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martedì 13 gennaio 2026

Recensione Inclusion Books: "Deforme. Fiabe, disabilità e inclusione" di Amanda Leduc

Buongiorno, lettor*! ^^
Rieccoci sul blog, dopo un piccolo stacco per le vacanze natalizie, a parlarvi di libri e molto altro. Ci auguriamo abbiate trascorso tutt* delle splendide feste e siate stat* bene <3 Questo 2026 lo inauguriamo con una recensione di Ms Rosewater per la rubrica Inclusion Books. Nottetempo le ha inviato un testo molto interessante, ovvero Deforme. Fiabe, disabilità e inclusione, di Amanda Leduc. Una lettura che analizza il mondo della disabilità a partire dalle fiabe popolari più conosciute, e non solo! Scoprite di più nella recensione e lasciateci il vostro parere nei commenti. Vi aspettiamo :) 


Deforme. Fiabe, disabilità e inclusione
di Amanda Leduc

Prezzo: 12,49 € (eBook) 17,50 € (cop. flessibile)
Pagine: 264
Genere: saggistica
Editore: Nottetempo
Data di pubblicazione: 12 settembre 2025
Acquista su: IBS, laFeltrinelli (link aff.)

Dai Fratelli Grimm a Perrault, da Andersen a Disney, le fiabe plasmano il nostro sguardo sul mondo, e ci insegnano che la felicità è riservata ai corpi perfetti. Ma cosa succede quando ti ritrovi a identificarti più con la Bestia che con la Bella? Se ogni personaggio disabile è deriso o punito, come può sperare in un “e vissero felici e contenti”? Amanda Leduc, ripercorrendo la sua esperienza di bambina, ragazza e poi donna con paralisi cerebrale, indaga con occhio critico queste narrazioni fondative della nostra cultura e i loro archetipi. Deforme mostra come bellezza e abilità fisica siano da sempre sinonimo di virtù, mentre i corpi non conformi – il gobbo di Notre Dame, i sette nani, le sorellastre di Cenerentola – vengono emarginati e sono meritevoli al massimo di una redenzione incompleta. Anche nell’universo Marvel, dove eroi come Hulk, Daredevil e Iron Man partono da una condizione di vulnerabilità per trasformarsi in qualcosa di “superiore”, si perpetua ancora oggi l’idea che la felicità e l’accettazione sociale siano possibili solo attraverso una metamorfosi che cancella o oltrepassa l’imperfezione originaria. Ma è arrivato il tempo di fare spazio anche a nuove narrazioni. Deforme è un appassionato manifesto che lega la lotta per i diritti delle persone disabili all’apprezzamento del patrimonio storico della fiaba. E all’immaginazione di nuove storie che spezzino la consuetudine, non nascondendo la differenza e mostrando, finalmente, la magia che abita ogni corpo.

Chi non ha il potere sulla storia che domina la sua vita, il potere di raccontarla, ripensarla, decostruirla scherzarci sopra e cambiarla secondo il mutare dei tempi, è davvero impotente.

Salman Rushdie

La mattina del mio accecamento cominciò come tutte le altre. (...) Poi l'uomo mi accecò. Il modo in cui mi accecò fu questo:
Mi accecò con una storia.

Le storie sono potenti.

Shalom Auslander, “Feh”

Le fiabe sono parte fondamentale della nostra architettura mentale, vengono da lontano e ci danno un'immagine del mondo quando ancora non ne abbiamo esperienza; creano standard e aspettative verso gli altri, insegnano comportamenti, definiscono il bene e il male, il bello e il brutto. La loro influenza non si limita ai racconti destinati ai bambini, si perpetua in tutte le narrazioni, così che in romanzi, cartoni animati, serie televisive e film possiamo rintracciare i medesimi schemi e stereotipi.

Tutte le streghe sono brutte e le principesse sono belle, tutte le principesse trovano il loro principe. Di conseguenza tutte le bambine sognano d'incontrare un principe (anche se forse all'inizio neanche sanno cosa sia) e di vivere per sempre felici e contente. Cosa succede però alle bambine disabili, che non possono ballare col principe, non possono salire in carrozzina fino alla cima della torre di Raperonzolo o che hanno un dismorfismo facciale che le rende brutte? Che ne è di queste principesse?

Combinando ricerca letteraria e storia personale, Amanda Leduc esplora i modelli della fiaba classica, le loro origini e la loro riproposizione contemporanea in nuove forme narrative dal punto di vista della disabilità. La sua analisi procede di pari passo con la sua biografia, avvicinando le fiabe classiche di Andersen e dei Fratelli Grimm e la sua infanzia di bambina disabile tra la scuola e l'ospedale, i sogni di ragazzina e le avventure delle principesse Disney, la vita da adulta e i super eroi Marvel e Trono di Spade.

Nelle fiabe tradizionali viene esplicitato un legame tra bellezza, abilità e bontà e bruttezza e cattiveria. Le streghe, gli orchi, i giganti, presentano quasi sempre una disabilità (sono zoppi, orbi, gobbi...) che rende insolito (e descritto come sgradevole) il loro aspetto, e molto spesso è la causa della loro crudeltà e cattiveria. La continua ripetizione di questi modelli - trasversali a molte tradizioni, ma particolarmente radicati nell'Occidente erede della cultura classica - il cui pensiero filosofico coniugava bellezza a bontà - genera un'immagine ideale che esclude o stigmatizza il corpo disabile, non solo caricandolo di valori negativi, ma punendolo, deridendolo e distruggendolo nei gloriosi finali che vedono la fine del cattivo.
In alternativa (ad esempio ne La Sirenetta), la disabilità è posta come un ostacolo alla felicità e all'accettazione da parte degli altri, da superare attraverso prove che dimostrino quanto il protagonista sia meritorio di un intervento magico/divino che lo liberi dal fardello della sua inadeguatezza.

Ma se è questo il trattamento riservato ai disabili nelle fiabe che fondano la nostra immaginazione, come è possibile che nel mondo reale vi sia un atteggiamento equilibrato e positivo nei confronti della disabilità? E come superare l'atteggiamento pietoso nei confronti dei disabili quando vengono continuamente narrati come persone inermi, non in grado di provvedere a loro stesse? (Aggiungo che, se questo vale per tutti i disabili, vale ancora di più per le donne, che pure senza una disabilità subiscono da sempre un giudizio basato sulla loro apparenza fisica e sono ancora ritenute fragili e bisognose di protezione).

Leduc contestualizza le sue ricerche in rapporto col periodo storico, l'esperienza di vita e la cultura degli autori, valuta gli effetti che le proiezioni delle favole hanno prodotto e producono sulla società, il messaggio che trasmettono al pubblico
e le azioni (vissute sulla propria pelle) che generano. Le conseguenze sono a lunghissimo termine e vanno ben oltre il problema della semplice rappresentazione. La stigmatizzazione inizia con le fiabe e prosegue nella socializzazione scolastica e anche nella vita adulta, perché un disabile - a differenza di quanto avviene nelle favole - non subisce una trasformazione magica, e l'ambiente, con le difficoltà fisiche e culturali, continua a essere modellato dallo sguardo generato da quelle storie.

Questa consapevolezza cresce nell'autrice con l'età, i primi passi nel mondo, attraverso un'esperienza all'estero e il drammatico ritorno a casa. Fino a concretizzarsi definitivamente nell'affermazione di Capitan Marvel Io non devo dimostrarti niente, diretta al mondo (e a se stessa), nei confronti del quale si è sempre sentita inferiore, dichiarazione della positività che porta essere sé stessa.

Una delle conclusioni di questo cammino attraverso il bosco incantato delle favole è che i racconti classici rappresentano modelli sociali superati (e, personalmente, trovo non solo dal punto di vista della disabilità) e sono necessarie nuove narrazioni che includano i corpi disabili come un aspetto della varietà della vita, né cattivi né vittime, personaggi che possono aspirare come tutti a essere protagonisti, a un lieto fine non nonostante la disabilità, ma con essa. Nella postfazione è la stessa Leduc a raccontare del Trono di Spade e di re Bran lo Spezzato, evidenziando i lati discutibili e il passo avanti rappresentato dalla crescita del ruolo di questo personaggio, senza cadere mai in un eccessivo ottimismo, ma tenendo conto di ogni possibile risvolto.

Anche se si tratta di un libro non recentissimo (2020), Deforme offre una serie di spunti estremamente interessanti per chiunque voglia studiare le origini culturali della visione della disabilità che ancora sopravvive nella cultura contemporanea e non mancano riferimenti ad altri saggi per approfondire ulteriormente. Anche grazie alla scelta autobiografica è una letttura che appassiona e coinvolge, lo finirete in men che non si dica.

Devo segnalare due inciampi nella traduzione, relativi al settore di cui mi occupo professionalmente: non si parla di linguaggio dei segni ma di Lingua dei Segni (in Italia è stata riconosciuta nel 2021); inoltre, affetto da sordità è un termine medico, fuori da questo ambito normalmente si usano i termini sordo o persona sorda, più adeguati e accettati dalla comunità sorda stessa.
Mi sarebbe anche piaciuto che quel “making space” del titolo originale fosse stato in qualche modo mantenuto nella traduzione, è il nucleo del libro, in fondo.

Ringrazio Nottetempo per avermi inviato il libro.
Grazie anche alla traduttrice Martina Benoni per il suo aiuto.

Ms Rosewater



Photo credit: @lisapavesi

lunedì 1 settembre 2025

Recensione: "Come una maledizione" di Elle McNicoll (a cura di Ms Rosewater)

Buon lunedì, lettor*! ^^
Primo giorno della prima settimana di un nuovissimo mese, quant* come me emozionat* per le vibes autunnali che iniziano a sentirsi nell'aria? Io appena termina agosto sono già in modalità zucche e zucchette e letture dark academia :P Ma vediamo oggi cosa ha letto la nostra Ms Rosewater, che come sempre ci regala una delle sue accurate recensioni. Elle McNicoll è un'autrice di cui ha parlato spesso qui sul blog e della quale penso abbia letto tutto. Come una maledizione è il suo ultimo romanzo, nonché il seguito di Come un incantesimo. L'avrà conquistata come i precedenti? Vi lascio alla sua opinione e, se vi va, ricordatevi di lasciarci un commentino, ci fa sempre tanto piacere leggerli :) A presto!

Come una maledizione
di Elle McNicoll

Prezzo: 16,50 € (cop. flessibile)
Pagine: 272
Genere: libri per ragazzi, fantasy
Editore: uovonero
Data di pubblicazione: 28 marzo 2025

Dopo le magiche avventure narrate in Come un incantesimo, è in arrivo l'atteso secondo volume di una dilogia fantasy con protagonista una coraggiosa ragazzina neurodivergente. Edimburgo è una città piena di creature magiche. Nessuno può vederle... tranne Ramya Knox. Bloccata a Loch Ness mentre Edimburgo cade sotto il controllo di una sirena terribilmente potente, Ramya Knox è frustrata. Dovrebbe imparare la magia da sua zia Opal, ma non sta andando tutto liscio come sperava. Mentre cerca di salvare i suoi amici del Popolo Nascosto in città, segreti a lungo sepolti vengono alla luce e le leggende prendono vita. Ramya sa di essere diversa, sa di essere una strega. Ma ora deve imparare il vero significato dei suoi poteri... prima che tutto ciò che ama vada perduto.

Elle McNicoll
ha probabilmente cercato attraverso i suoi precedenti (ottimi) romanzi un carattere al quale affidare più avventure e lo ha giustamente individuato in Ramya, la giovane strega neurodivergente, disprassica, stilosa e dal carattere impulsivo che avevamo conosciuto qualche mese fa in Come un incantesimo: Ramya viene da una famiglia di streghe e riesce a vedere oltre il Glamour, ovvero il travestimento che le creature magiche assumono per non essere viste dagli umani.

Il volume precedente si chiudeva con una rivelazione per la bambina e la scoperta del proprio potenziale nonché lo scioglimento di un segreto a lungo tenuto in famiglia. Questo si apre in un luogo isolato, lontano dalla città, Loch Ness. È evidente che a Edimburgo è successo qualcosa di inquietante e pericoloso e Ramya col cugino Marley si trovano a casa della nonna, mentre le tre sorelle (Cassandra, la madre di Ramya e le due zie Leanna e Opal) e la nonna preparano in gran segreto una contromossa. Opal, anche lei neurodivergente e per questo molto vicina alla protagonista, dà alla nipote lezioni di magia e di vita che però Ramya comprende solo in parte, ansiosa com'è di mettersi alla prova come strega e dimostrare quanto è speciale.

È bello ritrovare i personaggi di Come un incantesimo (sia buoni che cattivi), anche se l'atmosfera è decisamente diversa, più cupa: sfruttando una location misteriosa e magica per antonomasia (Loch Ness, appunto), l'autrice aumenta la gradazione fantasy ripassando l'intero repertorio, unicorni esclusi. Ecco allora Ramya volare a cavallo di un drago, lanciare incantesimi che ricordano alcune battaglie magiche dei cartoni animati giapponesi, e arrivare addirittura all'interno di un vulcano spento dove si dice avesse sede la Tavola Rotonda di Re Artù. Mancano solo i templari. Scherzi a parte, è il mio gusto, ma a volte c'è un po' di sovraccarico da fantasy.

Ramya ha una personalità complessa, a volte perfino un po' irritante, ma poter trovare un difetto in un personaggio positivo e viceversa un lato amabile in uno negativo è, non solo ciò che distingue un carattere da una funzione, ma ciò che (scoprirà la stessa Ramya) permette di mettersi nei panni dell'altro. In lei si riconoscono atteggiamenti che chi lavora con la disabilità osserva spesso, ad esempio la ricerca di scorciatoie e un impegno altalenante anche verso obiettivi che la attraggono; stremata dalle logiche della scuola che la costringono a inseguire il gruppo facendo inutili e ripetitivi esercizi piuttosto che imparando con i suoi tempi e sfruttando le proprie capacità, Ramya non ha energie residue neanche per sviluppare il proprio talento di strega e spera di farcela senza fare troppa fatica.

Ma questa volta abbiamo anche l'occasione di conoscere meglio Marley, il cugino conforme e studente modello che un po' soffre di non essere incluso nel circolo della magia di famiglia, ma darà il suo contributo, supportando la cugina e dandole talvolta dei limiti razionali. Compaiono poi nuovi amici, come Alona, una driade affine al mondo vegetale, e nuovi nemici, ad esempio il druido o la geniale increspatura, una creazione che smuove le emozioni più profonde e rappresenta quasi un concetto filosofico.

Protagoniste assolute, nel bene e nel male, sono comunque le donne, che siano streghe o sirene, bambine, ragazze o adulte, a loro l'autrice affida le forze della Natura, l'acqua, il fuoco, la flora, la voce. Sono il nucleo della famiglia a cui appartiene anche Ramya, le custodi della magia e le protettrici del Popolo Nascosto e del mondo. Alla maggiore consapevolezza della protagonista corrisponde una nuova complessità psicologica e morale delle situazioni e dei livelli di lettura; le tematiche di Come un incantesimo, alcune trasversali a tutta la produzione di McNicoll, vengono ulteriormente sviluppate e Ramya impara a comprendere meglio i sentimenti delle persone che la circondano (primo tra tutti Marley), spostando progressivamente la propria attenzione dal solo sé a includere gli altri.

La partenza è lenta, per rielaborare gli eventi del romanzo precedente e introdurre la nuova situazione, costruendo una storia che non è un semplice un proseguimento né tanto meno una copia, il ritmo e l'intensità del racconto aumentano col procedere della vicenda, diventando sempre più appassionanti (le ultime 50 pagine le ho lette in una sola sessione).

Se amate quest'autrice ancora una volta non sarete delusi, e se non la conoscete riuscirete a perdonarle anche il sovraccarico fantasy.

Mrs Rosewater



Photo credit: @lisapavesi

Copia omaggiata dalla casa editrice Uovonero, che ringraziamo di cuore.

mercoledì 16 luglio 2025

Inclusion Books: "Semplicemente Maria" di Jay Hardwig (a cura di Ms Rosewater)

Buongiorno, lettor*! ^^
Oggi rispolveriamo questa bella rubrichetta, nata per parlare di letteratura e disabilità (se volete saperne di più, vi rimando al primo post dedicato QUI) e scopriamo insieme alla nostra Ms Rosewater un romanzo edito Uovonero, che come saprete è una casa editrice che ha a cuore tematiche inclusive. La storia si intitola Semplicemente Maria e sono certa che in qualche modo, anche solo leggendo la recensione che segue, troverà il modo di colpirvi. Fateci sapere nei commenti cosa ne pensate ;)

Semplicemente Maria
di Jay Hardwig

Prezzo: 16,50 € (cop. flessibile)
Pagine: 192
Genere: narrativa ragazzi
Editore: Uovonero
Data di pubblicazione: 28 febbraio 2025

Maria non vuole apparire strana o indifesa. Non vuole essere fantastica né una fonte di ispirazione. Maria vuole essere semplicemente normale. Questa è la storia di Maria Romero, un'undicenne cieca che cerca in tutti i modi di essere normale. Ma è difficile essere normale quando i tuoi occhi sono di vetro e impugni un bastone bianco. Ed è ancora più difficile passare inosservata quando hai un vicino e compagno di classe come JJ Munson, un ragazzino asmatico e sovrappeso un po' stravagante che coinvolge la riluttante Maria in una serie di sfide per dimostrare le loro abilità come dilettanti investigatori privati. Quando una giovane ragazza scompare, questa nuova amicizia e il coraggio di Maria saranno messi a dura prova in modi del tutto inaspettati.

La vita di un'adolescente cieca è dura e Maria Romero ne sa qualcosa. Nata con tumori agli occhi, non ha mai visto e non sa cosa sia, anche se - a giudicare da come ne parla la gente intorno a lei - deve essere una gran bella cosa. Per questo non ha rimpianti o recriminazioni, ma certo, essere cieca rende più complicato dimostrare di essere autonoma e carica sua madre di ansia - non la lascia mai sola in casa per più di 10 minuti. Nella durissima competizione scolastica per la notorietà, Maria parte svantaggiata, oggetto di pietismo ma anche insofferenza da parte delle compagne “in” che la usano per mettersi in buona luce con i professori, ma sostanzialmente la ignorano. Pur essendo consapevole delle dinamiche che la coinvolgono, come ogni adolescente desidera essere accettata e far parte di un gruppo, e per ottenere ciò vuole uniformarsi alle aspettative sociali, restare nel solco di quella che è ritenuta la normalità.

Maria ci crede veramente alla normalità, ma quando il suo vicino JJ, un ragazzo bizzarro e poco popolare (ma anche l'unico che la tratta davvero alla pari), arriva alla sua veranda con l'idea di fondare un'agenzia d'investigazioni, scompiglia i suoi programmi e la trascina alla scoperta di sé stessa.

Jay Hardwig assume il punto di vista di un'adolescente disabile con le stesse aspettative dei suoi coetanei, ma che desidera ancora più degli altri indipendenza, autonomia, accettazione. Tra prove bizzarre, incomprensioni, momenti di tensione e situazioni comiche, Maria smonta gli stereotipi zuccherosi e abilisti che vorrebbero le persone disabili eterne bambine, incapaci di sbagliare, di ferire, di crescere, persone speciali, un'etichetta che Maria rifiuta dalle prime pagine. La naturalezza con la quale parla della cecità, risponde alle curiosità che le persone vedenti potrebbero avere e racconta di come impara, si muove e conosce il mondo che la circonda, è l'antidoto ai tabù che ancora avvolgono la disabilità e che perfino oggi creano pericolosi imbarazzi in chi non l'ha mai incontrata.

Al termine delle sue avventure con JJ, Maria sarà cresciuta, avrà scoperto una nuova parte di sé e avrà imparato ad accettarsi più profondamente, semplicemente Maria non per essere “normale”, ma per essere sé stessa.

Maria e JJ sono personaggi complessi, per niente scontati, coinvolgenti, riescono a cogliere le sfumature - positive o negative - dell'adolescenza e anche se privo di colori e descrizioni visive, il mondo della dodicenne cieca è vivido e palpabile, concreto. Mancano la vittimizzazione e la pietà, mancano le lacrime e i buoni sentimenti da due soldi, gli argomenti “scottanti” vengono affrontati in modo diretto e sincero e anche questo farà sentire i lettori più vicini ai giovani protagonisti.

Uovonero (che ringrazio per avermi inviato una copia del libro), ha aggiunto un altro titolo che racconta in modo originale e moderno la disabilità (non solo la cecità), scardina credenze e pregiudizi, scritto per i ragazzi ma decisamente adatto anche agli adulti. Bel colpo.
Ms Rosewater



Photo credit: @lisapavesi

venerdì 9 agosto 2024

Inclusion Books: "Malintesi" di Bertrand Leclair (a cura di Ms Rosewater)

Buon pomeriggio, lettor*! ^^
Siamo nel periodo più caldo dell'anno, decisamente, e anche la più semplice delle attività sembra un'impresa immane. Come state affrontando voi questo mese di agosto e queste temperature da record? Intanto, la nostra Ms Rosewater ci regala una nuova recensione, un libro intenso, che tratta di disabilità e che finisce dritto dritto nella nuova rubrica Inclusion Books. Scopritelo qui sotto e lasciateci un commento, se vi va ;)

Malintesi
di Bertrand Leclair

Prezzo: 9,49 € (eBook) 16,00 € (cop. flessibile)
Pagine: 176
Genere: narrativa contemporanea
Editore: Quidlibet
Data di pubblicazione: 17 ottobre 2019

Nato sordo negli anni Sessanta in una cittadina della provincia francese, Julien Laporte viene educato secondo i precetti del metodo "oralista": lunghe sedute di logopedia, complicati apparecchi acustici, e soprattutto nessun contatto con la lingua dei segni. A diciotto anni fugge di casa e in un bar di Parigi, tra attivisti sordi e militanti gay, scopre l’esistenza della lingua dei segni. Questa è la storia della sua liberazione: da un padre che si ostina a volerlo "guarire", da una madre ammutolita dai sensi di colpa e da tutta una famiglia devastata – non dalla sordità ma dai più banali malintesi, appunto, tra genitori e figli, per l’incapacità dei primi ad amare i figli così come sono. Nella vicenda di Julien la sordità non è solo l’elemento deflagratore di meccanismi solitamente invisibili nel romanzo famigliare, ma è anche il pretesto per raccontare una grande e sconosciuta storia: quella dei sordi e della loro liberazione attraverso la lingua dei segni. Pochi sanno che questo magnifico e inventivo linguaggio, elaborato in pieno Illuminismo, è stato di fatto bandito in Europa per più di un secolo, dopo il Congresso di Milano del 1880. Padre a sua volta di una ragazza sorda, Leclair rivela anche l’impasse in cui è finito: sono i suoi stessi personaggi a tirarlo in ballo, ora per accusarlo, ora per assolverlo. A metà strada tra autofiction, inchiesta e romanzo, Malintesi è dunque anche il racconto della difficoltà di scrivere, di essere genitore, di sopravvivere a quei pericolosi e pericolanti castelli di carte che sono tutte le famiglie.

Bisogna prenderne atto, quando si scrive di sordità i francesi lo fanno meglio. Francese era il primo libro sull'argomento che lessi, Il grido del Gabbiano, di Emmanuelle Laborit, e francese è questo romanzo, in cui lei, adulta, ormai direttrice dell' IVT di Parigi, torna in un breve frammento che collega quell'autobiografia (che raccontava la sua infanzia, la scoperta della Lingua dei Segni e la nascita dei movimenti degli anni 80 che in Francia hanno portato alla crescita di una comunità Sorda culturalmente attivissima e avanzata) a questo romanzo del 2019.

Bertrand Leclair, udente, genitore di una ragazza sorda, sceglie di parlare dell'altra faccia di questa condizione, cioè della famiglia, attraverso la storia di un altro padre, non sappiamo se reale o immaginaria, ambientata qualche generazione prima.

Yves Laporte è il suo temibile alter ego: ex partigiano, ambizioso, un uomo che ha sognato e programmato una vita di successo tutto sommato non dissimile da quella di un borghese di inizio secolo: la moglie relegata alla crescita dei figli, due maschi che avrebbero preso il suo posto e proseguito il lavoro nella tipografia di famiglia, lui occupato a crescere economicamente, a farsi una posizione, a diventare. Finché, la scoperta della sordità del secondogenito Julien scuote i suoi sogni, cambia le simmetrie, sovverte l'esistenza di Yves. Il suo futuro non è più legato al successo professionale e, ispirato dalla controversa figura di Graham Bell, ingaggia la sua battaglia personale contro la sordità.

La vita di Julien segue così un sentiero che fino a poche decine di anni fa, prima che gli studi linguistici di Stokoe che portarono al riconoscimento della Lingua dei Segni come una lingua appunto, con la cultura che porta con sé, sembrava inevitabile: un calvario all'inseguimento dell'emissione vocale, ossessione degli udenti per cancellare il silenzio, come se parlare eliminasse la sordità; la fatica a imparare la lingua degli udenti, a leggere e scrivere, una condizione di iperprotezione, il destino segnato di una scuola professionale mentre il fratello udente studia all'università.

Ma, come per Emanuelle Laborit, anche Julien un giorno scopre i Segni e la sua vita cambia sconvolgendo, ancora una volta, i Laporte e portandoli al declino, erodendo i legami con i genitori e i fratelli.

Leclair affonda le mani nelle dinamiche di un nucleo famigliare che sposta il suo centro di gravità sulla disabilità di un figlio e si disfa nel momento in cui il povero disabile smette di essere tale, smette di sentirsi debole, scoprendo così di essere più forte di coloro che lo circondano. Lo scrittore conosce questo territorio e nei fragili, insopportabili genitori di Julien specchia le proprie paure e sentimenti inconfessabili, come la delusione, l'ansia di rendere il proprio figlio come tutti gli altri perché non si riesce a immaginare una vita indipendente e piena per un disabile.

Pensieri difficilissimi da esternare, da accettare, che fanno sentire “cattivi” e soli ancora troppi genitori. Pensieri da non nascondere ma ai quali non abbandonarsi, pena la resa della realtà a impossibili fantasie e malintesi che finiscono per distruggere e avvelenare i rapporti, anche i più importanti.

Con il suo stile denso Bertrand Leclair riesce a rappresentare in queste poche pagine il mondo delle madri e dei padri, a riconoscere le loro angosce senza giustificare gli errori che portano a pensare che i figli debbano somigliargli per essere felici, invece di accettarli come sono, una visione che si allarga ben oltre il tema della disabilità.

Ms Rosewater

venerdì 19 luglio 2024

Recensione: "Come un incantesimo" di Elle McNicoll (a cura di Ms Rosewater)

Buongiorno, lettor! ^^
Scusate la lunga assenza dal blog, ma sono stati dei mesi un po' duri per me. Se avete letto qualcosa nelle mie storie Instagram, saprete che ho perso mio padre il mese scorso, e purtroppo qualche giorno fa anche mia nonna. Il ritardo perciò nella pubblicazione delle recensioni è dovuto al fatto che ho avuto bisogno di prendermi del tempo per rimettermi in sesto. Ho continuato a leggere, perché sono sempre convinta che la lettura sia la miglior àncora di salvezza nei momenti più bui, e perché avevo davvero bisogno di distrazione, di staccare la mente dalla tristezza. La mia recensione di Saltblood arriverà la settimana prossima (a causa dei motivi sopracitati), ma oggi non vi lasceremo all'asciutto. La nostra Ms Rosewater ha scritto una bellissima recensione su Come un incantesimo, l'ultimo romanzo di Elle McNicoll pubblicato da Uovonero, una storia magica e sorprendente che vi farà innamorare. Ve la proponiamo nella rubrica di nuova adozione Inclusion Books, inaugurata proprio da Ms Rosewater con un altro titolo di Elle McNicoll (QUI). Fateci sapere che ne pensate e se avete intenzione di leggere questo libro ;)
Un grazie infinito alla casa editrice Uovonero per la copia inviata in cambio di un'onesta opinione e grazie anche a La Chicca Ufficio Stampa.

Come un incantesimo
di Elle McNicoll

Prezzo: 16,00 € (cop. rigida)
Pagine: 180
Genere: ragazzi, fantasy
Editore: Uovonero
Data di pubblicazione: 29 marzo 2024

Edimburgo è una città piena di creature magiche. Nessuno le può vedere per come sono realmente, tranne la dodicenne Ramya Knox. Quando viene coinvolta nel mondo di segreti e incantesimi della sua famiglia, Ramya si mette al lavoro per scoprire la verità sul Popolo Nascosto, con tre sole parole di avvertimento da parte di suo nonno: Attenzione alle sirene. Lo scopo della sua missione è quello di andare oltre gli stereotipi e i falsi miti, e di scoprire quali sono le reali caratteristiche delle creature magiche, che a volte sono anche molto diverse da quelle che la letteratura e il cinema vogliono farci credere. Ramya è disprassica, e la disprassia non è esattamente la caratteristica migliore per una strega. Ma, immersa in un'avventura che cambierà tutto per lei e per gli altri, tra vampiri gentili e fate inquietanti, Ramya scoprirà presto che i suoi poteri sono molto più forti di quanto avesse mai immaginato.

Una delle cose più belle per un lettore è seguire la crescita di uno scrittore in itinere, scoprendo le ricorrenze e i nuovi temi della sua produzione nel momento in cui emergono. La maggior parte degli autori a me cari purtroppo è defunta da tempo e questo particolare aumenta la sorpresa e il piacere con cui affronto i libri di Elle McNicoll, scrittrice scozzese che rappresenta la neurodivergenza tessendola nell'ordito delle sue storie. Gli elementi che tornano spesso nelle sue storie sono la famiglia, la perdita, il fantastico e la magia. Quest'ultima, dopo essere stata ricordo in Una specie di scintilla e infida tecnologia futuribile in Mostraci chi sei, si materializza finalmente nel qui e ora nelle pagine di Come in un incantesimo.

La protagonista è ancora una volta una ragazzina quasi adolescente, Ramya, che vive a Edimburgo con i genitori. E' disprassica, i suoi movimenti sono talvolta goffi, ha difficoltà a scrivere e né i genitori, che appaiono giudicanti, né la scuola, che la costringe a faticose e inutili classi di recupero, hanno mai saputo leggere le sue potenzialità e valorizzare la sua intelligenza, facendola crescere incattivita e disillusa.

Il nonno materno è l'unico a vedere il suo talento e quando muore, Ramya riceve in eredità un libro che solo lei può leggere e che sarà suo compito completare, raccogliendo informazioni sulle creature magiche che popolano la città. E' così che comincia a scoprire i propri poteri, il mondo che si cela dietro a quello visibile a tutti e a ricucire i rapporti sfibrati nella sua famiglia.

Ramya è una protagonista diversa rispetto alle precedenti, più decisa, rifiuta di obbedire a comandi che non condivide e conserva la tenacia e l'idealismo di Addie (Una specie di Scintilla) e il coraggio di Cora (Mostraci chi sei): come loro non si vergogna di sé stessa, anche se le circostanze la fanno sentire emarginata e non compresa, non desidera mai essere diversa. Addie e Cora erano supportate dalla famiglia mentre lei non si sente appoggiata dai propri genitori e si trova ostacolata da segreti che hanno provocato la dissoluzione dei legami con le zie sorelle di sua madre e i nonni, ancora una volta marginalizzata dal gruppo che più di tutti dovrebbe includerla, e non per colpa sua. Tuttavia, va avanti, anche da sola, per portare a termine la sua missione e riappropriarsi della sua storia.

Conoscerà così un popolo costretto all'invisibilità, che conserva l'anima magica e profonda di Edimburgo, nascosto dietro un incantesimo che gli permette di mescolarsi agli umani.

La neurodivergenza è un carattere fondante dei personaggi di McNicoll e la scintilla da cui scaturiscono le sue storie, ma per quanto sia importante nella sua narrazione e le protagoniste affrontino tutte le difficoltà che un giovane neurodivergente incontra, non è mai l'unico centro d'interesse della trama, allargando l'orizzonte dei lettori alle relazioni, all'amicizia, e affermando di fatto la normalità dell'eccezione, a maggior ragione in questo nuovo romanzo ricco di metafore, in cui l'Edimburgo magica è resa con una facilità e una naturalezza che rendono una vicenda fantastica del tutto plausibile anche per il lettore scettico che - come la sottoscritta - non si trova a suo agio col fantasy.

Come un incantesimo è un'ulteriore evoluzione della scrittrice verso una narrativa sempre più raffinata, un libro appassionante che dà veramente piacere leggere, entusiasmerà i ragazzi e sono certa troverà molti estimatori tra gli adulti. La buona notizia è che a ottobre è prevista addirittura l'uscita di un seguito, Come una Maledizione.

Ms Rosewater


Fonte immagini: Google immagini, Pinterest

martedì 17 ottobre 2023

Nuova rubrica: Inclusion Books - "Mostraci chi sei" di Elle McNicoll (a cura di Ms Rosewater)

Negli ultimi anni l'editoria ha introdotto sempre più tematiche che assumono valore sociale, a partire soprattutto dai libri per ragazzi, e tra queste la disabilità e le neurodivergenze occupano una fetta considerevole. Se in passato i libri su questi temi erano soprattutto di testimonianza (basti citare Temple Grandin e la sua opera sull'autismo), la narrativa era dominata da autori che spesso conoscevano la disabilità e la neurodivergenza solo per un interesse personale. Oggi leggiamo storie scritte da chi vive queste condizioni in prima persona (qualcuno ricorderà Una specie di scintilla recensito qualche tempo fa su questo blog) o la frequenta come operatore, studioso, talvolta genitore.
Questo cambiamento è importante perché l'espressione di disabili e neurodivergenti passa attraverso linguaggi letterari narrativi e artistici, nascono personaggi che si fanno non solo tramite di un nuovo immaginario in cui riconoscersi ma anche di un linguaggio nuovo, e ci danno una misura di come stia cambiando la visione della disabilità in generale.
Un romanzo o un racconto che parla di questi argomenti non è più interessante solo per l'opportunità che offre di avvicinarsi a questi temi, viene sottoposto anche a un'analisi letteraria (per quanto semplice).

Per tutti questi motivi ci è sembrato interessante proporre questa rubrica su letteratura e disabilità, e il recente Premio Strega (che prima o poi recensiremo) conferma il crescente interesse per questi argomenti.
Non possiamo assicurare una frequenza fissa, ma vogliamo recensire libri soprattutto di narrativa, anche se non mancheranno saggi e fumetti, e soprattutto opere di autori disabili o neurodivergenti, ma pure di scrittori che senza un coinvolgimento personale sono in grado di raccontarle.

Ms Rosewater
(assistente alla comunicazione per studenti sordi e pluridisabili)

Mostraci chi sei
di Elle McNicoll

Prezzo: 16,00 € (cop. flessibile)
Pagine: 329
Genere: narrativa ragazzi
Editore: Uovonero
Data di pubblicazione: 31 marzo 2022
Acquista su: IBS, laFeltrinelli (link aff.)

Quando Cora, ragazza neurodivergente, viene trascinata controvoglia a casa del capo di suo fratello, non si aspetta certamente di trovare un nuovo amico: Adrien, il figlio dell'intimidatorio CEO di Pomegranate Technologies. Passo dopo passo entrerà a far parte della vita del ragazzo, e verrà irresistibilmente attratta dai misteriosi progetti dell’azienda di suo padre. Pomegranate sta usando l'IA per creare degli ologrammi - i Gram -, del tutto identici alle persone reali di cui sono una copia virtuale. Una vera rivoluzione tecnologica, non priva di conseguenze controverse. Scavando più a fondo, però, Cora scoprirà segreti ancora più oscuri...

Elle McNicoll aveva di fronte la prova del nove per molti autori, scrivere il secondo romanzo (o album musicale o film...) dopo un esordio di grande successo. Avrebbe potuto semplicemente ricalcare le orme di Una specie di scintilla e rimanere in un territorio sicuro, ripetendo gli schemi e assicurandosi comunque il successo. Ha scelto, invece, di crescere e osare, scrivendo un romanzo che tratta di neurodivergenza allargando il punto di vista alla percezione dei famigliari, al loro rapporto con la condizione dei figli e toccando temi complessi come quello del lutto e di come affrontarlo con i ragazzi (tutti).

Le trame di quest'autrice non sono semplici e lineari, se il precedente libro ci aveva sorpreso per la ricchezza di immagini e l'idea d'intrecciare la caccia alle streghe dei secoli passati alla neurodivergenza e alla disabilità, in questo va a fondo di questioni spinosissime come la possibilità di eliminare (anche se virtualmente) caratteristiche (compresi ADHD e autismo) che rendono ogni persona sé stessa ma che ancora rappresentano sia una sfida alle relazioni di qualsiasi tipo (genitori e figli, amici, ecc.) sia un'eccezione alla presunta norma.

Cora è la giovanissima protagonista, autistica come Addie di Una specie di scintilla, ma con un carattere e una storia molto diversi: la sua infatti è una famiglia modesta che non sembra avere tutti gli strumenti e la risolutezza per affrontare le difficoltà che la ragazza incontra quotidianamente fuori di casa. E se pure entrambe le ragazze non parlano a casa del bullismo cui sono sottoposte a scuola, Addie era certamente meno sola di Cora, che impara a rispondere a tono alle compagne che la emarginano e la sfruttano, nonché ai docenti che la escludono da attività prestigiose ritenendola non adatta a causa della sua neuro divergenza.

La perdita della madre inoltre, ha reso la famiglia ancora più fragile e il padre e il fratello di Cora, Gregor, pur volendola proteggere, non riescono a darle il supporto che sta cercando. È proprio Gregor, programmatore presso l'Istituto Melograno, a coinvolgere la sorella in un progetto che promette di annullare il dolore della separazione e della morte di chi ci è caro, e sempre grazie a lui Cora fa la conoscenza di Adrien, figlio del fondatore del Melograno, del quale diventerà la migliore amica. Sono entrambi neurodivergenti, lei autistica e lui con ADHD, lei riflessiva, non ama la folla e detesta le occasioni sociali, lui impulsivo, brillante, interessato a nuove esperienze. Ma sono proprio le rispettive differenze ad avvicinarli.

L'autrice combina una classica storia di crescita e amicizia adolescenziale con elementi della fantascienza in un racconto dalle sfumature cupe che dà corpo alla domanda che lei stessa si è forse posta “Vorrei non essere autistica? Vorrei essere come gli altri?” e che ribalta anche sui genitori; la risposta non è univoca, come nella vita reale. Gli adulti, d'altronde, sono i primi responsabili delle fatiche dei ragazzi, nella migliore delle ipotesi sono incapaci di aiutarli e nella peggiore li sfruttano o si vergognano di loro e li vorrebbero diversi, tutti conformi a un'ipotetica normalità.

Mostraci chi sei rappresenta l'ingresso nel mondo adulto dei giovani neurodivergenti attraverso i riti di passaggio che sono di tutti: l'amicizia, la diffidenza verso il mondo adulto e, soprattutto, la perdita che non si può riparare e il dolore che resta per sempre. Questa consapevolezza fa diventare grande Cora, capace di far sentire la propria voce al mondo interpretando il desiderio dei coetanei di essere solo sé stessi e poter seguire le proprie aspirazioni senza dover subire discriminazioni.

Un romanzo per ragazzi e non solo, complesso e stimolante, del quale non mi hanno convinto solo la blanda caratterizzazione dell'ADHD di Adrian - indistinguibile da un ragazzo mediamente vivace - e l'eccessivo ottimismo nel finale, che tuttavia esprime la fiducia di McNicoll nella società civile e la speranza in un futuro che riconosca pari dignità ad ogni tipo di mente.
Ms Rosewater


Photo credit: @lisapavesi

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