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giovedì 30 luglio 2026

Recensione + Intervista: "Forbidden Fruit. Vol.1 e 2" di Michela Cacciatore

Buongiorno, lettor*! ^^
Oggi un post un po' diverso, perché la recensione che vi porto è quella di una splendida graphic novel in due volumi. Si tratta di Forbidden Fruit, della bravissima Michela Cacciatore, artista che ho avuto modo di apprezzare anche per altri lavori e che ho piacevolmente ritrovato. In più, Cacciatore mi ha concesso l'opportunità di intervistarla, ho potuto togliermi alcune curiosità sul suo lavoro e scoprire qualche retroscena. Se siete curios*, non vi resta che godervi la lettura del post che segue. Io ne approfitto per ringraziare Michela della sua pazienza e disponibilità, nonché per le copie digitali dei due volumi in cambio di un'onesta opinione. Vi aspetto tutt* nei commenti, ovviamente, e vi consiglio di recuperare Forbidden Fruit, se anche voi amate le storie gotiche e tormentate.

Forbidden Fruit. Vol.1 e 2
di Michela Cacciatore


Prezzo: 14,90 € (cop. flessibile)
Genere: graphic novel, gothic romance, gotico

John non è abbastanza. Non abbastanza da essere amato. Ma John ama. Lui desidera. E desidera di essere abbastanza. Un viaggio tra un amore non corrisposto, e i vampiri letterari. John vuole rendere orgogliosa la propria severa sorella, quindi è entusiasta quando ottiene il lavoro come medico personale per l’affascinante Lord Byron. I due partono per un viaggio in Svizzera e John comprende presto che il suo cuore desidera troppo e troppo intensamente, mentre nelle sue notti questo desiderio prende la forma del suo compagno di viaggio. Fino a che Mary Shelley, Percy Shelly e Claire Clairmont arrivano a scuotere il già precario equilibrio del giovane medico.

La storia di Lord Byron e Polidori diventa tormento e ossessione nella nuova opera di Michela Cacciatore, una graphic novel suddivisa in due volumi, in cui l’artista riversa tutto il suo talento.

Un salto indietro nel tempo ci porta a una seduta spiritica, nel 1865, e all’intervento di uno spirito che vuole rivelare che ad ucciderlo è stato l’amore. È lo spirito di John Polidori. Da qui, si va ancora più indietro e ritroviamo un giovane Polidori che trova lavoro come medico personale del famoso Lord Byron, artista per cui chiunque ha un debole. Non appena Polidori lo conosce, ne comprende anche il motivo. Lord Byron è di una bellezza sconvolgente e catalizzante.

“In quel momento il mio cuore perse un battito.
Avevo davanti un angelo, ma con il sorriso di un diavolo.
Non avevo alcuna speranza, ero già totalmente e indissolubilmente vinto.”

Ma non è soltanto quella a colpirlo. È l’aura che lo circonda, i suoi modi di fare, quel fascino che Polidori riesce ad accostare soltanto a un vampiro. Ed è proprio la figura del vampiro che l’autrice evoca più e più volte, quello stesso vampiro che, come sappiamo, renderà celebre Polidori più avanti. Cacciatore immagina che ad ispirarlo sia stato proprio Byron, di cui lui si era invaghito (e come riportano anche molte fonti). 

Byron che, come un serpente tentatore, riconosce nel giovane medico il desiderio e offre lui la mela della tentazione, ma John non è il tipo da cogliere il frutto proibito. Ecco che quindi tra loro nasce questo gioco di seduzione, fatto di sospiri, parole non dette, vicinanze cariche di tensione, notti inquiete, sguardi furtivi. John è un giovane ingenuo ed entusiasta, Byron invece un uomo navigato, arrogante ma soprattutto imprevedibile. Inoltre, gli piace essere desiderato. Questo gioco lo esalta, lo rinvigorisce, ma per John è un continuo tormento. Perché un desiderio non realizzato… cresce. E consuma. E lui sembra volersi fare consumare del tutto, non ancora pronto a lasciarsi alle spalle il mondo che conosce e a cedere alla tentazione.

“Cosa vuoi da me?
Tutto.”

Arriviamo poi al 1826 e alla celebre Villa Diodati. Sarà qui che John Polidori inizierà a sperimentare un’ardente gelosia, a non sentirsi abbastanza all’altezza degli ospiti illustri di Byron. Il poeta sembra volerlo sminuire e umiliare, e nonostante tutto, il desiderio che John prova continua a insinuarsi come uno spettro nei suoi pensieri e nei suoi sogni, a tormentarlo senza sosta.

“Non ci si può nascondere da se stessi e dal proprio cuore, ma non sapevo come smettere di provarci”

Byron ama la sua libertà e non è disposto a rinunciarci, ignora qualunque voce su di lui, preso com’è a vivere la propria vita nel modo che più preferisce. John vorrebbe riuscire ad essere più audace, solo per essere visto. Vorrebbe liberarsi della sua corazza e finalmente lasciarsi andare. Diventare preda di quella creatura che si nutre di desiderio e che gli dà il tormento giorno e notte, ma per lui non è altrettanto facile mettere da parte la propria moralità.

L’autrice riesce a trasmettere perfettamente i sentimenti contrastanti di John, nonché la natura ammaliatrice di Byron. È tutto perfettamente palpabile nei loro sguardi, nelle loro espressioni così curate ed eloquenti.

Sono due personaggi emblematici, che prendono nuova vita dal talento artistico di Cacciatore, bucando le pagine e arrivando direttamente a* lettor*. Sorprendente il gioco di luci e dettagli color oro creato da Cacciatore per illuminare i volti, risaltandone i tratti e la bellezza eterea. Ogni tavola rivela le doti dell’artista e ne conferma la bravura ed esperienza. I frame spezzati sul cambiamento del tempo, poi, sono qualcosa di favoloso, li ho davvero adorati. Una cornica perfettamente curata, con dei personaggi che la calcano senza incertezza e la riempiono di dettagli, espressività e vigore.

Il secondo volume si presenta con una copertina dai colori più caldi e intensi, con una predominanza di rosso a esprimere ancora di più il desiderio e la tentazione, elementi al centro della narrazione. Meravigliosi, anche in questo volume, i contrasti di colore, nonché le prospettive, oserei dire, cinematografiche, come un’inquadratura dall’alto, sotto la pioggia che verrebbe voglia di fissare all’infinito. Ancora una volta, Cacciatore si dimostra maestra della rappresentazione e ci regala immagini indimenticabili.

In questo libro si approfondisce la conoscenza di alcuni ospiti di Byron, ovvero Claire Clairmont, Mary e Percy Shelley, con i quali nascerà la famosa sfida di scrittura che ci ha dispensato dei capolavori incommensurabili, ancora oggi di grande importanza nel mondo letterario.

John e Claire sono molto diversi tra loro e in un primo momento neanche si piacciono, ma si può dire siano afflitti dallo stesso tormento e dunque non sono altro che due facce della stessa medaglia. L’audacità di John si farà più prorompente, procedendo nel racconto, e, come una falena, si avvicinerà alla sua fiamma, sentirà finalmente quel calore tanto bramato, otterrà ciò che più desidera, senza però riuscire ancora a sentirsi abbastanza. Perché forse mai nessuno sarà abbastanza per Lord Byron, fin troppo preso da se stesso per preoccuparsi dei bisogni altrui.

Sarà con Mary Shelley che si creerà un rapporto ben più profondo, lei animo sensibile che riesce a pieno a percepire il tormento di John. Mary vorrebbe essere più se stessa e non vivere costantemente nell’ombra del proprio uomo. Ma la società condanna e giudica - soprattutto quella di quel tempo - e lo stesso farebbe con John, innamorato di un altro uomo. Ecco perché i due si capiscono alla perfezione e le loro confessioni sono tra le parti più belle di questo volume. Alla fine, però, una falena che si avvicina troppo alla fiamma, non riesce a fare a meno di scottarsi. Di ferirsi. E, lentamente, morire.

“Lo bramavo e lo temevo”.

John durante la sfida a Villa Diodati darà vita a una figura che è diventata un mito immortale e che, nel tempo, ha ispirato artisti e influito su tantissime opere future. Il suo Vampiro può essere nato dalla sua esperienza personale oppure no. Molte fonti lo confermano, e Michela Cacciatore ci dà la sua interpretazione, tanto affascinante quanto verosimile. Una storia fatta di luci e ombre, di passione e desiderio, tormenti e paure, sogni e incubi, in una cornice ottocentesca di grande fascino che lascerà chi legge senza parole.

Romance storico dalle leggere vibes fantasy, Forbidden Fruit è un’opera che parla di tormento interiore, di libertà represse, di sogni infranti, il tutto condito da disegni di sublime bellezza che sarà impossibile non apprezzare. Un progetto dal sapore gotico, in cui la figura del vampiro è più che altro onirica e vagheggiata, ma che ben si inserisce all’interno della storia e nella rappresentazione che ne fa Michela Cacciatore. Sicuramente da non perdere, se amate gli amori proibiti, la tensione tra i protagonisti e vampiri letterari e illustri. E se amate i lavori di Cacciatore, ritroverete in questi volumi il suo stile inconfondibile, nonché tematiche a lei care. Per approfondire ancora di più, vi lascio adesso all'intervista che l'autrice mi ha concesso.
Photo credits:
Forbidden Fruit. Ediz. variant (vol.1), Amazon.it


INTERVISTA A MICHELA CACCIATORE, AUTRICE DI "FORBIDDEN FRUIT".

Ciao Michela e benvenuta sul mio blog. È davvero un immenso onore averti qui! Ho letto Forbidden Fruit e ne sono rimasta affascinata. Come è nato in te il desiderio di scrivere e illustrare questa storia?

Ciao Franci, grazie per ospitarmi e un saluto a voi che leggete. 

Amo le storie gotiche e di vampiri e ne leggo spesso. Quando ho letto per la prima volta «Il vampiro» di Polidori, sono rimasta affascinata dall’elemento di desiderio nascosto che filtrava attraverso le parole. È un racconto che mi colpita profondamente. Ho capito subito che dovevo saperne di più, quindi sono andata a recuperarmi un po’ tutto quello che ho trovato sull’argomento, in particolare il diario di Polidori e le lettere scambiate con gli editori (ottimo a tal proposito è il volume Villa Diodati files). Ho scoperto un uomo dietro l’autore con una vita tragica e tormentata, sottovalutato in vita ma anche dai critici letterari contemporanei, che però aveva creato la figura del vampiro moderno e toccato così a fondo il mio cuore. Un uomo, Polidori, che è stato considerato sempre non abbastanza per essere ricordato tra i grandi autori, non abbastanza per tante ragioni anche quando era in vita, malgrado abbia creato il mito del vampiro così come lo conosciamo.

Prima o poi è capitato a tutti di sentirsi non abbastanza, è stato così facile rivedersi in questo, sentire Polidori profondamente umano e vicino. A quel punto sapevo che ne avrei voluto parlare e omaggiarlo in qualche modo.

• Qual è il vampiro, nel mondo letterario, che più ti ha influenzata o che pensi abbia lasciato maggiormente un segno?

Ah, che domanda difficile! Il mio problema è che mi innamoro spesso di personaggi letterari. Ovviamente Lord Ruthven da «Il vampiro», ma soprattutto il Dracula di Bram Stocker. Ma sono molti i vampiri letterari che amo, da quelli sbrilluccicosi della Meyer (Carlisle è un grande amore) a tutti quelli di Intervista con il Vampiro.

Quando ami così tanto qualcosa, ovviamente ti influenza, riverbera in qualche modo in quello che scrivi, anche se magari non ho una reale consapevolezza di ciò che maggiormente mi ha influenzata rispetto ad altro, penso che tutto abbia in qualche modo contribuito.

• Quale personaggio hai amato ricreare di più nel tuo fumetto, tra l’ingenuo e sognatore Polidori e l’ammaliante Lord Byron?

Questa storia nasce dall’amore per Polidori, ho amato disegnarlo, scriverlo. Anche se ho sofferto per ogni vignetta dove lui era perso e sconsolato. Questa storia è il mio inno d’amore per lui, per il modo in cui ha influito sulla me lettrice. Spero di aver trasmesso in qualche modo tutto ciò. Quindi sicuramente Polly, come lo chiamo io.

• Quanto è stato difficile narrare una storia così tormentata e intensa? Quale parte si è rivelata più complessa da affrontare?

È stata la storia più difficile che abbia scritto finora. Le tematiche sono delicate e volevo trattarle con il giusto tatto.

La parte più complicata è stata il finale, lo abbiamo riscritto con il mio editor sette volte. Ero sfinita. L’idea era di far sentire tutte le emozioni di Polidori senza indugiare in modo superficiale sul dolore.

È stato complesso a livello tecnico ma una tempesta a livello emotivo.

• Il percorso di John si può dire che sia all’inizio in salita, mentre poi vada rapidamente a scendere, fino a raggiungere un finale amaro. Avresti desiderato avesse un finale diverso questa storia?

La prima cosa che mi sono prefissata nello scrivere questa storia è stata di rispettare la vita di Polidori. In fondo racconto una storia reale, seppur romanzata. Credo che la grandezza di Polidori sia anche nella tragicità della sua vita. Sottovalutato in vita ma anche successivamente, cambia la storia della letteratura creando la figura del vampiro moderno. Ha inciso così tanto per così tanti lettor*. Così non abbastanza per tutti allora e così dirompente per per gli amanti dei vampiri.

Avrei voluto per lui dei riconoscimenti maggiori e una vita più facile, sì, ma non avrei mai stravolto la sua figura, anche se ovviamente ho pensato anche a un finale diverso, ma mi sembrava in qualche modo di tradire il John autore.

• Gli ospiti di Villa Diodati, Claire, Mary e Percy, hanno anche loro una storia da raccontare e sono emblematici all’interno della narrazione. A quale personaggio, tra questi, avresti voluto concedere più spazio?

Mary è incredibile, coraggiosa, intelligente, la bussola morale di tutta la storia. D’istinto ti direi lei ma a me piacciono le storie degli ultimi. Di Mary ne hanno parlato in tanti, con opere molto belle, quindi probabilmente sceglierei Claire che, come John, è sempre stata ai margini di tutte le narrazioni, non è mai stata la protagonista. Ma è un personaggio complesso, con tante sfumature. Probabilmente è lei che avrei approfondito maggiormente.

• L’ambientazione gotica dei due volumi è ciò che più ho amato in assoluto. Quanto è piaciuto a te raffigurarla e che tipo di ricerche hai fatto per rappresentarla così bene?

Adoro il gotico, ne ho letto tanto, tanti saggi, tanti racconti e romanzi. Ma quello che ho cercato di fare qui è stato quello di rendere le emozioni anche tramite gli spazi e i colori. Ho sacrificato spesso la veridicità storica affinchè le immagini fossero rappresentative delle emozioni dei protagonisti. Che poi è un po’ il punto fondamentale del gotico. Sono felice che ti siano piaciute.

• Spesso i tuoi libri rivelano luci e ombre di amori tragici e impossibili. Cos’è che ti attira di più di questo genere di storie? E ne hai già in cantiere altre di simili?

Nelle mie storie parlo sempre di morte, è un tema ricorrente, e di forbidden love. Sono tematiche che mi affascinano molto. Quindi saranno tematiche che torneranno. Sto lavorando alla mia prossima graphic novel, sarà un retelling mitologico su Gilgamesh, anche qui i temi di amore proibito e morte saranno centrali, ma in modo molto meno tragico. Per un po’ solo storie più positive, anche se comunque luci e ombre non mancheranno.

• Quanto tempo dedichi alla realizzazione delle tue opere e qual è la tua routine quotidiana preferita quando disegni?

Io disegno per lavoro, insomma lo faccio tutto il giorno. La parte principale della giornata ovviamente è dedicata ai lavori sotto proprierty, che sono quelli che mi permettono di pagare il mutuo, ma mi tengo sempre delle ore per lavorare ai miei progetti. Per realizzare un volume impiego circa un anno di lavoro, spesso anche con nottate. Ma amo farlo. La cosa fondamentale per riuscirci per me è darmi tante regole, dalla sveglia, alle ore di lavoro, a quante cose finire in una settimana. Insomma la routine di un marine ma con in testa universi.


È stato davvero interessante conoscere meglio Michela e il suo lavoro. Spero l'intervista vi sia piaciuta.
Ancora grazie all'autrice e grazie a voi lettor*!

Photo credit: https://www.instagram.com/michelacacciatore/

venerdì 16 dicembre 2022

Milk, Cookies&Books: libri a merenda - "Consumi. La guida per non farsi ingannare" di G. Faure e A. Barman (a cura di Ms Rosewater)

Buon pomeriggio! ^^
Oggi la nostra Ms Rosewater ci parla, in questa rubrica dedicata a bambini e ragazzi, di un libro molto particolare e utile, soprattutto in questo periodo, un albo a fumetti che cerca di rendere consapevoli i più giovani riguardo i consumi. Scopritelo nella sua recensione e lasciateci un commento! ;)

Consumi. La Guida per non farsi incantare. 
A Fumetti 
di Guillemette Faure e Adrienne Barman

Prezzo: 17,50 € (cop. rigida)
Pagine: 48
Genere: fumetti, bambini, ragazzi
Editore: Il Barbagianni
Data di pubblicazione: 21 ottobre 2021

Cosa si nasconde dietro le innumerevoli pubblicità, gli slogan, gli sconti e le irresistibili “offerte” che ci spingono all’acquisto? Come evitare di cadere continuamente in tentazione? Arriva in Italia la prima guida a fumetti che svela a bambine, bambini e adulti i retroscena e i segreti del marketing, per imparare a fare acquisti senza farsi incantare. Un libro che fornisce 22 “dritte” per diventare consumatori consapevoli. 

Non c'è forse miglior momento per leggere questo libro delle feste di fine anno, quando l'attacco costante del marketing si fa, se possibile, ancora più pressante del solito. Guillemette Faure e Adrienne Barman ci accompagnano con un album colorato e divertente alla scoperta delle tecniche raffinatissime messe in atto dalle aziende per spingerci a comprare, sempre di più: non si tratta di azioni nuove (alcune forme risalgono all'inizio del 1900) né limitate ai contesti classici della pubblicità (gli spot, le riviste), ma diffuse in quasi ogni attività, a partire dal semplice atto di recarsi a fare la spesa, fino a quello di scaricare un gioco sul computer o sul telefono.

Il marketing è ovunque, detta regole sulla struttura, gli ingressi, gli arredamenti, il posizionamento dei prodotti in negozi e supermercati, sfrutta ogni occasione di promozione, crea bisogni inesistenti e altrettanto inesistenti separazioni di genere allo scopo di moltiplicare le vendite e i guadagni. Sammy, Simona, Anna e Cesare, guidati dal signor Buonprezzo ripercorrono le tappe e le strategie commerciali più note, svelandone la genesi, i promotori, facendo i nomi dei marchi che le hanno introdotte e le utilizzano, spiegano come le leggi tutelano i bambini e come i pubblicitari affrontano gli ostacoli posti da queste norme.

Sfogliando le pagine, divise in brevi capitoli, si ha non solo la percezione della pervasività di questo sistema, ma anche del fatto che ci troviamo davanti a una scienza: il marketing non è frutto dell'ingegno di commercianti o di singoli marchi, studia le nostre abitudini, i nostri meccanismi psicologici di risposta alle sollecitazioni, si serve di metodi di ricerca scientifica per raggiungere il proprio scopo e, a giudicare dai presenti risultati, lo raggiunge ottimamente.

L'obiettivo degli autori non è quello di demonizzare la pubblicità o il commercio né di assolvere il consumatore dipingendolo come una vittima alla totale mercé della pubblicità. Piuttosto, l'intento è quello di rendere i più giovani consapevoli di ciò che li circonda, perché possano arrivare a scegliere con cognizione di causa ciò che realmente gli serve e non porsi limiti dettati, ad esempio, dalla già citata separazione (del tutto artificiale) che, a partire dagli anni 80, è stata operata tra giocattoli per femmine e maschi, contrassegnati da colori (rosa e viola per le prime e rosso e blu per i secondi); questo orientamento commerciale ha di fatto limitato le possibilità di scelta dei bambini, spinti (anche dai genitori) a scegliere oggetti conformi a quanto indicato dal mercato per il loro genere, separando i due gruppi in modo nettissimo e mettendo le basi per fenomeni come la Pink Tax (di cui il libro non parla), ovvero quel sovrapprezzo a carico delle versioni femminili di rasoi usa e getta, shampoo, deodoranti e molti altri prodotti, che sono tecnicamente sovrapponibili a quelle maschili o standard e ne differiscono unicamente per aspetto e packaging.

Gli argomenti sono da grandi e attireranno i bambini, il linguaggio del fumetto, i disegni divertenti, le situazioni in cui si trovano i protagonisti, molto vicine alla realtà e raccontate con humor, incoraggeranno lo spirito critico e di osservazione dei lettori, la discussione fra adulti e bambini, l'osservazione condivisa. Scoprire le tecniche dietro alla promozione di un prodotto può addirittura diventare un gioco da praticare quando si va a fare la spesa o si guarda la televisione, se si ha voglia e tempo.

Un volume veramente originale, sarebbe bello se Faure e Barman ne pubblicassero altri su argomenti altrettanto importanti affrontati con onestà, concretezza e divertimento.

Ms Rosewater




lunedì 28 febbraio 2022

Review Party: "La morte è solo l'inizio" di Isaak Friedl e Gloria Goderecci

Buongiorno e buon inizio settimana, caffeinomani! ^^
Oggi partecipo al Review Party di una graphic novel edita Tunuè, “La morte è solo l’inizio”, di Isaak Friedl e Gloria Goderecci. Ammetto di essere stata subito attirata dalla cover, dal titolo e dalle premesse, però, poi, nell’esecuzione, il libro non si è rivelato quello che mi aspettavo. Ringrazio la casa editrice per la copia inviatami in cambio di un’onesta opinione e le mie compagne d’avventura con cui abbiamo discertato parecchio sul libro. Passate a leggere anche le loro opinioni! ;)

La morte è solo l'inizio
di Isaak Friedl e Gloria Goderecci

Prezzo: 17,50 € (cop. flessibile)
Pagine: 208
Genere: horror, fumetti, graphic novel
Editore: Tunuè
Data di pubblicazione: 3 gennaio 2022

Un patto scellerato che travolge le vite e trascina negli abissi più profondi. Demoni, orge, donne sexy, armi da fuoco, scheletri, moto da cross e tanto altro ancora fanno da sfondo ad unviaggio ben più difficile. Un viaggio che va, in continuazione, dalla morte alla ricerca della vita. I protagonisti, così diversi tra loro, ci trascinano in una storia senza scrupoli...

Solitamente, quando mi imbatto in qualche titolo fortemente dark, vengo subito attratta e desidero leggerlo. È successo così per “La morte è solo l’inizio”, la cui cover mostra il protagonista che sembra uscire direttamente dall’inferno, con le fiamme alle sue spalle, e un grosso portone con scheletri intagliati ai lati. La curiosità è volata alle stelle e così mi sono gettata in questo evento, convinta di leggere una storia che mi sarebbe piaciuta moltissimo. Purtroppo, non è stato così perché il libro si è rivelato più cruento e spietato di quello che mi aspettassi, con fin troppa violenza gratuita e scene, a mio parere, senza senso. Non sono una che si scandalizza o si impressiona facilmente, però questo tipo di violenza mi fa accapponare la pelle.

La storia inizia con un ragazzo che sta affogando, Aaron Bauer, che finisce in una sorta di limbo, un’intercapedine tra due mondi. Si ritrova lì perché è nato alle sei, sei minuti e sei secondi e questo gli concede una possibilità che non tutti hanno, una scelta importante. Può proseguire verso la fine di tutto, dunque morire in maniera definitiva, oppure può tornare in vita, ma una volta fatto dovrà dedicare la sua esistenza alla morte e alla sofferenza. Aaron si ritrova così a firmare un contratto quasi senza pensarci su, convinto si tratti solo di un brutto sogno. Ma una volta firmato, viene tirato fuori dall’acqua e torna effettivamente in vita. Il tempo passa e ci ritroviamo a quarant’anni da questo evento. Adesso abbiamo come protagonisti due ragazzi che vengono attratti da due ragazze su un treno e decidono di seguirle quando le sentono parlare di una festa mitica. Peccato che chi si ritroveranno davanti, a un certo punto, è il signor Aaron Bauer che cercava proprio uno dei due ragazzi, Pete, perché come lui nato alle 6 e 6 minuti e 6 secondi. Aaron gli affida la missione di andare in quel mondo infernale da cui lui è uscito, procurarsi la lista di tutte le persone nate alle 6 e 6 minuti e 6 secondi e portargliela. Dovrà morire per arrivare in quel luogo, poi rubare all’uomo che lo accoglierà la lista con i nomi, e infine firmare il contratto che gli permetterà di tornare in vita e uscire da quell’inferno. Ma le cose si complicheranno una volta giunto lì e Pete si ritroverà ad affrontare un esercito di scheletri viventi, demoni di varia natura, un terribile Squartatore e chi più ne ha più ne metta. E tutto per cosa? Beh, lo scoprirà solo quando sarà riuscito a tirarsi fuori di lì e a tornare in vita. Quello che lo aspetta non è decisamente meglio dell’inferno in cui era finito.

Le premesse di questa graphic novel sono a mio parere interessanti, però si perdono, come vi dicevo sopra, nell’esecuzione. È vero che parliamo di inferno, demoni, anime corrotte e quant’altro, ma è tutto un susseguirsi di violenza e macabro e morte e squartamenti e sbudellamenti e questo mi ha lasciata molto perplessa. I colori delle tavole mi sono piaciuti molto e mi è piaciuto anche di come in quella sorta di inferno in cui finiscono i protagonisti vi siano vari luoghi o dimensioni, abitati da creature e anime diverse. Le anime cercano di sopravvivere come possono, i demoni si danno ai peggior vizi e soprusi. La parte peggiore è quella legata allo Squartatore, un demone che ha il solo scopo di uccidere e distruggere e lascia dopo il suo passaggio solo sangue e resti di anime. Mi ha sorpreso trovare in uno dei luoghi che il protagonista attraverserà anche un drago, come a dire che ci si può imbattere davvero in qualsiasi cosa all’inferno, tutto ciò che di mostruoso possa esserci. La fantasia degli autori ha creato una storia brutale, una di quella per stomaci forti, è proprio il caso di dirlo. Se l’orrore e le morti violente non vi spaventano, allora questa graphic novel può fare al caso vostro e intrattenervi; se, invece, siete facilmente impressionabili non fatevi tentare. 


A presto!
xoxo

Photo credit: @francikarou

venerdì 17 dicembre 2021

"Io, i miei mostri e me" di Caterina Costa - Intervista all'autrice

Buongiorno, lettor*!
Oggi si torna a parlare di un volume delizioso, letto e recensito non molto tempo fa (QUI): "Io, i miei mostri e me" di Caterina Costa - Cheit.jpg. In questo nuovo post  troverete un'intervista all'autrice, che si è gentilmente prestata alle nostre domande e ci ha tolto qualche curiosità. L'intervista sarà presente anche su tutti gli altri blog e profili che hanno partecipato all'iniziativa e quindi su Serendipity.nerdy, Fenice fra le pagine, Lu is lost in books, La biblioteca di Zosma, Nelyafinwee, This lady of the books, Sylexlibris, Love Reading & More, Raggywords, Twinsta Book. Non perdetela! ;)

Io, i miei mostri e me
di Caterina Costa - Cheit.jpg

Prezzo: 16,00 € (cop. flessibile)
Pagine: 112
Genere: fumetti
Editore: Becco Giallo
Data di pubblicazione: 11 novembre 2021

Il primo libro della giovanissima Caterina Costa, instagrammer, autrice di webcomics, conosciuta tra i suoi tanti fans con lo pseudonimo di CHEIT. Un webcomics che racconta senza filtri le ansie, le paure, le inquietudini, le sofferenze dei ventenni di oggi. Un’autrice dall’enorme seguito sui social media.

Ciao Caterina, prima di iniziare vogliamo ringraziarti per il tempo che ci dedicherai e farti i complimenti per il tuo lavoro.
La prima domanda che vogliamo farti è la seguente:

- Come mai hai deciso di suddividere ogni storia in una striscia di quattro quadrati? E’ un formato che ti è stato richiesto da altri o da esigenze esterne, o che hai deciso tu in maniera indipendente?

Forse mi sono involontariamente ispirata ad altri webcomic che ho visto negli anni, ma la ricordo come una scelta molto naturale. Inoltre, postando su Instagram, questa struttura rende molto più facile la condivisione dei miei lavori, perché la somma delle vignette quadrate è sempre un quadrato.

- La forza del tuo lavoro è anche nella sua brevità, ma hai mai pensato di creare una storia molto più lunga, magari una graphic novel completa, partendo da una o più strisce?

È sicuramente qualcosa che mi piacerebbe molto fare! Il primo esperimento con storie più lunghe è stato con il mio primissimo libro, Vita da Pomodoro, un’antologia realizzata insieme ad altre 6 fumettiste.
È stato molto difficile per me scrivere qualcosa di più lungo, perché in genere nei miei lavori cerco sempre di trasmettere un’emozione, una sensazione, un concetto, e per questo tipo di comunicazione la vignetta breve è ciò che più mi è congeniale.
Al momento sto cercando di leggere più fumetti e di imparare a narrare storie più lunghe, perché penso che potrei farne qualcosa di bello!

- Ci racconti la tua esperienza dell’Inktober e di cosa ti ha insegnato come fumettista? In futuro pensi che parteciperai nuovamente all’evento?

Per me l’Inktober del 2018 è stato la svolta, mi ha cambiato la vita.
È iniziato tutto come un gioco, un esperimento, ma mi ha portato tante cose fantastiche.
Ho deciso di fare un fumetto al giorno anziché un’illustrazione e ho scoperto la mia vocazione! Intanto mi ha fatto capire che sono in grado di produrre tanto in poco tempo, perché le parole a cui ispirarsi uscivano il 1 ottobre e ogni giorno c’era una nuova parola da usare, io all’epoca andavo in università tutti giorni e da pendolare tornavo spesso a casa verso le 20. Però ce l’ho fatta! Ogni sera mi mettevo lì e creavo i miei fumetti.
È stato anche l’inizio del mio successo su internet, perché dai miei fumetti per l’Inktober è arrivata la prima ondata di lettori su Instagram.
Penso parteciperò ogni anno e spero di riuscirci ancora!

- Abbiamo notato che molti colori – ad esempio il giallo - sono ricorrenti: c’è un criterio particolare dietro questa scelta? E quali tecniche e/o strumenti grafici usi per creare i tuoi disegni?

La scelta di usare il giallo è stata casuale, è sempre stato uno dei miei colori preferiti.
Disegnando e sperimentando mi sono accorta che stava meglio di altri colori come sfondo, faceva risaltare le immagini in primo piano e illuminava la scena.
Durante gli anni ho usato diverse tecniche, ho iniziato con la china su carta e le Bic, ho usato Photoshop, Paint Tool Sai, gli acquerelli... Ora uso Procreate su un iPad 2018, che penso sia il sobware meglio sviluppato per i disegnatori. Il suo unico problema sono i livelli limitati, però in confronto a Photoshop o ad altri programmi conosciuti ha dei pennelli meravigliosi e insuperabili.

- Nelle note del tuo libro racconti che il tuo primo approccio al mondo dei fumetti sono stati i cartoni animati che vedevi da piccola: quali erano i tuoi preferiti? E oggi, invece, quali sono le tue fonti di ispirazione principali?

Il primissimo che ho iniziato a ridisegnare penso sia stato Futurama, sapevo tutti i personaggi a memoria e i miei compagni di classe mi chiedevano sempre di disegnarli per loro.
Poi A tutto Reality, che è stato il cartone animato che mi ha fatto iniziare a disegnare in digitale. Avevo un gruppo di amici a distanza, nato su Facebook, in cui ognuno si creava il suo personaggio in stile ATR e insieme giocavamo e ci sfidavamo a gare di disegno. È iniziato tutto da lì!
Oggi invece non ho più un’ispirazione precisa, ormai il mio tratto e il mio stile sono abbastanza radicati da non aver bisogno di copie così fedeli. Questo non significa che abbia smesso di sperimentare!
Spesso mi piace provare a cambiare stile, fare qualcosa di più cartoon o di più realistico, cambiare il tratto e i colori... solo che ora sono tutti esperimenti che partono da me.

- Ti piace la cultura giapponese, nello specifico i manga e gli anime? E, invece, nel panorama italiano c’è qualche fumettista che ti ha ispirato o che ti senti di consigliare?

Da bambina guardavo tanti anime e leggevo qualche manga, ho avuto un periodo attorno agli 11 anni in cui ho provato a ricrearne lo stile ma non faceva per me. Ho iniziato a creare fumetti per puro caso, sono sempre stata interessata sia all’animazione che all’illustrazione e il fumetto è ciò che univa queste due tecniche al meglio. Quindi non ci sono veri spunti a cui mi sia ispirata, non sono mai stata una grande lettrice di fumetti (anche se di fiera in fiera mi è venuta sempre più voglia di iniziare) fatta eccezione per Dylan Dog e W.I.T.C.H..

- Hai dei nuovi progetti in lavorazione? Cosa ti piacerebbe creare prossimamente? Ci puoi dare qualche anticipazione o è ancora tutto segreto?

Per il momento sono abbastanza ferma, fatta eccezione per la mia piattaforma su Webtoon che è stata appena aperta e mi sta portando molte soddisfazioni!
Spero di avere presto qualche progetto nuovo!

******

A presto!
xoxo

martedì 23 novembre 2021

Review Party: "Io, i miei mostri e me" di Caterina Costa - Cheit.jpg

Buongiorno, caffeinomani! ^^
Oggi vi parlo di un volume molto carino uscito per Becco Giallo, ovvero "Io, i miei mostri e me" di Caterina Costa, in arte Cheit.jpg. Si tratta di una raccolta di vignette che spaziano su vari argomenti e che l'autrice ha disegnato per parlare di se stessa, ma anche per aiutare le persone a sentirsi meno sole. Ringrazio Valeria di This lady of the books per aver organizzato l'evento e Beccogiallo per la copia inviatami in cambio di un'onesta opinione. 

Io, i miei mostri e me
di Caterina Costa - Cheit.jpg

Prezzo: 16,00 € (cop. flessibile)
Pagine: 112
Genere: fumetti
Editore: Becco Giallo
Data di pubblicazione: 11 novembre 2021

Il primo libro della giovanissima Caterina Costa, instagrammer, autrice di webcomics, conosciuta tra i suoi tanti fans con lo pseudonimo di CHEIT. Un webcomics che racconta senza filtri le ansie, le paure, le inquietudini, le sofferenze dei ventenni di oggi. Un’autrice dall’enorme seguito sui social media.

Non è facile riuscire a parlare di ciò che si ha dentro, delle nostre paure, dei nostri sentimenti, delle nostre ansie e insicurezze. A volte è tutto così oscuro e pesante che preferiamo far finta di nulla, ignorare il problema, tenerlo a bada in un angolino del cuore, salvo poi ritrovarci a fare i conti con esso non appena restiamo soli con noi stess* o quando è troppo tardi. Oppure possiamo provare a parlarne. C’è chi prova a sfogarsi con qualche amic*, chi con un* terapista, chi riversa i suoi stati d’animo su un diario. E poi c’è Caterina Costa, giovane artista dall’evidente talento, che ha deciso di esorcizzare i suoi demoni rappresentandoli. Io, i miei mostri e me, è una raccolta di vignette disegnate da Caterina che, come tutt*, ha vissuto o sta ancora vivendo momenti di ansia e situazioni talvolta difficili da sopportare. Imprimere tutto su carta, dare forma e colore alle proprie paure, è un buon modo per esprimere ciò che si sente, è anche un modo per farlo capire a chi non ha vissuto esperienze simili, chi di solito sminuisce o minimizza questo tipo di problemi. In molt* potranno ritrovarsi in una o più vignette di questo piccolo volume, perché sicuramente tutto ciò che vi è illustrato è stato vissuto almeno una volta nella vita. Sono brevi fumetti, per lo più storie composte da 4 frame per pagina, che spaziano tra argomenti di ogni genere, amore, amicizia, ansia, paura, dolore, panico, solitudine, delusioni. È tutto rappresentato in maniera semplice e con colori ricorrenti, in cui l’arancione e il nero prevalgono. Devo dire che sono rimasta positivamente colpita da questo libro, in primis per la scelta degli argomenti trattati e poi per la bravura di Caterina nell’esprimere tanto bene soprattutto gli stati d’animo più oscuri, quell’ansia, quel terrore che ti avvolge come una coperta e ti immerge nel buio più totale. È sicuramente un’opera che merita attenzione perché fa riflettere su problemi realmente esistenti, problemi che colpiscono molt* giovani alle prese con scelte difficili, che si trovano spaesat* di fronte alle incertezze del futuro o più semplicemente impreparat* alle sfide della vita di tutti i giorni. La perdita di una persona cara, i giudizi della gente, le conseguenze della pandemia, la pressione delle cose da fare, i cambiamenti, i fallimenti. C’è spazio per ogni tipo di emozione. Alcune tavole riescono davvero a toccare nel profondo chi legge, a turbare, a commuovere. Certo, il prevalere di disegni che hanno per protagonista l’ansia e così poche, quasi nessuna, che diano un qualche tipo di conforto, mi ha un po’ stupito, ma allo stesso tempo penso che l’intento dell’autrice di far capire che non si è soli arrivi. Non si è soli perché molta gente potrebbe sentirsi come noi e comprenderci, non si è soli perché anche i nostri mostri alla fine possono diventare nostri amici; se impariamo a conviverci, a gestirli, possono fare meno paura.

Non è facile parlare di simili argomenti, sono sempre abbastanza spinosi e anche più ampi e profondi di quanto si possa immaginare e ognuno li affronta in maniera diversa. Caterina Costa lo fa con grande sensibilità, con uno stile personale molto dolce e carino, che cattura e lascia spazio a riflessioni intense. Il volume si legge in pochissimo, alcune vignette colpiscono più di altre, alcune fanno male, altre, sull'amore e l'amicizia, fanno sorridere. Sicuramente non mi sarebbe dispiaciuto leggere una storia intera invece di tante piccole vignette, una storia che affrontasse le stesse tematiche, ma che mostrasse più scorci positivi, luminosi e speranzosi alla fine, perché è anche di questo che la gioventù ha bisogno, non solo di essere compresa, ma anche di aver tesa una mano per uscire da quel buio che sembra spesso confondere e destabilizzare.

Io, i miei mostri e me è un’opera molto interessante, capace di toccare molte corde del nostro essere e, se anche ha dei difetti, mi sento di consigliarla a chi vuole sentirsi capit*, a chi non riesce a esprimere a parole ciò che prova. Un fumetto di questo volume potrebbe essere la sua voce, potrebbe dire tante cose e in maniera molto semplice e diretta. L'autrice ha sicuramente ancora tanta strada davanti a sé, i suoi lavori hanno un'impronta molto riconoscibile e si fanno apprezzare. Spero di leggere altro di suo in futuro, qualcosa che porti un'impronta anche più matura e che equilibri il buio di questo volume con sentimenti più leggeri e spensierati.

A presto!
xoxo
Photo credit: @francikarou

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