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venerdì 7 luglio 2023

Review Party: "Nella vita dei burattini" di TJ Klune (a cura di Elena)


Buongiorno, lettor*! ^^
In questa settimana pienissima, arriva un nuovo Review Party, dedicato stavolta a Nella vita dei burattini, di TJ Klune, autore amatissimo per le sue storie originali. Scopriamo oggi il suo ultimo lavoro, pubblicato da Mondadori, che si discosta abbastanza dai precedenti ma che porta sempre l'impronta indelebile del suo stile magico e commovente. Leggete l'opinione di Elena e fateci sapere il vostro parere ;) A presto!

Nella vita dei burattini
di TJ Klune

Prezzo: 9,99 € (eBook) 19,00 € (cop. rigida)
Pagine: 456
Genere: fantascienza
Editore: Mondadori
Data di pubblicazione: 20 giugno 2023
Acquista su: IBS, laFeltrinelli (link aff.)

In una foresta antica e sperduta, in mezzo ad alberi maestosi, c'è una curiosa casetta in cui abitano tre robot: Giovanni Lawson, detto Gio, androide inventore; l'Infermiera Ratched, macchina per l'assistenza sanitaria dolcemente sadica; e Rambo, piccolo aspirapolvere ansioso. Insieme a loro il giovane Victor Lawson, unico essere umano della famiglia. La vita scorre tranquilla finché un giorno Vic trova e ripara un androide sconosciuto chiamato Hap, e scopre che lui e Gio condividono un oscuro passato. L'arrivo di Hap turba la serenità della famiglia, che fino a quel momento ha vissuto nascosta, svelandone la posizione agli agenti dell'Autorità a caccia di ribelli. Gio viene catturato e portato nella Città dei Sogni Elettrici, dove rischia di essere smantellato o, peggio, riprogrammato. E così, per salvarlo, Victor, Hap, Rambo e l'Infermiera Ratched si mettono in cammino attraverso un paese ignoto e ostile. Il viaggio sarà l'occasione per riflettere su ciò che distingue un cuore umano da un cuore meccanico, e Vic si troverà a compiere una scelta decisiva: sarà in grado di aprirsi all'amore, con tutto quello che comporta?

Le giornate calde estive continuano e durante le ore di riposo, insieme a un buon libro, la ricerca di luoghi freschi e rilassanti diventa una bellissima esplorazione. Ed è così che ho scovato un angolino in mezzo al verde, un boschetto al fresco e all’ombra di alti alberi, con il sottofondo del canto degli uccelli e il vento fra le foglie, un ambiente perfetto per immergersi nell’ultimo libro di T. J. Klune, Nella vita dei burattini, edito da Mondadori nella collana Oscar Fabula, con la traduzione di Benedetta Gallo e Paola Molica.

"Tra gli alberi c'era sicurezza, lontano dalle luci dure e accecanti e dalla cacofonia della città."

Nella vita dei burattini è un retelling di Le avventure di Pinocchio, di Carlo Collodi, un romanzo d’avventura fantascientifica e di formazione, condita dall’ironia e dalla commozione che caratterizzano le storie e la scrittura di T J Klune. La storia inizia con l'incontro tra un uomo di nome Giovanni Lawson “(che in verità non era affatto un uomo)” e una casa: un incontro che determinerà un nuovo scopo e innescherà una serie di rivelazioni e colpi di scena che collegheranno più di un destino. Dapprima la costruzione di un luogo lontano da tutto, in mezzo a una foresta antica e sperduta, tra gli abeti, i re incontaminati, che con il tempo divengono una dimora, un rifugio. Una casa troppo stipata e, soprattutto, troppo silenziosa. Come rimediare? Al primo problema, Giovanni, un essere che non prende scorciatoie e che vede il mondo in forme e disegni complessi, capisce che deve costruire la sua casa, non in orizzontale, ma guardando in su verso il cielo, in verticale. Una casa con più stanze sugli alberi, tutte collegate da ponti e ascensori di corda.

“E rimase in pace fino al giorno in cui cominciò a dolergli il petto. «Oh, ma pensa» disse. «Che strana sensazione. Brucia.»
Eseguì dei calcoli in laboratorio. Batteva sulla tastiera, con il piatto clac clac clac dei pulsanti che gli riecheggiava intorno.
«Capisco». [...] Guardò lo schermo, controllò i numeri. Era solitudine, pura e semplice. I numeri non mentivano, mai.”

Trascorreranno anni di silenzio, in cui Giovanni non desidererà altro che udire una voce diversa dalla propria. E un giorno come un altro, alla sua porta viene lasciato un bambino umano, Victor, la salvezza dal suo malessere chiamato solitudine. L’incontro tra i due è il rapporto cardine e il tema fondante del romanzo: una relazione basata sulla crescita, la conoscenza e l’amore tra un padre e un figlio. Una relazione che dietro l’amore nasconde oscure verità e menzogne, ma nonostante il passato, è una relazione forte e chiara, sincera e leale, in cui un padre e un figlio non potranno fare altro che sostenersi l’un l’altro. Un amore trasmesso e ricambiato per chi si è, difetti e malfunzionamenti inclusi. Due uomini che hanno molto in comune: la curiosità e il potere della creatività e di inventare: a uno piace creare e all’altro aggiustare, accomunati dall’incapacità di disfarsi di qualsiasi cosa.

“Giovanni iniziò a preoccuparsi quando vide che Victor cresceva, cresceva e cresceva, ma continuava a non parlare. Sapeva che il bambino lo ascoltava, era sicuro che capisse.
<Hai un difetto di programmazione?> gli chiese quando il piccolo aveva quattro anni. <Ho commesso un errore?>
[...] <No> disse allora. <Tu sei esattamente come dovresti essere. Non avrei dovuto chiederlo. Se esiste la perfezione in questo mondo, tu ne sei un esempio.>
Sentì di nuovo una fitta al petto, ma questa volta per una ragione completamente diversa. Giovanni non aveva bisogno di alcun calcolo. Sapeva cos’era. Era amore. E sebbene desiderasse più di ogni altra cosa che Victor gli dicesse una parola, non insistette.”

Da uno scenario arboreo alla Barone Rampante, ci ritroviamo catapultati in un mondo distopico, futuristico, fantascientifico, immersi in un deposito di rottami in mezzo a pile di detriti metallici. E conosciamo altri due componenti della squadra: Rambo, un minuscolo robot aspirapolvere, chiacchierone, in cerca d’affetto, che si angoscia per qualsiasi cosa, come la sporcizia e ogni genere di morte possibile e immaginabile, e la razionale e sarcastica Infermiera Ratched, un lungo rettangolo di metallo, dai cui lati fuoriescono una serie di tentatoli e vari strumenti chirurgici, con un monitor frontale come volto. E come sempre Klune, suo punto di forza, ci regala un trio di amici, con le proprie caratteristiche e personalità, a cui non ci si può che affezionare. Un sognatore malinconico ed empatico, un ossessivo compulsivo e una sociopatica, che insieme formano una squadra di carne e ossa, metallo e bulbi, follie, risate e riflessioni, con qualche rotella fuori posto.

“<Andiamo> li spronò Vic. <Dobbiamo fare in fretta. Quali sono le regole?> <Stare uniti!> strillò il robottino.
<Scappare se necessario> disse l’Infermiera Ratched.
<Non trastullarsi!>
<Non trapanare.>
<E, soprattutto, essere coraggiosi!>”

Al gruppo di amici, si aggiunge un altro misterioso e affascinante componente, che porterà con sé nuovi interrogativi e aprirà vecchie ferite. Cinque personaggi che da soli rimarrebbero oggetti ed entità singole con scopi ordinari e prescritti, ma che insieme formeranno una famiglia, che si sosterrà alla ricerca della propria “designazione”, il proprio compito, scopo e verità.

Una verità in frantumi, nascosta nelle profondità silenziose di un bosco, piena di sensi di colpa e omissioni. Una verità, che come schegge di vetro conficcate nella pelle, è diventata una ferita che dovrà essere riaperta e curata in modo sincero e in piena luce, percorrendo un lungo viaggio fisico e mentale. Un viaggio pericoloso, dove chiunque è pronto ad affondare i denti. Un viaggio metaforico, grazie al quale una famiglia potrà ritrovare la propria voce e parola, un’arma difficile ma necessaria da impugnare per ritrovare se stessi e il proprio nome. Trovare la “designazione”, un’identità, quel dono che rende ogni essere vivente unico e concreto, vivo. Una voce scaturita dalla memoria: Victor, la voce, con i suoi amici, persi e orfani di certezze e memoria, compiranno un viaggio, che li porterà in città davanti alla verità, davanti a Giovanni, personificazione della vacuità e fragilità della memoria. Rambo, l’Infermiera Ratched e Hap, personificano e rappresentano la ricerca di legami e connessioni, coloro che donano sostegno, contro la solitudine e la paura. Rappresentano quei legami che in potenza potrebbero portare amore od odio ma che, nella storia, diventano incontri cruciali, le amicizie vere che spronano, sgridano e salvano. Quei legami che l’essere umano non smetterà mai di ricercare e creare, con il rischio di diventare essi stessi dei pupazzi, dei burattini, senza più controllo dei fili e delle emozioni, che allo stesso tempo allontanano e avvicinano. Fili, che senza un cuore forte e fragile, divengono catene.

“<Gli umani erano allo sbando» rispose. «E soli. Non credo avessero la minima idea di quanto fossero soli. Perciò si misero di nuovo a costruire, a creare macchine che gli somigliassero sempre di più. Nonostante fossero circondati dai loro simili, erano comunque alla ricerca di una connessione. In un certo senso, erano come degli dei, dotati del potere della creazione.>”

In Nella vita dei burattini l’aspetto più debole è l’ambientazione fantascientifica, trattata più in superficie, basandosi sulle citazioni, come i romanzi di Asimov sull’intelligenza artificiale e sulla coscienza, la letteratura per l’infanzia tra Pinocchio e Il Mago di Oz, un affascinante inventore alla Anakin Skywalker, i film nostalgici del secolo scorso e una colonna sonora con le note della musica “degli ingranaggi di vita” del genere del Blues. Tra questi omaggi alle creazioni umane, troviamo i tratti di un romanzo di formazione, una storia intimista ed etica, in cui ci si interroga, letteralmente con dialoghi quasi socratici e filosofici, sulla natura dell’essere umano: il porsi domande e ricercare possibili risposte, i “perché” dell’evoluzione, della capacità di sognare e sperare, del destino e del significato di perdono e del tempo, della fortuna e del concetto di mortalità e memoria, il cui potere risiede nella lotta tra cuore e mente. Ci si interroga, anche, sui lati oscuri dell’umanità: l’egoismo, l’avidità, l’onnipotenza e l’autodistruzione. Il credersi illogicamente immortali e superiori agli eventi, portando solo odio e paura verso ciò che non si conosce.

“<Cantano, ballano, ridono e si innamorano. Il paradiso. La vita poteva essere bellissima, anche se c’era chi faceva del proprio meglio per radere al suolo ogni cosa. Alcuni dedicavano la propria esistenza ad aiutare il prossimo. Ma c’erano altri che sparavano nei deserti e nelle scuole, chiudevano le frontiere in faccia a chi cercava un rifugio, e promulgavano regole e leggi volte a colpire i più deboli.>”

Nella vita dei burattini diviene, così, romanzo che è allo stesso tempo nostalgico e promemoria di ciò che può creare di bello la mente umana, ma anche un romanzo monito e promemoria dell’attualissimo tema della decadenza e della distruzione portata dall’essere umano, causata dal mancato rispetto verso la natura e il pianeta stesso e dall’avanzare senza controllo e irresponsabile del progresso.

T J Klune trasporta con il suo stile scorrevole, dialogico e particolare, fatto di onomatopee e parole ripetute, in un romanzo sfaccettato tra la fiaba e la fantascienza, non lento, che alterna momenti di dialoghi a momenti dinamici, in una storia circolare, piena di colpi di scena e di azione, di riflessione e di pausa. Come la quotidianità di ognuno di noi.

“<Avevano paura l’uno dell’altro. Di se stessi. Giudicavano chi non era come loro. Egoisti, crudeli e, peggio di ogni cosa, indifferenti. Nessuna civiltà può sopravvivere all’indifferenza. Si diffonde come un veleno, trasformando l’ardore in apatia, un’infezione catastrofica la cui cura richiede più di ciò che gran parte della gente è disposta a dare.>”

Ringrazio la casa editrice Mondadori per la copia digitale e per la lettura in anteprima di Nella vita dei burattini, in cambio di un’onesta opinione e ringrazio Silvia di I miei sogni tra le pagine per aver organizzato l’evento.

Non mi resta che augurarvi buone letture.


Elena


Photo credit: @tsundoku_bookstyle

mercoledì 16 febbraio 2022

Review Party: "Un'alleanza pericolosa" di Jennieke Cohen (a cura di Eleonora)

Buongiorno, lettor*!
Oggi il blog partecipa al Review Party dedicato a "Un'alleanza pericolosa" di Jennieke Cohen, uscito per Oscar Mondadori. Lo ha letto Eleonora, scoprite la sua opinione e fateci sapere se il romanzo vi ispira ;) Ringraziamo Maria Cristina di Chronicles of a Bookaholic per aver organizzato l'evento e averci incluse e la casa editrice per la copia digitale in cambio di un'onesta opinione.

Un'alleanza pericolosa
di Jennieke Cohen

Prezzo: 20,00 € (cop. rigida)
Pagine: 456
Genere: romance storico, mystery
Editore: Mondadori (collana Oscar Fabula)
Data di pubblicazione: 15 febbraio 2022

Lady Victoria Aston ha tutto ciò che potrebbe desiderare: una sorella maggiore felicemente sposata, il futuro della proprietà di famiglia assicurato, e la possibilità di perdere tempo gironzolando nei campi attorno a casa. Ma basta una notte per sconvolgere definitivamente la sua vita comoda e idilliaca. Suo cognato si rivela infatti un terribile mascalzone e adesso tocca a lei trovare un marito, o la sua famiglia perderà tutto. Armata solo di quello che ha imparato dai romanzi di Jane Austen, Vicky fa il suo debutto in società: ma nemmeno le parole della scrittrice sono in grado di aiutarla a capire se il meraviglioso e astuto signor Carmichael sia in realtà una canaglia; se il suo ex migliore amico, il bellissimo Tom Sherborne, sia più interessato alla sua dote o al suo cuore; né sono in grado di aiutarla a liberarsi delle attenzioni del lezioso signor Silby. Soprattutto, nei libri di Vicky non c'è nulla riguardo gli strani incidenti che iniziano a capitare attorno a lei. E che potrebbero non farla arrivare viva al giorno delle nozze.

Oggi faremo una breve escursione nel magico mondo dei romance storici, di magico c’è ben poco o niente, ma si fa per dire! Sotto la lente d’ingrandimento c’è Un’Alleanza Pericolosa, primo romanzo tradotto in italiano di Jennieke Cohen. Dalle premesse sembrava dovesse trarre ampiamente spunto dai romanzi di Jane Austen ma se devo essere totalmente e brutalmente sincera, la missione non è riuscita, sulla parte storica di questo romanzo infatti ho più di qualche perplessità; ne riparleremo più avanti però.

La protagonista di questo romanzo è Lady Victoria Aston, conosciuta alla sua famiglia e ai più come Vicky, che con piglio deciso, indipendente e oserei dire un filino anticonformista, aiuta il padre nella direzione e nella gestione della tenuta di famiglia nell’Hampshire, in Inghilterra. Tutto sembra essere tranquillo come al solito quando la riapparizione di un amico, una volta molto caro ma ormai ridotto a poco più che uno sconosciuto, ed un misterioso assalto nella tenuta danno il via ad una serie di svolte nella quotidianità di Vicky che metteranno a dura prova la sua vita, i suoi nervi e la vita tranquilla della sua famiglia. Con la scoperta che il marito della sorella maggiore è un individuo spregevole come pochi, tutto il peso del futuro della tenuta e dei possedimenti degli Aston va a pesare infatti sulle spalle di Victoria che si ritrova obbligata a doversi sposare prima della fine della stagione mondana londinese (quindi entro due tre mesi dall’inizio del romanzo), possibilmente con un uomo che non si riveli un mascalzone sotto mentite spoglie, in modo tale che la proposta di indicare lei, al posto della sorella, come erede degli Aston al sovrano d’Inghilterra venga accolta favorevolmente. Malgrado la sua non poca ritrosia all’idea del matrimonio, per aiutare la sorella e la famiglia, la protagonista accetta l’incarico ma, se già non era un’impresa semplice, con la ricomparsa in scena del suo amico d’infanzia Tom Sherborne che, carico di segreti e traumi dal passato, sembra volerle stare lontano non riuscendoci però molto bene, le cose si fanno ancora più complicate e la povera ragazza non sa più a cosa e chi dare retta, al cuore o alla mente, a quello che le viene mostrato o a quello che le viene raccontato, al suo più caro amico d’infanzia o ai suoi genitori che la spingono tra le braccia di quello che parrebbe essere un ottimo partito ma non sembra raccontarla proprio tutta giusta; insomma la situazione tra attacchi, schermaglie, incomprensioni e segreti si presenta proprio come un gigantesco e difficilmente risolvibile groviglio.

Si potrebbe definire questo romanzo come “potenziale latente”, per essere un romance storico infatti mi è mancata proprio tutta quella caratterizzazione e quel contesto adatti e necessari per l’epoca che l’autrice ha scelto per ambientare il suo romanzo, cioè il 1817, tra l’altro è quella in cui sono ambientati i romanzi di Jane Austen anche se non è molto giusto usare lei come pietra di paragone; infatti per equilibrare le cose si può paragonare il lavoro della Cohen a quello di alcune scrittrici più moderne, come ad esempio Lisa Kleypas e, volendo esagerare, Georgette Heyer, che hanno scelto come ambientazione per qualche loro romanzo i primi due decenni dell’ottocento; tra le due la Cohen è probabilmente più vicina alla Kleypas, autrice contemporanea “specializzata” nel romance storico, che non alla Heyer, autrice del ‘900 nota per la sua precisione e accuratezza storica fin nei minimi dettagli, anche se per sviluppo della trama ricorda più i romanzi di quest’ultima. Ho trovato in questo romanzo una resa abbastanza superficiale dell’epoca, per il mio gusto, capisco che magari l’autrice abbia voluto concentrarsi più sulla trama e i personaggi ma, a mio parere, in un romanzo storico bisogna prestare attenzione anche alla forma e al contesto. In particolare i rapporti tra i vari personaggi mi sono sembrati decisamente troppo informali e con un linguaggio moderno e contemporaneo, mi sta bene all’interno della famiglia Aston, ma in tutte le altre situazioni risultano un po’ fuori periodo, se il romanzo fosse stato ambientato qualche decennio più tardi per me questo particolare non si sarebbe notato.

I personaggi invece presentano più varietà a livello di costruzione e di impostazione, Tom e Vicky sono abbastanza dei cliché e ho preferito il primo quando ha tirato fuori gli attributi verso i tre quarti del libro mentre la seconda, paradossalmente, nei momenti in cui è emersa la sua fragilità piuttosto che quando fa la dura donna d’acciaio. I personaggi più interessanti sono stati sicuramente Carmichael, il partito per cui fanno il tifo i coniugi Aston, e Charles, il fratello minore di Tom; il perfido cognato si capisce fin da subito che così è e che di sicuro non migliorerà nel corso della storia.

Per la stragrande maggioranza del romanzo, l’autrice ci fa credere che Carmichael abbia una determinata personalità ma forse no o forse sì e il povero lettore si ritrova confuso come non mai per poi finalmente vedere la luce del chiarimento a dieci pagine dall’epilogo; al contrario invece con il fratello di Tom sembra di aver capito tutto dall’inizio, ormai già lo classifichi come personaggio di sfondo, adatto solo a riempire i buchi e a far sembrare tutti gli altri personaggi migliori e più importanti di lui, anche qui però a quindici pagine dalla fine del libro le carte in tavola vengono rovesciate, abbastanza inaspettatamente tra l’altro, e Charles sembra degno della migliore agenzia di spionaggio in circolazione.

Ho apprezzato i continui riferimenti/omaggi a Jane Austen appunto, anche se non li ho trovati particolarmente azzeccati, quelli ad Anne Radcliffe, che invece ho trovato più calzanti per la situazione, e anche l’attenzione che è stata messa nel riportare la “legislazione” in tema di matrimoni e separazioni nell’epoca, la parte storica probabilmente più riuscita. Così come ho apprezzato anche che, nonostante la vicenda si svolga abbastanza linearmente, senza grandi colpi di scena, l’autrice sia stata in grado di rendere piuttosto bene un senso di ansia e di aspettativa per il peggio che man mano che si avanza nella lettura si fa sentire e che abbia strutturato le storie di Tom, Vicky e degli altri personaggi in modo quasi parallelo le une alle altre per farle confluire poi in un unico filone senza che questo sia risultato confusionario o poco interessante.

Alla fine Un’Alleanza Pericolosa si rivela un libro semplice, leggero, avvincente e facilmente godibile nella lettura se non si ricerca la precisione e un contesto storico marcato, in quel caso meglio Georgette Heyer a tutto spiano.

Ringrazio OscarVault per la copia digitale in anteprima, come al solito è stato fatto uno splendido lavoro grafico nell’impaginazione del romanzo.


Eleonora


Photo credit: @eleonoranicoletto
Fonte immagini: Pinterest

sabato 11 dicembre 2021

Recensione: "Aristotele e Dante scoprono i segreti dell'universo" di Benjamin Alire Sáenz (a cura di Giulia)

Buongiorno, caffeinomani! ^^
Oggi la nostra Giulia ci parla di "Aristotele e Dante scoprono i segreti dell'universo" di Benjamin Alire Sáenz, un libro che le ha toccato il cuore come pochi. È una storia molto bella e profonda che affronta diverse tematiche importanti, una storia che tutti dovrebbero leggere per stare bene con se stessi e con gli altri. Vi lascio al pensiero di Giulia, fateci poi sapere qual è il vostro ;) A presto!

Aristotele e Dante scoprono i segreti dell'universo
di Benjamin Alire Sáenz

Prezzo: 9,99 € (eBook) 19,00 € (cop. rigida)
Pagine: 360
Genere: contemporary, LGBT+
Editore: Mondadori (collana Oscar Fabula)
Data di pubblicazione: 16 novembre 2021

Aristotele Mendoza e Dante Quintana vivono a El Paso, sono entrambi figli di famiglie emigrate dal Messico. A parte questo, non potrebbero essere più diversi: introverso e solitario il primo, espansivo e solare il secondo. Quando il caso li fa incontrare, però, nonostante i caratteri opposti, capiscono subito di stare bene insieme e tra i due nasce un’amicizia fortissima. Destinata a trasformarsi in un sentimento ancora più forte.

Credo di avere questo libro in casa (in lingua inglese) da più di 10 mesi, e non ho mai trovato il coraggio di prenderlo in mano e addentrarmi in questa rete di emozioni e sentimenti. Poi finalmente viene pubblicato in Italia, e non so spiegarvi come e perché, ma so per certo che mi stesse chiamando, in un certo senso il mio inconscio, sapeva che era arrivato il momento, che ero forte abbastanza per poter affrontare questa storia.

Il libro di cui voglio parlarvi oggi, è la storia di due ragazzi che riescono finalmente a trovare un senso alla vita. Aristotle e Dante scoprono i segreti dell’universo, un compito arduo per due ragazzini di 15 anni che ancora non hanno nemmeno capito molto sulla vita.

“Il problema della mia vita era che era l’idea di qualcun altro”

Aristotele, più comunemente chiamato Ari, è un ragazzo di 15 anni, messicano, con due genitori che lo amano tanto e una vita noiosa. Un ragazzo molto introverso ma che non ci sta niente a darti un pugno in faccia se tocchi qualcuno che gli sta a cuore. Mi ha fatto strano leggere di Ari o comunque di come passa le giornate, perché mi sono sentita molto parte della storia, come se in un certo senso l’autrice stesse descrivendo la mia vita o comunque tutti i miei dubbi esistenziali da adolescente.

Cosa ne farò della vita? Quali sono i miei obiettivi? Bene, io credo di non aver ancora trovato una risposta, proprio come Ari.

Un giorno d’estate come tanti, decide di andare in piscina, per imparare a nuotare, e lì, in mezzo a tanti altri ragazzi della sua età o un po' più grandi si sente un pesce fuor d’acqua, non ha niente in comune con i suoi coetanei, eppure, una voce lo attira, una voce che gli chiede se vuole imparare a nuotare.

Dante, un ragazzino di origini messicane, che odia essere messicamo, strano il destino. Anche lui con due genitori che lo amano alla follia. Parlare di Dante mi fa un pò emozionare, perché con le sue fragilità, con la sua gentilezza e con il suo amore per la lettura è riuscito a farmi innamorare. Dante è uno di quei ragazzi che non avresti paura di presentare alla tua famiglia, perché si dimostrerà degno di tenere qualsiasi conversazione e soprattutto verrebbe accolto a braccia aperte per la sua gentilezza e dolcezza.

Come due opposti possono diventare un tutt’uno? Succede e basta, e quella che doveva essere una semplice nuotata, si trasforma in un'amicizia che prescinde il tempo e lo spazio, letteralmente.
Due caratteri completamente opposti che insieme si completano.

“Dante era diventato un nuovo mistero, in un universo pieno di misteri”

Questa è la storia della vita normale di due ragazzi che di normale hanno ben poco.
L’autore con questo suo stile semplicissimo, riesce a darci un sacco di messaggi, perché non è solo una storia d’amore come è possibile pensare, ma è anche una denuncia al bullismo e all’omofobia, so che può essere molto forte associare questi termini alla storia di due ragazzi di 15 anni eppure è così; in tutta la storia si affrontano così tante tematiche crude che quasi non sembra possibile che due ragazzi superino insieme tutte queste avversità. Due ragazzi da soli, solo grazie alla loro amicizia e al loro amore, riescono a crescere, a maturare e a capire che va bene essere diversi, va bene non avere tanti amici e va anche bene che nella vita ci siano difficoltà, ma alla fine l’importante è essere se stessi.

“Non so come, ma in qualche modo ci ritrovammo nel mio angolo preferito di deserto. Come se avessi avuto una bussola dentro che mi indicava la strada. Uno dei segreti dell’universo è proprio questo: l’istinto spesso è più potente della ragione.”

Concludo dicendo, che in qualunque parte del mondo voi siate, in qualunque modo voi siate, non date importanza a ciò che la gente vi dice, guardatevi dentro e siate voi stessi, questo è un altro segreto dell’universo che vi svelo io.
Giulia



Photo credit: @_gbooklover_


venerdì 29 ottobre 2021

Review Party: "Cemetery Boys" di Aiden Thomas

 
Eccoci al secondo Review Party di oggi. Ho avuto il piacere di leggere in anteprima “Cemetery Boys” di Aiden Thomas ed è stata una lettura davvero speciale. Ringrazio Ambra di Paranormal Books Lover per avermi permesso di partecipare all’evento e la casa editrice per la copia eArc in cambio di una recensione onesta.

Cemetery Boys
di Aiden Thomas

Prezzo: 9,99 € (eBook) 20,00 € (cop. rigida)
Pagine: 408
Genere: fantasy, gothic, young adult, lgbt+
Traduzione: Martina Del Romano
Editore: Mondadori (collana Oscar Fabula)
Data di pubblicazione: 26 ottobre 2021

Yadriel ha evocato uno spirito, e ora non riesce più a liberarsene. Yadriel è un ragazzo trans, ma i suoi – una famiglia latinx molto tradizionalista – faticano ad accettarlo. Lui, però, è determinato a dimostrare loro di essere un vero brujo e con l'aiuto di Maritza, sua cugina nonché migliore amica, decide di celebrare da solo il rituale dei quinces, ritrovare il fantasma di suo cugino Miguel, morto assassinato, e liberarlo nell'aldilà. Ma il fantasma che evoca è quello di Julian Diaz, il bello e dannato della scuola, il quale non ha alcuna intenzione di tornarsene buono buono tra i morti. Anzi è ben deciso a scoprire cosa gli è successo e a chiarire alcune questioni lasciate in sospeso. Yadriel, che d'altronde non ha molta scelta, accetta di aiutare Julian, in modo che entrambi possano ottenere ciò che desiderano. Solo che, più tempo passa con lui, meno ha voglia di lasciarlo andare…

<<Di buono c’era che almeno era riuscito a evocare un vero e proprio spirito. Di non così buono, invece, c’era che aveva evocato quello sbagliato.>>

Tra le tante uscite degli ultimi mesi, sicuramente Cemetery Boys va annoverata tra quelle più interessanti e imperdibili. È un romanzo che ho atteso con impazienza, curiosa di scoprire una storia queer di cui ho sentito parlare solo bene e che non fosse una delusione come altre già lette. Aiden Thomas ha fatto un bel lavoro nel dar vita ad un mondo particolareggiato e intrigante, permettendoci di conoscere quella che è anche un po’ la sua realtà, la realtà delle comunità latine ma anche quella di chi è trans e deve affrontare tutto un percorso fatto di insidie e pregiudizi. Una cosa che vorrei dire subito è stato il fatto di aver potuto apprezzare la traduzione, anche per l’utilizzo del linguaggio inclusivo di cui si necessitava in questo testo. Il romanzo infatti è preceduto da una nota della traduttrice che ci spiega l’uso delle desinenze e le combinazioni che ha scelto di usare. L’ho trovata, difatti, una buona e rispettosa traduzione, come non sempre se ne trovano. Venendo alla storia, devo dirvi che è impossibile non innamorarsene. Aiden Thomas porta una ventata d’aria fresca nell’ambito delle letture a tematiche lgbt+ e young adult. Cemetery Boys è un mix perfetto di divertimento, folklore latino e anche temi più seri che non mancano di coinvolgere, far riflettere e commuovere. Il protagonista è Yadriel, un ragazzo trans e gay che fa parte di una comunità latinx che non riesce ad accettarlo fino in fondo. Si è guadagnato il titolo di “pecora nera” all’interno della sua comunità e la cosa lo disturba parecchio, perché nessuno riesce a sostenerlo davvero, a comprenderlo, a rispettarlo per ciò che è. Soltanto la cugina Maritza, che di essere un outsider della comunità ha ormai fatto un vanto e che prova tanto affetto per il cugino da seguirlo in tutte le sue bravate e incoraggiarlo in qualsiasi situazione. 
La comunità di brujx di Yadriel e Maritza vive sopra un cimitero e tutti i brujos hanno il potere di vedere gli spiriti e hanno anche il compito di aiutarli a trasmigrare, a raggiungere l’aldilà, perché se restano troppo tempo nel mondo dei vivi come spiriti potrebbero perdere loro stessi, diventare violenti e fare del male. Le brujas invece hanno il potere di guarire le persone. Yadriel vuole a tutti i costi dimostrare di essere anche lui un brujos, capace di invocare uno spirito e aiutarlo a trasmigrare, ma data la sua situazione, non è una possibilità che la comunità intende concedergli. Ecco perché una sera, dopo la scomparsa del cugino, Yadriel decide, insieme a Maritza, di contravvenire alle regole della sua comunità e invocare il suo spirito, in modo poi da farlo trasmigrare in tempo per il Dia de Muertos, l’occasione in cui ogni membro della comunità può rivedere i propri parenti defunti e parlare con loro. Potrebbe finalmente dimostrare di essere un brujo, esattamente come gli altri, e tutti, finalmente, lo accetterebbero. Ma qualcosa, durante il rito, va storto e Yadriel si ritrova a invocare un altro spirito, quello di Julian Diaz, un ragazzo con cui andava insieme a scuola, morto mentre camminava per strada con degli amici, probabilmente assalito da qualcuno. Julian è sconvolto dalla notizia, ma all’idea di venire trasmigrato non ci sta, perché vuole prima risolvere le questioni in sospeso che lo riguardano. Ed ecco che i tre si ritrovano a stringere un patto e ad essere costretti a mantenere segreti, agire di nascosto, con il tempo che gli sta col fiato sul collo. Ma sarà l’occasione per stringere un legame sempre più forte, per conoscersi a fondo, per imparare ad accettarsi e a fidarsi l’un l’altro.

Cemetery Boys è una storia davvero unica. Il punto forte, oltre tutto il contesto delle comunità latine e le loro tradizioni (bellissime), sono soprattutto i personaggi. Thomas ha creato un cast di personaggi che ho letteralmente adorato, dal primo all'ultimo, con due protagonisti a dir poco meravigliosi. Ho amato Yadriel e la sua determinazione, il volersi fare accettare a tutti costi, nonostante le difficoltà.

<<Era stanco di perdonare. Era stanco di combattere solo per esistere ed essere se stesso. Era stanco di sentirsi sempre un pesce fuor d’acqua.
Ma far parte della comunità brujx aveva significato negare la propria identità. Vivere una vita che non gli apparteneva l’aveva quasi distrutto dentro. Eppure amava la sua famiglia e la sua comunità. Era abbastanza brutto essere un outsider; cosa sarebbe successo se non fossero riusciti - o se non avessero voluto - accettarlo così com’era?>>

E ho amato Julian, un ragazzo di una bellezza severa, che non passa inosservata, e dal carattere estroverso. Julian è rumoroso, chiacchierone e senza filtri, quanto Yadriel è sensibile, timido e impacciato. Hanno due personalità opposte, eppure troveranno il modo di farle combaciare in maniera perfetta, arrivando a comprendere l’uno il “mondo” dell’altro. 

Non potrete fare a meno di apprezzare questo romanzo anche per i dialoghi brillanti, soprattutto le battute di Julian e quelle di Maritza, ma più di tutto per l’ambientazione, così gotica e pittoresca, che rende la lettura perfetta per questo periodo. Tra spiriti, riti di sangue, divinità della Morte, cimiteri e molto altro, Cemetery Boys si guadagna un posto perfetto nella lista di libri da leggere per Halloween. Come vi dicevo all’inizio, non mancano nemmeno tematiche importanti. Aiden Thomas parla di transfobia, bullismo, identità, razzismo e pregiudizi di ogni genere, di quanto sia dura dover affrontare tutto questo e allo stesso tempo credere in se stessi e accettarsi. È una storia che spazia tra divertimento e argomenti più profondi e, proprio per questo, penso che meriti di essere letta. In più troverete una bellissima storia d’amore, ma anche di amicizia, e non mancheranno i legami familiari che sono quelli più importanti e imprescindibili di tutti. Cemetery Boys è un romanzo molto valido, un esordio che non manca di stupire e di regalare emozioni. Forse avrei fatto a meno di molte parti “raccontate” e di un po’ di ripetizioni, ma per essere il suo primo romanzo, Thomas ha fatto davvero un buon lavoro e sono più di uno i motivi per cui dovete leggere questa storia. A me è piaciuta moltissimo, spero possiate apprezzarla anche voi ;)

A presto!
xoxo

Fonte immagini: Pinterest
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martedì 28 settembre 2021

Review Party: "Il filo avvelenato" di Laura Purcell (a cura di Melz)

Buongiorno, lettor*!
Oggi Coffee&Books partecipa al Review Party de "Il filo avvelenato", una storia gotica e inquietante dalla stessa autrice de Gli amici silenziosi, Laura Purcell. Il romanzo è uscito il 21 settembre per la nuova colla Oscar Fabula della Mondadori. Per noi l'ha letto Melz, ma se volete conoscere anche tutte le altre opinioni, non perdete nessuna tappa di questo fantastico Review Party (alla fine del post, il calendario). E adesso, vi lascio alle parole di Melz. Buona lettura! ;)

Il filo avvelenato 
di Laura Purcell

Prezzo: 9,99 € (eBook) 20,00 € (cop. rigida)
Pagine: 420
Genere: narrativa, horror, gothic, historical
Editore: Mondadori (collana Oscar Fabula)
Data di pubblicazione: 21 settembre 2021

Gran Bretagna, prima metà dell'Ottocento. Dorothea Truelove è giovane, bella e ricca. Ruth Butterham è giovane, ma povera e consumata da un segreto oscuro e terribile. Un segreto che rischia di condurla alla forca. I loro destini si incrociano alla Oakgate Prison, dove Ruth è rinchiusa in attesa di processo per omicidio e dove Dorothea si dedica ad attività caritatevoli; soprattutto, qui la ragazza trova il luogo ideale per mettere alla prova le neonate teorie della frenologia – secondo cui la forma del cranio di una persona spiega i suoi peggiori crimini – che tanto la appassionano. L'incontro con Ruth fa però sorgere in lei nuovi dubbi, che nessuna scienza è in grado di risolvere: è davvero possibile uccidere una persona usando solo ago e filo? La storia che la prigioniera ha da raccontare – una storia di amarezze e tradimenti, di abiti belli da morire – scuoterà la fede di Dorothea nella razionalità e nel potere della redenzione. Per tutti gli amanti della letteratura gotica, un racconto da brivido dedicato al male celato dietro il volto dell'innocenza.

Prima di iniziare con la recensione vera e propria, volevo ringraziare la casa editrice per avermi permesso di leggere in anteprima questo splendido romanzo.

Il filo avvelenato è un mix di tante cose perciò mi sono ritrovata leggermente spaesata a inizio lettura. Ha la suspense di un thriller, atmosfere antiche, un filo di scienza che non guasta affatto e del macabro che, nel mio caso, è stato apprezzato. È il mio primo libro di Laura Purcell e quello che mi sento di dire è che, di suoi, ne leggerei altri mille.

Quello che si legge tra le righe di queste pagine sono le storie di due donne che si intrecciano in un racconto che per tutto il tempo è un ponte tra realtà e sovrannaturale. Dorothea è convinta che sia tutto nella conformazione del cranio, che la frenologia sia la risposta alla mentalità criminale così come a tutte le altre attitudini della persona. È così che si ritrova a conoscere la seconda protagonista e a studiare il suo "teschio". Attraverso le parole di Ruth, detenuta sedicenne, in prigione dopo aver confessato l'omicidio della sua padrona, percorriamo la sua vita avvolta da un'aura grigia di mistero. Allo stesso tempo, viviamo i pensieri di Dorothea e le sue vicende diventeranno pian piano importanti, quasi al pari di quelle di Ruth.

Ho avuto per tutto il tempo la sensazione di guardare la TV. L'immagine di Ruth era vivida nella mia mente. Sono riuscita a visualizzare la sua infanzia e la sua adolescenza; sono riuscita quasi a percepire gli odori che la Purcell descriveva, a vedere lo schifo che lei ha dovuto visionare. Nel racconto di Ruth, la parte al passato di questa storia, ho avuto per tutto il tempo una corda immaginaria attorno alle viscere. L'autrice mi ha portata a immedesimarmi così tanto in lei da aver voglia di piangere ogni tre pagine. Perché la storia è così: la vita della sedicenne ti coinvolge così tanto che, colpevole o innocente (domanda che si trascina fino alla fine), non puoi non empatizzare con lei. Sebbene all'inizio la trovassi un personaggio dai mille lamenti e a tratti egoista, verso la fine ho avuto addosso solo tanta tristezza. Dorothea, invece, è un bel ritratto del femminismo: ancora nubile a venticinque anni in un'epoca a volerla sposata da un pezzo, concentrata sui suoi studi e non curante di ciò che gli uomini (e le altre donne, ahimé) potessero pensare. Un carattere forte e indipendente.

La storia è scritta in prima persona presente per quanto riguarda Dorothea e in prima persona al passato per quanto riguarda Ruth. Una scelta coraggiosa e geniale perché è come essere lì anche noi, su una sedia in quella cella, ad ascoltare le sue parole. Come una brutta fiaba, di quelle che non insegnano nulla, perché le fiabe non hanno la morale, e parlano di sofferenza. Con "Il filo avvelenato" è stato come addormentarmi: piano e poi profondamente. Come si dice in "Colpa delle Stelle" è così che ci si innamora! E io mi sono innamorata lentamente. Se i primi giorni leggevo giusto dieci pagine, arrivata a circa metà non sono più riuscita ad abbandonarlo. Ti tiene sempre sulle spine, non si riesce mai a capire quale sia la verità, fin proprio alla fine. E CHE FINE! c'è proprio da dirlo. Ecco, il finale mi ha ricordato un po' quello di Inception, va a interpretazione, ma per me va bene così perché, nonostante vada compreso, nessun mistero è lasciato lì in bilico. Almeno per quanto riguarda Ruth...
Insomma, non posso proprio dire altro senza fare spoiler purtroppo, ma parlerei ore di questo libro. Nel caso, scrivetemi in privato e scleriamo insieme!

Qui posso solo dire che 4.5 tazzine se le merita tutte!
* CALENDARIO REVIEW PARTY *

Fateci sapere cosa ne pensate, mi raccomando!
Un bacio,

Melz


Fonte immagini: Pinterest
Banner/grafica: @paranormalbookslover

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