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venerdì 17 marzo 2023

Milk, Cookies&Books: libri a merenda - "I Pensatori e l'Armata Zombie" di Marco Dazzani (a cura di Anna)

Buon pomeriggio! ^^
Nuovo appuntamento con la rubrica dedicata a bambini e ragazzi. Oggi la nostra Anna ci parla di un libro davvero originale, I Pensatori e l'Armata Zombie, di Marco Dazzani. Uscito da pochissimo, questo piccolo volume è un concentrato di fantastici elementi che insegnano con divertimento. Scopritelo nella recensione e fateci sapere che ne pensate ;) A presto!

I Pensatori e l'Armata Zombie
di Marco Dazzani

Prezzo: 9,99 € (eBook)14,00 € (cop. rigida)
Pagine: 152
Genere: narrativa ragazzi
Illustrazioni: Francesca Carabelli
Editore: MIMebù
Data di pubblicazione: 10 febbraio 2023
Acquista su: IBS, laFeltrinelli

Sono ancora molti i dubbi che assillano l’umanità. Ma non preoccupatevi, per risolvere ogni problema sono arrivati i Pensatori! Il team di cervelloni comprende un cane parlante di nome Socrate, i piccoli cloni di Freud e Marie Curie, il super computer Pitagora e infine la leader del gruppo, pro pro pro pro… nipote di Giovanna D’Arco. La prima missione è scoprire se sono i ricordi a definire noi stessi. Come fare? Basta creare uno zombie e condurre esperimenti su di lui: così “nasce” Bach! Ma si sa, bisogna fare attenzione quando si rianima un cadavere in un cimitero, perché c’è sempre il rischio che si risvegli un’intera armata zombie pronta a divorarti. Bizzarri. Imbranati. Esilaranti. I pensatori sono unici! La storia è corredata da curiosità scientifiche e filosofiche.

Quando hai estremo bisogno di un libro divertente e ti capita tra le mani I Pensatori e l'Armata Zombie... No, vabbè ragazzi questo libro sì che è una vera chicca! Colpi di scena e personaggi super simpatici danno vita a un intreccio davvero scoppiettante, e quando dico scoppiettante intendo nel vero senso della parola. Tra bombe al peperoncino, scosse elettriche ed energia che risveglia pure i morti... c’è proprio da spassarsela! 

Marco Dazzani, giovane autore, attuale vicepresidente dell’associazione di scrittori per ragazzi italiana ICWA e ideatore di interessanti progetti per la promozione della lettura divertintelligente tra i giovanissimi, ci regala questa originalissima avventura "frankensteiniana".
Ma partiamo dall’inizio così diventa tutto più facile, sempre che si possa definire facile la filosofia... Sì perché qui scomodiamo nientepopodimenoche la Filosofia, lo studio sistematizzato di questioni generali e fondamentali, come quelle sull’esistenza, il senso della vita, la conoscenza, i valori, la mente e il linguaggio. E già che ci siamo andiamo a incrociare questa ricerca sulle domande fondamentalifilosofiche dell’uomo alla Psicologia con la strachiara chiarezza con cui si esprime, alla Tecnologia con la spesso assurda superlogica che la domina, e a sua Maestà la Scienza che vuole spiegare tutto attraverso l’applicazione di noiosissime formule matematiche.

Cosa hanno in comune Socrate, Sigmund Freud, Marie Curie, un Super Computer, Giovanna d’Arco e Johann Sebastian Bach? Boh, credo niente se non essere dei veri Geni nel loro campo, e il fatto di ritrovarsi riuniti, seppure in versione un po’ strampalata tipo cloni, pronipoti, cagnolini o zombie, protagonisti di questa bizzarra storia.

La storia? Eccola!

Dei non meglio identificati Creatori, personaggi invisibili che coordinano da remoto la trama, come in un Grande Fratello Scientifico, danno vita in laboratorio a un bizzarro gruppo di Pensatori.

Socrate, un cane filosofo ma che davanti a pizza e salsicce perde il senno.
Pitagora, un calcolatore super tecnologico ma che rimane senza parole se la risposta a una domanda non prevede un calcolo numerico.
Freud, il giovane clone dell’inventore della psicanalisi, esperto della mente, dell’ipnosi ma proprio imbranato, attratto dalla magia e dai giochi di prestigio.
Maricù, il piccolo clone della scienziata Marie Curie, super secchiona e inventrice geniale ma davvero peperina, aggressiva ed esplosiva.
E Gio, pro pro pro pro pro nipote di Giovanna D’Arco, la coraggiosa leader del gruppo ma spesso pasticciona.

Queste grandi menti super pensanti saranno indirizzate dai Creatori verso missioni pseudo scientifiche per scoprire insieme e rivelare al mondo la risposta a una domanda antica quanto l’uomo: in quale parte di noi dimora la nostra vera identità? Molti di noi penseranno al cuore, sede dei sentimenti e delle emozioni, altri suggeriranno il cervello, l’organo in cui vengono elaborati pensieri e ragionamenti; alcuni ipotizzeranno i muscoli, che ci orientano nello spazio e nelle avventure della vita altri diranno la pancia, che ci fa agire seguendo l’istinto... Ma a Villa Darwin, lussuosa reggia dai caratteri vittoriani e dettagli medioevali, dotata di ogni sorta di modernità, i nostri Pensatori sono in dubbio: e se la nostra identità fosse invece nella memoria? Non saranno forse i ricordi a renderci quello che siamo?

Urge trovare un metodo scientifico per dimostrarlo! E quale metodo può essere considerato più scientifico che risvegliare dal suo eterno riposo uno zombie e farci sopra qualche interessante esperimento? Santo cielo, in quale pasticcio i nostri Pensatori si stanno per andare a ficcare! Altro che uno zombie, questi scalmanati nerd riusciranno a risvegliare l’intero cimitero e una grande armata zombie non ci penserà due volte a scagliarsi contro di loro determinata a divorarli.

Un divertimento colossale questo libro, dico davvero! Lo so che lo dico sempre, ma questo libro è proprio originale ed esilarante, un libro in cui apprendimento e divertimento vanno a braccetto, accompagnato da didascalie di approfondimento scientifico che strizzano l’occhio ai bambini con un linguaggio allegro e spensierato.

Grazie alla casa editrice MIMebu’ per la copia omaggio in cambio di una onesta recensione.


Anna


Photo credit: @anna_bookfantasy

venerdì 11 novembre 2022

Milk, Cookies&Books - appuntamento speciale dedicato a film per bambini

Buon pomeriggio, lettor*! ^^
Oggi la rubrica dedicata a bambini e ragazzi sarà un tantino diversa. Purtroppo, non sono arrivata a leggere nulla a tema perché sto recuperando i libri che avevo in programmazione per quel periodo di Ottobre in cui il blog è stato chiuso, però, dietro suggerimento di una mia collaboratrice, ho deciso di consigliarvi qualche film per bambini visto su Netflix. Se anche voi rientrate in quella categoria di genitori che non sa mai cosa mettere quando guarda la tv con i più piccoli, ecco una breve lista di film che secondo me sono molto carini, divertenti e danno bei messaggi. 

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Cominciamo con un film tra quelli guardati più di recente: PETER RABBIT. Probabilmente conoscerete il simpatico coniglio nato dalla penna di Beatrix Potter, ma conoscete questo riadattamento cinematografico? Peter Rabbit, con il cugino e le sue tre sorelle, sono soliti rubare dall’orto del vecchio McGregor, per dispetto da quando questi ha ucciso e mangiato il loro padre. Ma un giorno il vecchio muore d’infarto e i conigli e tutti gli altri animali della campagna fanno festa, convinti di essersi liberati di quell’essere abominevole. Peccato che il pronipote eredita la sua tenuta ed è un ragazzo che odia i conigli altrettanto. È l’inizio di una “guerra” senza esclusione di colpi. Film divertentissimo, con animali animati e parlanti. Si ride davvero un sacco.

Novità di quest’anno su Netflix è IL MOSTRO DEI MARI. A noi è piaciuto molto ma non aspettatevi nulla di originale, perché la trama mi ha ricordato quella di Dragon Trainer. Abbiamo un mondo immaginario i cui mari sono popolati da secoli da mostri marini. I regnanti hanno assoldato dei Cacciatori per scovarli e difendere il regno. Il mostro più temibile è la Furia Rossa, una creatura quasi leggendaria che nessuno riesce a catturare. Una ragazzina orfana e uno dei Cacciatori si ritroveranno, per una serie di situazioni, a finire ingoiati dalla Furia Rossa e a essere trasportati su un’isola abitata da altri mostri marini. Pian piano si renderanno conto di quanto siano innocue queste creature e inizieranno una battaglia per fermare la caccia ai mostri e dimostrare che non sono pericolosi come hanno sempre fatto credere loro. Un film molto avventuroso, a tratti commovente, decisamente ben fatto e incanterà grandi e piccini.

Di qualche anno fa è il film NEXT GEN e lo consiglio se avete bambini o bambine che amano i robot. Ambientato in un futuro in cui esistono robot senzienti, la protagonista di questa storia è l’unica forse a non volerne sapere di robot. Li detesta. Ma quando farà amicizia con uno di loro e svilupperà un legame inaspettato, cambierà idea e insieme si ritroveranno a salvare la terra da una terribile minaccia. Next Gen è la classica storia che ti sorprende. Totalmente diverso da ciò che avevo immaginato, un bel film che parla di amicizia e fiducia in se stessi. Da non perdere!

Magnificamente originale è NATALE EXTRATERRESTRE, sempre su Netflix, un film di breve durata, girato in stop-motion, che ha per protagonista un simpaticissimo alieno. La razza aliena Clepto ama rubare ogni genere di oggetti da ogni parte dell’universo. La loro è una vera e propria missione e, quando questa li porta al pianeta Terra, il piccolo e scaltro alieno X si offre di collaborare. Grazie a un loro marchingegno dovrà annullare la gravità per far fluttuare tutti gli oggetti terrestri nello spazio e lasciarli rubare alla sua razza. Di tutti i posti in cui ritrovarsi, X finirà proprio al Polo Nord, nella città del Natale, in pieno fermento per l’arrivo della festività più amata. Il film è davvero tenerissimo ed è adatto ai bambini come agli adulti; inoltre fa riflettere sull’avidità e sulla superficialità del voler possedere e accumulare perdendo di vista i valori principali e più importanti. È davvero la storia perfetta da vedere in famiglia, e non solo a Natale.

BACK TO OUTBACK: RITORNO ALLA NATURA è uno dei film più belli di Netflix, ve lo dico senza mezzi termini e non so quante volte io e il mio bimbo l'abbiamo già visto. Parla di un gruppetto di piccoli animali molto pericolosi che scappa dallo zoo in cui sono rinchiusi per approdare nell'Outback, il territorio selvaggio che c'è al di fuori, un luogo in cui poter trovare molti altri animali come loro e non essere giudicati per il loro aspetto. È una storia dolce, avventurosa e divertente che parla di amicizia, di cooperazione, e che aiuta a vedere oltre le apparenze e insegna ad accettarsi con pregi e difetti. Super consigliato (anche per la presenza del koala Pretty Boy, la star dalla doppia personalità :P).

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Per oggi terminano qui i consigli. Di film per famiglie ne ho visti davvero tantissimi, perciò se vi piacerà questo post, potrei riproporvelo più avanti con altri consigli. Fatemi sapere. A presto!
Fonte immagini: Google immagini

venerdì 23 settembre 2022

Milk, Cookies&Books: libri a merenda - "La casa nella prateria" di Laura Ingalls Wilder (a cura di Anna)

Buon pomeriggio, lettor*! ^^
Oggi per la rubrica Milk, Cookies&Books: libri a merenda, la nostra Anna ci porta in un luogo incantevole insieme a una famiglia speciale. Quello di cui ci parla è il primo volume della saga La casa nella prateria, di Laura Ingalls Wilder, che sicuramente molt* di voi conosceranno per il telefilm famosissimo. Beh, Anna è una grande fan del telefilm e adesso anche della serie di romanzi editi Gallucci Editore e ci racconta della sua ossessione nella recensione che segue. Scopritela e fateci sapere se anche voi ne avete una ;) A presto!

La casa nella prateria
di Laura Ingalls Wilder

Prezzo: 8,99 € (eBook) 13,50 € (cop. flessibile)
Pagine: 196
Genere: narrativa per ragazzi, classici per ragazzi, bambini
Editore: Gallucci 
Data di pubblicazione: 3 dicembre 2020

In viaggio verso il Kansas con la famiglia Ingalls. La vita nella prateria è difficile e talvolta persino pericolosa, ma papà, mamma, Mary, Laura e la piccola Carrie sono felici di realizzare il sogno di una nuova vita. "Il fruscio del vento nell’erba sembrava una musica. E il canto stridulo delle cavallette faceva vibrare l’immensa prateria. Un flebile ronzio proveniva dagli alberi in riva al ruscello. Tutti quei suoni formavano un fantastico, caldo, gioioso silenzio. Laura non aveva mai visto un posto che le piacesse così tanto…" 

Ok dovrò proprio confessarvelo: da quando ero bambina non ho mai smesso di guardare il telefilm americano degli anni ‘70 La casa nella prateria, della scrittrice Laura Ingalls Wilder, protagonista stessa di questa storia autobiografica opportunamente romanzata. E quando dico che non ho smesso di guardarlo mai, intendo proprio mai. In Italia la serie tv è stata trasmessa per la prima volta nel 1977 da Rai 1 passando di canale in canale, puntata dopo puntata, replica dopo replica, fino ad approdare nel 2022, senza nessuna interruzione, sul canale 27 di Mediaset. E io da brava bambina, e poi da brava ragazza, e poi da donna fuori di testa, l’ho sempre seguita e amata. Ossessionata. Ormai praticamente conosco tutte le battute e le scene a memoria. Credo di essere la sorella segreta e invisibile di Laura, Mary e Carrie Ingalls: credo proprio di essere Anna Ingalls... E sfido chiunque a dire che non è vero. Quindi questa mia recensione di oggi non è proprio una recensione a tutti gli effetti, è più una specie di sovrapposizione tra la mia convinzione assoluta di essere una delle protagoniste della saga e della serie tv e la consapevolezza disincantata di essere pazza. Inoltre preparatevi, perché questo è soltanto l’inizio di una storia di “book blogging stalking” nei vostri confronti. Mi dispiace un po’ per voi, ma la verità va detta: La casa nella prateria non è che il primo dei nove romanzi di Laura Ingalls Wilder e intendo assolutamente leggerli e recensirli tutti!

Scritti a partire dal 1935 i libri di questa saga familiare raccontano i preziosissimi ricordi della scrittrice, le peregrinazioni della sua famiglia attraverso il centro America verso il selvaggio West, per fuggire dalla povertà verso un mondo nuovo in cui ricominciare una vita serena e genuina, basata sui valori più puri dell’amore e della condivisione, del rispetto, dell’educazione e della correttezza, una vita basata sulla meraviglia della vita quotidiana, della ricchezza dei sentimenti più semplici. La scrittrice pensò di lasciare alle nuove generazioni l’avventuroso racconto di un epoca che cambiò per sempre la geografia e la storia americana, quella dei coloni bianchi e quella dei nativi cacciati e sterminati, quella che vide l’avvento delle ferrovie, del telegrafo, della fotografia, della medicina moderna, della caccia all’oro, dei divertimenti e dei tranelli della vita di città che piano piano avanzava verso la selvaggia prateria.

Questa amatissima saga è ambientata intorno al 1870 nel Nord America degli immensi territori disabitati, dei grandi e gelidi boschi del Nord, delle aride distese del Sud, degli incommensurabili spazi di infinita prateria, in quel Nord America in cui il governo regalava arbitrariamente ai coloni terreni demaniali in realtà di antichissima proprietà delle tribù indiane indigene Pellirosse, per promuovere la colonizzazione del selvaggio West. È importante ricordare, durante la lettura, che il racconto è ambientato alla fine dell’800 per non trovarsi in contrasto con alcuni aspetti della società descritta oggi totalmente anacronistici, a volte addirittura maschilisti, fastidiosi, razzisti e politically uncorrect. A partire dal ruolo dell’uomo nella famiglia: alla fine dell’800 il padre era il capofamiglia assoluto, lui solo decideva il destino della famiglia mentre la moglie doveva accettare di buon grado le sue scelte occupandosi dell’educazione dei figli con dolcezza ma determinazione, i bambini dovevano “essere visti, ma non sentiti” e gli Indiani, i nativi americani, di diritto proprietari della prateria, non erano esseri umani ma quasi fenomeni da circo, una stranezza da guardare con gli occhi dello stupore anche se sempre dall’alto in basso. Che piaccia o no questa era la mentalità dell’epoca.

La famiglia Ingalls, composta dal coraggioso e determinato padre Charles, dalla dolce ma severa madre Caroline e dalle figlie Mary timida e gentile, Carrie ancora neonata e Laura, allegra, curiosa e ribelle, è costretta dalla povertà e dal clima rigido a trasferirsi nel West in cerca di terreni fertili da coltivare, selvaggina in quantità da cacciare, di un clima mite e di un luogo da chiamare casa. Dopo un lunghissimo e avventuroso viaggio in carro tra ghiaccio, bufere di neve, fiumi in piena che quasi si portano via l’amato cane Jack, attraverso gli Stati del Wisconsin, del Minnesota, del Jowa e del Missouri, la famiglia Ingalls arriva finalmente in Kansas, nelle terre dei cowboy e in quelle espropriate alle tribù indiane e regalate per la colonizzazione ai pionieri. La prateria, uno spazio infinito, erba alta e fiori selvatici a perdita d’occhio, cielo azzurro e vento fresco, appare subito come l’Eldorado: la caccia è fiorente e i campi sono rigogliosi e promettenti di messi abbondanti.

“Ascolta Caroline. Qui c’è tutto quello di cui abbiamo bisogno. Possiamo starci da re. [...] Staremo bene qui Caroline. È un gran bel paese questo. Non mi dispiacerebbe restarci per tutto il resto dei miei giorni. [...] anche quando sarà tutto colonizzato. Per quanta gente arrivi in questo paese non ci si sentirà mai soffocare [...] Laura capiva che cosa intendeva dire. Anche a lei piaceva quel posto. Le piacevano quel cielo immenso, quel vento, quella terra di cui non si vedeva la fine. Tutto lì era libertà, immensità, meraviglia.

Mentre Caroline si occupa dei pasti, del bucato e dell’educazione delle bambine e Mary e Laura esplorano il nuovo mondo con l’allegria e lo stupore che soltanto l’infanzia sa regalare, Charles inizia a costruire la casa con l’aiuto del primo amico conosciuto nella prateria, il signor Edwards, che tanto abbiamo amato nella serie tv, allegro, divertente, scanzonato e irriverente. Dal niente più assoluto Charles erige una casa e una stalla per i cavalli fatta di tronchi, porte robuste con chiavistelli, un camino, finestre con vetri acquistati in cambio di pelli nella città più vicina Independence, a quattro giorni di viaggio in carro, letti di legno e paglia, un tavolo con una bella tovaglia scacchi rossi, delle sedie fatte con tronchi d’albero, un pozzo e un orto. E conclusi i lavori, che durano all’incirca metà libro, finalmente fu una sera lieta e serena. Faceva piacere avere un bel fuoco nel camino [...] C’era una allegra tovaglia sul tavolo, la pastorello di ceramica scintillava sulla mensola del camino e alla luce delle fiamme il pavimento nuovo mandava riflessi dorati. Fuori la notte immensa era piena di stelle. Papà stette a lungo seduto sulla soglia a suonare il violino. Suonava per mamma, per Laura e per Mary, che erano in casa; e anche per la notte e le stelle, fuori.”

La vita nella prateria però nasconde anche molte sorprese e molti pericoli
: branchi di lupi affamati da cui difendersi, indiani saccheggiatori e poco amichevoli da accondiscendere, un grande incendio da domare, la febbre malarica che rischia di sterminare l’intera famiglia, uno spaventoso raduno di tribù indiane sul piede di guerra contro i pionieri bianchi. Le disavventure per la famiglia Ingalls purtroppo, però, non finiscono qui. Governo americano e tribù indiane sono ancora ben lontane dal trovare un accordo circa la spartizione dei territori e la definizione dei confini e delle regole di pacifica convivenza. E dopo soltanto un anno dallo stanziamento nella prateria Laura, le sorelline, i genitori, i cavalli e il cane sono costretti a radunare le poche cose trasportabili sul carro e riprendere il cammino alla ricerca di un nuovo posto in cui cercare la meritata felicità.

“Erano lì tutti insieme, ben sistemati per passare la notte sotto la volta stellata del cielo. Il carro coperto era di nuovo la loro casa.”

Avrei ancora tantissime cose da aggiungere, prima fra tutte il confronto tra il libro e la serie tv, ma in realtà la meravigliosa saga televisiva inizia con il racconto delle vicende del terzo libro, quindi lascerò queste considerazioni quando vi parlerò di Sulle rive del Plum Creek.

Se siete interessati ad accompagnarmi in questa grande avventura con Laura Ingalls, ecco i titoli di tutti i nove libri pubblicati da Gallucci Editore: Nei grandi boschi del Winsconsin, La casa nella prateria, Sulle rive del Plum Creek, Sulle sponde del Silver Lake, Il lungo inverno, Piccola città del West, Gli anni d'oro, I primi quattro anni, Storia di Almanzo.

Per il momento è tutto... al prossimo capitolo di La casa nella prateria! Vi aspetto.

Anna


Photo credit: @anna_bookfantasy

martedì 10 agosto 2021

Coffee&Ciak: "God Save The Queen: Guida alla serie TV Britannica" (a cura di Melz, Ms Rosewater, Eleonora)

Buon pomeriggio, lettori! ^^
È arrivato anche il giorno del primo appuntamento della nuova rubrica "Coffee&Ciak" che, vi ricordo, troverete ogni Martedì qui sul blog. Oggi Melz, con la collaborazione di Ms Rosewater ed Eleonora, ha stilato una piccola guida dedicata alle serie tv inglesi più famose e amate. Sono ben 15 e ce n'è per tutti i gusti. Fateci sapere quali sono le vostre preferite o se ne aggiungereste altre ;)  Buona lettura!

GOD SAVE THE QUEEN
Guida alla serie TV Britannica
 
Quando mi domandano come ho fatto a prendere una valutazione elevata sul listening in tutte le certificazioni di inglese che possiedo, la mia risposta è sempre la stessa: le serie TV. Alla domanda “che serie mi consigli per migliorare il mio inglese?” le risposta è ancora una sola: le serie TV Britanniche. Accento meraviglioso, inglese puro e ne abbiamo per tutti i generi. Da qui l’idea del primo articolo della nuova rubrica Coffee&Ciak: una guida alle più belle serie TV inglesi.

N.B.: Non è una classifica, non riuscirei a farne una, le trovo tutte splendide e ve ne spiego i motivi (ovviamente, nessuno spoiler!)

Peaky Blinders

Creata da Steven Knight e ambientata a Birmingham dopo la prima guerra mondiale, narra le vicende del quartiere di Small Heath, in particolare quelle della famiglia Shelby il cui secondogenito, Thomas, si trova a capo di una gang, i Peaky Blinders, dall’usanza di indossare sempre un particolare cappello nei cui risvolti è possibile nascondere delle lamette da usare come arma. Il significato letterale di Peaky Blinders è “paraocchi a punta”, ma il termine indica anche la forma del paraocchi del berretto. La leadership di Thomas verrà messa a dura prova dall’arrivo di Campbell, un poliziotto deciso a ripulire la città dalla delinquenza e da una donna, GracePeaky Blinders va in onda per la prima volta nel 2013 sul canale BBC e ha attualmente all’attivo cinque stagioni con una sesta in arrivo che, salvo sorprese, sarà l’ultima. Il genere è drammatico e gangster. L’idea di Steven viene direttamente dalla sua famiglia: alcuni membri facevano parte di una gang nel 1890, ma i protagonisti reali avevano dodici anni, nulla a che vedere con i personaggi del suo telefilm. Cillian Murphy (Thomas) porta sullo schermo una bellissima interpretazione e sfido chiunque a non innamorarsi di lui. Sul fattore linguistico, l’accento è sublime, ma non purissimo, seppur totalmente comprensibile anche a un orecchio non esperto. Gli attori si sono impegnati a emulare l’accento del dialetto tipico di Birmingham. Nel cast troviamo attori del calibro di Tom Hardy (Venom) e Helen McCrory (Narcissa Malfoy che ricordiamo tutti con tanto affetto). La serie è presente su Netflix!

Misfits

Togliamo le lamette dai cappelli e ci spostiamo nell’immaginario quartiere di Wertham vestiti di arancione per parlare di Misfits. Questa serie, di genere adolescenziale e fantastico, narra le vicende di cinque ragazzi alle prese con lavori socialmente utili, dopo aver compiuto reati minori. Durante il primo giorno di lavori vengono investiti da uno strano temporale che conferisce loro superpoteri molto particolari. Per quanto ci siano i classici invisibilità, manipolazione del tempo e lettura della mente, i poteri in Misfits non sono una casualità e non sempre rispecchiano la tradizione: sono molto spesso un’estensione della personalità dei protagonisti. Così il ragazzo timido riesce a diventare invisibile, la femme fatale riesce a far eccitare chiunque le sfiori la pelle e così via. Se siete sensibili a battute intrise di Black Humor, questa serie non fa assolutamente per voi, anzi… esso, soprattutto attraverso il personaggio di Nathan (un giovane, ma sempre talentuoso Robert Sheehan, famoso per aver interpretato Simon in Shadowhunters. Citta di Ossa e Klaus in The Umbrella Academy), è una delle colonne portanti della serie. Anche qui abbiamo un cast parecchio conosciuto in una delle prime esperienze lavorative. Troviamo infatti, oltre Robert, Iwan Rheon (il perfido Ramsay Bolton di Game of Thrones) e Antonia Thomas (la bella dottoressa Brown di The Good Doctor). La serie è conclusa e conta cinque stagioni con un massimo di 8 puntate ciascuna. A mio parere, Misfits ha una delle più belle sigle di apertura, sulle note di Echoes dei The Rapture.
Si può attualmente trovare su Amazon Prime Video!

Skins

Se parliamo di telefilm Britannici di genere adolescenziale non posso non parlare di Skins, per me, assieme a Skam in tutte le sue versioni, l’unica serie tv che rappresenta l’adolescenza in tutte le sue forme in maniera pura e veritiera. La serie narra le vicende di un gruppo di adoloscenti dai sedici ai diciotto anni che vivono nella cittadina di Bristol in Inghilterra. Il titolo si riferisce al termine gergale per indicare la cartina delle sigarette. Ogni puntata esplora un personaggio in particolare, in effetti il punto forte della serie è proprio la loro caratterizzazione. Anche qui un cast di eccellenza in una delle prime prove: un piccolo Nicholas Hoult (Bestia da X-Men. L’inizio), una piccola Kaya Scodelario (Spinning Out) e Hanna Murray (Gilly in Game of Thrones). Le trame veritiere sono attribuite alla sceneggiatura, l’età media degli sceneggiatori si aggirava attorno ai 21 anni! La serie conta sette stagioni ed è ormai conclusa da tempo, si può attualmente trovare su Netflix. Gli argomenti principali sono abuso di droghe, autismo, sessualità, gravidanze giovanili, malattie mentali e morte, tutte affrontate con una delicatezza disarmante e viste con gli occhi di un adolescente. Il cast si rinnova ogni due stagioni, l’unico personaggio sempre presente è Effy Stonem, quello interpretato dalla Scodelario.

Sex Education

L’ultimo telefilm Britannico di genere adolescenziale dell’elenco è piuttosto nuovo, ha all’attivo due stagioni e siamo in attesa della terza: parlo di Sex Education! È un originale Netflix, creato da Laurie Nunn, diretta da Kate Herron e Ben Taylor e distribuito sulla piattaforma nel 2010. La serie, ambientata nel Regno Unito, racconta di Otis (Asa Butterfield, già famosissimo per Il bambino con il pigiama a righe, Miss Peregrine. La casa del bambini speciali e Lo spazio che ci unisce, con Britt Robertson), figlio di una scrittrice e terapista sessuale di fama nazionale. A scuola Otis si ritrova a parlare con Adam, figlio del preside e con problemi di eiaculazione precoce. Grazie ai suoi consigli, Adam riuscirà ad avere un rapporto sessuale soddisfacente con la sua ragazza Aimee. Un’amica di Aimee, Maeve, propone a Otis di diventare terapista sessuale per i ragazzi della scuola, ovviamente sotto pagamento. Le avventure di questi ragazzi si focalizzano, come il titolo stesso dice, sulle vicende sessuali, ma non solo: si affrontano anche temi come l’abbandono, la povertà e il femminismo. I personaggi non sono stereotipati e molto originali. Le puntate sono poche e non avete davvero motivo per non guardarla.

A discovery of witches

Basata sui libri di Deborah Harkness, questa serie è la trasposizione della All Souls Trilogy conosciuta in Italia come la saga de Il libro della Vita e della Morte. In questa serie vampiri, streghe e demoni si presentano sotto una nuova luce, quella scientifica, che indaga la loro natura di specie a sé stanti o di mutazioni della specie umana. La storia dell’amore proibito tra un vampiro (Matthew Goode) ed una strega (Teresa Palmer) alla scoperta dei suoi poteri è il filo conduttore di tutta la serie che offre però altri spunti tematici come l’accettazione di se stessi, la fiducia negli altri e il superamento dei pregiudizi. Tutto parte con la scoperta di un manoscritto che si pensava perduto e che al suo interno racchiude una conoscenza che può diventare pericolosa nelle mani sbagliate e prosegue tra intrighi, complotti e storie, d’amore, di famiglia e di amicizia, che superano talvolta i confini del tempo (piccolo minuscolo spoiler qui si viaggia nel tempo). Grazie ad un sapiente mix di fantasy, storia, scienza e ambientazioni suggestive, tra Biblioteche universitarie londinesi, castelli francesi, e Londra del 1590, questa serie TV può mettere d’accordo spettatori con i gusti più diversi; l’adattamento telefilmico, inoltre, rende possibile la comprensione dei vari intrecci della storia anche a che non ha letto i libri e, strano ma vero, pur con dei cambiamenti rispetto all’originale la serie non perde quasi nulla del fascino dei libri. Al momento sono uscite le prime due stagioni, la prima nel 2018 e la seconda quest’anno, che purtroppo si trovano solo in lingua inglese e/o su Now Tv, sempre e solo in inglese, altrimenti bisogna prendere i dvd (sono già in commercio per fortuna), la terza stagione è in fase di post produzione e quindi dovremmo poterla vedere entro i primi mesi del 2022 ,se tutto va bene.

“ It begins with absence and desire.
It begins with blood and fear.
It begins with A Discovery of Witches”

Downton Abbey

E ora una serie in costume, coprodotta da Carnival Film e Masterpiece per il network britannico ITV e per la PBS. La serie, come dice il titolo stesso, è ambientata a Downton Abbey, una tenuta di campagna dello Yorkshire del Conte e della Contessa di Grantham e segue le vite della famiglia Crawley e i suoi servitori. Le vicende partono da una data celebre, il 15 aprile 1912, l’affondamento del RMS Titanic. Durante la tragedia, James Crawley e suo figlio Patrick perdono la vita. Nuovo beneficiario della proprietà al posto di Patrick diventa Matthew, cugino di terzo grado della famiglia. La famiglia, soprattutto la Contessa, inorridisce al pensiero che una persona “che lavora” abbia i loro averi, non avendo la minima idea di una vita aristocratica. La serie conta sei stagioni da massimo nove episodi e nel 2019 ne è stato tratto un film conclusivo. È adatta a chi ama le serie in costume e i pettegolezzi. Downton Abbey non narra solo vicende di nobiltà, ma largo spazio è lasciato ai servitori con le loro storie. Nei panni di Violet Crawley troviamo niente poco di meno che la nostra amata professoressa McGranitt, Maggie Smith.

The Crown

Rimanendo sulle serie TV Britanniche in costume parliamo ora della famosissima The Crown. In realtà non è tutta britannica, ma anche statunitense, eppure l’atmosfera (per forza di cose) è quella che si respira(va) a Londra. La serie creata e scritta da Peter Morgan è incentrata sulla vita di Elisabetta II del Regno Unito e sulla famiglia reale britannica. È disponibile sulla piattaforma Netflix, essendo uno dei suoi telefilm originali. Nonostante la componente romanzata, The Crown si propone di rimanere fedele alla storia originale in fatto di vicende politiche e personali. La forza di questo show credo sia la curiosità del telespettatore: parla di persone che ancora oggi vediamo in televisione, persone che ancora oggi fanno parte della politica e della vita inglese. La serie parte dai giorni in cui Elisabetta diventa regina troppo presto e va avanti a passo spedito nella sua vita. Hanno fatto con il cast un lavoro eccellente sia per somiglianza che per prova attoriale e, nonostante il ritmo un po’ lento, mi sento di dire che è uno dei gioielli di Netflix. Conta al momento quattro stagioni, siamo in attesa della prossima e sappiamo già che la prossima fase di vita della regina Elisabetta sarà interpretata da Imelda Staunton, la professoressa Umbridge.

Black Mirror

Cambiando genere troviamo una tra le serie TV più controverse del mondo Netflix, Black Mirror. Serie antologica (per chi non lo sapesse, una serie antologica cambia argomento in ogni stagione o, come nel caso di Black Mirror, ogni puntata, pur mantenendo un filo conduttore: l’argomento principale) ambientata in un futuro in cui la tecnologia e i media hanno decisamente preso il sopravvento e sottolinea le conseguenze degli stessi. “Black Mirror”, infatti, si riferisce proprio allo schermo nero di ogni monitor. È stata trasmessa per la prima volta nel 2011 su Channel 4, ma è ora disponibile a livello internazionale su Netflix e ha all’attivo cinque stagioni. Esiste anche un film interattivo, sempre sulla piattaforma, dal titolo Bandersnatch nel quale lo spettatore, tramite il mouse, decide l’andamento della storia. La forza di Black Mirror, oltre al fatto di essere antologica e quindi visibile come più piace (anche a partire dall’ultima alla prima, anche se non lo consiglio per niente) è la verità. È ambientata nel futuro, sì, ma ispirata ai nostri giorni. È spiazzante guardarne le puntate e pensare “caspita, questo potrebbe proprio succedere”. Il futuro di Black Mirror, in molte puntate, non è poi così lontano. I membri del cast sono tantissimi, ma tra i più famosi ricordiamo Miley Cyrus in una delle puntate della quinta stagione (stagione meno riuscita delle altre a mio parere), Anthony Mackie (The Falcon), Cristin Miloti (How I Met Your Mother), Alex Lawther (The End of the Fucking World), e Andrew Scott (il mitico e pazzissimo Moriarty di Sherlock). E a proposito del geniale detective…

Sherlock

Liberamente tratta dalle opere di Arthur Conan Doyle, con Benedict Cumberbatch e Martin Freeman, Sherlock mette piede sui nostri schermi nel 2010. Narra le vicende del detective Sherlock Holmes, affiancato dal suo storico assistente John Watson nella Londra odierna, quindi diversa ambientazione rispetto ai romanzi, ambientati sempre a Londra, ma in anni diversi. Mi è piaciuto molto il modo di affrontare tutti i personaggi, non solo il protagonista: John Watson è reso benissimo, con tanto di momenti bui. È reduce dalla guerra in Afghanistan e cerca di trovare un posto nella società. Non sarà facile per lui avere a che fare con il famoso detective, ma diventeranno presto compagni di varie avventure. Ciò che distingue questa serie dalle altre è sicuramente la durata delle puntate: potrei definirle mini-film da più di un’ora, ecco perché le quattro stagioni contano solo tre puntate l’una. Esiste tra la terza e la quarta una puntata speciale, intitolata L’abominevole sposa. Sherlock fa riflettere, a volte fa sorridere, ma è stimolante cercare di risolvere i suoi intricati e controversi casi che non sono l’unica cosa che lo terrà impegnato, dato l’antagonista davvero interessante: Moriarty. C’è molto altro, ma sarebbe spoiler, perciò… che aspettate a guardarla?

Fleabag

Fleabag è una serie tv di genere drammatico scritta e interpretata da Phoebe Waller-Bridge, già autrice del testo teatrale da cui la serie è tratta che vinse il premio Fringe nel 2013. L’idea iniziale le venne da un gioco con un amico che la sfidò a scrivere un testo per un evento di stand-up comedy di dieci minuti. La serie parla di una giovane donna londinese con una vita probematica, una famiglia disfunzionale e una serie di problematiche economiche legate alla sua attività, una caffetteria che aprì con un’amica. A questo si aggiungono una vita sentimentale e sessuale decisamente instabili. Fleabag ha un umorismo particolare, non tutti lo apprezzano, ma è una serie vera. Nessuno vorrebbe essere lei eppure, in un certo senso, tutti lo siamo per qualche verso. È crudo, il linguaggio è spinto (già quello della commedia venne considerato “rozzo e volgare”) e ciò lo rende ancora più vero. Conta due stagioni e si trova su Amazon Prime Video.

L'ispettore Barnaby

L'ispettore Barnaby è un po' il Colombo inglese, più che una serie è ormai un'abitudine, rassicurante come una tazza di té caldo. La serie è ambientata nell'immaginaria contea di Midsomer (il titolo originale è Midsomer murders) dove, tra cottage tradizionali, pub e mercatini dell'usato, ci scappano numerosi morti, mai accidentali e spesso uccisi con trucida (e ridicola) crudeltà. John Nettles, già noto per la serie L'asso nella manica, interpreta un poliziotto gentile ma fermo, intelligente e istruito che avrebbe potuto fare carriera nei servizi segreti e trova a volte un po' stretta la mentalità campagnola, detesta i pettegolezzi e pretende il massimo dai suoi sergenti (i più noti sono Gavin Troy, un ragazzone immaturo che Barnaby modella in un buon poliziotto, e Ben Johnson, scelto personalmente dall'ispettore per affiancarlo). Il grande pregio di Barnaby sta nella sottile ironia che colpisce i capisaldi della vita mondana nel villaggio inglese, a partire dalle festine per raccogliere fondi per la parrocchia, le rievocazioni storiche, le battute di caccia degli aristocratici, le manie new age, per citarne alcune. Ognuno di questi luoghi di buone maniere e ritualità sociale diventa una scena del delitto, di cui Barnaby svelerà il lato oscuro e meschino. Allo stesso modo viene sbeffeggiata una certa pruderie britannica, spessissimo gli omicidi sono amanti, oppure fratelli incestuosi o omosessuali che non riescono ad accettare la propria identità sessuale. Parallelamente alle indagini seguiamo la vita famigliare dell'ispettore, il cui perno è la moglie Joyce (Jane Wymark), una casalinga svampita perennemente impegnata in corsi di acquerello, pesche di beneficenza, cori e club della lettura, e abilissima nell'inciampare in cadaveri (in tutta la serie ne scopre almeno tre). È quasi una fata turchina che appoggia esternamente le indagini e può sorprendere col suo anticonformismo e la pazienza nel sopportare i continui ritardi e fughe del marito per raggiungere il luogo di un nuovo omicidio.
Quando John Nettles ha abbandonato la serie (stagione 14) gli è succeduto il cugino John, interpretato da Neil Dudgeon, già comparso in una precedente stagione nei panni di un giardiniere: se da una parte i personaggi e le ambientazioni si sono aggiornati, dall'altra le ultime stagioni presentano polizieschi più omologati e decisamente meno divertenti e ironici.
E siccome nelle serie inglesi girano spesso gli stessi attori, ne “L'ispettore Barnaby” potrete personaggi divenuti noti con altre serie o al cinema, ad esempio Toby Jones, già interprete di Infamous nel ruolo di Truman Capote o di Detectorists, serie recensita nelle scorse settimane.

Crediti immagine: midsomermurders.org

“Orgoglio e Pregiudizio” e “Emma”

Dio benedica la BBC per le sue trasposizioni dei romanzi di Jane Austen, affascinanti e prodotte con maestria e grande rispetto della materia prima, tanto fedeli al libro che anche i fanatici -come la sottoscritta- possono seguirle senza trovare nulla da eccepire. Orgoglio e pregiudizio, del 1995, vinse un premio Bafta e affermò il talento e la prestanza di un giovane Colin Firth nei panni di Mr Darcy, perfetto con la sua aria da ragazzo imbronciato, che si scontra con la concretezza e l'intelligenza di Elizabeth Bennet (interpretata da Jennifer Ehle). I costumi e le ambientazioni sono perfetti e c'è solo il rischio di consumare il dvd a furia di riguardarlo.
Emma, miniserie del 2009, è decisamente più frizzante, grazie agli imbarazzanti pasticci che combina la protagonista, animata dalle migliori intenzioni ma decisamente non molto brava a combinare matrimoni, e ai due protagonisti, Romola Garai (che abbiamo visto recentemente al cinema in Miss Marx) e Johnny Lee Miller, indimenticabile Sick Boy in Trainspotting e ora Sherlock Holmes in Elementary; la loro fisicità, più dinamica, e le loro interpretazioni, meno classiche di quelle di Ehle e Firth, inseriscono un elemento di novità in una cornice di rigorosa fedeltà al testo della Austen.

Crediti immagini: bbc.com e pinterest

Doctor Who

Longevissima serie di fantascienza, Doctor Who ha attraversato almeno 60 anni (il primo episodio è del 1963!) di televisione, assorbendo lo spirito del tempo e rimanendo sé stesso. Il Dottore è un bizzarro alieno, attraversa lo spazio e il tempo col suo mezzo di trasporto, il Tardis, che esternamente ha l'aspetto di una cabina della polizia e internamente è una vera e propria astronave. Grazie alla capacità di rigenerarsi il Dottore non muore ma cambia forma, invecchiando, ringiovanendo e addirittura, nelle ultime stagioni, cambiando sesso.
Le prime puntate, ancora in bianco e nero, sono
caratterizzate da un'atmosfera misteriosa, gotica, che negli anni si è andata perdendo a favore di una fantascienza più leggera e divertente; caratteristici gli effetti speciali, una commistione tra digitale e materico che sfida il freddo realismo americano e connota da sempre la serie (in quale altra produzione sarebbe possibile trovare cattivi come i Dalek?). Tra i dottori più noti delle stagioni recenti, l'attore shakespeariano David Tennant (il decimo Dottore). E a proposito di Tennant…

Crediti immagini: express.com, theguardian.com.

Broadchurch

Ultima serie della rubrica, ma non ultima per importanza, Broadchurch. Come dice il titolo, la serie è ambientata a Broadchurch, un’immaginaria città inglese e narra le vicende del detective Alec Hardy (David Tennant, appunto) e Ellie Miller (Olivia Colman). Alec Hardy è appena stato promosso al grado di ispettore della polizia locale quando la comunità è scossa dal ritrovamento sulla spiaggia del cadavere del piccolo Danny Latimer. Nel corso delle indagini, in cui sarà affiancato da Ellie Miller, si scoprirà che Broadchurch non è il luogo idilliaco che tutti immaginavano. La storia segue in particolare le vicende della famiglia Latimer e di tutti quelli ad essa vicini, senza risparmiare nessuno. È stato detto che la serie presenta tratti tipici del Noir Scandinavo: andamento lento e riflessivo e personaggi con problemi personali che riflettono questioni anche a livello sociale. La serie conta tre stagioni.

******

E voi le avete viste?
Qual è la vostra preferita?
E, se non le avete viste, quale vi ispira?

Un saluto,
Melz, Ms Rosewater ed Eleonora :)


Fonte immagini: Google Immagini

giovedì 5 agosto 2021

Un libro per due: doppia recensione per “La casa di sale e lacrime", di Erin A. Craig

  Ben ritrovati carissimi Coffeeaholics adorati!
Come state in queste pazze giornate di caldo e sole? Siete già in vacanza? Noi qui al Coffee and Books non ci fermiamo mai, soprattutto ora che la famiglia si è allargata portando nel team nuove ragazze con progetti e idee innovativi. Se ancora non avete avuto modo di conoscere i loro pensieri, vi consiglio di recuperare le loro recensioni davvero interessanti e ben fatte. 
Io e Franci invece, come ogni mese ritorniamo su questi canali per parlarvi del libro scelto durante il sondaggio della rubrica Un libro per due, in cui mensilmente si decide una tematica e due libri da proporvi e da scegliere su Instagram. Dunque, per il mese di luglio il tema era il mare e/o i suoi abitanti, e il romanzo che ha ricevuto più voti, La casa di sale e lacrime di Erin A. Craig. Il libro è davvero qualcosa di particolare e pregno di mistero e arcani legati al folklore e al classicismo tipico delle dark tale ottocentesche. Ma bando alle ciance, vi lasciamo alle nostre opinioni.

La casa di sale e lacrime
di Erin A. Craig

Titolo originale: House of Salt and Sorrows
Prezzo: 7,99 € (eBook) 14,90 € (cop. rigida) - Disponibile anche in KU
Pagine: 324
Genere: dark fantasy
Editore: Fanucci
Data di pubblicazione: 30 Luglio 2020

Annaleigh conduce una vita riservata e isolata a Highmoor nella casa di famiglia sulle coste rocciose di Salten, con le sorelle, il padre e una matrigna. Un tempo erano dodici, ma ora un inquietante silenzio rimbomba nelle grandi stanze, dopo che quattro vite sono state interrotte. Ogni morte è stata più tragica della precedente: un'epidemia, una caduta fatale, un annegamento, un tuffo insidioso... E nei villaggi circostanti corre voce che la famiglia sia stata maledetta. Ossessionata da una serie di visioni spettrali, Annaleigh è sempre più convinta che le morti non siano state solo un incidente. Tutte le notti fino al sorgere del sole le sue sorelle partecipano di nascosto a balli scintillanti, strette in eleganti abiti di seta e scarpine luccicanti, e Annaleigh non sa se cercare di fermarle o unirsi ai loro appuntamenti segreti per scoprire cosa sta succedendo. Perché con chi, o con cosa, stanno davvero ballando? Quando il coinvolgimento di Annaleigh con un misterioso ed enigmatico sconosciuto si intensifica, dandole nuovi elementi per scoprire la verità su ciò che sta distruggendo la sua famiglia, inizia una corsa contro il tempo per sciogliere l'oscuro enigma che coinvolge le sue sorelle, prima che venga rivendicata la prossima di loro.

RECENSIONE DI MARIKA

Il titolo del romanzo, ovvero La casa di sale e lacrime, rappresenta totalmente il mood dell'intera storia che si presenta sin da subito come qualcosa di oscuro, misterioso, e criptico. Tutto comincia con i racconti di Annaleigh, protagonista e voce narrante che dà il benvenuto ai lettori al funerale di sua sorella maggiore Eulalie, uno spirito libero, un'anima estroversa che per motivi sconosciuti si è tolta la vita in una notte burrascosa. Ma questo è solo l'ultimo degli addii a cui ha assistito la protagonista, poiché prima è stata costretta a restituire al Sale sua madre Ava, e le sorelle maggiori Octavia ed Elizabeth, tutte morte in modo inaspettato. Ormai, nella tenuta di Salten, suo padre il Duca, Annaleigh e le restanti otto sorelle non fanno altro che vestire abiti scuri, e vivere in uno stato di perenne tristezza e agonia. L'unica invece a infischiarsene di tutto è la nuova moglie del Duca che, andando contro i costumi dell'isola, il giorno del funerale di Eulalie annuncia di essere in attesa di un bambino che potrebbe ereditare il titolo del padre, scavalcando ovviamente le sorellastre. Come se non bastasse poi, non contenta, la stessa si adopera affinché le giovani in età da marito possano fare il debutto in società attraverso balli e presenze nell'alta società, stravolgendo completamente il lutto familiare con abiti e atteggiamenti per niente morigerati. Annaleigh invece è rimasta seriamente turbata dalla morte delle sorelle e con lei la dodicesima figlia che si ritrova vittima di incubi terribili e visioni di fantasmi. La vita della  nostra protagonista, si dividerà in notti passate a danzare in mondi lontani insieme alle sorelle, ovvero in luoghi remoti che si trovano oltre una porta magica creata dal dio Pontus; e giornate in cui non riuscirà a trovare una spiegazione logica al suicidio di Eulalie e farà di tutto per lanciarsi in una serie di ricerche che la porteranno al porto di Selkirk dove conoscerà un uomo misterioso di nome Cassius che catturerà la sua attenzione. Attenzione che potrebbe vacillare nel momento in cui in città fa ritorno Fisher il migliore amico della protagonista, nonché suo primo amore. Riuscirà Annaleigh a spezzare la maledizione che si abbatte sulla sua famiglia e a trovare il vero responsabile di tutto? Personalmente ho apprezzato davvero tanto il modo dell'autrice di creare un retelling della fiaba de Le dodici principesse danzanti dei fratelli Grimm, mantenendo da un lato i toni tipici degli scrittori delle prime fiabe, con quel savoir- faire orrorifico che caratterizza un grand guignol di eventi apparentemente scintillanti, ma dalla natura obrobriosa; dall'altro svecchiando la narrazione con uno stile più semplice e diretto e un linguaggio per niente arzigogolato. 
Per quanto riguarda i personaggi, troviamo: Annaleigh, una protagonista che non è la classica ragazza ricca infiocchettata e con patimenti d'animo, ma al contrario si presenta come una giovane donna coraggiosa e determinata, nonostante il dolore per le sorelle perdute e una situazione gravosa sulle spalle. Le altre sorelle, appariranno come una variegata combriccola, e come giovani menti disposte a rifarsi una vita lontana dalle dicerie e dai continui attacchi legati alle sofferenze che incombono sulla loro famiglia. Per la controparte maschile invece, troviamo Cassius, che andrà oltre la maledizione, la cattiveria locale, e la nuvola funesta pur di rimanere accanto ad Annaleigh, posto occupato anche da Fisher, migliore amico della protagonista, nonché uomo per cui lei da sempre prova qualcosa.  Un'altra cosa che merita sicuramente di essere citata sono le tematiche che accompagnano l'intera vicenda: dai diversi modi per affrontare un lutto; alla tristezza e al devasto che una persona deve affrontare per la perdita di qualcuno di caro; all'amore inaspettato e travolgente; alle amicizie che in alcuni casi tentano di trasformarsi in altro; al sentirsi responsabile per il destino delle persone che ci rimangono accanto. 
In conclusione, La casa di sale e lacrime nonostante abbia qualche difetto legato al worldbuilding e al folklore dell'Isola non approfonditi, resta un romanzo - a mio parere - ben fatto tra scenari dark e una storia divisa tra mondi reali oscuri e luoghi remoti sognanti. 
Voto: 4 tazzine ricolme di caffè espresso al cioccolato fondente, perfetta miscela forte con retrogusto dolce.
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RECENSIONE DI FRANCI

Buongiorno, lettori! ^^
Oggi finalmente io e Marika vi parliamo del libro letto insieme per la rubrica #unlibroperdue, La Casa di Sale e Lacrime, di Erin A. Craig. Devo dire che questo romanzo mi ha preso parecchio in contropiede, perché se da un lato ne ho apprezzato diversi aspetti, dall’altro alcune cose mi hanno fatto storcere il naso. Ho notato una netta differenza tra la prima parte e la seconda a livello di trama e, se la prima mi ha entusiasmato e piaciuta molto, la seconda l’ho trovata più affrettata e confusionaria. La Casa di Sale e Lacrime è un dark fantasy retelling della fiaba delle Dodici principesse danzanti, che io purtroppo non conoscevo e sono andata a leggermi. Ho apprezzato come l’autrice abbia reso l’atmosfera del romanzo magica e allo stesso tempo macabra (anche fin troppo macabra, in alcuni momenti) e forse questo è stato ciò che mi ha sorpresa di più in positivo. La storia inizia con un funerale, quello di una delle sorelle di Annaleigh. Da dodici figlie che erano, le sorelle Thaumas sono rimaste adesso in otto. Quattro sono morte per colpa di tragici eventi. Annaleigh, però, ha dei dubbi sulla casualità delle loro morti, sopratutto riguardo l’ultima sorella Eulalie che, a suo parere, è stata assassinata. Gli abitanti dell’isola in cui vive, invece, parlano di maledizione. Ma cosa c’è davvero dietro le morti così ravvicinate e premature delle sue sorelle? Nessuna di loro vuole pensare che realmente siano maledette, anzi persino il lutto continuo inizia a pesare. La matrigna annuncia di essere incinta e la bella notizia spera possa portare un po’ di luce e speranza a Highmoor, la dimora dei Thaumas. Così, approfittando della situazione, insiste perché nessuno di loro indossi più vesti nere da lutto ma tutti tornino alla normalità, organizzando persino balli e feste. Annaleigh sembra essere l’unica titubante, ma alla fine anche lei si adatterà, stanca come le sorelle di piangere ed essere triste. Questo però non vuol dire che dimentichi o metta da parte la sua idea che qualcuno ce l’abbia con loro e voglia ucciderle. Ecco perché i balli e le feste per lei saranno solo l’occasione per indagare su chi possa avercela con la sua famiglia, per scoprire il colpevole di tutte quelle morti. Nel frattempo, nella sua vita farà ritorno l’amico di infanzia Fisher, figlio della domestica, che lavora come guardiano del faro, e questo le sarà di grande consolazione. Ma anche la conoscenza del misterioso Cassius porterà a uno scompiglio di emozioni. Chi è il giovane dagli occhi blu conosciuto al porto? Perché non riesce a smettere di pensare a lui? Potrà fidarsi?
Tra balli segreti in maschera, indagini, strane visioni e morti inquietanti la storia si legge in maniera rapida e scorrevole
. Annaleigh è una protagonista buona e con un grande cuore, ma anche decisa. La sua caratterizzazione è più o meno interessante, ma è, purtroppo, mancante quella di altri personaggi, come ad esempio le sorelle, che ho fatto davvero fatica a distinguere (a parte la più piccola Verity, con i suoi schizzi macabri, e la più grande Camille, destinata ad ereditare Highmoor e per questo più che mai decisa a trovare marito). Anche Cassius non sono riuscita a inquadrarlo bene, per gran parte della storia mi è sembrato che l’autrice lo abbia lasciato fin troppo immerso nel mistero tanto da far dubitare il lettore di ogni sua mossa e questo lo ha reso poco credibile ai miei occhi. Scopriamo di più di lui verso il 70 % del romanzo e tutto in una volta dobbiamo immagazzinare una serie di cose che pare abbiano poco senso. Questo è anche dovuto al fatto che i dati che la Craig ci fornisce sul worldbuiding sono scarsi e poco approfonditi, soprattutto per quanto riguarda gli dei e le varie religioni. Tutta la seconda parte, come vi ho già accennato all’inizio, l’ho trovata un po’ confusionaria, ma non perché non si capisce dal modo in cui racconta l’autrice, ma piuttosto perché succedono troppe cose e tutte insieme, perché illusioni, incubi e realtà si mescolano dando al lettore un senso di smarrimento. Se da un lato adoro questo genere di cose (vedi il mio entusiasmo per serie come Caraval), dall’altro avrei apprezzato ci si focalizzasse meglio su degli elementi e non si mettesse tanta carne sul fuoco. Il risultato è un finale illogico con qualche dettaglio sfuggito qua e là (ho dovuto rileggere due volte per capire che fine avesse fatto un personaggio e, niente, non ci è dato sapere).
In definitiva, la storia mi ha preso molto e l’ho letta con trasporto (forse anche perché era da tempo che non leggevo un dark fantasy, che è un genere da me molto amato), ho ammirato le suggestive descrizioni di Highmoor, le atmosfere lugubri e inquietanti e tutto il mistero che ruota intorno alla famiglia Thaumas, alternati allo sfarzo e alla leggerezza dei balli. Non mi è dispiaciuto nemmeno il mondo creato dall’autrice, ma a parte Salten, ho trovato troppo superficiale e sbrigativa la descrizione degli altri luoghi, nonché delle varie divinità e culti. Probabilmente, essendo un autoconclusivo, non potevo aspettarmi di più, direte? Ebbene, ne ho letti diversi di autoconclusivi e penso che l’autrice, mettendo nel piatto qualche elemento in meno, sarebbe riuscita a star meglio dietro a tutti e approfondirli a dovere. Non boccio comunque il romanzo perché per molti aspetti è valido e intrattiene, ma avrei preferito qualche accorgimento in più (e qualche insta-love in meno). Leggerò comunque altro della Craig perché ha del bel potenziale e perché sui retelling mi sembra piuttosto originale (uscirà, sempre per Fanucci "Piccoli Favori", retelling di Tremotino). Voi avete letto questo romanzo? Vi è piaciuto? Fateci sapere nei commenti!
Voto: 3,5 tazzine di caffè per una storia ricca di fascino, a tratti sorprendentemente macabra, ma con qualche pecca.

A presto!
xoxo
Fonte immagini: Pinterest

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