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venerdì 5 maggio 2023

Milk, Cookies&Books: libri a merenda - "I fratelli Mezzaluna" di Chiara Gamberale (a cura di Anna)

Buon pomeriggio! ^^
Oggi, nel consueto appuntamento con la nostra amata rubrica dedicata a bambini e ragazzi, si parla del nuovo romanzo di Chiara Gamberale, I fratelli Mezzaluna, una storia che è anche un viaggio metaforico nei sentimenti. Scoprite l'opinione della nostra Anna e lasciateci un commento ;) A presto!

I fratelli Mezzaluna
di Chiara Gamberale

Prezzo: 9,99 € (eBook) 15,90 € (cop. rigida)
Pagine: 224
Genere: narrativa ragazzi
Illustrazioni: Alida Pintus
Editore: Salani
Data di pubblicazione: 7 marzo 2023
Acquista su: IBS, laFeltrinelli

A Gabaville la vita scorre serena: è il Villaggio Perfettissimo dove nessuno litiga mai e tutti vorrebbero nascere e crescere… Tutti tranne loro. Lena e Alen, i gemelli Mezzaluna, figli di Maddy La Matta, nati in una notte misteriosa di luna spaccata a metà. Sono diversi dagli altri pacifici abitanti di Gabaville, perché Lena ha il potere di fare domande di fuoco che frugano nei cuori, Alen, con i suoi silenzi, sa leggere nella testa di chi ha davanti. Chi è il padre dei gemelli? Nessuno lo sa: loro sanno solo che viveva sulla luna e che si è perso fra le galassie. Una storia che però è completamente falsa. Quando Lena e Alen scoprono che la madre gli ha raccontato una bugia, scappano e vengono risucchiati nel Mondo Sottopelle, un posto molto diverso da Gabaville, dove regna lo Scuro che inchioda i cuori e le teste di tutti alla rabbia, alla paura e alla vergogna. Qui i Mezzaluna vivranno avventure incredibili, incontreranno creature mai viste prima, impareranno che è possibile essere felici e allo stesso tempo imbarazzati, arrabbiati e allo stesso tempo innamorati… E finalmente non solo scopriranno la vera storia dei loro genitori, ma, grazie a un'impresa per cui serve tutto il coraggio che nemmeno loro sanno di avere, cambieranno anche il destino di un intero mondo. Anzi, di due mondi. Chiara Gamberale firma un romanzo sulla paura e sul bisogno delle emozioni e crea un mondo nuovo (anzi, due mondi) da dove non si potrà più tornare indietro. 

Una notte di luna piena spaccata a metà, due gemelli uguali ma diversi, due mondi paralleli la cui verità è basata su una meschina bugia, emozioni da sempre addormentate, respinte, ignorate
... poteva non essere questa la mia nuova splendida lettura? Chiara Gamberale ci regala il suo primo romanzo per bambini con le giocose illustrazioni di Alida Pintus e il sottofondo musicale di Pier Cortese.

A Gabaville, il Villaggio Perfettissimo, non succede mai niente. E perché mai dovrebbe? Non serve che succeda alcunché dove già tutto è perfetto. Non servono cambiamenti nel luogo più felice del mondo. In Piazza Sorriso ogni domenica il sindaco offre un banchetto stratosferico a cui tutti quanti, buoni e sereni, pacifici ed educati, rispettosi e sorridenti partecipano con allegria, da sempre, sempre, per sempre. A Gabaville nessuno piange, nessuno è triste, nessuno litiga, nessuno sparla alle spalle degli altri, nessuno giudica, nessuno si fa domande. Da Gabaville nessuno si allontana mai, nemmeno per andare in vacanza, perché nessuno desidera nulla di diverso da ciò che già ha. Cioè tutto. La vita nel Villaggio Perfettissimo è perfetta ma... nella perfezione esiste sempre un ma... E, infatti, la pace di Gabaville subisce un duro colpo quando una notte viene trovata una bimba in fasce. Una bimba venuta da chissà dove e chissà come, una bimba che strilla giorno e notte in un paese in cui regna la pace, una bimba che corre e ride rumorosamente in un paese in cui regna la calma, una bimba che fa sempre quello che le pare in un paese dominato dalle regole e dalle buone maniere, una bimba che ogni due per tre scappa per giorni, settimane e mesi. Insomma Maddy La Matta, come viene soprannominata, crea un bello scompiglio nel Villaggio Perfettissimo, ma niente di paragonabile al tornado che si abbatte su Gabaville quando Maddy, ormai diventata una bellissima ragazza, torna al villaggio in una notte di luna spaccata a metà e dà alla luce due gemelli, Lena e Alen.

“I fratelli Mezzaluna, come presero subito a chiamarli a Gabaville: perché l’unica cosa certa era la luna spaccata a metà che li aveva visti nascere, mentre quale fosse il loro cognome, chi fosse il padre, nessuno lo sapeva, e quando si trattava di Maddy ormai a Gabaville era chiaro cosa bisognava fare: era meglio non fare domande.”

Eppure pare proprio che fare domande sia la specialità dei due fratelli: “Lena era diventata estremamente curiosa [...] fra tutte le domande che si potevano fare, lei sceglieva sempre quella che colpiva al cuore della questione”. Con i suoi interrogativi diretti e sinceri Lena scandaglia i cuori portando a galla le più segrete verità, Alen invece parla poco, ma con i suoi silenzi e il suo sguardo profondo e ipnotico sa leggere nel pensiero. I due ragazzini sembrano destinati a smascherare i più inconfessabili segreti di Gabeville, della mamma e della loro famiglia, e quando arriva misteriosa e inaspettata una lettera proveniente da un altro mondo, nel Villaggio Perfettissimo, fatto di tranquillità e buoni sentimenti, iniziano a serpeggiare subdole le emozioni più sconosciute e temibili. Ai bambini non resta altra scelta che fuggire per scoprire finalmente la verità. È così che per noi lettori ha inizio l’avventura con Lena e Alen nel Mondo Sottopelle.

Un mondo parallelo e opposto. Un mondo in cui non è più la serenità dei buoni sentimenti a regnare, ma il caos delle emozioni negative; un mondo in cui le persone non si relazionano con sorrisi smaglianti e atteggiamenti cerimoniosi, ma dandosele di santa ragione; un mondo in cui non ci si trova allegramente tutti insieme al banchetto dell’amicizia ogni domenica, ma si deve fuggire ogni sera dallo Scuro che incombe inghiottendo ogni ricordo piacevole. Un mondo in cui non ci si sveglia ogni mattina benedicendo il creato, ma strillando di rabbia, invidia e gelosia, sputando veleno contro chi si odia, serbando rancore verso chi ha fatto dei torti, vivendo nella vergogna, perdendo il senno e l’autostima a causa del giudizio degli altri.

Per Lena e Alen, abituati alla pace, al buonumore e alla armonia, è un vero shock scoprire che la testa, il cuore, lo stomaco e le budella sono in grado di vomitare fuori un tale uragano di sentimenti!

“I cuori delle persone sono un minestrone di ingredienti che non c’entrano niente l’uno con l’altro [...] intanto imparavano che gli esseri umani possono avere nel cuore questo e pure quell’altro. Ma che spesso non lo sanno nemmeno loro che cosa ci sta là dentro [...]”

Nel loro viaggio nel Mondo Sottopelle i bambini esploreranno le loro paure, guarderanno dentro loro stessi per scoprire che non esistono confini netti e definiti tra sensazioni positive e negative, che la realtà è fatta di buio e di luce insieme, di bene e male insieme, di gioie e turbamenti insieme.

Questo viaggio metaforico mi ha ricordato altre storie che parlano magistralmente dei diversi mondi emotivi coesistenti in noi: in Fairy Oak, di Elisabetta Gnone (recensione QUI), per esempio, l’intera trama è basata sulla dualità tra Luce e Buio, Bene e Male, una dualità incarnata proprio delle diverse personalità delle gemelle protagoniste.

Anche la protagonista di Susine e il Dormiveglia, di Enna e Lefevre (recensione QUI) ci accompagna in un'avventura in bilico tra due regni paralleli, un passato perfetto il Mondo di Prima e un presente inaccettabile il Mondo di Dopo, in cui dovrà affrontare le paure e i cambiamenti che la vita vera, fatta di continui prima prima e continui dopo, comporta.

E, infine, come può questa avventura tra le montagne russe dei sentimenti non ricordare il film di animazione della Pixar, in collaborazione con la Walt Disney, Inside Out, una commovente guida alla scoperta del valore delle nostre emozioni... tutte quante le emozioni, nessuna esclusa, nemmeno la più scomoda?

Insieme ad Alen e Lena impareremo a destreggiarci all’interno del ribollire di emozioni mai conosciute prima, impareremo a indagare nelle nostre profondità e a domandarci se stiamo scappando o affrontando i cambiamenti, se siamo abbastanza coraggiosi e desiderosi di accogliere le discrepanze dei nostri sentimenti per non esserne sopraffatti.

Ma amici, portate pazienza, perché il cammino è lungo e dovremo aspettare fino alle ultime pagine per scoprire il mistero che lega i due mondi dei fratelli Mezzaluna!

Grazie alla casa editrice Salani per avermi inviato il libro in cambio di una onesta recensione.


Anna


Photo credit: @anna_bookfantasy

venerdì 2 settembre 2022

Milk, Cookies&Books: libri a merenda - "La grammatica è una canzone dolce" di Erik Orsenna (a cura di Anna)

Buon pomeriggio! ^^
Oggi, per la rubrica dedicata a bambini e ragazzi, Anna ci parla di La grammatica è una canzone dolce, di Erik Orsenna, una storia strana e speciale al tempo stesso, tutta da scoprire. La conoscete? Siete curios*? Leggete la recensione che segue e fateci sapere cosa ne pensate! A presto ;)

La grammatica è una canzone dolce
di Erik Orsenna

Prezzo: 8,99 € (eBook) 14,00 € (cop. flessibile)
Pagine: 139
Genere: narrativa per bambini, ragazzi
Editore: Salani
Data di pubblicazione: 13 settembre 2002

Davvero strana l'isola dove Giovanna con il fratello Tommaso approda dopo un naufragio. Qui ci sono spiagge e palme e una barriera corallina. Un'isola tropicale come tante altre? No, dove si è mai visto un'isola con negozi che vendono parole, un municipio per i matrimoni tra sostantivi e aggettivi, un ospedale per le parole malate e una fabbrica per costruire le frasi, con distributori automatici di articoli e orologi a pendolo per i modi verbali? L'isola è una specie di "grammatica vivente" in cui i due fratelli imparano a parlare in un modo nuovo.

Quando ero piccola e stavo imparando a leggere e scrivere, ero convinta che le lettere dell'alfabeto e le parole che si possono comporre disponendo quei meravigliosi segni grafici tutti in fila indiana, come dei soldatini ordinati e composti, sulle righe di un bellissimo quaderno profumato di nuovo, fossero incantate. Mi domandavo come fosse possibile che dei semplici cerchietti tracciati a matita sulla carta, uniti a dei piccoli tratti belli dritti come le aste delle bandiere, o curvi come le gobbe di un cammello, oppure ondulati come le spire di un serpente, riuscissero a dare vita ai suoni, alle immagini, ai pensieri, ai sogni. Cosa poteva essere tutto questo se non una magia? Amavo la grammatica e per me scoprire i segreti delle lettere, delle parole, dei loro significati, delle loro declinazioni e sfumature, delle logiche che le uniscono e delle strutture che le regolano, era davvero una magia. Ero talmente incuriosita dalla materia che anche di notte mi teneva compagnia. Avevo un sogno ricorrente: passeggiavo nel parco verso la scuola elementare e una moltitudine di lettere dell’alfabeto in stampatello minuscolo, con candide ali, mi svolazzavano intorno come farfalle, formando parole e frasi e, veloci e capricciose, continuavano a cambiare formazione dando nuovo senso alla mia vita. E chi l’avrebbe mai detto che questo mio sogno sarebbe stato il protagonista, anni dopo, di un libro trovato per caso in un negozio di libri usati? Incredibili le coincidenze della vita.

La grammatica è una canzone dolce di Erik Orsenna è un breve romanzo in effetti un po’ strano, inaspettato, sicuramente originale. Il titolo mi ha colpito immediatamente! Grammatica e Musica, sembrerebbero agli antipodi, cosa possono avere in comune? La Grammatica è per sua natura una lunga sfilza di regole, logica, consequenzialità, leggi e organizzazione. La Musica invece è armonia, melodia, fantasia, emozione, sentimento... E invece no! Anche la Musica, come la Grammatica, si basa su regole architettoniche precise: le note come le lettere dell’alfabeto, il pentagramma come una pagina bianca, la durata, il valore, le pause, le battute, gli accenti come la punteggiatura, il ritmo come la sintassi. E anche la Grammatica, come la Musica, ha migliaia di eccezioni che la vivacizzano, sfumature di significato che la colorano, strutture originali che la animano, rime e figure retoriche che la trasformano in poesia. Ed ecco che, da noioso insieme di regole, la grammatica diventa il trampolino di lancio per la fantasia di ogni bambino che la approccia a scuola e ovviamente, di ogni scrittore, che la rende il pennello per dipingere la sua tela bianca, e di ogni lettore che la decodifica per apprezzare il significato più profondo di una storia nuova, tutta da assaporare.

I genitori di Giovanna e Tommaso sono separati, uno vive in Europa e l’altro in America. La grande nave sulla quale i due fratelli viaggiano, durante una tempesta in puro stile TITANIC, affonda in pieno oceano. Al loro risveglio, stesi sulla spiaggia di un'isola all’apparenza deserta, scoprono di essere diventati muti. Li accoglie Enrico, un musicista gentile che li accompagna a scoprire i segreti di una meravigliosa isola tropicale molto, molto speciale. Chi naufraga su quest’isola infatti ha un’occasione: ricominciare a parlare, imparando da zero cosa significa scegliere le parole giuste per esprimere ogni singolo pensiero, ogni singolo sogno, desiderio, sentimento, ogni singola emozione. Perché soltanto ritrovando le espressioni più adatte, si può dare senso a ogni piccola, grande esperienza della vita. E così, insieme a Giovanna e Tommaso, e insieme ai loro mentori Enrico e il Nipote Sublime, esperti di rime e di musica, ci avventuriamo all’interno dell’isola per visitare il Mercato delle Parole, in cui, cercando bene, si può sempre trovare la parola giusta per ogni occasione.

“Da quel momento, la mia vita di prima mi ha fatto vergognare, [...] un’esistenza da quasi muta. Quante parole adoperavo prima della tempesta? Duecento, trecento, sempre le stesse... Qui, fidatevi di me, mi stavo arricchendo, sarei tornata con un tesoro.”

E con Giovanna e Tommaso incontriamo una donna millenaria, solitaria, visionaria, la Nominatrice, colei che ridà vita alle parole rare, termini che senza di lei scomparirebbero per sempre.

“Prima di addormentarmi mi immergo per qualche minuto in un vocabolario, scelgo una parola a me sconosciuta [...] e la pronuncio a voce alta, con affetto. Allora, ve lo giuro, la mia lampada lascia il comodino su cui sta di solito e se ne va a illuminare qualche regione del mondo sconosciuta”.

E ancora con Giovanna e Tommaso cavalchiamo verso la Città dei Nomi, abitata dalle parole, ognuna con il suo carattere, la sua personalità. E scopriamo che le parole vivono in tribù, e ogni tribù ha il suo mestiere. C’è la tribù più numerosa, quella dei nomi che indicano le cose, nominandole. C’è la tribù degli articoli, che “camminano davanti ai nomi scuotendo un campanello” per presentarli. Nella Città delle Parole ci sono i negozi in cui le parole cercano dei “travestimenti”, degli aggettivi, con cui abbellirsi e specificarsi, e con cui sposarsi in municipio per concordarsi. Ma i nomi, si sa, sono degli infedeli cronici, e quindi il municipio è sempre affollato di parole che si sposano e si abbandonano. Per le strade della città passeggiano altezzosi i pronomi, tutti pieni di sé perché a volte prendono il posto dei nomi, e gli avverbi, dei veri scapoli impenitenti, dato che non c’è verso di concordarsi con i nomi. A volte le parole si ammalano e hanno bisogno di essere ricoverate e curate nell’ospedale per le parole. Sono gli esseri umani le cause delle loro malattie. Gli uomini spesso abusano delle parole senza rendersi davvero conto della loro importanza, le nominano a sproposito, le rendono protagoniste di ingiurie e menzogne... che tristezza vedere le parole TI AMO stese agonizzanti su un lettino di ospedale.

“Bisogna trattare con cura le parole [...] altrimenti si logorano. E, a volte, è troppo tardi per salvarle.”

Infine su quest'isola speciale esiste una fabbrica altrettanto speciale, una fabbrica che costruisce le frasi. Un’immensa voliera in cui i nomi volano allegri e vivaci come farfalle, un brulicante formicaio in cui senza sosta si agitano i verbi desiderosi di realizzare la propria natura, un distributore di articoli concordati, interiezioni impertinenti, congiunzioni utilissime, preposizioni, e ancora i grandi magazzini degli aggettivi e orologi a pendolo che declinano i tempi dei verbi.

L’isola è un luogo magico, un luogo dove le parole hanno un’anima, sentimenti ed emozioni, l’isola è una grammatica vivente.

E poi la carta... “Fidati della carta, Giovanna. Alle parole piace la carta [...] non appena toccano una pagina, si mettono tranquille [...] non c’è spettacolo più bello di una serie di parole su un foglio [...] la carta era la vera casa delle parole. Non appena si sdraiavano su quella, smettevano di agitarsi, chiudevano gli occhi, si abbandonavano, come un bambino cui si racconti una favola.

Ma sull’isola ci sono anche dei misteri, dei nemici e delle insidie... non tutti infatti sono d’accordo sulla necessità di mantenere vive le lingue e i loro significati più profondi...

Riusciranno Giovanna e Tommaso a riscoprire il valore della grammatica, del lessico, della poetica delle parole e salvare non soltanto l’isola, ma anche il senso della realtà descritta dal linguaggio?

Questo libro è una delicata metafora che incoraggia i ragazzi allo studio della lingua, ricca, viva, lontana anni luce dall’essere una tortura scolastica, e spiega agli adulti e agli insegnanti come abbandonare i vecchi e superati metodi didattici, per abbracciare finalmente la fantasia e la creatività anche nell’insegnamento di una materia spesso ostica come la grammatica.

La grammatica è una canzone dolce mi ha fatto venire in mente una “passaporta” particolare questa volta, non con un romanzo per ragazzi, ma con un saggio di critica letteraria del grande Gianni Rodari: Grammatica della fantasia – Introduzione all'arte di inventare storie. Si tratta di un originalissimo manuale che racchiude semplici ma sorprendenti idee e tecniche per liberare la creatività o recuperarla, utilissimo per inventare e scrivere storie. Rodari suggerisce la grammatica non come una gabbia per la creatività , ma un percorso logico e strutturato, semplice e mai banale, tra i sentieri dell’immaginario. L’uso corretto della grammatica, della lessicologia, della morfologia, della sintassi, della retorica è la base da cui partire per dare vita alla lingua scritta e parlata, alla funzione creativa poetico-immaginativa, per dare vita a sorprendenti effetti ritmici, armoniche e libere suggestioni musicali, e per creare nuove associazioni di significato, nuove poesie, nuovi racconti, nuova letteratura, nuovi capolavori.

Anna


Photo credit: @anna_bookfantasy

venerdì 29 luglio 2022

Milk, Cookies&Books: libri a merenda - "Jack Foster e la minaccia dei Grengor" di Daniele Cella e Alessio Manneschi (a cura di Anna)

Buon pomeriggio! ^^
Oggi appuntamento speciale con la nostra consueta rubrica dedicata a bambini e ragazzi. Anna ci parla di Jack Foster e la minaccia dei Grengor, secondo volume di una serie fantasy per ragazzi di cui aveva letto non molto tempo fa il primo, e intervista in esclusiva i due autori, Daniele Cella e Alessio Manneschi. Non perdetevi l'articolo, vi aspettiamo nei commenti ;)

Jack Foster e la minaccia dei Grengor
di Daniele Cella e Alessio Manneschi

Prezzo: 9,99 € (eBook) 16,90 € (cop. flessibile)
Pagine: 516
Genere: fantasy, ragazzi
Editore: Nord-Sud
Data di pubblicazione: 28 aprile 2022

Un'oscura minaccia incombe su Jake Foster. Un nemico spietato è sulle sue tracce. Riuscirà un ragazzino a salvare il mondo di Fesna? All'orfanotrofio Glestin le giornate scorrono monotone, fra le interminabili lezioni e i tiri mancini dei bulli. Jake Foster, però, non è un orfano come tutti gli altri. Reduce da un'epica avventura nel mondo di Fesna, fa fatica a tornare alla vita di prima. Visioni misteriose lo tormentano, quasi cercassero di avvertirlo di un grave pericolo che incombe sui suoi amici rimasti sul pianeta incantato. La minaccia è reale, oppure si tratta soltanto di sogni straordinariamente vividi? Di notte in notte, il mistero si infittisce, finché la direttrice dell'istituto non gli rivela una scioccante verità: in lui si nasconde un immenso potere, tanto vasto da fare gola a molti. Non tutte le creature di Fesna, infatti, sono benevole. Il Supremo, un essere spietato, già da tempo è sulle tracce di Jake insieme ai suoi temibili grengor. Per il ragazzino è giunto il momento di fare ritorno su Fesna, e questa volta non sarà solo. Mentre il nemico si prepara a dare battaglia, Jake e i suoi amici dovranno destreggiarsi fra creature magiche e paesaggi incantati, in un viaggio costellato di pericoli ed emozionanti rivelazioni. Età di lettura: da 8 anni.

Jake Foster è tornato! A meno di un anno dall'uscita del primo romanzo della saga fantasy tutta italiana Jake Foster e il segreto della lanterna (recensione QUI), ecco di nuovo con noi il giovane protagonista delle avventure nel mondo parallelo di Fesna, con il secondo, emozionante libro Jake Foster e la minaccia dei Grengor, degli autori emergenti Daniele Cella e Alessio Manneschi.
Direi che ci vuole prima un piccolo recap.

Jake ha dieci anni e vive nell'orfanotrofio di Glestin in cui le giornate scorrono noiose tra la scuola, il rigore della disciplina imposta dalla preside Rochfort e gli insopportabili scherzi dei bulli, per fortuna ci sono i suoi due migliori amici, l’allegro e combinaguai Peter e la logica e pratica so-tutto-io Clara, con i quali il nostro eroe forma un trio inseparabile. Un giorno Jake scopre l’esistenza di un mondo parallelo, Fesna, un regno fantastico al quale si accede attraverso un portale magico, abitato da creature incredibili, dotate di poteri a dir poco straordinari. Ma il regno di Fesna è in pericolo. Un potente e malvagio nemico, il Supremo, aiutato dal soggiogato popolo dei mostri Uren, è alla conquista del potere e sulle tracce del ragazzino. Perché mai il Supremo sta cercando proprio Jake? La verità è davvero una rivelazione: il bambino scopre infatti di essere un Custode della Lanterna, cioè un protettore del Potere della Prima Fiamma, di cui il Supremo ha bisogno per diventare invincibile. In compagnia dello spassosissimo Dhuur, lo Spirito Guida del Sydranil, questo il nome della Lanterna (eh sì preparatevi a imparare mille mila nuovi vocaboli per comprendere creature, luoghi e incantesimi di Fesna) e dei nuovi amici Airis, una giovane guerriera shitani, e Kundar, un Custode Uren che non ha piegato la sua volontà al giogo del Supremo, Jake si rende conto di essere l’unica speranza di salvezza per Fesna. Non ci pensa due volte a decidere di affrontare con coraggio la sua pericolosa missione...

E adesso pronti per la nuova avventura?

È già passato un anno dal suo ritorno in orfanotrofio dopo la strepitosa esperienza a Fesna, ma per Jake è impossibile riabituarsi a una vita normale, il pensiero è sempre al ricordo degli amici che ha lasciato nella città di Tylenor e alla situazione di pericolo in cui si trova ancora il mondo parallelo cui ha scoperto di appartenere. Non è poi per niente facile gestire le paturnie del suo buffo e brontolone Spirito Guida Dhuur che lo ha seguito sulla Terra, costretto al silenzio e alla solitudine, chiuso nella sua Lanterna e nascosto alla bene e meglio in un anfratto del puzzolente bagno dei maschi. Oltretutto, Jake inizia ad avere delle inquietanti premonizioni, vede in sogno Airis prigioniera e torturata negli oscuri sotterranei delle Montagne Mantoscuro ed è tormentato dal sospetto che queste visioni possano essere reali e che i suoi amici e il suo mondo possano essere di nuovo in grave difficoltà. Di fronte alla sconcertante scoperta della vera identità della Preside, di fronte alla conferma della cattura di Airis e del fedele Maud, il suo dolce e morbidoso Lasha, e di fronte, infine, alla ancora più scioccante rivelazione dell'identità del nuovo compagno di scuola Leonard, un Guerriero Osilid venuto sulla Terra per convincere Jake a unirsi alla missione di riunificazione tra la Prima Fiamma e il suo contenitore primordiale, la Luminaria Fluttuante, unica possibilità rimasta per salvare il mondo fantastico dalla definitiva conquista da parte del male...

Un attimo scusate, devo interrompere questa apnea per inspirare... l’avventura è così coinvolgente e adrenalinica che, rapiti dalle parole che si susseguono incalzanti e rocambolesche, a volte ci si dimentica di respirare...

Ecco sono di nuovo pronta: di fronte, infine, a tutto quello che ho appena detto, Jake non ha più dubbi: si deve tornare immediatamente a Fesna, bisogna liberare Airis e unirsi ai ribelli contro il Supremo! Ok ma come? Il portale è stato sigillato, Dhuur è sparito e, come se non bastasse, in orfanotrofio è scoppiato un incendio. Nessun problema, pensa a tutto Leonard! E nel caos del fuggi-fuggi generale Jake e Leonard riescono a varcare il nuovo portale.

Nessun problema dicevamo? Sì, più o meno, visto che Clara e Peter, insospettiti dall’enigmatico parlottare dei ragazzi, decidono di seguirli e tra un battibecco e l’altro finiscono anche loro inghiottiti nel portale verso Fesna... Feroci mostri da combattere, profezie sibilline da interpretare, segreti da svelare, una città sommersa da trovare, pericolosi paesaggi ignoti da oltrepassare, gnomi maligni da sconfiggere, adorabili creature prigioniere da salvare e vecchi amici da difendere...tutto questo e molto altro vi aspetta in questa nuova avvincente esperienza in compagnia di Jake Foster.

E nuovi personaggi indimenticabili da amare, una bislacca banda che fa veramente riflettere: la vera amicizia va oltre il genere, la specie, l’aspetto fisico, la provenienza geografica o meta-geografica e supera ogni diversità, rendendo proprio le differenze tra i singoli il suo autentico punto di forza.

E allora preparatevi a rincontrare lo straordinario Dhuur, il mio personaggio preferito in assoluto assolutissimo della saga, a ridere dei litigi di Clara e Peter, a sbaciucchiare il morbidoso e gigantoso coniglio volante blu Maud, a conoscere Leonard, un guerriero coraggioso ma misterioso (da tenere decisamente d’occhio), ad ascoltare le rivelazioni della preside Rochfort, a odiare Malaffin, il malvagio gnomo che vi farà arrabbiare e desiderare di scaraventarvi a Fesna per tirargli due schiaffi direttamente con le vostre mani, e poi Bezzy la meravigliosa ed elegante ragazza felino, Madame Galya una gigantessa materna e combattiva e infine...

E infine basta! Tutto il resto scopritelo voi leggendo questo nuovo romanzo fantasy davvero originale e ricco di spunti di riflessione, primo fra tutti il prezioso valore della amicizia, della lealtà, del coraggio e del rispetto nei confronti di tutte le diversità e di tutte le creature, a qualunque etnia, specie, mondo appartengano.

Un’ultima cosa: occhio al finale! È un vero e proprio colpo di scena che spalanca le porte a nuove domande, a nuove supposizioni e lascia sbalorditi davanti a un inaspettato risvolto della trama... non vedo l’ora di leggere il seguito!

Passaporte con altri libri?

Anche in Jake Foster e la minaccia dei Grengor ci sono degli elementi che aprono dei portali magici con la mia adorata saga di Harry Potter di J.K.Rowling, per esempio il terzetto Jake, Clara e Peter, migliori amici e compagni di orfanotrofio, pur nella sua assoluta originalità, ha caratteristiche che ricordano il trio formato da Harry, Hermione e Ron. Jake e Harry hanno in comune, oltre al fatto di essere orfani, uno spirito avventuroso, una grande maturità emotiva, l'assoluta lealtà nei confronti degli amici e la consapevolezza di avere la grande responsabilità di dover combattere per la salvezza del proprio mondo, a costo della vita stessa. Clara è come Hermione Granger, una ragazzina dall'intelligenza sopra le righe, rappresenta la parte logica e pratica del gruppo, rispettosa delle regole anche se spesso frenata dalle regole che lei stessa si autoimpone.

“Clara è sempre la prima della classe e conosce tutte le risposte alle domande degli insegnanti. Per questo può sembrare un po’ antipatica, ma nel tempo ho scoperto che è molto gentile e non ha troppi grilli per la testa come noi maschi.”

E Peter somiglia a Ron Weasley, uno scavezzacollo curioso, burlone e chiacchierone che sa esattamente come e quando ficcarsi nei peggiori guai ma super simpatico e segretamente, o inconsapevolmente, innamorato di Clara.

E che dire della Preside Rochfort? Anche lei una strega di Fesna in incognito nel mondo umano.

“le mani immobili sul tavolo e lo sguardo pronto a cogliere ogni minima infrazione alle regole. Il suo lungo vestito nero con ricami verde scuro metteva particolarmente in risalto la sua aria severa e austera.”

Non fa venire anche a voi in mente la gelida, all’apparenza, strega e professoressa McGonagall (McGranitt) mentre incenerisce con lo sguardo gli studenti ritardatari o chiacchieroni?

Curiosi di sapere di più di questa saga fantasy? Ecco a voi l’INTERVISTA ESCLUSIVA che gli autori mi hanno rilasciato!

Ciao Daniele, ciao Alessio. Jake Foster è una saga fantasy scritta a quattro mani, come è nata la vostra collaborazione e l’idea alla base di Jake Foster?

La nostra collaborazione è nata in primis per via di un’amicizia ventennale che ci porta e ci ha portato a condividere tanti interessi, tra cui la passione per la scrittura. Per quel che concerne molti aspetti della vita, potremmo dire che il nostro rapporto è quasi simbiotico, sia in relazione agli hobbies (che spesso portiamo avanti insieme) che alla creazione di progetti lavorativi (Jake, infatti, è solo uno dei prodotti generati dalla nostra attività di self-publishing). Parlando del romanzo nello specifico, l’idea di Jake è scaturita letteralmente dal nulla. La nostra intenzione era quella di dare al pubblico di lettori italiani una saga fantasy per ragazzi che potesse essere accattivante ed originale allo stesso tempo. Dunque, complice il lockdown che ci ha inchiodati a casa e in un certo senso fornito più tempo libero, ci siamo immersi in questo progetto a testa bassa e creato il mondo e i personaggi principali in solo due settimane.

Ragazzi il genere fantasy è diventato così famoso da rischiare di annoiare un po’ i lettori. Dove trovate l’ispirazione per inventare nuove trame, nuovi personaggi e ambientazioni tanto originali?

L’originalità è una chimera, una sfida che ci piace affrontare. Dalla nostra, abbiamo sicuramente un ampio bagaglio di conoscenze relative al mondo del fantasy, ma in tutto ciò che facciamo la nostra priorità è sempre quella di cercare di essere originali, unici, distinguibili. Non amiamo scopiazzare o rifarci agli archetipi classici del fantasy. Il nostro intento è stupire il lettore, farlo immergere in mondi mai visti, e “incasinargli” la mente con trame mai scontate. Tante, troppe volte leggiamo storie delle quali è fin troppo facile anticiparne i risvolti. Sempre più raramente veniamo sorpresi dall’imprevedibilità della trama o dal carisma di personaggi unici. Ecco, noi lavoriamo costantemente per evitare tutto questo. Non vogliamo che il lettore si stufi in fretta o possa dire “questa è la solita minestra riscaldata”. Progettiamo per intrattenere, per sorprendere, per far sì che i lettori si facciano continue domande e si interessino a scoprire il background del mondo e dei personaggi. Per far questo, preferiamo spremerci le meningi e metterci a tavolino per provare a buttare giù qualcosa che sia più originale possibile.

Mi ha colpito molto nei due libri di Jake Foster la collaborazione e l’amicizia che nasce tra creature tanto diverse tra loro. Parlate di un argomento importante alle nuove generazioni: diversità e inclusione.

Ecco, facendoci questa domanda hai toccato un altro tasto chiave. Scrivendo principalmente per bambini e ragazzi (non ci riferiamo al solo Jake), diamo da sempre estrema importanza alla componente educativa. Nei nostri libri c’è sempre un messaggio (o più) da comunicare, e la lettura può essere fatta su più livelli.
Non bisogna mai dimenticare che anche i testi per i più piccoli possono aiutare a rapportarsi al mondo reale. Non abbiamo di fronte delle semplici storie per far viaggiare la mente del lettore in mondi lontani, ma anche utili strumenti per imparare a conoscere la realtà che ci circonda. Un libro per bambini e/o ragazzi può funzionare come una finestra sul mondo, in grado di farci riflettere sulle gioie e difficoltà della vita quotidiana. Il tema del pregiudizio, esacerbato oggi dall’uso sconsiderato dei social, è uno dei capisaldi di riflessione sulla condizione umana in generale. Il fatto di mostrare ,attraverso le storie, che entrare in contatto con il “diverso” (ciò che consideriamo tale) può addirittura aiutarci a migliorare noi stessi e la percezione che abbiamo del mondo, è un chiaro appello al cambiamento e un aiuto/invito per il lettore a ridurre o cancellare gli stereotipi.

Grazie agli autori e alla casa editrice Nord-Sud per la copia omaggio in cambio di un'onesta recensione.


Anna

Photo credit: @anna_bookfantasy

venerdì 1 luglio 2022

Milk, Cookies&Books: "Il Grande albero" di Susanna Tamaro (a cura di Anna)

Buon pomeriggio! ^^
Nuovo appuntamento con la rubrica "Milk, Cookies&Books: libri a merenda" dedicata a bambini e ragazzi. Oggi la nostra Anna ci parla di un piccolo classico dell'autrice Susanna Tamaro, Il Grande Albero, una storia che parla della Natura, dei suoi miracoli, della sua bellezza, ma che contiene anche una metafora importante. Scopritela nella sua riflessione.
(L'edizione che ha letto Anna è quella più vecchia della Salani, ormai fuori commercio. La nuova edizione è quella edita Giunti, vi metto perciò dati e cover di quest'ultima).

Il Grande Albero
di Susanna Tamaro

Prezzo: 4,99 € (eBook) 9,90 € (cop. rigida)
Pagine: 144
Genere: narrativa bambini, ragazzi
Editore: Giunti
Data di pubblicazione: 17 ottobre 2012

La storia di un abete e della sua lunga vita, dei suoi incontri con personaggi illustri come l'imperatore d'Austria e la principessa Sissi, dei suoi viaggi, quando, tagliato, dovrà lasciare la radura in cui è nato per diventare l' albero di Natale di piazza San Pietro a Roma. Infine della sua amicizia con lo scoiattolo Crik che lo aiuterà a tornare a casa. Una fiaba moderna, una storia di coraggio, di amore e amicizia in cui la vita vince su tutto.

Susanna Tamaro
, pluripremiata scrittrice triestina, ci ha regalato nel 2009 una storia molto particolare, Il Grande Albero, un romanzo per bambini, e come tutti i romanzi per bambini, un libro per tutti. Un'opera che parla di Natura, un tema molto caro all'autrice, sensibile alle tematiche ambientali, che parla anche di coraggio e speranza, dando voce e magia a personaggi davvero originali, a prima vista improbabili se considerati tutti insieme in un solo racconto.  Un seme, un abete e gli alberi del bosco, uccelli e scoiattoli, l’imperatore d’Austria e la Principessa Sissi e ancora un piccione, Gesù Bambino e il Papa. Come ci entrano personaggi tanto diversi in un solo romanzo? Semplice, con una buona dose di fantasia!

La storia del Grande Albero inizia alcuni secoli fa quando un piccolo seme alato volò via dalla sua pigna, danzò nell’aria aperta e poi planò leggero proprio al centro di una grande radura.

“Il piccolo seme alato si aprì, ancorandosi con la minuscola radice nella terra e lanciando una tenera piumetta verso l’alto, alla ricerca della luce.”

Inizia qui la vita di un piccolo abete e il miracolo della Natura, il miracolo della vita, il miracolo che si avvera ogni giorno intorno a noi ma che tanti di noi, troppi, indaffarati in altre faccende ben più sciocche e inutili, non vedono più.

“Si sa, la vita degli alberi non può mai essere particolarmente eccitante. Per loro natura, sono costretti a stare fermi nello stesso posto, non possono decidere [...] di esplorare nuove terre [...]. Dove il cielo li fa nascere, lì devono rimanere per sempre.”

Niente di più sbagliato! E infatti la vita del giovane alberello si dimostra fin dai primi anni davvero meravigliosa. Sì è vero, è una vita solitaria, perché il giovane arbusto è solo in mezzo alla radura a godersi il bacio del sole in ogni momento della giornata, un onore che lo rende veloce e sano nella crescita, ma è anche una vita di isolamento durante il rigido inverno e di fronte alle intemperie e al vento che ruggenti spazzano il pianoro, un onere che lo tempra nel carattere e gli dona forza, coraggio e determinazione. È una giovane vita silenziosa la sua, e contemplativa, così lontano dal chiacchiericcio e dai pettegolezzi degli altri alberi del bosco che lo circondano, betulle, larici, faggi invidiosi e ficcanaso, che vedono il nuovo nato come uno scomodo protagonista di cui sparlare continuamente. Decenni di solitudine e pace plasmano il giovane abete. Il suo silenzio gentile durante la cova delle uova nei nidi, l’umile osservazione dello spettacolo dello scorrere delle stagioni, il sincero interesse nei confronti delle complesse interazioni sociali di uccelli, scoiattoli, lepri e cervi lo fanno diventare grande e imponente, amato e rispettato da tutta la fauna del bosco.

“Passarono gli anni. Decine di anni. Il piccolo abete era diventato ormai un vero gigante. [...] Era talmente maestoso e unico nella sua bellezza che tutti gli uccelli, gli scoiattoli e i ghiri della regione, parlandone tra loro, usavano semplicemente il pronome. Lui.”

E per fare il nido o la tana su di Lui inizia a formarsi la lista d’attesa. Il primo scoiattolo che si innamora dello splendido panorama e dei tramonti spettacolari che il Grande Albero offre e decide di costruire la tana tra le sue fronde, è il primo di una lunga stirpe, e l’inizio di una grande amicizia. Trascorrono gli anni e i decenni, i primi cento anni passano in perfetta armonia con la Natura e poi l’abete incontra il primo essere umano, un bambino alla ricerca di ombra e refrigerio nelle ore calde del pomeriggio. Fino ad ora ha conosciuto gli uomini solo di fama: avidi e pericolosi, senza giudizio tagliano gli alberi uccidendoli o distruggendo tutto con il fuoco. Alto com'è, però, adesso può vedere campi, pascoli, fattorie e uomini... e inizia a conoscere le loro attività e i loro tanti vizi, incontra bambini allegri e canterini, adulti laboriosi e taglialegna, musicisti, imperatori, principesse e uomini comuni che attirati dalla sua fama e dalla sua bellezza si recano dal Grande Albero per ammirarlo. E con il passare dei secoli arriva anche il vento di guerra e il vento del cambiamento, il rumore dei motori dei trattori, delle automobili, degli aerei e dei televisori, del disturbo e del progresso.

“Il grande abete cominciava a sentirsi vecchio, era da tre secoli che vegliava su quella radura. [...] Non riusciva più, però, a capire il mondo degli uomini e neppure gli uomini sembravano apprezzare più la sua presenza. [...] Era stufo di stare fermo e aveva una voglia tremenda di vedere il mondo.”

Cosa riserva il futuro al grande abete? Lascio a voi la curiosità di scoprirlo, vi dirò soltanto che vi attendono personaggi strampalati, una location spettacolare come Piazza San Pietro e una messa di Natale davvero strabiliante, sotto gli occhi increduli di un intraprendente scoiattolo. Perché ci sono amicizie che sanno superare gli ostacoli dello spazio e del tempo e che sanno trovare il coraggio di non fuggire davanti al pericolo e non lasciare da solo un compagno in difficoltà.

La storia del Grande Albero è una profonda parabola della vita: come un albero, nella maestosità delle sue ricche fronde e la forza del suo fiero tronco, senza radici non è altro che un pezzo di legno, così noi esseri umani trascorriamo la nostra esistenza cercando di cambiare, esplorare, di farci crescere grandi ali per raggiungere il cielo... ma senza radici non c’è vita. Nella prima parte del libro Susanna Tamaro è riuscita a regalarci una poesia naturalista, descrivendo con semplicità e tenerezza l’incanto della vita che nasce per caso, per miracolo, e la bellezza delle piccole cose che riservano una meravigliosa sorpresa dopo l’altra, se solo si ha ancora un cuore leggero che si lascia stupire. La narrazione dell’intera prima parte ci mostra il punto di vista dell’albero ed è così delicata e gentile che sono rimasta rapita dalla vita del bosco, immemore della mia realtà di essere umano.

Sinceramente mi aspettavo che l’intero romanzo, pur nella necessaria evoluzione della trama, potesse scorrere sui sentieri del bosco e della magia della natura, invece la scrittrice ha introdotto, nella seconda parte, un capovolgimento del punto di osservazione della vicenda, trasformando l’albero in oggetto di descrizione e lo scoiattolo Crik, suo affezionato amico, nel protagonista della storia, trasferendo l’intera scena dal bosco alla città. Il romanzo si è certamente arricchito di azione e di momenti di comicità, si è vestito dei messaggi profondi e dei valori dell’amicizia e del senso della vita, ma è diventato quasi un altro libro, perdendo lo spirito poetico e lasciandomi il gusto amaro della nostalgia verso il vero protagonista della storia. Ma come si usa affermare: tutto è bene quel che finisce bene... per fortuna, direi. 

La figura del Grande Albero, amorevole, forte, centenario, pensatore e accogliente mi ha riportato alla memoria l’immagine di un altro meraviglioso albero, protagonista della recente letteratura per bambini, aprendo così una “passaporta” magica con una delle mie saghe del cuore, Fairy Oak, di Elisabetta Gnone, (recensione QUI). In Fairy Oak, Quercia, il millenario gigante buono custode del villaggio, proprio come il nostro abete del romanzo della Tamaro, è solitario perché lontano dal bosco, ma è il protagonista osservatore e testimone di tutte le vicende che si svolgono intorno a lui, felice di essere parte della vita dei suoi amici, giorno dopo giorno, anno dopo anno, secolo dopo secolo...
In Il Grande Albero, il tema conduttore è la Natura, grandiosa e potente in ogni sua sfaccettatura:

“È strano, osservò allora l’abete, ogni elemento ha due volti. Un volto che fa crescere e uno che distrugge. Uno porta la vita, l’altro la toglie. E non è forse la vita un continuo equilibrio tra questi due estremi?”

Simile considerazione in Fairy Oak:

“Di solo buio la Terra non può vivere, né di sola luce, né delle due cose insieme. Luce e Buio non possono governare insieme, solo l’alternanza assicura la vita.”

Due bellissime descrizioni della dualità della Natura, che insieme crea e distrugge, accende e spegne, perché così è da sempre e così deve essere nella eterna ciclicità.


Anna


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venerdì 13 maggio 2022

Milk, Cookies&Books: libri a merenda - "L'uomo che piantava gli alberi" di Jean Giono (a cura di Anna)


Buon pomeriggio! ^^
Eccoci a un nuovo appuntamento con la rubrica dedicata a bambini e ragazzi. Oggi Anna ci parla di un libro splendido che, in modo semplice, riesce a essere un inno alla speranza e alla rinascita: "L'uomo che piantava gli alberi", di Jean Giono. Se non lo conoscete, leggete le meravigliose parole di Anna e fateci sapere che ne pensate. A presto!

L'uomo che piantava gli alberi
di Jean Giono

Prezzo: 8,00 € (cop. flessibile)
Pagine: 64
Genere: classici per ragazzi
Editore: Salani; 9° edizione 
Data di pubblicazione30 marzo 2017

Durante una delle sue passeggiate in Provenza, Jean Giono ha incontrato una personalità indimenticabile: un pastore solitario e tranquillo, di poche parole, che provava piacere a vivere lentamente, con le pecore e il cane. Nonostante la sua semplicità e la totale solitudine nella quale viveva, quest'uomo stava compiendo una grande azione, un'impresa che avrebbe cambiato la faccia della sua terra e la vita delle generazioni future. Una parabola sul rapporto uomo-natura, una storia esemplare che racconta «come gli uomini potrebbero essere altrettanto efficaci di Dio in altri campi oltre la distruzione».

Era il 1953 quando lo scrittore francese Jean Giono scrisse questo piccolo romanzo definito “per ragazzi”. Per ragazzi... forse per la sua brevità, forse per il suo stile lineare, educato e descrittivo, forse perché, come le favole, è un racconto allegorico, o forse soltanto perché certi critici, abituati a catalogare il mondo secondo i loro banali stereotipi, hanno pensato che una vicenda di così pura e delicata semplicità non fosse sufficientemente impegnata per essere letta da un pubblico adulto.

L’uomo che piantava gli alberi è un libro per tutti. Per tutti coloro che amano la natura, le storie che parlano direttamente al cuore, i personaggi dalla personalità ingenua e insieme determinata, per tutti quelli innamorati della musica del silenzio e per chiunque creda ancora che anche un piccolo gesto possa fare la differenza per migliorare il mondo. Il successo di questo romanzo negli anni non è mai declinato. Stampato in diverse lingue e in origine distribuito gratuitamente, non fruttò nemmeno un centesimo all’autore, ma lo stesso Giono confermò sempre che era l’opera di cui andava più fiero. Lo scrittore sentiva il racconto talmente nelle sue corde che adottò l’espediente letterario dell’Io Narrante Anonimo parlando però in prima persona, come se fosse lui stesso il protagonista. Nel 1987 la trama venne adattata da Frédéric Back per la realizzazione di un cortometraggio che vinse addirittura il Premio Oscar per il miglior cortometraggio di animazione e nel 2006 il racconto fu adattato come opera teatrale. E oggi che i temi della sostenibilità ambientale, dello spreco delle risorse, dei cambiamenti climatici, della conservazione delle biodiversità, dell’inquinamento, della deforestazione sono ormai di una inquietante e drammatica attualità, questo piccolo romanzo definito “per ragazzi” diventa una parabola sul rapporto tra natura e umanità a cui guardare con speranza.

Nel 1910, durante un viaggio a piedi attraverso le terre brulle e desolate della antica regione delle Alpi che penetra in Provenza, una terra spogliata di tutto, secca, punteggiata di cespugli di lavanda selvatica, un villaggio abbandonato e scheletri da case consumate dal vento, l’anonimo narratore incontra Elzeard Bouffier, un pastore che trascorre giorno dopo giorno la sua vita in totale silenzio, in compagnia soltanto del suo cane e delle sue pecore. Si direbbe una vita noiosa e grama, ma non è così. Elzeard è un uomo estremamente curato ed educato, vive in una casa pulita e in ordine, i suoi abiti e i suoi arredi sono poveri ma dignitosi, il suo cane è affettuoso ma composto. Nessuna trascuratezza nella sua vita, nessun disordine. Ogni suo gesto è misurato e appropriato, persino il suo silenzio. Nel silenzio Elzeard trova la sua dimensione e la sua verità, il contatto autentico con la natura e con la bellezza delle piccole cose.
“[...] l’eleganza del silenzio, la delicatezza del ritirarsi, la forza del prendersi cura delle piccole cose. Rarità.” (Fabrizio Caramagna)

Nel suo silenzio l’uomo dedica la sua vita, con assoluta cura e dedizione, a piantare alberi“Aveva pensato che quel paese sarebbe morto per mancanza d’alberi. Aggiunse che, non avendo altre occupazioni più importanti, s’era risolto a rimediare a quello stato di cose”.

Trascorrono gli anni, la civiltà è scossa dalla Prima Guerra Mondiale. E trascorrono i decenni e altre guerre, e altri ignobili umani disastri mentre quel piccolo mondo, insieme a quel grande uomo, isolati da tutto, continuano sulla strada della rinascita. Giorno dopo giorno, tra miracoli e fallimenti, quella landa desolata diventa una foresta. La natura, solitaria e silenziosa come l’anima del pastore, ha fatto il suo corso: dove Elzeard ha piantato ghiande ora crescono querce, e salici, prati, giardini, giunchi, e nelle pieghe aride della terra ricominciano a scorrere ruscelli gorgoglianti e cristallini. Nelle carcasse di case di pietra tornano a giocare i bambini con le loro famiglie e il loro futuro. È una Resurrezione.

E non è più silenzio... è la melodia della natura, la sinfonia della speranza.

“Quando penso che un uomo solo, ridotto alle proprie semplici risorse fisiche e morali, è bastato a far uscire dal deserto quel paese di Canaan, trovo che, malgrado tutto, la condizione umana sia ammirevole. Ma se metto in conto quanto c’è voluto di costanza nella grandezza d’animo e d’accanimento nella generosità per ottenere questo risultato, l’anima mi si riempie d’un enorme rispetto per quel vecchio contadino senza cultura che ha saputo portare a buon fine un’opera degna di Dio.”

Con estrema delicatezza in questo racconto si apre una piccola “passaporta”. In silenzio, in punta di piedi, si apre uno spiraglio magico grazie a un'analogia tra protagonisti: due uomini che camminano soli e assetati, uno in una landa desolata e arida e uno in un deserto... due uomini che incontrano per caso e fanno amicizia con due personaggi solitari e discreti, sorprendenti nella loro semplicità, nella loro estrema cura e dedizione nei confronti di un meraviglioso obiettivo d’amore: per uno dare nuova vita alla sua terra, per l’altro proteggere la natura del proprio pianeta. Un narratore anonimo e un aviatore, un pastore e un Piccolo Principe... Il Piccolo Principe, di Antoine de Saint-Exupery, 1943.

L’uomo che piantava gli alberi è un piccolo capolavoro di semplicità, originalità e discrezione in cui le parole sono scelte con cura e si susseguono con eleganza rivelando una metafora di forza e speranza.


Anna


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venerdì 18 marzo 2022

Milk, Cookies&Books: libri a merenda - "Winnie Puh" di A.A. Milne (a cura di Anna)

Buon pomeriggio! ^^
Oggi Anna ci parla di un grande classico per bambini, Winnie Puh, di A.A. Milne. È da poco uscita un'edizione nuova, un prequel dedicato al simpatico orsetto, di cui leggerete presto su questi schermi, ma prima Anna ha voluto riprendere in mano il tanto amato primo libro di Winnie, in modo tale da darvi un'opinione più vasta e completa. Scopritelo nella sua recensione e stay tuned per C'era una volta un orsetto...

Winnie Puh
di Alan Alexander Milne

Prezzo: 9,00 € (cop. flessibile)
Pagine: 164
Genere: classici per bambini
Illustrazioni: E.H. Shepard
Editore: Salani
Data du pubblicazione: 14 settembre 2017

L'Orso Puh e i suoi amici non hanno Cervello nella testa, ma solo peluria grigia, il che farebbe pensare che siano soltanto dei giocattoli. Eppure sono capaci di vivere memorabili avventure, come catturare quasi un Guzzo, incontrare un Effalumpo, perdere la coda e ritrovarla, compiere gli anni e ricevere due regali, scoprire il 'Palo Nord', restare contemporaneamente circondati dalle acque e infine andare tutti alla Festa in Onore di Puh. Il guaio è che Christopher Robin, quando cerca di ricordare tutto questo, a volte se ne dimentica. Ma forse, invece, basta chiederlo ai milioni di bambini che hanno letto questo Classico in tutto il mondo. Winnie Puh è un libro di culto tra gli adulti e i bambini, senza limiti di età anche grazie alla diffusione del personaggio della Disney. Età di lettura: da 6 anni.

Il più dolce ricordo della mia infanzia da piccola lettrice è sicuramente Winnie The Pooh, il tenero orsetto-pupazzo che prende vita, insieme ai suoi dolcissimi amici, nell'incantato Bosco dei Cento Acri, opera del genio narrativo di Alan Alexander Milne, illustrato dal grande artista britannico Ernest Howard Sheperd e uno dei più grandi capolavori della narrativa per l'infanzia. Winnie The Pooh era l'orsetto di pezza di Christopher Robin, il bimbo protagonista delle avventure e figlio stesso dello scrittore. Il suo nome ha una storia affascinante: Winnie era un'orsetta acquistata per pochi dollari da un ufficiale del Corpo Veterinario dell’Esercito Canadese di stanza in Ontario a Winnipeg, città dalla quale il cucciolo Winnie prese il nome. L’orsetta fu in seguito donata allo zoo di Londra, meta preferita delle gite con il padre di Christopher Robin, innamorato proprio della piccola Winnie. E Pooh? Bene, in una delle sue poesie per bambini, Milne aveva già introdotto un personaggio di nome Pooh: un cigno. Christopher Robin stesso lo aveva chiamato Pooh sostenendo: “È un ottimo nome per un cigno, perché se lo chiami e lui non viene, che è una cosa che i cigni sanno fare molto bene, puoi far finta di aver soltanto detto Pooh! per fare vedere quanto poco lo volessi”. Nella poesia Pooh faceva rima con delle mucche che qualche riga prima dicevano Moo, ma in italiano le mucche fanno Muu... ecco perché fu tradotto in Puh. Quando al cigno quel nome non servì più, il bambino lo diede al suo nuovo orsacchiotto reputandolo perfetto per un orso, soprattutto dopo che, in una divertente disavventura a caccia di miele, Winnie rimase così a lungo appeso alla corda di un palloncino da restare con le braccia talmente rigide che gli restarono “in aria per più di una settimana e ogni volta che una mosca gli si posava sul naso doveva cacciarla via soffiando Puh!” Ok, ora la domanda sorge spontanea: ma Puh non è un maschio? E il nome Winnie non è da femmina? Anche allo scrittore sorse questo dubbio ma fu subitamente fugato dal figlio Christopher Robin che alla domanda rispose con sciolta naturalezza: “Lui si chiama Winnie IL Puh. Non sai cosa significa IL? Ah sì certo lo so benissimo, mi affrettai a rispondere; e spero che lo sappiate anche voi, perché è l’unica spiegazione che avrete.

Winnie The Pooh è un pupazzo di pezza e come tale non ha un cervello. Ma non è assolutamente uno sciocco, anzi, è dolcissimo quando si interroga sul perché delle cose prendendosi il capo tra le mani per pensare meglio e spesso trovando le risposte più azzeccate, ma semplicemente nessun pupazzo di pezza possiede un cervello! Ecco spiegato quindi anche il motivo della ingenuità e delle frasi spesso buffe e senza senso di Winnie e dei suoi amici. Frasi buffe e senza senso forse sì, ma ricche di una logica disarmante e che racchiudono in sé le verità più profonde sull'amicizia e sulla vita.

Bene, ora che queste importanti questioni basilari sono chiarite possiamo dedicarci alla trama. Dopo essere stato trascinato giù dalle scale con la brusca delicatezza di Christopher Robin, a suon di BUM BUM BUM (il rumore della testa di Winnie Puh che picchia su ogni singolo gradino), il bambino e l’orsetto chiedono al padre di raccontare loro qualche avventura che abbia come protagonista l’orsacchiotto. Ed è proprio qui che si apre alla nostra immaginazione quel meraviglioso, dolcissimo e incantevole mondo del Bosco dei Cento Acri, la cui mappa originale, disegnata in prima pagina dall’illustratore Shepard, è stata battuta all’asta, molti anni dopo, alla cifra di 500 mila euro. Una foresta descritta con parole che risuonano come musica e che sono tra le più indimenticabili note poetiche che io abbia mai letto: “Era una bella mattina di primavera, nella Foresta. Piccole nuvole soffici giocavano allegramente di fronte al sole come se fossero venute apposta per nasconderlo e poi scivolando via d'improvviso per lasciare il cambio a un’altra [...] Il sole era ancora a letto, ma una luce nel cielo sopra al Bosco dei Cento Acri sembrava voler dire che da un momento all’altro si sarebbe svegliato e avrebbe buttato via le coperte [...] Un giorno in cui il sole era tornato a splendere sulla Foresta portando con sé il profumo di maggio, e tutti i ruscelli della foresta tintinnavano per la contentezza di aver ritrovato la loro bella linea, e le piccole pozzanghere sognavano la vita che avevano vissuto e le grandi cose che avevano fatto...

Il Bosco dei 100 Acri, con la casa di Puh , la grande Quercia delle api, l’albero in cui vive Robin, il tetro- umido-triste posto di Isaia, il luogo in cui è stata posizionata l’improbabile trappola per Effalumpi, Ia organizzatissima dimora di Gufo e il posto non meglio definito in cui viene trovato il famoso Palo Nord... è stato ispirato dalla bellissima foresta di Ashdown, nel Sussex, un bosco ricco di pini, betulle e querce in cui si trovava la amata casa di campagna dell’autore. In questo bosco in cui tutti noi, forza dite la verità, tutti quanti noi vorremmo abitare, Puh vive le sue straordinarie avventure. Decide di volare aggrappato a un palloncino per raggiungere un alveare sui rami più alti di una Quercia e sbafarsi tutto il miele, per poi scoprire che le api sospettano qualcosa e sarà meglio lasciare perdere. Va a trovare Coniglio accettando il suo molto spontaneo invito per colazione e rimane incastrato nell’uscita della tana per una settimana, finché finalmente riesce a perdere qualche grammo di peso ed essere liberato dal buco con un bel “pop!”. Aiuta l’amico Isaia, l’asino dall’Umore Estremamente Sconsolato, a ritrovare la sua coda che verrà prontamente riposizionata sul suo lato sud con chiodi e martello da Christopher Robin, e prepara una tragicomica trappola per gli Effalumpi... qualsiasi cosa siano gli Effalumpi. E, ancora, Puh partecipa a una spedizione avventurosa alla scoperta di Palo Nord e salva l’amico Porcelletto dalla Terribile Alluvione, grazie alla intelligentissima idea di trasformare un ombrello in una barchetta, per poi salutarci, al termine di una festa in suo onore, con la famosa citazione: “quando ti svegli la mattina, Puh, chiese infine Porcelletto, quale è la prima cosa che pensi? Che cosa c’è per colazione! rispose Puh. E tu Porcelletto? Io penso: chissà che cosa succederà oggi di emozionante?

E tante sono le emozioni che ci ha regalato Winnie Puh perché questo è soltanto il primo dei quattro meravigliosi romanzi di A.A. Milne dedicati all’orsetto più famoso di tutti i tempi: La strada di Winnie Puh del 1928, Winnie The Pooh Ora abbiamo sei anni del 1927, Winnie the Pooh Quando eravamo davvero giovani del 1924.

Che dire poi della fortunatissima trasposizione cinematografica della Disney? Milne vendette i diritti sui personaggi nel 1961 alla Walt Disney che diede vita agli indimenticabili cartoni animati adattando le storie originali e creandone di nuove. Da allora la fortuna di Winnie Puh non ha mai trovato battute d’arresto: l’orsetto è uno dei personaggi più disegnati di tutti i tempi, alla Disney furono necessarie circa 1,2 milioni di matite per realizzare in tutto quasi centomila disegni e nel 2006 è stata addirittura assegnata a Puh una stella nella celebre Walk Of Fame a Hollywood, un grande onore per un personaggio della finzione.

Il 3 marzo di quest’anno, edito dalla casa editrice Nord Sud, è uscito: Winnie Puh. C'era una volta un orsetto... , il prequel ufficiale, un romanzo inedito di Jane Riordan e illustrato da Mark Burgess ispirato da A.A. Milne e E.H. Shepard.

Già è sul mio comodino e sono curiosissima di leggerlo per ritornare finalmente nel Bosco dei Cento Acri. Vi aspetto tra qualche giorno con la recensione!


Anna


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