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mercoledì 4 febbraio 2026

Coffee&Ciak: "Marty Supreme" (a cura di Ms Rosewater)

Buongiorno, car* lettor*! ^^
Oggi arriva la recensione di un film uscito da poco e molto chiacchierato, soprattutto per la campagna di promozione ma anche per l'interpretazione del protagonista. Si tratta di Marty Supreme, con Timothée Chalamet e Gwyneth Paltrow. Lo ha visto per noi Ms Rosewater e ce ne parla con entusiasmo. Scoprite di più nella sua recensione e non dimenticate di lasciarci un commentino ;) A presto!

Marty Supreme

Ognuno di noi può avere quello che vuole purché sia disposto a pagarne il prezzo”. Il motto di Rupert Pumpkin di Re per una notte, scorre nelle vene di Marty Mauser: rapina, imbroglia, manipola, ruba, implora, mente, si umilia pur di raggiungere i suoi obiettivi. Abile commesso nel negozio di scarpe dello zio, dotato di una prodigiosa parlantina, è determinato a diventare un campione di ping pong. È bravo e incredibilmente sicuro di sé, dotato di un fascino trascinante, in grado di coinvolgere chiunque nei propri progetti. Ma per partecipare ai tornei ci vogliono soldi, che nemmeno lo zio - che glieli deve - vuole dargli. E allora se li prende, dando il via a una fuga vertiginosa dalla mediocrità, dalla famiglia, da una madre che lo ricatta affettivamente e dall'amante, sua vicina di casa, verso il successo e la celebrità.

Col suo aspetto da beffardo, giovanissimo Groucho Marx, è inarrestabile nella sua discesa e nei suoi trionfi; orgoglioso e arrogante, supplichevole e sottomesso, non c'è nulla di cui non sia capace pur di realizzare il suo sogno. È sempre sul limite, pronto a saltare da un altissimo trampolino con una traiettoria imprevedibile. E, mentre gioca a ping pong, cerca di trovare il denaro per finanziare i suoi viaggi e mette incinta la propria amante, travolge la vita di coloro che incontra sulla sua strada. È così non solo per gli amici che cercano di aiutarlo, ma anche per gli sconosciuti che incontra per caso (come Abel Ferrara, in un cameo cucito su misura) o aggancia: è il caso dell'attrice in declino Kay Stone (la sempre legnosa Gwyneth Paltrow) e del ricchissimo marito Milton Rockwell.

La relazione con la coppia è d'interesse economico, ed è emblematica del capitalismo americano (più attuale che mai) che fa del denaro un valore morale, non solo per dichiarare la propria superiorità, ma anche per umiliare e distruggere (un esempio assai più drammatico lo troviamo in The brutalist). Ma i due rappresentano anche una sorta di famiglia adottiva, in cui se la “madre” cede alla corte interessata di Marty per colmare il proprio vuoto, il contrasto col “padre” è inevitabile e definitivo.

L'antisemitismo dell'America post-bellica è un elemento quasi inaspettato ma sottolineato più volte, a partire dal risentimento di Rockwell per la morte del figlio nel Pacifico, che non risparmia a un reduce dai campi di concentramento.

Il tradimento e la menzogna sono le fondamenta delle relazioni: tutti tradiscono tutti, imbrogliano alla ricerca di un vantaggio truffaldino, un guadagno in denaro, amore, controllo. In fondo, Marty Mauser sfrutta gli unici mezzi che gli sono concessi e - al contrario degli altri - è consapevole delle proprie azioni e dei motivi che lo portano a compierle.

Se in A complete unknown Timothée Chalamet, nonostante l'impegno, risultava stucchevole nella ricostruzione quasi didascalica di un personaggio reale, trova in Marty Mauser, ispirato alla figura del pongista Marty Reisman, un ruolo entusiasmante, esagerato e divertente che gli dà maggiore libertà espressiva e che riesce a fare veramente suo. In scena dall'inizio alla fine, la sua interpretazione energica mantiene alta l'attenzione e contribuisce all'unità e alla fluidità narrativa. La regia riesce a esaltare questa elettricità mantenendo un ritmo sostenuto che non cala praticamente mai, culminando nel finale, abbastanza inaspettato e ironico, la fine della fuga di Marty.

Merita una menzione anche la colonna sonora, composta da canzoni degli anni '80 (troverete nella sigla d'apertura una citazione da un noto film del periodo), '50 e altro, come recitano i titoli di coda, una scelta eclettica che funziona alla grande in un film che sorprende dall'inizio alla fine.

Per chi volesse scoprire qualcosa di più sul personaggio che ha ispirato la storia di Marty Supreme, ecco un link.

Ms Rosewater


Fonte immagini: Google immagini

giovedì 20 febbraio 2025

Rubrica: Coffee&Ciak - A Complete Unknown (a cura di Ms Rosewater)

Buongiorno lettor*! ^^
Oggi la nostra MsRosewater ha deciso di riesumare la rubrica Coffee&Ciak, dedicata a film e serie tv, per parlarci di A Complete Unknown, film biografia su Bob Dylan, del regista James Mangold, interpretato da Timothée Chalamet. Il film è uscito nelle sale il 23 gennaio, qualcuno ne ha parlato benissimo, qualcun altro malissimo. Scoprite l'opinione di Ms Rosewater che, ve lo dico da subito, è una grande fan di Bob Dylan. Avrà apprezzato A Complete Unknown? 
E a voi è piaciuto? Fatecelo sapere nei commenti! ;)

A Complete Unknown
di James Mangold, con Timothée Chalamet


Quando ho scoperto Bob Dylan ascoltavo continuamente le cassette dei suoi album mentre leggevo la storica biografia di Antony Scaduto e guardavo (e riguardavo) Don't Look Back, il documentario di D.A. Pennebaker sulla tournée londinese di Bob Dylan e Joan Baez del 1965. Devo aver consumato la videocassetta presa in prestito in biblioteca, osservavo ogni mossa, ogni atteggiamento, ogni posa del giovane Bob fino a che mi accorsi che cominciavo a sorridere e ad atteggiare le mani come lui.

Ecco, Timothée Chalamet deve aver fatto più o meno la stessa cosa, solo di più, molto di più. Troppo, quasi. Ce l'ha messa veramente tutta per diventare Bob Dylan, e per chi conosce abbastanza l'iconografia dylaniana è facile ritrovare i singoli riferimenti fotografici e sonori (i dialoghi in studio sono assolutamente simili ad alcuni che si trovano nei dischi), le unghie lunghe e la camicia a pois che sfoggia in alcune foto, è tutto noto. È quasi disturbante guardarlo in certe inquadrature e ascoltare la voce schiacciata e stridulina perfettamente simile a quella di Bob; quando si toglie gli occhiali da sole ti aspetti di vedere Dylan, ma, ahimé, è Chalamet.

Bisogna ammetterlo, si è veramente impegnato, ma il risultato per quanto curato è puramente estetico: se quando entriamo in sala non sappiamo nulla di Dylan e della sua musica, altrettanto ignoranti ne usciamo. Certo, il nostro eroe non ha mai amato rendere noti i suoi stati d'animo, ma - come ci aveva dimostrato I'm not there - ci sono molti modi per raccontare Dylan: attraverso le canzoni, i testi fantasmagorici, cornucopie di immagini che hanno ribaltato il mondo, Maggie, Queen Jane, i personaggi che vivono in Desolation Row, le metafore, i riferimenti letterari e linguistici sempre abbondanti, soprattutto nei primi dischi (anche quelli folk). Materia ricchissima per tracciare un ritratto in sospeso tra il poco che è dato sapere e il tanto che possiamo ascoltare. Invece tutta la pellicola resta su un piano didascalico, le canzoni sono appena accennate, arrivano a sottolineare un momento in cui Bob seduce Joan Baez o in cui una piagnucolosa Suze Rotolo (che non viene mai chiamata col suo vero nome, immagino per volontà degli eredi) si rende conto che la storia col menestrello di Duluth è finita. Il mistero dunque non sarà svelato, dentro al guscio non c'è alcun pulcino.

Tutto il film è costruito su questa vuota mimesi, non c'è climax e anticlimax, l'eccitazione, l'elettricità di quel periodo così eccezionale, non solo per la musica ma anche per il mondo, la politica, non si percepisce. Non c'è nessuna urgenza di scrivere canzoni e le relazioni romantiche del nostro sono rappresentate in modo superficiale: lui si aggira con un'espressione da giovane zombie e fa soffrire Joan Baez e Suze Rotolo, ma non c'è fuoco, no, no. Come può un personaggio del genere aver scritto Girl from the North Country o Farewell Angelina o It Ain't Me Babe? Qualcosa non torna. Come non torna l'assoluta mancanza di “vizio”: Dylan/Chalamet vive in un Village degli anni 60 più virtuoso di Disneyland, senza droghe e senza alcol; fuma parecchio, ma solo sigarette col filtro giallo e non beve, giusto un sorso di vino. Solo un musicista nero si permette in una delle scene più divertenti del film (e non sono molte) di bere alcol e dichiarare di apprezzarlo, i bianchi tutti santi.

Ci sono però omissioni più gravi. Mi riferisco alle personalità di Pete Seeger - quello sì splendidamente interpretato da Edward Norton, tanto spontaneo quanto rigido e artificioso è Chalamet- e Woody Guthrie, il grande eroe del giovanissimo Bob. Il primo è dipinto come un hippie ante-litteram, un caro vecchietto che scopre per primo il grande talento di Bobby Zimmerman, ma di cui vengono taciuti gli enormi meriti musicali e di lotta per i diritti civili, riducendolo a un cantante tradizionale che anima innocui programmi televisivi per famiglie.
Peggio ancora va a Guthrie, il motore immobile di tutto il primo periodo della carriera di Bob Dylan, ricoverato in ospedale, praticamente incapace di parlare, ma del quale davvero non sappiamo niente, nonostante la pellicola si apra proprio con Bob che si fa un viaggio dal Minnesota a New York per andarlo a trovare.

Nonostante ciò il regista ha comunque cura di mostrarci in una scena la sua chitarra, che riporta la storica frase “This guitar kills fascists”, così che CHI SA possa uggiolare nel riconoscerla. Ecco, alla fine è questa la furbata, fare un film non per ispirare i giovani con la seppur inquietante interpretazione di Chalamet, ma solleticare i ricordi di noi dinosauri, noi che l'elettricità l'avremmo sentita in ogni caso perché quella storia la conosciamo bene e possiamo aggiungervi i pezzi mancanti.

Mi sento di promuovere la scelta dei brani che compaiono nel film, si tratta soprattutto dei classiconi che lo resero famoso (Hard Rain, Blowin in the wind...), ma ci sono anche canzoni meno note e altrettanto belle, Girl from the North Country, Farewell Angelina e soprattutto Masters of war. Sono versi che risuonano ancora oggi, sottolineando un altro momento drammatico dell'umanità dopo la Guerra Fredda.
Il racconto di Bob Dylan però merita di più: creatività, follia, sorpresa, surrealtà, merita imprevedibilità e cattiveria, perché è questo, da sempre.

Se amate Bob Dylan vi sconsiglio caldamente la visione e se non lo conoscete, idem. 

Ms Rosewater



Fonte immagini: Google Immagini

martedì 7 novembre 2023

Coffee&Ciak: "Asteroid City" di Wes Anderson (a cura di Ms Rosewater)

Buon pomeriggio! ^^
Oggi appuntamento con una delle rubrichette del blog, quella dedicata a film e serie tv. La nostra Ms Rosewater ha visto Asteroid City, il nuovo film di Wes Anderson, presentato in anteprima mondiale al Festival di Cannes il 23 maggio e distribuito nelle sale italiane il 28 settembre. Se siete fan del regista troverete sicuramente qualche elemento nel suo stile unico, se invece non lo conoscete affatto potete farvi un'idea con questo articolo. Buona lettura! 

Asteroid City 
di Wes Anderson


1955. I visitatori della cittadina di Asteroid City assistono a un incredibile incontro ravvicinato. A seguito di ciò, l'esercito americano costringe tutti i testimoni a una quarantena in città, durante la quale seguiamo vari personaggi, alcuni che cercano di fuggire, altri che passano il tempo tentando di tornare alla realtà dopo l'apparente visita aliena, riflettendo sulle proprie credenze esistenziali e religiose dopo avere appreso di non essere soli nell'universo. Fonte trama: Wikipedia.org

In qualunque film di Wes Anderson troverete: la famiglia, i rapporti tra genitori e figli, la perdita, la nostalgia. Ogni volta il regista cambia storia, palette di colori, ambientazione, mantenendo saldi i temi che costituiscono il nucleo del suo stile narrativo. Asteroid City pur muovendosi nella consueta orbita stilistica, inaspettatamente, introduce una serie di novità.

Come sempre ci troviamo nel passato, la data - il 1955 - è immediatamente dichiarata, e come sempre decine di personaggi s'incontrano in un luogo catalizzatore che per una volta non è uno spazio chiuso (una casa, un albergo, un treno...), bensì il deserto dell'Arizona in cartapesta. Si tratta dichiaratamente di uno scenario teatrale, minuziosamente descritto nelle prime scene dallo scrittore autore della commedia che vi si svolge: la realtà è dunque una trasmissione televisiva degli anni 50 in un bianco e nero che fa pensare ai Fratelli Cohen, da cui parte la rappresentazione a colori. Uno sdoppiamento di piani narrativi, stabiliti in due luoghi di finzione - il teatro e la televisione - che si alternano e i cui confini si alterano e confondono, fino a che la realtà diventa la finzione.

Asteroid City è un piccolo agglomerato che comprende una stazione di servizio, un motel, un cratere prodotto dalla caduta di un asteroide, un misterioso centro scientifico dove è conservato l'asteroide, uno svincolo di autostrada (non ultimato); musica country vi risuona tutto il giorno. È una minuscola scialuppa in uno sconfinato spazio a cui approdano Augie Steenbeck, fotografo neo vedovo, e i quattro figli, tre gemelle dai nomi mitologici e stellari - Pandora, Andromeda e Cassiopea - e un figlio, Woodrow, vincitore di un premio scientifico. L'evento richiama anche gli altri visitatori, Midge Campbell, famosa attrice, insieme alla figlia, un gruppo scolastico, una band di musica bluegrass e country.

Le loro storie si legano attraverso dialoghi surreali e casuali, episodi bizzarri e continue incursioni della (presunta) realtà in bianco e nero in cui viene raccontata la genesi della commedia, come è stata concepita, com'è stato scelto il protagonista, la malinconia dello scenografo attrezzista: è sempre Wes Anderson, ma questa volta non osserva più i suoi personaggi da lontano, non li inscatola in grandi edifici dove può osservarli come formiche. Si avvicina, scende tra loro dilatando i monologhi che mai prima sono stati tanto espliciti e dolorosi, lasciando che alcune vicende si compiano e altre restino sospese, inconcluse. Realtà e finzione sono entrambe fittizie, calate in luoghi che non sono tali e per questo anche l'assenza e la separazione possono diventarlo.

In questo senso monologo tagliato della moglie di Augie è l'istante in cui i due mondi si ricongiungono momentaneamente, il tentativo di abbracciare l'esperienza del lutto senza vie di fuga, è quel momento impossibile, irreale, desiderato da chiunque per poter parlare, ancora una volta, con una persona amata.

Ma in Asteroid City ci sono un sacco di altre cose - molte divertenti, alcune tristi - tra cui gli alieni (di cui non posso parlare per non fare spoiler) che rientrano ampiamente nel discorso fatto sopra. Non manca il solito folto gruppo di star hollywoodiane in ruoli inconsueti, tra loro Brian Cranston, Scarlett Joahnsson, e - abbastanza sorprendentemente - Tom Hanks; e poi veterani come Tilda Swinton, Jeff Goldblum, Adrien Brody, Edward Norton, Willem Defoe... manca solo Bil Murray (tragedia), bloccato dal covid a pochi giorni dall'inizio delle riprese e sostituito da Steve Carrell.

I fan di Wes Anderson non resteranno delusi, ritroveranno le atmosfere a cui sono abituati e alcune novità, soprattutto nella struttura narrativa, e qualche vaga eco di personaggi shakespeariani. Chi invece non lo ama probabilmente non cambierà idea...

Infine vi segnalo una mostra dei modellini e di alcuni costumi usati nel film aperta alla Fondazione Prada di Milano fino al 7 gennaio 2024: https://www.fondazioneprada.org/project/wes-anderson-asteroid-city/
Ms Rosewater


Fonte immagini: cineblog.it, Tiff.ro, Golem.de, Cinematographe.it

martedì 25 luglio 2023

Rubrica: Coffee&Ciak - "Barbie" (a cura di Melz)

Buon pomeriggio! ^^
Oggi riesumiamo una rubrichetta che amiamo tanto, quella dedicata a film e serie TV, per parlare del film del momento, Barbie, da pochissimo nelle sale e già super chiacchierato. Barbie è diventato in pochissimo tempo un fenomeno di culto, monopolizzando social e non solo. Lo ha visto per noi Melz e ce ne parla nella sua recensione. Voi lo avete visto? Vi aspettiamo nei commenti! ;)

Barbie
di Greta Gerwing



Con: Margot Robbie, Ryan Gosling
Distribuito da: Warner Bros
Nelle sale dal: 21 luglio 2023

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Ne ho sentite di ogni, prima che il film Barbie di Greta Gerwig (conosciuta come regista di Lady Bird o la trasposizione cinematografica di Piccole Donne con Saoirse Ronan e Florence Pugh) approdasse nelle sale. “Ma dai, anche te con questo Barbie”; “Sarà sicuramente una schifezza colossale”; “Ma cosa potrà mai dire un film su Barbie?” Per tutti voi che avete fatto queste osservazioni, dopo aver letto di chi si occupava della scrittura e della regia, e dopo aver saputo di Margot Robbie e Ryan Gosling come protagonisti, davvero pensavate potesse essere un pessimo prodotto?

Parliamo un po’ della trama senza spoiler. Barbieland è il mondo perfetto, dove ogni giornata è perfetta. Le Barbie sono al comando, ognuna con il loro mestiere ben definito: la Barbie presidentessa si occupa della politica, la Barbie dottoressa di curare gli altri, la Barbie scrittrice di scrivere e così via... il mondo di Barbie creato da Greta e Noah è reale nell’essere finto, tutto è fatto come se qualcuno stesse giocando con loro. Mentre Barbie fa colazione, la tazza è vuota (nessuna bambina mette del latte vero per far finta che la bambola stia mangiando), sotto la doccia non c’è acqua, così come nella piscina finta. Insomma, nel posto dove vive Barbie Stereotipo, ovvero Margot Robbie, è tutto a misura di donna. E poi ci sono i Ken, che vivono solo in funzione di Barbie. Viene più volte ribadito infatti che è “Barbie e Ken”, mai solo Ken. Riassumendo: Barbieland è un matriarcato. Le giornate perfette, però, cessano quando Barbie Stereotipo inizierà a pensare alla morte e i suoi piedi toccheranno il suolo (come sappiamo, le Barbie sono costruite per stare sempre sulle punte) e sarà costretta a recarsi da Barbie Stramba, cioè quella Barbie con i capelli tagliati male e vestita peggio (la rappresentazione delle Barbie che vengono sciupate dalle bambine a furia di sperimentare mentre giocano). Proprio quest’ultima dirà a Barbie Stereotipo che i suoi pensieri di morte sono dettati dalla bambina che sta giocando con lei e che la soluzione a tutto sarà andare nel mondo reale, trovarla e rimettere tutto a posto. Accompagnata, seppur controvoglia da Ken, Barbie si accorgerà che il mondo reale non è per nulla come crede...

Non dirò altro sulla trama perché dovete scoprire da soli quanto può esserci dietro a una premessa del genere. Già dalle prime righe di copione, nella intro ispirata a 2001 - Odissea nello spazio, viene introdotto quello che sarebbe dovuto essere da sempre il ruolo di Barbie: una bambola per ispirare le ragazzine a essere qualsiasi cosa avrebbero voluto essere. E Barbie Stereotipo è convinta che questa sia la verità, si aspetta di arrivare nel mondo reale ed essere ringraziata per l’influenza che ha avuto. Ma non è così, e lei ne sarà devastata. Ken, invece, scoprirà che il mondo reale è quasi il contrario di Barbieland e troverà il patriarcato qualcosa di affascinante tanto da informarsi su come fare per metterlo in atto.

I Ken sono gli “antagonisti” della storia, cosa che dal trailer poteva sembrare il presidente della Mattel. Ma non si tratta mai di antagonisti veri e propri perché i Ken di Barbieland siamo noi donne nel mondo vero! Vogliono ribaltare la situazione perché non gli sembra di avere rispetto, non gli sembra di avere considerazione e sono stanchi di vivere in un mondo dove non possono avere potere, né una casa dei sogni. Ryan Gosling è sublime nel ruolo di Ken Spiaggia, ha fatto suo il personaggio, fa morire dal ridere e quando canta beh... penso che intonerò I’m just Ken per tutta l’estate in ogni momento. Ah, e già che ci siamo, vi tranquillizzo... ci sono delle canzoni, ma non è un musical.

Dall’altro lato, Barbie avrà una sorta di crisi d’identità perché le verrà fatto notare un dettaglio importante: Barbie è nata per ispirare, ma è finita per essere un modello troppo perfetto. Chi è perfetto come Barbie? Assolutamente nessuno. Forse per questo Barbie Stramba è il personaggio preferito di chiunque abbia visto il film. Margot Robbie con la sua mimica facciale e fisica è riuscita a rendere umana Barbie anche in una sorta di rigidità dovuta al fatto di essere una bambola.

Il monologo di America Ferrera (appena vedrete il film capirete e se l’avete visto avete già capito) è lo sfogo classico di tutte noi donne, ma colpisce sempre in maniera sorprendente. E colpirà in modo positivo anche tutte a Barbieland.

Per quanto riguarda il finale mi sento di dire che è azzeccato. Per me Barbie Stereotipo doveva avere proprio quell’arco, e anche i Ken a Barbieland proprio per far capire ancora meglio la nostra società odierna. Altra menzione speciale va alla collaborazione della Mattel che si è messa in gioco in modo così esplicito da essere una sorpresa: le battute sul marketing, sui soldi, tutto perfetto.

Ho amato tutto di questo film: i colori, la musica, le parole, il significato, le tematiche, le risate che ha fatto fare a tutta la sala. Non è assolutamente un film per bambini, o meglio... è godibile anche fatto vedere a un bambino, ma è un film scritto per adulti! Io dico solo che tutti dovrebbero vedere Barbie anche se, lo ammetto, può essere un po’ ridondante di concetti. Però fa sempre bene ribadire alcune cose...

Andate al cinema!

Melz


Fonte immagini: Google immagini

venerdì 11 novembre 2022

Milk, Cookies&Books - appuntamento speciale dedicato a film per bambini

Buon pomeriggio, lettor*! ^^
Oggi la rubrica dedicata a bambini e ragazzi sarà un tantino diversa. Purtroppo, non sono arrivata a leggere nulla a tema perché sto recuperando i libri che avevo in programmazione per quel periodo di Ottobre in cui il blog è stato chiuso, però, dietro suggerimento di una mia collaboratrice, ho deciso di consigliarvi qualche film per bambini visto su Netflix. Se anche voi rientrate in quella categoria di genitori che non sa mai cosa mettere quando guarda la tv con i più piccoli, ecco una breve lista di film che secondo me sono molto carini, divertenti e danno bei messaggi. 

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Cominciamo con un film tra quelli guardati più di recente: PETER RABBIT. Probabilmente conoscerete il simpatico coniglio nato dalla penna di Beatrix Potter, ma conoscete questo riadattamento cinematografico? Peter Rabbit, con il cugino e le sue tre sorelle, sono soliti rubare dall’orto del vecchio McGregor, per dispetto da quando questi ha ucciso e mangiato il loro padre. Ma un giorno il vecchio muore d’infarto e i conigli e tutti gli altri animali della campagna fanno festa, convinti di essersi liberati di quell’essere abominevole. Peccato che il pronipote eredita la sua tenuta ed è un ragazzo che odia i conigli altrettanto. È l’inizio di una “guerra” senza esclusione di colpi. Film divertentissimo, con animali animati e parlanti. Si ride davvero un sacco.

Novità di quest’anno su Netflix è IL MOSTRO DEI MARI. A noi è piaciuto molto ma non aspettatevi nulla di originale, perché la trama mi ha ricordato quella di Dragon Trainer. Abbiamo un mondo immaginario i cui mari sono popolati da secoli da mostri marini. I regnanti hanno assoldato dei Cacciatori per scovarli e difendere il regno. Il mostro più temibile è la Furia Rossa, una creatura quasi leggendaria che nessuno riesce a catturare. Una ragazzina orfana e uno dei Cacciatori si ritroveranno, per una serie di situazioni, a finire ingoiati dalla Furia Rossa e a essere trasportati su un’isola abitata da altri mostri marini. Pian piano si renderanno conto di quanto siano innocue queste creature e inizieranno una battaglia per fermare la caccia ai mostri e dimostrare che non sono pericolosi come hanno sempre fatto credere loro. Un film molto avventuroso, a tratti commovente, decisamente ben fatto e incanterà grandi e piccini.

Di qualche anno fa è il film NEXT GEN e lo consiglio se avete bambini o bambine che amano i robot. Ambientato in un futuro in cui esistono robot senzienti, la protagonista di questa storia è l’unica forse a non volerne sapere di robot. Li detesta. Ma quando farà amicizia con uno di loro e svilupperà un legame inaspettato, cambierà idea e insieme si ritroveranno a salvare la terra da una terribile minaccia. Next Gen è la classica storia che ti sorprende. Totalmente diverso da ciò che avevo immaginato, un bel film che parla di amicizia e fiducia in se stessi. Da non perdere!

Magnificamente originale è NATALE EXTRATERRESTRE, sempre su Netflix, un film di breve durata, girato in stop-motion, che ha per protagonista un simpaticissimo alieno. La razza aliena Clepto ama rubare ogni genere di oggetti da ogni parte dell’universo. La loro è una vera e propria missione e, quando questa li porta al pianeta Terra, il piccolo e scaltro alieno X si offre di collaborare. Grazie a un loro marchingegno dovrà annullare la gravità per far fluttuare tutti gli oggetti terrestri nello spazio e lasciarli rubare alla sua razza. Di tutti i posti in cui ritrovarsi, X finirà proprio al Polo Nord, nella città del Natale, in pieno fermento per l’arrivo della festività più amata. Il film è davvero tenerissimo ed è adatto ai bambini come agli adulti; inoltre fa riflettere sull’avidità e sulla superficialità del voler possedere e accumulare perdendo di vista i valori principali e più importanti. È davvero la storia perfetta da vedere in famiglia, e non solo a Natale.

BACK TO OUTBACK: RITORNO ALLA NATURA è uno dei film più belli di Netflix, ve lo dico senza mezzi termini e non so quante volte io e il mio bimbo l'abbiamo già visto. Parla di un gruppetto di piccoli animali molto pericolosi che scappa dallo zoo in cui sono rinchiusi per approdare nell'Outback, il territorio selvaggio che c'è al di fuori, un luogo in cui poter trovare molti altri animali come loro e non essere giudicati per il loro aspetto. È una storia dolce, avventurosa e divertente che parla di amicizia, di cooperazione, e che aiuta a vedere oltre le apparenze e insegna ad accettarsi con pregi e difetti. Super consigliato (anche per la presenza del koala Pretty Boy, la star dalla doppia personalità :P).

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Per oggi terminano qui i consigli. Di film per famiglie ne ho visti davvero tantissimi, perciò se vi piacerà questo post, potrei riproporvelo più avanti con altri consigli. Fatemi sapere. A presto!
Fonte immagini: Google immagini

martedì 12 luglio 2022

Rubrica: Coffee&Ciak - "Miss Marx" (a cura di Ms Rosewater)

Buon pomeriggio! ^^
Oggi un nuovo appuntamento con la rubrica Coffee&Ciak! La nostra Ms Rosewater ha visto Miss Marx, film con Romola Garai di produzione italo-belga. La storia della figlia del famoso Karl Marx, personaggio che ho lottato per i diritti dei lavoratori, dei bambini e delle donne. Scopritela nella recensione che segue e fateci sapere la vostra opinione ;) A presto!

Miss Marx
di Susanna Nicchiarelli, con Romola Garai

Uno dei complimenti migliori che si possano fare a un buon film italiano è che non sembra un film italiano, manca cioè di quella patina provinciale, melensa e buonista che rende spesso i prodotti cinematografici nostrani indigeribili a un pubblico appena più esigente della media (con qualche significativa eccezione). Miss Marx, tra le altre cose, ha questo pregio, non solo grazie al volto della protagonista, Romola Garai (Emma nell'omonimo sceneggiato della BBC ispirato al libro di Jane Austen) e al tema, di recente abbastanza inconsueto: Susanna Nicchiarelli affronta la biografia di Eleanor Marx, terzogenita del filosofo Karl, schivando abilmente le trappole che facilmente trasformano una storia con protagonista una donna, meglio se tragica, in una colata di buoni sentimenti ed esaltazione dello stoicismo femminile (!) evitando anche la celebrazione a senso unico di una “barricadera” priva di debolezze, che sarebbe facile bollare come un'opera puramente politica e militante. Invece, è sia la storia di un personaggio pubblico che ha lottato per i diritti dei lavoratori, dei bambini e per la parità femminile, sia di una donna dalla difficile vita privata, cresciuta con un padre che le fu di grande ispirazione e influenzò le sue scelte future, circondata da una famiglia allargata della quale si prese cura per anni, e fedele a una relazione con un uomo molto poco affidabile. 

La cifra prevalente è quella di una narrazione intensa ma priva dei climax ai quali ci ha abituato il cinema americano, in cui il piano personale e quello pubblico sono costantemente mescolati, senza che uno dei due prevalga: ci si rende conto che coloro che facevano parte del gruppo di intellettuali con cui Karl Marx e poi la stessa Eleanor lavorarono, erano anche i loro amici più stretti e gli affetti più forti. E' un flusso in cui il quotidiano e la Storia si intrecciano, la rivoluzione industriale con il degrado sociale che generò resa attraverso una serie di foto dell'epoca e poche scene significative che vedono Eleanor mentre ispeziona fabbriche e raccoglie le testimonianze dei lavoratori, le vicende delle tre sorelle Marx e la difficile unione con Edward Aveling, un commediografo impegnato nel partito socialista che Eleanor, pur consapevole dei suoi comportamenti scorretti e della sua infedeltà, non fu mai in grado di troncare.

La ricostruzione è corretta, credibile, realistica e priva di eccessiva enfasi
, al limite con lo stile documentaristico; talvolta va oltre, interviene il sogno o l'incubo, sono questi i momenti in cui la verità più cruda, sia esteriore che interiore, è data quasi con distacco, per sottolinearla senza diventare didascalici, un pudore mantenuto anche nell'ellissi del finale.

Romola Garai incarna perfettamente lo spirito di Eleanor, con la sua bellezza così particolare e gentile, quasi infantile, la sua recitazione entusiasta e vera, mai affettata. Alla forza di questo film contribuisce anche la colonna sonora punk di Gatto Ciliegia contro il Grande Freddo e dei Downtown Boys, una distopia visionaria che interpreta perfettamente la modernità di un personaggio straordinario per il suo lavoro e la sua vita, soprattutto in tempi (la fine del1800, nell'Inghilterra vittoriana) in cui le donne erano destinate a un ruolo ornamentale, praticamente segregate, oppure sfruttate nelle fabbriche, come cameriere o prostitute, sottomesse a una morale punitiva. Eleanor Marx lavorò tutta la vita per portare più giustizia e uguaglianza, e quello che resta è la sensazione di una grande fiducia nel futuro, nonostante la grandezza delle ingiustizie contro cui si trovò a combattere.

Ms Rosewater


Fonte immagini: Viennale, Flicks.com

martedì 5 aprile 2022

Rubrica: Coffee&Ciak - The Specials (a cura di Ms Rosewater)

Buon pomeriggio, lettor*!
Per la rubrica Coffee&Ciak, la nostra Ms Rosewater ci parla del film "The Specials", andato in onda su Rai 3, in occasione della Giornata Mondiale della Consapevolezza sull'Autismo. Una storia che fa aprire gli occhi e il cuore su problemi talvolta ignorati. Buona lettura! ;)

The Specials
di Olivier Nackache e Eric Toledano
con Vincent Cassel e Reda Kateb


Trasmesso da Rai3 in occasione del 2 aprile, Giornata Mondiale della Consapevolezza sull'Autismo, “The Specialsnon è il classico film sulla disabilità, a partire dal punto di vista adottato dagli autori, cioè quello di coloro che con le persone disabili operano quotidianamente. È sufficiente questo cambio di prospettiva per evitare il rischio, sempre presente in questi casi, di scivolare nel mieloso e nell'auto assoluzione di una società ancora troppo poco accogliente e disposta a investire nell'integrazione sociale; la scelta di parlare di adolescenti e adulti pone d'altronde l'accento sulle questioni più spinose, legate alla crescita, alla vita adulta dei disabili gravi e al “dopo di noi”, che materializza l'angoscia dei genitori.
Spesso, infatti, nella cinematografia i disabili vengono ritratti bambini, privi di quelle pulsioni e aspirazioni all'adultità (sesso, lavoro) che rappresentano ancora un tabù e che infrangono lo stereotipo che li vuole privi di volontà e desideri propri. Un eterno bambino suscita certamente più empatia di un adulto diverso da noi ma con le stesse necessità.

Bruno è ebreo praticante, Malik musulmano, con le loro associazioni si prendono in carico decine di giovani autistici gravi, istituzionalizzati o rifiutati dalle strutture dello Stato, incapaci di prendersene cura. Medici, assistenti sociali, famiglie, chiamano continuamente Bruno, lui non sa dire di no e accoglie tutti quelli che può (e non potrebbe) nella sua rete di alloggi di tipo familiare, fornendo loro la possibilità di vivere senza farmaci, senza infermieri, costruendo esperienze quotidiane positive, guidandoli verso tutta l'autonomia che possono raggiungere. Per realizzare questo i soldi sono scarsi e vanno aggirati alcuni standard, tra cui la selezione degli educatori, reclutati e addestrati da Malik tra ragazzi di bassa estrazione, con poca scolarizzazione e minime prospettive lavorative. A volte un po' riluttanti, questi giovani disagiati riescono in qualche modo a cogliere l'occasione, combinano un sacco di casini ma riescono a imparare e a volte a interpretare meglio dei “professionisti” con titolo i desideri dei ragazzi autistici.

Bruno e Malik sono dei duri, lavorano con ostinazione, corrono da una parte all'altra della città cercando di trovare posti di lavoro per i ragazzi che hanno in carico, una sistemazione in una struttura, portando un gruppo a pattinare e nel frattempo vengono controllati e contestati dagli ispettori di quello stesso Stato che non riesce a prendersi cura dei disabili gravi e abbandona le famiglie alla solitudine e alla disperazione.

Nackache e Toledano rinunciano alla retorica e al sentimentalismo per cogliere la globalità del rapporto di questi operatori con istituzioni e giovani autistici, gli aspetti drammatici ma anche quelli divertenti, paradossali e avventurosi, rendono con grande forza narrativa ed empatia la storia, che si avvale (a differenza per esempio di “La famiglia Belier”) di interpreti realmente autistici come il bravissimo Josef Lesier, e di due protagonisti affiatati e coinvolgenti come Cassel (che per la prima volta trovo pure simpatico) e Reda Kateb. “The Specials” denuncia l'inadeguatezza della società, l'ipocrisia della professionalizzazione che diventa alibi per non dare risposte e rinunciare alla compassione, ma soprattutto racconta la passione dei suoi protagonisti che non si sentono né eroi né santi (altro stereotipo, appiccicato agli operatori), fanno ciò che gli piace e reputano giusto, mettendosi totalmente in gioco.

Anche se non conoscete questo mondo sarete catturati dalla forza di Bruno, Malik e dei loro ragazzi, non li potrete dimenticare.

Ms Rosewater


Fonte immagini: Google immagini

martedì 4 gennaio 2022

Rubrica: Coffee&Ciak - Il meglio e il peggio tra film e serie tv del 2021

Buon pomeriggio, lettor*!
Eccoci ad un nuovo appuntamento con la rubrica Coffee&Ciak. Oggi abbiamo pensato a una lista del meglio e del peggio del 2021 in fatto di film e serie tv, ma anche cinema e animazione. C'è un po' di tutto in questa lista, fateci sapere se avete visto anche voi i titoli elencati e quali sono i vostri preferiti ;) Aspettiamo i vostri consigli!

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SQUID GAME (NETFLIX)
Sicuramente la serie che ha creato più scalpore e per cui ricorderemo il 2021 è Squid Game, un prodotto coreano che ha riscosso un successo immenso e inaspettato ed è stato visto praticamente da tutti. Dopo dieci anni alla ricerca di finanziamenti per questo progetto, è Netflix a puntare su Squid Game e a designarne il successo planetario. Una serie sulla sopravvivenza che è anche una metafora della società odierna e che punta l’attenzione sul dislivello tra ricchezza e povertà di molti Paesi, in primis proprio della Corea. Fin dove possono spingersi le persone per ottenere ciò che vogliono? Cosa si è disposti a fare per una cifra da capogiro che potrebbe cambiarti la vita per sempre? Si può arrivare anche a uccidere, ecco la risposta. E in questo drama composto da 9 episodi, scopriamo quanto aspra possa essere questa soluzione e fin dove porterà. Violenta ma memorabile, Squid Game è la serie dei record, in assoluto.


DON'T LOOK UP (NETFLIX)
Don’t Look Up è uno dei film migliori del 2021. Uscito da pochissimo su Netflix, anche questo ha riscosso subito grande successo e molti consensi (nonostante anche tanti detrattori). Si è fatto apprezzare per il suo cast stellare, con due punte d’eccezione come Leonardo di Caprio e Jennifer Lawrence, ma soprattutto per la trama che anche in questo caso rispecchia problemi esistenti che riguardano la nostra società e politica, sopratutto quella americana. A tratti comico, a tratti traumatico, Don’t Look Up è un film da guardare e su cui riflettere. 


IL POTERE DEL CANE (NETFLIX)
Il potere del cane è una delle novità del 2021 nel catalogo Netflix ed è la trasposizione dell’omonimo romanzo di Thomas Savage. Il film è diretto da Jane Campion, che ritorna in grande forma con una storia girata magistralmente e recitata altrettanto. Davanti alla telecamera, un encomiabile Benedict Cumberbatch in una delle sue migliori performance e un giovane ma bravissimo Kodi Smith-McPhee. Il potere del cane è una storia che si basa molto sulla tensione emotiva e sessuale, che tiene lo spettatore col cuore in gola mentre lentamente ci viene raccontata e che toglie le parole con un colpo di scena finale ad hoc. È un film che resta impresso, senza dubbio.


THE WITCHER - 2ª STAGIONE (NETFLIX)
Il 2021 è stato anche l’anno del ritorno del Witcher, ovvero lo Strigo di Sapkoswi interpretato da Henry Cavill per la serie di successo di Netflix. La seconda stagione di The Witcher era attesissima ed è uscita verso metà Dicembre. Ancora una volta ritroviamo un personaggio che abbiamo imparato ad amare nonostante i suoi tanti lati ombrosi, insieme alla dolce Ciri e alla potente Yennefer in una storia sempre più oscura, coinvolgente e dark, piena di mostri, combattimenti e colpi di scena. Ammettetelo, anche voi siete fan di questa serie, non è vero? :P


PANIC (AMAZON PRIME VIDEO)
Un'altra serie che ha segnato il 2021 è stata Panic, ispirata all’omonimo romanzo di Lauren Olivier. Una sola stagione purtroppo per questa serie, che nei suoi 10 episodi, ci fa vivere le esperienze di alcuni adolescenti alle prese con un gioco che ripetono ogni anno e che prevede di dover affrontare le proprie più profonde paure. È una vera e propria competizione, con un grosso montepremi finale capace di cambiare la vita al vincitore o alla vincitrice, ecco perché tutti sono disposti a spingersi davvero oltre, pure a rischiare la vita. Tanta tensione in questa serie che sembrava promettere bene ma che non è riuscita a conquistarsi abbastanza il pubblico per essere rinnovata per una seconda stagione.


LA RUOTA DEL TEMPO (AMAZON PRIME VIDEO)
Una delle poche che ancora non ho visto ma ho pensato meritasse di finire in questa lista. La ruota del tempo è stata decisamente una delle novità più attese del 2021. Prodotta da Amazon Studios, la serie porta finalmente sul piccolo schermo il mondo fantastico di un ciclo amatissimo e longevo di libri, scritti da Robert Jordan e, dopo la sua morte, da Brandon Sanderson. Si è molto parlato di questa serie tv che ha ricevuto parecchi consensi ma anche qualche critica. Certamente potrebbe migliorare se si andrà avanti a produrre nuove stagioni (i libri di Jordan sono 14 o 15 se non erro, quindi di materiale ce ne sarebbe a senza fine), sta di fatto che Amazon ha puntato abbastanza su questo prodotto, calamitando l'attenzione su un genere, il fantasy, che dopo The Witcher sta iniziando a ottenere sempre più successo. La Ruota del Tempo sarà all'altezza non solo dei libri, ma anche di competere con altre serie simili? A voi e ai posteri l'ardua sentenza.


LOKI (DISNEY +)
Come non inserire in questa lista anche Loki, serie tv uscita su Disney+, interamente dedicata a uno dei personaggi più acclamati dell’universo Marvel? Il villain più amato di sempre si ritrova a vivere delle nuove avventure, a viaggiare per lo spazio e il tempo in maniera imprevedibile, per aiutare un’organizzazione che monitora le linee temporali ad arrestare una pericolosa minaccia. Non mancherà di regalare battute sarcastiche tipiche del suo personaggio, di incantare lo spettatore col suo fascino (tutto merito del meraviglioso interprete che è Tom Hiddleston) e di far venire voglia subito di una seconda stagione. 


LUCA (DISNEY +)
Restiamo su Disney + e parliamo adesso di alcune uscite interessanti su questa piattaforma digitale. Nell’estate del 2021 è arrivato Luca, grazie al regista Enrico Casarosa e agli Studi Pixar. Luca è una bellissima storia di formazione e amicizia, ambientata in Italia, che riesce a farsi amare per le suggestive ambientazioni, la trama tenerissima e i suoi vividi colori. È una storia per grandi e piccini che, nonostante alcuni cliché di troppo, regala più di un sorriso.


ENCANTO (DISNEY +)
Abbiamo poi il più recente Encanto, uscito il 24 novembre nei cinema italiani e un mese dopo disponibile per gli abbonati di Disney +. Encanto è il 60° film della Disney ed è un tripudio di colori e musica. Ambientato in Colombia, questo film d’animazione parla di una famiglia davvero speciale, i Madrigal, in cui ogni membro possiede un vero e proprio talento. Tranne Mirabel. Si succederanno una serie di eventi e di equivoci che porteranno a una risoluzione finale allegra e festosa, nonostante tutto però la storia non si dimostra avventurosa ma spesso piatta e le canzoni non sono sempre all’altezza di altri migliori prodotti Disney. A voi è piaciuto?


E adesso spazio a Giulia e Elena che ci parlano degli ultimi film di questa lista, altri tre titoli che hanno segnato il 2021 e che hanno apprezzato.


RAYA E L'ULTIMO DRAGO (DISNEY +)
Il primo film Disney ambientato in un mondo fantastico con ispirazioni alle culture del sud-est asiatico. Perché credo che questo film d’animazione sia uno dei migliori del 2021? Per prima cosa per la protagonista, Raya non è una di quelle protagoniste perfette, che si rendono insopportabili per la loro perfezione alcune volte, Raya è un personaggio molto interessante, con dei difetti e delle debolezze, e che da questi farà partire il suo viaggio per migliorarsi. Incontrerà un sacco di personaggi e formerà un gruppo, e proprio questo è un altro dei punti di forza. Un’altra cosa da apprezzare molto è sicuramente l’ambientazione e tutti i luoghi all’interno del film, si va dai templi, ai santuari, alle piane desertiche, ma il punto forte secondo me è l’antagonista, che è molto approfondito e per nulla scontato.


JUSTICE LEAGUE
Dopo la morte di Superman, dopo che il Dio ha tirato l’ultimo urlo, le tre scatole madri (che si trovano nei regni delle Amazzoni, degli Atlantidei e degli umani) si son svegliate e sicuramente questo non porterà cose buone. Sicuramente la cosa più emozionante è stato leggere la dedica finale alla figlia, a me è venuta la pelle d’oca, soprattutto se si pensa alla storia che c’è dietro a questo film, non solo l’aspetto burocratico ma il punto è che lui ha perso la figlia in un momento in cui stava girando un film sul rapporto tra padri, madri e figli, è come se lui fosse riuscito a concludere il film solo per lei. Credo che questo film sia la degna conclusione di tutta la trilogia, che poi ci sia un seguito ben venga però io sono soddisfatta. Clark Kent, Kal-el, Superman, chiamatelo un po' come vi pare, qui capisce finalmente quello che deve fare e come deve farlo, questo è la fine di tutto il viaggio, un viaggio che però non lo vede da solo ma c’è sempre questo co-protagonista che è Batman, Bruce Wayne. Abbiamo attraversato il suo dolore, i suoi sbagli, la sua redenzione e ora lo vediamo percorrere il suo obiettivo ovvero riunire una squadra di semidei per sconfiggere gli stessi “dei”, perché sicuramente un uomo come lui non può farlo. Una squadra di apparenti sconosciuti, affronterà questa minaccia, non senza disgrazie e senza colpi di scena, ma la cosa che sicuramente mi è piaciuta di più è stato il percorso di tutti i vari personaggi, soprattutto del cuore del film, Cyborg, storia che nel film “corto” non ci veniva minimamente spiegata. Quindi a dispetto di tutti quelli che dicono che questo film è stato un obbrobrio, come prima cosa non hanno emozioni (per la storia che c’è dietro) e come secondo non hanno secondo me rispetto per tutto il progetto di anni del regista, fatevi un favore e guardate la versione integrale di Justice League, vi farà emozionare.


ARCANE (NETFLIX)
Per me una delle serie rivelazione dell’anno appena concluso è Arcane, una mini serie di 9 puntate (di circa 40 minuti), rilasciate da Netflix in 3 blocchi, o meglio “atti” narrativi, di tre puntate, di cui ognuno racchiude temi e un periodo di tempo ben determinati, ma che insieme creano una storia perfetta, dove le e i personaggi ci mostrano chi sono poco per volta. È una serie corale ma ben equilibrata e ben intrecciata: ad ogni fine puntata si vuole sapere di più su un* personaggi* presentat*, per poi ritrovarsi a scoprirne di nuovi e farsi coinvolgere dai nuovi avvenimenti. Arcane League of Legends è una serie animata statunitense, di genere steampunk fantasy, per adulti o comunque per un pubblico maturo, che esplora, espande e si ispira all’omonimo videogioco. È una sorta di prequel, che contestualizza il mondo videoludico, e allo stesso tempo approfondisce le origini delle e dei personaggi a 360 gradi, in tutti i loro angoli oscuri, rendendoli veri e credibili. Per questo motivo è godibile sia a chi conosce il gioco (con tantissimi riferimenti e tantissime citazioni) sia a coloro che non giocano ma a cui piace il genere. La trama di base non è originale: chi guarda e legge fantasy e fantascienza può ritrovarne i temi base, come la lotta tra bene e male, le differenze sociali, la contrapposizione tra tecnologia e magia, l’elemento magico e il suo sfruttamento. La particolarità sta nel ritmo narrativo, nella costellazione di personaggi che si muovono all’interno dell’universo fantascientifico ben strutturato ma che ha ancora molto da raccontare. Sorelle, signori del crimine, aspiranti guardie, ex criminali, maghi e consigliere alternano complotti, dialoghi, drammi, ricerca di sé, missioni, combattimenti e lotte al potere. Il tutto con un’animazione disegnata a mano e digitale, in 2d e 3d: un mix perfetto tra tradizione e moderno, da cui esplodono espressività, colori accessi ed un’attenzione per i piccoli dettagli, con una colonna sonora di sottofondo (a partire dalla sigla degli Imagin Dragons) perfetta. È anche una serie inclusiva, che abbandona i soliti stereotipi di genere per approfondire tematiche, relazioni ed emozioni universali. È attuale, vera, senza nascondere il marcio e le brutture della società. È contemporaneamente violenta e commovente, cruda e profonda. Per fortuna hanno già annunciato la seconda stagione!

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A presto!
xoxo

Fonte immagini: Google immagini

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