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lunedì 30 dicembre 2024

Recensione: "Le Degenerate" di J. Albert Mann (a cura di Ms Rosewater)

Buongiorno, lettor*!^^
L'anno sta per finire ma non volevamo concluderlo senza regalarvi qualche altra recensione. Oggi la nostra Ms Rosewater ci parla di un romanzo denuncia, dalle tematiche forti e importanti, Le Degenerate, di J. Albert Mann, pubblicato da Uovonero, una lettura per ragazzi ma anche per adulti. Scoprite il suo parere e fateci sapere cosa ne pensate nei commenti ;)

Le Degenerate
di J. Albert Mann

Prezzo: 15,20 € (cop. flessibile)
Pagine: 344
Genere: narrativa ragazzi
Editore: Uovonero
Data di pubblicazione: 4 ottobre 2024
Acquista su: IBS, laFeltrinelli (link aff.)

London è una giovane immigrata italiana, orfana, incinta e abbandonata: tanto basta, nell'America del 1928, per convincere la polizia a consegnarla alle cure della Scuola del Massachusetts per Deboli di Mente. Qui London incontra molte ragazze con cui ha in comune una cosa sola: essere considerata una reietta della società. Una "ritardata" da rinchiudere, classificare e dimenticare. Una degenerata senza speranza. Tra le grigie mura dell'Istituto conoscerà la dolce ma astuta Rose, che ha la sindrome di Down ed è capace di grandi sogni, sua sorella Maxine, che divide il suo grande cuore tra la passione per la musica e un amore inconfessabile; Alice, afroamericana abbandonata perché nata col piede equino. London non ha alcuna intenzione di far crescere suo figlio all'ombra delle sbarre, sotto lo sguardo gelido dell'infermiera capo, la crudele Mrs. Ragno, e tra le angherie delle altre ragazze incattivite dalla disumanità dell'Istituto. Ma non si può scappare da sole. Se vuole farcela, London dovrà accendere la ribellione nell'animo di Rose, Maxine e Alice. Riuscirà a convincerle che può esistere uno spazio per loro, nel mondo là fuori?

All'inizio del '900 si diffuse negli Stati Uniti l'eugenetica, una pseudoscienza che aveva come obiettivo il miglioramento della razza umana attraverso la selezione e la separazione degli individui considerati fisicamente, cognitivamente e moralmente “normali” dagli “indesiderabili”, cioè disabili, poveri, omosessuali. Ritenuti strutturalmente inferiori e perversi (se vi ricorda il nazismo, avete colto nel segno) venivano rinchiusi in istituti dove avrebbero passato l'intera vita. Le donne erano uno dei bersagli preferiti, considerate a prescindere creature inferiori e perverse, figuriamoci poi se di origine straniera, magari incinte o di colore o con una disabilità.

Albert J. Mann ha deciso di raccontare la storia di questi luoghi basandosi su documenti ed eventi reali: l'Istituto Fernanld in cui è ambientata questa storia è realmente esistito, così come le procedure, le pratiche a cui vengono sottoposti gli ospiti, ricostruite con precisione, e il linguaggio usato da medici e sorveglianti, oggi inaccettabile ma che era ritenuto adeguato, e che dà un contributo decisivo nel definire la cornice storica delle avventure dei suoi personaggi.

E dunque, partiamo da London, una Dago (termine dispregiativo per indicare le persone di origine italiana) che ha appena scoperto di essere incinta. Denunciata dal suo ragazzo, viene caricata senza tanti complimenti su un cellulare e portata all'Istituto Fernanld. Lì sarà analizzata, etichettata e spedita nel gruppo delle ragazze adolescenti, dove farà la conoscenza di Alice, giovane di colore con un “piede equino” e delle sorelle Maxine e Rose, con cui riuscirà, nonostante le rigide regole e i suoi colpi di testa, a tessere una grande amicizia.

La vita alla Fernanld è dura, strutturata per educare all'obbedienza, alla sottomissione e all'annichilimento del carattere delle giovani internate, e ognuna di loro cerca una via di fuga, reale o attraverso la speranza e la fantasia. London percorre la prima strada, mentre Maxine, preoccupata di proteggere la sorella disabile, preferisce perdersi in sogni di un futuro che difficilmente potrà realizzarsi. Ogni ospite - al pari di qualunque carcerato - si conquista margine d'azione eludendo per quanto possibile il controllo continuo delle sorveglianti, nascondendo oggetti, cercando un contatto fisico assolutamente vietato, bisbigliando con le compagne vicine la notte, progettando la fuga.

I temi sono forti, e prima di tutto va riconosciuto all'autrice il coraggio di averli affrontati in un libro per ragazzi e l'essere riuscita a dare un quadro reale senza approfondire tanto da renderlo troppo adulto (sappiamo bene che nelle istituzioni per i disabili succedevano cose anche più terribili di quelle descritte qui) anche se non mancano il bullismo tra internate né scene e situazioni estremamente dure (il reparto cronici, l'aborto di London).

Albert J. Mann ha voluto mostrare tutte le categorie rinchiuse includendo tra i personaggi persone neurodivergenti, con malattie oggi gestibili e che ai tempi erano altamente invalidanti, disabili, gay, con l'ulteriore aggravante delle questioni di colore ed etniche; una moltitudine perfettamente in grado d'intendere che viene privata della libertà e che ben rende la rigidità degli schemi sociali di allora e la facilità con cui si arrivava a discriminare gran parte della popolazione.

Se da questo punto di vista il romanzo si può dire riuscito, ci sono anche debolezze abbastanza evidenti. Innanzitutto, la scrittura non ha il potere coinvolgente dimostrato da altri autori pubblicati da Uovonero (una per tutti Elle McNicoll); uno stile asciutto può comunque essere evocativo, ma purtroppo, soprattutto nella prima parte, si sente il bisogno di qualche descrizione in più.
I personaggi, con l'eccezione parziale di London, restano in qualche modo incompiuti, lontani, e non riescono a diventare realmente amici del lettore, forse per la narrazione in terza persona o per il continuo cambio di punto di vista che di fatto non elegge pienamente alcuna delle ragazze a protagonista. Non mancano poi alcune ingenuità nella caratterizzazione: Rose, per esempio, è la classica brava bambina disabile, con un sorriso dolce, sostanzialmente innocua e bisognosa di protezione. Allo stesso modo, le altre protagoniste si caratterizzano per un solo particolare, Maxine è una sognatrice e questa sembra la sua una prerogativa, Alice è dura e chiusa, l'unica ad evolversi è proprio London, che pur rimanendo sé stessa scopre altri lati di sé e si muove sconvolgendo i propri stessi piani. Non è un caso che la parte migliore del romanzo sia la seconda, in cui il racconto si concentra soprattutto su di lei.
I cattivi, ovvero poliziotti, medici e sorveglianti, non risultano dal canto loro così terribili, dicono cose rivoltanti, ma l'intento non pare mai, nonostante le cose che accadono, crudele. Sembra che l'autrice abbia voluto evidenziare come ai tempi l'idea che ci fossero persone inferiori ad altre fosse perfettamente accettabile. Ho certamente apprezzato il finale, un elemento molto difficile da costruire in una storia del genere senza risultare banali.

Le Degenerate è un libro importante, adatto a ragazzi abbastanza grandi (dai 12 anni) e agli adulti, in cui però talvolta il desiderio di denuncia supera l'efficacia della scrittura, elemento comunque perfettibile nel tempo. È da leggere per la novità che costituisce, la forza di alcune scene, per il valore di conoscenza storica, soprattutto in un periodo in cui ancora ci troviamo a dover difendere il diritto all'uguaglianza di tutti.

Ringrazio Uovonero per avermi inviato il libro.

Ms Rosewater


Photo credit: @lisapavesi

martedì 17 ottobre 2023

Nuova rubrica: Inclusion Books - "Mostraci chi sei" di Elle McNicoll (a cura di Ms Rosewater)

Negli ultimi anni l'editoria ha introdotto sempre più tematiche che assumono valore sociale, a partire soprattutto dai libri per ragazzi, e tra queste la disabilità e le neurodivergenze occupano una fetta considerevole. Se in passato i libri su questi temi erano soprattutto di testimonianza (basti citare Temple Grandin e la sua opera sull'autismo), la narrativa era dominata da autori che spesso conoscevano la disabilità e la neurodivergenza solo per un interesse personale. Oggi leggiamo storie scritte da chi vive queste condizioni in prima persona (qualcuno ricorderà Una specie di scintilla recensito qualche tempo fa su questo blog) o la frequenta come operatore, studioso, talvolta genitore.
Questo cambiamento è importante perché l'espressione di disabili e neurodivergenti passa attraverso linguaggi letterari narrativi e artistici, nascono personaggi che si fanno non solo tramite di un nuovo immaginario in cui riconoscersi ma anche di un linguaggio nuovo, e ci danno una misura di come stia cambiando la visione della disabilità in generale.
Un romanzo o un racconto che parla di questi argomenti non è più interessante solo per l'opportunità che offre di avvicinarsi a questi temi, viene sottoposto anche a un'analisi letteraria (per quanto semplice).

Per tutti questi motivi ci è sembrato interessante proporre questa rubrica su letteratura e disabilità, e il recente Premio Strega (che prima o poi recensiremo) conferma il crescente interesse per questi argomenti.
Non possiamo assicurare una frequenza fissa, ma vogliamo recensire libri soprattutto di narrativa, anche se non mancheranno saggi e fumetti, e soprattutto opere di autori disabili o neurodivergenti, ma pure di scrittori che senza un coinvolgimento personale sono in grado di raccontarle.

Ms Rosewater
(assistente alla comunicazione per studenti sordi e pluridisabili)

Mostraci chi sei
di Elle McNicoll

Prezzo: 16,00 € (cop. flessibile)
Pagine: 329
Genere: narrativa ragazzi
Editore: Uovonero
Data di pubblicazione: 31 marzo 2022
Acquista su: IBS, laFeltrinelli (link aff.)

Quando Cora, ragazza neurodivergente, viene trascinata controvoglia a casa del capo di suo fratello, non si aspetta certamente di trovare un nuovo amico: Adrien, il figlio dell'intimidatorio CEO di Pomegranate Technologies. Passo dopo passo entrerà a far parte della vita del ragazzo, e verrà irresistibilmente attratta dai misteriosi progetti dell’azienda di suo padre. Pomegranate sta usando l'IA per creare degli ologrammi - i Gram -, del tutto identici alle persone reali di cui sono una copia virtuale. Una vera rivoluzione tecnologica, non priva di conseguenze controverse. Scavando più a fondo, però, Cora scoprirà segreti ancora più oscuri...

Elle McNicoll aveva di fronte la prova del nove per molti autori, scrivere il secondo romanzo (o album musicale o film...) dopo un esordio di grande successo. Avrebbe potuto semplicemente ricalcare le orme di Una specie di scintilla e rimanere in un territorio sicuro, ripetendo gli schemi e assicurandosi comunque il successo. Ha scelto, invece, di crescere e osare, scrivendo un romanzo che tratta di neurodivergenza allargando il punto di vista alla percezione dei famigliari, al loro rapporto con la condizione dei figli e toccando temi complessi come quello del lutto e di come affrontarlo con i ragazzi (tutti).

Le trame di quest'autrice non sono semplici e lineari, se il precedente libro ci aveva sorpreso per la ricchezza di immagini e l'idea d'intrecciare la caccia alle streghe dei secoli passati alla neurodivergenza e alla disabilità, in questo va a fondo di questioni spinosissime come la possibilità di eliminare (anche se virtualmente) caratteristiche (compresi ADHD e autismo) che rendono ogni persona sé stessa ma che ancora rappresentano sia una sfida alle relazioni di qualsiasi tipo (genitori e figli, amici, ecc.) sia un'eccezione alla presunta norma.

Cora è la giovanissima protagonista, autistica come Addie di Una specie di scintilla, ma con un carattere e una storia molto diversi: la sua infatti è una famiglia modesta che non sembra avere tutti gli strumenti e la risolutezza per affrontare le difficoltà che la ragazza incontra quotidianamente fuori di casa. E se pure entrambe le ragazze non parlano a casa del bullismo cui sono sottoposte a scuola, Addie era certamente meno sola di Cora, che impara a rispondere a tono alle compagne che la emarginano e la sfruttano, nonché ai docenti che la escludono da attività prestigiose ritenendola non adatta a causa della sua neuro divergenza.

La perdita della madre inoltre, ha reso la famiglia ancora più fragile e il padre e il fratello di Cora, Gregor, pur volendola proteggere, non riescono a darle il supporto che sta cercando. È proprio Gregor, programmatore presso l'Istituto Melograno, a coinvolgere la sorella in un progetto che promette di annullare il dolore della separazione e della morte di chi ci è caro, e sempre grazie a lui Cora fa la conoscenza di Adrien, figlio del fondatore del Melograno, del quale diventerà la migliore amica. Sono entrambi neurodivergenti, lei autistica e lui con ADHD, lei riflessiva, non ama la folla e detesta le occasioni sociali, lui impulsivo, brillante, interessato a nuove esperienze. Ma sono proprio le rispettive differenze ad avvicinarli.

L'autrice combina una classica storia di crescita e amicizia adolescenziale con elementi della fantascienza in un racconto dalle sfumature cupe che dà corpo alla domanda che lei stessa si è forse posta “Vorrei non essere autistica? Vorrei essere come gli altri?” e che ribalta anche sui genitori; la risposta non è univoca, come nella vita reale. Gli adulti, d'altronde, sono i primi responsabili delle fatiche dei ragazzi, nella migliore delle ipotesi sono incapaci di aiutarli e nella peggiore li sfruttano o si vergognano di loro e li vorrebbero diversi, tutti conformi a un'ipotetica normalità.

Mostraci chi sei rappresenta l'ingresso nel mondo adulto dei giovani neurodivergenti attraverso i riti di passaggio che sono di tutti: l'amicizia, la diffidenza verso il mondo adulto e, soprattutto, la perdita che non si può riparare e il dolore che resta per sempre. Questa consapevolezza fa diventare grande Cora, capace di far sentire la propria voce al mondo interpretando il desiderio dei coetanei di essere solo sé stessi e poter seguire le proprie aspirazioni senza dover subire discriminazioni.

Un romanzo per ragazzi e non solo, complesso e stimolante, del quale non mi hanno convinto solo la blanda caratterizzazione dell'ADHD di Adrian - indistinguibile da un ragazzo mediamente vivace - e l'eccessivo ottimismo nel finale, che tuttavia esprime la fiducia di McNicoll nella società civile e la speranza in un futuro che riconosca pari dignità ad ogni tipo di mente.
Ms Rosewater


Photo credit: @lisapavesi

martedì 26 settembre 2023

Review Party: "La Maledizione del Ragno" di Frances Hardinge"

Buongiorno, lettor*! ^^
Oggi ho il piacere di inaugurare un Review Party dedicato a La Maledizione del Ragno, di Frances Hardinge, autrice già nota in Italia e che ho trovato davvero emozionante anche con questa nuovissima storia. Vi lascio al mio parere sul romanzo e vi invito a seguire le prossime tappe e le opinioni di La biblioteca di Zosma, Captain Nelyafinwee e I miei sogni tra le pagine.
Un ringraziamento sincero a Mondadori per averci concesso di organizzare questo evento e per la copia omaggio in cambio di una recensione onesta.

La Maledizione del Ragno
di Frances Hardinge

Prezzo: 8,99 € (eBook) 18,50 € (cop. rigida)
Pagine: 509
Genere: fantasy
Editore: Mondadori
Data di pubblicazione: 5 settembre 2023
Acquista su: IBS, laFeltrinelli (link aff.)

Se volete recarvi nelle terre di Raddith, non fatevi cogliere impreparati: portate con voi una zanzariera e una coperta calda. E se da lì vi inoltrerete nelle foreste acquitrinose velate di ragnatele, i Meandri, indossate stivali robusti e munitevi di coraggio e ingegno. Alcuni abitanti di Raddith, quelli posseduti dal seme dell'odio donato loro da piccoli ragni, sono capaci di scagliare maledizioni contro i loro nemici. Perciò cercate di non farvi odiare da nessuno. Le maledizioni sono infatti capaci di rubare l'anima delle persone, di trasformarle in nuvole, api, uccelli. E solo un ragazzino, Kellen, è in grado di scioglierle. L'ha fatto per la sua migliore amica, Nettle, e lo farà per chiunque gli chiederà aiuto. Ma ora anche lui è stato maledetto, e una banda criminale di nome Salvezza sta radunando intorno a sé i maledicenti per usarli a scopo offensivo e stabilire un nuovo ordine. Se Kellen non riuscirà a liberarsi, niente potrà più essere salvato...

Se c’è una cosa che amo davvero tanto è leggere fantasy per ragazzi. È un po’ la mia comfort zone del cuore, un luogo sicuro in cui mi rifugio dopo tante delusioni. Questo anno non mi ha regalato, fino ad ora, letture così epiche. Alcune le ho trovate belle e interessanti, ma sono meno di quelle che avevo preventivato. La Maledizione del Ragno ha, per fortuna, portato un po' di novità e freschezza e si è fatto apprezzare e amare tanto. Mi ha attratto sin da subito, e non solo per la sua splendida copertina (a proposito, la copertina non è quella che vedete sopra in foto, ma è più particolareggiata, come nell’edizione originale, solo che sugli store online devono ancora aggiornarla), ma è stata soprattutto la trama. Diciamocelo chiaramente: chi non si farebbe conquistare da una storia che parla di maledizioni? Le maledizioni sono proprio al centro di tutto in questo libro. Il mondo creato dall’autrice è un mondo fantastico in cui convivono esseri umani e creature fantastiche, foreste paludose abitate da ragni capaci di tessere maledizioni e villaggi abitati da gente che queste maledizioni le commissiona e le scaglia su chi più odia. Peccato che, talvolta, ci si ritrova ingarbugliati in una matassa difficile da sciogliere...

Kellen è un ragazzino che ha un potere straordinario, quello di “dipanare” le maledizioni. Lo chiamano il Risolutore proprio perché riesce a districare i fili delle maledizioni come nessun altro. Al suo fianco la dolce e cauta Nettle, una ragazza reduce di maledizione, salvata proprio da Kellen. I due sono inseparabili e sempre insieme si ritroveranno a dover risolvere un enigma, indagando sulla sparizione di alcuni maledicenti, che sembra un’organizzazione stia radunando per qualche misterioso motivo. Non sarà facile per i due giovani arrivare alla soluzione, anche perché lungo il cammino avranno a che fare con maledicenti e maledetti, gente trasformata in qualcosa da individuare, o creature di altro genere, ma avranno l’aiuto di un cavaliere palustre e anche del fratello di Nettle, rimasto in forma di gabbiano e con cui Nettle riesce ancora a comunicare. Si ritroveranno invischiati in una ricerca spasmodica che ha il sapore di una guerra, con Kellen colpito improvvisamente da una maledizione e dubbi e sensi di colpa che si faranno strada nel suo cuore. Dovrà infine trovare un modo per liberarsi e allo stesso tempo sciogliere anche i semi dell’odio che albergano nei cuori dei maledicenti, così che non diventino strumenti nelle mani di opportunisti che spingono per portare avanti i propri scopi. Fare ammenda, compiere un passo importante, cambiare rotta, ecco il modo in cui Kellen tenterà di sciogliere i propri grovigli interiori, senza dimenticare il legame con Nettle e quel dolore che anche lei porta nel cuore per la scomparsa della sorella-cigno Iris.

Frances Hardinge ha la capacità di creare storie incredibili e originali, romanzi che sono quasi delle fiabe, che custodiscono in sé una magia che molti altri libri non hanno. La sua prosa è unica, suggestiva e non manca di emozionare; più volte è riuscita a darmi i brividi, a farmi sentire parte di qualcosa di estremamente coinvolgente. Quasi mai ho avuto l'impressione di leggere un libro per ragazzi, del resto non mi sentirei di collocare i romanzi di questa autrice in un'unica categoria, in un solo target, perché sono romanzi che travalicano spesso il proprio genere d'appartenenza.

 La Maledizione del Ragno incanta sin dalle prime pagine, trasportando chi legge in un mondo meraviglioso e allo stesso tempo terrificante e macabro. La storia non procede mai in maniera scontata, ma riserva continue sorprese, un’avventura in cui si intrecciano magia, sortilegi, sogni e leggende. È un libro che può ammaliare lettor* giovani, ma che sicuramente conquisterà anche lettor* più navigat*, perché tutto ciò che questa storia regala non è facile da trovare altrove. Non solo malefici, ma anche un viaggio di formazione che porta il nostro protagonista a scoprire che odio e rabbia si possono placare, che i propri obiettivi prima o poi si riescono a raggiungere, che con la pazienza si ottengono le cose e anche se non la si possiede, la “pazienza si impara”. Un bellissimo volume, pregno di fascino e significato, che saprà emozionarvi e regalarvi una lettura diversa dal solito.

Fonte immagini: Amazon.it

venerdì 1 settembre 2023

Milk, Cookies&Books: libri a merenda - "L'isola dal cuore spezzato" di Sophie Anderson (a cura di Anna)

Buon pomeriggio! ^^
Ritorna oggi la nostra amata rubrica dedicata a bambini e ragazzi. In questo nuovo appuntamento post vacanze estive parliamo di un bellissimo libro di un'autrice super consigliata, della quale potete trovare recensiti altri libri qui sul blog. La nostra Anna ha letto L'isola dal cuore spezzato, della bravissima Sophie Anderson, e l'ha adorato. Conoscete questa autrice? Siete pront* a innamorarvi della sua nuova storia? Ringraziamo come sempre Rizzoli per la collaborazione e la copia fornita in cambio di una recensione onesta.

L'isola dal cuore spezzato
 di Sophie Anderson

Prezzo: 9,99 € (eBook) 17,00 € (cop. rigida)
Pagine: 408
Genere: fantasy, ragazzi
Editore: Rizzoli
Illustrazioni: Joanna Lisowiec
Data di pubblicazione: 23 maggio 2023
Acquista su: IBS, laFeltrinelli (link aff.)

C'è un'isola, da qualche parte, che ha il cuore spezzato: si chiama Morovia. L'armonia che vi ha sempre regnato è solo un ricordo: gli alkonont, il popolo degli uomini-uccello originario dell'isola, è stato relegato nelle paludi, mentre agli umani è vietato avere qualunque contatto con loro. Il capitano Ilya e i suoi sostengono che la magia del canto, il potere degli alkonost, sia pericolosa e che vada quindi repressa a qualunque costo. Anche la tredicenne Lin e suo padre Usignolo hanno dovuto lasciare la loro casa, dicendo addio a Silver, zio Clay e gli altri amici umani, per nascondersi nella Palude dell'Afflizione. Lin non ha perso la speranza, però. La speranza di tornare a Spark, la sua città, quella di poter vivere di nuovo in pace con gli umani e di ritrovare Hero. Era la sua migliore amica, un'umana che viveva al palazzo reale, ma al momento della separazione tra alkonost e umani hanno litigato e non si sono più viste. Quando Usignolo viene catturato e portato alla Fortezza, Lin deve agire. All'inizio ha al suo fianco solo due piccoli compagni, la nutria Baffy e il rospo Grumo; l'avventura che l'aspetta è piena di insidie e deve capire di chi fidarsi. Non è affatto detto che riesca nel suo intento, ma vale la pena di provarci. Sempre.

Sophie Anderson è ormai una delle mie autrici preferite, una scrittrice in grado di trasportare in mondi immaginari che attingono dalle favole e dalle leggende della tradizione slava.

Con il suo romanzo d’esordio del 2018 La casa che mi porta via (recensione QUI) l'autrice ci accompagna in una avventura straordinaria con Marinka, una ragazzina desiderosa di crearsi una vita diversa da quella che il destino le ha assegnato nascendo futura Yaga, Custode del Cancello, traghettatrice di anime verso le stelle. Con il suo secondo libro del 2019 La ragazza degli orsi (recensione QUI) la scrittrice ci sorprende con un romanzo naturalistico in cui Yanka, una ragazzina che vive nella gelida foresta del nord, decide di partire alla ricerca dei segreti del suo passato, della ragione del suo profondo e viscerale legame con gli orsi. Con il suo terzo romanzo del 2021 Il castello incantato di Olia (recensione QUI) Sophie Anderson ci porta in un antico castello pieno di segreti. Spetterà a Olia liberare la potente magia che vi è rimasta imprigionata prima che sia la magia stessa a trovare la strada per la libertà.

Era da tempo che non leggevo delle storie così vivide e coinvolgenti, di quelle che ti penetrano nel cuore con una forza tale da lasciarti in subbuglio quando arrivi alla fine. E quando credi che tre romanzi così belli siano insuperabili, scopri che la Anderson è in grado di regalare un nuovo capolavoro, L’isola dal cuore spezzato.

Chissà dove, tra gli oceani del mondo, l’isola di Morovia si sposta continuamente “in una danza infinita e sempre nuova”. L’isola ha la forma di un cuore spaccato a metà, come spaccato a metà è il suo popolo, anticamente unito dalla magia, oggi separato da odio, rabbia e rancore. Migliaia di anni fa il popolo originario di Morovia, gli Alkonost, gli uomini-uccello, offrì salvezza, speranza e rifugio a degli umani sopravvissuti a un naufragio. I due popoli iniziarono a convivere in armonia, supportandosi e costruendo insieme una comunità semplice e pacifica. Una regina umana e una regina Alkonost governavano in nome della fratellanza, gli umani mettevano a disposizione arti e tecniche, gli Alkonost condividevano la magia del loro canto per il benessere di tutti. Ma durante le celebrazioni dell’anniversario del Giorno dell’Unione di tre anni prima, il vascello Gioia, che ospitava la consueta rievocazione storica, naufraga portando via con sé entrambe le regine e i più illustri cittadini di Morovia tra cui la mamma di Lin, la protagonista della storia, e quella di Hero, la sua migliore amica.

Dal giorno del naufragio sia l’amicizia tra Lin e Hero, sia la pace a Morovia vengono spazzate via. Gli umani incolpano gli Alkonost di avere provocato la tragedia con la magia, gli Alkonost diventano vittime dell’allontanamento dalla capitale, di una deportazione di massa e dei lavori forzati. Lin e suo padre Usignolo sono costretti a lasciare tutto per nascondersi nella Palude dell’Afflizione, dove il popolo degli uomini-uccello si è disperso per sfuggire alla cattura. Non tutte le speranze però sono perdute. Gli Alkonost si stanno riorganizzando in un Movimento per l’Unità in lotta per il cambiamento. Lin non vede l’ora di entrarne a far parte, purtroppo però sono anni che attende che la sua magia si manifesti, e più si impegna a cantare, meno la magia si rivela. Come potrà Lin, senza il dono della magia, aiutare il suo popolo a ribellarsi e riunificare Morovia?

In un crescendo di azione e tensione, Lin raccoglierà il suo coraggio e la sua determinazione mettendosi in viaggio verso la Fortezza per liberare il suo popolo dalla schiavitù e consegnare all’Erede al Trono Vasha, il suo canto di Unione e Amicizia.

Nella Palude dell’Afflizione, insieme alla dolcissima nutria Baffy e all’impavido rospo Grumo, Lin si unirà ai suoi compagni di avventura: i combattivi fratellini Alkonost Gheppio e Ghiandaia che conoscono come le loro tasche tutti i segreti e i tranelli della palude, Fleur e Silver, gli umani amici di famiglia unitisi alla causa, Eco, la Alkonost guida del Movimento per l’Unità, saggia e illuminata, e infine la stessa Hero, l'amata amica del cuore, finalmente ritrovata.

Ma attenta, Lin! A volte le apparenze ingannano. Chi sono i veri amici e chi i nemici? Chi sta alimentando la divisione e il rancore tra i due popoli e chi invece, sta tentando di riappacificarli?

Perfettamente delineati e splendidi i personaggi di questo romanzo: nel momento di estremo bisogno ognuno di loro schiererà la sua magia o il suo specifico talento, mettendolo a disposizione con generosità e lealtà, perché la vera magia è l’unione, nemmeno l’incantesimo più potente è straordinario quanto l’amicizia.

Incredibilmente originale e alternativo è poi il personaggio di Lin, la protagonista bambina-uccello: non si abbatte davanti a nessun problema, dubbio o pericolo. Un'eroina caparbia, forte delle sue debolezze, coraggiosa grazie al desiderio di superare i propri limiti, determinata come pochi nello scegliere sempre la strada giusta piuttosto che quella facile.

Lin è una vera leader, di grande personalità carismatica, sensibile ma granitica, dolce ma forte, fragile ma incrollabile. Il suo carattere e la sua storia di eroismo, ribellione, leadership, guida verso la rivolta contro un governo ingiusto e crudele, che domina per mezzo della coercizione e della paura, e la ricerca del suo canto magico che diventerà anche per lei il “Canto della Rivolta”, hanno spalancato nella mia mente una passaporta davvero magica... a chi somiglia Lin?

Nessun dubbio! A Katniss Everdeen, la protagonista di Hunger Games, fortunatissima trilogia di Suzanne Collins del 2008, diventata un cult della cinematografia di genere fantascientifico-distopico.

E che dire della maestria della Anderson nella descrizione dei luoghi? La scrittrice crea un parallelismo paesaggistico-emozionale perfettamente riuscito, profondo, simbolico, onirico con i sentimenti di malinconia e disincanto dei protagonisti e con la condizione di segregazione e di isolamento forzato. Se nella simbologia degli elementi l’acqua, nella sua espressione cupa e stagnante di palude, significa stasi emotiva, tristezza, e ha una valenza mortifera, insana e ingannevole, per il popolo degli Alkonost diventa un santuario accogliente di ospitalità. Gli alberi sono un rifugio sicuro, le fronde un abbraccio protettivo, il buio una difesa, le acque ferme e scure il luogo da cui provengono gli amici più fidati.

E questo paradosso paesaggistico-simbolico mostra la totale valenza negativa della luce insopportabile delle cave in cui lavorano i prigionieri, che anziché rappresentare l’illuminazione e la verità, qui è metafora di abbagliamento dell’intelletto e della ragione.

L’isola dal cuore spezzato è un romanzo bellissimo, una denuncia al Razzismo e un inno alla Amicizia, alla Pace e alla Libertà, al Pentimento e al Perdono, alla Fiducia e al Sacrificio, all’Unione, agli ideali di Uguaglianza e Democrazia, al Coraggio e alla Gentilezza.

Nonostante l’iniziale lentezza nella trama, nonostante il finale un po’ scontato, nonostante il pugno nello stomaco dato da un racconto di fantasia fin troppo aderente ai tragici eventi di discriminazione razziale passati e presenti della storia dell’umanità, questo libro è un piccolo capolavoro di Speranza, adatto a tutti coloro che sanno vedere con il cuore la magia che ci circonda.

Anna


Photo credit: @anna_bookfantay

venerdì 12 maggio 2023

Milk, Cookies&Books: libri a merenda - "C'è un albero in Giappone" di Chiara Bazzoli e AntonGionata Ferrari (a cura di Elena)

Buon pomeriggio, lettor*! ^^
Come ogni venerdì, eccoci a un nuovo appuntamento con la rubrica dedicata a bambini e ragazzi, la nostra amatissima Milk, Cookies&Books. Oggi Elena ci parla di un libro bellissimo che porta con sé non solo degli splendidi messaggi, ma è anche promotore di un progetto importante. Scoprite tutto nella recensione che segue e innamoratevi anche voi di C'è un albero in Giappone.
Grazie infinite a Sonda Editore per l'opportunità di scoprire questo libro tanto speciale.

C'è un albero in Giappone
di Chiara Bazzoli e AntonGionata Ferrari

Prezzo: 12,90 € (cop. rigida)
Pagine: 64
Genere: narrativa bambini, ragazzi, albo illustrato
Editore: Sonda
Data di pubblicazione: 10 marzo 2023
Acquista su: IBS, laFeltrinelli

Nel 1945, a Nagasaki, un albero di cachi sopravvisse miracolosamente al bombardamento atomico. Questa è la storia della famiglia la cui vita ruotava intorno al cachi che cresceva nel piccolo giardino di casa. La caduta della bomba atomica porterà morte e distruzione per tutti. Il cachi sopravvissuto parla ai bambini di guerra e di amore, di morte e rinascita. Da oltre vent’anni il Kaki Tree Project consegna ai bambini di tutto il mondo le pianticelle di seconda generazione nate dalla pianta madre, chiedendo loro di allevarle e di produrre espressioni artistiche che abbiano come tema l’albero di cachi. Nell’arte risiede la capacità di immaginare il dolore altrui, la forza di creare un mondo nuovo. L’arte travalica Paesi, religioni, etnie e lingue, rendendo possibili sentimenti di condivisione. Una storia toccante raccontata con delicatezza e poesia: per scoprire che la vita è sempre più forte.

La primavera è il mese della fioritura e della rinascita, con lo sbocciare di nuovi fiori e profumi, che diffondono nuova linfa e gioia nel mondo. Una stagione che spesso celebra gli alberi. Oggi è l’occasione per raccontare una delle recenti uscite della casa editrice Sonda, che ci regala l’albo illustrato C’è un albero in Giappone di Chiara Bazzoli con i disegni di AntonGionata Ferrari, pubblicato nella collana Capriole.

“Percepisco che le mie radici sono lunghissime, che corrono per la città e si confondono con quelle del pino all’angolo della strada [...]; passano sotto il fiume, salgono sulla montagna e diventano le radici della quercia e del castagno, [...]; liete si allungano nel mare e si uniscono ai coralli colorati, [...]. E allora sento anche i miei rami che come gabbiani planano nel vento e vanno lontano. ”

L’autrice, scrittrice e regista appassionata di Giappone, ci porta in questa terra, in epoca lontana per presentarci la storia di un albero, ma non di uno qualsiasi: l’albero di cachi piantato e cresciuto dalla famiglia di Tomio di Nagasaki. C’è un albero in Giappone è narrato dal punto di vista di un albero che ci descrive il suo scorrere del tempo, lo spazio intorno a sé, come e con chi cresce. Uno sguardo innocente che con semplicità ci offre il racconto della quotidianità e dei piccoli momenti trascorsi con la sua famiglia, che allo stesso tempo accudisce e lo accudisce con carezze e acqua.

“Io sapevo tutto di loro. Era naturale, erano la mia famiglia.”

L’albero ci descrive la sua terra, che viene protetta dalle sue “fronde, poste come guardiane per la serenità” e ci presenta Masao, con cui condivide la crescita. Incontriamo anche Yoko, Kenta, Aiko, Takeshi, con cui la pianta vive e condivide momenti di gioia, spensieratezza ma anche dolore e sofferenza. Inizialmente può sembrare la cronaca di attimi, un punto fisso nello spazio ma anche dinamico nel tempo. L’albero se ne fa carico, trasformando gli attimi in ricordo e memoria: la narrazione di una vita condivisa tra coloro che si prendono cura reciprocamente, in modo attivo ma anche inconsapevole, sempre con un amore spontaneo.

“Sostenuto dalle braccia del nonno, il piccolo cominciò a fare una cosa che mi piaceva moltissimo: allungava le mani paffutelle, prendeva tre le dita una foglia, la tirava delicatamente e poi lasciava andare, tirava delicatamente e lasciava andare, come una carezza.”

Fino a quando questo amore sarà tradito proprio da quelle mani che l’albero proteggeva: il suo ruolo di guardiano potrà rinascere? Il tronco robusto divenuto una casa, un gioco, un sostegno nel momento di sconforto, un dono con cui osservare il cielo, viene tradito e trasformato in cenere. Un albero è divenuto testimone delle atrocità dell’umanità, portatore di un dolore immenso di perdita e smarrimento causati da qualcosa di incomprensibile e indescrivibile.

C’è un albero in Giappone non è una narrazione semplice, perché la nostra amica pianta vive in un’epoca storica dilaniata dalla guerra, dalle difficoltà e dai patimenti: la ricerca di un lavoro, l’abbandono delle creazioni di un vasaio, il lavoro scandito di operai, la lontananza della vita militare, l’attesa dei ritorni, l’incomprensione della morte e della distruzione totale. È un racconto di sopravvivenza e di amore, ma anche di spensieratezza grazie ai giochi e agli sguardi innocenti di fratellini e sorelline. Un amore descritto non con le parole, ma con le osservazioni di una natura che vuole proteggere ciò che lo circonda.

“Masao aveva [...] una piccola macchia rossa sulla guancia destra, come una nuvola sul viso, che come le nuvole al vento cambiava forma.
Diventava una freccia puntata verso il cielo quando lui piangeva a squarciagola, un cavallino quando la sua bocca si apriva in un sorriso, un fiore quando qualcosa lo stupiva.”

Questa storia è narrata in modo semplice e chiaro, non tralascia le difficoltà ma le affronta, in modo da far riflettere anche i lettori e le lettrici più piccole: i loro sguardi e le loro domande saranno facilmente coinvolte dalla narrazione innocente e ignara, descrittiva ma sicura. La storia non invade ma è attenta e soprattutto trasmette emozioni, commozioni e sofferenze. L’albero non conoscerà i nomi delle emozioni che prova e vede ma che sono vivide, le trasmette in modo reale e noi possiamo facilmente riconoscerle. Non è un essere lontano, al di sopra degli eventi e insensibile, ma un essere vivente che condivide la Storia. Un essere vivente che ci regala una fotografia di ciò che lo circonda: scatti dinamici, mai statici, pieni di sentimenti e vita, anche nei momenti di disperazione e distruzione, nei momenti bui e senza speranza. Regali scatta e momenti di resilienza, di rinascita condivisa: esseri umani e natura.

C’è un albero in Giappone
si distingue dal solito canone di albo illustrato in quanto lo spazio dedicato alle parole, la parte scritta, è predominante, dettata da uno stile narrativo ricco di descrizioni, metafore, immaginifico, ricco di oggetti e di elementi naturali, grazie ai quali il lettore e la lettrice possono aggiungere fotografie create da sé a quelle già presenti nell’albo.

“Dalla cima della mia grande chioma riesco a [vedere tutta la città]: è bellissima.
Sembra il viso di una signora che sorride: le montagne sono i suoi capelli verdi, ricci e profumati e la baia è il suo viso fresco.”

Le parole sono accompagnate da illustrazioni essenziali ma efficaci, dal tratto e dai colori delicati, che catturano e trascinano nella narrazione, sia nei momenti di felicità sia nei momenti di sconfitta e terrore.

C’è un albero in Giappone intreccia una storia famigliare e generazionale, fatta di mani giovani e rugose, con eventi naturali e storici accaduti durante la Prima e la Seconda Guerra Mondiale: questo libro diviene così una guida, un’esplorazione della natura e della storia passata ed odierna, per conoscere e mantenere la memoria e il ricordo, per rinascere e non dimenticare. Una storia di resilienza che unisce l’essere umano al mondo della natura, che ci circonda e che ci protegge e dev’essere protetta dalle e con le mani di ogni persona. È consapevolezza. Proprio per questo il libricino che tengo tra le mani può diventare un’occasione multidisciplinare per grandi e piccoli, grazie alle tematiche sulla guerra e sulla pace e alle tematiche ambientali odierne di cura e rispetto. L’albo aiuta anche a trovare nel testo parole, nomi ed azioni evidenziate con colori differenti per dare spunti di riflessioni ed analisi.

C’è un albero in Giappone prende ispirazione e si appoggia al Kaki Tree Project, che da oltre vent’anni protegge e consegna ai bambini e alle bambine, studenti e studentesse di tutte le età e di tutto il mondo, le pianticelle di seconda generazione nate dalla pianta madre, chiedendo loro di prendersene cura, passando il testimone e creando progetti creativi e artistici che abbiano come tema proprio l’albero di cachi.

C’è un albero in Giappone è una storia che non può lasciare indifferenti, che colpisce e costringe a soffermarsi sulle parole e le emozioni, gli eventi e i ricordi. Un albo che porta con sé la memoria della vita, che si ricrea tramite i semi e i frutti portati e curati in tutto il mondo. Da una ferita un lascito, per mezzo di frutti tondeggianti arancioni. Un frutto che diviene simbolo di rinascita e resilienza, simbolo di vita, che nega le guerre e ogni arma di distruzione. Un simbolo divenuto un progetto, Revive time – Kaki Tree project, nato dal dottore di piante Masayuki Ebinuma e dall’artista Tatsuo Myajima, che si sono presi cura di quell’albero ferito, unico sopravvissuto alla devastazione, madre degli alberi di cachi che fino a oggi hanno viaggiato per il mondo portando il messaggio di resilienza e connessione.

La storia e la natura scandiscono lo scorrere del tempo, di anno in anno, da una stagione all’altra, dai fiori ai frutti, dall’allegria al silenzio, dalle gioie alle cicatrici, fino a un nuovo ciclo. Un vita infinita, legata e collegata a molte altre.

Ringrazio la casa editrice Sonda per la copia cartacea di C’è un albero in Giappone, in cambio di un’onesta opinione.

Non mi resta che augurarvi buone letture.

Elena


Photo credit: @tsundoku_bookstyle

sabato 1 aprile 2023

Review Party: "Susine e il Dormiveglia. Il Mondo di Dopo" di Bruno Enna e Clement Lefevre (a cura di Anna)

Buongiorno, lettor*! ^^
Oggi si torna a parlare di Susine e il Dormiveglia, con il secondo tomo uscito da pochissimo, dedicato al Mondo di Dopo. L'autore è sempre Bruno Enna e le illustrazioni sono del bravissimo Clement Lefevre. Ci siamo innamorate della piccola Susine, grazie a Valeria per averci incluse nel Review Party e alla casa editrice per la copia omaggio. Vi lascio all'appassionata recensione di Anna, che ha apprezzato tantissimo questa storia. A presto!

Susine e il Dormiveglia. Il Mondo di Dopo
di Bruno Enna e Clement Lefevre

Prezzo: 17,00 € (cop. rigida)
Pagine: 100
Genere: libri illustrati, ragazzi
Editore: Tunuè
Data di pubblicazione: 24 marzo 2023
Acquista su: IBS, laFeltrinelli

Susine è una bambina dalla fervida immaginazione. I litigi dei suoi genitori e la scomparsa della nonna l'hanno trasportata nel mondo fantastico del Dormiveglia. Qui Susine vivrà una delle sue avventure più esplosive, alla ricerca... delle orecchie perse dai suoi genitori!

A distanza di cinque anni dall’uscita di Susine e il Dormiveglia. Nella Luce, la casa editrice Tunuè ci regala una nuova splendida pubblicazione, il secondo e conclusivo capitolo Susine e il Dormiveglia. Il Mondo di Dopo, con le meravigliose illustrazioni di Lefevre, davanti alle quali si resta semplicemente incantati. Bruno Enna, sceneggiatore collaboratore nell’editoria fumettistica italiana, ci restituisce finalmente la nostra cara amica Susine, una bimba speciale, introversa ma incredibilmente fantasiosa, una bimba che per fuggire da una vita quotidiana in cui è completamente invisibile a mamma e papà e in cui l’unico suo punto di riferimento positivo, la nonna, va improvvisamente in cielo, si perde nel mondo dei sogni, il Dormiveglia

Il Dormiveglia è una realtà bipolare formata da due mondi diversi e separati che si intersecano come un 8: il Mondo di Prima, luminoso, leggero, allegro e colorato e il Mondo di Dopo, buio, pesante, triste e spento. Un mondo onirico in cui paure, desideri, speranze e preoccupazioni prendono forma e si colorano diventando un quadro visionario di personaggi quantomeno strambi, di avventure bizzarre e paesaggi surreali. In equilibrio tra ingenuità e inquietudine, sogno e incubo, i disegni di Lefevre, surreali, ricchissimi di dettagli e spesso scioccanti, sono dei veri coprotagonisti insieme al testo di Enna, ricreando le atmosfere oniriche di cui è impregnato il pensiero creativo della protagonista, colpendo allo stomaco tanto quanto le parole dirette e a tratti taglienti della trama.

Se nel primo capitolo della storia le immagini erano luminose, calde e morbide, perfettamente riflettenti l'atmosfera gioiosa del Mondo della Luce, nel secondo capitolo i disegni si fanno cupi, freddi, quasi spaventosi, restituendo perfettamente l’atmosfera angosciante dell’incubo.

Ma dove eravamo rimasti?

Alla fine del primo libro Susine, ospite prigioniera nel palazzo della Regina delle Lacrime, in preda a un'incontenibile nostalgia, decide di tornare a casa. Purtroppo però nella realtà quotidiana non è cambiato nulla. Nel Mondo di Prima tutti i nuovi amici della bimba pendevano dalle sue labbra quando Susine iniziava a raccontare una delle sue favole e letteralmente esplodevano di gioia trasformandosi: “Alla fine di ogni storia, le creature intorno a me battevano le mani e gioivano. Le più felici si illuminavano, cambiando forma e aspetto. Ogni cambiamento era una nuova meraviglia, ogni trasformazione una scoperta. E io mi divertivo a guardare quegli esseri trasformarsi e diventare delle persone nuove. Le persone che, forse, avevano sempre sognato di essere.

In casa invece i genitori non si ascoltano più, non si comprendono più, si ignorano. E non hanno nemmeno più né tempo né voglia di ascoltare Susine, di cercare di comprenderla, e la ignorano.

“Avrei tanto voluto che loro mi ascoltassero. Sapevo che, se lo avessero fatto, sarebbero cambiati: si sarebbero trasformati, come tutti gli amici del Mondo di Prima. [...] Io proprio non capivo: a cosa mi era servita quell’incredibile avventura se poi non ero riuscita a raccontarla? E inoltre: bastava quel che avevo vissuto per cambiare tutto?”

A Susine non resta che rifugiarsi di nuovo nella sua immaginazione, isolandosi tanto da essere riportata direttamente dallo psicologo. Già, proprio nulla è cambiato... Pensa e ripensa, Susine giunge a una definitiva conclusione: mamma e papà hanno perso le orecchie. In fondo proprio una delle splendide storie che raccontava la nonna lo specificava: “Esisteva un mondo chiamato il Dormiveglia e che questo era uno spazio affilato come un coltello, sospeso tra il buio e la luce. Era così affilato da tagliare addirittura le orecchie [...] era necessario non lasciare mai aperto uno spazio tra la luce e l’ombra. In quello spazio, infatti, poteva capitare che le orecchie tendessero a nascondersi o comunque a cercare riparo.” Che le orecchie di mamma e papà siano andate perse nel Dormiveglia per colpa sua? Possibile che andando avanti e indietro sia rimasto aperto un varco pericoloso? A Susine non resta che costruire un nuovo Coprizucca Canalizzatore per oltrepassare la realtà e viaggiare alla ricerca delle orecchie perdute dando ai suoi genitori di nuovo la possibilità di ascoltarsi e ascoltarla. Ancora una volta non serviranno a niente i test e le teorie dello psicologo, il dottor Gufo Baffone, perché la nostra piccola, coraggiosa Susine è più che mai convinta di poter restituire la serenità alla sua famiglia con un ultimo, ultimissimo viaggio: quello della salvezza.

Qualcosa però non va esattamente per il verso giusto, forse perché tutte le altre volte il viaggio era avvenuto di giorno mentre questa volta Susine decide di collegare il Coprizucca di notte... Fatto sta che anziché nel Mondo di Prima, Susine si ritrova catapultata nel Mondo di Dopo, coooooompletamente opposto! Un mondo buio, silenzioso, pesante, dall’odore pungente “quell’odore sgradevole e intenso che solo le sigarette spente in un bicchiere d’acqua sanno esalare”, ovattato dalla nebbia, come oppresso da un gigantesco batuffolo di cotone grigio, la Lanuggine Nebbiosa, “ un oceano infinito di Nulla! [...] Un immenso, triste chiaroscuro” in cui non è facile vedere, sentire, respirare. Un mondo in cui le splendide spiagge che Susine aveva amato, color pastello e al profumo di popcorn caramellati, si sono trasformate in lande desolate sfiorate da un mare che non è più il Mar Morbido, una ondeggiante distesa di alghe luminose e vive, soffici come marshmallow al limone e alla fragola, ma un luogo pericoloso e insanguinato, il Mar Torbido, fatto di enormi anguille che generano scariche elettriche e si divorano voracemente tra di loro. Le stesse sorprendentemente sorprendenti creature che Susine conosceva, allegre e felici sono sparite, chissà, forse irrimediabilmente trasformate dall'infelicità in ciò che mai avrebbero voluto essere: sospettose, diffidenti, tremendamente tristi.

Per fortuna c’è ancora qualcuno che non è stato cambiato né dalla disperazione né dallo sconforto, perché la vera amicizia supera ogni difficoltà e non si arrende mai! Ed ecco che il fedele amico Palomar, il minuscolo omino completamente nascosto da uno scafandro da palombaro, accorre in suo aiuto.

Le cose però ora si sono fatte davvero complicate: la Regina delle Lacrime, che nel Mondo di Prima era una bimba piagnucolosa ma poco intraprendente, si è trasformata nella Regina dalle Orbite Vuote, una tremenda, piccola bucaniera protetta da mostri e fantasmi, che sta portando il suo vascello e tutto il regno pericolosamente alla deriva, verso un definitivo, eterno, inesorabile Mondo di Più. La Regina, inoltre, è ossessionata dall’ombra di Susine e la sta cercando in tutto il regno per spezzare la profezia misteriosa che lega indissolubilmente il destino delle due bambine.
Riuscirà Susine a riportare speranza e allegria nel Mondo di Dopo? A sfuggire alle grinfie della Regina dalle Orbite Vuote disposta a tutto pur di annientarla? Riuscirà Palomar a proteggerla ancora una volta dai mostri che minacciano la vita e la mente della bambina? E riuscirà Susine a risolvere il mistero delle orecchie perdute di mamma e papà e riportare la pace in famiglia?

In un'incredibile accelerazione di toni ed eventi, la trama scorre veloce verso un finale davvero, davvero, davvero inaspettato, esplosivo, commovente. Preparatevi alle lacrime e ad innamorarvi di questi due libri preziosi. Due veri capolavori.

Grazie alla casa editrice Tunuè per la copia omaggio in cambio di un'onesta recensione e a Valeria di @_aplaceforustoread per avermi incluso nel Review Party.

E grazie anche a Francesca che con la sua pazienza e il suo grandissimo amore per i libri permette a noi collaboratrici del blog di partecipare a eventi e review party che, come questo, lasciano davvero il segno.

Anna


Photo credit: @anna_bookfantasy


venerdì 31 marzo 2023

Milk, Cookies&Books: libri a merenda - "Susine e il Dormiveglia. Nella luce" di B. Enna e C. Lefevre (a cura di Anna)

Buon pomeriggio! ^^
Siamo a un nuovo appuntamento con la nostra consueta rubrica settimanale dedicata a bambini e ragazzi. Oggi Anna ci parla di uno splendido libro illustrato, Susine e il Dormiveglia. Nella Luce, di Bruno Enna e Clement Lefevre, una storia che parla di sogni e che farà innamorare molt* di voi. Scopritela nella recensione che segue e non perdete, domani, la recensione del secondo tomo, Susine e il Dormiveglia. Il Mondo di Dopo, in occasione di un bellissimo review party in collaborazione con Tunuè.

Susine e il Dormiveglia. Nella Luce
di Bruno Enna e Clement Lefevre

Prezzo: 17,00 € (cop. rigida)
Pagine: 82
Genere: libri illustrati, ragazzi
Editore: Tunuè
Data di pubblicazione: 10 maggio 2018
Acquista su: IBS, laFeltrinelli

«Il mio nome è Susine...» dissi, guardandomi attorno incredula. Mi trovavo su un pontile di legno, sistemato sulla "sabbia mobile", al confine con quel... Mar Morbido. Attraccate al pontile c'erano imbarcazioni di ogni tipo e dimensione, con alti comignoli laccati da cui sbuffavano nuvolette paffute. Ma la cosa che stupiva di più erano le creature fantastiche che animavano quel paesaggio. Età di lettura: da 8 anni.

Cosa c’è di più affascinante di perdersi nel mondo dei sogni? Basta chiudere gli occhi, ma credetemi la faccenda funziona anche tenendoli bene aperti, e il sogno, la fantasia, ci trasportano in luoghi lontani anni luce, misteriosi, fantastici luoghi in cui rifugiarsi nei momenti difficili, in cui estraniarci in santa pace rifuggendo per un po’ dalla nostra routine spesso un po’ scomoda. Salvo poi scomodare Freud per trovare il modo di tornare alla realtà senza troppi danni. Dopotutto, da sempre il mondo dei sogni è il punto di partenza delle più mirabolanti avventure delle fiabe e dei romanzi che amiamo di più.

La dolce Cenerentola, stalkerata dalle odiose sorellastre, ce lo canta da sempre che “I sogni son desideri di felicità, nel sonno non hai pensieri ti esprimi con sincerità, se hai fede chissà che un giorno la sorte non ti arriderà, tu sogna e spera fermamente, dimentica il presente e il sogno realtà diverrà”.

La stessa Alice non avrebbe avuto così tanto successo se non si fosse addormentata all’ombra di un albero leggendo un libro noioso e iniziando a sognare di conigli con orologi, fiori canterini e regine di cuori assassine, insomma quelle sue strampalate avventure nel Paese delle Meraviglie.

Anche Dorothy non ci avrebbe mai raccontato di quanto fosse buono l’Uomo di Latta, coraggioso il Leone Codardo, intelligente lo Spaventapasseri, malvagia la Strega dell’Ovest, farabutto il Mago e incredibilmente incredibili tutte le altre stranezze del Regno di Oz se non fosse finita tra le braccia di Morfeo dopo una bella capocciata e non avesse sognato tutto quanto!

E possiamo dimenticare il nostro amato Harry Potter che, dopo avere trascorso ore e ore imbambolato davanti allo specchio delle brame sognando i suoi genitori in La Pietra Filosofale, viene risvegliato dalla famosa frase di Albus Silente “non serve a niente rifugiarsi nei sogni e dimenticarsi di vivere”? E ancora Harry Potter in I Doni della Morte si domanda se sia tutto vero ciò che è accaduto o sia stato soltanto frutto della sua immaginazione e stia capitando solo nella sua testa, e ancora una volta il saggio preside di Hogwarts controbatte ironico “Certo che sta succedendo nella tua testa Harry, ma perché diavolo dovrebbe significare che non è reale?”

Ed eccoci arrivati al primo tomo di Susine e il Dormiveglia. Nella Luce, una meravigliosa avventura nata dalla penna di Bruno Enna, sceneggiatore collaboratore nell’editoria fumettistica italiana e magistralmente illustrata dal francese Clement Lefevre, in cui il sogno è il tema centrale.

Anche la nostra nuova amica Susine è in cerca di evasione dalla realtà e grazie alla sua fervida immaginazione viene catapultata per magia nel Dormiveglia, una realtà bipolare formata da due mondi diversi e separati che si intersecano come un 8: il Mondo di Prima, luminoso, leggero, allegro e colorato e il Mondo di Dopo, buio, pesante, triste e spento. Un mondo onirico in cui paure, desideri, speranze e preoccupazioni prendono forma e si colorano diventando un quadro visionario di personaggi quantomeno strambi, di avventure bizzarre e paesaggi surreali.

La piccola Susine ha un problema: mamma e papà sono sempre fuori casa e quando tornano litigano sempre, urlano e poi piangono; per loro Susine è diventata un impiccio, anzi invisibile. Per fortuna c’è la nonna che le fa compagnia tutti i giorni! La nonna è bravissima a raccontare storie, ne conosce a migliaia, una più bella dell’altra, storie che trasportano in mondi paralleli e meravigliosi in cui tutto è colorato e profumato e in cui nessuna mamma e nessun papà grida. Un giorno però la nonna se ne va in cielo e non torna più. Susine è confusa, triste e anche un po’ indispettita: come è possibile che la nonna se ne sia andata e senza nemmeno salutarla? Difficile, molto difficile per una bambina così sola e così sradicata dalla realtà perdere il suo unico punto di riferimento, la nonna, l’unica persona in grado di capire le sue paure e la sua immaginazione, l’unica persona in grado di insegnarle come far convivere pacificamente nel suo cuore e nella sua anima la vita quotidiana, che obbliga tutti a crescere, e la vita in cui ci si può rifugiare con la fantasia permettendoci di rimanere per sempre bambini. In modo davvero delicato in questo libro si affronta la difficile tematica del distacco e del lutto.

Ebbene la nonna se ne è andata? Allora anche Susine se ne andrà! Sì, ma come? Ecco l’idea! Costruirà un Coprizucca Canalizzatore per oltrepassare la realtà e viaggiare in quel mondo fantastico di cui la nonna le parlava sempre.

Detto... fatto! Con un vecchio cappello da Zorro, una piuma di piccione come antenna e tre rotoli di carta igienica uniti dal nastro adesivo, ecco pronto il giusto strumento varcamondi. Susine, sei davvero fantasiosa e creativa... direi geniale!  Non saranno sufficienti i consigli dello psicologo scolastico, il dottor Gufo Baffone, da cui la spediscono i genitori preoccupati dalla solitudine e dall’isolamento in cui si è rifugiata la bambina, a far desistere dalla sua decisione la nostra piccola, coraggiosa Susine, più che mai convinta di doversene andare. Susine si ritrova catapultata in un mondo in cui le spiagge sono color pastello e al profumo di popcorn caramellati, il mare è una ondeggiante distesa di alghe luminose e vive, morbide come marshmallow al limone e alla fragola, le creature che lo abitano sorprendentemente sorprendenti, in grado di colmare il vuoto della sua fragile anima, e la felicità che si respira intorno a lei così tangibile da concretizzarsi in continue e originali trasformazioni... “Tutto qui tende a cambiare...”

In compagnia del nuovo e fedele amico Palomar, un minuscolo omino completamente nascosto da uno scafandro da palombaro, Susine parte per il suo viaggio raccontando le storie della nonna a tutte le creature che incontra nel suo cammino e pure raccontandosene di nuove alla grande. Ma il Mondo della Luce non è privo di insidie e le cose si complicano quando gli abitanti del Dormiveglia si accorgono che, assolutamente inaudito e strabiliante... Susine ha un’ombra!

Susine ha un’ombra? Ma come è possibile? Nel Mondo della Luce non possono esistere ombre!
Riuscirà Susine a scendere dal Pendolino Candido, un fantasmagorico treno galleggiante che non si sa dove va, quando va, né perché? Riuscirà a sfuggire alle grinfie della Regina delle Lacrime, incapace di essere felice e particolarmente ossessionata dall’ombra della bambina? Riuscirà Palomar a proteggerla dalle insidie che il Mondo della Luce segretamente cela? Ma soprattutto, riuscirà Susine a tornare a casa prima che sia troppo tardi?

Lo scopriremo insieme domani!

Ma nel frattempo immergetevi tra le splendide pagine illustrate di questo albo, ne rimarrete davvero sorpresi. In bilico tra bellezza e inquietudine, sogno e incubo, i disegni di Lefevre nel vero senso della parola, inglobano la trama e colpiscono per la loro irreale irrealtà. Impossibile non rimanerne ipnotizzati.

E lo stile di Enna è ermetico e inquietante e insieme dolce e rassicurante, fatto di continui spostamenti di punti di vista, di concetti mai del tutto espressi, di pensieri buttati lì e lasciati a noi lettori per una libera interpretazione. Sembra uno stile approssimativo, difficile da comprendere, abbozzato, ma in realtà non è altro che la geniale trasposizione per iscritto di quel carattere tipicamente caotico che hanno le visioni, i pensieri e le parole nel mondo dei sogni, in cui tutto non sempre è come appare, in cui spesso le parole significano il contrario di ciò che vogliono dire e in cui i pensieri si contorcono e aggrovigliano in un flow surreale.

Vi aspetto domani con la recensione di Susine e il Dormiveglia. Il Mondo di Dopo.

Anna


Photo credit: @anna_bookfantasy

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