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mercoledì 8 febbraio 2023

Review Party: "Mist and Frost" di Sandy Giannotti

Buongiorno, lettor*! ^^
Oggi partecipo al Review Party di Mist&Frost, di Sandy Giannotti, una novella sequel di Ivy&Ruins. Creature del Crepuscolo. Ringrazio l’autrice per avermi permesso di partecipare a questo evento e per la copia digitale omaggio in cambio di una recensione onesta.

Mist and Frost
di Sandy Giannotti

Serie: Creature del Crepuscolo #1.5
Prezzo: 1,99 € (eBook) 10,90 € (cop. flessibile) 15,90 € (cop. rigida)
Pagine: 187
Genere: fantasy, new adult, racconto
Editore: self-publishing
Data di pubblicazione: 28 gennaio 2023

È ormai passato un anno da quando Hunter Hargreaves e i suoi fratelli sono fuggiti da Rosedale. I tre, assieme al changeling Killian Thorne, si sono trasferiti a Northwood, una metropoli molto diversa dalla loro città natale. Ed è proprio lì che Hunter cercherà di rendersi utile: al calar della notte, tiene al sicuro i suoi abitanti, vestendo i panni di quella che i mezzosangue chiamano con terrore la caccia selvaggia. Da qualche mese, molte ragazze sono state trovate annegate vicino al fiume. L’unico indizio sono gli occhi cavati. Si vocifera di un serial killer a piede libero, ma Hunter sa che c’è di più dietro la loro morte. Sprofondando nelle trame del Mondo Nascosto, Hunter si troverà a fare i conti con un nemico apparentemente inarrestabile. Tuttavia, non sarà da solo. L’incontro con Hiems, la regina della corte dell’inverno, cambierà ogni cosa.

Ivy&Ruins ha segnato l’esordio letterario di Sandy Giannotti, giovane autrice dalle tante passioni tra cui quella per il mondo dei Fae. Proprio intorno a questo mondo e al folklore celtico, ruota la sua serie Creature del Crepuscolo. Sandy ha in programma diversi volumi per questa serie, ma intanto ci regala una novella che ha per protagonista Hunter, il fratello maggiore di Evans ed Everan. Abbiamo già conosciuto questi personaggi nel primo volume, ma Hunter era rimasto un po’ in ombra, un personaggio che era chiaro avesse molto altro da dire e che finalmente ha potuto avere lo spazio che meritava in Mist&Frost

L’autrice non delude. Il suo stile qui è più maturo e sicuro e qualche piccola imperfezione riscontrata nel libro d’esordio è bella che abbandonata. La novella è breve, sono circa 180 pagine, eppure vi è condensata tutta una serie di eventi molto importanti ai fini della storia. Se avete letto Ivy&Ruins e avete intenzione di proseguire con questa serie, non potete assolutamente tralasciare la lettura di questo piccolo, indispensabile volume.

La storia riprende da dove si era conclusa nel primo, con i protagonisti in fuga. Rosedale adesso è solo un ricordo e Hunter, Evans, Everan e il changeling Killian, ormai di famiglia, si sono rifugiati a Northwood e qui hanno iniziato una nuova vita. Eppure, non possono dimenticare il loro passato, non possono mettere da parte ciò che è successo, gli eventi che hanno vissuto e che li hanno segnati. Hunter ha molta responsabilità sulle proprie spalle, eppure si sente inutile, senza un vero scopo nella vita. Gli attacchi di panico lo tormentano e le sue giornate sembrano complicarsi sempre di più. Trova il modo di sfogarsi occupando le notti a uccidere mezzosangue, vuole riuscire a fermare una serie di omicidi di giovani donne ritrovate senza occhi in un fiume. Lo chiamano la Caccia Selvaggia (argomento che ritorna tra le mie letture, è destino) e fa strage ovunque colpisca. Ma resta pur sempre umano, un solo umano.

<<Cercavo di salvare delle vite, ma arrivavo sempre troppo tardi. Così, tutto ciò che mi restava era pareggiare i conti.>> 

Quando gli indizi lo portano verso gli Oni, delle creature misteriose, demoni giapponesi, con a capo un essere immortale, Makai, non può più prendere le cose alla leggera, dovrà lasciarsi aiutare. E sarà così che si imbatterà in Hiems, regina della Corte dell’Inverno, una donna bellissima con cui, sin da subito, instaura un legame molto forte. Sebbene tentino entrambi di non farsi coinvolgere troppo, sarà inevitabile e quella che sembrava una storia basata semplicemente sull’attrazione fisica, potrebbe diventare qualcosa di molto più profondo e importante.

Hunter e Hiems si ritrovano a mettersi entrambi sulle tracce di Makai, con lo scopo di carpire il segreto della sua immortalità e avere un punto debole da colpire, ma Hiems ha in realtà i suoi segreti e, sebbene sia una Fae e non possa mentire, riuscirà a non rivelare le sue vere intenzioni fino alla fine. Anche Hunter però nasconde la verità su di sé e sulla famosa àncora che dovrebbe proteggere. E qui è meglio che io taccia perché potrei rischiare di rivelarvi troppo e non voglio spoilerare nulla :P

L’autrice è stata molto brava nel creare i rapporti tra i suoi protagonisti, rapporti messi in dubbio da situazioni più grandi di loro, che tendono ad allontanarli ma che poi li portano a trovarsi. Mi riferisco sia a ciò che lega Hunter e Hiems, ma anche al legame più ingarbugliato di Hunter con i fratelli, soprattutto con Evans. Evans che non vuole più intraprendere l’università e che vuol seguire una strada diversa, Evans che adesso è cresciuta e che ha voglia di prendere delle decisioni in autonomia, fare ciò che la fa sentire bene. Ci metterà un po’ Hunter a capirlo, a ritrovare la sintonia con lei, ma alla fine comprenderà il bisogno della sorella e accetterà il fatto che non è più la stessa ragazza di prima, non dopo tutto quello che è successo a Rosedale. In questa piccola storia c’è anche spazio per due che speravo tanto di ritrovare e di cui non vedo l’ora di leggere nel prossimo romanzo, ovvero Everan e Killian. La tensione tra loro è, come sempre, palpabile, anzi ancora più accentuata qui, ma la storia è narrata esclusivamente dal pov di Hunter e quindi avremo solo piccoli pezzetti di questa coppia e delle scintille che emanano ogni volta che sono insieme. 

Posso dirmi soddisfatta di questa lettura, perché l’autrice è riuscita a non fare mancare proprio nulla, gli ingredienti ci sono tutti, amore, famiglia, avventura, rivelazioni, anche qualche momento molto spicy, e sebbene le proporzioni non siano sempre equivalenti, mi sono divertita a leggere ogni pagina e sono rimasta a bocca aperta nel finale, nell’attesa adesso di avere un seguito altrettanto appagante. In più, ho apprezzato la mescolanza di folklore, qui infatti vengono inseriti elementi appartenenti alla cultura giapponese e la cosa mi ha affascinata parecchio, sebbene probabilmente meritava ancora più approfondimento.

Concludo riconoscendo che Sandy Giannotti ha fatto davvero un ottimo lavoro, la storia è costruita bene e intriga, i personaggi continuano a crescere e a farci affezionare, le tematiche importanti non mancano e, in generale,  il mondo cui ha dato vita regala belle sorprese e incanta come pochi. Questa serie è assolutamente da leggere! ;)





Photo credit: @francikarou @coffeeandbooks
Art: @meridyan_art

martedì 31 gennaio 2023

Recensione: "Gilded" di Marissa Meyer

Buon pomeriggio, lettor*! ^^
Oggi si conclude il mese di Gennaio e arrivo giusto in tempo a parlarvi di Gilded, romanzo che ho letto, anzi ascoltato su Audible, per un GDL e anche per cercare di seguire la challenge dei 12 libri consigliati da 12 amici (spero quest'anno di completarla tutta). Si tratta di un retelling di Tremotino (fiaba che non conoscevo benissimo ma che ho recuperato per l’occasione) e devo dire che per alcuni elementi mi ha conquistata, ma ci sono anche pecche che non sono proprio riuscita a ignorare. Vi lascio alla mia opinione, fatemi sapere se anche voi lo avete letto e cosa ne pensate. A presto! ;)

Gilded
di Marissa Meyer

Prezzo: 12,99 € (eBook) 24,00 € (cop. rigida)
Pagine: 552
Genere: fantasy, retellling, dark fantasy
Editore: Mondadori (collana Oscar Fantastica)
Data di pubblicazione: 8 novembre 2022

C'era una volta la figlia di un mugnaio... Colpita dalla maledizione di Wyrdith, dio delle storie e della menzogna, Serilda ha sviluppato un incredibile talento per il racconto: quelle con cui incanta i bambini del villaggio sono vicende intriganti, bizzarre, e soprattutto non contengono un briciolo di verità. O almeno così credono tutti. Ma una delle sue storie attira l'attenzione del mostruoso Erlking con i suoi cacciatori non-morti. E così Serilda si ritrova prigioniera in un luogo sinistro, dove si aggirano ghoul, fantasmi e ripugnanti corvi senza occhi. Chiusa nelle segrete del castello, la ragazza è costretta a dimostrare di saper trasformare la paglia in oro - come ha affermato - o sarà uccisa per aver mentito. Disperata, Serilda ha una sola possibilità: accettare l'aiuto di un ragazzo che le è misteriosamente comparso davanti. E che vuole qualcosa in cambio. Presto Serilda si accorge che le vetuste mura del castello celano molti segreti, compreso un antico maleficio. Dovrà trovare il modo di spezzarlo se vuole riuscire a fermare il dispotico potere del re e la sua feroce Caccia una volta per tutte.

Di Marissa Meyer avevo già letto qualcosa, i primi due volumi delle Cronache Lunari, e trovo abbia un talento incredibile; ma se quei retelling, che si agganciano alla fantascienza, riescono a essere davvero originali e strepitosi, la stessa cosa non si può dire di Gilded, una storia con pochi guizzi innovativi e che, per lo più, procede in maniera lineare senza particolari colpi di scena, se non nel finale. So che è il primo volume di una duologia, mi aspetto, infatti, che il secondo libro corregga un po’ le mancanze di questo, ma purtroppo il mio giudizio su Gilded non sarà quello che avevo preventivato. Non fraintendetemi, ho amato questo libro, ma non come avrei voluto. Io adoro i retelling e tutto ciò che ha a che fare col mondo delle fiabe, ma da Marissa Meyer mi sarei aspettata qualcosa di diverso, di più epico e indimenticabile, di più caratteristico, ma ha osato davvero poco stavolta. Ringrazio di aver avuto la possibilità di ascoltare questo volume su Audible mentre sbrigavo qualche faccenda o mentre guidavo, perché l’avessi letto in cartaceo, probabilmente lo avrei abbandonato dopo qualche capitolo. Ma cos’è che non ha funzionato in Gilded? Probabilmente il fatto che succede davvero poco e niente in tutto il romanzo, non ci sono elementi realmente accattivanti, colpa anche di uno stile fin troppo fiabesco che poco si addice ai miei gusti attuali. L’elemento che mi ha sorpresa di più è stato senza dubbio la presenza del folklore appartenente alle culture del nord Europa, come il mito della Caccia Selvaggia. Probabilmente, non fosse stato per questo, la storia sarebbe stata molto più monotona e deludente. Per essere un dark fantasy, Gilded manca davvero di quel tocco di oscurità che ci si aspetta di trovare in un romanzo così catalogato, non fosse proprio per la presenza di questo elemento, che contribuisce in modo abbastanza soddisfacente a dare un’aura cupa e minacciosa. 

Le vicende di Serilda, giovane figlia di un umile mugnaio, si intrecciano con quelle del temibile Erlking,un re mostruoso alla guida della Caccia Selvaggia che avviene ogni luna piena. Serilda è una cantastorie, maledetta dal dio delle storie e delle menzogne, e non esita nemmeno un minuto a tessere una nuova bugia per l’Erlking pur di salvarsi la vita. Ma la sua bugia attira l’attenzione del perfido re che la convoca al suo castello per farle tessere la paglia in oro, così come lei ha raccontato di saper fare. Se non riuscirà a completare il lavoro verrà uccisa. In suo soccorso, accorre un misterioso giovane, Gild, che pare abbia davvero il dono di trasformare la paglia in oro. Il suo passatempo preferito è quello di creare scompiglio al castello e fare i dispetti al Re e alla sua corte, perciò aiutare Serilda non gli sembra un problema e in più è felice di conoscere un’umana, di poterle stare accanto e bearsi del suo calore. Gild è, infatti, un fantasma, un poltergeist, ma non ricorda assolutamente nulla del suo passato. Serilda è profondamente colpita dal ragazzo e anche, in qualche modo, attratta da lui e, quando verrà convocata ancora al castello a tessere sempre maggiori quantità di paglia in oro, non potrà fare a meno di evocarlo nuovamente e innamorarsene ancora un po’. Ma ogni magia richiede un pagamento e Serilda è costretta a donare a Gild quel poco che possiede in cambio del suo aiuto, fino a quando non metterà in gioco un pagamento inaspettato, cambiando le sue sorti per sempre.

Gilded ha il pregio di essere una storia dai toni suggestivi e magici. Lo stile dell’autrice è incantevole e riesce a trasportarti in un mondo a metà tra sogno e fiaba. Ci sono cose su cui indagare che tengono accesa l'attenzione - la ricerca della madre di Serilda, o informazioni su Gild o sul castello infestato in cui vive Erlking - ma è comunque poca roba in 552 pagine e il risultato è una sorta di ridondanza che alla lunga stanca un po', visto che a non tutto viene data risposta e dovremo attendere il seguito per averle. 

Vero punto debole del romanzo è probabilmente la protagonista, Serilda, che ho trovato non molto sviluppata, una ragazza con poco carattere. Mi sono piaciuti il suo ottimismo e la sua inventiva, ma fondamentalmente non è mai riuscita a lasciare il segno o a farmi empatizzare. Solo verso la fine l'ho apprezzata un po' di più, ma per il resto del romanzo mi è sembrata troppo in balia degli eventi e di quel dono/maledizione che si ritrova addosso, senza mai provare a fare realmente qualcosa per liberarsene. Diciamo che se non fosse stato per Gild, avrebbe fatto una brutta fine già dopo qualche capitolo. I tratti più crudi della storia, che riguardano uccisioni macabre e morti violente, non mi hanno fatto rabbrividire, anche se un elemento in particolare mi ha triggerata abbastanza e spero di non ritrovarlo nel secondo volume. C'è anche un tentativo di inserire l'elemento LGBT+ ma l'ho trovato davvero ridicolo e forzato. Non gli è stato dedicato abbastanza spazio e sembra buttato in mezzo solo per adeguarsi a una tendenza molto diffusa che vede queste tematiche tra le più apprezzate da autor* e lettor*. 

L’Erlking è un personaggio senza dubbio affascinante. Quello che mi ha colpito di più sono state le sue reazioni, non sapevi mai cosa aspettarti da lui, se indulgenza o contrarietà, e ammetto che ogni volta che entrava in scena un po’ stavo in allerta. Mi ha conquistata leggere della Caccia Selvaggia, anche perché mi sono ritrovata, nello stesso periodo, a leggerlo anche in un altro volume (Wild Hunt, di Azzurra Pasquali) e ho approfondito con piacere l’argomento, che conoscevo a malapena. Due versione parecchio diverse (domani vi parlerò di Wild Hunt e capirete) ma entrambe ben studiate e inserite a dovere nel contesto. Qui la Caccia Selvaggia è davvero spaventosa, segugi infernali che nelle notti di luna piena danno la caccia a creature del bosco o qualsiasi altro essere il Re voglia catturare per i propri scopi. Si dice che l’occhio umano non sia in grado di assistere a questa feroce cavalcata, che si possa impazzire, e assisteremo infatti a tutto ciò che la Caccia comporterà. Ripeto, questo è stato sicuramente, l’elemento che ho amato di più e che mi ha coinvolta maggiormente. Ma non posso non tirare in ballo anche Gild, un personaggio che, meglio di Serilda, riesce a catturare l’attenzione di chi legge. Se in un primo momento può sembrare un personaggio di poco conto, molto presto ci ritroviamo ad ammettere che così non è. Gild ha una storia, un passato, di cui non ricorda assolutamente nulla, una storia di cui nemmeno noi riusciamo a sapere - perché la narrazione segue il pov di Serilda e quindi scopriamo le cose insieme a lei - ma quando, verso la fine, verranno a galla alcune verità, Gild volerà sul podio dei personaggi più interessanti di tutto il romanzo. Sono decisamene curiosa di leggere il secondo volume solo per conoscere ancora più a fondo lui e capire come tutto si aggiusterà.

In definitiva, Gilded è un romanzo con delle qualità, ha un'atmosfera fiabesca che è difficile eguagliare, ma purtroppo non sono state tali da convincermi del tutto. Ho apprezzato il mito della Caccia Selvaggia, il cattivo Re degli Ontani Erlking e tutto ciò che ruota intorno al misterioso personaggio di Gild, soprattutto alla sua maledizione, ma avrei voluto l’autrice osasse di più, qualche tocco più originale e inaspettato non avrebbe guastato. Aspetterò comunque il secondo volume con piacere, augurandomi un tono ancora più dark, maggiori colpi di scena e uno sviluppo migliore della protagonista Serilda. Consiglio questa lettura a chi ama le fiabe e i regni incantati, a chi ama i racconti e le maledizioni antiche, a chi è alla ricerca di una storia d’amore molto tenera ma ostacolata da un malvagio antagonista, ma se vorrete affrontare questo romanzo, preferite la lettura all'ascolto dell'audiolibro, non ho granché gradito il tono allegro della lettrice in ogni passaggio della lettura, anche nei momenti più macabri o tristi.
Buona lettura! ;)


Fonte immagini: Pinterest

venerdì 16 settembre 2022

Milk, Cookies&Books: libri a merenda - "Dragon Pearl" di Yoon Ha Lee

Buon pomeriggio! ^^
Per la rubrica Milk, Cookies&Books oggi vi parlo di Dragon Pearl, romanzo sci-fi middle-grade che mi ha stupito per diversi aspetti. Il romanzo è uscito per Giunti e fa parte di una collana di romanzi per ragazzi di genere mitologico raccomandati niente di meno che da Rick Riordan. Non mi pare ne siano usciti altri di questa collana, ma ne avevo adocchiati un paio che mi interessavano e che spero arriveranno presto in Italia. Intanto, scoprite di più su Dragon Pearl nella recensione che segue e fatemi sapere se il romanzo vi ispira ;)

Dragon Pearl
di Yoon Ha Lee

Prezzo: 9,99 € (eBook) 16,00 € (cop. rigida)
Pagine: 336
Genere: sci-fi, mitologico, middle-grade
Editore: Giunti
Data di pubblicazione: 13 maggio 2020

Min ha tredici anni ed è apparentemente una ragazza come tante. Proviene in realtà da una lunga stirpe di spiriti volpe, anche se sua madre insiste affinché i figli non ricorrano ad alcun potere speciale. Devono apparire umani, come tutti gli altri. Min però ha un sogno: fuggire da quel suo misero e polveroso pianeta, Jinju. Per questo attende con impazienza la partenza con le Forze Spaziali alla scoperta dei Mille Mondi. insieme al fratello maggiore, Jun. Quando giunge la notizia che Jun ha lasciato l'incrociatore per partire alla ricerca della Perla del Drago, Min capisce subito che qualcosa non va: suo fratello non avrebbe mai disertato. Min decide di fuggire e scoprire cosa è successo a Jun, in un’avventura che la metterà di fronte a giocatori d’azzardo, pirati, fantasmi vendicativi, inganno, menzogne e in cui i suoi poteri saranno necessari. La fantascienza incontra la mitologia coreana. Età di lettura: da 10 anni.

Era da tempo che Dragon Pearl stazionava nella mia libreria ma non mi ero ancora decisa a iniziarlo, un po’ scoraggiata dalle opinioni non proprio positive che avevo letto a suo tempo in giro. Eppure, anche a distanza di anni, questa storia ha continuato a chiamarmi e, alla fine, non ho saputo resistere perché era proprio quello che cercavo nel momento esatto in cui lo cercavo. Dragon Pearl è una storia che mescola vari elementi e questa combinazione, a mio parere, è stata vincente, anzi si è rivelata uno dei motivi che mi ha attratto maggiormente e che mi ha tenuto incollata alle pagine. Avevo proprio voglia di leggere uno sci-fi fresco e avvincente con qualche elemento originale e Dragon Pearl offriva tutto questo e molto di più. Il fatto che si trattasse, poi, di un romanzo raccomandato da Rick Riordan non ha fatto che incrementare la mia voglia di leggerlo. E così mi sono ritrovata immersa nello spazio, su un pianeta sconosciuto di nome Jinjiu, in cui la protagonista e la sua famiglia sono delle volpi e hanno poteri straordinari. Di straordinario qui c’è senza dubbio il mix tra elementi sci-fi e folklore coreano, che ho trovato davvero unico, anche se un po’ azzardato, ma ben funzionante.

La protagonista è Min, tredici anni. Fa parte di una famiglia di spiriti volpe che ha il potere di mutare forma e incantare le persone. “Un tempo, le volpi giocavano brutti scherzi, trasformandosi in splendidi esseri umani per ammaliare i viaggiatori solitari e succhiare loro l’energia vitale”. L’esistenza di Min risente purtroppo dei pregiudizi verso chi è come lei, verso gli esseri soprannaturali, ecco perché non le è permesso mostrare i suoi poteri, ma tenerli sempre nascosti. La madre non fa che raccomandarsi a riguardo, ma Min fa un po’ come le pare, lei è fiera di ciò che è, dei suoi poteri ed ecco perché vorrebbe tanto lasciare Jinjiu un giorno, arruolarsi nelle Forze Spaziali con il fratello e andare alla scoperta dei Mille Mondi. Invece, tutto quello che si ritrova a fare è sottostare a una miriade di regole, occuparsi di faccende domestiche ed essere costretta a convivere con la sua numerosa (e rumorosa) famiglia, con zie e cugine che non fanno che giudicarla. L’occasione ideale si presenta quando un investigatore bussa alla loro porta in cerca di notizie sul fratello di Min, che pare abbia disertato per andare alla ricerca della famosa Perla del Drago, una reliquia antichissima che ha il potere di trasformare i mondi e molto di più. Ma suo fratello non avrebbe mai disertato, non avrebbe mai fatto una cosa del genere, Min lo conosce bene; è convinta che ci sia qualcosa sotto e molto probabilmente ha bisogno di aiuto. Ecco perché decide di contravvenire a ogni regola della madre e lasciare Jinjiu da sola per scoprire che fine abbia fatto il fratello, non ha che un indizio in codice cui fare riferimento e la sua incrollabile audacia (anche se io la chiamerei imprudenza). Una volta nello spazio, Min si ritroverà a dover affrontare pericoli di ogni genere, in un susseguirsi di momenti carichi di tensione, prove di coraggio, sfide impossibili e tutto quanto i Mille Mondi avranno da riservarle.

Nonostante una partenza un po’ lenta, ricca di dettagli, in cui spesso ci si ritrova a leggere cose senza senso e poco utili ai fini della trama, la seconda parte di Dragon Pearl si dimostra una lettura molto più avvincente e intrigante. La nostra Min darà prova della sua abilità con l’Incanto, la magia degli spiriti volpe, e di tutte le sue altre doti nascoste per affrontare l’avventura che ha deciso di intraprendere e spesso ci terrà col fiato sospeso nell’attesa di scoprire che cosa accadrà, se se la caverà o ne combinerà una delle sue. Devo essere sincera: non tutto ha funzionato in questo libro, c’è un po’ di confusione qua e là, in alcuni punti la trama fa acqua e ci sono anche piccoli momenti morti che ti fanno venir voglia di abbandonare la lettura, ma guardando in generale a ciò che l’autor* ha creato, direi che è un buon punto di partenza e ci si può anche innamorare delle idee originali che si trovano nel romanzo. Il modo in cui Lee ha mescolato sci-fi, magia e leggende coreane risultando convincente è il motivo per cui mi sento di consigliare questa lettura, ma non aspettatevi un capolavoro perché ha pure i suoi difettucci. Ho vissuto tutto come un'avventura fantastica ed eccitante, ma mi è mancato qualcosa, forse le emozioni, forse l'empatia per la protagonista. Se però cercate una storia piena di imprevisti, che vi faccia un po’ ricordare certi classici della fantascienza ma dalla struttura meno complessa, una lettura che vi faccia divertire senza troppi pensieri, Dragon Pearl è davvero l’ideale. So che è uscita una sorta di sequel o spin-off, Tiger Honor, ma non so se Giunti lo porterà in Italia. Sarei curiosa di leggerlo per vedere se ci sarà qualche evoluzione importante o se il worldbuilding verrà esplorato un po’ meglio, se i Mille Mondi avranno altre sorprese interessanti da riservare al* lettor*. Dragon Pearl è stata una bella esperienza di lettura, sicuramente più originale di altre, ma alcune cose meriterebbero di essere approfondite in maniera diversa. Il mio giudizio è comunque positivo e terrò d'occhio Yoon Ha Lee che ha scritto qualche altro sci-fi che secondo me merita.
Fonte immagini: Google immagini

mercoledì 27 luglio 2022

Recensione: "La strada del ritorno" di Gavriel Savit (a cura di Eleonora)

Buongiorno, lettor*!
Oggi la nostra Eleonora ci parla di una nuova uscita Bompiani, La strada del ritorno, di Gavriel Savit, un dark fantasy con delle ottime basi che però non si è rivelato all'altezza delle aspettative. Scoprite come mai nella sua recensione e lasciateci un vostro parere, se vi va. A presto! ;)

La strada del ritorno
di Gavriel Savit

Prezzo: 10,99 € (eBook) 18,00 € (cop. flessibile)
Pagine: 352
Genere: fantasy, dark fantasy
Editore: Bompiani
Data di pubblicazione: 25 maggio 2022

Nel remoto villaggio di Tupik c’è grande fermento: il Rebbe della vicina Zubinsk ha annunciato che il matrimonio di sua nipote sarà aperto a chiunque voglia partecipare. Il che significa, purtroppo, che quel giorno anche i demoni e le creature che abitano il Regno Lontano avranno la possibilità di varcare il confine. Gli unici che rimarrebbero volentieri a casa sono Yehuda Leib, che possiede un vero talento per cacciarsi nei guai, e Bluma, la figlia del fornaio. Una catena di imprevedibili eventi li porterà prima nel Regno Lontano e poi a Zubinsk, tallonati da una folla di demoni e dall’Angelo della Morte in persona, al quale Bluma ha involontariamente rubato lo strumento di raccolta delle anime, un piccolo cucchiaio. Chi li aiuterà? Riusciranno a tornare a casa sani e salvi? Un’avventura gotica nelle profondità magiche dell’Europa orientale, tra demoni e tradizioni secolari, in compagnia della Morte.

La Strada del Ritorno
è un libro che prometteva atmosfere e caratterizzazioni un po’ alla L’Orso e L’usignolo di Katherine Arden, però nonostante le ottime premesse e una promessa di paesaggi mistici e freschi, ahimè, questo libro non ha decisamente mantenuto le aspettative e si è rivelato un romanzo confusionario, poco preciso e decisamente superficiale, almeno per me. Cerchiamo però di mettere un po’ di ordine e di cominciare dall’inizio. La storia si sviluppa a partire da un piccolo villaggio sperduto in una regione che dovrebbe corrispondere all’incirca all’attuale Ucraina dove sono nati e abitano due ragazzini, Bluma e Yehuda Leib, apparentemente molto diversi tra loro eppure molto simili, in particolare per il loro legame con il soprannaturale. Bluma è la figlia del fornaio locale, ha una bella casa, una vita tranquilla ed una bubbe (nonna) scorbutica e solitaria a cui però è molto affezionata. Yehuda Leib invece è un ragazzino che vive ai margini del villaggio solo con la madre, in condizioni di povertà; è guardato da tutti con fastidio e sospetto perché con i suoi occhi chiari e intelligenti e i suoi modi furtivi trova sempre il modo di sapere tutto di ciò che lo circonda e può tornargli utile per la sopravvivenza, ma soprattutto perché è un attaccabrighe e non perde occasione per combinare guai, in particolare con il figlio del macellaio, un uomo molto influente all’interno del villaggio. Dopo l’ennesimo parapiglia tra Yehuda Leib e suo figlio, il macellaio decide di sbarazzarsi del ragazzo tramite l’arruolamento forzato, ma per sfuggire a quello che viene considerato un destino peggiore della morte, il ragazzo scappa da Tupik, il villaggio. Quello stesso giorno anche la nonna di Bluma prima scompare e poi muore dopo aver ricevuto una misteriosa visita che lascia come unica traccia del passaggio un cucchiaio molto strano. Entrambi i ragazzi dunque sviluppano un legame con la Morte, una ne vuole sfuggire, mentre l’altro la cerca per ottenere qualcosa. Entrambi abbandonano le loro case, ed entrambi verranno coinvolti, durante il loro percorso, in un mondo sovrannaturale complesso, subdolo e spietato che ha dato origine e che vive nelle tradizioni e nelle credenze popolari.

I personaggi e le situazioni che si ritrovano ad affrontare i due giovani protagonisti del romanzo, si capisce sin dalle prime righe, emergono e sono costituiti interamente dal folklore popolare tipico delle zone che hanno offerto ispirazione per la storia, peccato che se una persona non lo conosce almeno un minimo non ci capisca nulla. Riti, credenze, tradizioni, interazioni, praticamente tutto è trattato con superficialità; perché e come alcuni esseri si comportano in un certo modo? Qual è esattamente il loro ruolo nella tradizione? E come influisce questo di fatto nelle vicende dei ragazzini al di là dell’immediato coinvolgimento. Perché c’è una continua guerra intestina tra queste creature che vede coinvolti Bluma e Yehuda? Non si capisce e non si sa.

Tutto in questa storia è veloce, troppo veloce e confuso, non c’è una vera caratterizzazione dei personaggi sia primari che secondari, tutti appaiono, scompaiono e riappaiono dal nulla perseguendo i loro scopi che non si è ben capito quali siano. Il libro dovrebbe essere una sorta di mega riflessione, analisi interpretativa del rapporto degli uomini con la morte, peccato che pure la morte sia confusa su quello che fa, sul perché e sui motivi per cui viene temuta e disprezzata dagli esseri umani. In pratica di questo romanzo a mio parere si salva ben poco, lo stile semplice di scrittura e le basi di partenza della storia, sarebbe servito molto più approfondimento in tutti i sensi, forse per paura di appesantire la narrazione forse per lasciare volutamente la situazione così “misteriosa” non è stato fatto e questo ha abbassato notevolmente la godibilità della storia. Un gran peccato!

Eleonora

venerdì 30 luglio 2021

Review Tour: "Dolomites. Cuore di Rovi" di Sara Simoni

Buongiorno, lettori caffeinomani! ^^
Ieri è uscito, finalmente, “Dolomites. Cuore di rovi”, il nuovo romanzo fantasy di Sara Simoni. Avevo già letto dell’autrice la duologia di Ys e l’avevo molto apprezzata, perciò non vedevo l’ora di assaporare anche questa nuova avventura su cui ha lavorato duramente negli ultimi tempi. Attendere l’uscita non sarebbe stato facile, ma per fortuna mi è stato concesso l’onore di leggere Dolomites in anteprima per partecipare al Review Tour del romanzo e di questa opportunità ringrazio immensamente sia la casa editrice che la dolcissima Sara Simoni. Non mi resta che lasciarvi alla mia opinione che mi auguro possa farvi venire solo più voglia di leggere il romanzo, perché, credetemi, merita davvero tanto. Buona lettura!

Dolomites. Cuore di Rovi
di Sara Simoni

Prezzo: 5,99 € (eBook) 15,00 € (cop. flessibile)
Pagine: 330
Genere: fantasy, historical-fantasy
Editore: Acheron Books
Data di pubblicazione: 29 luglio 2021

515 d.C. Il regnum Italiae è sotto il controllo del goto Teodorico e solo Vaèl, la terra dei salvanes, ancora resiste all’invasore. Quando la spietata Amala riesce a guidare l’esercito gotico oltre le sue porte e a sottomettere la popolazione, il giovane Dola viene incolpato dell’accaduto.Di aspetto umano, ma cresciuto a Vaèl, lui è disposto a tutto pur di dimostrare di essere ancora degno del Nesso, il sacro legame che unisce le anime dei salvanes. Anche a imbarcarsi in un’impresa suicida.La sua occasione arriva grazie a Ilde, l’altezzosa, fragile figlia del Re, che per egoismo ha perso l’unica arma in grado di proteggere il regno e ora deve ritrovarla per diventare la regina di cui i salvanes hanno bisogno. Amala è però sulle loro tracce, e minaccia di sventare il loro piano. Riusciranno i due a lasciarsi alle spalle l’inimicizia che da sempre li separa, per amore della loro patria? Tra alleanze e tradimenti, prende vita un’avventura che intreccia la storia alle antiche leggende delle Dolomiti.

Sara Simoni è stata sicuramente l’autrice italiana rivelazione dello scorso anno. Con la sua duologia di Ys mi ha fatta innamorare, l’ho seguita sui social e ho imparato, giorno dopo giorno, ad apprezzarla sempre di più. Sara è un’autrice giovanissima, ma ha le idee molto chiare e sa il fatto suo. Scrive fantasy e lo sostiene fortemente e già solo per questo meriterebbe una medaglia. La passione per ciò che fa traspare dal suo viso e dalle sue parole e riesce a coinvolgere chiunque la segua. Ancora una volta ha deciso di regalarci una storia unica, un fantasy ispirato alle leggende della sua terra, le leggende dolomitiche. Questa penso che sia una novità davvero sorprendente, perché è raro che un autore italiano rielabori il proprio folklore per tirarne fuori una storia nuova e originale, capita piuttosto di leggere di mondi assolutamente inventati o il più lontano possibile dalla nostra cultura. Sara Simoni, invece, c’è riuscita. Prendendo spunto dalla leggenda di Re Laurino e il suo giardino delle rose, nonché da altre storie del suo territorio, ha scritto un fantasy autoconclusivo davvero eccellente, in cui non mancano battaglie epiche, descrizioni suggestive e personaggi capaci di regalare emozioni. Il romanzo mescola dettagli reali ad elementi di finzione, eppure tutto sembra funzionare benissimo ed essere perfettamente credibile, oltre che ricco di fascino. Come non restare ammaliati, a tal proposito, dal popolo dei salvanes? Sono esseri selvaggi che vivono in simbiosi con la natura, che la percepiscono dentro di sé attraverso il Nesso, una sorta di energia che unisce ognuno di loro, che permette di “sentirsi” a vicenda tramite un legame forte e indissolubile. Il Nesso scorre tra i salvanes ma può essere usato anche per comunicare con la natura, con gli animali, con le piante. Il Re dei salvanes, Laurino, è riuscito, grazie alla Rajetta, una corona potentissima che regola ancora di più l’unione col suo popolo, a proteggerlo dalle invasioni. Vaèl è l’unico regno a non essere ancora stato invaso dai goti. Un piccolo anfratto tra le montagne con un castello riparato da un muro di rovi, splendide rose ad adornarne il giardino, la natura incontaminata tutto intorno. Un’immagine bellissima quella che ci regala Sara Simoni, Vaèl sembra quasi un luogo paradisiaco. Ma la pace che vi regna è destinata a finire, Teodorico è deciso a conquistare anche Vaèl e per farlo invierà il suo guerriero migliore, la figlia Amala. Vaèl è in un momento di stallo. Re Laurino è sul punto di cedere la mitica Rajetta alla figlia Ilde, dopo averla addestrata per anni a quel momento e ai sacrifici che comporta. Ma la corona pare respingerla, Ilde non è ancora pronta e forse, allora, dovrà ripiegare sul figlio bastardo, per metà umano, Flavius. Una scelta, questa, che l’impulsiva Ilde non può accettare. Ecco perché si ritrova a compiere un gesto che porterà a delle terribili conseguenze, proprio nel momento in cui i goti attaccheranno, rendendo il regno instabile e il suo popolo pericolosamente indifeso. 
Per i salvanes potrebbe non esserci più nulla da fare, l’unica soluzione è fuggire e decidere di allearsi con l’unica persona al mondo dalla quale avrebbe preferito stare lontana: Dola. Lui è un umano cresciuto in mezzo ai salvanes. È stato addestrato come spia e sicario, insieme ad altre salvanes, sue "sorelle di guerra". Ilde non l’ha mai visto di buon occhio, essendo umano per lei non ha mai meritato di vivere in mezzo a loro, di essere incluso persino nel potere del Nesso, soprattutto dal momento che sembra avere meno difficoltà di lei a usarlo. Dola è in un certo senso la sua nemesi, ma allo stesso tempo è la persona di cui ha più bisogno. Ne ha bisogno per salvare il suo popolo, per rimettere le cose a posto, per riuscire a dimostrarsi degna della Rajetta, ormai nelle mani del nemico. Questa sorta di alleanza li porterà ad addentrarsi in mezzo agli umani, a rincorrere i goti dai quali invece dovrebbero fuggire. Ma non è più il momento di fuggire. Ilde l’ha fatto per troppo tempo e adesso vuole soltanto agire. Certo non sarà facile per lei, che non è mai uscita dai confini di Vaèl, che non ha mai vissuto esperienze pericolose. Scappare le viene naturale, la paura la attanaglia ogni volta. Adesso, però, al suo fianco c’è Dola, che le è devoto nonostante lei lo tratti con diffidenza. Che le offre il suo coraggio e la sua protezione, nonostante gli altri salvanes lo abbiano accusato di tradimento e privato della cosa a cui teneva di più. Li legherà un patto, una promessa, e con questa ad alimentarli riusciranno a superare ostacoli, ad arrivare dove non credevano possibile. Fidarsi l'un l'altro è tutto ciò che resta da fare. Troveranno anche nuovi alleati lungo la strada e sempre di più la paura di non farcela lascerà spazio alla speranza. Riusciranno insieme a far risorgere il loro regno dalle ceneri? Forse per farlo dovranno mettere in gioco tutto, persino loro stessi, dovranno rischiare ogni cosa e scendere a compromessi, dovranno tradire, uccidere, rinunciare a ciò che di più prezioso hanno. Cosa ne sarà di loro, alla fine?

Dolomites. Cuore di rovi
è un historical fantasy con tutte le carte in regola per conquistare il lettore. Sara Simoni ha fatto un lavoro meticoloso nel ricostruire un periodo storico il più veritiero possibile, ma dandogli anche delle connotazioni fantastiche che hanno giocato un ruolo fondamentale in tutta la storia. Un lavoro altrettanto attento e interessante l’ha fatto con i protagonisti, Dola, Ilde e Amala, di cui ci regala tre pov differenti e ugualmente impeccabili. Dola è il guerriero umano che umano non si è mai sentito. Cresciuto in mezzo ai salvanes, con il Nesso a scorrergli nelle vene, ha sempre pensato di essere parte di quel popolo che lo ha preso con sé. Almeno fino a quando non viene tradito proprio da coloro che riteneva la sua famiglia. Da quel momento in poi non saprà più chi è davvero, ma solo ciò che vuole e con quell’unico pensiero riuscirà a tirare avanti e ad affrontare tutte le sfide che si presenteranno. Ilde è la principessa dei salvanes, colei che per lungo tempo è stata preparata a diventarne la regina ma che non è sicura di voler compiere il sacrificio richiesto per esserlo. Ecco perché si ritrova a scappare, a voltare le spalle, a fare scelte codarde, qualunque cosa pur di non dover affrontare il proprio destino, le proprie responsabilità. Ma anche per lei giungerà il momento di riflettere su chi è davvero, di capire che scappando non aiuterà la sua gente. Il percorso che fa Ilde è, forse, quello che mi ha colpito maggiormente, quello che spicca con più chiarezza. È anche vero che nulla sarebbe possibile se non avesse al fianco Dola a spronarla, a credere in lei, a infonderle coraggio. A salvarla persino da se stessa. Questi due mi hanno fatto parecchio battere il cuore, ve lo dico. Anche quel ricordo di loro da piccoli l’ho trovato di una dolcezza disarmante. Non aggiungo altro, ma venitemi a cercare quando leggerete e fatemi sapere se anche a voi è scoppiato un po' il cuore. 
Infine, abbiamo Amala, guerriera inarrestabile con un sogno di pace. Lei desidera che la guerra finisca, che goti e latini si alleino, desidera un regno unificato. Vaèl è l’ultimo regno da conquistare, poi tornerà a Ravenna per sposarsi, metterà via la spatha e farà una vita da nobile. Ma ciò che vuole lei non è lo stesso che suo padre vuole per lei. Ancora immersa nella guerra, ancora lontana da casa, Amala si ritroverà a provare sulla sua stessa pelle ciò che prova il nemico abbattuto. La loro “maledizione” diventerà la sua, e sarà costretta a vedere le cose in modo diverso, giungendo alla consapevolezza che il suo sogno non è che un sogno irrealizzabile, che la sua forza e il suo coraggio non necessariamente saranno apprezzati perché è pur sempre una donna e che, fondamentalmente, è più sola di quanto abbia mai immaginato. Sono personaggi a tutto tondo quelli che ci regala l’autrice, personaggi che impariamo a conoscere in un modo, ma che, alla fine del romanzo, troveremo cambiati. Ognuno affronta un percorso diverso, desideroso di realizzare qualcosa, per poi ritrovarsi a scendere a patti con la realtà, a confrontarsi con rischi, incertezze e prove dolorose che li muteranno nel profondo. È stato bello assistere a queste evoluzioni che l’autrice non ha mancato di accompagnare a colpi di scena di ogni tipo. Non viene dato un attimo di tregua, la storia scorre vivida davanti agli occhi, sostenuta da uno stile sempre incantevole e da immagini stupende, quasi filmiche. Mi ha stupito il salto di qualità fatto dall’autrice, che lascia un’impronta più matura stavolta, più impressionante. Dolomites. Cuore di rovi è uno di quei romanzi che non si può fare a meno di apprezzare e amare. Protagonisti sorprendenti, battaglie, imprevisti, tradimenti, c’è davvero di tutto, comprese tematiche che portano a riflettere sulla diversità, sull'accettazione di sé e del prossimo. Ho molto amato anche i personaggi secondari del romanzo, non potrei non citare tra tutti Spina, che sembra incarnare alla perfezione il suo nome, perché è proprio una piccola spina nel fianco. In generale mi sono piaciuti tutti e ho gradito come l'autrice abbia caratterizzato ognuno, rendendoli molto reali anche tramite piccoli vizi, debolezze, imperfezioni. Nonostante sia un autoconclusivo, in Dolomites si racchiude una storia completa e soddisfacente sotto tutti i punti di vista. Sono davvero contenta di aver letto questo romanzo, mi ha dato la conferma che in Italia il fantasy c'è chi lo sa scrivere e anche bene, ma soprattutto, ha saputo portare una nota di novità in un panorama troppo rivolto al folklore estero, quando invece quello nostrano ha da offrire spunti non da meno. Vi consiglio vivamente di leggere Dolomites. Cuore di rovi, penso sia uno dei romanzi più interessanti e incredibili di questo 2021 e non sapete cosa vi perdete se non lo leggete :P

Voto: 5 tazzine di caffè per un fantasy avvincente con dei protagonisti indimenticabili.

A presto!
xoxo
Foto credit: @coffee&books
Fonte immagini: Pinterest
Collage: @coffee&books

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