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mercoledì 19 novembre 2025

Recensione: "Tre dita" di Massimo Canuti (a cura di Ms Rosewater)

Buongiorno, lettor*! ^^
Oggi spazio a una nuova recensione della nostra Ms Rosewater, che ha letto Tre dita, di Massimo Canuti, edito Uovonero. Una storia di formazione, ambientata nella Seconda Guerra Mondiale, sul figlio di un noto scultore italiano che rende omaggio al padre. Un romanzo che parla di guerra, disabilità e amicizia, basato su una storia vera. Scoprite l'opinione di Ms Rosewater e lasciateci un commentino, se vi va ;)

Tre Dita
di Massimo Canuti


Prezzo: 16,50 € (cop. flessibile)
Pagine: 192
Genere: narrativa ragazzi
Editore: Uovonero
Data di pubblicazione: 19 settembre 2025
Acquista su: IBS, laFeltrinelli (link aff.)

"Tre dita" è un romanzo di formazione ambientato durante la seconda guerra mondiale, che racconta la storia di Nado, un ragazzino di undici anni che vive nel piccolo paese di Bettolle, in Toscana. La narrazione, intrisa di ironia e malinconia, segue le vicende di Nado, segnate da un evento drammatico: l'esplosione di una bomba che gli porta via sette dita. Questo incidente diventa il simbolo della sua lotta per crescere e trovare un senso in un mondo sconvolto dalla guerra.

Massimo Canuti
ha realizzato un desiderio di molti, scrivere un libro con protagonista il proprio papà, ripercorrendo una parte della sua infanzia, decisiva per l'uomo che diventerà.
È entusiasmante parlare di qualcuno che conosciamo e amiamo, dal quale abbiamo appreso molti dei fatti narrati (Canuti puntualizza di aver preso spunto dalla realtà, alla quale ha aggiunto elementi inventati), ma anche insidioso: con un carattere “immaginario”, per quanto sia parte di noi, manca il legame determinante che c'è con una persona con la quale condividiamo una relazione al di fuori della pagina scritta, permettendoci di mantenere la giusta distanza e rinunciare a un'eccessiva indulgenza e protettività nei suoi confronti.

Tre DitaNado Canuti (che da grande sarebbe diventato un noto scultore), nato in una piccola frazione di Sinalunga, chiamata Bettolle, nella provincia di Siena. Durante gli ultimi anni del secondo conflitto mondiale, i tedeschi occuparono Bettolle e vi stabilirono un presidio. Nado è un bambino vivace e spensierato, ha un gruppo di amichetti che frequenta assiduamente e con loro combina scherzi a ogni occasione. La sua mamma è una sarta, fervente cattolica che passa moltissimo tempo a pregare, mentre il papà (non altrettanto devoto) ha un piccolo saponificio artigianale. La guerra sembra lontana dal mondo dei bambini: c'è il razionamento, l'Italia è governata da un regime autoritario, il preside della sua scuola aderisce ai valori del governo fascista, ma Nado è convinto che tedeschi e italiani siano buoni alleati e che i primi non farebbero mai nulla di male a lui e alla gente di Bettolle; anche quando la vita gli riserva non poche brutte sorprese, fatica ad accettare la forma che il suo mondo sta assumendo (o ha avuto da quando Mussolini è salito al potere in Italia). Per lui, salvato da un soldato tedesco che lo ha portato in ospedale quando una bomba gli è esplosa letteralmente in mano trasformandolo in Tre Dita, comprendere le dinamiche del conflitto e il perché dei diversi schieramenti non è facile: dopotutto, a casa il pane - per quanto poco - non manca mai, Bettolle non è mai stata bombardata, i soldati occupanti sono ragazzi che giocano a calcio nel campo della scuola, e il perché alcuni uomini spariscano dal paese per recarsi nei boschi è un mistero.

Nelle intenzioni dell'autore, il libro doveva probabilmente essere non solo il racconto dell'infanzia del padre in un difficile bilanciamento tra persona e personaggio, ma anche dell'assurdità dei conflitti nonché la crescita e la presa di coscienza di Nado, la fine dell'infanzia e il diventare grande. Una trasformazione dolorosa e necessaria, simboleggiata proprio dalla drammatica perdita fisica. La metamorfosi inizia proprio con l'esplosione, da lì sarà un progressivo crollo a cui seguirà la ricostruzione di un universo in cui Nado lascia il posto a Tre Dita. Un progetto ambizioso, che rimane in parte incompiuto a causa della voce del protagonista che non raggiunge una propria unicità, un carattere riconoscibile. Nella letteratura per ragazzi i termini vengono semplificati per renderli digeribili al giovane pubblico che ancora non conosce determinati elementi storici. Vengono alleggeriti alcuni particolari (ricordo il bellissimo Irma Kohn è stata qui, di Matteo Corradini, recensito qualche anno fa, in cui una vicenda forse più estrema è stata resa in modo chiaro senza ricorrere a eccessive spiegazioni storiche), si utilizzano ellissi che fanno intuire di cosa si parla pur non nominandola direttamente, attraverso la descrizione di quanto vede il bambino e a cui il lettore arriva a dare significato.

Canuti però fa un uso continuo ed esagerato di queste tecniche, ottenendo un effetto quasi omertoso. Tre Dita vede gli effetti spaventosi della guerra prima di tutto su sé stesso, ma li nega dandosi spiegazioni eccessivamente infantili per la sua età; è forzatamente innocente, come quando non capisce la battuta volgare di un amico del suo gruppo di amici che paragona i fichi a parti del corpo femminile o quando supera con eccessiva filosofia la perdita di una mano e due dita (e altri eventi drammatici), come se bastasse andare avanti per superare il trauma. Uno dei suoi amici si unisce alla Resistenza, ma Tre Dita sembra ignorare di cosa si tratti. In sintesi, il protagonista racconta come un bambino più piccolo della sua età, evita addirittura di nominare Hitler, un nome che fa paura e potrebbe suscitare troppe domande da parte dei giovani lettori, preferisce dargli un soprannome, “il baffetto”.

Pure il tema della disabilità viene aggirato. Infatti, dopo il suo incidente, Nado non sembra accusare il colpo, continua a vivere come se niente fosse. Solo in due occasioni descrive un rapportarsi agli oggetti diverso da quello dei compagni e fa cose che (ammette lo stesso Canuti) non sarebbero state possibili a un bambino con sole tre dita; tuttavia, nessuno dei suoi amici gli fa da domande, nessuno vuole parlarne. In termini psicologici potremmo parlare di negazione.

Tre Dita, poi, ha la funzione di un narratore onnisciente che è a conoscenza del futuro di Nado: per questo motivo, che parli con la voce di un bambino suona stonato.

Nonostante questi punti deboli, non si può bocciare totalmente Tre Dita, perché è bello parlare del proprio papà, l'affetto dell'autore è trasparente, e questa storia con più coraggio potrebbe essere davvero un libro bellissimo. Nado Canuti è un personaggio da conoscere, online troverete diversi video e interviste che raccontano la sua vicenda e mostrano le sue opere.

Ringrazio Uovonero per avermi inviato il libro.

Ms Rosewater


Photo credit: @lisapavesi

lunedì 1 settembre 2025

Recensione: "Come una maledizione" di Elle McNicoll (a cura di Ms Rosewater)

Buon lunedì, lettor*! ^^
Primo giorno della prima settimana di un nuovissimo mese, quant* come me emozionat* per le vibes autunnali che iniziano a sentirsi nell'aria? Io appena termina agosto sono già in modalità zucche e zucchette e letture dark academia :P Ma vediamo oggi cosa ha letto la nostra Ms Rosewater, che come sempre ci regala una delle sue accurate recensioni. Elle McNicoll è un'autrice di cui ha parlato spesso qui sul blog e della quale penso abbia letto tutto. Come una maledizione è il suo ultimo romanzo, nonché il seguito di Come un incantesimo. L'avrà conquistata come i precedenti? Vi lascio alla sua opinione e, se vi va, ricordatevi di lasciarci un commentino, ci fa sempre tanto piacere leggerli :) A presto!

Come una maledizione
di Elle McNicoll

Prezzo: 16,50 € (cop. flessibile)
Pagine: 272
Genere: libri per ragazzi, fantasy
Editore: uovonero
Data di pubblicazione: 28 marzo 2025

Dopo le magiche avventure narrate in Come un incantesimo, è in arrivo l'atteso secondo volume di una dilogia fantasy con protagonista una coraggiosa ragazzina neurodivergente. Edimburgo è una città piena di creature magiche. Nessuno può vederle... tranne Ramya Knox. Bloccata a Loch Ness mentre Edimburgo cade sotto il controllo di una sirena terribilmente potente, Ramya Knox è frustrata. Dovrebbe imparare la magia da sua zia Opal, ma non sta andando tutto liscio come sperava. Mentre cerca di salvare i suoi amici del Popolo Nascosto in città, segreti a lungo sepolti vengono alla luce e le leggende prendono vita. Ramya sa di essere diversa, sa di essere una strega. Ma ora deve imparare il vero significato dei suoi poteri... prima che tutto ciò che ama vada perduto.

Elle McNicoll
ha probabilmente cercato attraverso i suoi precedenti (ottimi) romanzi un carattere al quale affidare più avventure e lo ha giustamente individuato in Ramya, la giovane strega neurodivergente, disprassica, stilosa e dal carattere impulsivo che avevamo conosciuto qualche mese fa in Come un incantesimo: Ramya viene da una famiglia di streghe e riesce a vedere oltre il Glamour, ovvero il travestimento che le creature magiche assumono per non essere viste dagli umani.

Il volume precedente si chiudeva con una rivelazione per la bambina e la scoperta del proprio potenziale nonché lo scioglimento di un segreto a lungo tenuto in famiglia. Questo si apre in un luogo isolato, lontano dalla città, Loch Ness. È evidente che a Edimburgo è successo qualcosa di inquietante e pericoloso e Ramya col cugino Marley si trovano a casa della nonna, mentre le tre sorelle (Cassandra, la madre di Ramya e le due zie Leanna e Opal) e la nonna preparano in gran segreto una contromossa. Opal, anche lei neurodivergente e per questo molto vicina alla protagonista, dà alla nipote lezioni di magia e di vita che però Ramya comprende solo in parte, ansiosa com'è di mettersi alla prova come strega e dimostrare quanto è speciale.

È bello ritrovare i personaggi di Come un incantesimo (sia buoni che cattivi), anche se l'atmosfera è decisamente diversa, più cupa: sfruttando una location misteriosa e magica per antonomasia (Loch Ness, appunto), l'autrice aumenta la gradazione fantasy ripassando l'intero repertorio, unicorni esclusi. Ecco allora Ramya volare a cavallo di un drago, lanciare incantesimi che ricordano alcune battaglie magiche dei cartoni animati giapponesi, e arrivare addirittura all'interno di un vulcano spento dove si dice avesse sede la Tavola Rotonda di Re Artù. Mancano solo i templari. Scherzi a parte, è il mio gusto, ma a volte c'è un po' di sovraccarico da fantasy.

Ramya ha una personalità complessa, a volte perfino un po' irritante, ma poter trovare un difetto in un personaggio positivo e viceversa un lato amabile in uno negativo è, non solo ciò che distingue un carattere da una funzione, ma ciò che (scoprirà la stessa Ramya) permette di mettersi nei panni dell'altro. In lei si riconoscono atteggiamenti che chi lavora con la disabilità osserva spesso, ad esempio la ricerca di scorciatoie e un impegno altalenante anche verso obiettivi che la attraggono; stremata dalle logiche della scuola che la costringono a inseguire il gruppo facendo inutili e ripetitivi esercizi piuttosto che imparando con i suoi tempi e sfruttando le proprie capacità, Ramya non ha energie residue neanche per sviluppare il proprio talento di strega e spera di farcela senza fare troppa fatica.

Ma questa volta abbiamo anche l'occasione di conoscere meglio Marley, il cugino conforme e studente modello che un po' soffre di non essere incluso nel circolo della magia di famiglia, ma darà il suo contributo, supportando la cugina e dandole talvolta dei limiti razionali. Compaiono poi nuovi amici, come Alona, una driade affine al mondo vegetale, e nuovi nemici, ad esempio il druido o la geniale increspatura, una creazione che smuove le emozioni più profonde e rappresenta quasi un concetto filosofico.

Protagoniste assolute, nel bene e nel male, sono comunque le donne, che siano streghe o sirene, bambine, ragazze o adulte, a loro l'autrice affida le forze della Natura, l'acqua, il fuoco, la flora, la voce. Sono il nucleo della famiglia a cui appartiene anche Ramya, le custodi della magia e le protettrici del Popolo Nascosto e del mondo. Alla maggiore consapevolezza della protagonista corrisponde una nuova complessità psicologica e morale delle situazioni e dei livelli di lettura; le tematiche di Come un incantesimo, alcune trasversali a tutta la produzione di McNicoll, vengono ulteriormente sviluppate e Ramya impara a comprendere meglio i sentimenti delle persone che la circondano (primo tra tutti Marley), spostando progressivamente la propria attenzione dal solo sé a includere gli altri.

La partenza è lenta, per rielaborare gli eventi del romanzo precedente e introdurre la nuova situazione, costruendo una storia che non è un semplice un proseguimento né tanto meno una copia, il ritmo e l'intensità del racconto aumentano col procedere della vicenda, diventando sempre più appassionanti (le ultime 50 pagine le ho lette in una sola sessione).

Se amate quest'autrice ancora una volta non sarete delusi, e se non la conoscete riuscirete a perdonarle anche il sovraccarico fantasy.

Mrs Rosewater



Photo credit: @lisapavesi

Copia omaggiata dalla casa editrice Uovonero, che ringraziamo di cuore.

mercoledì 16 luglio 2025

Inclusion Books: "Semplicemente Maria" di Jay Hardwig (a cura di Ms Rosewater)

Buongiorno, lettor*! ^^
Oggi rispolveriamo questa bella rubrichetta, nata per parlare di letteratura e disabilità (se volete saperne di più, vi rimando al primo post dedicato QUI) e scopriamo insieme alla nostra Ms Rosewater un romanzo edito Uovonero, che come saprete è una casa editrice che ha a cuore tematiche inclusive. La storia si intitola Semplicemente Maria e sono certa che in qualche modo, anche solo leggendo la recensione che segue, troverà il modo di colpirvi. Fateci sapere nei commenti cosa ne pensate ;)

Semplicemente Maria
di Jay Hardwig

Prezzo: 16,50 € (cop. flessibile)
Pagine: 192
Genere: narrativa ragazzi
Editore: Uovonero
Data di pubblicazione: 28 febbraio 2025

Maria non vuole apparire strana o indifesa. Non vuole essere fantastica né una fonte di ispirazione. Maria vuole essere semplicemente normale. Questa è la storia di Maria Romero, un'undicenne cieca che cerca in tutti i modi di essere normale. Ma è difficile essere normale quando i tuoi occhi sono di vetro e impugni un bastone bianco. Ed è ancora più difficile passare inosservata quando hai un vicino e compagno di classe come JJ Munson, un ragazzino asmatico e sovrappeso un po' stravagante che coinvolge la riluttante Maria in una serie di sfide per dimostrare le loro abilità come dilettanti investigatori privati. Quando una giovane ragazza scompare, questa nuova amicizia e il coraggio di Maria saranno messi a dura prova in modi del tutto inaspettati.

La vita di un'adolescente cieca è dura e Maria Romero ne sa qualcosa. Nata con tumori agli occhi, non ha mai visto e non sa cosa sia, anche se - a giudicare da come ne parla la gente intorno a lei - deve essere una gran bella cosa. Per questo non ha rimpianti o recriminazioni, ma certo, essere cieca rende più complicato dimostrare di essere autonoma e carica sua madre di ansia - non la lascia mai sola in casa per più di 10 minuti. Nella durissima competizione scolastica per la notorietà, Maria parte svantaggiata, oggetto di pietismo ma anche insofferenza da parte delle compagne “in” che la usano per mettersi in buona luce con i professori, ma sostanzialmente la ignorano. Pur essendo consapevole delle dinamiche che la coinvolgono, come ogni adolescente desidera essere accettata e far parte di un gruppo, e per ottenere ciò vuole uniformarsi alle aspettative sociali, restare nel solco di quella che è ritenuta la normalità.

Maria ci crede veramente alla normalità, ma quando il suo vicino JJ, un ragazzo bizzarro e poco popolare (ma anche l'unico che la tratta davvero alla pari), arriva alla sua veranda con l'idea di fondare un'agenzia d'investigazioni, scompiglia i suoi programmi e la trascina alla scoperta di sé stessa.

Jay Hardwig assume il punto di vista di un'adolescente disabile con le stesse aspettative dei suoi coetanei, ma che desidera ancora più degli altri indipendenza, autonomia, accettazione. Tra prove bizzarre, incomprensioni, momenti di tensione e situazioni comiche, Maria smonta gli stereotipi zuccherosi e abilisti che vorrebbero le persone disabili eterne bambine, incapaci di sbagliare, di ferire, di crescere, persone speciali, un'etichetta che Maria rifiuta dalle prime pagine. La naturalezza con la quale parla della cecità, risponde alle curiosità che le persone vedenti potrebbero avere e racconta di come impara, si muove e conosce il mondo che la circonda, è l'antidoto ai tabù che ancora avvolgono la disabilità e che perfino oggi creano pericolosi imbarazzi in chi non l'ha mai incontrata.

Al termine delle sue avventure con JJ, Maria sarà cresciuta, avrà scoperto una nuova parte di sé e avrà imparato ad accettarsi più profondamente, semplicemente Maria non per essere “normale”, ma per essere sé stessa.

Maria e JJ sono personaggi complessi, per niente scontati, coinvolgenti, riescono a cogliere le sfumature - positive o negative - dell'adolescenza e anche se privo di colori e descrizioni visive, il mondo della dodicenne cieca è vivido e palpabile, concreto. Mancano la vittimizzazione e la pietà, mancano le lacrime e i buoni sentimenti da due soldi, gli argomenti “scottanti” vengono affrontati in modo diretto e sincero e anche questo farà sentire i lettori più vicini ai giovani protagonisti.

Uovonero (che ringrazio per avermi inviato una copia del libro), ha aggiunto un altro titolo che racconta in modo originale e moderno la disabilità (non solo la cecità), scardina credenze e pregiudizi, scritto per i ragazzi ma decisamente adatto anche agli adulti. Bel colpo.
Ms Rosewater



Photo credit: @lisapavesi

lunedì 30 dicembre 2024

Recensione: "Le Degenerate" di J. Albert Mann (a cura di Ms Rosewater)

Buongiorno, lettor*!^^
L'anno sta per finire ma non volevamo concluderlo senza regalarvi qualche altra recensione. Oggi la nostra Ms Rosewater ci parla di un romanzo denuncia, dalle tematiche forti e importanti, Le Degenerate, di J. Albert Mann, pubblicato da Uovonero, una lettura per ragazzi ma anche per adulti. Scoprite il suo parere e fateci sapere cosa ne pensate nei commenti ;)

Le Degenerate
di J. Albert Mann

Prezzo: 15,20 € (cop. flessibile)
Pagine: 344
Genere: narrativa ragazzi
Editore: Uovonero
Data di pubblicazione: 4 ottobre 2024
Acquista su: IBS, laFeltrinelli (link aff.)

London è una giovane immigrata italiana, orfana, incinta e abbandonata: tanto basta, nell'America del 1928, per convincere la polizia a consegnarla alle cure della Scuola del Massachusetts per Deboli di Mente. Qui London incontra molte ragazze con cui ha in comune una cosa sola: essere considerata una reietta della società. Una "ritardata" da rinchiudere, classificare e dimenticare. Una degenerata senza speranza. Tra le grigie mura dell'Istituto conoscerà la dolce ma astuta Rose, che ha la sindrome di Down ed è capace di grandi sogni, sua sorella Maxine, che divide il suo grande cuore tra la passione per la musica e un amore inconfessabile; Alice, afroamericana abbandonata perché nata col piede equino. London non ha alcuna intenzione di far crescere suo figlio all'ombra delle sbarre, sotto lo sguardo gelido dell'infermiera capo, la crudele Mrs. Ragno, e tra le angherie delle altre ragazze incattivite dalla disumanità dell'Istituto. Ma non si può scappare da sole. Se vuole farcela, London dovrà accendere la ribellione nell'animo di Rose, Maxine e Alice. Riuscirà a convincerle che può esistere uno spazio per loro, nel mondo là fuori?

All'inizio del '900 si diffuse negli Stati Uniti l'eugenetica, una pseudoscienza che aveva come obiettivo il miglioramento della razza umana attraverso la selezione e la separazione degli individui considerati fisicamente, cognitivamente e moralmente “normali” dagli “indesiderabili”, cioè disabili, poveri, omosessuali. Ritenuti strutturalmente inferiori e perversi (se vi ricorda il nazismo, avete colto nel segno) venivano rinchiusi in istituti dove avrebbero passato l'intera vita. Le donne erano uno dei bersagli preferiti, considerate a prescindere creature inferiori e perverse, figuriamoci poi se di origine straniera, magari incinte o di colore o con una disabilità.

Albert J. Mann ha deciso di raccontare la storia di questi luoghi basandosi su documenti ed eventi reali: l'Istituto Fernanld in cui è ambientata questa storia è realmente esistito, così come le procedure, le pratiche a cui vengono sottoposti gli ospiti, ricostruite con precisione, e il linguaggio usato da medici e sorveglianti, oggi inaccettabile ma che era ritenuto adeguato, e che dà un contributo decisivo nel definire la cornice storica delle avventure dei suoi personaggi.

E dunque, partiamo da London, una Dago (termine dispregiativo per indicare le persone di origine italiana) che ha appena scoperto di essere incinta. Denunciata dal suo ragazzo, viene caricata senza tanti complimenti su un cellulare e portata all'Istituto Fernanld. Lì sarà analizzata, etichettata e spedita nel gruppo delle ragazze adolescenti, dove farà la conoscenza di Alice, giovane di colore con un “piede equino” e delle sorelle Maxine e Rose, con cui riuscirà, nonostante le rigide regole e i suoi colpi di testa, a tessere una grande amicizia.

La vita alla Fernanld è dura, strutturata per educare all'obbedienza, alla sottomissione e all'annichilimento del carattere delle giovani internate, e ognuna di loro cerca una via di fuga, reale o attraverso la speranza e la fantasia. London percorre la prima strada, mentre Maxine, preoccupata di proteggere la sorella disabile, preferisce perdersi in sogni di un futuro che difficilmente potrà realizzarsi. Ogni ospite - al pari di qualunque carcerato - si conquista margine d'azione eludendo per quanto possibile il controllo continuo delle sorveglianti, nascondendo oggetti, cercando un contatto fisico assolutamente vietato, bisbigliando con le compagne vicine la notte, progettando la fuga.

I temi sono forti, e prima di tutto va riconosciuto all'autrice il coraggio di averli affrontati in un libro per ragazzi e l'essere riuscita a dare un quadro reale senza approfondire tanto da renderlo troppo adulto (sappiamo bene che nelle istituzioni per i disabili succedevano cose anche più terribili di quelle descritte qui) anche se non mancano il bullismo tra internate né scene e situazioni estremamente dure (il reparto cronici, l'aborto di London).

Albert J. Mann ha voluto mostrare tutte le categorie rinchiuse includendo tra i personaggi persone neurodivergenti, con malattie oggi gestibili e che ai tempi erano altamente invalidanti, disabili, gay, con l'ulteriore aggravante delle questioni di colore ed etniche; una moltitudine perfettamente in grado d'intendere che viene privata della libertà e che ben rende la rigidità degli schemi sociali di allora e la facilità con cui si arrivava a discriminare gran parte della popolazione.

Se da questo punto di vista il romanzo si può dire riuscito, ci sono anche debolezze abbastanza evidenti. Innanzitutto, la scrittura non ha il potere coinvolgente dimostrato da altri autori pubblicati da Uovonero (una per tutti Elle McNicoll); uno stile asciutto può comunque essere evocativo, ma purtroppo, soprattutto nella prima parte, si sente il bisogno di qualche descrizione in più.
I personaggi, con l'eccezione parziale di London, restano in qualche modo incompiuti, lontani, e non riescono a diventare realmente amici del lettore, forse per la narrazione in terza persona o per il continuo cambio di punto di vista che di fatto non elegge pienamente alcuna delle ragazze a protagonista. Non mancano poi alcune ingenuità nella caratterizzazione: Rose, per esempio, è la classica brava bambina disabile, con un sorriso dolce, sostanzialmente innocua e bisognosa di protezione. Allo stesso modo, le altre protagoniste si caratterizzano per un solo particolare, Maxine è una sognatrice e questa sembra la sua una prerogativa, Alice è dura e chiusa, l'unica ad evolversi è proprio London, che pur rimanendo sé stessa scopre altri lati di sé e si muove sconvolgendo i propri stessi piani. Non è un caso che la parte migliore del romanzo sia la seconda, in cui il racconto si concentra soprattutto su di lei.
I cattivi, ovvero poliziotti, medici e sorveglianti, non risultano dal canto loro così terribili, dicono cose rivoltanti, ma l'intento non pare mai, nonostante le cose che accadono, crudele. Sembra che l'autrice abbia voluto evidenziare come ai tempi l'idea che ci fossero persone inferiori ad altre fosse perfettamente accettabile. Ho certamente apprezzato il finale, un elemento molto difficile da costruire in una storia del genere senza risultare banali.

Le Degenerate è un libro importante, adatto a ragazzi abbastanza grandi (dai 12 anni) e agli adulti, in cui però talvolta il desiderio di denuncia supera l'efficacia della scrittura, elemento comunque perfettibile nel tempo. È da leggere per la novità che costituisce, la forza di alcune scene, per il valore di conoscenza storica, soprattutto in un periodo in cui ancora ci troviamo a dover difendere il diritto all'uguaglianza di tutti.

Ringrazio Uovonero per avermi inviato il libro.

Ms Rosewater


Photo credit: @lisapavesi

venerdì 19 luglio 2024

Recensione: "Come un incantesimo" di Elle McNicoll (a cura di Ms Rosewater)

Buongiorno, lettor! ^^
Scusate la lunga assenza dal blog, ma sono stati dei mesi un po' duri per me. Se avete letto qualcosa nelle mie storie Instagram, saprete che ho perso mio padre il mese scorso, e purtroppo qualche giorno fa anche mia nonna. Il ritardo perciò nella pubblicazione delle recensioni è dovuto al fatto che ho avuto bisogno di prendermi del tempo per rimettermi in sesto. Ho continuato a leggere, perché sono sempre convinta che la lettura sia la miglior àncora di salvezza nei momenti più bui, e perché avevo davvero bisogno di distrazione, di staccare la mente dalla tristezza. La mia recensione di Saltblood arriverà la settimana prossima (a causa dei motivi sopracitati), ma oggi non vi lasceremo all'asciutto. La nostra Ms Rosewater ha scritto una bellissima recensione su Come un incantesimo, l'ultimo romanzo di Elle McNicoll pubblicato da Uovonero, una storia magica e sorprendente che vi farà innamorare. Ve la proponiamo nella rubrica di nuova adozione Inclusion Books, inaugurata proprio da Ms Rosewater con un altro titolo di Elle McNicoll (QUI). Fateci sapere che ne pensate e se avete intenzione di leggere questo libro ;)
Un grazie infinito alla casa editrice Uovonero per la copia inviata in cambio di un'onesta opinione e grazie anche a La Chicca Ufficio Stampa.

Come un incantesimo
di Elle McNicoll

Prezzo: 16,00 € (cop. rigida)
Pagine: 180
Genere: ragazzi, fantasy
Editore: Uovonero
Data di pubblicazione: 29 marzo 2024

Edimburgo è una città piena di creature magiche. Nessuno le può vedere per come sono realmente, tranne la dodicenne Ramya Knox. Quando viene coinvolta nel mondo di segreti e incantesimi della sua famiglia, Ramya si mette al lavoro per scoprire la verità sul Popolo Nascosto, con tre sole parole di avvertimento da parte di suo nonno: Attenzione alle sirene. Lo scopo della sua missione è quello di andare oltre gli stereotipi e i falsi miti, e di scoprire quali sono le reali caratteristiche delle creature magiche, che a volte sono anche molto diverse da quelle che la letteratura e il cinema vogliono farci credere. Ramya è disprassica, e la disprassia non è esattamente la caratteristica migliore per una strega. Ma, immersa in un'avventura che cambierà tutto per lei e per gli altri, tra vampiri gentili e fate inquietanti, Ramya scoprirà presto che i suoi poteri sono molto più forti di quanto avesse mai immaginato.

Una delle cose più belle per un lettore è seguire la crescita di uno scrittore in itinere, scoprendo le ricorrenze e i nuovi temi della sua produzione nel momento in cui emergono. La maggior parte degli autori a me cari purtroppo è defunta da tempo e questo particolare aumenta la sorpresa e il piacere con cui affronto i libri di Elle McNicoll, scrittrice scozzese che rappresenta la neurodivergenza tessendola nell'ordito delle sue storie. Gli elementi che tornano spesso nelle sue storie sono la famiglia, la perdita, il fantastico e la magia. Quest'ultima, dopo essere stata ricordo in Una specie di scintilla e infida tecnologia futuribile in Mostraci chi sei, si materializza finalmente nel qui e ora nelle pagine di Come in un incantesimo.

La protagonista è ancora una volta una ragazzina quasi adolescente, Ramya, che vive a Edimburgo con i genitori. E' disprassica, i suoi movimenti sono talvolta goffi, ha difficoltà a scrivere e né i genitori, che appaiono giudicanti, né la scuola, che la costringe a faticose e inutili classi di recupero, hanno mai saputo leggere le sue potenzialità e valorizzare la sua intelligenza, facendola crescere incattivita e disillusa.

Il nonno materno è l'unico a vedere il suo talento e quando muore, Ramya riceve in eredità un libro che solo lei può leggere e che sarà suo compito completare, raccogliendo informazioni sulle creature magiche che popolano la città. E' così che comincia a scoprire i propri poteri, il mondo che si cela dietro a quello visibile a tutti e a ricucire i rapporti sfibrati nella sua famiglia.

Ramya è una protagonista diversa rispetto alle precedenti, più decisa, rifiuta di obbedire a comandi che non condivide e conserva la tenacia e l'idealismo di Addie (Una specie di Scintilla) e il coraggio di Cora (Mostraci chi sei): come loro non si vergogna di sé stessa, anche se le circostanze la fanno sentire emarginata e non compresa, non desidera mai essere diversa. Addie e Cora erano supportate dalla famiglia mentre lei non si sente appoggiata dai propri genitori e si trova ostacolata da segreti che hanno provocato la dissoluzione dei legami con le zie sorelle di sua madre e i nonni, ancora una volta marginalizzata dal gruppo che più di tutti dovrebbe includerla, e non per colpa sua. Tuttavia, va avanti, anche da sola, per portare a termine la sua missione e riappropriarsi della sua storia.

Conoscerà così un popolo costretto all'invisibilità, che conserva l'anima magica e profonda di Edimburgo, nascosto dietro un incantesimo che gli permette di mescolarsi agli umani.

La neurodivergenza è un carattere fondante dei personaggi di McNicoll e la scintilla da cui scaturiscono le sue storie, ma per quanto sia importante nella sua narrazione e le protagoniste affrontino tutte le difficoltà che un giovane neurodivergente incontra, non è mai l'unico centro d'interesse della trama, allargando l'orizzonte dei lettori alle relazioni, all'amicizia, e affermando di fatto la normalità dell'eccezione, a maggior ragione in questo nuovo romanzo ricco di metafore, in cui l'Edimburgo magica è resa con una facilità e una naturalezza che rendono una vicenda fantastica del tutto plausibile anche per il lettore scettico che - come la sottoscritta - non si trova a suo agio col fantasy.

Come un incantesimo è un'ulteriore evoluzione della scrittrice verso una narrativa sempre più raffinata, un libro appassionante che dà veramente piacere leggere, entusiasmerà i ragazzi e sono certa troverà molti estimatori tra gli adulti. La buona notizia è che a ottobre è prevista addirittura l'uscita di un seguito, Come una Maledizione.

Ms Rosewater


Fonte immagini: Google immagini, Pinterest

martedì 17 ottobre 2023

Nuova rubrica: Inclusion Books - "Mostraci chi sei" di Elle McNicoll (a cura di Ms Rosewater)

Negli ultimi anni l'editoria ha introdotto sempre più tematiche che assumono valore sociale, a partire soprattutto dai libri per ragazzi, e tra queste la disabilità e le neurodivergenze occupano una fetta considerevole. Se in passato i libri su questi temi erano soprattutto di testimonianza (basti citare Temple Grandin e la sua opera sull'autismo), la narrativa era dominata da autori che spesso conoscevano la disabilità e la neurodivergenza solo per un interesse personale. Oggi leggiamo storie scritte da chi vive queste condizioni in prima persona (qualcuno ricorderà Una specie di scintilla recensito qualche tempo fa su questo blog) o la frequenta come operatore, studioso, talvolta genitore.
Questo cambiamento è importante perché l'espressione di disabili e neurodivergenti passa attraverso linguaggi letterari narrativi e artistici, nascono personaggi che si fanno non solo tramite di un nuovo immaginario in cui riconoscersi ma anche di un linguaggio nuovo, e ci danno una misura di come stia cambiando la visione della disabilità in generale.
Un romanzo o un racconto che parla di questi argomenti non è più interessante solo per l'opportunità che offre di avvicinarsi a questi temi, viene sottoposto anche a un'analisi letteraria (per quanto semplice).

Per tutti questi motivi ci è sembrato interessante proporre questa rubrica su letteratura e disabilità, e il recente Premio Strega (che prima o poi recensiremo) conferma il crescente interesse per questi argomenti.
Non possiamo assicurare una frequenza fissa, ma vogliamo recensire libri soprattutto di narrativa, anche se non mancheranno saggi e fumetti, e soprattutto opere di autori disabili o neurodivergenti, ma pure di scrittori che senza un coinvolgimento personale sono in grado di raccontarle.

Ms Rosewater
(assistente alla comunicazione per studenti sordi e pluridisabili)

Mostraci chi sei
di Elle McNicoll

Prezzo: 16,00 € (cop. flessibile)
Pagine: 329
Genere: narrativa ragazzi
Editore: Uovonero
Data di pubblicazione: 31 marzo 2022
Acquista su: IBS, laFeltrinelli (link aff.)

Quando Cora, ragazza neurodivergente, viene trascinata controvoglia a casa del capo di suo fratello, non si aspetta certamente di trovare un nuovo amico: Adrien, il figlio dell'intimidatorio CEO di Pomegranate Technologies. Passo dopo passo entrerà a far parte della vita del ragazzo, e verrà irresistibilmente attratta dai misteriosi progetti dell’azienda di suo padre. Pomegranate sta usando l'IA per creare degli ologrammi - i Gram -, del tutto identici alle persone reali di cui sono una copia virtuale. Una vera rivoluzione tecnologica, non priva di conseguenze controverse. Scavando più a fondo, però, Cora scoprirà segreti ancora più oscuri...

Elle McNicoll aveva di fronte la prova del nove per molti autori, scrivere il secondo romanzo (o album musicale o film...) dopo un esordio di grande successo. Avrebbe potuto semplicemente ricalcare le orme di Una specie di scintilla e rimanere in un territorio sicuro, ripetendo gli schemi e assicurandosi comunque il successo. Ha scelto, invece, di crescere e osare, scrivendo un romanzo che tratta di neurodivergenza allargando il punto di vista alla percezione dei famigliari, al loro rapporto con la condizione dei figli e toccando temi complessi come quello del lutto e di come affrontarlo con i ragazzi (tutti).

Le trame di quest'autrice non sono semplici e lineari, se il precedente libro ci aveva sorpreso per la ricchezza di immagini e l'idea d'intrecciare la caccia alle streghe dei secoli passati alla neurodivergenza e alla disabilità, in questo va a fondo di questioni spinosissime come la possibilità di eliminare (anche se virtualmente) caratteristiche (compresi ADHD e autismo) che rendono ogni persona sé stessa ma che ancora rappresentano sia una sfida alle relazioni di qualsiasi tipo (genitori e figli, amici, ecc.) sia un'eccezione alla presunta norma.

Cora è la giovanissima protagonista, autistica come Addie di Una specie di scintilla, ma con un carattere e una storia molto diversi: la sua infatti è una famiglia modesta che non sembra avere tutti gli strumenti e la risolutezza per affrontare le difficoltà che la ragazza incontra quotidianamente fuori di casa. E se pure entrambe le ragazze non parlano a casa del bullismo cui sono sottoposte a scuola, Addie era certamente meno sola di Cora, che impara a rispondere a tono alle compagne che la emarginano e la sfruttano, nonché ai docenti che la escludono da attività prestigiose ritenendola non adatta a causa della sua neuro divergenza.

La perdita della madre inoltre, ha reso la famiglia ancora più fragile e il padre e il fratello di Cora, Gregor, pur volendola proteggere, non riescono a darle il supporto che sta cercando. È proprio Gregor, programmatore presso l'Istituto Melograno, a coinvolgere la sorella in un progetto che promette di annullare il dolore della separazione e della morte di chi ci è caro, e sempre grazie a lui Cora fa la conoscenza di Adrien, figlio del fondatore del Melograno, del quale diventerà la migliore amica. Sono entrambi neurodivergenti, lei autistica e lui con ADHD, lei riflessiva, non ama la folla e detesta le occasioni sociali, lui impulsivo, brillante, interessato a nuove esperienze. Ma sono proprio le rispettive differenze ad avvicinarli.

L'autrice combina una classica storia di crescita e amicizia adolescenziale con elementi della fantascienza in un racconto dalle sfumature cupe che dà corpo alla domanda che lei stessa si è forse posta “Vorrei non essere autistica? Vorrei essere come gli altri?” e che ribalta anche sui genitori; la risposta non è univoca, come nella vita reale. Gli adulti, d'altronde, sono i primi responsabili delle fatiche dei ragazzi, nella migliore delle ipotesi sono incapaci di aiutarli e nella peggiore li sfruttano o si vergognano di loro e li vorrebbero diversi, tutti conformi a un'ipotetica normalità.

Mostraci chi sei rappresenta l'ingresso nel mondo adulto dei giovani neurodivergenti attraverso i riti di passaggio che sono di tutti: l'amicizia, la diffidenza verso il mondo adulto e, soprattutto, la perdita che non si può riparare e il dolore che resta per sempre. Questa consapevolezza fa diventare grande Cora, capace di far sentire la propria voce al mondo interpretando il desiderio dei coetanei di essere solo sé stessi e poter seguire le proprie aspirazioni senza dover subire discriminazioni.

Un romanzo per ragazzi e non solo, complesso e stimolante, del quale non mi hanno convinto solo la blanda caratterizzazione dell'ADHD di Adrian - indistinguibile da un ragazzo mediamente vivace - e l'eccessivo ottimismo nel finale, che tuttavia esprime la fiducia di McNicoll nella società civile e la speranza in un futuro che riconosca pari dignità ad ogni tipo di mente.
Ms Rosewater


Photo credit: @lisapavesi

venerdì 7 luglio 2023

Milk, Cookies&Books: libri a merenda - "Divergente" di Vitoria Grondin (a cura di Ms Rosewater)

Buon pomeriggio! ^^
Nuovo appuntamento con la rubrica dedicata a bambini e ragazzi. Oggi la nostra Ms Rosewater ci parla di un altro bellissimo titolo della casa editrice Uovonero: Divergente, di Victoria Grondin. Una storia originale, una narrazione distopica per raccontare ai giovani, ma anche agli adulti, il punto di vista di un disabile in maniera schietta e toccante. Leggete la recensione e lasciateci un commento, se vi va.
Un ringraziamento alla casa editrice per questa collaborazione e per la copia omaggio in cambio di un'onesta opinione.

Divergente
di Victoria Grondin

Prezzo: 15,00 € (cop. flessibile)
Pagine: 160
Genere: narrativa bambini, ragazzi, distopico
Editore: Uovonero
Data di pubblicazione: 28 aprile 2023
Acquista su: IBS, laFeltrinelli (link aff.)

Immagina di vivere in un universo all’incontrario, dove l’intera popolazione è autistica: ogni cosa è perfettamente organizzata e tutto il mondo è progettato secondo le particolari esigenze degli individui che lo popolano. E poi c’è Guillaume, che è venuto al mondo con la sindrome di Wing: gli piace chiacchierare del più e del meno e parlare per metafore, a volte è irrazionale e poco obiettivo e non ha interessi che assorbano tutta la sua attenzione, ma ama guardare negli occhi le persone e scoprire le loro storie. Insomma, nella nostra realtà sarebbe un adolescente perfettamente tipico; ma qui no, è disabile, divergente: un’etichetta difficile da portare. A scuola è messo in disparte, e quasi preferisce così; tanto tutti lo guardano con fastidio, pena o addirittura disgusto. Benvenuto nella complicata esistenza di Guillaume! Lo aspetta un futuro noioso e solitario, senza alcuna prospettiva; almeno finché non incontra Grace, la ragazza che sembra l’unica persona in tutto il mondo capace di capirlo davvero.

Se fossero i disabili la maggioranza?
Se la normalità fosse rappresentata da quella che in questa dimensione è l'eccezione? Victoria Grondin non è certo la prima a chiederselo (ricordo il racconto di H.G. Wells, Nel paese dei ciechi, e più di recente un video che ipotizzava un mondo abitato in prevalenza da persone sorde in cui si aggirava, un'udente, incapace di comunicare), tuttavia l'idea di un mondo in cui l'autismo sia la condizione prevalente e la divergenza sia rappresentata da coloro che autistici non sono, è affascinante e incuriosisce moltissimo.

In questa realtà distopica il protagonista, Guillaume, è un Divergente, affetto dalla Sindrome di Wing: la sua mente non è come quella degli altri, non ha bisogno di logogrammi per ricordare la routine in bagno, non ha ipersensibilità particolari agli stimoli sensoriali, non ha bisogno del GPS (Guida ai Problemi e alle Soluzioni) per affrontare gli imprevisti. Guillame è ben consapevole della propria diversità, sin da bambino ha subito dolorosi confronti col fratello gemello William, il percorso diagnostico, terapeutico e tanti, inutili tentativi di cura a cui è stato sottoposto e che lo hanno traumatizzato e fatto crescere anzitempo. Sa molto bene di non poter essere come gli altri Convergenti e ha già, purtroppo, ben compreso quale sarà il suo destino. Quando a scuola arriva una nuova compagna che dimostra interesse per lui, sembra che il suo riscatto sia arrivato.

La fantascienza e il fantastico sono da sempre un modo per parlare del presente e Divergente, utilizzando le spoglie e i temi classici della narrativa per ragazzi e di formazione (la famiglia e la crescita, la musica, l’amore), parla dell’emarginazione che purtroppo accompagna quasi sempre la disabilità, fornendo un quadro asciutto e impietoso di come sia stata in passato e - in parte - tutt’ora sia, la vita di ragazzi autistici e disabili in generale.

Victoria Grondin, che conosce profondamente l'autismo, gioca a ribaltare alcuni capisaldi della storia scientifica e della diagnosi di questa condizione: così la teoria della mente e il DSM (manuale diagnostico) servono a stabilire a definire la divergenza dalla norma autistica; allo stesso modo la teoria delle Madri Frigorifero che vedeva l'origine dell’autismo in un atteggiamento poco empatico e affettuoso da parte della madre appunto, diventa il suo opposto, costringendo i genitori di Guillaume a bandirlo dalla vita familiare per cercare di guarirlo (non manca un accenno alla bufala dei vaccini*, oggi definitivamente confutata), in una ricerca ostinata e fallimentare sponsorizzata sopratutto dai medici, mossi talvolta da buone intenzioni ma incapaci di accettare il fatto che la Sindrome di Wing sia una condizione e non una malattia, e che i divergenti siano persone come tutte le altre anche se la loro mente funziona differentemente.

Con l'arrivo di Grace la struttura perde il suo carattere fantascientifico/distopico e inizia a ruotare attorno alla musica, jazz e rock sopratutto, ai nomi di dischi, a testi di canzoni in cui l'autrice trova parole ancora attuali per definire la vicenda del suo protagonista. Anche questa non è una novità (come pure la trama romantica), ma è attuata molto abilmente, rivelando una conoscenza non banale della musica di cui parla.

Guillaume è un personaggio dotato di dolcezza e rabbia, la stessa dei ragazzi disabili che s’incontrano nelle scuole e a cui non si dà quasi mai modo di esprimersi. Marginalizzati e umiliati da programmi scolastici troppo rigidi o troppo elementari e spesso da operatori non interessati a valorizzarli e a scoprire le loro qualità, destinati a occupazioni di bassa qualificazione e basso reddito (ammesso di trovare un lavoro), sono ancora considerati un peso in una società che li annichilisce. Lui, immerso in un mondo di Convergenti che eccellono in una o più discipline, produttivi e vincenti, rivendica anche il diritto di essere sé stesso senza cercare di somigliare agli altri, criticando implicitamente il sistema che vuole il disabile capace di gesti eccezionali per giustificare la propria esistenza, desideroso di superare la propria disabilità ammettendone di fatto l’inopportunità. Guillaume è disabile e non se ne vergogna, vorrebbe solo essere accettato così com'è.

Se proprio volessi trovare un difetto in questo racconto direi che nella seconda parte la pressione della società autistica si perde un po', ma è proprio l'unica piccola stonatura. Per il resto Divergente è originale (anche per il finale adulto), capace di raccontare il punto di vista di un disabile a ragazzi e adulti con intelligenza, senza pietismo ma, anzi, con disincanto e totale sincerità.

Un libro in grado di creare curiosità nei giovani e aiutare a superare gli stereotipi e la commiserazione che ancora affliggono la visione della disabilità.

Ringrazio Uovonero per la copia del libro inviatami.

Ms Rosewater


Photo credit: @lisapavesi

venerdì 28 aprile 2023

Milk, Cookies&Books: libri a merenda - "Dove sei, piccolo Giulio?" di Giovanni Colaneri (a cura di Ms Rosewater)

Buon pomeriggio! ^^
Oggi per la rubrica Milk, Cookies&Books la nostra Ms Rosewater ci parla di un libricino illustrato dedicato all'autismo, Dove sei, piccolo Giulio?, di Giovanni Colaneri, che racconta la complessità dell'autismo tramite immagini semplici e colori delicati. Scoprite tutto nella recensione che segue e fateci sapere il vostro parere. A presto! ;)

Dove sei Piccolo Giulio? 
di Giovanni Colaneri

Prezzo: 18,00 € (cop. rigida)
Pagine: 58
Genere: albo illustrato, bambini, ragazzi
Editore: Uovonero
Data di pubblicazione: 10 marzo 2023
Acquista su: IBS, laFeltrinelli

Dopo il successo di "Che cos'è una sindrome", Giovanni Colaneri ritorna con un altro albo illustrato sulla complessità del mondo autistico. Dov'è finito il piccolo Giulio? È proprio qui? Si nasconde? Si è smarrito in un bosco? Dovunque sia finito, il piccolo Giulio sarà sempre ritrovato. Un albo illustrato che, in un'armoniosa sintonia di frasi brevi e immagini dettagliatissime, offre uno sguardo semplice e delicato sul mondo estremamente complesso dell'autismo.

Prima di tutto voglio ringraziare Uovonero per avermi inviato questo libro, molto diverso da Una specie di Scintilla (dello stesso editore, QUI la recensione) che pure tratta il tema dell'autismo: mentre la protagonista del romanzo di Elle Mc Nicholls è una giovane autistica che vuole essere riconosciuta come individuo neuro atipico e si esprime senza difficoltà, questo album illustrato a colori tenui prova a rappresentare il mondo dei bambini autistici per i quali la comunicazione è una fatica, come lo può immaginare una persona che autistica non è.

Dove sei, piccolo Giulio? si chiedono la mamma, il papà, la sorella: sembra che sia altrove, perso in un gioco che lo assorbe totalmente, nei colori di una mongolfiera che lo incantano, sopraffatto dalla luce, dai sapori, dagli odori. Lui vorrebbe raccontarglielo, ma per quanto si sforzi di usare la loro lingua, loro non lo capiscono. Solo la sorella, come spesso accade, lo comprende e conosce i motivi delle sue crisi, provocate dall’impotenza comunicativa, da rumori e luci troppo forti, stimoli normali per gli altri ma che per lui sono stimoli fortissimi.

Le delicate illustrazioni di Giovanni Colaneri raccontano la fatica di chi si trova, a volte senza nessuna nozione, a cercare di capire e farsi capire da un bambino o un adulto autistico, decifrare il suo modo di sentire e percepire, entrambi persi in un territorio in cui non ci si può fidare delle proprie sensazioni perché il codice non è condiviso, tutti sono stranieri e una lingua comune è una costruzione quotidiana, lenta, assemblata pezzo dopo pezzo, fatta di errori e successi. Nonostante le parole siano ridotte al minimo e le immagini occupino quasi totalmente lo spazio di ogni pagina, una sola lettura non è sufficiente a cogliere tutta la complessità racchiusa nel libro, bisogna riaprirlo, cercare una frase, un disegno particolare: accettare la lentezza e l'imperfezione della nostra comprensione è l'unico modo per andare a fondo e poter sfiorare, se non si è a contatto diretto con l'autismo non verbale, questa realtà.

Colaneri rifiuta gli stereotipi che spesso incontriamo nei film, come ad esempio la genialità che compensa il deficit comunicativo (vi ricordate Rain Man?) ed evita di scadere in una visione melensa, romantica e disperata dell’autismo per rappresentarlo in modo quasi neutro, come se osservasse da lontano, con rispetto e attenzione.

La narrazione quasi astratta crea un’atmosfera fantastica, in cui la consapevolezza di cosa possa provare un bambino autistico non verbale arriva prima come sensazione e poi come pensiero, accessibile a grandi e bambini indistintamente, proprio perché rinuncia alle parole.

Dove sei, piccolo Giulio? è un bell'esempio di come si possa raccontare l'autismo con l'arte, senza giudizi, con gentilezza e rispetto, usando un linguaggio adatto a bambini e adulti, capace di far sentire chi l'autismo lo conosce direttamente un po' più compreso.
Ms Rosewater


Photo credit: @lisapavesi

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