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martedì 31 ottobre 2023

Review Party: "Wolfsong" di TJ Klune (a cura di Giulia)

Buongiorno, lettor*! ^^
Ultimo giorno di ottobre oggi e, finalmente, Halloween. Nei giorni scorsi abbiamo pubblicato alcune recensioni a tema e anche quella di oggi cade abbastanza a pennello perché Wolfsong non è solo una storia d'amore ma anche una storia di creature fantastiche, pericolose e oscure, sebbene il fulcro del romanzo sia ben altro. Il libro che ha decretato il successo di TJ Klune esce oggi in una nuova veste per la casa editrice Mondadori. Scoprite tutte le opinioni di questo evento, tra cui quella della nostra Giulia, che ha letto di Oz e Joe e se n'è innamorata.
Un ringraziamento alla casa editrice per la copia digitale omaggio in cambio di un'onesta opinione.

Wolfsong
di TJ Klune

Prezzo: 11,99 € (eBook) 19,00 € (cop. flessibile)
Pagine: 624
Genere: fantasy, urban-fantasy, lgbt+
Editore: Mondadori (collana Oscar Fantastica)
Data di pubblicazione: 31 ottobre 2023
Acquista su: IBS, laFeltrinelli (link aff.)

Ox aveva 16 anni quando ha incontrato un ragazzo sulla strada verso casa. Il ragazzo che parlava, parlava e parlava. Soltanto in seguito scoprì che il ragazzo non aveva aperto bocca per quasi due anni prima di quel giorno. Ox aveva 23 anni il giorno in cui la morte arrivò in città, scavandogli un vuoto nella testa e nel cuore. Il ragazzo rincorse il mostro con lo sguardo assetato di vendetta, lasciando Ox a raccogliere i cocci. Sono trascorsi tre anni da quel fatidico giorno… e il ragazzo è tornato. Ma ora quel ragazzo è un uomo e Ox non può più ignorare il canto che ulula tra di loro.

Buongiorno a tutti e a tutte! Dopo una lunga settimana dedicata alle recensioni per Halloween, ecco qui una recensione che c’entra poco con questa festa paurosa, ma allo stesso tempo potrebbe essere azzeccata. Quando Franci ha proposto il review party di Wolfsong ero lì lì per rifiutare di leggerlo, però, vi dirò, menomale che non l'ho fatto perché si è rivelato il libro che faceva per me in questo momento.

Ho concluso di leggere questo libro in una notte e qualche ora del pomeriggio. Ebbene sì, 600 pagine volate via in meno di 6 ore! Wolfsong è un libro coinvolgente e che si fa apprezzare man mano che la storia va avanti. Devo dirvi che, in realtà, con la conclusione del primo capitolo ero molto scettica, perché non mi ha presa sin da subito, non è stato il classico colpo di fulmine, però più i capitoli scorrevano più io mi appassionavo della vita di Ox e più mi veniva voglia di non staccarmi dalle pagine.

Penso che ormai un po' tutti abbiate sentito parlare di Wolfsong e della sua trama, ma vi accenno qualcosa perché leggendola da Amazon vi assicuro che si capisce poco e nulla. Wolfsong è la storia di un ragazzo di nome Ox, che non ha una vita del tutto semplice, un padre ubriacone e poco equilibrato, con un lavoro che Ox ammira tanto ma di cui al legittimo interessato non importa nulla, tanto che un giorno prende e va via di casa, lasciando Ox e la madre pieni di debiti. Da quel momento in poi ne prende il posto all’interno della famiglia, andando a lavorare nell’officina di Gordo, un ragazzo che diventerà presto ben più di un fratello maggiore per il nostro protagonista.

Gli anni passano, Ox da bambino diventa un adolescente, e comincia a notare che nella casa alla fine della sua stradina ogni tanto la luce è accesa. Un giorno, mentre sta tornando a casa da lavoro, un bambino lo aspetta all’inizio della stradina e lo accompagna a casa, un bambino strano che appena lo vede gli salta addosso e comincia ad annusarlo e a tempestarlo di domande. Un bambino che prima di allora non aveva mai visto, che scopriamo chiamarsi Joe, e che abita proprio nella casa abbandonata in fondo alla strada. Joe, quasi costringendo Ox, lo trascina a conoscere la sua famiglia. E da qui, in un certo senso, comincia la vera storia.

Joe e Ox sono due ragazzi completamente opposti, da un lato Ox è riservato, silenzioso e timido e dall’altro Joe esuberante, casinista e gioioso. La cosa che Ox non sa è che quel bambino da un anno non parlava con nessuno, era diventato l’ombra di quello che era e di quello che è da quando ha incontrato Ox per la prima volta, come se in lui avesse trovato il suo punto fermo, il suo legame, e grazie a questo fosse riuscito in qualche modo a superare le sue paure. Ho amato alla follia il personaggio di Joe, un bambino che vediamo crescere, sbocciare e affrontare le sue paure e i suoi demoni. Quello che Ox non sa di questa famiglia è che ha un grande segreto, a noi lettori non proprio sconosciuto ma per Ox e per sua madre sarà una scoperta non da poco.

Il punto forte di questo libro è sicuramente la famiglia e tutti i legami che ne conseguono, il trope found family è quello principale, e se non ci fosse questo legame che va oltre il sangue e la parentela questa storia davvero non avrebbe senso. Il legame tra Ox, Joe, Gordo, Carter, Mark e Kelly è davvero fortissimo, un legame che va oltre ogni immaginazione. Nel giro di pochi mesi, questi ragazzi trovano davvero un porto sicuro al quale aggrapparsi, degli amici a cui poter confidare i propri problemi e con cui potersi divertire.

“Ox, ti rivelerò un segreto. Okay?”
“Certo”
“Sono sempre i più silenziosi quelli che hanno cose più importanti da dire. Comunque sì, credo che saremo amici.”

Una trama semplice che si articola e si complica sempre di più con il trascorrere dei capitoli. Attraverso le varie avventure di Ox, veniamo a conoscenza di cose del passato irrisolte, problemi che li stanno raggiungendo che devono essere risolti una volta per tutte. Una storia interessante sia dal punto di vista della storia familiare, sia dal punto di vista dell’avventura, anche se per quasi metà libro assistiamo a ben poca azione, diciamo che la parte incentrata più sulla missione finale è la seconda, dove si vengono a scoprire un po' tutte le verità nascoste.

I personaggi sono sicuramente molti e non è facile introdurre così tanti personaggi quasi contemporaneamente senza creare un minimo di confusione, infatti se devo essere sincera ho avuto bisogno di 3-4 capitoli per riuscire a distinguere tutti con le proprie caratteristiche e il proprio carattere; nei primi capitoli ho fatto un po' di difficoltà a collegare le varie vicissitudini. Devo dire però che li ho amati un po' tutti, naturalmente i personaggi perfetti non si possono creare, e questi, seppur con qualche difetto, mi hanno conquistata quasi tutti, soprattutto Gordo e Mark, tant'è che non vedo l’ora di leggere il libro dedicato a loro due.

Il fatto che questa storia mi abbia conquistata è un dato oggettivo che traspare perfettamente da questa mia recensione, in conclusione volevo soltanto dirvi di fare un pensiero su questo libro perché ne vale veramente la pena. Vi sentirete avvolti, durante la lettura del romanzo, da uno strato di protezione che non si spezzerà mai, un legame che diventa sempre più forte man mano che i nostri personaggi crescono, una storia d’amore che ha fondamenta nel soprannaturale, inspiegabile agli occhi di chi non conosce la vera storia, ma così puro che non potrete fare altro che innamorarvene.




Giulia


Photo credit: @_gbooklover_
Fonte immagine: Pinterest
Banner: @dolcicarloni

venerdì 7 luglio 2023

Review Party: "Nella vita dei burattini" di TJ Klune (a cura di Elena)


Buongiorno, lettor*! ^^
In questa settimana pienissima, arriva un nuovo Review Party, dedicato stavolta a Nella vita dei burattini, di TJ Klune, autore amatissimo per le sue storie originali. Scopriamo oggi il suo ultimo lavoro, pubblicato da Mondadori, che si discosta abbastanza dai precedenti ma che porta sempre l'impronta indelebile del suo stile magico e commovente. Leggete l'opinione di Elena e fateci sapere il vostro parere ;) A presto!

Nella vita dei burattini
di TJ Klune

Prezzo: 9,99 € (eBook) 19,00 € (cop. rigida)
Pagine: 456
Genere: fantascienza
Editore: Mondadori
Data di pubblicazione: 20 giugno 2023
Acquista su: IBS, laFeltrinelli (link aff.)

In una foresta antica e sperduta, in mezzo ad alberi maestosi, c'è una curiosa casetta in cui abitano tre robot: Giovanni Lawson, detto Gio, androide inventore; l'Infermiera Ratched, macchina per l'assistenza sanitaria dolcemente sadica; e Rambo, piccolo aspirapolvere ansioso. Insieme a loro il giovane Victor Lawson, unico essere umano della famiglia. La vita scorre tranquilla finché un giorno Vic trova e ripara un androide sconosciuto chiamato Hap, e scopre che lui e Gio condividono un oscuro passato. L'arrivo di Hap turba la serenità della famiglia, che fino a quel momento ha vissuto nascosta, svelandone la posizione agli agenti dell'Autorità a caccia di ribelli. Gio viene catturato e portato nella Città dei Sogni Elettrici, dove rischia di essere smantellato o, peggio, riprogrammato. E così, per salvarlo, Victor, Hap, Rambo e l'Infermiera Ratched si mettono in cammino attraverso un paese ignoto e ostile. Il viaggio sarà l'occasione per riflettere su ciò che distingue un cuore umano da un cuore meccanico, e Vic si troverà a compiere una scelta decisiva: sarà in grado di aprirsi all'amore, con tutto quello che comporta?

Le giornate calde estive continuano e durante le ore di riposo, insieme a un buon libro, la ricerca di luoghi freschi e rilassanti diventa una bellissima esplorazione. Ed è così che ho scovato un angolino in mezzo al verde, un boschetto al fresco e all’ombra di alti alberi, con il sottofondo del canto degli uccelli e il vento fra le foglie, un ambiente perfetto per immergersi nell’ultimo libro di T. J. Klune, Nella vita dei burattini, edito da Mondadori nella collana Oscar Fabula, con la traduzione di Benedetta Gallo e Paola Molica.

"Tra gli alberi c'era sicurezza, lontano dalle luci dure e accecanti e dalla cacofonia della città."

Nella vita dei burattini è un retelling di Le avventure di Pinocchio, di Carlo Collodi, un romanzo d’avventura fantascientifica e di formazione, condita dall’ironia e dalla commozione che caratterizzano le storie e la scrittura di T J Klune. La storia inizia con l'incontro tra un uomo di nome Giovanni Lawson “(che in verità non era affatto un uomo)” e una casa: un incontro che determinerà un nuovo scopo e innescherà una serie di rivelazioni e colpi di scena che collegheranno più di un destino. Dapprima la costruzione di un luogo lontano da tutto, in mezzo a una foresta antica e sperduta, tra gli abeti, i re incontaminati, che con il tempo divengono una dimora, un rifugio. Una casa troppo stipata e, soprattutto, troppo silenziosa. Come rimediare? Al primo problema, Giovanni, un essere che non prende scorciatoie e che vede il mondo in forme e disegni complessi, capisce che deve costruire la sua casa, non in orizzontale, ma guardando in su verso il cielo, in verticale. Una casa con più stanze sugli alberi, tutte collegate da ponti e ascensori di corda.

“E rimase in pace fino al giorno in cui cominciò a dolergli il petto. «Oh, ma pensa» disse. «Che strana sensazione. Brucia.»
Eseguì dei calcoli in laboratorio. Batteva sulla tastiera, con il piatto clac clac clac dei pulsanti che gli riecheggiava intorno.
«Capisco». [...] Guardò lo schermo, controllò i numeri. Era solitudine, pura e semplice. I numeri non mentivano, mai.”

Trascorreranno anni di silenzio, in cui Giovanni non desidererà altro che udire una voce diversa dalla propria. E un giorno come un altro, alla sua porta viene lasciato un bambino umano, Victor, la salvezza dal suo malessere chiamato solitudine. L’incontro tra i due è il rapporto cardine e il tema fondante del romanzo: una relazione basata sulla crescita, la conoscenza e l’amore tra un padre e un figlio. Una relazione che dietro l’amore nasconde oscure verità e menzogne, ma nonostante il passato, è una relazione forte e chiara, sincera e leale, in cui un padre e un figlio non potranno fare altro che sostenersi l’un l’altro. Un amore trasmesso e ricambiato per chi si è, difetti e malfunzionamenti inclusi. Due uomini che hanno molto in comune: la curiosità e il potere della creatività e di inventare: a uno piace creare e all’altro aggiustare, accomunati dall’incapacità di disfarsi di qualsiasi cosa.

“Giovanni iniziò a preoccuparsi quando vide che Victor cresceva, cresceva e cresceva, ma continuava a non parlare. Sapeva che il bambino lo ascoltava, era sicuro che capisse.
<Hai un difetto di programmazione?> gli chiese quando il piccolo aveva quattro anni. <Ho commesso un errore?>
[...] <No> disse allora. <Tu sei esattamente come dovresti essere. Non avrei dovuto chiederlo. Se esiste la perfezione in questo mondo, tu ne sei un esempio.>
Sentì di nuovo una fitta al petto, ma questa volta per una ragione completamente diversa. Giovanni non aveva bisogno di alcun calcolo. Sapeva cos’era. Era amore. E sebbene desiderasse più di ogni altra cosa che Victor gli dicesse una parola, non insistette.”

Da uno scenario arboreo alla Barone Rampante, ci ritroviamo catapultati in un mondo distopico, futuristico, fantascientifico, immersi in un deposito di rottami in mezzo a pile di detriti metallici. E conosciamo altri due componenti della squadra: Rambo, un minuscolo robot aspirapolvere, chiacchierone, in cerca d’affetto, che si angoscia per qualsiasi cosa, come la sporcizia e ogni genere di morte possibile e immaginabile, e la razionale e sarcastica Infermiera Ratched, un lungo rettangolo di metallo, dai cui lati fuoriescono una serie di tentatoli e vari strumenti chirurgici, con un monitor frontale come volto. E come sempre Klune, suo punto di forza, ci regala un trio di amici, con le proprie caratteristiche e personalità, a cui non ci si può che affezionare. Un sognatore malinconico ed empatico, un ossessivo compulsivo e una sociopatica, che insieme formano una squadra di carne e ossa, metallo e bulbi, follie, risate e riflessioni, con qualche rotella fuori posto.

“<Andiamo> li spronò Vic. <Dobbiamo fare in fretta. Quali sono le regole?> <Stare uniti!> strillò il robottino.
<Scappare se necessario> disse l’Infermiera Ratched.
<Non trastullarsi!>
<Non trapanare.>
<E, soprattutto, essere coraggiosi!>”

Al gruppo di amici, si aggiunge un altro misterioso e affascinante componente, che porterà con sé nuovi interrogativi e aprirà vecchie ferite. Cinque personaggi che da soli rimarrebbero oggetti ed entità singole con scopi ordinari e prescritti, ma che insieme formeranno una famiglia, che si sosterrà alla ricerca della propria “designazione”, il proprio compito, scopo e verità.

Una verità in frantumi, nascosta nelle profondità silenziose di un bosco, piena di sensi di colpa e omissioni. Una verità, che come schegge di vetro conficcate nella pelle, è diventata una ferita che dovrà essere riaperta e curata in modo sincero e in piena luce, percorrendo un lungo viaggio fisico e mentale. Un viaggio pericoloso, dove chiunque è pronto ad affondare i denti. Un viaggio metaforico, grazie al quale una famiglia potrà ritrovare la propria voce e parola, un’arma difficile ma necessaria da impugnare per ritrovare se stessi e il proprio nome. Trovare la “designazione”, un’identità, quel dono che rende ogni essere vivente unico e concreto, vivo. Una voce scaturita dalla memoria: Victor, la voce, con i suoi amici, persi e orfani di certezze e memoria, compiranno un viaggio, che li porterà in città davanti alla verità, davanti a Giovanni, personificazione della vacuità e fragilità della memoria. Rambo, l’Infermiera Ratched e Hap, personificano e rappresentano la ricerca di legami e connessioni, coloro che donano sostegno, contro la solitudine e la paura. Rappresentano quei legami che in potenza potrebbero portare amore od odio ma che, nella storia, diventano incontri cruciali, le amicizie vere che spronano, sgridano e salvano. Quei legami che l’essere umano non smetterà mai di ricercare e creare, con il rischio di diventare essi stessi dei pupazzi, dei burattini, senza più controllo dei fili e delle emozioni, che allo stesso tempo allontanano e avvicinano. Fili, che senza un cuore forte e fragile, divengono catene.

“<Gli umani erano allo sbando» rispose. «E soli. Non credo avessero la minima idea di quanto fossero soli. Perciò si misero di nuovo a costruire, a creare macchine che gli somigliassero sempre di più. Nonostante fossero circondati dai loro simili, erano comunque alla ricerca di una connessione. In un certo senso, erano come degli dei, dotati del potere della creazione.>”

In Nella vita dei burattini l’aspetto più debole è l’ambientazione fantascientifica, trattata più in superficie, basandosi sulle citazioni, come i romanzi di Asimov sull’intelligenza artificiale e sulla coscienza, la letteratura per l’infanzia tra Pinocchio e Il Mago di Oz, un affascinante inventore alla Anakin Skywalker, i film nostalgici del secolo scorso e una colonna sonora con le note della musica “degli ingranaggi di vita” del genere del Blues. Tra questi omaggi alle creazioni umane, troviamo i tratti di un romanzo di formazione, una storia intimista ed etica, in cui ci si interroga, letteralmente con dialoghi quasi socratici e filosofici, sulla natura dell’essere umano: il porsi domande e ricercare possibili risposte, i “perché” dell’evoluzione, della capacità di sognare e sperare, del destino e del significato di perdono e del tempo, della fortuna e del concetto di mortalità e memoria, il cui potere risiede nella lotta tra cuore e mente. Ci si interroga, anche, sui lati oscuri dell’umanità: l’egoismo, l’avidità, l’onnipotenza e l’autodistruzione. Il credersi illogicamente immortali e superiori agli eventi, portando solo odio e paura verso ciò che non si conosce.

“<Cantano, ballano, ridono e si innamorano. Il paradiso. La vita poteva essere bellissima, anche se c’era chi faceva del proprio meglio per radere al suolo ogni cosa. Alcuni dedicavano la propria esistenza ad aiutare il prossimo. Ma c’erano altri che sparavano nei deserti e nelle scuole, chiudevano le frontiere in faccia a chi cercava un rifugio, e promulgavano regole e leggi volte a colpire i più deboli.>”

Nella vita dei burattini diviene, così, romanzo che è allo stesso tempo nostalgico e promemoria di ciò che può creare di bello la mente umana, ma anche un romanzo monito e promemoria dell’attualissimo tema della decadenza e della distruzione portata dall’essere umano, causata dal mancato rispetto verso la natura e il pianeta stesso e dall’avanzare senza controllo e irresponsabile del progresso.

T J Klune trasporta con il suo stile scorrevole, dialogico e particolare, fatto di onomatopee e parole ripetute, in un romanzo sfaccettato tra la fiaba e la fantascienza, non lento, che alterna momenti di dialoghi a momenti dinamici, in una storia circolare, piena di colpi di scena e di azione, di riflessione e di pausa. Come la quotidianità di ognuno di noi.

“<Avevano paura l’uno dell’altro. Di se stessi. Giudicavano chi non era come loro. Egoisti, crudeli e, peggio di ogni cosa, indifferenti. Nessuna civiltà può sopravvivere all’indifferenza. Si diffonde come un veleno, trasformando l’ardore in apatia, un’infezione catastrofica la cui cura richiede più di ciò che gran parte della gente è disposta a dare.>”

Ringrazio la casa editrice Mondadori per la copia digitale e per la lettura in anteprima di Nella vita dei burattini, in cambio di un’onesta opinione e ringrazio Silvia di I miei sogni tra le pagine per aver organizzato l’evento.

Non mi resta che augurarvi buone letture.


Elena


Photo credit: @tsundoku_bookstyle

giovedì 9 febbraio 2023

Recensione: "La casa sul mare celeste" di TJ Klune (a cura di Melz)

 
Buongiorno, lettor* caffeinomani! ^^
Oggi la nostra Melz ci parla di uno dei libri più amati di TJ Klune, La casa sul mare celeste, una storia delicata che parla di diversità e molto altro. Scopritela nella recensione che segue e fateci sapere se avete letto il libro e cosa ne pensate. A presto! ;)

La casa sul mare celeste
di TJ Klune

Prezzo: 9,99 € (eBook) 18,00 € (cop. rigida)
Pagine: 348
Genere: fantasy
Editore: Mondadori
Data di pubblicazione: 13 luglio 2021

Linus Baker è un assistente sociale impiegato al Dipartimento della Magia Minorile. Il compito che esegue con scrupolosa professionalità è assicurarsi che i bambini dotati di poteri magici, cresciuti in appositi istituti in modo da proteggere quelli "normali", siano ben accuditi. La vita di Linus è decisamente tranquilla, per non dire monotona: vive in una casetta solitaria in compagnia di una gatta schiva e dei suoi amati dischi in vinile. Tutto cambia quando, inaspettatamente, viene convocato nell'ufficio della Suprema Dirigenza. È stato scelto per un compito inconsueto e top secret: dovrà recarsi su un'isola remota, Marsyas, e stabilire se l'orfanotrofio diretto da un certo Arthur Parnassus abbia i requisiti per rimanere aperto. Appena mette piede sull'isola, Linus si rende conto che i sei bambini ospitati nella struttura sono molto diversi da tutti quelli di cui ha dovuto occuparsi in passato. Il più enigmatico tra gli abitanti di Marsyas è però Arthur Parnassus, che dietro ai modi affabili nasconde un terribile segreto. Un'incantevole storia d'amore ambientata in una realtà fantastica, meravigliosamente narrata, su cosa significhi accorgersi che, a volte, si può scegliere la vita che si vuole. E, se si è abbastanza fortunati, magari quella vita ci sceglie a sua volta.

Benvenuti nella recensione del libro più delicato che abbia mai letto. Ho atteso molto prima di affacciarmi a TJ Klune, dato il troppo hype sulle piattaforme social di questo racconto, avevo paura di restare delusa e che questo non fosse il mio genere: un fantasy non troppo fantasy. Ma mi sono ricreduta e non poco.

Linus Baker è un’assistente sociale impegnato nel dipartimento di magia minorile. È solitario, dedito al suo lavoro che svolge in maniera molto meticolosa e le sue giornate trascorrono tra essa e la calma della sua piccola dimora. Tutto cambia quando viene convocato nell’ufficio della suprema dirigenza: Linus dovrà svolgere un ruolo segretissimo a Marsyas, un’isola remota, in un orfanotrofio diretto dall’eccentrico Arthur Parnassus. Qui Linus dovrà capire se la struttura ha tutte le carte in regola per restare aperta. Appena metterà piede sull’isola, Linus capirà di avere a che fare con un posto diverso, con bambini molto differenti da quelli incontrati durante il suo lavoro, ma sarà proprio il signor Parnassus quello più enigmatico che nasconde un segreto dietro i suoi modi gentili.

All’inizio della mia recensione ho definito La casa sul mare celeste un fantasy non troppo fantasy. Questo per la ragione che il romanzo ha tutte le caratteristiche del genere, da creature straordinarie a magie sconosciute, ma non parla di guerra, non parla di sconfiggere l’acerrimo nemico di turno. Credetemi, ricorda Harry Potter solo per il fatto che ci sono magia e bambini speciali. Io lo definirei un ibrido che coinvolge anche il genere “romanzo di formazione”. Tramite i dialoghi tra i personaggi e i pensieri di Linus, capiamo piano piano che questo libro non parla di magia, ma di persone. Parla del non sentirsi accettati, del sentirsi soli, del dolore e dell’amore.

“Hanno paura di ciò che non capiscono. E la paura di trasforma in odio per ragioni che, sono sicura, sfuggono anche a loro. Visto che non capiscono i bambini ne hanno paura, e visto che ne hanno paura li odiano”.

Empatizzare con i personaggi è inevitabile, soprattutto per chi nella vita si è sentito più volte fuori posto, diverso o, semplicemente, solo. Linus è il ritratto di una figura insicura che si rifugia nel suo lavoro e lo svolge al massimo per colmare la solitudine che lo circonda. E sembra andargli bene così finché non capisce che il problema è non essersi mai davvero sentito a casa, non aver mai trovato un suo posto. Conoscere bambini come lui, ma che al contrario di lui hanno trovato il loro posto lo cambierà lentamente dall’interno. Ogni personaggio, descritto in maniera egregia, ha un suo perché e rappresenta tanti tipi di diversità.

Lo stile di Klune mi ha permesso di immergermi subito nella storia di Linus quasi fosse la mia. I dialoghi sono sempre stati credibili e le descrizioni di tutti (decisamente particolari, trattandosi di creature non convenzionali) sono naturali e mai a mo’ di elenco. Noi vediamo tutto con la meraviglia degli occhi di Linus, conosciamo tramite lui personaggi e situazioni. In un certo senso è come se svolgessimo il sopralluogo con lui.

“Soltanto perché lei non si scontra tutti i giorni con i pregiudizi, non significa che per il resto di noi non esistano”

La domanda iniziale di Linus è “questo orfanotrofio ha tutto per restare aperto”, ma per noi e per lui la questione si trasformerà in “quanto può far male il pregiudizio?”. E’ proprio per questo che credo di essermi emozionata come non mi capitava da molto tempo. Mi sono sempre sentita fuori posto, poco considerata, come per Linus “la vita gli aveva insegnato che, se evitava di parlare, spesso, la gente si dimenticava che fosse lì, o addirittura che esistesse”. Per chi è stato invisibile questo libro è, sì, una coccola, come dice la quarta di copertina, ma anche una pugnalata in molti punti. Bisogna leggerlo con la mente e il cuore completamente spalancati.

Perciò lo consiglio a chi è pronto. La delicatezza di La casa sul mare celeste vi aspetta per farvi capire che non dobbiamo per forza essere vittime degli eventi, ma che possiamo scegliere la vita che si vuole. E, se si è abbastanza fortunati, magari quella vita ci sceglie a sua volta.
Voto: cinque tazzine perché non ne ho di più.


Melz


Fonte immagini: Pinterest

martedì 24 maggio 2022

Review Party: "Sotto la porta dei sussurri" di TJ Klune (a cura di Elena)

 
Buongiorno, lettor*!
Oggi Coffee&Books partecipa al Review Party di "Sotto la porta dei sussurri", di TJ Klune, con la recensione di Elena. Il romanzo è un fantasy con tematiche lgbtqia+ molto care all'autore ed è, come sempre, una dolce coccola. Scoprite cosa ne pensa Elena e fateci sapere il vostro parere ;) 

Sotto la porta dei sussurri
di TJ Klune

Prezzo: 9,99 € (eBook) 19,00 € (cop. rigida)
Pagine: 408
Genere: fantasy, lgbtqia+
Editore: Mondadori (collana Oscar Fabula)
Data di pubblicazione: 17 maggio 2022

Quando un mietitore va a prenderlo al suo stesso funerale, Wallace comincia a sospettare di essere morto. E quando Hugo, il proprietario di una singolare sala da tè, si offre di aiutarlo ad "attraversare", Wallace capisce che, sì, deve proprio essere morto. Ma Wallace non si rassegna ad abbandonare una vita che sente di avere a malapena attraversato ed è deciso a vivere fino in fondo anche un piccolo scampolo, anche una breve parentesi di esistenza che, se vissuta pienamente, può farsi intera.

Con l’arrivo dei primi caldi della stagione estiva, i sospirati venticelli e il desiderio di vacanze, approda nelle librerie italiane (uscito da pochi giorni, il 17 maggio), Sotto la porta dei sussurri, il nuovo romanzo di TJ Klune, pubblicato da Oscar Mondadori, nella collana Oscar Fabula, tradotto da Benedetta Gallo.  È difficile catalogare questo romanzo in un genere specifico: romanzo di formazione? Fantasy? Romance? Fantascientifico? Realismo magico? TJ Klune è uno degli autori più importanti di narrativa fantasy e romance con personaggi protagonisti e tematiche LGBTQ+ in primo piano, trattati con naturalezza, senza forzature, in una “norma” inclusiva nella narrativa di genere. Indipendentemente dal genere in cui lo collocherete, Sotto la porta dei sussurri, è un romanzo esistenzialista, intimo, che scava a fondo: apre crepe, ricordi, paure ed emozioni, come era già successo con La casa sul mare celeste.

“So che quando muore qualcuno bisognerebbe comportarsi in un certo modo e provare determinate sensazioni, ma io sono qui per dirvi che sono tutte stronzate.”

Questo secondo romanzo, rispetto al primo, è una storia che abbatte i comportamenti precostituiti e i tabù sul parlare liberamente di morte, suicidio, lutto e depressione: l’autore tratta i temi con semplicità, ironia e rispetto, senza togliere alle tematiche la loro dignità né snaturando o romanzando avvenimenti che fanno soffrire e commuovere, che non lasciano indifferenti, ma che colpiscono e fanno riflettere a ogni età. Non è una storia semplice, né per tutt*, né adatta a qualsiasi luogo o momento. Come riporta e ricorda l’autore stesso prima di narrarci questa nuova avventura: “Questa storia parla di vita e amore, ma anche di perdita e dolore. Si discute della morte nelle sue forme più diverse – morti serene, morti inaspettate, suicidi. Siete pregati di leggere con attenzione.” Ci sono storie che bisogna accoglierle nel momento giusto, non solo per apprezzarle, ma per viverle al meglio. E Sotto la porta dei sussurri è uno di questi.

“<<Tu capisci la morte?>>
No che non la capiva. Sapeva cos’era, conosceva il significato della parola, ma era un’entità nebulosa.”

Fin dalle prime battute conosciamo il protagonista Wallace Price: un uomo che odia le persone che piangono e che considera l’allegria un inconveniente che intralcia il lavoro. È un uomo considerato da tutti coloro che gli stanno attorno freddo e calcolatore, opportunista e ambizioso, che non si fida di nessuno. Insomma, un degno erede del Signor Scrooge dickensiano, che vive in un suo mondo senza luci, un mondo che si è creato su misura in modo schematico e logico, secondo le proprie regole. Il suo cielo buio inizia a punteggiarsi con le prime stelle fioche grazie allo scontro di emozioni, che afferma di non aver mai provato prima: la paura verso l’ignoto e l’imprevisto, una paura che rischia di inghiottirlo. Il suo cielo, però, inizia a lampeggiare e a brillare soprattutto con i primi incontri: Meiying, detta Mei, con il compito di riportarlo a casa, una mietitrice, una raccoglitrice di anime e un’aiutante, una sorta di Virgilio e portatrice di un bagaglio culturale cinese molto interessante. Hugo, una guida per l’attraversamento, che ricopre il ruolo di traghettatore come nella tradizione mitologica greca, ma diverso nella descrizione e nel carattere: eccentrico, amante dei tè e del suo rito, ed empatico “fino all’eccesso”. Colui che dovrà rispondere alle domande e condurre le anime verso la nuova vita. E poi Nelson, Cameron e tante e tanti altri... Personaggi che si scopriranno e sveleranno senza dare giudizi né essere giudicati, mostrando la loro unicità e a cui non si farà altro che donare il proprio cuore. Un personaggio degno di nota, come nella migliore tradizione narrativa di Klune, è la casa, rappresentata magnificamente nella copertina del romanzo. “Un edificio che dava l’impressione di essere iniziato con un progetto, che poi i costruttori avevano deciso di abbandonare a metà strada per andare in una direzione completamente diversa.” Oggettivamente un palazzo che sembrava assemblato da un bambino che ha impilato alla rinfusa mattoncini di forme, materiali, colori e dimensioni diverse, creando una struttura oblunga, dando l’impressione di precarietà, come se dovesse cadere al minimo soffio di vento. Una casa da fiaba, minacciosa e pericolosa, ma che invece, dietro alla metafora della precarietà della vita, dei sentimenti e dei pensieri, nasconde la forza, il coraggio di stare in piedi, di ricostruirsi e riscoprirsi. Una casa emblema in cui si respira salvezza e realtà.

“È uno di quei momenti in cui sembra che stiamo parlando di una cosa ma in realtà cerchi di dirmi qualcos’altro?”

E davanti a una buona tazza di tè, che sa “Di memoria. Di casa. Di giovinezza. Di tradimento. Agrodolce e bollente”, le e i personaggi intavolano conversazioni “pseudo-intellettuali”, tra commozione e risate, fiducia e rispetto: uno scambio di battute onesto, sincero e reale. Domande e dubbi che in un momento della nostra vita ci siamo posti o in futuro potremmo porci. Riflessioni che non fanno sentire piccol*, ma ancorat* al mondo e alla quotidianità. Battaglie verbali dirette sulla vita, la libertà di scelta, le cause e i motivi di eventi traumatici, la ricerca della verità, l’aiuto, l’accompagnamento, il fallimento. I perché.

“Non sapeva di cosa aveva bisogno. Non riusciva a pensare lucidamente. Tentò di razionalizzare, di trovare qualcosa a cui aggrapparsi. E quando finalmente lo trovò, veniva da dentro, un ricordo dimenticato che risorgeva come un fantasma.”

Esistono molti romanzi che trattano il tema della morte e del lutto: Klune non usa toni macabri né horror. Ciò che rende speciale questo libro è il modo in cui l’autore ci regala questa storia, come racconta le tematiche con uno stile narrativo scorrevole, frasi concise e brevi. Uno stile asciutto ma non per questo privo di emozioni. Smembra cliché, pregiudizi, stereotipi. Uno stile che include e racchiude promemoria. La semplicità con cui ci narra e ci trasporta in storie delicate e importanti, nonostante i temi trattati, è data inoltre dalle e dai personaggi, le loro relazioni e soprattutto dalle loro parole. L’autore alterna dialoghi a passaggi di descrizione, mai pesanti, anzi suggestivi, regalando una fotografia di dove si stanno svolgendo le scene, come la casa o scene di disfacimento, decadenza, tra tinte gotiche e creepy, un horrorifico che non mette paura o spavento, ma intimorisce e carico di metafore, di significati.

“Alla prima tazza di tè, siamo due estranei. Alla seconda tazza di tè, sei mio gradito ospite. Alla terza tazza di tè, siamo una famiglia.”

In conclusione, come tutti i romanzi di Klune che ho letto, anche Sotto la porta dei sussurri ha conquistato il mio cuore, emozionato e fatta sentire a casa. Un cammino e un percorso, che insieme a Wallace, si impara a trovare e ritrovare il proprio tempo d’attesa. Non è un’analisi di come si è trascorsa la propria vita, una retrospettiva di rimpianti e di “se”, il bilancio di ciò che si è creato, le vittorie e le sconfitte, gli aspetti belli e le perdite. Né è solo un percorso di miglioramento per diventare più buone e buoni: è, invece, la riscoperta di sé, portare fuori ciò che nascondiamo, con i propri tempi e modi, ma soprattutto il valore dell’unicità, di essere unico e irripetibile grazie anche all’aiuto altrui. Disimparare per scoprirsi davvero.

“Bisogna ricominciare da zero. Devi imparare a ingannare te stesso per credere nell’inaspettato.”

Consiglio la lettura a tutti e a tutte coloro a cui interessano le tematiche romanzate (nel senso positivo del termine e del valore aggiunto di essere narrate sotto forma di romanzi scritti e grafici) della morte, del dolore, del lutto e a coloro che hanno amato (ad esempio) La biblioteca di mezzanotte di Matt Haig e Quel che affidiamo al vento di Laura Imai Messina, o anche i fumetti I kill giants di Joe Kelly e Ken Niimura e Il piccolo Caronte di Sergio Algozzino e Deborah Allo. Ulteriore suggestione sono le serie tv come The good place o After life, e influenzata dalla korean wave, per generi e temi trattati, i drama Doctor John e Tomorrow.

Ringrazio la casa editrice Mondadori per la copia digitale e per la lettura in anteprima di Sotto la porta dei sussurri in cambio di un’onesta opinione e ringrazio Valeria di “This Lady of the books” per aver organizzato l’evento.

Ps. Per coloro che hanno letto ed amato La casa sul mare celeste, aguzzate la vista e osservate attentamente la parete delle fotografie, mentre per gli appassionati della serie Green Creek, osservate con attenzione i clienti!

Non mi resta che augurarvi buone letture.

Elena


Photo credit: @tsundoku_bookstyle
Immagini: Pinterest

domenica 18 luglio 2021

Review Party: "La Casa sul Mare Celeste" di TJ Klune

 
Buongiorno, lettori, e buona domenica! ^^
Oggi tocca a me parlarvi del nuovo romanzo di TJ Klune arrivato in Italia, “La Casa sul Mare Celeste”, edito Oscar Mondadori, per la nuova collana Fabula. Si conclude con questa mia recensione anche il Review Party organizzato da Valeria di This Lady of the Books, ma vi consiglio di passare a leggere tutte le recensioni precedenti, se ve ne siete persa qualcuna, perché sono splendide. Ringrazio la casa editrice per la copia digitale omaggio, in cambio di un'onesta opinione.

La Casa sul Mare Celeste
di TJ Klune

Titolo originale: The House in the Cerulean Sea
Prezzo: 9,99 € (eBook) 18,00 € (cop. rigida)
Pagine: 348
Genere: fantasy, LGBT+
Editore: Mondadori (collana Oscar Fabula)
Data di pubblicazione: 13 Luglio 2021

Linus Baker è un assistente sociale impiegato al Dipartimento della Magia Minorile. Il compito che esegue con scrupolosa professionalità è assicurarsi che i bambini dotati di poteri magici, cresciuti in appositi istituti in modo da proteggere quelli "normali", siano ben accuditi. La vita di Linus è decisamente tranquilla, per non dire monotona: vive in una casetta solitaria in compagnia di una gatta schiva e dei suoi amati dischi in vinile. Tutto cambia quando, inaspettatamente, viene convocato nell'ufficio della Suprema Dirigenza. È stato scelto per un compito inconsueto e top secret: dovrà recarsi su un'isola remota, Marsyas, e stabilire se l'orfanotrofio diretto da un certo Arthur Parnassus abbia i requisiti per rimanere aperto. Appena mette piede sull'isola, Linus si rende conto che i sei bambini ospitati nella struttura sono molto diversi da tutti quelli di cui ha dovuto occuparsi in passato. Il più enigmatico tra gli abitanti di Marsyas è però Arthur Parnassus, che dietro ai modi affabili nasconde un terribile segreto. Un'incantevole storia d'amore ambientata in una realtà fantastica, meravigliosamente narrata, su cosa significhi accorgersi che, a volte, si può scegliere la vita che si vuole. E, se si è abbastanza fortunati, magari quella vita ci sceglie a sua volta.

<<Molto spesso le cose che temiamo di più sono quelle che dovremmo temere di meno. È irrazionale, ma è ciò che ci rende umani. E una volta che siamo in grado di combattere quelle paure, non c'è nulla che non possiamo fare>>.

TJ Klune è davvero un autore eccezionale. Avevo avuto modo di conoscerlo con la serie Wolfsong edita Triskell Edizioni e me ne ero innamorata immediatamente. Ha uno stile poetico e toccante, una sensibilità per determinati argomenti che pochi altri hanno. Riesce a farti entrare completamente nel suo mondo, a rapirti con le sue parole così tanto che poi uscirne è una vera impresa. Mi era successo con Wolfsong e mi è successo anche con questo nuovo libro, La Casa sul Mare Celeste. Ve lo dirò subito, perché è inutile girarci intorno, il romanzo mi è piaciuto molto ma dei difettucci li ha e non lo negherò. Resta però il fatto che si fa amare, Klune ci regala un romanzo che è una sorta di fiaba in cui si riflette sulla diversità, sull’importanza di essere se stessi, di perseguire le proprie aspirazioni, come anche la felicità. È di una dolcezza disarmante, questo romanzo, in modo semplice e schietto riesce a toccare tutte le corde del cuore e, forse, alla fine, ne uscirete anche un pochino cambiati perché vi farà vedere il mondo e gli altri in modo totalmente differente.
Il protagonista e voce narrante è Linus Baker, un uomo sulla quarantina che fa l’assistente sociale per il DIMAM, un Dipartimento di Magia Minorile che si occupa di tutelare bambini con capacità particolari. Linus ha il compito di visitare gli orfanotrofi del dipartimento e compilare poi dei resoconti in cui spiega se è tutto a norma e se i bambini sono salvaguardati a dovere, se non costituiscono pericolo per se stessi e per gli altri. È un uomo goffo, solitario, ma fa il suo lavoro da anni e lo fa molto bene. Ecco perché un giorno viene scelto dalla Suprema Dirigenza per visitare un orfanotrofio singolare, quello di Marsyas. Dovrà restare un mese sull’isola e dovrà stilare un resoconto il più dettagliato possibile. I casi che si troverà davanti saranno unici nel loro genere ma tutti contano sulla discrezione dell’efficiente Linus Baker, un uomo che tiene così tanto a quel mestiere da andare in giro con il manuale delle regole sempre in tasca, citandolo in continuazione. Sarà un viaggio inaspettato quello per l’isola di Marsyas. Abbandonerà il suo piccolo porto sicuro che era la sua casa, dove la routine - e la sua gatta Calliope - ormai costituivano il meglio delle sue giornate, per approdare in un luogo che sembra fuori dal tempo e appartenere più a un sogno, un luogo talmente bello, magico, colorato, profumato che non ci vorrà poi molto prima che riesca a conquistare il suo imperturbabile cuore. Un cielo di sfumature mai viste e l’oceano infinito al di sotto, quell’oceano che ha sempre voluto vedere ma per il troppo lavoro non è mai riuscito a visitare, lo faranno pian piano innamorare di Marsyas. Certo è, però, che non dimentica il motivo per cui è stato spedito in quel luogo e dovrà fare del suo meglio per non deludere i suoi dirigenti e per non perdere il posto di lavoro. L’orfanotrofio di Marsyas, si renderà conto, è davvero speciale. I sei bambini che vi abitano, sotto la tutela del signor Arthur Parnassus, un uomo misterioso quanto stravagante, sono casi assai peculiari e Linus si ritroverà a mettere in discussione tutto ciò che sa, tutto ciò che gli è stato inculcato in anni di lavoro, di fronte alla dimostrazione che non tutto può essere spiegato e non tutto bisogna necessariamente essere etichettato. La simpatica gnoma Talia, che ama tanto il suo giardino, lo spirito della foresta Phee, bambina con un grande potere, il timido Sal, mutaforma di poche parole (finché non le scrive); e, ancora, lo strano Chauncey, che vuole fare l’albergatore, il dolce Theodore, piccola e rara viverna che colleziona monete (ma se sono bottoni va bene uguale), e l’inquietante Lucy, che poi di inquietante ha ben poco, anzi è a dir poco adorabile (anche se fa battute macabre), tutti loro - insieme pure alla protettiva Zoe Chapelwhite, spirito dell'isola - riusciranno a lasciare in Linus, chi in un modo, chi in un altro, qualcosa che nessun altro era mai riuscito a lasciare. Un segno indelebile nel cuore. Riusciranno a rivoluzionare il suo modo di vedere le cose. A fargli capire che la libertà di essere se stessi, di fare ciò che più si ama, è la cosa più bella al mondo e nessuno può portartela via. E, beh, lo farà anche Arthur, che colpirà Linus in maniera inspiegabile, provocandogli dei sentimenti contrastanti.
Lo stile di questo romanzo è suggestivo: parole, musica, colori, odori, tutto si amalgama per dare al lettore un senso di appartenenza e familiarità, facendoci sentire più presenti e vicini che mai ai bambini di Marsyas, alla calorosa atmosfera della casa in cui vivono, la casa sul mare celeste. Klune ci permette di entrare in una realtà fatta di magia, ma anche di pregiudizi e ci dà, con le sue parole, la chiave per superarli tutti. Ci fa aprire il cuore, lo riempie di emozioni e dolcezza e buoni sentimenti, per poi lasciarci tutto dentro. E quando chiuderemo il libro ci sentiremo esplodere d'amore. Così come accade dopo la lettura di ogni suo libro. Vi parlavo anche di difetti, all’inizio, lo so. Ebbene, ho riscontrato una certa perseveranza nell’utilizzo di frasi fatte, o ad effetto, incisive e volte proprio a suscitare commozione in questo romanzo. Quello che un po’ mi ha dato fastidio è come più di un personaggio ne facesse uso. A lungo andare qualcuna mi ha fatto, purtroppo, sbuffare. Diciamo che l'autore ha davvero calcato la mano sui messaggi che voleva trasmettere con questa lettura, e non nego che abbia fatto male, anzi di sicuro restano impressi, però anche con meno enfasi poteva ottenere lo stesso risultato, anzi sarebbe stato tutto molto più istintivo e naturale per il lettore, che quando si approccia a un romanzo di Klune sa già che andrà a leggere qualcosa di bello e toccante, in cui si affrontano tematiche sensibili e a lui care. Inserire di continuo frasi che sembrano uscite dai Baci Perugina non è che impressioni sempre, quando sono troppe può anche risultare ridondante. Ciò non toglie che La casa sul mare celeste sia proprio un bel libro. I momenti emozionanti non mancano davvero e ci si diverte anche tanto, ecco perché questo romanzo è la lettura perfetta sia per grandi che per piccini. Molto probabilmente, tra qualche anno, lo leggerò a mio figlio perché voglio che impari che non sempre ciò che non conosciamo deve far paura, che essere diversi non è necessariamente un male, che pure la normalità ha i suoi aspetti positivi, che esistono tante forme d’amore e che la vita può essere bella solo se te la godi fino in fondo, se sei disposto a lasciarti preconcetti e rigori alle spalle, a tirarti i bottoni della camicia per regalarli a chi li apprezza, a mettere via le scarpe per sentire la sabbia sotto le dita dei piedi, a farti coinvolgere in attività che mai avresti pensato di fare, e molto, molto altro. La Casa sul Mare Celeste è un libro che ha tanto da insegnare e da dare. Leggetelo con cuore predisposto e fatevi rapire dalla splendida casa sull'isola di Marsyas, dai suoi teneri abitanti e dalla splendida magia che la circonda. Ve ne innamorerete.
Voto: 4,5 tazzine di caffè super zuccherato per questo romanzo dolce e speciale.


A presto!
xoxo
Fonte immagini: Pinterest

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