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venerdì 30 giugno 2023

Review Tour: "La pasticceria incantata" di Gu Byeong-Mo (a cura di Elena)

Buongiorno, lettor*! ^^
Anche oggi questo piccolo angolino libroso ospita un bellissimo Review Tour. La nostra Elena ha letto La pasticceria incantata, di Gu Byeong-Mo, una storia che mescola realtà e magia e contiene anche molti temi importanti. Leggete la sua analisi e fateci sapere la vostra opinione. A presto! ;)

La pasticceria incantata
di Gu Byeong-Mo

Prezzo: 9,99 € (eBook) 17,50 € (cop. flessibile)
Pagine: 168
Genere: narrativa contemporanea, realismo magico
Editore: Mondadori
Data di pubblicazione: 27 giugno 2023
Acquista su: IBS, laFeltrinelli

Esistono luoghi capaci di farti sentire accolto anche solo per l'atmosfera e il profumo che si respirano al loro interno, e la pasticceria di questo romanzo è esattamente così: aperta ventiquattr'ore su ventiquattro, a prima vista sembra un normale forno dove comprare pane, torte e biscotti con un signore un po' burbero dietro il banco. All'apparenza, però. Perché, quando il ragazzino protagonista di questa storia lo sceglie come rifugio per scappare da una situazione familiare difficile, la realtà che trova è ben diversa. A essere sfornati con l'ausilio di un misterioso uccello dalle piume blu sono dolci dagli enormi poteri, in grado di cambiare la vita delle persone: biscotti diabolici alla cannella da offrire a chi non si sopporta, madeleine per cuori infranti, barrette di mandorle per ricordare il passato. Un vero laboratorio di magia, dove è possibile trovare dolci dagli esiti buoni, ma anche veri e propri concentrati di magia nera. Per tutti vale un avvertimento inquietante: a prescindere dall'effetto positivo o negativo, il potere contenuto nei dolci altera inevitabilmente l'ordine del mondo e produce conseguenze talvolta drammatiche su chi li consuma, conseguenze che vanno soppesate con attenzione. Perché capita di trovare clienti insoddisfatti, come la donna che con un pretzel alle noci ha fatto finalmente innamorare l'uomo che desiderava, ma che a breve distanza torna in pasticceria per liberarsene. In fuga dalla matrigna e solo al mondo, il ragazzo accetta di buon grado la proposta del pasticcere che gli offre vitto e alloggio in cambio di un aiuto nel gestire gli ordini, senza sapere che quello che lo attende sarà un viaggio fra le luci e le ombre della magia, in grado di offrirgli una consapevolezza nuova sul potere e le conseguenze delle sue azioni. Un mago pasticcere custode degli equilibri invisibili che regolano le forze dell'universo, un ragazzo che dovrà affrontare i terribili segreti della sua famiglia e un uccello azzurro che alle prime luci dell'alba si trasforma in una ragazzina sono i protagonisti di questa fiaba dark, scritta da una delle autrici più apprezzate sulla scena letteraria coreana.

In queste giornate di primi caldi, una dolce pausa è sempre gradita e arriva in Italia, giusto in tempo, grazie alla casa editrice Mondadori e alla traduzione di Dalila Immacolata Bruno, La pasticceria incantata di Gu Byeong Mo, autrice sudcoreana premiata e amata, già conosciuta per il romanzo Artiglio, un thriller psicologico. La pasticceria incantata non è un romanzo sul potere della convivialità o su dolci da acquolina in bocca! La particolarità della scrittrice, infatti, è quella di impacchettare storie “strane”, al di là della realtà, allo stesso tempo ordinarie ma particolari, che non possono essere relegate in un solo genere letterario, in quanto la crescita e l’analisi psicologica delle e dei protagonisti hanno sempre uno spazio importante, come in un romanzo di formazione. Non è da meno quest’ultima uscita, dove la quotidianità, le ingiustizie e il riscatto si intrecciano a un impianto fantasy con un tocco di noir e horror.

“Il ricorso a qualsiasi forma di magia implica che chi sceglie di utilizzarla paghi un prezzo. Accedete al sito esclusivamente se sarete in grado di assumervi le vostre responsabilità in caso di conseguenze indesiderate.”

Vicino a una fermata dell’autobus, ci imbattiamo in una piccola pasticceria di quartiere, semplice ed ordinata, La pasticceria incantata, che all’esterno può sembrare un normale bar, aperto ventiquattro ore su ventiquattro, con le luci sempre accese pronte ad accogliere clienti in qualsiasi momento della giornata. La storia inizia con la descrizione di un luogo fisico, attraverso profumi, sapori e preparazioni: una descrizione fatta di carta e inchiostro che si manifesta all’instante nella mente di chi legge, grazie allo stile visivo, ricco di immagini e metafore della scrittrice.

“Tutto sembrava prender vita: l’elasticità dell’impasto glutinoso preparato con farina di grano tenero, la schiumetta che forma il burro quando viene sciolto in padella con movimenti circolari, le onde sinuose della panna montata fresca e soffice delicatamente posata sul caffè... Ogni volta che mi trovavo di fronte a quella pasticceria, riuscivo a percepire il movimento del lievito in fermento e a distinguere nitidamente l’aroma della marmellata di albicocche e di quella ai fichi destinate a guarnire le crostate del giorno.”

La pasticceria, se dall’esterno sembra un tradizionale negozio che produce una quantità variegata di prodotti, presenta una serie di stranezze: in primis il capo, un pasticciere, che “sembrava aver perso completamente il senno.” Quando non parla, dà l’impressione di essere un uomo modesto, misterioso e solo, dai modi schivi ed eleganti, dotato di quel fascino intellettuale tipico di chi crea qualcosa. Indossa un cappellino di carta un po' ridicolo e ha i capelli lunghi fino alle spalle raccolti in una coda. Sembra che abbia la capacità di intuire molte cose, anche quelle nascoste nel silenzio. È qualcuno di speciale. Si trasforma, però, con le e i clienti in un negoziante burbero, provocatore e testardo, ma sempre pronto a calmare, con lo scopo di liberare dalle angosce e preoccupazioni chiunque entri nel suo luogo di lavoro. Una persona all’apparenza incoerente nel modo di agire.

“Tornare a casa significava affrontare il fatto che lì non ci sarebbe stato nessuno pronto ad ascoltarmi. Non era questo il motivo per cui avevo deciso di comprare dei dolci in quel negozio? Per inghiottire con un boccone dolce e un sorso di latte i sentimenti, né secchi né umidi, che provavo ogni giorno, e rinchiuderli in un recipiente ermetico nel profondo del mio cuore.”

In contrapposizione alla descrizione della pasticceria come luogo di passaggio e d’incontro, la scrittrice, tramite gli occhi attenti e la lingua tagliente del protagonista, si prende una pausa dalla narrazione del presente, per descriverci un luogo prigione, tramite il racconto del passato.
Come in un flusso di coscienza, la storia è narrata dal punto di vista del protagonista, un ragazzo di quindici anni con un bagaglio familiare e sociale molto pesante, un passato oscuro e misterioso. Un ragazzo lucido, chiaro e oggettivo nella narrazione della sua storia, grazie allo stile fluido e scorrevole della scrittrice, che trasporta chi legge avanti e indietro, tra flashback e presente, nell’oscurità dell’umanità. Scopriamo così che il protagonista iniziò a balbettare da piccolo e “per far in modo che i miei pensieri uscissero senza problemi dallo strumento chiamato bocca, le parole dovevano passare per il filtro della scrittura. Per me le lettere erano come neurotrasmettitori che stimolavano le mie sinapsi intorpidite. Senza la scrittura i miei pensieri non mi appartenevano.”

Entrando sempre di più nell’intimità del protagonista scopriamo anche dei maltrattamenti psicologici e dei traumi che lo hanno portato alla pasticceria. Un ragazzo che, mentre racconta, paragona la sua storia alle fiabe dei fratelli Grimm o alle avventure di Le cronache di Narnia di Lewis, in un continuo alternarsi tra situazioni reali e narrazioni fantastiche.

In seguito ad una fuga frettolosa, dalla realtà si passa alla fantasia e alla magia, attraverso la porta di un grande forno per entrare in luogo rifugio, nel presente: la pasticceria incantata. Non quella che si intravede dalle vetrate, ma una pasticceria segreta dove vive un uccello giallo e azzurro che si trasforma in una saggia ragazza con il dono e il ruolo di mediatrice e dove si trovano: un bancone color vino, ricoperto da strumenti, boccette e flaconi, come un banco scientifico di un laboratorio, un misterioso pentolone, un’immensa libreria, un letto enorme e un pavimento pieno di disegni di elementi magici.

“«Ho detto che non venderò mai nulla a persone che, come te, non sono in grado di assumersi la minima responsabilità delle proprie azioni.»”

Ed è così che scopriamo un’altra stranezza della pasticceria: a fianco dei tradizionali dolci, il capo, o meglio il mago, offre su un sito di ordini online, una serie di prodotti ripieni, non di felicità, ma di responsabilità. Ogni genere di lievitati, come i biscotti diabolici alla cannella o bambole voodoo di marzapane, è accompagnato da una lista parziale di ingredienti e di effetti, soprattutto quelli indesiderati: ammonimenti che ricordano che, indipendentemente dal cambiamento positivo o negativo che si desidera, la magia altera l’ordine del mondo e le conseguenze ritornano indietro come un boomerang non solo su se stessi ma su tutti gli esseri viventi. I dolci hanno un potere superiore: quello di ricordare le esperienze spiacevoli sia presenti sia le potenziali del futuro. Comprando quei dolci strani si sceglie di modificare la realtà, ma l’importante è la consapevolezza di poter ricevere il dolore e il rancore della propria scelta.

“I suoi dolci, se male utilizzati, erano potenzialmente pericolosi, ma al posto del passato o del presente contenevano il futuro.”

Il romanzo è una spirale tra un luogo prigione e un luogo rifugio, senza mai aggrapparcisi. Un continuo passaggio e ritorno: luoghi da affrontare, che diventano una casa familiare dove curare le ferite, che hanno donato pace e riconciliazione interiore tra un passato oscuro, un presente incerto e burrascoso e un futuro pieno di alternative tra cui scegliere. Un’altalena di crescita emotiva e psicologica: un racconto sulle scelte e le responsabilità, che può essere condiviso ovunque da chiunque, aspetto sottolineato nel romanzo dall’assenza di nomi propri di persona.

“La magia per me è sempre stata una scelta, non un modo per estraniarmi dal mondo reale e rifugiarmi in quello dei sogni.”

Consiglio la lettura di La pasticceria incantata a coloro a cui piace l’urban fantasy, tra realismo e magia con un tocco d’avventura, ma particolare, non lineare; a coloro che amano quelle brevi letture che indagano l’interiorità con il fascino del mistero, come ad esempio L’anulare di Yoko Ogawa. Unica pecca della storia, a mio parere, è la brevità del romanzo: si tratta di un libro di meno di 200 pagine, in cui i presupposti e il messaggio finale che pregna tutta la narrazione, sono chiari e comprensibili, anche grazie all’ambientazione e alla metafora fantasy. Una fiaba che richiama i fratelli Grimm, dark e noir, dove compare un eroe che ricerca e scopre la verità, sconfigge il cattivo grazie agli aiutanti, rielabora il passato e prende coscienza di sé e delle proprie azioni. Ma i temi trattati sono troppo delicati, importanti e numerosi per essere lasciati superficialmente nelle poche pagine del romanzo. Disabilità, maltrattamenti e abusi fisici, psicologici e verbali, relazioni malsane e tossiche sono impedimenti, colpe e misteri descritti con lucidità ma allo stesso tempo lasciati all’immaginazione di chi legge: pietre lanciate senza un reale approfondimento né affrontate adeguatamente. Sembra che l’elemento magico divenga quasi una giustificazione, più che un vero e proprio mezzo di riscatto e/o aiuto. L’autrice gioca sulla possibilità che gli oggetti magici, i dolci sfornati, siano in potenza l’assunzione di responsabilità. L’elemento fantasy come mezzo di consapevolezza, che si stacca dalla sfera irreale per approdare nella quotidianità di tutti i giorni, sia positiva sia quella malsana e da denuncia.

“<Non hai mai fatto una scelta sbagliata?>
<Non ho detto che sia un male aver preso una decisione sbagliata. Quello che voglio dire è che dovresti prenderti la responsabilità delle conseguenze delle tue scelte. Se continui a dipendere da forze invisibili per affrontare le conseguenze delle tue azioni, le tue decisioni ti porteranno a un punto di non ritorno.>”

Ringrazio la casa editrice Mondadori per la copia digitale e per la lettura in anteprima di La pasticceria incantata, in cambio di un’onesta opinione e ringrazio Silvia di I miei sogni tra le pagine per aver organizzato l’evento.

Non mi resta che augurarvi, buon appetito e buone letture.



Elena


Fonte immagini: Pinterest, Google immagini
Grafica: @dolcicarloni

lunedì 5 giugno 2023

Recensione: "Il grande magazzino dei sogni" di Lee Mi-Ye (a cura di Elena)

Buongiorno, lettor* e buon inizio settimana! ^^
Oggi per voi la recensione di un libro molto particolare e unico, Il grande magazzino dei sogni, di Lee Mi-Ye, letto dalla nostra Elena, che ci spiega perché lo ha amato e lo consiglia. Scoprite tutto nella sua recensione e fateci sapere se lo avete già letto o vi piacerebbe farlo ;) A presto!

Il grande magazzino dei sogni
di Lee Mi-Ye

Prezzo: 9,99 € (eBook) 18,50 € (cop. flessibile)
Pagine: 204
Genere: narrativa contemporanea, realismo magico
Editore: Mondadori
Data di pubblicazione: 14 marzo 2023
Acquista su: IBS, laFeltrinelli

Penny è in grande trepidazione: sta per avere un colloquio con il famoso signor Dollagut, l’illuminato proprietario del Grande Magazzino dei Sogni, il negozio su quattro piani più ambito della città. Un posto del tutto singolare dove si accede solo da addormentati e dove si vendono solo sogni. Sogni di ogni tipo, per tutti i gusti, organizzati per sezioni: sogni legati ai piccoli piaceri della vita o ai ricordi di momenti speciali, sogni esclusivi che permettono di incontrare chi non c’è più, sogni dedicati ai riposini di animali e bambini, edizioni limitate e bestseller senza tempo venduti a prezzi speciali. Dopo un colloquio enigmatico in cui Dollagut la interroga sul significato dei sogni, Penny viene assunta, ma l’euforia cede il passo allo sconforto quando si trova letteralmente travolta dalla quantità di clienti che ogni giorno assalta gli scaffali del grande magazzino. Mentre impara a orientarsi affiancando i colleghi più esperti, scopre anche il segreto che rende il Grande Magazzino dei Sogni un luogo così speciale: la magica funzione che ogni sogno porta con sé, la capacità di risvegliare emozioni sepolte, di far vivere sensazioni mai provate, e molto spesso di far superare traumi, come un lutto o la fine di una storia d’amore. Tra i clienti a caccia di sogni Penny incontrerà Jeong A-young, che si rifugia nei sogni per sfuggire alla solitudine, alla ricerca di una scintilla che possa scaldarle il cuore, o Hyeon Jong-seok, che nei sogni cerca la conferma di essere di nuovo pronto ad amare. Imparerà che un sogno premonitore, come quello di avere un bambino, è una piccola incursione nel futuro, e che persino gli incubi sono preziosi alleati per superare un momento critico della vita. Una favola contemporanea ricca di saggezza che celebra il potere misterioso dei sogni, capaci di influenzare le nostre scelte, anche se spesso non lo sappiamo.

"Allora veniamo al dunque... [...] Il tuo punto di vista sui sogni?"

Oggi partiamo con una domanda, come è solito fare Dollagut, il mentore della protagonista del libro di cui chiacchiereremo oggi. Un mentore che nello scorrere delle pagine diventerà anche una guida per noi lettrici e lettori. Un personaggio grazie al quale la lettura de Il grande magazzino dei sogni della scrittrice coreana Lee Mi Ye, pubblicata dalla casa editrice Mondadori, con la traduzione di Lia Iovenitti, si trasformerà in una scoperta. Il grande magazzino dei sogni è un fantasy, tra il realismo magico e il paranormal contemporaneo, caratterizzato da elementi soprannaturali e da elementi di slice of life e vita quotidiana. Un’unione che regala una favola moderna di formazione con una morale finale, che interroga la realtà e che fa riflettere su se stessi.

“<Che dire invece del sonno? Mentre dormiamo non succede niente. Stiamo immobili e facciamo solo passare il tempo. A parole è una bella cosa, il riposo. Ma di fatto ci sarà anche chi lo considera uno spreco di tempo. [...] Detto questo il Dio, ha affidato il tempo del sonno al terzo, il suo preferito. E poi gli ha ordinato di far sognare gli essere umani. Perché?>”

Leggere questo romanzo è stato come sfogliare un albo illustrato, per poi immergersi e ritrovare se stessi. Si viene, infatti, “catapultati tra le pagine di una fiaba surreale”: il prologo stesso ha il ritmo delle antiche favole socratiche sulle origini, che fanno riflettere tramite storie nelle storie, storie di tutti i giorni e storie per bambin*, dialoghi e conversazioni, domande e risposte, che racchiudono significati importanti di vita, promemoria perduti e riscoperti tramite le parole scritte, orali e “sognate”.

E le altre pagine piene di inchiostro di questo romanzo cosa regalano? Le risposte sono qui dentro, in ogni capitolo una sfaccettatura, un ostacolo, un bisogno che potremmo incontrare nel percorso di vita. Domande, dubbi, desideri ed emozioni contestualizzati e immaginati nel mondo onirico.

“Da quando lavoro qui, è stata una sorpresa dietro l’altra, ogni giorno. E quando penso, ‘Ormai non mi può meravigliare più niente’, succede qualcosa di ancora più incredibile.”

Iniziamo a girovagare per le vie di una delle città (di cui ci chiederemo fino alla fine se sia reale o una città fantasma che fluttua tra il mondo vero e quello della finzione), più strane e antiche, sviluppatasi in tempi immemori grazie al commercio di prodotti onirici, fino a diventare una grande metropoli, meta costante di turisti da tutto il mondo. Tra le sfavillanti e misteriose strade di una città popolata di cittadin* indaffarat*, turist* in pigiama e animali straordinari e fantastici, come i folletti o i Noctiluca (creature dall’aspetto rassicurante con il compito di coprire le persone addormentate con una delle cento vestaglie da loro trasportate), incontriamo la protagonista Penny. Una ragazza razionale e logica, dai capelli crespi a caschetto e maglietta oversize. Una ragazza normale, in cui facilmente ci si può immedesimare. Una ragazza alla ricerca di un lavoro, con mille dubbi sulla sua capacità di entrare in un nuovo mondo fatto di procedure e pratiche, grazie alle quali, però, scoprirà anche una passione che la coinvolgerà. Tra nuove conoscenze e guai in agguato, che la metteranno alla prova, Penny entra a far parte dell’équipe di uno dei negozi più famosi che vende sogni, un luogo misterioso che trasporta sulle nuvole, che sdogana i preconcetti e fa volare verso la realtà: il Grande Magazzino dei Sogni del signor Dollagut.

“<Come spiego queste cose agli umani in modo che le comprendano?> [...]
<Non serve che comprendano. Anzi forse è meglio che non sappiano. Lo accetteranno in modo naturale.>
<Almeno un nome! Miracoli? Illusioni?>
<Chiamali sogni e glieli farai sognare ogni notte.>”

Il sogno diviene un luogo concreto, inizialmente inconsapevole, per poi trasformarsi in un luogo consapevole, voluto, ricercato, per alcuni metafora di speranza, ricordo, ispirazione. L’elemento onirico serve da trampolino per ricongiungersi alla realtà, un luogo necessario per capire e capirsi, per scoprire e scoprirsi. Un ambiente che non è la realtà, ma una finzione, una possibilità, un potenziale. Il sogno è qualcosa di variabile e discontinuo, precario nella sua fluidità. Motivo per cui dev’essere affrontato con attenzione e non con superficialità: sognare il giusto, quanto basta, è naturale e riposante, un momento sicuro che fa stare bene, ma provare a viverlo è la parte più difficile perché necessita coraggio.

“<Mentre gli uomini dormono, tu fa’ in modo che le loro ombre invece siano sveglie.>
Ma per quanto intelligente, l’allievo non riusciva ad afferrare: <Intende dire fargli pensare e provare emozioni durante il sonno? E che beneficio ne trarrebbero?>.”

Cosa ci insegna la favola preferita del nostro mentore, “Il Dio del tempo e i tre allievi”, che ci accompagna tra le pagine del romanzo, tra le avventure di Penny, le storie delle e dei sognatori, di negozianti e di creatori di sogni? Si sogna perché l’essere umano è incompleto e il rischio di perdersi e di ammalarsi è alto, sia per coloro che guardano al futuro sia per coloro per restano avvinghiati al passato. Le donne e gli uomini, nei sogni, diventano ombre soggette al pericolo di vagare nella nebbia di un futuro di infinite possibilità, ma fumose mai certe, o di sprofondare in una grotta oscura tra ricordi nostalgici. “Perciò il Dio ha consegnato il sonno per aiutare gli esseri umani”: dormire profondamente, infatti, aiuta le preoccupazioni di ieri a sciogliersi come neve al sole, ritrovando le forze per affrontare l’oggi. Attraverso il sonno a ciascuno è data la possibilità di mettere ordine nelle cose di ieri e prepararsi a quelle di domani. E così il tempo dei sogni non è più un tempo inutile, ma un momento in cui l’inquietudine risplende: è possibile trasformare un trauma o una paura in un traguardo. Ogni capitolo del romanzo racconta una tipologia diversa di sogno, realizzato con caratteristiche e per momenti specifici e per coloro che desiderano un percorso mentale e un miglioramento della propria autostima, affrontando lo spettro delle emozioni umane, come tristezza, euforia, malinconia. E proprio con questa moneta i clienti e le clienti pagheranno con la metà esatta di ciò che hanno provato in sogno.

“Il valore dei sogni dipende sempre dal cliente: se il cliente scopre delle cose o meno. È importante che le scopra da sé, senza che gli vengano spiegate per filo e segno. Quelli sono sogni di buona qualità.”

Cosa ci regala questa favola? Come nei migliori racconti, ci ricorda che la risposta, l’equilibrio, il coraggio, la speranza sono dentro di noi, portatori di storie future e momenti passati, che ci rendono esseri unici e irripetibili, perfetti nella nostra imperfezione. “La speranza del futuro e le lezioni del passato: due cose importantissime per vivere il presente.” Esseri umani che divengono supereroi di se stessi, consapevoli dei propri pregi, ma soprattutto dei propri difetti o dei propri vincoli, che siano spaziali, temporali o fisici. Esseri umani che dovranno affrontare pericoli, cadere in precipizi e rialzarsi da altissimi dirupi, ma capaci di tentare di volare, cogliere il pericolo, come piante di bambù che si possono spezzare, ma con il cuore fatto di erba, pronti a crescere anche nelle situazioni più estreme e pericolose, con i propri tempi e modi. Esseri umani con grande potenziale, forza e resilienza, che potranno dimostrare solo nella realtà, ricordandosi che nella vita si sono conquistate più vittorie di quanto si creda, per sentirsi liberi.

“Io credo esistano due modi per amare la propria vita. Il primo consiste nel darsi da fare per cambiarla, se proprio non siamo soddisfatti. [...] Il secondo è apparentemente più semplice del primo, ma in realtà è più difficile. [...] consiste nell’accettare la propria vita così com’è, e trarne soddisfazione. Che a parole è semplice, da mettere in pratica molto meno. Però, se davvero ci riesci ... come dire? Potresti anche scoprire che la felicità era così vicina a te che hai fatto tutta quella fatica per nulla.”

Il grande magazzino dei sogni è una storia coinvolgente dal punto di vista emotivo ed empatico, non solo per come vengono trattati i temi in modo metaforico, ma anche grazie allo stile della scrittrice. Uno stile narrativo dialogico, discorsivo, tipicamente orientale nell’essere conciso e diretto. Uno stile inclusivo e universale, ma allo stesso tempo portatore di argomenti squisitamente asiatici, in particolare della cultura coreana, come l'arruolamento militare, lo stress e l'ansia per lo studio e il superamento degli esami. Ma forse più occidentale nei temi più individualistici sulla rielaborazione psicologica di traumi e disagi. Una fusione che sfocia in un’ottimizzazione di crescita personale ma conviviale e condivisa, spogliata dai lati negativi di culture che promuovono aspetti opposti, come l’iperindividualismo o la cancellazione di sé per l’orgoglio sociale.

Consiglio la lettura di Il grande magazzino dei sogni a tutti e a tutte coloro a cui piacciono i romanzi con un tocco di realismo magico esistenzialista e positivi che offrono aiuto, o romanzi di formazione e di resilienza, come ad esempio La biblioteca di mezzanotte di Matt Haig, L’emporio dei piccoli miracoli di Keigo Higashino, Il gatto che voleva salvare i libri di Sosuke Natsukawa, la serie di Finché il caffè è caldo di Tashikazu Kawaguchi o il più classico Il Piccolo Principe di Antoine de Saint Exupery.

Ringrazio la casa editrice Mondadori per la copia cartacea e per la lettura di Il grande magazzino dei sogni, in cambio di un’onesta opinione.

Non mi resta che augurarvi sogni d’oro, ops!, buone letture! 

Elena


Photo credit: @tsundoku_bookstyle

mercoledì 3 febbraio 2021

Review Party: "Il Regno Capovolto" di Marie Lu

Buongiorno, lettori! ^^
Oggi vi parlo del nuovo romanzo di Marie Lu, Il Regno Capovolto, uscito ieri per Oscar Mondadori. Ammiro l’autrice sin dalla sua serie dispotica d’esordio, Legend, e ho letto anche gli altri suoi romanzi pubblicati fino ad ora in Italia. Sebbene siamo ben lontani dalla perfezione di Legend e da ciò che quella serie ha impresso in me, Il Regno Capovolto è stata una lettura piacevolmente inaspettata. Ringrazio Maria Cristina per avermi coinvolta in questo speciale review party e la casa editrice per la copia eBook fornitami in cambio di una recensione onesta.

Il Regno Capovolto
di Marie Lu


Titolo originale: The Kingdom of Back
Prezzo: 17,00 euro (cartaceo), 9,99 euro (eBook)
Pagine: 348
Genere: fantasy, realismo magico
Editore: Mondadori (collana Oscar Fantastica)
Data di pubblicazione: 2 Febbraio 2021

Nata con uno straordinario dono musicale, la piccola Nannerl Mozart ha un solo desiderio: essere ricordata per sempre. Ma, anche se incanta le platee con le sue straordinarie interpretazioni, ha poche speranze di diventare una celebre compositrice. È una ragazza nell'Europa del Diciottesimo secolo, e ciò significa che comporre per lei è proibito. Suonerà fino a quando avrà raggiunto l'età da marito: su questo il suo tirannico padre è stato ben chiaro. Ogni anno che passa le speranze di Nannerl si fanno più sottili, mentre il talento del suo amato fratellino Wolfgang diventa sempre più brillante, e finisce per oscurarla. Ma un giorno giunge un misterioso straniero da una terra magica, con un'offerta irresistibile: può far diventare il sogno di Nannerl realtà. Ma il prezzo da pagare potrebbe essere altissimo. Nel suo primo romanzo storico, l'autrice Marie Lu intesse una storia rigogliosa e poetica che parla di musica, magia e dell'indissolubile legame tra un fratello e una sorella.

Devo essere sincera: ho iniziato a leggere Il Regno Capovolto con aspettative molto basse. Nonostante Marie Lu sia un’autrice che amo molto, i suoi ultimi lavori (Warcross, in particolare) mi avevano deluso e così non volevo aspettarmi troppo da questo suo nuovo romanzo, ma volevo allo stesso tempo dargli una chance. Non mi è dispiaciuto, anzi mi ha permesso di conoscere in parte un personaggio di cui ignoravo l’esistenza. Il romanzo, infatti, parla della sorella di Mozart, una sorella di qualche anno più grande di lui, che pare avesse un talento pari al suo, se non più straordinario. Ma Maria Anna Mozart, essendo una donna, non aveva gli stessi privilegi del fratello e, nonostante la sua abilità nel comporre, il suo lavoro non passò mai alla storia. Con il suo romanzo, Marie Lu, però, apre uno spiraglio verso una possibilità diversa, quella che la musica di Nannerl - questo il nomignolo affettivo della ragazza - abbia ottenuto la gloria attraverso il fratello. Nannerl è una giovane ragazzina che ama molto suonare il clavicembalo, decisa a seguire le orme del padre, anche lui musicista, che le sta dietro e le dà insegnamenti rigidi e severi. Ma è quando il piccolo Woferl dimostra di saperlo suonare allo stesso modo che il padre si anima di una gioia mai vista e definisce i suoi figli una benedizione e un miracolo divino. I due iniziano a suonare insieme e Woferl sembra essere sin da subito in grado di comporre. Ha un orecchio sopraffino e nella sua mente la musica scorre distintamente, talmente tanto che quasi Nannerl è invidiosa del suo talento. Il padre, pieno d’orgoglio, organizza un tour in giro per l’Europa per farli suonare in tutte le corti e gli ambienti più raffinati, e sarà durante questi viaggi che i due fratelli si lasceranno coinvolgere sempre di più dalle lusinghe di un giovane principe di un regno fatato. Nannerl ha stretto con lui, in sogno, un patto: le farà ottenere la fama e il successo che merita, così da non essere dimenticata (è la sua più grande paura), e in cambio lei farà qualcosa per lui. Ma cosa comporterà davvero questo patto? Chi è, in realtà, quel giovane e quanto può fidarsi di lui?
Marie Lu mescola realtà e fantasia per regalarci un romanzo che parla a tutte quelle persone che in qualche modo, nella loro vita, sono state discriminate.
Chissà che opere meravigliose sarebbero giunte a noi se alle donne di allora fosse stato concesso di scrivere musica,  o di fare qualunque altra cosa facevano gli uomini, se degli evidenti talenti non fossero stati messi a tacere da regole e doveri di una società chiusa e patriarcale (ma questo è un concetto che può espandersi anche ad altri tipi di società e discriminazione, ovviamente). Nannerl è una ragazza che vuole di più per sé, che sogna in grande. Non vuole pensare che il suo futuro le riservi soltanto un matrimonio combinato,  dei bambini e una casa di cui occuparsi. I suoi sogni la portano lontano, esattamente alle porte di un luogo incantato, in cui tutto sembra essere capovolto e di questo luogo Hyacinthus sembra esserne il custode. Lui le dice di poter avverare il desiderio del suo cuore, di poterle dare ciò che vuole ed ecco perché Nannerl accetta di aiutarlo, affrontando per lui delle prove sempre più pericolose. Anche Woferl conoscerà quel regno, che loro battezzeranno, appunto, Il Regno Capovolto, e la musica del regno li spingerà lontano. Li distrarrà durante i loro viaggi, riempirà i loro sogni, i loro pensieri e scorrerà nelle note dei loro pentagrammi. Nannerl arriverà a sfiorare la soddisfazione del vedere esaudito il suo desiderio, eppure, si renderà conto, che mentre quello si realizza, qualcos’altro inizia a disfacersi. Woferl si ammala sempre più spesso e potrebbe non essere solo dovuto al freddo e alla sua salute cagionevole. Potrebbe celarsi molto di più dietro i suoi continui malanni, Hyacinthus potrebbe non essere esattamente un principe di un regno fatato e i suoi sogni potrebbero infrangersi da un momento all’altro. Confesso che ho amato molto la parte relativa al Regno Capovolto, le prove che Nannerl deve affrontare per Hyacinthus e le favole che vengono raccontate e riempiono le pagine di questo romanzo. L’atmosfera onirica e fiabesca, con risvolti appena più oscuri nel finale, mi hanno veramente esaltata, purtroppo, però, non posso dire lo stesso di tutto il resto. Infatti, mentre questa parte l’ho apprezzata molto, quindi quella fantasy, relativa al realismo magico, ho trovato molto più lenta e noiosa la quotidianità dei due protagonisti. Forse non all’inizio, ma sicuramente dalla seconda metà in poi. Probabilmente il romanzo si dilunga troppo in certe parti che magari potevano essere abbreviate o eliminate. Succede ben poco, perché i fratelli non fanno che girare di città in città a esibirsi e null’altro si aggiunge alle loro giornate. 
L’unico evento che mi ha acceso un po’ più di curiosità è stata la conoscenza di Nannerl con un giovane di nome Johann, che però non viene approfondita o comunque trattata a dovere. Nannerl è sempre costretta a mantenere un comportamento di un certo tipo in pubblico, così come impone la società e come non smette di rammentarle il padre, e lei per non deluderlo acconsente, abbassa sempre la testa, obbedisce. Mi ha irritata non poco questo atteggiamento remissivo, sebbene non manchino dei piccoli tentativi di ribellione da parte della ragazza, in realtà non sono così preponderanti da fare la differenza o da portarla ad ottenere dei risultati che la facciano apparire meno condiscendente. Nonostante tutte le avventure vissute nel Regno Capovolto, nonostante il patto con Hyacinthus, nonostante la sua forte voglia di emergere e riscattarsi, sembra davvero che il destino di Nannerl sia segnato e Marie Lu non ha fatto molto per cambiarlo, anche solo un pochino, approfittando della licenza fantastica che gliene dava la possibilità. Il Regno Capovolto è un romanzo con un grande potenziale, la scrittura è affascinante, anche se manca del ritmo giusto, e ci sono dettagli sicuramente apprezzabili, ma non lascia il segno, così come non lo fa la sua protagonista. Il modo in cui realtà e fantasia si mescolano mi ha davvero intrigato ed è uno dei motivi per cui non mi sento di bocciare assolutamente quest’opera, ma avrebbe potuto essere molto di più, se l’autrice avesse avuto più coraggio. Non mancherà comunque di stupirvi, di trasportarvi in un mondo fatto di magia, di sfide, di talento, di amore fraterno, di musica e di tenerezza. Un mondo delicato, a tratti amaro, e che, per un po’, vi farà sognare.
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Non perdete le altre recensioni di questo review party! Ecco dove potete trovarle...


A presto!
xoxo
Fonte immagini: Pinterest e Google immagini
Calendario: @dolcicarloni

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