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venerdì 20 gennaio 2023

Milk, Cookies&Books: libri a merenda - "La gattina che voleva tornare a casa" di Jill Tomlinson (a cura di Anna)

Buon pomeriggio, caffeinomani!^^
Oggi per la rubrica dedicata a bambini e ragazzi, la nostra Anna ci parla di un altro adorabile libro illustrato di Jill Tomlinson, La gattina che voleva tornare a casa, una storia dolce e divertente che riesce a parlare al cuore. Scopritela qui sotto e fateci sapere cosa ne pensate. A presto! ;)

La gattina che voleva tornare a casa
di Jill Tomlinson

Prezzo: 7,99 € (eBook) 12,90 € (cop. rigida) 9,00 € (cop. flessibile)
Pagine: 92
Genere: narrativa bambini, libri illustrati
Illustrazioni: Anna Laura Cantone
Editore: Feltrinelli
Data di pubblicazione: 15 giugno 2007

Suzy, una gattina tigrata, sta cacciando le farfalle, quando si imbatte in una cesta enorme. Incuriosita, ci entra e si appisola ma al suo risveglio scopre di essere in una mongolfiera che sta sorvolando la Manica. Ma lei non vuole andare in Inghilterra! Al suo arrivo Suzy viene trovata da una signora della Lav che la affida a zia Jo, una simpatica vecchietta: ma la gattina non è certo il tipo che se ne sta tranquilla a casa! La storia della gattina dispersa mette in scena la curiosità, le paure e il coraggio che sono propri dei bambini che si affacciano al mondo e iniziano a esplorare l'ambiente esterno alla famiglia.

Non so voi ragazzi, ma io adoro i libri illustrati perché forniscono una simpatica e immediata chiave di lettura della storia e perché permettono di immedesimarsi subito con i personaggi, che saltano fuori con un balzo dalle pagine per abbracciarti. E in questo caso Suzy, la gattina protagonista della favola di Jill Tomlinson, salta fuori dalle pagine del libro con un balzo, nel vero senso della parola, miagolando, facendo le fusa e chiacchierando con il suo strano accento francese per convincerci ad aiutarla a tornare a casa. Eh sì, perché Suzy, splendida micetta tigrata francese, si è persa! Che ne dite, proviamo anche noi ad aiutarla a ritrovare la strada di casa? Ma partiamo dall’inizio, così raccogliamo qualche elemento in più per capire cosa è successo e per affrontare al meglio questa avventura.

La nostra micetta vive in un paesino di mare affacciato sulla Manica, nella casa di un pescatore, mangia allegramente tutti i giorni pesce fresco ed è stracoccolata dai suoi quattro fratellini umani, tutti quanti molto amorevoli. Ma Suzy è affezionata in particolare al più piccolo, Gaby, di quattro anni, un tipo spassoso che non sa nemmeno qual è il verso giusto per accarezzare un gatto e quindi lo fa come capita, “al contrario, dalla coda alla testa, e lei ne andava semplicemente pazza. Gli si strofinava contro la manina, estasiata, facendo le fusa come una macchina da cucire, chiedendogli di continuare. Era la cosa che le piaceva di più al mondo”. Un giorno, mentre è a caccia di farfalle, la gattina vede una cesta stupenda, enorme, e decide di schiacciarci un pisolino... ma quando si sveglia si accorge che quella non è una cesta per pisolini, ma la cesta volante, ondeggiante e un po’ nauseante di una mongolfiera che sta sorvolando il mare in direzione Inghilterra!

Che disastro! Povera Suzy, è terrorizzata! Tutte le persone che ama, la sua casa, i suoi pranzetti di pesce fresco e Gaby che l’accarezza contropelo... come faranno senza di lei? E lei cosa farà lontana da loro? Come riuscirà a trovare il modo per riattraversare il mare e tornare dal suo amato padroncino? Non preoccupatevi, bambini, perché Suzy è una gattina intraprendente e coraggiosa e, appena tornata con le zampette a terra, inizia subito a ingegnarsi andando in cerca di supporto, con quel suo dolcissimo accento francese e miagolando a tutti Chez moi! Chez moi! Fortuna vuole che Zia Jo, una vecchietta gentile che ama gli animali ma non capisce niente della lingua francese, decide di prendersi cura della nostra piccola avventuriera e portarla ogni giorno con sé nel cestino della bicicletta al mercato del porto, così Suzy può iniziare a mettere in atto la sua davvero fantasiosa strategia di ritorno a casa via mare.

Riuscirà la nostra beniamina a tornare tra le braccia morbide e confortevoli del suo piccolo amico Gaby, che la accarezza contropelo? Riusciranno un canotto giocattolo, un surf, un paio di sci d’acqua, una barchetta, un sottomarino, un traghetto a riportare Suzy in Francia, finalmente al sicuro dalla sua famiglia?
Leggete questo bellissimo libro e lo scoprirete!

Non vi nascondo che la storia di La gattina che voleva tornare a casa mi ha davvero strappato qualche lacrima, nella sua semplicità tocca argomenti che vanno dritto al cuore: la famiglia, l’amore, la paura, il coraggio, la sicurezza, la casa.

La casa... quanto è importante per tutti noi la casa? Non è solo un posto in cui stare, è un luogo in cui amare e sognare, è un luogo di pace, è un rifugio dalla paura e dai dubbi, è uno stato d’animo, è un caldo abbraccio. Scriveva con grande saggezza Plinio Il Vecchio nell'antica Roma del primo secolo dopo Cristo “La casa è dove si trova il cuore”. Alzi la mano chi non ha mai avuto il timore di restare senza i propri affetti, improvvisamente privato delle proprie certezze, obbligato a stare lontano da casa, l’unico luogo in cui troviamo veramente conforto e protezione. Alzi la mano chi non ha mai dubitato di perdere il coraggio di fronte ai problemi della vita, davanti ai dubbi che ci fanno sentire persi, quando ci sentiamo soli, non capiti, disperati e non sappiamo da chi farci aiutare, di chi fidarci, quale strada prendere per risolvere i nostri guai? Ebbene, se anche voi vi trovate smarriti in qualcuna di queste difficoltà, non esitate a fidarvi della piccola Suzy che con la sua semplicità, audacia e tenacia, saprà insegnarvi a tirare fuori le unghie e combattere con tutte le forze per raggiungere la felicità.

Scomparsa ormai molti anni fa, Jill Tomlinson, dopo un passato di cantante lirica, ha scelto di dedicarsi completamente alla scrittura e dedicarsi alla letteratura per l’infanzia. I suoi libri per bambini, successi internazionali, regalano al pubblico dei più giovani una disarmante spontaneità e schiettezza, insegnamenti sinceri e genuini, mai stucchevoli, sempre freschi e moderni, che strizzano l’occhio alla straordinaria combinazione di ingenuità e intelligenza dei più piccoli.

Vi consiglio anche gli altri dolcissimi e sorprendenti libri della stessa autrice e vi aspetto qui sul blog anche per curiosare la mia opinione di Il gufo che aveva paura del buio (recensione QUI).

A presto!

Anna


Fonte immagini: Pinterest, Anna Laura Cantone
Photo credit: @anna_bookfantasy

venerdì 26 agosto 2022

Milk, Cookies&Books: libri a merenda - "Osso. Anche i cani sognano" di Michele Serra (a cura di Anna)

Buon pomeriggio! ^^
Oggi, come ogni venerdì, un nuovo appuntamento con la rubrica dedicata a bambini e ragazzi. Anna ci parla di Osso. Anche i cani sognano, una storia delicata di amicizia tra un uomo e un animale, una storia indimenticabile e magnificamente illustrata. Scopritela nella recensione e fateci sapere il vostro pensiero. A presto! 

Osso. Anche i cani sognano
di Michele Serra

Prezzo: 10, 99 € (eBook) 16,00 € (cop. flessiibe)
Pagine: 128 
Genere: narrativa per bambini
Illustrazioni: Alessandro Sanna
Editore: Feltrinelli
Data di pubblicazione: 13 maggio 2021

Questa storia inizia con un cane. Anzi, con un cane e un uomo. Il cane è magro, denutrito, spunta all'improvviso come un'apparizione e ha fame, molta fame. L'uomo è un vecchio, è stanco e vive immerso nella solitudine in una casa al confine tra il mondo degli uomini e quello degli animali. Insieme a loro c'è il bosco. Pieno di luci, ombre e cose nascoste. Assomiglia ai sogni, a quello che abbiamo dentro ma a cui non sappiamo dare un nome. Il cane appare e scompare davanti alla casa, proprio come un sogno, mentre il vecchio vorrebbe avvicinarlo, nutrirlo, prendersi cura di lui. Comincia col dargli un nome: Osso, che gli suggerisce la nipote. Poi si mette ad aspettare, con una ciotola di cibo appoggiata sul prato. E così, lentamente, i due si studiano, si conoscono. O forse il loro incontro è avvenuto migliaia di anni fa... quando gli uomini cacciavano e vivevano nelle capanne, con la nascita della straordinaria alleanza tra l'uomo e il lupo, tra gli esseri umani e la natura. Avrete sicuramente accarezzato un cane, nella vostra vita. Prima di voi, infinite volte la mano di un essere umano si è posata su un cane. Ci sembra il più banale dei gesti. Non lo è. Se avrete la pazienza di leggere questa storia, proverò a spiegarvi perché. Età di lettura: da 6 anni.

Un uomo, un cane, la natura, l’amicizia
. Potrei non aggiungere altro in questa mia recensione. Queste quattro parole dicono già tutto. Queste quattro parole insieme sono già il canto del cuore di chi, come me, ama gli animali. Ma questo breve romanzo è così delicato ed emozionante che non sarebbe giusto non parlarvene come si deve. Quando è nata l’amicizia tra uomo e cane? Quando uomo e cane hanno capito di potersi fidare l’uno dell'altro e stringere una alleanza?

Ci racconta la leggenda del primo incontro tra uomo e cane, migliaia di anni fa, Michele Serra, giornalista, scrittore, autore televisivo e umorista, in Osso. Anche i cani sognano, un bellissimo libro per bambini, illustrato magistralmente da uno dei più noti e premiati illustratori italiani, Alessandro Sanna, già vincitore di tre Premi Andersen e Children’s Laureate.

“Era un giorno di inverno di trentamila anni fa”...uomini e lupi erano rivali, entrambi prede e predatori reciproci, “secondo la dura legge della natura, che trasforma la morte in nutrimento e in nuova vita”.

Due ragazzi, Pelledilince e Pelledibufalo, sono a caccia nella foresta quando la giovane donna, con il suo neonato in grembo, sente dei rumori provenire dall’interno di una tana. Sono tre cuccioli di lupo orfani, affamati, avvertono l’odore del latte della ragazza, non hanno paura, la riconoscono come una madre e nemmeno la ragazza ha paura, li riconosce come piccoli e indifesi e sente il richiamo della vita. Decide di portarli con sé al villaggio, sfidare l’autorità del capo, allevarli e nutrirli insieme al suo bambino. Cuccioli di uomo e cuccioli di lupo crescono insieme come in un branco, e seppure i primi sappiano comunicare con la parola, gestiscano il potere del fuoco e siano in grado di costruire capanne e villaggi, e i secondi mantengano l’istinto primitivo di abili cacciatori e di determinati e pericolosi guardiani del gruppo, insieme imparano cos’è l’amicizia, l’affetto, la generosità, la condivisione, la cooperazione, la lealtà, la fedeltà. Diversi ma alleati.

“È difficile dire che cosa spinse proprio quella ragazza, e proprio quel giorno, a capire per prima che dentro il lupo c’era il cane, dentro la belva c’era un amico dell’uomo. Forse l’istinto materno, forse l’orrore della morte o forse la fantasia che le fece immaginare di correre nei boschi non per fuggire dal lupo, non per inseguire il lupo, ma insieme al lupo, fianco a fianco.”

Sullo sfondo di questa meravigliosa leggenda si sviluppa la trama di Osso. Anche i cani sognano, una favola, una storia breve ma che arriva dritta al cuore di chi, come me, ha avuto la fortuna di amare, ama o amerà un cane nella sua vita.

Mentre riposa solitario nel prato davanti a casa, ai margini della città, sul limitare del bosco vivo, selvaggio, misterioso, un vecchio sente di essere osservato. In lontananza un spettro, uno scheletro, una bestia denutrita, disperata, a malapena in grado di stare in piedi, senza più energie per scappare o per vivere, lo osserva.

“Aveva fame. Una fame tremenda, una fame finale, da ultimi giorni di vita. [...] stava a circa venti metri dal vecchio: il punto di compromesso tra la paura e la fame.”

Bastano pochi istanti perché il vecchio, guidato dall’impulso, decida di provare a salvare il cane.

“Diceva, quell’impulso: devo dargli subito da mangiare, a questo cane. Esattamente come, vedendo una pianta che sta seccando, viene l’impulso di annaffiarla. O vedendo un oggetto che sta per cadere, lo si afferra. E se qualcuno sta per affogare, o per precipitare in un burrone, gli si tende la mano per salvarlo. Perché quella voragine fa paura anche a noi. E salvando lui, cerchiamo di salvare noi stessi.”

La quotidianità del vecchio, fatta dei soliti gesti, della solita solitudine, si tinge di attesa e di cura. Ogni giorno posa, al limitare del bosco, una ciotola di cibo per Osso, per quello scheletro malridotto che con un nome diventa a tutti gli effetti il cane, la creatura di cui prendersi cura. E Osso tutte le notti divora, furtivo, il suo pasto, per poi tornare a nascondersi nel fitto bosco buio, senza farsi vedere. Finché una mattina il vecchio e il cane incrociano i loro sguardi e finalmente si presentano: il vecchio lo saluta “Buongiorno Osso” e il cane lo fiuta per registrare il suo odore e farlo suo. È l’inizio non solo di una vera amicizia, ma anche di una rinascita, per entrambi. La rinascita di Osso che trova conforto, sicurezza e cure amorevoli, la forza di reagire alla disperazione di una vita di stenti e la vitalità e il desiderio di correre di nuovo nel prato, seguire le tracce degli animali nella boscaglia e l’allegria di giocare con il vecchio e la sua nipotina Lucilla e fare amicizia con il suo enorme, peloso cagnolone maremmano Roba.

“Tutto era quieto, attorno al cane, e quieto il cane, con la pancia piena e il cuore a riposo. [...] dormiva, Osso, come da chissà quanto tempo non gli riusciva di fare. Nessuno saprà mai da quali spaventi, da quali fughe, da quale freddo senza riparo, da quale solitudine senza soccorso veniva quel piccolo cane.”

E la rinascita del vecchio che trova lo stimolo a scoprire un nuovo linguaggio del cuore, un'energia che lo porta a uscire di casa, oltre il prato, e muoversi, camminare nuovamente all’aria aperta, lungo i sentieri del bosco che salgono verso la montagna, seguendone i colori, i suoni, i profumi, dimenticati da anni, un nuovo senso della vita.

“Adesso doveva tenere conto di quel piccolo cane, e della piccola cura che doveva dargli. Si sentì un po’ meno libero, ma un po’ meno solo.”

Ogni singola parola di questo breve racconto è dolce, calda, avvolgente. Ogni singola parola vibra di un sentimento puro e incondizionato. Ogni singola parola sprigiona una emozione struggente e libera. Ogni singola illustrazione di questo breve racconto è morbida, leggera e incantata, come i sogni. Ogni singola illustrazione ci accompagna nel mistero del bosco, nel silenzio della natura. Ogni singola illustrazione ci conduce nel mondo dei segreti nascosti dietro a una coda che scodinzola velocissima, dietro a un naso che curioso fiuta una pista, dietro a delle costole che mostrano i segni dolorosi della fame finale, dietro al battito di un cuore che finalmente trova pace, dietro uno sguardo pieno d’amore.

E l’ultimo capitolo... pura poesia.
Il vecchio credeva forse di avere visto tutto, di non dovere scoprire più niente, ma “il misterioso regno della natura, le cui leggi sono più forti dell’uomo” sa sempre riservare nuove sorprese.

In questa favola in cui ogni singola illustrazione già sembra un portale magico, e in cui il limitare del bosco da cui compare Osso sembra il passaggio verso un’altra dimensione fatta di quiete, silenzio, profumi, melodie ed emozioni, non potevo che trovare “passaporte” con due dei miei libri del cuore.

Dio solo sa che vita ha vissuto Osso, se la solitudine o la violenza hanno riempito le sue giornate, se il freddo o le intemperie hanno provato il suo fisico e quanta fame abbia sofferto... in Osso. Anche i cani sognano conosciamo il cane soltanto dal punto di vista dell’uomo, del vecchio, ma in uno dei miei libri preferiti, Zanna Bianca di Jack London del 1906, (recensione QUI) il punto di vista è capovolto, il punto di vista è quello del lupo selvaggio e feroce, che grazie all’amore di un uomo diventa un compagno fedele e sereno. Dalle avventure di Zanna Bianca possiamo dedurre le sofferenze che forse anche Osso ha dovuto subire fino all’incontro con il vecchio, del tutto simile a quello di Zanna Bianca con Weedon Scott, all’inizio sospettoso e distante, fatto di avvicinamenti lenti e fughe repentine, ma che giorno dopo giorno diventa un incontro che cambierà ben più di una sola vita.

L’uomogli parlò come nessuno aveva mai fatto. Parlava con delicatezza, in modo confortante, con una dolcezza che in qualche modo toccò qualcosa dentro Zanna Bianca. [...] Provava quel senso di sicurezza che era stato deluso dalla sua esperienza con gli uomini. [...] una gentilezza che faceva sorgere dentro di lui emozioni mai provate prima. Percepiva una strana soddisfazione, come se qualche bisogno venisse gratificato e come se nel suo essere ci fosse qualche vuoto che stava per essere riempito.

Non trovo le parole giuste per descrivere le emozioni che questo parallelismo mi ha regalato, leggete anche voi la storia di Osso e di Zanna Bianca per scoprirle...

E ancora un portale magico si apre con un gioiello della letteratura mondiale: Il piccolo principe, di Antoine de Saint-Exupery del 1943. Il rapporto di fiducia e di rispetto che si crea giorno dopo giorno tra il vecchio e Osso richiama le dolci vibrazioni dell’amicizia tra il Piccolo Principe e la Volpe. Il vecchio posa tutti i giorni una ciotola di cibo per il cane randagio pelle e ossa, sperando di salvarlo, di ridargli forza e gioia di vivere, e rimane a lungo sul limitare del bosco per farsi vedere, annusare, conoscere, creando così un rituale di cure... Ed ecco, splendide, le parole che descrivono lo stesso “addomesticamento” reciproco tra il Piccolo Principe e la Volpe:

“Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice. Con il passare dell’ora aumenterà la mia felicità. Quando saranno le quattro, inizierò ad agitarmi e ad inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicità! Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore... ci vogliono i riti. [...] Tu, fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l’uno dell'altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo.”

Io credo che non serva aggiungere altro...

Anna


Photo credit: anna_bookfantasy

venerdì 15 luglio 2022

Milk, Cookies&Books: libri a merenda: "Un'estate con la strega dell'Ovest" di Kaho Nashiki (a cura di Anna)

Buon pomeriggio! ^^
Nuovo appuntamento con la nostra rubrica dedicata a bambini e ragazzi! ^^ Oggi Anna ci parla di un grande e amatissimo classico, Un'estate con la strega dell'Ovest, una storia bella e delicata che va assolutamente letta. Scopritela nella recensione e fateci sapere il vostro parere. A presto!

Un'estate con la strega dell'Ovest
di Kaho Nashiki

Prezzo: 8,50 € (cop. flessibile)
Pagine: 144
Genere: narrativa, ragazzi
Editore: Feltrinelli
Data di pubblicazione: 14 gennaio 2021

Mai ha tredici anni e non vuole più andare a scuola. La madre, preoccupata, decide di mandarla a stare dalla nonna per un po’, in una bella casetta nella campagna giapponese sul limitare dei monti. La nonna è una signora inglese ormai vedova, arrivata in Giappone molti anni prima e rimasta lì per amore. Sia Mai che la madre si riferiscono a lei come la “Strega dell’Ovest”, ma nel momento in cui la nonna le rivela di possedere realmente dei poteri magici, Mai rimane incredula e diffidente. Quando però le propone di affrontare il duro addestramento da strega, accetta senza esitazioni. Immerse nella natura incontaminata del Giappone più remoto, nonna e nipote passano insieme settimane meravigliose in raccoglimento, lontane dalla frenesia della vita di città, a lavorare nell’orto, raccogliere erbe selvatiche e cucinare, oltre a dedicarsi, naturalmente, a quelli che sono, secondo la nonna, i rudimenti di base per una giovane strega. A questa storia catartica e rivelatrice, negli anni, l’autrice ha voluto aggiungere tre brevi racconti che ne riprendono i personaggi e l’ambientazione e che proponiamo fedelmente nella presente edizione.

Amo questo libro dal profondo del cuore. È una di quelle storie da cui sono stata come chiamata: a volte siamo noi a scegliere i libri da leggere, a volte accade di essere scelti da loro... e questo libro mi ha scelta. Mi ha chiamata a voce bassa, sussurrando, con la leggerezza che caratterizza il tono educato e il linguaggio semplice e gentile delle protagoniste del romanzo.

"Quel suo modo di parlare – scegliendo attentamente le parole, come se stesse maneggiando qualcosa di delicato"

E’ una delicatezza di stile, di scrittura, di atmosfere, di descrizioni, di personalità dei personaggi quella racchiusa in questo breve romanzo di cento pagine più tre racconti, scritti successivamente e aggiunti dall’autrice come completamento e conclusione, che si rivelano davvero necessari per chiudere il cerchio della trama. Un'estate con la strega dell'Ovest non è un romanzo di avventure e colpi di scena, in effetti non succede quasi nulla. Non è un romanzo che suscita forti emozioni, in effetti non succede quasi nulla. Non è un romanzo con frasi altisonanti che colpiscono come uno schiaffo, in effetti non succede quasi nulla... Ma è proprio quel quasi nulla che accade a renderlo speciale. Un gioiello di pace e tranquillità ambientato nella calma e fresca campagna giapponese tra bambù, canfore e magnolie; uno scrigno di emozioni tenere e di sentimenti delicati, di silenzi che parlano, come quelli di Mia, la bimba protagonista della storia, e di parole che ascoltano, come quelle della sua nonna. Una sequenza di semplici gesti quotidiani che si svolgono sacri, come un rituale da celebrare attimo dopo attimo: la coltivazione dell’orto e delle erbe aromatiche dalle magiche proprietà, come la salvia e la menta, e poi la scoperta del significato dei fiori; e, ancora, l’incanto della preparazione del tè con il pane tostato e della marmellata di fragoline di bosco, piantate molti anni prima dal nonno, perché la nonna non si dimenticasse mai di lui né della meraviglia delle piccole cose. E infine l'incanto di un amore che supera le differenze di età e di esperienze, che si mostra sincero e puro, diretto e rispettoso, come il rapporto unico e raro tra la nonna e Mai, due streghe, una dell’Ovest e una dell’Est, che comunicano con sguardi e parole d’ordine segrete, come in un incantesimo. Tutti gli elementi della storia, personaggi e luoghi sono rarefatti, tutto è sfumato, come in un sogno, in una favola; è una dimensione fiabesca e onirica che ricorda molto le atmosfere dei film di animazione di Miyazaki e dello studio Ghibli.

Mai ha tredici anni, soffre di nostalgia e di inspiegabili attacchi d’ansia, si sente diversa e malata e ha deciso che a scuola non ci va più “Quel posto mi fa stare male e basta”. I suoi genitori decidono di affidare “una bambina difficile. Per lei la vita sarà dura” alle cure della nonna materna. Dapprima riluttante a trascorrere l’estate lontana da casa, Mai cambia totalmente idea di fronte alla curiosa rivelazione della mamma: la nonna è una strega e ha poteri soprannaturali. Una strega? La nonna è una distinta signora inglese trasferitasi nel Sol Levante molti anni or sono per insegnare e rimasta in terra straniera per amore del nonno, giapponese. È una donna solitaria e saggia, che vive in semplicità, seguendo i ritmi e le regole della natura che la circonda, senza contatti con la realtà moderna e le persone moderne. È dotata di una sensibilità particolare, superiore alla media, extrasensoriale, preveggente, una strega la cui magia non riguarda strane pozioni magiche o misteriosi incantesimi, ma è innata. Nella campagna incontaminata con la nonna, la strega che viene dall'Ovest, Mai è libera di fare ciò che desidera: può allontanarsi dai problemi della vita quotidiana per immergersi nel silenzio se non vuole parlare, può rifugiarsi nel suo piccolo fazzoletto di terra, il suo luogo privato, il suo santuario in mezzo al bosco, e dedicarsi all’osservazione della natura senza nessuna costrizione. E Mai può guardarsi dentro, senza giudizio, senza imperativi, senza fretta, protetta dalla rispettosa pazienza della nonna che osserva senza affermare sentenze, senza dare consigli non richiesti. Una nonna, una donna, una strega semplicemente lì per lei, a sua disposizione, che la ama per come è, incredibilmente sensibile, anche se molti la definiscono “difficile”. “Sono contenta di poter stare un po’ con Mai. Ho sempre ringraziato il cielo per la nascita di una bambina come lei.”

Una mentore speciale con il sorriso sulle labbra, la gentilezza negli occhi e la delicatezza nel cuore. Ma in cosa consiste esattamente l’addestramento da strega che è stato promesso a Mai? E quali sono i poteri magici della nonna? Pozioni ideate con i profumi dell’orto? Amuleti realizzati con le erbe del bosco? Incantesimi sussurrati sotto la pioggia o nel vento? Oppure le formule magiche della nonna non sono altro che i preziosi insegnamenti della vita di tutti i giorni? “Andare a letto presto e svegliarsi presto. Non saltare i pasti, fare movimento, condurre una vita sana”, perché Corpo e Anima possano fare pace tra loro e vivano in armonia, senza intrappolarsi a vicenda, in modo da sviluppare forza di volontà e permetterci di “costruirsi le antenne per percepire qual è la direzione giusta”, di prendere le decisioni da soli, di riconoscere ciò che ci turba e ignorarlo, allontanarlo, e di scoprire cosa può renderci davvero felici?

Ditemi voi, esiste al mondo una magia più magica di questa?

“La nonna aveva indovinato quale sarebbe stato il mio destino, però mi aveva anche insegnato l’incantesimo per affrontarlo, in modo che la sua nipotina, per cui la vita sarebbe stata dura, riuscisse a sopravvivere in qualche maniera con le sue forze anche quando lei non avrebbe potuto più sostenerla restando al suo fianco”.

Se anche voi amate la magia che ognuno di noi ha già nel cuore, siete pronti a scoprire quella che si cela tra le righe di questo splendido racconto intimo e delicato, che si snoda in una dimensione narrativa sospesa tra la realtà e la magia. Non una storia da batticuore ma da respiri lenti e profondi, in cui i concetti di Vita e di Morte si stemperano tra loro, rivelando il labile confine che li separa, un confine che il Corpo può trascendere, regalando all’anima la libertà.

Ed ecco le “passaporte” che ho trovato tra Un'estate con la strega dell'Ovest e altri bellissimi libri che amo.

La prima è con una delle mie saghe del cuore: Fairy Oak, di Elisabetta Gnone. Ricordate in Fairy Oak l’adorabile personaggio Quercia che vive proprio al centro della piazza del villaggio a proteggere i suoi abitanti? Anche al centro del giardino della nonna sorge una grande quercia, a la regina delle piante, simbolo del principio creatore dell’universo, della vita, della forza tranquilla, della saggezza e della conoscenza. Non a caso si trova proprio a protezione della casa della saggia strega dell’ovest.

Altre “passaporte”? Durante il suo soggiorno dalla nonna Mai impara l’arte dell’ordine, a riporre con metodo stoviglie e utensili e piegare con sistematicità tessili e biancheria. L’importanza dell’ordine è una caratteristica peculiare della cultura giapponese, un vero e proprio rituale di consapevolezza e benessere.

Avete mai notato con quanta attenzione viene organizzata la cerimonia del tè, con quale cura vengono organizzate le composizioni floreali ikebana, con quanta precisione vengono disposti gli ingredienti del sushi, e con quale rigore viene affrontata la vestizione del kimono? L’ordine per i giapponesi si impara da bambini ed è il segreto della felicità, scioglie i dubbi, appiana i pensieri confusi, libera l’anima prigioniera del caos e ristabilisce armonia fisica e mentale. Ce lo spiega alla perfezione Marie Kondo con il suo metodo descritto in Il magico potere del riordino, del 2018, e lo mettono in pratica con pazienza e dedizione Mai e la nonna.

E infine uno splendido portale magico si apre con La ragazza degli orsi di Sophie Anderson, del 2020 (recensione QUI): come la magia della nonna di Mai è racchiusa nella saggezza della vita semplice e a contatto con la natura e i suoi rimedi sono quelli che oggi chiamiamo “i rimedi della nonna” - che guarda caso funzionano sempre – così anche lo splendido personaggio di Mamochka, nonna di Yanka in La ragazza degli orsi è considerata la saggia e strega del villaggio, si guadagna da vivere con le erbe officinali “Le raccoglie, le fa seccare, le trita e prepara rimedi di ogni genere. Ogni volta che sto male, ha un tonico o un infuso per farmi stare meglio. [...] La gente dice che Mamochka è in grado di curare qualsiasi cosa”.

Non mi resta che consigliarvi la lettura di questo breve romanzo perché, come la brezza fresca e leggera della campagna giapponese, saprà rinfrescare i vostri pensieri. Buona lettura!

Anna


Photo credit: @anna_bookfantasy

mercoledì 11 maggio 2022

Recensione: "Mattatoio n.5" di Kurt Vonnegut (a cura di Ms Rosewater)

Buongiorno! ^^
Oggi Ms Rosewater ci recensisce un libro che ama molto, "Mattatoio n.5" di Kurt Vonnegut, un libro che amalgama narrativa americana e fantascienza, un classico tutto da scoprire. Lo conoscete? Vi lascio alla sua recensione per saperne di più. A presto!

Mattatoio n.5
di Kurt Vonnegut

Prezzo: 6,99 € (eBook) 9,50 € (cop. flessibile)
Pagine: 208
Genere: narrativa contemporanea
Editore: Feltrinelli
Data di pubblicazione: 1 marzo 2014

Verso la fine della seconda guerra mondiale Vonnegut, americano di origine tedesca, accorse con tanti altri emigranti in Europa per liberarla dal flagello del nazismo. Fatto prigioniero durante la battaglia delle Ardenne, ebbe la ventura di assistere al bombardamento di Dresda dall'interno di una grotta scavata nella roccia sotto un mattatoio, adibita e deposito di carni. Da questa dura e incancellabile esperienza nacque "Mattatoio n. 5 o La crociata dei bambini", storia semiseria di Billy Pilgrim, americano medio affetto da un disturbo singolare ("ogni tanto, senza alcuna ragione apparente, si metteva a piangere") e in possesso di un segreto inconfessabile: la conoscenza della vera natura del tempo.

Da più di 10 anni “Mattatoio n.5” è il mio libro guida, l'ho letto e riletto, ne ho fatto una breve piéce di ombre, ne ho anche già scritto e ho conosciuto le storie personali di molti dei personaggi che vi compaiono. Perché questo libro non è solo la chiave per comprendere la parte più nota e probabilmente più importante dell'opera narrativa di Kurt Vonnegut, ma anche la porta d'ingresso per un mondo che si costruisce personaggio dopo personaggio, libro dopo libro, fino all'ultimo romanzo del 1997, “Cronosisma” che ha per protagonista Kilgore Trout, scrittore di fantascienza e alter ego dello stesso autore.

Se non avete ancora letto nulla di Vonnegut non so se consigliarvi di partire da qui, perché sono disponibili alcune raccolte di racconti e diversi romanzi (tra i quali spiccano “Le sirene di Titano” e ”Ghiaccio 9”), in cui si trovano i temi cari a tutta la sua opera e compaiono per la prima volta alcuni personaggi che ritroveremo in futuro; inoltre è già evidente nella scrittura l'annullamento del concetto di tempo lineare, che Vonnegut è in grado di spezzare e ricomporre connettendo personaggi ed eventi lontanissimi anche a distanza di anni e di narrazioni diverse.

Billy Pilgrim, optometrista di Ilium e reduce della Seconda Guerra Mondiale, è miracolosamente scampato da prigioniero allo spaventoso bombardamento alleato di Dresda del febbraio 1945. Billy è affetto da una strana patologia, viaggia involontariamente nel tempo (per dirla con l'autore “è spastico nel tempo”) e non ha controllo sul momento che andrà a rivivere e il luogo dove si troverà. Non solo, è stato rapito dai Tralfamadoriani, alieni che non concepiscono il tempo come una successione di momenti irripetibili, ma come un unicum in cui è possibile concentrarsi su singoli momenti ignorandone altri, istanti che sono sempre esistiti e sempre esisteranno. Così Billy Pilgrim vive a Ilium e a Dresda e su Tralfamadore, in uno stato di perenne disorientamento, fino a quando si decide a divulgare gli insegnamenti alieni, che possono portare all'uomo grande conforto di fronte alle guerre, alla violenza e alla morte.

Tutte le premesse dei libri precedenti trovano in questo volume un lucido compimento, una sintesi inaudita ed estrema, che si materializza in nemmeno 200 pagine nelle quali la stessa storia è raccontata tante e tante volte, cambiando continuamente punto di vista, aggiungendo particolari e tessendo una rete di connessioni insospettabili che lega ogni essere vivente degna degli alberi genealogici di Faulkner; la frantumazione è l'unico modo possibile di raccontare l'esperienza della guerra, vissuta anche dall'autore, fatto prigioniero dai tedeschi nelle Ardenne e realmente sopravvissuto, come Billy, al bombardamento di Dresda, e alla cui distruzione corrisponde quella interiore di coloro che, pur in vita, lontano nello spazio e nel tempo, resteranno sempre in quel luogo.

Lo stile è asciutto e divertente, ritmato da frasi ricorrenti che diventano ritornelli (“Così va la vita”), filastrocche, citazioni degli stessi personaggi che si rincorrono e legano la narrazione facendola diventare un compatto presente omnicomprensivo; l'umorismo amaro e irresistibile di Vonnegut mette in ridicolo le storpiature e la schizofrenia della cultura americana e l'orrore che qualsiasi conflitto genera, scoprendone il lato paradossale e autoassolutorio.

Pubblicato per la prima volta nel 1969, “Mattatoio n.5” è ormai un classico della controcultura americana, della fantascienza e della letteratura pacifista, ogni volta che si prende in mano, nonostante si conosca a memoria la storia, ha dell'altro da dire. E' un compagno di viaggio a cui tornare spesso. E se vi piacerà, avrete davanti a voi una quantità di storie e di personaggi da scoprire, nuove praterie letterarie da esplorare in Vonnegutland, gente fortunata.

Ms Rosewater

martedì 15 febbraio 2022

Recensione: "Sotto il vulcano", rivista diretta da Marino Sinibaldi (a cura di Ms Rosewater)

Buongiorno! ^^
Oggi la nostra Ms Rosewater ci regala un post un po' diverso, una recensione della rivista "Sotto il vulcano" uscita per Feltrinelli. Scoprite di cosa si tratta e lasciateci un commentino ;) A presto!

Sotto il vulcano. Idee, narrazioni, immaginari
Rivista diretta da Marino Sininbaldi 01/10

Prezzo: 15,20 € (cop. flessibile)
Pagine: 128
Genere: rivista
Editore: Feltrinelli
Data di pubblicazione: 18 novembre 2021

“Sotto il Vulcano” è una rivista trimestrale che, nell’arco di una serie di dieci numeri, si propone di mostrare, documentare, raccontare e reimmaginare la realtà. La scommessa è che da un trauma come quello che stiamo vivendo nascano pensieri e narrazioni nuove. Il proposito è di raccoglierli e, senza promettere risposte, aprire uno spazio in cui le domande più profonde, serie, affascinanti vengano a galla e trovino voce. Ogni numero vede una condirezione diversa, con il compito di sviluppare insieme a Marino Sinibaldi un grande tema, che occupa la parte centrale della rivista. Lo declinano scrittori, filosofi, artisti e scienziati, italiani e stranieri, attraverso racconti, reportage, memoir, interviste, poesie, pezzi giornalistici, graphic novel, riflessioni personali e analisi sociali. Iniziamo con le Cronache dal mondo nuovo, a cura del Premio Strega Helena Janeczek. Contributi di Andrea Bajani, Marco Balzano, Simone Beretta, Javier Cercas, Pietro Del Soldà, Fabio Deotto, Tishani Doshi, Paola Dubini, Claudia Durastanti, Franco Farinelli, Adriano Favole, Maurizio Ferraris, Ilaria Gaspari, Fabio Genovesi, Mariangela Gualtieri, Etgar Keret, Francesca Mannocchi, Colum McCann, Andrea Migliorini, Luca Molinari, Giulio Mosca, Giacomo Papi, Telmo Pievani, Marco Rossari, Alessandra Sarchi, George Saunders, Igiaba Scego, Giorgia Serughetti, Walter Siti, Chiara Valerio, Juan Gabriel Vásquez.

Attirata dal titolo di questo volume l'ho comprato senza pensarci. Credevo trattasse di letteratura, invece no, ma non per questo mi sono pentita dell'acquisto, a giorni uscirà il secondo numero intitolato alla Metamorfosi e penso che replicherò.

Sotto il vulcano” raccoglie articoli, poesie, fumetti e racconti (soprattutto ma non esclusivamente) attorno a un tema, che in questo primo numero è il tempo della pandemia, i cambiamenti che ha portato in tutto il mondo, a tutti i livelli. In lockdown o meno, il nostro mondo si è ristretto, il Covid ha ridotto i confini personali di tutti noi, e non importa se siamo andati già in vacanza da qualche parte o se lavoriamo tra l'estero e l'Italia, le strette di mano sono praticamente abolite, come gli abbracci tra amici e parenti, le riunioni sono quasi tutte via Zoom, e così via. Ognuno confinato in un territorio corporeo individuale, ci siamo ripiegati sempre più, ignari spesso di cosa succedeva altrove. A parte i numeri dei contagi e le cronache dei giorni più difficili, quasi niente sappiamo di ciò che avviene nel mondo, e sempre meno c'interessa. Eppure la pandemia, oltre a evidenziare le disuguaglianze - la ricchezza, la povertà, i vaccini e i novax, etc - ci ha reso anche tutti un po' più simili: assediati dallo stesso virus, siamo affratellati ovunque dalle chiusure, la paura, a volte purtroppo la perdita di persone care, i tamponi e così via. Scene sovrapponibili si sono viste dovunque nel mondo, ma in ogni luogo sono state viste da culture diverse, i significati che ne sono emersi non sono univoci, le reazioni delle popolazioni nemmeno.

Nelle pagine di questo primo numero si recupera almeno una parte di questi sguardi, attraverso le cronache del recente passato di Andrea Bajani dal Texas, di Tishani Doshi dall'India, di Giorgia Serughetti, Javier Cercas, George Saunders e molti altri: il racconto non si appiattisce unicamente sulla vicenda del Covid 19 ma si allarga ai temi che pervadono con insistenza questi anni reclamando attenzione, dall'emergenza climatica al nuovo regime talebano, dalla vita nei nuovi mondi digitali, fino alla letteratura contemporanea e futura.

Tra i pezzi che mi sono piaciuti di più sicuramente c'è "L'universo dentro una sequoia" di Colum Mc Cann, “Gemelli siamesi” di Luca Molinari, “Un'epoca intitolata a noi” di Telmo Pievani, “Gondole e pesci siluro” di Fabio genovesi e poi i racconti di George Saunders, della Scuola Holden (ottima l'idea di dedicare uno spazio a giovani autori della scuola).

La vita di “Sotto il vulcano” è per ora destinata a concludersi al decimo numero, una scelta interessante, motivata dall'obiettivo (come dice l'introduzione) di registrare i cambiamenti di questo periodo di vorticosa trasformazione, che dalla pandemia ha tratto un'accelerazione esponenziale che stordisce e disorienta. Sicuramente anche il costo di un'edizione di grande qualità grafica, stampata su carta altrettanto pregiata ha influito su questa decisione, con un prezzo di 16 euro, pur ogni 3 mesi, non è detto che vada proprio esaurita.

Un bel progetto, chissà che non sia l'inizio di un'avventura più lunga di 10 numeri...


Ms Rosewater


Photo credit: @lisapavesi

domenica 26 dicembre 2021

Recensione: "Miracolo in una notte d'inverno" di Marko Leino (a cura di Elena)

Buongiorno a tutt*!
Buona festa di Santo Stefano! Oggi abbiamo in serbo per voi un'ultima recensione a tema natalizio. Elena ha letto "Miracolo in una notte d'inverno" di Marko Leino e ce ne parla con emozione. Scopriamo insieme questo piccolo, prezioso romanzo sulle origini di Babbo Natale tramite le sue parole. Fateci sapere se lo avete letto o se avete soltanto visto il film. Vi aspettiamo nei commenti. A presto! ;)

Miracolo in una notte d'inverno
di Marko Leino

Prezzo: 5,99 € (eBook) 15,00 € (cop. flessibile)
Pagine: 268
Genere: narrativa per bambini e ragazzi
Editore: Feltrinelli
Data di pubblicazione: 3 novembre 2016

Mentre giocano in riva al mare, due bambini trovano sul fondale una scatola di legno minuziosamente intarsiata, chiusa a chiave, ancora ben conservata. Quando la aprono, con l'aiuto del nonno, vi trovano un antico orologio da taschino e un biglietto ormai scolorito, sul quale è scritto: "Felice Natale, cara piccola Ada. Tuo fratello Nikolas". Pieno di stupore, il nonno ricorda una sorta di leggenda che aleggia sulla cittadina di Korvajoki, fin dai tempi in cui era un minuscolo villaggio di pescatori: "Immaginate di avere ali immense come quelle di un'aquila, che vi sollevano in aria e trasportano sopra il mare, fino all'isola della famiglia Pukki. Volate con la fantasia...". Nikolas abita con la famiglia sulla piccolissima isola di fronte alla costa, quando una furiosa tempesta fa naufragare i genitori e la sorellina. Il bambino, che ha solo cinque anni, viene adottato da tutte le famiglie del villaggio e piano piano dimentica la paura, accetta l'amore e scopre nuove fonti di gioia. Ma non dimentica mai l'amata sorellina, finché un giorno, nel villaggio, nasce una nuova bambina di nome Ada, che riesce a provocare in Nikolas un'incredibile trasformazione.

BUONE FESTE CON LA CHIUSURA DI UN CALENDARIO DELL’AVVENTO TUTTO SPECIALE!

Tra una spruzzatina di neve, lucine colorate sui verdi abeti, venti freddi al sapore di pandizenzero e cannella, che trasportano doni e note musicali natalizie, ci siamo immerse ed immersi nel clima delle feste e dei libri a tema invernale, volenti o nolenti! A differenza degli anni scorsi, in cui mi ero dedicata alle letture natalizie più classiche, quest’anno ho deciso di riscoprire le origini della storia di Babbo Natale e delle tradizioni a lui connesse, grazie al romanzo autoconclusivo dello scrittore finlandese Marko Leino, Miracolo di una notte d’inverno, pubblicato da Feltrinelli Editore, nella collana “Kids”, con la traduzione di Rosario Fina, e da cui hanno tratto anche un film, sceneggiato dallo stesso scrittore.

“Per leggere questo libro non è necessario essere amanti del Natale […] Questo libro è per tutti coloro che credono, trecentosessantacinque giorni all’anno, all’esistenza dell’amore puro.”

La nostra storia si apre con ventiquattro finestrelle, corrispondenti ad altrettanti capitoli, come i calendari dell’avvento: ogni finestrella scopre e svela una storia lontana, che inizia con un tesoro emerso dal mare, un messaggio proveniente da una leggenda, da ricordi, tragedie ed avventure. Una piccola scatolina di legno, intarsiata e decorata da abili mani, che racchiude un vecchio orologio a cipolla tutto ammaccato. Un oggetto che rappresenta lo scorrere del tempo ma che allo stesso tempo è fermo, bloccato nei ricordi, simbolo ticchettante di tracce provenienti dal passato, un prezioso tesoro ma anche un fardello di perdita e solitudine, un peso, un promemoria di dolore e paura. Un orologio che ha tanto da raccontare, una storia all’interno di un’altra storia: amicizia, fratellanza, amore. Viaggi in slitta e fessure tra il mare ghiacciato, volti, oggetti ed immagini che si vorrebbero fermare ma che scorrono irreversibilmente. Il passare del tempo, seppur ritmico, lascia un segno del suo passaggio. Così la storia della scoperta di un orologio si trasforma nella narrazione di un bambino, di cui scopriamo la vita, anno dopo anno. Storie narrate e passate di voce in voce, di ora in ora, di anno in secolo, fino ad arrivare ai giorni nostri alle orecchie di due fratellini, Ossi e Tommi, grazie alla voce del nonno. Una storia che richiede pazienza, perché è una storia che deve essere preparata con moderazione come una buona cioccolata, con il giusto equilibrio delle spezie che altrimenti potrebbero rovinarne il gusto, l’insegnamento e il messaggio. Una favola da assaporare un pezzetto alla volta, anche in una bella giornata di sole estivo.

“<Immaginate di avere le ali, come un’aquila. Ali che vi fanno librare nell’aria e volare fino all’isola della famiglia Pukki. Le ali della fantasia.> <Ma io non so volare.> <Volare è facile. Tutti hanno un paio di ali dentro. Bisogna solo trovarle.>”

Ed è qui che i due fratellini incontrano NikolasAda e una vasta costellazione di altri ed altre personaggi, uomini e donne, bambini e bambine, e visitano il paesino di Korvajoki. Esistono tante versioni della storia di Babbo Natale, sia cinematografiche sia libresche, comiche, ironiche, commoventi. Miracolo di una notte d’inverno, però, è una storia verosimile, veritiera, con quel pizzico di magia e di fiabesco che cattura storie lontane di un tempo diverso dal nostro, rendendole vicine ed attuali, grazie all’intreccio di personaggi commoventi, grandi insegnamenti e tematiche quotidiane e ricorrenti, come la famiglia, il lutto, l’ospitalità, la memoria, le avversità e come affrontarle, il destino, i nuovi inizi e il futuro. Il tutto è narrato con uno stile scorrevole, poetico e immaginifico. Le descrizioni delle emozioni con metafore ed immagini e le descrizioni dei paesaggi scandinavi entrano nel cuore e commuovono, lasciando sensazioni dolci ed amare, soprattutto perché la storia è percorsa dagli occhi profondi, ingenui, coraggiosi, pratici, fiduciosi, ma costretti a crescere velocemente, di un bambino, che si trasformerà in uomo.

“Forse, nonostante siano in opposizione, fortuna e sfortuna camminano mano nella mano: un dramma può generare anche effetti positivi. […] Forse gli avvenimenti della vita non dovrebbero essere giudicati nel momento in cui accadono, ma valutati in prospettiva. Solo allora sarà possibile capire cosa hanno significato davvero.”

È un libro che commuove e a tratti rende malinconici, ma che è anche una lanterna che aiuta ad uscire da quei momenti di tempesta della vita che sembrano non voler passare
. Un romanzo che ha come lettrici e lettori di riferimento preadolescenti ed adolescenti ma che in realtà è rivolta ad ogni età, a tutte e a tutti, come per esempio Il piccolo principe, perché racchiude essenze e significati profondi che vanno al di là della leggenda. Una fiaba senza tempo che ricorda i classici, come La piccola principessa e Piccole donne, dove le giovani e i giovani protagonisti si ritrovano a vivere fin da piccoli il dolore, disavventure e lutti, avvenimenti che li fanno crescere, accelerando quella fase di fantasia e ingenuità che comunque resterà con loro e contagerà coloro che li circonda, innescando cambiamenti e rinascita, come “un quadrifoglio vicino al cuore”. Vi è quasi un ribaltamento: la fase fanciullesca, di solita associata alla fantasia e alla magia, è legata all’emotività, alla realtà e quotidianità, ma man mano che il protagonista cresce, la storia assume un carattere esistenzialista ma si spolvera con quel tocco di magia tipico del periodo natalizio. Il realismo diventa magico, una leggenda e una tradizione ancora oggi viva in tutto il mondo: la missione di portare la gioia in una singola fredda notte dell’anno. Una fiaba che fa sorridere e fa tornare bambine e bambini, con i ricordi delle proprie festività, ma soprattutto individuando nella storia quegli avvenimenti che hanno reso Babbo Natale il gigante buono con la barba che ogni anno porta doni, con la slitta e le renne. Come racchiude il titolo originale del romanzo, Joulutarina, letteralmente storia di Natale, Miracolo di una notte d’inverno racchiude più storie di Natale.

Non mi resta che augurarvi Buone Feste, tanti regali librosi e buone letture a tema,

Elena


Fonte immagini: Google immagini

domenica 28 novembre 2021

Recensione: "Il quinto figlio" di Doris Lessing (a cura di Melz)

Buon pomeriggio! ^^
Tocca adesso alla seconda recensione di oggi per le nostre "letture incrociate" o "gioco delle coppie". La lettura consigliata a Melz è stata "Il quinto figlio", di Doris Lessing, libro che l'ha sorpresa molto in positivo. Leggete la recensione e fateci sapere se conoscete l'autrice e questo romanzo ;) A presto!

Il quinto figlio
di Doris Lessing

Prezzo: 6,99 € (eBook) 7,65 € (cop. flessibile)
Pagine: 176
Genere: narrativa contemporanea
Editore: Feltrinelli 
Data di pubblicazione: 2 luglio 2020

Un racconto di una famiglia lacerata dall'arrivo di Ben, il loro ferale quinto figlio. Quattro figli, una bella casa antica, l'amore di parenti e amici: la vita di Harriet e David Lovatt è un glorioso inno alla felicità domestica e ai valori familiari vecchio stile. Ma quando nasce il loro quinto figlio, un'ombra malata e implacabile viene proiettata su questo tenero idillio. Grande e brutto, violento e incontrollabile, il bambino Ben, "pieno di fredda antipatia", piange stretto al petto di Harriet. Nel prendersi cura del suo bambino appena nato, di fronte a un'oscurità e una strana sfida che non aveva mai conosciuto prima, Harriet è profondamente spaventata di ciò a cui ha dato vita...

Lisa ha scelto per me un’eccellenza. Doris Lessing è premio Nobel per la letteratura, sapevo già di potermi aspettare un gran bel romanzo, seppur non nel mio genere. Ma lo scambio serviva a questo, a uscire dalla nostra zona di comfort e l’ho fatto con immenso piacere. “Il quinto figlio” non è certo il libro che avrei scelto spontaneamente da leggere la sera prima di andare a letto soprattutto per la tematica pesante, era molto tempo che non leggevo un racconto così delicato, ma, alla fine, mi ha lasciato dentro sensazioni difficili da abbandonare. E questo è ciò che fa un buon libro.

C’è stato qualcosa, fin dall’inizio, nel suo modo di raccontare. Inizialmente sembra una storia come tante, la storia della nascita tra due persone a una festa a cui nessuno va di ballare, del loro matrimonio e dei loro sogni. Harriet e David hanno desideri normali e grandi. Soprattutto grandi. Una grande casa e una grande famiglia. I due vogliono avere almeno sei figli, ma dopo quattro arriva qualcosa di imprevisto, una gravidanza che sembra diversa. Harriet non si sente come le prime volte, è cupa, come se il suo fisico e la sua mente la stessero avvertendo di qualcosa. Sente per la prima volta suo marito distante, l’infelicità che si insinua nella coppia. Nessuno sembra darle appoggio, ma quando il bambino nascerà dovranno ricredersi: Ben è irrequieto, violento e aggressivo. Harriet lo trova persino brutto, diverso.
La situazione degenera a tal punto che David deciderà di rinchiuderlo e lei, autonomamente e di nuovo senza l’appoggio di nessuno, lo riporterà a casa, salvandolo da morte certa, infatti "istituto" è solo un modo carino per chiamare il posto dove i bimbi vanno e non tornano più. Harriet passerà il resto della sua vita a chiedersi il perché di quella creatura e chi possa essere, forse un alieno, un essere solitario in cerca solo di qualcuno che gli assomigli. Altro dubbio, e questo a mio parere giustificato, è quello di pensare Ben fosse una sorta di “punizione” per aver voluto troppo.

“La verità è che volevamo essere meglio degli altri, anzi eravamo convinti di esserlo!”

La storia di Harriet mi è entrata dentro in una sensazione di paura, mista a sgomento. È ovviamente una critica al tempo, alla società, all’accettazione del diverso. Ben è davvero strano, o è solo l’idea di normalità che ci siamo fatti a farcelo vedere così? Quello che Doris voleva trasmettere credo sia il dubbio continuo. Non si capisce mai davvero bene chi sia Ben e perché si comporti in un determinato modo. È davvero così, o il suo comportamento è dovuto all’austerità della famiglia?

Una domanda che mi sono fatta, poi, e che dà ragione alle mie ipotesi sovrastanti è: un genitore può davvero trovare un figlio brutto e strano? E se sì, chi decide cosa è bello e cos’è brutto? Sempre la società circostante. Ed ecco di nuovo la stessa questione!

Questa è un'opera piena di dolore e che fa sorgere tantissime domande. Non mi stupisce che questa autrice sia stata in grado di vincere il Nobel! Per quanto sia breve, è in grado di farti vivere le sensazioni assieme a lei: la paura, la lenta infelicità che si insinua nel loro matrimonio come un polipo con più tentacoli del normale e lo soffoca, i dubbi di Harriet che sono destinati a restare senza risposta.

Devo davvero ringraziare Lisa per avermi “costretta” a leggerlo, probabilmente non lo avrei mai fatto da sola e sono davvero contenta di averlo fatto.

5 tazzine piene, senza nemmeno pensarci!

Melz

venerdì 26 gennaio 2018

In libreria: "Lost&Found" di Brigit Young

Carissimi lettori, 
volevo segnalarvi una nuova uscita per Feltrinelli Up, un romanzo che dalla trama sembra veramente carino e che sicuramente vi consiglio di non perdere. Si tratta di "Lost&Found" di Brigit Young, disponibile da ieri in tutte le librerie e store online. É una storia che affronta tematiche importanti e problemi giovanili, il rapporto con i genitori, ma anche con i compagni e gli amici. Un romanzo che mescola toni drammatici ad altri più leggeri, una lettura decisamente interessante.

Lost&Found
di Brigit Young


Prezzo eBook: 8,99 euro
Prezzo cartaceo: 14,00 euro
Pagine: 192
Genere: contemporary, young adult
Editore: Feltrinelli (collana Up)
Data di pubblicazione: 25 Gennaio 2018


Da quando le conseguenze di un incidente d'auto le impediscono di camminare agevolmente, Tillie vive nascosta dietro una macchina fotografica. Attraverso l'obiettivo osserva la sua famiglia e i compagni di scuola, rintracciando oggetti perduti e scoprendo piccoli dettagli che a lei dicono molto di più che agli altri. Tillie lo sa, a scuola la chiamano tutti Lost & Found, e in fondo le fa piacere. Ma quando Jake, il ragazzo più simpatico e popolare della scuola, le chiede di aiutarlo a ritrovare il padre scomparso, comincia per Tillie un'avventura che la farà avvicinare per la prima volta a un coetaneo, ma la metterà anche di fronte a un dilemma: fino a che punto ci si può intromettere nella vita degli altri in nome della verità? Se gli occhi sono sempre dietro l'obiettivo fotografico non si rischia di non vedere il confine tra privacy e libertà di espressione? In perfetto equilibrio tra dramma e commedia, una storia che affronta con finezza psicologica i temi dell'amicizia tra coetanei e del rapporto con i genitori.

Allora, che ve ne pare di questo romanzo?
A me ispira molto e non mi dispiacerebbe leggerlo. Una storia diversa, anche toccante, sicuramente una bella novità da non lasciarsi sfuggire.

cover originale del romanzo

A presto!
xoxo

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