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venerdì 24 novembre 2023

Milk, Cookies&Books: libri a merenda - "La bussola degli elfi. Prove di coraggio per salvare la Natura" di Anna Simonato

Buon pomeriggio, lettor*! ^^
In questo nuovo appuntamento con la nostra amata rubrica per bambini e ragazzi vi parlo di La bussola degli elfi. Prove di coraggio per salvare la Natura, di Anna Simonato. Questo libricino mi è arrivato a sorpresa da Storiedichi Edizioni, che ringrazio infinitamente, ed è stata anche una bella sorpresa la deliziosa storia che vi ho trovato. L’ho già letta diverse volte a mio figlio, penso sia un libro davvero perfetto se volete educare i vostri bimbi al rispetto per la Natura e l’ambiente in cui viviamo.

La bussola degli elfi
di Anna Simonato

Prezzo: 14,90 € (cop. rigida)
Pagine: 32
Genere: albo illustrato, fantasy, bambini, ragazzi, ecologia
Illustrazioni: Gloria Tundo
Editore: Storiedichi Edizioni
Data di pubblicazione: 13 ottobre 2023
Acquista su: IBS, laFeltrinelli (link aff.)

Che cosa è successo alla Città degli Elfi? Un tempo vi regnavano la bellezza e l’armonia, ma da quando si è diffusa una malattia molto contagiosa, l’Egoismo, il mare è pieno di rifiuti, la terra non dà frutti, non c’è più cibo e gli animali rischiano di morire soffocati dai fumi delle fabbriche. Con l’aiuto di un messaggero, la Natura invita gli elfi più giovani ad affrontare alcune prove di coraggio. Grazie a un’antica bussola nascosta tra le radici di una quercia secolare, e a una formula magica, gli elfi riusciranno a sconfiggere un drago senza ali, un mostro marino e un uccello a due teste. I fiori torneranno a sbocciare, da semi magici nascosti in misteriose conchiglie, e i giovani elfi torneranno a vivere serenamente con le loro famiglie.

La bussola degli elfi si presenta come un libricino di poco più di 30 pagine, illustrato magnificamente da Gloria Tundo, ma racchiude al suo interno un messaggio davvero speciale, che è quello del rispetto per la Natura. In un periodo di crisi ambientale come quello che stiamo vivendo, è bene educare anche i più piccoli e far loro comprendere l’emergenza in cui ci troviamo. Sicuramente a scuola faranno lezioni sull'argomento, sicuramente molti genitori avranno premura di far capire loro quanto sia importante avere riguardo per il mondo in cui viviamo, ma questo libro dà loro un ulteriore occasione di guardare al problema e capirlo a fondo. Lo fa tramite un linguaggio semplice e diretto, ma soprattutto tramite una chiave metaforica fantastica che non può che colpire e affascinare. Ho sempre pensato che anche una lettura fantasy può avere da insegnare qualcosa, se la si legge in modo attento, se si riescono a cogliere i riferimenti alla vita reale. Anna Simonato, in questo libro per bambini e ragazzi, parla di elfi e di un villaggio pacifico e in armonia con la Natura, un mondo pulito e incontaminato. Ma questo mondo, col tempo, viene offuscato da un terribile male: l’Egoismo. Gli elfi iniziano a sfruttare l’ambiente che li circonda, a tagliare alberi per riempirsi le legnaie, a catturare grandi quantità di pesci e uccelli per avere più scorte di cibo, a inventare fabbriche che producono plastica e sputano in cielo grosse nuvole di fumo. La vita di molti animali è in pericolo e gli elfi, soprattutto i più giovani, restano chiusi in casa a giocare da soli e a riempirsi le pance, dimenticandosi di occuparsi della Natura. Qualcosa, fino ad ora, vi suona familiare?

Vedendo ciò, Madre Natura cerca di avvisare i giovani del villaggio inviando loro un messaggero che propone di piantare nuovi alberi, di liberare il mare dai rifiuti e ripopolarlo di pesci, di salvare gli uccellini che hanno perso la mamma a causa dei fumi delle fabbriche; ma il messaggero viene ignorato, come se quei problemi non li riguardassero. E così si abbatte su di loro una profezia, una sorte tremenda colpirà il villaggio, se nessuno farà nulla per salvare la Natura. Arriverà una pioggia violenta a distruggere tutto, il fumo oscurerà il cielo e gli elfi adulti saranno costretti a lasciare le loro case per andare a procacciare cibo altrove. Saranno i giovani elfi, a questo punto, a dover prendere in mano la situazione, se vorranno che qualcosa cambi. Ma come fare? La risposta pare averla una Vecchia Quercia magica che darà loro la possibilità di rimediare agli errori commessi superando delle prove e recitando insieme una formula magica presente sul retro di una bussola molto speciale. Sarà proprio questa bussola a condurli verso le loro prove. E così, si ritroveranno prima in un bosco ad aiutare un cerbiatto impaurito e minacciato da un enorme drago senza ali ma con artigli e denti affilati, un drago che vuol distruggere col fuoco il bosco e qualunque altra traccia di Natura esistente. Gli elfi cercheranno di farsi coraggio e, recitando insieme la formula magica, lo sconfiggeranno.

In nome di Madre Natura noi non proviamo paura; uniti tutto possiamo fare e i nemici sbaragliare.

Per la loro seconda prova, la bussola li conduce verso il mare, dove un delfino è in difficoltà, con un sacchetto di plastica infilato in una pinna. Ma anche qui un mostro comparirà a terrorizzarli e, ancora una volta, recitando la formula magica, riusciranno a superare la paura e a salvare l’animale in pericolo. La terza prova si sposta in cielo, una mamma uccello non riesce a trovare i suoi cuccioli per il troppo fumo delle fabbriche che oscura tutto. Gli elfi vorrebbero aiutarli ma compare un grosso volatile a due teste a minacciarli. La formula magica, ripetuta ancora una volta insieme, li aiuta a liberarsi del mostro. Dopo averli sfidati tutti con coraggio, però, le cose non sembrano ancora cambiate e così i giovani elfi decidono di piantare dei semi. Ancora una volta lo faranno insieme, perché solo così riescono a ottenere un vero risultato. Madre Natura, orgogliosa, si congratula con gli elfi, che finalmente hanno compreso la lezione e hanno imparato dai loro errori. Prendersi cura della Natura e dell’ambiente parte, sì, da ognuno di noi, ma è quando affrontiamo il problema uniti che facciamo davvero la differenza. Ognuno di noi è un elfo di questa storia e sono tantissimi i mostri che ogni giorno minacciano i nostri boschi, i mari, l’aria che respiriamo. Dobbiamo trovare il coraggio di agire, di non starcene rintanati ad aspettare che le cose cambino da sole o che qualcun altro se ne occupi. La Natura è un ben preziosissimo e se vogliamo lasciare alle future generazioni un posto degno di essere chiamato “casa”, dobbiamo prenderci cura di quel posto, sin da ora. E dobbiamo farlo tutti, nessuno escluso. Non avremo formule magiche da recitare, forse, ma sappiamo cosa fare per dare il nostro contributo nel mantenere pulito questo mondo, un luogo sano in cui crescere, non un luogo malato. L’Egoismo va combattuto.

La bussola degli elfi è una storia che ha tanto da insegnare, non solo ai più piccoli, ma anche agli adulti, a quelli che ancora non hanno compreso quanto sia importante partecipare in maniera attiva nella salvaguardia dell’ambiente e non solo teoricamente. I disegni di Gloria Tundo sono una meraviglia, pennellate dolci a ricreare uno stile fiabesco, perché proprio attraverso una fiaba del genere l’autrice cerca di colpire l* lettor*, mostrando a quanto di bello ogni giorno rinunciamo non prendendoci cura nel modo giusto della Natura, della terra, del cielo, del mare. È una lettura semplice ma con un messaggio inequivocabile e vi invito ad assaporarla anche voi e a fare del vostro meglio per cambiare le cose, per salvare il futuro ed evitare il peggio, anche perché la Natura sa come vendicarsi, sa come farsi sentire. E allora, comprendiamola, amiamola e salviamola, prima che sia troppo tardi.
Photo credit: @francikarou


Ringrazio la casa editrice Storiedichi Edizioni e l'Ufficio Stampa LaChicca per la copia fornita, in cambio di un'onesta opinione.

venerdì 26 agosto 2022

Milk, Cookies&Books: libri a merenda - "Osso. Anche i cani sognano" di Michele Serra (a cura di Anna)

Buon pomeriggio! ^^
Oggi, come ogni venerdì, un nuovo appuntamento con la rubrica dedicata a bambini e ragazzi. Anna ci parla di Osso. Anche i cani sognano, una storia delicata di amicizia tra un uomo e un animale, una storia indimenticabile e magnificamente illustrata. Scopritela nella recensione e fateci sapere il vostro pensiero. A presto! 

Osso. Anche i cani sognano
di Michele Serra

Prezzo: 10, 99 € (eBook) 16,00 € (cop. flessiibe)
Pagine: 128 
Genere: narrativa per bambini
Illustrazioni: Alessandro Sanna
Editore: Feltrinelli
Data di pubblicazione: 13 maggio 2021

Questa storia inizia con un cane. Anzi, con un cane e un uomo. Il cane è magro, denutrito, spunta all'improvviso come un'apparizione e ha fame, molta fame. L'uomo è un vecchio, è stanco e vive immerso nella solitudine in una casa al confine tra il mondo degli uomini e quello degli animali. Insieme a loro c'è il bosco. Pieno di luci, ombre e cose nascoste. Assomiglia ai sogni, a quello che abbiamo dentro ma a cui non sappiamo dare un nome. Il cane appare e scompare davanti alla casa, proprio come un sogno, mentre il vecchio vorrebbe avvicinarlo, nutrirlo, prendersi cura di lui. Comincia col dargli un nome: Osso, che gli suggerisce la nipote. Poi si mette ad aspettare, con una ciotola di cibo appoggiata sul prato. E così, lentamente, i due si studiano, si conoscono. O forse il loro incontro è avvenuto migliaia di anni fa... quando gli uomini cacciavano e vivevano nelle capanne, con la nascita della straordinaria alleanza tra l'uomo e il lupo, tra gli esseri umani e la natura. Avrete sicuramente accarezzato un cane, nella vostra vita. Prima di voi, infinite volte la mano di un essere umano si è posata su un cane. Ci sembra il più banale dei gesti. Non lo è. Se avrete la pazienza di leggere questa storia, proverò a spiegarvi perché. Età di lettura: da 6 anni.

Un uomo, un cane, la natura, l’amicizia
. Potrei non aggiungere altro in questa mia recensione. Queste quattro parole dicono già tutto. Queste quattro parole insieme sono già il canto del cuore di chi, come me, ama gli animali. Ma questo breve romanzo è così delicato ed emozionante che non sarebbe giusto non parlarvene come si deve. Quando è nata l’amicizia tra uomo e cane? Quando uomo e cane hanno capito di potersi fidare l’uno dell'altro e stringere una alleanza?

Ci racconta la leggenda del primo incontro tra uomo e cane, migliaia di anni fa, Michele Serra, giornalista, scrittore, autore televisivo e umorista, in Osso. Anche i cani sognano, un bellissimo libro per bambini, illustrato magistralmente da uno dei più noti e premiati illustratori italiani, Alessandro Sanna, già vincitore di tre Premi Andersen e Children’s Laureate.

“Era un giorno di inverno di trentamila anni fa”...uomini e lupi erano rivali, entrambi prede e predatori reciproci, “secondo la dura legge della natura, che trasforma la morte in nutrimento e in nuova vita”.

Due ragazzi, Pelledilince e Pelledibufalo, sono a caccia nella foresta quando la giovane donna, con il suo neonato in grembo, sente dei rumori provenire dall’interno di una tana. Sono tre cuccioli di lupo orfani, affamati, avvertono l’odore del latte della ragazza, non hanno paura, la riconoscono come una madre e nemmeno la ragazza ha paura, li riconosce come piccoli e indifesi e sente il richiamo della vita. Decide di portarli con sé al villaggio, sfidare l’autorità del capo, allevarli e nutrirli insieme al suo bambino. Cuccioli di uomo e cuccioli di lupo crescono insieme come in un branco, e seppure i primi sappiano comunicare con la parola, gestiscano il potere del fuoco e siano in grado di costruire capanne e villaggi, e i secondi mantengano l’istinto primitivo di abili cacciatori e di determinati e pericolosi guardiani del gruppo, insieme imparano cos’è l’amicizia, l’affetto, la generosità, la condivisione, la cooperazione, la lealtà, la fedeltà. Diversi ma alleati.

“È difficile dire che cosa spinse proprio quella ragazza, e proprio quel giorno, a capire per prima che dentro il lupo c’era il cane, dentro la belva c’era un amico dell’uomo. Forse l’istinto materno, forse l’orrore della morte o forse la fantasia che le fece immaginare di correre nei boschi non per fuggire dal lupo, non per inseguire il lupo, ma insieme al lupo, fianco a fianco.”

Sullo sfondo di questa meravigliosa leggenda si sviluppa la trama di Osso. Anche i cani sognano, una favola, una storia breve ma che arriva dritta al cuore di chi, come me, ha avuto la fortuna di amare, ama o amerà un cane nella sua vita.

Mentre riposa solitario nel prato davanti a casa, ai margini della città, sul limitare del bosco vivo, selvaggio, misterioso, un vecchio sente di essere osservato. In lontananza un spettro, uno scheletro, una bestia denutrita, disperata, a malapena in grado di stare in piedi, senza più energie per scappare o per vivere, lo osserva.

“Aveva fame. Una fame tremenda, una fame finale, da ultimi giorni di vita. [...] stava a circa venti metri dal vecchio: il punto di compromesso tra la paura e la fame.”

Bastano pochi istanti perché il vecchio, guidato dall’impulso, decida di provare a salvare il cane.

“Diceva, quell’impulso: devo dargli subito da mangiare, a questo cane. Esattamente come, vedendo una pianta che sta seccando, viene l’impulso di annaffiarla. O vedendo un oggetto che sta per cadere, lo si afferra. E se qualcuno sta per affogare, o per precipitare in un burrone, gli si tende la mano per salvarlo. Perché quella voragine fa paura anche a noi. E salvando lui, cerchiamo di salvare noi stessi.”

La quotidianità del vecchio, fatta dei soliti gesti, della solita solitudine, si tinge di attesa e di cura. Ogni giorno posa, al limitare del bosco, una ciotola di cibo per Osso, per quello scheletro malridotto che con un nome diventa a tutti gli effetti il cane, la creatura di cui prendersi cura. E Osso tutte le notti divora, furtivo, il suo pasto, per poi tornare a nascondersi nel fitto bosco buio, senza farsi vedere. Finché una mattina il vecchio e il cane incrociano i loro sguardi e finalmente si presentano: il vecchio lo saluta “Buongiorno Osso” e il cane lo fiuta per registrare il suo odore e farlo suo. È l’inizio non solo di una vera amicizia, ma anche di una rinascita, per entrambi. La rinascita di Osso che trova conforto, sicurezza e cure amorevoli, la forza di reagire alla disperazione di una vita di stenti e la vitalità e il desiderio di correre di nuovo nel prato, seguire le tracce degli animali nella boscaglia e l’allegria di giocare con il vecchio e la sua nipotina Lucilla e fare amicizia con il suo enorme, peloso cagnolone maremmano Roba.

“Tutto era quieto, attorno al cane, e quieto il cane, con la pancia piena e il cuore a riposo. [...] dormiva, Osso, come da chissà quanto tempo non gli riusciva di fare. Nessuno saprà mai da quali spaventi, da quali fughe, da quale freddo senza riparo, da quale solitudine senza soccorso veniva quel piccolo cane.”

E la rinascita del vecchio che trova lo stimolo a scoprire un nuovo linguaggio del cuore, un'energia che lo porta a uscire di casa, oltre il prato, e muoversi, camminare nuovamente all’aria aperta, lungo i sentieri del bosco che salgono verso la montagna, seguendone i colori, i suoni, i profumi, dimenticati da anni, un nuovo senso della vita.

“Adesso doveva tenere conto di quel piccolo cane, e della piccola cura che doveva dargli. Si sentì un po’ meno libero, ma un po’ meno solo.”

Ogni singola parola di questo breve racconto è dolce, calda, avvolgente. Ogni singola parola vibra di un sentimento puro e incondizionato. Ogni singola parola sprigiona una emozione struggente e libera. Ogni singola illustrazione di questo breve racconto è morbida, leggera e incantata, come i sogni. Ogni singola illustrazione ci accompagna nel mistero del bosco, nel silenzio della natura. Ogni singola illustrazione ci conduce nel mondo dei segreti nascosti dietro a una coda che scodinzola velocissima, dietro a un naso che curioso fiuta una pista, dietro a delle costole che mostrano i segni dolorosi della fame finale, dietro al battito di un cuore che finalmente trova pace, dietro uno sguardo pieno d’amore.

E l’ultimo capitolo... pura poesia.
Il vecchio credeva forse di avere visto tutto, di non dovere scoprire più niente, ma “il misterioso regno della natura, le cui leggi sono più forti dell’uomo” sa sempre riservare nuove sorprese.

In questa favola in cui ogni singola illustrazione già sembra un portale magico, e in cui il limitare del bosco da cui compare Osso sembra il passaggio verso un’altra dimensione fatta di quiete, silenzio, profumi, melodie ed emozioni, non potevo che trovare “passaporte” con due dei miei libri del cuore.

Dio solo sa che vita ha vissuto Osso, se la solitudine o la violenza hanno riempito le sue giornate, se il freddo o le intemperie hanno provato il suo fisico e quanta fame abbia sofferto... in Osso. Anche i cani sognano conosciamo il cane soltanto dal punto di vista dell’uomo, del vecchio, ma in uno dei miei libri preferiti, Zanna Bianca di Jack London del 1906, (recensione QUI) il punto di vista è capovolto, il punto di vista è quello del lupo selvaggio e feroce, che grazie all’amore di un uomo diventa un compagno fedele e sereno. Dalle avventure di Zanna Bianca possiamo dedurre le sofferenze che forse anche Osso ha dovuto subire fino all’incontro con il vecchio, del tutto simile a quello di Zanna Bianca con Weedon Scott, all’inizio sospettoso e distante, fatto di avvicinamenti lenti e fughe repentine, ma che giorno dopo giorno diventa un incontro che cambierà ben più di una sola vita.

L’uomogli parlò come nessuno aveva mai fatto. Parlava con delicatezza, in modo confortante, con una dolcezza che in qualche modo toccò qualcosa dentro Zanna Bianca. [...] Provava quel senso di sicurezza che era stato deluso dalla sua esperienza con gli uomini. [...] una gentilezza che faceva sorgere dentro di lui emozioni mai provate prima. Percepiva una strana soddisfazione, come se qualche bisogno venisse gratificato e come se nel suo essere ci fosse qualche vuoto che stava per essere riempito.

Non trovo le parole giuste per descrivere le emozioni che questo parallelismo mi ha regalato, leggete anche voi la storia di Osso e di Zanna Bianca per scoprirle...

E ancora un portale magico si apre con un gioiello della letteratura mondiale: Il piccolo principe, di Antoine de Saint-Exupery del 1943. Il rapporto di fiducia e di rispetto che si crea giorno dopo giorno tra il vecchio e Osso richiama le dolci vibrazioni dell’amicizia tra il Piccolo Principe e la Volpe. Il vecchio posa tutti i giorni una ciotola di cibo per il cane randagio pelle e ossa, sperando di salvarlo, di ridargli forza e gioia di vivere, e rimane a lungo sul limitare del bosco per farsi vedere, annusare, conoscere, creando così un rituale di cure... Ed ecco, splendide, le parole che descrivono lo stesso “addomesticamento” reciproco tra il Piccolo Principe e la Volpe:

“Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice. Con il passare dell’ora aumenterà la mia felicità. Quando saranno le quattro, inizierò ad agitarmi e ad inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicità! Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore... ci vogliono i riti. [...] Tu, fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l’uno dell'altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo.”

Io credo che non serva aggiungere altro...

Anna


Photo credit: anna_bookfantasy

venerdì 1 luglio 2022

Milk, Cookies&Books: "Il Grande albero" di Susanna Tamaro (a cura di Anna)

Buon pomeriggio! ^^
Nuovo appuntamento con la rubrica "Milk, Cookies&Books: libri a merenda" dedicata a bambini e ragazzi. Oggi la nostra Anna ci parla di un piccolo classico dell'autrice Susanna Tamaro, Il Grande Albero, una storia che parla della Natura, dei suoi miracoli, della sua bellezza, ma che contiene anche una metafora importante. Scopritela nella sua riflessione.
(L'edizione che ha letto Anna è quella più vecchia della Salani, ormai fuori commercio. La nuova edizione è quella edita Giunti, vi metto perciò dati e cover di quest'ultima).

Il Grande Albero
di Susanna Tamaro

Prezzo: 4,99 € (eBook) 9,90 € (cop. rigida)
Pagine: 144
Genere: narrativa bambini, ragazzi
Editore: Giunti
Data di pubblicazione: 17 ottobre 2012

La storia di un abete e della sua lunga vita, dei suoi incontri con personaggi illustri come l'imperatore d'Austria e la principessa Sissi, dei suoi viaggi, quando, tagliato, dovrà lasciare la radura in cui è nato per diventare l' albero di Natale di piazza San Pietro a Roma. Infine della sua amicizia con lo scoiattolo Crik che lo aiuterà a tornare a casa. Una fiaba moderna, una storia di coraggio, di amore e amicizia in cui la vita vince su tutto.

Susanna Tamaro
, pluripremiata scrittrice triestina, ci ha regalato nel 2009 una storia molto particolare, Il Grande Albero, un romanzo per bambini, e come tutti i romanzi per bambini, un libro per tutti. Un'opera che parla di Natura, un tema molto caro all'autrice, sensibile alle tematiche ambientali, che parla anche di coraggio e speranza, dando voce e magia a personaggi davvero originali, a prima vista improbabili se considerati tutti insieme in un solo racconto.  Un seme, un abete e gli alberi del bosco, uccelli e scoiattoli, l’imperatore d’Austria e la Principessa Sissi e ancora un piccione, Gesù Bambino e il Papa. Come ci entrano personaggi tanto diversi in un solo romanzo? Semplice, con una buona dose di fantasia!

La storia del Grande Albero inizia alcuni secoli fa quando un piccolo seme alato volò via dalla sua pigna, danzò nell’aria aperta e poi planò leggero proprio al centro di una grande radura.

“Il piccolo seme alato si aprì, ancorandosi con la minuscola radice nella terra e lanciando una tenera piumetta verso l’alto, alla ricerca della luce.”

Inizia qui la vita di un piccolo abete e il miracolo della Natura, il miracolo della vita, il miracolo che si avvera ogni giorno intorno a noi ma che tanti di noi, troppi, indaffarati in altre faccende ben più sciocche e inutili, non vedono più.

“Si sa, la vita degli alberi non può mai essere particolarmente eccitante. Per loro natura, sono costretti a stare fermi nello stesso posto, non possono decidere [...] di esplorare nuove terre [...]. Dove il cielo li fa nascere, lì devono rimanere per sempre.”

Niente di più sbagliato! E infatti la vita del giovane alberello si dimostra fin dai primi anni davvero meravigliosa. Sì è vero, è una vita solitaria, perché il giovane arbusto è solo in mezzo alla radura a godersi il bacio del sole in ogni momento della giornata, un onore che lo rende veloce e sano nella crescita, ma è anche una vita di isolamento durante il rigido inverno e di fronte alle intemperie e al vento che ruggenti spazzano il pianoro, un onere che lo tempra nel carattere e gli dona forza, coraggio e determinazione. È una giovane vita silenziosa la sua, e contemplativa, così lontano dal chiacchiericcio e dai pettegolezzi degli altri alberi del bosco che lo circondano, betulle, larici, faggi invidiosi e ficcanaso, che vedono il nuovo nato come uno scomodo protagonista di cui sparlare continuamente. Decenni di solitudine e pace plasmano il giovane abete. Il suo silenzio gentile durante la cova delle uova nei nidi, l’umile osservazione dello spettacolo dello scorrere delle stagioni, il sincero interesse nei confronti delle complesse interazioni sociali di uccelli, scoiattoli, lepri e cervi lo fanno diventare grande e imponente, amato e rispettato da tutta la fauna del bosco.

“Passarono gli anni. Decine di anni. Il piccolo abete era diventato ormai un vero gigante. [...] Era talmente maestoso e unico nella sua bellezza che tutti gli uccelli, gli scoiattoli e i ghiri della regione, parlandone tra loro, usavano semplicemente il pronome. Lui.”

E per fare il nido o la tana su di Lui inizia a formarsi la lista d’attesa. Il primo scoiattolo che si innamora dello splendido panorama e dei tramonti spettacolari che il Grande Albero offre e decide di costruire la tana tra le sue fronde, è il primo di una lunga stirpe, e l’inizio di una grande amicizia. Trascorrono gli anni e i decenni, i primi cento anni passano in perfetta armonia con la Natura e poi l’abete incontra il primo essere umano, un bambino alla ricerca di ombra e refrigerio nelle ore calde del pomeriggio. Fino ad ora ha conosciuto gli uomini solo di fama: avidi e pericolosi, senza giudizio tagliano gli alberi uccidendoli o distruggendo tutto con il fuoco. Alto com'è, però, adesso può vedere campi, pascoli, fattorie e uomini... e inizia a conoscere le loro attività e i loro tanti vizi, incontra bambini allegri e canterini, adulti laboriosi e taglialegna, musicisti, imperatori, principesse e uomini comuni che attirati dalla sua fama e dalla sua bellezza si recano dal Grande Albero per ammirarlo. E con il passare dei secoli arriva anche il vento di guerra e il vento del cambiamento, il rumore dei motori dei trattori, delle automobili, degli aerei e dei televisori, del disturbo e del progresso.

“Il grande abete cominciava a sentirsi vecchio, era da tre secoli che vegliava su quella radura. [...] Non riusciva più, però, a capire il mondo degli uomini e neppure gli uomini sembravano apprezzare più la sua presenza. [...] Era stufo di stare fermo e aveva una voglia tremenda di vedere il mondo.”

Cosa riserva il futuro al grande abete? Lascio a voi la curiosità di scoprirlo, vi dirò soltanto che vi attendono personaggi strampalati, una location spettacolare come Piazza San Pietro e una messa di Natale davvero strabiliante, sotto gli occhi increduli di un intraprendente scoiattolo. Perché ci sono amicizie che sanno superare gli ostacoli dello spazio e del tempo e che sanno trovare il coraggio di non fuggire davanti al pericolo e non lasciare da solo un compagno in difficoltà.

La storia del Grande Albero è una profonda parabola della vita: come un albero, nella maestosità delle sue ricche fronde e la forza del suo fiero tronco, senza radici non è altro che un pezzo di legno, così noi esseri umani trascorriamo la nostra esistenza cercando di cambiare, esplorare, di farci crescere grandi ali per raggiungere il cielo... ma senza radici non c’è vita. Nella prima parte del libro Susanna Tamaro è riuscita a regalarci una poesia naturalista, descrivendo con semplicità e tenerezza l’incanto della vita che nasce per caso, per miracolo, e la bellezza delle piccole cose che riservano una meravigliosa sorpresa dopo l’altra, se solo si ha ancora un cuore leggero che si lascia stupire. La narrazione dell’intera prima parte ci mostra il punto di vista dell’albero ed è così delicata e gentile che sono rimasta rapita dalla vita del bosco, immemore della mia realtà di essere umano.

Sinceramente mi aspettavo che l’intero romanzo, pur nella necessaria evoluzione della trama, potesse scorrere sui sentieri del bosco e della magia della natura, invece la scrittrice ha introdotto, nella seconda parte, un capovolgimento del punto di osservazione della vicenda, trasformando l’albero in oggetto di descrizione e lo scoiattolo Crik, suo affezionato amico, nel protagonista della storia, trasferendo l’intera scena dal bosco alla città. Il romanzo si è certamente arricchito di azione e di momenti di comicità, si è vestito dei messaggi profondi e dei valori dell’amicizia e del senso della vita, ma è diventato quasi un altro libro, perdendo lo spirito poetico e lasciandomi il gusto amaro della nostalgia verso il vero protagonista della storia. Ma come si usa affermare: tutto è bene quel che finisce bene... per fortuna, direi. 

La figura del Grande Albero, amorevole, forte, centenario, pensatore e accogliente mi ha riportato alla memoria l’immagine di un altro meraviglioso albero, protagonista della recente letteratura per bambini, aprendo così una “passaporta” magica con una delle mie saghe del cuore, Fairy Oak, di Elisabetta Gnone, (recensione QUI). In Fairy Oak, Quercia, il millenario gigante buono custode del villaggio, proprio come il nostro abete del romanzo della Tamaro, è solitario perché lontano dal bosco, ma è il protagonista osservatore e testimone di tutte le vicende che si svolgono intorno a lui, felice di essere parte della vita dei suoi amici, giorno dopo giorno, anno dopo anno, secolo dopo secolo...
In Il Grande Albero, il tema conduttore è la Natura, grandiosa e potente in ogni sua sfaccettatura:

“È strano, osservò allora l’abete, ogni elemento ha due volti. Un volto che fa crescere e uno che distrugge. Uno porta la vita, l’altro la toglie. E non è forse la vita un continuo equilibrio tra questi due estremi?”

Simile considerazione in Fairy Oak:

“Di solo buio la Terra non può vivere, né di sola luce, né delle due cose insieme. Luce e Buio non possono governare insieme, solo l’alternanza assicura la vita.”

Due bellissime descrizioni della dualità della Natura, che insieme crea e distrugge, accende e spegne, perché così è da sempre e così deve essere nella eterna ciclicità.


Anna


Photo credit: @anna_bookfantasy

venerdì 13 maggio 2022

Milk, Cookies&Books: libri a merenda - "L'uomo che piantava gli alberi" di Jean Giono (a cura di Anna)


Buon pomeriggio! ^^
Eccoci a un nuovo appuntamento con la rubrica dedicata a bambini e ragazzi. Oggi Anna ci parla di un libro splendido che, in modo semplice, riesce a essere un inno alla speranza e alla rinascita: "L'uomo che piantava gli alberi", di Jean Giono. Se non lo conoscete, leggete le meravigliose parole di Anna e fateci sapere che ne pensate. A presto!

L'uomo che piantava gli alberi
di Jean Giono

Prezzo: 8,00 € (cop. flessibile)
Pagine: 64
Genere: classici per ragazzi
Editore: Salani; 9° edizione 
Data di pubblicazione30 marzo 2017

Durante una delle sue passeggiate in Provenza, Jean Giono ha incontrato una personalità indimenticabile: un pastore solitario e tranquillo, di poche parole, che provava piacere a vivere lentamente, con le pecore e il cane. Nonostante la sua semplicità e la totale solitudine nella quale viveva, quest'uomo stava compiendo una grande azione, un'impresa che avrebbe cambiato la faccia della sua terra e la vita delle generazioni future. Una parabola sul rapporto uomo-natura, una storia esemplare che racconta «come gli uomini potrebbero essere altrettanto efficaci di Dio in altri campi oltre la distruzione».

Era il 1953 quando lo scrittore francese Jean Giono scrisse questo piccolo romanzo definito “per ragazzi”. Per ragazzi... forse per la sua brevità, forse per il suo stile lineare, educato e descrittivo, forse perché, come le favole, è un racconto allegorico, o forse soltanto perché certi critici, abituati a catalogare il mondo secondo i loro banali stereotipi, hanno pensato che una vicenda di così pura e delicata semplicità non fosse sufficientemente impegnata per essere letta da un pubblico adulto.

L’uomo che piantava gli alberi è un libro per tutti. Per tutti coloro che amano la natura, le storie che parlano direttamente al cuore, i personaggi dalla personalità ingenua e insieme determinata, per tutti quelli innamorati della musica del silenzio e per chiunque creda ancora che anche un piccolo gesto possa fare la differenza per migliorare il mondo. Il successo di questo romanzo negli anni non è mai declinato. Stampato in diverse lingue e in origine distribuito gratuitamente, non fruttò nemmeno un centesimo all’autore, ma lo stesso Giono confermò sempre che era l’opera di cui andava più fiero. Lo scrittore sentiva il racconto talmente nelle sue corde che adottò l’espediente letterario dell’Io Narrante Anonimo parlando però in prima persona, come se fosse lui stesso il protagonista. Nel 1987 la trama venne adattata da Frédéric Back per la realizzazione di un cortometraggio che vinse addirittura il Premio Oscar per il miglior cortometraggio di animazione e nel 2006 il racconto fu adattato come opera teatrale. E oggi che i temi della sostenibilità ambientale, dello spreco delle risorse, dei cambiamenti climatici, della conservazione delle biodiversità, dell’inquinamento, della deforestazione sono ormai di una inquietante e drammatica attualità, questo piccolo romanzo definito “per ragazzi” diventa una parabola sul rapporto tra natura e umanità a cui guardare con speranza.

Nel 1910, durante un viaggio a piedi attraverso le terre brulle e desolate della antica regione delle Alpi che penetra in Provenza, una terra spogliata di tutto, secca, punteggiata di cespugli di lavanda selvatica, un villaggio abbandonato e scheletri da case consumate dal vento, l’anonimo narratore incontra Elzeard Bouffier, un pastore che trascorre giorno dopo giorno la sua vita in totale silenzio, in compagnia soltanto del suo cane e delle sue pecore. Si direbbe una vita noiosa e grama, ma non è così. Elzeard è un uomo estremamente curato ed educato, vive in una casa pulita e in ordine, i suoi abiti e i suoi arredi sono poveri ma dignitosi, il suo cane è affettuoso ma composto. Nessuna trascuratezza nella sua vita, nessun disordine. Ogni suo gesto è misurato e appropriato, persino il suo silenzio. Nel silenzio Elzeard trova la sua dimensione e la sua verità, il contatto autentico con la natura e con la bellezza delle piccole cose.
“[...] l’eleganza del silenzio, la delicatezza del ritirarsi, la forza del prendersi cura delle piccole cose. Rarità.” (Fabrizio Caramagna)

Nel suo silenzio l’uomo dedica la sua vita, con assoluta cura e dedizione, a piantare alberi“Aveva pensato che quel paese sarebbe morto per mancanza d’alberi. Aggiunse che, non avendo altre occupazioni più importanti, s’era risolto a rimediare a quello stato di cose”.

Trascorrono gli anni, la civiltà è scossa dalla Prima Guerra Mondiale. E trascorrono i decenni e altre guerre, e altri ignobili umani disastri mentre quel piccolo mondo, insieme a quel grande uomo, isolati da tutto, continuano sulla strada della rinascita. Giorno dopo giorno, tra miracoli e fallimenti, quella landa desolata diventa una foresta. La natura, solitaria e silenziosa come l’anima del pastore, ha fatto il suo corso: dove Elzeard ha piantato ghiande ora crescono querce, e salici, prati, giardini, giunchi, e nelle pieghe aride della terra ricominciano a scorrere ruscelli gorgoglianti e cristallini. Nelle carcasse di case di pietra tornano a giocare i bambini con le loro famiglie e il loro futuro. È una Resurrezione.

E non è più silenzio... è la melodia della natura, la sinfonia della speranza.

“Quando penso che un uomo solo, ridotto alle proprie semplici risorse fisiche e morali, è bastato a far uscire dal deserto quel paese di Canaan, trovo che, malgrado tutto, la condizione umana sia ammirevole. Ma se metto in conto quanto c’è voluto di costanza nella grandezza d’animo e d’accanimento nella generosità per ottenere questo risultato, l’anima mi si riempie d’un enorme rispetto per quel vecchio contadino senza cultura che ha saputo portare a buon fine un’opera degna di Dio.”

Con estrema delicatezza in questo racconto si apre una piccola “passaporta”. In silenzio, in punta di piedi, si apre uno spiraglio magico grazie a un'analogia tra protagonisti: due uomini che camminano soli e assetati, uno in una landa desolata e arida e uno in un deserto... due uomini che incontrano per caso e fanno amicizia con due personaggi solitari e discreti, sorprendenti nella loro semplicità, nella loro estrema cura e dedizione nei confronti di un meraviglioso obiettivo d’amore: per uno dare nuova vita alla sua terra, per l’altro proteggere la natura del proprio pianeta. Un narratore anonimo e un aviatore, un pastore e un Piccolo Principe... Il Piccolo Principe, di Antoine de Saint-Exupery, 1943.

L’uomo che piantava gli alberi è un piccolo capolavoro di semplicità, originalità e discrezione in cui le parole sono scelte con cura e si susseguono con eleganza rivelando una metafora di forza e speranza.


Anna


Photo credit: @anna_bookfantasy

venerdì 15 aprile 2022

Milk, Cookies&Books: libri a merenda - "Archie, il bambino che parlava agli elefanti" di Lluis Prats (a cura di Anna)

Buon pomeriggio, lettor*!
Oggi la nostra Anna ci porta in Africa con la recensione di Archie, il bambino che parlava agli elefanti, di Lluis Prats, autore di Hachiko. Il cane che aspettava. Una storia bellissima ma anche straziante, che ha amato tantissimo ma che l'ha fatta anche soffrire un po'. Una storia per ragazzi che parla di Natura, amicizia e molto altro. Scopritela nella recensione e fateci sapere cosa ne pensate. A presto!

Archie, il bambino che parlava agli elefanti
di Lluis Prats

Prezzo: 9,99 € (eBook) 16,50 € (cop. rigida)
Pagine: 224
Genere: narrativa ragazzi
Editore: Rizzoli
Data di pubblicazione: 8 febbraio 2022

Kenya, 1947. Archibald Arthur Cunningham vive a Kericho, in Africa, dove i genitori sono proprietari di una fiorente piantagione di tè. Ha solo cinque anni quando in un villaggio vicino viene al mondo un'elefantina. Un evento straordinario, che cambierà le sue giornate: dopo il primo sguardo, tra i due nasce un'amicizia fatta di giochi, avventure e musica. Archibald diventa così lo mtoto anayeongea na tembo, il bambino che parlava agli elefanti. Quando sei anni dopo la famiglia Cunningham è costretta a tornare in Inghilterra, la separazione è dolorosa sia per il ragazzino sia per l'elefantessa. Passa molto tempo, e la vita porta Archibald sempre più lontano da Jumbo, eppure il loro legame non si interromperà mai: né i cambiamenti di continente né i molti colpi di scena dell'esistenza riusciranno a cancellare il sentimento che lega un ragazzo e un'elefantessa, l'uomo e la natura. Lluís Prats, con la sua narrazione schietta e magica al tempo stesso, dà vita a due personaggi indimenticabili. La storia di Archibald rimarrà impressa nell'immaginario di ogni lettore disposto ad aprire il suo cuore alla natura e alla libertà.

Odio questo libro
. Lo odio perché fa male. Lo odio perché è doloroso. Lo odio perché ti fa urlare di rabbia e piangere tutte le tue lacrime. Amo questo libro. Lo amo perché ti rapisce. Lo amo perché è commovente. Lo amo perché sa mostrarti i sentimenti più puri, quelli che solo gli animali sono in grado di provare e donare. Basta una sola parola per descrivere questo romanzo: meraviglioso. È vero, ha suscitato in me sentimenti contrastanti, ma come per tutte le esperienze che smuovono la coscienza, l’anima e le budella... ne è valsa la pena. Archie, il bambino che parlava agli elefanti rimarrà per sempre impresso nel mio cuore. Ma bisogna essere preparati, ecco. Perché questo struggente romanzo nasce dalla penna di Lluis Prats, autore del libro vincitore del Premio Strega Ragazze e Ragazzi 2018 Hachiko. Il cane che aspettava, da cui è tratto il film del 2009 interpretato da Richard Gere... ed è allo stesso modo strappalacrime. Sinceramente non mi sento così sicura di consigliare questa storia a un pubblico di giovani lettori e personalmente ringrazio il cielo di non essermi imbattuta in una storia così drammatica quando ero ragazzina, ne sarei rimasta traumatizzata. Ma alcune amiche mi hanno fatto riflettere sul fatto che i ragazzi di oggi sono molto diversi da quelli della mia generazione, sono più maturi, consapevoli della realtà che ci circonda e dei grandi drammi che hanno caratterizzato la storia di paesi come l’Africa di Archie e Jumbo, l’elefantessa protagonista di questa storia, un continente che ha subito secoli di colonialismo, tratta degli schiavi, sfruttamento delle risorse, bracconaggio e violente rivolte. E i ragazzi di oggi sono anche molto più informati di storia e politica internazionale, e sono attivi e attenti ad argomenti come il rispetto per la Natura e la protezione degli animali.

Rimango convinta che questo avvincente romanzo non sia adatto ai ragazzi più sensibili ma che farà innamorare i giovani adulti che apprezzeranno la spettacolare ambientazione nelle verdeggianti regioni del Kenya, le descrizioni dei meravigliosi animali africani liberi e selvaggi e gli inaspettati e sorprendenti tocchi di magia, e che potranno forse trovare ottimi spunti di riflessione e di dialogo con gli adulti di riferimento con cui sono certa sentiranno la necessità e la voglia di confrontarsi.

Kenya 1947. Nella lussureggiante cittadina di Kericho il piccolo Archibald Arthur Cunningham, figlio dei proprietari di una piantagione di tè, vive felice a contatto con la natura incontaminata e con gli animali e in completa comunione con le tradizioni e la cultura dei nativi. Archie corre scalzo per i sentieri polverosi, gioca con i bambini di Kapsoit, il piccolo villaggio che ospita il suo ricco bungalow, parla la lingua swahili e si sente un vero Kalenjin keniota. Ha solo cinque anni quando un evento magico, che avviene straordinariamente sotto i suoi stessi occhi, cambierà l’intero corso della sua vita: all’ombra di un baobab, ai margini del villaggio, viene al mondo un'elefantina. Tra i due è amore a prima vista, trascorrono insieme ogni attimo delle loro giornate, rincorrendosi fin sotto le zampe dei pachidermi del branco, passeggiando lungo il torrente, giocando in acqua, rilassandosi all’ombra della grande pianta di bougainvillea e dedicandosi alla dolce musica del pianoforte suonato dal bambino. Archie viene soprannominato mtoto anayeongea na tembo, il bambino che parlava agli elefanti e il bimbo dà un nome all’elefantina, Jumbo, rendendola così “sua”.

“Archie pensava che non si poteva essere più felici che a cavallo di una elefantessa che ti proteggeva e ti insegnava quali erano le cose importanti della vita”.

La situazione politica in Kenya però si complica e la famiglia Cunningham è costretta a tornare in Inghilterra. L’addio è straziante: “Non sapeva come spiegarle che non avrebbero più passeggiato per i sentieri polverosi, non avrebbero più fatto battaglie con l’acqua, non avrebbero più fatto il bagno nelle pozze e... non ce ne fu bisogno perché l’elefantessa lo aveva intuito. Lo afferrò con la proboscide e se lo tirò vicino in un abbraccio lungo e intenso... Archie le infilò sulla zanna il suo braccialetto rosso... non togliertelo mai così al mio ritorno potrò riconoscerti”.

Da questo commovente saluto le vite dei due protagonisti si separano. Archie sarà educato in un prestigioso collegio della grigia e monotona Londra, circondato da giovani rampolli dell’alta società pronti a tutto per emergere, più feroci dei leoni della savana. Diventerà un uomo sentendosi un estraneo nella sua stessa famiglia, sviluppando idee anti-patriottiche e sovversive contro la politica di colonialismo del Commonwealth, contro l’inettitudine della monarchia, contro la barbarie dei ricchi europei dediti alla caccia e al bracconaggio, contro la ricchezza ottenuta con il sangue degli innocenti, per sempre attanagliato dal Mal D’Africa e dalla nostalgia per Jumbo, di cui non riceverà mai più notizie. Eppure totalmente incapace di prendere l’unica decisione in grado di riportarlo davvero in vita: tornare in Africa.

Non sapete quanti insulti gli ho lanciato mentre leggevo della sua nostalgia, della sua vita sprecata a Londra proprio mentre Jumbo aveva più bisogno di lui... Jumbo tornerà ogni giorno a cercare il suo piccolo amico all’ombra della bougainvillea, finché tragici eventi la vedranno costretta a prendere il posto della madre come matriarca e occuparsi della sicurezza e della sopravvivenza del branco. La sua vita sarà un inferno: conoscerà il dolore e la siccità, soffrirà la fame, scoprirà poteri magici straordinari che però nulla potranno per salvarla dallo sradicamento, dalla prigionia, dalla deportazione, dallo sfruttamento e dalla tremenda barbarie degli uomini. E sullo sfondo, in mezzo alla rigogliosa piantagione di tè a Kericho, una magica pianta di fiori purpurei, la bougainvillea da sempre abbarbicata alle pareti del bungalow dei Cunningham, continuerà negli anni a rimanere saldamente aggrappata al portico sotto il quale Archie suonava e Jumbo ascoltava rapita la musica del suo pianoforte. Smetterà di germogliare e di fiorire per la tristezza, seccherà per la solitudine e il dolore eppure non verrà mai permesso a nessuno di eliminarla e sradicarla, nella speranza che la Natura possa compiere su di lei il suo incantesimo...

Ma è davvero tutto perduto?

Animali parlanti che sembrano superare le barriere del tempo e dello spazio, magie sorprendenti come solo la Natura incontaminata può regalare, paesaggi indimenticabili dai colori vibranti dell’Africa più selvaggia, musica e colpi di scena fanno rimanere il lettore letteralmente incollato alle pagine in attesa della risposta all’unica domanda: ma è davvero tutto perduto? A voi scoprirlo.

“La natura è saggia... gli elefanti hanno ricevuto da Dio il compito di badare al continente, di disperdere i semi, di ripulire i boschi dai cespugli e di aprire pozzi d’acqua per uomini e bestie... malgrado l’avidità e le violenze che distruggevano le foreste, se alla fine fosse rimasto un solo elefante, anche uno solo, avrebbe continuato a percorrere la savana diffondendo la vita in tutta l’Africa”

Curiosi di scoprire le “passaporte” che ho trovato in questo romanzo? Ci sono diversi punti di incontro, somiglianze tra aneddoti, personaggi e luoghi descritti in Archie, il bambino che parlava agli elefanti che rimandano, come fossero dei portali magici, ad altri libri e opere che ho amato.

Prima “passaporta” fra tutte: La mia Africa, romanzo autobiografico della scrittrice Karen Blixen del 1937, uno splendido libro diverse volte citato da Archie e dalla madre, che lo considerano come un rifugio emotivo nei momenti di inconsolabile nostalgia del passato e di Mal D’Africa. La stessa scrittrice e baronessa compare in Archie, il bambino che parlava agli elefanti come un vero e proprio personaggio della trama con il suo romanzo, le sue avventure in Kenya e il suo ruolo di confidente epistolare di Archie adulto.

Impossibile poi non citare la “passaporta” con Dumbo, un classico Disney del 1941, basato sulla storia scritta da Helen Aberson per il prototipo di un nuovo giocattolo e da cui Archie trae ispirazione per dare il nome di Jumbo, come la madre di Dumbo, all’elefantina sua migliore amica. Proprio come in questo romanzo anche Dumbo, la madre e altre elefantesse sono prigionieri in un circo, costretti a esibirsi in spettacoli che sono la vergogna per ogni essere umano.

E infine una straordinaria “passaporta” con la realtà, che in rari casi ci sorprende regalandoci eventi che superano in grandezza ogni nostra fantasia: è il caso di Paul Barton, artista e musicista che vive in Thailandia e dal 2011 dedica la sua vita alla musica suonando il pianoforte per allietare gli elefanti traumatizzati da un difficile passato fatto di malattia, paura, fuga e schiavitù e finalmente restituiti al loro habitat naturale in una riserva gestita dalla fondazione Elephant’s World. (immagine: Paul Barton/Youtube). Una storia di amicizia, rispetto ed empatia davvero commovente che unisce una realtà degna di essere raccontata e una storia di fantasia come quella di Archie in cui la musica diventa il sottofondo di un legame magico tra uomo ed elefanti, il riscatto di una vita e la celebrazione della speranza.

Odio questo libro perché mi ha squarciato il cuore in migliaia di piccoli pezzi, disperdendoli lungo i rossi sentieri della Rift Valley. Ma contemporaneamente lo amo perché una proboscide gentile ne ha raccolto ogni singolo pezzo perduto nelle vaste e ariose pianure del Kenya, sotto le grandi fronde dei baobab, nelle pozze fangose, lungo le piste dei leoni e dei leopardi e ha ricomposto con cura e amore il mio cuore, cullandolo all’ombra di un'eterna bougainvillea, accarezzandolo con le dolci note di una sonata per pianoforte...

Grazie alla casa editrice Rizzoli e a Claudia Fachinetti per la copia omaggio in cambio di una onesta recensione.


Anna


Photo credit: @anna_bookfantasy

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