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mercoledì 7 dicembre 2022

Recensione: "Foundryside" di Robert Jackson Bennett

Buon pomeriggio, lettor*! ^^
Oggi recensisco un altro dei libri letti a Ottobre, Foundryside, di Robert Jackson Bennett, uscita che ho atteso con impazienza e che ho praticamente divorato. Un worldbuilding accattivante e una trama non banale fanno di Foundryside un fantasy assolutamente imperdibile. Scopritelo nella recensione e fatemi sapere se lo avete letto o avete intenzione di farlo ;)

Foundryside
di Robert Jackson Bennett

Prezzo: 9,99 € (eBook) 19,00 € (cop. flessibile)
Pagine: 600
Genere: fantasy, high-fantasy
Editore: Mondadori (collana Oscar Fantastica)
Data di pubblicazione: 4 ottobre 2022

Sancia Grado è una ladra, e una ladra tremendamente brava. Il suo ultimo obiettivo, un magazzino sorvegliatissimo sul molo di Tevanne, non sembra per niente fuori della sua portata. Ciò che Sancia non sa è che quello che le hanno chiesto di rubare è un manufatto dal potere inimmaginabile, che potrebbe rivoluzionare la tecnologia magica delle istoriazioni. Le compagnie mercantili che controllano questo potere – l'arte di usare speciali segni per far diventare gli oggetti quotidiani senzienti – l'hanno già usato per trasformare Tevanne in una spietata macchina capitalista. E se dovessero riuscire a decifrare i segreti del manufatto, riscriverebbero il mondo stesso per adattarlo ai loro scopi. Nemici potenti vogliono Sancia morta e il manufatto per sé. E nella città di Tevanne non c'è nessuno che possa fermarli. Per avere una possibilità di sopravvivere e di fermare il letale processo che si è messo in moto, la ragazza dovrà schierare alleati improbabili, imparare a sfruttare il potere del manufatto e, soprattutto, dovrà trasformarsi in qualcosa che non avrebbe mai immaginato.

Finalmente è arrivato in Italia Foundryside, primo volume della serie dei Fondatori, di Robert Jackson Bennett. Tra tutti i libri letti quest’anno, questa storia è forse una delle più originali in cui mi sia imbattuta, merito soprattutto di un worldbuilding ben costruito, dettagliato e regolamentato. Mi sono subito innamorata del mondo creato dall’autore, con i suoi vaghi richiami al genere steampunk e con un'ambientazione che ricorda il Rinascimento italiano; ha presto colmato la nostalgia che ho per la serie dei Bastardi Gentiluomini (che vorrei rileggere un mese sì e l'altro pure). A dispetto della serie di Lynch, però, qui l’elemento magico è decisamente più presente, anzi devo dire che costituisce la parte più innovativa e intrigante di tutto il romanzo. Ma Foundryside non è solo un buon worldbuilding e un buon sistema magico, in realtà è molto di più, grazie ai temi importanti trattati e alle critiche che emergono in maniera incisiva, rendendo l’esperienza di lettura migliore di quanto ci si possa aspettare. Tevanne è una grande città portuale costituita al suo interno da quattro piccole città-stato cinte da mura invalicabili, ognuna con le sue scuole, i suoi quartieri, la sua cultura, tutte praticamente diverse tra loro. Ogni città-stato è controllata da una delle principali Compagnie Mercantili di Tevanne: Michiel, Dandolo, Candiano e Morsini. Queste città - o campos - occupano circa l’ottanta per cento di Tevanne. Ma se non si lavora per una Compagnia o non si è un affiliato, allora si vive nel restante venti per centro della città, costituito dalla Comune

Le differenze tra la Comune e i campos sono parecchie, ma la principale riguarda le leggi. Nella Comune non ci sono leggi. Ecco perché vi abitano ladri, assassini, gente povera e malfamata, contraffattori di ogni specie, chiunque non abbia trovato posto nell'altra parte della città. Sancia vive da sempre nella Comune, Foundryside, la Terra delle Fonderie, è praticamente l'unica casa che conosce. Lei è un’abile ladra, nonostante la giovane età, è abituata a vivere un giorno alla volta, a farsi poche domande e a portare a termine i compiti che le vengono assegnati pur di guadagnare qualche bel gruzzoletto. Ecco perché si ritrova ad accettare un incarico particolarmente complesso che però le frutterà una cifra tale da farle smettere per sempre di rubare. Un’ultima missione, dunque, e poi dirà addio per sempre a quella vita indigente. Sancia ha dalla sua un’abilità rara, quella di “sentire” le istoriazioni degli oggetti che tocca e questa sorta di potere la aiuta da sempre nelle sue missioni, la aiuta a sopravvivere. Non ha idea di come ci riesca, è qualcosa che ha a che fare sicuramente con la cicatrice che sfoggia sulla tempia, ma è un potere che le torna sempre utile e che sa sfruttare molto bene. Le istoriazioni sono delle antiche incisioni che vengono fatte su degli oggetti e che danno loro la capacità di rispondere a dei precisi comandi; in pratica prendono vita, gli viene concessa loro un'anima, diventano senzienti. È una pratica remota e molto difficile che richiede anni di studio e una mente attenta e creativa. Più innovativi sono gli oggetti istoriati più potere detiene chi li possiede. Le Compagnie Mercantili concorrono così a creare sempre migliori innovazioni, ma c’è anche chi riesce a sopravvivere contraffacendo le istoriazioni, i cosiddetti falsificatori, coloro che non avendo trovato lavoro presso le Compagnie principali di Tevanne, sono finiti nella Comune dove non esistono regole e riescono a farla franca. L’ultima missione di Sancia si rivela più problematica di quanto potesse immaginare e l’oggetto che le viene chiesto di rubare il più inaspettato in assoluto. Ma questo furto innescherà tutta una serie di conseguenze che la porterà a mettersi ancora di più nei guai, rimanendo invischiata in un gioco pericoloso fatto di complotti e segreti di ogni tipo, che la costringerà a fughe rocambolesche, ma anche a volerne sapere di più su quanto c'è dietro. Persino per il suo misterioso passato troverà risposte alla fine, ma la aspetteranno delle sfide senza precedenti, prima di far luce su tutto il buio che l’avvolge.

Robert Jackson Bennett ha dato vita a una storia e a un mondo affascinanti come pochi. Oltre a questo, ha anche caratterizzato molto bene i protagonisti del romanzo, tant’è che ci si affeziona molto facilmente a loro. Devo dire di aver apprezzato in particolare la caratterizzazione di Sancia e di essere rimasta incollata alle pagine nell'attesa di conoscere di più riguardo il suo "potere" e il suo passato. Mi è anche piaciuto molto il rapporto che si è venuto a creare con Clef, personaggio emblematico del romanzo. Se in un primo momento sono rimasta spiazzata per alcune dinamiche, presto mi sono dovuta ricredere, ritrovandomi a desiderare sempre più interazioni tra loro. Le ho trovate divertenti e singolari. Altro elemento che ho apprezzato è lo stile dell'autore. Sebbene in alcuni momenti si perda in approfondite spiegazioni di ciò che concerne worldbuilding e sistema magico, rallentando un po’ il ritmo di lettura, altri momenti si sono rivelati davvero piacevoli, grazie all'azione e a dialoghi frizzanti e azzeccati che ben si alternano alle parti più descrittive. È un romanzo che può apparire un po’ complesso in un primo momento, e che effettivamente lo è, ma si riesce anche a comprenderlo meglio con l’andare avanti, fino ad ammirare il gran lavoro dell’autore una volta terminata la lettura. Foundryside è un'opera appassionante, con elementi innovativi e bizzarri che possono per un attimo disorientarci, ma è una di quelle storie che allo stesso tempo non si può fare a meno di voler continuare a leggere. Tra colpi di scena, antichi misteri, segreti sconvolgenti, marchingegni fuori dal comune e molto altro, Foundryside è quel tipo di romanzo che riesce a restare impresso, il tipo di romanzo che vorresti leggere più spesso. Sono davvero contenta che Oscar Mondadori abbia finalmente portato questa serie in Italia e resterò in impaziente attesa del seguito.

Fonte immagini: Pinterest

martedì 6 settembre 2022

Recensione: "Il fato di Lènnakos" di George C. Davies

Buon pomeriggio, lettor*! ^^
Oggi vi parlo di Il fato di Lènnakos, di George C. Davies, un high fantasy d’esordio, pubblicato da Le Mezzelane Casa Editrice. Non si tratta di una collaborazione, ma ho acquistato il romanzo ispirata dalla trama e dalla bellissima copertina (illustrata da Antonello Venditti); conosco l’autore perché lo seguo su Instagram ed ero davvero curiosa di scoprire la sua storia, che, devo ammettere, mi è piaciuta parecchio.

Il fato di Lènnakos
di George C. Davies

Prezzo: 3,84 € (eBook) 17,00 € (cop. flessibile)
Pagine: 248
Genere: fantasy, high-fantasy
Editore: Le Mezzelane Casa Editrice
Data di pubblicazione: 3 dicembre 2021

Isabel vive Lènnakos insieme al fratello Luk e al padre Thomas. La famiglia è tormentata dal ricordo della madre, Annabel, scomparsa anni prima nella misteriosa foresta di Teison. Spinta da visioni avute in sogno, la giovane decide di andare alla ricerca di qualche indizio che le consenta di comprenderne la ragione e, grazie alla complicità del fratello e all’aiuto del nonno, Dèfal, si mette in viaggio con la speranza di incontrare gli unici che potrebbero conoscere la verità, gli Dei. La sua ricerca, però, la conduce a esiti inaspettati: Isabel non ottiene notizie sulla scomparsa della madre, ma le viene rivelato che un pericolo mortale incombe sulla sua città: un antico nemico, il “Re Immortale” Promenlock, sta tornando per combattere contro Lènnakos. Questa notizia scuote la ragazza, che dovrà lottare contro più di un avversario per tentare di salvare le persone che ama e cercare di arrivare alla tanto agognata verità.

Ormai mi conoscete e sapete che leggo molto fantasy italiano. Ecco perché non potevo lasciarmi scappare l’uscita di George C. Davies, Il fato di Lènnakos, un romanzo d’esordio con premesse molto buone per dare il via a una serie importante. Questo primo volume consta solo di 248 pagine e questa è forse una delle principali pecche del romanzo che, purtroppo, risente di una mancanza di respiro che avrebbe solo giovato. Anche se breve, però, la lettura ha rappresentato un bel viaggio, mi ha permesso di conoscere una storia molto affascinante e ricca di ottimo potenziale.

La storia di Isabel si mescola con quella degli dèi che abitano il monte Kos, divinità potentissime da sempre protagoniste dei racconti e delle preghiere del nonno, per molti solo frutto di leggende e fantasticherie. Ma Isabel sogna di loro e il suo non è un semplice sogno. Sembra che la chiamino a compiere una vera e propria missione. Isabel vuole credere in queste divinità, vuole aggrapparsi alla speranza che esista qualcuno in grado di darle le risposte che cerca. Da quando la madre è scomparsa, infatti, la ragazza non si dà pace, non può accettare di non sapere davvero cosa le sia successo. Ecco perché si ostina a confidare che gli dèi possano aiutarla, ecco perché vuole raggiungere il monte Kos e parlare con loro. Nonostante le ritrosie del padre, Isabel troverà degli alleati nel nonno Dèfal e nel fratello Luk, che la metteranno nelle condizioni di affrontare il viaggio nel modo più sicuro possibile, rubando la mappa che le serve e procurandole un’arma. Ma l’arma migliore di Isabel sarà la sua tenacia, solo aggrappandosi a quella riuscirà a superare le varie prove che l’attendono. Il viaggio sarà lungo e impervio, al suo fianco solo un fedele cavallo, compagno ideale e temerario. Alla fine, Isabel riuscirà a raggiungere l’agognata vetta, riuscirà a trovare i leggendari numi e comprenderà di aver fatto la scelta giusta. Quel viaggio era il suo destino, era scritto che lei dovesse compierlo, così come è scritto che lei annunci ciò che gli dèi le riveleranno: che una guerra è alle porte e che il nemico è troppo potente da sconfiggere. Lènnakos dovrà trovare il modo di proteggersi e di combattere. Se Isabel si dimostrerà all’altezza delle loro aspettative, gli dèi la premieranno servendole su un vassoio la testa della persona responsabile della morte di sua madre. Al suo ritorno, la ragazza scoprirà dettagli sul passato e su un Re Immortale che si narra sia il figlio stesso degli dèi, un figlio di cui non hanno il controllo e che potrebbe sterminare Lènnakos e dintorni. La sua città, la sua famiglia, le persone a cui tiene sono in pericolo e solo l’improvvisa comparsa di un misterioso uomo nella sua vita potrà portare a una svolta. Lui è Dolonis ma non ricorda cosa o chi lo ha condotto a Lènnakos; scoprirà, però, di avere molto in comune con Isabel, che i loro destini, addirittura, sono profondamente legati, anche se nessuno dei due comprende in che modo. Questo è un dettaglio che scopriremo solo alla fine, l’autore ha riservato un colpo di scena d’effetto per il finale, assicurandosi di accrescere la voglia ne* lettor* di proseguire con la serie (e ci è riuscito, per quanto mi riguarda).

Il worldbuilding è affascinante ed è stato uno dei motivi che mi ha più tenuta incollata alle pagine. L’autore ha creato e descritto ogni luogo con cura, sebbene il libro sia sprovvisto di una mappa e penso fosse stata necessaria per orientarsi meglio. I personaggi sono un po’ una nota dolente. Qualcuno mi è sembrato molto ben costruito, qualcun altro ha avuto troppo poco spazio per spiccare. Ho molto apprezzato Dèfal che, fino alla fine, riesce a riservare sorprese e a non svelarsi tutto in una volta; fonte di saggezza, persona con un passato doloroso alle spalle che però è riuscito a rialzarsi e ad andare avanti. Una roccia questo "nonnino". Anche Luk mi è piaciuto molto, ottimista, solare e incoraggiante. È la spalla destra perfetta di Isabel, il fratello che chiunque vorrebbe avere. Di Isabel mi è piaciuto il suo coraggio nell’affrontare qualunque cosa il destino le mettesse davanti, anche se l’ho trovata, a volte, troppo indulgente con questo stesso destino, come volesse lasciare si compiesse e basta, senza mai contrastarlo. Anche Dolonis si è rivelato un personaggio interessante, soprattutto per l’aura di mistero che lo circonda. Chi è realmente? Cosa c’è da scoprire sul suo passato dimenticato? Ci si può fidare davvero di lui? L’autore l’ha reso volutamente ambiguo, o comunque questa è stata la mia impressione, e ha lasciato che la curiosità de* lettor* prendesse il volo, portandol* a leggere con ancora più trasporto. C'è anche una piccola parentesi amorosa che riguarda entrambi i fratelli Luk e Isabel, ma è davvero piccolissima e troppo repentina, però è anche vero che in poche pagine l'autore narra di un tempo considerevolmente ampio, quindi ci sta che assistiamo a un innamoramento rapido. 

Mi sono piaciute tantissimo le creature trovate nel romanzo. Davies ha sfruttato ogni briciolo di fantasia per renderle il più originali possibili e il risultato è stato eccellente, soprattutto per i Likershark, esseri giganti, protettori della natura, con una testa all’altezza dello stomaco. E che dire delle illustrazioni che troviamo sparse nel romanzo? Sono opera di Andrea Piparo e sono uno degli elementi più piacevoli di questo volume (sono stati rappresentati anche i Likershark :P) La copertina è invece di Antonello Venditti, che immagino conosciate già tutt* per diverse copertine della Dark Zone o della Fanucci. È davvero stupenda e il romanzo non poteva meritarne una più azzeccata. Per quanto riguarda lo stile, purtroppo, non sempre mi ha entusiasmata; l’ho trovato un pochino acerbo, ma sicuramente ci si può lavorare. Essendo il primo romanzo dell’autore è normale che debba ancora perfezionarsi. Alcuni passaggi risultano troppo sintetici, altri troppo “spiegati”, e questo crea una disarmonia percepibile sin dai primi capitoli. Si tratta comunque di errori comuni per chi è alle prime armi, errori perfettamente perdonabili e migliorabili. In generale, posso dire che Il fato di Lènnakos si è rivelata una lettura molto piacevole, con i suoi alti e bassi, ma decisamente più intrigante di altri esordi letti in passato. George C. Davies ha dato vita a una storia in cui amore, destino, guerra si mescolano, in cui dèi arroganti giocano con la vita degli uomini incastrando ogni pezzo come in un puzzle. Una storia di ambizione, coraggio e vendetta in cui il fato la fa da padrone. Scopritela in questo piccolo, affascinante debutto di George C. Davies.
Voto: 3,5/4 tazzine di caffè per un fantasy molto promettente!

Photo credit: @francikarou @coffeeandbooks

lunedì 1 agosto 2022

Review Party: "Un bagno di Sangria" di Titania Blesh

Buongiorno e buon inizio settimana! ^^
Oggi sono qui per parlarvi di Un bagno di Sangria, in occasione di un Review Party organizzato dall’autrice Titania Blesh. Si tratta del seguito di A colpi di Cannonau (recensione QUI), fantasy storico piratesco che ho amato follemente. Anche stavolta Titania non ha deluso e ci regala una storia entusiasmante e unica nel suo genere. Scopritela nella recensione (probabili piccoli spoiler del primo libro, attenzione) e lasciate un commento, se vi va ;)
Ringrazio l'autrice per la copia ebook inviatami e per avermi permesso di far parte di questo evento, sono davvero onorata.

Un bagno di Sangria
di Titania Blesh

Prezzo: 15,00 € (cop. flessibile)
Pagine: 330
Genere: fantasy storico
Editore: Acheron Books
Data di pubblicazione: 27 luglio 2022

Mediterraneo, 1600. Condannato dall’Impero Spagnolo e braccato dai suoi vecchi compagni inquisitori, Ambrosio De Los Reyes è combattuto tra il comando del suo galeone e il suo nuovo stato di fuorilegge. La convivenza sulla Rivincita con Fiammetta e la sua ciurma di piratesse minaccia infatti di farlo impazzire. Nonostante i suoi consigli di pazientare, Fiammetta vuole passare subito all’azione razziando ogni nave che incontri la loro rotta. Ed è proprio durante un abbordaggio a un mercantile iberico che la verità sugli spagnoli viene a galla: ci sono Zipa a bordo, che, anziché essere mandate al rogo, viaggiano in catene verso una destinazione ignota. L’unico modo per liberarle consiste nel rubare l’oro del Nuovo Mondo. Oro che si trova nel luogo più inespugnabile di tutta Spagna. A Fiammetta non serve sapere altro, e quando è sbronza nemmeno il buonsenso di Ambrosio è in grado di trattenerla. Un piano si sta già formando, a base di barili di cannonau e una innaffiata di magia, ma quando Zipa usate per esperimenti terribili si scateneranno contro di loro... sarà Un Bagno di Sangria!

Tra tutte le autrici fantasy italiane, Titania Blesh è in assoluto una delle mie preferite, una di quelle di cui non mi stancherei mai di leggere. L’originalità che scaturisce dalle sue storie non è cosa da tutti i giorni e la sua bravura è fuor di dubbio, perciò, se ancora non la conoscete, vi consiglio di recuperare al più presto. Con A colpi di Cannonau, ambientato il Sardegna nel 1600, avevamo conosciuto Fiammetta, donna maltrattata dal marito col sogno di diventare una Piratessa. Le sue folli idee l’avevano portata a procurarsi una nave sgangherata e a radunare una ciurma tutta al femminile, coinvolgendo nei suoi piani altre donne che, come lei, volevano emanciparsi dagli uomini e vivere un’avventura incredibile, un’avventura che non era solo fuga dalla loro isola e dalle loro vite amare, ma anche occasione di amicizia e indipendenza. Le loro strade si erano poi incrociate con quelle dell’Inquisitore Ambrosio, cacciatore di streghe, alla ricerca di uno spirito Zipa che a quanto pare nascondevano proprio loro. E da lì in poi è stato tutto un viaggio fatto di baruffe e inganni e duelli e ricerche spasmodiche di un oro che avrebbe potuto salvare la dolce Stellina, posseduta dallo Zipa. Mi era piaciuto moltissimo il finale del libro e, in cuor mio, avevo sperato che non fosse davvero la fine di tutto ma che ci sarebbe stato un seguito e, finalmente, l’agognato seguito è arrivato

Un bagno di Sangria si è rivelato un secondo volume ben all’altezza del primo e anche stavolta Titania Blesh ha dato vita a una storia rocambolesca, divertente, commovente e piena di imprevisti. Ho amato questo libro sin dalle prime pagine e sono giunta alla fine desiderando averne ancora. Ormai mi sono davvero affezionata ai personaggi di questi libri e stare in loro compagnia è davvero il meglio che si possa desiderare. Se questa non è la lettura perfetta per l’estate, non saprei quale potrebbe esserlo! Ci ritroviamo, in questo secondo capitolo, con Fiammetta e Ambrosio alleati e co-capitani (non senza difficoltà) della stessa nave. Ambrosio ha abbandonato la sua vecchia vita, rinnegandola e giurando di lottare contro l’ingiustizia che è stato per anni costretto a compiere. Adesso è un uomo rinato, è cambiato, e se per portare avanti i suoi intenti deve diventare un pirata fuorilegge e sopportare le imprecazioni e la stravaganza di Fiammetta, allora lo farà. È una delle parti migliori del romanzo vedere interagire due personaggi che fino a poco prima erano antagonisti e arcinemici e che, adesso, devono scendere a compromessi per scopi comuni. Ho adorato tutto ciò, così come ho continuato ad amare il personaggio di Fiammetta, così lontano dai soliti canoni che sarebbe impossibile fare altrimenti. Fiammetta è schietta, è sboccata, è imprevedibile ed è fuori come un balcone, ma è anche, in fondo in fondo, molto premurosa con le persone a cui tiene e, soprattutto, è un assurdo genio. A lei non piace programmare le cose, non le piace stabilire piani, lei è la maestra dell’improvvisazione e ha fatto di questo uno stile di vita. La sua ciurma la rispetta, nonostante i suoi colpi di testa, e si fida di lei, soltanto Ambrosio ha ancora qualche remora. In questo nuovo libro i nostri eroi strampalati dovranno liberare delle Zipa trovate prigioniere su una nave spagnola abbordata, ma per farlo servirà moltissimo oro e per accaparrarselo dovranno penetrare un inespugnabile fortilizio di Malaga in cui è depositato tutto quello di Spagna. Una missione suicida, praticamente, per cui servirà un piano ben congegnato. Sarà un successo assicurato… o un totale disastro.

Ammetto che non mi divertivo così tanto da un sacco di tempo e ritrovare i personaggi di questo fantasy così fuori dalle righe mi ha entusiasmato non poco. I protagonisti principali hanno subito una notevole evoluzione, specialmente Ambrosio, che ho apprezzato ancora di più rispetto al primo libro e di cui ho adorato il contrasto con Fiammetta. Per quanto lui è pragmatico e accorto, lei è eccentrica e istintiva, una contrapposizione che risulta magnetica per chi legge e che sembra destinata a esplodere in qualunque momento. Sempre molto apprezzate anche le altre donne della serie, la ciurma di Fiammetta, le sue alleate, ognuna con delle caratteristiche ben definite e sempre pronte a mettersi in gioco e a darsi manforte l’un l’altra. Le ritroviamo sempre più coraggiose e preparate queste donne che hanno lasciato tutto per diventare piratesse e che vengono ripagate con guai e inconvenienti di ogni tipo, ma che mai si lasciano scoraggiare, anzi sono sempre disposte a dimostrare il loro valore e a non dipendere da nessuno, a imparare cose nuove e a conquistare nuovi traguardi. Sono donne forti e libere che incarnano alla perfezione gli ideali femministi, dando al romanzo anche un tratto più profondo che bilanci l’ingrediente comico. Tra le novità di questo volume, oltre la nuova ambientazione, anche qualche altro personaggio, qualcuno più ambiguo, come Michua, qualche altro del tutto inaspettato. Come ad esempio un famoso fisico pisano vissuto nel periodo storico in cui è ambientato il romanzo, che in qualche modo darà il suo contributo per aiutare Fiammetta e Ambrosio con il loro piano. Ma potrà andare tutto liscio pur con l'aiuto di un tale pezzo grosso?  Ovviamente no. Anche l’elemento magico viene approfondito meglio in questo secondo volume e ne avremo una dose maggiore, verrà impiegato in diversi modi per portare avanti i propri obiettivi e renderà il tutto ancora più spettacolare (proprio come piace a Fiammetta :P)

Se A colpi di Cannonau mi era piaciuto tantissimo, Un bagno di Sangria mi ha fatta letteralmente impazzire. Ancora più adrenalina, azione, insulti originali (come faccia a inventarsene sempre di nuovi e talmente spassosi, non ho idea XD), fiumi di alcol, scontri, magia, imbrogli, ostacoli, risate, romanticismo, amicizia, intese, pericoli, idee strampalate, tutto frutto della fantasia unica di Titania Blesh. Non potete perdere per nulla al mondo questo romanzo. Vi aspetta un'avventura inimmaginabile
Voto: 5 barili stracolmi di caffè (mi spiace, qui solo caffè, niente vino :P)

Fonte immagini: Pinterest

venerdì 6 maggio 2022

Review Party: "Il Re Demone" di Cinda Williams Chima

Buongiorno, lettor*!
Eccomi qui a parlarvi, finalmente, di un libro che mi è piaciuto tantissimo e che mi sento davvero di consigliare agli amanti del fantasy classico per ragazzi. Uscito da poco per Fanucci Editore, “Il Re Demone” è il primo volume di una saga composta da quattro libri, in cui non mancano avventura, magia, amore e un meraviglioso worldbuilding. Sono felice di aver avuto l’opportunità di leggere questo libro, ringrazio immensamente Fanucci per avermi permesso di organizzare questo piccolo Review Party e un grazie anche alle mie compagne di viaggio, blogger di I miei sono tra le pagine, The Mad Otter e La lettrice sulle nuvole.

Il Re Demone
di Cinda Williams Chima

Prezzo: 9,99 € (eBook) 14,90 € (cop. rigida)
Pagine: 372
Genere: fantasy, high-fantasy, epic-fantasy
Editore: Fanucci
Data di pubblicazione: 28 aprile 2022

Han ruba un amuleto da uno dei maghi, Micah Bayar, per impedirgli di usarlo contro di loro. Solo più tardi, scoprirà a caro prezzo il valore di quell’oggetto e il modo in cui la sua storia si intreccia con quella del famigerato Re Demone, il mago che ha quasi distrutto il mondo un millennio prima. E i Bayar non si fermeranno davanti a nulla pur di riaverlo. Nel frattempo, la principessa Raisa, l’erede al trono dei Lupi Grigi di Fells, ha appena trascorso tre anni di relativa libertà con la famiglia di suo padre al campo Demonai, cavalcando, cacciando e lavorando nei famosi mercati del clan. Ora la vita di corte a Fellsmarch le sta stretta come un paio di scarpe troppo piccole. E mentre le guerre infuriano nel sud e minacciano di estendersi a nord, il potere del Consiglio dei Maghi sta crescendo come non accadeva dai tempi della terribile Divisione. La gente di Fells è affamata e vicina alla ribellione. Ora più che mai c’è bisogno di una regina forte ma la madre di Raisa, la regina Marianna, è debole e distratta dall’affascinante Gavan Bayar, il Mago Supremo dei Fells. E Raisa aspira a essere come Hanalea, la leggendaria regina guerriera che ha ucciso il Re Demone e salvato il mondo. Con l’aiuto del suo amico, il cadetto Amon Byrne, si destreggia nell’infida corte del Lupo Grigio, sperando di poter svelare la cospirazione che stanno tramando intorno a lei, prima che sia troppo tardi.

Erano anni che puntavo questa serie, ormai avevo quasi perso le speranze di vederla pubblicata in Italia. Poi arriva l’annuncio di Fanucci e ho colto la palla al balzo per leggere finalmente Il Re demone, primo volume della serie The Seven Realms - I Sette Regni, di Cinda Williams Chima. La pubblicazione del primo libro risale a circa tredici anni fa, siamo infatti di fronte a un fantasy di stampo abbastanza classico, eppure per quanto mi aspettassi tutto questo, non avrei mai creduto che la storia mi avrebbe preso così tanto. Il suo pregio è sicuramente quello di avere un worldbuiding solido e molto credibile, che affascina il lettore per le sue tante sfaccettature. Il mondo raccontato da Williams Chima è estremamente curato, a seconda che si parli della corte reale o dei vicoli più fatiscenti del regno. Una cosa che sarebbe stata molto utile ma che nell’edizione italiana manca è una mappa. Ho sentito spesso l’esigenza di consultarla e ho dovuto cercarla su internet (se si siete interessat*, la trovate sul sito ufficiale dell’autrice), per capire dove sta la Valle, dove il Regno dei Fells, o l’accampamento Demonai e tutti gli altri luoghi che vengono citati nel romanzo. 

Mentre a Sud imperversa una guerra che sembra non coinvolgere direttamente gli abitanti a Nord, il regno dei Fells, governato da una discendenza di regine, si sostiene grazie all’appoggio dei maghi a corte e alla protezione di una Guardia Reale molto efficiente. Raisa conosce bene i suoi doveri. Lei è la principessa erede e un giorno dovrà prendere il posto della madre, diventare regina e mandare avanti il regno. Ma Raisa è anche molto giovane, ha solo quindici anni, e di sentir parlare di matrimonio proprio non vuole saperne. Nonostante sia corteggiatissima, non c’è uomo che sia interessata a sposare, nemmeno l’affascinante Micah Bayar, figlio del Mago Supremo, con cui ama flirtare di tanto in tanto. Il ritorno di un vecchio e sincero amico, Amon, figlio del capo della Guardia, la porterà ad aprire gli occhi su faccende fuori dal regno di cui ignorava l’esistenza, voci su povertà e disagi che al castello non arrivano. Ecco perché deciderà di fare qualcosa e, con la complicità di Amon, evaderà di nascosto, travestita da sguattera, per finire nel luogo più malfamato del regno direttamente tra le mani del criminale più ricercato.

Han Alister è un ragazzo di strada. Era a capo di una banda chiamata Rigattieri, ma crescendo ha preferito abbandonare quel tipo di vita. Lo ha fatto per la sua famiglia, per la madre e la sorellina Mari, che non potevano badare da sole a loro stesse. Si è preso cura di loro facendo lavori più onesti, non rubando, anche se quella vita non ha mai abbandonato lui. La banda rivale dei Rigattieri, i Sudisti, ha ancora conti in sospeso con Han, e persino la Guardia Reale lo cerca. Lui si rifugia spesso in un clan di montagna, Marisa Pines, che è un po’ una seconda casa per lui, ma in realtà non lo è. Han è diviso tra ciò che è e ciò che vorrebbe essere, sembra ancora non averlo capito.

<<Per tutta la vita aveva vissuto un conflitto interiore. La vita sulla strada era seducente. Ti faceva sentire potente, perché avevi il controllo sulla vita, sulla morte e sugli affari, senza dover uscire dal quartiere […]. Così la tua storia diventava una leggenda, fino a non sapere più chi fossi o di cosa fossi capace […] Era stato bravo, nel suo campo. Follemente bravo. O forse solo folle. Aveva fatto cose a cui non voleva più pensare.>>

Sa così poco di se stesso che quasi fa tenerezza. Porta ai polsi due bracciali magici che crescono con lui e non riesce a sfilare, non ha mai conosciuto suo padre e della magia sa ben poco. Eppure tutto inizia proprio con la magia. Mentre un giorno si trova a cacciare con l’amico Danzatore del Fuoco, ha un incontro con tre giovani incantatori, o maghi. Uno di loro, che si presenta come Micah Bayar, porta al collo un amuleto magico e sta per fare un incantesimo ai due amici, quando Han lo prende di mira, lo mette alle strette e si fa consegnare l’amuleto. Come se non bastassero già tutti i nemici che ha alle calcagna, gli mancava anche un diverbio con dei maghi! Sua madre gli ha sempre raccomandato di stare lontano dai maghi e dalla magia, ecco perché Han nasconde l’amuleto e non rivela niente a nessuno. Facendo delle indagini, scopre che quell’amuleto è appartenuto al Re Demone, uno dei maghi più potenti di sempre. Non solo! Dal giorno in cui ne è entrato in possesso, succedono anche cose parecchio strane e le colpe sembrano ricadere su di lui, che già di per sé ha una pessima fama. Sarà così che Han si metterà a indagare più a fondo, perché solo la verità potrà dargli la libertà che cerca e riacquisire credito agli occhi della gente. Sarà anche un modo per scoprire di più su se stesso e le sue origini.

La storia di Han e quella di Raisa per un po’ procedono in parallelo. Il narratore onnisciente alterna i due pov e ci porta sia tra le mura del castello, dove aleggiano segreti e amarezze, sia tra le strade di Fellsmarch, tra mercati affollati e strade pericolose, soprattutto di notte. I due protagonisti conducono due vite all’opposto, però sembra che qualcosa in comune lo abbiano. Raisa si sente intrappolata dalla vita al castello, dai doveri e dalle regole. Un uccellino in gabbia che vorrebbe solo spiccare il volo. Il poco tempo passato nel clan Demonai di cui fa parte il padre, le ha dato un assaggio di libertà che non ha mai dimenticato e a cui ambisce con tutta se stessa, ma non è facile ignorare i propri obblighi e le proprie responsabilità. << […] È vero, cerco di fare le cose a modo mio, ma penso che sia perché non posso mai fare a modo mio nelle questioni importanti. Non posso scegliere dove vivere, chi sposare e nemmeno gli amici. Non sarò mai padrona della mia vita.>> Anche Han, nonostante la giovane età, sente addosso il peso della responsabilità, soprattutto verso la sua famiglia. Prova con tutto se stesso a tenersi lontano dai guai e a guadagnare in maniera onesta, ma ha scoperto che l’onestà non paga come vorrebbe, che a essere onesti si finisce lo stesso in un mare di casini e così è continuamente combattuto tra il fare la cosa giusta e il cedere alla tentazione di correre dei rischi.

C’è molto da dire su questo libro, l’autrice ha fatto un ottimo lavoro in ogni ambito. La suddivisione tra clan, maghi, corte, guardie, gente povera, mercanti è molto chiara. Tutto il mondo rappresentato è ben definito. Non mancano i racconti, storie che si tramandano, che ci permettono di conoscere il passato, la religione e anche le regole che vigono tra le varie categorie. Ho amato le descrizioni di ogni luogo e angolo del regno e sebbene all’inizio alcune possano sembrare di troppo, abituata oramai allo show don’t tell di fantasy più contemporanei, non mi sono pesate. La storia è veramente avvincente, questo primo libro funge un po’ da preludio all’intera saga, con la presentazione dell'eterogeneo mondo narrato, ma allo stesso tempo intrattiene bene e convince.

I protagonisti sono ben delineati, ma anche i personaggi secondari non sono da meno, tant’è che credo di essermi affezionata proprio a tutti (tranne a Micah, ecco a Micah proprio no :P). Han e Raisa sono due protagonisti che si fanno amare. Devo dire che Raisa mi è piaciuta particolarmente, per il suo volersi opporre alle regole e per le piccole battaglie personali che porta avanti, per il modo in cui si impone quando crede in qualcosa e per il suo carattere fiero che ricorda le eroine femministe di alcuni romanzi che porto nel cuore.

<<Che cos’è la regalità?, si chiese. È come un abito da indossare, che poi evapora appena lo si toglie? Qualcuno guarda mai oltre i vestiti eleganti?>>

In conclusione, nonostante alcuni cliché tipici del fantasy più classico, nonostante un po’ di descrizioni che "raccontano" il wordbuilding invece che mostrarcelo (alcune le ho trovate parecchio suggestive, però), Il Re Demone è un libro sorprendentemente intrigante, con tanti elementi apprezzabili e dei protagonisti che sono sicura hanno ancora molto da regalare. Una storia di formazione, ben scritta, che penso possano apprezzare lettori più giovani ma anche veterani del fantasy. Non vedo l’ora di proseguire questa avventura con i prossimi volumi!
A presto!
xoxo
Fonte immagini: Pinterest


Si ringrazia Fanucci Editore per la copia omaggio fornita in cambio di un'onesta opinione.

giovedì 31 marzo 2022

Recensione: "Liwaria. La Spada di Diamante Blu" di Giada Abbiati

Oggi voglio parlarvi di Liwaria. Voglio parlarvi di una Terra fantastica, nata dalla penna di un’autrice altrettanto fantastica, e voglio farlo con molta onestà. Leggere questo libro non è stato semplice. La vita mi ha travolto ancora una volta in un periodo in cui pareva avessi ingranato un po’, si è portata via tempo prezioso, concedendomi in cambio sospiri, pensieri preoccupati e tante ansie, ma in tutto questo tempo ho tenuto fra le mani una storia che è stata un meraviglioso balsamo curativo. “Liwaria. La Spada di Diamante Blu”, di Giada Abbiati, mi ha stupito e si è rivelato molto più che il romanzo di una giovane autrice esordiente. Si è rivelato un romanzo con tutte le carte in regola per competere con epic-fantasy ben più famosi, capace di colpire dritto al cuore e restarci dentro.

Liwaria. La Spada di Diamante Blu
di Giada Abbiati

Prezzo: 5,99 € (eBook) 15,00 € (cop. flessibile)
Pagine: 586
Genere: high-fantasy, epic-fantasy, fantasy, new adult
Editore: self-published
Data di pubblicazione: 24 novembre 2021

Hilya è una mezzosangue e per le leggi di Liwaria non dovrebbe esistere, ma a renderla la minaccia principale del continente è una profezia: sarà lei a risvegliare i Senzaluce che un secolo prima hanno devastato Liwaria. Sedici anni dopo la sua fuga, la spada di diamante blu lasciata da sua madre segna l'inizio del suo viaggio per guadagnarsi il riscatto. Quello che non sa è cosa si cela dietro la spada: può essere lei la salvatrice del continente, ma vuole diventarlo davvero per un mondo che la ripudia? Ma attorno a lei si muovono trame ben più complesse: è la manipolazione ad aver distrutto Liwaria e affonda le radici in un passato ancora sanguinante, che cela drammi e persecuzioni di cui Hilya è solo l'ultima manifestazione. In questa scacchiera spezzata, Hilya sarà costretta a percorrere la strada del riscatto per dimostrare che né profezie né dei possono determinare chi è l’eroe e chi il carnefice. E soprattutto, che da sola non può compiere un viaggio da cui dipende il destino di Liwaria tutta.

"Cercheranno di farti sentire indegna di esistere, ma ricorda: questa spada è il tuo riscatto."

Tra le tante email che ricevo per collaborare con autori esordienti, ne ho ricevuta una che mi ha fatto particolarmente piacere ricevere, quella di Giada Abbiati che mi presentava il suo Liwaria. Avevo già letto qualche parere positivo in giro, perciò su fiducia ho accettato la collaborazione, sicura che avrei apprezzato questo fantasy su cui l’autrice si è cimentata per circa dieci anni. Tutto il tempo che ci ha dedicato si vede. La cura del volume è sbalorditiva, dalle mappe dettagliate all’intero worldbuilding, dall’editing meticoloso a una costruzione dei personaggi che raramente si trova in opere di esordio. Liwaria è un romanzo impressionante, per la sua mole, di sicuro, ma anche e soprattutto per tutto il lavoro che c’è dietro, in cui nulla è stato lasciato al caso. È un romanzo ben congegnato dal quale emerge la passione dell’autrice per una storia che sicuramente l’ha tormentata per lungo tempo e alla quale ha voluto fortemente dare voce. Giada lo ha fatto nel modo giusto e io sono rimasta ammaliata dal risultato.

Liwaria è una Terra immensa il cui equilibrio sembra essere stato spezzato. Come ripristinarlo non è facile da comprendere, ma ci sono profezie che parlano chiare. Una di questa vede come rovina del mondo una mezzosangue, capace di risvegliare i Senzaluce che tempo addietro hanno devastato Liwaria. Ecco perché il re demone Camlost ordina che venga uccisa. Sulle sue tracce Fulmine e Fuoco, due demoni che distruggono tutto ciò che toccano e che costringono la giovane Hilya a separarsi dalla madre e fuggire insieme all’amico demone Helcar. Ma le visioni della regina Kilena mutano e alla piccola Hilya viene data una chance di sopravvivenza.

<<"Hilya" iniziò, "quello che troverai da qui in avanti sarà il frutto di accadimenti che non sempre potrai comprendere o controllare. Questo è solo l’inizio. Non troverai spiegazioni, né problemi alla radice. Ma se seguirai ciò che senti, non rimpiangerai un solo momento della tua vita, né tanto meno chi sei.">>

Dovranno trascorrere sedici anni prima che i meccanismi oscuri di Camlost si rimettano in moto, che Hilya abbandoni il luogo in cui si è rifugiata con Helcar e inizi un lungo viaggio alla ricerca della verità. Verità riguardo la spada di diamante che la madre elfa le ha lasciato in eredità, ma anche riguardo se stessa e l’enigmatica profezia che la vede protagonista. Un viaggio ricco di incognite e pericoli, che però Hilya affronterà con coraggio e determinazione, non mancando di chiedere aiuto quando ce n’è bisogno e di cercare sempre la conoscenza, per arricchirsi durante il percorso e dar prova di non essere una minaccia per il suo mondo ma ben altro. La spada di diamante blu diventa il simbolo del suo riscatto, un riscatto che va ricercando con convinzione, senza mai stancarsi, tenendo sempre stretta quell’elsa tanto cara e provando a vedere dove la condurrà (<<Nel suo viaggio ormai prossimo, libera dalle costrizioni del passato, era proprio quella spada a guidare la via verso nuove scoperte. E, chissà, forse anche verso qualche dettaglio in più su chi fosse realmente Revien.>>). Ciò che l’aspetta durante il cammino è qualcosa di totalmente inatteso. Una falsa profezia, un mondo da salvare. Ma nel suo percorso non sarà sola. Al suo fianco ci saranno l’elfa Elaryen e il giovane principe-drago Drakehorn, ma anche Helcar che, come lei, vorrà trovare risposte ad ogni costo.

Mi sono veramente affezionata ai personaggi di questo libro, tra tutti a Hilya, la cui vita è stata costellata di sfide ma che non si è mai arresa o pianto addosso. Ho apprezzato la sua evoluzione, la sua voglia di imparare sempre di più, di conoscere, di scoprire, di uscire da quell’oscurità intorno alla quale ha sempre ruotato la sua esistenza, perché si sa che la conoscenza è anche, a suo modo, una fonte di potere. Hilya è una curatrice, ciò che sa lo ha imparato dalla madre, ma è anche una guerriera, grazie agli insegnamenti di Helcar. Il desiderio di curare e far star bene gli altri è forte in lei quanto la capacità di dominare il freddo, un potere che scaturisce naturale dal suo corpo e che ha interesse a indagare a fondo e sfruttare nella maniera adeguata. Un personaggio, la nostra Hilya, che ha molto da rivelare e che, a ogni pagina, sorprende di più. Anche la dolce elfa Elaryen ha fatto breccia nel mio cuore, con la sua imponente ed eterea presenza e la sua voglia di esplorare il mondo al fianco di Hilya. Un’amicizia, la loro, che si consolida col tempo e che diventa sempre più intensa e speciale. Non nasce con la stessa naturalezza quella con Drakehorn, l’uomo-drago con cui Hilya incrocia la strada, deciso a salvare la sua razza che sembra stia estinguendosi per colpa di una maledizione. Il loro è più un rapporto sulla difensiva all’inizio, si studiano a vicenda, diffidano l’uno dall’altra, discutono spesso, senza rendersi conto di quanto, invece, possano essere più forti insieme e determinanti l’uno per l’altra. Devo ammettere che ho seguito con particolare interesse anche l’evoluzione di questo rapporto che è evidente quanto ancora abbia da dare; al momento, non mi ha assolutamente deluso e sono curiosa di scoprire dove condurrà.  Helcar è un altro personaggio che ho apprezzato molto. È stato un caro amico per i genitori di Hilya e per lei un mentore e un secondo padre. Non mi sono mai annoiata leggendo di lui e questo dimostra quanto bene sia stato caratterizzato, così come tutti gli altri. Giada Abbiati ha fatto un lavoro egregio con ogni personaggio, buoni o cattivi che siano. Ha creato un mondo dal quale non volevo più staccarmi, con i suoi Deserti - uno Freddo e uno Caldo - la sua Foresta di Conifere Blu, le sue isole sottomarine, la Terra delle Squame di Drago, le Regioni di Pietra e tutto quanto di originale è scaturito dalla sua fantasia. Elfi, Demoni, Draghi, Gargoyle, Senzaluce, Forze Arcane, Ageas sono solo alcune delle creature che scoprirete in questo romanzo e quello che ho amato di più è che non sono affatto inseriti per fare numero o scena, ma ogni popolo, razza, creatura ha il suo scopo all’interno del romanzo, la sua storia, il suo culto, i suoi intenti politici. Insomma, è tutto funzionale e ben strutturato, talmente tanto che viene difficile definire questo libro semplicemente un’opera d’esordio.

Mi sono dilungata tantissimo e probabilmente potrei continuare ancora all’infinito, visto quante cose ci sarebbero da dire, ma non posso dirvi tutto. Posso solo consigliarvi di fidarvi di me e intraprendere un meraviglioso, emozionante viaggio alla scoperta di Liwaria, insieme a dei personaggi che sapranno conquistarsi un pezzetto del vostro cuore. Questo è solo il primo libro di una saga lunga cinque volumi, ma è stata per me una lettura imprescindibile (e mi auguro possa esserlo anche per voi) soprattutto in vista di tutto ciò che si è rivelata essere: una storia epica, che si svolge in tempi più dilatati ma che non lesina su creatività e tematiche (come non cogliere l’invito ad agire, ad abbandonare l’inerzia per ripristinare l'equilibrio del mondo? Un invito che sembra rivolgersi non solo a dei personaggi del romanzo ma direttamente al lettore). Non fatevi impressionare dal numero di pagine, ma concedetevi il tempo di conoscere pian piano una storia che vale davvero la pena di essere letta.

“Non esistono luoghi sicuri per chi scappa, Hilya.” […] “Giunti a un certo punto, però, sei tu che decidi che direzione prendere: se l’eterna latitanza o il nuovo inizio.”
Fonte immagini: Pinterest

Ringrazio l'autrice per avermi permesso di leggere la sua storia inviandomi una copia cartacea in cambio di un'onesta opinione.

martedì 31 agosto 2021

Review Party: "Spin the Dawn" di Elizabeth Lim

Buongiorno, lettori! ^^
Oggi esce la duologia di Elizabeth Lim “Spin the Dawn” e “Unravel the Dusk” che ho avuto modo di leggere grazie a Silvia di Hook a Book che ha organizzato questo evento. In questa prima giornata troverete su tutti i blog partecipanti la recensione di Spin the Dawn, mentre quella di Unravel the Dusk arriverà il 6 settembre. Ringrazio anche la casa editrice per la copia digitale omaggio, in cambio di un’onesta opinione.

Spin the Dawn
di Elizabeth Lim

Serie: Il sangue delle stelle #1
Prezzo: 9,99 € (eBook) 20,00 € (cop. rigida)
Genere: fantasy, high-fantasy
Editore: Mondadori (collana Oscar Fantastica)
Data di pubblicazione: 31 agosto 2021

Maia Tamarin lavora come cucitrice nella bottega del padre, un tempo rinomato sarto. Ciò che desidera è diventare la migliore sarta del paese, ma sa che come donna il massimo cui può ambire è un buon matrimonio. Quando un messaggero reale convoca a corte il padre, gravemente malato, Maia finge di essere suo figlio e si reca al Palazzo d'Estate al suo posto. Sa che perderebbe la vita se venisse scoperta, ma correrà il rischio per salvare la famiglia dalla rovina e diventare sarta imperiale. C'è però un problema: Maia è solo una dei dodici che aspirano all'incarico. E nulla avrebbe mai potuto prepararla alla sfida che la attende: cucire tre abiti magici per la promessa sposa dell'imperatore, uno intessuto con la risata del sole, uno ricamato con le lacrime della luna e uno dipinto con il sangue delle stelle. In compagnia di Edan, il misterioso stregone di corte, i cui occhi penetranti sembrano vedere oltre il suo travestimento, Maia intraprenderà un viaggio che la porterà fino agli estremi confini del regno, alla ricerca del sole, della luna e delle stelle. Ma troverà qualcosa che non avrebbe potuto mai immaginare…

<<Per tutta la vita mi era stato ripetuto che non potevo fare certe cose perché ero una ragazza. Ebbene, quella era la mia occasione per scoprirlo. L’unica cosa che potevo fare era coglierla.>>

Spin the Dawn
era uno dei libri che desideravo di più leggere tra le novità di quest’anno. Dopo la delusione de La stirpe della Gru, speravo tanto che almeno questo fantasy dalle caratteristiche orientali potesse essere migliore e conquistarsi un posto nel mio cuore. Ci ho creduto tanto, forse troppo, ecco perché mi sono ritrovata a concludere il libro sentendomi in difficoltà nel dare un voto a ciò che avevo letto. La storia non mi è dispiaciuta, però mi aspettavo qualcosa di diverso. Il romanzo si basa su degli elementi sicuramente originali perché non mi era capitato di leggere altrove di sarti e abiti magici. Questi elementi sono stati l’incentivo che più di ogni altra cosa mi ha spinto a leggere la duologia della Lim. Il romanzo è diviso in tre parti. Nella prima, abbiamo modo di conoscere Maia Tamarin, figlia di un sarto rispettato ma caduto in disgrazia, dopo la morte della moglie. I tre figli maschi partono per la guerra, due non tornano più e uno fa ritorno gravemente ferito. La bottega tira avanti solo grazie al contributo di Maia, che ha imparato a tessere e a dipingere in maniera magistrale e fa degli squisiti lavori sartoriali mentre il padre si crogiola nel suo dolore. Maia sogna di diventare un mastro sarto famoso e di lavorare per l’Imperatore e, un giorno, questa occasione le si palesa davanti. Alla porta di casa sua si presenta un uomo incaricato di invitare il padre o il fratello a palazzo perché è stata indetta una gara per trovare il nuovo sarto imperiale. Ma il fratello non sa tenere un ago in mano e il padre non è in condizioni adeguate per partecipare ad alcuna gara, così Maia decide di vestire i panni di ragazzo, fingendosi il fratello, e di accettare l’invito. Prima di partire, il padre le consegna delle forbici “speciali” che la aiuteranno quando ne avrà bisogno. Nei panni di Keton Tamarin, Maia raggiunge il palazzo e si ritrova a dover mettere alla prova il suo talento insieme a quello dei mastri sarti più famosi di tutta A’landi. A commissionare loro indumenti sarà Lady Sarnai, la principessa promessa sposa all’imperatore Khanujin. È importante che la soddisfino in tutte le sue stravaganti richieste perché il bene dell’impero si regge sul legame tra i due, un legame molto fragile tra due nemici che devono cercare di mettere fine alle divergenze e col loro matrimonio portare la pace. Qualsiasi insoddisfazione potrebbe spingere la capricciosa e ostile Lady Sarnai a non mantenere la parola con l'imperatore.

La prima parte del romanzo, relativa alla gara, è stata quella che ho trovato più interessante e scorrevole, forse proprio per la singolarità dell’argomento trattato. Maia appare come una ragazza decisa, che sa il fatto suo e proprio per questo mi è risultata subito simpatica. Essendo donna le sono state sempre precluse molte cose, ma lei vuole dimostrare di essere capace di fare anche le cose concesse solo agli uomini. Ecco perché si lancia in un’impresa ardua e quasi impossibile, con il rischio che, se la scoprono, la sua vita sarà in pericolo come anche quella del padre e del fratello rimasti a casa. Tutto dipende da lei. Quando si rende conto che le forbici che le ha lasciato il padre, tramandate da una nonna, sono magiche e possono letteralmente compiere miracoli, decide però di non usarle e se la cava soltanto per pura fortuna o, meglio, grazie a Edan. E già qui il suo personaggio ai miei occhi è cambiato, perché mi ha dato l'impressione di esistere solo in funzione di Edan, tutto ciò che riesce a compiere è quasi sempre merito di Edan. Lui è lo stregone di corte, uno stregone molto potente al servizio dell’imperatore. Improvvisamente, sembra provare dell'interesse per lei e i suoi lavori e la aiuterà a tirarsi fuori dai guai o a farsi notare da Lady Sarnai. Il segreto di Maia, però, è sempre più minacciato e tenere nascosta la sua vera identità mentre cerca di cucire meglio degli altri e senza aiuti magici le costerà davvero tanto sforzo.

La seconda parte riguarda il viaggio e si tratta di quello che Maia deve compiere per procurarsi degli oggetti particolari per creare degli abiti impossibili. Lady Sarnai, infatti, tirando in ballo un’antica leggenda, pretende che il sarto imperiale scelto confezioni per lei un abito intessuto con la risata del sole, uno ricamato con le lacrime della luna e uno dipinto con il sangue delle stelle. Anche in questo caso, Maia potrà contare sullo stregone Edan, che la seguirà per assicurarsi che riesca a procurarsi tutto il necessario. Questa parte è veramente lunga e lenta e penso che parecchie cose potessero essere tagliate, perché non sempre mi sono sembrate utili al fine dei protagonisti. Durante questo viaggio succede davvero di tutto, Maia e Edan dovranno affrontare tantissime sfide e pericoli e, nel frattempo, avranno anche modo di conoscersi meglio, avvicinarsi e innamorarsi. La parte romance non mi è dispiaciuta, se devo essere sincera, anche se l’interesse di Edan mi è sembrato un po’ troppo repentino. Quello che mi ha dato più perplessità è stato il modo in cui riescono a recuperare il sorriso del sole, le lacrime della luna e il sangue delle stelle (e a infilare tutto in delle noci). Sono espedienti talmente assurdi e poco credibili, pure per un fantasy, che ho fatto fatica a immaginare questi passaggi nella mia mente. Anche il fatto di "cucire la magia" è veramente fuori di logica, eppure, a modo suo, la Lim ha dato un senso a queste cose impensabili e ci ha costruito sopra due romanzi.

Della terza parte non posso dirvi molto perché c’è il rischio di fare spoiler, ma posso dire che la lettura è tornata ad essere piacevolmente scorrevole e si creano delle situazioni che non vedi l’ora di capire come si risolveranno (ma per capirlo bisognerà leggere il secondo libro). Quello che mi sarebbe piaciuto trovare era una maggiore caratterizzazione della protagonista. Di solito i protagonisti, soprattutto se voci narranti, sono quelli caratterizzati meglio, ma Maia è quasi inconsistente e se mi era piaciuto che volesse farsi valere come donna nell'accaparrarsi un ruolo destinato unicamente agli uomini, non sempre l'ho trovata all'altezza di questo ideale preposto. Di lei scopriamo veramente poco, Maia non si apre al lettore, seguiamo le sue vicissitudini, le sue avventure, ma non si riesce a empatizzare con il suo personaggio che resta solo la sarta che vuol fare il salto di qualità, la ragazza caparbia che vuole vincere a tutti i costi per non patire più la fame. Ma oltre questo cosa c'è? Certo un po' di coraggio le può essere attribuito ma se pensiamo che è Edan quello che la tira sempre fuori dagli impicci e che le suggerisce come fare le cose, questa definizione acquisisce tutto un altro significato. Forse nel finale la vediamo fare un passo verso qualcosa di diverso, fa un voto ad una potente divinità ed è disposta a rischiare la sua vita per salvare quella di chi ama, ma staremo a vedere se nel secondo volume ci sarà un’evoluzione rilevante o meno. Me lo auguro. L’unico personaggio che, probabilmente, si può definire più interessante è Edan. Se in un primo momento resta molto enigmatico e misterioso, pian piano impariamo a conoscerlo meglio, soprattutto durante il viaggio insieme a Maia alla ricerca degli oggetti magici. Ecco, di lui ci vengono rivelati parecchi dettagli intriganti, del suo passato e anche del suo presente, della sua magia, del suo voto, del legame con l’imperatore e molto altro. È un personaggio che si costruisce pezzo per pezzo come un puzzle e alla fine riesci ad avere un quadro completo e a capire meglio la sua personalità e determinati atteggiamenti. Mi è piaciuto anche il modo in cui si è messo a nudo con Maia o il fatto che fosse disposto a tutto per proteggerla e saperla felice, ma ho come l’impressione che abbia già espresso tutto il suo potenziale e che nel secondo volume non sarà altrettanto interessante. Staremo a vedere…

Un’altra cosa che volevo dire su questo romanzo è che viene presentato come retelling di Mulan e Aladdin ma se per Aladdin posso capire che ci siano degli elementi che un po’ lo ricordano, soprattutto nella seconda parte (il jinn e il tappeto volante), per  Mulan i riferimenti mi sono sembrati un po' forzati, non basta che ci sia un’ambientazione orientale e che la protagonista si travesta da uomo per paragonarlo a Mulan, secondo me. E parlando di ambientazione, purtroppo non ne sono rimasta così colpita. Per gran parte del romanzo le vicende sono ambientate a palazzo, l’altra metà la protagonista va alla ricerca di oggetti magici ma del territorio che attraversa vediamo davvero poco perché il suo punto di vista si concentra su altre sciocchezze. Il worldbuilding è veramente mediocre, nemmeno delle divinità citate si riesce a capire qualcosa o della guerra che imperversa. Viene tutto solo accennato e ne viene data una definizione scarsa, giusto per non sembrare cose buttate lì a caso. Ma quattro parole in croce per dare vita a un elemento tanto importante per me non sono sufficienti. Questo aspetto avrei voluto fosse approfondito meglio, Spin the Dawn avrebbe potuto essere davvero una duologia bellissima, oltre che ricca di magia anche se assurda, anche con belle e dettagliate ambientazioni (non avrei creduto di poterlo dire, ma rimpiango il worldbuilding complesso e soporifero de La città di ottone) e personaggi più definiti. Invece, abbiamo una storia che sì, cattura per la sua scorrevolezza ma non come dovrebbe fare un romanzo fantasy che si rispetti, perché mi ha dato più l’impressione di essere una fiaba per ragazzi o un middle-grade, una storia carina ma non indimenticabile

In definitiva, il romanzo mi ha intrattenuta bene, la storia si legge in un soffio e c'è tanta magia, c'è folklore e c'è fiaba, però resta una storia che potrebbero apprezzare maggiormente i lettori giovani, perché per quanto mi riguarda ho letto fantasy migliori. Spin the Dawn non manca di difetti, ma potreste apprezzarlo se amate le storie dai tratti orientali e ricche di magia e avventura, con una buona componente romance. Ero indecisa tra 3,5 e 4 come voto, alla fine darò 4 (sono proprio generosa) perché, sebbene non mi abbia del tutto conquistata, ci sono dei dettagli che ho apprezzato e potrei definire una lettura del genere come un buon guilty pleasure. Alla fine, è vero che ho letto fantasy migliori, ma ne ho letti anche di peggiori e questo si pone esattamente in mezzo. Non è il fantasy della vita ma è una lettura che intriga e scorre bene ;) Fatemi sapere se avete letto questo libro o se lo leggerete, aspetto i vostri commenti ;) Vi ricordo, ancora una volta, che la recensione di Unravel the Dusk sarà disponibile sui blog partecipanti all'evento giorno 6 settembre. 

A presto!
xoxo

Fonte immagini: Pinterest e Google immagini

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