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venerdì 15 dicembre 2023

Review Party: “Un giorno di notte cadente" di Samantha Shannon (a cura di Marika)

Ben ritrovati su questi canali carissimi, Coffeeaholics adorati! 
Siamo arrivati finalmente a dicembre e tra le festività e il clima ballerino, non mancano letture meravigliose, consistenti e intricate. E proprio tra queste si annovera Un giorno di notte cadente di Samantha Shannon, secondo volume della saga Roots of Chaos, uscito in questi ultimi giorni del 2023. Il romanzo per quanto sia una nuova pubblicazione, è il prequel del primo, intitolato Il Priorato dell'albero delle arance, ed è ambientato circa 500 anni prima gli avvenimenti che caratterizzavano il libro che ci ha fatto conoscere la Shannon e il suo mondo complesso. Per questo review party, ringrazio la nostra Franci per averlo organizzato e Oscar Mondadori per averci inviato una copia. 

Un giorno di notte cadente
di Samantha Shannon

Prezzo: 14,99 € (eBook) 28,00 € (cop. rigida)
Pagine: 948
Genere: fantasy
Editore: Mondadori (collana Oscar Fantastica)
Data di pubblicazione: 28 novembre 2023
Acquista su: IBS, laFeltrinelli (link aff.)

Tunuva Melim è una sorella del Priorato: da cinquant'anni si allena a uccidere le creature draconiche, ma è dall'epoca del Senza Nome che non se ne vedono, e ormai la gente inizia a mettere in discussione l'importanza del suo ordine. Intanto nel Settentrione la regina di Inys, Sabran l'Ambiziosa, ha sposato il nuovo sovrano di Hróth, allo scopo di rafforzare l'alleanza dei regni devoti alle Sei Virtù. Hanno una figlia, Glorian, che vive nascosta nella loro ombra, e non desidera uscirne. A Oriente i draghi dormono da secoli; Dumai ha trascorso tutta la vita in un tempio tra le montagne di Seiiki, officiando i riti in onore del potente Kwiriki. Ma ora un uomo riemerge dal passato di sua madre Unora, e dà una svolta al destino della ragazza. Una nuova era di terrore e violenza si avvicina: e quando il Monte dei Lamenti esploderà, spetterà a queste donne trovare la forza di proteggere l'intero genere umano dalla più terribile delle minacce.

Tutto ha inizio nel Continente, dove ogni emisfero è abitato da culture e popoli diversi tra loro per la politica, gli usi e i costumi e il modo di vivere. Ognuno ha un segno distintivo e tutti sono accomunati dalla paura di un ritorno dei Draghi malvagi che potrebbero sconvolgere tutti gli equilibri. A ovest, precisamente a Inys, la famosa patria del Santo, troviamo Glorian, figlia dei supremi sovrani Sabran l’Ambiziosa e di suo marito re di Hroth. La giovane è in piena fase di ribellione ai dettami sociali che la vedono solo come un mezzo per portare avanti la stirpe e partorire un erede. A est, invece, sull'isola di Seiki, troviamo Dumai, una sacerdotessa in grado di stabilire connessioni tra umani e draghi-divinità venerati dalla sua gente. È una combattente e presto lascerà la sua vita da eremita per difendere il Trono. E ancora, a sud, nella parte più meridionale del continente (precisamente a Lasia), abbiamo Tunuva Melim, una guerriera del Priorato dell'albero delle Arance che da anni si addestra per combattere un ipotetico ritorno dei Draghi enormi che potrebbero distruggere tutto. Ed infine a Nord, un ragazzo di nome Wulf lotta contro i pregiudizi che da sempre accompagnano la sua esistenza poiché la sua stessa nascita è legata a qualcosa di inimmaginabile. Quattro emisferi, con altrettanti personaggi diversi tra loro, ignari che il loro fato è destinato a intrecciarsi nel momento in cui le viverne si sveglieranno facendo ritorno nel Continente. 

Samantha Shannon con uno stile intricato e un linguaggio elaborato e pregno di descrizioni minuziose ci presenta un libro che definirlo tale è riduttivo: si tratta di un vero e proprio worldbuilding complesso che prendendo ispirazione dalle culture odierne, sia occidentali che orientali, vive parallelamente in un mondo che ha un passato, un presente e un futuro. Tutto gira su tradizioni, credenze, gerarchie e potere detenuto da personalità forti e avanguardiste. Personalità che si traducono in quattro protagonisti d'eccellenza: troviamo Glorian, una ragazza che vive costantemente divisa tra il pensiero di dover seguire un destino già scritto da sua madre e il suo popolo, e quello di voler ribaltare le sorti del regno senza rinunciare a se stessa e al suo corpo. Inys non permette sconti e l'unico scopo nella vita delle principesse è quello di essere educate a procreare. E ancora, abbiamo Dumai, una guerriera nonché paladina dei Draghi che ci presenterà una visione positiva di queste grandi creature mitologiche e la sua relazione con la figura paterna, da sempre assente nella sua esistenza. Da non poter dimenticare, poi, sono anche Tunuva, con la sua tempra e il suo tradizionalismo radicato in una lealtà sconfinata verso il Priorato; ed infine Wulf, primo personaggio maschile ad avere un pov tutto suo che darà al lettore il suo punto di vista dalle lande del Nord. Il tutto accompagnato dalla sua integrità morale e dal suo coraggio nel difendere a spada tratta i suoi cari.

 La cosa che affascina di questo romanzo, oltre al lavoro immenso fatto per le ambientazioni, sono le tematiche cucite perfettamente su ogni figura presente all'interno del volume: dal rapporto madre-figlia non sempre facile e mosso dall'amore; alla figura materna declinata in ogni sfumatura; alle relazioni amorose senza pregiudizio di genere; ai legami filiali che si possono creare anche con una linea di sangue diversa. Personalmente però, quello che più mi ha colpita di Un giorno di notte cadente è la centralità della donna. Una figura studiata, approfondita, e descritta attraverso un vero e proprio viaggio nei meandri della psicologia umana. Non a caso l'autrice ci racconta di figlie, madri, compagne, regine, principesse, sacerdotesse, guerriere, orfane, e chi più ne ha più ne metta. Ci narra delle fragilità umane che non rendono la figura femminile come un qualcosa di debole e quindi di facile oppressione; della loro forza di volontà di opporsi a dettami sociali che le vedono come meri corpi da disporre per portare avanti l'eredità di un mondo che non dà voce; della dignità e della resilienza di combattere quotidianamente contro i soprusi e quelle società che vessano

In conclusione, Samantha Shannon con penna e carta che sono la sua armatura e la sua spada, in questo romanzo scende sul campo di battaglia insieme alle sue protagoniste schierandosi dalla parte di chi non può urlare, di chi non può essere se stesso, e di chi con onore e coraggio ricorda, resiste e persiste per un mondo che può cambiare e sensibilizzare.
Voto: 5 tazzine di caffè per un romanzo che mescola sapori forti e speziati a quelli dolci e memorabili.

Fonte immagini: Pinterest

martedì 10 ottobre 2023

Review Party: "L'occhio del gufo" di Andrea Butini

Buongiorno, lettor*! ^^
Oggi esce in tutte le librerie L’occhio del gufo, di Andrea Butini, e in occasione di questa uscita trovate su questo blog e su I miei sogni fra le pagine, Le mie ossessioni librose, A libro aperto le nostre recensioni per il Review Party dedicato. Curios* di saperne di più?
 Ringrazio la casa editrice per avermi concesso di organizzare l'evento e per la copia omaggio in cambio di un’onesta opinione.

L'occhio del gufo
di Andrea Butini

Prezzo: 8,99 € (eBook) 16,00 € (cop. flessibile)
Pagine: 432
Genere: dark fantasy, fantasy
Editore: Mondadori 
Data di pubblicazione: 10 ottobre 2023
Acquista su: IBS, laFeltrinelli (link aff.)

Nella foresta di Rokthan, un piccolo, insignificante villaggio come ce ne sono tanti, gli animali cominciano a sparire. Sorin, un cacciatore, cerca di comprenderne il motivo. Ma la diminuzione delle prede non è la sua unica preoccupazione: da un paio di giorni, infatti, suo figlio Jas è vittima di strane crisi di violenza. Intanto, un vecchio straniero dall'aspetto emaciato che si fa chiamare Maestro fa la sua comparsa nel paese, portandosi dietro una scia di sangue e di misteri. Per indagare, il capitano Swain è costretto a chiedere aiuto al conciliatore Neth Roven, un uomo distrutto dalla perdita della moglie. E mentre i due si mettono sulle tracce del Maestro, altri eventi inquietanti rompono la quiete di Rokthan: stanno per giungere i pacificatori, soldati della lontana Vanhorn. E sembra che abbiano intenzioni tutt'altro che buone. Cosa sta succedendo davvero? Che collegamento c'è tra le prede scomparse, le crisi del piccolo Jas e l'arrivo del Maestro? E perché un borgo dimenticato da tutti è diventato improvvisamente così importante?

Dark fantasy italiano, primo di una trilogia, L’occhio del gufo di Andrea Butini promette faville sin dalle primissime presentazioni. La cover accattivante - che non a caso fa pensare a Cthulhu - ma anche la trama ricca di mistero, permettono di immaginare una lettura pazzesca e sanguinosa. Decisamente è così. Butini ci attira a sé con una storia nera come la notte, una storia intrigante e complessa, fatta di mille sfumature diverse e capace di allettare nel migliore dei modi chi legge. Chi è abituat* al fantasy tosto troverà qui pane per i suoi denti, in quanto l’autore non fa nessun tipo di sconto, ma ci lascia addentrare in un mondo cupo, violento, enigmatico, raccapricciante. La prima parte del romanzo potrebbe disorientare un po’, anzi lo farà sicuramente, perché sono davvero tanti i personaggi che Butini mette in scena e che noi dobbiamo ricordare, ma… loro si faranno ricordare, ve lo assicuro. Ognuno di loro è un pezzo del puzzle, ognuno ha un legame fondamentale con la ricca trama, una trama fatta di ricerche, vendette, sangue, sacrificio, amicizia e molto altro. Vi sorprenderete quando scoprirete di quanti elementi questo libro si compone.

Butini sa il fatto suo, per essere un’esordiente. In questo romanzo emergono chiaramente riferimenti lovecraftiani, ma il tutto reso in maniera originale e decisamente imprevedibile. Ho letto con curiosità ogni pagina, spinta da una voglia sempre crescente di scoprire fin dove l’autore si sarebbe spinto, fin dove mi avrebbe condotta, e mi sono lasciata pian piano coinvolgere. A partire dalla foresta di Rokthan, un luogo in cui accadono fatti misteriosi, come la scomparsa di numerosi animali, che mette in allarme il piccolo villaggio. Chi c’è dietro alle tante sparizioni? Sorin prova a capirlo insieme all’amico di una vita Marcus e intanto cerca di ritrovare il figlio Jas, anche lui sparito improvvisamente, e vittima, nell’ultimo periodo, di strane crisi violente. Un vecchio rinsecchito dall'aria apparentemente innocua fa la sua comparsa nel villaggio. Si fa chiamare il Maestro e decide di prendere con sé il giovane Luin, figlio di un oste violento e rozzo, e concedergli una nuova possibilità. Ma cosa nascondono le sue farneticazioni e perché sembra che ovunque vada lui giunga anche la morte per qualcuno? E poi il conciliatore Neth Roven che piange ancora l’adorata moglie ma che con il capitano Swain ha deciso di indagare sugli episodi inquietanti di Rokthan. Questi sono solo alcuni dei personaggi che incontrerete lungo il tragitto e che vi terranno compagnia tra misteri da risolvere, creature infernali e avvenimenti inspiegabili.

Butini ha uno stile asciutto, ma allo stesso tempo riesce a trascinare e non annoiare chi legge. L’ambientazione è simil-medievale ma con un tocco di contemporaneità tale da renderla molto più appetibile di quanto ci si possa aspettare. L'ho trovata abbastanza convincente e si denota quanto l'autore ci abbia lavorato per approfondirla e renderla il più credibile possibile.
Non mancano i colpi di scena, ma anche momenti più crudi e feroci che potrebbero triggerarvi non poco. Aspettatevi tutto ciò che ci si aspetta quando si legge un dark fantasy, ovvero sangue, morte e distruzione, ma moltiplicatelo per tre, perché questa non è che la prima parte di un progetto molto più ampio che non vedo l’ora di esplorare fino in fondo. C’è sicuramente molto altro da dire sul romanzo, ma non voglio togliervi il piacere di scoprire cosa riserva. Per me è stato una bella sorpresa, un esordio decisamente notevole che mi sento di consigliare se anche voi, come me, non disdegnate letture più oscure e macchinose, di quelle che non fanno chiudere occhio la notte. L’occhio del gufo vi farà provare brividi del tutto nuovi, vi terrà con il fiato sospeso grazie a un ritmo ben serrato e vi permetterà di conoscere personaggi molto interessanti che si portano dietro storie di grande impatto emotivo. Date una possibilità a questo romanzo, probabilmente una delle novità più interessanti nell’ambito del fantasy italiano d’esordio.



Fonte immagini: Pinterest
grafica: @dolcicarloni

sabato 3 giugno 2023

Review Party: “La Figlia della Dea della Luna" di Sue Lynn Tan (a cura di Marika)

Ben ritrovati su questi schermi carissimi Coffeeaholics adorati! 
Come state trascorrendo queste ultime giornate primaverili? Qui, tra tempo ballerino e poco spazio da dedicare alle cose piacevoli, si cerca di sopravvivere ai primi cenni di caldo e alle corse quotidiane. E proprio in questo clima frenetico, e dopo alcune letture poco interessanti, finalmente è arrivato un libro che oserei definire completo in ogni sua sfumatura. Sto parlando di La figlia della dea della luna, di Sue Lynn Tan, edito Oscar Mondadori, un romanzo che racchiude adrenalina, folklore, passione e mitologia. E noi di Coffee and Books potevamo esimerci dal leggerlo? Ovviamente no, e grazie al Review Party organizzato dalla nostra Franci, abbiamo ricevuto una copia digitale del libro per parlarvene.

La Figlia della Dea della Luna
di Sue Lynn Tan

Prezzo: 12,99 € (eBook) 26,00 € (cop. rigida)
Pagine: 576
Genere: fantasy, fantasy orientale
Editore: Mondadori (collana Oscar Fantastica)
Data di pubblicazione: 30 maggio 2023
Acquista su: IBS, laFeltrinelli

Cresciuta sulla Luna, Xingyin non sa che la stanno nascondendo dal temibile imperatore del Regno Celeste, che ha esiliato sua madre per aver rubato l'Elisir di Lunga Vita. Quando però, utilizzando inconsapevolmente la magia di cui è dotata, rivela la propria esistenza, è costretta a fuggire abbandonando la sua casa. Sola, incapace di controllare i propri poteri e piena di paura, si dirige verso il Regno Celeste, terra di meraviglie e di segreti. Qui, sotto mentite spoglie, impara l'arte dell'arco e della magia insieme al figlio dell'imperatore, cercando di ignorare la passione che presto inizia a divampare tra di loro. Per salvare la madre, Xingyin sarà costretta a intraprendere un viaggio avventuroso e ad affrontare creature leggendarie e pericolosi nemici. Ma quando la magia proibita minaccia il regno e Xingyin si ritrova a sfidare nientemeno che il feroce imperatore, dovrà scegliere se rischiare di perdere tutto ciò che ama o lasciare che il reame sprofondi nel caos…

Tutto ha origine da Xingyin, la figlia della dea della Luna Chang'e, una donna che dopo aver rubato l'Elisir di Lunga vita all'imperatore del Regno Celeste, viene imprigionata sulla Luna dove cresce la figlia lontana da ogni possibile pericolo e distrazione. Xingyin, dal canto suo, è una ragazza tranquilla che può godere soltanto della compagnia della sua ancella mentre vive sul suo pianeta natale ignorando il resto del Regno. Un giorno però utilizzando i suoi poteri fa sì che l'imperatore venga a conoscenza della sua esistenza e, perseguitata dalle Guardie dello stesso, è costretta a fuggire dalla Luna per rifugiarsi nel Regno Celeste grazie a Ping’er, domestica della madre. Qui, nascondendo la propria identità, diventa una dama al servizio di una nobildonna austera, con il solo pensiero di liberare l'amata genitrice e di trovare una via di fuga alle continue persecuzioni. Ma il destino ha modi strani di agire e spinge la cara Xingyin a stretto contatto con il principe Liwei, figlio del temuto imperatore, con cui imparerà le arti magiche e il tiro con l'arco che le permetterà di divenire un'abile arciere d'élite. A questa strada già impervia, si aggiunge poi il fatto che la protagonista insieme a Liwei, e al capitano Wenzhi dovrà affrontare creature fantastiche e luoghi difficili non senza quella passione che la porterà a dividere il cuore tra i due uomini che la accompagnano. Riuscirà Xingyin a compiere il suo destino in un'ultima missione che vede draghi, perle e lealtà?

 La figlia della dea della luna è una piccola opera d'arte impressa su carta. Partendo dalle ambientazioni fantastiche, brillanti e magnifiche appartenenti alla Luna e al Regno Celeste, fatte di nuvole, palazzi reali, mercati locali di colori intensi e posti ricchi di segreti; passando poi per quei costumi intessuti di oro, argento, metalli preziosi e sete pregiate; fino a dei protagonisti che con grazia, beltà ed eroismo rappresentano il mondo divino in modo tangibile e umano, si conferma un romanzo interessantissimo e rifinito nei dettagli. Personalmente credo che Sue Lynn Tan con uno stile diretto, ma sfumato di liricismo e minuziosità, ci racconta con il suo linguaggio vibrante di mondi lontani, di eroismo al femminile, di sacrifici fatti per amore e di sentimenti che con eleganza e impeto saranno bilancia perfetta tra dovere e sogni.

 Un'altra cosa su cui vorrei porre l'accento, e che mi ha colpita piacevolmente, è la psicologia dei personaggi in continua evoluzione: Xingyin, dapprima timida e quasi disorientata da un mondo diverso dal suo, si trasforma in una donna determinata e forte, pronta ad abbracciare il destino e a decidere per il suo futuro; Liwei, un giovane uomo valoroso, diviso tra i doveri di principe ereditario e i sentimenti che prova per una ragazza fatta di coraggio e lealtà; e Wenzhi, capitano apparentemente integerrimo dell'armata celeste che permette alla nostra protagonista di sopravvivere in un regno arduo grazie ai suoi insegnamenti e all'amore che prova per la stessa, tenendo ben nascosto un segreto enorme. 

A conti fatti dunque, è un volume che narra di una storia che per circa 400 pagine tiene il lettore incollato senza mai annoiarlo, grazie ai numerosi richiami alla cultura pop asiatica. Difatti, leggendo il romanzo non si può fare a meno di notare da un lato la mitologia cinese legata alla figura della dea della Luna Chang'e e delle creature mitologiche composte da diverse specie di draghi, richiamo perfetto anche alle tradizioni coreane; dall'altro chiare rievocazioni al folklore e all'immaginario letterario e cinematografico nipponico attraverso scenari lunari che citano indirettamente Serenity di Sailor Moon, o la lore del mondo divino di manga come Kamisama Hajimemashita e The Demon Prince of Momochi House. Ma non sono da meno abiti, usi e costumi facilmente riconoscibili anche grazie a reminiscenze dal mondo letterario e d'animazione cinese con Heaven Official's blessing e Mo Dao Zu Shi; o scenografie e velleità sovrumane ricalcabili negli odierni drama coreani come Tale of the nine tailed, Korean Odyssey e Bride of Habek.

 In conclusione è un romanzo davvero ben fatto che già con un primo volume d'esordio si piazza direttamente nel cuore dei lettori.
Voto: 5 tazzine di caffè Yuanyang per un romanzo che unisce l'adrenalina del caffè alla calma e alla forza tipica del tè.

Fonte immagini: Pinterest

martedì 8 novembre 2022

Review Party: "La reincarnazione delle sorelle Klun" di Manlio Castagna (a cura di Melz)

Buongiorno! ^^
Oggi il blog partecipa al Review Party di La reincarnazione delle sorelle Klun, di Manlio Castagna, un romanzo inaspettato e molto inquietante che è piaciuto tantissimo alla nostra Melz. Scoprite la sua opinione e fateci sapere che ne pensate!
Un ringraziamento a Una libraia in corsia per averci coinvolte nell'evento.

La reincarnazione delle sorelle Klun
di Manlio Castagna

Prezzo: 9,99 € (eBook) 20,00 € (cop. rigida)
Pagine: 564
Genere: horror, thriller, esoterico
Editore: Mondadori (collana Oscar Fantastica)
Data di pubblicazione: 18 ottobre 2022

Nelle oscure profondità del gigantesco Cratere che domina lo sperduto paese di Anerbe, si combatte la battaglia senza fine per il predominio della luce che salva il mondo sull'oscurità che tutto inghiotte. A intrecciare i fili di questa trama antichissima, personaggi distanti nel tempo e nello spazio. Ai giorni nostri, il commissario Verne tenta di riscattare la sua ingloriosa carriera indagando sull'affascinante Rina Monforte e sull'amante di lei, leader di una setta esoterica che vuole combattere i "figli del buio". E proprio nel buio di un monastero isolato da tutto e tutti, quarant'anni prima, cresce un orfano che, grazie agli insegnamenti alchemici del suo maestro gesuita, impara a trasformarsi in angelo vendicatore. Alla fine degli anni Cinquanta due bambine, le sorelle Klun, muoiono in un tragico incidente e sembra che si siano reincarnate in due gemelle dalle inquietanti capacità soprannaturali. Storie apparentemente senza legami che sono in realtà unite in un intreccio forsennato di vite e destini, ultimo atto di una vicenda che Manlio Castagna ci restituisce con il ritmo serrato di un montaggio cinematografico e l'intensità della sua scrittura.

Voi avevate mai letto un thriller esoterico? Io no, nemmeno sapevo esistesse. Grazie Oscar Vault per questa opportunità e per la copia del libro, e grazie a Manlio Castagna per averlo scritto.

La reincarnazione delle sorelle Klun è una storia narrata nel tempo. Anzi, no, sono tre storie narrate in tempi diversi. Quella delle piccole Klun negli anni cinquanta, quella di Rina, Attila e il commissario Verne ai giorni nostri e quella di Irin, collocata appositamente in un tempo imprecisato. Ognuna di queste è completamente diversa, ma, allo stesso tempo, ognuna di queste è uguale all’altra. Sembra quasi un ossimoro, è vero, eppure vi assicuro che sto dicendo la verità.

"L’aria è opaca sulla valle. Tendaggi di foschia ricoprono il Monte delle Benne. Ha smesso di piovere da poco, ma nel cielo sembra che una miriade di gocce sia rimasta aggrappata a pareti invisibili. La strada che conduce ad Acerbe è spalmata della solita melma. Non venire ad Anerbe se vuoi continuare a respirare.”

La vita dei coniugi Klun cambia tragicamente dopo la morte delle figlie Gorizia e Fiorenza, ma non quella delle due bambine. È infatti anni dopo, quando Dora partorisce due gemelle, che iniziano ad accadere strane coincidenze: è l’immaginazione di Augusto o le sue figlie sono tornate in altri corpi? Credere nella reincarnazione non è certo un processo da nulla, ma fin quando si può negare l’evidenza?

La vita di Rina, invece, cambia quando conosce il carismatico Attila Mesmeri Tribolati, scrittore eccentrico che ritrova in lei qualcuno che già conosce. In una vita passata, dice. Anzi, in tutte. E Rina gli crede perché sente le stesse cose anche se ancora non ricorda.

E poi c’è Irin, la cui collocazione temporale non ci è dato saperla subito, cresciuto da padre Garino e Abadessa, allergico al sole, con sei dita per mano e un dono straordinario. Far del male o del bene con le sue capacità sarà solo una sua scelta.

Il thriller di Manlio Castagna è prolisso, lungo. Si prende più di cinquecento pagine di tempo per introdurre le vite che andremo a esplorare, facendoci assaporare ogni angolo della loro esistenza, facendoci ascoltare ogni loro voce interiore. È per questo che durante la lettura si provano emozioni quasi in contrasto l’una con l’altra. Si ha paura, come i genitori delle gemelle reincarnate. Si ha speranza, come Irin. Ci si ritrova ad imprecare contro Attila e Rina. Ma sapete qual è la cosa più bella? Che per metà del libro, nonostante la conoscenza dei personaggi, non ci si capisce un bel niente. Se dividessimo in due il racconto, sembrerebbero tre storie completamente differenti che non hanno niente in comune l’una con l’altra, almeno finché ad un certo punto non vediamo intrecciarsi le loro esistenze. Come un puzzle da mille pezzi difficile da mettere insieme inizialmente, ma che poi d’un tratto trova da solo la via per incastrare ogni tassello.

Un’altra caratteristica del racconto è che è totalmente inaspettato e ricco di colpi di scena. Non si può stare tranquilli sul destino di nessuno, la linea tra bene e male, come in ogni storia, è sottile e nessuno è davvero mai salvo. Mi sono chiesta il perché del titolo, prima di leggerlo, visto che è un grande spoiler, ma sapete? Quello è solo l’inizio. O, se voglio essere proprio precisa, non è nemmeno quello, questa storia ha inizio agli inizi del tempo. Molto prima di Gorizia e Fiorenza.

Non è un thriller canonico e sinceramente anche la parola “esoterico” non gli rende giustizia. È una storia di culti, a volte di magia, di religione e stregoneria tutte fuse insieme. Se cercate un racconto alla Agatha Christie, lasciate perdere. Se siete pronti ad avere larghe vedute su un thriller speciale, allora fa al caso vostro. Ho trovato la scrittura di Manlio giusta per questo tipo di racconto. Una scrittura che ci sa accompagnare attraverso gli anni, con dialoghi sempre azzeccati e credibili. Le espressioni sono diverse in base all’anno in cui ci spostiamo, più moderne nel 2017, molto meno negli anni 50, ma senza pomposità artificiali. Si vede chiaramente che questo libro è stato scritto in parecchio tempo, studiato nei minimi particolari e sviscerato all’inverosimile.

Quello che ho provato leggendo La reincarnazione delle sorelle Klun è stata una profonda inquietudine. Lungi da me fare dei paragoni così grossi, ma mi ha ricordato molto alcuni racconti di Lovecraft quanto a sensazioni di disagio e terrore. Una paura più che altro lontana di un qualcosa che speri non ti succeda mai, ritrovandoti a pensare “cosa farei io?”, o più in dettaglio “cosa farei se le mie figlie sembrassero ricordare di vite passate?”. Probabilmente, come i Klun, finirei per credere nella reincarnazione.

“Quello che ignoriamo può colpirci in ogni momento, perché non riconosciamo le sue forme, i suoi suoni, i suoi temperamenti. Siamo privi di difesa di fronte allo sconosciuto.”

Consiglio questo libro agli amanti del brivido, a chi non si impressiona nel sentir parlare di argomenti delicati come reincarnazione, stregoneria e sette, e a chi cerca un mattone da divorare capitolo dopo capitolo. A proposito, questi sono molto brevi ed è un pregio da non sottovalutare.
Cinque tazzine ricolme!


Melz


Photo credit: @themarvelousmrsmelz
Fonte immagine: Pinterest

venerdì 7 ottobre 2022

Review Tour: "Malice" di Heather Walter

Buongiorno, lettor*! ^^
Eccomi oggi a parlarvi di Malice, di Heather Walter, un retelling fantasy che ha per protagonista la strega “Malefica” della Bella Addormentata nel Bosco. Non sapevo bene cosa aspettarmi da questo libro ma devo ammettere che in parte mi ha sorpreso e ne sono contenta. Sicuramente ho voglia di leggere il secondo volume e scoprire come finirà.
Ringrazio Amarilli Silvia Moro di I miei sogni tra le pagine per avermi coinvolta in questo evento e la casa editrice per la copia digitale omaggio in cambio di un’onesta opinione.

Malice
di Heather Walter

Prezzo: 9,99 € (eBook) 24,00 € (cop. rigida)
Pagine: 468
Genere: fantasy, retelling
Editore: Mondadori (collana Oscar Fantastica)
Data di pubblicazione: 20 settembre 2022

C'era una volta, tanto tempo fa, una strega malvagia che, per vendetta, gettò su una stirpe di principesse una maledizione mortale. Una maledizione che poteva essere infranta solo dal bacio del vero amore. Già sentita, vero? Il principe azzurro, "e vissero per sempre felici e contenti…" Sciocchezze. No, davvero, a nessuno importa cosa succede alle principesse di Briar. Ai suoi abitanti interessano solo i gioielli, le feste e gli elisir magici delle Grazie. Anch'io pensavo che non mi interessasse. Fino a quando non l'ho incontrata. La principessa Aurora, l'ultima erede al trono di Briar. Bellissima. Intelligente. Forte. La regina di cui il regno avrebbe bisogno. A cui non importa che io sia Alyce, la Grazia Oscura, da tutti disprezzata per la magia nera che mi scorre nelle vene, la stessa che ha maledetto la corona. Umiliata e offesa da quegli stessi nobili che pagano care le mie pozioni e poi mi additano come un mostro. Aurora dice che dovrei essere orgogliosa dei miei doni. Dice… che mi vuole bene. Manca meno di un anno perché quella maledizione la uccida, ma se la chiave della salvezza è il bacio dell'ennesimo principe insulso, lei non lo accetterà. E io… voglio aiutarla. Se il mio potere è all'origine della sua maledizione, forse può segnarne anche la fine. Forse insieme possiamo dare vita a un mondo nuovo. Sciocchezze anche queste. Perché sappiamo tutti come finisce la storia, no? Aurora è la bella principessa e io… Io sono la cattiva.

Siamo abituat* a conoscere la strega della Bella Addormentata nel Bosco come un personaggio cattivo, o almeno così le fiabe tradizionali e la Disney ce l’hanno propinata, salvo poi ritrovarci con una versione diversa e più tridimensionale del personaggio nel film Maleficent, con Angelina Jolie. Ho amato molto quest’ultima versione e lo spessore che è stato dato a quella che da sempre è stata immaginata come la strega cattiva. Anche Heather Walter riscrive un personaggio che ha sempre intimorito e inquietato mostrandocene un lato del tutto diverso e inaspettato. E se la cattiva non fosse davvero così cattiva, o non lo sia sempre stata? Cosa l’ha spinta a creare il terribile sortilegio che ha incatenato la principessa Aurora in un sonno profondo, protetto da un mucchio di rovi? Beh, in questa versione avremo modo di scoprirlo. Parto subito col dire che a me il romanzo è piaciuto molto. Mi è piaciuto l’intreccio, mi sono piaciute le dinamiche, le relazioni, le varie tematiche. Non l’ho percepito così “dark” come avrei voluto, ma quel poco mi ha soddisfatto abbastanza. Certo, un po' di ingenuità nello stile non mancano. Una delle note dolenti è stato, infatti, il modo in cui l’autrice ha costruito il worldbuilding, ovvero narrandolo tantissimo. Sapete che io amo lo show don’t tell, lo preferisco a quel tipo di narrazione fatta di lunghi e noiosissimi spiegoni e qui purtroppo ne abbiamo a bizzeffe. Non fosse stato per questo, mi avrebbe di sicuro folgorata, ma le lunghe spiegazioni che mi sono ritrovata a leggere di com’era Briar, di com’è adesso, delle leggi, delle guerre, dei Fae, della regina Leythana, dei Vila, eccetera, mi hanno snervata un bel po’. Fatta questa premessa, parliamo del romanzo e dei suoi pregi, ovvero tutto ciò che mi ha convinta e che ha contribuito a farmi arrivare fino alla fine e desiderare di leggere il seguito.

Il mondo creato da Walter è veramente particolare e complesso. L’autrice lo costruisce pezzo dopo pezzo e ogni volta aggiungiamo quel tassello in più ma non sempre il tassello mette subito in chiaro il quadro, bisogna pazientare un po’. Briar è un regno di esseri umani in cui però nascono anche le Grazie; questo in seguito a un patto fatto con i Fae di Etheria, dopo una lunga e terribile guerra. Le Grazie hanno sangue dorato e nel loro sangue scorre un forte potere. Esse sono in grado di esaudire qualunque desiderio umano, creando pozioni magiche ai cui ingredienti mescolare qualche goccia del loro sangue. Alyce non è come le altre Grazie. Lei è una Grazia Oscura. Nelle sue vene scorre il sangue verde dei Vila, una razza fatata malvagia che è stata esiliata e poi sterminata. Sin da quando era bambina sono stati fatti esperimenti ed esami di ogni genere su di lei per assicurarsi che la percentuale di sangue Vila che le scorreva dentro non fosse così elevata da nuocere o creare problemi. È riuscita a scampare la morte ed è stata affidata alla Casa della Lavanda, cui presta i suoi servigi come Grazia Oscura - l’unica in tutta Briar - creando pozioni che solo in pochi possono permettersi. Le sue sorelle non fanno che maltrattarla e offenderla, le persone la temono, chiunque preferisce tenersi alla larga da lei. Ma Alyce non è la Grazia perfida che descrivono e il tipo di isolamento che subisce la fa soffrire. È vero che è per metà Vila, ma le sue intenzioni non sono cattive. Lei vorrebbe solo essere come le sue sorelle (anche se le detesta), non ama essere diversa, non ama il modo in cui la gente la guarda o le cose che dicono di lei. Non ama essere un mostro. Mi è piaciuta molto l’introspezione che viene fatta del personaggio, il modo in cui tenta in tutti i modi di riscattarsi, provando anche a usare il suo potere per fare del bene invece che del male, fallendo però miseramente. Perché alla fine non può cambiare ciò che è, può solo accettarlo. E per farlo, dovrà imparare a conoscersi ancora più a fondo, a conoscere meglio il suo potere, la sua storia, il suo passato. 

Non tutti però la temono, ha un paio di alleate, persone che vedono oltre il suo aspetto e il suo sangue, e ha Aurora. Conoscere la principessa è ciò che farà davvero la differenza nella vita di Alyce. La Principessa Aurora condannata a un triste destino, una maledizione lanciata molto tempo addietro dai Vila e che porta tutte le discendenti reali di Briar a morire all’età di ventuno anni se non riusciranno a spezzarla col bacio del vero amore. Aurora è stato un personaggio interessantissimo da scoprire, molto lontana dalla principessina indifesa e ingenua che ci si può aspettare ("Voglio essere come Leythana. Non un semplice ornamento come mia madre. Voglio essere fiera, e degna"). È ottimista ma è anche una ribelle. Le regole del castello le vanno strette e cerca sempre un modo per aggirarle o evaderle. Ha delle idee rivoluzionarie, vuole apportare cambiamenti importanti quando un giorno diventerà regina e trova le Grazie superficiali e inutili. Ecco perché stringe amicizia con Alyce, perché lei è così diversa e le piace che lo sia. Le piace che scombussoli le sue giornate e i suoi pensieri e che non sia come la descrivono ma molto meglio. La loro storia mi ha colpito e ammetto di averla apprezzata e amata sin dall’inizio. Sicuramente è uno degli elementi più interessanti del romanzo, una storia d’amore F/F davvero inaspettata. Il romanzo prosegue senza grossi colpi di scena, anche se nel finale abbiamo un bel po’ di movimento in più e un ritmo decisamente più concitato. 

Alyce per gran parte del libro si interroga sulla sua natura, cerca di scoprire chi sia davvero, come sfruttare al meglio il suo potere. Si allenerà per riuscire a tirarne fuori tutte le potenzialità, grazie anche a Kal, un misterioso personaggio conosciuto in un castello diroccato. Tutto ciò che riguarda il worldbuilding verrà riversato quasi in maniera selvaggia su chi legge destabilizzandolo un po', ma se riuscirete a superare la prima metà indenni, potrete godervi meglio la seconda parte, in cui lo stile risulta molto meno ingenuo e più scorrevole. Mi è piaciuta l’atmosfera fiabesca, fatta di elementi tipici di grande richiamo. L'autrice non l'ha deturpata ma in un certo senso enfatizzata. E ho apprezzato il modo in cui il personaggio di Alyce non sia stato creato totalmente nero e negativo, non un vero e proprio villain, ma un personaggio grigio tutto da esplorare. Ho amato il modo in cui prende coscienza di sé e del proprio valore e anche la sua evoluzione che la porta a diventare ciò che non avrebbe mai voluto (“Se vogliono un mostro, ne avranno uno”) ma per delle ragioni valide. È un personaggio guidato dalle emozioni, ha subìto le peggiori umiliazioni senza reagire per lungo tempo, non è freddo e calcolatore, ed è apprezzabile che voglia farsi conoscere per ciò che è in realtà e non per come è sempre stato tratteggiato.

In definitiva, trovo che Malice sia una storia molto valida con elementi intriganti e ben trattati. Peccato per la quantità di descrizioni e informazioni “raccontate” che hanno rallentato la lettura, soprattuto all’inizio. Ma se vorrete avventurarvi, scoprirete un romanzo che parla di identità, di accettazione, di antiche maledizioni, di amore contrastato, di amicizia, di vendette, di magia. Una storia ben più appassionante di quanto si possa pensare e con parecchi pregi.


Fonte immagini: Pinterest
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giovedì 7 luglio 2022

Review Party: "Catherine House" di Elisabeth Thomas

Buongiorno, lettor*!
Oggi il blog partecipa al Review Party di “Catherine House”, di Elizabeth Thomas, romanzo uscito da un paio di giorni per Oscar Vault e che, purtroppo, non si è rivelato all’altezza delle aspettative. Sono molto amareggiata, perché contavo davvero tanto su questa lettura. Amo immensamente il Dark Academia, ma questo per me NON è un Dark Academia. Ve ne parlo meglio nella recensione che segue.
Ringrazio Nia per avermi inclusa nell'evento e la casa editrice per la copia digitale omaggio in cambio di una recensione onesta.

Catherine House
di Elisabeth Thomas

Prezzo: 9,99 € (eBook) 18,00 € (cop. rigida)
Pagine: 336
Genere: mystery, dark academia
Editore: Mondadori
Data di pubblicazione: 5 luglio 2022

Nascosta tra le foreste della Pennsylvania, Catherine House è una scuola d'eccellenza che ha sfornato premi Nobel, giudici della Corte suprema e personalità di primo piano nel mondo dell'arte, della cultura e della politica. I suoi criteri di ammissione sono rigidissimi, e le poche persone che ogni anno superano la selezione avranno vitto, alloggio e istruzione gratuiti, ma per tre anni – estati comprese – saranno completamente tagliate fuori dal mondo esterno: niente visite, telefonate, televisione, musica… Alla fine, però, avranno davanti a sé carriere brillanti, potere e prestigio in qualunque campo desiderino. Per Ines Murillo, Catherine House è la cosa più vicina a una casa che abbia mai avuto. Ma i rigidi rituali della scuola presto trasformano l'edificio in una prigione tanto affascinante quanto ambigua. E quando scoppia la tragedia, Ines inizia a sospettare che l'istituto nasconda un pericoloso segreto.

Su Catherine House si sono azzardati paragoni di un certo calibro, come con Donna Tartt, autrice di Dio di illusioni e Il Cardellino. Ho letto l’anno scorso Dio di illusioni e l’ho amato come pochi altri romanzi al mondo e credetemi se vi dico che Catherine House non c’entra davvero nulla con i romanzi di Donna Tartt e che il paragone è assolutamente poco calzante. Catherine House viene presentato come un Dark Academia e, forse, per il primo quarto di romanzo, si può anche pensare che lo sia. L’atmosfera della scuola esclusiva, una scuola con rigide regole che vieta persino di avere contatti con il mondo esterno e che, in un certo senso, ti segrega al suo interno come una prigione, è abbastanza inquietante e claustrofobica da dare l’impressione di star leggendo qualcosa di originale, cupo e in linea con il genere. Per tutto il tempo ho pensato che l’autrice stesse cercando di accrescere la tensione per poi giungere a un climax con i controfiocchi, di quelli che ti lasciano senza parole, ma non vi è alcun climax qui e la lettura procede senza ritmo. Le azioni dei protagonisti si ripetono per giorni, anni e nulla cambia, non ci sono colpi di scena memorabili o rivelazioni sbalorditive. Nulla viene approfondito abbastanza, vediamo affacciarsi qualche tematica interessante (lgbt+, lutto, occulto) e poi la vediamo sfumare senza che le sia stato dato spazio a sufficienza, liquidata nel giro di una frase o anche meno. Ma partiamo dall’inizio, perché voglio darvi un quadro il più possibile completo di quello che è questo libro e poi starà a voi giudicare se leggerlo o meno.

Catherine House è una scuola che ogni anno accoglie tantissimi studenti. I colloqui per essere ammessi sono tostissimi, ma una volta che si viene accettati si diventa parte di una grande famiglia. Catherine è una casa. Catherine è tutto per chi vi entra. Catherine è vita. Bisogna dimostrarsi creativi, intelligenti e avere un sacco di altre qualità per essere accettati e per molti studenti l’opportunità che offre la scuola è unica. È la più selettiva tra le università di prestigio, ma produce le menti migliori del mondo, persone premiate e riconosciute in vari ambiti, che occupano posizioni importanti. È un luogo di totale isolamento, una sorta di monastero, che richiede concentrazione e applicazione costante e che ripaga promettendo di far diventare gli studenti chiunque essi vogliano diventare. Questo suo essere tanto distaccata dal mondo, così chiusa, così esigente e rigorosa, dà sin da subito un senso di oppressione. E proprio su questa sensazione puntavo illudendomi stesse facendo il suo buon lavoro per rendere il romanzo accattivante e farmi entrare in un mondo di mistero e tensione. Peccato che questo è tutto. Letteralmente. È solo la premessa a essere accattivante mentre il resto del romanzo non lo è per niente. Lo stile dell’autrice può anche essere considerato valido, è essenziale e diretto ed è l’unica cosa che mi ha colpito, ma se cercate una trama oltre la premessa non la troverete. Faccio persino difficoltà a scrivere questa recensione perché c’è davvero poco da dire. La protagonista è Ines, una ragazza in fuga dal suo passato che in Catherine trova una sorta di rifugio. Non ha nulla al di fuori dell’opportunità che quella scuola le offre e lo stesso si può dire degli altri studenti. Nessuno a Catherine parla del proprio passato, anzi sono tutti caldamente esortati a lasciarselo alle spalle, ma è chiaro che tutti hanno dei passati problematici. È solo il futuro che conta adesso. E il presente a Catherine. Gli studenti ricevono tutto dalla casa ma in cambio devono abbandonare ciò che erano e pensare solo a ciò che saranno. Le materie che devono studiare sono tra le più disparate, ma un corso, in particolare, sembra essere il più complesso ed esclusivo, quello dei nuovi materiali in cui si impara a conoscere e utilizzare il plasma. Questo strano materiale sembra costituire il segreto più profondo di Catherine, utilizzato in varie occasioni e centro nevralgico delle esistenze di molti lì dentro; chi lo studia non ha il permesso di rivelare nulla ai compagni degli esperimenti che ne vengono fatti. Ines non si sente portata per il plasma, se ne tiene alla larga, le sue giornate trascorrono nella più completa apatia. Lei non si sente da subito connessa alla casa come gli altri e trova sospetto tutto ciò che la circonda, non riesce a dimenticare il suo brutto passato, ciò da cui è fuggita, ma piano piano imparerà a risollevarsi, ad aprirsi ai precetti di Catherine e quasi a omologarsi. Ma fa tutto parte di un piano, un piano che la porterà a indagare, quando ne avrà l’occasione, i segreti della scuola e scoprire cosa si nasconde dietro lo studio del plasma, dietro alcune morti sospette e dietro l’ancora più sospetta riservatezza di Catherine e di alcuni suoi professori.

Ammetto di aver creduto fino alla fine nel romanzo e in un capovolgimento che mi facesse propendere per un’opinione positiva, ma anche il finale non è stato all’altezza delle aspettative. I tempi del racconto sono molto dilatati e il più delle volte non accade assolutamente nulla all’interno della scuola. Seguiamo le vicende di Ines e dei suoi compagni che fanno cose, seguono corsi, si ubriacano, giocano a carte e si lasciano “ipnotizzare” dalla casa e da chi la guida. Non ci sono scene capaci di lasciare il segno, nulla di eclatante, persino la morte di un personaggio scorre piatta sulle pagine. Ho fatto una fatica immensa ad arrivare alla fine, a districarmi in un mistero che così misterioso non è, perché non basta, non può bastare a spiegare tutto, a dare un senso al romanzo. Oltre questo, nemmeno i personaggi si distinguono, confondendosi tra loro e non riuscendo a essere approfonditi abbastanza e meritare più attenzione da parte di chi legge. Tutto il romanzo è un’enorme illusione, come la stessa Catherine House.

Ho atteso questa uscita con trepidazione, letto il romanzo con la speranza continua che prima o poi accadesse qualcosa di significativo, ma così non è stato. Ho provato profonda tristezza e noia nel leggerlo e, una volta terminato, grande amarezza. Non mi sento di consigliarlo perché non riesco proprio a trovare elementi che meritino considerazione e anche perché ci sono sicuramente romanzi migliori, sia nell’ambito del Dark Academia che in altri. Leggetelo solo se siete curiosi o se siete, che so, masochisti, ma per me è un romanzo che non ha nulla da dare al lettore. Mi astengo dal dargli un voto, mi spiace molto.

A presto!
xoxo
Fonte immagini: Pinterest

martedì 24 maggio 2022

Review Party: "Sotto la porta dei sussurri" di TJ Klune (a cura di Elena)

 
Buongiorno, lettor*!
Oggi Coffee&Books partecipa al Review Party di "Sotto la porta dei sussurri", di TJ Klune, con la recensione di Elena. Il romanzo è un fantasy con tematiche lgbtqia+ molto care all'autore ed è, come sempre, una dolce coccola. Scoprite cosa ne pensa Elena e fateci sapere il vostro parere ;) 

Sotto la porta dei sussurri
di TJ Klune

Prezzo: 9,99 € (eBook) 19,00 € (cop. rigida)
Pagine: 408
Genere: fantasy, lgbtqia+
Editore: Mondadori (collana Oscar Fabula)
Data di pubblicazione: 17 maggio 2022

Quando un mietitore va a prenderlo al suo stesso funerale, Wallace comincia a sospettare di essere morto. E quando Hugo, il proprietario di una singolare sala da tè, si offre di aiutarlo ad "attraversare", Wallace capisce che, sì, deve proprio essere morto. Ma Wallace non si rassegna ad abbandonare una vita che sente di avere a malapena attraversato ed è deciso a vivere fino in fondo anche un piccolo scampolo, anche una breve parentesi di esistenza che, se vissuta pienamente, può farsi intera.

Con l’arrivo dei primi caldi della stagione estiva, i sospirati venticelli e il desiderio di vacanze, approda nelle librerie italiane (uscito da pochi giorni, il 17 maggio), Sotto la porta dei sussurri, il nuovo romanzo di TJ Klune, pubblicato da Oscar Mondadori, nella collana Oscar Fabula, tradotto da Benedetta Gallo.  È difficile catalogare questo romanzo in un genere specifico: romanzo di formazione? Fantasy? Romance? Fantascientifico? Realismo magico? TJ Klune è uno degli autori più importanti di narrativa fantasy e romance con personaggi protagonisti e tematiche LGBTQ+ in primo piano, trattati con naturalezza, senza forzature, in una “norma” inclusiva nella narrativa di genere. Indipendentemente dal genere in cui lo collocherete, Sotto la porta dei sussurri, è un romanzo esistenzialista, intimo, che scava a fondo: apre crepe, ricordi, paure ed emozioni, come era già successo con La casa sul mare celeste.

“So che quando muore qualcuno bisognerebbe comportarsi in un certo modo e provare determinate sensazioni, ma io sono qui per dirvi che sono tutte stronzate.”

Questo secondo romanzo, rispetto al primo, è una storia che abbatte i comportamenti precostituiti e i tabù sul parlare liberamente di morte, suicidio, lutto e depressione: l’autore tratta i temi con semplicità, ironia e rispetto, senza togliere alle tematiche la loro dignità né snaturando o romanzando avvenimenti che fanno soffrire e commuovere, che non lasciano indifferenti, ma che colpiscono e fanno riflettere a ogni età. Non è una storia semplice, né per tutt*, né adatta a qualsiasi luogo o momento. Come riporta e ricorda l’autore stesso prima di narrarci questa nuova avventura: “Questa storia parla di vita e amore, ma anche di perdita e dolore. Si discute della morte nelle sue forme più diverse – morti serene, morti inaspettate, suicidi. Siete pregati di leggere con attenzione.” Ci sono storie che bisogna accoglierle nel momento giusto, non solo per apprezzarle, ma per viverle al meglio. E Sotto la porta dei sussurri è uno di questi.

“<<Tu capisci la morte?>>
No che non la capiva. Sapeva cos’era, conosceva il significato della parola, ma era un’entità nebulosa.”

Fin dalle prime battute conosciamo il protagonista Wallace Price: un uomo che odia le persone che piangono e che considera l’allegria un inconveniente che intralcia il lavoro. È un uomo considerato da tutti coloro che gli stanno attorno freddo e calcolatore, opportunista e ambizioso, che non si fida di nessuno. Insomma, un degno erede del Signor Scrooge dickensiano, che vive in un suo mondo senza luci, un mondo che si è creato su misura in modo schematico e logico, secondo le proprie regole. Il suo cielo buio inizia a punteggiarsi con le prime stelle fioche grazie allo scontro di emozioni, che afferma di non aver mai provato prima: la paura verso l’ignoto e l’imprevisto, una paura che rischia di inghiottirlo. Il suo cielo, però, inizia a lampeggiare e a brillare soprattutto con i primi incontri: Meiying, detta Mei, con il compito di riportarlo a casa, una mietitrice, una raccoglitrice di anime e un’aiutante, una sorta di Virgilio e portatrice di un bagaglio culturale cinese molto interessante. Hugo, una guida per l’attraversamento, che ricopre il ruolo di traghettatore come nella tradizione mitologica greca, ma diverso nella descrizione e nel carattere: eccentrico, amante dei tè e del suo rito, ed empatico “fino all’eccesso”. Colui che dovrà rispondere alle domande e condurre le anime verso la nuova vita. E poi Nelson, Cameron e tante e tanti altri... Personaggi che si scopriranno e sveleranno senza dare giudizi né essere giudicati, mostrando la loro unicità e a cui non si farà altro che donare il proprio cuore. Un personaggio degno di nota, come nella migliore tradizione narrativa di Klune, è la casa, rappresentata magnificamente nella copertina del romanzo. “Un edificio che dava l’impressione di essere iniziato con un progetto, che poi i costruttori avevano deciso di abbandonare a metà strada per andare in una direzione completamente diversa.” Oggettivamente un palazzo che sembrava assemblato da un bambino che ha impilato alla rinfusa mattoncini di forme, materiali, colori e dimensioni diverse, creando una struttura oblunga, dando l’impressione di precarietà, come se dovesse cadere al minimo soffio di vento. Una casa da fiaba, minacciosa e pericolosa, ma che invece, dietro alla metafora della precarietà della vita, dei sentimenti e dei pensieri, nasconde la forza, il coraggio di stare in piedi, di ricostruirsi e riscoprirsi. Una casa emblema in cui si respira salvezza e realtà.

“È uno di quei momenti in cui sembra che stiamo parlando di una cosa ma in realtà cerchi di dirmi qualcos’altro?”

E davanti a una buona tazza di tè, che sa “Di memoria. Di casa. Di giovinezza. Di tradimento. Agrodolce e bollente”, le e i personaggi intavolano conversazioni “pseudo-intellettuali”, tra commozione e risate, fiducia e rispetto: uno scambio di battute onesto, sincero e reale. Domande e dubbi che in un momento della nostra vita ci siamo posti o in futuro potremmo porci. Riflessioni che non fanno sentire piccol*, ma ancorat* al mondo e alla quotidianità. Battaglie verbali dirette sulla vita, la libertà di scelta, le cause e i motivi di eventi traumatici, la ricerca della verità, l’aiuto, l’accompagnamento, il fallimento. I perché.

“Non sapeva di cosa aveva bisogno. Non riusciva a pensare lucidamente. Tentò di razionalizzare, di trovare qualcosa a cui aggrapparsi. E quando finalmente lo trovò, veniva da dentro, un ricordo dimenticato che risorgeva come un fantasma.”

Esistono molti romanzi che trattano il tema della morte e del lutto: Klune non usa toni macabri né horror. Ciò che rende speciale questo libro è il modo in cui l’autore ci regala questa storia, come racconta le tematiche con uno stile narrativo scorrevole, frasi concise e brevi. Uno stile asciutto ma non per questo privo di emozioni. Smembra cliché, pregiudizi, stereotipi. Uno stile che include e racchiude promemoria. La semplicità con cui ci narra e ci trasporta in storie delicate e importanti, nonostante i temi trattati, è data inoltre dalle e dai personaggi, le loro relazioni e soprattutto dalle loro parole. L’autore alterna dialoghi a passaggi di descrizione, mai pesanti, anzi suggestivi, regalando una fotografia di dove si stanno svolgendo le scene, come la casa o scene di disfacimento, decadenza, tra tinte gotiche e creepy, un horrorifico che non mette paura o spavento, ma intimorisce e carico di metafore, di significati.

“Alla prima tazza di tè, siamo due estranei. Alla seconda tazza di tè, sei mio gradito ospite. Alla terza tazza di tè, siamo una famiglia.”

In conclusione, come tutti i romanzi di Klune che ho letto, anche Sotto la porta dei sussurri ha conquistato il mio cuore, emozionato e fatta sentire a casa. Un cammino e un percorso, che insieme a Wallace, si impara a trovare e ritrovare il proprio tempo d’attesa. Non è un’analisi di come si è trascorsa la propria vita, una retrospettiva di rimpianti e di “se”, il bilancio di ciò che si è creato, le vittorie e le sconfitte, gli aspetti belli e le perdite. Né è solo un percorso di miglioramento per diventare più buone e buoni: è, invece, la riscoperta di sé, portare fuori ciò che nascondiamo, con i propri tempi e modi, ma soprattutto il valore dell’unicità, di essere unico e irripetibile grazie anche all’aiuto altrui. Disimparare per scoprirsi davvero.

“Bisogna ricominciare da zero. Devi imparare a ingannare te stesso per credere nell’inaspettato.”

Consiglio la lettura a tutti e a tutte coloro a cui interessano le tematiche romanzate (nel senso positivo del termine e del valore aggiunto di essere narrate sotto forma di romanzi scritti e grafici) della morte, del dolore, del lutto e a coloro che hanno amato (ad esempio) La biblioteca di mezzanotte di Matt Haig e Quel che affidiamo al vento di Laura Imai Messina, o anche i fumetti I kill giants di Joe Kelly e Ken Niimura e Il piccolo Caronte di Sergio Algozzino e Deborah Allo. Ulteriore suggestione sono le serie tv come The good place o After life, e influenzata dalla korean wave, per generi e temi trattati, i drama Doctor John e Tomorrow.

Ringrazio la casa editrice Mondadori per la copia digitale e per la lettura in anteprima di Sotto la porta dei sussurri in cambio di un’onesta opinione e ringrazio Valeria di “This Lady of the books” per aver organizzato l’evento.

Ps. Per coloro che hanno letto ed amato La casa sul mare celeste, aguzzate la vista e osservate attentamente la parete delle fotografie, mentre per gli appassionati della serie Green Creek, osservate con attenzione i clienti!

Non mi resta che augurarvi buone letture.

Elena


Photo credit: @tsundoku_bookstyle
Immagini: Pinterest

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