coffee_books
Visualizzazione post con etichetta narrativa storica. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta narrativa storica. Mostra tutti i post

martedì 14 novembre 2023

Review Party: "Lavinia" di Ursula K. Le Guin

Buon pomeriggio, lettor*! ^^
Oggi vi porto la recensione di un altro libro bellissimo letto negli ultimi giorni, Lavinia, di Ursula K. Le Guin, ritradotto e pubblicato in nuova veste da Oscar Mondadori. Era da un po’ che non mi concedevo un retelling, ma non potevo proprio dire di no a Le Guin, un’autrice che amo tantissimo.
Ringrazio la casa editrice per la copia digitale in cambio di un’onesta opinione.

Lavinia
di Ursula K. Le Guin

Prezzo: 7,99 € (ebook) 14,00 € (cop. flessibile)
Pagine: 312
Genere: retelling, mitologia, narrativa storica
Editore: Mondadori
Data di pubblicazione: 7 novembre 2023
Acquista su: IBS, laFeltrinelli (link aff.)

Unica figlia del re latino, la giovane Lavinia è corteggiata da Turno, re dei Rutuli. Il suo destino però è quello di sposare il principe esule venuto dall'Oriente, Enea, e da lui generare una stirpe che governerà il mondo. Un legame da cui nascerà un impero, ma al prezzo di un conflitto sanguinoso. Nonostante sia un personaggio cruciale nell'Eneide, in tutto il poema Lavinia non pronuncia una sola parola. Duemila anni dopo, finalmente Ursula Le Guin restituisce la voce alla principessa italica. Prendendo in mano la propria sorte, la giovane svela ciò che Virgilio ha taciuto: la storia della sua vita, l'amore della sua vita. Lavinia è una rilettura attuale ed emozionante degli ultimi sei libri dell'Eneide: un romanzo di austera bellezza che, come la migliore epica classica, parla di guerra e di passioni, intessendo un racconto ricco di dettagli e immaginazione, premiato con il Locus nel 2009.

Ultimamente i retelling dedicati a personaggi storici famosi, tratti dalla mitologia greca o da classici famosi, si sprecano. In questa vastità di testi, che spesso e volentieri sono scritti per seguire una moda e che poco apportano realmente a noi lettor*, emerge un libro come Lavinia, che vide la luce nel 2008 per la prima volta e che quindi può definirsi precursore di moltissimi retelling più moderni. Ursula K. Le Guin, però, precorritrice si può dire ci sia nata. Qualunque cosa lei abbia scritto anticipa i tempi e si impone come caposaldo per le tendenze future. Anche Lavinia dimostra quanto l’autrice sia geniale, perché la sua protagonista non è il genere di protagonista che si trova solitamente in un retelling, o almeno non i quelli moderni che ho avuto modo di leggere. Innanzitutto Le Guin ha scelto di dar voce a chi una voce non l’ha mai avuta, quanto meno nella storia che ce l’ha fatta conoscere. Lavinia non è che una comparsa nell’Eneide, a lei il poeta dedica pochissime righe e questo la Lavinia di Le Guin non lo trova giusto. Ecco perché decide di farsi sentire, di farsi conoscere, non senza che questo comporti un senso di colpa in quel poeta che così poco spazio le donò nella sua opera, nonostante ne meritasse di più. Quindi partiamo proprio con la scelta di una figura non tra le più gettonate e questo già per me è un punto a favore per l'autrice, non solo per il coraggio ma anche per il lavoro sicuramente impegnativo che ne consegue.

In questo libro seguiamo la vita di Lavinia, figlia di Latino, re dei Latini, sin dalla sua infanzia, una vita costellata di gioie, dolori, preghiere, trepidazione, tormenti dell’anima, amicizia, amore e molto altro. L’autrice ci lascia entrare nella realtà di questa donna senza troppa fatica, con uno stile chiaro, potente, sublime, e ripercorriamo le gesta di un personaggio di cui davvero poco si conosce, un personaggio che Le Guin ha potuto plasmare, ma senza mai snaturarlo. Lo ha fatto dandole dignità, rendendolo sempre credibile, mai sopra le righe, illogico o capriccioso. Lavinia è una giovane che conosce il suo ruolo, che attende di vivere le esperienze per saggiarne il sapore, che si comporta esattamente come si comporterebbe una donna del suo tempo. Questo però non significa che sia antiquata, anzi! Lavinia è anche una fanciulla che, nonostante il ruolo che riveste, nonostante i numerosi doveri che conosce fin troppo bene, vuol distaccarsi dall’immagine di donna riservata, silenziosa e succube, e quindi impara ad agire, a prendere in mano le redini della sua vita, a farsi sentire e rispettare, soprattutto da quel poeta che tanto l’ha bistrattata

Sarà l’incontro con lo spirito di questo, però, a darle annuncio del suo destino, quello che lei abbraccerà quando Enea, fuggito da Troia, sbarcherà nel Lazio e a lei si legherà in matrimonio. Un legame, il loro, al quale lei non opporrà resistenza, affascinata dalla purezza del cuore di Enea, che non ci viene mostrato come un eroe arrogante e tronfio ma come un uomo nobile, generoso e coraggioso, l’uomo ideale per affiancare Lavinia lungo il suo percorso, sebbene non per molto. Consapevole lei di meritare più di quanto il poeta Virgilio le ha concesso, userà la sua voce per farci conoscere la sua terra, i suoi segreti, i suoi sentimenti, lasciandoci di volta in volta senza parole, perché davvero come si può trovarle dinnanzi alla genialità di un personaggio del genere e dell'autrice che le ha concesso una nuova possibilità?

Lavinia è una storia che ha tanto da regalare, non emozioni artificiose, non passioni travolgenti come vanno di moda per adesso, ma emozioni autentiche, semplici, sane. È palese il lavoro incredibile fatto dall’autrice per rendere omaggio a Lavinia, una ricerca senza dubbio puntigliosa e attenta per dar vita a un personaggio oscurato dal tempo ma decisamente degno di nota, che qui riacquista tutta la sua dignità e con fierezza sbaraglia personaggi che parlano di ideali femministi ma che poi non li rappresentano appieno. Lavinia lo fa. Lo fa con la sua genuinità, con la sua verità, con la forza del suo carattere. Sono stata contenta di leggere questo romanzo, di aver avuto ancora una volta prova del magnifico talento di Ursula k. Le Guin, autrice dalla penna raffinata e piacevole come poche. Se cercate un retelling davvero valido, uno che si distingua a mani basse dalla massa, uno che possiate leggere senza sbadigliare ogni secondo, uno che vi affascini dalla prima all’ultima parola, beh, dovete dare una chance a Lavinia. Probabilmente non troverete nulla di simile in giro, io quanto meno non ho ancora avuto modo di leggere retelling che si facciano apprezzare quanto questo. E poi, dovete saperlo, Ursula Le Guin è sempre una garanzia ;)
Fonte immagini: Pinterest

venerdì 3 marzo 2023

Review Party: "The Witch's Heart. La leggenda di Angrboda" di Genevieve Gornichec (a cura di Marika)

Ben ritrovati carissimi Coffeeaholics adorati! 
Come state? Come stanno trascorrendo queste giornate di inizio marzo? Qui tra una corsa e l'altra e impegni su impegni cerchiamo di incastrare letture nuove e storie meravigliose. E proprio a tal proposito, oggi ritorno per parlarvi di un libro uscito il 21 febbraio per Mondadori e intitolato The Witch's Heart. La leggenda di Angrboda. E che dire se non che ho trovato questa storia spettacolare, commovente e struggente? Ma come ogni romanzo che si rispetti, occorre cominciare da zero per raccontarvi la storia di una donna che da sola è riuscita a forgiare il proprio destino.
Un ringraziamento a Eynis Paolini per averci incluse nell'evento e alla casa editrice per la copia digitale omaggio in cambio di un'onesta opinione.

The Witch's Heart. La leggenda di Angrboda
di Genevieve Gornichec

Prezzo: 7,99 € (eBook) 15,50 € (cop. flessibile)
Pagine: 373
Genere: narrativa storica
Editore: Mondadori (collana Oscar Fantastica)
Data di pubblicazione: 21 febbraio 2023
Acquista su: IBS, laFeltrinelli

La storia di Angrboda inizia come finisce la maggior parte dei racconti di streghe: con un rogo. Così Odino ha deciso di farla punire per non avergli rivelato il futuro. Da quel momento la strega Angrboda, ferita e impotente, vive raminga nella Foresta di Ferro, lontana da tutto. Qui, la trova Loki, dio dell'inganno, venuto per restituirle il cuore rimasto sulla pira; e presto l'iniziale diffidenza della donna si trasforma in una passione intramontabile, da cui nasceranno tre figli, tre creature uniche. Angrboda li cresce ai confini estremi del mondo, lontano dall'occhio onnisciente di Odino, cercando di costruire una tranquilla vita domestica. Ma una visione le mostra cose spaventose che attendono la sua famiglia, e tutti i Nove Mondi. E ora Angrboda deve scegliere: sottomettersi a un destino cui ha già assistito, o lottare per ridisegnare il futuro di coloro che ama e dell'universo intero?

Tutto ha inizio con l'arrivo di Gullveig ad Asgard, terra degli dei norreni, in cui vivono numerose personalità, non sempre facili da gestire. Personalità guidate non a caso da Odino, padre di ogni divinità che guarda Gullveig con grande interesse (visti i suoi poteri di divinazione) tanto da proporle un accordo in cui entrambi cercano di esplorare i segreti del mondo. La giovane strega, dal canto suo, conoscendo i meandri oscuri del futuro, prova a bilanciare l'equilibrio del mondo, insegnando anche ai Vanir, divinità nemiche degli Asgardiani. E questo, non è altro che l'inizio della fine di Gullveig. Infatti, la strega viene arsa viva al rogo per ben tre volte, l'ultima delle quali riesce a scappare dimenticando il suo cuore sulla pira. 

Viaggia, viaggia fino ad arrivare ai confini del mondo dove nessuna divinità potrebbe trovarla e spezzarle ancora una volta la vita. Ricomincia da zero, cambia nome in Angrboda, costruisce una casa, e tenta di vivere serena lontana dai capricci di figure eterne. Ma la sua nuova esistenza è destinata a durare poco, poiché incontra Loki, il famigerato dio dell'inganno, che ha deciso di cercarla per restituirle il cuore perduto. I due passano del tempo insieme, si comprendono e si innamorano, fino a concepire tre figli particolari: il lupo Fenrir, il serpente Jörmungandr, e la ragazza semi-morta Hel. Le loro giornate sembrano normali e assomigliano sempre di più a quelle di una famiglia quasi umana, fatta di scaramucce, di battibecchi tra Angrboda e Loki e di pensieri per il futuro. Futuro che si concretizza quando Odino, insieme alle altre divinità, decide di dare la caccia ai figli della giovane strega per vendicarsi di torti mai subiti. Ad Angrboda non resterà che salvare se stessa e la sua prole, sfidando le leggi divine e i potenti al trono.

Personalmente ho apprezzato tantissimo questa storia: da un lato perché per la prima volta viene descritta una figura poco esplorata della mitologia norrena; dall'altro, perché il romanzo, a prescindere dalla storia, è ricchissimo di tematiche sensibili e attuali. Non a caso, in testa all'elenco spiccano il coraggio e la determinazione feroce di una protagonista che non si comporta da vittima sconfitta, ma che attacca per difendere la sua famiglia e una felicità che la vita le deve da sempre; l’autrice inoltre non manca di descrivere la crudeltà inflitta alle donne, l’infanzia rubata e distrutta dei bambini, amicizie solide quasi fraterne, la brutalità degli uomini animati da inutile superiorità e maschilismo, ecc. Tutti elementi che ruotano intorno alla figura principale di Angrboda, una donna che oserei definire risoluta e ostinata nonostante le vessazioni e l’emarginazione dalla società, che non si preclude né l’amore per Loki, ovvero un sentimento che si sposa benissimo con il genere “enemies to lovers”, né quello per una donna che sarà un pilastro fondamentale nella sua nuova vita. Figura che permetterà all’autrice di rappresentare la comunità LGBTQ e i suoi pensieri a riguardo. Due rapporti estremamente importanti per la nostra strega, ma opposti e complementari allo stesso tempo. A mio avviso questo romanzo, pur avendo delle parti narrative che rallentano la lettura, ne ha altrettante strepitose e mozzafiato che sfiorano l’epicità.

In conclusione, The Witch’s Heart, rappresenta il cuore pulsante di ogni essere umano che si trova nel corso della vita ad affrontare brutture, persone estremamente tossiche e la paura di perdere la felicità conquistata.
5 tazzine di caffè Karsk per un romanzo dalle note struggenti.

Fonte immagine: Pinterest

mercoledì 5 ottobre 2022

Recensione: "Il ballo delle pazze" di Victoria Mas (a cura di Melz)

Buongiorno, lettor*! ^^
Oggi torna la nostra Melz a parlarci di un romanzo ambientato a Parigi, città che ha nel cuore e di cui non si stanca mai di leggere. Questa volta ha scelto Il ballo delle pazze, di Victoria Mas, storia che l'ha colpita tantissimo e dalle tematiche scottanti. Scoprite la sua opinione e fateci sapere che ne pensate ;) A presto!

Il ballo delle pazze
di Victoria Mas

Prezzo: 11,99 € (eBook) 16,50 € (cop. flessibile)
Pagine: 181
Genere: narrativa storica 
Editore: E/O
Data di pubblicazione: 10 febbraio 2021

Parigi, 1885. A fine Ottocento l'ospedale della Salpêtrière è né più né meno che un manicomio femminile. Certo, le internate non sono più tenute in catene come nel Seicento, vengono chiamate "isteriche" e curate con l'ipnosi dall'illustre dottor Charcot, ma sono comunque strettamente sorvegliate, tagliate fuori da ogni contatto con l'esterno e sottoposte a esperimenti azzardati e impietosi. Alla Salpêtrière si entra e non si esce. In realtà buona parte delle cosiddette alienate sono donne scomode, rifiutate, che le loro famiglie abbandonano in ospedale per sbarazzarsene. Alla Salpêtrière si incontrano: Louise, adolescente figlia del popolo, finita lì in seguito a terribili vicissitudini che hanno sconvolto la sua giovane vita; Eugénie, signorina di buona famiglia allontanata dai suoi perché troppo bizzarra e anticonformista; Geneviève, la capoinfermiera rigida e severa, convinta della superiorità della scienza su tutto. E poi c'è Thérèse, la decana delle internate, molto più saggia che pazza, una specie di madre per le più giovani. Benché molto diverse, tutte hanno chiara una cosa: la loro sorte è stata decisa dagli uomini, dallo strapotere che gli uomini hanno sulle donne. A sconvolgere e trasformare la loro vita sarà il "ballo delle pazze", ossia il ballo mascherato che si tiene ogni anno alla Salpêtrière e a cui viene invitata la crème di Parigi. In quell'occasione, mascherarsi farà cadere le maschere...

Poco tempo fa, parlando di I Lupi Dorati, ho accennato al mio amore incondizionato per la Francia, gli scrittori francesi e i libri ambientati in quella meraviglia. Capirete bene che non potevo lasciare questo libro sullo scaffale. Avevo già sentito parlare da CamiHawke e Giulia Valentina di Il ballo delle pazze, di Victoria Mas, nel loro Book Club, e già da lì la mia curiosità era salita alle stelle.

“Le donne della Salpetrière non erano più appestate di cui si cercava di nascondere l’esistenza, ma soggetti di svago che venivano esibiti in piena luce e senza rimorsi.”

A Parigi nel 1885, i corridoi della Salpetrière pullulano di donne. Pazze, isteriche. È così che vengono definite, è così che in quel posto si chiamano lo stress post-traumatico, gli attacchi di panico, il dolore di aver subito un abuso o una perdita. Il famoso dottor Charcot cerca di curarle con l’ipnosi, pratica innovativa che tutte aspirano a provare per uscire da quel posto infernale.

Victoria Mas ci racconta la storia di donne diverse, nuda e cruda come uno schiaffo in pieno volto. Ci presenta Eugènie, ribelle e sfrontata, il cui unico errore è confidare il suo segreto alla burbera famiglia, ritrovandosi nel manicomio sotto le cure della fredda Geneviève. Ci racconta di Louise, giovane sognatrice, e di Therese, la cui saggezza supera di gran lunga la pazzia che i medici credono abbia.

Il punto focale della storia non è il manicomio, ingiusta condanna per la maggior parte di loro, ma la vita delle donne che lo abitano. Si sentono chiaramente le loro urla interiori che rimbombano tre le parole, vittime di una società ottusa e bigotta. Eugénie è stata fatta internare dalla sua stessa famiglia per terrore e desiderio di buon costume, nessuno ha chiesto cosa provasse, nessuno si è interessato se fosse vero o meno. Lei non può decidere, in un mondo di uomini è suo padre a decidere per lei.

Devo essere onesta, però. Per quanto la storia di Eugènie mi abbia affascinata, trovo quella di Geneviève imbattibile. Una donna di scienza che si sente fortunata ad avere un lavoro del genere, essendo donna, accanto a uno degli scienziati più acclamati dell’epoca, tanto da sacrificare ogni cosa per il suo lavoro. Geneviève è dura, razionale, incredibilmente severa, involucro di un dolore immenso dopo la perdita di sua sorella. Non ha intenzione di perdere altro, così non cerca nulla: né amiche, né una compagnia sentimentale, e si aggrappa al lavoro con tutte le sue forze. Vedere la sua trasformazione, dopo l’incontro con Eugènie, mi ha fatta sciogliere, come le sue convinzioni.

"Mi sembra chiarissimo da quando sono dall’altra parte, da quando dormo in quei letti che prima mi facevano orrore. Non mi sento vicina alle donne che stanno qui, ma ormai le vedo come sono. Non so se andrò via di qui presto o non ne uscirò mai. Dubito che la libertà sia là fuori. Ho trascorso fuori da queste mura la maggior parte della mia vita, e non mi sono sentita libera.”

La scrittura della Mas è priva di fronzoli, dritta al punto, dritta al cuore. Si percepisce la dolcezza ingenua di Louise, la saggia rassegnazione di Thérèse, il dolore sordo di Geneviève e la voglia di sapere, crescere e scoprire della rivoluzionaria Eugènie.

Su Prime Video è disponibile anche la trasposizione filmica del romanzo, ma purtroppo non mi ha convinta per nulla, da alcune scelte attoriali alla modifica della trama, ma non vi dirò nulla per non rovinarvi l’eventuale sorpresa. Vi basta sapere che ho amato il libro.

Mi sbilancio: 5 tazzine colme colme.

Melz


Photo credit: @themarvelousmrsmelz

martedì 31 maggio 2022

Recensione: "Io, Monna Lisa" di Natasha Solomons (a cura di Eleonora)

Buongiorno, caffeinomani! ^^
Oggi la nostra Eleonora ci parla di "Io, Monna Lisa", di Natasha Solomons, un romanzo davvero particolare che vede come protagonosti Leonardo Da Vinci e il suo dipinto più celebre, che qui prende praticamente vita. Scoprite tutto nella recensione e lasciateci un vostro parere nei commenti ;) A presto!

Io, Monna Lisa
di Nastasha Solomons

Prezzo: 9,99 € (eBook) 18,00 € (cop. flessibile)
Pagine: 343
Genere: narrativa storica
Editore: Neri Pozza
Data di pubblicazione: 21 aprile 2022

Firenze, 1504. A cinquantun anni, con addosso una corta tunica di colore rosato e un mantello di velluto verde, Leonardo da Vinci incarna in tutto e per tutto il rinomato artista che da Milano è piombato fra i tradizionalisti repubblicani fiorentini, con le loro vesti lunghe e semplici e i capelli tagliati corti. Nel suo studio, tra disegni sparpagliati ovunque, garzoni che macinano pigmenti, mecenati e muse scontente, prende vita, pennellata dopo pennellata, il ritratto di Lisa del Giocondo, la graziosa moglie di un mercante di sete. Ma la figura che affiora dalla tavola di pioppo, il suo sorriso, soprattutto, non hanno molto a che fare con la modella in posa davanti al ca - valletto. Come Prometeo, Leonardo ha infuso nella sua opera migliore il fuoco della vita, e ora Monna Lisa ha un’anima propria che le consente non solo di percepire tutto ciò che la circonda, ma anche di farsi sentire dal suo creatore, a cui la lega un amore assoluto. Per anni da Vinci e il suo dipinto peregrinano da una città all’altra, incapaci di vivere l’uno senza l’altro, fino a quando la morte dell’artista non giunge a separarli, lasciando l’opera in balia di un incerto destino. Cinquecento anni dopo, Monna Lisa osserva il mondo dalla sua prigione di vetro al Louvre, visitata ogni giorno da migliaia di turisti disposti a fare ore di coda solo per guardarla a bocca aperta. È considerata l’opera d’arte più celebre del mondo, ma nessuno conosce il segreto della sua esistenza. Eppure, le sue avventure meritano attenzione, poiché ha vissuto molte vite ed è stata amata da imperatori, re e ladri. È sopravvissuta a rapimenti e aggressioni, a una rivoluzione e due guerre mondiali. E ora vuole solo raccontare la sua storia, una storia di rivalità, intrighi e potere. Ma anche una grande storia d’amore, la storia di ciò che siamo disposti a fare per coloro che amiamo. Ispirandosi all’opera più iconica della pittura mondiale, Natasha Solomons, già acclamata autrice dei Goldbaum, conduce il lettore dall’abbagliante mondo degli studi fiorentini alle corti francesi di Fontainebleau e Versailles, fino al ventesimo secolo. Tra geniali invenzioni, pericoli di ogni genere e ambigui personaggi disposti a tutto pur di possederla, Monna Lisa passerà di mano in mano, diventando protagonista di un’incredibile avventura e insostituibile testimone della storia dell’umanità.

Chi si è mai chiesto cosa potrebbero raccontare le sculture, i quadri o le opere d’arte che ogni anno ammiriamo esposte nei musei se solo potessero parlare? A Natasha Solomons, autrice di piccoli gioielli della narrativa come “ I Goldbaum” e “Casa Tyneford”, di sicuro questa domanda è balenata per la mente e lei, nel suo ultimo romanzo Io, Monna Lisa, ha provato a darsi una risposta chiamando in causa niente meno che il quadro, probabilmente, più celebre al mondo: Monna Lisa di Leonardo Da Vinci. Cosa ci potrebbe raccontare la Gioconda se la genialità di Leonardo al momento della sua creazione non si fosse espressa solo sotto forma di meraviglia pittorica ma anche come scintilla vitale in grado di animare e dare una coscienza al dipinto? In questo libro abbiamo la risposta dell’autrice. Narrata dal punto di vista del quadro animato, questa storia offre una panoramica in primo piano sulla vita di Leonardo, come uomo, come artista e come studioso del mondo che lo circondava, e anche un piccolo scorcio, romanzato ovviamente, sulle varie epoche storiche e le peripezie che la Gioconda ha attraversato fino ad arrivare ai giorni nostri. Non solo però, questo romanzo, dando vita a un oggetto destinato a diventare intramontabile, pone anche le basi per delle riflessioni sull’amore, il tempo e la memoria; uno dei costanti pensieri della nostra atipica protagonista è il fatto che lei sia destinata a sopravvivere a tutto ciò e a tutti coloro che conosce e ama e che, alla fine, rimanga lei sola a conservarne la memoria per come erano realmente, senza però poterla tramandare. 

Il romanzo inizia con la nascita di Monna Lisa, o Lisa, come si farà chiamare e sarà chiamata da coloro che entrano in contatto con lei. La sua coscienza si sviluppa sin dalle prime pennellate dell’artista e, pian piano, man mano che comincia a prendere forma, il dipinto acquisisce consapevolezza della sua esistenza e del suo essere viva fino a quando non si manifesta al suo stupefatto creatore. Immediatamente intuiamo che il carattere di Lisa, così come anche la sua logica, è assolutamente moderno e non in linea con i classici canoni di comportamento e atteggiamento delle nobildonne dell’epoca; decisa, curiosa, arguta, sarcastica e implacabile nei suoi giudizi, la Gioconda non si fa scrupoli nel dire quello che pensa e nel soppesare senza remore tutti coloro che ha modo di “incontrare”; per citare un esempio, Lisa dipinta non sopporta Monna Lisa in carne e ossa, reputandola noiosa e priva di carattere, rifiuta di essere a lei paragonata, tanto che da subito ci tiene a sottolineare che ad accomunarle c’è l’aspetto esteriore ma nulla più. C’è però una condizione nella sua possibilità di essere udita, per quanto lei possa parlare ed esprimere opinioni, infatti, solo un gruppo di selezionati personaggi riesce a sentirla, i fortunati sono solo i grandi geni dell’arte come Michelangelo, Raffaello e, qualche secolo più avanti, Picasso; ciò non impedisce, però, a chiunque si venga a trovare al suo cospetto, di interagire con lei; a causa della bellezza sia estetica che pittorica e del realismo con cui è dipinta spesso e volentieri viene trattata da persona reale e fisica che ispira dialoghi, confessioni e forti sentimenti, non sempre benevoli, nei suoi confronti.

Lo spaccato di vita di Leonardo che ci viene offerto tramite gli occhi del quadro non risparmia nulla, vita pubblica, privata dell’artista, scene politiche e di vita familiare che lo circondano vengono abilmente inserite e descritte in modo tale da fare efficacemente da cornice alle vicende principali. Impostato come un racconto di memorie di Monna Lisa, il libro si dipana per la prima metà circa in modo temporalmente lineare per poi, verso la fine della vita del pittore, procedere a balzi temporali in modo da sottolineare maggiormente la riluttanza di Lisa a lasciar andare la sua vita passata; muta (per molti) spettatrice del tempo che passa, la Gioconda trova conforto nei ricordi di una vita passata più piena e vivida, consapevole di avviarsi sempre più verso un futuro di apatia e oblio ma comunque fiera della memoria e della fama che la sua esistenza rende al suo creatore.

Natasha Solomons in questa sua ultima avventura letteraria non smentisce il suo stile lieve ma incisivo e, con una prosa avvolgente, catapulta il lettore fin dalle prime parole nella bottega di Leonardo Da Vinci dove sembra di avere davanti agli occhi i moccoli delle candele che si sciolgono nella luce soffusa, di sentire il fruscio delle pennellate sulle tele, ma soprattutto dove sembra di ritrovarsi a fianco del pittore a dialogare con il quadro più vivace e pungente della storia; ci disgusta nella descrizione di un banchetto papale di fronte all’immagine di un papa strabordante, ricoperto e circondato da ricchezze, che mangia una pietanza ungendosi con gli olii di cottura e ruminando come un animale e ci fa tornare a respirare quando Leonardo e i suoi bottegai si ritirano in campagna per rigenerare la mente. Le atmosfere di questo romanzo sono totalmente diverse da quelli precedenti, infatti le sensazioni che porta a tratti rimandano ai romanzi di Ken Follett, sono opere diverse, narrate con stili diversi, ma in qualche modo il retrogusto che lasciano è simile; inoltre la differenza tra questo libro e i precedenti si nota anche comparando il lessico che viene utilizzato, in questo romanzo più deciso e diretto anche nei momenti più “sentimentali”, ma vista la situazione poco comune che si trova a descrivere alla fine si rivela una scelta vincente.

La Solomons ha dunque confermato la sua abilità di scrittrice in Io, Monna Lisa, riuscendo a creare efficacemente una storia intensa ed emozionante fuori dalla sua comfort zone, mantenendo il posto nella mia personale classifica tra le migliori scrittrici di finali nei romanzi e facendomi venir voglia di correre a Louvre ad ammirare, per una buona volta, il quadro in questione; peccato che ci sia sempre una ressa infinita e che non sia proprio una destinazione a portata di mano.


Eleonora


Photo credit: @eleonoranicoletto

martedì 19 aprile 2022

Recensione: "Belle Greene" di Alexandra Lapierre (a cura di Eleonora)

Buongiorno, lettor*!
Avete trascorso delle buone vacanze di Pasqua? Avete ricaricato un po' le batterie? A noi sono servite sicuramente per quello :P Oggi riprendiamo con la consueta routine e le nostre care recensioni. Eleonora ci parla di "Belle Greene", un libro biografico incentrato su una figura importante, come Belle Da Costa Greene, la prima donna a capo della Morgan Library di New York. Il libro ripercorre la vita e i sogni di questa donna ambiziosa ed energica. Scoprite tutto nella recensione e fateci sapere cosa ne pensate ;) A presto! 

Belle Greene
di Alexandra Lapierre

Prezzo: 12,99 € (eBook) 19,00 €
Pagine: 507
Genere: narrativa biografica, storico
Editore: E/O
Data di pubblicazione: 6 ottobre 2021

La storia vera (e segreta) della donna più celebre della cultura americana della prima metà del Novecento: famosa bibliofila, icona di stile, astutissima protagonista delle cronache mondane. Una donna anticonformista e brillante che ha saputo rompere ogni soffitto di cristallo della sua epoca. New York, primi anni del Novecento. Una ragazza appassionata di libri rari si fa beffe del destino salendo tutti i gradini della scala sociale e professionale, fino a diventare la direttrice della favolosa biblioteca del magnate J.P. Morgan e la beniamina dell'aristocrazia internazionale con il falso nome di Belle da Costa Greene, Belle Greene per gli amici. Ma in realtà, in quell'America violentemente razzista, la brillante collezionista che fa girare le teste e regna sul mondo dei bibliofili nasconde un segreto terribile. Benché sembri bianca è afroamericana, per giunta figlia di un famoso attivista nero che vede come un tradimento la volontà della figlia di nascondere le proprie origini. Quello che racconta Alexandra Lapierre è il dramma di una persona divisa tra la propria storia e la scelta di appartenere alla società che opprime il suo popolo. Frutto di tre anni di ricerche, il romanzo ripercorre gli amori travolgenti e le frequentazioni aristocratiche di una donna libera e determinata, che seppe portare avanti battaglie che ancora oggi risuonano molto attuali.

Belle Greene
è un romanzo biografico basato sulla vita intrepida e movimentata di una delle figure femminili più audaci del primo Novecento.
 Come si evince dal titolo, la protagonista è proprio Belle da Costa Greene, la prima donna a capo della Morgan Library di New York, di proprietà del famosissimo magnate americano J.P. Morgan. Energica, scanzonata, sempre all’avanguardia e impeccabile nel suo lavoro, questa donna ha saputo ammaliare gran parte dell’élite di fanatici collezionisti librari sia in America che in Europa, fino a diventare nel suo campo una vera e propria celebrità. Non tutto però è quello che appare nella vita di Belle e della sua famiglia; lei, sua madre e i suoi cinque fratelli e sorelle per seguire i loro sogni e obbiettivi hanno compiuto “The Passing”, ovvero l’atto per le persone di colore di farsi passare per “bianchi”, punibile legalmente, una procedura che è stata portata avanti in America fino alla firma del Civil Rights Act nel 1964. Per ben capire come questo passaggio fosse possibile è necessario introdurre anche la legge della singola goccia di sangue, la “One-Drop Rule”, la quale sosteneva che a dispetto delle apparenze caucasiche bastava avere un solo antenato di colore all’interno del proprio albero genealogico per essere considerati come “colored” (anche se quell’antenato risaliva a cinque, sei o più generazioni prima) e quindi dover sottostare alla persecuzione e segregazione razziale ancora in vigore durante la vita di Belle. La protagonista e la sua famiglia ovviamente fanno parte di quest’ultima categoria, con carnagione e occhi chiari (alcune sorelle avevano anche i capelli biondi) potevano tranquillamente passare per “bianchi” e accedere così a un livello di qualità della vita migliore e a prospettive maggiori per il futuro. Il passaggio però non era privo di conseguenze, a parte la possibilità di essere riconosciuti come persone di colore e quindi rischiare di finire processati e incarcerati, era necessario anche tagliare tutti i ponti con i legami posseduti in passato, sia famigliari che non, crearsi una storia di famiglia fasulla ma credibile per qualsiasi domanda potesse essere posta in futuro ma soprattutto era pericoloso anche crearsi un futuro sentimentale di qualsiasi tipo per evitare di essere scoperti una volta nati dei figli.

Dopo aver dato il via all’operazione “passing”, Belle decide di farsi strada nel mondo che l’ha sempre appassionata e a cui dedicherà poi tutta la sua vita, i libri antichi, l’archivistica e la catalogazione. Comincia prendendo servizio come bibliotecaria nell’università di Princeton dove ha modo di approfondire e ampliare le sue conoscenze in campo archivistico, qui conosce anche colui che sarà per lei mentore, caro amico e rampa di lancio verso la realizzazione completa dei suoi sogni e il successo, Junius Spencer Morgan, nipote prediletto del magnate americano J.P. Morgan e grande appassionato bibliofilo e di antichità. È grazie a lui, infatti, che Belle farà il suo primo ingresso nelle sale della biblioteca privata del Grande Capo in persona, una sorta di paradiso bibliofilo, e non solo, in continua evoluzione. Grazie alle sue conoscenze e al suo carattere non particolarmente temperato, la donna viene assunta inizialmente con il compito di archiviare e ordinare quella “piccola” caverna di tesori, che già mostrava il potenziale per diventare una delle più importanti biblioteche private al mondo, per poi diventarne bibliotecaria personale e infine direttrice. Fin da subito le viene affiancata Miss Ada Thurston che, grazie a un carattere molto più tranquillo di quello di Belle, a una presenza molto meno carismatica e a delle ottime conoscenze di catalogazione, inaspettatamente forma con Belle una squadra di lavoro formidabile e in completa sintonia, nonché un rapporto di forte amicizia e stima reciproca, nonostante i vent’anni di differenza che le separavano, tanto che nel giro di un mese dall’inizio della loro collaborazione diventeranno reciprocamente una Bull e l’altra Thursty. Questo è solo l’inizio del lungo percorso che porterà l’affascinante Belle da Costa Greene a diventare una dei più importanti esperti del suo campo. L’impiego alla Morgan Library darà anche avvio a uno strettissimo legame, per lei molto importante e fondamentale, proprio con il Grande Capo in persona, J.P. Morgan, che guarderà sempre come una sorta di figura paterna e al quale rimarrà sempre professionalmente fedele e devota, nonostante tutte le controversie che la famiglia Morgan dovrà affrontare nel tempo e nonostante tutte le malevole dicerie sul loro rapporto, fino alla morte.

Anche al di fuori dell’ambiente librario Belle era una figura iper energetica, sempre in fermento e in grado di catalizzare l’attenzione su di sé con la sua sola presenza; affascinante, carismatica e seducente calamitava attorno a sé schiere di ammiratori, ammaliati senza dubbio dall’enorme sete di vita che era il centro del suo magnetismo m,a nonostante Belle si godesse al massimo tutto ciò che derivava dalla sua popolarità e dal suo successo, a dispetto delle critiche che riceveva per i suoi comportamenti a dir poco disinibiti, alla fine il vero fulcro della sua esistenza si riduceva sempre e solo a due cose: la Morgan Library e la sua famiglia, nient’altro.

In questo libro Alexandra Lapierre è stata abilissima a trasmettere al lettore l’energia e la vitalità che hanno sempre contraddistinto questa incredibile figura, talmente tanto abile che alle volte ho dovuto stoppare la lettura per ricaricare le energie, come se avessi avuto davvero davanti a me l’implacabile Belle Greene, però secondo me si è focalizzata troppo su questo lato della sua personalità, penalizzando l’aspetto più emotivo del personaggio che non è riuscita a trasmettere alla stessa maniera e, credetemi, di emozioni nella sua vita ce ne sono a palate ma non arrivano al lettore come gli altri aspetti di Belle. Altra cosa che non mi ha convinta del tutto è stato l’aspetto relativo alle relazioni “romantiche”: non riesco ancora a capire se gli è stata data troppa importanza per il peso che hanno avuto nella vita della protagonista, in fin dei conti quasi nullo, o se anche in questo caso sono passate in secondo piano le emozioni provate e la loro riflessione nella vita quotidiana e per questo non sono riuscita a comprenderne io l’importanza. A un certo punto, però, sembra quasi che l’autrice abbia deciso di stilare la lista di feste, eventi e amanti di Belle un po’ in stile lista della spesa, parte abbastanza asettica e relativa rispetto all’intero romanzo. Da come era partita all’inizio la narrazione degli eventi ero prontissima a dare un “voto” super positivo, poi però si è tutto un po’ perso per strada nonostante l’effetto calamita di Bull e quindi, alla fine, assegno a questo libro: 3 1⁄2 tazzine di caffè.
Eleonora


Photo credit: @eleonoranicoletto

LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...