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venerdì 23 giugno 2023

Milk, Cookies&Books: libri a merenda - "La cosa più importante" di M.Wise Brown e L. Weisgard (a cura di Anna)

Buon pomeriggio! ^^
Ritorna oggi la rubrica dedicata a bambini e ragazzi e la nostra Anna ha recuperato un volume davvero meraviglioso che chiunque dovrebbe leggere, perché mostra la bellezza anche delle piccole cose, quella che a volte ci sfugge o non sappiamo cogliere. Scopritelo nella recensione che segue e lasciateci un commento ;) A presto!

La cosa più importante
di M. Wise Brown e L. Weisgard

Prezzo: 13,50 € (cop. rigida)
Pagine: 24
Genere: narrativa per bambini, ragazzi
Editore: Orecchio Acerbo
Data di pubblicazione: 22 novembre 2018
Acquista su: IBS, laFeltrinelli

Scritto da Margaret Wise Brown e illustrato da Leonard Weisgard "La cosa più importante" è un classico della letteratura per l'infanzia, innovativo oggi come nel 1949, quando fu pubblicato per la prima volta. Divertente e inventivo, esplora il mondo di ogni giorno con il fresco. aperto sguardo dei bambini. Età di lettura: da 4 anni.

Sappiamo davvero quali sono le cose più importanti noi adulti? Lavoro, soldi, successo, l’automobile più tecnologica, il telefono più smart, la connessione più veloce, i vestiti più fashion, la vacanza nei posti più instagrammabili... Davvero queste cose sono così importanti? Davvero queste cose ci rendono felici?

La scrittrice americana Margaret Wise Brown, illustrata magistralmente da Leonard Weisgard, nel 1948 ci ha regalato uno splendido albo illustrato in cui ci mostra con disarmante semplicità quale sia il modo più pratico per comprendere l’importanza delle piccole cose. A partire da un punto di vista speciale: quello dello sguardo innocente, puro e sincero dei bambini. Uno sguardo, il loro, che va oltre le logiche adulte dell’apparenza, della competizione, della visibilità, della moda, del successo. Uno sguardo che viaggia nella dimensione fantastica dell’essenza delle cose, della loro verità assoluta, della curiosità nello scoprire il mondo, della condivisione, dello stupore di fronte alla bellezza della vita e delle piccole, grandi cose. Serve davvero sprecare tempo prezioso e affannnarsi tanto per scoprirne il perché, il per come, il dove, il quando, il per quanto? E magari dimenticarsi ciò che c’è di più importante, è cioè la vera essenza delle cose?

A volte, spesso, sempre, noi adulti ci perdiamo proprio in pensieri ingarbugliati e problemi inutili, ma avete mai osservato gli occhi sbalorditi dei bambini che ci guardano quando parliamo delle scemenze che reputiamo importanti e fondamentali? Anche se stanno in silenzio si riesce a vedere il fumetto che esce dalla loro testolina arguta con scritto: “ma questi non sono mica normali!”

Eh sì perché i bambini sanno benissimo cosa è importante e cosa no!

A loro non servono lauree in ingegneria per costruire una città, dà loro in mano un sacchetto di mattoncini colorati e ti costruiranno la megalopoli più stabile e fantasiosa mai vista, e a loro non servono lauree in politica, economia, filosofia, psicologia, antropologia o qualsivoglialtralogia per comprendere il mondo, dà loro in mano un pomeriggio di gioco e libertà e ti ricostruiranno nel modo più semplice e pratico l’intera società. Perché la saggezza non si trova in cima alla vetta della laurea in università, ma nel fondo del mucchietto di sabbia alla scuola materna.

Ecco perché questo libro è un vero capolavoro scritto con linguaggio fanciullesco ma dipinto con gli acquerelli del cuore, e con una scelta lessicale degna dei più grandi poeti ermetici. Una piccola miniatura di momenti quotidiani, di oggetti di uso comune, di spazi naturali scolpita con la precisione di un cesello, una carrellata di riflessioni sincere e genuine che sembrano sgorgare direttamente dall’anima.

Una filastrocca che ci mostra quali caratteristiche rendono davvero importante un cucchiaio, un grillo, la pioggia, le scarpe, il cielo... Una cantilena che si conclude nell’ultima pagina con una sorpresa: cosa rende davvero speciale le cose? A voi scoprirlo!

Un libro a mio parere quasi filosofico e adatto a tutti: gioioso e spensierato per i bimbi, semplice e logico per gli adulti in giacca e cravatta, affascinante e geniale per chi ha avuto la brillante idea di crescere senza però smettere, nel profondo, di essere anche un bambino.

A qualsiasi di queste categorie tu appartenga, chiudendo il libro sarai tu stesso a non poter fare a meno di proseguire con la tua personalissima filastrocca e a domandarti, attimo dopo attimo, giorno dopo giorno, quale sia per te LA COSA PIÙ IMPORTANTE.

Anna


Photo credit: @anna_bookfantasy

venerdì 12 maggio 2023

Milk, Cookies&Books: libri a merenda - "C'è un albero in Giappone" di Chiara Bazzoli e AntonGionata Ferrari (a cura di Elena)

Buon pomeriggio, lettor*! ^^
Come ogni venerdì, eccoci a un nuovo appuntamento con la rubrica dedicata a bambini e ragazzi, la nostra amatissima Milk, Cookies&Books. Oggi Elena ci parla di un libro bellissimo che porta con sé non solo degli splendidi messaggi, ma è anche promotore di un progetto importante. Scoprite tutto nella recensione che segue e innamoratevi anche voi di C'è un albero in Giappone.
Grazie infinite a Sonda Editore per l'opportunità di scoprire questo libro tanto speciale.

C'è un albero in Giappone
di Chiara Bazzoli e AntonGionata Ferrari

Prezzo: 12,90 € (cop. rigida)
Pagine: 64
Genere: narrativa bambini, ragazzi, albo illustrato
Editore: Sonda
Data di pubblicazione: 10 marzo 2023
Acquista su: IBS, laFeltrinelli

Nel 1945, a Nagasaki, un albero di cachi sopravvisse miracolosamente al bombardamento atomico. Questa è la storia della famiglia la cui vita ruotava intorno al cachi che cresceva nel piccolo giardino di casa. La caduta della bomba atomica porterà morte e distruzione per tutti. Il cachi sopravvissuto parla ai bambini di guerra e di amore, di morte e rinascita. Da oltre vent’anni il Kaki Tree Project consegna ai bambini di tutto il mondo le pianticelle di seconda generazione nate dalla pianta madre, chiedendo loro di allevarle e di produrre espressioni artistiche che abbiano come tema l’albero di cachi. Nell’arte risiede la capacità di immaginare il dolore altrui, la forza di creare un mondo nuovo. L’arte travalica Paesi, religioni, etnie e lingue, rendendo possibili sentimenti di condivisione. Una storia toccante raccontata con delicatezza e poesia: per scoprire che la vita è sempre più forte.

La primavera è il mese della fioritura e della rinascita, con lo sbocciare di nuovi fiori e profumi, che diffondono nuova linfa e gioia nel mondo. Una stagione che spesso celebra gli alberi. Oggi è l’occasione per raccontare una delle recenti uscite della casa editrice Sonda, che ci regala l’albo illustrato C’è un albero in Giappone di Chiara Bazzoli con i disegni di AntonGionata Ferrari, pubblicato nella collana Capriole.

“Percepisco che le mie radici sono lunghissime, che corrono per la città e si confondono con quelle del pino all’angolo della strada [...]; passano sotto il fiume, salgono sulla montagna e diventano le radici della quercia e del castagno, [...]; liete si allungano nel mare e si uniscono ai coralli colorati, [...]. E allora sento anche i miei rami che come gabbiani planano nel vento e vanno lontano. ”

L’autrice, scrittrice e regista appassionata di Giappone, ci porta in questa terra, in epoca lontana per presentarci la storia di un albero, ma non di uno qualsiasi: l’albero di cachi piantato e cresciuto dalla famiglia di Tomio di Nagasaki. C’è un albero in Giappone è narrato dal punto di vista di un albero che ci descrive il suo scorrere del tempo, lo spazio intorno a sé, come e con chi cresce. Uno sguardo innocente che con semplicità ci offre il racconto della quotidianità e dei piccoli momenti trascorsi con la sua famiglia, che allo stesso tempo accudisce e lo accudisce con carezze e acqua.

“Io sapevo tutto di loro. Era naturale, erano la mia famiglia.”

L’albero ci descrive la sua terra, che viene protetta dalle sue “fronde, poste come guardiane per la serenità” e ci presenta Masao, con cui condivide la crescita. Incontriamo anche Yoko, Kenta, Aiko, Takeshi, con cui la pianta vive e condivide momenti di gioia, spensieratezza ma anche dolore e sofferenza. Inizialmente può sembrare la cronaca di attimi, un punto fisso nello spazio ma anche dinamico nel tempo. L’albero se ne fa carico, trasformando gli attimi in ricordo e memoria: la narrazione di una vita condivisa tra coloro che si prendono cura reciprocamente, in modo attivo ma anche inconsapevole, sempre con un amore spontaneo.

“Sostenuto dalle braccia del nonno, il piccolo cominciò a fare una cosa che mi piaceva moltissimo: allungava le mani paffutelle, prendeva tre le dita una foglia, la tirava delicatamente e poi lasciava andare, tirava delicatamente e lasciava andare, come una carezza.”

Fino a quando questo amore sarà tradito proprio da quelle mani che l’albero proteggeva: il suo ruolo di guardiano potrà rinascere? Il tronco robusto divenuto una casa, un gioco, un sostegno nel momento di sconforto, un dono con cui osservare il cielo, viene tradito e trasformato in cenere. Un albero è divenuto testimone delle atrocità dell’umanità, portatore di un dolore immenso di perdita e smarrimento causati da qualcosa di incomprensibile e indescrivibile.

C’è un albero in Giappone non è una narrazione semplice, perché la nostra amica pianta vive in un’epoca storica dilaniata dalla guerra, dalle difficoltà e dai patimenti: la ricerca di un lavoro, l’abbandono delle creazioni di un vasaio, il lavoro scandito di operai, la lontananza della vita militare, l’attesa dei ritorni, l’incomprensione della morte e della distruzione totale. È un racconto di sopravvivenza e di amore, ma anche di spensieratezza grazie ai giochi e agli sguardi innocenti di fratellini e sorelline. Un amore descritto non con le parole, ma con le osservazioni di una natura che vuole proteggere ciò che lo circonda.

“Masao aveva [...] una piccola macchia rossa sulla guancia destra, come una nuvola sul viso, che come le nuvole al vento cambiava forma.
Diventava una freccia puntata verso il cielo quando lui piangeva a squarciagola, un cavallino quando la sua bocca si apriva in un sorriso, un fiore quando qualcosa lo stupiva.”

Questa storia è narrata in modo semplice e chiaro, non tralascia le difficoltà ma le affronta, in modo da far riflettere anche i lettori e le lettrici più piccole: i loro sguardi e le loro domande saranno facilmente coinvolte dalla narrazione innocente e ignara, descrittiva ma sicura. La storia non invade ma è attenta e soprattutto trasmette emozioni, commozioni e sofferenze. L’albero non conoscerà i nomi delle emozioni che prova e vede ma che sono vivide, le trasmette in modo reale e noi possiamo facilmente riconoscerle. Non è un essere lontano, al di sopra degli eventi e insensibile, ma un essere vivente che condivide la Storia. Un essere vivente che ci regala una fotografia di ciò che lo circonda: scatti dinamici, mai statici, pieni di sentimenti e vita, anche nei momenti di disperazione e distruzione, nei momenti bui e senza speranza. Regali scatta e momenti di resilienza, di rinascita condivisa: esseri umani e natura.

C’è un albero in Giappone
si distingue dal solito canone di albo illustrato in quanto lo spazio dedicato alle parole, la parte scritta, è predominante, dettata da uno stile narrativo ricco di descrizioni, metafore, immaginifico, ricco di oggetti e di elementi naturali, grazie ai quali il lettore e la lettrice possono aggiungere fotografie create da sé a quelle già presenti nell’albo.

“Dalla cima della mia grande chioma riesco a [vedere tutta la città]: è bellissima.
Sembra il viso di una signora che sorride: le montagne sono i suoi capelli verdi, ricci e profumati e la baia è il suo viso fresco.”

Le parole sono accompagnate da illustrazioni essenziali ma efficaci, dal tratto e dai colori delicati, che catturano e trascinano nella narrazione, sia nei momenti di felicità sia nei momenti di sconfitta e terrore.

C’è un albero in Giappone intreccia una storia famigliare e generazionale, fatta di mani giovani e rugose, con eventi naturali e storici accaduti durante la Prima e la Seconda Guerra Mondiale: questo libro diviene così una guida, un’esplorazione della natura e della storia passata ed odierna, per conoscere e mantenere la memoria e il ricordo, per rinascere e non dimenticare. Una storia di resilienza che unisce l’essere umano al mondo della natura, che ci circonda e che ci protegge e dev’essere protetta dalle e con le mani di ogni persona. È consapevolezza. Proprio per questo il libricino che tengo tra le mani può diventare un’occasione multidisciplinare per grandi e piccoli, grazie alle tematiche sulla guerra e sulla pace e alle tematiche ambientali odierne di cura e rispetto. L’albo aiuta anche a trovare nel testo parole, nomi ed azioni evidenziate con colori differenti per dare spunti di riflessioni ed analisi.

C’è un albero in Giappone prende ispirazione e si appoggia al Kaki Tree Project, che da oltre vent’anni protegge e consegna ai bambini e alle bambine, studenti e studentesse di tutte le età e di tutto il mondo, le pianticelle di seconda generazione nate dalla pianta madre, chiedendo loro di prendersene cura, passando il testimone e creando progetti creativi e artistici che abbiano come tema proprio l’albero di cachi.

C’è un albero in Giappone è una storia che non può lasciare indifferenti, che colpisce e costringe a soffermarsi sulle parole e le emozioni, gli eventi e i ricordi. Un albo che porta con sé la memoria della vita, che si ricrea tramite i semi e i frutti portati e curati in tutto il mondo. Da una ferita un lascito, per mezzo di frutti tondeggianti arancioni. Un frutto che diviene simbolo di rinascita e resilienza, simbolo di vita, che nega le guerre e ogni arma di distruzione. Un simbolo divenuto un progetto, Revive time – Kaki Tree project, nato dal dottore di piante Masayuki Ebinuma e dall’artista Tatsuo Myajima, che si sono presi cura di quell’albero ferito, unico sopravvissuto alla devastazione, madre degli alberi di cachi che fino a oggi hanno viaggiato per il mondo portando il messaggio di resilienza e connessione.

La storia e la natura scandiscono lo scorrere del tempo, di anno in anno, da una stagione all’altra, dai fiori ai frutti, dall’allegria al silenzio, dalle gioie alle cicatrici, fino a un nuovo ciclo. Un vita infinita, legata e collegata a molte altre.

Ringrazio la casa editrice Sonda per la copia cartacea di C’è un albero in Giappone, in cambio di un’onesta opinione.

Non mi resta che augurarvi buone letture.

Elena


Photo credit: @tsundoku_bookstyle

venerdì 20 gennaio 2023

Milk, Cookies&Books: libri a merenda - "La gattina che voleva tornare a casa" di Jill Tomlinson (a cura di Anna)

Buon pomeriggio, caffeinomani!^^
Oggi per la rubrica dedicata a bambini e ragazzi, la nostra Anna ci parla di un altro adorabile libro illustrato di Jill Tomlinson, La gattina che voleva tornare a casa, una storia dolce e divertente che riesce a parlare al cuore. Scopritela qui sotto e fateci sapere cosa ne pensate. A presto! ;)

La gattina che voleva tornare a casa
di Jill Tomlinson

Prezzo: 7,99 € (eBook) 12,90 € (cop. rigida) 9,00 € (cop. flessibile)
Pagine: 92
Genere: narrativa bambini, libri illustrati
Illustrazioni: Anna Laura Cantone
Editore: Feltrinelli
Data di pubblicazione: 15 giugno 2007

Suzy, una gattina tigrata, sta cacciando le farfalle, quando si imbatte in una cesta enorme. Incuriosita, ci entra e si appisola ma al suo risveglio scopre di essere in una mongolfiera che sta sorvolando la Manica. Ma lei non vuole andare in Inghilterra! Al suo arrivo Suzy viene trovata da una signora della Lav che la affida a zia Jo, una simpatica vecchietta: ma la gattina non è certo il tipo che se ne sta tranquilla a casa! La storia della gattina dispersa mette in scena la curiosità, le paure e il coraggio che sono propri dei bambini che si affacciano al mondo e iniziano a esplorare l'ambiente esterno alla famiglia.

Non so voi ragazzi, ma io adoro i libri illustrati perché forniscono una simpatica e immediata chiave di lettura della storia e perché permettono di immedesimarsi subito con i personaggi, che saltano fuori con un balzo dalle pagine per abbracciarti. E in questo caso Suzy, la gattina protagonista della favola di Jill Tomlinson, salta fuori dalle pagine del libro con un balzo, nel vero senso della parola, miagolando, facendo le fusa e chiacchierando con il suo strano accento francese per convincerci ad aiutarla a tornare a casa. Eh sì, perché Suzy, splendida micetta tigrata francese, si è persa! Che ne dite, proviamo anche noi ad aiutarla a ritrovare la strada di casa? Ma partiamo dall’inizio, così raccogliamo qualche elemento in più per capire cosa è successo e per affrontare al meglio questa avventura.

La nostra micetta vive in un paesino di mare affacciato sulla Manica, nella casa di un pescatore, mangia allegramente tutti i giorni pesce fresco ed è stracoccolata dai suoi quattro fratellini umani, tutti quanti molto amorevoli. Ma Suzy è affezionata in particolare al più piccolo, Gaby, di quattro anni, un tipo spassoso che non sa nemmeno qual è il verso giusto per accarezzare un gatto e quindi lo fa come capita, “al contrario, dalla coda alla testa, e lei ne andava semplicemente pazza. Gli si strofinava contro la manina, estasiata, facendo le fusa come una macchina da cucire, chiedendogli di continuare. Era la cosa che le piaceva di più al mondo”. Un giorno, mentre è a caccia di farfalle, la gattina vede una cesta stupenda, enorme, e decide di schiacciarci un pisolino... ma quando si sveglia si accorge che quella non è una cesta per pisolini, ma la cesta volante, ondeggiante e un po’ nauseante di una mongolfiera che sta sorvolando il mare in direzione Inghilterra!

Che disastro! Povera Suzy, è terrorizzata! Tutte le persone che ama, la sua casa, i suoi pranzetti di pesce fresco e Gaby che l’accarezza contropelo... come faranno senza di lei? E lei cosa farà lontana da loro? Come riuscirà a trovare il modo per riattraversare il mare e tornare dal suo amato padroncino? Non preoccupatevi, bambini, perché Suzy è una gattina intraprendente e coraggiosa e, appena tornata con le zampette a terra, inizia subito a ingegnarsi andando in cerca di supporto, con quel suo dolcissimo accento francese e miagolando a tutti Chez moi! Chez moi! Fortuna vuole che Zia Jo, una vecchietta gentile che ama gli animali ma non capisce niente della lingua francese, decide di prendersi cura della nostra piccola avventuriera e portarla ogni giorno con sé nel cestino della bicicletta al mercato del porto, così Suzy può iniziare a mettere in atto la sua davvero fantasiosa strategia di ritorno a casa via mare.

Riuscirà la nostra beniamina a tornare tra le braccia morbide e confortevoli del suo piccolo amico Gaby, che la accarezza contropelo? Riusciranno un canotto giocattolo, un surf, un paio di sci d’acqua, una barchetta, un sottomarino, un traghetto a riportare Suzy in Francia, finalmente al sicuro dalla sua famiglia?
Leggete questo bellissimo libro e lo scoprirete!

Non vi nascondo che la storia di La gattina che voleva tornare a casa mi ha davvero strappato qualche lacrima, nella sua semplicità tocca argomenti che vanno dritto al cuore: la famiglia, l’amore, la paura, il coraggio, la sicurezza, la casa.

La casa... quanto è importante per tutti noi la casa? Non è solo un posto in cui stare, è un luogo in cui amare e sognare, è un luogo di pace, è un rifugio dalla paura e dai dubbi, è uno stato d’animo, è un caldo abbraccio. Scriveva con grande saggezza Plinio Il Vecchio nell'antica Roma del primo secolo dopo Cristo “La casa è dove si trova il cuore”. Alzi la mano chi non ha mai avuto il timore di restare senza i propri affetti, improvvisamente privato delle proprie certezze, obbligato a stare lontano da casa, l’unico luogo in cui troviamo veramente conforto e protezione. Alzi la mano chi non ha mai dubitato di perdere il coraggio di fronte ai problemi della vita, davanti ai dubbi che ci fanno sentire persi, quando ci sentiamo soli, non capiti, disperati e non sappiamo da chi farci aiutare, di chi fidarci, quale strada prendere per risolvere i nostri guai? Ebbene, se anche voi vi trovate smarriti in qualcuna di queste difficoltà, non esitate a fidarvi della piccola Suzy che con la sua semplicità, audacia e tenacia, saprà insegnarvi a tirare fuori le unghie e combattere con tutte le forze per raggiungere la felicità.

Scomparsa ormai molti anni fa, Jill Tomlinson, dopo un passato di cantante lirica, ha scelto di dedicarsi completamente alla scrittura e dedicarsi alla letteratura per l’infanzia. I suoi libri per bambini, successi internazionali, regalano al pubblico dei più giovani una disarmante spontaneità e schiettezza, insegnamenti sinceri e genuini, mai stucchevoli, sempre freschi e moderni, che strizzano l’occhio alla straordinaria combinazione di ingenuità e intelligenza dei più piccoli.

Vi consiglio anche gli altri dolcissimi e sorprendenti libri della stessa autrice e vi aspetto qui sul blog anche per curiosare la mia opinione di Il gufo che aveva paura del buio (recensione QUI).

A presto!

Anna


Fonte immagini: Pinterest, Anna Laura Cantone
Photo credit: @anna_bookfantasy

venerdì 18 novembre 2022

Milk, Cookies&Books: libri a merenda - "Mezzanotte e cinque" di Malika Ferdjoukh

Buon pomeriggio, lettor*! ^^
Oggi per la rubrica “Milk, Cookies&Books: libri a merenda”, la nostra rubrica dedicata a bambini e ragazzi, vi parlo di Mezzanotte e Cinque, un adorabile racconto natalizio dell’autrice francese Malika Ferdjoukh. Ringrazio immensamente Camelozampa per la copia omaggio in cambio di una recensione onesta.

Mezzanotte e cinque
di Malika Ferdjoukh

Prezzo: 14,90 € (cop. rigida)
Pagine: 104
Genere: narrativa ragazzi
Editore: Camelozampa (collana I Peli di Gatto)
Data di pubblicazione: 4 novembre 2022

Mezzanottecinque ha dieci anni e vive con la sorellina Bretella e il loro miglior amico Emil per le strade di Praga. Perfino lui si è dimenticato il suo vero nome: tutti lo chiamano così per un tatuaggio che ha sul braccio, un orologio che segna mezzanotte e cinque minuti. È la vigilia di Natale e i tre piccoli vagabondi sono sempre affamati e in cerca di un posto dove ripararsi dal vento gelido che spazza la Città Vecchia. Ma in tutta Praga non si parla d’altro: è stata rubata la collana di diamanti, oro e rubini della principessa Daniela Danilova! E lei ha promesso una ricompensa colossale a chi gliela riporterà...

Devo essere sincera: non avevo mai sentito parlare di Malika Ferdjoukh, eppure pare sia un’autrice molto famosa, soprattutto nell’ambito della letteratura per ragazzi. Chiedo venia e sicuramente farò ammenda recuperando qualcos’altro dell’autrice, perché Mezzanotte e Cinque mi ha divertita parecchio. Siamo a Praga ed è la vigilia di Natale. Mentre tutti si preparano al giorno più amato dell’anno e impazza un vento freddo e furioso che preannuncia neve, la principessa Daniella Danilova, appena uscita da Teatro a braccetto col suo spasimante, il conte Orlok, perde la sua preziosa collana, un tesoro di inestimabile valore. In tutta Praga non si parla d’altro, la voce si sparge in fretta e tutti vorrebbero ritrovare il gioiello della principessa, anche perché la ricompensa si dice sarà molto alta. Tra le strade più povere e malfamate, anche tre piccoli orfanelli sembrano interessati a ritrovare la collana della principessa. Potrebbe essere la svolta che stavano aspettando per cambiare finalmente vita. Uno dei tre bambini si chiama Mezzanottecinque per via di un tatuaggio che porta stampato sul braccio che sembra proprio un orologio che segna l'ora mezzanotte e cinque. Il ragazzino non ama particolarmente lavarsi, anzi si può dire che non lo faccia mai, “a meno che un temporale estivo non lo cogliesse di sorpresa”. 

Ha una sorellina che gli sta sempre dietro, Bretella, cenciosa quanto lui ma piena di risorse. Nell’orlo della veste logora, infatti, le piace collezionare bottoni, ma vi si può trovare anche una vecchia caramella che ama leccare un pochino al giorno (per non finirla, ovvio! :P). E poi c’è Emil, il loro migliore amico, che quanto meno la faccia la lava, ma che si porta dietro tre simpatici topolini: Frufrù, Nanà e Zizì. Gli piace farli esibire e definirsi un domatore, sebbene quando la gente vede i suoi topi, tende a scappare o a fare salti esagerati.  Emil ha un sogno: ritrovare il padre, un ricco barone di Moravia, ma per ritrovarlo gli toccherà viaggiare molto. Ecco perché si presenta al carrozzone di due teatranti, sperando lo prendano con loro. Il numero con i topolini non li conquista, purtroppo, ma Emil e i suoi amici fanno credere che i topolini siano in grado di parlare e promettono di presentare un nuovo numero il giorno dopo. Nel frattempo, Bretella, attirata dai bottoni dell’abito di un ricco signore passato di lì in carrozza, lo segue e si ritroverà a fare una scoperta sconcertante. Sarà l’inizio di una piccola e appassionante avventura che porterà i tre orfanelli niente di meno che al palazzo Danilo, l’abitazione della principessa, farà loro scoprire (per un po’) com’è vivere nella bambagia (e fare un bel bagno, finalmente) e comprendere quanto a volte, anche se si è poveri, è preferibile avere poco che essere ricchi ed eleganti ma senza cuore.

Questa piccola storia di poco più di 90 pagine è davvero ricca di colpi di scena. I nostri tre protagonisti andando alla ricerca di un sogno troveranno invece un destino diverso, il più giusto forse, il migliore che potessero trovare. Quel tatuaggio di Mezzanottecinque condurrà i ragazzi verso una verità inaspettata, come se il Natale avesse compiuto un’altra delle sue magie. Praga si offre a chi legge come una città meravigliosa e piena di vita, colori, odori e suoni, il tutto trasportato da un vento freddo che punge le ossa. Una città antica e romantica, ma che molto sembra avere in comune con la Londra dello stesso periodo in cui la storia è ambientata. Ulteriore parallelismo con questa, è la vicenda dei tre orfanelli che sicuramente fa venire in mente quella di uno degli orfani inglesi più famosi della letteratura per ragazzi e che ci trasporta subito nelle atmosfere dickensiane più classiche. Ammetto che, da amante dei romanzi di Dickens, è stato questo uno dei motivi che più mi ha attratto verso la storia. Il finale è un ulteriore sorpresa, nulla di stucchevole ma sicuramente magico e inaspettato. A rendere questo libricino ancora più speciale, vi sono le illustrazioni di Eleonora Antonioni. Sono in bianco e nero e accompagnano la storia dall’inizio alla fine, delineando alla perfezione personaggi, ambientazione e dettagli piccoli e grandi. Impossibile non affezionarsi ai tre ragazzini, così spigliati, vivaci e adorabili, così come è impossibile non amare i tre topolini che Emil si porta sempre dietro. Il libro, come molti altri di Camelozampa, è ad alta leggibilità, utilizza infatti il font Easy Reading, carattere adatto a tutti, specialmente a chi è dislessico.

Mezzanotte e cinque è una storia breve che ricalca la tradizione dickensiana, facendo riflettere sui valori dell’amicizia e della famiglia, che si sofferma sulla disuguaglianza tra ricchezza e povertà, che spinge a inseguire i propri sogni, nonostante gli ostacoli sul cammino. Non mancherà di farvi sorridere e commuovere, aspettatevi di tutto. Una lettura tenera e speciale, per ogni età. Super consigliato!

Photo credit: @francikarou @coffeeandbooks

venerdì 7 ottobre 2022

Milk, Cookies&Books: libri a merenda - "Miss Dicembre e il Clan di Luna" di Antonia Murgo (a cura di Anna)

Buon pomeriggio! ^^
Come ogni venerdì, eccoci a un nuovo appuntamento con la rubrica dedicata a bambini e ragazzi. Oggi la nostra Anna ci parla di Miss Dicembre e il Clan di Luna, di Antonia Murgo, una storia davvero originale e divertente che ha a che fare con l'Uomo Nero. Scopritela qui sotto e fateci sapere se avete già letto il libro o lo leggerete ;) A presto!

Miss Dicembre e il Clan di Luna
di Antonia Murgo

Prezzo: 9,99 € (eBook) 15,00 € (cop. rigida)
Pagine: 224
Genere: fantasy per bambini, ragazzi
Editore: Bompiani
Data di pubblicazione: 16 marzo 2022

Miss Dicembre è in cerca di un lavoro, ma tutte le sue esperienze sono finite in maniera fallimentare pochissimo tempo dopo l’ingaggio. Quando risponde all’annuncio per una bambinaia scopre che il datore di lavoro altri non è che l’Uomo Nero, alla ricerca di qualcuno che riesca a prendersi cura del figlio Corvin. Incredibilmente, Dicembre ottiene il posto e con esso l’arduo compito di tenere a bada, armata di soffietto e scopino, un ragazzino irritante che sa tramutarsi in fumo e nascondersi tra la cenere. Una notte le cose prendono una piega inaspettata: Dicembre ha appena scoperto un dettaglio interessante sulla famiglia per cui lavora quando tre sconosciuti fanno irruzione in casa. Che cosa vogliono? Dicembre lo scoprirà fra balzi, inseguimenti e duelli, e scoprirà anche dentro di sé una riserva sorprendente di astuzia e coraggio. Età di lettura: da 8 anni.

Vincitore del Premio Strega Ragazze e Ragazzi 2022 come Migliore Libro d’Esordio, Miss Dicembre e il Clan di Luna è davvero una rivelazione. Il comitato scientifico del premio ha fornito questa spiegazione per la scelta: “Antonia Murgo ha scritto una storia che diverte e sorprende. I riferimenti alla tradizione della letteratura per l’infanzia, dall'uomo nero, al circo, ai bambini affidati alle governanti, sono trattati con freschezza e consapevolezza. La lingua precisa evoca immagini capaci di meravigliare. Quello di Antonia Murgo è un esordio che il comitato scientifico del Premio Strega Ragazze e Ragazzi saluta con gioia.” Un gioiellino racchiuso in poco più di duecento pagine, uno scrigno prezioso in formato piccolo piccolo, un indice invitante che lascia incuriositi come davanti a una bancarella di caramelle, capitoli brevi e scoppiettanti a cui è impossibile resistere, una copertina allegra e colorata, illustrata dalla stessa autrice e veramente accattivante. Inammissibile lasciarsi scappare questo romanzo!

Vi siete mai domandati chi è davvero il famigerato Uomo Nero? Che aspetto ha? Come si veste? Dove vive? Come è arredata la sua dimora? Come trascorre il suo tempo? Se è veramente cattivo come si dice? Se ha una famiglia o dei figli? Quali sono i suoi sogni? Se è felice di essere quello che è? Ebbene, la scrittrice non solo se lo è chiesto proprio come noi, ma ha anche avuto la felicissima e divertentissima idea di raccontarcelo in questo romanzo dalla trama assolutissimamente originale che sì, strizza l’occhio ai temi e ai personaggi della tradizione letteraria per l’infanzia, ma che ce li propone da un punto di vista completamente nuovo e sorprendente, tanto da lasciare veramente, veramente meravigliati.

Miss Dicembre, chi scopre il motivo per il quale si chiama proprio così poi per favore me lo dica... dicevo, Miss Dicembre ha 15 anni ed è una ragazza davvero scaltra, è in grado di cavarsela da sola fin da piccola quando, orfana, cresce nel bislacco mondo itinerante del circo, diventando la migliore acrobata trapezista. Quando il circo chiude la ragazza è costretta a vivere di espedienti barcamenandosi in continue acrobazie tra un lavoro e l’altro, in effetti uno più strano dell’altro, fino a quando trova, in modo del tutto fortuito, un'inserzione strappata a metà, non proprio chiara, ma che le cambierà la vita. Dicembre si presenta con il suo cappellino giallo e rosso che sembra una meringa a forma di tendone da circo e una valigia assemblata con ritagli di tappezzeria colorata davanti al cancello di un'imponente villa d’epoca, dall’atmosfera magica e vittoriana con un grande giardino decadente, eternamente immerso in un clima autunnale, con grandi sale, scalinate di ciliegio, biblioteche, preziose tappezzerie, mobili e decori sontuosi. La accoglie un uomo distinto in elegante completo blu notte e barba brizzolata, Mr Moonro, un gentiluomo di altri tempi, amante dei fiori, della musica e della lettura, timidamente innamorato della governante, in cerca di una istitutrice per il figlio Corvin di 10 anni, un ragazzino indisciplinato e indomabile, tanto dispettoso quanto fragile e solo. Non è un bambino qualunque, Corvin ha dei poteri, sa dissolversi in fumo, scomparire magicamente alla vista, e sotto forma di fuoco e calore vivere nella fiamma di una lampada a olio, tra le braci del caminetto acceso, disteso nel forno sopra una soffice torta in cottura, galleggiando nell’acqua bollente di una teiera, nascosto tra il fumo che fuoriesce dal comignolo.

Il colloquio non è un gran successo, ma mentre Miss Dicembre si prepara a lasciare la villa un piccolo scherzo del destino la trattiene: il suo amato cappello è finito inspiegabilmente sul ripiano più alto della libreria. Non ci pensa due volte, con una elegante rincorsa salta sul poggiapiedi e sfoderando le sue capacità di acrobata si arrampica su scala, mappamondo, lampadario... e afferrato il suo cappello... plana di nuovo delicatamente a terra. Che sia proprio questa ragazzina la bambinaia giusta in grado di rincorrere Corvin su e giù per le sale della villa e magari riuscire ad acciuffarlo e domarlo?

“Lo vuole ancora un lavoro? È assunta. [...] Un’imbranata che può fare acrobazie.”

Corvin, “un tipetto, come dire, fumantino [...] che in forma di bambino brontolava, in forma di vapore ribolliva” fa davvero di tutto per disfarsi alla svelta della nuova bambinaia, fa perdere le sue tracce, legge il suo diario segreto, le abbrustolisce i vestiti e ruba gli unici oggetti che Mr Moonro le ha raccomandato di non perdere mai: gli attrezzi da camino. Che poi, tra parentesi, degli attrezzi da camino... a cosa mai serviranno? Miss Dicembre ha comunque visto di peggio nella sua vita e non sarà certo un ragazzino viziato e capriccioso ad avere la meglio! Tra scherzi, inseguimenti e battibecchi, i due alla fine iniziano a fidarsi l’uno dell’altra e a fare amicizia.

Ma Casa Moonro nasconde dei segreti e dei misteri, perché i nostri protagonisti non sono una famiglia normale, sono nientepopodimeno che l’Uomo Nero attualmente di ruolo e suo figlio, il futuro malefico e spaventoso ereditiere dell’incarico. Non si tratta di “essere’ l’Uomo Nero, si tratta di “farlo”. In fondo è una professione come un'altra che si tramanda da generazioni, con i suoi pro e i suoi contro. Estenuanti turni di notte, grandi, anzi esagerate responsabilità, nessuna possibilità di confronto né di lavoro in team.

“Le assicuro, Miss, che non sono una persona cattiva. E quello che faccio non mi diverte affatto. [...] Allora perché lo fa? Domandò con un filo di voce. Perché è il mio lavoro, sospirò Mr Moonro e non so fare altro.”

Insieme a questa rassegnata consapevolezza c’è tutto il dramma del tema della predestinazione: davvero si deve rimanere fedeli al ruolo e alla vita che il fato ci ha riservato? Possibile che non si possa desiderare qualcosa d’altro e non si debba fare di tutto per riuscire a cambiare la propria vita?

“Non era soltanto intrappolato nella sua casa, ma anche in un destino che non aveva scelto”

Alzi la mano chi non ha avuto paura da bambino, ma anche un po’ adesso, di questo personaggio oscuro e misterioso che nella notte fa cigolare le ante dell’armadio della cameretta, proietta ombre spaventose sulle pareti accanto al lettino, soffia fumo gelido sotto la porta, fa tremolare e spegnere la luce... terrorizzando i bambini di tutto il globo! Nel romanzo invece scopriamo che Mr Moonro è timido, gentile, galante, educato, per niente mostruoso, anzi premuroso e attento; un uomo paterno e rassicurante anche quando spiega a Dicembre a cosa serve davvero la paura ai bambini: “Ci deve essere sempre una grande paura, una paura che faccia sembrare tutte le altre insignificanti. [...] Il punto è che reagiscono. Da soli o con un poco di aiuto sconfiggono la paura. E se da bambini sconfiggono la paura dell’Uomo Nero, da grandi sconfiggeranno anche tutte le altre.”

La trama si arricchisce e complica sempre di più quando entra in scena un misterioso ritratto, quando Dicembre inizia a sentire nominare un certo Clan Della Luna e quando una notte, in assenza di Mr Moonro, per così dire in trasferta di lavoro, irrompono nella villa tre malviventi decisi a eliminare per sempre dalla faccia della terra l’Uomo Nero. Riusciranno Miss Dicembre e Corvin ad allearsi per cacciare gli intrusi, salvare Mr Moonro e svelare i segreti più reconditi che si celano nel cuore tutt’altro che gelido dell’Uomo Nero? A voi scoprirlo!

Miss Dicembre e il Clan di Luna
è davvero spumeggiante, un libro vivace e inaspettato, una continua sorpresa confezionata sapientemente dalla scrittrice grazie all’uso di un lessico ricco e imprevedibile. Le descrizioni sono talmente creative, quasi oniriche ma perfettamente puntuali, che ambienti, giardini, abiti, arredamenti prendono vita come nelle scene di un film. Si rimane sbalorditi di fronte alla poesia con cui Antonia Murgo descrive i personaggi e i luoghi. Ecco la voce di Miss Dicembre che nel buio della notte chiama Corvin nella grande casa immersa nel silenzio: “La sua voce riecheggiò oltre il ballatoio come un sacchetto di biglie in un tombino”. E qui la descrizione incredibilmente evocativa dei colori del guardaroba dell’Uomo Nero: “maglioni blu notte, color candela, foschia gialla del tramonto, rosa bruma del mattino e altri colori che Dicembre non aveva mai sentito nominare”. E infine un’ultima chicca, la descrizione dell’abito da sera che Dicembre indossa per l’invito a cena di Mr Moonro: “un abito di veli pesca, albicocca e buccia d’arancia, una macedonia di colori pastello con le maniche a sbuffo”. Davvero, davvero, davvero parole geniali!

Ma non abbiamo ancora parlato delle mie adorate passaporte! Quelle che per me sono dei portali magici, dei collegamenti tra i libri che amo, dei dettagli, dei temi, dei rimandi che accomunano i libri per bambini e ragazzi e che li uniscono in un immenso e travolgente unico mondo di fantasia.

Miss Dicembre che si presenta davanti al cancello di Villa Moonro per un colloquio di lavoro da istitutrice mi ha riportato magicamente nella vecchia Londra, in Viale dei Ciliegi numero 17, davanti alla villetta deliziosa e tutta a modo della famiglia Banks, dove inizia la splendida avventura di Mary Poppins, celeberrimo romanzo di Pamela Lyndon Travers del 1934 (recensione QUI).

Il carattere indomito e sfuggente di Corvin, solo, malinconico, in qualche modo prigioniero dei suoi poteri e del suo destino mi ha ricordato moltissimo il carattere allegro, furbo, vivace e insieme sottilmente malinconico di Peter Pan, imprigionato nella sua condizione di ombra e di bambino che non crescerà mai.

E infine una delle prime apparizioni di Corvin davanti a Dicembre, in cui il ragazzino rotola fuori dalla stufa prendendo fora umana dal fumo, le fiamme e le braci... non trovate anche voi che ricordi tantissimo il mondo di Harry Potter di J.K.Rowling in particolare l’episodio in cui il volto di Sirius Black compare tra le fiamme del camino nella sala comune di Grifondoro?

Per ora è tutto! A presto!

Anna


Photo credit: @anna_bookfantasy

venerdì 9 settembre 2022

Milk, Cookies&Books: libri a merenda - "Le mie fiabe sottosopra" di Giobi (a cura di Ms Rosewater)

Buon pomeriggio, lettor*! ^^
Oggi la rubrica Milk, Cookies&Books: libri a merenda è curata dalla nostra Ms Rosewater che ci parla di un simpatico libro illustrato, Le mie fiabe sottosopra, di Giobi, una rivisitazione delle fiabe più conosciute che vi divertirete a scoprire. Vi lascio alla recensione, lasciate pure un commento se vi va ;)
A presto!

Le mie fiabe sottosopra
di Giobi

Prezzo: 9,90 € (cop. flessibile)
Pagine: 96
Genere: narrativa per bambini, bambini
Editore: Sonda
Data di pubblicazione: 24 febbraio 2022

"Dopo aver letto tante fiabe, Alice si fa una serie di domande, ad esempio: perché tutte le protagoniste sono principesse o sognano di diventarlo sposando un principe? Possibile che siano tutte bellissime e un po' uguali? Così non va, queste fiabe hanno bisogno di qualche ritocco e sarà proprio Alice a riscriverle. Un libro pieno di sorprese!" Età di lettura: da 7 anni.

Forse ispirata dai recenti successi di libri che promuovono un modello femminile lontano dagli stereotipi e raccontano figure di donne importanti, la giovane illustratrice Giobi ha deciso di rileggere con gli occhi di una bambina dei nostri tempi, Alice, alcune fiabe classiche, la maggior parte anche oggetto di interpretazioni Disneyane, partendo comunque dalla versione letteraria originale. Anche se l'idea non è nuova, fa sempre piacere vedere quale forma assumeranno le storie per l'infanzia più note, che costituiscono, al di là appunto degli stereotipi trasmessi superficialmente dalla cultura popolare e soprattutto televisiva, una serie di archetipi classici riconducibili a modelli psicologici, di status quo patriarcale, ma anche di riti di passaggio dall'infanzia alla condizione adulta, nonché un modo per affrontare ed esorcizzare le paure ataviche dell'uomo (fame e morte prima di tutto).

Giobi sceglie innanzitutto di rifiutare e rivedere il concetto omologante di principessa espresso nelle storie classiche, che propongono donne spesso inermi, delicate e sempliciotte, principesse per nascita o lo diventano unicamente grazie alla loro bellezza o all'incontro con un principe (sempliciotto anche lui) che s'innamora istantaneamente di loro. Ciò che Alice non smette mai di ripetere è che non tutte le bambine vogliono essere principesse e che ogni scelta è degna di rispetto. Con la schiettezza e la logica schiacciante tipiche dei bambini mette in evidenza alcuni elementi raccapriccianti, come il fatto che Raperonzola viene affidata a una maga in cambio di due chili di rape oppure che Bestia de “La bella e la bestia” sostanzialmente tiene reclusa Belle, pur colmandola di gentilezze e libri, e scoprendo (pur senza nominarla) una sindrome di Stoccolma ante litteram. Non solo, riscrive alcuni finali e scardina lo stereotipo (imprescindibile nei film Disney) del matrimonio finale con l'immancabile “... e vissero tutti felici e contenti”, riflettendo sulle azioni che portano talvolta a conclusioni drammatiche, come ne “La Sirenetta”, che nella versione originale finisce molto male.

La narrazione è vivace e veloce, piena di incisi colorati con le riflessioni di Alice e qualche gioco che chiama in causa la fantasia e l'intervento dei piccoli lettori. Se un difetto c'è, per la sottoscritta sta nello stile, molto, molto colloquiale, che di letterario non ha praticamente nulla. Sottolineo che si tratta di gusto personale, sono consapevole che i bambini, specialmente se già conoscono queste storie, apprezzeranno moltissimo un linguaggio molto vicino al loro sentire, privo di pesantezze verbose, che li incoraggia a essere critici, a farsi domande sulle azioni degli adulti, a riscrivere le storie che conoscono e amano, a non accettare passivamente ciò che il cinema, la televisione e alcuni libri offrono loro, a vedere ogni persona come unica e ogni scelta di vita come degna. L'autrice ha anche realizzato le tantissime, divertenti illustrazioni che animano ogni pagina e rendono ancora più piacevole la lettura.

Se penso a me quando ero bambina, credo che avrei letto e riletto questo libretto divertendomi moltissimo per i disegni e le osservazioni taglienti di Alice, e poi avrei tentato di emularla, riscrivendo e illustrando le favole che più mi piacevano, probabilmente sarebbe ancora nella mia libreria di adulta, come adesso sarà.

Ms Rosewater


Photo credit: @lisapavesi

venerdì 2 settembre 2022

Milk, Cookies&Books: libri a merenda - "La grammatica è una canzone dolce" di Erik Orsenna (a cura di Anna)

Buon pomeriggio! ^^
Oggi, per la rubrica dedicata a bambini e ragazzi, Anna ci parla di La grammatica è una canzone dolce, di Erik Orsenna, una storia strana e speciale al tempo stesso, tutta da scoprire. La conoscete? Siete curios*? Leggete la recensione che segue e fateci sapere cosa ne pensate! A presto ;)

La grammatica è una canzone dolce
di Erik Orsenna

Prezzo: 8,99 € (eBook) 14,00 € (cop. flessibile)
Pagine: 139
Genere: narrativa per bambini, ragazzi
Editore: Salani
Data di pubblicazione: 13 settembre 2002

Davvero strana l'isola dove Giovanna con il fratello Tommaso approda dopo un naufragio. Qui ci sono spiagge e palme e una barriera corallina. Un'isola tropicale come tante altre? No, dove si è mai visto un'isola con negozi che vendono parole, un municipio per i matrimoni tra sostantivi e aggettivi, un ospedale per le parole malate e una fabbrica per costruire le frasi, con distributori automatici di articoli e orologi a pendolo per i modi verbali? L'isola è una specie di "grammatica vivente" in cui i due fratelli imparano a parlare in un modo nuovo.

Quando ero piccola e stavo imparando a leggere e scrivere, ero convinta che le lettere dell'alfabeto e le parole che si possono comporre disponendo quei meravigliosi segni grafici tutti in fila indiana, come dei soldatini ordinati e composti, sulle righe di un bellissimo quaderno profumato di nuovo, fossero incantate. Mi domandavo come fosse possibile che dei semplici cerchietti tracciati a matita sulla carta, uniti a dei piccoli tratti belli dritti come le aste delle bandiere, o curvi come le gobbe di un cammello, oppure ondulati come le spire di un serpente, riuscissero a dare vita ai suoni, alle immagini, ai pensieri, ai sogni. Cosa poteva essere tutto questo se non una magia? Amavo la grammatica e per me scoprire i segreti delle lettere, delle parole, dei loro significati, delle loro declinazioni e sfumature, delle logiche che le uniscono e delle strutture che le regolano, era davvero una magia. Ero talmente incuriosita dalla materia che anche di notte mi teneva compagnia. Avevo un sogno ricorrente: passeggiavo nel parco verso la scuola elementare e una moltitudine di lettere dell’alfabeto in stampatello minuscolo, con candide ali, mi svolazzavano intorno come farfalle, formando parole e frasi e, veloci e capricciose, continuavano a cambiare formazione dando nuovo senso alla mia vita. E chi l’avrebbe mai detto che questo mio sogno sarebbe stato il protagonista, anni dopo, di un libro trovato per caso in un negozio di libri usati? Incredibili le coincidenze della vita.

La grammatica è una canzone dolce di Erik Orsenna è un breve romanzo in effetti un po’ strano, inaspettato, sicuramente originale. Il titolo mi ha colpito immediatamente! Grammatica e Musica, sembrerebbero agli antipodi, cosa possono avere in comune? La Grammatica è per sua natura una lunga sfilza di regole, logica, consequenzialità, leggi e organizzazione. La Musica invece è armonia, melodia, fantasia, emozione, sentimento... E invece no! Anche la Musica, come la Grammatica, si basa su regole architettoniche precise: le note come le lettere dell’alfabeto, il pentagramma come una pagina bianca, la durata, il valore, le pause, le battute, gli accenti come la punteggiatura, il ritmo come la sintassi. E anche la Grammatica, come la Musica, ha migliaia di eccezioni che la vivacizzano, sfumature di significato che la colorano, strutture originali che la animano, rime e figure retoriche che la trasformano in poesia. Ed ecco che, da noioso insieme di regole, la grammatica diventa il trampolino di lancio per la fantasia di ogni bambino che la approccia a scuola e ovviamente, di ogni scrittore, che la rende il pennello per dipingere la sua tela bianca, e di ogni lettore che la decodifica per apprezzare il significato più profondo di una storia nuova, tutta da assaporare.

I genitori di Giovanna e Tommaso sono separati, uno vive in Europa e l’altro in America. La grande nave sulla quale i due fratelli viaggiano, durante una tempesta in puro stile TITANIC, affonda in pieno oceano. Al loro risveglio, stesi sulla spiaggia di un'isola all’apparenza deserta, scoprono di essere diventati muti. Li accoglie Enrico, un musicista gentile che li accompagna a scoprire i segreti di una meravigliosa isola tropicale molto, molto speciale. Chi naufraga su quest’isola infatti ha un’occasione: ricominciare a parlare, imparando da zero cosa significa scegliere le parole giuste per esprimere ogni singolo pensiero, ogni singolo sogno, desiderio, sentimento, ogni singola emozione. Perché soltanto ritrovando le espressioni più adatte, si può dare senso a ogni piccola, grande esperienza della vita. E così, insieme a Giovanna e Tommaso, e insieme ai loro mentori Enrico e il Nipote Sublime, esperti di rime e di musica, ci avventuriamo all’interno dell’isola per visitare il Mercato delle Parole, in cui, cercando bene, si può sempre trovare la parola giusta per ogni occasione.

“Da quel momento, la mia vita di prima mi ha fatto vergognare, [...] un’esistenza da quasi muta. Quante parole adoperavo prima della tempesta? Duecento, trecento, sempre le stesse... Qui, fidatevi di me, mi stavo arricchendo, sarei tornata con un tesoro.”

E con Giovanna e Tommaso incontriamo una donna millenaria, solitaria, visionaria, la Nominatrice, colei che ridà vita alle parole rare, termini che senza di lei scomparirebbero per sempre.

“Prima di addormentarmi mi immergo per qualche minuto in un vocabolario, scelgo una parola a me sconosciuta [...] e la pronuncio a voce alta, con affetto. Allora, ve lo giuro, la mia lampada lascia il comodino su cui sta di solito e se ne va a illuminare qualche regione del mondo sconosciuta”.

E ancora con Giovanna e Tommaso cavalchiamo verso la Città dei Nomi, abitata dalle parole, ognuna con il suo carattere, la sua personalità. E scopriamo che le parole vivono in tribù, e ogni tribù ha il suo mestiere. C’è la tribù più numerosa, quella dei nomi che indicano le cose, nominandole. C’è la tribù degli articoli, che “camminano davanti ai nomi scuotendo un campanello” per presentarli. Nella Città delle Parole ci sono i negozi in cui le parole cercano dei “travestimenti”, degli aggettivi, con cui abbellirsi e specificarsi, e con cui sposarsi in municipio per concordarsi. Ma i nomi, si sa, sono degli infedeli cronici, e quindi il municipio è sempre affollato di parole che si sposano e si abbandonano. Per le strade della città passeggiano altezzosi i pronomi, tutti pieni di sé perché a volte prendono il posto dei nomi, e gli avverbi, dei veri scapoli impenitenti, dato che non c’è verso di concordarsi con i nomi. A volte le parole si ammalano e hanno bisogno di essere ricoverate e curate nell’ospedale per le parole. Sono gli esseri umani le cause delle loro malattie. Gli uomini spesso abusano delle parole senza rendersi davvero conto della loro importanza, le nominano a sproposito, le rendono protagoniste di ingiurie e menzogne... che tristezza vedere le parole TI AMO stese agonizzanti su un lettino di ospedale.

“Bisogna trattare con cura le parole [...] altrimenti si logorano. E, a volte, è troppo tardi per salvarle.”

Infine su quest'isola speciale esiste una fabbrica altrettanto speciale, una fabbrica che costruisce le frasi. Un’immensa voliera in cui i nomi volano allegri e vivaci come farfalle, un brulicante formicaio in cui senza sosta si agitano i verbi desiderosi di realizzare la propria natura, un distributore di articoli concordati, interiezioni impertinenti, congiunzioni utilissime, preposizioni, e ancora i grandi magazzini degli aggettivi e orologi a pendolo che declinano i tempi dei verbi.

L’isola è un luogo magico, un luogo dove le parole hanno un’anima, sentimenti ed emozioni, l’isola è una grammatica vivente.

E poi la carta... “Fidati della carta, Giovanna. Alle parole piace la carta [...] non appena toccano una pagina, si mettono tranquille [...] non c’è spettacolo più bello di una serie di parole su un foglio [...] la carta era la vera casa delle parole. Non appena si sdraiavano su quella, smettevano di agitarsi, chiudevano gli occhi, si abbandonavano, come un bambino cui si racconti una favola.

Ma sull’isola ci sono anche dei misteri, dei nemici e delle insidie... non tutti infatti sono d’accordo sulla necessità di mantenere vive le lingue e i loro significati più profondi...

Riusciranno Giovanna e Tommaso a riscoprire il valore della grammatica, del lessico, della poetica delle parole e salvare non soltanto l’isola, ma anche il senso della realtà descritta dal linguaggio?

Questo libro è una delicata metafora che incoraggia i ragazzi allo studio della lingua, ricca, viva, lontana anni luce dall’essere una tortura scolastica, e spiega agli adulti e agli insegnanti come abbandonare i vecchi e superati metodi didattici, per abbracciare finalmente la fantasia e la creatività anche nell’insegnamento di una materia spesso ostica come la grammatica.

La grammatica è una canzone dolce mi ha fatto venire in mente una “passaporta” particolare questa volta, non con un romanzo per ragazzi, ma con un saggio di critica letteraria del grande Gianni Rodari: Grammatica della fantasia – Introduzione all'arte di inventare storie. Si tratta di un originalissimo manuale che racchiude semplici ma sorprendenti idee e tecniche per liberare la creatività o recuperarla, utilissimo per inventare e scrivere storie. Rodari suggerisce la grammatica non come una gabbia per la creatività , ma un percorso logico e strutturato, semplice e mai banale, tra i sentieri dell’immaginario. L’uso corretto della grammatica, della lessicologia, della morfologia, della sintassi, della retorica è la base da cui partire per dare vita alla lingua scritta e parlata, alla funzione creativa poetico-immaginativa, per dare vita a sorprendenti effetti ritmici, armoniche e libere suggestioni musicali, e per creare nuove associazioni di significato, nuove poesie, nuovi racconti, nuova letteratura, nuovi capolavori.

Anna


Photo credit: @anna_bookfantasy

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