrazio per la copia digitale omaggio in cambio di una recensione onesta. Un ringraziamento anche a Raggywords per aver organizzato l’evento e avermi coinvolta.

Demone nel bosco
di Leigh Bardugo

Prezzo: 9,99 € (eBook) 19,90 € (cop. rigida)
Pagine: 216
Genere: graphic novel, fantasy
Editore: Mondadori
Data di pubblicazione: 27 settembre 2022

Eryk e sua madre, Lena, hanno trascorso la loro esistenza fuggendo incessantemente da un luogo all'altro, con la convinzione che, forse, per loro non esista proprio un porto sicuro. Perché entrambi non solo sono Grisha, ma sono i più potenti e letali tra loro. Temuti da chi vorrebbe ucciderli e braccati da chi vorrebbe sfruttarne i doni, devono cercare di tenere nascoste le loro capacità ovunque vadano. Ma talvolta i segreti più pericolosi trovano comunque il modo di venire a galla... Questo graphic novel, scritto da Leigh Bardugo e illustrato da Dani Pendergast, è il prequel di "Tenebre e Ossa", tassello indispensabile del GrishaVerse che permette di gettare un po' di luce sulle origini di un destino tanto grandioso quanto sinistro, quello del temuto e potentissimo Oscuro.

L’Oscuro è sicuramente uno dei personaggi più amati della serie Tenebre e Ossa, nonostante non sia un esattamente uno dei buoni. Ha però un fanclub molto ampio, persino l’autrice ne è un’estimatrice, e alla fine ha pensato di dedicargli questa novella prequel illustrata e mostrarci, in un certo senso, come tutto ebbe inizio, da dove nacque il sogno ambizioso di uno dei personaggi più controversi della sua serie. La novella non è molto lunga, consta poco più di 200 pagine, e ci riporta alla giovinezza del personaggio, in fuga insieme alla madre dai drüskelle, da sempre alla caccia dei Grisha (o delle Streghe, come li definiscono loro). Insieme i due vagano di villaggio in villaggio in cerca di riparo in qualche campo Grisha, ma sono costretti a non rivelare mai la loro identità, e soprattutto la reale portata del loro potere. Eryk è il nome che il nostro protagonista porta in questa storia e Lena quello della madre e come una litania lo ripete e cerca di non dimenticarsene, perché troppe volte ha già dovuto cambiare identità. Teme di non ricordare più chi è alla fine, il suo vero nome, ma se vuole sopravvivere questo è il sacrificio che deve compiere. Quando giungono in un campo al confine con Fjerda, Eryk inizia a sperare di poterci restare un po’ più a lungo stavolta, ma le cose non sono facili per lui e la madre. Gli altri Grisha li guardano con sospetto e li temono. Nonostante ciò, Eryk riesce a stringere amicizia con Annika e Sylvi, due ragazze del villaggio. Sylvi è ammirata dal potere di Eryk e quando scopre cosa il ragazzo è realmente capace di fare gli si avvicinerà ancora di più. Nel frattempo, al villaggio si discute per catturare un orso, le cui ossa potrebbero essere usate come amplificatore. Sylvi è interessata a catturarlo e coinvolge Eryk nella ricerca, ma le cose prenderanno alla fine una piega inaspettata e il segreto oscuro di Eryk verrà alla luce.

Devo dire che, da amante delle graphic novel, è stato piacevole per me concedermi questa lettura, anzi avrei voluto fosse più lunga e non mi dispiacerebbe leggerne altre sempre dedicate al Grishaverse e ai suoi personaggi. Demone nel bosco ci mette davanti alla genesi di un personaggio che ha subito persecuzione, che è stato costretto a scappare più e più volte, che ha sempre dovuto nascondersi e che, infine, stanco di fuggire, rivela ciò di cui è realmente capace e inizia a sognare in grande, sogna un luogo sicuro per i Grisha, un luogo da cui non dover più fuggire, in cui ognuno è libero di essere se stesso. Certo, sappiamo bene dove la sua ambizione lo porterà, con quali mezzi riuscirà a realizzare il suo sogno e fin dove è stato disposto a spingersi, ma qui Eryk è semplicemente un ragazzo tormentato e stanco, sebbene mostri già doti da leader, si comporti da stratega e non esiti a fare del male a chi osa servirsi di lui.

La storia si interrompe sul più bello, mi sarei aspettata qualche pagina in più, ancora più approfondimento psicologico del personaggio, ma diciamo che in generale non mi è dispiaciuta. La parte migliore sono sicuramente le illustrazioni di Dani Pendergast, adoro il suo tratto e le espressioni che è riuscita a dare a tutti i personaggi, in particolare a Eryk. I colori sono spesso cupi, perfetti per rappresentare il demone delle ombre, salvo ogni tanto diventare più caldi quando disegna altri personaggi e il villaggio. L'ambientazione fredda tipica delle terre fjerdiane è resa in maniera semplice ma incornicia molto bene le azioni dei protagonisti dando a ogni scena ancora più enfasi.

Demone nel bosco è un piccolo salto indietro nel tempo, ci porta a esplorare meglio le origini dell’Oscuro e la sua esistenza prima della Faglia e tutto ciò che è venuto dopo. Non è indispensabile aver letto gli altri libri della serie della Bardugo per approcciarsi a questa graphic novel, che può essere tranquillamente una lettura indipendente, ma se siete già fan della serie e del personaggio, è di sicuro un volume immancabile per la vostra collezione ;)


lunedì 26 settembre 2022

Review Party: "Victories Greater Than Death: La Pietra di Talgan" di Charlie Jane Anders

Buongiorno, lettor*! ^^
Oggi inizia il Review Party di Victories Greater Than Death: La Pietra di Talgan, di Charlie Jane Anders, autrice che, a mio parere, è una tra le migliori rivelazioni lette quest’anno. Il romanzo è uno sci-fi young adult che mescola avventura spaziale e tematiche attualissime. Me ne sono davvero innamorata. Ringrazio Fanucci per avermi permesso di organizzare un evento dedicato al libro e per avermene inviato una copia in cambio di una recensione onesta.

Victories Greater Than Death: La Pietra di Talgan
di Charlie Jane Anders

Prezzo: 9,99 € (eBook) 14,99 € (cop. rigida)
Pagine: 336
Genere: sci-fi, young adult, lgbt+
Editore: Fanucci
Data di pubblicazione: 2 settembre 2022

Tina Mains non è un'adolescente comune. Ha un lume di salvataggio interplanetario nel petto, e trascorre ogni giorno di vita sulla Terra in trepidante attesa che questo lume si attivi e che i suoi alleati alieni, che da piccola l'avevano nascosta sulla Terra per proteggerla, la vengano a prendere per riportarla nello spazio e permetterle di compiere il suo destino: sconfiggere un terribile nemico intergalattico e far trionfare la giustizia. In quest'ardua impresa spaziale, Tina potrà fare affidamento sulla sua migliore amica Rachael e su un equipaggio di alieni e terrestri determinato a portare a termine la missione, costi quel che costi. Riusciranno a salvare l'universo da ciò che lo minaccia e a ristabilirne l'equilibrio?

“Ci sono vittorie che vanno oltre la morte”.

Chi l’avrebbe mai detto che Victories Greater Than Death: La Pietra di Talgan si sarebbe rivelata una lettura tanto piacevole? Leggendo la trama avevo intuito potesse trattarsi di una bella storia ma questo libro è molto di più. Dietro quello che sembra un semplice sci-fi per ragazzi c’è la volontà dell’autrice di parlare di temi molto attuali, come identità di genere e sessualità, ma in modo molto naturale, regalandoci diverse rappresentanze lgbt+ all’interno della sua storia e rendendo il romanzo una piccola perla capace di mescolare in modo sapiente elementi diversi e distinguersi da altri romanzi simili.

Tina Mains è una ragazza apparentemente ordinaria sulla Terra, in realtà nasconde al suo interno un lume di salvataggio pronto a esplodere da un momento all’altro e a richiamare gli alieni che l’hanno lasciata lì, affidandola alla donna che l’ha cresciuta. Ha una migliore amica, Rachel, con cui condivide gioie e dolori dell’essere adolescenti e che conosce il suo segreto. Rachel la incoraggia a liberare una volta per tutte quella luce che ha dentro e seguire il suo destino, ma sembra un’impresa non facile, soprattutto dal momento che, una volta esplosa, degli alieni molto cattivi le daranno la caccia. Quando finalmente, dopo diversi tentativi, il lume si attiva, Tina viene immediatamente rintracciata dal malvagio Marrant, un alieno con la faccia da teschio che la ragazza ha spesso visto nei suoi sogni; ma in suo soccorso ne arriva un altro, Yatto, che porta le due ragazze su un’astronave fatiscente e si presenta. È un membro dell’equipaggio della Flotta Reale, quella che un tempo era guidata dalla mitica Capitana Argentina e Tina non è che il suo clone. Presto le verranno restituiti i ricordi della Capitana e lei potrà finalmente diventare la persona che era destinata essere. Non tutto però va per il verso giusto e, se alcuni ricordi sembrano tornare, soprattutto un sapere enciclopedico non sempre utile, tutto ciò che è legato alla sfera più privata e personale della Capitana non riesce a recuperarlo. Ciò che più le premeva sapere era della pietra di Talgan, un antichissimo manufatto che sembra cercare Marrant e che è convinto lei sappia dove si trovi ma, seppure lo sa, è un ricordo che fa parte di quelli a cui non ha accesso. Mentre cerca di capirne di più, mentre prova a definire la propria identità e il proprio destino, Tina si lascia coinvolgere dalle vicende dell’astronave che l’ha salvata, l’Indomita, di cui fanno parte esseri di razze aliene differenti e un capitano, Othaar, che era grande amico della Capitana Argentina. Rachel le è rimasta accanto, disposta a vivere con lei quell’avventura incredibile, una scusa anche per sfuggire alla vita sulla Terra che non le dava le soddisfazioni di cui aveva bisogno, una vita passata a sfuggire ai bulli e rincorrere un sogno che in pochi capivano. L’Indomita si popola presto di nuovi elementi, ragazzi reclutati tra i più geniali della Terra che possano aiutare a rimettere in sesto l’astronave e a rafforzare quei settori in cui ha subìto della mancanze. Ecco che Keziah, Damini, Elza e Yiwei diventano ufficialmente parte dell’equipaggio dando un contributo sostanziale con la loro intelligenza fuori dal comune e le loro idee fresche e ingegnose. La loro presenza rassicurerà anche Tina e Rachel, facendole sentire meno sole, più parte di qualcosa, di una famiglia di terrestri con cui intendersi e sodalizzare. E se in un primo momento avranno qualche difficoltà davanti alla prospettiva di ritrovarsi in mezzo a una guerra che non gli appartiene, presto capiranno che per ognuno di loro quella è un’opportunità irripetibile, l’opportunità di poter essere, un giorno, ciò che più sognano.

C’è davvero tanto da dire su questo romanzo che ho quasi difficoltà a trovare le parole, ma vi risparmio altra trama e passo  a quello che più mi preme farvi sapere, ovvero come l’autrice sia riuscita a dar vita a una storia ben oltre le aspettative (non per niente ha vinto anche un sacco di premi che non vi sto qui a elencare, ma vi consiglio di dare una sbirciata alla sua biografia). In Victories Greater Than Death non troverete solo vicende ambientate nello spazio, scontri tra razze aliene e tecnologia avanzata, ma anche il nascere di bellissime amicizie, di storie d’amore fuori dai soliti canoni, vedrete personaggi affrontare percorsi che li porteranno a una maggiore consapevolezza di sé, della propria identità e sessualità, li vedrete prendere atto delle proprie capacità e sfruttarle per il bene comune; assisterete a grandiosi atti di coraggio, a risvolti inaspettati che metteranno in dubbio le poche certezze, seguirete le vicende di ogni personaggio ritrovandovi ad affezionarvi e a temere per la sua incolumità. Questo libro vi terrà incollat* dalla prima all’ultima pagina, con la sua trama avvincente, i capitoli brevi e ben strutturati. Lo stile dell’autrice è ottimo, nulla appare forzato, né i dialoghi né le scelte intraprese dai protagonisti. Ammetto che sin dall’inizio il romanzo mi ha fatto pensare alla più nota serie sci-fi ya Aurora Rising, dell'affiatato duo Kaufman-Kristoff, ma ammetto anche di essermi subito resa conto di quanto questo romanzo di Anders sia decisamente superiore per diversi aspetti, soprattutto il modo di parlare ai giovani e di rappresentarli. È proprio uno di quei romanzi che consiglierei alla generazione di oggi, non solo perché troverebbe tante risposte ma anche perché si sentirebbe in qualche modo compresa. Ogni personaggio in questo libro ha un percorso non facile da affrontare, prima di tutto nei riguardi di se stesso. Si sentono tutti un po’ fuori posto ma con così tanto da dare che non sanno in che maniera esprimerlo. Anche l’arte può diventare un modo per salvare l’umanità, per esempio, o cantare, suonare o creare applicazioni che possano cambiare il mondo. Ognuno ha uno spazio fondamentale all’interno della storia, che non ruota esclusivamente intorno alla protagonista Tina, ma diviene quasi una storia corale. Un’altra cosa che ho apprezzato del romanzo è l’inclusività, tema attualissimo e talvolta mal utilizzato all’interno di ya che vogliono a tutti i costi sembrare moderni. Qui abbiamo razze aliene che si presentano col pronome, che dichiarano da subito il proprio genere, e anche razze aliene che di generi ne hanno addirittura tre. Abbiamo personaggi non binari, personaggi transessuali e bisessuali e anche personaggi che non hanno ben chiaro cosa siano e quale sia il loro orientamento. E tutto questo è rappresentato così bene che mi sono quasi commossa. E, a proposito di commozione, penso che la cosa che mi ha colpita di più in assoluto sia stato il modo in cui i personaggi hanno iniziato a relazionarsi tra loro, mai in maniera forzata, sbrigativa, poco credibile, anche un semplice abbraccio viene preceduto da una richiesta a concederlo. (“Posso abbracciarti? Ti darebbe fastidio?”) Ecco, questa cosa l’ho trovata bellissima, penso di non aver mai letto nulla di simile in nessun romanzo, probabilmente una delle migliori forme di rispetto esistenti. In questo romanzo trovate cose così, che vi lasciano semplicemente senza parole.

Fatevi il favore di leggere questo libro. Se cercate un’avventura emozionante, piena di imprevisti, di personaggi originali e non stereotipati, se cercate una storia che sia anche il racconto di una bella amicizia, se avete voglia di una lettura appassionante, epica, divertente, moderna, fresca e travolgente, Victories Greater Than Death: La Pietra di Talgan è ciò che fa per voi.

Fonte immagini: Google immagini
Banner/calendario: @paranormalbookslover

venerdì 23 settembre 2022

Milk, Cookies&Books: libri a merenda - "La casa nella prateria" di Laura Ingalls Wilder (a cura di Anna)

Buon pomeriggio, lettor*! ^^
Oggi per la rubrica Milk, Cookies&Books: libri a merenda, la nostra Anna ci porta in un luogo incantevole insieme a una famiglia speciale. Quello di cui ci parla è il primo volume della saga La casa nella prateria, di Laura Ingalls Wilder, che sicuramente molt* di voi conosceranno per il telefilm famosissimo. Beh, Anna è una grande fan del telefilm e adesso anche della serie di romanzi editi Gallucci Editore e ci racconta della sua ossessione nella recensione che segue. Scopritela e fateci sapere se anche voi ne avete una ;) A presto!

La casa nella prateria
di Laura Ingalls Wilder

Prezzo: 8,99 € (eBook) 13,50 € (cop. flessibile)
Pagine: 196
Genere: narrativa per ragazzi, classici per ragazzi, bambini
Editore: Gallucci 
Data di pubblicazione: 3 dicembre 2020

In viaggio verso il Kansas con la famiglia Ingalls. La vita nella prateria è difficile e talvolta persino pericolosa, ma papà, mamma, Mary, Laura e la piccola Carrie sono felici di realizzare il sogno di una nuova vita. "Il fruscio del vento nell’erba sembrava una musica. E il canto stridulo delle cavallette faceva vibrare l’immensa prateria. Un flebile ronzio proveniva dagli alberi in riva al ruscello. Tutti quei suoni formavano un fantastico, caldo, gioioso silenzio. Laura non aveva mai visto un posto che le piacesse così tanto…" 

Ok dovrò proprio confessarvelo: da quando ero bambina non ho mai smesso di guardare il telefilm americano degli anni ‘70 La casa nella prateria, della scrittrice Laura Ingalls Wilder, protagonista stessa di questa storia autobiografica opportunamente romanzata. E quando dico che non ho smesso di guardarlo mai, intendo proprio mai. In Italia la serie tv è stata trasmessa per la prima volta nel 1977 da Rai 1 passando di canale in canale, puntata dopo puntata, replica dopo replica, fino ad approdare nel 2022, senza nessuna interruzione, sul canale 27 di Mediaset. E io da brava bambina, e poi da brava ragazza, e poi da donna fuori di testa, l’ho sempre seguita e amata. Ossessionata. Ormai praticamente conosco tutte le battute e le scene a memoria. Credo di essere la sorella segreta e invisibile di Laura, Mary e Carrie Ingalls: credo proprio di essere Anna Ingalls... E sfido chiunque a dire che non è vero. Quindi questa mia recensione di oggi non è proprio una recensione a tutti gli effetti, è più una specie di sovrapposizione tra la mia convinzione assoluta di essere una delle protagoniste della saga e della serie tv e la consapevolezza disincantata di essere pazza. Inoltre preparatevi, perché questo è soltanto l’inizio di una storia di “book blogging stalking” nei vostri confronti. Mi dispiace un po’ per voi, ma la verità va detta: La casa nella prateria non è che il primo dei nove romanzi di Laura Ingalls Wilder e intendo assolutamente leggerli e recensirli tutti!

Scritti a partire dal 1935 i libri di questa saga familiare raccontano i preziosissimi ricordi della scrittrice, le peregrinazioni della sua famiglia attraverso il centro America verso il selvaggio West, per fuggire dalla povertà verso un mondo nuovo in cui ricominciare una vita serena e genuina, basata sui valori più puri dell’amore e della condivisione, del rispetto, dell’educazione e della correttezza, una vita basata sulla meraviglia della vita quotidiana, della ricchezza dei sentimenti più semplici. La scrittrice pensò di lasciare alle nuove generazioni l’avventuroso racconto di un epoca che cambiò per sempre la geografia e la storia americana, quella dei coloni bianchi e quella dei nativi cacciati e sterminati, quella che vide l’avvento delle ferrovie, del telegrafo, della fotografia, della medicina moderna, della caccia all’oro, dei divertimenti e dei tranelli della vita di città che piano piano avanzava verso la selvaggia prateria.

Questa amatissima saga è ambientata intorno al 1870 nel Nord America degli immensi territori disabitati, dei grandi e gelidi boschi del Nord, delle aride distese del Sud, degli incommensurabili spazi di infinita prateria, in quel Nord America in cui il governo regalava arbitrariamente ai coloni terreni demaniali in realtà di antichissima proprietà delle tribù indiane indigene Pellirosse, per promuovere la colonizzazione del selvaggio West. È importante ricordare, durante la lettura, che il racconto è ambientato alla fine dell’800 per non trovarsi in contrasto con alcuni aspetti della società descritta oggi totalmente anacronistici, a volte addirittura maschilisti, fastidiosi, razzisti e politically uncorrect. A partire dal ruolo dell’uomo nella famiglia: alla fine dell’800 il padre era il capofamiglia assoluto, lui solo decideva il destino della famiglia mentre la moglie doveva accettare di buon grado le sue scelte occupandosi dell’educazione dei figli con dolcezza ma determinazione, i bambini dovevano “essere visti, ma non sentiti” e gli Indiani, i nativi americani, di diritto proprietari della prateria, non erano esseri umani ma quasi fenomeni da circo, una stranezza da guardare con gli occhi dello stupore anche se sempre dall’alto in basso. Che piaccia o no questa era la mentalità dell’epoca.

La famiglia Ingalls, composta dal coraggioso e determinato padre Charles, dalla dolce ma severa madre Caroline e dalle figlie Mary timida e gentile, Carrie ancora neonata e Laura, allegra, curiosa e ribelle, è costretta dalla povertà e dal clima rigido a trasferirsi nel West in cerca di terreni fertili da coltivare, selvaggina in quantità da cacciare, di un clima mite e di un luogo da chiamare casa. Dopo un lunghissimo e avventuroso viaggio in carro tra ghiaccio, bufere di neve, fiumi in piena che quasi si portano via l’amato cane Jack, attraverso gli Stati del Wisconsin, del Minnesota, del Jowa e del Missouri, la famiglia Ingalls arriva finalmente in Kansas, nelle terre dei cowboy e in quelle espropriate alle tribù indiane e regalate per la colonizzazione ai pionieri. La prateria, uno spazio infinito, erba alta e fiori selvatici a perdita d’occhio, cielo azzurro e vento fresco, appare subito come l’Eldorado: la caccia è fiorente e i campi sono rigogliosi e promettenti di messi abbondanti.

“Ascolta Caroline. Qui c’è tutto quello di cui abbiamo bisogno. Possiamo starci da re. [...] Staremo bene qui Caroline. È un gran bel paese questo. Non mi dispiacerebbe restarci per tutto il resto dei miei giorni. [...] anche quando sarà tutto colonizzato. Per quanta gente arrivi in questo paese non ci si sentirà mai soffocare [...] Laura capiva che cosa intendeva dire. Anche a lei piaceva quel posto. Le piacevano quel cielo immenso, quel vento, quella terra di cui non si vedeva la fine. Tutto lì era libertà, immensità, meraviglia.

Mentre Caroline si occupa dei pasti, del bucato e dell’educazione delle bambine e Mary e Laura esplorano il nuovo mondo con l’allegria e lo stupore che soltanto l’infanzia sa regalare, Charles inizia a costruire la casa con l’aiuto del primo amico conosciuto nella prateria, il signor Edwards, che tanto abbiamo amato nella serie tv, allegro, divertente, scanzonato e irriverente. Dal niente più assoluto Charles erige una casa e una stalla per i cavalli fatta di tronchi, porte robuste con chiavistelli, un camino, finestre con vetri acquistati in cambio di pelli nella città più vicina Independence, a quattro giorni di viaggio in carro, letti di legno e paglia, un tavolo con una bella tovaglia scacchi rossi, delle sedie fatte con tronchi d’albero, un pozzo e un orto. E conclusi i lavori, che durano all’incirca metà libro, finalmente fu una sera lieta e serena. Faceva piacere avere un bel fuoco nel camino [...] C’era una allegra tovaglia sul tavolo, la pastorello di ceramica scintillava sulla mensola del camino e alla luce delle fiamme il pavimento nuovo mandava riflessi dorati. Fuori la notte immensa era piena di stelle. Papà stette a lungo seduto sulla soglia a suonare il violino. Suonava per mamma, per Laura e per Mary, che erano in casa; e anche per la notte e le stelle, fuori.”

La vita nella prateria però nasconde anche molte sorprese e molti pericoli
: branchi di lupi affamati da cui difendersi, indiani saccheggiatori e poco amichevoli da accondiscendere, un grande incendio da domare, la febbre malarica che rischia di sterminare l’intera famiglia, uno spaventoso raduno di tribù indiane sul piede di guerra contro i pionieri bianchi. Le disavventure per la famiglia Ingalls purtroppo, però, non finiscono qui. Governo americano e tribù indiane sono ancora ben lontane dal trovare un accordo circa la spartizione dei territori e la definizione dei confini e delle regole di pacifica convivenza. E dopo soltanto un anno dallo stanziamento nella prateria Laura, le sorelline, i genitori, i cavalli e il cane sono costretti a radunare le poche cose trasportabili sul carro e riprendere il cammino alla ricerca di un nuovo posto in cui cercare la meritata felicità.

“Erano lì tutti insieme, ben sistemati per passare la notte sotto la volta stellata del cielo. Il carro coperto era di nuovo la loro casa.”

Avrei ancora tantissime cose da aggiungere, prima fra tutte il confronto tra il libro e la serie tv, ma in realtà la meravigliosa saga televisiva inizia con il racconto delle vicende del terzo libro, quindi lascerò queste considerazioni quando vi parlerò di Sulle rive del Plum Creek.

Se siete interessati ad accompagnarmi in questa grande avventura con Laura Ingalls, ecco i titoli di tutti i nove libri pubblicati da Gallucci Editore: Nei grandi boschi del Winsconsin, La casa nella prateria, Sulle rive del Plum Creek, Sulle sponde del Silver Lake, Il lungo inverno, Piccola città del West, Gli anni d'oro, I primi quattro anni, Storia di Almanzo.

Per il momento è tutto... al prossimo capitolo di La casa nella prateria! Vi aspetto.

Anna


Photo credit: @anna_bookfantasy

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