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mercoledì 21 maggio 2025

Recensione: "Two Twisted Crowns" di Rachel Gillig (a cura di Marika)

Ben tornati tra le nostre parole, amati Coffeeaholics del cuore!
Ve l'avevamo detto che ci avreste viste più spesso su questi canali e così, eccoci qui, pronte sempre a parlarvi di cose che ci appassionano. E proprio a proposito di passioni, nei giorni scorsi tra una ciliegia e l'altra (fate pure tante, perché si sa che non esistono misure riguardanti questo frutto), ho finito Two Twisted Crowns, il secondo volume della dilogia di Rachel Gillig, nonché seguito di One Dark Window di cui vi ho parlato la settimana scorsa. E che dirvi se non che si tratta di un viaggio meraviglioso con una degna conclusione? 

Two Twisted Crown
di Rachel Gillig

Prezzo: 14,99 € (eBook) 24,90 € (cop. rigida)
Pagine: 492
Genere: fantasy
Editore: Giunti
Data di pubblicazione: 30 aprile 2025

Nel capitolo conclusivo della dilogia, Elspeth deve affrontare il peso di ciò che ha fatto, mentre lei e Ravyn si imbarcano in una pericolosa missione per salvare il regno ormai in preda a un re tiranno e alla magia nera. Elspeth e Ravyn hanno raccolto la maggior parte delle dodici Carte della Provvidenza, ma l'ultima – e la più importante – resta da trovare: gli Ontani Gemelli. Per recuperarla prima del Solstizio e liberare il regno, dovranno attraversare l'oscura foresta avvolta dalla nebbia. L'unico che può guidarli è il mostro che abita la mente di Elspeth, l'Incubo, ma lui non sembra più disposto a collaborare…

Con One Dark Window eravamo rimasti in un punto cruciale: il regno si appresta a eleggere un nuovo principe al trono, mentre Elspeth e Ravyn si ritrovano immischiati in una guerra tra due famiglie antiche e tra due sovrani spietati e desiderosi di vendetta. E come se non bastasse, a complicare tutto si aggiunge l'Incubo, il mostro che abita dentro la protagonista, pronto a prendere il sopravvento e a vendicarsi di tutte le persone che gli hanno arrecato danni. Lo Spirito della Foresta è sempre più inquieto e instabile, e il tempo oramai è agli sgoccioli per ricostruire il mazzo delle Carte della Provvidenza che permetterà ai protagonisti di liberare Blunder dalla nebbia e dalla magia oscura e di salvare le persone amate da morte certa. Una corsa contro il tempo e contro quegli arcani che minacciano di sopraffare tutto e di far crollare una pesante coltre di oscurità. E per giunta, ad aggiungere benzina a un fuoco di problemi già alto, c'è la caccia alla carta unica e rara degli Ontani Gemelli. Una carta che non solo caccerebbe via la malattia, ma che permetterebbe a Ravyn di sciogliere le catene di Elspeth e di darle la vita che merita da sempre. Comincia così, un viaggio pericoloso in cui il nostro protagonista disilluso, stanco e con il cuore a pezzi, insieme al suo più grande nemico, decide di attraversare la foresta, luogo ai margini del regno, nonché cuore pulsante della magia di sale che tutti temono. E lo fa consapevole del pericolo e della possibilità di non tornare indietro dalla sua famiglia. Riusciranno a regalare a Blunder una nuova vita, o soccomberanno allo Spirito? 

Rachel Gillig torna in libreria con il secondo volume di una storia che ci ha tenuti con il fiato sospeso e con un finale mozzafiato e allo stesso tempo doloroso. E lo fa portando con sé una nuova ondata di disperazione e oscurità per i lettori che nel primo libro hanno imparato ad amare Elspeth con la sua durezza e i suoi lati spigolosi, e Ravyn con la sua sensibilità d'animo. Difatti, con il suo stile espressivo e un linguaggio che ci ha abituati tanto alla crudezza, quanto all'eleganza, non si risparmia sulle situazioni pericolose, sugli struggimenti e sugli accadimenti da torcibudella. I protagonisti, che avevamo lasciato distrutti e disperati, li ritroviamo ora animati da una nuova consapevolezza: combattere per la sopravvivenza e per quel futuro che anelano lontano dai sotterfugi, dagli imbrogli, dalle imposizioni e dalle persecuzioni. Troviamo Elspeth, colei che combatte contro sé stessa e contro l'Incubo pur di rimanere a galla, e di avere il controllo sulla sua mente e sul suo corpo; Ravyn, dilaniato dallo sconforto e con un cuore distrutto in mille pezzi per la sua amata e per Emory, quel fratello verso cui nutre sensi di colpa. E ancora Renelm, il principe che da dimenticato ritorna sulle scene, divenendo il nuovo erede al trono, allentando il suo cuore dalla morsa di ghiaccio e diffidenza in cui l'aveva rinchiuso; e Ione, la ragazza la cui bellezza si trasforma da qualità ad arma pur di salvare la sua famiglia. 

La cosa che fa riflettere di questo nuovo capitolo, è la presenza dell'Incubo, un qualcosa che dal primo volume avremmo definito con un'accezione negativa (vista la sua presenza quasi forzata nella mente di Elspeth), ma che in molti tratti, si può osservare in una forma di vicinanza e di protezione per quella fanciulla che nel tempo ha imparato a conoscere. È un villain, ma come ogni figura di questa categoria, ha un passato cruento, delle motivazioni e un lato umano nato in un tempo che gli ha dato sia gioie che dolori.

Personalmente, ho amato tantissimo Two Twisted Crowns, un po' di piu di One Dark Window, e le motivazioni sono semplici: in questo romanzo, vengono fuori i sentimenti puri di Ravyn che non si risparmia nella sofferenza per ciò che ha perso e per ciò in cui spera ancora; la paura e le vessazioni degli oppressi e di tutti quelli che vengono perseguitati per la loro magia, e per il loro essere "diversi"; la ferrea forza di volontà di Elspeth e il suo viaggio introspettivo che le permettono di non annullare la sua persona e di farne prevaricare un'altra; e la decisione di un principe vittima di soprusi, di agire per sé stesso e dare al regno la guida che merita. 

In conclusione, è un volume di seconde possibilità e di rivalsa, dove i personaggi, prima di agire da eroi locali per tanti, lottano per le loro anime e la propria felicità.

Voto: 5 tazzine di caffè nero con una punta di panna salata.

Fonte immagini: Pinterest

venerdì 16 maggio 2025

Recensione: "One dark window" di Rachel Gillig (a cura di Marika)

Ben ritrovati su questi schermi, Coffeeaholics del cuore!
Come state? Qui abbiamo l'impressione che questa primavera oltre a portarci tanta stanchezza, stia correndo velocemente verso l'estate e il caldo che drena le energie. Così tra un gelato e l'altro, l'unica gioia sono le letture che ci accompagnano quotidianamente con i loro mondi e le loro storie mozzafiato: e una tra queste è proprio One Dark Window di Rachel Gillig, un romanzo dalle sfumature gotiche e medievalistiche che presenta al lettore un mondo rimasto finora sconosciuto nel panorama fantastico internazionale. 

One Dark Window
di Rachel Gillig


Prezzo: 14,99 € (eBook) 22,00 € (cop. rigida)
Pagine: 464
Genere: fantasy
Editore: Giunti
Data di pubblicazione: 23 ottobre 2024

La città di Blunder è circondata da una nebbia che rende folle e infetto chiunque vi entri in contatto. Elspeth conosce bene quella magia, perché scorre nelle sue vene in quanto infetta. Ma la deve tenere nascosta, perché la magia è bandita, pena la morte. Nessuno deve sapere che è costretta a convivere con l'Incubo, un mostro, uno spirito antico intrappolato nella sua mente, che le parla e la protegge. Tutto cambia quando incontra un bandito nella foresta, un uomo affascinante e misterioso, ma che è anche a capo degli uomini più pericolosi della città. Elspeth viene così trascinata in un mondo di ombre e inganni, in cui il confine tra la ragazza e il mostro diventa sempre più labile...

Tutto ha inizio a Blunder, una città che non perdona, immersa in una fitta nebbia, pregna di sale e magia oscura che rende folle chiunque. Questa foschia nasconde un'altra grande paura: la febbre da infezione e la magia degenerativa che può comportare una serie di "stranezze". Tanti abitanti l'hanno contratta, soprattutto i bambini che re Rowan non ha esitato a rinchiudere nelle segrete del suo castello per arginare un potere selvaggio e sconosciuto e per avere il tempo necessario di ricomporre il mazzo del Re Pastore, una secolare figura che aveva creato le carte della Provvidenza per contrastare lo Spirito della Foresta, fautore della magia malata. E qui, in questo luogo sperduto, è nata e vissuta Elspeth Spindle, una giovine che da piccola contraendo l'infezione, aveva ottenuto dei poteri grazie all'Incubo nella sua testa, un mostro di una delle carte che aveva scelto proprio lei come cavia. Per anni la protagonista vive con la paura di essere scoperta e trascinata via dai medici del re che la userebbero per gli esperimenti. Paura che la spinge a vivere con sua zia, lontana dal padre, uomo fidato della corona. Tutto sembra andare per il meglio fino a quando proprio una festa a corte la porta faccia a faccia con Ravyn Yew, nipote del re e Capitano dei Paladini, corpo specializzato nella caccia agli infetti. Il ragazzo è una figura apparentemente integerrima e austera, che sorprenderà Elspeth aiutandola in diverse occasioni, grazie ad un animo raro e segreti che custodisce gelosamente alle spalle dello stesso zio, un re spietato. I due protagonisti si troveranno coinvolti in un piano perfettamente congegnato per salvare il regno, loro stessi e le persone che amano, ma scopriranno troppo tardi di dover pagare un prezzo davvero caro e amaro. 

Questo romanzo è fuori da ogni schema del fantasy conosciuto: mescola perfettamente un worldbuilding misterioso, vivo, crudele e arcano, con personaggi di cui dubiterete persino delle loro intenzioni, e delle loro scelte. Da un lato troviamo Blunder, un regno occulto e governato dallo Spirito della Foresta, selvaggio e indomito, trattenuto nella sua natura soltanto dalle dodici carte della Provvidenza, di cui di alcune ne esistono diverse copie, mentre di altre, solo esemplari unici. E dall'altro, una storia lunga secoli che vede l'intreccio di due casate reali, vittime e usurpatori del potere che a causa della bramosia creeranno una scia di sangue e di catastrofi. Per quanto riguarda i protagonisti, non potrete fare a meno di amare Elspeth, una giovane coraggiosa, accorta e buona, che nel suo destino infimo, si ritroverà a combattere contro un regno e un potere inimmaginabile; Rawyn, l'oscuro Paladino dal cuore d'oro che utilizzerà ogni mezzo possibile per liberare le persone che ama e per cui il suo cuore di onice batte; e ancora il principe dimenticato Renelm, con il suo fascino e la sua diffidenza; e infine Ione, una figura tanto controversa e misteriosa, quanto essenziale e potente. Personalmente ho apprezzato ogni sfumatura di questo romanzo scritto egregiamente con uno stile fluido e un linguaggio comprensibile, ma non semplice: dalle scenografie oscure, antiche e ribelli, alla trama principale in cui le carte, pregne di potere e di doni oltre ogni immaginazione, hanno un prezzo carissimo da pagare per chi le usa. Per non parlare del fatto che i protagonisti principali giocano sia il ruolo di eroi che di villain, risvegliando nel lettore empatia e diffidenza allo stesso tempo

E proprio a tal proposito la cosa che mi ha piacevolmente sorpresa è la volontà dell'autrice di scardinare le inaspettate "non regole scritte" del fantasy, proponendoci personaggi umani che non si presenteranno come classici eroi puri, pronti a salvare il mondo grazie all'aiuto di "super-uomini" dalla forza bruta e dall'animo tormentato. Al contrario, avremo figure femminili con un carattere duro e introverso, e controparti maschili di grande sensibilità e complicità. 

In conclusione è un romanzo meraviglioso che merita di essere letto per la sua originalità e per dei protagonisti per cui vi ritroverete a tifare.
Voto: 5 tazzine di caffè nero con un retrogusto aspro e amaro.

Fonte immagini: Pinterest

venerdì 3 maggio 2024

Recensione: "A study in drowning. La storia sommersa" di Ava Reid

Buon pomeriggio, lettor*! ^^
Eccomi qui, finalmente, a parlarvi di una delle mie ultime, appassionanti letture. Si tratta di A study in drowning. La storia sommersa, di Ava Reid, un romanzo fantasy, con vibes dark academia, che sfrutta anche elementi del folklore riguardante il mondo fae e che, inaspettatamente, tocca argomenti molto profondi e attuali. Questa lettura - che ho avuto modo di fare insieme alla migliore compagna di viaggio si possa desiderare, La biblioteca di Zosma - mi ha spiazzata in più modi. Sin da subito ho intuito che mi avrebbe conquistata, ma è stato molto più di questo. È stato amore a ogni pagina, a ogni parola. Cerco di spiegarvi meglio nella recensione, grazie a chi leggerà e commenterà.

A study in drowning. La storia sommersa
di Ava Reid

Prezzo: 16,99 € (eBook) 24,00 € (cop. rigida)
Pagine: 372
Genere: fantasy, gothic mystery
Editore: Il Castoro OFF
Data di pubblicazione: 12 marzo 2024
Acquista su: IBS, laFeltrinelli (link aff.)

Effy Sayre ha sempre creduto nelle fiabe. Non ha avuto scelta. Fin da bambina, è perseguitata da misteriose visioni del Re delle Fate. Ha trovato conforto solo tra le pagine di Angharad, il romanzo del compianto Emrys Myrddin, che racconta di una giovane che si innamora del Re delle Fate, arrivando però a distruggerlo. Effy, pur amando più di ogni cosa la letteratura, è costretta a frequentare la facoltà di Architettura, perché alle donne di Llyr non è permesso studiare Lettere. Il libro è tutto ciò che la tiene a galla durante i suoi studi alla prestigiosa facoltà di architettura dell’Università del Llyr. Così, quando la famiglia Myrddin indice un bando per ristrutturare la magione dell’autore, Effy è sicura che questo sia il suo destino. Ma Villa Hiraeth è un’impresa impossibile: una casa ammuffita e decrepita sul punto di sgretolarsi nel mare affamato. E quando Effy vi arriva, scopre di non essere sola. Preston Héloury, un giovane e tedioso studioso di letteratura, è determinato a dimostrare che l’autore preferito del Llyr era un truffatore. Mentre i due studenti investigano sull’eredità di Myrddin, mettendo insieme i pezzi attraverso lettere, libri e diari, scoprono che le fondamenta della casa non sono l’unica cosa di cui non ci si può fidare. Forze oscure, sia mortali sia magiche, cospirano contro la ricerca della verità e l’amore che sta nascendo tra i due. Il segreto che vogliono portare alla luce potrebbe cambiare per sempre le sorti dell’intera Llyr…

Con l’inizio dell’anno nuovo e alcuni cambiamenti nell’ambito delle collaborazioni con le case editrici, ho deciso che quest’anno mi sarei dedicata a meno letture e che le avrei scelte più accuratamente. Se i review party aboliti mi hanno dato la possibilità di leggere secondo tempi meno ristretti, in realtà mi sono ritrovata a bloccarmi del tutto dopo un paio di letture deludenti su cui avevo puntato molto. Poi è arrivato A study in drowning, un romanzo la cui uscita aspettavo con impazienza e ho deciso di provarci ancora. Per fortuna, questo libro non è stato assolutamente una delusione, anzi si è rivelato una delle letture migliori che potessi fare. Leggerlo con la mia amica Francesca ha anche aiutato, ci siamo praticamente imposte di leggere due capitoli al giorno, con calma e godendoceli, e ogni sera o il giorno dopo ne parlavamo insieme e analizzavamo i punti salienti e metabolizzavamo il tutto (perché, credetemi, c'è tanto da metabolizzare con questa storia). Ava Reid mi ha aiutata a uscire dal blocco del lettore perché la sua storia è davvero speciale, molto autentica, i suoi protagonisti non ricalcano cliché stupidi, non sono fantocci dalle battute scontate come capita di incontrarne in molti romanzi che vanno di moda per adesso. Ma ci arriveremo ai personaggi, intanto direi di cominciare dall’inizio. In questa recensione cercherò di farvi capire perché questo libro mi ha colpita tanto, probabilmente verrà molto lunga, ma spero vogliate leggerla e approfondire un libro che di sicuro merita di essere esplorato fino in fondo.

L’ambientazione che Ava Reid ha costruito è decisamente originale. Innanzitutto ha creato un intero mondo da zero, un mondo che somiglia al nostro, certo, ma con altri culti, usanze, orientamenti di pensiero. Ci sono il Llyr e l’Argant, due Paesi contrapposti, nemici, che ancora cercano di superare divergenze e asperità. Effy è del Llyr, è una studentessa di Architettura, l’unica donna iscritta. Il suo sogno è sempre stato quello di frequentare Letteratura ma vige una regola che vieta alle donne di frequentare quella facoltà, poiché esse sono ritenute troppo "frivole". Questo è dunque il corso più esclusivo di tutti (la Letteratura ha un posto rilevante in questa società - mi fa ridere pensare che non lo è altrettanto nella nostra) e a Effy tocca accontentarsi del secondo, appunto Architettura, anche se non lo ama e non vi è portata. In più, deve ogni giorno convivere con gli sguardi giudicanti dei compagni di università che non la ritengono all'altezza del posto che occupa e che anzi pensano sia merito della sua bellezza se si trova lì, e di una relazione inopportuna con un professore. Per quanto Effy cerchi di non badarci, quelle voci la fanno soffrire, non solo perché nessuno sa in realtà quale sia la verità ma anche perché nessuno sembra disposto ad ascoltarla o a crederle. E così tace, somatizza, tiene tutto dentro, un peso che diventa sempre più grande, che rischia di farla affogare, come un macigno legato al collo...

Un giorno, però, arriva un’occasione inaspettata, quella di creare un progetto che potrebbe metterla in contatto con la famiglia dell’autore più famoso del Llyr, ormai deceduto. Effy ne approfitta, non pensando mai di riuscire ad avere la meglio sugli altri studenti, eppure viene scelto proprio il suo progetto. Dovrà lasciare tutto e trasferirsi per un po’ al sud, lì dove si trova la casa di Myrddin, l’autore che ha dato vita all’opera con la quale è cresciuta, la storia di Angharad, una ragazza che ha affrontato e sconfitto il Re delle Fate, figura temuta e ammirata del folklore meridionale. Effy ha sempre creduto in quelle storie, anche perché lei il Re delle Fate lo ha incontrato davvero, anzi si potrebbe dire che lo vede praticamente ogni notte. Nell’angolo buio della sua stanza, accanto al letto, nei suoi sogni, nei suoi pensieri. La madre - che, lasciatemelo dire, è tutto l’opposto di una madre presente - sembra non avere mai tempo per lei, sminuisce i suoi problemi e non le ha mai dato l’affetto di cui aveva bisogno, sostituendolo con flaconi su flaconi di magiche pillole rosa che dovrebbero riportare Effy con i piedi per terra. Per tutto il romanzo le visioni di Effy non fanno che confondere volontariamente chi legge, portandoci a dubitare di tutto. Si tratta davvero di visioni, di immaginazione, o quello che vede Effy è la realtà? La magia non è del tutto effimera nel mondo creato dall’autrice, è presente più che altro in forma di superstizioni e racconti popolari, ma c’è chi ci crede a fondo e chi invece no.

Il lavoro alla casa di Myrddin non aiuta, in un primo momento, Effy; non solo non si sente all’altezza del compito e delle aspettative del figlio, Ianto, colui che ha selezionato il suo progetto, ma stare così a stretto contatto con una realtà come quella che si ritrova a vivere la fa sentire a disagio. Tutto in quella casa la scuote. Si tratta di una dimora a picco sul mare, un luogo scricchiolante, oscuro, fatiscente, polveroso, umido, puzzolente, che letteralmente cade a pezzi. Effy non riesce a capacitarsi di come si possa vivere in un luogo del genere, ma soprattutto di come fare a rimetterlo in sesto, quando sarebbe molto più facile demolirlo e costruirlo da capo. Tra l’altro proprio tra quelle mura e intorno a lei, sente costante la presenza del Re delle Fate, come se avesse deciso di seguirla fin lì per darle ancora il tormento... le sue paure che la seguono come un’ombra e non la abbandonano mai. Non sarà però da sola a lavorare su questo progetto. Nella casa di Myrddin c’è un altro ospite, un ragazzo argantiano, di nome Preston, anche lui appassionato dell’autore e alla ricerca di più dettagli possibili per ricostruirne la storia per una sua tesina. Lui è alla ricerca della verità, qualsiasi verità, anche quella che può mettere in dubbio una figura tanto amata come Myrddin... e questo turba profondamente Effy, che si ritroverà a mettere in discussione tutto ciò in cui ha sempre creduto, le sue poche certezze. Ma per quanto questo possa spaventarla all’inizio, sarà fondamentale per lei farlo, per affrontare i propri demoni interiori, per appigliarsi a ciò che è vero e lasciare andare le fantasie. Effy non è contenta della presenza di Preston, che sin da subito giudica negativamente e come colui che ha tutto ciò che lei vorrebbe e ingiustamente, ma pian piano impara a conoscerlo e presto dovrà ricredersi, quando imparerà a guardare tutto da un’altra prospettiva. Sicuramente non mancano le metafore in questo libro, riuscire a coglierle tutte sarà un’esperienza gratificante quanto complessa, ma vi aprirà a una chiave di lettura inaspettata e anche intima. E c'è anche anche una simmetria quasi inquietante tra Effy e Angharad, la protagonista del romanzo di Myrddin, una ragazza in cui Effy si è sempre rispecchiata, in qualche modo. Ciò che non sa è che la storia che ha imparato ad amare nasconde ben più di quanto ha sempre creduto e che una volta scoperti tutti i retroscena dovrà essere disposta a rivalutare ogni cosa e a rivoluzionare anche altri pensieri, non soltanto il suo. C’è molto dell’autrice in questo libro e di certo c’è molto anche di ognuno di noi. Traumi, ingiustizie subite, ostinato attaccamento ad autor*/persone non del tutto integerrim*, dolori soffocati, parole non dette, affetti mancati, solitudine, diverbi interiori, legami turbolenti, annichilimento. Chiunque ha vissuto qualcosa del genere si ritroverà a empatizzare parecchio con Effy, è inevitabile, perciò preparatevi a una storia intensa che lascerà la sua impronta.

Un’altra cosa vorrei dirla. Questo romanzo è stato erroneamente catalogato come Romantasy, ma mi sento di correggere questo tipo di scelta perché se cercate una forte componente romance in un romanzo fantasy e con anche dello spicy, qui non ne troverete. Sì, la storia d’amore c’è, ma vi assicuro che non è centrale e, soprattutto, non è spicy (ecco un altro dei motivi per cui ho amato questo libro). La storia tra Effy e Preston non è mai scontata e non è nemmeno travolgente. Abbiamo uno slow burn, molto slow, una storia che nasce lentamente, con dolcezza, senza impeto, senza insistenza, nella maniera più naturale possibile. Effy viene da esperienze passate traumatiche, esperienze che ancora non è riuscita del tutto a superare, e Preston non sarà un altro uomo nella sua vita ad approfittarsi di lei. Lui non intende usarla, non intende avere nulla da lei che lei stessa non sia pronta a dare. Effy dovrà fare prima un percorso personale che la porterà a comprendere e risolvere tutte le sue paure, a riappropriarsi della sua dignità e del suo corpo, a trovare la voce che non ha mai avuto il coraggio di usare. Si tratta di un percorso non facile, anche abbastanza impervio, ma sarà anche grazie a Preston che riuscirà a compierlo, perché in lui Effy trova finalmente quella persona che crede in lei e nelle sue capacità, che non vuole tarparle le ali ma vuole darle il giusto merito. Ho amato tantissimo questa coppia, ho fatto il tifo per loro praticamente da subito, sebbene all’inizio le intenzioni di Preston non fossero del tutto chiare, ma poi ho capito che personaggio magnifico fosse e me ne sono innamorata. È rispettoso, generoso, intelligente, difficile trovare un altro personaggio maschile simile (so già che questa nuova crush non avrà molti rivali). Tra l'altro questo personaggio contrasta tantissimo, nel libro, con le altre figure maschili, dai connotati decisamente più negativi. Uomini che non sanno far altro che usare le donne, sminuirle, metterle a tacere, invece di considerarle loro pari, persone degne di rispetto e considerazione. 

Ho letto questa storia col cuore in gola, ho segnato tantissimi passaggi, frasi, scene. Ho amato l’atmosfera gotica e decadente del libro, la continua presenza del mare nel cuore, nella mente e nelle parole di Effy, come qualcosa da temere ma anche a cui aggrapparsi. Il mare che distrugge e logora ogni cosa ma anche qualcosa che dà vita e salva. Effy si può definire una sopravvissuta, in effetti. Ne ha passate tante e nonostante tutto è riuscita a tenersi sempre a galla, seppur a fatica. Lei conosce le sue potenzialità, ma a volte è come se non le vedesse. Ha bisogno di rimettere a posto i pezzi della propria vita prima di riuscire a vedere le cose come stanno davvero. Ma quando infine ci riuscirà, quello sarà davvero un momento epico. C’è moltissimo in questa storia che vi turberà l’animo ma anche che amerete. Per quanto mi riguarda, questo libro finirà di sicuro nella classifica dei libri migliori dell’anno. Piccolo appunto però sull’edizione: nulla da dire su cover e quant’altro perché è bellissima, l'illustrazione è anche quella originale e speravo tanto sarebbe rimasta uguale perché l'amavo alla follia, ma nel testo sono incappata in numerosi e fastidiosi refusi, alcuni parecchio imbarazzanti. Sinceramente, tenendo presente la spesa del volume, mi sarei aspettata una cura maggiore nell’editing del romanzo. Questo non va a intaccare la qualità della storia, sia chiaro, però era giusto che lo sapeste. 

Per concludere, A study in drowning è stata una lettura stupenda, commovente, dolorosa, potente e oscura, ricca di sfumature, simbologie, ma anche tematiche che rimandano a una realtà molto vicina alla nostra e che ho apprezzato siano state portate alla luce dall’autrice. Considero questa storia una delle migliori letture che si possa fare se cercate qualcosa che non sia la solita solfa ma che si faccia ricordare per motivi importanti (e non per scene spicy da termometro rosso).


Fonte immagini: Pinterest

sabato 16 dicembre 2023

Review Tour: "Il mercante di incubi" di Laura Costantini + bonus

Buongiorno, lettor*! ^^
Oggi finalmente vi parlo di un libro che ho atteso tanto, ovvero Il mercante di incubi, di Laura Costantini. Dopo aver amato i precedenti romanzi di questa autrice, tra cui quelli della serie del Diario Vittoriano, come potevo lasciarmi sfuggire un fantasy dark ambientato a Edimburgo nel 1881? Ringrazio infinitamente la casa editrice per la copia e per avermi permesso di organizzare questo piccolo evento, ma soprattuto Laura Costantini, continua fonte di ispirazione con il suo bellissimo stile che riesce sempre a trasmettermi un sacco di emozioni.

Il mercante di incubi
di Laura Costantini

Prezzo: 4,99 € (eBook) 19,00 € (cop. flessibile)
Pagine: 410
Genere: fantasy gotico
Editore: Dark Abyss
Data di pubblicazione: 7 dicembre 2023

Edimburgo, anno 1881. Sulla capitale scozzese imperversano il tipico gelido inverno e un’inspiegabile ondata di suicidi. Driscoll Farquhar, investigatore privato, viene incaricato di far luce su una di quelle morti da una giovane istitutrice, Cadence Rhymer. Le indagini si snodano tra melodie struggenti che gemono nel vento, misteriosi alchi- misti e ali nere. Potrà l’alleanza tra Driscoll, un corvo e un violinista immortale rendere giustizia alle vittime del mercante di incubi?

<<L’ombra col violino era una melodia incarnata, perché possedeva un corpo. Non apparteneva al mondo, ma lo attraversava e poteva toccarlo.>>

Se anche voi, come me, amate la Scozia, i suoi luoghi intrisi di storia, di magia, di leggende, di oscurità e mistero, allora non potete assolutamente lasciarvi sfuggire Il mercante di incubi, di Laura Costantini. Se già nel Diario Vittoriano ci aveva dato un assaggio di Scozia, qui potrete averne in grandi quantità. Tra l’altro l’ambientazione fredda, invernale, rende il tutto ancora più suggestivo e io non posso che ringraziare per tanta meraviglia. I fatti che ci racconta, con un punto di vista onnisciente che vede tutto e cala su ogni personaggio, partono da una Edimburgo, teatro di un suicidio sconvolgente. Una giovane lady si getta dalla finestra e lascia marito e due figli piccoli. L’istitutrice dei bambini, molto legata alla donna, decide di rivolgersi a Driscoll Farquhar, un investigatore privato con un’ottima reputazione (ma un pessimo aspetto). Driscoll, che vive con la sorella Rhona, che si prende cura di lui come una madre affettuosa, non sa se credere alla giovane Cadence Rhymer, che gli rivela i suoi sospetti, ovvero che è stato il marito della sua signora a ucciderla, avvelenandola con una fiala posta sotto il suo cuscino la sera. Eppure il caso lo intriga molto, soprattutto dopo che sarà andato in obitorio a vedere il corpo della donna, il cui viso sfregiato dalle sue stesse mani gli farà comprendere che qualcosa davvero non andava nella sua testa per essere arrivata a tanto. Le sue indagini lo porteranno a muoversi su più fronti, ma la pista principale sarà legata a un certo Hiram, un uomo misterioso che pare sia l’artefice di ciò che ha ucciso la donna. 

A suggerirgli questo nome sarà un ragazzo sbucato dal nulla, un'ombra, una figura evanescente come l’aria, con due occhi blu come due pozze d’acqua, un giovane dall’aspetto glorioso e armonico la cui presenza è accompagnata dal suono toccante di un violino. Nariman Tëmnyj è il suo nome, uno straniero, probabilmente russo, che pare portarsi dietro una storia conturbante, appartenere persino a un altro mondo. Nariman chiederà a Driscoll collaborazione per salvare qualcuno dalle grinfie di Hiram, qualcuno a cui è legato, un certo Julian, appartenente al suo stesso mondo, ma così facendo dovrà essere sincero con Driscoll fino in fondo e metterlo a conoscenza di una realtà soprannaturale che probabilmente lui non capirà. Ma Driscoll, per quanto il suo aspetto e i suoi modi siano rozzi, è un’anima sensibile. Il suo rapporto col corvo imperiale che si porta sempre appresso ne è una prova. Ed è proprio questo a convincere Nariman, perché alla fine non è lui a scegliere Driscoll, ma viene scelto da lui, anzi dal suo corvo, per l’esattezza. Ailish non è un semplice corvo, come scoprirete leggendo questa storia, non è solamente un animale da compagnia, ma è intelligente e partecipe delle indagini. È una creatura che deve la propria origine a un’altra storia terrificante, un’altra morte di cui potete leggere nel racconto prequel Ailish Il Corvo, presente in un primo momento solo nella raccolta Tarocchi Dannati, uscita sempre per Dark Abyss, ma riportato anche all’inizio di Il mercante di incubi. Mi è piaciuto tantissimo questo collegamento e non vi nego che Ailish mi ha catturata dal primo istante, diventando il mio personaggio del cuore e catalizzando tutta la mia attenzione.

In questo romanzo Laura Costantini ha riversato tutta la sua bravura, trattando come sempre argomenti spinosi legati all’epoca vittoriana e facendolo con la solita eleganza che la contraddistingue. Non mancano riferimenti infatti alle differenze sociali, l’omofobia tipica del periodo in cui la storia è ambientata, piaghe come la prostituzione minorile, ma anche suicidio, violenze e molto altro. Incapperete anche in tematiche come la caccia alle streghe, che nella Scozia ebbe un’evoluzione importante, e proprio due streghe potreste trovarle all’interno della storia narrata. E non solo loro. Tra le figure oscure che popolano questo romanzo, anche i vampiri, figure che da sempre affascinano lettor* e scrittor* e che l’autrice rielabora con il suo stile incantevole, regalandoci qualcosa di originale e inaspettato. Ho sempre ammirato la capacità di Laura Costantini di riuscire a far calare l* lettor* all’interno delle sue storie in maniera naturale e senza sforzo. Ancora una volta, mi sono ritrovata completamente immersa, completamente ammaliata da una storia coinvolgente e scritta benissimo. Le indagini vengono portate avanti nel modo giusto, aggiungendo di volta in volta quel pezzettino che manca per arrivare alla soluzione, ma non sono il centro di tutto, perché i personaggi hanno un ruolo fondamentale e vengono approfonditi a dovere, ma anche l’atmosfera è molto curata; basta un refolo di vento, o un fiocco di neve, o qualche ombra inquietante a fartene percepire la presenza costante. Le ambientazioni sono forse l’elemento più affascinante del romanzo (oltre Nariman, naturalmente :P), la città vecchia si apre davanti ai nostri occhi, le sue strade gelide percorse da un Driscoll sempre in guardia e sorvolate da una Ailish protettiva, sono la cosa migliore che leggerete in questo libro. Le parole di Laura Costantini accompagnano i nostri protagonisti e ci ammaliano, tant’è che nemmeno vi renderete conto dello scorrere delle pagine fino a quando non sarete arrivat* alla fine. La fine di una magia, perché è questo che fa l’autrice con le sue parole, fa magie. 

Inutile dirvi che ho amato questo libro, non solo per la storia ben raccontata ma anche per tutto ciò che è stata capace di evocare, mi ha fatto risentire l’emozione provata leggendo il Diario Vittoriano (che vorrei riprendere a leggere un giorno sì e l’altro pure), ma anche quella provata leggendo Il Varcaporta. Qui non abbiamo sicuramente lo stesso livello di elementi steampunk, non ne abbiamo per niente, ma c’è un marchingegno che per un attimo mi ha riportato lì, al Varcaporta e ai suoi macchinari artificiosi. E poi c’è Edimburgo, una città che non disdegna di rivelarsi magnifica sotto certi aspetti e tenebrosa sotto altri, che mostra tutto il suo fascino ma che nasconde anche incubi e storie terrificanti nei suoi meandri. C’è la musica, il suono di un violino che accompagna la lettura e che ti sembra di sentire davvero intorno a te mentre leggi. E ci sono figure inquietanti, come un Hiram che mette i brividi con il suo ghigno malefico e il suo volto così particolare. Ma ci sono anche legami eterni, suggestivi, che nessun maleficio potrà mai rompere.

Se avete voglia di una storia che vi faccia tremare, se volete leggere di personaggi ricchi di chiari e scuri, se volete saggiare l’effetto della scrittura di Laura Costantini su di voi, beh, questa è l’occasione giusta, Il mercante di incubi è tutto vostro, se vorrete.

Approfondimento: Origine della caccia alle streghe in Scozia

Nella Scozia medievale la superstizione e la paura per il soprannaturale sono sempre stati presenti, grazie alle leggende di origine celtica, che avevano come protagonisti elfi, fate, folletti, goblin, brownie e che si tramandavano tra la popolazione di qualsiasi ceto. Si credeva anche al diavolo e si pensava che qualunque avvenimento tragico o catastrofico fosse proprio opera del demonio. Tra il XV e il XVII secolo si diffuse in tutta Europa il timore per le streghe, anche grazie al Malleus Maleficarum, scritto da Heinrich Kramer, nel quale si dichiarava che Satana volesse sterminare gli umani e si servisse di streghe, che andavano quindi eliminate per scongiurare ogni pericoloso e dimostrare la propria devozione. 

In Scozia il panico per la stregoneria e la conseguente uccisione di oltre 2500 donne si deve in particolare a Re James IV, figlio di Mary Stuart, che nel 1603 divenne Re James I d’Inghilterra. 

La grande caccia alle streghe di Scozia iniziò dopo un episodio, nel 1590, che riguarda James IV. Il re, fu costretto a recarsi a Copenhagen per recuperare la sua promessa sposa, perché durante il viaggio che doveva portarla in Scozia era stata fermata da una terribile tempesta ed era dovuta tornare indietro. Quando James arrivò trovò una situazione di isteria legata alla paura per le streghe. Due donne furono arrestate e, dopo ore di interrogatori e torture, confessarono di aver evocato loro la tempesta con lo scopo di uccidere la futura coppia reale. Colpito da questa confessione, nel re scattò una vera e propria ossessione, terrorizzato di poter morire in modo violento a causa delle streghe. La sua paranoia crebbe così tanto che, una volta tornato in Scozia, diede inizio a una folle persecuzione contro ogni donna sospettata di essere una strega. 

I metodi utilizzati per far confessare le donne accusate furono tra i più atroci e raccapriccianti, venivano cercati segni della loro unione col diavolo anche sui loro corpi, cicatrici, nei, macchie di vario genere. Con la tortura i cacciatori di streghe tentavano di smascherare le streghe, di estorcere confessioni e una volta che la donna confessava veniva condannata al rogo, ma prima la strangolavano per evitare che dalle fiamme salisse il diavolo a salvarla.

Quando James succedette alla zia Elisabetta I sul trono d'Inghilterra, incontrò degli oppositori religiosi molto agguerriti: i cattolici. E così fu costretto, per salvaguardare la sua posizione, ad allontanare la sua attenzione dalla caccia alle streghe per dedicarsi alle cospirazioni cattoliche. Con la sua morte, per un po' continuarono a verificarsi processi alle streghe, ma pian piano si diffuse l'idea che bisognasse vietare e fermare quel tipo di azione e solo nel 1735 divenne un crimine accusare qualcuno di possedere potere magici o praticare stregoneria.

5 tazzine per Il mercante di incubi, un romanzo magnificamente cupo ed emozionante.

Fonte immagini: Pinterest
Grafica: @dolcicarloni
Fonte approfondimento: Nel cuore della Scozia

mercoledì 25 ottobre 2023

Recensione: "Una dote di sangue" di S.T. Gibson (a cura di Eleonora)

Buongiorno, lettor*! ^^
Si avvicina sempre di più la fine di ottobre e come ogni anno riserviamo questi ultimi giorni, in prossimità di Halloween, a recensioni a tema. Vibes gotiche, racconti dell'orrore e chi più ne ha più ne metta, le letture di questo mese devono essere inquietanti e paurose. La nostra Eleonora ha letto Una dote di sangue, di S.T. Gibson, una storia che si ispira a Dracula e che riserva dinamiche particolari. Se non lo conoscete ancora, scopritelo nella recensione che segue e lasciateci il vostro parere nei commenti ;) 

Una dote di sangue
di S.T. Gibson

Prezzo: 9,99 € (eBook) 18,00 € (cop. rigida)
Pagine: 336
Genere: dark fantasy, horror, gothic-fantasy, lgbt+
Editore: Mondadori (collana Oscar Fantastica)
Data di pubblicazione: 1 novembre 2022
Acquista su: IBS, laFeltrinelli (link aff.)

Gli uomini che hanno ucciso la sua famiglia e bruciato la sua casa l'hanno lasciata a terra agonizzante, vittima di una guerra che nessuno ricorda più. Ma un misterioso straniero riccamente vestito la trova, la salva a un soffio dalla morte e le dona una nuova vita e un nuovo nome: Constanta, colei che è determinata a vivere. È così che la figlia del fabbro di un villaggio della Romania medievale diventa la sposa perfetta per un re immortale. Insieme attraversano i secoli e i paesi, da Vienna alla Spagna, da Pietrogrado a Parigi. Quando però lui coinvolge nella sua rete di passioni e inganni anche una machiavellica gentildonna e un attore squattrinato, Constanta inizia a capire che il suo amato è capace di atti orribili. E dopo essersi alleata con i suoi consorti di sangue – la bellissima Magdalena, il brillante Alexi – inizia a svelare gli oscuri segreti del marito. Constanta si ritrova a scegliere tra libertà e amore. Ma i legami costruiti con il sangue possono essere spezzati solo dalla morte.

Come lettura a tema per Halloween quest’anno ho deciso di buttarmi su qualcosa di più “tradizionale”, in cui a fare da protagonisti fossero delle creature tipiche della tradizione ma anche del fantasy e la mia scelta è ricaduta su Una Dote di Sangue, di S. T. Gibson, un romanzo ispirato al celeberrimo Dracula di Bram Stoker, ma con una trama e uno svolgimento decisamente diverso e particolare. La figura principale di questa storia è Costanta, una ex figlia di contadini del quattordicesimo secolo circa che ha vissuto in un villaggetto rurale nei territori della Romania. Quando dico ex non mi riferisco a un avvenuto cambio di condizione sociale che l’ha elevata nei ranghi della società del tempo, quanto piuttosto a una modificazione nel suo stato di vivente; infatti una notte in cui il suo villaggio è stato razziato, depredato e distrutto, tutta la sua famiglia torturata e uccisa, negli ultimi momenti che le restavano di vita, Costanta è stata trovata agonizzante da colui che poi è diventato il suo salvatore, marito e aguzzino. Questo essere, all’apparenza umano come lei, la tenta e la convince con una promessa di vita e soprattutto di vendetta contro coloro che hanno stravolto la sua vita. Animata da una rabbia feroce e da un profondo desiderio di far soffrire i responsabili della morte dei suoi cari, la protagonista accetta l’offerta del misterioso individuo e immediatamente lui la trasforma in una creatura dai sanguinari istinti, con percezioni e sensi notevolmente più forti di quelli di un normale essere umano: un vampiro. Sin da subito lei si appoggia al suo signore come un cucciolo smarrito bisognoso di qualcuno che lo guidi e gli insegni come stare al mondo e tra loro si crea una sorta di vincolo matrimoniale, nel quale lei pian piano va a ricoprire il ruolo di moglie e signora del maniero, rimanendo però sempre nell’ombra e nello sfondo, mentre lui assume sempre di più il ruolo di marito e padrone. Con il passare del tempo e lo svolgersi della storia, in tutti i sensi, i due si spostano di città in città, entrano in una sorta di routine in cui Costanta diventa di volta in volta più sottomessa e dipendente dalla presenza di lui, l’unica cosa in cui mantiene un minimo di indipendenza sono le prede che caccia per nutrirsi; in questo caso, infatti, a differenza del suo signore, per lei si tratta sempre di individui malvagi che ha fatto voto di estirpare in una sorta di prosecuzione del suo tentativo di raddrizzare le male sorti dei deboli e indifesi.

Il rapporto che c’è tra i due, comunque, non è equilibrato ed è notevolmente sbilanciato a favore di lui che tiene la protagonista nel pugno tramite la devozione di lei, i segreti e la sottile manipolazione. Costanta si rende conto di questo fatto per la prima volta quando al loro equilibrio lui decide di aggiungere una terza persona, una donna, di fatto imponendola e facendogliela accettare “di forza” facendo leva sui suoi punti deboli che lui ben conosce. Come il signore aveva previsto, tra le due donne Costanta e Magdalena si crea subito un rapporto molto profondo di amicizia e amore reciproco, complice anche il fatto che molti punti di forza del carattere di Magdalena combaciano con quelli del loro “marito” comune. Inizialmente pare tutto rose e fiori, le cose vanno bene e i tre sembrano vivere una costante “luna di miele” spostandosi nelle capitali d’Europa e nei secoli, indugiando in qualsiasi attrazione e piacere che gli passi per la mente e sorvolando su difetti e limitazioni poste dal “capofamiglia” fino a quando, però, passata la prima fase di vista annacquata, le regole e i limiti cominciano a stringersi sempre più attorno alle due donne soffocandone l’essenza, la voglia di vivere e di reagire. Nella speranza di far tornare la situazione sotto controllo, il signore introduce un quarto elemento nella famiglia, Alexi, un giovane uomo, poco più che ragazzo, attorucolo e modello per pittori nella Russia dell’epoca moderna. Il giovane porta letteralmente una ventata di aria fresca nella combriccola, in Costanta si risveglia un istinto materno mai sperimentato prima e Magdalena ritrova la sua energia e la sua voglia di vivere, ma anche in questo caso la fase felice non dura per sempre; stavolta il carattere di Alexi contribuisce a rendere la situazione sempre più vicina al punto di rottura. Finché quel punto non arriva... e allora la situazione precipita sempre più in un tunnel senza ritorno, e arrivati a tanto ai nostri protagonisti rimane solo un’unica scelta possibile.

Quell’unica scelta che hanno a disposizione Alexei, Madga e Costanta di fatto costituisce l’avvio e il pretesto per Una Dote di Sangue
, che come ci dice Costanta già nelle prime righe è un libro strutturato in modo da sembrare una sorta di lettera/confessione che serve alla protagonista per chiudere definitivamente con il proprio passato. L’intera storia è permeata da una costante malinconia e tristezza che accompagna il lettore fino alle ultime battute del finale, che però, pur avendo un tono dolce-amaro, rimane lieto. Lo stile di scrittura lo definirei intimo, ci sono delle parti più crude ma mai volgari, l’impressione della lettera a se stessa/al marito come un dialogo tra i due che avviene a porte chiuse si avverte palesemente da subito; miste alla malinconia, durante il racconto, si avvertono tutta una serie di emozioni che vanno dal rimpianto, alla rassegnazione, l’accettazione di qualcosa proprio malgrado e tutte le emozioni di Costanta che emergono limpide come se scorressero davanti agli occhi realmente. La scrittrice in questo caso ha una penna estremamente delicata ma al contempo decisa e incisiva; nell’arco del romanzo infatti la manipolazione e la sottomissione al signore sono aspetti che ricorrono spesso e volentieri, mi spingo anche a dire che sono il motore principale dell’intero libro ma gli effetti e le “risposte” dei personaggi a esse risultano estremamente verosimili, quello che ho apprezzato maggiormente è come vengono affrontate, come un qualcosa che può anche partire da un sentimento “positivo” ma che si trasforma in una coperta soffocante e per chi le esercita non c’è possibilità di redenzione, specie se lo fa di proposito. Mi è piaciuto molto il percorso fatto da Costanta verso la libertà, sua e degli altri, di vivere l’eterna vita senza vincoli e senza restrizioni, vivendo al massimo delle loro potenzialità e dei loro sogni (visto che possono farlo), così come lo svisceramento palese e non del personaggio del vampiro trasformatore senza che in tutto il libro venisse mai fatto il suo nome nemmeno una volta; noi lettori riusciamo infatti ad avere un'immagine completa e inequivocabile sulla sua persona e sui suoi comportamenti in modo da comprendere ancora più a fondo le scelte e le reazioni di Costanta.
In sostanza Una dote di Sangue si rivela una lettura inaspettata ma molto bella, scorrevole e semplice nonostante tutto.
Eleonora


Fonte immagini: Pinterest

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