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mercoledì 19 novembre 2025

Recensione: "Tre dita" di Massimo Canuti (a cura di Ms Rosewater)

Buongiorno, lettor*! ^^
Oggi spazio a una nuova recensione della nostra Ms Rosewater, che ha letto Tre dita, di Massimo Canuti, edito Uovonero. Una storia di formazione, ambientata nella Seconda Guerra Mondiale, sul figlio di un noto scultore italiano che rende omaggio al padre. Un romanzo che parla di guerra, disabilità e amicizia, basato su una storia vera. Scoprite l'opinione di Ms Rosewater e lasciateci un commentino, se vi va ;)

Tre Dita
di Massimo Canuti


Prezzo: 16,50 € (cop. flessibile)
Pagine: 192
Genere: narrativa ragazzi
Editore: Uovonero
Data di pubblicazione: 19 settembre 2025
Acquista su: IBS, laFeltrinelli (link aff.)

"Tre dita" è un romanzo di formazione ambientato durante la seconda guerra mondiale, che racconta la storia di Nado, un ragazzino di undici anni che vive nel piccolo paese di Bettolle, in Toscana. La narrazione, intrisa di ironia e malinconia, segue le vicende di Nado, segnate da un evento drammatico: l'esplosione di una bomba che gli porta via sette dita. Questo incidente diventa il simbolo della sua lotta per crescere e trovare un senso in un mondo sconvolto dalla guerra.

Massimo Canuti
ha realizzato un desiderio di molti, scrivere un libro con protagonista il proprio papà, ripercorrendo una parte della sua infanzia, decisiva per l'uomo che diventerà.
È entusiasmante parlare di qualcuno che conosciamo e amiamo, dal quale abbiamo appreso molti dei fatti narrati (Canuti puntualizza di aver preso spunto dalla realtà, alla quale ha aggiunto elementi inventati), ma anche insidioso: con un carattere “immaginario”, per quanto sia parte di noi, manca il legame determinante che c'è con una persona con la quale condividiamo una relazione al di fuori della pagina scritta, permettendoci di mantenere la giusta distanza e rinunciare a un'eccessiva indulgenza e protettività nei suoi confronti.

Tre DitaNado Canuti (che da grande sarebbe diventato un noto scultore), nato in una piccola frazione di Sinalunga, chiamata Bettolle, nella provincia di Siena. Durante gli ultimi anni del secondo conflitto mondiale, i tedeschi occuparono Bettolle e vi stabilirono un presidio. Nado è un bambino vivace e spensierato, ha un gruppo di amichetti che frequenta assiduamente e con loro combina scherzi a ogni occasione. La sua mamma è una sarta, fervente cattolica che passa moltissimo tempo a pregare, mentre il papà (non altrettanto devoto) ha un piccolo saponificio artigianale. La guerra sembra lontana dal mondo dei bambini: c'è il razionamento, l'Italia è governata da un regime autoritario, il preside della sua scuola aderisce ai valori del governo fascista, ma Nado è convinto che tedeschi e italiani siano buoni alleati e che i primi non farebbero mai nulla di male a lui e alla gente di Bettolle; anche quando la vita gli riserva non poche brutte sorprese, fatica ad accettare la forma che il suo mondo sta assumendo (o ha avuto da quando Mussolini è salito al potere in Italia). Per lui, salvato da un soldato tedesco che lo ha portato in ospedale quando una bomba gli è esplosa letteralmente in mano trasformandolo in Tre Dita, comprendere le dinamiche del conflitto e il perché dei diversi schieramenti non è facile: dopotutto, a casa il pane - per quanto poco - non manca mai, Bettolle non è mai stata bombardata, i soldati occupanti sono ragazzi che giocano a calcio nel campo della scuola, e il perché alcuni uomini spariscano dal paese per recarsi nei boschi è un mistero.

Nelle intenzioni dell'autore, il libro doveva probabilmente essere non solo il racconto dell'infanzia del padre in un difficile bilanciamento tra persona e personaggio, ma anche dell'assurdità dei conflitti nonché la crescita e la presa di coscienza di Nado, la fine dell'infanzia e il diventare grande. Una trasformazione dolorosa e necessaria, simboleggiata proprio dalla drammatica perdita fisica. La metamorfosi inizia proprio con l'esplosione, da lì sarà un progressivo crollo a cui seguirà la ricostruzione di un universo in cui Nado lascia il posto a Tre Dita. Un progetto ambizioso, che rimane in parte incompiuto a causa della voce del protagonista che non raggiunge una propria unicità, un carattere riconoscibile. Nella letteratura per ragazzi i termini vengono semplificati per renderli digeribili al giovane pubblico che ancora non conosce determinati elementi storici. Vengono alleggeriti alcuni particolari (ricordo il bellissimo Irma Kohn è stata qui, di Matteo Corradini, recensito qualche anno fa, in cui una vicenda forse più estrema è stata resa in modo chiaro senza ricorrere a eccessive spiegazioni storiche), si utilizzano ellissi che fanno intuire di cosa si parla pur non nominandola direttamente, attraverso la descrizione di quanto vede il bambino e a cui il lettore arriva a dare significato.

Canuti però fa un uso continuo ed esagerato di queste tecniche, ottenendo un effetto quasi omertoso. Tre Dita vede gli effetti spaventosi della guerra prima di tutto su sé stesso, ma li nega dandosi spiegazioni eccessivamente infantili per la sua età; è forzatamente innocente, come quando non capisce la battuta volgare di un amico del suo gruppo di amici che paragona i fichi a parti del corpo femminile o quando supera con eccessiva filosofia la perdita di una mano e due dita (e altri eventi drammatici), come se bastasse andare avanti per superare il trauma. Uno dei suoi amici si unisce alla Resistenza, ma Tre Dita sembra ignorare di cosa si tratti. In sintesi, il protagonista racconta come un bambino più piccolo della sua età, evita addirittura di nominare Hitler, un nome che fa paura e potrebbe suscitare troppe domande da parte dei giovani lettori, preferisce dargli un soprannome, “il baffetto”.

Pure il tema della disabilità viene aggirato. Infatti, dopo il suo incidente, Nado non sembra accusare il colpo, continua a vivere come se niente fosse. Solo in due occasioni descrive un rapportarsi agli oggetti diverso da quello dei compagni e fa cose che (ammette lo stesso Canuti) non sarebbero state possibili a un bambino con sole tre dita; tuttavia, nessuno dei suoi amici gli fa da domande, nessuno vuole parlarne. In termini psicologici potremmo parlare di negazione.

Tre Dita, poi, ha la funzione di un narratore onnisciente che è a conoscenza del futuro di Nado: per questo motivo, che parli con la voce di un bambino suona stonato.

Nonostante questi punti deboli, non si può bocciare totalmente Tre Dita, perché è bello parlare del proprio papà, l'affetto dell'autore è trasparente, e questa storia con più coraggio potrebbe essere davvero un libro bellissimo. Nado Canuti è un personaggio da conoscere, online troverete diversi video e interviste che raccontano la sua vicenda e mostrano le sue opere.

Ringrazio Uovonero per avermi inviato il libro.

Ms Rosewater


Photo credit: @lisapavesi

lunedì 30 dicembre 2024

Recensione: "Le Degenerate" di J. Albert Mann (a cura di Ms Rosewater)

Buongiorno, lettor*!^^
L'anno sta per finire ma non volevamo concluderlo senza regalarvi qualche altra recensione. Oggi la nostra Ms Rosewater ci parla di un romanzo denuncia, dalle tematiche forti e importanti, Le Degenerate, di J. Albert Mann, pubblicato da Uovonero, una lettura per ragazzi ma anche per adulti. Scoprite il suo parere e fateci sapere cosa ne pensate nei commenti ;)

Le Degenerate
di J. Albert Mann

Prezzo: 15,20 € (cop. flessibile)
Pagine: 344
Genere: narrativa ragazzi
Editore: Uovonero
Data di pubblicazione: 4 ottobre 2024
Acquista su: IBS, laFeltrinelli (link aff.)

London è una giovane immigrata italiana, orfana, incinta e abbandonata: tanto basta, nell'America del 1928, per convincere la polizia a consegnarla alle cure della Scuola del Massachusetts per Deboli di Mente. Qui London incontra molte ragazze con cui ha in comune una cosa sola: essere considerata una reietta della società. Una "ritardata" da rinchiudere, classificare e dimenticare. Una degenerata senza speranza. Tra le grigie mura dell'Istituto conoscerà la dolce ma astuta Rose, che ha la sindrome di Down ed è capace di grandi sogni, sua sorella Maxine, che divide il suo grande cuore tra la passione per la musica e un amore inconfessabile; Alice, afroamericana abbandonata perché nata col piede equino. London non ha alcuna intenzione di far crescere suo figlio all'ombra delle sbarre, sotto lo sguardo gelido dell'infermiera capo, la crudele Mrs. Ragno, e tra le angherie delle altre ragazze incattivite dalla disumanità dell'Istituto. Ma non si può scappare da sole. Se vuole farcela, London dovrà accendere la ribellione nell'animo di Rose, Maxine e Alice. Riuscirà a convincerle che può esistere uno spazio per loro, nel mondo là fuori?

All'inizio del '900 si diffuse negli Stati Uniti l'eugenetica, una pseudoscienza che aveva come obiettivo il miglioramento della razza umana attraverso la selezione e la separazione degli individui considerati fisicamente, cognitivamente e moralmente “normali” dagli “indesiderabili”, cioè disabili, poveri, omosessuali. Ritenuti strutturalmente inferiori e perversi (se vi ricorda il nazismo, avete colto nel segno) venivano rinchiusi in istituti dove avrebbero passato l'intera vita. Le donne erano uno dei bersagli preferiti, considerate a prescindere creature inferiori e perverse, figuriamoci poi se di origine straniera, magari incinte o di colore o con una disabilità.

Albert J. Mann ha deciso di raccontare la storia di questi luoghi basandosi su documenti ed eventi reali: l'Istituto Fernanld in cui è ambientata questa storia è realmente esistito, così come le procedure, le pratiche a cui vengono sottoposti gli ospiti, ricostruite con precisione, e il linguaggio usato da medici e sorveglianti, oggi inaccettabile ma che era ritenuto adeguato, e che dà un contributo decisivo nel definire la cornice storica delle avventure dei suoi personaggi.

E dunque, partiamo da London, una Dago (termine dispregiativo per indicare le persone di origine italiana) che ha appena scoperto di essere incinta. Denunciata dal suo ragazzo, viene caricata senza tanti complimenti su un cellulare e portata all'Istituto Fernanld. Lì sarà analizzata, etichettata e spedita nel gruppo delle ragazze adolescenti, dove farà la conoscenza di Alice, giovane di colore con un “piede equino” e delle sorelle Maxine e Rose, con cui riuscirà, nonostante le rigide regole e i suoi colpi di testa, a tessere una grande amicizia.

La vita alla Fernanld è dura, strutturata per educare all'obbedienza, alla sottomissione e all'annichilimento del carattere delle giovani internate, e ognuna di loro cerca una via di fuga, reale o attraverso la speranza e la fantasia. London percorre la prima strada, mentre Maxine, preoccupata di proteggere la sorella disabile, preferisce perdersi in sogni di un futuro che difficilmente potrà realizzarsi. Ogni ospite - al pari di qualunque carcerato - si conquista margine d'azione eludendo per quanto possibile il controllo continuo delle sorveglianti, nascondendo oggetti, cercando un contatto fisico assolutamente vietato, bisbigliando con le compagne vicine la notte, progettando la fuga.

I temi sono forti, e prima di tutto va riconosciuto all'autrice il coraggio di averli affrontati in un libro per ragazzi e l'essere riuscita a dare un quadro reale senza approfondire tanto da renderlo troppo adulto (sappiamo bene che nelle istituzioni per i disabili succedevano cose anche più terribili di quelle descritte qui) anche se non mancano il bullismo tra internate né scene e situazioni estremamente dure (il reparto cronici, l'aborto di London).

Albert J. Mann ha voluto mostrare tutte le categorie rinchiuse includendo tra i personaggi persone neurodivergenti, con malattie oggi gestibili e che ai tempi erano altamente invalidanti, disabili, gay, con l'ulteriore aggravante delle questioni di colore ed etniche; una moltitudine perfettamente in grado d'intendere che viene privata della libertà e che ben rende la rigidità degli schemi sociali di allora e la facilità con cui si arrivava a discriminare gran parte della popolazione.

Se da questo punto di vista il romanzo si può dire riuscito, ci sono anche debolezze abbastanza evidenti. Innanzitutto, la scrittura non ha il potere coinvolgente dimostrato da altri autori pubblicati da Uovonero (una per tutti Elle McNicoll); uno stile asciutto può comunque essere evocativo, ma purtroppo, soprattutto nella prima parte, si sente il bisogno di qualche descrizione in più.
I personaggi, con l'eccezione parziale di London, restano in qualche modo incompiuti, lontani, e non riescono a diventare realmente amici del lettore, forse per la narrazione in terza persona o per il continuo cambio di punto di vista che di fatto non elegge pienamente alcuna delle ragazze a protagonista. Non mancano poi alcune ingenuità nella caratterizzazione: Rose, per esempio, è la classica brava bambina disabile, con un sorriso dolce, sostanzialmente innocua e bisognosa di protezione. Allo stesso modo, le altre protagoniste si caratterizzano per un solo particolare, Maxine è una sognatrice e questa sembra la sua una prerogativa, Alice è dura e chiusa, l'unica ad evolversi è proprio London, che pur rimanendo sé stessa scopre altri lati di sé e si muove sconvolgendo i propri stessi piani. Non è un caso che la parte migliore del romanzo sia la seconda, in cui il racconto si concentra soprattutto su di lei.
I cattivi, ovvero poliziotti, medici e sorveglianti, non risultano dal canto loro così terribili, dicono cose rivoltanti, ma l'intento non pare mai, nonostante le cose che accadono, crudele. Sembra che l'autrice abbia voluto evidenziare come ai tempi l'idea che ci fossero persone inferiori ad altre fosse perfettamente accettabile. Ho certamente apprezzato il finale, un elemento molto difficile da costruire in una storia del genere senza risultare banali.

Le Degenerate è un libro importante, adatto a ragazzi abbastanza grandi (dai 12 anni) e agli adulti, in cui però talvolta il desiderio di denuncia supera l'efficacia della scrittura, elemento comunque perfettibile nel tempo. È da leggere per la novità che costituisce, la forza di alcune scene, per il valore di conoscenza storica, soprattutto in un periodo in cui ancora ci troviamo a dover difendere il diritto all'uguaglianza di tutti.

Ringrazio Uovonero per avermi inviato il libro.

Ms Rosewater


Photo credit: @lisapavesi

venerdì 19 luglio 2024

Recensione: "Come un incantesimo" di Elle McNicoll (a cura di Ms Rosewater)

Buongiorno, lettor! ^^
Scusate la lunga assenza dal blog, ma sono stati dei mesi un po' duri per me. Se avete letto qualcosa nelle mie storie Instagram, saprete che ho perso mio padre il mese scorso, e purtroppo qualche giorno fa anche mia nonna. Il ritardo perciò nella pubblicazione delle recensioni è dovuto al fatto che ho avuto bisogno di prendermi del tempo per rimettermi in sesto. Ho continuato a leggere, perché sono sempre convinta che la lettura sia la miglior àncora di salvezza nei momenti più bui, e perché avevo davvero bisogno di distrazione, di staccare la mente dalla tristezza. La mia recensione di Saltblood arriverà la settimana prossima (a causa dei motivi sopracitati), ma oggi non vi lasceremo all'asciutto. La nostra Ms Rosewater ha scritto una bellissima recensione su Come un incantesimo, l'ultimo romanzo di Elle McNicoll pubblicato da Uovonero, una storia magica e sorprendente che vi farà innamorare. Ve la proponiamo nella rubrica di nuova adozione Inclusion Books, inaugurata proprio da Ms Rosewater con un altro titolo di Elle McNicoll (QUI). Fateci sapere che ne pensate e se avete intenzione di leggere questo libro ;)
Un grazie infinito alla casa editrice Uovonero per la copia inviata in cambio di un'onesta opinione e grazie anche a La Chicca Ufficio Stampa.

Come un incantesimo
di Elle McNicoll

Prezzo: 16,00 € (cop. rigida)
Pagine: 180
Genere: ragazzi, fantasy
Editore: Uovonero
Data di pubblicazione: 29 marzo 2024

Edimburgo è una città piena di creature magiche. Nessuno le può vedere per come sono realmente, tranne la dodicenne Ramya Knox. Quando viene coinvolta nel mondo di segreti e incantesimi della sua famiglia, Ramya si mette al lavoro per scoprire la verità sul Popolo Nascosto, con tre sole parole di avvertimento da parte di suo nonno: Attenzione alle sirene. Lo scopo della sua missione è quello di andare oltre gli stereotipi e i falsi miti, e di scoprire quali sono le reali caratteristiche delle creature magiche, che a volte sono anche molto diverse da quelle che la letteratura e il cinema vogliono farci credere. Ramya è disprassica, e la disprassia non è esattamente la caratteristica migliore per una strega. Ma, immersa in un'avventura che cambierà tutto per lei e per gli altri, tra vampiri gentili e fate inquietanti, Ramya scoprirà presto che i suoi poteri sono molto più forti di quanto avesse mai immaginato.

Una delle cose più belle per un lettore è seguire la crescita di uno scrittore in itinere, scoprendo le ricorrenze e i nuovi temi della sua produzione nel momento in cui emergono. La maggior parte degli autori a me cari purtroppo è defunta da tempo e questo particolare aumenta la sorpresa e il piacere con cui affronto i libri di Elle McNicoll, scrittrice scozzese che rappresenta la neurodivergenza tessendola nell'ordito delle sue storie. Gli elementi che tornano spesso nelle sue storie sono la famiglia, la perdita, il fantastico e la magia. Quest'ultima, dopo essere stata ricordo in Una specie di scintilla e infida tecnologia futuribile in Mostraci chi sei, si materializza finalmente nel qui e ora nelle pagine di Come in un incantesimo.

La protagonista è ancora una volta una ragazzina quasi adolescente, Ramya, che vive a Edimburgo con i genitori. E' disprassica, i suoi movimenti sono talvolta goffi, ha difficoltà a scrivere e né i genitori, che appaiono giudicanti, né la scuola, che la costringe a faticose e inutili classi di recupero, hanno mai saputo leggere le sue potenzialità e valorizzare la sua intelligenza, facendola crescere incattivita e disillusa.

Il nonno materno è l'unico a vedere il suo talento e quando muore, Ramya riceve in eredità un libro che solo lei può leggere e che sarà suo compito completare, raccogliendo informazioni sulle creature magiche che popolano la città. E' così che comincia a scoprire i propri poteri, il mondo che si cela dietro a quello visibile a tutti e a ricucire i rapporti sfibrati nella sua famiglia.

Ramya è una protagonista diversa rispetto alle precedenti, più decisa, rifiuta di obbedire a comandi che non condivide e conserva la tenacia e l'idealismo di Addie (Una specie di Scintilla) e il coraggio di Cora (Mostraci chi sei): come loro non si vergogna di sé stessa, anche se le circostanze la fanno sentire emarginata e non compresa, non desidera mai essere diversa. Addie e Cora erano supportate dalla famiglia mentre lei non si sente appoggiata dai propri genitori e si trova ostacolata da segreti che hanno provocato la dissoluzione dei legami con le zie sorelle di sua madre e i nonni, ancora una volta marginalizzata dal gruppo che più di tutti dovrebbe includerla, e non per colpa sua. Tuttavia, va avanti, anche da sola, per portare a termine la sua missione e riappropriarsi della sua storia.

Conoscerà così un popolo costretto all'invisibilità, che conserva l'anima magica e profonda di Edimburgo, nascosto dietro un incantesimo che gli permette di mescolarsi agli umani.

La neurodivergenza è un carattere fondante dei personaggi di McNicoll e la scintilla da cui scaturiscono le sue storie, ma per quanto sia importante nella sua narrazione e le protagoniste affrontino tutte le difficoltà che un giovane neurodivergente incontra, non è mai l'unico centro d'interesse della trama, allargando l'orizzonte dei lettori alle relazioni, all'amicizia, e affermando di fatto la normalità dell'eccezione, a maggior ragione in questo nuovo romanzo ricco di metafore, in cui l'Edimburgo magica è resa con una facilità e una naturalezza che rendono una vicenda fantastica del tutto plausibile anche per il lettore scettico che - come la sottoscritta - non si trova a suo agio col fantasy.

Come un incantesimo è un'ulteriore evoluzione della scrittrice verso una narrativa sempre più raffinata, un libro appassionante che dà veramente piacere leggere, entusiasmerà i ragazzi e sono certa troverà molti estimatori tra gli adulti. La buona notizia è che a ottobre è prevista addirittura l'uscita di un seguito, Come una Maledizione.

Ms Rosewater


Fonte immagini: Google immagini, Pinterest

venerdì 7 luglio 2023

Milk, Cookies&Books: libri a merenda - "Divergente" di Vitoria Grondin (a cura di Ms Rosewater)

Buon pomeriggio! ^^
Nuovo appuntamento con la rubrica dedicata a bambini e ragazzi. Oggi la nostra Ms Rosewater ci parla di un altro bellissimo titolo della casa editrice Uovonero: Divergente, di Victoria Grondin. Una storia originale, una narrazione distopica per raccontare ai giovani, ma anche agli adulti, il punto di vista di un disabile in maniera schietta e toccante. Leggete la recensione e lasciateci un commento, se vi va.
Un ringraziamento alla casa editrice per questa collaborazione e per la copia omaggio in cambio di un'onesta opinione.

Divergente
di Victoria Grondin

Prezzo: 15,00 € (cop. flessibile)
Pagine: 160
Genere: narrativa bambini, ragazzi, distopico
Editore: Uovonero
Data di pubblicazione: 28 aprile 2023
Acquista su: IBS, laFeltrinelli (link aff.)

Immagina di vivere in un universo all’incontrario, dove l’intera popolazione è autistica: ogni cosa è perfettamente organizzata e tutto il mondo è progettato secondo le particolari esigenze degli individui che lo popolano. E poi c’è Guillaume, che è venuto al mondo con la sindrome di Wing: gli piace chiacchierare del più e del meno e parlare per metafore, a volte è irrazionale e poco obiettivo e non ha interessi che assorbano tutta la sua attenzione, ma ama guardare negli occhi le persone e scoprire le loro storie. Insomma, nella nostra realtà sarebbe un adolescente perfettamente tipico; ma qui no, è disabile, divergente: un’etichetta difficile da portare. A scuola è messo in disparte, e quasi preferisce così; tanto tutti lo guardano con fastidio, pena o addirittura disgusto. Benvenuto nella complicata esistenza di Guillaume! Lo aspetta un futuro noioso e solitario, senza alcuna prospettiva; almeno finché non incontra Grace, la ragazza che sembra l’unica persona in tutto il mondo capace di capirlo davvero.

Se fossero i disabili la maggioranza?
Se la normalità fosse rappresentata da quella che in questa dimensione è l'eccezione? Victoria Grondin non è certo la prima a chiederselo (ricordo il racconto di H.G. Wells, Nel paese dei ciechi, e più di recente un video che ipotizzava un mondo abitato in prevalenza da persone sorde in cui si aggirava, un'udente, incapace di comunicare), tuttavia l'idea di un mondo in cui l'autismo sia la condizione prevalente e la divergenza sia rappresentata da coloro che autistici non sono, è affascinante e incuriosisce moltissimo.

In questa realtà distopica il protagonista, Guillaume, è un Divergente, affetto dalla Sindrome di Wing: la sua mente non è come quella degli altri, non ha bisogno di logogrammi per ricordare la routine in bagno, non ha ipersensibilità particolari agli stimoli sensoriali, non ha bisogno del GPS (Guida ai Problemi e alle Soluzioni) per affrontare gli imprevisti. Guillame è ben consapevole della propria diversità, sin da bambino ha subito dolorosi confronti col fratello gemello William, il percorso diagnostico, terapeutico e tanti, inutili tentativi di cura a cui è stato sottoposto e che lo hanno traumatizzato e fatto crescere anzitempo. Sa molto bene di non poter essere come gli altri Convergenti e ha già, purtroppo, ben compreso quale sarà il suo destino. Quando a scuola arriva una nuova compagna che dimostra interesse per lui, sembra che il suo riscatto sia arrivato.

La fantascienza e il fantastico sono da sempre un modo per parlare del presente e Divergente, utilizzando le spoglie e i temi classici della narrativa per ragazzi e di formazione (la famiglia e la crescita, la musica, l’amore), parla dell’emarginazione che purtroppo accompagna quasi sempre la disabilità, fornendo un quadro asciutto e impietoso di come sia stata in passato e - in parte - tutt’ora sia, la vita di ragazzi autistici e disabili in generale.

Victoria Grondin, che conosce profondamente l'autismo, gioca a ribaltare alcuni capisaldi della storia scientifica e della diagnosi di questa condizione: così la teoria della mente e il DSM (manuale diagnostico) servono a stabilire a definire la divergenza dalla norma autistica; allo stesso modo la teoria delle Madri Frigorifero che vedeva l'origine dell’autismo in un atteggiamento poco empatico e affettuoso da parte della madre appunto, diventa il suo opposto, costringendo i genitori di Guillaume a bandirlo dalla vita familiare per cercare di guarirlo (non manca un accenno alla bufala dei vaccini*, oggi definitivamente confutata), in una ricerca ostinata e fallimentare sponsorizzata sopratutto dai medici, mossi talvolta da buone intenzioni ma incapaci di accettare il fatto che la Sindrome di Wing sia una condizione e non una malattia, e che i divergenti siano persone come tutte le altre anche se la loro mente funziona differentemente.

Con l'arrivo di Grace la struttura perde il suo carattere fantascientifico/distopico e inizia a ruotare attorno alla musica, jazz e rock sopratutto, ai nomi di dischi, a testi di canzoni in cui l'autrice trova parole ancora attuali per definire la vicenda del suo protagonista. Anche questa non è una novità (come pure la trama romantica), ma è attuata molto abilmente, rivelando una conoscenza non banale della musica di cui parla.

Guillaume è un personaggio dotato di dolcezza e rabbia, la stessa dei ragazzi disabili che s’incontrano nelle scuole e a cui non si dà quasi mai modo di esprimersi. Marginalizzati e umiliati da programmi scolastici troppo rigidi o troppo elementari e spesso da operatori non interessati a valorizzarli e a scoprire le loro qualità, destinati a occupazioni di bassa qualificazione e basso reddito (ammesso di trovare un lavoro), sono ancora considerati un peso in una società che li annichilisce. Lui, immerso in un mondo di Convergenti che eccellono in una o più discipline, produttivi e vincenti, rivendica anche il diritto di essere sé stesso senza cercare di somigliare agli altri, criticando implicitamente il sistema che vuole il disabile capace di gesti eccezionali per giustificare la propria esistenza, desideroso di superare la propria disabilità ammettendone di fatto l’inopportunità. Guillaume è disabile e non se ne vergogna, vorrebbe solo essere accettato così com'è.

Se proprio volessi trovare un difetto in questo racconto direi che nella seconda parte la pressione della società autistica si perde un po', ma è proprio l'unica piccola stonatura. Per il resto Divergente è originale (anche per il finale adulto), capace di raccontare il punto di vista di un disabile a ragazzi e adulti con intelligenza, senza pietismo ma, anzi, con disincanto e totale sincerità.

Un libro in grado di creare curiosità nei giovani e aiutare a superare gli stereotipi e la commiserazione che ancora affliggono la visione della disabilità.

Ringrazio Uovonero per la copia del libro inviatami.

Ms Rosewater


Photo credit: @lisapavesi

venerdì 30 giugno 2023

Milk, Cookies&Books: libri a merenda - "Il mare del settimo giorno" di David Owen

Buon pomeriggio, lettor*! ^^
Oggi per la rubrica dedicata a bambini e ragazzi vi parlo di Il mare del settimo giorno, di David Owen, prima uscita di una nuova collana young adult, diretta da Diletta Crudeli, e pubblicata da Moscabianca Edizioni. Questo libro è stata una vera sorpresa, mi ha attratta poco per volta e alla fine mi ha conquistata totalmente. 
Ringrazio di vero cuore la casa editrice per la fiducia e per la copia digitale omaggio in cambio di un’onesta opinione.

Il mare del settimo giorno
di David Owen

Prezzo: 6,99 € (eBook) 18,00 € (cop. flessibile)
Pagine: 352
Genere: narrativa ragazzi, fantasy, young adult
Editore: Moscabianca Edizioni
Traduzione: Francesca Giulia La Rosa
Illustrazioni: Alice Guidi
Data di pubblicazione: 6 aprile 2023
Acquista su: IBS, laFeltrinelli (link aff.)

Duncan ha quindici anni e vive nella tranquilla cittadina di Westleigh. Soffre di depressione, ma non riesce a confessarlo ai suoi amici; teme che questo finirà per allontanarli più di quanto l’avvicinarsi dell’età adulta non stia già facendo. Tutto cambia quando conosce Owen. Anche lui nasconde un doloroso segreto: da quando suo padre è morto, strani uccelli scheletrici lo seguono e lo osservano. Duncan e Owen capiscono subito di aver trovato l’uno nell’altro qualcuno di cui fidarsi, ma non tutto va per il verso giusto. Duncan deve affrontare le rivalità tra i suoi vecchi amici, mentre Owen si ritrova catapultato in un mondo ultraterreno dove gli viene affidata una pericolosa missione. Come se non bastasse, il talent show organizzato dalla scuola si avvicina, e la sorella di Duncan si ritrova d’un tratto sprovvista di compagni con cui esibirsi. Che sia nella nuova amicizia tra Duncan e Owen la soluzione per salvare lo spettacolo? "Il mare del settimo giorno" è una storia sul potere della perdita e sulla forza dei legami, in cui due giovani uomini imparano a condividere le proprie storie per scoprire chi sono e chi potrebbero diventare un giorno.

"Non puoi goderti la felicità se vivi nella paura costante che te la porteranno via".

Non appena ho visto la copertina di Il mare del settimo giorno me ne sono innamorata immediatamente. Ho immaginato una storia fantastica, di quelle di cui amo parlare in questa rubrica, ma poi ho iniziato a leggere il volume e ho capito che si trattava di ben altro, qualcosa che andava ben oltre la mia più fervida immaginazione. David Owen utilizza l’elemento fantasy, ma è un espediente per collegarsi alla realtà, a quel tipo di realtà dal quale si tende a fuggire. I protagonisti di questo libro sono un gruppo di adolescenti che si conoscono da una vita. Duncan vuole bene ai suoi amici, sebbene col tempo le cose siano cambiate. Il loro rapporto è come se si fosse crepato e si reggesse a malapena in piedi. I ragazzi sono in una fase della vita in cui amano bighellonare, le responsabilità un po’ li terrorizzano, studiare diventa un’impresa e preferirebbero passare il tempo a parlare di ragazze o a prendersi in giro. Duncan non si sente più a suo agio nel gruppo, ci sono cose che i loro amici fanno che a lui non piacciono, eppure, allo stesso tempo, le vorrebbe fare. Vorrebbe essere come loro, mettersi in gioco, magari si sentirebbe meno a disagio se fosse più all’altezza delle loro aspettative. Invece non riesce nemmeno a dire a Lorenzo, il suo migliore amico e leader del gruppo, ciò che lo turba e ciò che lo fa stare male da circa un anno. Quando a scuola arriva un nuovo ragazzo, Owen, sembra che tutti lo evitino perché troppo strano. Solo Duncan si avvicinerà a lui, perché la madre è nello stesso gruppo della chiesa di sua madre e vorrebbe che il figlio si ambientasse e facesse nuove amicizie. Non sarà facile all’inizio trovare un approccio con lui. Owen è molto restio a fidarsi degli altri, a lasciarsi andare, a parlare di sé. Ha da poco perso il padre e non ha ancora elaborato il lutto nella maniera giusta. Ma Duncan sembra entrare nella sua vita in punta di piedi, con più sensibilità di quanto Owen potesse aspettarsi dal ragazzo che frequenta i bulletti della scuola. E, complice la visione di Battlestar Galactica, ma anche un po’ la determinazione di Duncan, i due diventeranno presto amici. 

In realtà, Duncan sente che Owen è proprio il tipo di amico di cui ha bisogno per il tipo di persona che sta diventando adesso e che, nonostante Owen fatichi ad aprirsi, abbia anche lui bisogno di un amico. Il più grande tormento di Owen è non riuscire a piangere il padre, perché non era il padre ideale, era un uomo che spesso lo faceva soffrire, gli metteva addosso troppe pressioni, non lo lasciava essere se stesso. Il ricordo che ha di lui non è lo stesso che hanno altre persone e questa cosa lo fa soffrire. Da quando lui non c’è più, poi, inizia a sentire strane voci, a vedere Angeli volare sulla sua testa, fino a che, un giorno non viene rapito e portato in un luogo sconosciuto, fatto di tanti fiumi che confluiscono in un immenso oceano, il Mare del Settimo Giorno, talmente vasto che “nessuno è mai riuscito a raggiungere la riva opposta e a tornare per raccontarlo. Quando qualcuno muore, il suo spirito deve attraversare l’oceano e raggiungere… bè, nessuno sa cosa”. In questo luogo immaginifico, Owen verrà messo alla prova, la stessa Foresta lo sfiderà, tentando di chiamarlo a sé, ma lui lotterà sempre, riuscendo in qualche modo a salvarsi.

I punti di vista di Duncan e Owen si alternano alla narrazione in terza persona che ci trasporta in questo luogo onirico, seducente, ma allo stesso tempo tremendamente pericoloso. Non sappiamo che luogo sia - lo capiremo solo negli ultimi capitoli - ma resteremo affascinati dalla fantasia dell’autore nel dargli vita, raccontando tramite metafore bellissime alcune delle sofferenze più grandi che una famiglia possa vivere. Perdere una persona cara è un'esperienza terribile, non si è mai pronti alle conseguenze della perdita, che talvolta possono essere devastanti, altre volte disorientare, soprattutto se si è soli e non si ha qualcuno cui appoggiarsi, una spalla su cui piangere. Duncan non lo sa, ma per Owen rappresenta una sorta di àncora di salvezza, ciò che lo tiene legato alla realtà, ciò che lo salva da quella terribile Foresta e i suoi incubi che vorrebbero trascinarlo nella loro oscurità. 

"Non posso sapere dove andare finché non mi è chiaro cosa provo nei confronti del mio passato".

La bellezza di questa storia sta nel fatto di rappresentare la realtà nel modo più semplice e chiaro possibile, con i problemi più disparati dei ragazzi e un linguaggio molto moderno, ma allo stesso tempo nel dare una chiave di lettura diversa, più metaforica. Affronta tematiche molto importanti, parla di depressione, maltrattamenti, bullismo, elaborazione del lutto, ma parla anche di amicizia. Ho apprezzato tantissimo come quest’ultimo argomento sia stato sviluppato, non si parla di un solo tipo di amicizia, perché l’amicizia non è universale e non è nemmeno eterna. Ci sono amicizie che cambiano così come cambiamo noi, bisogna adeguarsi a questi cambiamenti, ai nostri stati d’animo, alle persone che diventiamo man mano che cresciamo, e comprendere che ciò che poteva andarci bene prima non è detto che ci vada bene per sempre. Mi sono sentita molto connessa a questo tipo di pensiero, ma in generale tutto il romanzo trovo che offra spunti di riflessione continui. È la lettura perfetta per chi si sente smarrit*, pers*, per chi non riesce a ritrovarsi; per chi non sa come affrontare un lutto, per chi non riesce a lasciarsi il passato alle spalle, per chi non riesce a mostrarsi com’è davvero. È una lettura che apre la mente e il cuore, che fa in parte sognare, ma più che altro ci lascia viaggiare in un luogo dove sembrano non esserci risposte ma poi vi sono tutte quelle di cui abbiamo bisogno. Owen è un autore molto capace, ho trovato il romanzo originale e ben scritto, lo stile godibilissimo; nonostante gli argomenti mantiene sempre in equilibrio leggerezza e turbamento, e il finale vi farà commuovere come non mai. E poi, vogliamo parlare della grafica? Moscabianca ha curato questa edizione in maniera impeccabile e le bellissime illustrazioni interne di Alice Guidi accompagnano l* lettor* trasmettendo ancora più emozioni. Ho amato profondamente questo libro e penso che possa dare tanto a chiunque deciderà di concedergli un'occasione. 


Fonte immagini: Pinterest

venerdì 5 maggio 2023

Milk, Cookies&Books: libri a merenda - "I fratelli Mezzaluna" di Chiara Gamberale (a cura di Anna)

Buon pomeriggio! ^^
Oggi, nel consueto appuntamento con la nostra amata rubrica dedicata a bambini e ragazzi, si parla del nuovo romanzo di Chiara Gamberale, I fratelli Mezzaluna, una storia che è anche un viaggio metaforico nei sentimenti. Scoprite l'opinione della nostra Anna e lasciateci un commento ;) A presto!

I fratelli Mezzaluna
di Chiara Gamberale

Prezzo: 9,99 € (eBook) 15,90 € (cop. rigida)
Pagine: 224
Genere: narrativa ragazzi
Illustrazioni: Alida Pintus
Editore: Salani
Data di pubblicazione: 7 marzo 2023
Acquista su: IBS, laFeltrinelli

A Gabaville la vita scorre serena: è il Villaggio Perfettissimo dove nessuno litiga mai e tutti vorrebbero nascere e crescere… Tutti tranne loro. Lena e Alen, i gemelli Mezzaluna, figli di Maddy La Matta, nati in una notte misteriosa di luna spaccata a metà. Sono diversi dagli altri pacifici abitanti di Gabaville, perché Lena ha il potere di fare domande di fuoco che frugano nei cuori, Alen, con i suoi silenzi, sa leggere nella testa di chi ha davanti. Chi è il padre dei gemelli? Nessuno lo sa: loro sanno solo che viveva sulla luna e che si è perso fra le galassie. Una storia che però è completamente falsa. Quando Lena e Alen scoprono che la madre gli ha raccontato una bugia, scappano e vengono risucchiati nel Mondo Sottopelle, un posto molto diverso da Gabaville, dove regna lo Scuro che inchioda i cuori e le teste di tutti alla rabbia, alla paura e alla vergogna. Qui i Mezzaluna vivranno avventure incredibili, incontreranno creature mai viste prima, impareranno che è possibile essere felici e allo stesso tempo imbarazzati, arrabbiati e allo stesso tempo innamorati… E finalmente non solo scopriranno la vera storia dei loro genitori, ma, grazie a un'impresa per cui serve tutto il coraggio che nemmeno loro sanno di avere, cambieranno anche il destino di un intero mondo. Anzi, di due mondi. Chiara Gamberale firma un romanzo sulla paura e sul bisogno delle emozioni e crea un mondo nuovo (anzi, due mondi) da dove non si potrà più tornare indietro. 

Una notte di luna piena spaccata a metà, due gemelli uguali ma diversi, due mondi paralleli la cui verità è basata su una meschina bugia, emozioni da sempre addormentate, respinte, ignorate
... poteva non essere questa la mia nuova splendida lettura? Chiara Gamberale ci regala il suo primo romanzo per bambini con le giocose illustrazioni di Alida Pintus e il sottofondo musicale di Pier Cortese.

A Gabaville, il Villaggio Perfettissimo, non succede mai niente. E perché mai dovrebbe? Non serve che succeda alcunché dove già tutto è perfetto. Non servono cambiamenti nel luogo più felice del mondo. In Piazza Sorriso ogni domenica il sindaco offre un banchetto stratosferico a cui tutti quanti, buoni e sereni, pacifici ed educati, rispettosi e sorridenti partecipano con allegria, da sempre, sempre, per sempre. A Gabaville nessuno piange, nessuno è triste, nessuno litiga, nessuno sparla alle spalle degli altri, nessuno giudica, nessuno si fa domande. Da Gabaville nessuno si allontana mai, nemmeno per andare in vacanza, perché nessuno desidera nulla di diverso da ciò che già ha. Cioè tutto. La vita nel Villaggio Perfettissimo è perfetta ma... nella perfezione esiste sempre un ma... E, infatti, la pace di Gabaville subisce un duro colpo quando una notte viene trovata una bimba in fasce. Una bimba venuta da chissà dove e chissà come, una bimba che strilla giorno e notte in un paese in cui regna la pace, una bimba che corre e ride rumorosamente in un paese in cui regna la calma, una bimba che fa sempre quello che le pare in un paese dominato dalle regole e dalle buone maniere, una bimba che ogni due per tre scappa per giorni, settimane e mesi. Insomma Maddy La Matta, come viene soprannominata, crea un bello scompiglio nel Villaggio Perfettissimo, ma niente di paragonabile al tornado che si abbatte su Gabaville quando Maddy, ormai diventata una bellissima ragazza, torna al villaggio in una notte di luna spaccata a metà e dà alla luce due gemelli, Lena e Alen.

“I fratelli Mezzaluna, come presero subito a chiamarli a Gabaville: perché l’unica cosa certa era la luna spaccata a metà che li aveva visti nascere, mentre quale fosse il loro cognome, chi fosse il padre, nessuno lo sapeva, e quando si trattava di Maddy ormai a Gabaville era chiaro cosa bisognava fare: era meglio non fare domande.”

Eppure pare proprio che fare domande sia la specialità dei due fratelli: “Lena era diventata estremamente curiosa [...] fra tutte le domande che si potevano fare, lei sceglieva sempre quella che colpiva al cuore della questione”. Con i suoi interrogativi diretti e sinceri Lena scandaglia i cuori portando a galla le più segrete verità, Alen invece parla poco, ma con i suoi silenzi e il suo sguardo profondo e ipnotico sa leggere nel pensiero. I due ragazzini sembrano destinati a smascherare i più inconfessabili segreti di Gabeville, della mamma e della loro famiglia, e quando arriva misteriosa e inaspettata una lettera proveniente da un altro mondo, nel Villaggio Perfettissimo, fatto di tranquillità e buoni sentimenti, iniziano a serpeggiare subdole le emozioni più sconosciute e temibili. Ai bambini non resta altra scelta che fuggire per scoprire finalmente la verità. È così che per noi lettori ha inizio l’avventura con Lena e Alen nel Mondo Sottopelle.

Un mondo parallelo e opposto. Un mondo in cui non è più la serenità dei buoni sentimenti a regnare, ma il caos delle emozioni negative; un mondo in cui le persone non si relazionano con sorrisi smaglianti e atteggiamenti cerimoniosi, ma dandosele di santa ragione; un mondo in cui non ci si trova allegramente tutti insieme al banchetto dell’amicizia ogni domenica, ma si deve fuggire ogni sera dallo Scuro che incombe inghiottendo ogni ricordo piacevole. Un mondo in cui non ci si sveglia ogni mattina benedicendo il creato, ma strillando di rabbia, invidia e gelosia, sputando veleno contro chi si odia, serbando rancore verso chi ha fatto dei torti, vivendo nella vergogna, perdendo il senno e l’autostima a causa del giudizio degli altri.

Per Lena e Alen, abituati alla pace, al buonumore e alla armonia, è un vero shock scoprire che la testa, il cuore, lo stomaco e le budella sono in grado di vomitare fuori un tale uragano di sentimenti!

“I cuori delle persone sono un minestrone di ingredienti che non c’entrano niente l’uno con l’altro [...] intanto imparavano che gli esseri umani possono avere nel cuore questo e pure quell’altro. Ma che spesso non lo sanno nemmeno loro che cosa ci sta là dentro [...]”

Nel loro viaggio nel Mondo Sottopelle i bambini esploreranno le loro paure, guarderanno dentro loro stessi per scoprire che non esistono confini netti e definiti tra sensazioni positive e negative, che la realtà è fatta di buio e di luce insieme, di bene e male insieme, di gioie e turbamenti insieme.

Questo viaggio metaforico mi ha ricordato altre storie che parlano magistralmente dei diversi mondi emotivi coesistenti in noi: in Fairy Oak, di Elisabetta Gnone (recensione QUI), per esempio, l’intera trama è basata sulla dualità tra Luce e Buio, Bene e Male, una dualità incarnata proprio delle diverse personalità delle gemelle protagoniste.

Anche la protagonista di Susine e il Dormiveglia, di Enna e Lefevre (recensione QUI) ci accompagna in un'avventura in bilico tra due regni paralleli, un passato perfetto il Mondo di Prima e un presente inaccettabile il Mondo di Dopo, in cui dovrà affrontare le paure e i cambiamenti che la vita vera, fatta di continui prima prima e continui dopo, comporta.

E, infine, come può questa avventura tra le montagne russe dei sentimenti non ricordare il film di animazione della Pixar, in collaborazione con la Walt Disney, Inside Out, una commovente guida alla scoperta del valore delle nostre emozioni... tutte quante le emozioni, nessuna esclusa, nemmeno la più scomoda?

Insieme ad Alen e Lena impareremo a destreggiarci all’interno del ribollire di emozioni mai conosciute prima, impareremo a indagare nelle nostre profondità e a domandarci se stiamo scappando o affrontando i cambiamenti, se siamo abbastanza coraggiosi e desiderosi di accogliere le discrepanze dei nostri sentimenti per non esserne sopraffatti.

Ma amici, portate pazienza, perché il cammino è lungo e dovremo aspettare fino alle ultime pagine per scoprire il mistero che lega i due mondi dei fratelli Mezzaluna!

Grazie alla casa editrice Salani per avermi inviato il libro in cambio di una onesta recensione.


Anna


Photo credit: @anna_bookfantasy

venerdì 28 aprile 2023

Milk, Cookies&Books: libri a merenda - "Dove sei, piccolo Giulio?" di Giovanni Colaneri (a cura di Ms Rosewater)

Buon pomeriggio! ^^
Oggi per la rubrica Milk, Cookies&Books la nostra Ms Rosewater ci parla di un libricino illustrato dedicato all'autismo, Dove sei, piccolo Giulio?, di Giovanni Colaneri, che racconta la complessità dell'autismo tramite immagini semplici e colori delicati. Scoprite tutto nella recensione che segue e fateci sapere il vostro parere. A presto! ;)

Dove sei Piccolo Giulio? 
di Giovanni Colaneri

Prezzo: 18,00 € (cop. rigida)
Pagine: 58
Genere: albo illustrato, bambini, ragazzi
Editore: Uovonero
Data di pubblicazione: 10 marzo 2023
Acquista su: IBS, laFeltrinelli

Dopo il successo di "Che cos'è una sindrome", Giovanni Colaneri ritorna con un altro albo illustrato sulla complessità del mondo autistico. Dov'è finito il piccolo Giulio? È proprio qui? Si nasconde? Si è smarrito in un bosco? Dovunque sia finito, il piccolo Giulio sarà sempre ritrovato. Un albo illustrato che, in un'armoniosa sintonia di frasi brevi e immagini dettagliatissime, offre uno sguardo semplice e delicato sul mondo estremamente complesso dell'autismo.

Prima di tutto voglio ringraziare Uovonero per avermi inviato questo libro, molto diverso da Una specie di Scintilla (dello stesso editore, QUI la recensione) che pure tratta il tema dell'autismo: mentre la protagonista del romanzo di Elle Mc Nicholls è una giovane autistica che vuole essere riconosciuta come individuo neuro atipico e si esprime senza difficoltà, questo album illustrato a colori tenui prova a rappresentare il mondo dei bambini autistici per i quali la comunicazione è una fatica, come lo può immaginare una persona che autistica non è.

Dove sei, piccolo Giulio? si chiedono la mamma, il papà, la sorella: sembra che sia altrove, perso in un gioco che lo assorbe totalmente, nei colori di una mongolfiera che lo incantano, sopraffatto dalla luce, dai sapori, dagli odori. Lui vorrebbe raccontarglielo, ma per quanto si sforzi di usare la loro lingua, loro non lo capiscono. Solo la sorella, come spesso accade, lo comprende e conosce i motivi delle sue crisi, provocate dall’impotenza comunicativa, da rumori e luci troppo forti, stimoli normali per gli altri ma che per lui sono stimoli fortissimi.

Le delicate illustrazioni di Giovanni Colaneri raccontano la fatica di chi si trova, a volte senza nessuna nozione, a cercare di capire e farsi capire da un bambino o un adulto autistico, decifrare il suo modo di sentire e percepire, entrambi persi in un territorio in cui non ci si può fidare delle proprie sensazioni perché il codice non è condiviso, tutti sono stranieri e una lingua comune è una costruzione quotidiana, lenta, assemblata pezzo dopo pezzo, fatta di errori e successi. Nonostante le parole siano ridotte al minimo e le immagini occupino quasi totalmente lo spazio di ogni pagina, una sola lettura non è sufficiente a cogliere tutta la complessità racchiusa nel libro, bisogna riaprirlo, cercare una frase, un disegno particolare: accettare la lentezza e l'imperfezione della nostra comprensione è l'unico modo per andare a fondo e poter sfiorare, se non si è a contatto diretto con l'autismo non verbale, questa realtà.

Colaneri rifiuta gli stereotipi che spesso incontriamo nei film, come ad esempio la genialità che compensa il deficit comunicativo (vi ricordate Rain Man?) ed evita di scadere in una visione melensa, romantica e disperata dell’autismo per rappresentarlo in modo quasi neutro, come se osservasse da lontano, con rispetto e attenzione.

La narrazione quasi astratta crea un’atmosfera fantastica, in cui la consapevolezza di cosa possa provare un bambino autistico non verbale arriva prima come sensazione e poi come pensiero, accessibile a grandi e bambini indistintamente, proprio perché rinuncia alle parole.

Dove sei, piccolo Giulio? è un bell'esempio di come si possa raccontare l'autismo con l'arte, senza giudizi, con gentilezza e rispetto, usando un linguaggio adatto a bambini e adulti, capace di far sentire chi l'autismo lo conosce direttamente un po' più compreso.
Ms Rosewater


Photo credit: @lisapavesi

venerdì 14 aprile 2023

Milk, Cookies&Books: libri a merenda - "Il pesce che scese dall'albero" di Francesco Riva (a cura di Ms Rosewater)

Buon pomeriggio, lettor*! ^^
In questo nuovo appuntamento con la rubrica dedicata a bambini e ragazzi, la nostra Ms Rosewater ci parla di un testo molto particolare, Il pesce che scese dall'albero, una storia autobiografica di un ragazzo dislessico. Scoprite di più nella recensione e non dimenticate di lasciarci un commento ;) A presto!

Il pesce che scese dall'albero
di Francesco Riva

Prezzo: 5,99 € (eBook) 8,90 € (cop. flessibile)
Pagine: 168
Genere: narrativa ragazzi, bambini
Editore: Sperling&Kupfer
Data di pubblicazione: 18 febbraio 2020
Acquista su: IBS, laFeltrinelli

Alle elementari Francesco è un disastro: non ricorda i mesi dell'anno, confonde le lettere e non riesce proprio a imparare le tabelline. L'ora di matematica - la sua bestia nera - la passa a disegnare, relegato in fondo all'aula. Finché arriva la maestra Diana, che capisce tutto: quello scolaro non è né pigro né poco intelligente, forse è dislessico. I test confermano in pieno i sospetti, ma la supermaestra ha già escogitato un piano strategico: il bambino non studierà leggendo i libri, ma ascoltando e, per esercitare la memoria, recitando. La strada non è sempre in discesa: non tutti gli insegnanti sono così preparati e ingegnosi, non tutti capiscono che, per lui, la calcolatrice non è il rimedio alla fatica di moltiplicazioni e divisioni, ma uno strumento indispensabile come sono gli occhiali per un miope. Ci vuole ostinazione, e anche qualche battaglia, per affermare i propri diritti. Ma intanto Francesco è diventato così bravo a recitare da entrare in un'accademia teatrale. E al momento di realizzare il suo primo spettacolo, mette in scena la storia più bella che conosce: quella di un bambino che, con la sua creatività e il suo talento, ha annientato l'orco-dislessia. Un'idea che porterà più di una sorpresa. Un libro dedicato ai tanti ragazzi che si sentono stupidi perché sono lenti a leggere, scrivere o fare i calcoli, e non sanno che la dislessia non è una malattia, ma solo un diverso modo di funzionare del cervello. Un modo che può rivelarsi originale e a volte geniale, come è stato per Einstein, Agatha Christie, Walt Disney, Mika e tantissimi altri. Prefazione di Giacomo Stella.

Francesco Riva è un giovane attore di origine toscana, ma milanese d'adozione. La dislessia fa parte della sua vita e per lungo tempo ha rappresentato un incubo, rendendolo spaventato e smarrito; la strada per superare l'insicurezza e arrivare ad accettare questa condizione come parte di sé è stata lunga e in questo libro Riva ci racconta la sua storia, dai primi segnali, alla diagnosi, alla vita dopo gli anni della scuola.

Capita ancora, anche se molto meno rispetto al passato, che uno studente sia sopraffatto dalla sensazione di essere l'unico a fare fatica, sia confuso e convinto di essere uno stupido, e anche al nostro autore è successo: la diagnosi di dislessia arrivò quando Francesco era alle elementari e fu per lui e la sua famiglia una liberazione, diede una spiegazione alle sue disavventure didattiche e una prospettiva da cui ripartire e, anche se non ha reso le cose più semplici, lo ha rassicurato sulla sua intelligenza e le sue capacità.

Dalla scuola primaria, con l'incontro fondamentale con la maestra Diana, alle medie, alle superiori, Riva ha acquisito la consapevolezza delle proprie possibilità e dei propri diritti (cosa non scontata), affinato tecniche di studio e per risolvere i compiti scolastici, costruendo dentro di sé sufficiente sicurezza per non temere più (o temere molto meno) la dislessia. E proprio la maestra Diana, con le sue lezioni creative fece nascere in lui l'interesse per il teatro, una passione che è cresciuta fino a diventare un lavoro che gli ha permesso di raccontare sé stesso e quindi anche la dislessia.

Francesco rivive il suo (per ora breve) percorso di vita, non solo la scuola ma le sue vicende personali e di crescita, con leggerezza, humor e serietà: la dislessia è trattata senza il linguaggio abilista che spesso tocca sopportare da parte dei media, fatto di termini come combattere, superare, vincere, che finiscono per far sentire il dislessico (o il sordo, l'autistico...) sbagliato, mancante in qualcosa, come se dovesse raggiungere gli stessi obiettivi degli altri se non vuole continuare a vivere una condizione d'inferiorità; i momenti allegri si alternano a quelli difficili, i successi ai fallimenti, come nella vita di chiunque.

Per chi non conosce la dislessia questo testo è un'introduzione ideale, che ne svela alcuni meccanismi (ho trovato particolarmente interessanti i passaggi in cui l'autore descrive in pratica come la dislessia influisce nella sua percezione e le tecniche pratiche di calcolo che lui stesso aveva elaborato), mentre per chi è dislessico sarà una lettura rassicurante, che fa sentire capiti, meno soli e dà la certezza che niente finisce con la scuola, che la dislessia non è una condanna e si può vivere felici e sviluppare i propri talenti anche con questa compagna di strada.

Consigliato a ragazzi, genitori e (soprattutto) insegnanti! 
Ms Rosewater

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