coffee_books
Visualizzazione post con etichetta disabilità. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta disabilità. Mostra tutti i post

martedì 13 gennaio 2026

Recensione Inclusion Books: "Deforme. Fiabe, disabilità e inclusione" di Amanda Leduc

Buongiorno, lettor*! ^^
Rieccoci sul blog, dopo un piccolo stacco per le vacanze natalizie, a parlarvi di libri e molto altro. Ci auguriamo abbiate trascorso tutt* delle splendide feste e siate stat* bene <3 Questo 2026 lo inauguriamo con una recensione di Ms Rosewater per la rubrica Inclusion Books. Nottetempo le ha inviato un testo molto interessante, ovvero Deforme. Fiabe, disabilità e inclusione, di Amanda Leduc. Una lettura che analizza il mondo della disabilità a partire dalle fiabe popolari più conosciute, e non solo! Scoprite di più nella recensione e lasciateci il vostro parere nei commenti. Vi aspettiamo :) 


Deforme. Fiabe, disabilità e inclusione
di Amanda Leduc

Prezzo: 12,49 € (eBook) 17,50 € (cop. flessibile)
Pagine: 264
Genere: saggistica
Editore: Nottetempo
Data di pubblicazione: 12 settembre 2025
Acquista su: IBS, laFeltrinelli (link aff.)

Dai Fratelli Grimm a Perrault, da Andersen a Disney, le fiabe plasmano il nostro sguardo sul mondo, e ci insegnano che la felicità è riservata ai corpi perfetti. Ma cosa succede quando ti ritrovi a identificarti più con la Bestia che con la Bella? Se ogni personaggio disabile è deriso o punito, come può sperare in un “e vissero felici e contenti”? Amanda Leduc, ripercorrendo la sua esperienza di bambina, ragazza e poi donna con paralisi cerebrale, indaga con occhio critico queste narrazioni fondative della nostra cultura e i loro archetipi. Deforme mostra come bellezza e abilità fisica siano da sempre sinonimo di virtù, mentre i corpi non conformi – il gobbo di Notre Dame, i sette nani, le sorellastre di Cenerentola – vengono emarginati e sono meritevoli al massimo di una redenzione incompleta. Anche nell’universo Marvel, dove eroi come Hulk, Daredevil e Iron Man partono da una condizione di vulnerabilità per trasformarsi in qualcosa di “superiore”, si perpetua ancora oggi l’idea che la felicità e l’accettazione sociale siano possibili solo attraverso una metamorfosi che cancella o oltrepassa l’imperfezione originaria. Ma è arrivato il tempo di fare spazio anche a nuove narrazioni. Deforme è un appassionato manifesto che lega la lotta per i diritti delle persone disabili all’apprezzamento del patrimonio storico della fiaba. E all’immaginazione di nuove storie che spezzino la consuetudine, non nascondendo la differenza e mostrando, finalmente, la magia che abita ogni corpo.

Chi non ha il potere sulla storia che domina la sua vita, il potere di raccontarla, ripensarla, decostruirla scherzarci sopra e cambiarla secondo il mutare dei tempi, è davvero impotente.

Salman Rushdie

La mattina del mio accecamento cominciò come tutte le altre. (...) Poi l'uomo mi accecò. Il modo in cui mi accecò fu questo:
Mi accecò con una storia.

Le storie sono potenti.

Shalom Auslander, “Feh”

Le fiabe sono parte fondamentale della nostra architettura mentale, vengono da lontano e ci danno un'immagine del mondo quando ancora non ne abbiamo esperienza; creano standard e aspettative verso gli altri, insegnano comportamenti, definiscono il bene e il male, il bello e il brutto. La loro influenza non si limita ai racconti destinati ai bambini, si perpetua in tutte le narrazioni, così che in romanzi, cartoni animati, serie televisive e film possiamo rintracciare i medesimi schemi e stereotipi.

Tutte le streghe sono brutte e le principesse sono belle, tutte le principesse trovano il loro principe. Di conseguenza tutte le bambine sognano d'incontrare un principe (anche se forse all'inizio neanche sanno cosa sia) e di vivere per sempre felici e contente. Cosa succede però alle bambine disabili, che non possono ballare col principe, non possono salire in carrozzina fino alla cima della torre di Raperonzolo o che hanno un dismorfismo facciale che le rende brutte? Che ne è di queste principesse?

Combinando ricerca letteraria e storia personale, Amanda Leduc esplora i modelli della fiaba classica, le loro origini e la loro riproposizione contemporanea in nuove forme narrative dal punto di vista della disabilità. La sua analisi procede di pari passo con la sua biografia, avvicinando le fiabe classiche di Andersen e dei Fratelli Grimm e la sua infanzia di bambina disabile tra la scuola e l'ospedale, i sogni di ragazzina e le avventure delle principesse Disney, la vita da adulta e i super eroi Marvel e Trono di Spade.

Nelle fiabe tradizionali viene esplicitato un legame tra bellezza, abilità e bontà e bruttezza e cattiveria. Le streghe, gli orchi, i giganti, presentano quasi sempre una disabilità (sono zoppi, orbi, gobbi...) che rende insolito (e descritto come sgradevole) il loro aspetto, e molto spesso è la causa della loro crudeltà e cattiveria. La continua ripetizione di questi modelli - trasversali a molte tradizioni, ma particolarmente radicati nell'Occidente erede della cultura classica - il cui pensiero filosofico coniugava bellezza a bontà - genera un'immagine ideale che esclude o stigmatizza il corpo disabile, non solo caricandolo di valori negativi, ma punendolo, deridendolo e distruggendolo nei gloriosi finali che vedono la fine del cattivo.
In alternativa (ad esempio ne La Sirenetta), la disabilità è posta come un ostacolo alla felicità e all'accettazione da parte degli altri, da superare attraverso prove che dimostrino quanto il protagonista sia meritorio di un intervento magico/divino che lo liberi dal fardello della sua inadeguatezza.

Ma se è questo il trattamento riservato ai disabili nelle fiabe che fondano la nostra immaginazione, come è possibile che nel mondo reale vi sia un atteggiamento equilibrato e positivo nei confronti della disabilità? E come superare l'atteggiamento pietoso nei confronti dei disabili quando vengono continuamente narrati come persone inermi, non in grado di provvedere a loro stesse? (Aggiungo che, se questo vale per tutti i disabili, vale ancora di più per le donne, che pure senza una disabilità subiscono da sempre un giudizio basato sulla loro apparenza fisica e sono ancora ritenute fragili e bisognose di protezione).

Leduc contestualizza le sue ricerche in rapporto col periodo storico, l'esperienza di vita e la cultura degli autori, valuta gli effetti che le proiezioni delle favole hanno prodotto e producono sulla società, il messaggio che trasmettono al pubblico
e le azioni (vissute sulla propria pelle) che generano. Le conseguenze sono a lunghissimo termine e vanno ben oltre il problema della semplice rappresentazione. La stigmatizzazione inizia con le fiabe e prosegue nella socializzazione scolastica e anche nella vita adulta, perché un disabile - a differenza di quanto avviene nelle favole - non subisce una trasformazione magica, e l'ambiente, con le difficoltà fisiche e culturali, continua a essere modellato dallo sguardo generato da quelle storie.

Questa consapevolezza cresce nell'autrice con l'età, i primi passi nel mondo, attraverso un'esperienza all'estero e il drammatico ritorno a casa. Fino a concretizzarsi definitivamente nell'affermazione di Capitan Marvel Io non devo dimostrarti niente, diretta al mondo (e a se stessa), nei confronti del quale si è sempre sentita inferiore, dichiarazione della positività che porta essere sé stessa.

Una delle conclusioni di questo cammino attraverso il bosco incantato delle favole è che i racconti classici rappresentano modelli sociali superati (e, personalmente, trovo non solo dal punto di vista della disabilità) e sono necessarie nuove narrazioni che includano i corpi disabili come un aspetto della varietà della vita, né cattivi né vittime, personaggi che possono aspirare come tutti a essere protagonisti, a un lieto fine non nonostante la disabilità, ma con essa. Nella postfazione è la stessa Leduc a raccontare del Trono di Spade e di re Bran lo Spezzato, evidenziando i lati discutibili e il passo avanti rappresentato dalla crescita del ruolo di questo personaggio, senza cadere mai in un eccessivo ottimismo, ma tenendo conto di ogni possibile risvolto.

Anche se si tratta di un libro non recentissimo (2020), Deforme offre una serie di spunti estremamente interessanti per chiunque voglia studiare le origini culturali della visione della disabilità che ancora sopravvive nella cultura contemporanea e non mancano riferimenti ad altri saggi per approfondire ulteriormente. Anche grazie alla scelta autobiografica è una letttura che appassiona e coinvolge, lo finirete in men che non si dica.

Devo segnalare due inciampi nella traduzione, relativi al settore di cui mi occupo professionalmente: non si parla di linguaggio dei segni ma di Lingua dei Segni (in Italia è stata riconosciuta nel 2021); inoltre, affetto da sordità è un termine medico, fuori da questo ambito normalmente si usano i termini sordo o persona sorda, più adeguati e accettati dalla comunità sorda stessa.
Mi sarebbe anche piaciuto che quel “making space” del titolo originale fosse stato in qualche modo mantenuto nella traduzione, è il nucleo del libro, in fondo.

Ringrazio Nottetempo per avermi inviato il libro.
Grazie anche alla traduttrice Martina Benoni per il suo aiuto.

Ms Rosewater



Photo credit: @lisapavesi

mercoledì 19 novembre 2025

Recensione: "Tre dita" di Massimo Canuti (a cura di Ms Rosewater)

Buongiorno, lettor*! ^^
Oggi spazio a una nuova recensione della nostra Ms Rosewater, che ha letto Tre dita, di Massimo Canuti, edito Uovonero. Una storia di formazione, ambientata nella Seconda Guerra Mondiale, sul figlio di un noto scultore italiano che rende omaggio al padre. Un romanzo che parla di guerra, disabilità e amicizia, basato su una storia vera. Scoprite l'opinione di Ms Rosewater e lasciateci un commentino, se vi va ;)

Tre Dita
di Massimo Canuti


Prezzo: 16,50 € (cop. flessibile)
Pagine: 192
Genere: narrativa ragazzi
Editore: Uovonero
Data di pubblicazione: 19 settembre 2025
Acquista su: IBS, laFeltrinelli (link aff.)

"Tre dita" è un romanzo di formazione ambientato durante la seconda guerra mondiale, che racconta la storia di Nado, un ragazzino di undici anni che vive nel piccolo paese di Bettolle, in Toscana. La narrazione, intrisa di ironia e malinconia, segue le vicende di Nado, segnate da un evento drammatico: l'esplosione di una bomba che gli porta via sette dita. Questo incidente diventa il simbolo della sua lotta per crescere e trovare un senso in un mondo sconvolto dalla guerra.

Massimo Canuti
ha realizzato un desiderio di molti, scrivere un libro con protagonista il proprio papà, ripercorrendo una parte della sua infanzia, decisiva per l'uomo che diventerà.
È entusiasmante parlare di qualcuno che conosciamo e amiamo, dal quale abbiamo appreso molti dei fatti narrati (Canuti puntualizza di aver preso spunto dalla realtà, alla quale ha aggiunto elementi inventati), ma anche insidioso: con un carattere “immaginario”, per quanto sia parte di noi, manca il legame determinante che c'è con una persona con la quale condividiamo una relazione al di fuori della pagina scritta, permettendoci di mantenere la giusta distanza e rinunciare a un'eccessiva indulgenza e protettività nei suoi confronti.

Tre DitaNado Canuti (che da grande sarebbe diventato un noto scultore), nato in una piccola frazione di Sinalunga, chiamata Bettolle, nella provincia di Siena. Durante gli ultimi anni del secondo conflitto mondiale, i tedeschi occuparono Bettolle e vi stabilirono un presidio. Nado è un bambino vivace e spensierato, ha un gruppo di amichetti che frequenta assiduamente e con loro combina scherzi a ogni occasione. La sua mamma è una sarta, fervente cattolica che passa moltissimo tempo a pregare, mentre il papà (non altrettanto devoto) ha un piccolo saponificio artigianale. La guerra sembra lontana dal mondo dei bambini: c'è il razionamento, l'Italia è governata da un regime autoritario, il preside della sua scuola aderisce ai valori del governo fascista, ma Nado è convinto che tedeschi e italiani siano buoni alleati e che i primi non farebbero mai nulla di male a lui e alla gente di Bettolle; anche quando la vita gli riserva non poche brutte sorprese, fatica ad accettare la forma che il suo mondo sta assumendo (o ha avuto da quando Mussolini è salito al potere in Italia). Per lui, salvato da un soldato tedesco che lo ha portato in ospedale quando una bomba gli è esplosa letteralmente in mano trasformandolo in Tre Dita, comprendere le dinamiche del conflitto e il perché dei diversi schieramenti non è facile: dopotutto, a casa il pane - per quanto poco - non manca mai, Bettolle non è mai stata bombardata, i soldati occupanti sono ragazzi che giocano a calcio nel campo della scuola, e il perché alcuni uomini spariscano dal paese per recarsi nei boschi è un mistero.

Nelle intenzioni dell'autore, il libro doveva probabilmente essere non solo il racconto dell'infanzia del padre in un difficile bilanciamento tra persona e personaggio, ma anche dell'assurdità dei conflitti nonché la crescita e la presa di coscienza di Nado, la fine dell'infanzia e il diventare grande. Una trasformazione dolorosa e necessaria, simboleggiata proprio dalla drammatica perdita fisica. La metamorfosi inizia proprio con l'esplosione, da lì sarà un progressivo crollo a cui seguirà la ricostruzione di un universo in cui Nado lascia il posto a Tre Dita. Un progetto ambizioso, che rimane in parte incompiuto a causa della voce del protagonista che non raggiunge una propria unicità, un carattere riconoscibile. Nella letteratura per ragazzi i termini vengono semplificati per renderli digeribili al giovane pubblico che ancora non conosce determinati elementi storici. Vengono alleggeriti alcuni particolari (ricordo il bellissimo Irma Kohn è stata qui, di Matteo Corradini, recensito qualche anno fa, in cui una vicenda forse più estrema è stata resa in modo chiaro senza ricorrere a eccessive spiegazioni storiche), si utilizzano ellissi che fanno intuire di cosa si parla pur non nominandola direttamente, attraverso la descrizione di quanto vede il bambino e a cui il lettore arriva a dare significato.

Canuti però fa un uso continuo ed esagerato di queste tecniche, ottenendo un effetto quasi omertoso. Tre Dita vede gli effetti spaventosi della guerra prima di tutto su sé stesso, ma li nega dandosi spiegazioni eccessivamente infantili per la sua età; è forzatamente innocente, come quando non capisce la battuta volgare di un amico del suo gruppo di amici che paragona i fichi a parti del corpo femminile o quando supera con eccessiva filosofia la perdita di una mano e due dita (e altri eventi drammatici), come se bastasse andare avanti per superare il trauma. Uno dei suoi amici si unisce alla Resistenza, ma Tre Dita sembra ignorare di cosa si tratti. In sintesi, il protagonista racconta come un bambino più piccolo della sua età, evita addirittura di nominare Hitler, un nome che fa paura e potrebbe suscitare troppe domande da parte dei giovani lettori, preferisce dargli un soprannome, “il baffetto”.

Pure il tema della disabilità viene aggirato. Infatti, dopo il suo incidente, Nado non sembra accusare il colpo, continua a vivere come se niente fosse. Solo in due occasioni descrive un rapportarsi agli oggetti diverso da quello dei compagni e fa cose che (ammette lo stesso Canuti) non sarebbero state possibili a un bambino con sole tre dita; tuttavia, nessuno dei suoi amici gli fa da domande, nessuno vuole parlarne. In termini psicologici potremmo parlare di negazione.

Tre Dita, poi, ha la funzione di un narratore onnisciente che è a conoscenza del futuro di Nado: per questo motivo, che parli con la voce di un bambino suona stonato.

Nonostante questi punti deboli, non si può bocciare totalmente Tre Dita, perché è bello parlare del proprio papà, l'affetto dell'autore è trasparente, e questa storia con più coraggio potrebbe essere davvero un libro bellissimo. Nado Canuti è un personaggio da conoscere, online troverete diversi video e interviste che raccontano la sua vicenda e mostrano le sue opere.

Ringrazio Uovonero per avermi inviato il libro.

Ms Rosewater


Photo credit: @lisapavesi

mercoledì 16 luglio 2025

Inclusion Books: "Semplicemente Maria" di Jay Hardwig (a cura di Ms Rosewater)

Buongiorno, lettor*! ^^
Oggi rispolveriamo questa bella rubrichetta, nata per parlare di letteratura e disabilità (se volete saperne di più, vi rimando al primo post dedicato QUI) e scopriamo insieme alla nostra Ms Rosewater un romanzo edito Uovonero, che come saprete è una casa editrice che ha a cuore tematiche inclusive. La storia si intitola Semplicemente Maria e sono certa che in qualche modo, anche solo leggendo la recensione che segue, troverà il modo di colpirvi. Fateci sapere nei commenti cosa ne pensate ;)

Semplicemente Maria
di Jay Hardwig

Prezzo: 16,50 € (cop. flessibile)
Pagine: 192
Genere: narrativa ragazzi
Editore: Uovonero
Data di pubblicazione: 28 febbraio 2025

Maria non vuole apparire strana o indifesa. Non vuole essere fantastica né una fonte di ispirazione. Maria vuole essere semplicemente normale. Questa è la storia di Maria Romero, un'undicenne cieca che cerca in tutti i modi di essere normale. Ma è difficile essere normale quando i tuoi occhi sono di vetro e impugni un bastone bianco. Ed è ancora più difficile passare inosservata quando hai un vicino e compagno di classe come JJ Munson, un ragazzino asmatico e sovrappeso un po' stravagante che coinvolge la riluttante Maria in una serie di sfide per dimostrare le loro abilità come dilettanti investigatori privati. Quando una giovane ragazza scompare, questa nuova amicizia e il coraggio di Maria saranno messi a dura prova in modi del tutto inaspettati.

La vita di un'adolescente cieca è dura e Maria Romero ne sa qualcosa. Nata con tumori agli occhi, non ha mai visto e non sa cosa sia, anche se - a giudicare da come ne parla la gente intorno a lei - deve essere una gran bella cosa. Per questo non ha rimpianti o recriminazioni, ma certo, essere cieca rende più complicato dimostrare di essere autonoma e carica sua madre di ansia - non la lascia mai sola in casa per più di 10 minuti. Nella durissima competizione scolastica per la notorietà, Maria parte svantaggiata, oggetto di pietismo ma anche insofferenza da parte delle compagne “in” che la usano per mettersi in buona luce con i professori, ma sostanzialmente la ignorano. Pur essendo consapevole delle dinamiche che la coinvolgono, come ogni adolescente desidera essere accettata e far parte di un gruppo, e per ottenere ciò vuole uniformarsi alle aspettative sociali, restare nel solco di quella che è ritenuta la normalità.

Maria ci crede veramente alla normalità, ma quando il suo vicino JJ, un ragazzo bizzarro e poco popolare (ma anche l'unico che la tratta davvero alla pari), arriva alla sua veranda con l'idea di fondare un'agenzia d'investigazioni, scompiglia i suoi programmi e la trascina alla scoperta di sé stessa.

Jay Hardwig assume il punto di vista di un'adolescente disabile con le stesse aspettative dei suoi coetanei, ma che desidera ancora più degli altri indipendenza, autonomia, accettazione. Tra prove bizzarre, incomprensioni, momenti di tensione e situazioni comiche, Maria smonta gli stereotipi zuccherosi e abilisti che vorrebbero le persone disabili eterne bambine, incapaci di sbagliare, di ferire, di crescere, persone speciali, un'etichetta che Maria rifiuta dalle prime pagine. La naturalezza con la quale parla della cecità, risponde alle curiosità che le persone vedenti potrebbero avere e racconta di come impara, si muove e conosce il mondo che la circonda, è l'antidoto ai tabù che ancora avvolgono la disabilità e che perfino oggi creano pericolosi imbarazzi in chi non l'ha mai incontrata.

Al termine delle sue avventure con JJ, Maria sarà cresciuta, avrà scoperto una nuova parte di sé e avrà imparato ad accettarsi più profondamente, semplicemente Maria non per essere “normale”, ma per essere sé stessa.

Maria e JJ sono personaggi complessi, per niente scontati, coinvolgenti, riescono a cogliere le sfumature - positive o negative - dell'adolescenza e anche se privo di colori e descrizioni visive, il mondo della dodicenne cieca è vivido e palpabile, concreto. Mancano la vittimizzazione e la pietà, mancano le lacrime e i buoni sentimenti da due soldi, gli argomenti “scottanti” vengono affrontati in modo diretto e sincero e anche questo farà sentire i lettori più vicini ai giovani protagonisti.

Uovonero (che ringrazio per avermi inviato una copia del libro), ha aggiunto un altro titolo che racconta in modo originale e moderno la disabilità (non solo la cecità), scardina credenze e pregiudizi, scritto per i ragazzi ma decisamente adatto anche agli adulti. Bel colpo.
Ms Rosewater



Photo credit: @lisapavesi

venerdì 9 agosto 2024

Inclusion Books: "Malintesi" di Bertrand Leclair (a cura di Ms Rosewater)

Buon pomeriggio, lettor*! ^^
Siamo nel periodo più caldo dell'anno, decisamente, e anche la più semplice delle attività sembra un'impresa immane. Come state affrontando voi questo mese di agosto e queste temperature da record? Intanto, la nostra Ms Rosewater ci regala una nuova recensione, un libro intenso, che tratta di disabilità e che finisce dritto dritto nella nuova rubrica Inclusion Books. Scopritelo qui sotto e lasciateci un commento, se vi va ;)

Malintesi
di Bertrand Leclair

Prezzo: 9,49 € (eBook) 16,00 € (cop. flessibile)
Pagine: 176
Genere: narrativa contemporanea
Editore: Quidlibet
Data di pubblicazione: 17 ottobre 2019

Nato sordo negli anni Sessanta in una cittadina della provincia francese, Julien Laporte viene educato secondo i precetti del metodo "oralista": lunghe sedute di logopedia, complicati apparecchi acustici, e soprattutto nessun contatto con la lingua dei segni. A diciotto anni fugge di casa e in un bar di Parigi, tra attivisti sordi e militanti gay, scopre l’esistenza della lingua dei segni. Questa è la storia della sua liberazione: da un padre che si ostina a volerlo "guarire", da una madre ammutolita dai sensi di colpa e da tutta una famiglia devastata – non dalla sordità ma dai più banali malintesi, appunto, tra genitori e figli, per l’incapacità dei primi ad amare i figli così come sono. Nella vicenda di Julien la sordità non è solo l’elemento deflagratore di meccanismi solitamente invisibili nel romanzo famigliare, ma è anche il pretesto per raccontare una grande e sconosciuta storia: quella dei sordi e della loro liberazione attraverso la lingua dei segni. Pochi sanno che questo magnifico e inventivo linguaggio, elaborato in pieno Illuminismo, è stato di fatto bandito in Europa per più di un secolo, dopo il Congresso di Milano del 1880. Padre a sua volta di una ragazza sorda, Leclair rivela anche l’impasse in cui è finito: sono i suoi stessi personaggi a tirarlo in ballo, ora per accusarlo, ora per assolverlo. A metà strada tra autofiction, inchiesta e romanzo, Malintesi è dunque anche il racconto della difficoltà di scrivere, di essere genitore, di sopravvivere a quei pericolosi e pericolanti castelli di carte che sono tutte le famiglie.

Bisogna prenderne atto, quando si scrive di sordità i francesi lo fanno meglio. Francese era il primo libro sull'argomento che lessi, Il grido del Gabbiano, di Emmanuelle Laborit, e francese è questo romanzo, in cui lei, adulta, ormai direttrice dell' IVT di Parigi, torna in un breve frammento che collega quell'autobiografia (che raccontava la sua infanzia, la scoperta della Lingua dei Segni e la nascita dei movimenti degli anni 80 che in Francia hanno portato alla crescita di una comunità Sorda culturalmente attivissima e avanzata) a questo romanzo del 2019.

Bertrand Leclair, udente, genitore di una ragazza sorda, sceglie di parlare dell'altra faccia di questa condizione, cioè della famiglia, attraverso la storia di un altro padre, non sappiamo se reale o immaginaria, ambientata qualche generazione prima.

Yves Laporte è il suo temibile alter ego: ex partigiano, ambizioso, un uomo che ha sognato e programmato una vita di successo tutto sommato non dissimile da quella di un borghese di inizio secolo: la moglie relegata alla crescita dei figli, due maschi che avrebbero preso il suo posto e proseguito il lavoro nella tipografia di famiglia, lui occupato a crescere economicamente, a farsi una posizione, a diventare. Finché, la scoperta della sordità del secondogenito Julien scuote i suoi sogni, cambia le simmetrie, sovverte l'esistenza di Yves. Il suo futuro non è più legato al successo professionale e, ispirato dalla controversa figura di Graham Bell, ingaggia la sua battaglia personale contro la sordità.

La vita di Julien segue così un sentiero che fino a poche decine di anni fa, prima che gli studi linguistici di Stokoe che portarono al riconoscimento della Lingua dei Segni come una lingua appunto, con la cultura che porta con sé, sembrava inevitabile: un calvario all'inseguimento dell'emissione vocale, ossessione degli udenti per cancellare il silenzio, come se parlare eliminasse la sordità; la fatica a imparare la lingua degli udenti, a leggere e scrivere, una condizione di iperprotezione, il destino segnato di una scuola professionale mentre il fratello udente studia all'università.

Ma, come per Emanuelle Laborit, anche Julien un giorno scopre i Segni e la sua vita cambia sconvolgendo, ancora una volta, i Laporte e portandoli al declino, erodendo i legami con i genitori e i fratelli.

Leclair affonda le mani nelle dinamiche di un nucleo famigliare che sposta il suo centro di gravità sulla disabilità di un figlio e si disfa nel momento in cui il povero disabile smette di essere tale, smette di sentirsi debole, scoprendo così di essere più forte di coloro che lo circondano. Lo scrittore conosce questo territorio e nei fragili, insopportabili genitori di Julien specchia le proprie paure e sentimenti inconfessabili, come la delusione, l'ansia di rendere il proprio figlio come tutti gli altri perché non si riesce a immaginare una vita indipendente e piena per un disabile.

Pensieri difficilissimi da esternare, da accettare, che fanno sentire “cattivi” e soli ancora troppi genitori. Pensieri da non nascondere ma ai quali non abbandonarsi, pena la resa della realtà a impossibili fantasie e malintesi che finiscono per distruggere e avvelenare i rapporti, anche i più importanti.

Con il suo stile denso Bertrand Leclair riesce a rappresentare in queste poche pagine il mondo delle madri e dei padri, a riconoscere le loro angosce senza giustificare gli errori che portano a pensare che i figli debbano somigliargli per essere felici, invece di accettarli come sono, una visione che si allarga ben oltre il tema della disabilità.

Ms Rosewater

martedì 17 ottobre 2023

Nuova rubrica: Inclusion Books - "Mostraci chi sei" di Elle McNicoll (a cura di Ms Rosewater)

Negli ultimi anni l'editoria ha introdotto sempre più tematiche che assumono valore sociale, a partire soprattutto dai libri per ragazzi, e tra queste la disabilità e le neurodivergenze occupano una fetta considerevole. Se in passato i libri su questi temi erano soprattutto di testimonianza (basti citare Temple Grandin e la sua opera sull'autismo), la narrativa era dominata da autori che spesso conoscevano la disabilità e la neurodivergenza solo per un interesse personale. Oggi leggiamo storie scritte da chi vive queste condizioni in prima persona (qualcuno ricorderà Una specie di scintilla recensito qualche tempo fa su questo blog) o la frequenta come operatore, studioso, talvolta genitore.
Questo cambiamento è importante perché l'espressione di disabili e neurodivergenti passa attraverso linguaggi letterari narrativi e artistici, nascono personaggi che si fanno non solo tramite di un nuovo immaginario in cui riconoscersi ma anche di un linguaggio nuovo, e ci danno una misura di come stia cambiando la visione della disabilità in generale.
Un romanzo o un racconto che parla di questi argomenti non è più interessante solo per l'opportunità che offre di avvicinarsi a questi temi, viene sottoposto anche a un'analisi letteraria (per quanto semplice).

Per tutti questi motivi ci è sembrato interessante proporre questa rubrica su letteratura e disabilità, e il recente Premio Strega (che prima o poi recensiremo) conferma il crescente interesse per questi argomenti.
Non possiamo assicurare una frequenza fissa, ma vogliamo recensire libri soprattutto di narrativa, anche se non mancheranno saggi e fumetti, e soprattutto opere di autori disabili o neurodivergenti, ma pure di scrittori che senza un coinvolgimento personale sono in grado di raccontarle.

Ms Rosewater
(assistente alla comunicazione per studenti sordi e pluridisabili)

Mostraci chi sei
di Elle McNicoll

Prezzo: 16,00 € (cop. flessibile)
Pagine: 329
Genere: narrativa ragazzi
Editore: Uovonero
Data di pubblicazione: 31 marzo 2022
Acquista su: IBS, laFeltrinelli (link aff.)

Quando Cora, ragazza neurodivergente, viene trascinata controvoglia a casa del capo di suo fratello, non si aspetta certamente di trovare un nuovo amico: Adrien, il figlio dell'intimidatorio CEO di Pomegranate Technologies. Passo dopo passo entrerà a far parte della vita del ragazzo, e verrà irresistibilmente attratta dai misteriosi progetti dell’azienda di suo padre. Pomegranate sta usando l'IA per creare degli ologrammi - i Gram -, del tutto identici alle persone reali di cui sono una copia virtuale. Una vera rivoluzione tecnologica, non priva di conseguenze controverse. Scavando più a fondo, però, Cora scoprirà segreti ancora più oscuri...

Elle McNicoll aveva di fronte la prova del nove per molti autori, scrivere il secondo romanzo (o album musicale o film...) dopo un esordio di grande successo. Avrebbe potuto semplicemente ricalcare le orme di Una specie di scintilla e rimanere in un territorio sicuro, ripetendo gli schemi e assicurandosi comunque il successo. Ha scelto, invece, di crescere e osare, scrivendo un romanzo che tratta di neurodivergenza allargando il punto di vista alla percezione dei famigliari, al loro rapporto con la condizione dei figli e toccando temi complessi come quello del lutto e di come affrontarlo con i ragazzi (tutti).

Le trame di quest'autrice non sono semplici e lineari, se il precedente libro ci aveva sorpreso per la ricchezza di immagini e l'idea d'intrecciare la caccia alle streghe dei secoli passati alla neurodivergenza e alla disabilità, in questo va a fondo di questioni spinosissime come la possibilità di eliminare (anche se virtualmente) caratteristiche (compresi ADHD e autismo) che rendono ogni persona sé stessa ma che ancora rappresentano sia una sfida alle relazioni di qualsiasi tipo (genitori e figli, amici, ecc.) sia un'eccezione alla presunta norma.

Cora è la giovanissima protagonista, autistica come Addie di Una specie di scintilla, ma con un carattere e una storia molto diversi: la sua infatti è una famiglia modesta che non sembra avere tutti gli strumenti e la risolutezza per affrontare le difficoltà che la ragazza incontra quotidianamente fuori di casa. E se pure entrambe le ragazze non parlano a casa del bullismo cui sono sottoposte a scuola, Addie era certamente meno sola di Cora, che impara a rispondere a tono alle compagne che la emarginano e la sfruttano, nonché ai docenti che la escludono da attività prestigiose ritenendola non adatta a causa della sua neuro divergenza.

La perdita della madre inoltre, ha reso la famiglia ancora più fragile e il padre e il fratello di Cora, Gregor, pur volendola proteggere, non riescono a darle il supporto che sta cercando. È proprio Gregor, programmatore presso l'Istituto Melograno, a coinvolgere la sorella in un progetto che promette di annullare il dolore della separazione e della morte di chi ci è caro, e sempre grazie a lui Cora fa la conoscenza di Adrien, figlio del fondatore del Melograno, del quale diventerà la migliore amica. Sono entrambi neurodivergenti, lei autistica e lui con ADHD, lei riflessiva, non ama la folla e detesta le occasioni sociali, lui impulsivo, brillante, interessato a nuove esperienze. Ma sono proprio le rispettive differenze ad avvicinarli.

L'autrice combina una classica storia di crescita e amicizia adolescenziale con elementi della fantascienza in un racconto dalle sfumature cupe che dà corpo alla domanda che lei stessa si è forse posta “Vorrei non essere autistica? Vorrei essere come gli altri?” e che ribalta anche sui genitori; la risposta non è univoca, come nella vita reale. Gli adulti, d'altronde, sono i primi responsabili delle fatiche dei ragazzi, nella migliore delle ipotesi sono incapaci di aiutarli e nella peggiore li sfruttano o si vergognano di loro e li vorrebbero diversi, tutti conformi a un'ipotetica normalità.

Mostraci chi sei rappresenta l'ingresso nel mondo adulto dei giovani neurodivergenti attraverso i riti di passaggio che sono di tutti: l'amicizia, la diffidenza verso il mondo adulto e, soprattutto, la perdita che non si può riparare e il dolore che resta per sempre. Questa consapevolezza fa diventare grande Cora, capace di far sentire la propria voce al mondo interpretando il desiderio dei coetanei di essere solo sé stessi e poter seguire le proprie aspirazioni senza dover subire discriminazioni.

Un romanzo per ragazzi e non solo, complesso e stimolante, del quale non mi hanno convinto solo la blanda caratterizzazione dell'ADHD di Adrian - indistinguibile da un ragazzo mediamente vivace - e l'eccessivo ottimismo nel finale, che tuttavia esprime la fiducia di McNicoll nella società civile e la speranza in un futuro che riconosca pari dignità ad ogni tipo di mente.
Ms Rosewater


Photo credit: @lisapavesi

venerdì 7 luglio 2023

Milk, Cookies&Books: libri a merenda - "Divergente" di Vitoria Grondin (a cura di Ms Rosewater)

Buon pomeriggio! ^^
Nuovo appuntamento con la rubrica dedicata a bambini e ragazzi. Oggi la nostra Ms Rosewater ci parla di un altro bellissimo titolo della casa editrice Uovonero: Divergente, di Victoria Grondin. Una storia originale, una narrazione distopica per raccontare ai giovani, ma anche agli adulti, il punto di vista di un disabile in maniera schietta e toccante. Leggete la recensione e lasciateci un commento, se vi va.
Un ringraziamento alla casa editrice per questa collaborazione e per la copia omaggio in cambio di un'onesta opinione.

Divergente
di Victoria Grondin

Prezzo: 15,00 € (cop. flessibile)
Pagine: 160
Genere: narrativa bambini, ragazzi, distopico
Editore: Uovonero
Data di pubblicazione: 28 aprile 2023
Acquista su: IBS, laFeltrinelli (link aff.)

Immagina di vivere in un universo all’incontrario, dove l’intera popolazione è autistica: ogni cosa è perfettamente organizzata e tutto il mondo è progettato secondo le particolari esigenze degli individui che lo popolano. E poi c’è Guillaume, che è venuto al mondo con la sindrome di Wing: gli piace chiacchierare del più e del meno e parlare per metafore, a volte è irrazionale e poco obiettivo e non ha interessi che assorbano tutta la sua attenzione, ma ama guardare negli occhi le persone e scoprire le loro storie. Insomma, nella nostra realtà sarebbe un adolescente perfettamente tipico; ma qui no, è disabile, divergente: un’etichetta difficile da portare. A scuola è messo in disparte, e quasi preferisce così; tanto tutti lo guardano con fastidio, pena o addirittura disgusto. Benvenuto nella complicata esistenza di Guillaume! Lo aspetta un futuro noioso e solitario, senza alcuna prospettiva; almeno finché non incontra Grace, la ragazza che sembra l’unica persona in tutto il mondo capace di capirlo davvero.

Se fossero i disabili la maggioranza?
Se la normalità fosse rappresentata da quella che in questa dimensione è l'eccezione? Victoria Grondin non è certo la prima a chiederselo (ricordo il racconto di H.G. Wells, Nel paese dei ciechi, e più di recente un video che ipotizzava un mondo abitato in prevalenza da persone sorde in cui si aggirava, un'udente, incapace di comunicare), tuttavia l'idea di un mondo in cui l'autismo sia la condizione prevalente e la divergenza sia rappresentata da coloro che autistici non sono, è affascinante e incuriosisce moltissimo.

In questa realtà distopica il protagonista, Guillaume, è un Divergente, affetto dalla Sindrome di Wing: la sua mente non è come quella degli altri, non ha bisogno di logogrammi per ricordare la routine in bagno, non ha ipersensibilità particolari agli stimoli sensoriali, non ha bisogno del GPS (Guida ai Problemi e alle Soluzioni) per affrontare gli imprevisti. Guillame è ben consapevole della propria diversità, sin da bambino ha subito dolorosi confronti col fratello gemello William, il percorso diagnostico, terapeutico e tanti, inutili tentativi di cura a cui è stato sottoposto e che lo hanno traumatizzato e fatto crescere anzitempo. Sa molto bene di non poter essere come gli altri Convergenti e ha già, purtroppo, ben compreso quale sarà il suo destino. Quando a scuola arriva una nuova compagna che dimostra interesse per lui, sembra che il suo riscatto sia arrivato.

La fantascienza e il fantastico sono da sempre un modo per parlare del presente e Divergente, utilizzando le spoglie e i temi classici della narrativa per ragazzi e di formazione (la famiglia e la crescita, la musica, l’amore), parla dell’emarginazione che purtroppo accompagna quasi sempre la disabilità, fornendo un quadro asciutto e impietoso di come sia stata in passato e - in parte - tutt’ora sia, la vita di ragazzi autistici e disabili in generale.

Victoria Grondin, che conosce profondamente l'autismo, gioca a ribaltare alcuni capisaldi della storia scientifica e della diagnosi di questa condizione: così la teoria della mente e il DSM (manuale diagnostico) servono a stabilire a definire la divergenza dalla norma autistica; allo stesso modo la teoria delle Madri Frigorifero che vedeva l'origine dell’autismo in un atteggiamento poco empatico e affettuoso da parte della madre appunto, diventa il suo opposto, costringendo i genitori di Guillaume a bandirlo dalla vita familiare per cercare di guarirlo (non manca un accenno alla bufala dei vaccini*, oggi definitivamente confutata), in una ricerca ostinata e fallimentare sponsorizzata sopratutto dai medici, mossi talvolta da buone intenzioni ma incapaci di accettare il fatto che la Sindrome di Wing sia una condizione e non una malattia, e che i divergenti siano persone come tutte le altre anche se la loro mente funziona differentemente.

Con l'arrivo di Grace la struttura perde il suo carattere fantascientifico/distopico e inizia a ruotare attorno alla musica, jazz e rock sopratutto, ai nomi di dischi, a testi di canzoni in cui l'autrice trova parole ancora attuali per definire la vicenda del suo protagonista. Anche questa non è una novità (come pure la trama romantica), ma è attuata molto abilmente, rivelando una conoscenza non banale della musica di cui parla.

Guillaume è un personaggio dotato di dolcezza e rabbia, la stessa dei ragazzi disabili che s’incontrano nelle scuole e a cui non si dà quasi mai modo di esprimersi. Marginalizzati e umiliati da programmi scolastici troppo rigidi o troppo elementari e spesso da operatori non interessati a valorizzarli e a scoprire le loro qualità, destinati a occupazioni di bassa qualificazione e basso reddito (ammesso di trovare un lavoro), sono ancora considerati un peso in una società che li annichilisce. Lui, immerso in un mondo di Convergenti che eccellono in una o più discipline, produttivi e vincenti, rivendica anche il diritto di essere sé stesso senza cercare di somigliare agli altri, criticando implicitamente il sistema che vuole il disabile capace di gesti eccezionali per giustificare la propria esistenza, desideroso di superare la propria disabilità ammettendone di fatto l’inopportunità. Guillaume è disabile e non se ne vergogna, vorrebbe solo essere accettato così com'è.

Se proprio volessi trovare un difetto in questo racconto direi che nella seconda parte la pressione della società autistica si perde un po', ma è proprio l'unica piccola stonatura. Per il resto Divergente è originale (anche per il finale adulto), capace di raccontare il punto di vista di un disabile a ragazzi e adulti con intelligenza, senza pietismo ma, anzi, con disincanto e totale sincerità.

Un libro in grado di creare curiosità nei giovani e aiutare a superare gli stereotipi e la commiserazione che ancora affliggono la visione della disabilità.

Ringrazio Uovonero per la copia del libro inviatami.

Ms Rosewater


Photo credit: @lisapavesi

venerdì 14 aprile 2023

Milk, Cookies&Books: libri a merenda - "Il pesce che scese dall'albero" di Francesco Riva (a cura di Ms Rosewater)

Buon pomeriggio, lettor*! ^^
In questo nuovo appuntamento con la rubrica dedicata a bambini e ragazzi, la nostra Ms Rosewater ci parla di un testo molto particolare, Il pesce che scese dall'albero, una storia autobiografica di un ragazzo dislessico. Scoprite di più nella recensione e non dimenticate di lasciarci un commento ;) A presto!

Il pesce che scese dall'albero
di Francesco Riva

Prezzo: 5,99 € (eBook) 8,90 € (cop. flessibile)
Pagine: 168
Genere: narrativa ragazzi, bambini
Editore: Sperling&Kupfer
Data di pubblicazione: 18 febbraio 2020
Acquista su: IBS, laFeltrinelli

Alle elementari Francesco è un disastro: non ricorda i mesi dell'anno, confonde le lettere e non riesce proprio a imparare le tabelline. L'ora di matematica - la sua bestia nera - la passa a disegnare, relegato in fondo all'aula. Finché arriva la maestra Diana, che capisce tutto: quello scolaro non è né pigro né poco intelligente, forse è dislessico. I test confermano in pieno i sospetti, ma la supermaestra ha già escogitato un piano strategico: il bambino non studierà leggendo i libri, ma ascoltando e, per esercitare la memoria, recitando. La strada non è sempre in discesa: non tutti gli insegnanti sono così preparati e ingegnosi, non tutti capiscono che, per lui, la calcolatrice non è il rimedio alla fatica di moltiplicazioni e divisioni, ma uno strumento indispensabile come sono gli occhiali per un miope. Ci vuole ostinazione, e anche qualche battaglia, per affermare i propri diritti. Ma intanto Francesco è diventato così bravo a recitare da entrare in un'accademia teatrale. E al momento di realizzare il suo primo spettacolo, mette in scena la storia più bella che conosce: quella di un bambino che, con la sua creatività e il suo talento, ha annientato l'orco-dislessia. Un'idea che porterà più di una sorpresa. Un libro dedicato ai tanti ragazzi che si sentono stupidi perché sono lenti a leggere, scrivere o fare i calcoli, e non sanno che la dislessia non è una malattia, ma solo un diverso modo di funzionare del cervello. Un modo che può rivelarsi originale e a volte geniale, come è stato per Einstein, Agatha Christie, Walt Disney, Mika e tantissimi altri. Prefazione di Giacomo Stella.

Francesco Riva è un giovane attore di origine toscana, ma milanese d'adozione. La dislessia fa parte della sua vita e per lungo tempo ha rappresentato un incubo, rendendolo spaventato e smarrito; la strada per superare l'insicurezza e arrivare ad accettare questa condizione come parte di sé è stata lunga e in questo libro Riva ci racconta la sua storia, dai primi segnali, alla diagnosi, alla vita dopo gli anni della scuola.

Capita ancora, anche se molto meno rispetto al passato, che uno studente sia sopraffatto dalla sensazione di essere l'unico a fare fatica, sia confuso e convinto di essere uno stupido, e anche al nostro autore è successo: la diagnosi di dislessia arrivò quando Francesco era alle elementari e fu per lui e la sua famiglia una liberazione, diede una spiegazione alle sue disavventure didattiche e una prospettiva da cui ripartire e, anche se non ha reso le cose più semplici, lo ha rassicurato sulla sua intelligenza e le sue capacità.

Dalla scuola primaria, con l'incontro fondamentale con la maestra Diana, alle medie, alle superiori, Riva ha acquisito la consapevolezza delle proprie possibilità e dei propri diritti (cosa non scontata), affinato tecniche di studio e per risolvere i compiti scolastici, costruendo dentro di sé sufficiente sicurezza per non temere più (o temere molto meno) la dislessia. E proprio la maestra Diana, con le sue lezioni creative fece nascere in lui l'interesse per il teatro, una passione che è cresciuta fino a diventare un lavoro che gli ha permesso di raccontare sé stesso e quindi anche la dislessia.

Francesco rivive il suo (per ora breve) percorso di vita, non solo la scuola ma le sue vicende personali e di crescita, con leggerezza, humor e serietà: la dislessia è trattata senza il linguaggio abilista che spesso tocca sopportare da parte dei media, fatto di termini come combattere, superare, vincere, che finiscono per far sentire il dislessico (o il sordo, l'autistico...) sbagliato, mancante in qualcosa, come se dovesse raggiungere gli stessi obiettivi degli altri se non vuole continuare a vivere una condizione d'inferiorità; i momenti allegri si alternano a quelli difficili, i successi ai fallimenti, come nella vita di chiunque.

Per chi non conosce la dislessia questo testo è un'introduzione ideale, che ne svela alcuni meccanismi (ho trovato particolarmente interessanti i passaggi in cui l'autore descrive in pratica come la dislessia influisce nella sua percezione e le tecniche pratiche di calcolo che lui stesso aveva elaborato), mentre per chi è dislessico sarà una lettura rassicurante, che fa sentire capiti, meno soli e dà la certezza che niente finisce con la scuola, che la dislessia non è una condanna e si può vivere felici e sviluppare i propri talenti anche con questa compagna di strada.

Consigliato a ragazzi, genitori e (soprattutto) insegnanti! 
Ms Rosewater

LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...