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venerdì 30 giugno 2023

Review Tour: "La pasticceria incantata" di Gu Byeong-Mo (a cura di Elena)

Buongiorno, lettor*! ^^
Anche oggi questo piccolo angolino libroso ospita un bellissimo Review Tour. La nostra Elena ha letto La pasticceria incantata, di Gu Byeong-Mo, una storia che mescola realtà e magia e contiene anche molti temi importanti. Leggete la sua analisi e fateci sapere la vostra opinione. A presto! ;)

La pasticceria incantata
di Gu Byeong-Mo

Prezzo: 9,99 € (eBook) 17,50 € (cop. flessibile)
Pagine: 168
Genere: narrativa contemporanea, realismo magico
Editore: Mondadori
Data di pubblicazione: 27 giugno 2023
Acquista su: IBS, laFeltrinelli

Esistono luoghi capaci di farti sentire accolto anche solo per l'atmosfera e il profumo che si respirano al loro interno, e la pasticceria di questo romanzo è esattamente così: aperta ventiquattr'ore su ventiquattro, a prima vista sembra un normale forno dove comprare pane, torte e biscotti con un signore un po' burbero dietro il banco. All'apparenza, però. Perché, quando il ragazzino protagonista di questa storia lo sceglie come rifugio per scappare da una situazione familiare difficile, la realtà che trova è ben diversa. A essere sfornati con l'ausilio di un misterioso uccello dalle piume blu sono dolci dagli enormi poteri, in grado di cambiare la vita delle persone: biscotti diabolici alla cannella da offrire a chi non si sopporta, madeleine per cuori infranti, barrette di mandorle per ricordare il passato. Un vero laboratorio di magia, dove è possibile trovare dolci dagli esiti buoni, ma anche veri e propri concentrati di magia nera. Per tutti vale un avvertimento inquietante: a prescindere dall'effetto positivo o negativo, il potere contenuto nei dolci altera inevitabilmente l'ordine del mondo e produce conseguenze talvolta drammatiche su chi li consuma, conseguenze che vanno soppesate con attenzione. Perché capita di trovare clienti insoddisfatti, come la donna che con un pretzel alle noci ha fatto finalmente innamorare l'uomo che desiderava, ma che a breve distanza torna in pasticceria per liberarsene. In fuga dalla matrigna e solo al mondo, il ragazzo accetta di buon grado la proposta del pasticcere che gli offre vitto e alloggio in cambio di un aiuto nel gestire gli ordini, senza sapere che quello che lo attende sarà un viaggio fra le luci e le ombre della magia, in grado di offrirgli una consapevolezza nuova sul potere e le conseguenze delle sue azioni. Un mago pasticcere custode degli equilibri invisibili che regolano le forze dell'universo, un ragazzo che dovrà affrontare i terribili segreti della sua famiglia e un uccello azzurro che alle prime luci dell'alba si trasforma in una ragazzina sono i protagonisti di questa fiaba dark, scritta da una delle autrici più apprezzate sulla scena letteraria coreana.

In queste giornate di primi caldi, una dolce pausa è sempre gradita e arriva in Italia, giusto in tempo, grazie alla casa editrice Mondadori e alla traduzione di Dalila Immacolata Bruno, La pasticceria incantata di Gu Byeong Mo, autrice sudcoreana premiata e amata, già conosciuta per il romanzo Artiglio, un thriller psicologico. La pasticceria incantata non è un romanzo sul potere della convivialità o su dolci da acquolina in bocca! La particolarità della scrittrice, infatti, è quella di impacchettare storie “strane”, al di là della realtà, allo stesso tempo ordinarie ma particolari, che non possono essere relegate in un solo genere letterario, in quanto la crescita e l’analisi psicologica delle e dei protagonisti hanno sempre uno spazio importante, come in un romanzo di formazione. Non è da meno quest’ultima uscita, dove la quotidianità, le ingiustizie e il riscatto si intrecciano a un impianto fantasy con un tocco di noir e horror.

“Il ricorso a qualsiasi forma di magia implica che chi sceglie di utilizzarla paghi un prezzo. Accedete al sito esclusivamente se sarete in grado di assumervi le vostre responsabilità in caso di conseguenze indesiderate.”

Vicino a una fermata dell’autobus, ci imbattiamo in una piccola pasticceria di quartiere, semplice ed ordinata, La pasticceria incantata, che all’esterno può sembrare un normale bar, aperto ventiquattro ore su ventiquattro, con le luci sempre accese pronte ad accogliere clienti in qualsiasi momento della giornata. La storia inizia con la descrizione di un luogo fisico, attraverso profumi, sapori e preparazioni: una descrizione fatta di carta e inchiostro che si manifesta all’instante nella mente di chi legge, grazie allo stile visivo, ricco di immagini e metafore della scrittrice.

“Tutto sembrava prender vita: l’elasticità dell’impasto glutinoso preparato con farina di grano tenero, la schiumetta che forma il burro quando viene sciolto in padella con movimenti circolari, le onde sinuose della panna montata fresca e soffice delicatamente posata sul caffè... Ogni volta che mi trovavo di fronte a quella pasticceria, riuscivo a percepire il movimento del lievito in fermento e a distinguere nitidamente l’aroma della marmellata di albicocche e di quella ai fichi destinate a guarnire le crostate del giorno.”

La pasticceria, se dall’esterno sembra un tradizionale negozio che produce una quantità variegata di prodotti, presenta una serie di stranezze: in primis il capo, un pasticciere, che “sembrava aver perso completamente il senno.” Quando non parla, dà l’impressione di essere un uomo modesto, misterioso e solo, dai modi schivi ed eleganti, dotato di quel fascino intellettuale tipico di chi crea qualcosa. Indossa un cappellino di carta un po' ridicolo e ha i capelli lunghi fino alle spalle raccolti in una coda. Sembra che abbia la capacità di intuire molte cose, anche quelle nascoste nel silenzio. È qualcuno di speciale. Si trasforma, però, con le e i clienti in un negoziante burbero, provocatore e testardo, ma sempre pronto a calmare, con lo scopo di liberare dalle angosce e preoccupazioni chiunque entri nel suo luogo di lavoro. Una persona all’apparenza incoerente nel modo di agire.

“Tornare a casa significava affrontare il fatto che lì non ci sarebbe stato nessuno pronto ad ascoltarmi. Non era questo il motivo per cui avevo deciso di comprare dei dolci in quel negozio? Per inghiottire con un boccone dolce e un sorso di latte i sentimenti, né secchi né umidi, che provavo ogni giorno, e rinchiuderli in un recipiente ermetico nel profondo del mio cuore.”

In contrapposizione alla descrizione della pasticceria come luogo di passaggio e d’incontro, la scrittrice, tramite gli occhi attenti e la lingua tagliente del protagonista, si prende una pausa dalla narrazione del presente, per descriverci un luogo prigione, tramite il racconto del passato.
Come in un flusso di coscienza, la storia è narrata dal punto di vista del protagonista, un ragazzo di quindici anni con un bagaglio familiare e sociale molto pesante, un passato oscuro e misterioso. Un ragazzo lucido, chiaro e oggettivo nella narrazione della sua storia, grazie allo stile fluido e scorrevole della scrittrice, che trasporta chi legge avanti e indietro, tra flashback e presente, nell’oscurità dell’umanità. Scopriamo così che il protagonista iniziò a balbettare da piccolo e “per far in modo che i miei pensieri uscissero senza problemi dallo strumento chiamato bocca, le parole dovevano passare per il filtro della scrittura. Per me le lettere erano come neurotrasmettitori che stimolavano le mie sinapsi intorpidite. Senza la scrittura i miei pensieri non mi appartenevano.”

Entrando sempre di più nell’intimità del protagonista scopriamo anche dei maltrattamenti psicologici e dei traumi che lo hanno portato alla pasticceria. Un ragazzo che, mentre racconta, paragona la sua storia alle fiabe dei fratelli Grimm o alle avventure di Le cronache di Narnia di Lewis, in un continuo alternarsi tra situazioni reali e narrazioni fantastiche.

In seguito ad una fuga frettolosa, dalla realtà si passa alla fantasia e alla magia, attraverso la porta di un grande forno per entrare in luogo rifugio, nel presente: la pasticceria incantata. Non quella che si intravede dalle vetrate, ma una pasticceria segreta dove vive un uccello giallo e azzurro che si trasforma in una saggia ragazza con il dono e il ruolo di mediatrice e dove si trovano: un bancone color vino, ricoperto da strumenti, boccette e flaconi, come un banco scientifico di un laboratorio, un misterioso pentolone, un’immensa libreria, un letto enorme e un pavimento pieno di disegni di elementi magici.

“«Ho detto che non venderò mai nulla a persone che, come te, non sono in grado di assumersi la minima responsabilità delle proprie azioni.»”

Ed è così che scopriamo un’altra stranezza della pasticceria: a fianco dei tradizionali dolci, il capo, o meglio il mago, offre su un sito di ordini online, una serie di prodotti ripieni, non di felicità, ma di responsabilità. Ogni genere di lievitati, come i biscotti diabolici alla cannella o bambole voodoo di marzapane, è accompagnato da una lista parziale di ingredienti e di effetti, soprattutto quelli indesiderati: ammonimenti che ricordano che, indipendentemente dal cambiamento positivo o negativo che si desidera, la magia altera l’ordine del mondo e le conseguenze ritornano indietro come un boomerang non solo su se stessi ma su tutti gli esseri viventi. I dolci hanno un potere superiore: quello di ricordare le esperienze spiacevoli sia presenti sia le potenziali del futuro. Comprando quei dolci strani si sceglie di modificare la realtà, ma l’importante è la consapevolezza di poter ricevere il dolore e il rancore della propria scelta.

“I suoi dolci, se male utilizzati, erano potenzialmente pericolosi, ma al posto del passato o del presente contenevano il futuro.”

Il romanzo è una spirale tra un luogo prigione e un luogo rifugio, senza mai aggrapparcisi. Un continuo passaggio e ritorno: luoghi da affrontare, che diventano una casa familiare dove curare le ferite, che hanno donato pace e riconciliazione interiore tra un passato oscuro, un presente incerto e burrascoso e un futuro pieno di alternative tra cui scegliere. Un’altalena di crescita emotiva e psicologica: un racconto sulle scelte e le responsabilità, che può essere condiviso ovunque da chiunque, aspetto sottolineato nel romanzo dall’assenza di nomi propri di persona.

“La magia per me è sempre stata una scelta, non un modo per estraniarmi dal mondo reale e rifugiarmi in quello dei sogni.”

Consiglio la lettura di La pasticceria incantata a coloro a cui piace l’urban fantasy, tra realismo e magia con un tocco d’avventura, ma particolare, non lineare; a coloro che amano quelle brevi letture che indagano l’interiorità con il fascino del mistero, come ad esempio L’anulare di Yoko Ogawa. Unica pecca della storia, a mio parere, è la brevità del romanzo: si tratta di un libro di meno di 200 pagine, in cui i presupposti e il messaggio finale che pregna tutta la narrazione, sono chiari e comprensibili, anche grazie all’ambientazione e alla metafora fantasy. Una fiaba che richiama i fratelli Grimm, dark e noir, dove compare un eroe che ricerca e scopre la verità, sconfigge il cattivo grazie agli aiutanti, rielabora il passato e prende coscienza di sé e delle proprie azioni. Ma i temi trattati sono troppo delicati, importanti e numerosi per essere lasciati superficialmente nelle poche pagine del romanzo. Disabilità, maltrattamenti e abusi fisici, psicologici e verbali, relazioni malsane e tossiche sono impedimenti, colpe e misteri descritti con lucidità ma allo stesso tempo lasciati all’immaginazione di chi legge: pietre lanciate senza un reale approfondimento né affrontate adeguatamente. Sembra che l’elemento magico divenga quasi una giustificazione, più che un vero e proprio mezzo di riscatto e/o aiuto. L’autrice gioca sulla possibilità che gli oggetti magici, i dolci sfornati, siano in potenza l’assunzione di responsabilità. L’elemento fantasy come mezzo di consapevolezza, che si stacca dalla sfera irreale per approdare nella quotidianità di tutti i giorni, sia positiva sia quella malsana e da denuncia.

“<Non hai mai fatto una scelta sbagliata?>
<Non ho detto che sia un male aver preso una decisione sbagliata. Quello che voglio dire è che dovresti prenderti la responsabilità delle conseguenze delle tue scelte. Se continui a dipendere da forze invisibili per affrontare le conseguenze delle tue azioni, le tue decisioni ti porteranno a un punto di non ritorno.>”

Ringrazio la casa editrice Mondadori per la copia digitale e per la lettura in anteprima di La pasticceria incantata, in cambio di un’onesta opinione e ringrazio Silvia di I miei sogni tra le pagine per aver organizzato l’evento.

Non mi resta che augurarvi, buon appetito e buone letture.



Elena


Fonte immagini: Pinterest, Google immagini
Grafica: @dolcicarloni

martedì 9 maggio 2023

Review Party: "Una magia infusa di veleno" di Judy I. Lin

Buongiorno, lettor*! ^^
Oggi si conclude il Review Party dedicato a Una magia infusa di veleno, di Judy I. Lin, un fantasy di ispirazione orientale uscito da poco per Mondadori, nella collana Oscar Fantastica. Purtroppo ogni volta che vedo un fantasy di questo genere la mia curiosità è troppo forte e mi ci fiondo. Desideravo tantissimo leggere questo libro, primo volume di una duologia basata sulla magia del tè, un argomento alquanto originale che mi ha fatto subito ben sperare. Ma le aspettative saranno state ripagate? Scopritelo nella recensione e, se non le avete ancora lette, recuperate le recensioni delle mie colleghe di avventura per conoscere altri pareri ;)
Ringrazio la casa editrice per la collaborazione e la copia digitale in omaggio in cambio di un’onesta opinione.

Una magia infusa di veleno
di Judy I. Lin

Prezzo: 11,99 € (eBook) 24,00 € (cop. rigida)
Pagine: 389
Genere: fantasy orientale, young adult
Editore: Mondadori (collana Oscar Fantastica)
Data di pubblicazione: 2 maggio 2023
Acquista su: IBS, laFeltrinelli

Per Ning c'è solo una cosa più dolorosa dell'aver perduto la madre: sapere di averne causato la morte. Perché è stata lei che, inconsapevolmente, le ha preparato il tè avvelenato che l'ha uccisa, e che ora potrebbe portarle via anche la sorella Shu. Così decide di recarsi nella capitale e prendere parte alla competizione per diventare shénnóng-sh di corte, maestra nell'antica arte magica del tè. Il vincitore potrà anche chiedere alla principessa di esaudire un desiderio: per Ning potrebbe essere l'unica possibilità di salvare la sorella. Ma fra intrighi di corte, contendenti senza scrupoli e un bellissimo ragazzo che nasconde un segreto, a essere davvero in pericolo potrebbe essere proprio Ning.

Una magia infusa di veleno ha da subito attirato la mia attenzione per la sua trama e la sua splendida copertina, ma ormai sapete che ho iniziato a guardarmi dai libri che all’apparenza sono troppo belli per essere veri. Questo libro mantiene le sue promesse? È bello sia fuori che dentro? È proprio a questa domanda che volevo rispondere quando ho deciso di leggerlo e anche perché non so resistere ai romanzi che si ispirano alla cultura orientale. Questo, in particolare, si rifà alla leggenda di un dio cinese a cui appunto si attribuisce la scoperta del tè e diverse altre invenzioni nel campo dell’agricoltura. Devo dirvi la verità, il primo impatto non è stato dei più positivi, perché più leggevo più continuavo ad avere una sensazione di deja-vù che mi portava a ricordare un altro libro che ho letto lo scorso anno, Spin the dawn, di Elizabeth Lim. La prima parte e molti degli espedienti di questo libro sembrano coincidere con quelli di Spin the Dawn: una ragazza che nasconde la sua identità e finisce a corte per partecipare a una competizione al posto di un’altra persona; una gara indetta dalla principessa che promette un ambito premio a chi vincerà, nonché un posto nel Consiglio; diverse prove da affrontare, sempre più difficili, ma vuoi non essere in grado di farlo anche se hai una preparazione minima rispetto alla persona di cui hai preso il posto? Insomma, in Spin the Dawn la magia stava negli abiti e nel ricamo, qui sta nell’infusione del tè, ma essenzialmente le dinamiche sono le stesse. Non posso però dire che tutto il romanzo sia stato così, perché se in Spin the Dawn la protagonista uscirà poi da palazzo per mettersi alla ricerca di tre preziosi oggetti, qui ci muoveremo soltanto tra le mura del palazzo e la nostra protagonista, Ning, da aspirante Shennong-shi, sarà costretta a trasformarsi in una spia. Ma andiamo per gradi.

Ning è cresciuta in un luogo tranquillo, il Sù, non il più popolare dell’Impero di Dàxi. Con il padre medico e la madre shennon-shi, ha potuto fare esperienza tra medicina, tè e quant’altro, ma è sempre stata abbastanza svogliata nell’apprendimento. Eppure le sue doti naturali alla magia del tè non sono mai rimaste indifferenti alla madre, che in qualche modo l’ha sempre incoraggiata a imparare di più. Un giorno la madre muore per del veleno nel tè che le ha servito Ning e la sorella rischia la vita per lo stesso motivo. Ecco perché Ning decide di partecipare alla competizione a palazzo per diventare Shennong-shi reale, perché vuole salvare almeno la sorellina Shu e solo la principessa può aiutarla. Ma a corte troverà subito chi cercherà di ostacolarla e finirà invischiata in intrighi politici che metteranno a repentaglio l’Impero con numerosi tumulti, soprattutto dopo una scoperta sconcertante. Non le resta che lasciarsi coinvolgere, perché l’unico modo che ha per salvare Shu è scoprire chi ha avvelenato i panetti di tè e trovare l’antidoto prima che sia troppo tardi. In tutto questo trambusto, ovviamente, ci sarà chi le darà una mano, ma anche gente pericolosa che tenterà in tutti i modi di fermarla. E poi l’Ombra, qualcuno che si muove nell’oscurità e che Ning teme possa essere responsabile dei tè avvelenati. Ma sarà così o c’è qualcun altro dietro? A intrigare ancora di più, mettiamoci pure un misterioso ragazzo piombato improvvisamente davanti alla protagonista che sussurra dolci promesse ed elargisce sorrisi teneri e il gioco è fatto.

Potrei dire di essermi appassionata a questa storia, ma sarebbe vero solo in parte. Per quanto abbia trovato affascinante la magia del tè e le varie ricette legate ai diversi luoghi dell’Impero - elemento che sicuramente ha dato il tocco più originale a tutto il romanzo - non sempre sono riuscita ad apprezzarla. In primis per i motivi sopra citati di troppa somiglianza con Spin the Dawn (e andando avanti anche con La stirpe della Gru, di Joan He). In secondo luogo, la storia, da un certo punto in poi, si riprende e cammina su binari propri, ma lo stile dell’autrice non è sempre stato così impressionante. In alcuni momenti mi ritrovavo ad annoiarmi, in altri a divorare capitoli, in altri ancora a non capacitarmi di come rivelazioni importanti mi scorressero davanti agli occhi senza che venisse data loro la giusta enfasi. Insomma, un ritmo e uno stile non sempre centrati, nonostante diverse cose del romanzo siano valide e lo salvino. Una magia infusa di veleno è una storia da leggere senza troppe pretese, molto simile ad altre per certi aspetti (e quindi un po' deludente da questo punto di vista), ma le descrizioni del tè, della sua magia, degli shennong-shi e delle loro abilità le ho amate; colori, odori, sapori, è come se tutto questo si fosse amalgamato e avesse danzato davanti ai miei occhi in maniera elegante e delicata, ma poi, passando al resto, la magia fosse svanita per lasciare soltanto una storia non così speciale. Non mi sento di sconsigliare questo libro, perché ha il suo fascino, alcuni momenti e alcuni dettagli coinvolgono davvero, ma non è una di quelle letture che cambia l’esistenza. È una lettura leggera, che a tratti intrattiene bene, una lettura come molte altre di questo genere. Non troverete la novità migliore in assoluto in questo libro ma una storia a suo modo intrigante con elementi legati alla cultura cinese che senza dubbio amerete. Tutto ciò infatti che è venuto fuori tra leggende e altre curiosità legate a questo mondo è stato molto interessante da leggere ed è uno dei motivi per cui mi ostino a continuare a leggere romanzi come questo (qui troverete anche un glossario, alla fine del libro, che vi aiuterà a orientarvi meglio). Ho sperato che almeno la parte romance desse qualcosa in più, ma mi duole dirvelo, è davvero una parte irrisoria, che dà poca soddisfazione. Mi auguro qualcosa venga approfondito meglio nel secondo volume e che lo stile dell’autrice si dimostri più maturo. L’idea di fondo c’è, peccato che non tutto risulti così nuovo alla mia memoria di lettrice. Vedremo come andrà a finire, intanto il mio voto è un cauto 3,5.



Fonte immagini: Pinterest e Google Immagini
banner: @dolcicarloni

giovedì 13 aprile 2023

Review Party: "La ragazza che cadde in fondo al mare" di Axie Oh (a cura di Elena)

Buongiorno, lettor*! ^^
Oggi il blog si unisce al Review Party di La ragazza che cadde in fondo al mare, fantasy mitologico di ispirazione orientale dell'autrice Axie Oh. Lo ha letto la nostra Elena e ci regala la sua entusiastica opinione. Scopritela qui sotto e fateci sapere se avete già acquistato il libro o se vi piacerebbe farlo. A presto! <3

La ragazza che cadde in fondo al mare
di Axie Oh

Prezzo: 11,99 € (eBook) 24,00 € (cop. rigida)
Pagine: 396
Genere: fantasy orientale, mitologico
Editore: Mondadori (collana Oscar Fantastica)
Data di pubblicazione: 11 aprile 2023
Acquista su: IBS, laFeltrinelli

Tremende tempeste devastano da secoli il paese di Mina. È la furia del Dio del Mare, un tempo benigno, che si scatena, crede la gente. Per placarlo tutti gli anni una fanciulla viene gettata tra le onde. Sono in molti a pensare che la bellissima Shim Cheong, fidanzata del fratello di Mina, Joon, porrà fine a tutta quella sofferenza. Ma la notte in cui Cheong dovrebbe essere sacrificata, Joon la segue, pur sapendo che ciò significherà morte certa. Per salvarlo, Mina si getta tra i flutti al posto di Cheong. Trasportata nel Regno degli Spiriti, la ragazza si mette in cerca del Dio del Mare, ma quando lo trova scopre che è prigioniero di un sonno incantato. Con l'aiuto di un giovane uomo misterioso e di una bizzarra banda di demoni e spiriti, Mina decide che risveglierà il Dio del Mare e farà terminare una volta per tutte le tempeste assassine. Ma un essere umano non può vivere a lungo in mezzo agli spiriti. E c'è qualcuno disposto a tutto pur di non risvegliare il Dio del Mare…

Oltre agli alberi splendenti di fiori e ai profumi inebrianti, questa primavera ha portato nei nostri scaffali, grazie alla casa editrice Mondadori, nella collana Oscar Fantastica con la traduzione di Egle Costantino, il romanzo La ragazza che cadde in fondo al mare, di un'autrice nuova qui in Italia, Axie Oh. È una scrittrice americana di origini coreane di prima generazione, autrice di ampio spettro di fantasy, scifi steampunk (la duologia Rebel Seoul) e romance (XOXO), generi differenti per opere accomunate da elementi culturali della Corea del Sud e dai fugaci camei delle e dei suoi personaggi dei diversi romanzi, che spero di poter conoscere tutti!

Oggi parleremo di La ragazza che cadde in fondo al mare, un fantasy mitologico, che già a livello visivo si presenta come un piccolo gioiello, grazie alle illustrazioni delle copertine dai tratti romantici ed eleganti, intriganti e suggestivi e alla ricercatezza dei dettagli interni, dei colori pastello delle pagine e dei riflessi luccicanti delle rifiniture. Tutte caratteristiche che rispecchiano le parole che la scrittrice ha ricamato con cura per noi lettrici e lettori. Già il titolo richiama alla mente una storia lontana ed è quello che ci promette e ci regala l’autrice: un mito che si trasforma in una nuova avventura, un retelling basato sulla cultura coreana.

“Una ragazzina la cui terra natia è in pericolo, una sposa del Dio del Mare con un mistero da risolvere: è ovvio che sei qui alla ricerca di risposte.”

La nostra storia inizia in medias res, immersi e sommersi da una forte tempesta, che colpisce mettendoci subito in uno stato di allerta e pericolo: conosciamo, così, la protagonista, la quale si ritrova per scelta, su una barca tra le acque agitate e in procinto di saltare nelle profondità dell’oceano. Mina, una ragazza che si definisce crudele, rancorosa e vendicativa, è in realtà testarda, coraggiosa e diretta, impulsiva, decisa e protettiva. Una ragazza con la determinazione negli occhi: una combinazione inarrestabile di speranza e rabbia. Una ragazza che ha deciso di sfidare consapevolmente e con autoironia il destino che la vede come una donna comune, non degna di un sacrificio leggendario.

“Mi parte da dentro una rabbia insopportabile, [...]. Gli dei hanno deciso di non esaudire i nostri desideri: quelli scritti in occasione del festival delle barchette di carta, ma anche i più piccoli desideri che esprimiamo ogni giorno. Di pace, di fertilità, di amore. Gli dei ci hanno abbandonato. Il dio di tutti gli dei, il Dio del Mare, prende tutto dalla gente che lo ama – prende, prende e non dà mai indietro. Gli dei non esaudiscono i nostri desideri. Ma io voglio farlo.”

La storia e la scelta di Mina si intrecciano alle sfide che vivono Joon e Cheong, la coppia di un amore contrastato e impossibile, perché lei, a causa della sua bellezza, è condannata fin dalla nascita all’isolamento e al sacrificio in mare. Già da subito leggiamo di temi classici come la predestinazione e il sacrifico di donne di estrema bellezza, ma che non annoiano, perché l’autrice riesce a contestualizzarli tramite miti e leggende, come ad esempio la narrazione del Filo rosso del destino e le descrizioni di tradizioni e di feste, che diventano la base di avventure innovative, come se la storia iniziasse dalla fine, stravolgendo il solito topos, in un perfetto intreccio tra classico e nuovo.

“O forse lei lo considera un inizio. Sono molte le strade che il destino può prendere.”

Così Mina diviene protagonista orfana di grandi talenti e di bellezza, ma ha dalla sua il potere delle parole: l’arte del narrare storie, che accomunano e raccontano il mondo e i popoli, una coscienza collettiva, in cui tutte e tutti, in qualche modo crediamo e condividiamo più o meno consapevolmente. Le tradizioni e i racconti orali, narrati e tramandati dalle voci delle nonne, sono per Mina una guida per comprendere qualunque mondo, uno schema per scoprire come agire, una melodia che riconoscerà sempre e che la condurrà a svelare il proprio cuore e quello delle persone che incontrerà. Storie che contengono tutte le verità di cui ha bisogno per tramutare i miti, che tanto ama, in realtà. Ma potrà fidarsi delle storie? La tradiranno? Scoprirà la differenza tra credere nei miti e viverne uno come protagonista? Scoprirà le sfumature delle voci delle storie che possono ammonire e preservare, intrattenere e consolare. Ma anche storie che provengono direttamente dal cuore, create chiudendo gli occhi e con la mente libera di vagare. Storie improvvisate in base allo stato d’animo del momento, a seconda che si voglia ridere o piangere, storie d’amore e di speranza o storie di odio e di disperazione.

“Sprofondiamo giù nell’oscurità, finché il mare sopra di noi diventa il cielo e noi – il drago e io – siamo stelle cadenti.”

E così muniti del potere della cantastorie, seguiamo e veniamo risucchiati in un nuovo mondo: all’improvviso strade e costruzioni di una città fantastica, bellissima e spaventosa. Qui si mostra, ancora una volta, la bravura della penna della scrittrice. Da una parte crea parallelismi con le fiabe più conosciute in Occidente, come La Bella e la Bestia o La sirenetta, che diventano camei divertenti con cui confrontare e cogliere le somiglianze e le differenze tra elementi di tradizioni lontane geograficamente ma vicine nella narrazione. E dall’altra, l’autrice ci incanta con il suo stile evocativo, dettagliato, metaforico e immaginifico, creando descrizioni di luoghi allo stesso tempo fantastici e realistici, con ambientazioni tipicamente orientali, perché ricordano le bellissime foto delle strade di città come Seoul: i mercati pieni di vita e di profumi di cibo, bancarelle colme di gnocchi di riso o di pesce essiccati, carretti di castagne arrosto o patate dolci e cestini di bambù ripieni di ravioli al vapore. Scopriamo così un romanzo che presenta elementi, non solo legati al fantasy, come gli animali mitologici, ma nasconde anche elementi culturali a tutto tondo, come l’architettura, i vestiti tipici (hanbok), il trucco, i simboli, la storia legata alla povertà patita dai popoli, il cibo.

“Qui, nella città del Dio del Mare ci sono centinaia, migliaia di persone e tutti indossano vestiti dai colori sgargianti, come se la città fosse la grande barriera corallina e la gente il corallo stesso.
Le strade sono fiancheggiate da magnifici edifici dal tetto a pagoda quasi ammassati l’uno sull’altro a perdita d’occhio. Ai cornicioni dei palazzi sono appese lanterne scintillanti che illuminano le ombre della gente dietro le finestre di carta. Carpe gigantesche e spettrali nuotano placidamente sopra ai tetti mentre sfavillanti pesci rossi guizzano dentro e fuori dalle lanterne.”

Conosciamo nuovi personaggi appartenenti alle leggende che si incarnano in dei, spiriti e animali mitologici: il dio del mare, un ragazzo afflitto dalla solitudine e tristezza; Shin, disilluso, alto, non troppo terrificante e leale; il misterioso e silenzioso Kirin; l’esuberante e spiritoso Namgi; gli spiriti Dai, Miki e Mask. E tanti altri ancora. Un coro di personaggi a cui ci si affezionerà facilmente tra avventure e riflessioni sul proprio destino, scritto o in divenire. Un destino condiviso da scoprire e a cui aggrapparsi con tutte le proprie forze. Una storia che si intreccia ad altre storie, alla ricerca della verità e della soluzione. Un storia che si trasforma nel romanzo che teniamo tra le mani. Un romanzo dinamico, che non annoia ma forse a tratti frettoloso, che però non perde mai la propria direzione e raccoglie e tiene insieme tutti i pezzi del puzzle, creando una fiaba che nasce dalla tempesta e dalla perdita, che vola come una gazza che segue il mistero e l’amore, che incontra la solitudine ma forma una famiglia. Voci che si mischiano e cantano tra due mondi, quello degli esseri umani e quello delle leggende, tra nebbie e oscurità e spiragli di luce e speranza.

“«Qual è il significato di questa storia?» mi chiede a voce bassa. Guardo la sua schiena, il tremito delle spalle esili. «Non c’è un significato, solo una... sensazione, forse.»
«E quale sarebbe?»
«Che c’è sempre la possibilità di essere perdonati, anche se ci si spinge troppo oltre. Il perdono di chi ci ama è a portata di mano.»”

In conclusione, La ragazza che cadde in fondo al mare è un fantasy mitologico, young adult, retelling, avventuroso con un tocco di giallo e con tinte romance, autoconclusivo. Un romanzo che ha un buon equilibrio tra parti descrittive, complotti e azione, colpi di scena e flashback, ma anche riflessioni introspettive e riflessioni più filosofiche sul destino, sul rapporto con la natura e il legame con la fede e la religione. Un volume unico che però potrà essere considerato uno spin-off, o comunque si inserirà nella futura serie The Floating world, non per storie o personaggi, ma per la tipologia narrativa di base del retelling, con la rielaborazione di tradizioni e leggende coreane. Al momento la serie prevede una duologia, che racconterà di donne fatate immortali del cielo, munite di mantelli alati (mito che mi ha ricordato quello della Dea celeste e dell’hagoromo, a cui si ispira il manga Ayashi no ceres e sono già molto curiosa!). Al momento le informazioni che abbiamo sono ricavate anche dal sito della scrittrice, ma non vedo l’ora di leggere questa rivisitazione del mito coreano e in generale altre opere dell’autrice.

“Una biblioteca. Devono esserci centinaia, migliaia di racconti qui: storie vere, miti, poesie, canzoni. La memoria di dei e spiriti sarà anche offuscata, ma quella dei libri non lo è mai. Le storie sono eterne.”

Consiglio la lettura a tutti e a tutte coloro a cui piacciono sia la cultura orientale (i titoli fantasy che troviamo nelle librerie sono soprattutto di ispirazione culturale giapponese e/o cinese) sia, più in generale, i retelling, i miti e i romanzi in cui si intrecciano storie dentro le storie, come ad esempio: le duologie Spin the dawn di Elizabeth Lim, Queste gioie violente di Chloe Gong, La moglie del califfo di Renee Ahdien; le trilogie Rebel di Alwyn Hamilton, L’orso e l’usignolo di Katherine Arden e l’autoconclusivo Il silenzio dell’acqua di Lousie O’Neill. Ma la particolarità de La ragazza che cadde in fondo al mare è la base coreana, un piacevole arricchimento per le lettrici e i lettori.

Ringrazio la casa editrice Mondadori per la copia digitale e per la lettura in anteprima di La ragazza che cadde in fondo al mare, in cambio di un’onesta opinione e ringrazio la nostra Francesca per aver organizzato l’evento.

Non mi resta che augurarvi buone letture.
Elena



Photo credit: @tsundoku_bookstyle

giovedì 14 luglio 2022

Review Tour: "L'impero di sabbia" di Tasha Suri

Buongiorno, lettor*! ^^
Oggi è il mio turno per parlarvi di un romanzo che ho davvero adorato, L’impero di sabbia, di Tasha Suri, un inaspettato colpo di fulmine. Sono rimasta sorpresa mi abbia presa così tanto, si è rivelata una gran bella lettura, una delle migliori dell’anno, addirittura. Ultima tappa per questo Review Tour, ringrazio i blog che hanno affiancato il mio in questa avventura e vi invito a leggere le loro recensioni, e un ringraziamento speciale alla casa editrice per la copia omaggio in cambio di un’onesta opinione.

L'impero di sabbia
di Tasha Suri

Prezzo: 9,99 € (ebook) 18,00 € (cop. rigida)
Pagine: 372
Genere: fantasy
Editore: Fanucci
Data di pubblicazione: 1 giugno 2022

Gli Amrithi sono stati emarginati; nomadi discendenti dagli spiriti del deserto, sono ambiti ma anche perseguitati in tutto l’Impero per il potere del loro sangue. Mehr è la figlia illegittima di un governatore imperiale e di una esiliata Amrithi che lei riesce a malapena a ricordare ma da cui ha ereditato il volto e la magia. A sua insaputa, può manipolare i sogni degli dèi per alterare il destino del mondo. Quando il potere di Mehr attira l’attenzione dei mistici più temuti dell’Imperatore, viene costretta a sottostare al loro servizio: sono determinati a sfruttare la sua magia per la gloria dell’Impero. Sarà costretta a usare ogni grammo di volontà, di cuore e d’intelligenza per resistere alla crudeltà dei mistici e salvare il suo popolo da una sicura estinzione. Se dovesse fallire, gli dèi stessi potrebbero risvegliarsi in cerca di vendetta...

Quando si parla di cultura orientale ho notato che si tende sempre a fare un po’ di confusione o a inglobarne di diverse solo per un certo tipo di atmosfera similare. In questo romanzo abbiamo senza dubbio un’ambientazione desertica e suggestiva che può richiamare alla mente libri come L’Impero di Ottone, The Midnight Sea, Rebel, ma che fondamentalmente non hanno nulla a che vedere con esso, se non appunto soltanto il deserto. A lettura ultimata, posso dire di aver letto un romanzo che sì, celebra il mondo orientale e il suo fascino ma lo fa in modo del tutto originale rispetto ad altri già pubblicati. Non mi era mai capitato di leggere un libro che fosse ispirato alla cultura indiana, che è quella che ritroviamo ne L’impero di sabbia, e ne sono rimasta talmente incantata da essermi lasciata rapire, senza indugi, dalla penna dell’autrice. Tasha Suri ci fa immergere completamente nel suo mondo fatto di tradizioni, riti, religione, credenze popolari e molto altro e lo fa nella maniera migliore possibile. Il suo racconto è intenso, appassionato e accurato e mai per un secondo si riesce a distogliere gli occhi, tanto sono catalizzati dalla suprema bellezza di ciò che scorre loro sotto. Si potrebbe imputare una certa lentezza al romanzo, soprattutto nella prima parte, ma io vi giuro che non l’ho mai percepita, per me tutto è sembrato avere il ritmo adeguato per far prendere confidenza con il mondo narrato, con i protagonisti, con la storia. Non è uno di quei romanzi in cui il worldbuilding resta sullo sfondo o viene liquidato con qualche descrizione qui e là, ma uno in cui la cornice cammina di pari passo con la trama, senza abbandonare mai il lettore. Ti accompagna dall’inizio alla fine permettendoti di sentirti sempre parte di ciò che si sta narrando, totalmente sprofondato nel mondo descritto. Tasha Suri mi ha deliziata con L’impero di sabbia in un modo che non avrei mai creduto. E non è stato solo il worldbuilding a conquistarmi ma ogni singola cosa. Ogni dettaglio. Anche pensando ai protagonisti ritengo di non aver mai incontrato dei protagonisti come loro, con un carattere così diverso da quello a cui sono abituata a imbattermi nei romanzi fantasy che leggo. E non potrei che esserne più felice, perché davvero ogni tanto ho bisogno di respirare novità, originalità o rischio di avere l’impressione di leggere sempre le stesse cose e stancarmi.

La storia di Tasha Suri ha inizio a Irinah, un luogo immerso nel deserto dove sorge il palazzo in cui vive Mehr. Mehr è figlia illegittima del Governatore di Irinah e ha sangue misto. Da parte di padre è Ambhan e da parte di madre naturale è Amrithi. Ma il sangue della madre è la parte di sé che deve tenere nascosta perché l’Imperatore ha fatto perseguitare gli Amrithi, discendenti dei daiva, e così lei e la sorella sono tenute al sicuro all’interno del palazzo. A Mehr è vietato mostrare quella parte di sé ritenuta selvaggia e pericolosa, non può usare il potere che serba dentro, non può concedersi i riti del suo clan, non può mostrarsi a nessuno a volto scoperto mentre danza durante la tempesta. Mehr non può essere fino in fondo se stessa e questa cosa la tortura. Lei è molto legata alle tradizioni della madre e non vuole rinunciarci, ma per il bene della sorella e della sua famiglia accetta di essere cauta e fa quel che può per non mettere in pericolo nessuno. Anche la matrigna non fa che redarguirla e ricordarle qual è il suo posto, lei che sembra odiarla così tanto ma che allo stesso tempo tiene alla sorella Arwa ed è più che decisa a plasmarla a proprio piacimento, come non le è stato possibile fare con lei. Quando una sera, durante la tempesta del fuoco dei sogni, Mehr non resiste e cede alla danza del rito Amrithi, un rito che aveva promesso di celebrare in onore della madre - esiliata dal Governatore e mai più tornata a Irinah - ma anche per rintracciare l’amica Lalita in pericolo, Mehr attira attenzioni che non avrebbe dovuto attirare e si ritrova, dopo poco, a doversi unire ai mistici di Maha e a sposare un perfetto sconosciuto. Divisa sempre tra dovere e desiderio di affermazione della propria identità, Mehr deciderà di fare ciò che è meglio per la sua famiglia, senza perdere mai l’intenzione di ribellarsi agli obblighi cui è costretta e provando a fare una sorta di doppio gioco nei riguardi dell’Impero e del Maha, con la complicità di Amun, suo sposo e nuovo, inaspettato alleato.

Ho molto apprezzato il rapporto che si è creato tra i due. Dopo la diffidenza iniziale, riescono pian piano a fidarsi l’uno dell’altra, a comprendersi, soprattutto perché molto simili e uniti da scopi comuni. Nessuno dei due vuole quel matrimonio ma riescono a trovare un punto di incontro e a deformare la verità per ingannare e sopravvivere. La loro è una storia d’amore a fuoco lento, oserei dire, e aggiungerei anche finalmente, perché sono quelle che preferisco. Amun si è rivelato un gran bel personaggio, che potrebbe sembrare un po’ freddo inizialmente ma a tutto c’è una ragione. Amun porta addosso i segni di giuramenti fatti a Maha, giuramenti ai quali è legato in maniera indissolubile. Ha imparato a gestire quella sorta di schiavitù e ne insegnerà a Mehr i trucchi e i segreti. Questa sua onestà, questo suo modo di essere presente e sincero l’ho trovato meraviglioso. Mi ha davvero destabilizzata Amur, un personaggio che, come Mehr, trova il modo di opporsi al crudele giogo di Maha ma con avvedutezza.  Ho amato moltissimo anche il personaggio di Mehr, che è remissivo solo apparentemente; Mehr è in realtà una ragazza combattiva e intelligente, ha il fuoco dentro ed è un fuoco che tiene a bada solo per il bene delle persone che ama. È rispettosa, prudente e saggia e quando commette un errore la sua costernazione è profonda e la porta a non ripetere gli stessi sbagli ma a imparare da essi e trovare rimedio. Mehr sa giudicare ciò che è giusto da cosa è sbagliato, ha una capacità di discernimento molto interessante, come è interessante il modo in cui apprezza ciò che è senza averne timore.

<<Dipingono ciò che credono io voglia far vedere al resto del mondo>> disse Mehr. Una donna che apparisse bella agli occhi dell’Impero. Una donna Ambhan pura. <<Ma nel mio caso si sbaglierebbero. Io mi piaccio così come sono>>.

Mehr è felice di essere sia Ambhan che Amrithi, non prova fastidio per il colore della sua pelle, più scura rispetto quella degli Ambhan e considerata dai più meno attraente, non teme nemmeno le sue origini, sebbene non le conosca a fondo e abbia ancora da approfondirle. Mehr è se stessa in tutto e per tutto ed è una caratteristica che me l’ha fatta apprezzare come pochi altri personaggi al mondo. Seguirete le sue vicende con trepidazione, perché l’autrice riesce a tenere sempre vivo il livello di coinvolgimento e ad aggiungere mano a mano dettagli sempre più intriganti alla sua storia. L'impero di sabbia mi ha fatta innamorare. Mi sono innamorata del deserto, come Mehr, mi sono innamorata dei riti danzati e del modo in cui la cultura e le tradizioni indiane sono avviluppate alla storia, mi sono innamorata dell’autrice e della sobria bellezza della sua prosa, del mondo incantevole che ha creato, in cui non mancano creature magiche, misteri, inganni, segreti, intrighi politici e legami profondi. Ne ho apprezzato le tematiche con spunti di riflessione sulla persecuzione, sulla diversità, sull'identità, i personaggi e le loro evoluzioni, la complessità della storia dietro l’apparente semplicità. L’impero di sabbia è stata una lettura che mi ha soddisfatta pienamente e non vedo l’ora di proseguire e scoprire il secondo libro che, se non erro, è dedicato ad Arwa. Davvero una bella scoperta Tasha Suri e una ventata d’aria fresca questo suo mondo magico e suggestivo. Consiglio assolutamente la lettura!

Fonte immagini: Pinterest

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